Archivio | marzo 29, 2010

Le Regioni rosse non tradiscono il Pd. Errani vince ma il consenso è in calo

Le Regioni rosse non tradiscono il Pd
Errani vince ma il consenso è in calo

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Vasco Errani (S) con Favia, candidato della lista 5 Stelle

Toscana, Marche, Emilia e Umbria restano nelle mani del centro sinistra. Spina Idv per Rossi, boom dei grillini. Astensione alta, ma Spacca stravince. Catiuscia Marini: «E ora innoviamo»

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TORINO
Almeno loro hanno tenuto.
Toscana, Marche, Emilia Romagna e Umbria continuano a battere bandiera del centro sinistra, anche se in alcuni casi i risultati sono stati inferiori alle attese. Errani ha vinto per la terza volta e si è riconfermato presidente dell’Emilia-Romagna, ma che botta! Il suo consenso è calato di oltre 10 punti, come quello delle liste di centro sinistra rispetto alle Regionali del 2005.

Dopo lo scrutinio di oltre l’85% delle sezioni (3.989 su 4.513), Errani ha ottenuto il 51,92% dei consensi contro il 62,7% del 2005 mentre i partiti della sua coalizione, sostanzialmente invariata rispetto a cinque anni fa (quindi Pd con Rifondazione, Pdci, Idv e Verdi nella lista della Sel) hanno perso una percentuale molto simile. Chi invece ha ottenuto un discreto risultato è stata Anna Maria Bernini; la candidata del Pdl ha ottenuto il 36,97% dei voti; meglio del candidato di cinque anni fa (Carlo Monaco si fermò al 35,2%). Bernini ha parlato di «un tracollo di Errani e di un dato positivissimo» per un candidata scesa in campo poco più di un mese fa. Meglio ha fatto la sua coalizione che ha superato quota 38%. Un risultato ben superiore a quello ottenuto da Pdl (allora Fi e An) e Lega nel 2005 (attorno al 32%, ma sostanzialmente analogo a quello delle europee del 2009). Ma dentro il centro destra il vero vincitore è il partito di Bossi, in costante ascesa: 4,8% nel 2005, 7,7% nel 2008, 11,1% nel 2009 ed oggi al 13,74% (probabili quattro consiglieri, ne aveva tre).

In Toscana la vittoria di Enrico Rossi, settimo presidente della Regione, candidato del centrosinistra, al di là di ogni “proclama” della sua principale avversaria, Monica Faenzi, in campagna elettorale era scontata. Meno scontato era l’aumento di quasi il 10% delle astensioni (il peggior risultato dal 1970); il successo di Italia dei Valori (9,4%) e Lega Nord (6,5%), che entrano per la prima volta a Palazzo Panciatichi e potrebbero condizionare le coalizioni di centrosinistra e centrodestra; il fatto che il Partito democratico perdesse la maggioranza assoluta passando da 32 a 25 consiglieri.

L’IdV, che dovrebbe avere cinque eletti, nel novembre scorso rinunciò a presentare un proprio candidato alle primarie della coalizione di centrosinistra, poi saltate, e non ha mai messo in dubbio l’appoggio a Rossi. Ma ora potrebbe decidere di chiedere qualcosa di più: la riforma elettorale, e il taglio del numero dei consiglieri (da 65 a 55), voluta da Pd e Pdl alla fine punisce i due partiti maggiori, e, in particolare, il Pd che pure aumenta i voti rispetto alle ultime elezioni politiche e alle Europee. Forza Italia e An che avevano 18 consiglieri ne avranno 16: 3 andranno alla Lega Nord.

Rossi, quindi, considerando anche i tre consiglieri della Federazione della Sinistra-Verdi, potrà contare su 32 voti più il suo, ma rischia di vedere condizionate alcune scelte su cui la sinistra, e lo stesso partito di Di Pietro, sono stati critici già in campagna elettorale. All’opposizione ci saranno anche i due consiglieri dell’Udc (fin ad ora erano tre) che, secondo Faenzi, sarebbero vicini ad un’alleanza con il Pdl.

Nelle Marche Spacca ha vinto agevolmente ma sul voto si proietta l’ombra dell’astensionismo: il 9% in meno di elettori rispetto al 2005 è andato alle urne. Una percentuale che rappresenta da sola «un partito» secondo il vice coordinatore regionale del Pdl Carlo Ciccioli, e che forse avrebbe fatto la differenza. Difficile leggere con chiarezza l’esito del laboratorio politico rappresentato dalla nuova alleanza Pd, Idv e Udc (più altre sigle minori), con l’esclusione della sinistra radicale. Canta vittoria il segretario regionale del Pd Palmiro Ucchielli, soddisfatto di avere fermato l’emorragia di voti delle europee dello scorso anno. «Il Pdl ha perso 3 punti, noi passiamo dal 29% al 31. Mi pare un capolavoro». Con l’ingresso ormai sicuro di due consiglieri della Lega – è la prima volta del Carroccio nell’Assemblea legislativa delle Marche – e il balzo in avanti dell’Idv («per la prima volta nella storia dell’Italia dei Valori un dato amministrativo supera quello politico» fa notare l’on. David Favia), che prosegue il trend positivo delle politiche e delle europee, sembrano i seguaci di Bossi e quelli di Di Pietro i veri vincitori della competizione elettorale.

L’Umbria non cambia. Regione «rossa» era e tale resta anche in questa tornata di voto, con la 43enne Catiuscia Marini che, dopo l’avventura come sindaco della sua città, Todi, ed una breve permanenza al parlamento europeo, ricompatta un centrosinistra umbro che sembrava dare qualche segnale di cedimento e vince con il 57 per cento le regionali infliggendo 20 punti di distacco a Fiammetta Modena, sostenuta da Pdl e Lega. L’ex teodem del Pd Paola Binetti, in corsa per l’Udc, si ferma poco sopra al 5 per cento. L’astensionismo (in Umbria il calo dei votanti sulle precedenti regionali è stato di oltre l’8 per cento) non sembra aver penalizzato la tradizionale maggioranza di centrosinistra: la Marini infatti, con il 57 per cento dei consensi, riesce a fare meglio di quei candidati dello stesso schieramento che, nelle amministrative dello scorso anno, avevano conquistato comuni e province delle città capoluogo non superando il 53 per cento. Tutto questo mentre, alle europee, il Pdl superava il Pd di circa due punti percentuali di consensi. «Il centrosinistra in Umbria continua ad incontrare il consenso dei cittadini, anche nel segno dell’innovazione per affrontare i nuovi problemi», ha detto a caldo la Marini, raggiante per un consenso che, in percentuale, ha addirittura superato quello che nel 2000 consacrò la prima elezione di Maria Rita Lorenzetti. La stessa Lorenzetti che in serata è salita, visibilmente emozionata, nella sede del comitato elettorale della vincitrice, brindando a quella che – ha detto – «sarà una grande presidente, della quale gli umbri si devono fidare». Non ha poi lesionato un consiglio: «Catiuscia sia se stessa – ha sottolineato – e privilegi il rapporto diretto con le persone».

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29 marzo 2010

fonte:  http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201003articoli/53629girata.asp

Di Pietro, Bersani prenda in mano il Pd ed elimini i notabilati

Serracchiani: profonda e onesta riflessione al centrosinistra

Di Pietro, Bersani prenda in mano il Pd ed elimini i notabilati

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“L’Idv ha:dimostrato di essere un partito ormai radicato nel territorio con cui bisognera’ fare i conti. Oggi assumiamo l’impegno per costruire la coalizione di domani”: lo ha detto il leader dell’Idv Antonio Di Pietro commentando i dati delle elezioni regionali. “Siamo passati – spiega – dall’1% delle scorse regionali all’8-9%, dimostrando di essere la differenza che puo’ portare la coalizione di centrosinistra a vincere alle prossime Politiche”.

“Credo che Bersani sia una persona seria e ragionevole che a questo punto deve prendere in mano il partito ed eliminare i notabilati. Se lo avesse fatto in Calabria, non saremmo in questa situazione: Loiero ha preso meno voti rispetto ai partiti che lo sostenevano, Callipo il contrario. Mi auguro che si traggano le conseguenze da questo”. Cosi’ Antonio Di Pietro, conversando con i giornalisti nella sede dell’IdV, si riferisce al leader del Pd, Pier Luigi Bersani, in vista dei rapporti futuri tra l’IdV e il Partito Democratico.

In particolare sulla Calabria, osserva: “Callipo era un valore aggiunto e noi che conosciamo il territorio a menadito lo sapevamo. Loiero era un valore perdente”.

Pippo Callipo, candidato alla presidenza della Regione col sostegno di Idv, Radicali e lista “Io resto in Calabria”
Giudica “soddisfacente” il risultato (10% circa) assegnatogli dalle proiezioni. “E’ un risultato soddisfacente – ha affermato intervenendo ad una trasmissione della Rai – perche’ ero il candidato della societa’ civile, senza un partito, senza tessere, senza un Comune o una Regione al servizio del governatore. Mi pare sia un buon segno. Non ho fatto promsse – ha aggiunto – non ho fatto promozioni. Andiamo avanti gestendo un patrimonio umano che vuole il cambiamento”. In merito alla possibilita’, poi sfumata, di un suo ritiro dalla competizione elettorale a vantagio del centro-sinsitra, ha detto: “Non ero io a dover fare un passo indietro per un candidato che la Calabria non vuole piu’. Era l’altro candidato a doverlo fare”.

Vendola, siamo un’anomalia
“I risultati molto preoccupanti della Campania e della Calabria vengono in qualche modo recuperati dal dato della Basilicata e da questo splendido dato della Puglia. Eravamo un’anomalia e siamo un’anomalia”. Lo ha detto il presidente uscente della Regione Puglia e candidato del centrosinista Nichi Vendola, commentando i dati parziali delle elezioni regionali.

“I dati confermano che in Puglia c’e’ un laboratorio di buona politica premiato dagli elettori”. Cosi’ Nichi Vendola, verso la riconferma. “Penso che la Puglia fa la differenza nel Mezzogiorno – ha detto -. C’e’ un Sud che e’ in piedi, che rivendica le proprie eccellenze e cerca la strada del proprio futuro”. Gli risponde a distanza lo sfidante Rocco Palese: “Continueremo a fare opposizione: e’ evidente che non e’ stato colto appieno il malgoverno di questi anni”.

Sinistra, Ecologia e Libertà Nicola Fratoianni
“L’impressione che abbiamo, dai dati che arrivano, e’ che la forbice crescera”‘: ne e’ convinto il coordinatore regionale di Sinistra Ecologia e Liberta’, Nicola Fratoianni, uscito per poco dal Comitato elettorale di Nichi Vendola per commentare la seconda proiezione di Piepoli. “I primi dati – ha detto – erano molto positivi, ogni dato che ci dice che stiamo avanti e’ positivo e un dato che ci dice che stiamo tre punti avanti e’ sicuramente molto positivo, ma noi ci aspettiamo un dato piu’ largo”. “L’impressione che noi abbiamo – ha concluso – e’ sicuramente che la forbice crescera’, vedrete”.

Pd, Serracchiani
La crescita impetuosa del partito dell’astensione e l’avanzata della Lega in larga parte d’Italia dovrebbero imporre una profonda e onesta riflessione al centrosinistra e in particolare al Partito democratico”. Lo ha dichiarato l’europarlamentare del PD Debora Serracchiani, a fronte dei primi dati delle elezioni regionali. “Dove c’e’, non sottovaluto l’affermazione dei nostri candidati – ha precisato Serracchiani – ma e’ chiaro che oggi si approfondisce una questione del Nord che deve finalmente essere affrontata senza esitazioni e senza pregiudizi”. Secondo l’europarlamentare “e’ vitale per la salute della democrazia riuscire a motivare nuovamente la partecipazione di cittadini, che si sentono ormai delusi o irrilevanti, ma e’ altrettanto fondamentale porsi seriamente il problema di un partito territoriale populista che si insedia saldamente ben oltre il Po e – ha concluso – lancia una pericolosa ipoteca su tutto il Paese”.

Loiero, sconfitta netta ma non capisco le cause
“E’ una sconfitta che non si presta ad interpretazioni. Ma non riesco a rinvenirne le cause. Abbiamo avuto conflitti interni incredibili e siamo partiti in ritardo, ma non e’ sufficiente, ci deve essere stato qualcos’altro che ha attraversato le menti dei calabresi”. Lo ha detto il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, commentando con i giornalisti, nella sede del suo comitato elettorale, i dati sulle elezioni che lo vedono nettamente in svantaggio rispetto al candidato del Pdl, Giuseppe Scopelliti.

Renzo Lusetti, Udc: “Governo ostaggio Lega”
Lo sfondamento della Lega al Nord preoccupa l’Udc. Lo spiega ai giornalisti, nella sede del partito, Renzo Lusetti. “Il dato ci preoccupa – sottolinea – perche’ da oggi in poi il governo e la maggioranza saranno ostaggio della Lega, con un governo Bossi-Berlusconi”. Lusetti denuncia poi una “campagna urlata che ha penalizzato il bipolarismo, dei due maggiori partiti. L’Udc al contrario tiene bene perche’ siamo al 6%, cioe’ al di sopra sia delle ultime regionali che delle ultime politiche”.
Inoltre, conclude Lusetti, l’altro dato significativo e’ che “siamo determinanti in 5 regioni su 7”.

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29 marzo 2010

fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=139374

REGIONALI, PROIEZIONI – Vince Bossi, il Pd tiene, Pdl crolla al Sud

https://i1.wp.com/files.splinder.com/56e4304d286bf165b3d7b45ee72176c3_medium.jpgPapi al voto

Vince Bossi, il Pd tiene, Pdl crolla al Sud

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di Andrea Carugati

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Solo proiezioni, per ora. Ma le proiezioni, si sa, hanno un tasso di attendibilità molto maggiore rispetto ai famigerati exit poll che hanno provocato negli ultimi anni una serie di errori clamorosi nell’interpretazione dei risultati elettorali.
Vediamo, allora, quale quadro politico ci consegnano queste proiezioni. Allo stato attuale, nessuno dei due schieramenti può festeggiare, con l’eccezione di Umberto Bossi che vede il suo candidato Zaia trionfare nel Veneto (oltre il 60%, il governatore più votato di questa tornata), mentre l’altro suo candidato (Cota in Piemonte) è in vantaggio su Mercedes Bresso di un paio di punti, quindi può cominciare a sognare il colpaccio. Altro dato: lo schiacciante sorpasso della Lega sul Pdl in Veneto (37,2% contro il 22,9) e la conferma della penetrazione in Emilia Romagna, dove la Lega supera il 13% contro l’11 del 2009.

Per il bilancio finale del centrosinistra, che può considerare ormai vinta la Puglia, sarà dunque decisivo il Lazio, dove Bonino e Polverini sono da ore, proiezione dopo proiezione, in perfetta parità al 49,7%. Una vittoria o una sconfitta nel Lazio sarà l’ago della bilancia di una tornata in cui, finora, nè Pd nè Pdl possono dire di aver avuto un risultato splendido. In un confronto complessivo con le politiche 2008, infatti, entrambi i partiti maggiore retrocedono: il Pdl passa dal 33,3% del 2008 al 26,9 di oggi, mentre il Pd scende dal 34,1% al 26,1%. Un calo consistente per entrambi i partiti. Di Pietro, con il 7%, aumenta rispetto al 4% del 2008 ma scende rispetto all’exploit delle europee 2009 quando ha ottenuto oltre l’8%. Successo pieno per la Lega, che arriva al 12, 7%, mentre nel 2008 aveva il 9,5%. L’Udc ha una sostanziale tenuta, 5,7% di oggi contro il 5,3% del 2008 mentre la sinistra radicale, nonostante il successo di Vendola in Puglia, non recupera granchè a livello nazionale: Rifondazione resta intorno al 3%, così come Sinistra e libertà, dati molto simili a quelli delle europee 2009.

Per il Pd c’è una tenuta: 26,1%, dato identico a quello delle europee 2009. Non c’è l’auspicato recupero al Nord, come dimostra il flop del pure autorevole candidato nel Veneto, Giuseppe Bortolussi, che si ferma sotto il 30% mentre la lista dei democratici è al 19,3%.  In Lombardia e Piemonte Pd attorno al 22%. Buona tenuta nelle regioni rosse (circa il 40% in Emilia e Toscana), mentre in Umbria e nella Marche il dato è leggermente inferiore (poco sotto il 35%). Nel Mezzogiorno il risultato è deludente, con un picco negativo del 16% in Calabria (circa 10 meno delle europee) e una performance deludente anche in Campania (19,5%), così come in Puglia e Basilicata, regioni vinte dal centrosinistra (rispettivamente il 19,7% e 25,3%). In particolare in Basilicata, la regione storicamente più rossa del Sud, il Pd perde circa il 5% rispetto all’anno scorso. Nel sud, dunque, dalla Puglia alla Campania passando per la Calabria, per il Pd di Bersani si impone una seria riflessione e forse un drastico rinnovamento della classe dirigente. Il caso Loiero è emblematico: il partito nazionale e locale aveva tentato un’operazione di rinnovamento, ma il governatore uscente Loieroè riuscito a imporre la sua ricandidatura e alle elezioni ha ottenuto una sconfitta disastrosa, con il 32%, regalando al Pd il peggior risultato tra tutte le regioni, con un 16%.

Neppure per il Pdl e per il suo leader si tratta di un buon risultato. Il partito del Cavaliere crolla in tutte le regioni principali regioni del meridione, in particolare in Puglia e Campania, dove precipita rispettivamente dal 43,2% del 2009 al 31,3%  e dal 43.5% al 32,5. Crollo anche in Calabria: dal 35% al 27,6%. Netto calo anche in Lombardia e Veneto (-3 punti in Lombardia, -6 in Veneto).

Tornando al Lazio, va segnalato l’ottimo risultato di Emma Bonino: con il principale partito, il Pd, al 25,6, e con una coalizione stretta (senza l’Udc che invece appoggia la Bresso in Piemonte), la performance della candidata radicale, per il momento avanti nello scrutinio reale seppur di qualche decimale, è senza dubbio ottima, anche considerato il punto da dove era partita, e cioè lo scandalo Marrazzo.

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29 marzo 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=96810

Stress da lavoro per 4 milioni di italiani. Miliardi persi in cure e produttività

Stress da lavoro per 4 milioni di italiani
Miliardi persi in cure e produttività

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In tutta Europa sono 40 milioni le persone colpite
Il 50-60% delle ore lavorative perse è causato dallo stress

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ROMA (29 marzo) – Lo stress da lavoro colpisce nell’Unione europea più di 40 milioni di persone (di cui 4 milioni in Italia), ovvero circa il 22% dei lavoratori, e rappresenta il secondo problema sanitario in Europa: il tutto per un costo di oltre 20 milioni. E’ quanto emerso nel corso della conferenza dell’European Academy of occupation health psycology, organizzata dall’Ispesl in collaborazione con l’Agenzia europea per la salute e la sicurezza sul lavoro: tre giorni di incontro, dal 29 al 31 marzo, presso la Pontificia Università urbaniana, a Roma, per riflettere sulla gestione dei rischi psicosociali in Italia e in Europa.

Dagli studi condotti emerge che una percentuale compresa tra il 50% e il 60% di tutte le giornate lavorative perse è riconducibile allo stress. In un recente studio del European Heart Journal è stato stimato che solo il trattamento sanitario del disturbo depressivo collegato allo stress incide direttamente sull’economia europea con un dispendio pari a 44 miliardi di euro e, indirettamente, in termini di calo di produttività, con una perdita pari a 77 miliardi di euro.

I grandi cambiamenti nel mondo del lavoro, a partire dell’introduzione di nuove tecnologie fino alla diffusione di nuove forme contrattuali flessibili, oltre a portare un profondo mutamento dell’organizzazione del lavoro, hanno introdotto anche nuovi rischi lavorativi. Le cause di insorgenza di stress sono da attribuire ad uno squilibrio cognitivamente percepito tra gli impegni che l’ambiente fisico e sociale impone di fronteggiare e la propria capacità (percepita) di affrontarli; quando si sperimenta una condizione di questo tipo nella realtà lavorativa si parla di stress-lavoro correlato. La ricerca nel settore ha mostrato che le cause dello stress lavoro-correlato sono molteplici, ma riconducibili principalmente alla tipologia di professione, all’organizzazione del lavoro e al modo in cui sono gestite le risorse umane nel contesto lavorativo.

In Italia, secondo l’Ispesl, 4 milioni sono soggetti a stress da lavoro. «Nel nostro Paese – dice Sergio Iavicoli, direttore del dipartimento di Medicina del lavoro Ispesl – sono soggette a stress da lavoro categorie tradizionali come le professioni sanitarie, gli insegnanti, e le forze dell’ordine, anche se di fronte alla frammentazione del mondo del lavoro rimangono coinvolti anche molti lavoratori precari e flessibili e gli over 45. Per tutti questi soggetti il rischio maggiore, oltre ad una serie di disturbi di carattere psicosociale, che spesso portano ad un utilizzo crescente di psicofarmaci, è rappresentato da quelle malattie che poi, correlate, passano alla fase della somatizzazione, come ad esempio i disturbi gastrointestinali o cardiovascolari».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=96280&sez=HOME_SCIENZA

LIBRI – Gli ultimi giorni di Stefano Cucchi: “Ma non mi uccise la morte”

Castelvecchi manda in libreria una graphic novel sulla storia del ragazzo romano morto dopo essere stato arrestato
Gli autori sono Luca Moretti e Toni Bruno. Tavole che raccontano una storia privata diventata pubblica

Gli ultimi giorni di Stefano Cucchi
“Ma non mi uccise la morte”

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di MATTEO TONELLI

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Gli ultimi giorni di Stefano Cucchi "Ma non mi uccise la  morte"
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ROMA – Storia di Stefano Cucchi. Entrato in carcere da vivo e uscito cadavere. Una storia che ha scosso l’opinione pubblica, inchiodata dalle pubblicazione delle foto di quel ragazzo, senza più vita, con il corpo pieno di lividi e il volto magrissimo. Esce in libreria Non mi uccise la morte (Castelvecchi, 113 pagine). Storia a fumetti, o graphic novel, come si dice oggi. Nasce dalla penna di Luca Moretti e Toni Bruno. E’ storia “che riguarda tutti”. La storia “di un abbraccio che è stato negato”.
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Sono tavole in bianco e nero. E di nero, di oscuro, c’è molto in questa vicenda. Dall’arresto di Stefano al suo arrivo in carcere, alla sua morte in ospedale. Nel mezzo lo stupore, l’incredulità dei genitori e della sorella che, a poco a poco, diventa sgomento. Loro, che sapranno della morte del figlio da una fredda comunicazione burocratica. C’è il calvario di Stefano e quelle celle dove è rinchiuso. Le percosse, i silenzi. Il buio della giustizia. E pagina dopo pagina, tavola dopo tavola, Stefano cambia. Il volto si scava sempre di più, gli occhi si riempiono di dolore. Fino a quelle piaghe sul corpo diventate pubbliche dopo la scelta della famiglia di pubblicare le foto sui giornali. C’è l’angoscia, crescente, della madre, del padre e della sorella, che si scontrano contro l’impossibilità di avere notizie del figlio ormai morente e ricoverato in ospedale. E quando l’autorizzazione per vederlo arriva è troppo tardi. Stefano non c’è più. Si è spento per “sopraggiunta morte naturale”. Poteva finire così questa storia. Ma non è finita così.
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La famiglia non si è arresa. E la storia di Stefano da privata è diventata pubblica. E  come tale esposta ad ogni affondo. Ed allora a pagina 77 ecco i volti dei ministri Alfano e Giovanardi che liquidano così la vicenda: “Si tratta di una caduta accidentale dalle scale. Cucchi è morto perché anoressico, drogato e sieropositivo”. Altri volti, soffenti ma decisi. Sono quelli dei genitori e della sorella che chiedono giustizia.
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“Abbiamo deciso di pubblicare questo libro per due motivi – dice Cristiano Armati, direttore editoriale di Castelvecchi – perché siamo una casa editrice romana e questa storia ci ha toccato da vicino e perché vogliamo valorizzare la narrativa che viene dalla strada e storie come quella di Stefano Cucchi sono l’esempio di una poetica a cui ci ispiriamo”.
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I fumetti, di solito, raccontano storia iperboliche, inverosimili, esagerate. A volte dure e violente. Ma è solo finzione. Chiuso il libro, la storia finisce. Non stavolta, Non questa storia.
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29 marzo 2010
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Mio carissimo ELMO, (Elettore Medio Leghista Operaio), come stai?

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Caro Leghista ti scrivo

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di Leonardo Tondelli

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Mio carissimo ELMO, (Elettore Medio Leghista Operaio), come stai?
In queste ore di incertezza elettorale non posso che pensare a te. Sono arrivati i primi dati sull’affluenza alle urne, e pare sia molto bassa. Questo potrebbe voler dire molte cose. Per esempio, che molti berlusconiani non credono più in Berlusconi. O che i Bersaniani (ma esistono?) non credono più in Bersani. Impossibile saperlo per ora.

Quello che invece è abbastanza certo è che tu, carissimo Elmo, stai per festeggiare. L’astensionismo di solito punisce i grandi partiti di governo che non riescono a mantenere le promesse (leggi PdL) o i grandi partiti di opposizione che non riescono ad attirare gli scontenti con alternative coerenti e convincenti (leggi PD). Ma se i due giganti crollano, a festeggiare sarai tu.

A meno che anche tu non abbia deciso di astenerti… ma via, questo è impossibile. Tu non sei davvero il tipo. Non sei uno di quelli che abboccano al primo venditore di fumo. Tu hai cose concrete per cui lottare. Il federalismo fiscale, per esempio. Quando finalmente sarete al potere, lo farete. Caccerete il milionario populista che ha vinto le elezioni promettendo di abolire la tassa più federale di tutte, l’ICI sulla prima casa e, maledizione, ha pure mantenuto la promessa. E quei treni che due anni fa portarono a nord i rifiuti di Napoli, quei treni non partiranno più. Chi fu a lasciarli passare? Stavolta la pagherà.

Caro Elmo, non credo che tu abbia bisogno di sollecitazioni per fare il tuo bravo dovere civico. Sono sicuro che tu sei stato tra i primi ad entrare nel seggio, per dare un messaggio chiaro, preciso, sicuro, da parte dei lavoratori del nord, contro tutti gli sprechi assurdi che macchinano a Roma. Il Po va in malora e quelli ancora pensano al Ponte sullo Stretto. Milano perde i suoi voli internazionali, e quelli ci tolgono i soldi dalle tasche per pagare i debiti di Alitalia e regalarla ai loro amici. I treni dei pendolari cascano a pezzi, e quelli pensano ad aumentare gli Eurostar, i Milano-Roma… ma la vedranno.

Prima o poi lo eleggerai, un Senatore o un Deputato, qualcuno che quell’Eurostar non lo prenderà per andare a far la bella vita. Salirà dritto a Montecitorio, e farà un mazzo a tutti quanti. Basta con gli sprechi! Chi ha regalato più di cento milioni di euro per ripianare il debito al Comune di Catania? E chi è questo Alemanno che per mantenere Roma ne chiede ogni anno cinquecento? Ogni volta che sei stanco e disilluso, carissimo Elmo, ricordati di loro. Ricordati che è per farla finita con gente come loro che tu hai cominciato a votare Lega, e che non smetterai, finché… finché non manderai a Roma, finalmente, un tuo Uomo.

Un Senatore Leghista, te lo immagini? Certo, i tempi non sembrano ancora maturi, eppure… come si fa a non sognarlo già, questo rude nordista che atterra su Roma Ladrona e la riduce a più miti consigli? A me soprattutto piace immaginarmelo mentre assalta il carrozzone che è la Rai, come un Dio del tuono, un muscoloso Thor che cala il suo martello sulle fiction in costume. Quanti denari buttati via, per ricostruzioni storiche idiote e propagandistiche! Basta! Se vogliono giocare alle principessine e ai cavalieri, che lo facciano coi soldi loro.

Caro Elmo, lo so, tu mi dai del sognatore – ma non sono il solo, e inoltre ho una teoria: ogni rivoluzione è stata un sogno, da piccola. Non resta che sognarla più forte, finché non si avveri. Sarà una questione di anni, forse di decenni, ma un giorno so che ce la farete. La Lega andrà al governo. E l’Italia (pardon, la Federazione Italiana) non sarà più la stessa.

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LE ALTRE “TEORIE” DI LEONARDO

leonardo.blogspot.com

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29 marzo 2010
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REGIONALI PUGLIA – «La Carlucci? È magra ma fortissima. Io ho soltanto urlato e le ho prese»

«La Carlucci? È magra ma fortissima
Io ho soltanto urlato e le ho prese»

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Antonella Cusmai e la rissa con la deputata pdl

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di Fabrizio Roncone

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ROMA — «Oh Signore… anche adesso, per stare con lei al telefono… non ha idea che fitta».

Alla cervicale?
«Sì sì, esattamente… come avere un ago conficcato, mi creda… uuhhh…».

Parli piano.
«Sì sì, piano piano…».

Se vuole, posso chiamarla più tardi.
«No no… allora: cos’è che voleva sapere? Non avete già scritto tutto? Antonella Cusmai, candidata al consiglio comunale di Margherita di Savoia, aggredita da Gabriella Carlucci, deputata del Pdl, che qui è invece candidata alla poltrona di sindaco…».

Non abbiamo scritto esattamente così.
«Ah no?».

No. Perché la versione della Carlucci è bel po’ diversa.
«E che dice, mi scusi, la signora Carlucci?».

Dice che lei, signora Cusmai, l’altra sera è entrata nel salone dei congressi del locale albergo, dov’era in corso la presentazione del piano di costruzione di una residenza per gli anziani, urlandole contro offese irripetibili.
«Magari avrò urlato che lo stesso piano l’avevo presentato già io, due giorni prima».

Comunque vi siete picchiate.
«No, è lei che mi ha dato mazzate…».

Mazzate.
«Da dietro. Tum! Tum! Tum! Certi spintoni…».

Scusi, ma l’onorevole Carlucci è una donna elegante, magra e…
«E come tutte le magre è ossuta, è un fascio di nervi. Ha una forza quella donna… Del resto, il referto medico del pronto soccorso parla chiaro: trauma da contraccolpo».

Comunque non è stata una bella scena.
«Senta…».

Siete, come si dice, venute alle mani. Non si fa.
«Eh! È facile adesso dire no, non si fa, non si deve, voi che fate politica dovreste dare il buon esempio. Ma quella aveva gli occhi di fuori, il respiro affannato, ansimava di rabbia… e da dietro… Tum! Tum! Tum! M’ha sbattuto via come fossi un manichino».

La denuncerà?
«Non lo so, ci sto pensando ».

Ci sta pensando?
«Ah! Se lei sapesse…».

(La prima telefonata si è chiusa così. Poi ne abbiamo fatta una seconda, per capire meglio: ed è a questo punto che Antonella Cusmai — 36 anni, commercialista, un marito e una figlia—ci ha svelato di indossare un collare ortopedico e di avere letteralmente paura a uscire nelle strade di Margherita di Savoia, il piccolo centro del Foggiano dove «l’atmosfera politica s’è fatta brutta, ma brutta assai, e io di prendermi altre mazzate, capirà, non ho alcuna voglia»).

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29 marzo 2010

fonte:  http://www.corriere.it/politica/speciali/2010/elezioni/notizie/fabrizio_roncone_carlucci_magra_ma_fortissima_io_ho_urlato_e_le_ho_prese_e933ddd8-3afc-11df-80d0-00144f02aabe.shtml

Stupro di gruppo durante la lezione: due minorenni arrestati a Brescia

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Stupro di gruppo durante la lezione
due minorenni arrestati a Brescia

In carcere un 14enne e un 15enne. Altri 12 compagni di classe sarebbero coinvolti in quanto si sarebbero posizionati in modo da nascondere all’insegnante quanto stava avvenendo

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Stupro di gruppo durante la lezione due minorenni arrestati a Brescia

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Due minorenni di 14 e 15 anni sono stati arrestati dai carabinieri della compagnia di Salò per una presunta violenza sessuale di gruppo, avvenuta durante l’orario di lezione in una scuola media bresciana. I fatti risalgono al febbraio scorso, ma se ne è avuta notizia solo oggi.

Un terzo ragazzo non è stato arrestato in quanto minore di 14 anni. Altri 12 compagni di classe sarebbero coinvolti in quanto si sarebbero posizionati in modo da nascondere all’insegnante quanto stava avvenendo, ma sono tutti d’età inferiore ai 14 anni (quindi non imputabili). L’episodio sarebbe accaduto durante il normale orario di lezioni a insaputa del professore, che in quel momento stava interrogando.

I tre sarebbero protagonisti anche di episodi di bullismo che spesso sfociavano in veri e propri reati: dal furto dei soldi a quello dei cellulari dei compagni di classe. Per quanto riguarda invece il professore, che dice di non essersi accorto di nulla, gli investigatori hanno informato l’autorità giudiziaria ordinaria affinché valuti l’opportunità di un provvedimento.

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29 marzo 2010

fonte:  http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/03/29/news/stupro_di_gruppo_in_una_scuola_xxxdue_minorenni_arrestati_a_brescia-2979084/?rss

Maturità, doppia tassa: tutto quello che le scuole chiedono alle famiglie di pagare

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Maturità, doppia tassa

Dagli esami di Stato alla pagella, dai corsi di recupero fino alle lettere: tutto quello che le scuole chiedono alle famiglie di pagare

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di Flavia Amabile

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Una doppia tassa sulla maturità finora non si era ancora sentita, ma nelle scuole ormai ci si è abituati a tutto. Non è più come anni fa, quando per frequentare un istituto pubblico bastava pagare il bollettino dell’iscrizione di qualche decina di euro, quello della mensa più o meno analogo, e non molto di più per un anno intero.

Ora a scuola si va con il tariffario. Consulti una delle pagine dei siti e sembra di guardare il link ad un albergo o un centro benessere: tutto (o quasi) si paga, dal ritiro del diploma alle lettere ricevute a casa, dai corsi di recupero all’esame di maturità per i privatisti per il quale i prezzi possono aumentare anche di dieci volte rispetto a quelli praticati agli alunni interni.

E’ la crisi, è l’effetto dei tagli di Tremonti, e di un miliardo di euro tra supplenze e fondi per il funzionamento ordinario che le scuole hanno anticipato e che ora il ministero fa finta di non dover restituire alle scuole, spiegano i sindacati e politici dell’opposizione. «Da quest’anno non solo le scuole corrono il rischio di avere trasferimenti inadeguati, ma anche di vedere cancellata qualsiasi possibilità di recuperare i propri crediti», avverte Mariangela Bastico del Pd. Mentre Manuela Ghizzoni, sempre del Pd, sulla vicenda ha presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo l’intervento del ministero che nonostante le denunce non aveva ancora assunto una posizione ufficiale.

Manca un miliardo nelle scuole, insomma. E’ una cifra di tutto rispetto: i dirigenti scolastici, sono costretti a inventare di tutto pur di far quadrare conti che in queste condizioni sembra impossibile far quadrare. Anche raddoppiare le tasse. Finora esisteva una sola tassa per la maturità, da versare allo Stato, di 12,03 euro. Quest’anno almeno una scuola su due ha chiesto agli studenti dell’ultimo anno una doppia tassa: quella regolare con bollettino intestato all’Agenzia delle Entrate, e la seconda invece con bollettino intestato alle scuole, a volte addirittura agli stessi dirigenti scolastici come accade all’Itc Cesare Beccaria di Carbonia.

Alcuni studenti e genitori hanno pagato senza protestare. Altri invece non hanno mandato giù la seconda tassa. All’istituto Piaget di Roma, ad esempio dove una decina di ragazzi si sono rifiutati di pagare. Anche perché la richiesta era di 100 euro, piuttosto cara rispetto alla media. Sono state minacciate ritorsioni da parte della dirigenza ma i ragazzi non intendono fare marcia indietro. La maggior parte degli istituti infatti si limita a chiedere un contributo di una ventina di euro. «Per le fotocopie, e le spese di segreteria. E’ solo doveroso nella condizione in cui sono costrette a andare avanti le scuole», spiega Antonio Gaeta dirigente scolastico del Polo Didattico di Passo Corese, in provincia di Rieti.

E in genere i genitori accettano il pagamento, a meno che le spese non risultino particolarmente elevate come al Piaget di Roma, oppure in Puglia a Ceglie Messapica, all’Istituto tecnico Agostinelli dove il tariffario prevede una «tassa per la maturità» di 50 euro o al liceo scientifico «De Sanctis» di Salerno dove se ne pagano 90. E’ a quel punto che qualcuno inizia a chiedersi se la seconda tassa è davvero una tassa o soltanto un contributo, e quindi se esista l’obbligo di pagarla oppure no.

Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini lo ha finalmente chiarito pochi giorni fa, ricordando ai dirigenti scolastici che non hanno alcun diritto di chiedere soldi alle famiglie. Alcuni dirigenti però la pensano diversamente come Marco Bevilacqua, a capo dell’istituto Ambrosoli di Roma, che di fronte alle proteste per aver chiesto 200 euro per frequentare l’istituto ricorda l’esistenza di un Patto educativo di corresponsabilità sottoscritto da genitori al momento dell’iscrizione che prevede l’obbligatorietà dei contributi decisi dalle scuole.

Insomma, pagare si deve sostengono alcuni dirigenti. E quindi nascono le voci più varie. Doppie tasse sulla maturità, doppie tasse di iscrizione, ma anche molto altro. All’Istituto d’Arte Licini di Ascoli Piceno si chiede ogni anno una seconda tassa di iscrizione per la scuola di 90 euro obbligatoria anche per le famiglie che per legge sarebbero esentate dal pagamento della tassa imposta dallo Stato. E poi 10 euro per le «spese postali per comunicazioni alle famiglie e gestione informatizzata delle assenze», e ancora 1 euro per l’acquisto della pagella scolastica. Situazione simile al professionale Datini di Prato dove la seconda tassa sulla maturità è di 51 euro (i privatisti pagano il doppio), le doppie iscrizioni ai vari indirizzi sono tutte di oltre 100 euro a seconda dei vari indirizzi, ma comunque si chiede 1 euro a tutti per un non meglio identificato «fondo di solidarietà».

I prezzi non appaiono sui tariffari ufficiali ma spesso le scuole si fanno pagare anche i corsi di recupero organizzati per aiutare a metà anno gli studenti in difficoltà. Secondo un sondaggio del sito Skuola.net più di una scuola su 10 chiede una cifra in cambio del corso.

Un capitolo a parte sono i privatisti, da sempre territorio di caccia di fondi da parte di presidi di ogni epoca. Quest’anno all’Istituto Comprensivo Statale di Oppido Mamertina per la maturità gli interni pagano una tassa di 30 euro, i privatisti di 80, quasi tre volte di più. Ancora nulla rispetto al professionale Einaudi di Ferrara, dove gli interni pagano 25,82 euro e i privatisti 206,58, quasi nove volte di più. E’ l’autonomia scolastica: in tempo di crisi somiglia terribilmente a un suq, in cui ognuno fa come gli pare.

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29 marzo 2010

fonte:  http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&ID_articolo=891&ID_sezione=274&sezione=

Lombardo sotto inchiesta a Catania: “Concorso esterno con la mafia”

Nel dossier della procura etnea i rapporti con il boss Vincenzo Aiello. L’autista di Angelo Lombardo il “tramite”
I rapporti del governatore sono documentati in un faldone dei carabinieri composto da tremila pagine

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Lombardo sotto inchiesta a Catania
“Concorso esterno con la mafia”

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dagli inviati di Repubblica FRANCESCO VIVIANO e ALESSANDRA ZINITI

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Lombardo sotto inchiesta a Catania  "Concorso esterno con la  mafia" Raffaele Lombardo

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CATANIA –  Il Governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, e suo fratello Angelo sono indagati a Catania con l’accusa di “concorso esterno in associazione mafiosa”. Indagati anche il fratello Angelo e l’udc Fagone
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La decisione è stata presa dalla procura etnea sulla base di un corposo rapporto di tremila pagine confezionato dai Carabinieri del Ros. Il dossier, all’esame del Procuratore della Repubblica, Salvatore D’Agata, fa riferimento alle relazioni tra il Governatore e il fratello, deputato nazionale, con alcuni boss.
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Nel faldone top secret, spiccano le rivelazioni di un pentito e le intercettazioni telefoniche e ambientali che documenterebbero i contatti tra il capo assoluto della mafia catanese, Vincenzo Aiello, e i fratelli Lombardo. Con loro sono indagati anche un deputato regionale dell’Udc, Fausto Fagone, il sindaco di Palagonia, altri sindaci di comuni catanesi, numerosi amministratori comunali e provinciali, che sarebbero stati eletti grazie al “massiccio” appoggio ed “impegno” delle cosche mafiose del clan storico di Cosa nostra che faceva capo a Nitto Santapaola e che ora è capitanato da Vincenzo Aiello. Quest’ultimo è stato arrestato qualche mese fa durante un summit in cui si discuteva se aprire o meno una guerra contro le bande criminali catanesi, degli appalti da gestire e di come “comunicare” con il Presidente della Regione, Raffaele Lombardo che – una volta eletto a capo del Governo Siciliano – aveva eretto una vera e propria barriera per evitare intercettazioni telefoniche e “contatti” compromettenti.
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Accorgimenti che non hanno impedito agli investigatori del Ros di ricostruire, in due anni di indagini, le relazioni tra i fratelli Lombardo con i boss di Catania, in particolare con Vincenzo Aiello, “capo Provincia” di Cosa nostra, ed altri esponenti della malavita che durante il periodo elettorale si erano trasformati in “galoppini” raccogliendo, con le buone o con le cattive, migliaia di voti per fare eleggere Raffaele ed Angelo Lombardo, ed altri esponenti politici segnalati alle cosche mafiose. “Raffaele ha creato un circuito chiuso” diceva Vincenzo Aiello ai suoi uomini e alla persona (identificata ed indagata) che faceva da “corriere” tra Lombardo ed il capomafia riferendo soltanto “a voce”.

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Nelle conversazioni intercettate dai carabinieri del Ros anche le “critiche” che il capomafia faceva a Raffaele Lombardo, per avere voluto nella sua giunta, magistrati-assessori, Massimo Russo, ex magistrato antimafia a capo dell’assessorato alla Sanità, Giovanni Ilarda, ex assessore alla Presidenza della Regione e Caterina Chinnici, figlia di Rocco Chinnici, capo dell’ufficio istruzione di Palermo, ucciso dalla mafia con un’autobomba nel 1983. “Raffaele ha fatto una “minchiata” a fare questi magistrati assessori, perché questi, anche se lui è convinto che lo faranno, non potranno proteggerlo” commentava il boss Vincenzo Aiello parlando con i suoi “picciotti” e riferendosi al fatto che proprio in quei giorni un alto funzionario della Regione Siciliana era stato indagato per l’appalto relativo all’informatizzazione della Regione.
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Agli atti dell’inchiesta, coordinata direttamente dal Procuratore D’Agata ed affidata al procuratore aggiunto Gennaro e ad altri quattro sostituti, ci sono ore ed ore di intercettazioni telefoniche ed ambientali che inguaiano il fratello del Presidente ed il suo autista “personale”. Quest’ultimo, secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Ros, teneva i rapporti (“da vicino e mai al telefono”) con i boss e gli altri esponenti delle famiglie mafiose. La sua automobile era stata imbottita anche di microspie, ma l’autista, le aveva scoperte e in automobile non parlava più.
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Un’altra parte dell’inchiesta, molto corposa, riguarda gli “affari” dei fratelli Lombardo e di esponenti politici e funzionari regionali a loro legati che hanno sostituito i burocrati fedeli all’ex presidente della Regione, Salvatore Cuffaro (anche lui indagato, processato e condannato per favoreggiamento a Cosa Nostra), che controllano ormai tutti i punti vitali della spesa pubblica siciliana, dalla Sanità ai finanziamenti europei, alla formazione professionale, al grande business dell’energia alternativa, fino alla gestione dei rifiuti. L’inchiesta è ormai conclusa, i fratelli Lombardo rischiano la richiesta di arresto. Raffaele, anche se presidente della Regione, non gode dell’immunità parlamentare, per il fratello Angelo, invece, sarebbe necessaria l’autorizzazione della Camera dei deputati.
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29 marzo 2010
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