Archive | maggio 2010

Gaza Freedom Flotilla – Infopal: Gli italiani sulle navi attaccate sono ‘spariti’ / Civili sotto attacco. I numeri per i contatti per avere notizie / On-board video

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Infopal: Niente notizie degli italiani sulle navi attaccate

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Milano, 31 mag. (Apcom) – “Malgrado le varie agenzie stampa italiane ripetano che gli italiani sequestrati dalle autorità israeliane ‘stanno bene’, la famiglia di Angela Lano, direttrice di Infopal.it, informa che la Farnesina e l’Ambasciata d’Italia in Israele non sono in possesso di informazioni al riguardo: i cittadini italiani a bordo della Freedom Flottilla sono pertanto ‘spariti’ a tutti gli effetti”. E’ quanto si legge sul sito dell’agenzia di stampa online Infopal, il cui direttore Angela Lano si trovava su una delle navi della flotta assaltata la notte scorsa dall’esercito israeliano. “Il porto di Ashdod, infatti, dove sono state condotte la navi della Freedom Flotilla, è stato dichiarato ‘zona militare’ dalle autorità israeliane e nessuno può entrarvi, tanto meno i giornalisti” continua il comunicato pubblicato sul sito edito dell’associazione senza fini di lucro che pubblica notizie su quanto accade in Palestina, concludendo che “Israele si rifiuta inoltre di fornire la nazionalità dei sequestrati, pertanto le stesse ambasciate in Israele non possono comunicare alcuna informazione precisa al loro riguardo”.

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fonte:  http://www.apcom.it/news/rss/20100531_221302_14a45c2_89657.html

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On-board video of Gaza Freedom Flotilla storm, aid workers & Israeli troops clash

RussiaToday — 31 maggio 2010 — Follow latest updates at http://twitter.com/RT_com and at http://www.facebook.com/pages/RT/3266…
The Israeli Navy have attacked a flotilla of ships carrying humanitarian aid and international activists to Gaza. Reports say up to 20 people were killed and dozens injured as Israeli commandos stormed the vessels over a hundred kilometres off Gaza’s coast. Some of the ships have been towed to the Israeli port city of Ashdod.

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Civili sotto attacco

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Scritto da Free Gaza Team | 31 Maggio 2010
Posted in Press releases

(Cypro, 1 Giugno 6:30 am) Nel buio della notte, commandos Israeliani sono scesi da un elicottero sulla nave passeggeri Turca,  Mavi Marmara, ed hanno iniziato a sparare nel momento stesso in cui i piedi hanno toccato il ponte. Hanno sparato direttamente sulla folla di civili che dormivano. In base al video in diretta dalla nave, due sono stati uccisi e 31 feriti. AlJazeera ha appena confermato i numeri.

Il video mostra i soldati Israeliani sparare contro i civili, e il nostro ultimo segnale SPOT diceva:  “AIUTO, siamo stati contattati dagli Israeliani.”

Non sappiamo nulla delle altre cinque navi. Israele dichiara di aver preso le navi.

La Coalizione del Free Gaza Movement (FG), European Campaign to End the Siege of Gaza (ECESG), Insani Yardim Vakfi (IHH), the Perdana Global Peace Organisation , Ship to Gaza Greece, Ship to Gaza Sweden, e la International Committee to Lift the Siege on Gaza si appellano alla comunità internazionale affinchè pretendano che Israele ponga fine al brutale attacco a civili che trasportano aiuti vitali ai Palestinesi di Gaza imprigionati e consentano alle navi di proseguire.

L’attacco è avvenuto in acque internazionali, a 75 miglia dalla costa Israeliana, in diretta violazione della legge internazionale.

Contatti:

  • Greta Berlin – +357 99187275  iristulip@gmail.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
  • Mary Hughes,  +357 96 38 38 09  daisydozy@gmail.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
  • Audrey Bomse, +357 96489805  audreybomse@hotmail.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
  • Dr. Arafat Shoukri, Director, Council for European-Palestinian Relations (CEPR) Tel: +32 2503 5402 M:+44 7908 200 559  arafat@savegaza.eu

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fonte:  http://www.freegaza.org/it

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Intercettazioni, scontro Fini-Schifani. Il testo rinviato in Commissione

Intercettazioni, scontro Fini-Schifani
Il testo rinviato in Commissione

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Perplessità dell’ex leader di An: «Il Parlamento rifletta ancora». Altolà del presidente del Senato: «Io i giudizi non li ho mai dati». Il Pd: «Norma contro la libertà»

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ROMA
Gianfranco Fini va all’attacco del ddl sulle intercettazioni.
Così com’è non va, dice il presidente della camera biasimando il compromesso raggiunto al Senato e preannunciando modifiche alla Camera. Renato Schifani reagisce stizzito a quella che viene vissuta come un’ invasione di campo compiuta da Fini, rimproverandolo di essere sceso sul terreno delle valutazioni politiche, abdicando al suo ruolo super partes.

Il duello viene innescato quando Fini decide di rompere il silenzio e di palesare i suoi »dubbi« sul disegno di legge sulle intercettazioni. Ne parla durante la sua visita a Santa Margherita ligure, puntando l’indice contro il limite massimo di 75 giorni oltre il quale, salvo i reati più gravi, non sarà più possibile mettere le utenze sotto controllo. Si chiede, retoricamente, il presidente della Camera: «si capisce che se il giorno successivo al settantacinquesimo accade qualcosa, non si può continuare?».

Secondo Fini, su una meteria del genere, non bisogna intervenire «con la mannaia», nè tantomeno «con la sciabola»; semmai con il fioretto.

Dunque «è opportuno che il Parlamento rifletta ancora»; e se al Senato non cambieranno le cose allora a Montecitorio bisognerà riaprire la partita: «Se i deputati alla Camera lo riterranno necessario si potrà intervenire», assicura.

Schifani trasecola e risponde a muso duro. «Da quando sono presidente del Senato – dice ai giornalisti in una pausa della discussione sul ddl – non mi sono mai occupato di dare valutazioni politiche nel merito di argomenti all’esame di questo ramo del Parlamento. Il ruolo del presidente del Senato è quello di assicurare il rispetto delle regole e dei diritti di maggioranza e di opposizione: è un dovere di terzietà. Men che meno mi sono mai sognato di fare giudizi di merito su argomenti all’esame dell’altro ramo del Parlamento».

Uno schiaffo in piena regola, al quale Fini reagisce senza porgere l’altra guancia ma passando al contrattacco, con queste parole: «Ho rispetto totale per l’autonomia del Senato. Il presidente Schifani non può però fingere di non sapere che prima di presiedere la Camera ho contribuito a fondare il Pdl di cui anch’egli è espressione». Quindi l’affondo finale: «Sulle questioni relative alla legalità e all’unità nazionale non ho intenzione di desistere dallo svolgere un ruolo politico».

Schifani controreplica sottolineando che da quando è presidente del Senato ha sposato la causa della «terzieta» astenendosi dall’intervenire sui provvedimenti all’esame dell’assemblea, come invece faceva «con il massimo sfogo» durante gli anni passati a fare il capogruppo.

Nella sua battaglia per cambiare il ddl sulle intercettazioni, Fini può contare sui fedelissimi del “Secolo”, che anche in questa occasione gli sono vicini: «Fini è stato eletto presidente della Camera anche per il ruolo politico che ha svolto e al quale non ha nessuna intenzione di abdicare» scrive il quotidiano rispondendo alle critiche del vice presidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello.

Contro Fini, il vicecapogruppo del Pdl alla Camera Osvaldo Napoli, che lo accusa di sostenere «le posizioni di nicchia dei pm». Duro anche Gasparri: «Se uno si legge le carte e guarda al merito – dice – vedrà che al Senato la norma sul limite dei 75 giorni è più severa di quella approvata alla Camera dopo un anno di dibattito». Con il presidente della camera, invece, è il Pd: «Difficile dare torto a Fini», dice la presidente dei senatori democratici Anna Finocchiaro.

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31 maggio 2010

fonte:  http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201005articoli/55530girata.asp

Aumentano le fumatrici: in Italia sono più di 5 milioni / Agli uomini piacciono le donne che fumano

Aumentano le fumatrici: in Italia sono più di 5 milioni

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ROMA (31 maggio) – Emergenza rosa per il fumo. Cresce il numero di fumatrici e si assottiglia la differenza tra sessi di fronte alle “bionde”. Per la prima volta, nel nostro Paese, si è raggiunta quasi la parità tra uomini e donne con il vizio. E le signore sono anche più restie a smettere. Lo rivela il Rapporto annuale sul fumo in Italia, realizzato dall’Osservatorio Fumo Alcol e Droghe dell’Istituto Superiore di Sanità. i risultati dell’indagine sono stati presentati oggi in occasione del dodicesimo “Convegno Nazionale Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale – Giornata Mondiale Senza Tabacco”.

Un trend, quello del fumo al femminile, che coinvolge tutto il pianeta . Non a caso l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha puntato l’obiettivo sulle fumatrici per celebrare il World No-Tobacco Day, in corso oggi, dal titolo Gender and tobacco with an emphasis on marketing to women – Le strategie di marketing del tabacco rivolte alle donne.

Le donne sono circa il 20% di oltre un miliardo di fumatori nel mondo. Ma la cifra è destinata ad aumentare. In Italia le fumatrici sono 5,2 milioni (19,7%), gli uomini 5,9 milioni, (23,9%). Le signore che hanno detto addio alle «bionde» sono 2,6 milioni (il 9,8% di ex fumatrici), gli uomini 3,9 milioni (il 15,7). Si fuma di più nella fascia d’età tra i 45 e i 64 anni, l’età media della prima sigaretta è 17 anni. Secondo un’indagine realizzata con un pool di Asl rappresentative delle Regioni, la percentuale media dei fumatori è del 28,74% nel 2009. Ci sono però ampie differenze regionali con una diminuzione dei fumatori in alcune regioni del Nord e un aumento in quelle del Sud. Il Veneto è la regione più virtuosa con il 24,88% di fumatori. La percentuale più alta spetta all’Abruzzo con il 31,56%.

Proprio alle donne è dedicata l’iniziativa della Fondazione Umberto Veronesi No Smoking Be Happy, un programma educativo centrato sui benefici del non fumare. La campagna prevede anche una Mostra multisensoriale. Si tratta di una grande installazione a forma di sigaretta attraverso la quale è possibile effettuare un percorso virtuale dentro il corpo umano per osservare, sentire, annusare e toccare quello che il fumo provoca all’interno del corpo. La Mostra itinerante è già partita da Milano toccando varie città, nei prossimi mesi sarà inaugurata a Firenze e Torino.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=104325

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LE FUMATRICI SONO SEXY

AGLI UOMINI PIACCIONO LE FUMATRICI

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Non per niente, nell’immaginario collettivo, una donna che fuma è una donna calda, inquieta, viziosa (in senso buono), che ha bisogno appunto del fumo per calmarsi, e contenere così la sua esuberante sensualità, cosa che, per certi versi e in qualche caso, può essere anche vera. Solo che in realtà il fumo, anziché calmare la sessualità della donna, la accentua ancor di più e la valorizza, rendendola più intrigante e maliziosa agli occhi sia degli uomini che (perché no?) delle altre donne. Noi fumatrici siamo più sexy: e pensare che qualcuno vorrebbe metterci al rogo come streghe medioevali!
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dal blog di

Le mie foto

Aurora Rosati
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fonte:  http://smokerwomen.blogspot.com/

È arrivato l’uragano Agatha, morte e distruzione in Guatemala

È arrivato l’uragano Agatha,
morte e distruzione in Guatemala

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Una violenta tempesta tropicale si è abbattuta nelle ultime ore sul Guatemala, lasciando dietro di sé una scia di distruzione e di morte in un Paese già chiamato a fare fronte all’emergenza provocata dall’eruzione del vulcano Pacaya.

La tempesta, che i meteorologi hanno battezzato Agatha, secondo l’ultimo bilancio ha provocato oltre 60 morti nel Paese centroamericano; altre 13 vittime sono state segnalate in Salvador e una in Honduras. La furia degli elementi, inoltre, ha provocato gravi danni anche in alcune regioni del sud del Messico.

Secondo le autorità guatemalteche, Agatha avrebbe perso di intensità, ma la popolazione è stata invitata a restare in guardia e ad adottare tutte le precauzioni possibili, perché il Paese continuerà a essere interessato da forti piogge, con il pericolo di allagamenti e frane.

Oltre 74.000 persone sono state costrette ad abbandonare le loro case. Il governatore del dipartimento di Chimaltengo, Erick de Leon, ha detto che una cinquantina di persone sono morte nel suo distretto; altri 14 morti sono stati segnalati nella cittadina di San Antonio Palopo, a 160 chilometri a sud-est della Capitale.

I soccorritori sono accorsi nelle regioni colpite per tentare di raggiungere alcuni villaggi rimasti tagliati fuori dalle frane, dove si teme possano esserci altre vittime.

Ingrossati a dismisura dalle violente piogge portate da Agatha, diversi fiumi hanno rotto gli argini, allagando città e campagne. Un ponte è stato spazzato via dalla furia delle acque nei pressi di Città del Guatemala e diversi quartieri della Capitale sono rimasti senza elettricità.

Con Agatha, l’eruzione del Pacaya, incominciata giovedì scorso, presenta un problema in più per le autorità: il drenaggio del vulcano è bloccato e gli esperti non sanno ancora valutare che cosa possa comportare l’accoppiata di questi minacciosi fenomeni naturali. Anche ieri il vulcano ha continuato a far uscire lava, ma l’intensità sembrava essere diminuita. L’aeroporto internazionale di Cittàdel Guatemala, chiuso proprio per l’eruzione, non sarà riaperto prima di martedì.

Già si prevedono gravissimi danni alle piantagioni di caffè sia in Guatemala sia in Salvador: le associazioni di categoria, al momento, tengono le dita incrociate e fanno sapere di non essere ancora in grado di quantificare i danni.

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Uragano killer in Guatemala – guarda le foto

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31 maggio 2010

fonte:  http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/mondo/2010/05/31/AMIr7wjD-arrivato_guatemala_distruzione.shtml

Scuola: e se abolissimo la Pasqua?

https://i2.wp.com/blog.scuolaer.it/ImmaginiBlog/2560/Commenti/1be42b7f4eb548a89d4310f37880e38f/buona_pasqua_02.gif

Scuola: e se abolissimo la Pasqua?

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di Leonardo Tondelli

tutti gli articoli dell’autore

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Ma il governo, insomma, è alla frutta? Non sa più dove trovare risorse per l’ordinaria amministrazione? A dare questa impressione sono state le ultime voci fiorite intorno alla Finanziaria. Per esempio quel famoso progetto di abolire nove province, pescate un po’ a caso: progetto che dopo poche ore lo stesso Berlusconi si è affannato a smentire. Un’altra voce di questo genere aveva fatto scalpore qualche giorno prima, quando la Gelmini si era detta “molto aperta” a una proposta di legge che proponeva di posticipare ad ottobre l’inizio dell’anno scolastico. La motivazione ufficiale – valorizzare il turismo – non se l’è bevuta nessuno (s’è visto, del resto, quanta sincera preoccupazione nutra Tremonti per il turismo, con la reintroduzione delle tasse di soggiorno). L’unico senso che si poteva dare a una proposta così strampalata era prettamente economico: aprendo i plessi scolastici due settimane più tardi si risparmierebbero un po’ di soldini. Nemmeno così tanti, visto che insegnanti e bidelli di ruolo sono pagati anche quando stanno a casa. Si potrebbe fare qualche contratto in meno ai supplenti, e pagare bollette della luce meno salate. Tutto qui. Insomma, la sensazione è quella di trovarsi di fronte ai trucchetti contabili di un un debitore cronico che si è già venduto l’argenteria. C’è poco da stare allegri.

Per questo, invece della solita ironia a buon mercato
, vorrei per una volta mostrarmi propositivo. Perché sì, cominciare la scuola in ottobre potrebbe persino avere un senso. In certe regioni del sud, perlomeno (e infatti la scelta del primo giorno è, e dovrebbe restare, di competenza regionale). Purché non si rinunci a quei 200 giorni di scuola che sono previsti dalla legge italiana, ancor prima che dalle indicazioni europee. Ma un calendario di 200 giorni, dal primo ottobre alla prima metà di giugno, è plausibile? Qualche giorno fa Salvo Intravaia sulla Repubblica ha provato a simularlo, concludendo che sarebbe praticabile soltanto negli anni con pochi “ponti”. Sono questi ultimi, croce e delizia degli operatori scolastici, a creare le maggiori difficoltà: soprattutto in primavera, quando la doppietta 25 aprile – primo maggio può, a seconda degli anni, tenere chiuse le scuole anche per una settimana in più. Il problema dei ponti primaverili è che anche rinunciandovi sulla carta, si rischia di tenere aperte le scuole per metà degli studenti: uno spreco. Del resto non si può impedire ai genitori che vogliono approfittare dei ponti per una gita al mare di giustificare quattro o cinque giorni di assenza dei loro figli. E allora che si fa? Io ho una teoria.

Si potrebbe abolire la Pasqua – non la festa, per carità
. Ma quella cade sempre di domenica, non dà nessun problema. Non abolirei nemmeno la pasquetta, in fondo è soltanto un lunedì, non rischia di trasformarsi in un ponte “lungo” come le feste nazionali che cadono il martedì o il giovedì. Eliminerei però tutti i giorni precedenti o successivi: le vacanze di Pasqua, che ogni anno cadono in un momento diverso e rendono anche più complicata la programmazione. In cambio istituirei, come in altri Paesi europei, una settimana di vacanze di Primavera. Mi si dirà: ma cosa cambia? Poco, eppure quel poco sarebbe abbastanza, perché a differenza delle vacanze di Pasqua, quelle di Primavera avrebbero una posizione fissa sul calendario: dal 25 aprile al primo maggio. Sette giorni, tra i quali senz’altro una domenica. È chiaro che in questo modo molti festeggeranno le due feste nazionali in coda in autostrada, ma questo in fondo accade già. In compenso il calendario diventerebbe meno ballerino, senza feste mobili e ponti lasciati alla discrezione delle scuole o dei genitori. A quel punto probabilmente le regioni che ritenessero preferibile cominciare in ottobre avrebbero i numeri per farlo: ovviamente dovrebbero stringere un po’ le vacanze di Natale, e forse rinunciare alle feste dei Santi patroni, ma non si può aver tutto.

Si tratta di una proposta così minimalista (in fondo basta spostare qualche giorno di vacanza) che mi chiedo perché non sia già stata avanzata e messa in pratica. Temo che si tratti di una questione di quelle spinose, impigliate nell’inestricabile roveto dei rapporti tra Stato e Chiesa. La Pasqua è la festa più cara ai cattolici praticanti, e meno sentita da tutti gli altri. Toglierle la sua settimana di ferie sembrerà a qualcuno l’ennesimo complotto laicista ai danni delle radici cristiane e blablabla. In realtà si tratta di prendere atto di un problema: le vacanze pasquali sono un po’ scomode. Tant’è che si fanno solo a scuola: chi lavora di solito sta a casa soltanto per pasquetta, e negli altri giorni ha il problema di dove piazzare i bambini. Nessuno vieta ai cristiani praticanti di vivere la loro Pasqua nel modo più santo possibile, ma i non praticanti sono la maggioranza (per tacere di musulmani, atei, buddisti), e di cinque giorni di vacanza a fine marzo o inizio aprile, certi anni, non sanno proprio cosa farsene.

http://leonardo.blogspot.com

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31 maggio 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=99380

LA STORIA – Piccolo apologo sul Paese illegale

La storia – Piccolo apologo sul Paese illegale

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di MICHELE SERRA

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Piccolo apologo sul Paese illegale

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PICCOLA storia di strada  –  ignobile e istruttiva –  come ne succedono tante. Utile per capire, al di fuori delle grandi catalogazioni teoriche, e dell’annoso dibattito politico-istituzionale sull’argomento, quanta distanza separi gli italiani dalla legge, e la legge dagli italiani. Riccione, viale Ceccarini, sabato sera. Quattro ragazzi sui diciotto anni mangiano una pizza in un ristorante e cercano di filarsela senza pagare il conto. Tre ce la fanno, uno viene bloccato dal personale del locale. Che lo gonfia di botte.

Davanti al ristorante si forma un capannello di curiosi. Lo struscio serale consente un fuori programma: il pestaggio di un cliente moroso. Il ragazzo piange, trema, è pieno di sangue, circondato da quattro o cinque giovani signori (del tipo antropologico: palestrato col codino) che gli stanno dando quella che a loro deve sembrare una lezione di vita. Tra i tanti che osservano la scena nessuno interviene. Per fortuna del ragazzo, passa in quel momento davanti al ristorante un gruppo di adulti che, nonostante sia coperto di sangue, lo riconoscono: è il compagno di scuola di un figlio. Intervengono, chiedono che cosa succede, vengono rudemente invitati dal gestore a non impicciarsi, qualche spintone, qualche insulto cerca di dissuaderli. Per fortuna si impicciano, soccorrono il ragazzo, si informano sull’accaduto. Chiedono al gestore perché, invece di pestare a sangue il ragazzo, non abbia chiamato i carabinieri. “I carabinieri non gli fanno niente, noi almeno gli abbiamo dato quello che si meritava”.

Gli adulti, nel tentativo di riportare la calma e impedire conseguenze più gravi per il ragazzo, pagano il conto (sessanta euro). Dettaglio quasi esilarante, niente ricevuta fiscale: in compenso il ragazzo riceve un ultimo ceffone da parte del più agitato dei suoi improvvisati secondini. I soccorritori, che descrivono un clima di violenza isterica, fuori controllo, riescono in qualche modo a portare fuori il ragazzo, non senza essersi fatti restituire il suo cellulare, sequestrato. Lo portano a una fontana, gli lavano il sangue, gli tamponano le ferite, lo convincono di telefonare al padre, gli suggeriscono di fare denuncia. Il padre verrà a riprenderlo. Denuncia non verrà fatta.

Il ragazzo l’ho sentito il giorno dopo. Mogio, confuso, forse conscio di avere fatto una fesseria (non pagare il conto non è una divertente bravata da movida, è un reato), sicuramente non conscio di essere stato vittima di un reato molto più grave, sequestrato, pestato, “punito” al di fuori di qualunque legge, compresa quella del buon senso. Ma chi ignora i propri doveri ignora anche i propri diritti. Di qui in poi, quel ragazzo penserà che il più grosso, o quello che corre più veloce, o il meglio accompagnato (in gruppo si mena meglio) ha sempre ragione.

La morale non è neanche una morale: è il desolato computo di una somma di comportamenti totalmente fuori dalle righe e fuori dalla legge. Nel clima eccitato della movida, non pagare il conto deve sembrare una bravata spiritosa: invece è un reato. I reati andrebbero denunciati (oppure, se si ha cervello, sanati con una mediazione privata: ragazzino, dì a tuo padre di venire subito qui a pagare il conto oppure ti denunciamo). Spaccare la faccia a un ragazzino isolato e indifeso è una porcheria in termini umani, e un reato ben più pesante che cercare di andarsene senza pagare quattro pizze. Ciliegina sulla torta, il conto incassato senza ombra di ricevuta: costume nazionale, è noto, ma che al termine di un episodio del genere suona come piccolo sfregio conclusivo. La stecca finale di un concertino disastroso.

Neanche l’ombra della legge, in tutto questo: e non in Aspromonte, ma in viale Ceccarini. Nella mezz’ora di parapiglia non si è visto un poliziotto o un vigile che cercasse di riportare l’ordine e la ragione: ma questo può essere solo uno sfortunato caso, essendo impensabile che nel cuore della più vivace e popolosa delle “movide” romagnole, con tutto l’alcol (e il resto) che gira, non sia previsto qualche presidio delle forze dell’ordine. Ma il peggio è che a nessuno dei protagonisti è balenato il sospetto che per stabilire le ragioni e i torti, per punire, per risarcire i danni, ogni via fuori dalla legge è fuorilegge. Debole o forte che sia, opaca o chiarificatrice, la legge esiste apposta per evitare che un cliente moroso possa farla franca, e che un ristoratore manesco rischi di provocargli lesioni permanenti, o peggio, per sessanta euro. E per giunta non tassati.

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31 maggio 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2010/05/31/news/apologo_serra-4454941/?rss

Israele attacca flottiglia di navi Ong diretta a Gaza, 19 morti e 26 feriti / Video: 20 killed, Israel attacks Gaza aid fleet

20 killed, Israel attacks Gaza aid fleet

axis4peace2 — 31 maggio 2010 — Israel attacks international Humanitarian aid convoy in international waters
kills 16 injures more than 50 Israil guçleri Gazzeye insani yardim goturen Mavi Marmara Gemimize ve diger gemilere saldirdi bu film yalnizca M Marmara dan News Middle East
Israel ‘attacks’ Gaza aid fleet

The Freedom Flotilla is aiming to provide aid to
Gazans in defiance of an Israeli blockade

Israeli forces have attacked a flotilla of aid-carrying ships aiming to break the country’s siege on Gaza, according to a Turkish aid agency being quoted by Turkish media.

Organisers of the flotilla carrying 10,000 tonnes of humanitarian aid then diverted their ships and slowed down to avoid a confrontation during the night.

They also issued all passengers life jackets and asked them to remain below deck.

Al Jazeera’s Ayman Mohyeldin, reporting from Jerusalem, said the Israeli action was suprising.

“All the images being shown from the activists on board those ships show clearly that they were civilians and peaceful in nature, with medical supplies on board. So it will surprise many in the international community to learn what could have possibly led to this type of confrontation,” he said.

Hundreds of pro-Palestinian activists, including a Nobel laureate and several European legislators, are with the flotilla, aiming to reach Gaza in defiance of an Israeli embargo.

But Israel has said it will not allow the flotilla to reach the Gaza Strip and vowed to stop the six ships from reaching the coastal Palestinian territory.

The flotilla had set sail from a port in Cyprus on Sunday and aimed to reach Gaza by Monday morning.

Israel said the boats were embarking on “an act of provocation” against the Israeli military, rather than providing aid, and that it had issued warrants to prohibit their entrance to Gaza.

It asserted that the flotilla would be breaking international law by landing in Gaza, a claim the organisers rejected.

At least two people were killed and more than 30 people injured when Israeli troops stormed the Freedom Flotilla early on Monday.

The flotilla was attacked when it was 65km off the Gaza coast.

Footage from the flotilla’s lead vessel, the Mavi Marmara, appeared to show armed Israeli soldiers boarding the ship and helicopters flying overhead.

Al Jazeera’s Jamal Elshayyal, on board the Mavi Marmara, said Israeli troops had used live ammunition during the operation.

Earlier, the Israeli navy had contacted the captain of the Mavi Marmara, asking him to identify himself and say where the ship was headed.

Israeli intervention

Shortly after, two Israeli naval vessels had flanked the flotilla on either side, but at a distance.

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A bordo c’erano anche cinque italiani. La farnesina: «Non coinvolti nella sparatoria»

Israele attacca flottiglia di navi Ong
diretta a Gaza, 19 morti e 26 feriti

Le imbarcazioni volevano forzare il blocco nella zona: assalto per impossessarsi dei natanti finito nel sangue

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MILANO – Finisce nel sangue l’assalto israeliano contro una flottiglia di navi appartenenti ad organizzazioni non governative in rotta verso Gaza nel tentativo di forzare il blocco imposto da Tel Aviv nella zona. Secondo la tv israeliana, 19 attivisti filo-palestinesi che erano a bordo sono morti, mentre almeno 26 persone sono rimaste ferite. Feriti anche diversi militari israeliani. Secondo le prime ricostruzioni, le forze armate di Tel Aviv avrebbero cercato di impossessarsi delle navi, ma l’assalto è finito nel peggiore dei modi. Il ministero dei Trasporti turco denuncia però che la flottiglia è stata illegalmente intercettata in acque internazionali, a circa 70 miglia nautiche (130 km) dalla terraferma. Fra gli attivisti a bordo delle navi c’erano anche cinque italiani: la Farnesina afferma che nessuno di loro è stato coinvolto nella sparatoria. Il blitz israeliano ha ovviamente provocato una serie di reazioni e polemiche internazionale: l’Unione europea ha chiesto immediatamente l’apertura di un’inchiesta.

L’ASSALTO – Sono contrapposte le ricostruzioni su quanto accaduto. Secondo l’esercito israeliano, i militari sarebbero stati oggetto di un attacco da parte di armi da fuoco da alcune persone presenti sulle navi. Secondo alcune testimonianze, invece, i soldati sarebbero stati colpiti con armi da taglio e non da fuoco. «Durante l’intercettazione – sottolinea un comunicato militare israeliano – i dimostranti a bordo hanno attaccato il personale navale dell’Idf con armi da fuoco e armi leggere, incluso coltelli e bastoni. Inoltre una delle armi usate era stata strappata a un soldato dell’Idf. I dimostranti avevano chiaramente preparato le proprie armi in anticipo per questo specifico scopo. Come risultato di questa attività violenta e pericolosa per la vita le forze navali hanno usato strumenti antisommossa, incluso armi da fuoco». Israele attribuisce a militanti filo-palestinesi la responsabilità degli scontri. «Sono stati loro a dare il via alla violenza», ha detto Mark Regev, portavoce del premier israeliano Benjamin Netanyhahu. «Noi abbiamo fatto ogni sforzo possibile: il mandato ai militari era che si trattava di un’operazione di polizia e di usare la massima attenzione. Sfortunatamente (i militari) sono stati attaccati con violenza dalle persone a bordo, (che hanno utilizzato) sbarre, coltelli e colpi d’arma da fuoco». Il ministero degli Esteri ha fatto sapere di aver trovato armi a bordo della Flotta della Libertà. Opposta la versione dei funzionari doganali del porto di Antalya, in Turchia, che hanno respinto le accuse israeliane circa il fatto che la nave turca assaltata nella notte dalla marina di Tel Aviv trasportasse armi oltre che aiuti umanitari diretti a Gaza. Funzionari della direzione della dogana turca, citati dal quotidiano al-Zaman, hanno chiarito che tutti i passeggeri saliti a bordo della nave Mavi Marmara sono transitati attraverso i rilevatori a raggi X. Nessuno di loro, hanno precisato, aveva armi con sé. «Quarantadue persone si sono imbarcate a Istanbul, qui (ad Antalya, ndr) 504 passeggeri sono saliti sulla nave. Tutti sono passati attraverso i metal detector e i raggi X. Non abbiamo trovato nessuna arma e non abbiamo notato nulla di sospetto su Mavi Marmara. Se i nostri funzionari avessero sospettato qualcosa, ce lo avrebbero riportato», hanno dichiarato dal direttivo della dogana turca.

PRIMA NAVE – La prima nave della flotta di imbarcazioni con i manifestanti è intanto arrivata nel porto di Ashdod. Lo ha annunciato la tv satellitare ‘al-Arabiya’. L’imbarcazione si trova ora all’interno del porto: si tratta della prima delle sei navi accompagnate dalla marina militare israeliana a largo delle coste israeliane.

CHI C’ERA A BORDO – Le navi di Freedom Flotilla portavano più di 700 passeggeri di 40 nazionalità diverse e volevano consegnare 10mila tonnellate di aiuti umanitari, tra cui cemento, medicine, generi alimentari, e altri beni fondamentali per la popolazione di Gaza. A bordo anche case prefabbricate, 500 sedie a rotelle elettriche e cinque parlamentari (di Irlanda, Italia, Svezia, Norvegia e Bulgaria) oltre a esponenti di Ong, associazioni e semplici cittadini filo-palestinesi intenzionati a forzare il blocco di aiuti umanitari a Gaza. L’obiettivo della spedizione, salpata giovedì dalla Turchia, era rompere l’assedio a Gaza e introdurre materiale. Le autorità israeliane avevano minacciato di utilizzare la forza se i militanti avessero tentato di avvicinarsi alle coste della Striscia di Gaza.

TENSIONE IN ISRAELE – Intanto la polizia israeliana ha elevato lo stato di allerta nelle zona del Wadi Ara (60 chilometri a nord di Tel Aviv), dopo che nella città di Um el-Fahem si era sparsa la voce – finora non confermata – che nell’attacco della marina israeliana alla flotta di attivisti filo-palestinesi diretti a Gaza sia stato ferito dai militari lo sceicco Raed Sallah, leader del Movimento islamico nel Nord di Israele, che vive a Um el-Fahem. La radio militare aggiunge che i vertici della polizia israeliana hanno condotto stamane una seduta di emergenza e che continuano a seguire da vicino l’evolversi della situazione nella popolazione araba. La centrale israeliana per la lotta al terrorismo ha emesso un avvertimento ai cittadini israeliani a rinviare i viaggi in Turchia e a quelli che già si trovano in questo paese a restare nelle loro abitazioni e a evitare luoghi affollati.

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Redazione online
31 maggio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/10_maggio_31/israele-attacca-flottiglia-ong_adb295f8-6c73-11df-b7b4-00144f02aabe.shtml