Partigiani-Lega, è guerra sul 25 Aprile / Vasco Errani: Il nostro 25 aprile

Partigiani-Lega, è guerra sul 25 Aprile

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L’Anpi: razzisti, a voi mai la nostra tessera. Il Carroccio: è da fascisti, i nostri padri hanno fatto la Resistenza

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VENEZIA — Alla vigilia delle celebrazioni del 25 Aprile è scontro tra l’Associazione nazionale partigiani d’Italia e la Lega. La miccia l’ha accesa il presidente trevigiano dell’Anpi, Umberto Lorenzoni, che non ha rinnovato la tessera al sindaco di Mogliano Giovanni Azzolini, transitato dal centrosinistra al Carroccio e accusato di non voler suonare «Bella Ciao» alla festa della Liberazione (veto ora ritirato). «I leghisti non possono iscriversi alla nostra associazione — scandisce Lorenzoni—non ne condividono il rispetto per la Costituzione, che il ministro Roberto Calderoli vuole stravolgere, la difesa dei principi di uguaglianza e di solidarietà. In certe manifestazioni propagandano il razzismo e poi discriminano i poveri, accettando di aiutare solo quelli italiani, non danno da mangiare ai bambini che non hanno i soldi per pagare la mensa scolastica, respingono gli extracomunitari. Ma come fanno a volersi unire a noi, antifascisti e antirazzisti per eccellenza? Nessuno di loro avrà mai la tessera dell’Anpi».

La reazione Un rifiuto che scatena l’orgogliosa reazione della Lega, alle cui posizioni si è avvicinata perfino la Cgil, convinta della necessità di sistemare gli stranieri già presenti in Italia prima di accoglierne altri. «Il 25 Aprile e i valori che rappresenta non appartengono a questo o a quel partito né, tantomeno, sono un’esclusiva dell’Anpi—sottolinea Gianantonio Da Re, sindaco di Vittorio Veneto, Comune premiato con la medaglia d’oro al valor militare—appartengono al popolo. E la Lega è il partito del popolo, come dimostra l’ampio consenso elettorale ottenuto. Ha gli stessi principi di libertà e democrazia rivendicati dall’associazione, ma idee diverse. E mi dispiace veder trasformare la morte di tanti giovani in una battaglia politica. Mio padre era partigiano e io ne sono orgoglioso». «Probabilmente la polemica è l’unico modo per ritagliarsi un ruolo, mai avuto, nelle celebrazioni del 25 Aprile—riflette Francesca Zaccariotto, presidente della Provincia di Venezia e sindaco di San Donà, città decorata con la medaglia d’argento al valor militare per la guerra di Liberazione —. E infatti ogni anno invece di pensare a onorare la festa la strumentalizza. Senza contare che le varie sezioni non si mettono nemmeno d’accordo tra loro: a me l’associazione partigiana consegna la tessera dal 2003, come primo cittadino, e non l’ha mai tolta. Se lo farà, ne prenderò atto senza drammi. Non rispondiamo alle provocazioni, per noi risponde il popolo, che ci ha votato: la Lega è il partito del popolo». Quanto poi all’accusa mossa al partito di Bossi di legare il 25 Aprile più alla festa di San Marco che alla Liberazione, la Zaccariotto precisa: «Io onorerò la ricorrenza nazionale, come sindaco, e non andrò a Venezia. Ma ricordare il patrono è ugualmente importante, perchè rappresenta un momento di unione, per la famiglia e per la città. La soluzione migliore è integrare le due feste, segno di forza e non di debolezza». «La celebrazione di San Marco è storicamente più antica—puntualizza Gian Paolo Gobbo, sindaco di Treviso e segretario della Lega — per noi è una giornata di grande importanza, rispetto e ricordo. Ma ciò non ci impedisce di onorare anche l’altro significato del 25 Aprile, cosa che ho sempre fatto. Conosco bene i valori della Resistenza, mio zio era un partigiano combattente, è stato in prigione e ha ricevuto la croce di guerra. Quelli azzardati dall’Anpi sulla Lega sono preconcetti, covati da persone legate ai valori di un tempo ma chiuse nei loro schemi: vanno avanti per stereotipi e ci puntano il dito contro senza conoscerci. Il Carroccio —prosegue Gobbo—è il partito di tutti, degli imprenditori, anche di quelli che si uccidono perchè non riescono a pagare i dipendenti, e degli operai. Prima di parlare, bisogna essere più presenti nella società e più profondi».

Gli altarini Rivela un gustoso dietro le quinte Marzio Favero, assessore alla Cultura della Provincia di Treviso, ente governato dalla Lega. «Da anni eroghiamo fondi all’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea della Marca Trevigiana, del quale faccio parte — dice Favero — Abbiamo anche organizzato una mostra sulla Resistenza, richiesta proprio da Lorenzoni, che poi però l’ha criticata. La Lega non solo non è mai stata contro la Costituzione ma ha chiesto di ritoccarne solo la parte quinta, in nome di quell’autonomia rivendicata dagli stessi partigiani, contro il centralismo statale. La Lega è un partito popolare e tutti i partiti popolari italiani sono debitori all’esperienza della Resistenza. Bella Ciao? — chiude l’assessore — La cantavo da piccolo, con mio papà, dato che il 25 Aprile appartiene a tutti gli italiani. Perchè l’Anpi deve far sentire i leghisti fuori posto? E’ esattamente l’atteggiamento di esclusione che imputano a noi. Eppure le città a più alto tasso di integrazione sono guidate dal Carroccio». D’accordo Gianvittore Vaccari, sindaco di Feltre: «E’ fascista il comportamento di chi ritira la tessera a uno, solo perchè leghista ». Invoca una tregua il governatore Luca Zaia: «Sono almeno 15 anni che l’Anpi rovina ai veneti un giorno di festa doppia con inutili polemiche. Quest’associazione non rappresenta il pensiero comune, è come i Viet Cong, a cui nessuno ha ancora detto che la guerra è finita. Vuole politicizzare il rispettoso ricordo di tanti giovani morti per la libertà e il dolore delle loro famiglie. Tra cui la mia: i fratelli del nonno erano partigiani. Così facendo, l’Anpi trasmette un messaggio negativo ai giovani, perciò invito tutti alla moderazione e a fare un passo indietro».

La sinistra Per una volta si avvicina al partito di Bossi anche Nicola Atalmi, segretario regionale dei Comunisti italiani e iscritto all’associazione partigiani: «Non è giusto negare la tessera a qualcuno solo perchè è del Carroccio. Io sedevo in consiglio comunale a Treviso accanto a un leghista che era stato partigiano. Tale provvedimento deve invece colpire chi non rispetta la storia, la Resistenza, la liberazione e la democrazia. Dico di più: secondo me un leghista che ottiene la tessera dell’associazione poi potrebbe avere problemi a tenere quella del suo partito». Sul fronte Pdl, domenica l’assessore Elena Donazzan parteciperà alla messa in onore delle vittime sulla Foiba «Bus de la Spaluga», a Lusiana (Vicenza).

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Michela Nicolussi Moro
24 aprile 2010

fonte:  http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2010/24-aprile-2010/partigiani-lega-guerra-25-aprile-1602895543779.shtml

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Il nostro 25 aprile

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Ancora una volta il 25 aprile (a 65 anni dal 1945) cade in un momento delicato della nostra storia repubblicana, in cui partiti e istituzioni discutono di riforme sostanziali come il federalismo e la forma di governo, a fronte di una sempre maggiore disaffezione dei cittadini verso i temi della politica partecipata.
Va ricordato che il 25 aprile è una data fondamentale della nostra storia, con la sconfitta del nazifascismo, dei campi di concetramento, la fine della guerra, la nascita della libertà e della democrazia in Italia. Una pagina densa di valori di grande attualità, alla quale l’Emilia-Romagna e la sua gente hanno dato un contributo essenziale.

Nei valori espressi dalla Resistenza e del 25 aprile affondano le radici la scelta repubblicana e la nostra Costituzione, la Carta fondamentale che ci offre molte sagge risposte agli interrogativi che incontriamo nel nostro percorso civile: che valore ha il lavoro nella nostra società, che significano le pari opportunità, lo sviluppo equilibrato fra diversi territori e comunità, la partecipazione, i partiti, il voto libero. Che significa dirsi oggi antifascisti e democratici. E tanto di più.

Celebrare il 25 aprile significa riflettere su questi temi, declinare cultura e società di oggi con valori che sono alla base della convivenza, in una realtà così profondamente cambiata come l’attuale. Io personalmente lo farò partecipando alla manifestazione che si svolgerà in piazza del Popolo, a Ravenna, la mia città.

Penso sarà un momento bello, per tutti noi, per ragionare sulla nostra democrazia e su cosa resta della Resistenza nel nostro impegno quotidiano. Credo ci sia un lascito importante in quel moto di ribellione alla dittatura, di rinascita morale e anche di difesa della propria terra, della propria casa, della propria famiglia, come ci ha ricordato il film di Giorgio Diritti sulla strage di Marzabotto. Un lascito, in particolare per i giovani, che ci chiede di difendere sempre con fermezza, come dice il presidente Giorgio Napolitano “la democrazia insieme alla dignità e all’indipendenza del nostro Paese.

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fonte:  http://www.presidenterrani.it/

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