Archivio | agosto 12, 2010

SCUOLA – Problemi per l’inizio delle lezioni, migliaia di cattedre saranno vacanti

Problemi per l’inizio delle lezioni,
migliaia di cattedre saranno vacanti

In molte regioni all’inizio dell’anno scolastico mancano quattro settimane, ma le operazioni per immissioni in ruolo e supplenti sono in forte ritardo. Il Pd: “Si partirà nel caos”

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di SALVO INTRAVAIA

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Problemi per l'inizio delle lezioni migliaia di cattedre saranno vacanti

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Avvio dell’anno scolastico nel caos. Quasi certamente, i primi giorni di scuola vedranno migliaia di cattedre ancora vuote. Le operazioni che precedono l’inizio delle lezioni sono infatti in forte ritardo rispetto agli anni passati e al suono della prima campanella in metà delle regioni italiane mancano appena quattro settimane. Un tempo che potrebbe sembrare sufficiente, ma ci sono di mezzo il Ferragosto, le ferie dei dipendenti di uffici scolastici provinciali e regionali, la sistemazione dei docenti sovrannumerari, le assegnazioni provvisorie, le immissioni in ruolo e solo alla fine la nomina dei supplenti.

Per comprendere che quest’anno, nel corso dei primi giorni di scuola, parecchie classi non troveranno uno o più insegnanti in cattedra, basta dare un’occhiata ai siti degli ex provveditorati agli studi e degli uffici scolastici regionali. Tutto tace: nessun calendario di convocazioni neppure per le immissioni in ruolo dei pochi fortunatissimi (10.000 docenti e 6.500 Ata) designati dalla coppia Tremonti-Gelmini. “L’anno scolastico partirà nel caos”, tuona Francesca Puglisi, responsabile Scuola della segreteria del Pd. In dieci regioni italiane si parte il 13 settembre e in provincia di Trento addirittura il 9.

“Lo denunciamo da mesi: lo spostamento in avanti delle iscrizioni –  continua la Puglisi  –  produrrà lo slittamento delle nomine dei supplenti. Ma non solo: una serie di ricorsi sui trasferimenti complicheranno ulteriormente le cose. Aver voluto l’avvio della riforma delle superiori quest’anno condanna alunni e genitori ad un inizio d’anno quantomeno movimentato”. Meno pessimista ma comunque preoccupato Massimo Di Menna, segretario generale della Uil scuola. “E’ un problema  –  spiega il sindacalista romano  –  di tutti gli anni, soprattutto nelle grandi città. Quest’anno, in effetti potrebbe verificarsi qualche disfunzione iniziale in più.

“Purtroppo –  continua Di Menna  –  il sistema di assegnazione delle supplenze è di tipo borbonico: basterebbe assegnare incarichi pluriennali per risolvere il problema”. Ma perché sarà tanto difficile nominare oltre 100 mila supplenti? Quest’anno, per lo spostamento in avanti delle iscrizioni alla scuola superiore dell’era Gelmini e a causa del ricorso al Tar Lazio presentato dalle associazioni dei genitori e degli insegnanti, gli ultimi trasferimenti (quelli della scuola superiore) sono stati resi noti a fine luglio. Ma non solo: il decreto relativo alle assunzioni a tempo indeterminato per l’anno 2010/2011, con i relativi contingenti provinciali, riporta la data del 10 agosto.

Prima di questa data i provveditorati agli studi avrebbero potuto fare soltanto le utilizzazioni dei docenti soprannumerari e le cosiddette utilizzazioni provvisorie dei docenti che non avendo ottenuto il trasferimento desiderano cambiare ugualmente scuola. Ma in provincia di Roma, a titolo di esempio, questo tipo di operazione  –  come si chiama in gergo  –  è stata pubblicata appena due giorni fa. A Milano, Napoli e Palermo, tanto per citare le realtà più importanti, ancora nulla.

Prima di procedere alle nomine in ruolo, occorre che i direttori degli uffici scolastici regionali passino agli uffici provinciali le istruzioni operative per l’avvio dell’anno scolastico. E solo dopo si può procedere all’individuazione degli “aventi diritto”.  Operazione tutt’altro che semplice, visto che metà delle assunzioni è appannaggio dei precari inseriti nelle graduatorie ad esaurimento e l’altra metà spetta ai vincitori dell’ultimo concorso a cattedra.

L’anno scorso, con tempi più rilassati, in provincia di Milano le utilizzazioni vennero pubblicate il 4 agosto, le immissioni in ruolo cominciarono il 25 agosto, le supplenze vennero assegnate a partire dai primi di settembre e durarono una settimana. E si tratta di numeri considerevoli. Le cattedre rimaste vacanti dopo i pensionamenti e le immissioni in ruolo sono circa 30 mila, cui occorre aggiungere 90 mila supplenze fino al 30 giugno. In totale: una nutrita pattuglia composta da 120 mila supplenti, un docente su sei, che arriveranno nelle scuole quando i provveditori riusciranno a nominarli. Nel frattempo, i dirigenti scolastici potranno, ma quasi certamente non lo faranno, assegnare degli incarichi provvisori, per assistere al balletto dei supplenti ad anno scolastico abbondantemente iniziato.

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12 agosto 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/scuola/2010/08/12/news/avvio_anno_scolastico-6251271/?rss

Pedofilia: il Papa respinge le dimissioni di due vescovi che coprirono abusi

Pedofilia: il Papa respinge le dimissioni di due vescovi che coprirono abusi

Ratzinger non ha accettato la decisione di Raymond Field e Eamonn Walsh, che avevano lasciato l’incarico con l’intenzione di “contribuire così alla pace e alla riconciliazione delle vittime”

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Il Papa ha respinto le dimissioni rassegnate da due vescovi irlandesi per lo scandalo pedofilia. I due presuli, Raymond Field e Eamonn Walsh, avevano comunicato la decisione di lasciare l’incarico lo scorso Natale, in seguito alla pubblicazione di un rapporto governativo sugli abusi sessuali compiuti negli anni scorsi nella diocesi di Dublino, il ‘Murphy report’. Field e Walsh sono vescovi ausiliari della capitale irlandese. La notizia è stata data dal giornale ‘The Irish Catholic‘, che ha preso visione di una lettera inviata dal vescovo di Dublino, monsignor Diarmuid Martin, ai preti della diocesi. Un portavoce della diocesi interpellato dallo stesso quotidiano non ha voluto commentare i contenuti della lettera ed ha precisato che non c’è l’intenzione di pubblicarla.

UNA DECISIONE INSPIEGABILEProtesta l’associazione statunitense di vittime dei preti pedofili Snap (Survivors network of those abused by priests). ”Nel respingere le dimissioni di due vescovi irlandesi complici, il papa ha versato altro sale nella già profonda e fresca ferita di migliaia di bambini vittime di abusi e di milioni di cattolici traditi“, afferma in una nota Barbara Blaine. “I due vescovi – ricorda la presidente di Snap – annunciando le loro dimissioni avevano detto che speravano di contribuire così alla pace e alla riconciliazione delle vittime. L’insensibile decisione del Papa ha fatto il contrario“.

I vescovi Field e Walsh sono due degli otto vescovi irlandesi finiti nella bufera nei mesi scorsi. Per tre di loro – il vescovo di Limerik Donald Murray e il vescovo di Kildare e Leighlin James Moriarty, entrambi accusati dal rapporto Murphy, oltra all’ex segretario dei Papi John Magee, vescovo sospeso di Cloyne – Benedetto XVI ha accettato le dimissioni. Non si è dimesso Dermot O’Mahony perché già in pensione mentre fa resistenza a rassegnare le dimissioni Martin Drennan, vescovo di Galway e Kilmacduagh, indicati anch’essi nel rapporto Murphy, così come i due vescovi ausiliari di Dublino dei quali il Papa ha ora respinto le dimissioni. Nel frattempo è finito al centro delle polemiche anche il primate d’Irlanda, il cardinale Sean Brady, accusato di aver coperto un caso di abusi nei decenni passati.

(APCOM)

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11 agosto 2010

fonte:  http://www.giornalettismo.com/archives/76377/pedofiliail-papa-respinge-dimissioni/

“E’ un covo di abusivi”: pensione sequestrata a Rimini

“E’ un covo di abusivi”
pensione sequestrata a Rimini

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Primo caso in Italia di sigilli a un hotel per via dei suoi ospiti: venditori abusivi sulla spiaggia che usavano le camere oltre che per vivere anche per custodire la merce contraffatta

"E' un covo di abusivi" pensione sequestrata a Rimini

.La lotta all’abusivismo commerciale da oggi ha una nuova frontiera: non più e solo multe a clienti e venditori, ma anche sigilli ai luoghi in cui i venditori vivono e custodiscono i sacchi con occhiali, vestiti e cd contraffatti. Per la prima volta in Italia una pensioncina di Rimini, la Villa Zefiro a Rivazzurra, è stata messa sotto sequestro e rischia la definitiva confisca, dalla polizia. La motivazione? Le stanze erano affittate non a turisti, ma a cittadini senegalesi che la mattina, sacco in spalla, andavano a lavorare in spiaggia. Dormivano e utilizzavano le camere in modo stabile come deposito di merce contraffatta.

Gli agenti avevano perquisito l’immobile altre due volte nel corso dell’estate.  La titolare, marchigiana di 72 anni, è stata denunciata per concorso in detenzione e ricettazione di merce contraffatta e oltre ai sigilli rischia la confisca definitiva dell’immobile che, al termine del processo, potrebbe diventare proprietà dello Stato. Gli ospiti dell’hotel hanno, invece, 24 ore di tempo per cercare un’altra sistemazione.

Sempre a Rimini, nell’ ambito di una serie di controlli per contrastare il fenomeno dell’abusivismo in spiaggia, il personale della divisione anticrimine della questura ha anche denunciato un riminese di 58 anni che alloggiava nella sua casa decine di venditori abusivi, offrendo deposito per la merce, e affittando posti letto, alcuni anche all’aria aperta in brande sistemate in giardino. Sembra che, per ogni posto letto, si facesse pagare 400 euro. A metà luglio avevano trovato sepolta in giardino e nascosta tra i rami degli alberi merce per 80mila euro. Questa volta, invece, in due sgabuzzini di cui solo lui aveva la chiave, sono comparse finte borse Gucci, Louis Vuitton e Prada, polo griffate Monclair e La Coste, cappellini, occhiali e cinture per circa 120mila euro. Anche per quell’appartamento potrebbe scattare prima il sequestro e poi la confisca.

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12 agosto 2010

fonte: http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/08/12/news/e_un_covo_di_abusivi_pensione_sequestrata_a_rimini-6246603/?rss

POLITICANTES – Montezemolo: Berlusconi ha deluso. Il Pdl: abbia il coraggio di fare politica

Montezemolo: Berlusconi ha deluso

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Il Pdl: abbia il coraggio di fare politica

Idv: alleati anche con il diavolo pur di far cadere il governo
Ghedini interviene sulla villa di Arcore: pagato il giusto prezzo

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ROMA (12 agosto) – Case ai cognati, case di Berlusconi, dossier fantasma, richieste (respinte) di dimissioni da una parte e dall’altra, elezioni e progetti per un nuovo governo. La politica è in vacanza, le polemiche non vanno mai in ferie.

I finiani attaccano, poi aprono quando il premier parla di possibile ritorno all’unità nel centrodestra
. Il Pd si dice pronto ad andare alle urne trovando una strategia comune con tutta l’opposizione, Di Pietro dice sì ad un governo tecnico per cambiare la legge elettorale e De Magistris è pronto a candidarsi per le primarie, l’Idv boccia l’ipotesi di Vendola candidato premier, Bossi invece le elezioni le vorrebbe subito. E su Berlusconi si appuntano che le critiche di Montezemolo. Italia Futura, l’associazione vicina all’ex presidente Fiat, critica il Premier. Cicchitto risponde: «Montezemolo scenda in politica lui».

L’attacco di Montezemolo. «Berlusconi è stato uno dei più capaci imprenditori italiani e sa bene che, alla fine, dopo tutte le chiacchiere e le attenuanti, un leader si misura sulla base dei risultati. Questi, nel giudizio dei cittadini, sono deludenti e ciò conterà nella valutazione del suo operato più di tutte le elezioni vinte per difetto di concorrenza». Lo scrive sul suo sito internet Italia Futura, l’associazione vicina a Luca Cordero di Montezemolo. «L’ennesima ordalia elettorale rappresenterebbe il peggior finale di una lunga e improduttiva stagione politica», aggiunge Italia Futura, secondo cui «il bilancio della seconda repubblica è fallimentare». L’associazione vicina all’ex presidente della Fiat parla infatti di un «Paese bloccato, invischiato in una transizione infinita e privo di un progetto comune». Senza contare poi, prosegue Italia Futura sul suo sito internet, «che il fallimento della seconda repubblica è certificato dalle parole di Berlusconi, che dopo quasi dieci anni da presidente del Consiglio si dichiara impossibilitato a governare per colpa delle istituzioni che non è stato capace di riformare. Questa legislatura – è il giudizio secco di Italia Futura – si sta chiudendo con un conflitto istituzionale, e tra schizzi di fango, senza precedenti».

La risposta del Pdl. «Luca di Montezemolo deve avere il coraggio di scendere in politica in modo esplicito»: lo ha detto il capogruppo del PdL alla Camera, Fabrizio Cicchitto. «Allo stato, invece, parla di politica per interposta Italia Futura – spiega Cichitto – che afferma che i risultati del governo sono deludenti. Non ci sembra proprio, visto che questo governo ha messo al riparo il Paese dalle conseguenze di una crisi economica internazionale durissima, come è stato riconosciuto anche dalla Comunità Europea. Montezemolo, come anche qualcun altro, per ora sta in riva al fiume, sperando che passino le spoglie dei suoi avversari di centrodestra. Ma corre anche il rischio di rimanerci indefinitamente, su quella riva, a scrutare l’acqua, mentre il tempo scorre, gli anni passano e la nebulosa centrista rimane allo stato gassoso».

Elezioni. Pronti ad allearsi «anche con il diavolo» per «creare un governo di transizione che cambi la legge elettorale o per andare alle elezioni. E per questo è bene iniziare subito con idee, programmi e visioni da contrapporre al nulla del centrodestra». Lo dice in una intervista a Repubblica Massimo Donadi, presidente dei deputati dell’Italia dei Valori. «Prima – spiega – si tratta di costruire quello che non esiste, cioè una coalizione di centrosinistra che non smussi al ribasso gli angoli come avvenne nell’Unione di Prodi. Poi se ci saranno le condizioni per cui possiamo giocarci la partita, bene. Se invece all’ultimo ci dovessimo rendere conto che per chiudere con il conflitto di interessi permanente di Berlusconi serve l’alleanza col diavolo la faremo». E il diavolo sono «l’Udc e i finiani». In quel caso però, «non sarebbe una coalizione di centrosinistra bensì un fronte di liberazione nazionale per salvare la democrazia». Il centrosinistra si dovrà comunque confrontare con la sinistra radicale «di Vendola, che si assume la responsabilità di governo», ma non «con la sinistra che si rivede nel comunismo con una scelta ideologica». Il presidente della Puglia non può essere però «il nostro candidato premier» anche se «è una delle personalità di primissimo piano del centrosinistra».

La casa di Arcore. «L’articolo apparso quest’oggi su Repubblica dove si prospetta un mio intervento con l’On. Bocchino volto ad evitare che i cosiddetti finiani, in reazione alla vicenda della casa di Montecarlo, attacchino mediaticamente il Presidente Berlusconi è non solo destituito di ogni fondamento ma palesemente risibile. Se fosse vero quanto sostenuto bisognerebbe ipotizzare che l’On. Bocchino sarebbe stato autore di una sorta di tentata estorsione, ovvero o smettete con Montecarlo oppure noi parleremo, e che per evitare il peggio il Presidente Berlusconi si sarebbe risolto, mio tramite, a miti consigli». Lo afferma Niccolò Ghedini in una nota. «Ben vengano comunque richieste di approfondimento o di ulteriori verifiche su tutti gli argomenti indicati e che interesserebbero il Presidente Berlusconi. Come è noto sono tutti già stati ampiamente verificati dall’Autorità Giudiziaria competente e spesso oggetto di interrogazioni parlamentari del centrosinistra. Basti ricordare a titolo di esempio – prosegue Ghedini – che per quanto riguarda la villa di Arcore, acquisto effettuato 40 anni fa, la stessa venditrice ne ha sempre ritenuto, e ciò ancora oggi, congruo il prezzo mentre per la sussistenza di asserite società offshore l’indicazione è del tutto falsa. È evidente comunque che tutte le dichiarazioni in merito saranno oggetto di ulteriori e specifiche azioni giudiziarie e ciò anche a dimostrazione dell’assoluta tranquillità del Presidente Berlusconi che durante le trattative politiche non si occupa di problematiche proprie, ma del bene del Paese».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=114450

SALUTE – Torna il vaccino assassino… devono averci presi per scemi!

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Torna il vaccino assassino… devono averci presi per scemi!

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In un sol colpo ti becchi tre fantastiche vaccinazioni. E’ la nuova geniale trovata delle case farmaceutiche assassine che per quest’anno, e solo per quest’anno, propongono una fantastica offerta promozionale.

ACCORRETE GENTE, C’è IL 3X1 COME ALLA COOP!!!!

Da questo video dell’ANSA:

Partirà in anticipo quest’autunno rispetto agli anni passati la campagna vaccinale 2010/2011 contro l’influenza.

Una circolare del Ministero della Salute di prossima pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale indica la necessità di partire dal primo ottobre e non oltre trentuno ottobre e di completarla il più rapidamente possibile, con almeno 2 settimane di anticipo spiegano gli esperti che hanno lavorato sul testo. L’obiettivo è di battere sul tempo il ritorno del virus Pandemico. La circolare indica anche che per quest’anno sarà a disposizione della popolazione il vaccino unico con 3 ceppi

Ci vuole coraggio, dopo lo scandalo dello scorso anno, riproporre una bufala di questa portata. Capisco che ci sono milioni di vaccini da smaltire, ma insomma, cercate almeno di mascherare meglio le vostre stratosferiche cazzate.

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fonte:  http://www.decretino.it/2010/08/543/

La tratta della plastica

La tratta della plastica

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da Giorgio Mottola

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LA STORIA. Claudia Silvestrini, direttrice del consorzio Polieco, racconta come i cinesi hanno conquistato il mercato italiano dei rifiuti, che partono come scarto verso la Cina e ritornano in Europa come merce.

Rifiuti che scompaiono e riappaiono magicamente in Cina. Si trasformano in giocattoli, occhiali da sole, flaconi farmaceutici, bottiglie di plastica e fanno il loro ritorno, da merce, tra gli scaffali dei supermercati occidentali. Ci sono broker cinesi che da anni girano l’Italia a caccia di plastica. Acquistano i rifiuti di polietilene delle grandi aziende per conto di imprenditori del gigante asiatico. Pagano molto bene: gli scarti industriali sono la loro materia prima. È come se importassero petrolio. Una volta arrivato in Cina, il materiale vive una seconda vita grazie a impianti di riciclaggio dove il processo di sterilizzazione è una formalità che rimane solo scritta su carta. E i rischi sono a volte altissimi. I cinesi lo scorso anno hanno esportato in Germania buste di plastica radioattiva: il polietilene, con cui erano state fabbricate, aveva rivestito balle di uranio e nel processo di rigenerazione non era stato adeguatamente trattato.

La storia inizia nel 2001. In quell’anno si è verificata un’improvvisa penuria di scarti di plastica. Dal punto di vista della produzione industriale, però, non si era registrato alcun calo. La quantità di polietilene prodotto e immesso sul mercato era più o meno la stessa degli anni precedenti. Eppure erano state conferite agli impianti di riciclaggio molte meno di tonnellate di rifiuti rispetto agli anni precedenti. In una fase acuta di emergenza che attraversava la Campania e altre regioni,  gli imprenditori italiani della rigenerazione della plastica si sono trovati costretti a comprare l’immondizia all’estero. A molti è venuto qualche sospetto.

Claudia Silvestrini, direttrice del consorzio Polieco, che si occupa dello smaltimento del polietilene, ha cominciato a indagare: «Non riuscivamo a capire che fine facessero i rifiuti. Il materiale veniva venduto, ma non trovavamo più lo scarto», spiega Silvestrini, che per il suo impegno sul traffico illegale dell’immondizia è stata premiata da Legambiente nell’ambito della rassegna Festambiente a Grosseto. Poi l’arcano è stato svelato: «La via della plastica era diventata cinese. Veniva spedita via mare  e non con la denominazione di rifiuto, bensì come merce, materia prima. Questo ci obbligava a porci seri problemi rispetto a come questi rifiuti venivano trattati e soprattutto che fine facevano». A partire dal 2005, Claudia Silvestrini fa quindi una serie di viaggi in Cina e visita gli impianti che rigenerano gli scarti di polietilene provenienti dalle aziende europee. La maggior parte si trova nella regione del Fujian, «in un unico villaggio ho contato oltre tremila di questi impianti». La produzione è intensiva, i cinesi hanno un bisogno disperato di materia prima per la loro industria.

«Per questo – spiega la direttrice del Polieco – sono disposti a pagare dei prezzi elevatissimi per avere la nostra spazzatura. La selezione dei rifiuti, che a noi pone problemi immensi, per loro è semplicissima vista la grande disponibilità di manodopera a basso costo». Per aggirare i controlli, nascono in continuazione nuove tratte. Le navi con il cargo di rifiuti, nel loro tragitto verso la Cina fanno uno o più scali: Slovenia, Dubai, Hong Kong. I carichi e le bolle di accompagnamento dei container si trasformano durante il percorso. Nell’affare sono entrati da anni i clan della camorra. Famiglie storiche come quelle dei Licciardi, dei Mallardo o dei Giuliano fin dalla fine degli anni Ottanta hanno organizzato dal porto di Napoli, e più di recente da quello di Salerno, la tratta cinese della monnezza via mare. Rispetto al traffico della plastica, il problema più grande è rappresentato dalle condizioni in cui il processo di rigenerazione si svolge.

«In uno di questi impianti (raffigurato nelle foto in alto, ndr), la plastica viene macinata in grossi vasconi e mescolata con dei forconi. Durante il trattamento non viene utilizzato alcun detersivo, ma solo acqua fredda. Il materiale quindi rimane sporco. Ci hanno detto che quella plastica era destinata alla fabbricazione di suole di scarpe, ma abbiamo scoperto che veniva usata anche per contenitori per il miele». Queste modalità di lavoro riguardano migliaia di altri impianti. E con il polietilene, in molti  casi contaminato, viene poi prodotta la merce che arriva in Europa e negli Usa: spazzolini da denti, biberon, buste, giocattoli, bicchieri, piatti e tutto ciò che è a base di plastica.

«Bisogna intensificare la collaborazione tra autorità italiane e cinesi, che da tempo si sono rese disponibili. La realtà asiatica non è solo rappresentata da situazioni di ingestibile illegalità. A Settembre, alla convention che abbiamo in programma a Ischia porterò numerose aziende cinesi, leader nel settore del riciclaggio che lavorano bene come quelle italiane. Molte ombre infatti nel settore le abbiamo anche in Italia». Più volte Salvestrini ha denunciato la penetrazione della criminalità negli impianti della Penisola, «da Nord a Sud, con ben poche differenze».

Più volte è stata sentita dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle Ecomafie. Per questo ha subito intimidazioni e minacce di morte, ma non ha perso il piglio polemico: «Come mai solo il nostro consorzio ha fatto le denunce? Da parte del Conai (il Consorzio Imballaggi) non è mai giunta alcuna segnalazione. È possibile che soltanto la Polieco si rende conto di certe situazioni?».

http://www.terranews.it/news/2010/08/la-tratta-della-plastica

fonte: http://informarexresistere.fr/2010/08/12/la-tratta-della-plastica/

Elicotteri fantasma, yacht “barboni”, cibo spazzatura: l’agosto della “Malasocietà”

Elicotteri fantasma, yacht “barboni”, cibo spazzatura: l’agosto della “Malasocietà”

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yacht briatore

Il “Force Blue”, lo yacht sequestrato a Franco Briatore

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Luca Cordero di Montezemolo ha messo in rete il suo giudizio sulla politica italiana, giudizio drastico ma in fondo facile, giudizio obbligato, quasi scontato: “Non è roba da paese civile”. Però anche il “paese civile”, quando si tratta di “roba”, cioè soldi, affari ed arraffi vari, non scherza nell’esibire tutto il campionario possibile, immaginabile e anche più di impicci, imbrogli, trucchi e mano morta. Basta grattare la superficie delle notizie di cronaca di una giornata d’agosto e subito emerge una “mala società”.

Cade un elicottero dalle parti di Messina. Muoiono in quattro. E’ un incidente, ma non solo. Gratta appena la tragedia e scopri che quel volo non ci doveva essere, quell’elicottero non doveva essere lì a raccogliere e trasportare passeggeri. Dice Giuseppe Sciotto, sindaco di Pace del Mela, il Comune dal cui territorio l’elicottero si è alzato in volo per poi precipitare dopo due minuti, dopo aver urtato un capannone industriale: “Non abbiamo mai autorizzato alcuna pista per elicotteri nell’area industriale Giammoro”. Solo una precisazione burocratica, solo una licenza che mancava? No, il sindaco dice molto di più: “In quella zona ci sono poteri forti che la controllano, la politica non c’è mai entrata”. Dice dunque quel sindaco che in quel pezzo di territorio ci sono “poteri forti” che fanno il comodo loro. Inventano se vogliono un servizio elicotteri, una pista. Azzardo privato? Prepotenza privata? No, si pagava 200 euro a persona per salire sull’elicottero fuori legge. Duecento regolarissi euro come racconta uno che l’aveva prenotato e l’ha scampata. Il sindaco non sapeva o non voleva sapere e così ogni altra autorità, polizia compresa. Più probabilmente non “potevano” sapere, c’erano infatti da quelle parti “poteri forti”. Va bene, ma è Sicilia, vorremo mica “generalizzare”?

La Guardia di Finanza sale metaforicamente a bordo di “Jamaica” e “Cipollina”. Poca fantasia nel battezzare i rispettivi yacht da parte di Massimo Boldi e Vasco Rossi, del perchè li abbiano chiamati così ognuno intuisce al volo il significato e l’assonanza. E poca fantasia nell’intestare i natanti a società finanziare che pagano poco o nulla di tasse. Poca fantasia perchè così fan tutti: risulta che il 64 per cento degli yacht in Italia siano intestati a nullatenenti, prestanome ottantenni o società di comodo. Va bene, così fanno i ricchi, mica solo Briatore. Peccatucci e abitudini di artisti, vorremo mica “generalizzare”?

Il Tribunale dichiara lo stato di insolvenza della società dei traghetti Tirrenia. I sindacati proclamano lo sciopero e il blocco dei traghetti per due giorni a caso, il 30 e 31 agosto quando dalle vacanze si rientra anche per mare. Sciopero perchè, contro chi? Sciopero contro il fatto che nessuno ha voluto comprare la Tirrenia piena di debiti da decenni. Da decenni gestita d’intesa tra sindacati e vertice aziendale concordi e uniti nel farsi pagare le perdite dal contribuente? Sciopero per la sacrosanta difesa del posto di lavoro o sciopero come pressione di lobby perchè il lavoro resti quello che è: in perdita, inefficiente e garantito a prescindere da tutto? Va bene, sono sindacati e pubblici carrozzoni, vorremo mica “generalizzare”?

A Piombino trovano nel frigorifero il latte blu. Dalle parti di Belluno addentano un pollo fluorescente, a Lodi impattano in una mozzarella rossastra, non proprio rossa come la ricotta spuntata in tavola in Sardegna. Va bene, sono produttori impegnati a tener bassi i costi, commercianti distratti e poi fa caldo e tenere gli alimenti freschi e genuini è una fatica. Vorremo mica “generalizzare”?

Qualche giorno fa autorità Vaticane e organi di stampa cattolici hanno spiegato che in questo paese non c’è classe dirigente e si è smarrito nell’azione politica il senso dell’interesse generale, la stessa idea di comunità. Vero, non fa una piega, non ci piove. Però ogni giorno piovono notizie che raccontano senza se e senza ma della “malasocietà”.

fonte: http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/elicotteri-fantasma-yacht-barboni-cibo-spazzatura-malasocieta-504078/

revochiamo un milione di deleghe sindacali

revochiamo un milione di deleghe sindacali

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Revochiamo un milione di deleghe ai Sindacati Confederali

La Fiat tace e non commenta la sentenza del giudice del lavoro che reintegra al loro posto i tre lavoratori ingiustamente licenziati.

Probabilmente sta zitta per le ragioni che sospetta legittimamente Luciano Gallino su “Repubblica” di oggi e cioè che abbia deliberatamente voluto provocare una sentenza che era fatale per dimostrare una inidoneità giuridica e sociale dell’Italia agli investimenti, una realtà ingovernabile dal punto di vista delle imprese e della loro tranquillità gestionale. Ma, io credo invece che la Fiat con Confindustria, Governo, Sindacati firmatari a Pomigliano, aspetti la prima decade di ottobre quando il collegato lavoro sarà blindato ed approvato dal Parlamento.

Spera in norme che aboliscano il reintegro e lo sostituiscano con una manciata di spiccioli. Il lavoratore potrà avere ragione: non c’è giusta causa nei licenziamenti ma, come si dice in Sicilia, “avi ragiuni e sa mancia squadata”, ( ha ragione ma non gli serve a niente), perché non tornerà mai più nella azienda che lo ha allontanato e dove magari lavorava da venti anni e forse era dirigente sindacale nel reparto.

Sono convinto che si giocherà pesante contro il diritto vitale del reintegro e magari si coagulerà una maggioranza che non sarà soltanto del centro-destra. Spezzoni importanti del PD sono “maturi” ad infliggere questa coltellata al cuore della classe operaia, magari invocando l’ormai nauseante e ritrito richiamo alle riforme, alla modernità, alla flessibilità.

Questa convinzione è in me corroborata dalle dichiarazioni della Cisl e della Fim Cisl i quali dicono di condividere la sentenza del giudice e attribuiscono il licenziamento ad un errore della Fiat indotto dal “clima di esasperazione” creato dalla Fiom. La Fim si spinge fino a parlare di opposti estremismi della Fiat e della Fiom lodando la propria moderazione, il proprio senso di responsabilità.

Sappiamo tutti che non è così e che la Fiom non ha creato nessun clima di esasperazione. L’allarme è stato generato da Marchionne con il suo “prendere o me ne vado in Polonia” accompagnato da toni sprezzanti di grande alterigia che questo signore sempre più megalomico sfoggia. Ai lavoratori ed ai siciliani preoccupati per la sorte dello stabilimento di Termini Imerese rispose che non poteva staccare Termini da dove è ed incollarla al Piemonte! Ai lavoratori di Torino ha chiuso la porta in faccia dicendo che i Serbi e gli americani della Chrysler (controllati da un sindacato di stampo mafioso) lo garantivano di più. Lo squallido ceto politico italiano non lo ha mai rimbeccato e si è prosternato ai suoi piedi a cominciare dal sindaco di Torino e dai massimi dirigenti del PD. Ceto politico che non risponde in modo serio alle delocalizzazioni realizzate in spregio ad ogni obbligo delle aziende verso l’Italia dove per decenni hanno fatto i soldi, inquinato, si sono espanse.

Non ho dubbi che Cisl ed Uil continueranno a collaborare alla definizione di un “collegato lavoro” gradito da Marchionne e dalla Confindustria. Non ho dubbi che la CGIL cercherà di ridurre il danno e se non ci riuscirà si limiterà a non firmare e magari chiederà quattro ore di sciopero agli italiani.

Mi inquieta molto il fatto che la FIOM che ancora oggi è un sindacato molto amato dai lavoratori abbia fissato lo sciopero generale per il 16 ottobre quando il collegato sarà certamente già stato varato dal Parlamento. Si tratta di un errore di calendario o ci prepariamo a fare sfogare la rabbia, il risentimento, la frustrazione dei lavoratori piuttosto che giocare d’anticipo e prevenire il danno?

Per questo credo che, data la condizione alla quale siamo giunti, non resti ai lavoratori che una sola arma. Dare vita alla revoca di almeno un milione di deleghe sindacali subito! A settembre chi vuole difendere la sua esistenza, chi non vuole farsi liquidare da quattro spiccioli e magari a cinquanta anni essere costretto a cercarsi un lavoro che non troverà, dovrà dare un segnale pesante, duro, al suo sindacato. Fargli capire che non può continuare ad agire assecondando lo sfoglio del carciofo che
in questi ultimi anni lo ha privato di moltissimi suoi diritti. Non esiste un solo accordo sindacale nello ultimo decennio che gli abbia dato qualcosa! Tutti hanno sottratto diritti e salario.

Non esistono molti organismi sindacali disponibili ad una vera discussione delle spinosissime questioni che il padronato italiano ha messo al centro della realtà. Quando questi organismi si riuniscono è quasi sempre “dopo” e mai prima che i fatti avvengano.

Se si vuole rinnovare e fare rivivere il sindacalismo italiano bisogna dare una lezione durissima a quello oggi esistente. Fare ragionare, fare riflettere, usando la sola arma di condizionamento che abbia oggi la base: il ritiro in massa delle deleghe.

Pietro Ancona
sindacalista CGIL in pensione
già consigliere CNEL

fonte: http://www.terranews.it/opinioni/2010/08/revochiamo-un-milione-di-deleghe-sindacali

Bossi in comizio: «Stato delinquente» E l’Idv lo denuncia per vilipendio

Bossi in comizio: «Stato delinquente»
E l’Idv lo denuncia per vilipendio

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La frase l’1 agosto ad Arcene (Bergamo): «Attenti alla gente del Nord a non rompergli troppo i coglioni»

Bossi durante il comizio di Arcene (dal web)

MILANO – «Uno Stato delinquente che ha portato via risorse». Questa frase pronunciata nel corso di un comizio il primo agosto ad Arcene (Bergamo) è costata a Umberto Bossi una denuncia per vilipendio. È stato depositato infatti alla Procura della Repubblica di Messina, Roma e Bergamo, e trasmessa al Tribunale dei Ministri ed al Presidente della Repubblica un esposto nei confronti del ministro leghista per mano del segretario cittadino dell’Italia dei Valori di Messina, Salvatore Mammola, per vilipendio, offese e minacce allo Stato italiano e violazione del giuramento di fedeltà alla Costituzione ed alla Repubblica italiana prestato nelle mani del Capo dello Stato ai sensi dell’art. 93 Costituzione.

La denuncia presentata da Salvatore Mammola
La denuncia presentata da Salvatore Mammola

«ROTTO I…» – «Il ministro Bossi – scrive Mammola – retribuito profumatamente dai contribuenti italiani dal 1987, ha definito lo Stato Italiano “delinquente”, nonchè di stare “attenti alla gente del Nord a non rompergli troppo i coglioni più di tanto”, – continua il dipietrista Mammola – dimenticando di essere un alto rappresentante istituzionale dello Stato Italiano, violando il giuramento di fedeltà prestato nelle mani del Capo dello Stato durante la cerimonia tenuta al Palazzo del Quirinale».

IL COMIZIO – «Manca il federalismo fiscale delle regioni. Le nostre famiglie sono schiavizzate da uno Stato delinquente» la frase riportata dall’Ansa che sarebbe stata pronunciata dal leader della Lega alla festa ad Arcene. Poi ha accusato lo Stato «di portare via delle risorse. Dovremo trovare una miscela – ha aggiunto – per dare delle tasse dello Stato alle regioni. Sul federalismo ha aggiunto: «Cercano di bloccalo, ma la Padania non starà con le mani in mano, reagiremo con determinazione». Per Mammola si tratta di un gravissimo episodio che avrebbe comportato in qualsiasi «Stato democratico le immediate ed irrevocabili dimissioni del ministro e parlamentare ovvero la revoca di qualsiasi suo incarico istituzionale». Mammola sostiene che invece «nel nostro Paese è passato inosservato e senza alcuna conseguenza, essendo abituati ed assuefatti alla quotidiana violazione dei fondamentali principi costituzionali e delle leggi italiane da parte di molti rappresentanti delle istituzioni». La denuncia presentata da Mammola tenta di ripristinare il principio di legalità apertamente violato.

IL PRECEDENTE – In passato Bossi è stato condannato ad un anno e quattro mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena per il reato di vilipendio alla bandiera italiana per averla, il 26 luglio 1997, offesa in pubblico (a Cabiate, nel comasco). La frase, divenuta ormai famosa, è quella in cui il leader del Carroccio attacca il tricolore: «Lo uso per pulirmi il c…». Fu condannato poi a pagare 3000 euro di multa per un altro episodio (il 14 settembre 1997) quando rivolto ad una signora che esponeva il tricolore a Venezia disse: «Il tricolore lo metta al cesso, signora».

12 agosto 2010

fonte: http://www.corriere.it/politica/10_agosto_12/bossi-denuncia-vilipendio_17a4f55e-a5f5-11df-8d3b-00144f02aabe.shtml

12 agosto 1944: 560 civili uccisi a Sant’Anna di Stazzema.

12 agosto 1944: 560 civili uccisi a Sant’Anna di Stazzema.

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Il 12 agosto 1944 i soldati della SS-Panzergrenadier-Division Reichsführer SS radunarono 560 abitanti (per lo più anziani, donne e bambini) e, dopo averli brutalmente uccisi, li bruciarono.

In Italia, il massacro non è stato conosciuto pubblicamente fino al 1994, quando, durante un’indagine del procuratore militare Antonino Intelisano, furono ritrovati 695 fascicoli su fatti di sangue accaduti in Italia durante la II Guerra Mondiale e riposti in un armadio in uno sgabuzzino di Palazzo Cesi, chiuso con le ante verso la parete e per questo ribattezzato “Armadio della vergogna”.

Sul vicino col di Cava sorge il monumento-ossario che raccoglie i resti delle vittime, coronato da una scultura in pietra locale, opera di Vincenzo Gasperetti, che raffigura una madre che stringe al petto la figlioletta morta.

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fonte: http://www.facebook.com/notes/-la-resistenza-partigiana-/per-non-dimenticare-i-560-civili-uccisi-a-santanna-di-stazzema/415929847554

Un episodio rilevante dell’eccidio fu il massacro della famiglia di Antonio Tucci, un ufficiale di marina che lavorava a Livorno, ma originario di Foligno, che aveva condotto la sua famiglia a Sant’Ann…a di Stazzema. In questa strage morirono 8 dei suoi figli (la cui età andava dai pochi mesi ai 15 anni) e la moglie. Soltanto lui si salvò perché in servizio a Livorno.
Il 25 aprile 2004 il Comune di Foligno, durante la festa della Liberazione, rendendo omaggio alle vittime della Resistenza e degli eccidi, ha intitolato una piazza del centro cittadino a Don Minzoni; in mezzo alla piazza è stato realizzato un monumento che comprende una fontana a forma di clessidra, nel cui fascione centrale sono scolpiti in bronzo alcuni episodi a ricordo delle vittime, tra i quali la Croce della famiglia Tucci.

fonte: http://www.facebook.com/photo.php?pid=25967&op=1&view=all&subj=1006493381&id=100001230158105&ref=notif&notif_t=photo_tag