Archivio | marzo 30, 2010

INCHIESTA – Pedofilia, l’inferno italiano

Pedofilia, l’inferno italiano

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di Tommaso Cerno
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Dalla Toscana a Bolzano, dai missionari ai catechisti: oltre 40 casi di molestie. Con le diocesi all’opera per fermare le indagini. La situazione nel nostro Paese prima dell’intervento del papa

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L’ immagine di un Cristo in croce. Un ragazzino nudo. Un frate che l’accarezza: “Non avere paura, sono le mani di Dio”. È uno dei tanti casi di preti pedofili mai trapelati. Soffocato nel pianto di un undicenne diventato adulto covando un terribile segreto. Non siamo nell’Irlanda, colpita dal più grosso scandalo che la Chiesa ricordi dopo gli Stati Uniti, e neppure nella Germania dove gli abusi passano i confini dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, dove il cardinale Joseph Ratzinger fu vescovo. Siamo nell’Italia di ogni giorno, a catechismo in un famoso monastero della Toscana. Un luogo sicuro per Mario, che però all’improvviso diventa la peggiore delle trappole: “Quando si stava spogliando c’è stato un rumore, sono entrate alcune persone e solo così ho evitato il peggio”. Di questa tragedia dimenticata nessuno ha mai parlato. Eppure chi doveva sapere, sapeva: vescovo, priore e famiglia. “È stata la Chiesa a sconsigliare ai miei genitori di denunciare la violenza e, alla fine, hanno convinto anche me a non rivolgersi al tribunale”. Non si tratta di un episodio isolato.

In Lombardia lo stesso dramma ha colpito una bambina in un convento di suore, anche stavolta nell’omertà: “Ho ricevuto avance esplicite da una monaca e, quando ne ho parlato, la mia famiglia s’è infuriata. Volevamo andare dai carabinieri, poi è intervenuto il vescovo: disse che sarebbe stato meglio risolvere la faccenda all’interno e che ci avrebbe pensato Dio a punire i colpevoli”, racconta Simona.

È l’altra faccia della pedofilia in agguato nell’oscurità di chiese e sacrestie. La più subdola, la più pericolosa. Un crimine declassato a semplice peccato, da assolvere e dimenticare. Coperto dagli inni e dalle penitenze, protetto dal segreto della confessione, imposto dopo la messa come un rituale a cui i bambini non sanno opporsi. La lettera di Benedetto XVI ai cattolici irlandesi sembra rompere questo silenzio colpevole durato decenni. Il papa si scaglia contro i sacerdoti macchiati di violenze e i vescovi che le hanno nascoste, invitando per la prima volta a denunciare i casi ai tribunali. Un’onda che s’allarga e investe anche l’Italia, dove le condanne sono già decine da Bolzano a Palermo.

Oltre 40 storie, a cui si aggiungono le segnalazioni senza risposta, i casi insabbiati, le vittime che puntano il dito contro religiosi già in prigione, trasferiti in altre parrocchie, spediti all’estero o rinchiusi negli istituti per l’assistenza spirituale. Eppure i casi del Trentino-Alto Adige, Piemonte, Lombardia, Veneto, Campania, Puglia, Molise, Lazio, Sardegna, Sicilia, Umbria e Liguria sono solo la punta dell’iceberg. Perché appena fuori dal Sant’Uffizio l’anatema del pontefice si scontra con una realtà ben diversa: le pressioni delle curie sulle famiglie per mettere a tacere gli scandali sono provate, così come la mobilitazione dei fedeli. Omelie e rosari fanno da cornice a molti processi. Che finiscono spesso in prescrizione.

Il fronte si allarga. La riprova è tutta in un dato: in Italia non esiste uno studio ufficiale sugli abusi negli ambienti religiosi. Non solo nelle sacrestie, ma anche negli oratori, nei circoli sportivi e nei campi scout. Nessuna istituzione se ne occupa e nessun partito lo reclama. Senza verificare cosa succeda dietro l’altare. Bastava chiamare il Telefono Azzurro, che lo scorso anno ha raccolto 105 denunce di abuso sessuale sui minori, di cui 59 con meno di 11 anni. Nelle categorie ufficiali i preti non ci sono. Ma scavando fra i report ecco che compaiono: circa il 3-4 per cento di quelle violenze ha come autore un religioso, una percentuale simile alla scuola (3,9 per cento) e molto più alta dello sport (0,8 per cento). Un dato destinato a crescere, secondo gli esperti, perché la vittima è ancora restia a rivelare che il violentatore è un religioso. Si tratta di segnalazioni tutte simili e mai divulgate. Un ragazzo di 16 anni denuncia un prete: l’ha condotto a una festa, ubriacato e tentato di baciarlo. È il primo di una serie di incontri, fra sms e telefonate sconce. In maggio arriva la chiamata di un bambina, toccata nelle parti intime durante il catechismo.

Dal Veneto parla invece un testimone: sette ragazzini sottoposti ad abusi sessuali da due sacerdoti, uno dei quali di 72 anni. Il signor X riferisce che il parroco ha palpeggiato suo figlio di dieci anni durante la benedizione della casa. Lo zio di Y racconta che il nipote piange in colonia, perché il sacerdote entra in camera di notte e lo molesta. Un frate è accusato di far visionare a due ragazzini di sei anni film porno in oratorio, un secondo di avere dormito con un undicenne che si sarebbe svegliato “bagnato di qualcosa”. C’è pure chi si autodenuncia e chiede di essere aiutato. “Sono dieci anni che segnaliamo tutto ciò alle autorità, ma per molto tempo in Italia la Chiesa ha scelto di trattare le questioni al proprio interno, sfuggendo alla via giudiziaria per non mettere in discussione l’intero sistema”, spiega il presidente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo: “Il numero di chiamate dimostra come il fenomeno sia presente e ancora poco denunciato, spesso proprio per le pressioni che la vittima riceve”.

Santa omertà
. Chi sa tace anche per decenni. È successo dopo gli abusi all’istituto per sordomuti Provolo di Verona, rivelati da ‘L’espresso’ quando gli ex allievi squarciarono il velo di omertà durato trent’anni. Ma i depistaggi, le pressioni e le bugie della Chiesa sono confermate anche nelle sentenze di molti processi. A Cento, nella diocesi di Ferrara, don Andrea Agostini è stato condannato a sei anni e dieci mesi per violenze su una decina di bimbe e i giudici non hanno dubbi sulla ‘protezione’ ricevuta. Parlano di “silenzio dei vertici ecclesiastici” e di “ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano”. Il meccanismo è collaudato e quasi sempre ottiene il supporto della comunità. Addirittura a Campobasso dove don Felix Cini che aveva patteggiato due anni e mezzo in Toscana, nonostante le ammissioni trovò i fedeli di Cercemaggiore spaccati fra innocentisti e non. Finché prevalsero le proteste e, a febbraio, fu inviato in un convento.

Storie identiche a quella di Alassio, vicino a Savona, dove attorno a don Luciano Massaferri, arrestato dopo il racconto di una ragazzina di 11 anni, s’è schierata la parrocchia, con un tam tam di solidarietà fatto di veglie e preghiere. Uno schema che gli esperti conoscono bene: “Rispetto ai casi di pedofilia in ambienti famigliari, sportivi o scolastici nel caso dei sacerdoti la fede gioca un ruolo centrale sia nell’adescamento del minore, sia nella conquista del silenzio e, se il caso trapela, di una spesso ingiustificata solidarietà esterna”, spiegano all’Ecpat, la rete internazionale impegnata nella lotta contro lo sfruttamento dei minori. Così per ogni vittima che parla, altre tacciono. Basti pensare che nella diocesi di Bolzano, dopo che un frate ha denunciato gli abusi avvenuti negli anni Sessanta, qualche giorno fa il vescovo Karl Golser ha chiesto ai fedeli di confidarsi sul sito Internet della Curia. L’effetto è stato dirompente: sono già arrivate decine di segnalazioni da ex seminaristi, alunni di scuole cattoliche, scout, chierichetti. Forse i processi di domani.

Missione bambini. Ecco che l’apertura di Benedetto XVI potrebbe avere un effetto diretto su quelle sentenze. Per anni, infatti, le direttive interne firmate dallo stesso Ratzinger nel 2001 e la prassi spingevano i vescovi a trasmettere al Vaticano i dossier, rendendo indispensabile una rogatoria internazionale per discuterli in tribunale. Così come pedofili e violentatori sono stati protetti dal segreto confessionale: “Cinque anni fa un sacerdote mi confessò che aveva abusato di un bambino ed era pentito. Per me fu uno shock, eppure mi limitai a suggerirgli di rivolgersi al vescovo. Non potevo fare altro, ma ho pensato che se un prete voleva eliminare un testimone scomodo bastava che gli dicesse tutto”, rivela un cappellano lombardo. Ha paura di parlare. Perché, ripete, una cosa sono i diktat di San Pietro, altra la realtà quotidiana di parrocchie e seminari. Se la Santa Sede cambia rotta e assicura supporto ai magistrati, infatti, istituti religiosi e ordini monastici non sempre mettono in pratica i precetti pontifici. Il caso di don Marco Dessì lo dimostra. Il missionario italiano della diocesi di Iglesias che operava in Nicaragua, già nel 1990 fu segnalato da alcune associazioni cattoliche. Abusi su un gruppo di ragazzini, tutti maschi di età compresa fra gli 11 e i 14 anni e costretti a ogni tipo di prestazione sessuale. “Dopo i rapporti completi diceva loro che erano diventati dei prescelti”, racconta l’avvocato Marco Scarpati, che ha seguito oltre cento casi di pedofilia in Italia. Fu lui a rivolgersi al Vaticano: “La chiesa ufficiale ci aiutò, ma dall’altra parte la congregazione di cui il missionario faceva parte lo proteggeva e difendeva. Per oltre un decennio agì indisturbato, mentre molti di quei ragazzi potevano essere salvati in tempo”. Lo sanno bene Alberto, David, Marlon, Ignacio e Juan Carlos, tutti orfani dell’Hogar del Niño. Sono dovuti volare in Italia, in Emilia Romagna, per motivi di protezione. In una località top secret e con vita blindata. Marlon e gli altri testimoni, mentre Roma indagava, sono stati minacciati di morte, la moglie ha ricevuto visite a casa. Ma non è finita: per quei silenzi e quella complicità, la condanna a 12 anni in primo grado, ridotta a otto dalla Corte d’Appello e annullata dalla Cassazione per un vizio di forma, rischia di non arrivare. Il processo ripartirà in ottobre, ma ormai la prescrizione è vicina.

Vittime due volte. È questo il dramma nel dramma per molte vittime. Perché alzare la testa non solo è difficile, ma spesso è inutile. Già. Nel paese dei cavilli legali, dove un timbro può liberare un prete pedofilo e farlo tornare all’altare, il danno materiale per un bambino violentato resta difficile da quantificare. E quasi impossibile da incassare, fra sacerdoti nullatenenti e curie spesso indifferenti. A Bologna don Andrea Agostini è stato difeso dalla diocesi, che non ha però risarcito i miseri 28 mila euro richiesti. A Bolzano, Alice è stata violentata e filmata a otto anni dall’educatore che doveva insegnarle il catechismo. L’accusato, don Giorgio Carli, è stato condannato in primo e secondo grado, ma la Cassazione ha dichiarato i reati prescritti per effetto della ex Cirielli. L’unica consolazione, se così si può chiamare, era la condanna civile: risarcimento che non è mai arrivato. È così dappertutto. A Firenze le vittime di don Lelio Cantini, colpevole di abusi quando era parroco a Regina della Pace, vorrebbero riaprire il caso: “Non è una scelta facile, però. Si tratta di fatti terribili e ogni processo comporta un peso enorme per noi”, spiega Francesco Aspettati. Accusano la curia di avere coperto il prete e non avere dato peso alle loro denunce. I compagni che hanno preso i voti, anzichè difenderli, li attaccano. “E se anche il papa l’ha ridotto allo stato laicale, il risarcimento rischia di essere irrisorio, forse umiliante”. La loro speranza è che si apra il fronte italiano. Tante denunce, insieme, sarebbero il cavallo di Troia per sfondare il muro della pedofilia nella Chiesa. E costringere le curie a pagare decenni di abusi.

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Il perdono e la giustizia

di Sandro Magister
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La legge e la grazia. Dove la giustizia terrena non arriva, può la mano di Dio. Ai cattolici dell’Irlanda Benedetto XVI ha ordinato, con la sua lettera del 19 marzo, ciò che nessun papa dell’età moderna ha mai ordinato a un’intera Chiesa nazionale. Non solo di portare i colpevoli davanti ai tribunali canonici e civili, ma di mettersi collettivamente in stato di penitenza e di purificazione. …

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Il Vaticano e lo scandalo di Verona

di Paolo Tessadri
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La notizia arriva quasi contestuale alla ‘Lettera pastorale’ di Benedetto XVI: la Congregazione Vaticana per la dottrina della Fede ha aperto un’inchiesta contro i presunti preti pedofili dell’istituto Provolo di Verona. Ma all’Associazione degli ex allievi, che un anno fa denunciò su ‘L’espresso’ le decine e decine di abusi, le reazioni sono improntate alla cautela. …

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Una morte misteriosa nel caso Gelmini

di Stefania Maurizi
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Una morte molto dubbia getta nuove ombre sulla vicenda di don Gelmini. Il procedimento penale contro il fondatore della comunità Incontro, accusato di violenze sessuali nei confronti di una decina di ospiti della struttura, è fermo all’udienza preliminare. Ma alla fine di agosto uno dei protagonisti chiave dell’affaire è deceduto in circostanze non del tutto chiare. …

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25 marzo 2010

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/pedofilia-linferno-italiano/2123759//0

“Elisa Claps è stata violentata”: Ancora rilievi sul tetto della chiesa

Lo afferma il consulente della famiglia della ragazza potentina uscendo dalla basilica della Santissima Trinità di Potenza dopo il sopralluogo

“Elisa Claps è stata violentata”
Ancora rilievi sul tetto della chiesa

“Non so se ci sono tracce biologiche di Restivo sul suo corpo”

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 "Elisa Claps è stata violentata" Ancora rilievi sul  tetto della chiesa    Gli uomini della scientifica davanti alla chiesa insieme al parroco don Ambroise Apaktai

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POTENZA – La violenza sessuale subita da Elisa Claps “è un dato sicuro”: lo ha detto il consulente della famiglia della ragazza potentina, Marco Gallo, uscendo dalla chiesa della Santissima Trinità di Potenza, dove sta per terminare il terzo sopralluogo della Polizia scientifica. “I dati che sono stati raccolti – ha aggiunto Gallo – fanno pensare che sicuramente  c’è stata violenza”.  Rispondendo alle domande dei giornalisti, il consulente ha spiegato che “dai fatti ufficiali è sicuro” che il 12 settembre 1993 Danilo Restivo – l’unico indagato per omicidio, violenza sessuale e occultamento di cadavere – “è sicuramente stato con Elisa. Ora bisogna vedere quando e dove l’ha lasciata”. Il perito ha detto di non sapere “se ci sono tracce biologiche di Restivo sul corpo di Elisa e, comunque – ha concluso – non potrei rispondere”.
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Questa mattina sono stati fatti esami nel sotto tetto, poi gli agenti della Polizia scientifica hanno lavorato a lungo nel terzo piano della canonica della Santissima Trinità di Potenza, dove lo scorso 17 marzo sono stati trovati i resti della studentessa di cui si erano perse le tracce il 12 settembre 1993.
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Gli agenti della Scientifica (che stanno utilizzato anche il ‘luminol’ e il ‘crimescope’, utili a rilevare tracce di sangue) sono entrati nel terzo piano, accompagnati dal responsabile del centro culturale Newman, Rocco Galasso, il quale ha ribadito ai cronisti in attesa fuori dalla chiesa che lo stesso centro “utilizza, in condivisione con le altre realtà parrocchiali, locali al piano di accesso e al primo. Il terzo, ormai da numerosi anni, è adibito a deposito”.

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Galasso ha anche sottolineato che “i soci del centro Newman, fin dai primi momenti dell’indagine, hanno sempre collaborato con gli inquirenti. E continueremo a essere a loro disposizione fino a quando, speriamo presto, non verrà fuori la verità sulla morte di Elisa Claps. Non è assolutamente giusto parlare di atteggiamenti omertosi da parte nostra. Comunque, devo ribadire che noi rimaniamo sereni, nella consapevolezza che, dal 1969, anno di fondazione, la nostra associazione ha sempre operato in maniera sana per contribuire alla vita sociale della città”.
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Rispondendo alle domande dei giornalisti su don Mimì, storico parroco della Trinità fino al 2008, quando è morto a 84 anni, Galasso ha detto che “chi, come noi, ha conosciuto tutti gli aspetti del suo carattere, continua a considerarlo come una figura spirituale di riferimento. Crediamo – ha concluso – che nei suoi confronti, in questi giorni, vi sia un eccessivo accanimento”.
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30 marzo 2010
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LA LETTERA – Il Partito di governo ed il Partito di Opposizione hanno un solo nome: Silvio berlusconi

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Redazione , 25 marzo 2010
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Cara rivista «il Mulino», devo ammettere che il vostro è davvero un paese incredibilmente interessante, almeno per me che vengo dagli Stati Uniti e che di tanto in tanto trascorro qualche periodo di vacanza in Italia. Lo è non solo e non tanto per l’immenso patrimonio artistico e le bellezze paesaggistiche (queste ultime in verità le ho trovate parecchio deturpate dagli scempi e dall’incuria), quanto per la vita politica e sociale. C’è forse qualcuno tra i tuoi studiosi di sociologia e scienza politica che può spiegarmi ciò che accade quotidianamente e che io trovo così lontano dalle consuete pratiche delle democrazie occidentali? Lo spero.

Ti faccio un esempio. La grande manifestazione organizzata dal Popolo della libertà in piazza a Roma, la scorsa settimana, che ha visto la partecipazione in qualità di oratore principale del vostro Primo ministro. Secondo quanto dichiarato da uno dei coordinatori del Pdl, Giallini, erano presenti in piazza oltre un milione di persone, ma la Questura di Roma ha dato cifre diverse: non più di 150.000, considerando le dimensioni della piazza, il numero medio di persone che possono stare in un metro quadrato e vari altri parametri. Apriti cielo! Il questore di Roma (forse un vecchio comunista in incognito?) è stato attaccato da vari ministri presenti alla manifestazione e si è aperta una polemica feroce sui numeri.

Devo dirti che mi sento dalla parte di Giallini, uno dei principali esponenti di quella linea dell’amore che caratterizza l’ultima svolta della strategia politica del vostro Cavaliere. Giallini infatti, inquisito nella sua città (Firenze) per gravi reati (corruzione), secondo il Cavaliere ha semplicemente fatto un favore a un amico, e dunque per questo nobile motivo non può essere accusato e perseguitato. Chi lo fa si iscrive d’ufficio al partito dell’odio e dell’invidia, perché non comprende il valore dell’amicizia. Io credo infatti che Giallini, se davvero ha proclamato che in piazza erano oltre un milione, lo ha fatto per affetto nei confronti dei presenti, che si sarebbero sentiti desolatamente soli se, a bocce ferme, avessero scoperto di essere uno sparuto manipolo di qualche decina di migliaia.

Il Cavaliere ha fatto sfoggio del suo grande amore per i connazionali e per il Paese. Circondato da un gran numero di ministri e dai candidati del partito dell’amore alle prossime elezioni regionali, ha chiamato sul palco anche il suo principale alleato, il ministro Rossi, mi pare si chiami, capo del più grande partito territoriale italiano, insediato nelle regioni ricche e industrializzate del Nord. Rossi ha richiamato le ragioni ideali e i valori della loro alleanza: in particolare la ferma, comune opposizione alle richieste dell’Europa di favorire la pedofilia e la famiglia trasversale. Il Cavaliere poi, sempre in nome dell’amore, ha attaccato gli esponenti dell’odio: la magistratura, i partiti dell’opposizione, la Corte Suprema (qui chiamata Corte Costituzionale), il Presidente della Repubblica, e naturalmente i comunisti. Tutti colpevoli di avere ordito un complotto allo scopo di impedire al Pdl di partecipare alle elezioni regionali nel Lazio e di ricercare la vittoria per via giudiziaria, eliminando la maggioranza. Se ho ben capito, perché siete un Paese interessante ma molto complicato, pare infatti che vi fossero delle irregolarità nelle firme e nella documentazione presentata dal Pdl: ben sette differenti istanze giurisdizionali le hanno ribadite in più occasioni non accogliendo i ricorsi contro l’esclusione.

Questo, ha argomentato con logica stringente il Cavaliere, è un chiaro segno dell’accanimento degli uffici, dei magistrati e dei tribunali amministrativi contro il suo partito, una vera e propria persecuzione giudiziaria. Lui stesso ha garantito personalmente che tutta la documentazione era regolare; francamente, mi pare un argomento ineccepibile, che non ammette alcuna replica. Del resto, se qualcuno di questi ricorsi avesse dato ragione al Pdl avremmo ben potuto sostenere che esiste qualche magistrato non comunista. Ma se tutti vengono respinti, così come più volte venne bocciato alla maturità il figlio del ministro Rossi, allora è lampante: si tratta di una congiura.

Alla fine della manifestazione, dal palco,  i candidati alla presidenza delle regioni per conto del Pdl hanno pronunciato un gran giuramento pubblico ripetendo in coro le parole del Cavaliere, e tutto si è concluso nel tripudio generale.

Una parte dell’opinione pubblica, invece di compiacersi per questa dimostrazione di partecipazione democratica, ha puntato il dito contro il ruolo ambiguo che (secondo costoro) avrebbe giocato un Primo ministro che parla da capopopolo e che gioca il ruolo dell’opposizione, s’è detto. Altri hanno segnalato la presunta anomalia di tanti ministri sul palco di una manifestazione di piazza. Altri ancora l’inopportunità della polemica fra il ministro della Difesa e la Questura di Roma a proposito delle cifre sui partecipanti alla manifestazione.

Sono tutte accuse infondate. Secondo il mio modesto parere, ma chiedo conferma a te che della politica ti occupi da quasi sessant’anni, il Cavaliere ha una sua strategia precisa; ispirato dal suo ministro della Cultura, Tondi, mi pare si chiami, e dal nostro grande regista e uomo di spettacolo, Woody Allen.

Tondi in primo luogo, un ex comunista che ha molto sofferto in gioventù perché costretto a mangiare con l’inganno carne di bambini spacciata da gulasch all’ungherese nelle continue, ricorrenti, snervanti Feste dell’Unità. Tondi, un animo sensibile, un poeta, ma soprattutto un acuto stratega dell’amore, ha raccontato al Cavaliere che ai tempi in cui i due principali partiti italiani erano la Dc e il Pci, il primo stava sempre al governo e il secondo sempre all’opposizione. Così non c’era il rischio che l’opposizione andasse al governo e la maggioranza diventasse minoranza. Insomma, era tutto più semplice. Adesso, invece, i comunisti si sono travestiti, hanno cambiato nome. Non si sa se mangiano ancora i bambini, ma di sicuro controllano la Corte Costituzionale, la magistratura, la presidenza della Repubblica, un numero consistente di regioni, la stampa, le tv, le banche, le assicurazioni, e naturalmente i sindacati. In tal modo il rischio che l’opposizione vada al governo è concreto, tu capisci. Dunque, per chi sta al governo,la strategia dev’essere contemporaneamente di governo e di opposizione (ricorderai il vecchio slogan «partito di lotta e di governo», citato non a caso da Tondi). Il Cavaliere dunque, da vero entertainer, si è subito calato nel ruolo e si è riguardato due film di Woody Allen. Nel primo, Il dittatore dello stato libero di Bananas, il protagonista gioca contemporaneamente il ruolo di accusato e di pubblico ministero, trasferendosi, nel ruolo e fisicamente, da una parte all’altra della balaustra che separa accusati da accusatori. Nel secondo, Zelig, assume addirittura le sembianze fisiche di tutti i personaggi con cui viene a contatto.
Eccolo dunque il sogno del vostro Cavaliere: se riesci ad essere contemporaneamente governo e opposizione ti assicuri una durata eterna al potere! Per far trionfare l’amore sull’odio e sull’invidia è sufficiente assumere allo stesso tempo il ruolo di governo e opposizione, quello esecutivo e quello legislativo, basta fare le leggi e controllarle, cambiare la Costituzione ed esercitare il controllo di costituzionalità.

Ho bisogno di una tua conferma, cara rivista: non ti sembra un’idea geniale, veramente innovativa per i nostri sistemi politici? Cosa dici? Che in tal modo viene meno la divisione dei poteri? Il sistema di pesi e contrappesi sui quali si fonda un’equilibrata democrazia? Ho l’impressione che tu sia troppo legata alle concezioni di Montesquieu e dei nostri Padri fondatori. Dici che si tratta di forme comuni dei prodromi al totalitarismo, sostenendo che è proprio del totalitarismo l’idea che un uomo solo al comando, senza controlli, possa governare al meglio? Che dunque può trattarsi di tendenze pericolose che già si manifestarono in Europa con il Fascismo in Italia e il Nazismo in Germania, in Spagna con Franco, in Portogallo con Salazar, in Francia con la Repubblica di Vichy, con i colonnelli greci, con la Russia di Stalin? Che se questo non è accaduto fin qui in Italia è perché c’è un sistema istituzionale che tutto sommato ancora funziona e oppone resistenza alle tendenze eversive? Ti prego, sulla base della tua lunga esperienza, tu che hai ospitato sulle tue pagine fior di costituzionalisti, presidenti della Repubblica, studiosi della politica, potresti spiegarmi che cosa sta succedendo?

Dal suo viaggio in Italia, ti ringrazia in anticipo e ti saluta, il tuo affezionatissimo e anziano lettore americano.

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[Lettera firmata]

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fonte:  http://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:420

L’Italia perde posti in innovazione: “In pieno ritardo tecnologico” / Tanto peggio, tanto meglio?

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Secondo Global Information Technology Report siamo 48esimi nel mondo
Decina: “Investiamo meno degli altri paesi europei e di molti in via di sviluppo”

L’Italia perde posti in innovazione
“In pieno ritardo tecnologico”

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di ALESSANDRO LONGO

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L'Italia perde posti in innovazione "In pieno ritardo  tecnologico"
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L’Italia è scesa al 48esimo posto, per livelli di innovazione, da 45esimi che eravamo nel 2009: se pensavamo di aver già raggiunto il fondo, tocca ricredersi. Adesso cominciamo a scavare. Lo dice la classifica annuale stilata dal World Economic Forum, su 133 Paesi: il Global Information Technology Report. L’Italia è il solo tra i Paesi ad alto reddito a non occupare una delle prime 40 posizioni. La Spagna è 34esima, la Francia 18esima. Poco sopra di noi c’è l’Ungheria (46esima), il Cile (40esima), la Tunisia (39esima). Il podio, per capacità di innovare, spetta a Svezia, Singapore e Danimarca, mentre gli Stati Uniti sono soltanto quinti. Per la classifica, il World Economic Forum ha considerato parametri come la digitalizzazione della pubblica amministrazione (qui siamo 86esimi), l’uso delle nuove tecnologie da parte dei cittadini, la diffusione e la prontezza di risposta all’innovazione digitale (qui il tracollo, dal 41esimo al 120esimo posto). “L’Italia sta sprofondando nel ritardo tecnologico”, ha commentato il delegato di Confindustria per le tecnologie digitali per le imprese, Ennio Lucarelli, notando che il fenomeno è cominciato nel 2006, in controtendenza con le principali economie mondiali.
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Da notare che invece, secondo l’indice di competitività (pubblicato da World Economic Forum, l’Italia ha guadagnato un punto (ora 48esima), quindi il problema è proprio nell’innovazione e nelle nuove tecnologie. “Il motivo è che il Paese non investe in questi campi, a differenza degli altri in Europa e persino di molti di quelli in via di sviluppo”, dice a Repubblica.it Maurizio Dècina, ordinario di reti e comunicazioni al Politecnico di Milano e uno dei massimi esperti di tecnologia in Italia. “Sono tre i punti dove lo Stato dovrebbe investire: l’alfabetizzazione informatica, la copertura banda larga e le nuove reti in fibra ottica”, continua. “Per il primo punto ha appena stanziato la “strabiliante” cifra di 20 milioni di euro per dare un contributo di 50 euro ai giovani che comprano un’Adsl. Per il secondo punto andiamo avanti ancora con i fondi delle precedenti legislature.

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Si attendono infatti ancora dal Cipe gli 800 milioni di euro promessi dal piano Romani (di Paolo Romani, vice ministro allo sviluppo economico con delega alle comunicazioni, Ndr.)”. “Quanto alle nuove reti, l’Italia non ha messo nemmeno un euro, invece”.
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A differenza di Regno Unito, Francia, Germania, Stati Uniti. “Questo è il solo governo a non avere dato fondi per le infrastrutture banda larga”, rincara la dose Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazione per il Pd. “La copertura banda larga nei comuni in digital divide avanza solo con i fondi pubblici stanziati dalla nostra precedente legislatura”, aggiunge. Se non arriveranno i fondi del Cipe, i piani di copertura contro il digital divide potrebbero fermarsi a dicembre 2010, ultimo orizzonte temporale degli annunci del governo.
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30 marzo 2010
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La nota

Tanto peggio, tanto meglio?

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Mauro Barberis, 11 gennaio 2010
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Fra i tanti motivi di trepidazione che ci colpiscono davanti all’anno nuovo, ce n’è uno continuamente dimenticato, oppure ricordato solo in questo momento di passaggio: come se non ci toccasse più direttamente e più urgentemente dei temi della riforma della giustizia o della revisione costituzionale. Si tratta di un tema trasversale, post-idelogico, laico, ecologico e allo stesso tempo ecumenico, eppure sistematicamente sottovalutato: la qualità della vita. Eppure, come ci ricorda il numero monografico appena dedicato al tema da “Filosofia politica”, i filosofi sono tornati da tempo a parlare di vita; riviste e convegni e dibattiti traboccano di discorsi sulla «nuda vita», «questioni vitali», «sacralità della vita», «bioetica», «biopolitica». È come se da sotto altri temi più divertenti, nel senso che fanno divergere la nostra attenzione dall’essenziale, cominciassero a fare capolino i veri problemi: quelli che toccano davvero, e bruciano, la carne e la pelle delle persone.

Sulla qualità della vita, al massimo, ci intrattengono e ci rassicurano i quotidiani economici, il Sole 24 ore e Italia oggi, con le classifiche di fine anno delle province italiane e il giochino del «chi sale, chi scende», che a sua volta produce scaramucce nei consigli comunali e analisi semi tecniche da parte degli economisti: come se il nostro star bene o male, nonostante tutto, fosse ancora misurabile con il Prodotto interno lordo, quando già Aristotele diceva che le cose utili servono alle cose belle.
Così mi sono ricordato, con un misto di meraviglia e di orrore, che la mia vita si svolge fra due delle città con la qualità migliore in Italia: Trieste e Genova. Nella classifica del “Sole-24 Ore” – divergente da quella di Italia oggi, forse per alimentare ulteriori divertissement – le mie due città sono prima e diciannovesima, e comunque in netto miglioramento rispetto agli anni scorsi. Ora, la meraviglia e l’orrore dipendono dalla mia personale sensazione che, anche lì, la qualità della vita stia paurosamente peggiorando. Come si starà ad Agrigento o a Rosarno?
A parte il computer, che in parte semplifica le cose e in parte diventa un alibi per complicarle, la sensazione, forse non solo mia, è che tutto stia diventando più difficile, stressante e faticoso: non solo muoversi fra le città o fra gli Stati, come c’imporrebbe l’ideale della mobilità quotidianamente smentito da Alitalia e dalle Ferrovie, ma anche sopravvivere nelle rispettive città. Saranno i disagi di un inverno non peggiore di altri,  ma ogni giorno diventa più complicato o più costoso fare le cose più semplici: anche arrivare in centro per fare quattro passi.
I nostri figli sono troppo giovani per poter fare confronti: ma noi no. Noi ricordiamo un altro mondo, nel quale industrie private e amministrazioni pubbliche non tagliavano quotidianamente sui servizi e non imponevano ogni giorno nuove regole, più cervellotiche del giorno prima; eppure si viveva lo stesso, anzi si viveva meglio. Certo, da quaranta-cinquantenni maturi, responsabili e democratici, preferiamo pensare che allora fossimo tutti più giovani, ingenui ed egoisti, e che i tagli e le razionalizzazioni di oggi siano il prezzo degli sprechi di ieri. Ma non sarà che ci stiamo semplicemente adattando, per non vedere l’erosione costante della qualità delle nostre vite?
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STAR BENE – Radiazioni degli alimenti: onde umane e salute

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Radiazioni degli alimenti: onde umane e salute

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di Marcello Pamio

fonte: “Radiations des aliments: ondes humaines et santè”, André Simoneton e “La vita segreta delle piante” di Peter Tomkins e Christopher Bird

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Quando si parla di materia ed energia, subito alla mente compare l’immagine di Albert Einstein e della sua famosa equazione: E= mc2.
Se invece si parla di radiazioni e vibrazioni emesse dagli alimenti, alla mente, nonostante la storia sia ricca di personaggi che hanno lavorato in questo ambito, non compare proprio nulla! Come mai?
Questo articolo ha proprio il senso di ricordarne uno: Andrè Simoneton, un ingegnere elettrico francese.

Simoneton partendo dalle ricerche e scoperte di altri grandi ricercatori, come i francesi André Bovis e Louis Kervran e il russo G. Lakhowsky, si è occupato principalmente delle “azioni”, degli “effetti” che gli alimenti hanno sul corpo umano.
Per esempio una delle teorie di André Bovis, si basa sul principio che la Terra ha correnti magnetiche positive che vanno da Nord a Sud e correnti magnetiche negative che vanno da Est a Ovest. Queste correnti vengono captate da tutti i corpi sulla superficie terrestre, e se uno di questi corpi viene messo in posizione Nord-Sud sarà più o meno polarizzato a seconda della forma e della sua consistenza.
Nei corpi umani queste correnti, dette  telluriche, positive e negative, entrano in una gamba ed escono dalla mano della parte opposta; contemporaneamente le correnti cosmiche entrano dalla testa ed escono dalla mano e dai piedi opposti. Tutti i corpi contenenti acqua accumulano queste correnti e le irradiano lentamente, perciò il corpo umano (e tutti gli alimenti offerti dalla Natura), come un condensatore variabile, agisce da rilevatore, selettore e amplificatore di onde corte e cortissime.
Lakhowsky affermava invece che “la vita nasce dalle radiazioni e viene mantenuta dalle radiazioni”.

Grazie al lavoro di questi insigni ricercatori, Simoneton poté concepire l’idea che le cellule nervose umane non solo ricevevano lunghezze d’onda ma erano anche delle trasmittenti: egli era convinto infatti che “ciascuno degli organi essenziali con le loro cellule costituisce un piccolo circuito oscillante”. Qualsiasi ricevitore deve entrare in vibrazione risonante con un emettitore in maniera da raccogliere le sue emissioni. Lakhowsky paragonò il sistema a due pianoforti bene accordati: quando viene battuta una nota sull’uno, esso fa vibrare la stessa nota sull’altro.

Numerosi anni di studio, permisero a Simoneton di dimostrare empiricamente che tutto il vivente in Natura emette una vibrazione o radiazione ben specifica; ma la cosa forse più intrigante è stata quella di rispondere alla domanda: quali vibrazioni indeboliscono l’essere umano e quali invece lo fortificano?
Per le sue misurazione utilizzò un contatore geiger, una camera ionizzante di Wilson, il dosimetro e biometro di Bovis graduato in Angstroms (A°) che poteva misurare al decimilionesimo di millimetro.
Con questo sistema è riuscito a stabilire che ogni essere umano in salute, emette delle radiazioni dai 6200 ai 7000 Angstroms (lunghezza d’onda che corrisponde al colore rosso).
Ogni colore in natura ha una sua vibrazione e una sua lunghezza d’onda:

Viola, da 3900 a 4300 A°
Indaco, da 4300 a 4500 A°
Blu, da 4500 a 5200 A°
Verde, da 5200 a 5800 A°
Giallo, da 5800 a 5900 A°
Arancio, da 5900 a 6200 A°
Rosso,  da 6200 a 7800 A°

Dopo estenuanti controlli ed esperimenti su persone sane e malate, Simoneton trovò che la media della vibrazione nelle persone sane è di 6500 A° (in sù), mentre nelle persone malate tale vibrazione è sempre più bassa!
Tutti gli esseri viventi, per mantenere e conservare la propria integrità funzionale e il suo sistema vibratorio interno, hanno bisogno di tre principali sorgenti:

– Le onde telluriche e cosmiche;
– Le onde dello spettro solare;
– Le onde dei prodotti alimentari.

L’uomo quindi si trova in mezzo tra le influenze vibratorie che arrivano dal cosmo, dal Sole e dalla Luna, dalle vibrazioni telluriche del sottosuolo, dalle vibrazioni umane e da quelle degli alimenti.
André Simoneton, diede sempre molta importanza all’aspetto nutrizionale, anche grazie al fatto che il regime vegetariano gli salvò letteralmente la vita.
A 23 anni infatti, in piena Grande Guerra (1916), venne riformato dal servizio militare per bronchite bacillare e ricoverato in un ospedale per tubercolosi. A 33 anni era alto 1,69 metri e pesava ben 90 kg, aveva una colibacillosi aggravata da una prostatite con cistite, arteriosclerosi e costipazione molto grave.
La sua situazione quindi era molto grave, incurabile per l’epoca.

Fu allora che intraprese una cambio drastico di regime alimentare, diventando vegetariano. L’applicazione “di questo metodo nuovo fu lunga e faticosa” ma dopo sei mesi vide già i primi segnali di miglioramento, e in 4-5 anni riguadagnò la salute completamente! Al punto tale che a 83 anni (nel 1977) pedalava con la bicicletta per 70-80 km, giocava a tennis settimanalmente, sciava, nuotava e faceva addirittura canottaggio.

Visto il suo interesse per lo studio delle energie, indagò dettagliatamente la radiazione emessa dagli alimenti, e la sua importantissima conclusione gli permise di classificare gli alimenti in quattro grandi categorie:

1) Prima categoria: ALIMENTI SUPERIORI
Radiazione superiore a quella trovata nell’uomo: da 10.000 a 6500 A°

2) Seconda categoria: ALIMENTI DI SOSTEGNO
Radiazione variabile tra 6500 e 3000 A°.

3) Terza categoria: ALIMENTI INTERIORI
Radiazione molto inferiore a quella trovata nel corpo umano: sotto i 3000 A°

4) Quarta categoria: ALIMENTI MORTI
Alimenti che non emettono alcuna energia riscontrabile.

ALIMENTI SUPERIORI
La polpa dei frutti freschi ben maturi, le verdure crude e/o cotte a temperature inferiori ai 70 °C, il pane e la farina integrale, la frutta oleosa, le olive, mandorle, noci e noci di cocco, il burro fresco, il formaggio non fermentato e le uova di giornata.
Quando la frutta ha maturato correttamente sotto il calore del sole, la sua radiazione è massima. Dopo la maturazione, la lunghezza d’onda è stabile per qualche giorno, spesso qualche settimana nel caso dei frutti d’inverno, per poi decrescere fino a zero. Mangiando un frutto noi assorbiamo la radiazione spettrale del sole e probabilmente anche quella tellurica e cosmica. La sensazione di benessere che proviamo nella regione dello stomaco è dovuta proprio a questo insieme di radiazioni (immagazzinate nella pianta), che sappiamo oscillare tra l’infra-rosso e l’ultra-violetto.
Un vero e proprio bagno solare locale!
Questo è il motivo per cui Simoneton faceva colazione ogni giorno con un pasto di frutta fresca.

ALIMENTI DI SOSTEGNO
Il latte fresco (dopo 12 h la radiazione scende del 40% e dopo 24 h del 90%), il burro ordinario, le uova, il miele, lo zucchero di canna integrale, l’olio di arachidi, il vino, vegetali e legumi cotti (bollitura).

ALIMENTI INFERIORI
La carne cruda, le uova di due settimane, il latte bollito, caffè, thè, cioccolata, confetture e marmellate, formaggio fermentato, pane bianco.

ALIMENTI MORTI
Le conserve alimentari, le margarine, gli alcolici, liquori, lo zucchero bianco, le farine raffinate e tutti gli alimenti pastorizzati (succhi di frutta, ecc.).

Le conclusioni sono:
a) Tutti gli alimenti reputati più sani sono quelli con la lunghezza d’onda più elevata, cioè quelli che emettono più energia. Quelli con più vitamine!
b) Certe procedure, comunemente utilizzate come la cottura, alterano e distruggono alcune qualità degli alimenti.
c) La freschezza di certi alimenti resta un fattore importantissimo.
d) Gli alimenti conservati e pastorizzati non conservano alcuna vitalità, sono alimenti morti.
e) Gli alimenti della terza categoria (inferiori), senza vitamine sono praticamente tutti i polipeptidi (proteine) e quindi basta una piccola carenza nell’apparato digerente (per esempio nel fegato) per scatenare intolleranze all’organismo. Non è estranea infatti l’origine spesso alimentare di emicranie, asma, eczema, orticaria, ecc.
f) Infine, la stragrande maggioranza degli alimenti della quarta categoria (alimenti morti) se sono mangiati in eccesso, provocano intossicazione.

Gli alimenti per i quali l’essere umano è biologicamente predisposto sono quelli che hanno il maggior quantitativo di acqua biologica, enzimi e vitamine, quindi di vibrazione energetica: gli alimenti della prima categoria: frutta, verdura, noci, cereali.
Quando si parla di vitamine s’intendono migliaia di sostanze organiche che SOLO le piante, e non i laboratori, possono produrre. Lo ha dimostrato sperimentalmente il dottor Ehrenfried Pfeiffer (biochimico seguace del filosofo e scienziato austriaco Rudolf Steiner). La vita – era solito affermare Pfeiffer – pulsa in modo genuino dal cibo, dal suolo e dalle vitamine vive e come i minerali inorganici, i prodotti chimici e le vitamine sintetiche sono morti. Mediante la cromatografia ha dimostrato che la vitamina C sintetica o acido ascorbico è del tutto diversa dalla vitamina C dei frutti della rosa canina per esempio: quello che manca nell’acido ascorbico è il valore biologico o vitalizzante!

Le immagine seguenti, originali dell’ing. Simoneton tratte dal suo libro, mostrano come la vibrazione degli alimenti decresce con il passare delle ore e dei giorni.
A sinistra (sopra) le pere William dalla maturazione hanno circa 8 giorni in cui emettono radiazioni vitali, dopodichè la vibrazione scende a zero; le pesche (sotto) hanno una durata di emissione di 10 giorni.

A destra (sopra) albicocche e prugne mostrano una durata maggiore: circa 15 giorni.
Il ciclo vitale di una banana è di 24 giorni, dove nei primi 8 giorni, avendo una energia superiore i 6000 A° rientra negli “alimenti superiori”, i 6 giorni successivi negli “alimenti di sostegno” e gli ultimi 10 giorni invece nella categoria degli “alimenti inferiori”.
la logica conclusione è che la frutta va mangiata matura e prima possibile.

Molto interessante è constatare che la lunghezza d’onda della frutta e degli ortaggi disidratati rimane dentro la banda del viola e ultra-violetto: 4/5000 A°, e la frutta disidrata se immersa nell’acqua (processo di idratazione) per almeno 24 h, irradia quasi quanto appena colta.
Secondo il paragnostico cecoslovacco Jan Merta, la buccia di mele, pere e altra frutta o verdure, se lasciata immersa in un bicchiere di acqua durante la notte, emette vibrazioni salubri all’acqua che poi può essere bevuta.

Per la salute umana è fondamentale mangiare frutta e verdura crude, visto che la cottura – mera invenzione dell’uomo – distrugge enzimi e vitamine, fa coagulare le proteine e rende inorganici i minerali.
La patata e il frumento sono eccezioni. La patata cruda ha una vibrazione di 2000 A°, cotta nell’acqua arriva a 6000 A°, mentre al forno (con buccia) raggiunge i 9000 A°. Il frumento ha una radianza di 8500 A°, se cotto sale a 9000 °A.

La carota, e gli altri ortaggi hanno una lunghezza d’onda di circa 8000 A°. I legumi (ceci, piselli, lenticchie, fave, ecc) hanno una vibrazione che va da 7000 a 8000 A° da freschi, se seccati da più di qualche settimana, la radiazione è bassa, e dopo parecchi mesi, non hanno più alcuna vitamina, questo è il motivo per cui diventano pesanti ed indigesti.

Le Malattie

Le radiazioni misurate dall’ing. Simoneton non riguardarono solo gli alimenti Egli stabilì che la banda dei microbi e delle malattie va da 3100 A° (valore della meningite, colore ultra-violetto) ai 6250A° (valore della dissenteria, colore infra-rosso).
Ecco qualche esempio di malattie:

Malattia Vibrazione Alimenti con la medesima vibrazione
Dissenteria 6250 A°
Difterite 4500 A°
Stafilococco 5400 A°
Tubercolosi 5525 A° Carne cruda di 10 gg., uovo di 11 giorni, pane bianco
Influenza 5460 A°
Cancro 4874 A° Carne cruda di 3 gg., pane bianco
Tetano 4900 A°
Meningocco 3100 A°

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La lunghezza d’onda della tubercolosi è pari a 5525 A° e coincide con la carne cruda di 10 giorni, all’uovo di 11 giorni e al pane bianco. Un essere umano canceroso ha una vibrazione di 4875 A° che corrispondono alla carne cruda di 3 giorni e al pane raffinato. Una crisi reumatica ha una vibrazione di 3250 A° e corrisponde alla carne cruda di 4 giorni e all’uovo di 26 giorni. Il francese André Bovis, ha constatato che la lunghezza d’onda del pane bianco (prima della guerra del 1939) era di 4875 A°, proprio la lunghezza d’onda del cancro!
Mentre il pane integrale arriva a 7-8000 A°.

Stabilito che l’essere umano è in buono stato di salute quando le sue cellule vibrano dai 6250 ai 7000 A°, e siccome questa vibrazione può essere mantenuta dalle onde vibranti della medesima lunghezza o superiore, l’uomo si deve nutrire con cibi sani ad altissima radianza: frutta, verdura e semi oleaosi crudi, legumi freschi e cereali cotti a basse temperature.
Riduzione o eliminazione dei cibi a bassa vibrazione (carne, cibi cotti ad alta temperatura, alimenti raffinati e pastorizzati) perché sottraggono energia vitale all’intero organismo.

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fonte: http://www.disinformazione.it/vibrazione_alimenti.htm


Scuole in bancarotta e le “le bacchettate” ai presidi

Scuole in bancarotta e le “le bacchettate” ai presidi

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di Maristella Iervasi

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“Per una scuola come la mia, con ottocento studenti frequentanti, se fossimo in Svezia riceveremmo 4milioni e 700mila euro”. Ma siamo in Italia e l’istruzione pubblica è ridotta a Cenerentola. Al liceo Classico “Socrate” di Roma, nel popolare quartiere della Garbatella, la dirigente – professoressa Gabriella de Angelis – è costretta suo malgrado a chiedere un contributo di cento euro alle famiglie per tirare avanti. Una “tassa” per il funzionamento che altrove è di 150euro l’anno e da volontaria sta sempre di più divendando un “obolo” obbligatorio. Il motivo di tutto questo? Le casse vuote delle scuole e la perenne “sofferenza” degli istituti scolastici che avanzano dallo Stato crediti per milioni di euro che il governo continua a negare. I fondi arrivano solo per le private, la pubblica è stata messa in mutande. Ma la Gelmini, “maestra unica” dell’Istruzione, continua a bacchettare i presidi e fare promesse che suonano come propaganda elettorale per le imminenti regionali. Come l’ultimo “verbo” diffuso dalle colonne del Messaggero: “I presidi con troppa leggerezza chiedono contributi alle famiglie. Sono contraria, va evitata questa prassi lamentosa. La scuola è pubblica non deve costare. Sicuramente per il prossimo anno dovremmo stanziare risorse per le spese ordinarie: una cifra – promessa da ministro – di 10 milioni di euro”.

Professoressa de Angelis, ha sentito? Arriveranno risorse per le spese correnti. E’ più tranquilla?
“Basta una semplice divisione per far capire l’entità della promessa: 10 milioni di euro da dividere per il totale degli istituti scolastici che in Italia sono 10.500. Con mille euro copro appena il funzionamento spicciolo per venti giorni”. DOMANDA Circa mille euro a scuola. Briciole… RISPOSTA “Il problema è stato mal posto. Le scuole sono in sofferenza da tempo. E accaduto nel 2006/2007 e anche in seguito, ma delle risorse anche se poche alla fine arrivavano. Quest’anno invece niente. Non arriverà un euro. Ci è stato detto chiaramente che il ministero non è in grado di saldare il debito che le scuole avanzano”.

A quanto ammonta il credito del “Socrate” ?
“Negli ultimi due anni è di 150mila euro”.

E in cassa, quanto avete?
“Per l’anno finanziario 2010 ci è stato preannunciato un fondo di 116mila euro. Al netto delle spese, ci restano però appena 5-6 mila euro. In pratica, nulla”.

Si spieghi meglio, ci illustri il suo bilancio. Come spenderete questi soldi?
“80mila euro circa servono per il fondo integrativo di istituto: pagare cioè il salario accessorio agli insegnanti e al personale non docente per le ore eccedenti e le attività non previste dal contratto. Altri 30 mila euro per gli esami di Stato. Ci restano 5/6mila euro per il funzionamento amministrativo, didattico e le supplenze per tutto l’anno scolastico”.

Non vi resta che battere cassa sulle famiglie? Ma non è una ingiustizia?
“Il contributo volontario non è un’invenzione delle scuole: è previsto dalla legge 40 del 2007 ed è finalizzato a tre obiettivi: innovazione tecnologica e didattica (computer, laboratori multimediali, progetti per qualificare l’offerta formatica) e la piccola manutenzione degli edifici”.

Anche voi come volte scuole d’Italia rifiutate l’iscrizione di chi non salda il contributo volontario?
“Assolutamente no, non l’abbiamo mai fatto e pensiamo di non arrivare mai a questo. Noi chiediamo 100euro e quest’anno non l’abbiamo aumentato. Sono proprio le famiglie a determinare l’utilizzo di questo fondo volontario e a controllare come i circa 80mila euro vengono spesi”.

E finora come li avete investiti?
“Laboratori di scrittura creativa, teatrali e musicali. Compresenze di docenti madrelingua per l’inglese, seminari pomeridiani con docenti universitari. Una parte del contributo viene speso per l’assicurazione integrativa degli studenti e per consentire i viaggi di istruzione a tutti, anche a chi non può permetterseli. Abbiamo acquistato un laboratorio informatico mobile, perchè con 31 classi l’informatica era penalizzata e invece così è un carrello con 16 computur che entra nelle classi, oltre a nuove stampanti multimediali. Abbiamo inoltre potenziato le materie scientifiche: più ore di matematica e scienze in aggiunta all’orario curriculare. Dal prossimo anno la matematica verrà potenziata: questo è un aspetto della riforma che ci piace”.

Lei si definisce una “dirigente dalla mentalità gestionale rigida” come dice la Gelmini?
“Il bilancio delle scuole non è rigido da tempo. Non c’è bisogno di interventi legislativi da quando c’è l’autonomia. Personalmente e anche i genitori l’hanno fatto, abbiamo raccolto l’invito della ministra a cercare sponsor. Abbiamo provato a cercare anche istituti di credito. Purtroppo abbiamo riscontrato una difficoltà delle banche persino a gestire la cassa della scuola: per loro c’era molto lavoro e poco guadagno”.

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30 marzo 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=96845

PEDOFILIA – Non denunciarono abusi su un’alunna: Due insegnanti sotto inchiesta a Enna

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Non denunciarono abusi su un’alunna
Due insegnanti sotto inchiesta a Enna

Le violenze si perpetrarono per anni

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ENNA
Sono due le professoresse
della scuola media di Valguarnera (Enna) indagate dalla procura di Enna perchè, venute a conoscenza dei rapporti tra una loro alunna di 12 anni e due adulti non denunciarono i fatti all’autorità giudiziaria. L’ipotesi che il procuratore di Enna Calogero Ferrotti contesta alle due docenti è «omissione di atti d’ufficio» aggravata perchè commessa da pubblico ufficiale, per non avere presentato denuncia su fatti di rilevanza penale.
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L’inchiesta a carico delle insegnanti è legata a quella che la scorsa settimana ha portato all’arresto di una guardia giurata e di un meccanico accusati di avere abusato sessualmente per almeno due anni di una bimba, fin da quando questa aveva 12 anni. Una delle professoresse si è avvalsa della facoltà di non rispondere, mentre l’altra, sentita nella serata di ieri per oltre quattro ore e mezzo, ha risposto chiarendo la sua posizione. Sarebbe emerso che nel gennaio 2008 alcune compagne di classe della bambina dissero alla professoressa che la loro compagna «aveva un relazione con un adulto».
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La docente sostiene di avere informato dei fatti i docenti e la preside, il giorno successivo in consiglio di classe, ma sembra che di questa presunta «discussione» non vi sia alcuna traccia nel verbale della riunione. La professoressa avrebbe affermato dinanzi al magistrato di avere parlato con l’alunna che negò. Successivamente l’insegnate sarebbe anche venuta in possesso di un bigliettino sul quale erano scritte frasi a contenuto sessuale, informò la preside e venne deciso l’intervento dell’assistente sociale.
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La vicenda sarebbe anche stata portata a conoscenza di un sacerdote, ma nessuno fece la dovuta segnalazione all’autorità giudiziaria. Non si esclude a questo punto che la procura di Enna possa indagare anche altri soggetti che, informati, avrebbero avuto il dovere di denunciare quelli che si profilavano come abusi sessuali su una minore di 14 anni. Dall’inchiesta è emerso che a Valguarnera i rapporti tra la bambina ed i due adulti che avevano con lei rapporti sessuali in auto ed in un garage sarebbero stati argomento di «chiacchiere» fin dal 2007.
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30 marzo 2010
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Giallo Pasolini: è stato ‘Petrolio’ a ucciderlo? / Libri online: Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente

Giallo Pasolini

Il capitolo perduto di ‘Petrolio’ esisteva davvero. Legava la morte di Mattei a una congiura italiana. Un’intuizione che valeva una condanna a morte

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di Carla Benedetti

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Perché un inedito di Pasolini provoca tanto rumore e stranezza di comportamenti? Annunciato il 2 marzo da Marcello Dell’Utri in una conferenza stampa, avrebbe dovuto essere esposto alla Mostra del Libro Antico di Milano il 12 marzo. Ma alla data stabilita l’inedito non c’era. Che le carte di un grande scrittore, conservate a lungo nel segreto di qualche cassa, attirino molta curiosità, è più che naturale. È successo anche con le 11 lettere private di J. D. Salinger. Dopo la sua morte, avvenuta in gennaio, si è deciso di esporle alla Morgan Library di New York, le prime quattro il 16 marzo, le altre il 13 aprile. La notizia ha avuto grande eco sulla stampa internazionale. E il 16 marzo le lettere erano lì. E certo ci saranno anche le altre, alla data prevista. Ma in Italia le cose vanno in un altro modo. Dell’Utri si giustifica così: il clamore sorto attorno alla notizia ha “spaventato” chi gli aveva mostrato e promesso l’inedito. Anche le lettere di Salinger hanno suscitato clamore, ma nessuno si è tirato indietro per questo. C’è anche chi pensa che l’annuncio del senatore Dell’Utri, imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, fosse un avvertimento in codice, rivolto a non si sa chi.

Comunque sono andata alla Mostra di Milano a vedere con cosa avessero rimpiazzato l’inedito. In una teca di vetro, assieme alle prime edizioni delle opere di Pasolini, c’era ‘Questo è Cefis’, di cui dirò dopo. E accanto, un libro ancora più strano, intitolato ‘L’uragano Cefis’. Autore Fabrizio De Masi, editore non si sa, perché il nome in copertina e sulla costola era coperto di bianchetto. La didascalia diceva ‘a cura di L. Betti, G. Raboni e F. Sanvitale’. Non poteva essere. Ho chiesto perciò di poter aprire quel libro. Sono andati a cercare il curatore, ma non sono riusciti a trovarlo. Poi mi hanno detto, un po’ imbarazzati, che per ordini superiori quel libro non si poteva mostrare.

Ma torniamo all’inedito. Dell’Utri dice che è un capitolo trafugato di ‘Petrolio’, l’opera a cui Pasolini stava lavorando al momento della morte. Precisamente quello intitolato ‘Lampi sull’Eni’, di cui nell’edizione in volume è rimasto solo il titolo e una pagina bianca. Come si poteva allora pensare che un simile scoop non avrebbe scatenato l’attenzione di tutti i giornali? Pasolini non è meno noto di Salinger, né meno avvolto di mistero. Di Salinger si ignora quasi tutto sulla vita. Di Pasolini si ignora quasi tutto sulla morte. Nonostante siano passati 35 anni, ancora non si conoscono né gli autori del delitto né i moventi.

Esiste, certo, una ricostruzione ufficiale, che parla di una rissa di natura sessuale tra due persone e di cui ci si è accontentati per anni. La riportano anche le storie letterarie. Molti letterati ci hanno ricamato su: la “morte poetica” di Pasolini, il suo “capolavoro”! Una morte “sacrificale”, persino “cercata”. Giuseppe Zigaina, amico di Pasolini, ha scritto per Marsilio ben cinque libri, in cui sostiene che lo scrittore avrebbe “organizzato” la propria morte per “entrare nel mito”. Tutto questo oggi suona grottesco, persino ambiguo. Quella versione, che tanto piace ai letterati, si è rivelata sempre più come una copertura, servita a sviare le indagini e a celare un altro tipo di delitto. Già il tribunale di primo grado condannò il diciassettenne Pino Pelosi assieme a ignoti, lasciando aperte molte domande. Ma poi, nel 2005, scontata la pena, Pelosi ha ritrattato, e ha detto di essersi accusato dell’omicidio perché sotto minaccia. Sono emerse anche altre testimonianze a suo tempo trascurate dagli inquirenti. Sono venute allo scoperto le negligenze e le coperture che hanno accompagnato fin dall’inizio tutta la vicenda. Molti le hanno raccontate: Gianni Borgna e Carlo Lucarelli nel saggio ‘Così morì Pier Paolo Pasolini’ (‘Micromega’ n. 6, 2005); Gianni D’Elia in ‘L’eresia di Pasolini’ e ‘Il petrolio delle stragi’ (Effigie, 2005 e 2006); Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza in ‘Profondo nero’ (Chiare lettere, 2008). Dopo la ritrattazione di Pelosi il Comune di Roma, con Veltroni sindaco e Borgna assessore alla Cultura, si è costituito parte offesa. Ma la Procura non ha ritenuto necessarie nuove indagini. C’è stato un appello lanciato dalla rivista ‘Il primo amore’ (n. 1, 2006) per chiedere la riapertura del processo, firmato da un migliaio di persone in Italia e all’estero, e presentato al presidente della Repubblica. E nel 2009 una nuova istanza è stata depositata alla Procura di Roma dall’avvocato Stefano Maccioni e dalla criminologa Simona Ruffini.

La storia d’Italia è piena di capitoli oscuri: bombe, omicidi, finti suicidi, sparizioni, finti incidenti, Mattei, De Mauro, Feltrinelli, Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino, Rostagno, Ilaria Alpi, D’Antona, Biagi, Michele Landi, Ustica… A ogni morte un fascicolo distrutto, un memoriale scomparso, un computer manomesso. Anche l’omicidio di Pasolini è uno di quei capitoli bui? Lo strano caso del manoscritto annunciato e ritirato si inserisce in questo quadro.

‘Petrolio’ uscì postumo da Einaudi nel 1992, 17 anni dopo l’omicidio, un ritardo solo in parte giustificato dall’incompiutezza del manoscritto. A curarne l’edizione furono Graziella Chiarcossi (erede di Pasolini, e moglie dello scrittore Vincenzo Cerami), Maria Careri e Aurelio Roncaglia. Secondo la Chiarcossi (intervistata da Paolo Mauri su ‘Repubblica’ del 31 dicembre 2005) Pasolini ha lasciato in bianco quel capitolo. Eppure in una pagina di ‘Petrolio’ quel capitolo viene richiamato come se fosse già scritto: “Per quanto riguarda le imprese antifasciste (.) della formazione partigiana guidata da Bonocore (Enrico Mattei, nella finzione del romanzo) ne ho già fatto cenno nel paragrafo intitolato ‘Lampi sull’Eni’, e ad esso rimando chi volesse rinfrescarsi la memoria” (p. 97). Nico Naldini, cugino e biografo di Pasolini, intervistato il 5 marzo su ‘il Giornale’ e ‘l’Avvenire’, ribadisce la negazione: “Per quanto ne so, non esiste alcun capitolo scomparso di ‘Petrolio’, con risvolti inquietanti sull’Eni”. Eppure della scomparsa di quel capitolo si sospetta da tempo, anche perché, stando alle dichiarazioni di Pasolini, ‘Petrolio’ avrebbe dovuto essere molto più lungo di quello che ora abbiamo. Ma quel che stupisce è la frettolosità, anche da parte di alcuni giornali, nel negare che questo inedito possa esistere, e nell’irridere chi chiede spiegazioni.

Mentre la convinzione che il capitolo esiste si fa strada tra molti (anche il curatore dell’esposizione pasoliniana alla Mostra, Alessandro Noceti, su ‘il Giornale’ del 4 marzo dice che quelle pagine “erano all’interno di una cassa. La cassa apparteneva ad un Istituto che ne è anche proprietario”), Walter Siti, curatore dell’Opera omnia di Pasolini (Meridiani, Mondadori), intervistato da Francesco Erbani su ‘Repubblica’ del 4 marzo, non pare scosso da dubbi: “La stessa idea di un capitolo mancante contrasta con la struttura di ‘Petrolio’, un testo già di per sé così lacunoso”. Giusto, di lacune ce ne saranno diverse. Ma cosa pensa il curatore di quella in particolare? L’edizione sua e di Silvia De Laude, molto accurata nelle note filologiche, non nota niente sul perché Pasolini rinvii il lettore proprio a quel capitolo in bianco.

Ma le stranezze non finiscono qui. Se quelle pagine esistono, da chi e come sono state prese? Graziella Chiarcossi nega che ci sia stato un furto di carte nella casa di Pasolini, in cui viveva con il cugino. E lo nega anche Naldini. Ma un altro cugino, Guido Mazzon, sostiene che il furto ci fu. Ne aveva già parlato D’Elia nel suo libro. E ora Mazzon lo riconferma a Paolo Di Stefano sul ‘Corriere della Sera’ del 4 marzo. “Nel ’75, dopo la tragedia di Pier Paolo, Graziella chiamò mia madre per dirle di quel furto. Quando mia madre me lo riferì, pensai: ‘Accidenti, con quel che è capitato ci mancava pure questa’. E pensai anche: ‘Strano però, che senso ha andare a trafugare le carte di un poeta?'”.

Ma cosa ci sarebbe di tanto inquietante in quelle pagine? Appena uscito, ‘Petrolio’ suscitò un grande dibattito e molta attenzione tra i critici. Io stessa, assieme a Maria Antonietta Grignani, gli dedicammo nel 1993 un convegno all’Università di Pavia. Si trattava di un’opera assai insolita, sia per la forma sia per il contenuto. Non è scritta come lo sono normalmente i romanzi. Non c’è un narratore che racconta una storia, ma un autore che costruisce man mano il progetto di un romanzo da farsi. Ed è in questa forma che Pasolini pensava di pubblicarlo. Egli aveva del resto già sperimentato questa peculiare forma-progetto in opere cinematografiche come ‘Appunti per un film sull’India’ e ‘Appunti per un’Orestiade africana’. E anche nella ‘Divina mimesis’, data alle stampe poco prima della morte. Quanto al tema, a me è sempre apparso come un’opera sul potere, che cerca di renderlo visibile in tutte le sue forme, attraverso visioni. Vi si parla anche di stragi, di bombe alla stazione, dell’Eni, che Pasolini considera “un topos del potere”. E anche della morte di Mattei. Non potevano del resto mancare questi ingredienti in un libro intitolato ‘Petrolio’, il vello d’oro di oggi, per il quale si fanno le guerre e viaggi in Oriente, come li fece Mattei, come un tempo li fece Giasone con gli Argonauti (altro tema del libro). All’Eni avrebbero dovuto essere dedicati dieci appunti, dal 20 al 30, tutti però mancanti, eccetto il 22 e il 23. Ne è rimasto però uno schema riassuntivo finale. Si intitola ‘Storia del problema del petrolio e retroscena’, che contiene uno specchietto e questa annotazione: “In questo preciso momento storico (.) Troya (nome nella finzione dato a Cefis) sta per essere fatto presidente dell’Eni: e ciò implica la soppressione del suo predecessore (caso Mattei)”. E poco dopo scrive: “Inserire i discorsi di Cefis”. Quindi Pasolini spiega il delitto Mattei in modo diverso da quello più accreditato. Non chiama in causa gli interessi americani, le sette sorelle, l’Oas, i servizi segreti. No. Mattei è stato ucciso per far posto a Troya, cioè a Cefis. Chi prese quelle carte doveva essere a conoscenza del contenuto. Ma non lavorò alla perfezione. Forse per la fretta lo schema gli sfuggi?

Nel gennaio 2001 lessi su ‘la Stampa’ un articolo sulla morte di Mattei. Parlava di nuove indagini del giudice Vincenzo Calia della Procura di Pavia. Con un lavoro di anni aveva ricostruito questo scenario: Mattei fu fatto fuori da un’oscura regia politico-istituzionale tutta interna all’Italia, di cui Cefis teneva le fila. Le stesse conclusioni di Pasolini 25 anni prima. E probabilmente le stesse a cui era giunto Mauro De Mauro, il giornalista scomparso a Palermo nel 1970, a cui il regista Francesco Rosi chiese di indagare sugli ultimi giorni di Mattei per il film che stava girando. L’articolo parlava di ‘Petrolio’ e per questo attirò la mia attenzione. Il magistrato aveva inserito nell’istruttoria la pagina con lo specchietto.

Ho incontrato il giudice Calia a Roma nel 2003 a un convegno su Pasolini. Tra i relatori c’era anche il senatore Giovanni Pellegrino, ex presidente della Commissione parlamentare sulle stragi, che sottolineò l’esattezza delle conclusioni di Pasolini in ‘Petrolio’ riguardo alla duplice natura delle stragi. Finito il convegno ci fermammo a parlare con Calia, seduti a un tavolo, con Borgna, D’Elia, e altre due persone di cui non ricordo. Quella conversazione andò avanti per ore. Calia aveva portato uno strano libro, ‘Questo è Cefis’: proprio il volume che ho visto alla Mostra di dell’Utri. Pubblicato nel 1972 con lo pseudonimo di Giorgio Steimez dall’Agenzia Milano Informazioni, di Corrado Ragozzino. Finanziato da Graziano Verzotto, amico di Mattei, con funzione di avvertimento o di minaccia nei confronti di Cefis, il libro fu fatto subito sparire dalla circolazione. La moglie di Calia l’aveva trovato per caso su una bancherella. E ci spiegò, testo alla mano, che nell’Appunto 22 (‘Il cosiddetto impero dei Troya’), le informazioni di Pasolini su Cefis venivano da lì. Ricordo la serietà e la sobrietà del magistrato, da cui traspariva un’alta statura umana. Io dissi qualcosa sulla ‘Divina Mimesis’, il cui autore si dà per “morto, ucciso a colpi di bastone a Palermo”. La sua reazione fu di voler andare immediatamente in libreria a comprare quel libro, che non conosceva. Ma erano già le dieci di sera. Era convinto che si riferisse a De Mauro (non al Gruppo 63, ostile a Pasolini, e riunitosi a Palermo, come leggono molti critici). A un certo punto posi al magistrato una domanda diretta: “Ma è possibile che facciano fuori uno scrittore?” La risposta fu: “Possibilissimo. E se vuole la mia opinione, io ne sono convinto”. Quelle parole mi lasciarono un segno e un senso di vertigine.

Se quelle pagine venissero recuperate, non sarebbero solo un prezioso ritrovamento letterario. Finché l’assassino siede sul trono di Danimarca, il fantasma del re ucciso non ha pace. E nemmeno il figlio. Non ci sarà pace finché il mondo resterà così fuori dai cardini, con i colpevoli impuniti e le storie letterarie che raccontano di Pasolini ucciso mentre tentava di violentare un ragazzo.

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L’inchiesta è aperta

Prima un’interrogazione al ministro Bondi per avere risposte sul mistero del capitolo scomparso. Poi una lettera aperta al ministro della Giustizia per chiedere una revisione del processo a Pelosi.

Così Walter Veltroni chiede chiarezza sul nuovo episodio dell’affaire Pasolini. Tutto nasce da alcune pagine che nessuno può ammettere di avere posseduto senza rischiare un’accusa di ricettazione. …

Leggi tutta la scheda

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29 marzo 2010

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/giallo-pasolini/2123909&ref=hpsp

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Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente – di Giorgio Steimetz, Agenzia Milano Informazioni, 1972

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01 Le due potenze occulte del pozzo d’oro nero
02 Gli strumenti dell’imperialismo
03 L’uomo vestito d’amianto
04 La fiera delle vanità, anno XVIII dell’Eni
05 Il mestiere del padrone di case
06 I diagrammi politici del carbonaro rosso-nero
07 La Montecefis. Il disguido
08 Nuovi fasti del ribaltatore
09 Le piste a ostacoli
10 Il pio marchingegno
11 Le oche del Campidoglio per Eugenio Cefis
12 Un taumaturgo chiamato Eugenio Cefis. Il re del trapezio
13 Il poliedrico ingegno del capitano d’industria
14 “L’anonima Cefis e C.” Il clan del mandarino
15 Altri capoversi. Per un apologo morale
16 Feudi e vassalli del gran barone
17 Le varie ed eventuali del cavaliere d’industria
18 “L’Anonima Metano” – Gli allegri squadroni
19 Nell’orbita del sole nascente
20 Ultimo round per il k.o.

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fonte:  http://leconomistamascherato.blogspot.com/2009/05/questo-e-eugenio-cefis-reloaded.html

Pdl- Lega, La Russa gela Bossi: “A Milano niente sindaco del Carroccio”

Il coordinatore del Popolo delle Lbertà dopo che il senatur si è autocandidato
“Nel capoluogo lombardo hanno il 14 per cento dei voti, non se ne parla”

Pdl- Lega, La Russa gela Bossi
“A Milano niente sindaco del Carroccio”

Pdl- Lega, La Russa gela Bossi  "A Milano niente sindaco del  Carroccio"
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MILANO – Il giorno dopo il voto regionale il Pdl fa quadrato attorno a Silvio Berlusconi. Il boom leghista al Nord e la decisa flessione in termini numerici del Popolo delle Libertà sembra non scalfire più di tanto i berluscones. Da Cicchitto a Bonaiuti, gli uomini più vicini al premier insistono nel dire che é stato il Cavaliere, con la sua “discesa in campo” negli ultimi giorni di campagna elettorale, a dare la svolta alle Regionali. Nessuno sembra voler sottolienare, almeno pubblicamente, il brusco calo di voti del partito.
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Sul versante della competizione col Carroccio, poi, la tensione sembra destinata a salire. Ieri Bossi ha detto, esplicitamente, di volere per sè la poltrona di primo cittadino di Milano. Una richiesta che oggi Iganzio La Russa respinge al mittente: ”Il Carroccio, sa benissimo che, nonostante la disponibilità del tutto teorica di Bossi a fare il sindaco, Milano non è in discussione. Il Pdl in Lombardia ha vinto la battaglia più insidiosa: quella con la Lega visto che la sinistra non è pervenuta. La Lega a Milano ha il 14%: apprezzo la sua capacità di erodere voti alla sinistra, ma non a noi specie a Milano”.
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A gettare acqua sul fuoco ci pensa Roberto Calderoli: “Berlusconi e il governo escono ultrarafforzati. La garanzia per il premier è la cassaforte della Lega. La miglior garanzia per lui sono i nostri voti”.
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30 marzo 2010
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La stupore della stampa estera: «L’Italia vira a destra»

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La stupore della stampa estera: «L’Italia vira a destra»

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di Elysa Fazzino

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L’Italia “vira a destra”, la coalizione di Berlusconi “smentisce i pronostici” e avanza, “il vero vincitore è la Lega Nord”. E per il centrosinistra è una “vittoria di Pirro”. I titoli della stampa estera sull’esito delle elezioni regionali italiane mostrano una certa sorpresa. Dopo una campagna elettorale segnata da scandali e dal calo di popolarità del premier, gli osservatori stranieri si aspettavano un voto-sanzione per il centrodestra.

“Silvio Berlusconi tiene testa alla sfida dell’opposizione, la coalizione vira a destra”, titola il Times di Londra. “L’equilibrio di potere all’interno della coalizione – scrive Richard Owen – si sposta verso la Lega Nord, partito di destra e anti-immigrazione”. Il centrodestra ha fatto meglio del previsto in un voto considerato un test di popolarità per Berlusconi.

Tuttavia “ci sono stati segni di crescente disillusione tra gli elettori, dopo una serie di scandali di sesso e corruzione, i timori per i posti di lavoro e l’economia in crisi”. La partecipazione al voto è stata del 65%, quasi otto punti in meno rispetto a cinque anni fa. La Lega Nord aumenta la sua fetta elettorale e diventa un alleato “sempre più potente”.

Gli alleati di destra sono «i veri vincitori» delle elezioni, sottolinea l’Independent. “Berlusconi potrebbe affrontare una lotta di potere nel governo dopo un voto deludente”. Il premier, scrive Michael Day, «ora si inquieterà della minaccia proveniente dal suo fianco destro», da una Lega Nord “imbaldanzita”.

Lo spostamento di potere nella coalizione al governo “renderà più difficile per Berlusconi spingere avanti le sue riforme costituzionali”. Il primo ministro – ricorda l’Independent – vorrebbe introdurre un taglio dei seggi in Parlamento e una riforma del sistema giudiziario.

“Ma la crescita della Lega preoccuperà il premier”. I leghisti “avranno le loro priorità per le riforme, come una maggiore autonomia per il Nord Italia, e ciò significa che alcuni del campo di Berlusconi dovranno andare nei posti dietro”, afferma Franco Pavoncello, professore di scienze politiche alla John Cabot University di Roma. Altrettanto preoccupante per Berlusconi è il calo della partecipazione. Il “sempre abbronzato” leader “ha perso un po’ del suo smalto”.

“Berlusconi ottiene vincite” e strappa quattro regioni al centrosinistra: così il Financial Times sintetizza l’esito dell’aspra contesa. Ma i veri vincitori – sottolinea Guy Dinmore – sono il “non voto” del 35% degli italiani che non sono andati alle urne e la Lega Nord, che si è rivelato in passato un difficile partner di coalizione.

“L’impressionante vittoria
della Lega nel Nord – continua il Ft – è avvenuta a spese dei due principali partiti e potrebbe cambiare l’equilibrio di potere nella coalizione di Berlusconi”.

“La coalizione di Berlusconi sventa i pronostici”, titola Le Monde con grande evidenza sulla homepage del suo sito. Il centrodestra ha smentito le previsioni negative e si è impossessato di territori controllati dalla sinistra. Ha vinto in sei regioni, di cui quattro strappare all’opposizione. “Il campo di Berlusconi ha cantato vittoria”, mentre alla vigilia si aspettava alla meglio di guadagnare due regioni.

Lo spagnolo El Mundo punta il richiamo sulla homepage sulla vittoria della Lega Nord. “Non è la prima forza politica del paese, ma poco le manca per mettersi davanti al partito di Berlusconi”. Scrive Irene Velasco: “La Lega Nord, un partito fortemente nazionalista (nella sua pagina web si definisce come un movimento politico per l’indipendenza della Padania) e con risvolti xenofobi è il chiaro grande vincitore delle elezioni regionali italiane”.

La Lega Nord è avanzata perfino in regioni considerate bastione del centrosinistra come l’Emilia Romagna.

Il “trionfo della Lega” – continua El Mundo – pare destinato a “cambiare gli equilibri nell’esecutivo per dare più peso a questa formazione”. Neppure il Cavaliere può cantare vittoria: i principali progressi del centrodestra “sono merito della Lega”, della quale d’ora in poi sarà “ostaggio”.

El Pais titola sulla homepage “Vittoria di misura della sinistra nelle regionali italiane”. La Lega Nord avanza nei feudi altrui, la sinistra mantiene sette regioni su 11. Ma quella della sinistra è una “vittoria di Pirro” spiega il titolo all’interno, poiché la destra le ha strappato quattro regioni arrivando a conquistarne sei. Miguel Mora insiste sul messaggio di “disincanto” mandato a quasi tutta la classe politica. “L’astensionismo è aumentato di quasi otto punti e l’unico partito che è avanzato in voti e consenso è la Lega Nord”.

Le due vittorie in Piemonte e Lazio – sottolinea El Pais – significano che “la destra governerà nelle regioni più popolose e ricche del paese”. C’è però un “grande vincitore della sinistra”: è Nichi Vendola, governatore della Puglia, “comunista, cattolico e omosessuale”.

“La destra avanza nelle regioni nonostante la campagna anti-Berlusconi” titola il sito spagnolo Abc. Veronica Becerril parla della “sorpresa” arrivata quando la squadra di Berlusconi ha annunciato la vittoria in Lazio e Piemonte.

Il New York Times sottolinea le “significative e inaspettate vincite” della coalizione di centrodestra di Berlusconi. Il centrosinistra mantiene il controllo su sette regioni, ma perde per pochi voti percentuali due regioni chiave, il Piemonte e il Lazio. I commentatoti politici – osserva Elisabetta Povoledo – concordano nel dire che i risultati della Lega Nord potrebbero avere un effetto significativo sull’equilibrio di potere nella coalizione e “spostare l’agenda verso il federalismo fiscale e la devolution”.

Il voto si è trasformato in un “referendum di mid-term” su Berlusconi. E il premier ha fatto campagna assidua. Ma più che affrontare problemi locali – continua il Nyt – queste elezioni saranno ricordate per gli scandali di corruzione e per quello che non è stato detto, “almeno sulla televisione nazionale”.

Il Wall Street Journal fin da ieri sera dava come vincitrice la coalizione di Berlusconi. Un risultato che – secondo il Wsj – potrebbe dare al governo la spinta per mantenere le promesse di semplificare il sistema fiscale e portare avanti il piano di dare più poteri alle regioni.

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30 marzo 2010

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2010/elezioni-regionali/regionali-aggiornamenti/visti-da-lontano-elezioni-regionali-2010-italia-destra-300310.shtml?uuid=e38114fc-3bd6-11df-ae00-7e616406e75c&DocRulesView=Libero