Archivio | agosto 2, 2010

PREMIO DI SATIRA: GELMINI SARTA SUBITO! PIU’ SI TAGLIA PIU’ SI RAGLIA

riceviamo e pubblichiamo molto.. allegramente!

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Siamo un gruppo di insegnanti che, anche grazie ad un piccolo premio di satira, cercano di dare voce ad una scuola agonizzante ma ancora capace di stupire. Le saremmo estremamente grati se potesse aderire, estendere l’invito ai suoi contatti e dare visibilità alla nostra iniziativa.

http://www.facebook.com/group.php?gid=131383966892803&ref=mf

Un saluto cordialissimo e un tir a 2 piani con rimorchio di in bocca al lupo!

Guglielmo La Cognata, Marinella Spina, Giovanni Lo Castro

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Per completezza alleghiamo il bando

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PREMIO DI SATIRA

GELMINI SARTA SUBITO!

PIU’ SI TAGLIA PIU’ SI RAGLIA

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Art. 1) Fateci ridere, liberateci dalle ragnatele mentali, stupiteci. Ogni cosa ha sempre un’altra faccia, come la luna. E’ questo il lato delle cose che genera meraviglia.

Art. 2) La partecipazione al concorso è assolutamente gratuita e aperta a tutti coloro i quali non hanno Ketchup nelle vene.

Art. 3) L’obiettivo di fondo di questa sfida all’ultimo neurone è quello di utilizzare la forza comunicativa della satira per coinvolgere il personale docente e non docente, le famiglie, gli studenti, tutti coloro i quali non hanno il quoziente intellettivo di una nespola, in una discussione critica sui rischi e le opportunità legate ai rilevanti cambiamenti che investiranno l’universo formativo, il luogo dove i sogni imparano a camminare. Pertanto, il contenuto dell’opera deve essere inscindibilmente connesso al tema del premio: “LA SCUOLA DELLE LIBERTA’ ”.

Art. 4) Sono ammesse poesie, battute, filastrocche, slogan, barzellette, brevi epigrammi, vignette, canzoni, miniracconti, qualunque idea creativa, purché di lunghezza tassativamente non superiore a 30 righe da 60 battute (una cartella, spazi inclusi). Ogni partecipante può inviare un solo scritto
(anche in lingua straniera, dialetto o “gotico vampirico”, purché accompagnato da traduzione italiana).

Art. 5) Gli scritti vanno inviati esclusivamente via e-mail, in formato .doc, entro e non oltre il 15 Settembre 2010, al seguente indirizzo:gelmini.sarta.subito@hotmail.it. Ogni candidato deve allegare all’elaborato un breve curriculum, i dati anagrafici e una dichiarazione firmata attestante che l’opera è di esclusiva produzione personale, inedita, mai premiata né segnalata in altri concorsi.

Art. 6) La valutazione delle opere è affidata al giudizio insindacabile e inappellabile della giuria, i cui nomi verranno resi noti il giorno della premiazione.

Art. 7) I primi classificati riceveranno come premio oltre l’attestato, la coppa e la pubblicazione on line dell’opera, la visibilità garantita dalla partecipazione al concorso di idee e … una sorpresa indimenticabile! L’attribuzione dei premi è subordinata, pena la decadenza, alla presenza dei vincitori (o di loro delegati) alla cerimonia conclusiva.
La premiazione si terrà in data e luogo da destinarsi, indicativamente a Catania intorno alla fine del mese di settembre. Luogo e giorno precisi verranno comunicati direttamente ai vincitori via e mail; gli altri concorrenti potranno verificarli su Facebook, digitando “Premio Gelmini sarta subito!”, oppure richiederli per posta elettronica all’indirizzo: gelmini.sarta.subito@hotmail.it .

Art. 8) Pur garantendo la massima attenzione, la Segreteria declina ogni responsabilità per l’eventuale smarrimento degli elaborati

Art. 9) Ogni autore è responsabile del contenuto delle proprie opere. Non verranno presi in considerazione gli scritti pervenuti in ritardo, che violano le regole del bando, che si collocano al di là dei confini della decenza e del buon gusto.

Art. 10) I diritti delle opere che partecipano al concorso restano di completa ed esclusiva proprietà degli autori, ad eccezione di quelli concernenti la pubblicazione a stampa e/o on line (a cura degli organizzatori del premio, senza alcun compenso per gli autori).

Art. 11) Con l’invio degli elaborati partecipanti al premio, l’interessato acconsente, ai sensi della normativa vigente sulla privacy, al trattamento dei dati personali, limitatamente agli scopi del concorso in oggetto. I dati dei concorrenti non verranno comunicati né diffusi a terzi e in qualsiasi momento si potrà chiedere l’aggiornamento o la cancellazione, scrivendo alla nostra segreteria.

Art. 12) L’organizzazione si riserva il diritto di apportare modifiche al presente regolamento, qualora dovessero verificarsi circostanze contingenti non previste. In tal caso, verrà data tempestiva comunicazione agli interessati.

Art. 13) Con l’invio dell’elaborato l’autore attesta, sotto la propria responsabilità, che l’opera è in regola con le norme del bando di concorso, che ne ha preso visione e che ne accetta ogni sua parte. Per quanto non esplicitamente dichiarato è abilitata a decidere, in piena autonomia, la segreteria del Premio.

Art. 14) Per eventuali informazioni potete rivolgervi all’indirizzo e-mail: gelmini.sarta.subito@hotmail.it .

Art. 15) BUON DIVERTIMENTO!

Guglielmo La Cognata, Marinella Spina, Giovanni Lo Castro

Ehi! Ma non dovevo giocare anch’io??

ITALIA – Un posto per Faith non c’è più

Un posto per Faith non c’è più

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di Leonardo Tondelli

tutti gli articoli dell’autore

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Quando nel 2001 una corte islamica nigeriana condannò Safiya Husaini alla lapidazione per adulterio, la politica italiana non rimase a guardare. Una cinquantina di senatori sottoscrisse una mozione che impegnava il governo Berlusconi “a promuovere un’azione diplomatica diretta ad impedire l’orrenda esecuzione; più in generale ad adoperarsi affinché cessi ogni prevaricazione a carico delle donne, là dove ancora le stesse sono considerate schiave, incapaci di intendere e di volere, scambiate e messe all’asta come carne da macello, assoggettate e segregate in casa, senza diritti e senza dignità”. Al di là dei discorsoni è difficile ricostruire cosa abbia fatto in concreto il governo: magari un richiamo all’ambasciatore, questo tipo di cose. Alla fine comunque la Husaini fu assolta.

Un anno dopo un’altra corte nigeriana condannò Amina Lawal Kurami alla stessa pena capitale per lo stesso reato. E anche in questo caso la politica italiana non si tirò indietro. Il nostro ambasciatore andò a parlarne col Ministero degli esteri nigeriano. Come riferì poi alla Camera il Sottosegretario di Stato, Margherita Boniver, il Ministro si dimostrò “molto comprensivo dell’interesse riservato al caso da parte dell’opinione pubblica, della società civile e delle istituzioni del nostro paese”. Nel frattempo a Roma l’incaricato d’affari della Repubblica federale di Nigeria veniva convocato alla Farnesina, che gli comunicava “l’emozione enorme suscitata nel nostro paese dalla vicenda giudiziaria della signora Lawal”. Anche questo diplomatico volle rassicurarci, confermando che “che il Governo federale è ben consapevole delle reazioni suscitate in Italia e nel mondo dalla sentenza e della necessità che la Nigeria rispetti i suoi impegni internazionali in materia di diritti umani”.

Tutte queste, beninteso, sono solo parole.

Ma non significa che non siano importanti. La diplomazia si fa con le parole, la politica è fatta di chiacchiere, e la vita di Safiya Husaini e Amina Lawal è stata salvata anche dall’enorme volume di chiacchiere che l’opinione pubblica e i politici hanno prodotto sull’argomento. Se tutto quello che puoi fare per salvare la vita a una persona è parlarne, tu ne parli. In parlamento, alle ambasciate, ovunque puoi.

Nelle prossime settimane un’altra donna nigeriana, Faith Aiworo, dovrebbe essere processata. Il suo caso è un po’ diverso (Faith avrebbe ucciso un uomo che cercava di stuprarla), ma il rischio di una condanna a morte è comunque concreto. I giornali italiani ne hanno parlato – non tutti, per la verità. Ora si tratta di vedere cosa farà la politica, come si muoveranno le istituzioni. Il Senato produrrà un’altra mozione, com’è successo con Safiya? Convocheremo i diplomatici, come successe con Amina? Arriveremo al punto di disturbare il Ministro degli esteri nigeriano? Possiamo sperarci, ma per come si sono messe le cose è difficile che accada. E questo non perché Senato e Camera siano assorbiti dalle scissioni e compravendite degli ultimi giorni. Il problema è un po’ più grave.

Il fatto è che Faith Aiworo, ai nigeriani, l’abbiamo consegnata noi.

Per salvarsi dal boia, Faith era scappata in Italia. Un Paese storicamente molto sensibile al problema dei rifugiati, anche perché molti antifascisti sopravvissero rifugiandosi nei Paesi vicini. Quando tornarono, e il fascismo fu sconfitto, vollero iscrivere nei principi fondamentali della nostra Costituzione il diritto d’asilo, per “lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana” (art. 10). Ma Faith è entrata in Italia da clandestina, e con i clandestini sembra che la Costituzione non funzioni più. A un certo punto abbiamo stabilito, senza dirlo troppo in giro, che non sono esseri umani; e quindi possiamo impacchettarli e renderli al mittente senza preoccupazioni.

Per questo è difficile che stavolta la politica italiana faccia qualcosa per “promuovere un’azione diplomatica diretta ad impedire l’orrenda esecuzione”; che si adoperi sul serio “affinché cessi ogni prevaricazione a carico delle donne, là dove ancora le stesse sono considerate schiave, incapaci di intendere e di volere, scambiate e messe all’asta come carne da macello, assoggettate e segregate in casa, senza diritti e senza dignità”. Del resto cosa potrebbero fare, ormai, parlamentari e diplomatici, a parte produrre un po’ di chiacchiere. Certo, ogni volta che chiacchierando potevamo contribuire a salvare una donna condannata a morte, non ci siamo risparmiati. Ma stavolta occorreva qualcosa di più: l’ospitalità. Safiya, Amina, più che donne per noi erano teorie. Si potevano tranquillamente salvare da lontano. Ma Faith viveva tra noi, occupava un posto; e un posto per salvare una donna schiava, senza diritti e senza dignità, in Italia evidentemente non c’è più.
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Di’ la tua

Il blog di Leonardo su l’Unità

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02 agosto 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=102005

P3 – Caliendo, si vota la mozione. Il Pdl protesta: «È inaccettabile»

Il sottosegretario alla Giustizia Caliendo, in visita al carcere di Camerino osserva interessato..

Cicchitto attacca: «Inaccettabile mentre è in corso un procedimento giudiziario»

Caliendo, si vota la mozione
Il Pdl protesta: «È inaccettabile»

I capigruppo hanno deciso: mercoledì la sfiducia in aula. I finiani: consulteremo l’Udc

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MILANO – La conferenza dei capigruppo alla Camera ha deciso: mercoledì a Montecitorio approderà in Aula la mozione presentata dall’opposizione sulla sfiducia a Giacomo Caliendo, il sottosegretario alla Giustizia, indagato nell’inchiesta sulla cosiddetta P3. Il giorno prima si svolgerà, invece, l’esame dei decreti sul trasporto marittimo e sull’energia. La mozione di sfiducia (il voto sarà palese) non preoccupa il diretto interessato. «Come vedete, io continuo a lavorare» ha detto il sottosegretario ai giornalisti che lo hanno incontrato a Palazzo Madama, prima che venisse messo all’ordine del giorno il voto . Fabrizio Cicchitto, invece, giudica «inaccettabile» che «si proceda al voto sulla mozione di sfiducia quando è in corso ancora il procedimento giudiziario nei confronti di Caliendo». «Se ne assume la responsabilità l’opposizione», ha detto il presidente dei deputati del Pdl. «Esamineremo con grande attenzione il risultato del voto sulle mozioni» ha aggiunto Cicchitto.

INCONTRO FINIANI-UDCA questo punto, non resta che attendere mercoledì per capire come si comporteranno i finiani rispetto al voto su Caliendo. La cosa certa è che martedì pomeriggio il gruppo dei finiani alla Camera incontrerà l’Udc per verificare la possibilità di convergenze in vista del voto sulla mozione di sfiducia al sottosegretario. L’annuncio arriva dal capogruppo dei finiani. «Ci vedremo nel primo pomeriggio per cercare di arrivare a una convergenza con l’Udc, se ce ne sono le condizioni», ha spiegato Giorgio Conte. Per il Pd Dario Franceschini il voto sul sottosegretario «sarà un punto di chiarezza». Mentre il leader dell’Idv Antonio Di Pietro avverte: «Chi si astiene su Caliendo è irresponsabile».

«IL GOVERNO NON RISCHIA»Il Pdl, dal canto suo, lascia intendere di non aspettarsi sorprese dai finiani. «Prendiamo per buono il loro impegno a dare sostegno alla maggioranza» ha detto Cicchitto. «La tenuta del governo non è a rischio» ha assicurato il ministro della Difesa Ignazio La Russa, perché i parlamentari vicini al presidente della Camera, è la sua convinzione, hanno dichiarato che «continueranno a sostenerlo». «Anche alla Camera – ha aggiunto il ministro – i numeri sono chiari e non c’è alcun dubbio che la legislatura possa continuare con un forte sostegno al governo». La Russa ha poi ribadito la sua contrarietà all’ipotesi di un governo tecnico. «Gli italiani hanno eletto un governo politico – ha spiegato – noi siamo per il bipolarismo e perché siano i cittadini a scegliere i governi».

GRUPPO FLI AL SENATONel frattempo, il gruppo dei finiani si è costituito ufficialmente anche a Palazzo Madama. Confermate le indiscrezioni che vedevano dieci senatori fuoriuscire dal gruppo del Pdl per costituire il nuovo gruppo parlamentare «Futuro e Libertà per l’Italia». Presso l’ufficio del senatore Mario Baldassarri si è riunita una piccola pattuglia di senatori per espletare le formalità: i senatori dovranno firmare le dimissioni dal gruppo del Pdl e consegnarle al presidente del gruppo Maurizio Gasparri, successivamente dovranno presentare la richiesta di nascita del gruppo al presidente del Senato, Renato Schifani. Capogruppo provvisorio in attesa delle votazioni per determinarlo dovrebbe essere lo stesso Baldassarri. Del gruppo fanno parte la senatrice Contini, i senatori De Angelis, Valditara, Saia, Germontani, Di Gilio, Pontone, Viespoli e Menardi. In un articolo pubblicato sul sito di Generazione Italia, Italo Bocchino scrive: «I cannoni devono smettere di tuonare, da una parte e dall’altra», auspicando «un patto di legislatura per salvare l’attuale assetto bipolare, il governo e la maggioranza».

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Redazione online
02 agosto 2010

fonte:  http://www.corriere.it/politica/10_agosto_02/caliendo-ipotesi-sfiducia_09278016-9e37-11df-a94c-00144f02aabe.shtml

La Russia divorata dalle fiamme. Medvedev: “Una tragedia enorme” / Russia, bruciati 10 milioni di ettari coltivati a grano: schizza in alto il prezzo

La Russia divorata dalle fiamme
Medvedev: “Una tragedia enorme”

Trentaquattro morti, oltre 128 mila ettari di boschi distrutti, 1500 case divorate dal fuoco, migliaia di sfollati. E’ il bilancio dei roghi provocati dal caldo anomalo che ha colpito sette regioni. Il Cremlino ha dichiarato lo stato d’emergenza

La Russia divorata dalle fiamme Medvedev: "Una tragedia enorme" Pompieri in azione in un bosco

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MOSCA – Il presidente russo Dmitri Medvedev l’ha definita “una tragedia enorme”. Il caldo anomalo che ha colpito la Russia ha provocato incendi in sette regioni, zone per le quali il Cremlino ha dichiarato lo stato d’emergenza sottolineando la gravità della situazione che “può causare ancora molte disgrazie irreparabili”. Il bilancio è già molto pesante e, probabilmente, non ancora definitivo: almeno 34 morti, oltre 128 mila ettari di boschi distrutti, soprattutto nella parte occidentale del Paese. Circa 1.500 case sono state distrutte dal fuoco, migliaia gli sfollati. Tra le repubbliche colpite, anche una delle più povere e belle, il Mari El, lungo il fiume Volga. E poi Vladimir, Voronezh, Nizhny Novgorod, Rjazan, la repubblica di Mordovia e l’aria intorno a Mosca.
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GUARDA IL VIDEO 1
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In base al decreto presidenziale l’accesso alle aree potrebbe essere bloccato, affinché l’uomo non sia causa di nuovi focolai di incendio. Prende forza anche l’ipotesi di utilizzare le forze armate per la lotta contro le fiamme: per ora 2.000 soldati sono già sul campo. In una dichiarazione in tv, il presidente Medvedev ha assicurato che circa duemila case saranno ricostruite prima dell’arrivo dell’inverno. Intanto il primo ministro Vladimir Putin ha convocato i governatori delle regioni interessate e l’ordine è di iniziare il lavoro di ricostruzione delle città devastate. “Voglio piani per ogni regione, ogni città, ogni casa”, ha detto.

E mentre la provincia brucia, Mosca soffoca: il fumo, generato dalle torbiere che vanno a fuoco intorno alla capitale russa, avvolge tutta l’estesa zona abitata. Ad attendere chi è uscito questa mattina da casa nella capitale, un intenso odore di bruciato e una fitta nebbia, oltre a un’afa irrespirabile, che ormai imperversa da un mese e mezzo, con  temperature oltre i 40 gradi. L’inquinamento supera di dieci volte la norma.

E le previsioni non lasciano ben sperare. Già luglio aveva battuto il record con punte di 40 gradi. Ora si annuncia, entro venerdì, temperature oltre i 41 gradi. La capitale resta immersa in una nuvola di monossido di carbonio. La situazione, migliorata leggermente nel weekend, la notte scorsa è di nuovo peggiorata.

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fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2010/08/02/news/russia_incendi-6023915/?rss

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Forse è inutile dirlo, ma vi consigliamo di fare scorte di pasta prima possibile. Si sa, la speculazione non attende.

mauro

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Russia, bruciati 10 milioni di ettari
coltivati a grano: schizza in alto il prezzo

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Volontario russo al lavoro (foto Mitya Aleshkovskiy - Epa) MOSCA (1 agosto) – Gli incendi che stanno infuriando in Russia hanno raggiunto la regione dell’Estremo oriente dove sono a fuoco circa 100.000 ettari di taiga. Lo hanno annunciato oggi i servizi forestali regionali, citati dall’Itar tass. In 24 ore gli incendi hanno triplicato la superficie interessata passando da 31.000 a 99.000 ettari.

Oggi il patriarca della chiesa ortodossa russa, Kirill, ha invitato i fedeli a pregare per la pioggia. «Il dolore ha colpito la nostra nazione – ha detto il patriarca – Abbiamo perso vite umane, centinaia di persone sono rimaste senza casa e migliaia tra cui molti bambini non hanno più mezzi di sostentamento. Chiedo a tutti voi di unirvi in preghiera affinché la pioggia discenda sulla nostra terra».

Almeno 28 morti. Sono almeno 28 le persone morte a causa delle fiamme che stanno devastando da giorni la parte europea della Russia, stando alle cifre fornite dal ministero russo per le Emergenze e secondo le quali ad oggi si sono registrati 774 incendi, di cui 369 a partire da ieri, mentre sono oltre 5.200 le persone evacuate.

Particolarmente toccata la Kamciatca, la penisola nell’estremo nord della Russia con oltre 76.000 ettari a fuoco. Inoltre ci sono altri 300.000 ettari di terreni non boschivi a fuoco, secondo l’Itar tass. Nei giorni scorsi gli incendi, provocati dall’eccezionale ondata di caldo che sta colpendo la Russia, hanno colpito parte occidentale del paese con 120.000 ettari interessati, villaggi interi devastati e un bilancio di 28 morti.

Il grande caldo che ha colpito la Russia ha distrutto quasi dieci milioni di ettari di coltivazioni di grano (come l’intera superficie forestale italiana) provocando sui mercati internazionali un aumento record del prezzo del grano che è salito in un mese del 50% al Chicago Board of Trade (Cbot), il punto di riferimento delle contrattazioni internazionali, anche se in Italia i prezzi restano però sui livelli più bassi degli ultimi venti anni. Alla chiusura mensile del mercato di fine luglio il cereale – sottolinea la Coldiretti – ha fatto registrare una quotazione di 660 dollari per bushel rispetto ai 450 dollari dell’inizio del mese, toccando così il valore più alto dell’ultimo anno.

A far risalire le quotazioni mondiali sono le previsioni di un calo del raccolto dovuto alle alte temperature e alla mancanza di precipitazioni in Russia ma anche in Paesi come l’Ucraina ed il Kazakistan mentre nei Paesi dell’Est Europa come Bulgaria, Ungheria e Romania è stato invece l’eccesso di pioggia a compromettere la stagione. In Italia si è verificato un calo delle superfici coltivate dell’1% per il grano duro destinato alla produzione di pasta e del 5% per quello tenero per il pane secondo il bollettino Agrit del Ministero delle Politiche Agricole.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=113071&sez=HOME_NELMONDO&ssez=

Verso il Segreto di Stato senza limiti sugli archivi degli 007

Verso il Segreto di Stato senza limiti sugli archivi degli 007

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Una legge finora sancisce che il segreto di Stato sulle documentazioni dei servizi, ad esempio sulle grandi stragi del passato da Bologna all’Italicus, decada dopo 30 anni. Ora, invece, le cose potrebbero cambiare, questo termine potrebbe essere eliminato e il segreto di Stato esteso sino die. E’ quanto emerge dalla relazione conclusiva della commissione Granata, istituita dal governo Berlusconi, per studiare le procedure di accesso alla documentazione per la quale è decaduto il segreto di Stato.

Nella bozza di regolamento, al primo articolo, viene previsto che “nei sei mesi precedenti la scadenza del vincolo, il presidente del Consiglio o l’Autorità delegata, nel caso in cui ritenga di disporre la proroga, ne informa senza indugio le Autorità originatrici”. Ma al comma successivo viene specificato che “se tali Autorità lo ritengono necessario, provvedono ad apporre o a reiterare, anche in proroga, la citata classificazione”.

In pratica potranno essere dunque gli stessi responsabili dei servizi segreti, nel caso in cui lo reputino necessario, a proporre al premier di reiterare il “top secret” secondo le loro classificazioni: segreto, segretissimo, riservato, riservatissimo.

Mercoledì il Copasir ha ascoltato Gianni Letta ed ha avviato “la discussione sulle conclusioni della commissione di studio sul segreto di Stato, istituita presso la Presidenza del Consiglio”. Secondo quanto viene riferito da alcuni esponeti della Commissione Granata, la relazione “non risolve i problemi, ma mette in mano le competenze tecniche al legislatore con una disamina approfondita, una interpretazione ed una armonizzazione della legislazione vigente”.

fonte: http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/verso-il-segreto-di-stato-senza-limiti-sugli-archivi-degli-007-481958/

Verità e giustizia per Nino, Ida e la loro bimba mai nata

Verità e giustizia per Nino, Ida e la loro bimba mai nata

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La storia dell’ agente di polizia, Nino Agostino, ucciso il 5 agosto del 1989 a Villagrazia di Carini, insieme alla moglie Ida Castellucci, incinta di cinque mesi di una bambina, è certamente una delle più drammatiche ed oscure vicende della storia di un’ Italia retta, allora come adesso, da poteri deviati e da un’ antistato che troppo spesso diviene Stato.
Sulla morte di Nino Agostino non è ancora stata fatta luce ed i suoi assassini, insieme ai mandanti, sono a tutt’oggi uomini liberi esattamente come qualsiasi altro onesto padre di famiglia. Sul fascicolo relativo alle indagini sul suo assassinio è stato apposto quello che non esitiamo a definire “il sigillo della vergogna” ovvero il Segreto di Stato.

Nino e Ida, quel giorno, si trovavano davanti alla villa di famiglia per partecipare al compleanno della sorella di Nino. Furono trivellati di colpi da due sicari in motocicletta sotto gli occhi dei genitori Vincenzo ed Augusta.
Suo padre, Vincenzo Agostino, un anziano uomo che ha percorso qualsiasi strada pur di ottenere giustizia da quello Stato per il quale suo figlio Nino ha consapevolmente sacrificato la vita, ha promesso di non tagliare più la propria barba bianca fino a che non otterrà quello che gli spetta; giustizia per suo figlio, per la sua famiglia, per la nuora Ida e per sua nipote mai nata.

Di recente, nel registro degli indagati in merito all’inchiesta sulla morte di Nino Agostino e della moglie Ida Castellucci, è stato iscritto Guido Paolilli, poliziotto in pensione, indagato per favoreggiamento aggravato e continuato a Cosa Nostra. Il collega e amico di Nino Agostino, che svolse le indagini immediatamente dopo la sua morte, fornì una pista che conduceva ad un “delitto passionale”.

In Sicilia questa è quasi una tradizione che se non fosse perchè si tratta di omicidi verrebbe a buon diritto inserita negli alamnacchi di storia e cultura popolare; prima li ammazzano e poi li fanno passare per pazzi o puttanieri.

L’ iscrizione nel registro degli indagati è scattata in seguito ad una conversazione intercettata a marzo nella sua casa di Montesilvano a Pescara. Paolilli ed ill figlio stavano ascoltando, su RAI UNO, Vincenzo Agostino, padre dell’ agente, che in quel frangente citava le parole scritte su un biglietto trovato nel portafogli di Nino: “Se mi succede qualcosa andate a cercare nell’armadio di casa”. Il figlio di Paolilli, chiedendo al padre quale fosse il contenuto dell’armadio, si sentì rispondere: “Una freca di carte che ho distrutto”. Sul conto di Paolilli anche Vincenzo Agostino ha rivelato elementi interessanti: “un giorno Guido Paolilli, che era amico di mio figlio, insistette per venire con noi al cimitero. Incalzato dalle nostre domande sulle indagini, disse che la scoperta della verità non avrebbe fatto piacere. Disse pure che avrebbe fatto il possibile per mostrarci sei fogli”.

I sei fogli non sono mai stati mostrati alla famiglia Agostino ne ve ne è più traccia.

Paolilli ha dichiarato che i sei fogli vennero sequestrati durante la terza perquisizione nell’appartamento di Nino Agostino. Negli atti della Squadra Mobile risultano però solo due perquisizioni. Un’ altra incongruenza di non poco conto nelle dichiarazioni di Paolilli è quella relativa alle mansioni svolte. Paolilli ha dichiarato di svolgere servizio presso il nucleo scorte ma diversi suoi colleghi hanno asserito, smentendolo, che l’indagato svolgeva attività antimafia.

Paolilli era persona di fiducia di Bruno Contrada ed ha testimoniato a sua difesa nel processo a suo carico. Si riferiva proprio a Paolilli l’agente Agostino quando disse ad un collega: “Sto collaborando con un amico per la cattura di latitanti?”.

Ad oggi esiste un solo pentito che ha raccontato di questo omicidio, Oreste Pagano, il quale ha affermato: “Ero al matrimonio di Nicola Rizzuto, in Canada. C’era un rappresentante dei clan palermitani, Gaetano Scotto. Alfonso Caruana mi disse che aveva ucciso un poliziotto perché aveva scoperto i collegamenti fra le cosche ed alcuni componenti della questura. Anche la moglie sapeva, per questo morì”.

I servizi segreti italiani hanno sempre negato che l’agente Agostino abbia svolto servizio presso il SISMI ma la recente riapertura delle indagini sarebbe giustificata dal ritrovamento di nuovi documenti nell’archivio della Squadra Mobile che attesterebbero l’attività di antimafia del poliziotto tra le fila dei servizi segreti. Inoltre, una nota riservata del 1993, a firma del capo del centro di controspionaggio di Palermo alla prima divisione Sismi di Roma, testimonia il grande interesse dei servizi nei confronti dell’ operato dei giudici inquirenti sulla morte del poliziotto: “Centro controspionaggio di Palermo. Riservato. Oggetto: riapre l’indagine sul delitto Agostino. Data 5 marzo 1993. Secondo quanto è stato possibile apprendere il gip titolare dell’inchiesta sarebbe in possesso di due memoriali consegnati dai familiari dell’Agostino e del Piazza che avrebbero indotto il magistrato a riaprire i due casi, unificandoli. Nei memoriali di cui sopra, acquisiti dal gip, pare che siano contenute affermazioni di una certa gravità in merito al noto episodio del rinvenimento di un ordigno esplosivo nell’estate del 1989 presso la villa all’Addaura del dottor Falcone”.

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fonte: http://www.familiarivittimedimafia.com/index.php?option=com_content&view=article&id=897:nino-agostino&catid=104:sto&Itemid=278

Il poker d’assi di Berlusconi: elezioni con qualcun altro al governo

Il poker d’assi di Berlusconi: elezioni con qualcun altro al governo

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di Mino Fuccillo

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Qual è l’obiettivo, il traguardo, la richiesta, addirittura il sogno di tutte, quasi tutte, le opposizioni e gli oppositori di Berlusconi? Cosa immaginano, preparano, propongono, a cosa lavorano Bersani e D’Alema, Casini e perfino, come da ultimissimo blog, Beppe Grillo? E cosa i berlusconiani e i leghisti, i Bossi, i Calderoli, i Cicchitto, i Bondi, i La Russa, i Gasparri dipingono come il diavolo, la sciagura, l’invasione degli ultracorpi cui opporre un virile e drastico “no pasaran”? Eccola la meta agognata e la minaccia da respingere e sventare: il “Governo di transizione”. Cioè un governo che porti, accompagni l’Italia ad elezioni anticipate e che sia guidato e presieduto da qualcuno che non sia Berlusconi. Viene in mente quell’antico detto: prega che gli dèi non esauriscano i tuoi desideri…

Elezioni precedute da qualche mese di governo con seduto a Palazzo Chigi un altro che non sia Berlusconi sono infatti per Berlusconi l’equivalente di un poker d’assi nella partita politica appena iniziata. E  gli assi nelle mani di Berlusconi arriverebbero con il “Governo di Transizione” mentre sono i suoi avversari a dare apparentemente le carte.

Primo asso, quello “pigliatutto”. Se l’Italia torna a votare con Berlusconi presidente del Consiglio in carica, il messaggio elettorale di Berlusconi dovrà essere: “Non mi hanno lasciato lavorare, mi hanno legato le mani”. Variante più hard: “Mi hanno tradito”. Può funzionare, ma è messaggio debole. Appena due anni fa Berlusconi era e si diceva capace di spaccare il mondo e rifare i connotati all’Italia. Appena due anni e mezzo dopo dovrebbe chiedere voti in nome di un’occasione mancata, perduta. Chiedere voti solo per ricominciare. Senza aver abbassato le tasse, senza aver cambiato la Costituzione, con le ali alquanto impiombate da una manovra economica, forse due. Se invece si va ad elezioni con qualcun altro seduto a Palazzo Chigi, la piattaforma elettorale di Berlusconi sarà: “Scippo e impostura contro il popolo sovrano…Congiura per mettere in piedi un governo illegale…”. Qualcosa di molto più efficace e soprattutto qualcosa che azzera, cancella il magro bilancio dei due anni di governo. Il “Governo di Transizione” regala a Berlusconi una campagna elettorale da una posizione di “opposizione”, quella che oggi gli elettorati europei maggiormente premiano. Il “Governo di Transizione” esenta Berlusconi dal dazio di aver governato e monda ogni suo peccato politico agli occhi del maggioritario elettorato di centro destra.

Asso numero due: il “Governo di Transizione” dovrebbe intestarsi il rischio e il costo economico di elezioni anticipate. Costo non delle schede da stampare, costo finanziario. Con centinaia di miliardi di titoli di Stato da ricollocare sul mercato, insomma da vendere a qualcuno che della finanza pubblica italiana si fida, il rischio di un aumento dei tassi è quasi una certezza. Rischio che si paga con tasse o inflazione. Tasse e inflazione che l’elettorato metterebbe in conto a quelli che hanno “usurpato” il posto di Berlusconi.

Asso numero tre: il “Governo di Transizione” erediterebbe da Berlusconi la promessa fatta a Bossi di un federalismo tutto e subito. Senza seria valutazione di spesa, con annesso malcontento del Sud. Problema oggi di Berlusconi, domani del “Governo di Transizione”.

Asso numero quattro: il “Governo di Transizione” chi lo vota in Parlamento? I finiani? Ufficializzando così una natura di “ribaltonisti traditori” che vanno al governo senza passare dalla stazione del voto popolare? Di Pietro e Vendola che invece se ne terrebbero il più distanti possibile? Il “Governo di Transizione” scivolerebbe rapidamente, inesorabilmente verso l’immagine e la sostanza di una brutta copia del secondo governo Prodi: la rappresentazione plastica che la somma dei “No” a Berlusconi non fa un governo.

Perché allora l’opposizione vuole il “Governo di Transizione”? La mancanza di fantasia e creatività politica di quelle che furono le terze file del Pci e le quarte file della Dc è una prima, piccola, parziale ma non trascurabile risposta al quesito. Poi c’è la furbizia stolta di chi calcola che Berlusconi non più premier non è più protetto da “legittimi impedimenti” e quindi processabile. Ancora e sempre l’illusione nefasta di una via giudiziaria. Poi la paura delle elezioni.

Hanno allora dal loro punto di vista ragione Di Pietro e Vendola che le elezioni le vogliono subito? A parte che subito vuol dire primavera 2011, Di Pietro e Vendola vogliono sì elezioni ma di provare almeno a vincerle non hanno alcuna voglia. A meno che “vincerle” non voglia dire aumentare la percentuale di voti a Idv e Sinistra, ecologia e libertà restando ovviamente sconfitti all’opposizione. Già, perché volere le elezioni senza cambiare la geografia della proposta elettorale vuol dire farle rivincere a Berlusconi. A un Berlusconi che le vincerebbe esplicitamente contro la Costituzione vigente. Ottima prestazione per chi denuncia il “regime in atto”.

Con la legge elettorale che c’è e molto difficilmente sarà cambiata, alle elezioni l’opposizione oggi può andare solo se ci si va in quattro e non di più. Pdl e Lega alleati e dall’altra parte una forte aggregazione “centrista” e una sinistra, una sola. Il Pdl di Berlusconi “vale” nell’urna circa il 35 per cento, la Lega di Bossi il 10 per cento abbondante. Possono perdere solo se la sinistra, una sola, fa 25 e più per cento e il “centro” fa 20 per cento. Non c’è spazio per altre liste, non c’è posto per la “pluralità”. Di Pietro non vuole il “centro”, Vendola vuole la sinistra plurale. Amen.

Lo sa Berlusconi che il “Governo di Transizione” è il suo poker d’assi? Forse no, forse non se ne rende conto perchè è tutt’altro che infallibile. Può dunque incaponirsi a restare premier fino al giorno delle elezioni, può insomma sbagliare lo “scarto” nella partita a poker. Magra e tenue speranza per i suoi avversari. E i suoi avversari sapranno lasciare al tavolo solo due giocatori contro Berlusconi e Bossi? Improbabile, ai limiti dell’impossibile. Con uno strano linguaggio Berlusconi ha detto, a proposito della cacciata di Fini: “I sostenitori di una squadra si disamorano se vedono i giocatori litigare in campo e negli spogliatoi”. Purtroppo non parlava del Milan, ma dell’Italia. Ma prendiamo per buona la sua metafora, la sua cultura calcistica: contro Berlusconi è stato fischiato un fallo da rigore, l’opposizione si appresta a tirarlo fuori dalla porta. Poi palla a centro, ancora zero a zero ma quella di Berlusconi è una squadra, l’altra sono undici che giocano ognuno per conto suo. La partita dura un anno, c’è tempo. Ma se è giocata così, non c’è partita.

fonte: http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/berlusconi-elezioni-poker-di-assi-governo-transizione-493202/