Archivio | agosto 4, 2010

VENTI DI GUERRA: la saga continua – Caliendo è salvo, ma la maggioranza no: Berlusconi tentato dal voto anticipato

Caliendo è salvo, ma la maggioranza no
Berlusconi tentato dal voto anticipato

A Montecitorio voto secondo le previsioni: l’asse finiani-Udc-rutelliani tiene di fatto in mano le sorti dell’esecutivo. Arriva anche Chiara Moroni. Secondo indiscrezioni il premier si sarebbe convinto della impossibilità di andare avanti: “Non  è possibile che il mandato degli elettori sia messo in discussione da quello che è successo alla Camera”. E ora punterebbe deciso al ritorno alle urne

https://i1.wp.com/www.repubblica.it/images/2010/08/04/191701154-93efb1fa-e72e-4f0c-8c1a-cc755f6230a7.jpg

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di MARCO BRACCONI

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PIU’ o meno è andata secondo le previsioni. Calcolando i 27 assenti, le proporzioni della vigilia sono state rispettate. La mozione di sfiducia a Caliendo non passa perché in 299 hanno votato con il governo. 229 i contrari, 75 gli astenuti. Alla prima prova parlamentare, Pdl-Lega sono ampiamente sotto il quorum, pari a 316 voti. Bossi dice che è un segnale di resistenza, e quindi non si va al voto anticipato. Ma i numeri sul tabellone elettronico di Montecitorio disegnano plasticamente uno scenario radicalmente mutato. E lo stesso Berlusconi, secondo fonti del Pdl, si sarebbe ormai convinto che l’unica soluzione è tornare alle urne. “Quella dei numeri è una strategia”, ha detto ai suoi deputati in serata. Attaccando ad alzo zero i finiani (“Per loro oggi una pagina nera”, la magistratura (“No ai loro ricatti”) e lo stesso presidente della Camera (“Da lui solo motivazioni personali”).

Le chiavi in mano all’asse Fli-Udc. Nessuno, tra finiani e centristi, aveva l’interesse a far cadere il sottosegretario e con lui l’esecutivo. Non adesso, certamente. Ma il dato sensibile è che l’asse finiani-Udc-rutelliani ha potenzialmente in mano i numeri per far andare o meno avanti il governo. Le “defezioni” negli schieramenti di partenza sono state minime, probabilmente fisiologiche e soprattutto ripartire in ognuno degli ormai tre poli parlamentari. Qualcuno di là, qualcuno di qua.

Da notare che i “quattro gatti” finiani, invece di perdere pezzi come i berluscones pronosticavano, ne guadagnano uno.  Al gruppo ha adrito proprio oggi Chiara Moroni. Che non ha partecipato al voto su Caliendo sostenendo che “quello che viene presentato come garantismo non ha niente a che vedere con il vero garantismo”.

Il “Vietnam” prossimo venturo. L’estate è alle porte, e salvo sorprese clamorose da qui si ripartirà a settembre. “Resistiamo, non si vota”, dice Bossi. Ma già da oggi si capisce quale può essere il clima parlamentare. Rissa quasi sfiorata tra un deputato Pdl-Fli, tifoserie da stadio all’ingresso del premier in aula, inasprimento del confronto. Con questi clima, e con tali numeri, c’è da scommettere che prenderà forza l’ala pro-elezioni anticipate. E già in serata arrivano i primi segnali dallo stesso Berlusconi.

L’arma di Berlusconi: il voto. Le indiscrezioni parlano di un Berlusconi che al momento non vede alternativa al voto. Un premier “amareggiato” dalle votazioni in aula sulla mozione di sfiducia, che si è rammaricato soprattutto della presa di posizione di Chiara Moroni. Meglio andare alle urne, avrebbe ribadito il Cavaliere ad un deputato in Aula, confermando quel che aveva confidato anche alle parlamentari del Pdl: “Se ci devono essere le elezioni, meglio affrontare al più presto”.

Poi arrivano le parole di Berlusconi ai deputati pidiellini. Il Cavaliere dice di “sperare in un ricompattamento”, ma le sue sembrano parole di circostanza, perché subito dopo aggiunge: “Ma al primo incidente serio dovremmo chiedere agli italiani di tornare alle urne. Preparatevi. E c’è il mio impegno e la promessa che voi che vi siete comportati bene, vogliamo ricandidarli”.

Poi l’attacco frontale ai finiani:
“Oggi per loro c’è stata una pagina nera. L’astensione è inaccettabile. Ci si può astenere su un provvedimento o su una legge ma non su un principio, che  è quello dell’innocenza di chi non ha subito affatto condanne definitive e soprattutto c’è il principio della solidarietà”. E ce n’è anche per Fini: “Nessuno di noi poteva pensare che saremmo arrivati a questo punto. Sono motivazioni solo personali. Io non l’ho cacciato, si è cacciato da solo”.

Il premier è duro anche con i giornali: “Il comportamento dei grandi giornali che hanno dimostrato di esserci avversari è uno scandalo dentro lo scandalo”. Poi il Cavaliere ha fatto riferimento alla possibilità di cambiare la legge sulla par condicio.

Una decisione più esplicita potrebbe essere presa domani, visto che è in programma una nuova riunione di partito. Già oggi, sempre secondo le indiscrezioni dal Pdl, i maggiorenti del Popolo delle Libertà avrebbero cominciato a studiare le possibili date per il voto, tra le quali quella del 14 novembre e quella del 7 marzo.

Pd e Idv divisi. Nell’altro campo non si può fare a meno di registrare la polemica strisciante tra i due partiti di opposizione rappresentati in Parlamento. Il problema è di prospettive e di strategia a breve e medio termine. C’è Di Pietro che vuole elezioni subito, e adotta comportamenti e linguaggi conseguenti, e i democratici che pure tra differenze interne cercano la strada per un altro governo, tecnico o di transizione che sia. Non è un caso che il leader dell’Idv se la prenda oggi, di nuovo, con l’Udc. Formule diverse da un ritorno alle urne gli darebbero meno potere contrattuale. Con la spina Di Pietro nel fianco per Bersani diventa dunque essenziale tenere unito il partito. Una variabile non secondaria per capire se tra pochi mesi torneremo alle urne o se si andrà verso altre soluzioni.

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04 agosto 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2010/08/04/news/camera_il_sottosegretario_salvo_ma_la_maggioranza_non_c_pi-6071709/?rss

Il furbetto salvato dall’indulto. La nuova vita di Ricucci

Il furbetto salvato dall’indulto
La nuova vita di Ricucci

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Il palazzinaro che voleva il Corriere non rischia più nemmeno un giorno di galera. Ma a cinque anni dal tentativo di scalata ad Antonveneta e Bnl resta aperta la domanda se dietro di lui ci fosse qualcun’altro

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di Gianni Barbacetto e Marco Maroni

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L’ha inventata lui la definizione che gli ha rovinato la vita: “Furbetti del quartierino”. Avrebbe dovuto registrarla e chiedere le royalties. Invece ne è rimasto prigioniero, fino a oggi. Comunque sia, non può lamentarsi troppo.

Non solo perché se la spassa all’Argentario – fonte autorevole, le foto di Novella 2000 – con la sua nuova fiamma, ultima di una lunga serie: Florina Marincea, la più trasgressiva protagonista del reality La pupa e il secchione (“Quel che mi pesa di più”, aveva proclamato la pupa, “è restare qui in trasmissione due mesi senza trombare”). No, Ricucci non può lamentarsi soprattutto perché fra tutti i “furbetti”, lui, che ne è diventato il simbolo, è tra quelli che se la cavano meglio. Non rischia più neppure un giorno di galera: ha patteggiato a Roma una pena di 3 anni (ma coperta da indulto) ed è così uscito da tutti i processi, romani e milanesi, che invece continuano a incombere sugli altri protagonisti delle scalate Antonveneta, Bnl e Rcs dell’estate 2005. Merito dell’avvocato Grazia Volo, che l’ha guidato fuori dalle insidie giudiziarie.

Ultimo tango a Zagarolo

Più complicata resta la situazione dei debiti e delle sue aziende, che restano nelle mani dei curatori fallimentari. Ma Stefano (profumo preferito “Rush” Gucci eau de toilette) non si perde d’animo. Comunque non tornerà a fare l’odontotecnico a Centocelle. E neppure a Zagarolo. Solo nominarglielo, quel paese, lo manda in bestia: i giornali nel 2005 lo definivano “l’immobiliarista di Zagarolo”, felici di evocare quell’“Ultimo tango” ballato tanti anni prima, al cinema, da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. “Ma io sono nato a Roma, non a Zagarolo”, s’affannava lui. Niente da fare. L’equivoco era nato dal fatto che nel paesone laziale aveva costruito una cinquantina d’appartamenti, negli anni Novanta: “Avevo 21 anni”.

Precoce. Nato (a Roma, a Roma!) l’11 ottobre 1962, da madre casalinga e padre autista dell’Atac, l’azienda dei trasporti pubblici. Dopo il diploma, aveva lavorato come odontotecnico a Centocelle e, per arrotondare, d’estate aveva fatto il cameriere. Ma il ragazzo aveva il fiuto per gli affari. Primo progetto immobiliare a 19 anni: un terreno della madre scambiato con tre appartamenti. Poi erano arrivati i famosi immobili di Zagarolo. E non si era fermato più. Anche perché aveva incrociato la bolla immobiliare, che gli aveva fatto prendere il volo. Non senza spregiudicate furbizie. Con gli altri campioni della nuova “razza mattona” (Danilo Coppola, Giuseppe Statuto, Luigi Zunino…), scambia palazzi come fossero figurine, facendoli girare e innalzando ogni volta i prezzi. Di soldi veri ne girano pochi, ma intanto i valori messi a bilancio si gonfiano a ogni giro. Esibendoli alle banche, i giovani campioni possono ottenere credito per nuove avventure. Comprano azioni dando in garanzia palazzi, poi danno in pegno le azioni, ottenendo crediti con cui comprano altre azioni e così via… Una “leva” capace di moltiplicare (quasi) all’infinito i pani e i pesci, specie se usata in compagnia di banchieri e finanzieri amici e partecipi al gioco. Quando poi Ricucci incontra sulla sua strada personaggi come il finanziere bresciano Chicco Gnutti o il banchiere di Lodi Gianpiero Fiorani, tutto diventa ancora più facile.

Nella primavera 2005 scatta il piano per scalare due banche, Antonveneta e Bnl. Lui partecipa, ma s’impegna soprattutto nel terzo assalto, il più temerario: quello a Rcs, che vuol dire Corriere della Sera. Continua a comprare titoli Rcs (aveva cominciato nel 2004) e arriva al 20 per cento. Viene fermato dalla reazione degli altri azionisti. Anche perché i giornali cominciano a pubblicare le intercettazioni telefoniche che rivelano i piani segreti degli scalatori. Fra tutti, lui s’impone come il personaggio più sanguigno, capace d’inventare perfino un linguaggio: “La cosa de… ’a lista, famo la lista propria, famo tutte ste cazzate, che tanto nun serve a un cazzo, tutta sta roba… Stamo a fa’ i furbetti der quartierino! Ma quando uno deve seguì la strada maestra, p’annà a Napoli tocca piglià l’autostrada del Sole, nun è che tocca annà sulla Casilina, no?”.

Irresistibile quando parla con Emilio Gnutti di Marco Tronchetti Provera: “Ma tu l’hai letta l’intervista di quel deficiente de Tronchetti Provera, stamattina? E leggitela, va, che parla de me e de te. L’intervista del dottor Tronchetti Provera, che loro sono il salotto sano… C’ha 45 mijardi de debbiti, il salotto sano…”. L’apice lo raggiunge, al telefono, con quel “Facile fare i froci cor culo dei altri!” che entra nella leggenda. Ma anche dal vivo non scherza. Ai magistrati che il 19 settembre 2005 iniziano il primo interrogatorio dopo il suo arresto, con la domanda di rito: “Intende rispondere?”, Ricucci replica: “Aho, se me fate ’na domanda…”.

Il mistero sulle ambizioni

Ancora oggi, cinque anni dopo l’estate dei “furbetti”, resta aperta la domanda: il Corriere ha davvero rischiato di essere portato via al “salotto sano” della finanza italiana, o era solo la “ricucciata” senza speranza? E ancora: c’era qualcuno dietro Ricucci? Dopo il naufragio, è facile minimizzare: gli sconfitti, in Italia, sono sempre derisi come “tre pirla” o “quattro sfigati”. Ma poteva andare bene. I Lanzichenecchi conquistano le capitali. E anche assedianti squinternati possano trovare un varco e far cadere un impero. Erano poi così squinternati, gli eroi dell’estate 2005? Non è affatto da sottovalutare il network che avevano messo insieme: avevano dalla loro parte il governatore di Bankitalia, il presidente del Consiglio, la Lega, una parte di Forza Italia e dell’Udc e perfino (grazie alla presenza nella compagnia del “furbetto rosso” Gianni Consorte) il maggior partito della sinistra. Qualcuno degli azionisti Rcs avrebbe potuto tradire e aprire le porte all’assediante. E Silvio Berlusconi era pronto a schierarsi con gli scalatori, una volta passata la fase più critica e più rischiosa dell’assalto. Ricucci e compagni avrebbero funzionato come un ariete: sfondata la porta, qualcuno con le spalle più grosse sarebbe arrivato a completare l’opera. Berlusconi avrebbe certamente approfittato di un varco utile a scardinare gli equilibri del giornale che è sempre in cima alle sue preoccupazioni.

Lui, Stefano Ricucci, il più furbetto dei “furbetti”, continua a ripetere: “Dietro Ricucci c’è solo Ricucci, che ha fatto strada lavorando duramente”. Gran lavoratore e uomo fortunato: Anna Falchi, che in quell’estate del 2005 divenne per un attimo sua moglie, lo chiamava Gastone, il papero a cui vanno tutte bene. Ora però la sua Magiste International ha dichiarato fallimento e la Magiste Real Estate è al centro di una complicata partita per accontentare i creditori ed evitare il fallimento. Certo, la fortuna è girata. Eppure, se i curatori riusciranno a pagare i debiti (grazie agli immobili), Ricucci eviterà un’eventuale nuova imputazione, questa volta per bancarotta, e potrà tirare un sospiro di sollievo. Chiusa la stagione dei “furbetti”, sarà pronto per nuove avventure.

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fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/04/il-furbetto-salvatodall%E2%80%99indulto-la-nuova-vita-di-ricucci/47367/

Prima sentenza che riconosce attendibilita’ Spatuzza

Prima sentenza che riconosce attendibilita’ Spatuzza

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4 agosto 2010, Palermo. Il gup Daniela Troja riconosce, per la prima volta in una sentenza, «l’attendibilità intrinseca» e la «credibilità soggettivà» del pentito di mafia Gaspare Spatuzza.

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Le motivazioni riguardano la condanna a 30 anni di carcere di tre imputati (Benedetto Capizzi, Cosimo lo Nigro e Cristofaro Cannella) nel processo per l’uccisione di Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore Santino assassinato a 13 anni nel ’93. A Spatuzza era stata negata la protezione perchè aveva parlato di stragi e rapporti tra mafia e politica oltre i 180 giorni previsti dalla legge. «Le dichiarazioni rese dal pentito – scrive il giudice come riporta il Giornale di Sicilia – appaiono dotate del requisito dell’attendibilità, essendo sicuramente spontanee e sostanzialmente coerenti».

ANSA

fonte: http://www.antimafiaduemila.com/content/view/30058/48/

Formigoni, il passeggiatore, privatizza l’acqua in Lombardia

Formigoni, il passeggiatore, privatizza l’acqua in Lombardia

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Formigoni conosce molto bene il significato della parola: “provocazione“. Lui stesso, governatore illegittimo, è una provocazione vivente. Formigoni il 5 agosto, con un blitz, con i cittadini in ferie, in silenzio, farà votare una delibera per la totale privatizzazione dell’acqua in Lombardia. Formigoni se ne fotte del milione e 400 mila firme per il referendum per l’acqua pubblica, 237 mila raccolte nella sua Regione. E se strafotte della mobilitazione popolare contro le precedenti leggi regionali per la privatizzazione 21 del 1998 e 18 del 2006 e che nel 2007 144 Consigli comunali lombardi deliberarono contro quest’ultima.

L’acqua è un diritto naturale e non può essere privatizzata a fini di lucro (l’unico vero motivo per cui viene privatizzata). Non è vero come dicono gli interessati e i disinformati che l’Europa lo vuole, un par di palle! Si vuole consegnare l’acqua della Lombardia ai privati, a multinazionali come la Veolia e la Suez. In Francia, a Parigi l’acqua è tornata pubblica dal 1° gennaio 2010. Il sindaco Bertrand Delanoe non ha rinnovato i contratti con le multinazionali Veolia e Suez. L’acqua sarà gestita da un ente pubblico: “Eau de Paris”. Il risparmio per i parigini sarà di 30 milioni di euro all’anno. Questi sono fatti, come è un fatto che con la privatizzazione l’acqua può aumentare fino a 5 volte. Il MoVimento 5 Stelle si opporrà.

Formigoni è stato eletto per la quarta volta consecutiva nonostante una legge dello Stato lo vieti. Si può essere eletti infatti solo per due mandati consecutivi. Formigoni è stato escluso inizialmente dalla competizione elettorale con la sua lista. Interrogato ieri lungamente dai magistrati ha lanciato una serie di provocazioni (gli vengono naturali).

Ha detto che si è sentito:Vittima di un’ingiustizia, non sapevo cosa fare, ho cercato di salvare la mia corsa elettorale” e ha telefonato a Arcangelo Martino, arrestato per l’indagine sulla P3. Lo ha fatto perché Martino: “Aveva molti amici magistrati … e contatti con tantissimi pm..“. Martino ha un’azienda, la Enertek, nel settore della sanità che ha vinto molti appalti in Lombardia. Formigoni non lo sapeva: “Che Martino fosse un imprenditore l’ho scoperto solo recentemente (come avrà fatto?, ndr). Non sapevo nulla né di appalti, né di imprese“. Formigoni e Martino (F e M) amano le passeggiate. Ecco uno stralcio delle loro conversazioni: F: “Faremo grandi passeggiate, per le passeggiate tutto ok.” M : “Benissimo, com’è andata, tutto bene allora?” F. “Bene, bene anche oggi abbiam fatto una grande passeggiata, bene positivo, positivo, belle cose” M. “Molto bene io…” F: “C’è l’impegno a continuare a camminare e a passeggiare, c’è l’impegno a continuare a camminare a passeggiare che adesso arriva la primavera e quindi l’impegno c’è perché bisogna tutti un po’ dimagrire“. Dalle passeggiatrici ai passeggiatori è un attimo.

Invia la tua mail CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA IN LOMBARDIA e informa TUTTI i tuoi amici:
Clicca: mail al Consiglio Regionale della Lombardia. Se vuoi inserisci un testo nella mail.

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fonte: http://beppegrillo.it/2010/08/formigoni_il_passeggiatore_privatizza_lacqua_in_lombardia/index.html

A Pisa l’hub della guerra

A Pisa l’hub della guerra

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di Manlio Dinucci

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foto tratta da http://www.senzasoste.it/dintorni/a-pisa-l-hub-della-guerra

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L’aeroporto militare di Pisa diventerà l’Hub nazionale delle forze armate, ossia l’unica base aerea da cui transiteranno tutti i reparti inviati nelle diverse «missioni internazionali»: lo ha annunciato il portavoce della 46a Brigata aerea, maggiore Giorgio Mattia. I lavori inizieranno il prossimo maggio e, entro il 2013, l’Hub diventerà operativo. I lavori di ampliamento dello scalo prevedono una struttura ricettiva per circa 30mila uomini perfettamente equipaggiati, per un arco di tempo di almeno un mese. La struttura, ha precisato il portavoce, rispecchierà in tutto e per tutto i grandi hub civili con servizi di check in e check out, movimentazione bagagli e altri servizi di terra che potranno essere gestiti da ditte civili. Con la differenza che vi transiteranno non turisti con T-shirt e canne da pesca, ma militari con tute mimetiche e fucili mitragliatori.

Il progetto viene presentato come un investimento importante che, rilanciando il ruolo strategico della base pisana, potrà avere importanti ricadute economiche sul territorio. «L’aeroporto militare nuova ricchezza per Pisa», titola Il Tirreno (3 agosto), prevedendo che l’Hub, in grado di movimentare fino a 30mila militari al mese, creerà un notevole indotto la cui capacità, inclusi i familiari al seguito, viene stimata in 50-60mila persone. Questo in una città che non raggiunge i 90mila residenti. Tale progetto, che stravolge la vocazione turistica del territorio puntando sul militare, viene imposto all’intera città senza che i suoi abitanti siano stati consultati. Sicuramente, invece, esso ha ricevuto l’entusiastico ok dell’amministrazione comunale, presieduta dal sindaco Marco Filippeschi (Pd).

E’ stato Filippeschi, lo scorso novembre, ad annunciare che la base Usa di Camp Darby, tra l’aeroporto di Pisa e il porto di Livorno, ha «importanti prospettive» e che «gli americani ritengono questo insediamento molto importante e vogliono continuare a investirci». Intanto vi investono la Regione Toscana e i comuni di Pisa e Livorno che, ampliando il Canale dei Navicelli, permettono alla base di velocizzare i collegamenti con il porto di Livorno e accrescere la sua capienza, così da rifornire più rapidamente le forze terrestri e aeree nell’area mediterranea, africana e mediorientale. Nello stesso quadro si inserisce il progetto dell’Hub di Pisa: il fatto che esso sarà in grado di movimentare fino a 30mila militari al mese, il triplo di quanti l’Italia ha dislocati all’estero, indica che la struttura potrà essere usata anche dalle forze armate statunitensi.

Si tace però sul fatto che l’impatto ambientale dell’aeroporto è già oggi ai limiti della sostenibilità. La 46a Brigata, dotata di aerei C-130J della Lockheed Martin che trasportano in continuazione truppe e materiali in Afghanistan e altri teatri, effettua oltre 10mila movimenti annui di velivoli militari, ai quali si aggiungono quelli effettuati per conto di Camp Darby, il cui numero è segreto. Nello stesso aeroporto, la cui gestione è militare, si svolgono oltre 40mila movimenti annui di velivoli civili. Sempre più spesso i C-130J e altri aerei sorvolano a bassa quota le zone abitate, incuranti dell’inquinamento che provocano e che le autorità di solito ignorano. Aumenta allo stesso tempo il pericolo di incidenti come quello verificatosi lo scorso novembre, quando un gigantesco C-130J, modificato in aereo cisterna per il rifornimento dei caccia in volo, è precipitato su una linea ferroviaria subito dopo il decollo, rischiando di provocare una strage. La realizzazione dell’Hub, una vera e propria città militare all’interno della città, che richiederà maggiore spazio e la probabile demolizione di edifici civili, accrescerà enormemente tale impatto.

Siamo quindi di fronte al progetto di militarizzazione di un territorio, che supera ampiamente quello del raddoppio della base di Vicenza, da cui potranno trarre vantaggio alcuni settori economici locali, ma non l’economia né tantomeno la cittadinanza nel suo complesso. Una «grande opera» militare, il cui enorme costo fagociterà altro denaro pubblico, mentre anche a Pisa si tagliano i fondi per l’università, la sanità e altri settori. Un altro investimento sulla «risorsa guerra», dietro il paravento delle «missioni umanitarie».

(il manifesto, 4 agosto 2010)

Vicenda Piera Aiello e Testimoni di giustizia: interrogazione Leoluca Orlando

Vicenda Piera Aiello e Testimoni di giustizia: interrogazione Leoluca Orlando

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LEOLUCA ORLANDO. – Al Ministro dell’interno. –
Per sapere – premesso che:
nel 1991, dopo aver assistito all’omicidio di suo marito, la signora Piera Aiello e sua cognata, Rita Atria, denunciarono i boss della cosca mafiosa di Partanna;
la signora Rita Atria si suicidò poco dopo la morte del giudice Borsellino;
la signora Aiello fu sottoposta al programma di protezione dei testimoni previsto dalla legge n. 8 del 1991, successivamente sostituita dalla legge n. 45 del 2001;
il coraggio di questa signora e le azioni da lei compiute anche grazie alle iniziative con l’associazione antimafie «Rita Atria», che presiede dal 2008, fanno di lei una portavoce per l’azione educativa dei giovani contro le mafie e una testimonianza per la giustizia e la legalità nella regione Sicilia;
nei giorni scorsi è stato assolto dall’accusa di rivelazione del segreto d’ufficio, perché il fatto non sussiste, il maresciallo dei Carabinieri Salvatore Ippolito;
il militare, secondo l’ipotesi dell’accusa, avrebbe rivelato il rifugio segreto della signora Piera Aiello;
nelle carte processuali la signora Aiello è stata definita collaboratrice di giustizia, quando, differenza sostanziale, è una testimone di giustizia;
sempre nelle carte processuali sono stati pubblicati residenza e telefono della signora Aiello, dati sensibili, che, a parere dell’interrogante dovevano essere coperti con «omissis» -:
se il Ministro non intenda adottare ogni possibile iniziativa volta a garantire l’incolumità della testimone di giustizia Piera Aiello;

se il Ministro non intenda valutare delle possibili modifiche alla normativa che regola il programma di protezione dei testimoni di giustizia, in rispetto della loro dignità di liberi cittadini che collaborano nella lotta contro le mafie, garantendo loro una maggiore sicurezza anche nel tempo, non essendo la condizione di testimone di giustizia transitoria e non essendo la condizione di testimone di giustizia minimamente paragonabile a quella di collaboratore di giustizia sia per motivi morali che legali.

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ricevuto via mail

Uribe, amico del Mossad, a capo della commisisone Onu sulla Flotilla

Uribe, amico del Mossad, a capo della commisisone Onu sulla Flotilla

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di Stella Spinelli – peacereporter.net.

La Commissione Onu che dovrà indagare sull’assalto militare israeliano alla Flottiglia della pace sarà presieduta da Alvaro Uribe, il presidente colombiano uscente, uomo vicino agli Usa che ha fatto del disprezzo per i diritti umani una bandiera.

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Alvaro Uribe, presidente uscente della Colombia, non resterà senza lavoro l’8 agosto, quando il suo successore, Manuel Santos gli succederà a Palazzo Narino. Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, lo ha appena scelto per presiedere il Comitato d’indagini sull’aggressione israeliana subìta dalla Freedom Flottilla turca carica di aiuti umanitari destinati a Gaza. Era il 31 maggio scorso. Dopo due lunghi mesi di intense consultazioni, il governo di Tel Aviv ha dunque concesso che una commissione Onu indaghi su quanto avvenne quando le truppe speciali israeliane assaltarono la nave in cui vennero assassinati nove attivisti turchi. È la prima volta che lo stato ebraico accetta un’inchiesta internazionale sull’operato del suo esercito, tanto che non sono mancate le polemiche interne: “E’ un fatto senza precedenti e il risultato di una cattiva gestione di governo”, ha tuonato Tzipi Livni, ex ministro degli Esteri e ora leader dell’opposizione. Plauso e soddisfazione invece da buona parte della comunità internazionale, Stati Uniti in testa. Ad affiancare Uribe, l’ex primo ministro della Nuova Zelanda Geoffrey Palmer e due rappresentanti di Turchia e Israele. Con la promessa che lo stato ebraico collaborerà.

Una buona notizia, dunque, per lo meno in apparenza. Ed è così che ce la presentano. Ban Ki-Moon in testa. Finalmente un Comitato super partes, di prestigio, composto da “esperti”, dicono. Eppure, chiunque abbia masticato un po’ di storia recente colombiana non può che sgranare gli occhi e sobbalzare dall’indignazione nel leggere il nome del prescelto Onu.

Alvaro Uribe è considerato da commissioni internazionali e organizzazioni non governative in difesa dei diritti umani, comprese molte associazioni più o meno direttamente collegate alle Nazioni Unite stesse, uno degli uomini più oscuri e sinistri del panorama internazionale. Su di lui pendono non solo sospetti, ma anche cause di corruzione e legami con il narcotraffico.

E non finisce qui. Durante i suoi due mandati di governo, la Colombia non ha visto che incrementare esecuzioni extragiudiziali per mano dell’esercito regolare, con migliaia di civili morti ammazzati e fatti sparire in fosse comuni. Ha visto oltre 4 milioni di sfollati interni, ignorati e ingannati. E la guerra interna, negata dalle versioni ufficiali, continuare imperterrita. E che dire delle decine e decine di collaboratori di Uribe, compreso parenti e amici, finiti indagati e spesso condannati per i reati più svariati, legati però, sempre e comunque, alla gestione del potere e alla spartizione dei proventi.

La Colombia di Uribe è un paese ingiusto e macchiato di sangue innocente. Per non parlare della serie di scandali gravissimi che hanno fatto tremare Palazzo Narino fino alle fondamenta: dai servizi segreti deviati e usati per scopi personali dal medesimo Uribe, il quale ordinava loro di spiare e minacciare uomini chiave della società colombiana; ai voti pagati a suon di prebende per ottenere la maggioranza per la riforma costituzionale che gli avrebbe permesso una seconda elezione.

Elencare in poche righe tutte le malefatte di un personaggio di tale portata è impossibile. A parlare sono i fatti della storia recente colombiana. Ma una cosa fra tutte va sicuramente evidenziata: Alvaro Uribe è da sempre e soprattutto un fedelissimo della Casa Bianca e molto amico di Israele. È grazie all’appoggio incondizionato ricevuto dal governo Bush che ha potuto ingaggiare una guerra campale contro guerriglia e narcotraffico, e sotto sotto costringere milioni di persone a fuggire da terre fertili e preziose per multinazionali affamate. È grazie ai soldi, tanti, destinati dalla Casa Bianca al Plan Colombia se ha potuto fare e disfare a suo piacimento. Un appoggio che ha, comunque, generosamente ricambiato svendendo il territorio colombiano agli interessi privati ed esteri. Prima di lasciare la poltrona, una delle sue ultime mosse, è stato concedere l’installazione di sette basi militari agli Usa, trasformando del tutto il paese in un vero avamposto strategico a stelle e strisce. E se si pensa alla posizione geografica della Colombia e agli stati con cui confina, i conti son presto fatti. E non scordiamo il ruolo, comprovato, che il Mossad, servizio segreto israeliano, ha da sempre nell’addestrare le truppe colombiane, affiancate da soldati e contractors Usa.

Averlo nella Commissione Onu di “esperti” super partes in cerca della verità, dunque, non è una buona notizia. Uribe non è super partes, non è votato alla verità, non è indipendente. Ma una cosa è certa. È esperto, sì, e molto, di diritti umani. Calpestati e violati, puntualmente, in nome del profitto.

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fonte: http://it.peacereporter.net/articolo/23388/Flottilia.+L%27Onu+incarica+Uribe,+amico+del+Mossad

http://www.megachipdue.info/tematiche/guerra-e-verita/4329-uribe-amico-del-mossad-a-capo-della-commisisone-onu-sulla-flottilia.html