Archivio | agosto 1, 2010

L’HAPPENING DI BENIGNI: “Il Migliore, Il Professore. Berlusconi vuol essere il…” / Silvio Berlusconi Gay (Sabina Guzzanti – English subtitle)

L’HAPPENING

“Il Migliore, Il Professore
Berlusconi vuol essere il…”

Roberto Benigni si scatena a una serata benefica in Toscana: “Come mai Prodi e Ciampi non comparivano mai nelle intercettazioni?”

"Il Migliore, Il Professore Berlusconi vuol essere il..." Roberto Benigni

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BOLGHERI – Un Roberto Benigni scatenato nel corso di una serata benefica a Bolgheri, in Toscana. Intervenendo a ad uno spettacolo di beneficenza a favore della Fondazione Iris (Istituto per la riabilitazione e il reinserimento sociale dei disabili psichici) presieduta dal professor Mario Guazzelli, l’attore ha detto: “”La verità è che Berlusconi vuole restare nella storia. Vuole un appellativo per sempre: Togliatti era ‘Il Migliore’; Prodi era ‘il Professore’; e ora Berlusconi è ‘il Trombatore”.

“Vedete – ha detto rivolto al pubblico – come il premier è intristito in questi giorni? Invita tutti i suoi amici a Palazzo Grazioli per mostrare le stanze: qui era tutta Carfagna, ora non c’ è niente. Silvio stasera mi aveva promesso che sarebbe venuto a vedermi, ma si è fermato sul viale della Principessa”, riferendosi ad un viale popolato dalle prostitute nella zona di Bolgheri.

“Mi aspettavo di trovare qui quattro pensionati sfigati, non tanta gente così il 31 luglio a Castagneto Carducci. Quattro pensionati di quelli che giocano a tresette come Verdini, Lombardi, e dell’Utri”. Così l’attore si è riferito all’inchiesta sulla P3. “Quando si mette la bomba al Csm? – ha aggiunto, simulando una conversazione tra i giocatori di carte – zitto e pensa a giocare… striscia e bussa”.

“Berlusconi dice che non è normale un paese dove si intercetta costantemente il capo del governo, ma la verità è che, qualunque persona sia intercettata, nel mezzo c’è sempre il presidente del Consiglio”. “Le intercettazioni – ha aggiunto – c’erano anche prima, ma Ciampi e Prodi non comparivano”.

Benigni ne ha anche per la sinistra. “Conosco il professor Guazzelli da tanto tempo; noi attori abbiamo sempre qualche turba. Mi ha sempre detto che avevo tutto a posto; poi gli ho detto che voto Pd e sono in cura da 20 anni”.  “Berlusconi – ha proseguito- si lamenta che tutti i giudici sono di sinistra, che la stampa è di sinistra… ma se fosse di sinistra anche il Pd cosa farebbe?”.

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31 luglio 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/07/31/news/il_migliore_il_professore_berlusconi_vuol_essere_il_-5991680/?rss

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Silvio Berlusconi Gay (Sabina Guzzanti – English subtitle)

LATO ‘B’ – Bindi: «Caimano, siamo pronti a fermarti» / Menia: «In tanti pronti ad unirsi a noi finiani»

Bindi: «Caimano, siamo pronti a fermarti»

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di G.M.Bellu

tutti gli articoli dell’autore

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«Noi siamo pronti», dice Rosy Bindi, presidente del Partito democratico. Pronti alle elezioni, intende, o anche pronti a contribuire a un governo “di transizione” o meglio “di salute pubblica”. Lo dice prima di tutto ai militanti e agli elettori, ma lo dice anche ai commentatori politici che (ieri, sul <CF161>Corriere</CF>, Angelo Panebianco) vedono nella fine del Pdl la parallela fine delle ragioni del Pd: «Non siamo nati perché esisteva Berlusconi e non moriremo con lui. Non siamo nati su un predellino ma stiamo lavorando ormai da quindici anni su questo progetto le cui prime tracce si trovano nello spirito dei costituenti», dice Rosy Bindi.

Il richiamo alle radici non è retorico. Se, infatti, il tonfo del progetto berlusconiano provoca un certo comprensibile “godimento”, il timore che il Caimano ferito sia tentato di dare qualche micidiale colpo di coda alla nostra democrazia è alto. Ed è altissima la posta in gioco. Quel «siamo pronti», dunque, è anche un messaggio al presidente del Consiglio: «Berlusconi deve sapere che siamo pronti, in Parlamento, a isolarlo nella sua irresponsabilità. E, nell’elettorato, a sconfiggere la sua temerarietà».
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Insomma, diamo per scontato che anche questa legislatura finirà in anticipo…
«Mi sembra molto improbabile che si arrivi alla scadenza naturale. Non dico che sia impossibile, ma occorrerebbe proprio quella capacità di guida politica che Berlusconi ha dimostrato di non possedere. Dovrebbe di colpo cambiare metodo: capire che non si governa a palazzo Grazioli, ma nel rapporto col Parlamento, con l’opposizione, con le parti sociali… Ma, a giudicare dalle ultime mosse, in testa la cacciata di Fini, il premier mi sembra molto poco lucido…».

E anche molto tentato dalle elezioni anticipate.

«Sì. Ma non è a lui che spetta il compito di sciogliere le Camere. E non credo che Fini e i suoi mentano quando dicono di non volere le elezioni e di essere intenzionati a sostenere il governo. Certo, per il premier sarà dura, ed è anche da questo che nasce il godimento. Se ripenso alla sicurezza che ostentava, al suo non venire mai in aula, a quell’arroganza… mentre ora lo vedo ora andare alla ricerca di voti…».

Ragioniamo sui due aspetti del suo «siamo pronti». A partire dall’ipotesi estrema delle elezioni a novembre. Il Pd è davvero “pronto”? Immagini di spiegarlo a un militante o a un elettore.

«Al militante o all’elettore dico che il Partito democratico ha un suo candidato che è il segretario Bersani, un leader che ha già come suo profilo dominante quello dell’uomo di governo. Se poi si andasse a individuare un candidato di coalizione ci sarebbero le primarie, un grande strumento che ci ha portato bene… Non dimentichiamoci che Berlusconi l’abbiamo già battuto due volte».

Le faccio due nomi che circolano, Vendola o Draghi?
«Vendola dovrà fare le primarie. E Draghi potrà essere uno dei nomi scelti dal presidente della Repubblica».

Altro scenario, più probabile: caduta “a medio termine” di Berlusconi…
«Penso che il capo dello Stato prima verificherà se la maggioranza uscita dalla urne può esprimere un governo. Ma qua si ripropone il problema della capacità di Berlusconi di fare politica e ribadisco il mio pessimismo sulla possibilità di un cambiamento così radicale…».

Governo di “salute pubblica” dunque…
«Sì, ma deve essere chiarissimo un punto. E lo dico a chi, con un riflesso automatico, appena si prospetta un’ eventualità del genere comincia a parlare di “inciuci”. L’obiettivo è l’alternativa, cioè chiudere definitivamente col berlusconismo. L’obiettivo è chiudere con questa cosiddetta Seconda Repubblica che, secondo me, non è altro che il proseguimento malato della Prima. Stiamo attraversando contemporaneamente una crisi di sistema e una crisi politica e sociale senza precedenti, non paragonabile con quella degli anni Novanta. Il caso Fiat sta dimostrando che la crisi porta via anche le sicurezze sociali. In più abbiamo una legge elettorale disastrosa che ha costretto prima noi, poi il centrodestra, ad alleanze disomogenee… È in questo quadro che vedo un governo dove le forze politiche che ci stanno, senza confusioni, senza annullare il passato né pregiudicare il futuro, si assumano un supplemento di responsabilità condivisa».

Ma quale legge elettorale? Anche nel Pd esistono molte visioni.
«Abbiamo già una nostra proposta e, lo dico da presidente, ci siamo espressi nell’assemblea nazionale. Bisogna approfondirla e giungere a una mediazione accettabile. Ma la sintesi è chiara ed è quella che ha illustrato Bersani. Ci vuole una legge che – in una sintesi equilibrata tra il sistema maggioritario e quello proporzionale – consenta agli elettori di scegliere chi va in Parlamento e qual è la coalizione che deve governare. Dire che questo bipolarismo è malato non significa voler tornare al parlamentarismo delle mani libere, ma arrivare un bipolarismo maturo, europeo. Anche i più critici verso il bipolarismo, Casini compreso, sanno bene che il centro o è uno dei poli, oppure si deve alleare con uno dei due poli. Non dimentichiamo che è nella nostra storia Roberto Ruffilli il quale, prima di essere assassinato dalla Brigate rosse, lavorava proprio a una riforma elettorale che aveva alla sua base l’idea di fare di ogni cittadino l’arbitro della scelta della maggioranza di governo».

A proposito di centro, quanto ritiene alto il rischio che la nuova fase politica spinga in quell’area i moderati del Partito democratico?
«Penso che in un momento come questo il Pd debba dedicare le sue energie per rafforzare la sua unità e dare voce a tutti, far sentire tutti a casa propria. A maggior ragione se in una fase di emergenza si va verso alleanze molto larghe. Perché ci si può stare a testa alta anche con alleati “innaturali”, ma a condizione che non ci siano fianchi scoperti. A chi avesse la tentazione di andare via dico che si può lavorare a un progetto politico in modo non subalterno se si sta dentro un grande partito. D’altra parte non mi pare che chi si è allontanato abbia ottenuto grandi risultati».

Parlava di “alleati innaturali”. Intende dire che così come può nascere un governo di salute pubblica, potrebbe nascere addirittura una “coalizione di salute pubblica”?
«Non lo escluderei affatto. È un’ipotesi della quale, al di là delle definizioni, hanno parlato Bersani, Di Pietro e Casini. Certo, dovremmo spiegarlo molto bene agli elettori. Dovremmo chiarire che ci sono forze politiche molto diverse tra loro che non intendono far passare un programma eversivo quale sarebbe quello che Berlusconi, non avendo nient’altro, porterebbe in campagna elettorale. Perché, se guardiamo ai risultati di questi due anni, vediamo un bilancio disastroso, un paese allo stremo. Non ho lanciato la proposta di una commissione d’inchiesta sulla P3 per divertimento ma per arrivare a capire quanto è ramificato l’uso scorretto del potere».

A proposito di “alleati innaturali”. Ritiene che la Lega, che ora tiene in ostaggio Berlusconi, potrebbe rientrare nella categoria?
«Se Berlusconi va a votare, il primo alleato sarà la Lega che non farà fatica ad assecondare le sue pulsioni eversive. In un’eventuale fase transitoria potrebbe essere l’interlocutore per una riforma sul federalismo fiscale solidale e davvero condivisa».

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01 agosto 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=101964

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Menia: «In tanti pronti ad unirsi a noi finiani»

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«Qualcuno ha informato male il presidente Berlusconi, che si aspettava quattro gatti e invece ci siamo ritrovati in 33. E tanti sono già venuti a fare la fila per entrare». Così si è espresso sui nuovi gruppi parlamentari formati dai finiani il sottosegretario all’ambiente Roberto Menia (Futuro e Libertà), intervenendo ad un dibattito di «Cortina InConTra».

«L’azione di Berlusconi contro Fini – ha continuato Menia – sembra un ‘editto da tribunale del popolò, mi dicono scritto dall’onorevole Bondi…È imbarazzante che un partito processi una persona per un reato d’opinione e paradossale che i probiviri vengano nominati l’altra sera per processare Fini e gli altri».

Dal palco cortinese gli ha risposto il parlamentare Pdl Mario Valducci, responsabile dei Club della Libertà: «non possiamo accettare – ha spiegato – di trattare con il nuovo gruppo dei finiani come se fossero parte dell’opposizione. Come Governo dobbiamo muoverci con facilità altrimenti è preferibile tornare a votare che accettare una situazione di stallo».

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01 agosto 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=101962

Ricerca, il “miracolo” italiano: pochi soldi ma scienziati tra i migliori

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Ricerca, il “miracolo” italiano:
pochi soldi ma scienziati tra i migliori

L’Italia investe l’1,1% del Pil, ma è tra i primi per produttività dei singoli ricercatori. La fuga di cervelli però non si arresta

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di Valentina Arcovio
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ROMA (1° agosto) – Rispetto ai soldi che l’Italia investe in ricerca sembra impossibile che i nostri scienziati siano tra i più produttivi del mondo. Nonostante infatti il nostro paese spenda in Ricerca e Sviluppo solo l’1,1% del Pil, la metà rispetto ai paesi del G7 (2,2 per cento), nella classifica dei paesi che hanno prodotto più articoli scientifici l’Italia si aggiudica l’ottavo posto. In pratica, la produttività è maggiore dell’investimento. Non solo.

Considerando che al 2007 il numero dei ricercatori censiti in Italia superava di poco gli 80mila – e questo ci mette al 12esimo posto nella classifica dei paesi con più ricercatori al mondo – la produttività pro capite di ogni cervello risulta di gran lunga superiore a quella degli scienziati di molti altri paesi. Gli italiani infatti si aggiudicano il secondo posto, dopo gli svizzeri, nella classifica dei più produttivi. I nostri scienziati non solo producono il doppio rispetto a quelli francesi, tedeschi e spagnoli, ma anche meglio di loro. Gli articoli scientifici firmati dagli italiani hanno un indicatore di qualità, misurato in base al numero delle citazioni, elevato quanto quello di scienziati di altri paesi che in ricerca investono sicuramente più di noi. Nella classifica stilata da un’agenzia di ranking internazionale, la Scimago Institutions Rankings (Sir), gli italiani si classificano all’undicesimo posto per citazioni sui 20 paesi che investono di più in ricerca. Secondo l’Ocse, l’Italia è addirittura al sesto posto al mondo per pubblicazioni citate.

Per cui è molto difficile riuscire a digerire il fatto che molti nostri cervelli siano costretti a scappare all’estero per fare carriera. Eppure, è un dato di fatto: per un nostro scienziato è sempre più difficile immaginarsi un futuro in Italia. Se si guarda ai grandi enti di ricerca si vedono per lo più carriere precarie e condizioni di lavoro instabili. Tuttavia, cercando localmente, qualche piccolo fiore nel deserto lo si può intravedere. Nel nostro paese ci sono strutture, anche piccole, che la ricerca la fanno e pure bene. Pensiamo alla Fondazione Abo (applicazione delle biotecnologie in Oncologia), un esempio d’eccellenza unico nel suo genere. Interamente sostenuta dai soldi delle industrie private, la Fondazione Abo ha il merito di esser riuscita a trovare la chiave giusta per mettere insieme scienziati e industrie con il solo scopo di produrre innovazione e progresso.

Tutti gli imprenditori che sostengono Abo – perlopiù imprese del Veneto e del Nord Est – “adottano un progetto di ricerca”, sostenendolo nei momenti difficili e promuovendo i risultati. E’ così che in circa dieci anni la Fondazione può vantare 17 progetti di ricerca già avviati, 216 lavori scientifici con un impact factor pari a 308,8, la pubblicazione di 10 manuali scientifici e la scoperta di 31 nuovi marcatori per i tumori del fegato, del colon, dell’ovaio e della prostata. Tutto questo con un appoggio marginale dello Stato, già in enormi difficoltà con enti di ricerca più grandi che hanno i conti praticamente in rosso.

E’ ad esempio già un miracolo che una macchina grossa come il Consiglio Nazionale delle Ricerche riesca ancora a mantenere alti gli standard della sua produzione scientifica. Quando nel 2008 Luciano Maiani ha assunto la guida dell’ente, nessuno sperava che il Cnr potesse migliorare la sua produttività. Con un buco da tappare di quasi 20 milioni di euro e con gli elevati costi fissi che una macchina come questa deve coprire, è davvero straordinario il bilancio di questi primi due anni. Stando agli Highlights 2008-2009, gli scienziati del Cnr hanno firmato oltre 14 mila articoli su importanti riviste scientifiche in soli due anni. Stando al rapporto annuale del Sir, che esamina oltre duemila tra i migliori centri di ricerca e università del mondo, il Cnr è al 22esimo posto per produttività scientifica, prima di università blasonate come quelle di Cambridge , Oxford e Berkeley.

Positivi anche i segnali sul fronte della ricerca sulle malattie genetiche che, senza il contributo di Telethon, probabilmente oggi sarebbe ridotta a qualche piccolo e isolato progetto di ricerca. Dinanzi a un drammatico calo dei finanziamenti della ricerca in generale, è confortante che quest’anno ci siano più soldi per la ricerca genetica. La Commissione medico scientifica di Telethon ha assegnato, seguendo criteri rigorosamente meritocratici, come ormai è sua tradizione, 12,3 milioni di euro (2,3 milioni di più rispetto al 2009) a 40 progetti su diverse patologie di origine genetica, che coinvolgono ben 73 laboratori di ricerca distribuiti sull’intero territorio nazionale.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=113120&sez=HOME_SCIENZA

Inchiesta P3, Formigoni dai giudici

1/8/2010 (17:20) – AFFARI E POLITICA

Inchiesta P3, Formigoni dai giudici

https://i0.wp.com/www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/politica/201007images/formigoni02G.jpg

Il governatore della Lombardia a piazzale Clodio come testimone. Poi tocccherà a Carbone e Miller

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Il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, è atteso per domani pomeriggio a piazzale Clodio, per essere ascoltato, come testimone, nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P3. Negli atti dell’indagine, per la quale sono finiti agli arresti Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi, il nome del governatore viene fatto con riguardo ad un possibile intervento del gruppo per favorire il ricorso della lista collegata a Formigoni nel corso delle ultime elezioni regionali. Il pm Rodolfo Sabelli e il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo hanno messo in programma una serie di atti istruttori, nel corso di tutta la prima settimana di agosto. Poi intorno al 10 gli investigatori si potrebbero concedere alcuni giorni di riposo.

Di certo nei prossimi giorni sarà sentito l’ex primo presidente di Cassazione Vincenzo Carbone, il capo degli ispettori del ministero della Giustizia Arcibaldo Miller, e il magistrato Antonio Martone. Alcune di queste audizioni, e di altre, sono state fissate su richiesta delle stesse persone coinvolte. Carbone, in base all’ordinanza di custodia per il suo quasi omonimo Carboni, è citato in relazione alla nomina di Alfonso Marra alla presidenza della Corte d`Appello di Milano. Lombardi, in una intercettazione, dice di poterlo convincere, a votare per il collega.

Sul punto, secondo chi indaga, è indicativa una conversazione tra Lombardi e il sottosegretario Giacomo Caliendo, che nell’interrogatorio svoltosi l’altro giorno ha comunque smentito ogni ricostruzione e rigettato le accuse. E oggi, dopo alcune ricostruzioni giornalistiche, ha annunciato azioni legali in difesa della sua onorabilità. Intanto, a breve, rispetto all’inchiesta sono possibili ulteriori sviluppi per la decisione dei pm di dare seguito ad una serie di indicazioni che provengono dai rapporti delle indagini affidate ai carabinieri ed ai militari della Guardia di finanza.

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fonte:  http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201008articoli/57253girata.asp

Notte bianca, migliaia in strada a L’Aquila / I video

Notte bianca, migliaia in strada a L’Aquila

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In migliaia di persone hanno partecipato al primo vero battesimo notturno del post-terremoto per il centro storico dell’Aquila che, a partire dal tramonto, fino alle 5 del mattino ha visto una kermesse fatta di suoni, luci e colori, con le performance di quasi 200 artisti.

Un’atmosfera quasi surreale, soprattutto per i giovani, abituati da tempo al coprifuoco dell’una di notte in centro, con tanto di camionette militari a sbarrare l’accesso per ragioni di sicurezza. La villa Comunale, piazza Duomo, i Portici e tutto il Corso, piazza San Bernardino e piazza Regina Margherita hanno ospitato concerti e performance.

Musica di ogni genere per le strade, dalla classica alla popolare, dai Solisti aquilani alla Pizzica salentina, dai gruppi ‘storici’ aquilani agli Artisti uniti di ‘Domà’, la versione dialettale della hit ‘Domani’ di Mauro Pagani. Per l’assemblea cittadina di piazza Duomo, che ha promosso l’evento, è stata l’occasione per lanciare un nuovo ‘Sos’ a tutti i visitatori e per chiedere maggiore partecipazione nelle scelte della ricostruzione.

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01 agosto 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=101967

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Notte Bianca L’Aquila, 31 Luglio 2010 1/17

Notte Bianca L’Aquila, 31 Luglio 2010 2/17

gli altri video qui AQ99TV


Arabia Saudita: la condanna a morte di Suliamon Olyfemi non deve essere eseguita!

Arabia Saudita: la condanna a morte di Suliamon Olyfemi non deve essere eseguita!

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Data di pubblicazione dell’appello: 12.07.2010

Appello Trimestrale n.3 luglio 2010

Status dell’appello: attivo

Suliamon Olyfemi © Archivio Privato
Suliamon Olyfemi © Archivio Privato

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Suliamon Olyfemi, nigeriano, rischia l’esecuzione della sua condanna a morte in Arabia Saudita a seguito di un processo iniquo.

È stato arrestato nel settembre del 2002 dopo la morte di un agente di polizia durante una presunta disputa con i lavoratori migranti. Ha sempre continuato a sostenere di essere innocente.

Nel 2007, la Commissione per i diritti umani dell’Arabia Saudita ha reso noto che la condanna a morte di Suliamon Olyfemi era stata confermata dalla Corte di cassazione e ratificata dal Consiglio supremo della magistratura.

Suliamon Olyfemi ha perciò esaurito tutte le possibilità di appello e la sua condanna a morte potrebbe essere eseguita da un momento all’altro.

Re ‘Abdullah Bin ‘Abdul ‘Aziz Al-Saud
Office of His Majesty the King
Royal Court
Riyadh
Saudi Arabia

Maestà,

sono un simpatizzante di Amnesty International, l’Organizzazione internazionale che dal 1961 agisce in difesa dei diritti umani, ovunque nel mondo vengano violati.

Accolgo con favore la notizia che il caso di Suliamon Olyfemi sia trattato dalle autorità competenti e Le chiedo chiarimenti sulle misure adottate per consentire l’effettivo esercizio del suo diritto di riesame giuridico e di chiedere la grazia o la commutazione della pena.

Le chiedo di concedere la grazia a Suliamon Olyfemi o di commutare la sua condanna a morte e di fare ciò per tutti gli altri condannati nel braccio della morte, con l’intento di abolire completamente la pena di morte.

La sollecito a garantire che a Suliamon Olyfemi sia dato pieno e immediato accesso a un avvocato, a un interprete e alle cure mediche di cui potrebbe aver bisogno.

Le chiedo i dettagli delle accuse mosse contro di lui e del processo che ha avuto luogo.

La ringrazio per la sua attenzione.

 (14.37 KB)Scarica l’appello in favore di Suliamon Olyfemi (14.37 KB)

fonte: http://www.amnesty.it/Arabia_Saudita_Suliamon_Olyfemi_pena_di_morte

SALUTE – Grazie Dott. Mandrioli – Uno spiraglio di verità sulle colossali menzogne dell’AIDS

Grazie Dott. Mandrioli – Uno spiraglio di verità sulle colossali menzogne dell’AIDS

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di Marco Pizzuti

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Quella che segue è la registrazione della esplosiva tesi di laurea del Dott. Daniele Mandrioli. Ciò che merge dal suo brillante lavoro di ricerca è la scandalosa verità sull’AIDS. Erano già in molti a conoscerla ma sembrava che nessuno fosse disposto a farsi aventi per denunciarla pubblicamente. Il coraggio di farlo lo ha trovato un neolaureato in medicina sotto i “baffi compiaciuti” dei docenti sornioni. Pertanto, sembra proprio che la psicopatologia” stia dilagando tra le persone comuni..si tratta infatti dell’unica vera grande pandemia che non è stata creata in laboratorio e che ciononostante appare inarrestabile.  Grazie dott. Mandrioli per avere osato, grazie di cuore…

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“DOES HIV CAUSE AIDS?” -“HIV CAUSA L’ AIDS?”- Daniele Mandrioli – 1/2 ITA-ENGsub

“DOES HIV CAUSE AIDS?” -“HIV CAUSA L’ AIDS?”- Daniele Mandrioli – 2/2 ITA-ENGsub

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Chi sono i criminali che  l’hanno  ridotto così?

AIDS e HIV


” ..Sappiamo che errare è umano, ma l’ipotesi Hiv-Aids è un errore macroscopico. Lo dico forte e chiaro per mettere in guardia la gente..”

Kary B. Mullis
Premio Nobel per la Chimica nel 1993 per aver scoperto
la PCR (Polymerase Chain Reaction) reazione a catena della polimerase

Oggi il movimento del dissenso raccoglie oltre 700 firme tra virologi, infettivologi, epidemiologi ed altri specialisti di 23 nazioni tra cui 3 premi Nobel, tutti indignati dalla colossale mistificazione e speculazione imbastita intorno all’AIDS.
Sono passati oltre 12 anni da quando le autorità sanitarie hanno cominciato ad annunciare al mondo intero che l’umanità era minacciata da una nuova terribile peste, la cosiddetta “peste del 2000” che nell’arco di pochi anni avrebbe colpito decine e decine di milioni di persone continuando ad espandersi a macchia d’olio fino a diventare veramente il flagello del secolo che sta per finire e di quello che sta per cominciare.
Nonostante questi allarmi spaventosi, però, l’AIDS continua a restare una epidemia molto più piccola di quel che si vuol far credere, confinata in Occidente ad alcuni gruppi a rischio ben precisi; ed in Africa gonfiata da una definizione artificiosa, capace di riunire sotto il suo largo ombrello malattie antiche cambiandone il nome.
La teoria ufficiale non è tuttora in grado di spiegare in quale modo il virus HIV possa provocare le malattie che gli vengono imputate. Tale teoria descrive l’AIDS come una malattia infettiva provocata dal virus HIV che distrugge pian piano le cellule del sistema immunitario, lasciando l’organismo indifeso di fronte a malattie “opportunistiche”. Il virus penetra nell’organismo di un dato soggetto attraverso un contatto con sangue o sperma infetto. Questa infezione virale provoca una reazione anticorpale inefficace, utile solo ad essere registrata con i cosiddetti test dell’AIDS (o anti-HIV). La sieropositività costituirebbe il segnale di una malattia subdola, progressiva, inesorabile nella gran parte dei casi.
Dunque AIDS è un termine calderone che raccoglie condizioni eterogenee e disparate. Si tratta di condizioni che vengono tra loro associate solo quando il risultato del test dell’AIDS è positivo. Se il risultato è negativo, le stesse malattie vengono chiamate con il loro vecchio nome.

1) Assenza di correlazione tra risultati del test e malattia:
Una peculiarità delle malattie infettive virali è che hanno una causa unica (il virus), e ovviamente non possono verificarsi in sua assenza. Così non c’è varicella senza il virus della varicella, non c’è morbillo senza il virus del morbillo e così via. La letteratura medica ha registrato migliaia di casi di AIDS sieronegativi (cioè presentavano i sintomi ma il test era negativo), e sieropositività (test positivo) in assenza di AIDS.
La reazione al test, evidentemente capricciosa, può legarsi alla salute come alla malattia, è spesso associata ad un aumento aspecifico delle immunoglobuline, il che si verifica in molte situazioni, come nel corso di malattie autoimmuni, di infezioni croniche, di malaria, di parassitosi, talvolta anche per motivi banali come una vaccinazione antinfluenzale.

2) L’AIDS non si comporta come una malattia infettiva contagiosa:
Nonostante l’allarmismo, l’AIDS è rimasto confinato a gruppi in cui sono presenti fattori di rischio ben precisi:
a) tossicodipendenti: (circa il 32% dei malati in USA e il 60% in Italia) si tratta di individui che oltre a subire gli effetti negativi dell’eroina, della cocaina, dell’alcool, delle anfetamine e di altre sostanze psicotrope, si alimentano in maniera scorretta ed insufficiente e sono colpiti in modo più o meno continuo da infezioni multiple. In queste condizioni di immunodepressione (molte droghe hanno effetto depressivo sul sistema immunitario). Anche i figli di madri tossicodipendenti ricevendo per via uterina tossine dalla madre possono presentare una sieropositività alla nascita.
b) omosessuali: (circa il 62% in USA e il 48% in Europa) il problema riguarda gli utilizzatori sistematici di droghe multiple, cocaina, extasy, alcool, nitriti assunti per via inalatoria a forti dosi (i nitriti sono sostanze molto reattive, causano immunodepressione, e vengono utilizzati per il loro effetto afrodisiaco e rilassante per la muscolatura sfinterica).
c) emofiliaci (circa l’1% in USA e il 3% in Europa). I carichi di proteine estranee sono essi stessi immunodepressivi sia in emofiliaci sieropositivi che sieronegativi.

3) Non esistono studi che dimostrino che l’AIDS è causato dall’HIV:
Kary Mullis Premio Nobel per la chimica nel 1993 per aver inventato la PCR (Reazione Polimerasica a Catena) interpellò svariati virologi ed epidemiologi su dove trovare il riferimento bibliografico che spiegasse come l’HIV provochi l’AIDS. Ma nessuno dei colleghi  fu in grado di precisarlo.

4) La definizione della malattia:
Essa comprende un alto numero di malattie già conosciute, attualmente esse sono ben 29! Queste malattie non sono affatto associate sempre ad immunodeficienza, sono definite AIDS se associate ad un test positivo. Se una persona ha la tubercolosi e risulta sieropositiva allora “ha l’AIDS”. Se invece ha la tubercolosi ed il test è negativo, allora ha “soltanto la tubercolosi”

5) Incubazione misteriosa:
Tutte le malattie infettive virali, salvo rare eccezioni, hanno una incubazione breve, di pochi giorni o settimane. L’incubazione del virus dell’AIDS è stata calcolata inizialmente attorno ai 18 mesi, per aumentare poi di anno in anno, fino a raggiungere nel 1992, i 10/14 anni. A questo super-virus viene attribuito di tutto. Di volta in volta può essere furbissimo, tanto da sfuggire ad ogni tentativo di controllo da parte dei ricercatori, o viceversa, completamente “scemo”.

6) L’allarme prostitute:
Le prostitute non potevano non diventare le vittime designate delle campagne propagandistiche dei tutori della nostra salute fisica e morale. Sennonché, via via che passavano i mesi, si è visto che il tasso di sieropositività era estremamente basso tra le prostitute. Al 31 Marzo 1995, su 27.043 casi solo 22 riguardavano prostitute non tossicodipendenti (non dipende dalla maggior protezione, perché quelle stesse prostitute presentavano un alto tasso di infezioni sessuali).

7) La terapia con AZT:
Sintetizzato nel 1964 come farmaco antitumorale. Rimase inutilizzato per 20 anni, poiché si constatò sperimentalmente che i topi leucemici trattati morivano in numero maggiore di quelli non trattati. Ma perché questo farmaco così tossico, cancerogeno e privo di effetti benefici continua ad essere somministrato? La Wellcome (casa farmaceutica produttrice) ha venduto 0.9 tonnellate nel 1987, ed è passata a 44.7 tonnellate nel 1992. Il costo dell’AZT per malato è di circa 450.000 lire al mese. Il profitto lordo per la Wellcome nel 1993 è stato di 586 miliardi di lire l’anno.

Da tempo i settori più reazionari del mondo politico e religioso occidentale erano alla ricerca di pretesti scientifici cui ancorare le loro offensive puritane e restauratrici. Un primo tentativo fu compiuto alla fine degli anni ’70, con una raffica di informazioni più o meno terroristiche sulle malattie veneree. Ma l’AIDS sembrò l’occasione d’oro. Qui si delineava una malattia non solo sessuale ma mortale e invulnerabile agli arsenali medici esistenti. Insomma una malattia inventata su misura per i sessuofobi di ogni stampo e di ogni paese.

Kary B. Mullis (Premio Nobel per la Chimica): Il mistero che circonda quel dannato virus è il frutto inevitabile di quei due miliardi di dollari che ci spendono sopra ogni anno. Se prendessimo un qualsiasi altro virus e spendessimo due miliardi di dollari ogni anno per studiarlo, state certi che anche quel virus produrrebbe misteri a bizzeffe.

Tratto da: “AIDS la grande truffa” di Luigi De Marchi e Franco Franchi
NEXUS NEW TIME edizione italiana n°5.

fonte: http://www.disinformazione.it/aids-hiv.htm


1300 morti in Pakistan per le alluvioni

Colpiti il Punjab e il Baluchistan

An aerial view taken from a helicopter shows houses marooned in flash floods caused by heavy monsoon rains in the flood-hit Nowshera district.–AFP Photo – altre immagini qui

1300 morti in Pakistan per le alluvioni

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Pranzo a Qasim Bella

Pranzo a Qasim Bella

L’ondata di maltempo che si è abbattuta sul Pakistan non accenna a placarsi facendo crescere il numero delle vittime che secondo GEO Tv hanno raggiunto ora quota 1.300

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Islamabad, 01-08-2010

L’ondata di maltempo che si è abbattuta sul Pakistan non accenna a placarsi facendo crescere il numero delle vittime che secondo GEO Tv hanno raggiunto ora quota 1.300.

Le autorita’ della Khyber Pakhtunkhwa, la provincia piu’ colpita con 800 vittime, e quelle del Punjab e del Baluchistan hanno adottato ogni possibile misura economica e materiale per soccorrere il milione di persone che, in varia misura, sono state danneggiate da piogge battenti, alluvioni e smottamenti del terreno.

Secondo DawnNews Tv ci sono 27.000 persone che ancora attendono i soccorsi in diversi centri abitati isolati dal territorio circostante dagli allagamenti e dalla distruzione di ponti.

La comunita’ internazionale si e’ mobilitata e l’Unione europea (Ue) ha stanziato un aiuto di emergenza di 30 milioni di euro.

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fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=143571

Sicurezza e privacy addio: Pubblicati i dati di 100 milioni di account Facebook

Pubblicati i dati di 100 milioni di account Facebook


“Sicurezza e privacy addio per tutto un esercito di utenti del famoso social network”

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di Dino Fratelli

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Un ricercatore nel campo della sicurezza è riuscito a compilare una lista di nomi ed indirizzi web di oltre 100 milioni di utenti Facebook rendendola disponibile in download su rete BitTorrent. Ron Bowles ha scritto del codice per recuperare tali informazioni dai motori di ricerca fra cui anche Google: nel file è incluso il nome dell´utente Facebook e l´indirizzo web unico che permette di accedere alla sua pagina e vedere foto, amici ed altre informazioni.

Questo è possibile anche se l´utente ha impostato un livello di privacy elevato ma vale solo per gli utenti che si sono registrati prima che Facebook modificasse la gestione della privacy.

Il file Torrent, che pesa oltre 2,79GB, è già stato scaricato da decine di migliaia di utenti ma questo poco conta. Ciò che viene messo in evidenza da questa situazione è che qualunque dato viene lasciato su Internet non può essere ritenuto davvero privato, sia per eventuali bug di sicurezza delle applicazioni come Facebook, Twitter, LinkedIn ed altre, sia per la natura stessa del mezzo di comunicazione.

Una volta che le informazioni sono state pubblicate e finiscono nelle maglie dei motori di ricerca o all´interno di altri database di Internet è praticamente impossibile eliminarne ogni traccia. Gli esperti di sicurezza ripetono da sempre che tutto ciò che mettiamo su Internet è su Internet!

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30 luglio 2010

fonte:  http://www.dinoxpc.com/News/news.asp?ID_News=19578&What=News&tt=Microsoft+punta+tutto+sui+sistemi+tablet%3A+occorre+battere+Apple