Archivio | agosto 3, 2010

Il premier e le profezie (sbagliate) sui «nemici»

Previsioni | Sondaggi «catastrofici» anche su Casini, Dini e Fini

Il premier e le profezie (sbagliate) sui «nemici»

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Nel ’94 pronosticò la fine di Bossi, ma due anni dopo il senatur ottenne un successo «storico»

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Allegria: Berlusconi non crede alla jella. Una buona notizia, nel Paese della smorfia, del «curnaciell’ ‘e corall’» e di Amelia, la fattucchiera che ammalia. Non fosse così, mai e poi mai si sarebbe avventurato a prevedere per Fini un futuro elettorale desolante se non disastroso. Ogni volta che l’ha fatto con gli alleati in fuga, infatti, ha portato bene. A loro.

1996 -Dopo il ribaltone del '94, Berlusconi dava Bossi per spacciato: «La Lega  è sotto l'1%». Alle elezioni del '96 però il Carroccio  supera il 10%, il suo massimo storico (Emblema)
1996 -Dopo il ribaltone del ’94, Berlusconi dava Bossi per spacciato: «La Lega è sotto l’1%». Alle elezioni del ’96 però il Carroccio supera il 10%, il suo massimo storico (Emblema)

Ma li avete mai letti i reportage di Charles Dickens sul Daily Mirror poi raccolti in «Visioni d’Italia» sul delirio italico per la smorfia? Racconta due episodi indimenticabili. Il primo su un cavallo imbizzarrito che aveva sbalzato di sella il cavaliere riducendolo in fin di vita: «Dietro il cavallo correva intanto a incredibile velocità un altro uomo, uno sconosciuto così lesto che si trovò sul posto appena dopo la caduta. Costui si gettò in ginocchio accanto al disgraziato che giaceva moribondo, gli prese la mano con l’espressione del più vivo dolore e disse: – Se ancora sei vivo, dimmi una parola, una sola! Se ancora ti rimane un soffio, dimmi quanti anni hai, fammeli giocare al lotto, per amore del Cielo!». Il secondo, se possibile, è ancora peggiore. Visto il boia decapitare un uomo in piazza, lo scrittore annota sconcertato: «I giocatori del lotto, che speculano su tutto, si mettono nei posti più comodi per contare le gocce di sangue che sprizzano di qua e di là; e poi puntano su quel numero».

Insomma, abbiamo pessimi precedenti. Anche in politica. Si pensi a Enrico de Nicola, il primo presidente della Repubblica, che stando alle leggende si era preso per segretario un gobbo, faceva cucire la fodera della vecchia borsa del suo primo processo dentro le borse nuove e teneva un cassetto pieno di spille, cornetti, ferri di cavallo. O Giovanni Leone, che il giorno del sopralluogo al Vajont si oppose a far salire sull’elicottero un fotografo (sorteggiato tra tutti i colleghi) perché con lui a bordo sarebbero stati in 13: «Preside’, c’ho er pool». «E io tengo tre figli». Per non dire di quel parlamentare che aveva tale fama di menagramo da far segnare un record insuperabile: l’unica intervista al mondo in cui il nome dell’intervistato non era citato né nel titolo, né nell’articolo, né nella didascalia della foto. E come dimenticare l’onorevole Lucio Barani, che come sindaco di Aulla diede una consulenza alla maga Mirka per rimuovere la sfiga cosmica cagionata alla Provincia di Massa Carrara da Iosif Stalin, Pol Pot, Giovanni Quarantillo e altri comunisti toscani?

Va da sé che, con quel po’ po’ di passato, è una consolazione per tutti gli italiani di sobria razionalità illuminista avere alla guida del Paese un uomo che non dà peso a queste cose. Non vorremmo però essere nei panni di un berlusconiano scaramantico. Di quelli che si giocano al lotto la cinquina 21 (la donna nuda), 46 (i soldi), 51 (il giardino: vedi le meraviglie di villa Certosa), 55 (la musica, dati i successi con Apicella) e 70 (il palazzo del potere). In quel caso, ahi ahi…

Stando alle cronache, il Cavaliere avrebbe detto nei giorni scorsi ai suoi collaboratori: «Fini da solo vale solo l’1,4%». Tesi confermata, a dispetto delle stime di Renato Mannheimer, da Alessandra Ghisleri, la sondaggista preferita: «Fini, da solo, può contare su una percentuale di voti che oscilla tra l’uno e il tre per cento dei voti. In alleanza col centrosinistra varrebbe tra l’uno e il due per cento». Un futuro a tinte fosche solo in parte aggiustato da qualche rialzo successivo. Auguri.

Quando si smarcò Pier Ferdinando Casini, quattro anni fa, in occasione di un appoggio al governo Prodi sull’Afghanistan, gli auspici non erano stati diversi. Titolo Ansa: «Berlusconi: strada Casini non paga, sondaggi Udc a picco». Il Giornale berlusconiano sparò in prima pagina: «Ecco quanti elettori perde l’Udc che vota Prodi». Titolo di catenaccio: «Sondaggio per il Giornale: solo 2 su 10 con il leader. E se il partito esce dalla Cdl il 45% non lo voterà più». Compiuto lo strappo definitivo nei primi mesi del 2008, Sua Emittenza se la prendeva con i sondaggisti a suo avviso succubi di Walter Veltroni: «Secondo loro l’Udc è al 6%, mentre per i nostri è al 3,8%, è un modo scorretto di portare avanti l’informazione elettorale». Casini sorride al ricordo: «Ogni giorno ne diceva una: che eravamo sotto l’1%, che avevamo solo lo 0,8%, che potevamo arrivare all’1,4%…». Finì come sappiamo: l’Udc superò di slancio il quorum, arrivò al 5,6% e conquistò quei 36 deputati che oggi tanto farebbero comodo alla destra dopo la scelta di Gianfranco Fini.

2008 - Dopo l'appoggio di Casini al governo Prodi sull'Afghanistan, Berlusconi predisse la sconfitta elettorale dell'Udc che però, alla prova del voto, superò il quorum con il 5,6%  (Ansa)
2008 – Dopo l’appoggio di Casini al governo Prodi sull’Afghanistan, Berlusconi predisse la sconfitta elettorale dell’Udc che però, alla prova del voto, superò il quorum con il 5,6% (Ansa)

Né era andata diversamente, anni prima, con Lamberto Dini, il ministro del Tesoro del primo governo delle destre, reo di aver messo su un governo tecnico inviso («Serve a mascherare che governano comunisti e alleati. È il maggiordomo del Quirinale») al Cavaliere. «Sappiamo in base ai nostri dati, che la lista Dini non raggiungerà il 4%», sentenziò Berlusconi. «Arriverà al 3,3%», certificò quello che era allora il suo sondaggista preferito, Luigi Crespi di Datamedia. Dini passò il quorum e, miracolo, prese 26 seggi.

Il capolavoro del Cavaliere nelle vesti della Pizia, la sacerdotessa che pronunciava gli oracoli in nome di Apollo, resta però la raffica di sondaggi sulla Lega e su Umberto Bossi dopo la rottura che fece cadere il primo governo Berlusconi. «Voi non lo capite», spiegò ai suoi collaboratori più preoccupati, stando alla cronaca di Augusto Minzolini, due giorni prima di essere costretto a passar la mano a Dini, «ma Bossi è un cadavere. Ho fatto un’operazione che porterà il Polo al 60%». «Se la Lega si spaccherà e quella “buona” resterà dentro il Polo», disse la settimana dopo, «il Carroccio di Bossi resterà con uno zoccolo duro del 2%».

E via così, per mesi: «La Lega è scesa sotto il 3%», «Quel traditore di Bossi resterà con pochi intimi», «La Lega rischia di sparire», «La Lega vale l’1,8%», «La Lega ha poco più dell’1%, mi viene da ridere. Gli elettori leghisti non ne vogliono sapere di votare ancora Lega con Bossi leader». «La Lega è sotto 1’1%».

Finì, alle elezioni del 1996, con il massimo successo leghista di tutti i tempi: oltre il 10%. Con un bottino di 3.776.354 voti. Cioè 749.510 più di quanti ne avrebbe avuti alle politiche del trionfale appuntamento del 2008. Per carità: altri tempi, altra situazione, altra Italia. Ma c’è quanto basta perché Gianfranco Fini oggi possa avere qualche speranzella in più: vuoi vedere che le previsioni catastrofiche del Cavaliere portano fortuna?

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Gian Antonio Stella
03 agosto 2010

fonte:  http://www.corriere.it/politica/10_agosto_03/stella-sondaggi-catastrofici-portafortuna_e6d95b04-9ec4-11df-ad0c-00144f02aabe.shtml

Ogm: perché NO / Arrivano dalla Russia le prove sulla nocività degli O.G.M: rendono sterili i mammiferi.

Ogm: perché NO

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A cura della D.ssa Marina Mariani, autrice dei libri: “Gli organismi geneticamente modificati”, ed. Xenia – “Gli additivi. Come riconoscere le sostanze nocive aggiunte in ciò che mangiamo“, ed Macro – “Alimenti geneticamente modificati“, ed Hoepli
Pubblicato su “Naturalmente”

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Li conoscono in molti, anche se non tutti sanno davvero di cosa si tratta. Sono gli Organismi Geneticamente Modificati (OGM), esseri viventi ottenuti inserendo nelle cellule materiale genetico ad esse estraneo, proveniente da piante, animali, batteri, virus, e perfino da esseri umani. Questo tema così controverso ci riguarda tutti per fatto che la nostra dieta comprende già alcune piante che potrebbero rientrare in questa categoria. La soia e il mais sono state le prime colture sottoposte a modifiche genetiche e attualmente i brevetti depositati per specie geneticamente modificate sono più di 2000. In Europa è già stato dato il via a 37 di questi.

Illustri uomini di scienza si sono già pronunciati sia in favore che contro questo tipo di intervento, che nulla ha in comune con le tradizionali tecniche di selezione operate dagli agricoltori per secoli. Adesso l’ultima parola spetta al consumatore, a chi va a fare la spesa, che può decidere se vuole o non vuole trovarsi nel piatto questi alimenti.
Siamo perfettamente consapevoli del fatto che le biotecnologie sono una delle frontiere più avanzate e promettenti della ricerca e della innovazione tecnologica.
Ma la ricerca deve sempre essere valutata in base al rapporto tra i costi e i benefici.
Dopo aver ascoltato le grida di chi, in televisione e sui giornali, ha cercato di convincerci che gli ogm sono bravi, belli e buoni, addirittura meglio degli altri alimenti noi continuiamo ad essere scettici, non solo sulle loro caratteristiche nutritive, ma anche sul modo in cui ci vengono proposti.
In questo articolo vi spieghiamo perché.

NON SIAMO SICURI CHE SIANO INNOCUI
Ci riferiamo alle garanzie di sicurezza alimentare che, ancora oggi e dopo vent’anni di modifiche genetiche, ancora non ci sono.
Coloro che si oppongono alla diffusione di ogm sono stati spesso accusati di essere dei poveri ignoranti, paurosi del futuro e del progresso scientifico.
Noi, al contrario esigiamo prove condotte con il rigore che la scienza deve essere in grado di dare.
Quello che non sempre viene dichiarato è che non sono tutte rose e fiori: per esempio ci si è accorti che un tipo di soia modificata contiene sostanze ritenute responsabili di diminuire l’accrescimento.

Può darsi che particolari come questi, per qualcuno siano semplici dettagli. Per noi non lo sono.
Si ha un bel dire che, essendo state consumate da migliaia di Statunitensi per oltre un decennio, tutto sommato grossi guai non sono emersi, non ci si fa scrupolo ad affermare che “non è ancora morto nessuno”. Questa non è scienza e comunque non è vero.
Sono passati molti anni da quando, nel 1988,  negli USA 37 persone morirono dopo aver consumato un integratore alimentare ottenuto da microrganismi modificati.

In tempi più recenti si sono avuti casi di intossicazione (citati anche da quotidiani molto noti): alcune persone, negli USA, sono finite al pronto soccorso per aver consumato un alimento prodotto con un mais geneticamente modificato originariamente approvato solo per consumo animale.
Sono stati registrati casi di shock anafilattico e numerosi problemi, fortunatamente meno gravi, dovuti all’ingestione del mais StarLink finito per “errore” negli alimenti destinati agli umani. Quel mais non avrebbe dovuto essere lì, invece c’era. Come è stato possibile?
Molto banalmente, infine, notiamo che i casi di allergie e intolleranze alimentari sono in aumento tra la popolazione. Un’indagine condotta da 15 Centri della Società Italiana di gastroenterologia ed epatologia pediatrica su 17 mila studenti delle scuole medie inferiori ha dimostrato la presenza di celiachia, cioè l’intolleranza al glutine, in un caso su 150. Qualche anno fa la frequenza era di un caso su 1000/2000.

Dato che stiamo consumando frumento da secoli come alimento di base e senza aver acquisito intolleranza, sembra logico avanzare l’ipotesi che la causa sia da ricercare nel tipo di frumento che si sta attualmente consumando. Gli ogm potrebbero aggravare questa situazione.
Il fatto è che non siamo in grado di ricondurre nessun malessere, temporaneo o duraturo, acuto o cronico, al consumo di ogm, perché per anni non sono stati dichiarati in etichetta, quindi non possiamo sapere se ci sono stati effetti sui parametri fisiologici e clinici; in altri termini, come si fa a sapere se qualcuno dei malanni che periodicamente ci disturbano può essere dovuto “anche” al consumo di ogm se per anni non sono stati riconoscibili?

Ci piacerebbe chiedere agli Statunitensi, che da anni consumano prodotti a base di mais  e soia gm, se sono contenti di aver fatto inconsciamente da cavia per tutti questi anni; crediamo di no, visto che alcune contee statunitensi (Mendocino, Stato della California, in testa) hanno già cominciato la loro battaglia per dichiararsi liberi da ogm.
Ecco il punto: nonostante le insistenze di molti comitati scientifici indipendenti e delle associazioni di consumatori, non è ancora successo che un gruppo di volontari, nutriti con alimenti gm, sia stato sottoposto a un controllo costante negli anni, che permettesse di capire se questi nuovi alimenti sono davvero sicuri come qualcuno dice.
Eppure di tempo ne è passato, se si fosse iniziato subito a quest’ora avremmo già le risposte e le rassicurazioni che vogliamo. Non vogliamo pensare che sia stato per mancanza di volontari, e vista la grande quantità di scienziati che sostengono i pregi di questi alimenti riteniamo che potrebbero essere proprio loro a dare questa prova, sottoponendosi con coerenza a un esperimento di nutrizione a base di ogm.

Non sono mancati scienziati che hanno già lavorato in questo senso, uno studio condotto in modo scientificamente attendibile è, per esempio, quello svolto dall’Università di Newcastle.
Ma, per quanto utile e interessante, l’esperimento ha impiegato un numero di volontari molto ridotto (12) e, soprattutto, è durato poco tempo. E’ comunque servito a dimostrare che, contrariamente a quanto si pensava, il DNA resta integro nell’intestino per alcuni minuti, tempo potenzialmente sufficiente per interagire con la microflora intestinale.

NON E’ VERO CHE SONO STABILI
Oggi la scienza non dispone degli strumenti per capire cosa accade esattamente con una manipolazione genetica, tanto meno per prevedere i risultati a medio e lungo termine. Si è capito che nessun gene funziona isolatamente, e poco si sa delle interazioni che possono
avvenire tra i geni e con l’ambiente.

Nella relazione della Compagnia che detiene il brevetto del mais Bt11, recentemente accettato dall’Unione Europea, viene dichiara la presenza di una singola copia del transgene inserito. Invece le analisi condotte del Belgian Council for Biosafety hanno rivelato che questo inserto nel tempo ha subìto una specie di assestamento, sono stati rilevati frammenti in posizioni anormali e parti troncate.
Non si è neanche sicuri che sia presente solo una copia del transgene inserito originariamente.
Sembrerebbe infatti che il materiale genetico inserito si sia duplicato da solo e di propria iniziativa si sia inserito in parti diverse dei cromosomi.

Questo è un caso tutt’altro che strano, esistono infatti alcune porzioni di materiale genetico, note come trasposoni, in grado di autoduplicarsi e “saltare qua e là”. Si tenga presente che l’inserimento di un gene estraneo (il transgene), avviene sempre in modo casuale, quindi potrebbe benissimo essersi inserito in un trasposone.
Purtroppo questo significa che il suo destino è continuare a modificarsi da solo, in modo casuale e, quel che è peggio, totalmente fuori controllo.
Un’altra scoperta preoccupante è che questo mais potrebbe già essere stato contaminato da un altro mais transgenico (il Bt176), che nel 2001 è stato collegato alla morte di alcune vacche da latte in Germania. Infatti ci si è accorti che  per identificare il transgene di questi due tipi di mais è possibile usare lo stesso reagente (il cosiddetto primer) che  “funziona” in entrambi i casi.
Riteniamo che questi esempi dovrebbero far riflettere.

NON E’ VERO CHE SONO PIU’ SICURI DEI PRODOTTI BIOLOGICI
Recentemente sui giornali e in programmi televisivi alcuni noti scienziati, apertamente favorevoli agli ogm, hanno dichiarato che i prodotti biologici, che non usano fungicidi, sono più contaminati da aflatossine rispetto ai prodotti convenzionali e a quelli geneticamente modificati, dando ad intendere al pubblico che gli ogm potrebbero essere la soluzione anche per questo problema. Le aflatossine appartengono alla categoria delle micotossine, sono cioè sostanze molto tossiche, prodotte da alcuni ceppi di muffe (dei generi Fusarium e Aspergillus), con effetti potenzialmente cancerogeni sul fegato. Le infestazioni di queste muffe si hanno sui foraggi insilati quando le condizioni ambientali sono particolarmente calde e umide. Le aflatossine ingerite dagli animali vengono eliminate anche tramite il latte ed è per questa via che possono arrivare ai prodotti caseari.

Non vogliamo qui dilungarci spiegando come, nelle coltivazioni biologiche, l’estratto di agave sia risultato utile per inibire le crescita di muffe e la produzione di micotossine, ci riserviamo di farlo in una futura occasione.  Tuttavia teniamo a puntualizzare che l’effetto delle colture gm nell’ostacolare la produzione di aflatossine è solo indiretto: infatti le colture che sono state modificate inserendo il gene Bt, che ha effetto insetticida, evitano le infestazioni degli insetti parassiti, e quindi si limitano a ridurre la possibilità che sulle ferite aperte dagli insetti possano, eventualmente e in un secondo tempo, svilupparsi le muffe. A coloro che sostengono queste ipotesi vogliano citare le conclusioni apparse nel rapporto della FAO in occasione del congresso tenutosi a Porto nel luglio del 2000.

La FAO è ritenuta un organismo scientificamente attendibile, pertanto ci limitiamo a citare testualmente: “dagli studi presentati non si può concludere che le coltivazioni biologiche comportino un aumento del rischio di contaminazione da micotossine. E’ importante sottolineare che sono previste buone pratiche agricole e di stoccaggio, nell’agricoltura convenzionale e biologica, che servono a minimizzare i rischi di sviluppo di muffe e contaminazione da micotossine”. Inoltre la stessa FAO cita due studi che hanno dimostrato che i livelli di una aflatossina sono risultati addirittura inferiori nel latte biologico rispetto a quello convenzionale e conclude affermando che  “Buone pratiche di alimentazione del bestiame richiedono che i foraggi siano stoccati in modo da evitare la contaminazione. Dato che il bestiame allevato con il sistema biologico viene nutrito con maggiori proporzioni di fieno, erba e foraggi insilati, c’è una ridotta possibilità che alimenti contaminati da micotossine comportino la contaminazione del latte”.

I GENI CHE VENGONO INSERITI NON SONO UGUALI A QUELLI NATURALI
Molti dei geni introdotti nelle piante sono composti da frammenti di DNA di origine batterica che però sono stati prodotti ex-novo in laboratorio, in modo da includere alcune parti che servono a migliorare l’effetto finale, servono cioè a renderne più efficiente l’espressione nella pianta.
La sequenza del DNA della tossina, e quindi la sua formula chimica, è diversa da quella prodotta da un microbo, in quanto è stata modificata per rendere il gene più attivo nella coltura oppure per fare in modo che si possa sciogliere nella cellula vegetale.
Del resto una pianta e un batterio non potrebbero mai produrre la stessa identica sostanza, non fosse altro per il fatto che non dispongono degli stessi organi.

Ogni tossina che si fa produrre a una pianta coltivata è quindi diversa rispetto a quella naturale. I test condotti per verificare l’innocuità e la sicurezza delle piante gm sui mammiferi e sull’ambiente si sono basati sulla tossina naturale, non hanno affatto verificato quella “vera”, cioè quella che davvero è presente nella pianta, non si è preso in considerazione l’effettivo prodotto dei geni modificati, presente nella coltura gm.
Questo significa che le tossine presenti effettivamente nelle colture modificate non sono mai state sottoposte a una valutazione di tossicità.
Si è dato per scontato che le tossine prodotte dai geni modificati fossero identiche a quelle delle tossine naturali, ma così non è.
Sappiamo bene che si tratta di analisi che hanno costi molto elevati, ma riteniamo che la salute dei consumatori abbia un valore comunque maggiore.

NON E’ VERO CHE SONO IN GRADO SI SFAMARE IL TERZO MONDO
Nonostante le affermazioni che abbiamo sentito fare nelle recenti campagne elettorali da alcuni politici, e quelle delle ditte sementiere che vorrebbero far credere di essere opere pie di beneficenza, vogliamo che una cosa sia chiara: almeno per il momento, non esiste alcuna coltura geneticamente modificata in grado di rispondere alle esigenze delle popolazioni più povere. Siamo al corrente che è in fase di studio un tipo di frumento resistente alla siccità, ma allo stato attuale delle cose, purtroppo, non esiste semente gm che possa trovare impiego per sfamare le popolazioni del cosiddetto “terzo mondo”.

Avevamo sperato che il favoloso “golden rice” potesse almeno risolvere le carenze di vitamina A che affliggono alcune popolazioni, ma anche questa si è rivelata una delusione: non solo perché la vitamina  A presente nei semi è in una forma chimica scarsamente efficace dal punto di vista nutrizionale, ma soprattutto perché la quantità di questo riso che dovrebbe essere consumata da ogni persona, bambini compresi, supera abbondantemente i due chilogrammi al giorno.
Un problema da non sottovalutare è inoltre la necessità che gli agricoltori acquistino i semi (costosi) ogni anno, senza avere la possibilità di riseminare una parte del raccolto dell’anno precedente.
Questa necessità comporta una dipendenza ancora più stretta degli agricoltori nei confronti delle ditte sementiere, che del resto devono in qualche modo rientrare delle ingentissime spese sostenute per mettere a punto queste sementi e non possono certo permettere che vengano acquistate una sola volta.

LE RIPERCUSSIONI SULL’AMBIENTE
Si parla molto del rischio che si perda la biodiversità: tanto tempo fa le varietà coltivate erano moltissime, oggi si rischia di vedere ridotto questo patrimonio a poche decine. In questo ambito le piante gm potrebbero prendere il sopravvento su tutte le altre, non solo diffondendo il loro polline, ma sostituendosi a tutte le varietà locali grazie alla loro resistenza ai parassiti e ai diserbanti.
Le prime coltivazioni a essere danneggiate saranno certamente quelle biologiche.
L’elemento che troppo spesso viene sottovalutato è il polline. Questa polverina impalpabile ha la possibilità di essere trasportata dal vento anche a distanze notevoli.

Vorremmo riflettere su un dato preciso: attualmente la presenza di ogm in un prodotto fino allo 0,9 % è legalmente considerata “accidentale”. Secondo noi proprio questo dettaglio  costituisce una dichiarazione implicita di incapacità di gestire la diffusione dei transgeni nell’ambiente.
Per definizione le colture biologiche sono esenti da ogm, ma come si può evitare che il polline estraneo le raggiunga? Ecco perché si discute molto della distanza da garantire tra i campi che ospitano colture gm e quelli con colture biologiche.
Restiamo davvero stupiti quando leggiamo, anche su giornali molto noti (si veda per esempio il Corriere della Sera del 4 novembre 2004), le affermazioni di alcuni genetisti secondo i quali il polline del mais non va oltre i 25 metri e quello del riso non supera distanze oltre il mezzo metro. Vorremmo far presente che, nella Pianura Padana, quando il riso e il mais sono in fioritura, normalmente c’è vento. Riteniamo non sia necessario essere degli esperti per comprendere che mezzo metro sia una distanza decisamente improbabile.

Del resto gli agronomi sanno bene che il polline del mais può giungere ben oltre i 2 chilometri dal campo in cui viene prodotto.
Questo è il problema: genetisti, oncologi e agronomi, sul tema degli ogm si consultano e collaborano troppo poco. A giudicare da quanto si sente, sembra proprio che ogni categoria di scienziati resti chiusa nel suo mondo, e non prenda in considerazione altri punti di vista, il che è un peccato.
Esiste perfino un gruppo di volontari, i seed savers, che va alla ricerca delle sementi tradizionali, quelle che hanno caratteri particolari e radici che affondano nella cultura stessa delle nostre regioni; anno dopo anno questi semi vengono coltivati e mantenuti vitali, per evitare che spariscano per sempre e perché un giorno, forse, qualcuno ne avrà bisogno.

Molti agricoltori italiani scalpitano, non vedono l’ora di iniziare a coltivare piante gm, ma stanno prendendo un abbaglio se pensano di risolvere così tutti i problemi di parassiti e piante infestanti. Infatti sta già avvenendo una selezione genetica di erbe infestanti e di insetti che non risentono di alcun danno dalle piante gm. La tossina prodotta dal mais Bt, ad esempio è già inefficace su alcuni insetti, che hanno sviluppato una naturale resistenza. I geni di resistenza a un certo diserbante sono già stati assorbiti anche da alcune piante infestanti, che quindi non ne risentono più.
In breve: facciamo attenzione perché gli eventuali vantaggi potrebbero essere comunque di breve durata e gli eventuali svantaggi tutti a carico degli agricoltori, che dovranno farsi carico dei rischi connessi alle loro colture e per questo motivo rischiano di essere fortemente penalizzati.

Vogliamo ricordare che nessuna compagnia di assicurazione ha mai accettato di accollarsi il rischio di possibili danni da parte di colture gm.
Per quanto riguarda la sicurezza e la tutela ambientale si deve applicare il cosiddetto “principio di precauzione”, ossia non si possono coltivare specie vegetali modificate fino a quando non si è dimostrato che queste colture non arrecano danni all’ambiente o alla salute dei consumatori. Siccome nei transgeni vengono impiegate anche porzioni di materiale genetico di virus, necessarie per ottenere l’inserimento nella cellula ospite, non si può escludere la possibilità che avvenga quello che si chiama “trasferimento orizzontale”, cioè la diffusione incontrollata di geni a specie diverse.
Nell’incertezza è senz’altro preferibile non compiere scelte con effetti irreversibili: già, perché l’inquinamento genetico, cioè la diffusione dei geni per mezzo del polline, non è un evento che si può controllare, né fermare, né revocare. Si tratta di una macchina che, una volta avviata, non si potrà mai più “spegnere”.

LA LEGISLAZIONE VIGENTE
Il rapporto del Centro Comune di Ricerche della UE ha evidenziato gravi problemi di convivenza tra agricoltura transgenica, agricoltura biologica e convenzionale, affermando che l’agricoltura biologica sarebbe irreversibilmente compromessa dalla contaminazione da OGM e paventando, inoltre, forti rischi di perdita di competitività per l’agricoltura convenzionale.
Per cercare di tutelare i diversi tipi di coltivazioni e, specialmente, il diritto di scelta dei consumatori, in Italia è recentemente entrato in vigore il discusso  Decreto-Legge 22 novembre 2004, n.279, più noto come Decreto Alemanno.

In esso si afferma che “L’attuazione delle regole di coesistenza deve assicurare ai consumatori la reale possibilità di scelta tra prodotti transgenici e non transgenici e, pertanto, le coltivazioni transgeniche sono praticate all’interno di filiere di produzione separate rispetto a quelle convenzionali e biologiche.” Questo ci sembra giusto, ma stiamo a vedere cosa faranno le regioni, delegate a decidere, entro la fine di quest’anno, secondo quali regole e criteri potranno essere coltivate piante transgeniche. Stiamo quindi a vedere come le nostre regioni risolveranno il problema della coesistenza tra le diverse coltivazioni.
Intanto 1300 comuni italiani hanno scelto di essere OGM free, cioè liberi da ogm.

FINALMENTE LE ETICHETTE
Dopo molte insistenze, e solo in tempi recenti (il 18 aprile 2004), nell’Unione Europea si è riusciti a ottenere che la presenza di ingredienti geneticamente modificati in un alimento sia dichiarata in etichetta. Si è trattato di un successo non da poco, vista la netta opposizione di tutte le multinazionali che producono sementi gm e di molti comitati scientifici.
In Italia per il momento non risulta siano coltivate piante geneticamente modificate, se non in via sperimentale e in campi confinati, ma è certo che da anni vengono importate molte sementi di questo tipo. Come dire che, anche senza avvisarci, ce le hanno fatte mangiare. Proprio su questo punto è incentrato il nostro maggiore dissenso: riteniamo che il consumatore debba poter scegliere e non ci sembra giusto che per anni gran parte del mais e della soia che abbiamo importato contenesse anche semi gm senza che questo fatto fosse dichiarato esplicitamente.

Anche la Coldiretti ha preso atto della grande diffidenza dei consumatori italiani nei confronti dei cibi che contengono ogm, tant’è che le industrie alimentari sono state scoraggiate a produrli e a commercializzarli.
Molti italiani non si fidano, rispetto allo scorso anno sono aumentati del 12% coloro che comprano alimenti garantiti per l’assenza di ogm e oggi ben un italiano su due non si accontenta delle normali garanzie ma acquista cibi che sono certificati come Ogm free.
La prova si è avuta quando è stato messo in commercio un olio alimentare che in etichetta dichiarava di essere stato ottenuto da semi gm. Si trattava del primo esempio di alimento ottenuto da materie prime gm messo in commercio in Italia: un olio di semi di soia, importata dall’America, raffinato in Italia e proposto a un prezzo molto basso, solo 89 centesimi al litro.
Probabilmente il prezzo basso non è stato sufficiente a convincere i consumatori. Non l’ha comprato quasi nessuno, e nel giro di 10 giorni è stato ritirato dal mercato.

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fonte:  http://www.disinformazione.it/ogm_perche_no.htm

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Arrivano dalla Russia le prove sulla nocività degli O.G.M: rendono sterili i mammiferi

https://solleviamoci.files.wordpress.com/2010/08/ogm.jpg?w=300

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E’ stato condotto in Russia uno studio indipendente che dimostrerebbe la pericolosità dei cibi O.G.M.
Questi studi, sono stati condotti dal Dr. Alexei Surov dell’ Institute of ecology and evolution of the Russian Academy of Sciences,in collaborazione con il National Association for Gene Security and the Institute of Ecological and Evolutional Problems ed hanno evidenziato come nelle cavie alimentate con fagioli di soia OGM si riduce la fertilità.
Dichiara Surov:

Abbiamo suddiviso i criceti in quattro gruppi e messi a coppie nelle gabiette. Il primo gruppo è stato nutrito con soia non OGM trovata con grande difficoltà in Serbia, dato che il 95% della soia prodotta nel mondo è OGM; il secondo solo con soia OGM; il terzo solo con un po’ di mangimi OGM e cibo tradizionale; il quarto con una notevole dose di cibo OGM e solo un po’ di cibo tradizionale. Abbiamo monitorato il loro comportamento, l’aumento di peso e accoppiamenti, gravidanze e parti. All’inizio tutto è andato liscio. Tuttavia, abbiamo notato un effetto molto grave quando abbiamo iniziato a nutrire la seconda generazione di criceti senza modificare le abitudini per ciascun gruppo di provenienza. Nelle coppie nutrite solo con OGMil tasso di crescita è stato più lento così come più lenta è stata la maturazione sessuale. Alla terza generazione di criceti nutriti con OGM non ci sono state più gravidanze.

Altra sorpresa per gli scienziati è stata la crescita di peli all’interno della bocca dei criceti di terza generazione nutriti con i soli OGM. Non è chiaro perché ciò sia accaduto, poiché viene detto che gli effetti degli OGM possono essere neutralizzati dalla sospensione di questi alimenti.

Secondo gli studiosi è comunque troppo presto per trarre conclusioni circa gli effettivi rischi per la salute dell’uomo derivati dall’uso di OGM e insistono sul fatto che vi è la necessità di effettuare altre ricerche approfondite. Surov presenterà lo studio il 5 giugno in occasione della chiusura dei Days of Defence against Environmental Hazards iniziati lo scorso 15 aprile.

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18 aprile 2010

fonte:  http://legadellaterramontella.blogspot.com/

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Criceti alimentati con soia OGM: la foto delle gengive ricoperte da peli

Criceti alimentati con soia OGM: le foto delle gengive ricoperte da peli
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Criceti alimentati con soia OGM: le foto delle gengive ricoperte da peli
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SALUTE – Aiuto, il vaccino anti-stress sicuri che faccia bene?

Aiuto, il vaccino anti-stress
sicuri che faccia bene?

Un ricercatore americano sta lavorando a una terapia genica per annientare gli effetti negativi dello stress cronico. I vantaggi per la salute sono chiari, ma c’è il rischio che si vada a toccare uno dei meccanismi chiave con cui gli esseri umani reagiscono alle difficoltà

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di GIULIA BELARDELLI

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  Aiuto, il vaccino anti-stress sicuri che faccia bene?   Una antica pubblicità negli States: i dolci sono l’esatto contrario dello stress

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I muscoli si tendono, il cervello si concentra sui pericoli (reali o supposti) e tutto ciò che non è indispensabile viene rimandato a data da stabilirsi. E’ così, a grandi linee, che il corpo e la mente si comportano di fronte a una situazione di stress. Negli ultimi decenni questo termine, preso in prestito dal verbo inglese “to stress” (dal latino “strictus”, stringere), è diventato una delle parole chiave per descrivere la società moderna e le sue ossessioni. Ora uno scienziato americano afferma di essere sulla buona strada verso lo sviluppo di un vaccino a terapia genica in grado di contrastare lo stress alla radice, nel momento in cui il cervello inizia a rilasciare gli ormoni che regolano il nostro modo di reagire alle avversità.

La doppia faccia dello stress. Per Robert Sapolsky, professore di neuroscienze alla Stanford University (California), si tratta di un chiodo fisso da oltre trent’anni: la sua missione, racconta nelle pagine della rivista Wired, consiste nel trovare il modo di limitare gli effetti negativi dello stress, finanche a costo di “manipolare” uno dei meccanismi neurologici più rodati dell’evoluzione. A ben guardare, infatti , lo stress è al contempo amico e nemico degli esseri viventi: come aveva intuito negli anni Settanta l’endocrinologo austriaco Hans Selye, c’è il “distress” (vale a dire il lato oscuro dello stress), ma anche l’ “eustress” (ossia la componente positiva associata a un miglioramento delle prestazioni). Nel quadro di un ipotetico vaccino – per il quale, avverte Sapolsky, mancano comunque degli anni – c’è da chiedersi se e come si distinguerà tra queste due “anime”. Il trattamento, infatti, promette di generare uno stato di “calma concentrata” capace di archiviare restringimenti di stomaco e quant’altro. Ma cosa ne sarà, allora, di batticuori, adrenalina e incaponimento per cambiare la realtà?

Una questione di chimica.
E’ dal punto di vista della chimica, spiega il neuroscienziato, che si osserva l’effetto boomerang dello stress. Quando una persona è stressata, il suo cervello inizia a rilasciare glucorticoidi, una famiglia di ormoni che mette il corpo in uno stato di allerta. Queste molecole si chiamano così per la loro capacità di aumentare rapidamente i livelli di glucosio presenti nel sangue, così da rimpinzare i muscoli con una buona dose di energia. Allo stesso tempo, i glucorticoidi mettono in stand-by tutti i processi che non sono fondamentali, come la digestione e la risposta immune. Il problema sorge quando lo stress diventa cronico e la produzione di glucorticoidi si fa massiccia: in questo caso, gli ormoni permangono a lungo nel flusso sanguigno, provocando danni che si accumulano nel tempo. In particolare, a pagare il prezzo maggiore sembra essere proprio il cervello: come ha dimostrato Elizabeth Gould, neuroscienziata di Princeton, lo stress cronico è uno dei peggiori nemici della neurogenesi, il processo attraverso cui nascono nuovi neuroni anche nelle menti adulte.

Stress e gerarchia sociale.
Che lo stress, se interiorizzato, faccia male alla salute, è stato dimostrato da una folta schiera di studi: malattie cardiache, depressione, disturbi neurodegenerativi e in genere malanni causati da un sistema immunitario meno efficiente, sono tutti aspetti correlati alla produzione dei glucorticoidi. E’ contro questa sfilza di problemi che si è concentrata la ricerca di Sapolsky, inizialmente ispirata dal regno animale.
Tutto è iniziato, infatti, durante un periodo di studio in Kenya, quando il ricercatore ha trascorso quasi un anno osservando gli effetti della gerarchia sociale in una comunità di babbuini. Un dato su tutti ha monopolizzato la sua attenzione: gli esemplari di rango inferiore, o subalterni, vivevano in uno stato di stress permanente che si traduceva in una salute più cagionevole. “Detto in maniera semplice, sembravano più malaticci”, spiega Sapolsky. Di qui sono scaturiti anni di ricerche, prima sul campo, poi in laboratorio, cui hanno fatto seguito numerosi studi su come la condizione sociale, il lavoro e la mancanza di potere decisionale sulla propria vita influenzino negativamente la salute degli esseri umani.

Come funziona il vaccino.
Per porre rimedio all’autolesionismo dello stressato cronico, il ricercatore americano sta lavorando a una specie di vaccino basato su terapia genica. L’idea è di far pervenire al cervello dei geni “neuroprotettivi” in grado di contrastare i danni dello stress sulla produzione di nuovi neuroni. Lavorando sull’herpes simplex (uno dei virus più abili a scavalcare le barriere delle cellule celebrali), Sapolsky ne ha sviluppato una versione modificata cancellando i geni pericolosi e sostituendoli con delle varianti positive. Il nuovo set genico, definito appunto “neuroprotettivo”, comprende geni che aumentano i fattori di crescita, gli antiossidanti e le sostanze che mimano la funzione degli estrogeni. “Il bello di questo nuovo virus – argomenta il ricercatore – è che sembra capace di attivarsi nel momento del bisogno, ossia quando il livello di glucorticoidi nel sangue supera una certa soglia”. Per ora il cocktail è stato utilizzato soltanto sui topi, dove ha dimostrato la sua efficacia nel limitare il danneggiamento neuronale prodotto da stress. I dati sarebbero schiaccianti: perdita neuronale pressoché nulla nei topi trattati con herpes, contro un 40% di neuroni andati in fumo nel gruppo (stressato) di controllo.

Le ombre di un mondo senza stress.
Lo scenario, ad oggi, è ancora futuristico, ma Sapolsky è convinto di aver trovato il modo di “vaccinare il cervello umano contro lo stress cronico”. Un trattamento del genere, tuttavia, pone una serie di interrogativi: fino a che punto è auspicabile eliminare lo stress? Se la natura lo ha messo in campo, non avrà forse tenuto conto anche dei suoi rischi? E che differenza c’è tra uno stressato cronico e una persona estremamente sensibile? I babbuini subalterni sono stressati anche perché non possono fare più di tanto per ribellarsi al loro status quo. Probabilmente il vaccino all’herpes li farebbe campare più a lungo e renderebbe più piacevole la loro vita. Ma per gli esseri umani l’equazione “meno stress uguale vita migliore” non è poi così scontata.

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03 agosto 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/scienze/2010/08/03/news/verso_il_vaccino_anti-stress_ecco_come_si_calma_la_mente-6049004/?rss

Addio a Elvira Sellerio editrice di Sciascia e Camilleri

Addio a Elvira Sellerio
editrice di Sciascia e Camilleri

Si è spenta a 74 anni a Palermo la fondatrice, insieme al marito Enzo, dell’omonima casa editrice. Scoprì numerosi autori di successo. Fu anche membro del cda Rai. Il cordoglio di Napolitano: “Era amica e collaboratrice”.

Addio a Elvira Sellerio editrice di Sciascia e Camilleri Elvira Sellerio

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ROMA – E’ morta oggi a Palermo Elvira Giorgianni Sellerio, 74 anni, fondatrice con il marito Enzo dell’omonima casa editrice. In passato membro del cda della Rai, scoprì e pubblicò numerosi autori di successo.

Elvira Giorgianni Sellerio era nata a Palermo il 18 maggio del 1936. Figlia di un prefetto, una laurea in Giurisprudenza, nel 1989 era stata nominata Cavaliere del lavoro dal presidente della Repubblica Francesco Cossiga e nel 1991 era stata insignita di una Laurea honoris causa in Lettere dalla facoltà di magistero di Palermo. Aveva cominciato a lavorare nell’editoria alla fine degli anni Sessanta e al 1969 risale la nascita della casa editrice Sellerio, dal cognome dell’allora marito, il fotografo Enzo, da un’idea nata parlando con Leonardo Sciascia e con l’antropologo Antonino Buttitta, amici della coppia. Il programma all’origine della casa editrice è il ritorno a una cultura che Sciascia definisce “amena”, in cui cioè il cosiddetto impegno è implicito e non esplicito, quindi una cultura “della leggerezza” che non rinuncia all’eleganza, una cultura delle idee ma in forma di cose belle.

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Dopo qualche titolo nella collana d’esordio, arriva la visibilità nazionale con la pubblicazione, nel 1978, di L’affaire Moro di Leonardo Sciascia nella collana “La civiltà perfezionata”. Vende più di centomila copie. Proprio al forte rapporto con lo scrittore di Racalmuto si deve il successo di una “scommessa”: così Elvira Sellerio aveva più volte definito la sua “pretesa” di lanciare da Palermo una casa editrice, che si proponesse come “nazionale”, scontando tutte le conseguenze di una localizzazione periferica. Dopo la separazione dal marito, nel 1983, la gestione si era separata: a Elvira narrativa e saggistica, a Enzo Sellerio i libri d’arte e fotografia.

La casa editrice è stata premiata con il Supercampiello nel 1981 per Diceria dell’untore, il romanzo che ha fatto conoscere al grande pubblico Gesualdo Bufalino. Nel 1991 le è stato attribuito il premio “Marisa Belisario”. La casa editrice si è segnalata per la sua collana “La memoria”, piccoli libri dalla copertina blu che ripropongono testi apparentemente “minori”, che spaziano tra classico e moderno, ma di grande spessore culturale. Ha pubblicato tutti i libri di Andrea Camilleri. Fra gli altri scrittori che hanno pubblicato con la casa editrice, anche Gianrico Carofiglio, Antonio Tabucchi, Manuel Vazquez Montalban, Alicia Gimenez-Bartlett. Il catalogo conta a oggi oltre tremila titoli.

Le condoglianze di Napolitano.
“Amica e collaboratrice”. Così Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricordato Elvira Sellerio in un messaggio indirizzato al figlio Antonio. “E’ stata donna di grande finezza e intuito culturale, editrice coraggiosa e lungimirante, animata da forte passione civile. Il senso dell’interesse pubblico con cui accettò da me e dal presidente Spadolini la nomina a membro del Consiglio di amministrazione della Rai e lo sforzo con cui si applicò a quell’impegno per lei inconsueto”, ha concluso Napolitano, “rimangono un assai caro ricordo e motivo di rimpianto”.

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03 agosto 2010

fonte: http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/08/03/news/elvira_sellerio-6044093/?rss

Bersani: «Meglio Tremonti premier che andare al voto»

Bersani: «Meglio Tremonti premier che andare al voto»

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L’ipotesi di un governo di transizione guidato dall’attuale ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è «un’evenienza più sensata di un confronto elettorale con un meccanismo come questo». Lo dice il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, conversando con i giornalisti nel cortile di Montecitorio. «Il nostro mestiere – aggiunge – non è quello del Capo dello Stato, non spetta a me decidere. Certo però che non può traghettare quello che ci ha portato fin qui».

Poi Bersani definisce «un meccanismo quasi costituente» le manovre in atto in Parlamento. «Se vedo Fini e Casini che in tanti anni sono stati più di là che di qua fare passi in direzione diversa non mi metto certamente a piangere… Il punto di fondo in questo Paese non è solo mandare a casa un governo incapace ma oltrepassare una fase che con meccanismi populistici e con il ‘ghe pensi mi’ ha portato al Paese solo guai», dice Bersani.

Per il segretario del Pd «qui non è in discussione il sistema bipolare che è nel dna degli italiani. Il bipolarismo – ragiona – può essere migliorato dando flessibilità e radicamento di democrazia parlamentare efficace e non populista». Per questo motivo, sostiene Bersani, da parte del Pd c’è «disponibilità». «La stella cometa – spiega ancora – è l’idea che abbiamo dell’Italia. È chiaro però che la proposta di governo deve essere coerente, programmaticamente definita ed elaborata in termini chiari».

«In un sistema bipolare, se ci saranno altre posizioni, un ‘terzo polo’, dovranno pronunciarsi: o di qui o di là». Spiega il leader Pd. «Non so se ci saranno sviluppi…» aggiunge riferendosi all’incontro di oggi tra Fli, Udc, Api e Mpa. Il «punto di fondo», ripete Bersani, non è infatti «solo mandare a casa un governo improbabile e incapace», ma è soprattutto quello di «oltrepassare una fase che si muova dai meccanismi personalistici che hanno portato al Paese più guai che risultati».

Questo non pregiudica il sistema bipolare, che per Bersani «va migliorato» ma non messo da parte. «Il problema non è discutere su bipolarismo sì o no – dice – ma su quale bipolarismo vogliamo. Per me deve essere migliorato in una logica di democrazia parlamentare, e non plebiscitaria, ma nessuno potrà presentarsi agli elettori senza dire da che parte sta».

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03 agosto 2010

fonte:  http://www.unita.it/news/italia/102038/bersani_meglio_tremonti_premier_che_andare_al_voto

Chiamparino: «Silvio galleggia, ma il Pd non è pronto né a voto né a governo tecnico»

Chiamparino: «Silvio galleggia, ma il Pd non è pronto né a voto né a governo tecnico»

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di Andrea Carugati

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Io vivo in periferia, non ho le informazioni di prima mano di chi vive vicino ai palazzi del potere», premette sornione Sergio Chiamparino. «Ho la sensazione che ci siano tutti i segni di una legislatura logorata. Ma ritengo più probabile una fase di galleggiamento a vista che una caduta del governo in autunno».

Niente scivoloni su Caliendo?
«Un “taccone” lo metteranno, ma mi pare molto difficile che la legislatura duri fino al 2013. Non c’è solo la rottura evidente tra Berlusconi e finiani, ma quella latente e più vera, che può far saltare gli equilibri di governo: il rapporto con la Lega e l’attuazione del federalismo. La crisi colpisce più duro nelle realtà più competitive, se tarda la ripresa economica e il federalismo resta sempre più sulla carta, allora sì che il governo può saltare davvero».

Il Pd lavora a un governo di transizione. Lei ci crede? E con quali interlocutori? Fini?
«Ho l’impressione che le condizioni per un governo tecnico siano molto labili, non ne vedo i presupposti. Non ho nulla in contrario, anzi. Ma non c’è il clima».

Dunque in caso di crisi si va al voto?
«Allo stato attuale non vedo le condizioni per evitare il voto, se la crisi dovesse precipitare».

Nel Pd si sussurra di un governo Tremonti. Sarebbe digeribile per gli elettori Pd?
«Non è un problema di digeribilità. Ma qualsiasi ipotesi deve muovere da una chiarezza di messaggio politico da parte nostra. Mi spiego: un governo di transizione può essere un punto di arrivo, ma partendo da una nostra battaglia che metta in crisi il governo. Il Pd deve fare esplodere le contraddizioni dentro la maggioranza, che finora sono emerse solo perché Fini ha rotto. I temi sono chiari: federalismo ed economia. È qui che bisogna incalzare. Solo così si può essere forti per andare alle urne o anche per fare un governo di transizione. Nel 1995 si arrivò al governo Dini solo perché la Lega si era staccata da Berlusconi».

La Lega non le pare “staccabile”?
«Per staccare bisogna prima incalzare su quei temi che ho citato, cui è sensibile larga parte dell’elettorato delle aree più competitive».

Più che un governo tecnico lei vorrebbe più opposizione?
«Sì, ma non vuol dire urlare più forte, bensì avere un profilo alternativo più credibile. Sul federalismo appariamo incerti, non si intuisce la nostra proposta. Insomma, prima di parlare di governi tecnici bisogna evitare di arrivarci troppo deboli».

Faccia l’esempio di una posizione più nitida sul federalismo.
«Sfiderei il governo a farlo e in fretta e incalzerei con delle proposte su come scrivere i decreti attuativi. Se le risposte del governo arrivano, bene, siamo pronti a sottoscriverle. Altrimenti siamo ancora più credibili con le nostre proposte».

Bossi teme che il federalismo sia a rischio con un governo tecnico?
«Bossi sa che se si stacca ora da Berlusconi perde le residue possibilità di fare il federalismo».

Pd poco affidabile per la Lega?
«Il rischio è che noi finiamo per fare gli spettatori di una partita tutta nel campo del centrodestra. Bisogna essere più protagonisti. Incalzare sul federalismo non vuol dire frenare o esaltarne i rischi, ma chiedere che si faccia subito».

Veniamo al centrosinistra. Si parla di leadership, Vendola è in campo, il suo nome è tra i papabili.
«Usciamo dai set televisivi. A me il tema del leader appassiona poco. Il problema è che oggi il centrosinistra è debole, senza un profilo definito, condannato a fare lo spettatore».

Esclude di candidarsi alle primarie?
«Se e quando ci saranno le primarie vedremo. Queste cose si decidono quando è il momento, non se ne parla prima».

Quale potrebbe essere il perimetro di una nuova coalizione? L’Udc è un interlocutore? E Fini?
«Interlocutori sono tutti, per ottenere risultati farei alleanze con chiunque. Ma la politica non è aritmetica, tra un po’ arriviamo a sommare tutto quello c’è in Parlamento tranne Berlusconi: non funziona, l’abbiamo visto alle regionali, anche in Piemonte».

Dunque cosa consiglia a Bersani?
«Bisogna costruire un momento di riflessione sul nostro profilo politico. Non dico un congresso, ma in autunno dobbiamo farci trovare pronti, sul federalismo, ma anche sulle relazioni industriali. Sul caso Fiat siamo stati incerti e abbiamo scontentato tutti. Il mondo è cambiato, non dico che dobbiamo essere tifosi di Marchionne, ma almeno interlocutori».

Si schiera col padrone?
«Gli operai votano più per i “partiti dei padroni” che per la sinistra. La sfida di Marchionne va colta, perché offre lo spunto per rispondere alla domanda su che tipo di rapporti ci devono essere tra dipendenti e manager per garantire più produttività e più reddito per i lavoratori. Abbiamo salari e produttività tra i più bassi in Europa. Cosa c’è da difendere? Abbiamo da perdere solo le catene…».

Al congresso lei è rimasto fuori dalla mischia. Ora è deluso da Bersani?
«Non mi ero mai illuso. Il problema non è il leader, ne abbiamo cambiati tre e abbiamo sempre perso. Il nodo è che non rappresentiamo un’alternativa credibile per gli italiani che pure sono insoddisfatti di Berlusconi. Ora bisogna reagire, altrimenti rischiamo che i nostri elettori se ne vadano. Tutti quelli che incontro mi comunicano la loro disillusione».

La risposta è l’affabulatore Vendola?
«Rispondo citando Lord Attlee, il leader laburista che governò l’Inghilterra dopo Churchill: “È difficile concepire un leader che non abbia il consenso della sua gente, ma è difficile ugualmente pensare a un leader che non sia stimato e rispettato dagli altri”. Morale: l’affabulatore può funzionare in un circolo ristretto di militanti, ma per vincere le elezioni devi essere credibile per un mondo più largo».

Allora perché Berlusconi “sonda” il consenso di Vendola?
«Forse perché non gli dispiacerebbe come avversario».

Niente “Obama bianco”, allora?
«Secondo me è impossibile che non ci siano altri candidati per competere con Vendola. Basta leggere le cose che dice, siamo sempre a una sinistra che racconta un mondo ideale…»,

Una bocciatura senza appello…
«No, Vendola può svolgere un ruolo positivo, dando compattezza a un pezzo di sinistra disperso».

Lei chiede al Pd di ripensarsi. Ma il congresso si è tenuto pochi mesi fa…
«Il congresso è stato solo una conta dei voti per il leader».

Vorrebbe un cambio del segretario?
«Ma no, sono pronto anche a sostenerlo. Ma bisogna costruire un partito credibile. A partire da quei 3-4 temi».

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03 agosto 2010

fonte:  http://www.unita.it/news/italia/102019/chiamparino_silvio_galleggia_ma_il_pd_non_pronto_n_a_voto_n_a_governo_tecnico

Famiglia Cristiana: «Ministri servitori e concezione padronale dello Stato, guai a chi osa sfidare il dominus assoluto»

ROTONDI risponde: «Pregiudizi, così il giornale è fuori dalla dottrina sociale cristiana»

Famiglia Cristiana: «Ministri servitori»
Il Pdl sbotta: «Questa è arroganza»

Il settimanale: «Concezione padronale dello Stato, guai a chi osa sfidare il dominus assoluto. Ora nuovi leader»

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Gianfranco Rotondi (Ansa)
Gianfranco Rotondi (Ansa)

MILANO – «Una concezione padronale dello Stato ha ridotto ministri e politici in “servitori”, semplici esecutori dei voleri del capo» e «poco importa che il Paese vada allo sfascio: non si ammettono repliche al pensiero unico. E guai a chi osa sfidare il “dominus” assoluto». È un vero e proprio affondo contro il governo quello contenuto nell’editoriale del numero di Famiglia Cristiana in edicola mercoledì. L’articolo interviene sulla questione morale e sulla situazione nel Pdl, sottolineando che «lo sbandierato garantismo, soprattutto a favore dei potenti, è troppo spesso pretesa di impunità totale. Nonostante la gravità delle imputazioni». Una posizione che ha fatto andare su tutte le furie Gianfranco Rotondi. «Il settimanale insulto di Famiglia Cristiana al governo è un pregiudizio e un atto di arroganza che la mette fuori dalla dottrina sociale cristiana. Un giornale cristiano non può chiamare i ministri con disprezzo “servitori”, perché un cristiano non usa questo linguaggio né con gli ultimi né con i primi» ha detto il ministro per l’Attuazione del Programma di governo. Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha replicato attaccando direttamente il direttore dell settimanale don Sciortino: ««Servitore di disegni politici altrui – sostiene – sarà lui, che si ostina a non accorgersi che questo governo è il più leale sostenitore di quei valori non negoziabili che dovrebbero essere la prima preoccupazione dei cattolici del nostro Paese».

«NESSUNA SORPRESA» «Ciò che mi sorprende della presa di posizione di Famiglia Cristiana è la mancanza di una riflessione critica che riguardi anche il ruolo che la Chiesa ha svolto in questi ultimi decenni nel contribuire alla formazione di una nuova classe dirigente nazionale» fa eco a Rotondi il coordinatore Pdl Sandro Bondi. Il Pd da parte sua difende il settimanale: «Nessuna sorpresa in merito a quanto rileva Famiglia Cristiana’. Succede quando si hanno partiti leaderistici, in cui la politica ha un ruolo nullo» afferma il deputato democratico Enrico Farinone.

L’ANALISI«Che ne sarà del Paese, dopo la rottura Berlusconi-Fini?», è il principale interrogativo contenuto nell’editoriale di Famiglia Cristiana. Il settimanale sottolinea che «la scossa sarà salutare solo se si tornerà a fare “vera” politica. Quella che ha a cuore i concreti problemi delle famiglie: dalla disoccupazione giovanile alla crescente povertà». Bisogna avere «l’umiltà e la pazienza di ricominciare. Magari con uomini nuovi, di indiscusso prestigio personale e morale. Soprattutto se si aspira alle più alte cariche dello Stato», aggiunge il settimanale. «La questione morale agita il dibattito politico dal lontano 1981», ricorda l’editoriale spiegando che ora «bastano tre cifre per dirci a che punto siamo arrivati»: un’evasione fiscale che sottrae all’erario 156 miliardi, mafie che fatturano da 120 a 140 miliardi e corruzione che «brucia altri 50 miliardi, se non di più». «Contro l’impotenza morale del Paese, il presidente Napolitano ha invocato i “validi anticorpi” di cui ancora dispone la nostra democrazia e la collettività»: famiglia, scuola e, soprattutto, «mondo ecclesiale sono i primi a essere chiamati a dare esempi di coerenza e a combattere il male con più forza». La rassegnazione – ribadisce Famiglia Cristiana – è «un sintomo da non trascurare. Vuol dire che il male non riguarda solo il ceto politico. Ha tracimato, colpendo l’intera società». «Prevale la “morale fai da te”: è bene solo quello che conviene a me, al mio gruppo, ai miei affiliati. Il bene comune è uscito di scena», conclude il settimanale.

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03 agosto 2010

fonte:  http://www.corriere.it/politica/10_agosto_03/famiglia-cristiana-polemica-ministri_5ddca46c-9f0c-11df-ad0c-00144f02aabe.shtml