Archivio | agosto 11, 2010

Acqua potabile e rifiuti, tariffe alle stelle: +5,9% e +4,5%

Dati nella relazione del ministero dell’Economia sull’anno 2009

Acqua potabile e rifiuti, tariffe alle stelle: +5,9% e +4,5%

Più cari anche i biglietti dei treni e dei traghetti

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ROMA, – Tariffe alle stelle. Nel 2009, anno nel quale gli italiani hanno tirato la cinghia riducendo i consumi e nel quale i prezzi sono aumentati meno che negli ultimi cinquant’anni, i bilanci delle famiglie italiane comunque sono stati colpiti dall’aumento delle tariffe. «In controtendenza rispetto all’evoluzione dell’inflazione complessiva, i costi dei servizi pubblici hanno fornito al sistema impulsi inflazionistici di una certa rilevanza».

RELAZIONE DEL MINISTEROLo evidenzia il ministero dell’Economia nella Relazione sulla situazione economica del Paese. Tra gli aumenti più consistenti quelli per le tariffe dell’acqua potabile (+5,9%) e dei rifiuti (+4,5%). Più cari anche i biglietti dei treni e dei traghetti. Se in generale «nel 2009 l’inflazione è scesa ad un valore tra i più bassi – evidenzia il ministero dell’Economia – degli ultimi cinquant’anni», le tariffe hanno viaggiato «in controtendenza». I prezzi delle voci sottoposte a regolamentazione (tariffe energetiche escluse) «hanno infatti registrato fin dall’inizio dell’anno – si legge nella Relazione di via XX Settembre – una ripresa della dinamica di crescita, con tassi saliti da poco meno del 2% al 3,5% circa di fine 2009». Il rincaro delle tariffe ha riguardato sia quelle «controllate a livello nazionale, sia quelle regolate localmente». Se l’aumento generale può risultare contenuto (+1,3%) perchè comprensivo del calo delle tariffe energetiche, spiccano gli aumenti di molte delle voci: dal +7,3% dei traghetti al +4,6% dei biglietti dei treni, dal +5,6% dei servizi postali fino al +4,4% per i biglietti di ingresso ai musei. «Tra le voci più importanti per i bilanci delle famiglie – si legge nel dossier del ministero dell’Economia – la dinamica inflazionistica si è confermata notevolmente sostenuta, oltre che in accelerazione, per gli esborsi relativi all’acqua potabile e ai costi della raccolta dei rifiuti urbani: nel caso della prima la crescita media annua è risultata appena inferiore al 6%, mentre per la seconda voce è stata del 4,5%». Nella media del 2009, la crescita dei prezzi per l’insieme delle tariffe non energetiche è stata del 2,5%, in aumento rispetto al 2,1% del 2008 e oltre un punto e mezzo più elevata – rileva il Tesoro – rispetto a quella dell’indice generale.
(Fonte Ansa)

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11 agosto 2010

fonte:  http://www.corriere.it/economia/10_agosto_11/acqua-rifiuti-tariffe_52e49102-a540-11df-80bf-00144f02aabe.shtml

La ripresa rallenta in Usa e Cina e le borse mondiali vanno a picco

La ripresa rallenta in Usa e Cina
e le borse mondiali vanno a picco

In Europa bruciati 103 miliardi in una seduta. Piazza Affari e Madrid in coda ai listini, “gelati” anche dalle preoccupazioni della Federal Reserve e i rischi di deflazione. Wall Street chiude al -2,48%. L’euro affossato dal no slovacco al prestito per la Grecia

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di LUCA PAGNI

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La ripresa rallenta in Usa e Cina e le borse mondiali vanno a picco

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MILANO – Sarà che la corsa delle Borse durava ormai dai primi di luglio e prima o poi c’era da aspettarsi una correzione anche forte dei mercati. Ma non c’è dubbio che l’ondata di vendite che si è abbattuta oggi sulle Borse di tutto il mondo nasconda ben altro che non una semplice voglia si speculazione. Quello che temono i mercati – così come tutte le autorità economiche mondiali – è una seconda coda della recessione che ha appena compiuto tre anni. Le avvisaglie ci sono tutte e il pericolo vero si chiama deflazione: scarsa crescita, inflazione che sale e mancata creazione di nuova occupazione.

Così è stato letto l’allarme lanciato ieri dalla Fed 1, la banca centrale americana che ha parlato di un rallentamento della crescita più alto di quanto previsto e del pericolo che l’inflazione torni a correre quanto prima. Facendo capire che potrebbero occorrere nuove manovre a sostegno dell’economia americana. Un primo esempio la decisione di investire sui titoli di stato a lungo corso.

Una notizia che ha provocato la caduta di tutte le piazze Europee, movimento accelerato da altri dati macro negativi. Dalla Cina è arrivato l’allarme inflazione: si è attestata al 3,3% rispetto al 2,9% di giugno e alla ‘soglia di attenzione’ del 3% fissata dal governo di Pechino. Inoltre, il dato della produzione industriale cinese è cresciuto ‘solo’ del 13,4% rispetto a un anno fa, segnando la variazione inferiore da 11 mesi a questa parte.

La Banca d’Inghilterra ha previsto un tasso di crescita per il 2011 inferiore a quanto aveva previsto. Ci vorranno “diversi anni” prima che l’economia si riprenda, e possa “tornare a qualcosa che possiamo definire anche lontanamente normale”, ha sottolineato in uno slancio di ottimismo il governatore, Mervin King.

Nel pomeriggio sono poi arrivati i dati sulla bilancia commerciale Usa di giugno con un disavanzo superiore alle attese: è salito in giugno a quota 49,9 miliardi di dollari da 41,98 in maggio. Il dato, il peggiore degli ultimi 21 mesi, è superiore alle attese degli analisti (42,7 miliardi). Come se non bastasse, il parlamento slovacco ha bocciato la partecipazione del Paese al prestito pluriennale dell’Eurozona a favore della Grecia. Bratislava non presterà ad Atene la quota di sua competenza pari a 816 milioni di euro. Abbastanza per rilanciare il dollaro e deprimere l’euro, tornato a quota 1,28 perdendo quasi il 2% in una sola seduta

Il complesso di eventi ha fatto sì che il grafico di Borsa odierno sia simile a un toboga: i listini sono scesi per tutta la giornata e per l’Europa, in particolare, è stato un mercoledì nero. In una sola giornata sono stati bruciati i guadagni di un mese: 103 miliardi di euro di capitalizzazione andata in fumo e soltanto per le società a maggiore capitalizzazione.

Anche l’oro ha reagito alla caduta delle Borse tornando a recuperare terreno, dopo le perdite dei giorni scorsi. Il prezzo è così tornato sopra i 1.200 dollari: per l’esattezza sulla piazza di Londra è arrivato a quotare 1205,5 dollari, in rialzo di 13 dollari rispetto alla chiusura di ieri.

In finale, tutte le piazze del vecchio Continente hanno chiuso sui minimi: il Dax di Francoforte ha perso il 2,10%, il Cac40 di Parigi il 2,74%, a Londra il Ftse 100 si ferma a -2,44%. A Milano il Ftse Mib ha chiuso le contrattazioni in calo del 3,2% mentre il Ftse All Share ha lasciato sul terreno il 3,04%.

Tra le blue chip di Piazza Affari, pioggia di vendite per i titoli finanziari che sono ormai diventati il bersaglio preferito della speculazione. La maglia nera del Ftse Mib è andata a Intesa Sanpaolo (-6,01% a 2,42). Tra i bancari male anche Bpm (-4,68% a 3,86), Ubi Banca (4,64% a 7,81) e il Banco Popolare (-3,90% a 4,74). Non si salvano neppure Unicredit (-3,46% a 2,02), su cui Nomura ha tagliato il target price (prezzo obiettivo) da 2,5 a 2,35 euro, e Generali (-3,03% a 15,06). Tra gli assicurativi il titolo peggiore è stato però Mediolanum (-3,94% a 3,17). Per Fiat un tonfo del 4,91% e scende sotto quota dieci euro, a 9,58 euro. Male anche Stm (-4,86% a 5,97) dopo che l’indice di Philadelfia sui semiconduttori è sceso ai minimi da cinque settimane. Tra gli industriali ribassi intorno al 4% per Impregilo (-4,07% a 2) e Ansaldo Sts (-3,9% a 9,48%. Sono tutti rossi i segni sul listino principale. Tra gli altri, Finmeccanica (-2,39% a 8,38), Telecom (-2,36% a 1,03), Enel (-2,31% a 3,8) ed Eni (-2,25% a 16,06).

E in serata arriva la coda negativa di Wall Street. Il Dow Jones ha perso il 2,48% chiudendo a quota 10380,35 mentre il Nasdaq ha fatto anche perggio, cedendo il 3,01 a 2208,63 punti.

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11 agosto 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2010/08/11/news/borsa_dell_11_agosto-6225188/?rss

Sequestrati due leader indigeni anti-Vedanta

Sequestrati due leader indigeni anti-Vedanta

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Lodu Sikaka è stato sequestrato da uomini armati. Lodu Sikaka è stato sequestrato da uomini armati.
© Survival

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Due leader impegnati nella campagna di resistenza contro la controversa miniera della Vedanta sono stati sequestrati e secondo i rapporti sono tuttora dispersi.

Lodu (Lado) Sikaka e Sena Sikaka, due uomini Dongria Kondh di Odisha, nell’India orientale, hanno guidato la lotta pacifica della loro tribù contro la gigantesca miniera di bauxite che la compagnia britannica Vedanta Resources progetta di aprire nelle loro terre.

Secondo i rapporti locali, i due uomini sarebbero stati vittima di un agguato alle pendici della collina dove vivono e spinti a forza in un veicolo sotto la minaccia delle armi. Nessuno ne ha più saputo nulla ma stando alle nostre informazioni non sarebbero stati portati in nessun posto di polizia.

La settimana scorsa la televisione britannica Channel 4 News aveva trasmesso un’intervista a Lodu Sikaka, durante la quale l’uomo prendeva posizione contro la miniera.

Secondo le testimonianze, il mese scorso i paramilitari avrebbero rastrellato il villaggio dei due uomini e avrebbero picchiato Sena Sikaka. Sempre il mese scorso è stato rinvenuto il cadavere di un leader indigeno di un altro villaggio, morto in circostanze oscure il giorno aver incontrato un team di esperti inviati dal governo per investigare su Vedanta.

I fatti sono da ricondurre al la miniera progettata sulla collina di Niyam Dongar, nelle terre dei Dongria Kondh. La miniera è un progetto condotto in collaborazione tra il Governo dello stato di Odisha (ex Orissa) e la Vedanta Resources, una delle società più capitalizzate quotate al London Stock Exchange (FTSE 100).

In dicembre Lodu aveva detto a Survival: “Dipendiamo da sempre da Niyam Dongar. È la nostra tradizione. E il nostro futuro. Questo è il nostro messaggio a Vedanta: ‘Potrebbe anche venir qui tutto il mondo a cercare di persuaderci , ma noi non acconsentiremo comunque alla costruzione della miniera della Vedanta.”

La miniera è stata aspramente condannata da molte parti. Una commissione del governo indiano ha affermato che è probabile che “la miniera porti alla distruzione dei Dongria Kondh” come popolo. Molti investitori tra cui La Chiesa d’Inghilterra e il governo norvegese hanno venduto le loro azioni Vedanta e il governo britannico ha riconosciuto la violazione dei diritti dei Dongria.

“Dov’è Lodu Sikaka?” chiede Stephen Corry, direttore generale di Survival. È doloroso e inaccettabile che in una delle più grandi democrazie del mondo un uomo che osa parlare per difendere la sua terra e la sua comunità possa ‘sparire’ in questo modo.”

Sono disponibili foto e video di Lodu Sikaka.

Lodu è anche uno dei protagonisti del film di Survival Mine. Storia di una montagna sacra narrato in italiano da Claudio Santamaria.
http://www.survival.it/film/mine

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10 agosto 2010

fonte:

Croci talebane Croci nostrane Passage

Croci talebane Croci nostrane Passage

http://claudiosala.files.wordpress.com/2010/08/pin-0211.jpg?w=441&h=617

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10 agosto 2010 | di Doriana Goracci
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Galeotta fu una vignetta, che mi è apparsa in un messaggio: siede su un Bibbia l’omino Pin, sopra delle armi e la scritta: “Ai segnalibri avrebbero provveduto i talebani. All’indifferenza qualcun’altro.” Quasi che quei dieci , fossero di carta, una notizia fasulla “Afghanistan, strage di medici cristiani I talebani: Sono spie e portavano Bibbie

Nella cosiddetta Controinformazione è vero altrettanto che non si è fatta grande menzione di questo pluriomicidio , su civili disarmati di varie nazionalità e sesso, evidentemente non disarmanti, se le cartuccere gliele hanno finite addosso, come bersagli precisi.Li univa l’essere in un’organizzazione umanitaria cristiana, la International Assistance Mission. Diciamolo, una croce. E noi di croci ne portiamo molte in Italia, abbiamo in rianimazione al Policlinico Gemelli, Francesco Cossiga (e apprendo mentre scrivo che “non ci sono molte speranze è in fin di vita“) è anche  quello che il 23 ottobre 2008, al  Ministro dell’Interno Maroni propose come contenere il dissenso  universitario nei confronti della legge 133/2008, screditando il  movimento studentesco infiltrando agenti provocatori, e solo allora,  dopo i prevedibili disordini, “le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale”, che mi consta abbia avuto da Paesi Esteri 33 Collari e Croci, proprio come gli anni di Cristo. Lo stesso oggi 82enne, il  più giovane ministro degli Interni, il più giovane presidente del Senato, il più giovane inquilino del Quirinale, lo stesso esimio morente ma stazionario è anche lo stesso che “l’11 marzo 1977, nel corso di durissimi scontri tra studenti e forze dell’ordine nella zona universitaria di Bologna venne ucciso il militante di Lotta continua Pierfrancesco Lorusso; alle successive proteste degli studenti, Cossiga, allora titolare del Ministero dell’interno, rispose mandando veicoli trasporto truppa blindati (M113) nella zona universitaria. A seguito di ciò – ed a seguito della morte per colpi d’arma da fuoco della militante di sinistra romana Giorgiana Masi sul Ponte Garibaldi“. Assassinata da certe dottrine…

C’è anche da dire a nostra parziale discolpa, che siamo rimbambiti dai  numeri sulla Ruota della Morte: “Oltre 1.200 civili sono stati uccisi in Afghanistan nei primi sei mesi  dell’anno e il numero dei civili morti o feriti è aumentato del 31%  rispetto allo stesso periodo del 2008. “1.271 civili sono stati uccisi e 1.997 sono rimasti feriti, per la  maggior parte in modo grave” L’Onu ha poi rilevato un aumento del 25% del numero di  civili uccisi dagli insorti e dalle forze internazionali. Nei primi sei  mesi del 2009 sono stati 1.013 solo gli afghani uccisi.In totale, sempre nello stesso periodo, il numero delle vittime – sia morti che feriti – è aumentato del 31%.”  Per non parlare dell’odierno Bum con Autobum: Esplosione in pieno centro a Kabul, 4 morti.

Per chi non avesse saputo riporto uno stralcio della cronaca il  7 agosto scorso “Otto medici stranieri e due accompagnatori locali sono stati brutalmente uccisi ieri nella provincia nord-orientale: lo ha comunicato oggi il capo della polizia provinciale, Aqa Noor Kintoz, specificando che i cadaveri sono di sei americani, cinque uomini, e una donna, un britannico, un tedesco e due afghani che tornavano da un viaggio nei distretti di Karan e Menjan al confine con il Pakistan. I talebani hanno rivendicato il gesto accusando le vittime di aver svolto proselitismo, ma soprattutto di aver cercato di localizzare le basi degli insorti in un distretto della provincia di Badakhshan. Li hanno messi in fila e fucilati, ha raccontato un interprete che è stato salvato perché ha raccontato, si è messo a recitare il Corano. L’attacco contro il gruppo è avvenuto in una zona boscosa del distretto di Kuran Wa Munjan. La polizia ha ritrovato i cadaveri vicino a tre fuoristrada crivellati di colpi.Poco dopo che le prime informazioni sul massacro sono state diffuse dai media afghani, il direttore della International Assistence Mission (Iam), Dirk Frans, ha firmato a Kabul un comunicato in cui ha confermato che «le vittime erano operatori della sua associazione caritativa» senza scopo di lucro, in Afghanistan dal 1966.”

Lasciando perdere le croci e i collari, penso che chi muore per mano del Potere Umano, ha come minimo, diritto alla solidarietà e alla nostra ribellione, altrettanto umana, dato che le Cause sono Innaturali, come certe Calamità Globali.

Ho trovato un articolo scritto il 9 agosto che racconta chi erano i medici, ma a dire il vero c’era un infermiere, una interprete, un fotografo free lance, un guardiano dell’ospedale e un cuoco, di cui vi propongo la lettura. Cosa ne sappiamo di chi muore per la guerra che chiamano pace? Penso che anche questa sia Emergency…Emergenza di notizie, senza distintivi. La Livella , mette tutte e tutti alla pari, o almeno dovrebbe, per chi rimane, in vita.

Passage, Mondo…Quando tu dormi noi non siamo là.

Doriana Goracci

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Chi erano i medici uccisi in Afghanistan

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Sono stati resi noti i nomi delle dieci persone uccise in Afghanistan, dove si trovavano al servizio di una organizzazione umanitaria cristiana, la International Assistance Mission (IAM). Il gesto è stato rivendicato sabato dai talebani, ma risalirebbe ad almeno due settimane fa.

Il convoglio umanitario era composto da undici persone e viaggiava in una zona tra il Nuristan e il Badakhstan, poco distante dal confine col Pakistan. Per due settimane il gruppo aveva lavorato nei villaggi della zona portando avanti un progetto oculistico, e stava tornando verso Kabul quando un commando di militanti ha sparato sui loro fuoristrada costringendoli a fermarsi. Gli undici – che ovviamente erano disarmati – sono stati fatti scendere dai loro mezzi, sono stati messi in riga e sono stati uccisi a colpi di kalashnikov: la più classica delle esecuzioni.

Tom Little, 61enne americano, era il direttore del convoglio. Lavorava in Afghanistan fin dagli anni Settanta ed era il motore delle attività della ong. Parlava bene la lingua dari, insieme a sua moglie aveva cresciuto tre figlie a Kabul, nonostante la situazione politica instabile e la guerra civile in corso. Per tutti era “mister Tom”. Il direttore della IAM ha detto di lui che è «insostituibile».

Karen Woo aveva 36 anni ed era una cittadina britannica. Aveva rinunciato al suo lavoro in una clinica privata londinese per partecipare alla missione umanitaria ma nell’arco di due settimane sarebbe tornata in Gran Bretagna, dove aveva da tempo progettato il suo matrimonio. Stava raccontando la sua esperienza in Afghanistan in un blog. L’ultimo post risale al 20 luglio.

Glen Lapp, 40 anni, era un infermiere americano, arrivato in Afghanistan nel 2008 con l’idea di stare poche settimane e rimasto lì per dare una mano. Lavorava in uno dei centri oculistici attivati grazie ai programmi della IAM. Prima di andare in Afghanistan aveva fatto il volontario tra le vittime degli uragani Katrina e Rita.

Thomas Grams, 51 anni, era un dentista. Aveva lasciato il suo studio in Colorado quattro anni fa per lavorare a tempo pieno in Afghanistan e Nepal, fornendo cure dentali gratuite ai bambini.

Dan Terry, americano 63enne, si era trasferito in Afghanistan nel 1980 insieme a sua moglie. Aveva tre figlie, tutte e tre nate e cresciute in Afghanistan. Lavorava con i gruppi etnici più poveri, cercando di mettere in contatto le organizzazioni umanitarie e il governo per migliorare i servizi nelle aree più remote del paese.

Cheryl Beckett, aveva 32 anni, sei di questi passati in Afghanistan lavorando come medico specialista in nutrizione e maternità. In precedenza aveva lavorato in Honduras, Messico, Kenya e Zimbabwe.

Daniela Beyer, 35 anni, era di nazionalità tedesca. Era una linguista e interprete in tedesco, inglese e russo. Parlava il dari e stava imparando la lingua pashtu. Lavorava come interprete per le pazienti donne.

Brian Carderelli, 25enne della Virginia, era un fotografo e regista freelance, lavorava come responsabile delle pubbliche relazioni della Scuola Internazionale di Kabul. “Brian si era innamorato delle persone e della cultura dell’Afghanistan”, ha detto la scuola in una dichiarazione.

Mahram Ali, aveva 50 anni ed era di nazionalità afghana. Lavorava come guardiano dell’ospedale oculistico di Kabul dal 2007. Aveva una moglie e tre bambini piccoli.

Jawed, 24enne afghano, era il cuoco del convoglio. Aveva lavorato come cuoco all’ospedale oculistico governativo di Kabul e nel tempo libero collaborava con la IAM. L’organizzazione non governativa ha detto che Jawed aveva già fatto altri viaggi con i medici, ed era molto apprezzato per il suo senso dell’umorismo.


This video was embedded using the YouTuber plugin by Roy Tanck. Adobe Flash Player is required to view the video.
https://i0.wp.com/img.youtube.com/vi/P5uTcJAmaas/0.jpg

Dal Film Mondo 1996 Tony Gatlif

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fonte:  http://www.reset-italia.net/2010/08/10/croci-talebane-croci-nostrane-passage/

ELEZIONI PROSSIME VENTURE – Via il simbolo Pdl dalla scheda: sarà “vota Silvio”

Via il simbolo Pdl dalla scheda: sarà “vota Silvio”

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di Il Congiurato

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La mobilitazione chiesta dal premier in vista di probabili elezioni anticipate potrebbe preludere ad una clamorosa novità: la sparizione del Pdl dalla scheda elettorale. Secondo quanto raccontano a Montecitorio, al posto del logo di un partito il cui fallimento è stato sancito dal divorzio con Fini, il premier starebbe infatti pensando di metterci direttamente il proprio nome, affiancato al massimo dalla scritta “Presidente” (anche in vista del Quirinale per il 2013). Gli ex An a lui fedeli si consolerebbero della perdita di identità con i tanti posti in lista, e la trovata consentirebbe di allontanare le vicende che hanno lambito i principali esponenti del partito, dal caso Cricca alla cosiddetta P3. Soprattutto potrebbe tornare utile in vista di quello che rimane l’appuntamento più temuto: la giustizia.

Certo in questi giorni il caso Fini-Montecarlo sembra aver fatto rimuovere al capo del governo il pensiero delle toghe. Ma è stato proprio il presidente della Camera a rimettere in agenda le questioni giudiziarie con un passaggio («a differenza di altri non strillo contro i magistrati comunisti») che a Via del Plebiscito è suonato come un no a qualunque intesa sul tema. Al presidente del consiglio sarebbero infatti stati indispensabili i futuristi per approvare il lodo Alfano in Costituzione entro la prossima primavera. Ora il Premier non ne ha bisogno, ma tra qualche mese la situazione potrebbe di nuovo precipitare. Il 13 dicembre la Consulta inizia l’esame del legittimo impedimento che ha congelato i processi a carico di Berlusconi, a partire dal Mills, sospeso in stato avanzatissimo e a diversi mesi dalla prescrizione.

La Corte Costituzionale
potrebbe finire entro i primi di gennaio (dopo c’è il giudizio di ammissibilità sui referendum sull’acqua). La condanna dell’avvocato inglese, prescritta in Cassazione, rappresenta un fondato motivo di timore. In caso di bocciatura Berlusconi rischierebbe di rimanere solo di fronte ai giudici proprio a poche settimane dall’eventuale voto anticipato. E senza lodo l’unica arma sarebbe un plebiscito sulla propria persona. Il tribunale di Milano potrebbe però arrivare a sentenza anche prima che siano indette elezioni anticipate (che il premier voleva a novembre) e a quel punto anche le certezze sulla indiscutibilità del suo governo potrebbero venir meno.

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11 agosto 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=102229

Scandalo amianto nelle scuole, Gelmini: «Subito rimosse le strutture a rischio»

La Gelmini alla prova dei fatti.. Non che abbia molta fiducia, vista l’inerzia della classe politica al problema della sicurezza nelle scuole. Sicuramente si farà avanti il ‘furbetto ammanicato’ di turno per risolvere la questione. Vedremo. Ma la Gelmi non potrà cavarsela, stavolta, scopando la polvere sotto il tappeto, come sono soliti fare nel suo governo..

mauro

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Scandalo amianto nelle scuole, Gelmini: «Subito rimosse le strutture a rischio»

Dopo l’inchiesta del Messaggero, interviene il ministro: «I soldi ci sono, utilizzeremo 375 milioni sbloccati dal Cipe»

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Il ministro Gelmini ROMA (11 agosto) – Dopo la denuncia del Messaggero sull’amianto in 2.400 scuole italiane, il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, assicura: i soldi sono stati trovati, presto comincerà una seria opera di bonifica dall’amianto negli istituti italiani.

L’inchiesta del Messaggero aveva denunciato la scomparsa dei fondi per risanare le scuole dall’amianto. Il ministro riconosce che «è stata posta una giusta questione, una questione reale, che riguarda tutti». I soldi ora ci sono, dice la Gelmini: «Sono 375 milioni di euro che probabilmente saranno utilizzabili già da ottobre. E’ la prima di tre tranche che alla fine dovrebbero garantirci finanziamenti per 800 milioni di euro. E sarà proprio il ministero a dare priorità alla rimozione delle strutture a rischio, a occuparsi subito delle 2.400 scuole con presenza di amianto».

Quasi pronta, aggiunge la Gelmini, anche l’anagrafe dell’edilizia scolastica: «Questione di pochi mesi. Servirà a mettere davvero in sicurezza le scuole italiane».

Le reazioni. L’annuncio del ministro arriva proprio mentre attorno all’inchiesta del Messaggero si stanno muovendo anche le forze politiche. Ieri l’annuncio di un’interrogazione urgente dei deputati Gianluca Galletti e Roberto Rao, dell’Udc, per denunciare «un vero e proprio scandalo italiano». Oltre all’Udc, è intervenuta l’Idv con Maurizio Zipponi, responsabile Welfare e lavoro del partito. «Si conferma il devastante approccio ideologico di questo governo – afferma Zipponi- che taglia risorse ai beni fondamentali della nostra civiltà, come la scuola».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=114279&sez=HOME_SCUOLA

Russia: roghi nelle zone contaminate da Chernobyl

Un temporale porta un po’ di respiro a Mosca e toglie il fumo

Russia: roghi nelle zone
contaminate da Chernobyl

Allarme per gli incendi in Russia che hanno raggiunto i boschi contaminati dalle particelle radioattive fuoriuscite nel 1986 dalla centrale nucleare di Chernobyl (Afp/Drachev)

Allarme per gli incendi in Russia che hanno raggiunto i boschi contaminati dalle particelle radioattive fuoriuscite nel 1986 dalla centrale nucleare di Chernobyl (Afp/Drachev)

I forti venti hanno spento molti incendi. La Protezione civile annuncia che le fiamme si sono dimezzate

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MOSCA – Gli incendi che stanno devastando la Russia hanno colpito anche le zone contaminate dal disastro di Chernobyl, la cui centrale oggi si trova in territorio ucraino. Lo afferma il sito internet della Guardia forestale russa secondo il quale dalla metà luglio gli incendi hanno colpito circa 4 mila ettari contaminati. L’elenco delle zone colpite «nei territori più inquinati» include fra l’altro la regione di Briansk, al confine con Bielorussia e Ucraina. Il 6 agosto in quella zona sono stati registrati almeno 28 incendi su una superficie di 269 ettari. Sul sito di Greenpeace Russia, due giorni fa è stata pubblicata una mappa degli incendi nella Russia occidentale, dalla quale si deduceva che nel territorio di Briansk erano scoppiati almeno tre focolai nei boschi inquinati da Chernobyl. Per Greenpeace sono circa 600 i roghi che in tutto potrebbero interessare i boschi in cui nel 1986 si sono depositate le particelle radioattive fuoriuscite dalla centrale atomica in fiamme. Secondo il ministero russo per le Situazioni di emergenza, i roghi che interessano le zone contaminate sono tenuti costantemente sotto controllo e molti sono già stati spenti.

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Russia: incendi vicini a Chernobyl Russia: incendi vicini a Chernobyl Russia: incendi vicini a Chernobyl

Russia: incendi vicini a Chernobyl Russia: incendi vicini a Chernobyl Russia: incendi vicini a Chernobyl Russia: incendi vicini a Chernobyl Russia: incendi vicini a Chernobyl

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TEMPORALE SU MOSCA – Mosca respira per la prima volta da quasi due mesi di afa che ha attanagliato gli abitanti, facendo salire in modo preoccupante il numero dei decessi negli ospedali. Inoltre si è dimezzata l’area colpita dagli incendi, dopo che i forti venti e i vigili del fuoco hanno domato le fiamme nei boschi e nei villaggi della Russia centrale. Nella notte un temporale ha ripulito l’aria di Mosca a un punto tale da far tornare quasi normale la concentrazione di ossido di carbonio. I termometri sono scesi sotto i 30 gradi, ma durante il giorno, secondo le previsioni, torneranno a 32-34 gradi. Il capo del servizio meteorologico, Roman Vilfand, ha detto di non poter escludere un ritorno dello smog nella capitale. I forti venti hanno comunque spento molti roghi in tutte le zone calde del Paese, e la Protezione civile annuncia che nelle ultime 24 ore il fuoco si è praticamente dimezzato ovunque: solo 92.700 ettari sono colpiti, contro i 174 mila di martedì mattina. Gli esperti però invitano alla cautela. Mobilitati contro i fuochi restano 166 mila fra militari, forze della protezione civile e volontari, mentre circa 150 specialisti stranieri – italiani compresi – lavorano per combattere le fiamme.

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Redazione online
11 agosto 2010

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/10_agosto_11/russia-roghi-cernobyl_16b40dd2-a51f-11df-80bf-00144f02aabe.shtml