Archivio | agosto 17, 2010

RIFLESSIONI – Odio la Sinistra

Odio la Sinistra

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di Beppe Grillo

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Odio la Sinistra,
odio la Sinistra dei cantori del nulla ideologico,
dei moralisti, degli intellettuali, dei filosofi
impegnata sempre a impartire lezioni.
Odio la Sinistra delle trattative sotto il tavolo,
degli inciuci, dei silenzi, delle votazioni in aula per l’indulto
e dell’assenza dall’aula per lo Scudo Fiscale.
Odio la Sinistra che ha trasformato l’opposizione in una caricatura,
la Sinistra autoreferenziale che non tollera nessuno alla sua sinistra e dialoga con mafiosi e piduisti.
Odio le ottusità e le furbizie della Sinistra, il distacco dagli operai, dai precari,
l’altezzosità dei suoi giornalisti maestri del pensiero unico.
Odio la Sinistra che ha dimenticato gli operai, i precari, i disoccupati,
la Sinistra dei sindacati scomparsi, quella degli inceneritori, dell’acqua privata,
del nucleare sicuro e dei parlamentari che maturano la pensione dopo due anni e mezzo.
Odio la Sinistra dei tesorieri di partito che incassa centinaia di milioni di rimborsi elettorali
e che organizza feste di partito tutto l’anno.
Odio la Sinistra che non è più comunista, né socialista e neppure socialdemocratica,
la Sinistra che candida De Luca in Campania e Carra in Parlamento e che elogia Tronchetti e Marchionne.
Odio la Sinistra che attacca in pubblico Berlusconi e che gli ha regalato televisioni,
ricchezza, impunità e che non ha mai fatto una legge sul conflitto di interessi,
la Sinistra che fa 10 domande su Noemi e la D’Addario per un’intera estate
e che per 15 anni non ne fa una sui mandanti della morte di Borsellino.
Odio la Sinistra che ha dimenticato Pasolini, Berlinguer, Pertini e che vuole riabilitare Craxi,
la Sinistra che se non sei di sinistra sei di destra e se sei di sinistra devi fare una coalizione delle forze progressiste.
Odio la Sinistra che si nutre di berlusconismo e di anti berlusconismo per sopravvivere,
la Sinistra che non discute mai di programmi,
ma di persone, avversari, equilibri, poltrone, percentuali di voto, candidati.
Odio la Sinistra della TAV, della base americana di Dal Molin e delle sue cooperative del cemento,
la Sinistra del “Lavoro, lavoro, lavoro!” di Fassino e sua moglie mantenuti in Parlamento da generazioni di italiani.
Odio la Sinistra dei consigli regionali in galera per tangenti, della Campania trasformata in discarica da Bassolino,
dei “termovalorizzatori” di Chiamparino, della spocchia dei funzionari di partito.
Odio la Sinistra dei richelieu da strapazzo che costruiscono alleanze e coalizioni nell’ombra.
Odio la Sinistra che, per non perdere voti, soffoca i movimenti dei cittadini nel suo recinto razionale e riformista
dove pascolano le vacche sacre con la barba bianca e, se non ci riesce, ne inventa di fasulli per occupare uno spazio politico.
Odio la Sinistra, così come la Destra, per la loro capacità di togliere ossigeno alle idee,
per la divisione dei cittadini in fazioni una contro l’altra armata con i politici a fare da arbitro,
per la distruzione della sola idea di un futuro.

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fonte:  http://www.beppegrillo.it/2010/08/odio_la_sinistra.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+beppegrillo%2Frss+%28Blog+di+Beppe+Grillo%29

Il j’accuse di Farefuturo: «Berlusconi ha ucciso il Pdl»

Il j’accuse di Farefuturo: «Berlusconi ha ucciso il Pdl»

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di c.z.

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Silvio Berlusconi? «E’ il mandante ed esecutore» dell’uccisione del Pdl. A puntare il dito contro il presidente del Consiglio è ancora una volta Farefuturo, la fondazione vicina al presidente della Camera da giorni in guerra con il Pdl.

In un editoriale pubblicato oggi sul sito della rivista si legge: «È lui che ha voluto l’assassinio di un partito appena nato. Ecco chi è stato mandante ed esecutore allo stesso tempo dell’uccisione di un progetto politico che poteva scrivere il futuro dell’Italia». Secondo Farefuturo, la «pistola fumante», la «prova regina» che «inchioda il vero responsabile della crisi c’è, ed è nelle mani del premier, perché è stato lui, Silvio Berlusconi, a infilarsi da solo, anzi, accompagnato dai suoi numerosi cattivi consiglieri, in una situazione che rischia soltanto di far male al paese».

E per quale motivo lo avrebbe fatto? Ecco la spiegazione: «Perché, in sostanza, non ha saputo gestire il suo partito, non ha saputo onorare il patto con gli italiani, non è stato capace di governare con la sua maggioranza».
Per Farefuturo, «la prova regina» è il «documento con cui si è decisa l’espulsione di Fini dal Pdl». Un documento, si legge nell’editoriale, «dai toni stalinisti» con cui «il premier ha firmato nero su bianco la sua dichiarazione di colpevolezza, e su cui si è infranta la speranza di costruire un grande partito liberale di massa, una nuova casa dei moderati, uno spazio che desse voce anche in Italia alla “destra nuova”».

Per il resto, si legge, “è contorno”. Quello prima e quella dopo l’espulsione di Fini. Quello prima: “il vuoto monolitismo e il centralismo carismatico di un partito che non prevedeva discussione interna, la barzelletta del ‘compagno Fini’, la brutta ‘legge bavaglio’. Poi c’è quelo dopo:  «E sono le campagne diffamatorie a base di scoop rabberciati e testimonianze-patacca che inondano la stampa di famiglia del premier, accompagnate dalla raccolta-firme per far dimettere la terza carica dello Stato; ma anche le non tanto velate minacce al capo dello Stato, i richiami alla piazza e la china populista».

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17 agosto 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=102479

Newsweek: Qualità della vita, l’Italia era un Belpaese

Agli ultimi posti nella classifica di Newsweek

Qualità della vita, l’Italia era un Belpaese

Solo 23 esima. L’Italia occupa il fondo delle classifiche in molti campi un tempo d’eccellenza, come la qualità della vita e persino la buona cucina. Dietro di noi spesso solo i Paesi in via di sviluppo. Con l’eccezione della sanità, dove il Belpaese sale sul terzo gradino del podio

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Nella classifica stilata da Newsweek dei migliori Paesi del mondo, l’Italia si piazza al solo al ventitreesimo posto. Dalla graduatoria, guidata dalla Finlandia e che vede all’ultimo posto il Burkina Faso, emerge che nel nostro Paese non ci sono le migliori condizioni per vivere su molti aspetti importanti.

Prima di noi quasi tutti i Paesi europei, oltre a Canada, Usa, Australia, Nuova Zelanda, Singapore e Corea del Sud. Cinque i parametri considerati dal settimanale statunitense: istruzione, salute, qualità della vita, dinamismo economico e contesto politico.
Il peggior risultato dell’Italia riguarda proprio la “variabile” economica: siamo 44esimi, prima di noi l’Azerbaigian, il Kazakistan, Corea del Sud e Malesia.

Il Paese più dinamico dal punto di vista economico è Singapore, ultimo, invece, il Venezuela. Non solo economia, per quanto riguarda l’istruzione l’Italia è in 34esima posizione, prima di noi Cuba e Kazakistan. Finlandia e Burkina Faso sono rispettivamente la nazione con la migliore e peggiore educazione al mondo.

Siamo, invece, 22esimi nella sottoclassifica dedicata all’ambiente politico; prima di noi, per esempio, la Spagna, la Repubblica Ceca e la Corea del Sud. Delude anche la qualità della vita, da tempo “orgoglio” del Belpaese: siamo 20esimi e subito dopo di noi ci sono la Spagna e la Grecia.
Secondo la classifica di Newsweek, stilata in collaborazione al premio Nobel Joseph E. Stiglitz, la Norvegia è il posto dove vivere meglio al mondo.
Il peggiore rimane sempre il Burkina Faso. Amara consolazione il terzo gradino del podio raggiunto dall’Italia in ambito sanitario, davanti a noi solo Svizzera e Giappone e condividiamo “il bronzo” con Spagna, Svezia e Australia. Newsweek ha anche stilato la “top ten” dei leader mondiali fra gli altri: il primo ministro indiano Manmohan Singh per il suo stile sobrio, il “newcomer” David Cameron, il presidente delle Maldive, guru degli ambientalisti Mohamed Nasheed, re Abdullah di Giordania, il brasiliano Lula e il cinese Wen Jiabao.
C’è anche Nicolas Sarkozy, definito amato all’estero e odiato in patria. Fra i dieci non c’è nessun italiano. Non solo statistiche e leader mondiali, Newsweek ha anche scelto i migliori Paesi in base ai piaceri, definiti i “veri vincitori”.

L’India è il miglior posto al mondo dove giocare con un aquilone, la Repubblica Ceca vince per il sesso e l’Olanda è la miglior nazione se si è gay. Se si ha un cane scegliere, invece, il Belgio, se si ama la musica il Mali, se si vuole un bambino la Francia o la Svizzera se è appassionati di rap.
L’Italia in questa classifica perde un altro primato: la Spagna, secondo il settimanale, è il migliore posto al mondo per la buonacucina.

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17 agosto 2010

fonte:  http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=144168

Cossiga e le parole che non ti ho detto / Cossiga lascia quattro lettere per Napolitano, Berlusconi, Schifani e Fini

Cossiga e le parole che non ti ho detto

Cosa contengono le lettere lasciate da Francesco Cossiga prima della morte? Forse non lo sapremo mai. Ma sicuramente sono tante le cose di cui avrebbe potuto parlare

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di Simone Olivelli

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Tre lettere come ultimo atto politico. Questa la decisione dell’ex senatore a vita, nonché presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, morto oggi al policlino Gemelli di Roma.

I destinatari sono le più alte cariche dello Stato: il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il premier, Silvio Berlusconi, il presidente del Senato, Renato Schifani, e quello della Camera, Gianfranco Fini.

Tre lettere, a meno che non ve ne sia una quarta che non ci è dato sapere, per quattro destinatari. Un gesto di riguardo verso quelle figure che anche il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano, vorrebbe riverire con il suo tanto famigerato, quanto osteggiato,  lodo.

Questioni di gusto, anche se, nel caso del ministro agrigentino, il noto detto “è il pensiero quello che conta” potrebbe non bastare. Ma questa è un’altra storia, forse.

La figura politica di Francesco Cossiga è stata sempre sui generis: asse portante di larga parte della Prima Repubblica, è stato il più giovane sottosegretario alla difesa durante il terzo governo Moro (febbraio 1966, ndr), con la nomina ricevuta a soli quarantotto anni (febbraio 1976, ndr) ad oggi è il ministro degli Interni più giovane che il nostro Paese abbia mai avuto ed, infine, è stato anche il più giovane inquilino del Quirinale (giugno 1985, ndr), divenendo Presidente della Repubblica quando ancora doveva compiere cinquantasette anni.

In un paese per vecchi come il nostro, un record niente male.

Ma il suo nome non passerà alla storia soltanto per la sua precocità politica. L’erede dell’antico casato sardo Còssiga – e con tale pronuncia sdrucciola ci si dovrebbe riferire all’uomo Cossiga – ha sempre mantenuto un profilo alto sulla scena politica italiana: qualsiasi fosse il suo ruolo nel corso degli anni lui non ha mai rinunciato all’utilizzo di toni coloriti per dire la propria. Un caso più unico che raro nella scena politica rigidamente ingessata dell’epoca pretangentopoli.

Conosciuto anche come il picconatore – celebre, a tal proposito, la sua imitazione da parte della compagnia de Il Bagaglino con tanto di piccone in spalla – per la sua irriverenza verbale, l’astro di Cossiga ha attraversato anche i cieli più bui dell’Italia: quelli dell’associazione segreta paramilitare Gladio, quelli della contestazione studentesca negli anni di piombo con Cossiga che non si tirò indietro scegliendo di reprimere con la forza le proteste, fino ad arrivare al caso Moro quando nei panni di ministro dell’Interno nominò due “comitati di crisi” nell’intento di risolvere quello che Sciascia definì l’affaire Moro, ma che sono oggi ricordati perlopiù per la presenza al proprio interno di numerosi personaggi che, qualche anno dopo, sarebbero comparsi anche nell’elenco degli affiliati alla P2 di Licio Gelli (lo stesso Gelli prese parte ai comitati di crisi sotto lo pseudonimo di Ingegner Luciani, ndr).

Di cose da dire, Francesco Cossiga ne avrebbe ancora avute tante. E non poche sarebbero state quelle di interesse pubblico.

Invece lui se n’è andato, magari ora starà cercando di rispondere alle domande incalzanti di Aldo Moro, e a noi non resta che sperare che il picconatore si sia ricordato di spifferare qualcos’altro nelle sue ultime lettere.

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17 agosto 2010

fonte:  http://www.newnotizie.it/2010/08/17/cossiga-e-le-parole-che-non-ti-ho-detto/

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Cossiga lascia quattro lettere per Napolitano, Berlusconi, Schifani e Fini

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Ha detto addio a modo suo. Con un testamento in cui indica le ultime volontà e con quattro missive indirizzate ai vertici delle istituzioni: al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, al premier Silvio Berlusconi e ai presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani. Il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, se n’è andato così lasciando dietro di sè quattro messaggi indirizzati ai maggiori rappresentanti dello Stato.

La lettera a Napolitano. Nella missiva inviata al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e datata settembre 2007, il presidente emerito Cossiga sottolinea che «fu un grande onore servire immeritatamente e con tutta modestia, ma con animo religioso, con sincera passione civile e con dedizione assoluta, lo Stato italiano e la nostra patria, nell’ufficio di presidente della Repubblica. A lei, quale capo dello Stato e rappresentante dell’Unità nazionale, rivolgo il mio saluto deferente e formulo gli auguri più fervidi di una lunga missione al servizio dell’amato popolo italiano». Con viva, cordiale e deferente amicizia. Francesco Cossiga».

Le altre missive. Sulle lettere consegnate a Fini e Berlusconi non si ancora nulla. Anche il portavoce del premier, Paolo Bonaiuti, non ha voluto sbilanciarsi sui contenuti delle missive. «Non azzardo ipotesi», ha detto il sottosegretario. Che ha poi espresso il rammarico di Berlusconi. «È rimasto malissimo – ha proseguito Bonaiuti – anche perché io ero stato domenica al Gemelli e avevo parlato con il figlio Peppino e i medici. Mi avevano detto che speravano di potergli staccare le macchine… Invece non ce l’ha fatta».

I funerali. In una lettera consegnata al segretario del Senato, Cossiga ha dettato poi precise indicazioni sulle sue esequie. A quanto si apprende, il presidente emerito avrebbe espresso la volontà di non avere funerali di Stato, ma solo un picchetto d’onore dei bersaglieri della brigata Sassari. Cossiga avrebbe poi chiesto di essere seppellito nella sua città natale accando al padre e alla sorella. I funerali si svolgeranno a Cheremule (Sassari), un piccolo paese del Meilogu. Lo si è appreso da amici di famiglia che hanno spiegato che il presidente era particolarmente affezionato a Cheremule perché vi erano nati i genitori. (Ce. Do.)

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17 agosto 2010

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-08-17/cossiga-lascia-quattro-lettere-172824.shtml?uuid=AYGwIZHC

Il diktat dei capigruppo del Pdl: “Voto, oppure sono manovre di Palazzo” / Famiglia Cristiana: «Disfattista è chi è allergico al rispetto di regole e istituzioni»

Il diktat dei capigruppo del Pdl
“Voto, oppure sono manovre di Palazzo”

Nota congiunta di Cicchitto e Gasparri dopo la comunicazione di ieri del Colle, che replicava al vicepresidente pidiellino Bianconi. Bossi prudente: il Capo dello Stato “sta bene dove sta”. I giornali cattolici, da Avvenire a Famiglia Cristiana, con il Quirinale. Il Pd: “Sono eversivi, continuano con le indebite pressioni. Scioglimento Camere spetta al Quirinale”. Feltri attacca ancora: “Il presidente della Repubblica farebbe meglio a non irritarsi”

Il diktat dei capigruppo del Pdl "Voto, oppure sono manovre di Palazzo" Fabrizio Cicchitto

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ROMA – Una nota congiunta per dire che “nessuno vuole forzare la mano al presidente”, ma che nei fatti pone un aut aut che suona di monito alle possibili future decisioni del Capo dello Stato. Così il capigruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, all’indomani della nota del Quirinale in risposta al deputato pidiellino Bianconi, che aveva accusato il presidente di “tradire la Costituzione”.

“Nessuno sta forzando e nemmeno pensa di forzare la mano – si legge nella nota – ma è indubbio che nel nostro sistema bipolare i cittadini trovino sulla scheda anche il nome del premier”. Dunque, per Cicchitto e Gasparri, “ipotizzare governi tecnici o di transizione senza consenso elettorale sarebbe vista come una manovra di palazzo lontana dal mandato del popolo”. E ancora: “Deve esserci da parte di tutti un tentativo positivo di riprendere con incisività l’azione di governo, ma qualora non vi fossero i numeri per consentire alla maggioranza di procedere sui 4,5 punti, allora la soluzione dovrà essere quella di ricorrere alle urne”.

Dal fronte del centrodestra Bossi sembra più prudente: Napolitato “è una persona che sta bene dove sta. Non bisogna  esacerbare lo scontro, dobbiamo fare le riforme e abbiamo bisogno di un presidente che non sia contro di noi”.

Dall’opposizione reagisce Filippo Penati, capo della segreteria. “Il Pdl continua a fornire una lettura surrettizia della Costituzione, esercitando così una indebita pressione sul capo dello Stato”. Penati ricorda che “non esiste alcuna legge  che avalli le forzature proposte, anche oggi, dagli esponenti del centrodestra. Non esiste l’elezione diretta del presidente del Consiglio, questi non ha il potere di scioglimento delle Camere e tantomeno può indire elezioni, inoltre l’indicazione del nome del premier sulla scheda è un dato politico e non giuridico. Cicchitto e Gasparri proseguono nel sostenere una presunta Costituzione materiale che non esiste”.

Poi arriva anche una nota congiunta dei capigruppo del Pd, Franceschini e Finocchiaro: ‘Il presidente del Consiglio e il Governo possono rassegnare le dimissioni o chiedere la fiducia al Parlamento. Ma tutto cio’ che avviene un minuto dopo le dimissioni o dopo la mancata fiducia da parte delle Camere e’, secondo la Costituzione del nostro paese, nelle mani del capo dello Stato. Qualunque decisione il capo dello Stato decidesse di adottare, noi la rispetteremo fino in fondo. Il potere di scioglimento delle Camere e’, secondo la Costituzione, nelle mani del presidente della Repubblica, al cui equilibrio e’ rimessa ogni decisione in merito alla possibilita’ di garantire continuita’ alla vita istituzionale del paese”.

Severo il giudizio sul Pdl anche dal presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione, secondo cui “è grave che si continui a parlare di una Costituzione che non esiste, e su questa base si cerchi di forzare la mano al Capo dello Stato. Alcune critiche politiche alle ipotesi di soluzione sono da noi condivise, altre no. Il pallino è in mano al governo e alla maggioranza che ha vinto le elezioni, se esiste ancora”.

I giornali cattolici
si schierano con il Colle. La reazione di Napolitano era “inevitabile e appropriata nella sua misurata fermezza”, scrive Avvenire, che chiede di “fermare le cannonate d’agosto”, perché “non esiste autentico rispetto della volontà dei cittadini-elettori senza profondo e consapevole rispetto per i ruoli e le funzioni di garanzia assegnati alle Istituzioni repubblicane”. Anche Famiglia Cristiana attacca parlando di “un Paese che si avvia a celebrare l’unità d’Italia ed è stufo di duelli, insulti e regolamenti di conti” e chiedendo una “politica responsabile, che miri al bene comune e che richiederebbe oggi da tutti un passo indietro, prima che il Paese vada a pezzi, e un’intesa di unità nazionale (e solidale) che restituisca ai cittadini il diritto di eleggersi i propri rappresentanti”.

Ma dai quotidiani di famiglia di Berlusconi continua l’attacco al Quirinale. “Con quale coraggio si potrebbe mandare all’opposizione chi ha vinto le elezioni e affidare l’esecutivo a chi le ha perse? Un’operazione del genere, architettata appigliandosi alle regole del sistema parlamentare, sarebbe forse formalmente corretta, ma nella sostanza rappresenterebbe uno sfregio alla sovranità popolare”, scrive oggi il direttore de Il Giornale Vittorio Feltri nel suo editoriale. Che aggiunge: “Il presidente della Repubblica farebbe meglio a non irritarsi se in questi giorni si discute molto su cosa accadrebbe qualora il governo non avesse più la maggioranza e cadesse”.

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17 agosto 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2010/08/17/news/il_caso_napolitano_accende_gli_animi_bossi_non_vogliamo_averlo_contro-6332762/?rss

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Un editoriale contro la “politica degli stracci”

Famiglia Cristiana: «Disfattista è chi è allergico al rispetto di regole e istituzioni»

«La clava mediatica (o il ‘metodo Boffo’) contro chi mette a nudo il re è un terribile boomerang»

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ROMA – «Disfattista non è chi avverte il pericolo e fa appello al senso etico, ma chi è allergico al rispetto di regole e istituzioni». È quanto scrive Famiglia Cristiana nel numero in uscita domani in un editoriale contro «La politica degli stracci» e l’uso dei dossier per «polverizzare gli avversari». «La clava mediatica (o il ‘metodo Boffò) contro chi mette a nudo il re – vi si legge – è un terribile boomerang, in un Paese che affoga in una melma di corruzione, scandali e affari illeciti».

Poche settimane fa il settimanale, già in passato molto critico con il governo Berlusconi, era tornato ad attaccare l’esecutivo parlando di “Ministri servitori” e di «una concezione padronale dello Stato ha ridotto ministri e politici a esecutori dei voleri del capo». Editoriale che aveva suscitato le piccate critiche del Pdl, come quella del ministro Rotondi che parlava di «pregiudizio e atto di arroganza».

Il settimanale dei Paolini, sollecita inoltre «un’intesa di unità nazionale (e solidale) che restituisca ai cittadini il diritto di eleggersi i propri rappresentanti. Dossier, minacce e ricatti velenosi volano come stracci, in un Italia ridotta alle pezze. Con politici lontani dai problemi delle famiglie, che stentano a vivere, ogni giorno alle prese con povertà e disoccupazione, soprattutto giovanile. Settembre riserverà un brusco risveglio. La ripresa è debole, soggetta alla pesante concorrenza dei nuovi mercati dell`Estremo Oriente. A scuola, anche quest`anno, la campanella suonerà a vuoto per decine di migliaia di docenti precari». «Il Paese che si avvia a celebrare l`unità d`Italia è stufo di duelli, insulti e regolamenti di conti. Una politica responsabile, che miri al bene comune, richiederebbe oggi, da tutti, un passo indietro, prima che il Paese vada a pezzi, e un`intesa di unità nazionale (e solidale) che restituisca ai cittadini il diritto di eleggersi i propri rappresentanti», prosegue il settimanale. «Anche la questione morale è ormai arma di contesa. Dalla politica ’ad personam’ siamo al ’contra personam’. Ma la giusta esigenza di chiarezza vale per tutti. Sia per chi ha la pagliuzza che per chi ha la trave nell`occhio», conclude Famiglia Cristiana.

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17 agosto 2010

fonte:  http://www.corriere.it/politica/10_agosto_17/famiglia-cristiana-critiche_88d7238e-a9e5-11df-8b1f-00144f02aabe.shtml

TENDENZE – iPorno è donna

iPorno è donna

Una volta le signore si vergognavano di girare con i libri a luci rosse. Adesso è esploso il fenomeno della letteratura erotica per il pubblico femminile. Da leggersi sugli e-book, così nessuno le scopre

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di Federica Bianchi

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Ha 40 anni, un marito, un figlio, una laurea, e un lavoro che adora. La sua è una personalità decisa ma sensibile. Costantemente in cerca di emozioni, in ufficio come tra le lenzuola, se le capitasse un’occasione per trasgredire la coglierebbe al volo. O forse no. Potrebbe danneggiarne la reputazione. Ma certo vorrebbe. E allora lascia che sia la fantasia a trascinarla tra le braccia di manager passionali e poliziotti dai modi intrigantemente brutali, tra le grinfie di vampiri seduttori e demoni del sesso impazziti per i suoi capelli nero corvino. Schiava per una volta. Senza controllo e priva di responsabilità. Almeno per 15 minuti. Il tempo di una breve storia erotica, rubata a figli e superiori, gelosamente custodita tra i circuiti del portatile, sulle schermate dell’iPhone o tra le righe di finto inchiostro del Kindle, il suo libro elettronico dalla copertina di finta pelle blu.

È lei, la donna americana di mezza età, la musa e la fruitrice della nuova letteratura in versione digitale: il luogo d’incontro tra passioni ataviche e tecnologie ultramoderne. “Quando dieci anni fa ho cominciato a scrivere racconti che entravano in camera da letto non ho trovato editori disposti a pubblicarli”, racconta Tina Engler Keen, la fondatrice di Ellora’s Cave, oggi uno dei maggiori editori digitali di letteratura erotico-romantica: “Dicevano che non avrebbero avuto mercato, che le donne volevano romanticismo ma non eros esplicito. Ho dovuto scegliere tra modificarli perché fossero pubblicati o fare da sola, creando un nuovo genere. Così ho utilizzato gli ultimi 200 dollari rimasti sulla mia carta di credito, e non mi sono più voltata indietro”.

Era il 2000. Nasceva Ellora’s Cave nella cittadina di Akron, Ohio: una società composta da una persona – una madre sola con due figlie – che pubblicava on line per limitare i costi di produzione e stoccaggio. Oggi ha una trentina di dipendenti e un fatturato stimato tra i 5 e i 10 milioni di dollari.

“I romanzi erotici per donne sono stati fino ad ora il motore trainante dell’editoria digitale”, spiega Malle Valik, direttore dei contenuti digitali della Harlequin, il colosso canadese dell’editoria erotico-romantica per carta stampata che da tre anni pubblica ogni suo volume anche nella versione digitale, e che lo scorso giugno ha lanciato Carina Press, una nuova catena che sforna prima la versione digitale dei libri e poi quella cartacea. “Le donne desideravano libri romantici con scene di sesso spinto, ma si vergognavano di chiederli in libreria”, aggiunge Michelle Buonfiglio, l’autrice di un blog rosa per il sito di Lifetime tv: “E i libri digitali sono la versione femminile della scopata clandestina. Nessuno si accorge se il contenuto dell’iPhone che sta leggendo in treno la signora in tailleur è un manuale di organizzazione aziendale o il racconto della passione tra la bella Jade e l’uomo che l’ha comprata all’asta con l’intenzione di goderne per tre notti. E non c’è niente di male se non si riescono a staccare gli occhi dall’iPhone durante una riunione: nessun collega capirà che non sono mail quelle che stiamo controllando ma le ultime righe di una di quelle scene di sesso a tre che ti lascia soddisfatta e distrutta solo a pensarci”.

La discrezione non è l’unico particolare che sta facendo innamorare sempre più donne (e non solo loro) dei supporti digitali di lettura. Il Kindle o l’iPad consentono di trasportare libri a dozzine, ovunque e senza fatica. E poi c’è la questione del prezzo. Perché negarsi un momento di gratificazione istantanea quando costa l’equivalente di una colazione al bar? Con sette dollari si acquista un romanzo. Con tre un racconto breve, una forma narrativa che regge perfettamente una storia il cui conflitto ruota intorno al sesso, e che ha la lunghezza ottimale per una lettura veloce su smartphone. “Con l’avvento dell’applicazione Kindle per iPhone le nostre vendite sono raddoppiate da un mese all’altro”, spiega Christina Brasher, ex dipendente di Ellora’s Cave e fondatrice nel 2005 della Samhain Publishing. “Ma occorrerà che il prezzo dei lettori digitali scenda al di sotto dei 100 dollari perché i libri digitali diventino un mercato di massa”, avverte Holly Schmidt, co-fondatrice nel 2008 della casa editoriale online Ravenous Romance. Le premesse non mancano. Secondo i dati dell’International Digital Publishing Forum, nel primo trimestre del 2010 le vendite di libri digitali sono balzate a 91 milioni di dollari rispetto ai 58 dell’ultimo trimestre del 2009: la categoria rosa ne è stata il motore trainante.

Gli editori si stanno facendo la guerra per conquistare il pubblico dei romanzi rosa-porno. “Abbiamo appena lanciato 120 applicazioni per iPhone questa settimana”, spiega Schmidt: “Si tratta di romanzi e antologie”. Altri, sempre più numerosi, tentano vecchie tecniche di marketing per conquistare nuove clienti: “Per alcuni autori di punta come Susan Mallery (entrata nella graduatoria dei migliori libri scelti dal “New York Times”) abbiamo organizzato la pubblicazione digitale gratuita di un racconto: fidelizza il pubblico e lo induce ad acquistare il romanzo successivo dello stesso autore”, spiega Valik.

Già perché, come per ogni genere, anche per l’erotismo in formato digitale stanno nascendo le nuove star, le Pauline Reage (“La storia di O.”) del XXI secolo, acclamate dai lettori e da una serie di blog appassionati del genere come “justeroticromancereviews.com”. Non solo Jaid Black, nome di penna con cui si firma Tina Engler, ma anche Megan Hart, Brit M., Sasha White, Lora Leigh e Kresley Cole. Autrici audaci per soddisfare un pubblico ardito. “I libri che vendono meglio sono quelli davvero spinti”, sorride Schmidt. “Dall’avvento della serie televisiva “Sex and the City” in poi i romanzi rosa sono diventati molto sexy”, aggiunge Liate Stehlik della Avon Red, la linea più calda della Avon Books: “A differenza di qualche anno fa, non occorrono più decine di pagine per sviluppare le emozioni delle eroine. Se incontrano un uomo che piace ci vanno a letto e punto”.

I romanzi erotici legittimano le fantasie sessuali delle donne, rassicurandole della normalità dei loro dettagli. “Sono specializzata nelle fantasie erotiche che hanno a che fare con il rapimento”, racconta Black: “Nei miei libri l’eroina è catturata dall’eroe. È fantasia, ma c’è una parte di me in ogni protagonista. Alcune hanno i miei punti deboli, altre quelli di forza, altre ancora soltanto i miei occhi o i miei capelli”.

A sostenere il mercato
erotico digitale contribuiscono anche i libri che raccontano di fantasie legate al paranormale: demoni, alieni, streghe e vampiri. “Nell’era dei social network c’è meno fantasiaperché è sempre più facile trovare ed essere trovate”, spiega Brenda Knight di Viva Editions: “Tuttavia è ancora impossibile attaccare bottone via Twitter con il proprio demone preferito”. L’importante è rilassarsi e soddisfare il desiderio di evasione mentale. “Scrivo storie che piacciono a me”, racconta candidamente Megan Hart: “Perché se non sono contenta io è probabile che anche le altre non lo saranno”.

Ma non sempre il lettore
è donna. Negli ultimi due anni è esplosa una nuova nicchia di mercato. “Vendono sempre di più i romanzi digitali che raccontano storie romantiche di sesso tra uomini”, dice Schmidt: “Non è una categoria che esiste nella carta stampata perché le librerie non sanno mai se collocare questi libri nella sezione per gay o in quella rosa”. Nel digitale invece le barriere crollano e i generi si mescolano, dando vita a nuove tipologie di romanzo. “Prima pensavo di scrivere per un pubblico di uomini gay, adesso mi sono reso conto che mi leggono anche molte donne”, racconta Ryan Field, uno dei più prolifici scrittori di romanzi erotici con protagonisti maschili degli Stati Uniti. Senza contare che sempre più donne hanno preso a leggere letteratura erotica digitale a letto con il proprio partner, invertendo a colpi di schermate e moderno romanticismo lo stereotipo dell’uomo che convince la compagna a guardare insieme un filmetto porno. E pensare che è bastato introdurre una manciata di gigabytes nelle fantasie segrete delle quarantenni d’oggi.

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16 agosto 2010

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/iporno-e-donna/2132476

Israele, ex soldatessa deride su Facebook prigionieri palestinesi. Proteste: è razzista

Israele, ex soldatessa deride su Facebook prigionieri palestinesi. Proteste: è razzista

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TEL AVIV (16 agosto) – Ha suscitato reazioni di disgusto, ma anche la sghignazzata online di qualche navigatore, l’idea di una soldatessa israeliana – appena congedata – di esibirsi su Facebook in foto che la ritraggono in uniforme mentre posa dinanzi a un gruppo di prigionieri palestinesi (alcuni dei quali anziani) ammanettati e bendati.

Un moto di scherno condannato con parole severe dallo Stato Maggiore
attraverso la dichiarazione ufficiale d’un portavoce militare. E che tuttavia, secondo alcuni attivisti dei diritti umani, interpreta sentimenti diffusi di disprezzo dei palestinesi nei ranghi delle Forze armate. L’episodio è denunciato stasera con evidenza da tutti i maggiori media elettronici d’Israele.

Le foto mostrano la ragazza – che si chiama Eden ed è originaria di Ashdod, a sud di Tel Aviv – in posa con un mezzo sorriso. O mentre sbeffeggia gli ignari detenuti. O fa le smorfie a pochi centimetri da loro. «Qui sei supersexy», commenta uno degli amici di Facebook, convinto di fare il simpatico. «Eh sì – risponde lei ilare -, che giorno è stato quello, hahaha…». Quando invece a scrivere – sdegnata – è la blogger pacifista Lisa Goldman, la replica diventa astiosa: «Con quelli di sinistra non parlo».

Secondo il portavoce militare, «si tratta di un comportamento vergognoso per un soldato», ma anche di una iniziativa isolata e comunque non punibile, visto che Eden ha lasciato la divisa. Secondo l’attivista Yishai Menuhin, direttore del Centro israeliano contro la tortura, «quelle orribili foto» sono invece il frutto di «una mentalità popolare, che riflette le consuetudini di molti soldati schierati ai posti di controllo e il trattamento inflitto di norma ai detenuti palestinesi». «La stessa Eden impazzirebbe di rabbia se qualcuno postasse sul web senza permesso sue fotografie, scattate in circostanze umilianti», ha osservato Menuhin. «Ma nelle nostre Forze armate – ha accusato – la “cultura” prevalente considera i palestinesi come oggetti, non come esseri umani con i loro diritti».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=114997&sez=HOME_NELMONDO

Economia mondiale, storico sorpasso di Pechino su Tokyo

E gli analisti si attendono il sorpasso definitivo entro la fine dell’anno

Economia mondiale, storico sorpasso di Pechino su Tokyo

Nel secondo trimestre 2010 il Pil della Cina è salito a 1.336,9 miliardi contro gli 1.288,3 del Giappone

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MILANO – Lo storico sorpasso c’è stato. Nel trimestre aprile-giugno del 2010 la Cina ha superato il Giappone, diventando la seconda economia al mondo, alle spalle degli Stati Uniti. Tokyo mantiene (almeno per il momento) e rivendica la posizione di numero due nel conteggio dei primi sei mesi dell’anno, ma la totalità degli analisti dà per pressoché certo l’allungo definitivo di Pechino sul Sol Levante nell’ultimo trimestre dell’anno, salendo alla seconda posizione assoluta.

IL RALLENTAMENTO Nel secondo trimestre, la Cina, considerando i valori ufficiali, ha registrato un Pil di 1.339 miliardi di dollari, contro i 1.288 miliardi del Giappone, ma in base ai dati diffusi da Tokyo, il Pil nipponico semestrale si è attestato a 2.578 miliardi di dollari, contro i 2.532 miliardi di Pechino. L’economia del Sol Levante però sta in ogni caso moderando il passo, ha reso noto l’Ufficio di gabinetto vista la crescita annualizzata di appena lo 0,4% e dell’0,1% su base trimestrale: «Si può dire sia già entrata nella fase di stabilizzazione», ha detto in conferenza stampa Keisuke Tsumura, segretario parlamentare dell’Ufficio. Una ragione per cui il sorpasso della Cina sul Giappone è più che probabile in calcolo dell’intero 2010. Tuttavia, pur riconoscendo l’allungo di Pechino nel secondo trimestre, Tsumura ha osservato che è fuorviante il semplice paragone sui tre mesi visto che la Cina non rilascia i dati destagionalizzati. «Sarebbe giusto e corretto – ha rilevato – fare il confronto sull’intero anno».

I COMMENTIIl sorpasso della Cina assume «un importante significato», ha commentato Nicholas Lardy, economista al Peterson Institute for International Economics. «Si tratta di una conferma di quanto avvenuto per buona parte del decennio: la Cina sta eclissando il Giappone economicamente. Per chiunque (in Estremo Oriente) è la Cina il principale partner commerciale piuttosto che gli Stati Uniti o il Giappone».

«PIETRA MILIARE»Il fatto che il sorpasso di Pechino su Tokyo sia avvenuto nel secondo trimestre indica, per gli analisti, che ci sono buone chance per la Cina di battere il Sol Levante anche su base annuale. «Si tratterebbe di un risultato storico, una pietra miliare: è impressionante il fatto che la Cina sia riuscita a mantenere elevati tassi di crescita anche quando molti paesi si trovavano ad affrontare tempi duri», osserva Bruce Kasman, capo economista di JPMorgan Chase. Una volta che i dati definitivi per il 2010 saranno diffusi, «molti economisti si attendono che la Cina sorpassi il Giappone come seconda economia al mondo. Il gap fra i 5.000 miliardi di dollari dell’economia cinese e i quasi 15.000 miliardi di dollari di quella americana resta ampio, e anche mantenendo gli attuali tassi di crescita – spiega il Wall Street Journal – ci vorranno almeno dieci anni o più per Pechino per raggiungere gli Stati Uniti». Circa 10 anni fa la Cina era la settima economia al mondo: poi ha superato la Germania e nel 2007 Pechino ha conquistato il terzo posto. Per il 2010 gli analisti si attendono per la Germania il quarto posto, il quinto per la Francia, il sesto per il Regno Unito. Al settimo posto l’Italia seguita all’ottavo dal Brasile.

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Redazione online
16 agosto 2010(ultima modifica: 17 agosto 2010)

fonte:  http://www.corriere.it/economia/10_agosto_16/cina-giappone-sorpasso_5b8461f0-a8fd-11df-b3a8-00144f02aabe.shtml

Verdini, ipotesi riciclaggio. La Procura allarga l’inchiesta

Verdini, ipotesi riciclaggio
La Procura allarga l’inchiesta

Svolta dei pm dopo le accuse di Bankitalia. Il coordinatore è già indagato per corruzione e violazione della legge Anselmi. Ha gestito il Credito cooperativo fiorentino con totale accentramento di poteri e con estesi profili di potenziale conflitto di interessi

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di MARIA ELENA VINCENZI

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Verdini, ipotesi riciclaggio La Procura allarga l'inchiesta Denis Verdini

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ROMA – Riciclaggio. È questa l’ipotesi che la procura di Roma deve ora valutare alla luce della delibera della Banca d’Italia sul Credito Cooperativo Fiorentino. Un nuovo reato che rischia di essere contestato al presidente della banca, Denis Verdini. Un’imputazione che era già nell’aria da un po’ di tempo. Da quando cioè il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli, titolari dell’inchiesta sulla P3, si erano imbattuti nella vicenda sugli appalti per l’eolico in Sardegna, uno dei capitoli del fascicolo. Già durante le indagini, quella del riciclaggio era una pista che gli inquirenti avevano vagliato, ma il coordinatore del Pdl non è ancora iscritto nel registro degli indagati con questa accusa. Non fino ad ora. Ma ormai, alla luce della delibera di Bankitalia, i magistrati capitolini hanno intenzione di vederci chiaro sui soldi che sono transitati per l’istituto. E potrebbero decidere per una nuova incriminazione.

La questione, ormai più volte citata, è quella del “ricordati del mio giornale”, frase che il coordinatore del Pdl ha detto al faccendiere sardo Flavio Carboni, all’indomani della nomina di Ignazio Farris alla direzione dell’Arpas, l’ente sardo che si occupa della protezione dell’ambiente. E dei versamenti di denaro che, poco dopo, sarebbero stati fatti da Carboni al Giornale della Toscana tramite prestanome. Soldi che, in un secondo momento, sarebbero spariti dalle casse del quotidiano di Verdini per finire chissà dove. I carabinieri del nucleo investigativo di Roma e il nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza sono al lavoro per capire che fine hanno fatto quei soldi, ma la magistratura capitolina già si muove. Anche perché il quadro che palazzo Koch fa dell’istituto di credito fiorentino non lascia spazio a dubbi. E quindi Verdini, fino ad ora indagato per corruzione e per violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, rischia di trovarsi iscritto anche per riciclaggio.

Ma non è detto che non ci siano altre accuse. Reati che, però, Capaldo e Sabelli devono studiare approfonditamente: si tratterebbe infatti di fattispecie regolate dal diritto societario e dal diritto civile e non di reati penali. Le ipotesi, tutte da verificare nel dettaglio, potrebbero essere le false comunicazioni sociali e il conflitto di interesse. Questo, almeno secondo una prima lettura, ma sono tanti i punti da studiare nella relazione che il governatore della Banca d’Italia ha inviato al ministro Tremonti sul Credito Cooperativo Fiorentino, istituto da cui Verdini ha rassegnato le dimissioni a fine luglio, proprio alla luce della vicenda giudiziaria che lo investe, peraltro in più sedi. Tanto che la prima operazione che i pm della Capitale dovranno fare sarà quella di decidere quali capitoli del documento di palazzo Koch riguardano la loro inchiesta e quali, invece, sono da inviare ad altre procure, prima fra tutte quella di Firenze. Ma, una volta distribuiti gli incarichi per competenza, a carico del coordinatore nazionale del Pdl le accuse potrebbero essere anche altre. E forse non solo a Roma.

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17 agosto 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2010/08/17/news/verdini_inchiesta_17_agosto-6328710/?rss