Archivio | agosto 20, 2010

Berlusconi: «Non si può giustificare un governo degli sconfitti alle elezioni» / Il Pd lancia campagna porta a porta: “Sarà una mobilitazione storica”

«Chiederemo la fiducia, senza si va al voto anche a dicembre»

Berlusconi: «Non si può giustificare un governo degli sconfitti alle elezioni»

Piano «senza trattative» in 5 punti: federalismo, Sud, riforma fiscale e della giustizia, sicurezza

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MILANO – «Rispetto della volontà del popolo, non si può giustificare in alcun modo un governo degli sconfitti nelle elezioni». E poi attacco a una «minoranza di magistrati, ispirati da teoremi politici, che dal 1994 vuole sovvertire i governi legittimamente scelti dal popolo». Al termine del vertice dl Pdl, durato quasi sei ore a palazzo Grazioli, Silvio Berlusconi ha illustrato sia i punti (erano quattro annunciati, sono diventati cinque) sui quali chiederà il rinnovo della fiducia alla sua maggioranza, «finiani» compresi. E ha confermato le tesi che sottendono all’azione del suo governo a proposito della giustizia e della costituzione «materiale» che non deve permettere alcun tipo di ribaltone in Parlamento. In sintesi: o i punti programmatici avranno una congrua maggioranza, oppure sarà necessario andare alle urne.

CINQUE PUNTI – Ecco i cinque punti chiave del programma di rilancio dell’azione di governo «da realizzare nei restanti tre anni della legislatura», sul quale «verrà chiesta la fiducia in Parlamento», elencati in un lungo documento di dieci pagine lette dal premier:
– federalismo
– riforma fiscale con riduzione della pressione fiscale complessiva e revisione delle imposte che «progressivamente diminuiranno»
– piano per il Sud: rilancio dei lavori pubblici con il ponte sullo Stretto e il completamento della Salerno-Reggio Calabria; banca del Sud per il finanziamento delle piccole realtà imprenditoriali
– giustizia: riforma complessiva della giustizia civile e penale con il “giusto processo”, processi più veloci e separazione delle carriere dei magistrati; tutela giudiziaria per le alte cariche dello Stato; riforma costituzionale del Consiglio superiore della magistratura; approvazione «al più presto» del ddl intercettazioni, anche se, ha detto Berlusconi, «con questa legge il problema delle intercettazioni non si risolve affatto»
– sicurezza: lotta «senza tregua» alla criminalità organizzata, proseguimento del dispiegamento dei militari nelle grandi città; respingimento degli immigrati illegali.

VOTO – Se su questo programma, «sul quale non accetteremo trattative come avvenuto in passato», il governo non otterrà la fiducia, Berlusconi ha detto di «essere pronto alle elezioni, anche a dicembre». Il presidente del Consiglio ha detto di attendersi «una maggioranza non risicata» sul documento e comunque di non temere le urne: «Se ci fossero le elezioni, l’alleanza Pdl-Lega otterrebbe un grande risultato con percentuali oltre il 50%». Se non c’è la maggioranza si può votare entro dicembre? gli è stato chiesto. «Assolutamente sì – ha risposto Berlusconi – . Ogni tempo in più sarebbe tempo perso, negativo per il Paese».

FINIANI – A una domanda sui finiani di Futuro e liberta, Berlusconi ha risposto: «Sono rimasti nel Pdl. Non crediamo di dover svolgere una campagna acquisti nei confronti di chi rimane nel nostro partito. Né io né i miei collaboratori abbiamo fatto una sola telefonata all’indirizzo di questi parlamentari. Inoltre da parte nostra non c’è mai stata volontà di incentivare la campagna contro Gianfranco Fini».

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Redazione online
20 agosto 2010

fonte:  http://www.corriere.it/politica/10_agosto_20/vertice-pdl-berlusconi_8f433e92-ac7e-11df-9663-00144f02aabe.shtml

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Il Pd lancia campagna porta a porta
“Sarà una mobilitazione storica”

La manifestazione sarà presentata dal segretario Bersani alla festa nazionale di Torino. “Coinvolti tre milioni di elettori”

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Il Pd lancia campagna porta a porta "Sarà una mobilitazione storica" Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani

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ROMA – Al porta a porta si risponde col porta a porta. Ma stavolta il salotto televisivo di Bruno Vespa c’entra poco. Dieci giorni fa era stato Silvio Berlusconi a chiamare i suoi alla mobilitazione permanente 1 per contrastare   “personalismi e disfattismi”. Oggi è la volta del Partito Democratico. Si annuncia, insomma, un settembre caldo per i militanti dei due maggiori partiti italiani. ”Tra settembre e ottobre”, si legge in un comunicato del Pd, “il Partito democratico organizzerà la più grande mobilitazione porta a porta che un partito abbia mai promosso”.

Siamo alle prove generali
di campagna elettorale. “Obiettivo”, si legge nella nota del Pd, “è raggiungere il più alto numero di italiani, casa per casa, e informarli dei danni che il governo Berlusconi ha prodotto in questi anni, e lanciare la proposta di governo del Partito democratico”. Nella mobilitazione, spiegano i democratici, saranno coinvolti gli oltre tre milioni di elettori delle primarie, tutti gli iscritti e le migliaia di amministratori locali del Pd.

Sarà il segretario Bersani a lanciare la manifestazione alla Festa nazionale del Pd, che si aprirà il 28 agosto a Torino. E’ da lui che sono arrivate le parole più dure dopo il vertice del Pdl 2: “E’ il fallimento di due anni di governo. Adesso la parola è al Parlamento”.

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20 agosto 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2010/08/20/news/bersani-mobilitazione-6397601/?rss

Lecco, il sindaco della Lega Nord cerca di sfrattare le suore dall’asilo

Lecco, il sindaco della Lega Nord
cerca di sfrattare le suore dall’asilo

Tensione a Cesana Brianza per il tentativo di sgombero della scuola materna aperta 130 anni fa
Anche il capogruppo del Carroccio al Pirellone prende le distanze dal primo cittadino Castelnuovo

Lecco, il sindaco della Lega Nord cerca di sfrattare le suore dall'asilo

Il capogruppo leghista al Pirellone, Stefano Galli

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Momenti di tensione a Cesana Brianza, piccolo centro della provincia di Lecco più volte balzato agli onori della cronaca negli ultimi tempi per il braccio di ferro tra il Comune e i responsabili dell’asilo paritario d’ispirazione cattolica, che da 130 anni garantisce il servizio di scuola materna in paese. In quello che doveva essere il giorno dello sgombero dei locali comunali che ospitano l’asilo, dopo le ripetute intimazioni del sindaco Pier Giuseppe Castelnuovo (che è anche consigliere provinciale), da alcuni mesi passato dal Pdl alla Lega Nord.

I soci dell’asilo Redaelli si sono opposti allo sgombero, mettendo nuovi lucchetti alle porte, intimando al Comune di desistere e manifestando con la presenza di un folto gruppo di genitori e nonni dei 56 bambini iscritti. Alla fine il vigile incaricato di ritirare le chiavi e il fabbro consultato per aprirgli la strada sono tornati sui loro passi, alla presenza dei carabinieri che hanno osservato la situazione. La prossima puntata della disfida si giocherà al Tar dopo che un referendum locale proposto dalla maggioranza era finito nel nulla per mancato raggiungimento del quorum dei votanti.

“Roba da Peppone e Don Camillo, solo che il sindaco stavolta non è del Pci ma della Lega Nord”, ha commentato il consigliere regionale pd Carlo Spreafico, mentre Stefano Galli, il capogruppo del Carroccio in Regione, è stato ancora più diretto: “Quello – ha detto parlando di Castelnuovo – è un cretino”.

fonte: http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/08/19/news/lecco_il_sindaco_della_lega_nord_cerca_di_sfrattare_le_suore_dall_asilo-6380107/

Cortei: CGIL, no ad una tassa sulla democrazia

Cortei: CGIL, no ad una tassa sulla democrazia

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Una proposta irricevibile per la Confederazione quella avanzata dal Sindaco di Roma che prevede il pagamento di un ‘contributo’ sulle manifestazioni. Sbagliato far pagare lavoratori, pensionati, disoccupati, cassaintegrati, precari rispetto ad un diritto tutelato dalla Costituzione

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Proporre una tassa sui cortei è una scelta irricevibile. E’ questo il commento del Segretario Confederale della CGIL, Enrico Panini, alla notizia che il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, stia progettando “una sorta di tassa sulle grandi manifestazioni”. Il contributo economico in questione, secondo il primo cittadino della Capitale, dovrebbe servire a coprire alcune spese oggi a carico del Comune, ma che invece nella realtà, spiega Panini, “rappresenta una vera e propria tassa sulla democrazia, altro che ‘contributo sui servizi’ come la chiama il Sindaco di Roma”. Una tassa, prosegue il dirigente sindacale “sbagliata ed immotivata, considerato che si chiederebbe di pagarla a lavoratori, pensionati, disoccupati, cassaintegrati, precari rispetto ad un diritto, quello di poter manifestare le proprie convinzioni, che è tutelato dalla Costituzione”.

Il Segretario Confederale della CGIL ha ricordato, inoltre, che la questione dei cortei e delle manifestazioni a Roma è già stata regolata di recente dalle diverse organizzazioni politiche, sindacali e associative con il Sindaco Alemanno attraverso un accordo siglato dalle parti sociali. “Un accordo – sottolinea Panini – sottoscritto per tenere insieme diritto a manifestare e diritti dei cittadini residenti a Roma”. Un protocollo, quello sui cortei nella Capitale, che “ha dimostrato di funzionare nonostante i tentativi del Sindaco di modificarne unilateralmente alcuni contenuti successivamente alla firma”. “Non si capisce – ha concluso Panini – perché puntualmente si riapra la questione, salvo che non si voglia arrivare ad affermare che progressivamente la capitale del Paese deve chiudersi alla democrazia”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il Segretario Generale della CGIL di Roma e Lazio, Claudio Di Berardino, che, nel bocciare l’ipotesi di tassa, ha voluto invitare il Sindaco di Roma a riconsiderare la sua proposta. “Se il tema – spiega Di Berardino – sono i trasferimenti finanziari dal Governo a Roma, allora affrontiamolo senza fare cassa con i cittadini e i manifestanti”. “Altrimenti – conclude il Segretario CGIL di Roma e Lazio – ci sarebbe un danno palese alla democrazia e alla partecipazione”.

fonte: http://www.cgil.it/DettaglioDocumento.aspx?ID=14422

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Settlers Attack as a Palestinian Villagers try to Secure Water in the South Hebron Hills

Settlers Attack as a Palestinian Villagers try to Secure Water in the South Hebron Hills

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Israel and the West Bank are experiencing record temperature this week. The heat always brings the issue of water access to the forefront of Palestinian minds in the South West Bank. The issue of water in Area C of the South Hebron Hills in the West Bank is a major one. Because the area is under full Israeli military and civil control, the Israeli government at the request of the Israeli army often denies water infrastructure for Palestinians villages. The idea is slowly starve the villages in order to pressure the residents into moving to major city centers such as Yatta and Hebron. Dramatic images of a Palestinian child holding on to his father as he is arrested by Israeli soldiers for ‘stealing water’ surfaced some weeks ago made international news.

Ta’ayush activists were on the ground in the South Hebron Hills last Saturday helping Palestinians create a water station for the village of Bir al Eid. What was captured on tape (below) are settlers verbally and physically attacking the activists and the Israeli soldiers that almost always accompany Ta’ayush activists in order to harass them. After the settlers rampage of destruction, the army turned to the Ta’ayush members with a closed military zone order. The struggle for water continues in the South Hebron Hills as settler violence shows no sign of slowing.

fonte: http://josephdana.com/2010/08/settlers-attack-as-a-palestinian-villagers-try-to-secure-water-in-the-south-hebron-hills/

Procurava prostitute via internet Indagato assessore della Lega

Procurava prostitute via internet
Indagato assessore della Lega

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Alessandro Costa, responsabile della sicurezza nel Comune di Barbarano e vigile urbano, gestiva due siti on line con annunci di prestazioni sessuali. Ragazze dell’est e trans pagavano 150 euro al mese per inserire le loro offerte. Sospeso dal partito

Barbarano. Un amministratore locale della Lega Nord, Alessandro Costa, assessore alla sicurezza nel Comune di Barbarano Vicentino, è indagato dalla Procura di Padova per l’ipotesi di sfruttamento della prostituzione. I carabinieri della compagnia di Padova hanno perquisito la sua abitazione e gli uffici dell’assessorato nell’ambito di un’indagine su sfruttamento della prostituzione che vede al centro alcuni siti internet a luci rosse, attivi agli indirizzi «bestannunci», già oscurati dalla squadra mobile di Verona nel marzo dello scorso anno.

Costa, che lavora come vigile urbano in un altro comune vicentino, è sospettato dagli inquirenti di essere al vertice dell’organizzazione che faceva affari con gli annunci hot su questi siti per appuntamenti. Secondo quanto emerso dalle indagini, coordinate dal pm Vartan Giacomelli, Costa, di fatto titolare degli indirizzi internet ’bestannunci.us’ e ’bestannunci.in’, che richiamano ad un altro collegamento analogo, si sarebbe avvalso di due complici vicentini con il compito di agenti procacciatori di clienti nell’ambiente della prostituzione – soprattutto lucciole dell’est europeo e trans sudamericani -. Clienti, circa un centinaio, che pagavano un canone mensile di circa 150 euro per pubblicare le loro offerte di appuntamento sui siti.

Alessandro Costa era finito nei guai alcuni mesi fa per aver smarrito la pistola d’ordinanza, e per questo era stato cautelativamente sospeso dal suo incarico di agente della polizia municipale. Nelle prossime ore, secondo quanto si è appreso, dovrebbe essere formalizzata anche la revoca nei suoi confronti di tutte le deleghe da assessore alla sicurezza nel Comune di Barbarano.

Nel pomeriggio è arrivata la sospensione dalla Lega decisa dal segretario provinciale Paolo Franco «in attesa che l’attività degli investigatori e della magistratura concluda le opportune indagini e appuri se sussistano o meno sue responsabilità».

fonte: http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/175810_procurava_prostitute_via_internetindagato_assessore_della_lega/

Tangenti, truffe, poco lavoro. La formazione è una fabbrica di precari

Tangenti, truffe, poco lavoro.
La formazione è una fabbrica di precari

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Ci sono 2,3 milioni di persone in cerca di un posto, un mercato enorme per i professionisti dei corsi. Gli unici a godere dei fondi stanziati sono gli organizzatori e negli ultimi anni i casi di raggiro si sono quintuplicati. Centinaia di iniziative ma senza reali sbocchi

di DAVIDE CARLUCCI e ANTONIO FRASCHILLA

Tangenti, truffe, poco lavoro  La formazione è una fabbrica di precari

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Ogni uomo che perde il lavoro per loro è una straordinaria opportunità. Ogni donna che non riesce a trovarlo per loro è una risorsa. I precari sono il loro target, gli operai in esubero il loro pane quotidiano. Sono i professionisti della disoccupazione. Organizzano corsi di formazione, a volte finti, spesso inutili. E mai come ora fanno affari: con la crisi, secondo le ultime rilevazioni Istat, il numero degli italiani in cerca di lavoro è salito alla cifra record di 2,3 milioni, e altri 230mila posti si bruceranno, secondo Confindustria, entro il 2010: per loro è una manna dal cielo. Quanti sono gli enti che utilizzano i fondi per la ricollocazione dei lavoratori solo per giustificare la loro esistenza? Quali risultati hanno prodotto finora, quante persone hanno reinserito? Per rispondere a queste domande bisogna prima descrivere un sistema che attira ogni anno – oltre agli investimenti privati delle famiglie per corsi di avviamento al lavoro – finanziamenti pubblici per quasi 20 miliardi di euro.

LA TORTA

Alla cifra si arriva sommando la metà dei “32 miliardi di euro nel biennio” che secondo il ministro del Welfare Maurizio Sacconi sono a disposizione, tra fondi nazionali e comunitari, per gli ammortizzatori sociali e i 2,5 miliardi destinati alla formazione professionale. Di quest’ultima somma, una parte consistente viene destinata ai corsi per disoccupati, apprendisti, giovani alla prima esperienza o lavoratori a rischio di esclusione: a tutte queste attività, secondo l’ultimo rapporto Isfol, hanno partecipato 360mila persone. La Lombardia, tra le regioni più colpite dalla crisi, ha stanziato nel 2009 112 milioni di euro per le “doti formative”. Sicilia e Campania, afflitte da disoccupazione cronica, spendono 500 milioni di euro all’anno. Tutto questo fiume di denaro alimenta gli appetiti degli speculatori?

LE INCHIESTE

“Development enterprise tourism”, “cooperazione internazionale”, “business administration & finance”: leggendo l’elenco delle materie che s’insegnavano ai corsi formativi organizzati a Padova da alcune cooperative della Compagnia delle Opere sembrava di essere ad Harvard. Ma per la procura era una gigantesca montatura, così come erano gonfiate le ore di lezione e di lavoro svolte e il numero dei docenti impegnati: tutto per arrivare a rendicontare 561mila euro, la cifra intascata dal ministero, dall’Unione europea e dalla Regione Veneto. Pensava in grande anche Tonino Tidu, un tempo assessore Dc sardo e presidente dell’Enaip, tuttora nel consiglio nazionale delle Acli, imputato in un processo a Cagliari: avrebbe gestito, secondo l’accusa, 358mila euro di finanziamenti regionali per corsi per “operatore su pc”, “addetto alle piante aromatiche e officinali” e “orticoltore” senza produrre un posto.

Di inchieste così se ne trovano in tutti i palazzi di giustizia italiani. A novembre si apre a Roma il processo al deputato Pdl Giorgio Simeoni, accusato di aver ricevuto, da assessore regionale alla Scuola, nel 2005, una tangente da 100mila euro dai titolari di una società per chiudere un occhio sui corsi di formazione inesistenti, ma regolarmente finanziati con contributi comunitari, da loro organizzati. In Liguria ogni partito aveva il suo consorzio da spingere, come sta dimostrando un’inchiesta della procura di Genova che vede coinvolti, tra gli altri, l’assessore regionale alla Pesca Giancarlo Cassini e il consigliere Vito Vattuone, del Pd, e Nicola Abbundo, del Pdl, teorico, nei tempi in cui era assessore, del “modello ligure dell’eccellenza formativa”. E se in Campania gli stage dei mille partecipanti al progetto “Isola” avvenivano solo sulla carta, in Puglia, ai tempi del centrodestra, i fondi per l’inserimento dei disabili finivano in tasca ad assessori, funzionari regionali e imprenditori: così sono spariti cinque milioni di euro, assicurano i magistrati nel processo tuttora in corso. Dopo gli scandali, le giunte di Vendola hanno cercato di far pulizia tra i cosiddetti enti storici della formazione. Tra ottobre e dicembre del 2009 sono stati sospesi gli accreditamenti per quattro agenzie. Come il Cefop, il centro europeo per la formazione ed orientamento professionale, che era stato ammesso a finanziamenti per 4,2 milioni di euro per corsi come “operatore audiovisivo” e “animatore di villaggi turistici”. “Ora – spiega l’assessore regionale Alba Sasso – rivedremo tutti i criteri per l’accreditamento e cercheremo di recuperare i debiti, per decine di milioni di euro, che gli enti hanno accumulato verso la Regione”. Molto rigoroso nel valutare i risultati della formazione professionale attraverso monitoraggi periodici è il Friuli-Venezia Giulia. La percentuale di inserimento dei cassintegrati e dei disoccupati friulani è molto alta. Ma è così in tutt’Italia?

IL CASO SICILIA

La risposta della procura della Corte dei conti siciliana è no: per ogni corso di formazione solo un disoccupato e mezzo trova effettivamente lavoro. I costi della collettività per ogni occupato, secondo i calcoli dei magistrati contabili, ammontano a 72mila euro. Soldi che in Sicilia vanno a 400 enti privati i quali danno lavoro a 7300 persone, ai quali andrebbero aggiunti i 1800 impiegati agli sportelli multifunzionali affidati ai privati dalla Regione, che nel frattempo spende altri 60 milioni di euro per finanziare i centri per l’impiego pubblici. L’isola è tra la regioni con il più alto tasso di disoccupazione, il doppio rispetto alla media italiana. E così l’Europa attraverso il Fondo sociale dal 2003 al 2010 ha fatto piovere in Sicilia 1,5 miliardi di euro per finanziare i corsi. Il risultato? Un boom di enti che fanno capo a politici targati Mpa, Pdl, Pd e Udc, sindacati (Cisl e Uil ricevono la gran parte dei finanziamenti) e associazioni cattoliche (dai salesiani alle Acli). Tutti enti accreditati dalla Regione per far diventare i disoccupati siciliani marinai, artigiani, parrucchieri, esperti informatici, colf o badanti.

La maggior parte dei formatori sono stati assunti tra il 2006 e il 2008, a ridosso delle grandi tornate elettorali che hanno portato sul trono della Regione prima Salvatore Cuffaro e poi Raffaele Lombardo. Un ginepraio che garantisce un sussidio che va dai 400 ai 1.000 euro al mese per oltre quarantamila corsisti che ogni anno si siedono sui banchi d’oro pagati dalla Regione. Gli assessori che hanno guidato la Formazione, da Francesco Scoma a Santi Formica entrambi del Pdl, sono diventati i re dei consensi. Nella formazione la politica la fa da padrone: i nomi di Francantonio Genovese e Gaspare Vitrano del Pd, oppure quelli di Lino Leanza, numero due dell’Mpa di Lombardo, o Nino Dina dell’Udc sono a dir poco conosciuti in decine di enti di formazione. Ma anche i sindacati la fanno da padrone, in questo settore, dove si trovano a difendere i lavoratori ma anche i padroni, che sono loro stessi. Lo Ial della Cisl e l’Enfa della Uil ricevono ogni anno oltre 30 milioni di euro. Poi ci sono le associazioni cattoliche: i salesiani gestiscono ad esempio il Cnos Fap, mentre tra gli enti finanziati c’è l’Efal, che fa capo al Movimento cristiano lavoratori finito nell’occhio del ciclone per l’arresto di uno dei suoi dirigenti, l’architetto Giuseppe Liga, accusato dai pm di Palermo di essere l’erede dei boss Lo Piccolo.

I magistrati hanno scoperto che nel 2010 l’Efal, l’ente di formazione del movimento, ha ricevuto dalla Regione un sostegno di sei milioni e 336 mila euro. Fino a pochi giorni fa l’architetto era un insospettabile, ma è stata un’anticipazione dell’inchiesta finita sui giornali che aveva indotto l’Mcl a sospendere il professionista. Anche la Corte dei conti e la Guardia di finanza da tempo indagano sul business della formazione siciliana. I magistrati contabili hanno contestato a diversi enti corsi fantasma e somme non rendicontate. E ci sino stati i primi arresti, come quello di un insospettabile professore di Palermo, condannato in primo grado a 8 anni per aver intascato, attraverso conti all’estero, 9 milioni di euro dai 20 milioni ricevuti per corsi di formazione con i fondi europei.

IL NORD “EFFICIENTE”

La montagna ha partorito un topolino anche nell’efficiente Lombardia, dove 64mila persone hanno beneficiato, nel 2010, della “dote lavoro”, per un totale di 45,8 milioni di euro impegnati. La metà dei fondi tuttavia, sono stati gestiti da dieci operatori. Chi sono? I soliti noti, enti di area Cl – o più in generale cattolica – come l’Enaip, lo Ial-Cisl, Obiettivo Lavoro. La maggior parte dei servizi svolti riguarda il colloquio di accoglienza di primo livello, il bilancio di competenze, il coaching e i corsi di formazione: le cifre dei destinatari, per queste voci, oscillano tra i 34mila e i 62mila. Ma se poi si passa dall’orientamento all’accompagnamento concreto al lavoro i numeri si abbassano penosamente: solo 168 allievi hanno avuto un supporto per l’autoimprenditorialità, in 94 sono stati accompagnati agli stage, 22 al tirocinio e appena 5 al “training on the job”. Ma lo storico paradosso dei formatori – che non riescono a lenire la disoccupazione altrui, ma intanto trovano un posto a sé stessi – non regge più come una volta. Gigi Rossi, della Cgil, segnala il fenomeno del “precariato nei sistemi regionali della formazione professionale. E soprattutto al Nord, con la crisi – aggiunge – è diffuso l’uso, da parte degli enti, di invitare caldamente i collaboratori a trasformarsi in finti imprenditori con partita Iva”.

MONTAGNE DI CARTA

Gli enti di formazione servono davvero a qualcosa o hanno finito per creare una “sovrastruttura” – come scrive l’Isfol nel suo ultimo rapporto – sganciata dalle esigenze reali del mercato del lavoro? Armando Rinaldi, dell’Atdal over 40, un’associazione che cerca di tutelare i diritti di chi perde il lavoro in età matura, assicura che “se ci fossero dati disponibili si scoprirebbe che la media dei disoccupati ha un bagaglio di ore di formazione triplo rispetto a quello di un lavoratore. Invece di un’occupazione ha trovato sulla sua strada decine di proposte formative”. La Regione Lombardia ha commissionato un’indagine a un istituto di ricerca. Trenta disoccupati ultraquarantenni hanno tenuto un diario nel quale raccontavano le loro esperienze. È emerso che nelle rare occasioni in cui riuscivano a trovare lavoro i corsi di formazione non c’entravano nulla: era tutto merito delle loro conoscenze personali. Lo studio non è stato mai pubblicato.

Secondo Rinaldi per ogni corso organizzato in Lombardia 3000 euro vanno (nell’arco di sei-nove mesi) al candidato, mentre gli altri 7000 vanno agli organizzatori. “Si comincino a ribaltare le modalità di distribuzione dei fondi, erogando ai destinatari il 60-70 per cento dei finanziamenti sotto forma di reddito di sostegno”. Si potrebbe trovare un utilizzo diverso dei capitali in modo da sostenere direttamente il reddito delle persone in difficoltà?

Per ottenere i contributi oggi basta – oltre a una buona capacità di lobby – compilare un formulario in cui, tra l’altro, si dimostra il fabbisogno nel territorio di competenza della figura professionale che s’intende formare. “Per esempio – scrive l’Atdal – se si propone di formare addetti al check-in aeroportuale si ricercano i dati sul traffico aereo della regione e si dice che data la crescita del traffico aereo occorre formare nuovi operatori”. Angela, diplomata, ha 47 anni e da dodici frequenta corsi di formazione professionale in Lombardia. Non è mai riuscita a ottenere altro che qualche lavoretto di poche settimane all’anno in fabbrica. “Nell’ultimo corso che ho seguito, per lavorare in un asilo privato, il colloquio orientativo si è svolto tre giorni prima della fine dei corsi. Un’altra volta mi hanno costretto a scrivere un sacco di bugie sulla relazione finale. Ad esempio che avevo trovato lavoro in una fabbrica. In realtà era la mia vecchia azienda che mi richiamava”. L’importante, insomma, è giustificare le spese. I risultati non contano.

fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2010/08/20/news/tangenti_truffe_poco_lavoro_la_formazione_una_fabbrica_di_precari-6385604/?ref=HREC1-2

Ma perché a tanti italiani piace ancora Berlusconi?

Ma perché a tanti italiani piace ancora Berlusconi?

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di Gino Spadon

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Non passa volta, quando incontro qualche amico straniero, che non mi si chieda perché un uomo come Berlusconi goda presso gli italiani di un consenso così vasto e così durevole. Non riescono a capire come cittadini, pensosi dell’avvenire democratico del proprio paese, non si sentano rivoltare lo stomaco davanti alle macroscopiche manchevolezze di un tale personaggio che non manca occasione per rivelarsi, sia in patria che in terra straniera, come:

a) un omerico gaffeur (basti ricordare, sommariamente antologizzando, la gag su Rasmussen, Veronica e Cacciari, la figuraccia con la Merkel al vertice Nato, la battuta su Obama salutato come “bello, giovane e abbronzato”, la sua proposta, di segnalare come “kapò” il deputato Martin Schulz, la sua dichiarazione sui cinesi accusati (sic) di “bollire i bambini per concimare i campi”);

b) un buzzurro da strapaese pronto ad alzar corna nelle foto ufficiali (famosa quella di Caceres) o a sguainare il dito medio negli italici comizi;

c) un barzellettiere da osteria (celebri e sinistre le sue “lepidezze” sui lager, sui malati di Aids o sui “froci”);

d) uno sbruffone da commedia dell’arte, capace di mettere d’accordo, a suo dire, Obama e Medvedev, di appianare le divergenze fra Gheddafi e il mondo intero, di liberare dalle grinfie libiche il cittadino svizzero che nessuno era riuscito a restituire alla sua famiglia, di offrire una moglie italiana a Sarkozy, seduttore evidentemente poco dotato;

e) un bauscia sfacciato al punto da distribuire orologi d’oro ai leader presenti in Canada proprio nel bel mezzo di un discorso di Chirac;

f) uno sciupafemmine da giornaletto porno, ghiotto di natiche (quante volte ha chiesto di “palpare” questa o quella), pronto a vantarsi di aver sedotto un esercito di donne dall’attempata presidentessa finlandese Tarja Halonen alle giovani menadi di lui assetate e, nello stesso tempo, così pirla da farsi incastrare da una escort.

A questi amici stranieri, che hanno la delicatezza di non accennare alla pochezza intellettuale di questo “sorbonnard” da corsi estivi, io cerco di dare una risposta che sento sommaria e imprecisa ma che è l’unica che sono in grado di dare.

A mio modesto avviso le ragioni del successo di questo mediocre personaggio stanno essenzialmente nella sua capacità di interpretare o, per dir meglio, di incarnare quel fascismo di fondo di cui gli italiani, in maggiore o minor misura, sono impregnati da sempre. Sono testimonianze di questo suo fascismo, un comportamento volto a incanaglire un popolo che ama, ahimè, essere incanaglito.

Berlusconi è, insomma, il piazzista giovialone che per farsi amare dalla sua clientela (e cioè dagli italiani) non trova nulla di meglio che omologare ogni valore verso il basso. Eccolo quindi darsi da fare per contrabbandare la volgarità per spontaneità, l’incultura per amore della semplicità, la vanagloria per amor proprio, l’autoritarismo per autorevolezza, l’arroganza per senso dell’onore, la svenevolezza per sensibilità, la prepotenza per vigoria, la grossolanità per arguzia, la protervia per prestigio, la sciatteria per semplicità dei modi, l’intrallazzo e l’inganno per lucida italica malizia, la capacità imbonitoria per superba arte del persuadere, le barzellette da carrettiere per fine umorismo, le avventure di un don Giovanni da strapazzo per imprese epiche, la maleducazione del cialtrone per emancipazione da conformismi obsoleti.

A ciò si aggiunga il suo comportamento da insopportabile “fasso tuto mi”. Se il Ganascia, buon’anima, amava caracollare su cavalli bianchi, gettarsi dentro cerchi di fuoco, trebbiare a petto nudo sulle aie d’Italia, passare in rassegna mucche e carri armati, volteggiare su attrezzi ginnici, guidare macchine ed aerei, sderenare battaglioni di pulzelle, Berlusconi, per parte suo, è il presidente-operaio-oratore-canterino-allenatore-autobiografo-sciupafemmine “che tutti ci invidiano” (ipse dixit). È lo statista di genio che da lezioni ai grandi della terra, è il manager infallibile che sa come risolvere i problemi di Fiat o Alitalia, è l’acuto scoliaste dell’opera di Erasmo, è il divino taumaturgo che guarisce fanciulli comatosi.
Soperchierie, s’intende, indicibili panzane, capriole da guitto, sparate da capitan Fracassa, ma tutto questo piace (almeno fino ad oggi) a una gran parte degli italiani. I quali sono affascinati oltre che dai comportamenti, dalla strepitosa ricchezza di questo personaggio che nulla distingue da loro per filosofia di vita e per livello culturale. Se ha avuto successo un uomo come lui, sembrano dirsi, perché non avremmo dovuto (perchè non dovremmo) averlo noi? Ecco l’assimilazione cretina in cui molti, magari non del tutto consciamente, si compiacciono. Ed è inutile cercare di convincerli che non basta per diventare miliardari, come ci ha assicurato Berlusconi nella sua famigerata autobiografia, avere, un padre bancario che spegneva le lampadine prima di lasciare l’ufficio e una madre economa che conosceva tutti i mercati ortofrutticoli del circondario. L’idolatra non ha occhi che per il suo idolo.

Ma è possibile, mi chiedono gli amici stranieri, dopo aver preso atto di un quadro così fosco e sconfortante, che non ci sia nella cerchia di Berlusconi qualche persona di buon senso che gli suggerisca comportamenti più consoni alla figura di un uomo di Stato? La risposta è “no”, non esistono. I suoi “fans” si dividono in due gruppi di diversa consistenza: ci sono gli adoranti in buona fede, i meno colpevoli, quelli che un giorno dovranno pure prendere coscienza dell’inganno; ci sono poi gli adoranti in malafede, gli irrecuperabili, quelli che esalteranno tutto del padrone “etiam peccata” perché alla greppia di questo ricco padrone hanno trovato di che mangiare, di che dormire… ed altro ancora.

fonte: http://domani.arcoiris.tv/ma-perche-a-tanti-italiani-piace-ancora-berlusconi

Nulla da eccepire sui motivi addotti… qualcosa da dire sul titolo invece ce l’ho. Già: ma chi lo dice che a tanti italiani Berlusconi piace ancora? Lui? Non mi pare molto attendibile… anche perché smaccatamente di parte. E allora chi? I media suoi? I sondaggi fatti per conto suo? Oppure chi? Avete fatto un giro in un qualsiasi luogo di ritrovo, ultimamente, dal mercato al bar a dove siete? Be’, ditemi: quante persone ci sono che ammettono, anzi SI BEANO, di averlo votato? Che poi, anche qui: il consenso oceanico, a ben guardare, consiste nel 22% di votanti alle ultime elezioni. Già non è una maggioranza come numero di per sé… se poi ci si aggiunge il fatto che gli adulti italiani sono un numero maggiore, dato che una certa (non piccola, peraltro) quota non è andata a votare… allora: smettiamola noi per primi di avallare certe teorie che si inventa lui a suo uso e consumo. Sono un’ennesima smargiassata, e quest’autunno ve ne accorgerete, anche voi che ancora credete di star bene… elena