Tagli alla cultura: definanziati 232 enti. Bondi: no a riduzioni indiscriminate

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Galileo Galilei

Tagli alla cultura: definanziati 232 enti
Bondi: no a riduzioni indiscriminate

Le voci contro di Ornella Vanoni e Antonello Venditti. E c’è un errore: il Vittoriale è già privato. Alberoni: situazione grave

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ROMA (29 maggio) – La manovra finanziaria colpisce anche la cultura: 232 enti non riceveranno più i fondi statali e il rischio di chiusura è più che concreto. La manovra finanziaria prevede infatti il taglio dei fondi statati a 232 istituti culturali. Nell’articolo 7 (comma 22) del “Decreto legge recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica” si legge che a decreto approvato «lo Stato cessa di concorrere al finanziamento degli enti, istituti, fondazioni e altri organismi». Poi segue un elenco con 232 nomi, tutti importanti, molti di fama internazionali, praticamente tutti legati per la loro sopravvivenza alle sovvenzioni statali.

Bondi: no a tagli indiscriminati. «Condivido l’esigenza di una manovra che imponga sacrifici a tutti ma non sono d’accordo con i tagli indiscriminati alla cultura, specie se la lista degli istituti tagliati dal finanziamento pubblico contiene eccellenze italiane riconosciute nel mondo». Lo dice il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, che, in tarda serata, interviene per precisare il suo giudizio sul provvedimento. Sì, sottolinea il ministro, a «profonde riforme della cultura come quella delle fondazioni liriche ora in parlamento che modificherà definitivamente il settore. Ma no a tagli indiscriminati che non possono essere decisi se non con il mio ministero». Insomma, Bondi che inizialmente sembrava concorde con l’atteggiamento del governo ora fa una parziale marcia indietro. «Avrei voluto poter concertare dove intervenire e in che modo farlo per ridurre le spese. Mi rammarico che ciò non sia avvenuto».

Ma su chi si abbatterà la scure dei tagli? Decine di fondazioni sorte per ricordare anniversari di italiani illustri come Mario Soldati o il Pinturicchio. Ma anche la Triennale di Milano e la Quadriennale di Roma, l’associazione musicale Giovanile (Agimus) e l’Associazione nazionale combattenti e reduci. La società Geografica italiana e le fondazioni Adriano Olivetti di Roma e quelle milanesi Arnoldo e Alberto Mondadori e Giangiacomo Feltrinelli, nonché il museo Poldi Pezzoli. Ma ci sono anche le fondazione Arena di Verona e festival dei Due mondi di Spoleto, il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, le fondazioni Gioacchino Rossini di Pesaro, Giorgio Cini di Venezia e l’Istituto Gramsci di Roma. Ma anche la fondazione Lirico-sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari e il Gabinetto Vieusseux di Firenze.

Nessuna indicazione per il personale. Tutti questi enti insieme altre decine perderanno i finanziamenti dello Stato ma lo Stato, cioè il governo con la sua manovra economica, non indica che fine farà il personale, migliaia di lavoratori che rischiano il posto.

Dal mondo della cultura si è levato subito un grido di dolore, di richiesta di interventi del presidente Napolitano ma anche di accuse. «I tagli sono un segno d’inciviltà di un Governo che ritiene inutili le spese per la cultura» per l’assessore regionale dell’Umbria alla cultura, Fabrizio Bracco, che considera «da valutare soprattutto le conseguenze di questa scelta per la Fondazione del Festival dei Due mondi di Spoleto. Decidendo tagli di fondi per istituzioni come il Festival di Spoleto il Governo non coglie neanche il valore economico e di attrattiva dal punto di vista turistico e culturale, preferendo invece sparare a zero su investimenti considerati, a torto, improduttivi».

Ornella Vanoni: la cultura è sempre la prima a rimetterci. «La cultura è sempre stata la prima a rimetterci. Purtroppo». È questo il giudizio espresso da Ornella Vanoni, commentando i tagli a settori della cultura. La cantante ha voluto precisare che «non è solo la cultura che sta soffrendo. Stanno soffrendo anche certi commercianti, la gente. La cultura è importantissima ma occorre che il Paese stia bene. Gli italiani non sono abituati a tirare la cinghia. Non siamo tedeschi o inglesi. Se però dobbiamo tirare la cinghia, voglio vedere che anche loro, i politici, lo fanno. Ci sono stipendi degli italiani che sono irrisori e poi vedo politici, che per aver fatto due legislature, si prendono sette mila euro per tutta la vita. Allora togliamo i soldi a quelli lì e diamoli alla cultura».

Venditti: se si tocca l’eccellenza è finita. Per Antonello Venditti «se si toccano le cose di eccellenza allora è proprio finita». Il cantautore romano è critico sui tagli alle fondazioni liriche decisi dal governo. «Non c’è nessuna cura nelle cose da tagliare. La nostra capacità di pensare al futuro è sempre più ridotta, almeno da parte dei nostri governanti».

Archeologi: salvare gli istituti umanistici. La Confederazione Italiana Archeologi esprime profonda preoccupazione. «Non possiamo accettare tacitamente – sostiene il presidente Giorgia Leoni – che alcuni tra i più prestigiosi istituti archeologici perdano l’insostituibile apporto che deriva loro dai finanziamenti statali e che vengano, quindi, destinati alla inattività se non addirittura alla definitiva chiusura. Nella lista figurano istituti che con le loro ricerche hanno permesso all’Italia di svolgere un ruolo da protagonista nella conoscenza del patrimonio archeologico del nostro paese e dell’intero bacino del Mediterraneo, svolgendo spesso anche un ruolo fondamentale di veicoli diplomatici».

Appello a Napolitano dagli astrofisici. La soppressione dell’istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) porterebbe a conseguenze drammatiche sull’attività del settore astrofisico e astro-spaziale. Lo scrive il consiglio scientifico dell’ente, che secondo la manovra economica andrebbe accorpato al Cnr, in una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al ministro Mariastella Gelmini. «L’INAF occupa una posizione di assoluto rilievo nella ricerca sia a livello nazionale che a livello internazionale – si legge nel documento – degli 86 ricercatori Italiani che ISI-Thompson riporta tra i più citati al mondo, 13 operano nel settore delle Scienze Spaziali e sono ricercatori dell’Inaf o ad esso associati. Ci sfugge come si possa giovare al Paese sopprimendo l’Istituto che ha consentito questi successi».

Galluzzi: è la morte del museo Galilei. «C’è poco da commentare: questo è un atto di morte». Così il direttore dell’Istituto e Museo di Storia delle Scienze di Firenze, Paolo Galluzzi, commenta il taglio dei fondi statali che sarebbe previsto nella manovra del Governo e che interessa da vicino anche l’istituzione fiorentina. «Noi dallo Stato abbiamo un contributo di 1 milione e 750 mila euro – aggiunge -. È metà del nostro bilancio. Se la notizia è vera, lo apprendiamo da voi perchè nessuno dei nostri referenti ai ministeri si è fatto sentire, e sarà pubblicata in Gazzetta, il consiglio di amministrazione non potrà che riunirsi e avviare le procedure per il fallimento. Il nostro è uno strano Paese: il prossimo 10 giugno noi inaugureremo il Museo Galileo Galilei, uno dei più belli al mondo, per chiuderlo il giorno dopo».

La storia e la memoria del cinema italiano sono destinati a sparire: è il grido di allarme di Francesco Alberoni, da otto anni presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia e della Cineteca Nazionale, alla luce dei tagli previsti dalla manovra. «Nel nostro caso – spiega Alberoni – non si tratta di tagli ma proprio di stop ai finanziamenti: significa smettere di insegnare e produrre cinema e soprattutto di conservarlo, buttando a mare migliaia di titoli che hanno fatto la storia del cinema italiano. Il nostro è il caso di una di quelle istituzioni che sono totalmente finanziate dallo Stato (10 milioni di euro, ndr) e senza quel denaro significherebbe sparire. E con noi sparirebbe la Cineteca Nazionale che conserva e restaura tutti i film italiani». Per questo Alberoni fa appello al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al capo dello Stato che dovrà firmare il decreto e anche, dice, «ad Umberto Bossi che tanto si è prodigato per aprire una sede del Centro Sperimentale a Milano e che ora forse non sa che anche quella è destinata a sparire».

«Il Centro Sperimentale di Cinematografia lombardo non è in discussione in quanto finanziato per intero dalla nostra Regione, sicuramente l’appello del professor Alberoni è rivolto al Centro Sperimentale di Cinematografia nazionale che ha sede a Roma e che è finanziato interamente dallo Stato». Lo afferma il Sottosegretario al cinema della Regione Lombardia Massimo Zanello in merito alle dichiarazioni di Francesco Alberoni, presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia, per quanto riguarda i tagli previsti dalla manovra finanziaria.

Il Vittoriale degli italiani è già privato e quindi «l’inserimento nell’elenco dei 232 istituti che non riceveranno più fondi statali è curiosa e anche un pochino sgradevole». Lo dice Giordano Bruno Guerri, il presidente della Fondazione del Vittoriale degli Italiani, che figura al numero 150 dell’elenco allegato alla manovra finanziaria. «Il Vittoriale ha rinunciato spontaneamente al finanziamento del governo l’anno scorso – spiega Giordano Bruno Guerri – Il governo ha approvato il decreto di privatizzazione e il 16 dicembre del 2009 è stato varato il nuovo statuto per privatizzazione. Quindi di fatto dal primo gennaio è una fondazione di diritto privato e non più una a fondazione statale. Del resto il contributo dello Stato era di 43 mila euro l’anno e quindi rinunciarci non è stato un grande sacrificio. Considero curioso l’inserimento in questo elenco, ed anche un pochino sgradevole. Il Vittoriale è in attivo e si finanzia da solo».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=104131&sez=HOME_SPETTACOLO

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