Manovra, premier bluff sul decreto / L’INTERVISTA – Bersani: «A tagliare così capaci anche i bambini»

Manovra, premier bluff sul decreto Bersani: spettacolo indecente

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di Marcella Ciarnelli

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Ci ha provato in ogni modo il Cavaliere a non metterci la faccia sulla dolorosa manovra con cui bisognerebbe cercare di raggiungere l’obbiettivo di riportare il deficit sotto il 3 per cento entro il 2012. E questo è «necessario» come ha detto più volte il Capo dello Stato. Ci ha provato nel più ambiguo dei modi, riferendo il succedersi degli eventi illudendosi di allontanare l’amaro calice colmato dal ministro Tremonti, e cercando di condividere in qualche modo con il Quirinale la responsabilità dei tagli.
All’uscita da Palazzo Grazioli, di prima mattina, è andato in scena il tentativo di reinterpretare le regole costituzionali che prevedono la firma del Capo dello Stato come l’ultima. Per l’emanazione. E sotto un testo di decreto, i sui contenuti sono tutti responsabilità del governo. Al presidente della Repubblica spetta il compito di confermarne la necessità e l’urgenza e di evidenziare le norme palesemente incostituzionali anche se la costituzionalità delle leggi è materia della Consulta. Il decreto deve quindi deve essere corredato, innanzitutto, dalla firma del presidente del Consiglio. Eppure Silvio Berlusconi ci ha provato a confondere le acque. «Il decreto è già all’attenzione del presidente della Repubblica. Viene firmato quando il Colle avrà dato la sua valutazione». Un confuso uso dei tempi per far credere che lui ancora non aveva detto l’ultima parola. Ma che se a Napolitano andava bene, e allora non avrebbe potuto fare altro che mettere la firma su un provvedimento di «difficile composizione».

IL GIALLO
Per alcune ore è stato giallo. La procedura è sembrata d’improvviso cambiare. Dopo un paio d’ore da Palazzo Chigi è partita una laconica e giustificativa nota. «Il testo della manovra economica, già firmato dal presidente del Consiglio, è ora al Quirinale in attesa della valutazione del Capo dello Stato». Con la necessaria bollinatura della Ragioneria come ha precisato Tremonti in polemica con i «velinisti». Allora Berlusconi la firma l’aveva messa ma aveva preferito rimuovere come si fa con le grandi difficoltà aspettando che qualcuno le risolva. Intanto da ambienti del Quirinale arrivava la conferma che il testo era stato trasmesso «firmato, come da prassi, dal presidente del Consiglio». L’atteggiamento del premier conferma le difficoltà che Berlusconi sta cercando di fronteggiare. Innanzitutto interne al governo, testimoniate dai quattro giorni che sono stati necessari per individuare la stesura definita di un provvedimento, approvato in Cdm martedì «salvo intese». Che si sia dovuti arrivati a sabato per trovare un accordo è la prova che quelle intese non c’erano. In queste ore il decreto è sottoposto al vaglio attento dei tecnici del Quirinale. La firma per ora non c’è. E non è detto che ci sia oggi. Napolitano si prenderà tutto il tempo «necessario».

Alcune correzioni sembra siano state apportate. Non sembra ci sia un condono diretto. La questione province accantonata. I magistrati, che domani incontreranno il sottosegretario Letta, hanno congelato il ventilato sciopero poiché sarebbero stati “ammorbiditi” i tagli alla pubblica amministrazione compreso quelli sugli stipendi dei magistrati anche se il giudizio resta molto critico. Manovra «iniqua e incostituzionale. Metteremo in campo iniziative ma con senso di responsabilità» annuncia il segretario dell’Anm, Giuseppe Cascini.

Critica con Berlusconi l’opposizione. L’Udc, Di Pietro, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani che parla di un iter della manovra «ai limiti estremi del quadro costituzionale» puntando il dito su «uno spettacolo inverecondo che avviene, evidentemente, perché ci sono delle differenze dentro il governo, per usare un eufemismo, cioè delle risse. Vedremo carte cambiate, carte cambiate in questi giorni».

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29 maggio 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=99344

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L’intervista – Il segretario dei Democratici: non c’è una politica economica, fanno come un sarto che per due anni sbaglia il vestito, le correzioni non bastano

«A tagliare così capaci anche i bambini»

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Bersani: il Pd dirà no a questa manovra, governo contro ogni logica costituzionale

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ROMA—Il segretario del Pd non ha dubbi: il suo partito voterà «no» alla manovra. Di più, Pier Luigi Bersani accusa Tremonti di aver avuto un atteggiamento schizofrenico in politica economica e punta l’indice contro il premier e il ministro dell’Economia, che hanno agito «fuori da ogni logica costituzionale».

Onorevole Bersani, il Partito democratico accusa il governo Berlusconi di non aver fatto una manovra strutturale.
«Prima di parlare di questo dobbiamo chiederci perché si fa la manovra. Non può passare in cavalleria il fatto che essa sia il frutto amaro di due anni di politica economica sbagliata».

Beh, veramente è l’Europa che chiede a tutti i Paesi di mettere i conti a posto, non è una sortita di Berlusconi e Tremonti.
«L’Europa fa bene a chiedere di mettere i conti a posto. Ma se non li abbiamo a posto è totale responsabilità del governo. Al contrario degli altri governi europei quello italiano non ha speso nulla né per stimolare l’economia, né per salvare le banche. Per quale motivo ora dobbiamo fare un’altra manovra? Ha detto che andava tutto bene, ci ha raccontato un sacco di frottole e ha aumentato la spesa corrente, diminuito gli investimenti, abbassato la crescita, consentito minori entrate fiscali e non ha fatto nessuna riforma. Questo è il punto da cui partire: quello che hanno raccontato loro presentandoci questa manovra è un insulto alla verità».

Tornando al merito della manovra economica varata dal governo, qual è il suo giudizio, onorevole Bersani?
«Tornando al merito, questa manovra bombarda i redditi medi e bassi, ma non risolve il problema dei conti pubblici, per cui tra un anno, o anche meno, saremo da capo a dodici».

Quali riforme strutturali avreste introdotto voi?
«La riforma del fisco, le liberalizzazioni, riforme che incidano sulla pubblica amministrazione ».

Può fare degli esempi concreti, tanto perché si capisca, altrimenti, come sempre nella politica, si rischia di perdersi nelle parole?
«Prima di tutto spostare il carico su rendite, ricchezze ed evasione e alleggerirlo su imprese, lavoro e famiglie. Quanto alla pubblica amministrazione ci vogliono piani industriali, se ad esempio si abolisce il pubblico registro automobilistico ottieni dei risultati. Se fai dei proclami sui fannulloni i risultati non ci sono».

Il presidente del Consiglio sostiene che però il suo governo, nonostante la manovra, ha mantenuto la parola data e non ha aumentato le tasse.
«Che senso ha dire queste cose quando in termini di minori sevizi ho dei tagli alle retribuzioni e tutto finirà addosso alle tasche dei redditi medi e bassi? Oppure quando non dai più un’occhiata a quel che fanno le assicurazioni, al prezzo della benzina o alle farmacie? La verità è che questo governo non ha mai avuto una politica economica, ma solo una politica di bilancio che è cosa assai diversa. Anche un bambino è capace di fare i tagli lineari».

La manovra economica del governo Berlusconi «toglie» anche alle Regioni e agli enti locali. Il giudizio del suo partito su questa operazione?
«È un’operazione che si rivelerà o una catastrofe o un’illusione. Vuol dire togliere soldi all’istruzione, alla formazione professionale, ai servizi sociali, alle piccole imprese e ai trasporti. Uno che ha i redditi di Berlusconi non avrà niente di cui preoccuparsi ».

Altro capitolo cruciale, le pensioni. Non sarebbe ora di allungare l’età pensionabile, o non si può dire perché si teme il giudizio degli elettori?
«Il vero problema è un altro: c’è un’intera generazione che rischia di non avere una pensione dignitosa. Bisogna rivedere il sistema e, a parità di costi, impostare le cose per ottenere che anche questa gente abbia una pensione dignitosa in futuro».

A questo punto, onorevole Bersani, visto i giudizi che ha dato finora, sembra inutile chiederle se vi asterrete sulla manovra.
«Quando un sarto per due anni sbaglia il vestito noi non ci aspettiamo che con delle correzioni, anche positive, il vestito possa andar bene. Certo, in Parlamento presenteremo le nostre correzioni, partendo dall’idea di ottenere delle risorse dai redditi da capitale finanziario e utilizzarle per detassazioni finalizzate all’assunzione di giovani a tempo indeterminato e di potenziare gli strumenti della lotta contro l’evasione ».

Si è capito: no, no e ancora no. Però anche Tremonti dice di voler potenziare la lotta all’evasione.
«Figuriamoci: questo è un governo che ha fatto un condono fiscale vergognoso, tassando solo il cinque per cento chi doveva pagarne il 40. Non avremmo avuto la manovra se avessero fatto le cose per bene. E, a proposito di condoni, vogliamo parlare di quello edilizio che hanno intenzione di fare?».

Il Partito democratico discuterà questa manovra con le forze sociali? Sono già previsti degli incontri, delle iniziative?
«Prima dobbiamo veder bene la manovra. Le carte sono state cambiate tante volte e solo alla fine le hanno portate alla firma del presidente della Repubblica. Nessuno finora ha mai saputo bene chi ha fatto la manovra, che cosa veramente è stato varato in Consiglio dei ministri. È una vergogna, è una roba fuori da ogni logica costituzionale. È solo spiegabile con le loro risse interne e con le loro lotte di potere».

Lei è molto duro con Tremonti, eppure il ministro dell’Economia sembra non dispiacere a una parte della sinistra.
«C’è stato un po’ di conformismo attorno alle manovre tremontiane. Un errore. Il ministro dell’Economia fa mostra di avere una filosofia cosmica catastrofista e poi segue le indicazioni ottimistiche, azzurrine come il cielo che fa da sfondo alle sue conferenze stampa, di Berlusconi. È una sorta di dissociazione schizofrenica».

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Tra un po’ comincerà il solito tormentone, lei è pronto, segretario? Tutti le chiederanno se il Partito democratico aderirà o meno allo sciopero generale della Cgil e alla manifestazione del 12 giugno».
«Noi faremo come sempre. Andiamo alle nostre manifestazioni. Quanto a quelle organizzate da altri, se hanno delle piattaforme coerenti con i nostri programmi, allora i dirigenti e i militanti del Partito democratico saranno presenti».

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Maria Teresa Meli
30 maggio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/politica/10_maggio_30/intervista-bersani_247d8c6c-6bbe-11df-bd8b-00144f02aabe.shtml

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