Archivio | agosto 5, 2010

Mosca teme roghi nella zona di Cernobyl. Anche l’Ucraina brucia. Finora 50 le vittime

Mosca teme roghi in zona colpita da Cernobyl

Il Paese sfinito dall’afa

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MOSCA – Il ministro russo delle situazioni di emergenza Serghiei Shoigu ha detto di temere che gli incendi in corso nella Russia europea si propaghino in una zona colpita nel 1986 dall’incidente della centrale nucleare ucraina di Cernobyl, eventualità che potrebbe diffondere elementi radioattivi nell’atmosfera. Si tratta della regione di Briansk, alla frontiera con la Bielorussia e l’Ucraina. “Controlliamo minuziosamente la situazione nella regione di Brianks, particolarmente al sud, nel distretto di Novozibkov, che è stato seriamente contaminato in seguito alla catastrofe di Cernobyl”, ha spiegato Shoigu, durante una conferenza stampa. “Se un incendio si sviluppasse laggiù, dei radionuclidi potrebbero irradiarsi con il fumo e apparirebbe una nuova zona inquinata”, ha aggiunto.

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Sale da 48 a 50 il bilancio delle vittime degli incendi che da oltre due settimane stanno devastando la  Russia europea, mentre l’ondata record di caldo afoso non sembra concedere tregua almeno sino alla fine della settimana. ”Un corpo e’ stato scoperto nella regione di Nizhni Novgorod (500 km a est di Mosca), e una persona e’ morta all’ospedale nella regione di Voronezh (500 km a sud est della capitale)”, ha reso noto il ministero delle situazioni di emergenza, aggiornando il conto delle vittime. Si e’ intanto dissipata la fitta cappa di fumo acre e tossico che ieri aveva avvolto Mosca in una nebbia surreale, riducendo fortemente la visibilita’ nelle strade e inducendo le autorita’ a sconsigliare di uscire da casa, se non con la mascherina. I moscoviti sembrano soffrire parecchio questo anomalo cocktail di caldo e smog, anche perche’ gran parte degli appartamenti e’ priva di condizionatori. Il fenomeno, come segnalano alcuni psichiatri, ha alimentato nel 10% della popolazione l’apocalittico timore che si stia avvicinando la fine del mondo. ”Dicono che e’ la punizione divina, l’inizio della fine del mondo, e i loro discorsi alimentano un sacco di voci”, spiega Zurab Keklidze, del noto centro nazionale psichiatrico Serbski. C’e’ anche chi crede che il caldo sia stato provocato da sofisticate armi climatiche, come Andrei Areshev, vice capo della fondazione Cultura strategica: tesi che fa breccia tra molti russi, soprattutto tra gli anziani, che non faticano ad addossare la colpa ai soliti americani. Il capo medico-sanitario russo, Ghennadi Onishenko, ha intanto ipotizzato, nel caso la situazione non migliorasse, uno slittamento dell’anno scolastico, che tradizionalmente in Russia inizia il primo settembre.

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FUOCO MINACCIA RIFUGIO ANIMALI,ORSI RISCHIANO – Gli incendi che da oltre due settimane devastano la Russia europea stanno minacciando anche un grande rifugio per animali a Khoteichi, 100 km a sud est di Mosca, dove sono ospitati 640 cani, 270 gatti e diversi animali del circo in pensione, compresi orsi e scimmie. L’allarme è stato lanciato dalla fondazione Bim, che gestisce il rifugio e che sta discutendo l’ipotesi di una evacuazione degli animali dopo che le fiamme sono arrivate a 100-150 metri dalle prime gabbie, quelle degli orsi, che rischiano di bruciare vivi.

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PUTIN ANNUNCIA EMBARGO EXPORT GRANO E DERIVATI – La Russia applicherà un embargo temporaneo sulle esportazioni di grano e dei prodotti derivati a causa della riduzione del raccolto causata dall’ondata di caldo che investe il Paese da oltre un mese: lo ha annunciato il premier Vladimir Putin durante una riunione del governo, citato dalle agenzie russe.
Le stime del raccolto di grano per quest’anno sono state abbassate dal governo da 90 a 70-75 milioni di tonnellate, secondo l’agenzia Ria Novosti. Di conseguenza, i prezzi mondiali del grano, che sono già aumentati di circa il 40% in luglio, sono lievitati ulteriormente all’inizio della settimana sui mercati europei e americani, dato che la Russia è uno dei principali esportatori mondiale di grano.
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UCRAINA: 425 INCENDI, CONVOCATO CONSIGLIO SICUREZZA Anche l’Ucraina comincia a bruciare, come la Russia: nelle ultime 24 ore sono stati registrati 425 incendi nel Paese, ha reso noto un portavoce del ministero ucraino delle situazioni di emergenza. Il rogo piu’ grande riguarda un’area di 300 ettari vicino alla citta’ di Novomoskovsk, nella regione di Dnepropetrovsk. Secondo i primi accertamenti, le fiamme sono state causate da comportamenti negligenti nell’uso del fuoco. Oggi il presidente Viktor Ianukovich presiedera’ una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza dedicato alla situazione.
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05 agosto 2010

Prima pagina: Ansa.it

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A Tarquinia importante ritrovamento etrusco

A Tarquinia importante ritrovamento etrusco

https://i2.wp.com/www.ansa.it/webimages/upload/foto_large/2010/8/5/1281004781030_01.jpg

Ingresso Tumulo della Regina (Foto http://www.necropliditarquinia.it) – altre foto qui

Anticamera maestosa a tumulo con resti raro intonaco VII secolo a.C.

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Eccezionale scoperta durante la campagna di scavi avviata dall’Università degli Studi di Torino e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria meridionale, coordinata da Alessandro Mandolesi, nell’area della Doganaccia, situata nel cuore della necropoli etrusca di Tarquinia, dove furono probabilmente deposti re e principi del VII secolo a.C.

Le ricerche hanno portato alla luce un imponente accesso con larga gradinata a cielo aperto relativo al più grande tumulo funerario di Tarquinia di età orientalizzante, detto ‘della Regina’ (dei decenni centrali del VII sec. a.C.), che, con quello ‘del Re’, costituisce una maestosa coppia di sepolcri che caratterizza la necropoli etrusca. Attraverso questo ingresso gli archeologi sono arrivati alla tomba di un personaggio di spicco della comunità etrusca, di rango probabilmente reale. Il locale è in gran parte rivestito di un consistente intonaco bianco in gesso alabastrino (il particolare nella foto), secondo una modalità nota nel Vicino-Oriente (Cipro, Egitto, area siro-palestinese).

Si tratta di un raro esempio di rivestimento murario, finora sconosciuto in Etruria, presumibilmente realizzato da maestranze specializzate provenienti dal Levante mediterraneo; come il gemello tumulo ‘del Re’, anche quello ‘della Regina’ si ispira infatti a una tipologia di tombe reali ‘omeriche’ note a Cipro (in particolare a Salamina, nell’area sud-orientale dell’isola): è quindi probabile che all’origine di questo modello di tomba a tumulo ci siano proprio architetti e maestranze del Mediterraneo orientale arrivati a Tarquinia all’inizio del VII secolo a.C. L’intonaco ha restituito tracce di pitture costituite da una fascia orizzontale di colore rosso che doveva svilupparsi su tutti i lati dell’ingresso, sopra la quale si individua, al momento, una raffigurazione di incerta lettura; come nelle più antiche esperienze pittoriche etrusche, potrebbe forse trattarsi di un animale (campito in nero con contorni in rosso) con evidente significato religioso, allusivo al mondo ultraterreno.

I labili dipinti sono ottenuti secondo la più antica tecnica pittorica (assimilabile alla tempera) ricordata dalla storiografia artistica (in particolare da Plinio il Vecchio), ‘inventata’ in Grecia da valenti maestri fra l’VIII e il VII secolo a.C. L’affresco riconduce ai primordi della pittura monumentale etrusca. Se il prosieguo degli scavi confermerà la datazione dei decori, si tratterebbe della più antica manifestazione di pittura funeraria tarquiniese, realizzata peraltro in un ambiente aperto che precede la camera funeraria, e quindi accessibile e destinato alle cerimonie sacre. La nuova testimonianza rialzerebbe così di qualche decennio le prime esperienze pittoriche del centro etrusco (fino ad oggi rappresentate dalle raffigurazioni della Tomba delle Pantere), noto nel mondo proprio per le sue tombe dipinte, e per queste riconosciuto dall’Unesco patrimonio culturale dell’Umanità.

I recenti risultati archeologici si aggiungono all’altra importante scoperta avvenuta lo scorso anno, costituita dalla più antica tomba etrusca a due camere affiancate (cosiddetta Tomba Gemina), destinata ad accogliere le spoglie di due nobili personaggi, morti forse contemporaneamente per un tragico evento, personaggi imparentati con il principe (o il re) sepolto nell’adiacente grande tumulo. Queste importanti ricerche, sostenute dagli assessorati alla Cultura della Regione Lazio e del Comune di Tarquinia, con il contributo della Compagnia di San Paolo e del Gruppo Fondiaria-Sai, e la partecipazione dell’associazione di volontariato ‘Fontana Antica’, si inseriscono all’interno del progetto ‘Via dei Principi’, destinato alla valorizzazione turistico-culturale dei tumuli monumentali della necropoli tarquiniese. Un itinerario di straordinario interesse che aggiungerà alle tombe dipinte la conoscenza dei tumuli principeschi, monumenti ora accessibili nell’ambito del sito archeologico.

La Doganaccia, necropoli dei ‘Lucumoni’ etruschi

Nell’antichissimo sepolcreto della Doganaccia di Tarquinia furono deposti re e principi etruschi del VII secolo a.C., da mettere forse in relazione con gli antenati del primo re etrusco di Roma Tarquinio Prisco.Gli scavi archeologici svolti in un settore inesplorato della vasta necropoli etrusca di Tarquinia hanno portato alla scoperta di un sepolcreto antichissimo, risalente al VII secolo a.C.L’area della Doganaccia è caratterizzata dalla presenza di due grandiosi tumuli del periodo orientalizzante (VII secolo a.C.) denominati ‘del Re’ e ‘della Regina’. Il primo dei due monumenti principeschi, situati in posizione dominante in corrispondenza di uno dei più antichi e suggestivi ingressi alla necropoli tarquiniese, fu esplorato nel lontano 1928 e, malgrado un antico saccheggio, restituì interessanti materiali, fra cui un’iscrizione che cita il nome di un greco: Hipucrates. Le fonti antiche citano la presenza a Tarquinia, nel VII secolo a.C., di altri importanti personaggi stranieri pienamente inseriti nel tessuto sociale; fra questi è noto il ricco mercante greco Demarato di Corinto che, trasferitosi a Tarquinia proprio intorno alla metà del VII secolo a.C. e sposatosi con una nobildonna locale, era ritenuto il padre del re di Roma Tarquinio Prisco.

Le ricerche – concentrate sul secondo grande tumulo della Doganaccia, detto ‘della Regina’ e mai indagato – hanno permesso di mettere in luce un’imponente struttura architettonica del diametro di circa 40 metri, pertinente a un personaggio di spicco all’interno della comunità tarquiniese, di rango aristocratico e di ruolo probabilmente regale, vicino alla figura dei re etruschi, definiti dalle fonti antiche ‘lucumoni’. Questo sepolcro si è rivelato come la più grande struttura a tumulo di Tarquinia finora nota. La monumentale tomba conserva nella parte anteriore un largo accesso, un vero e proprio “piazzaletto” a cielo aperto utilizzato per le celebrazioni e gli spettacoli in omaggio al nobile defunto.

Il tumulo “della Regina” si ispira a una tipologia di tombe reali dell’VIII-VII secolo a.C. che si ritrova soltanto in un altro ambito del Mediterraneo: nella Cipro di cultura omerica (governata da greci che adottano usi e costumi eroici analoghi a quelli narrati da Omero). In particolare, nella necropoli regale di Salamina, sito archeologico dell’area sud-orientale dell’isola, sono presenti tombe con ricchissimi corredi funebri confrontabili direttamente con quelle di Tarquinia, accostabili sia per le grandi dimensioni dell’ingresso che per il tumulo.

E’ molto probabile che all’origine di questo modello introdotto in Italia centrale ci siano proprio architetti di formazione orientale sbarcati a Tarquinia circa 2700 anni fa, che qui avrebbero introdotto innovativi modelli architettonici.

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05 agosto 2010

fonte:  http://www.ansa.it/web/notizie/canali/inviaggio/cultura/2010/08/05/visualizza_new.html_1878137295.html

PIAZZA FONTANA – Con la morte di Ventura si allontana la verità / Il giudice Guido Salvini su Ventura: “Figura cruciale dell´eversione, teneva lui i rapporti col Sid”

Muore Ventura, la verità si allontana

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di Giorgio Boatti

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Muoveva solo gli occhi. Colpito da una distrofia muscolare che nel giro di tre anni ne aveva minato il fisico, ultimamente non poteva più comunicare se non chiudendo e aprendo gli occhi. Giovanni Ventura, il co-fondatore con Franco Freda della cellula padovana di Ordine Nuovo collocata al crocevia della stagione stragista culminata con la bomba di Piazza Fontana, anche avesse voluto, prima di andarsene, dire la verità su quell’insanguinato pezzo della nostra storia non ne sarebbe stato più in grado.

È morto lunedì scorso a Buenos Aires, la capitale argentina dove Ventura era arrivato nel 1979 al tempo dei generali, in fuga da Catanzaro. Nella città calabrese la Corte di Cassazione aveva catapultato il processo per la strage milanese del 12 dicembre 1969 ritenendo che la città calabrese offrisse le «migliori garanzie di controllo da parte dell’autorità di polizia».
Il 16 gennaio del 1979 Ventura, in soggiorno obbligato, elude invece tranquillamente il controllo della polizia e fa rotta verso il Sud America con tempismo perfetto. Il ministro dell’interno Rognoni fa saltare il capo della polizia e il responsabile della Digos locale ma, intanto, l’ex-libraio di Castelfranco Veneto è approdato nel suo nuovo rifugio. Al sicuro dalla sentenza che giungerà di lì a qualche settimana, quando, il 23 febbraio, i giudici di Catanzaro infliggeranno a lui, a Franco Freda e all’agente del Sid Guido Giannettini, l’ergastolo.

Sentenza che il 20 marzo 1981 verrà mutata in appello quando i tre saranno assolti per insufficienza di prove dall’imputazione di strage ma, al tempo stesso, i due fondatori della cellula padovana verranno condannati a quindici anni di reclusione per associazione sovversiva e per gli attentati dell’aprile del 1969 alla fiera campionaria e dell’agosto dello stesso anno ai treni. Azioni terroristiche, addebitabili in modo inconfutabile alla cellula padovana, che preparano l’ultimo atto del trittico stragista che si concluderà a dicembre con la bomba di piazza Fontana. Di fatto con un nuovo processo che verrà celebrato, per volontà della Cassazione, a Bari, nel 1985, arriverà per Freda e Ventura una nuova sentenza assolutoria per la strage. Una deliberazione che in base al principio del «ne bis in idem», ovvero non si può essere processati due volte per la stessa imputazione, li metterà al sicuro da altri guai giudiziari.

Anche quando con le successive inchieste, come quella caparbiamente perseguita dal giudice milanese Salvini in un isolamento che non fa onore al Palazzo di Giustizia di Milano di quegli anni, giungeranno nuovi elementi probatori contro la cellula padovana e i suoi principali esponenti. Ma ormai Ventura aveva messo l’Atlantico tra sé e il proprio passato. A Buenos Aires gestiva un ristorante, si era fatto una famiglia e non aveva nessuna voglia di riandare agli anni in cui era stato uno dei primattori della pianificazione terroristica che aveva avuto la sua base in quel di Padova.

Eppure ogni volta che si era stati a un passo dalla verità sulla strage del 12 dicembre la figura di Giovanni Ventura prendeva corpo e aleggiava, assieme a quella di Freda, sugli eventi che si stava cercando di ricostruire. Già a tre giorni dalla strage, il 15 dicembre 1969, un testimone – compagno di collegio di Ventura e suo amico sin dai tempi in cui frequentavano il convitto Pio X di Borca di Cadore – bussa alla porta di un avvocato per deporre la propria verità. A parlare, dopo mille dubbi di coscienza, è un timido professore cattolico. Si chiama Guido Lorenzon e Ventura – in uno dei flussi di incontenibile loquacità che ne fanno oltre che un operativo dentro la trama del terrore anche un inquieto e straziante personaggio della provincia veneta, quella fissata in certi film di Germi – gli ha rivelato non pochi passi della pianificazione bombarola. Nonché dei camuffamenti con cui ha cercato di dare una copertura di sinistra alla propria navigazione cospirativa.
Contro Lorenzon si scatenerà una sorta di linciaggio psicologico e sui dati che ha porto si alzeranno non poche paratie sino a quando, con l’intervento deciso della magistratura di Treviso, e poi l’azione continuerà con i giudidi di Padova e di Milano, non si tireranno le dovute conseguenze. Sino al primo arresto di Ventura e del suo sodale Freda.

Forse il momento in cui Ventura è stato più vicino a dire quello che sapeva – e certamente è molto, se non tutto – sulla trama stragista è nel marzo del 1973, quando in carcere a Monza, viene lungamente interrogato dal giudice D’Ambrosio. Il giudice milanese con un lavoro certosino ha prodotto una serie di reperti che fanno cadere il castello difensivo del librario, la spudorata ostentazione con cui giunge a non riconoscere la propria voce nelle registrazioni telefoniche che lo accusano. D’Ambrosio incalza. Produce prove. Ventura è in difficoltà e chiede al giudice una tregua. È il momento in cui la madre di Giovanni Ventura affermerà – secondo un testimone – «Se Giovanni parla non lo vedrò più».

Ma qualcuno è all’opera per rafforzare il silenzio dell’accusato. Sono gli uomini del Sid, il servizio segreto militare che in una sua diramazione operativa, la società cinematografica romana Turris, sta già provvedendo ad ospitare, e poi a esfiltrare dall’Italia, elementi della cellula padovana che potrebbero essere interrogati dal magistrato.
Qualcuno ha un piano per Ventura. Gli si fa avere in cella una chiave che – appurerà il magistrato – è in grado di aprire le porte delle celle della sezione maschile del carcere di Monza. Gli troveranno anche una bomboletta, analoghe ad altre in possesso del Sid, che dovrebbero servire per neutralizzare le guardie in vista di un’evasione.

Ma all’ultimo momento Ventura non si fida di questi preparativi. Forse teme più di essere in balia dei suoi «soccorritori» che della magistratura alla quale racconta l’incredibile versione di essersi avvicinato a Freda, e alla cellula nera, per «tenerne d’occhio» le attività. Non verrà creduto e, alla fine, si porterà l’imputazione di strage davanti ai giudici di Catanzaro. Prendendo il volo, lui e le sue verità indicibili ma niente affatto misteriose, col solito perfetto tempismo. Quasi che un angelo custode vigilasse sugli artefici della trama terroristica. Così da farli uscire indenni dalla bufera. Tenendo, in cambio, le labbra sigillate. Fino alla morte.

gboatti@venus.it

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05 agosto 2010

fonte:  http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2010/mese/08/articolo/3186/

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LIBRO CONSIGLIATO

Piazza Fontana

12 dicembre 1969: il giorno dell’innocenza perduta

Giorgio Boatti

Piazza Fontana

// Prezzo online:
€ 10,87-25%


€ 0,30Che cos’è?

Listino
€ 14,50
Editore
Einaudi
Collana
Super ET
Data uscita
27/10/2009
Pagine
450, brossura
Lingua
Italiano
EAN
9788806201036
Spedizione in:
1 giorno lavorativo

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// È un giorno tristemente noto, quel venerdí 12 dicembre 1969: a Milano, scoppia una bomba alla Banca Nazionale dell’Agricoltura: sedici morti, decine di feriti – una strage. È la fine di un sogno, quello nato nel ’68, di fronte alla prima di una serie di tragedie che per anni colpiranno l’Italia, mineranno la convivenza civile e metteranno a dura prova le istituzioni. Giorgio Boatti racconta tutto questo: non solo una strage, ma una guerra che nasce da quella strage, una guerra combattuta in tempo di pace, sotterranea, condotta allo scopo di bloccare ogni possibilità d’alternanza nella vita politica italiana. Una guerra, come dimostra la circostanziata ricostruzione dell’autore, dietro cui si cela un potere che non agisce alla luce del sole ma proprio per questo è potente e pericoloso, cosí tanto da poter spesso salvare i colpevoli – quelli della strage di piazza Fontana, ma anche quelli delle successive azioni terroristiche. Pubblicato presso Feltrinelli nel 1993, Piazza Fontana fu tolto dal commercio nel corso dello stesso anno, a causa della denuncia sporta ai danni dell’autore da parte di uno dei personaggi citati nel libro. Einaudi lo ripropose negli «Struzzi» nel 1999; oggi lo ripubblica arricchito da una nuova introduzione e da un nuovo capitolo che include la fase finale del processo. Con una nuova introduzione dell’autore.

indirizzo dove ordinarlo: http://www.lafeltrinelli.it/products/9788806201036/Piazza_Fontana/Giorgio_Boatti.html

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L’INTERVISTA

“Figura cruciale dell´eversione
teneva lui i rapporti col Sid”

Il giudice Guido Salvini da poco aveva chiesto un nuovo interrogatorio

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di DAVIDE CARLUCCI

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"Figura cruciale dell´eversione  teneva lui i rapporti col Sid" Guido Salvini

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Guido Salvini, il giudice che si è occupato della strage di piazza Fontana, chiese a dicembre di raccogliere la testimonianza di Giovanni Ventura. Sebbene le indagini siano ormai chiuse da un pezzo, infatti, c’è ancora chi, come Salvini, continua a cercare la verità sulla strage del 12 dicembre 1969. Solo un anno fa a Brescia – dove è ancora aperto il processo per la strage di piazza della Loggia – un testimone, ritenuto attendibile, ha parlato ai magistrati dei suoi rapporti con Ventura. Spiegando: “Suo fratello Luigi mi aveva anticipato la realizzazione di attentati nell’autunno del 1969 in previsione di un mutamento degli assetti costituzionali in Italia”.

Salvini, cos’avrebbe potuto dire Ventura?
“Avrebbe potuto parlare dei piani alti. Raccontare della fase decisionale degli attentati, che ci porterebbe a Roma”.

Alla politica.
“Come raccontò il ministro Taviani, ad altissimi livelli, a Roma, si sapeva quel che sarebbe avvenuto”.

E il ruolo di Ventura qual era?
“Era una figura cruciale. Teneva i rapporti con Guido Giannettini, il giornalista legato al Sid, i servizi segreti. Nel 1973 Ventura inizia a parlare e Giannettini cerca di farlo fuggire dal carcere, su ordine diretto del Sid. Lui però, in quell’occasione, evita di farlo: temeva che in realtà volessero farlo uscire per ucciderlo”.

Quali sono state, invece, le sue responsabilità nella strage?
“Fu lui a venire a Milano a portare le bombe. A chi? Su questo sono ancora in corso ricerche”.

Lei ha voluto che fosse sentito in tempi recenti.

“Sono stati i familiari delle vittime a chiederlo, tramite l’avvocato Federico Sinicato. Io ho caldeggiato la richiesta perché Ventura era molto malato. Purtroppo non c’è stata sensibilità”.

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05 agosto 2010

fonte: http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/08/05/news/figura_cruciale_delleversione_teneva_lui_i_rapporti_col_sid-6077339/

Sogliole al mercurio, Greenpeace lancia l’allarme dal santuario dei cetacei

Sogliole al mercurio, Greenpeace
lancia l’allarme dal santuario dei cetacei

https://i1.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20100805_piombo.jpg

Il 25% dei campioni presenta inquinanti oltre i limiti di legge

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ROMA (5 agosto) – Sogliole al mercurio, ma anche piombo e altri inquinanti in questi pesci considerati eccellenti bioindicatori e fra le prime specie di pesce consigliate in fase di svezzamento dei bambini. L’allarme è di Greenpeace che ha realizzato un nuovo rapporto dal titolo «Sogliole tossiche nel Santuario dei Cetacei: non ingerire!». Sotto accusa proprio il triangolo di mare tra Italia, Francia e Principato di Monaco: forte il degrado, denuncia l’associazione, in quest’area che dovrebbe essere super protetta. Qui sono stati prelevati 31 campioni di sogliola comune (Solea vulgaris) in 5 aree al largo di Civitavecchia, Viareggio, Livorno, Lerici (La Spezia) e Genova.

E i risultati sono preoccupanti, riferisce Greenpeace, soprattutto per quanto riguarda il mercurio: oltre il limite di legge nel 25% dei campioni (7 esemplari su 31). «Alcune sostanze, come piombo e mercurio, possono interferire – spiega Vittoria Polidori responsabile campagna inquinamento di Greenpeace – con il normale sviluppo del cervello dei bambini e arrecare danni al sistema renale, oppure essere addirittura cancerogene». «Solo due settimane fa denunciavamo un forte inquinamento da batteri fecali nel Santuario – sottolinea Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace – oggi troviamo pesci contaminati. Stanno aspettando che l’area vada in malora per poter chiudere il Santuario senza rimorsi?». Ecco nel dettaglio il rapporto di Greenpeace:

Risultati analisi: Fra i risultati più allarmanti ci sono quelli relativi al mercurio, trovato oltre il limite di legge nel 25% dei campioni (7 su 31). La concentrazione massima di mercurio si è registrata in uno dei sei campioni di Civitavecchia ed è pari a 10 volte il tenore massimo consentito dalla legge. A Viareggio, la concentrazione del mercurio in un campione supera del doppio il limite massimo. Il 7% dei campioni (due sogliole, entrambe pescate a Viareggio, su 30 campioni totali) hanno piombo oltre il limite di legge. Mentre in un campione, pescato a Lerici, la concentrazione di benzo(a)pirene (accertato cancerogeno per l’uomo) supera del doppio il limite di legge. A Livorno, invece, sono stati trovati i campioni con i valori più elevati del complesso dei sei Ipa cancerogeni (accertati o potenziali) testati nell’indagine.

Cause: Le possibili cause della contaminazione riscontrata sono diverse e per lo più riconducibili a fonti antropiche. Dalle foci fluviali che riversano in mare tutto ciò che le acque dei fiumi raccolgono sul loro percorso, alle molte aree portuali e ai numerosi siti industriali dislocati lungo la costa dell’alto Tirreno e del mar Ligure (impianti di produzione di energia, di smaltimento rifiuti e industrie chimiche)

I composti analizzati. Idrocarburi Policiclici Aromatici (Ipa) componenti naturali del carbone e del petrolio, di cui alcuni sono probabili cancerogeni per l’uomo; Bisfenolo A (Bpa) sostanza pericolosa per il sistema ormonale usata nella fabbricazione di molte plastiche; metalli pesanti (piombo (Pb), mercurio (Hg) e cromo (Cr)) utilizzati in numerose applicazioni e pericolosi per il sistema nervoso e quello renale;

Campionamento. Le analisi sono state commissionate da Greenpeace al Dipartimento di Scienze Ambientali dell’ Università degli Studi di Siena, sotto la responsabilità della dott.sa Letizia Marsili. Sono 31 i campioni di sogliola prelevati fra giugno e inizio di luglio in otto punti di 5 aree fra l’alto Tirreno e il mar Ligure, al largo di Civitavecchia, Viareggio, Livorno, Lerici (La Spezia) e Genova. Il prelievo è stato effettuato da pescatori. A Civitavecchia i punti di cattura sono stati tre e due a Viareggio;

Un santuario in degrado. Entro ottobre 2011, il decennale della ratifica dell’Accordo da parte dell’Italia (Legge 11 ottobre 2001, n.391) Greenpeace chiede la pubblicazione dei primi risultati relativi alla lotta contro ogni forma di inquinamento e allo stato di conservazione delle popolazioni di mammiferi marini nel Santuario e, al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, «un chiaro impegno di tutela».
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Il rapporto “Sogliole tossiche nel Santuario dei cetacei: non ingerire!”

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=113615&sez=HOME_INITALIA

CALIFORNIA “Incostituzionale il divieto a matrimoni gay”: Giudice sovverte risultato di un referendum

CALIFORNIA

“Incostituzionale il divieto a matrimoni gay”
Giudice sovverte risultato di un referendum

La consultazione, che passò con il 52% dei voti, è stata giudicata da Vaughn Walke ‘discriminatoria e incompatibile’ con i principi di uguaglianza. Dissenso da parte dei conservatori: “In gioco non solo il destino della California”

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LOS ANGELES – E’ incostituzionale proibire i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Lo ha stabilito un giudice distrettuale di San Francisco, Vaughn R. Walzer, contrastando quanto deciso con l’approvazione della cosiddetta ‘Proposition 8’ in un referendum popolare del 2008. Per il giudice, la proposta del divieto “non fornisce alcuna base ragionevole alla scelta di negare l’autorizzazione a sposarsi agli uomini gay e alle donne lesbiche” e viola il 14esimo emendamento della Costituzione che garantisce l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Ma la sentenza di Walzer, accolta positivamente dal governatore dello Stato, Arnold Schwarzenegger, e dal sindaco di Los Angeles, Antonio Villaraigosa, è solo un passo avanti in una battaglia che è ben lontana dalla conclusione e che finirà verosimilmente alla Corte Suprema degli Stati Uniti prima di essere risolta definitivamente.

Il referendum del 2008
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Con una maggioranza del 52%, grazie all’attivismo delle organizzazioni vicine ai mormoni e all’opposizione degli afroamericani che non lo considerano un diritto civile, i californiani avevano votato a favore per la messa al bando delle nozze tra omosessuali, legali fino a quel momento in California.

Scontato il ricorso
. Non ci sono dubbi sul fatto che la sentenza del giudice Walker sarà impugnata. Sarà una Corte d’Appello federale della stessa San Francisco, giudicata una delle più aperte, a pronunciarsi nei prossimi mesi. Poi, qualunque sarà il verdetto, è altrettanto scontato che i perdenti si rivolgeranno alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che secondo gli esperti dovrebbe giudicare ricevibile il ricorso.

L’incognita più grande è rappresentata dal presidente della Corte, il conservatore John Roberts, e dai membri cattolici, la maggioranza: tutti gli occhi saranno verosimilmente puntati du Anthony Kennedy, che ha spesso rappresentato l’ago della bilancia tra i nove ‘saggi’.

Il processo
. Le prime udienze del processo di San Francisco si erano svolte all’inizio dell’anno. Il ricorso era stato inoltrato da una coppia di lesbiche che contestava la legittimità della ‘Proposition 8’ giudicata incostituzionale perché lede i diritti umani, che devono essere uguali per tutti.

La reazione dei conservatori. Dopo la sentenza, i gruppi conservatori hanno attaccato il ‘partito dei giudici’: “In base alla nostra Costituzione, la definizione e il significato di matrimonio è una decisione lasciata al popolo, non affidata ad una piccola frazione della popolazione che sono i giudici”, ha tuonato Robert George, presidente della National Organization for Marriage. “Qui è in gioco non solo il destino della California, siamo pronti a combattere questa battaglia fino alla Corte Suprema”, gli ha fatto eco Andrew Pugno, uno degli avvocati che ha rappresentato le ragioni della ‘Proposition 8’, ricordando che in altre 30 costituzioni statali è stato inserito il divieto dei matrimoni gay. Negli Usa le nozze tra persone dello stesso sesso sono legali in  Massachusetts, Connecticut, Vermont e New Hampshire, in Iowa e nel Distretto di Columbia dove è situata la capitale Washington.

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05 agosto 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2010/08/05/news/incostituzionale_divieto_a_matrimoni_gay_giudice_sovverte_risultato_di_un_referendum-6087842/?rss

Bankitalia: c’é la crisi e l’utile del 2009 é di 1,669 milardi di euro !!!!

Bankitalia: c’è la crisi e l’utile del 2009 è di 1,669 miliardi di euro!!!!

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Utile del 2009 per Banca d’Italia pari a 1,669 milardi di euro!

Gentile lettrice e gentile lettore,
in periodo di crisi le banche fanno utili a palate.

Banca d’Italia ha chiuso l’esercizio 2009 con un utile pari a 1,669 miliardi di euro, che lira più o lira meno equivalgono a circa 3.400.000.000.000 (TREMILA QUATTROCENTO MILIARDI DI LIRE).

Qualora non ti fosse chiaro, perché magari ti sei fatto una pista di coca,
ti ripeto che Banca d’Italia ha chiuso l’esercizio del 2009 con un utile pari a 1,669 milardi di euro che equivalgono a cira 3.400.000.000.000 di vecchie lire.

Ti ricordo, qualora non fosse di tua conoscenza, che Bankitalia é di proprietà, praticamente al 100%, delle banche italiane.
I maggiori partecipanti al capitale sono Intesa SanPaolo S.p.A. e Unicredit S.p.A.
Puoi controllare direttamente sul sito della Banca d’Italia come é suddiviso il cpitale sociale.

Ti consiglio, qualora ne fossi ancora dentro, di uscire dal GREGGE.

Puoi cominciare ad uscire dal GREGGE e non fare la DOLLY magari divulgando l’iniziativa “FERMIAMO I GUADAGNI DELLE BANCHE !”.

Altrimenti stai pure nel GREGGE e magari fatti una bella pista di coca!

Marco Calì, consulente finanziario indipendente, nato a Zurigo (Svizzera) il 22 settembre 1970 e residente in provincia di Padova (Veneto, Italia).

Visita il mio blog su http://sapienza-finanziaria.blogspot.com/ …. é più facile trovare un ago in un pagliaio che sentire un politico parlare male di una banca!

fonte: http://www.sapienza-finanziaria.com/2010/05/bankitalia-ce-la-crisi-e-lutile-del.html?spref=fb

Pontifex.it scatenato: “Vendola un gay, Mussolini uno statista”

Pontifex.it scatenato: “Vendola un gay, Mussolini uno statista”

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Tris di editoriali del direttore del blog cattolico  conservatore. Basta con gli immigrati irregolari, e quella di Mussolini fu, secondo un vescovo intervistato, “una dittatura all’acqua di rose”. Famiglia Cristiana, che attacca il governo, “assume una connotazione politica” e dunque “non si lamenti degli attacchi”

Non lo si può lasciare solo tre giorni, Pontifex.Roma, che subito ti sfugge dalla vista. Un bel tris di editoriali, a firma del direttore, Bruno Volpi, uno più polemico dell’altro, hanno il tono e tutte le caratteristiche per infuocare il clima del dibattito. Ne ha per tutti, il blog di informazione “libera e cattolica”: parte da oggi, con il commento all’editoriale di Famiglia Cristiana, e contestualmente riprende i temi presentati negli ultimi due articoli firmati dal direttore.

TACCIA DON SCIORTINO Famiglia Cristiana, quando scrive quel che scrive, fa venire la tentazione di chiamarla “Famiglia sCristiana”: perchè le sue critiche al governo sono inaccettabili, e i toni “francamente troppo forti”. Quella del settimanale dei paolini è “una bocciatura dell’ attuale Governo su tutta la linea. Indubbiamente l’ esecutivo ha alternato cose buone ad altre meno, ma nel complesso ha operato bene. E non si poteva francamente aspettare di più nell’ attuale congiuntura internazionale negativa”; una linea giustificazionista, dunque, di quei pochi, piccoli sbagli, ampiamente sopportabili davanti al difficile contesto della crisi economica internazionale. E dunque, parlando così, “Famiglia sCristiana scende nell’agone politico”, in maniera indebita.

mussolini1 Pontifex.it scatenato: Vendola un gay, Mussolini uno statista

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MEGLIO MUSSOLINI Ma è rispondendo, evidentemente, ad alcune critiche che gli erano state rivolte su un precedente editoriale, che arriva la frase grossa. Ieri, infatti, Pontifex aveva ospitato il parere di Mons. Giacomo Babini, già vescovo di Grosseto, che aveva sostenuto che Mussolini aveva messo su una “dittatura all’acqua di rose”: certo, aveva sbagliato ad allearsi con Hitler, ma “durante il ventennio sarebbero state eseguite appena 30 condanne a morte, a dispetto delle 600 al giorno che avvengono in Iran oggi o in Cina o Corea e delle quali pochi parlano”. E oggi, il direttore rincara la dose: Mussolini fu un dittatore, ma “va anche detto che Mussolini non fu il male assoluto e fece anche cosa buone e va rivalutato. Molto meglio lui che un Vendola attuale, almeno Mussolini avava caratura di statista, il pugliese nemmeno quella, ma solo di venditore di fumo e per altro gay. Nessuno vuole fare discriminazioni basate sul sesso quando questo si eserciti senza scandalo nel privato e ciascuno nelle pareti domestiche é libero di fare quel che meglio crede. Ma un politico con poteri rappresentativi omosessuale dichiarato fa scandalo, é una cosa orripilante alla pubblica opinione e offende la morale.”

IMMIGRAZIONE E’ BARBARIE Parole durissime, dunque. E infine, commentando un editoriale del giorno ancora prima, in cui aveva sostenuto che gli immigrati, per la precisione i venditori di rose cingalesi che affollano il centro di Bari, fossero “orde di barbari” da “rispedire al mittente”, accolti nel nostro paese per colpa di un “buonismo di accatto e di politiche improntate ad ogni tolleranza”, il direttore oggi precisa che “abbiamo il dovere di difenderci da questa piaga”, quella dell’immigrazione clandestina; gli immigrati irregolari, infatti, sarebbero quelle persone “senza fissa dimora, occupazione e collocazione la cui presenza non solo é nociva per noi, ma anche per loro. Un finto buonismo miope non li aiuta”. (un reale sfruttamento invece sì, nota di elena)

fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/75620/pontifex-it-scatenato-vendola/

La libertà dei servi

La libertà dei servi

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Il Fatto Quotidiano

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C’ è vita nel Pd ora che il Pdl scoppia? Nemmeno i rilevatori più sensibili, quelli in grado di captare il battito d’ali delle farfalle, riescono a cogliervi minime tracce di attività vitale. Anzi, più si sentono parlare i cosiddetti leader di quella che dovrebbe essere l’alternativa al regime che frana, più si capisce che non hanno nulla da dire. Quando sono proprio al massimo dell’attività cerebrale non riescono ad architettare che governicchi tecnici, istituzionali, balneari, ammucchiatine ribaltoniste buone solo a evitare ciò che più di ogni altra cosa li terrorizza: le elezioni, anzi gli elettori.

Abituati a far politica a tavolino, a prescindere dalla gente, non riescono nemmeno a immaginare qualcosa di decente che convinca gli italiani a votarli. Soggiogati dall’incantesimo berlusconiano, non trovano parole che non siano già state confiscate da B. o che non provengano dal Jurassic Park della Prima Repubblica. Basta leggere l’intervista a Repubblica di quello che dovrebbe essere l’homo novus del Pd, Sergio Chiamparino, che ha 62 anni e s’iscrisse al Pci nel 1970. Il tenero virgulto ha un’idea davvero fulminante: “Ci vuole un congresso per dettare la nostra agenda”. Roba arrapante: già immaginiamo milioni di elettori elettrizzati che si accalcano alle porte transennate del congresso, ansiosi di visionare “la nostra agenda”. Nazareno Gabrielli? O Buffetti? O Vagnino? Pelle o similpelle? Saranno previste agendine tascabili per i minori? E non è finita: “Si individuino – intima il virgulto – quattro problemi per avanzare proposte alternative forti”. Anzi tre: “Il federalismo; le relazioni tra imprese e sindacati; il fisco”. La prima parola d’ordine è già occupata da Bossi, la terza da B. e sulla seconda è meglio stendere un velo pietoso, visto che i Chiamparini fino al mese scorso erano innamorati persi di Marchionne, poi hanno scoperto chi è. L’idea di parlare di legalità non li sfiora neppure, anche perché metterebbe in fuga metà del partito, infatti quella bandiera se l’è fregata Fini. Per capire qualcosa in questo manicomio organizzato è utile il saggio di Maurizio Viroli, La libertà dei servi: descrive il “sistema della corte” in cui lo strapotere del despota assorbe tutto e tutti quelli che vogliono contare qualcosa, tanto gli alleati e i servi quanto i presunti oppositori che finiscono col confinarsi nel recinto cortigiano, parlando solo di quel che vuole Lui e usando solo le sue parole. Bisogna eleggere i membri laici del Csm? Non sia mai che si esca dal recinto: Lui ci manda i suoi avvocati, Bossi ci manda il suo avvocato, dunque il Pd ci manda l’avvocato di D’Alema. C’è da eleggere il vicepresidente del Csm? Si prende un bel democristiano che è stato sottosegretario di B, convive da una vita coi Cuffaro e i Cesa, ha salvato B. depenalizzandogli il falso in bilancio, escogitandogli il legittimo impedimento, votando tutte le leggi vergogna nessuna esclusa, e ora dice “basta conflitti fra politica e magistratura”. È una scempiaggine senza capo né coda, lo sanno tutti che i “conflitti” sono processi doverosamente istruiti dalla magistratura su politici ladri e mafiosi. Ma chi li chiama “processi” e non “conflitti” esce dal recinto della corte, non sia mai. C’è pure il rischio di innervosire il Pompiere della Sera e il capo dello Stato, così giulivi per l’elezione quasi unanime dell’ennesimo impresentabile in una istituzione di controllo (nell’italica corte, ogni robaccia che puzza lontano un miglio diventa Chanel numero 5 purché sia “condivisa”). Intanto il capo dello Stato, stando ai boatos, blocca la nomina di Paolo Romani a ministro dello Sviluppo economico perché sarebbe in conflitto d’interessi per la sua precedente attività di editore televisivo. Oh bella: e perché non ci ha pensato due anni fa, quando Romani divenne sottosegretario delle Comunicazioni? E perché un piccolo conflitto d’interessi dovrebbe impedire a Romani di fare il ministro e uno smisurato conflitto d’interessi non dovrebbe impedire a B. di fare il presidente del Consiglio? Semplice: perché, a corte, Lui è lui e noi non siamo un cazzo.

Dal Fatto Quotidiano del 04/08/2010

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/04/c%E2%80%99-e-vita-nel-pd-ora-che-il-pdl-scoppia/47427/

La sentenza del processo: niente acqua ai Boscimani!

La sentenza del processo: niente acqua ai Boscimani!

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La sentenza di oggi infligge un duro colpo ai Boscimani. Xoroxloo Duxee morì di disidratazione nel 2005.

Indignazione oggi presso l’aula dell’Alta Corte del Botswana dove ai Boscimani è stato negato il diritto all’acqua.

Il giudice ha negato ai Boscimani il diritto di accedere al pozzo esistente nelle loro terre e anche quello di scavarne uno nuovo all’interno della Central Kalahari Game Reserve (CKGR), una delle regioni più aride del mondo. Il caso era stato discusso il 9 giugno alla presenza di molti Boscimani che avevano affrontato un lungo viaggio per raggiungere il tribunale. Poi però il giudice si era riservato di decidere oggi.

La sentenza infligge un’enorme ferita ai Boscimani che lottano per sopravvivere senz’acqua già dal 2002, quando il Governo sigillò il pozzo per indurli ad abbandonare le terre ancestrali. Ma nel 2006, l’Alta Corte definì illegali e incostituzionali gli sfatti forzati operati dal Governo e da allora, a centinaia sono ritornati nella riserva.

Nonostante la sentenza, il governo proibì ai Boscimani di riaprire il pozzo condannandoli ad affrontare quelle che l’alto Commissario per i diritti indigeni dell’ONU James Anaya ha definito “condizioni di vita dure e pericolose a causa dell’impossibilità di accedere all’acqua”. Ma contemporaneamente ha autorizzato l’apertura di un complesso turistico di lusso della Wilderness Safaris dotato di bar e piscina per i turisti, e lo scavo di nuovi pozzi per abbeverare esclusivamente gli animali selvatici con i soldi della Fondazione Tiffany & Co; la Gem Diamonds ha addirittura ottenuto il nulla osta ambientale per aprire una miniera di diamanti nella riserva ma solo a condizione che non sia fornita acqua ai Boscimani.

Ai Boscimani è anche stato proibito di portare acqua dall’esterno ai parenti assetati dentro la CKGR.

Jumanda Gakelebone, portavoce dei Boscimani, ha commentato: “È terribile. Come possiamo sperare di sopravvivere senz’acqua? Il tribunale ci ha autorizzato a vivere nelle nostre terre ma senz’acqua è molto dura”.

“Negli ultimi anni, il Botswana è diventato uno dei luoghi più ostili del mondo per i popoli indigeni” ha dichiarato Stephen Corry, direttore generale di Survival. Se ai Boscimani viene negata l’acqua nelle loro terre mentre viene fornita liberamente ai turisti, agli animali e alle miniere di diamanti, beh, allora gli stranieri dovrebbero chiedersi seriamente se possono accettare di sostenere questo regime visitando il paese e acquistando nei suoi negozi di gioielli.”

Nota agli editori: L’avvocato dei Boscimani è disponibile per interviste (in inglese).

fonte: http://www.survival.it/notizie/6266+

Survival - the movement for tribal peoples

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Padova. Sindacalista cacciato dal cantiere: «Negro». Il titolare: «Io non l’ho offeso»

Padova. Sindacalista cacciato dal cantiere:
«Negro». Il titolare: «Io non l’ho offeso»

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L’episodio ieri mattina in centro. Sarebbe stato allontanato
ed apostrofato con epiteti razzisti dal capocantiere forlivese

PADOVA (4 agosto) – Un sindacalista di origine senagalese della Fillea Cgil di Padova, Nouang Boubacar, sarebbe stato allontanato e apostrofato con epiteti razzisti dal responsabile di un cantiere che voleva visitare assieme a un collega. La vicenda è avvenuta ieri mattina nel centro del capoluogo euganeo.

Testimone dell’episodio il collega del sindacalista di colore, Sebastiano Grosselle, con il quale Boubacar voleva controllare il cantiere della società “R.C. snc“, di Galatea (Forlì). Sarebbe stato il capocantiere ad aggredire verbalmente i due, in particolare il senegalese – dal 2001 funzionario della Fillea – apostrofandolo «negro» e definendo il suo essere sindacalista «una barzelletta».

L’uomo ha definito legittimo l’allontanamento dei due, poiché l’ingresso nei cantieri è consentito solo a organismi ispettivi, negando di aver offeso Boubacar: «Qui ci sono i miei operai – ha dichiarato -, chiedete a loro se ho attaccato quell’uomo. Non ho usato alcuna parola pesante, né minacciato i sindacalisti che sono venuti qui con le loro pretese. Li ho semplicemente mandati via perché qui non li voglio».

Sul posto è giunto anche il segretario provinciale della Fillea, Marco Benati, che ha annunciato la presentazione di un esposto sull’episodio.

fonte: http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=113439