Archivio | agosto 25, 2010

Tremonti: “La ripresa sarà incerta”. E sul palco del Meeting di Rimini cita Berlinguer

25/8/2010 (19:55) – IL MINISTRO DEL TESORO SUL PALCO DEL MEETING DI RIMINI CITA BERLINGUER

Tremonti: “La ripresa sarà incerta”

“Lo sviluppo non si fa con deficit e decreti, serve un piano comune”

Il ministro Giulio Tremonti durante il suo intervento al meeting di Cl
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RIMINI
Serve un «nuovo modello» per la politica.
Che sia «dal basso verso l’alto. Verso l’alto della persona e della famiglia». Così, dice il ministro dell’ Economia, Giulio Tremonti, bisogna anche «ricominciare a ragionare sulla riforma fiscale, eliminare i vecchi regimi, semplificare le aliquote e dare spazio solo a tre agevolazioni: famiglia, lavoro e ricerca». Anche così, nel suo intervento al Meeting di Rimini, Tremonti rilancia temi cari al popolo di Cl, come i valori «della solidarietà e della carità cristiana». Tremonti arriva in serata dal Lago Maggiore, dal vertice Berlusconi-Bossi sul futuro del Governo. «Siamo orgogliosi e convinti della politica che con il governo abbiamo fatto», dice il ministro. Che accenna ai temi della sicurezza («facciamo le nostre scuse alla malavita», dice), scuola, Università e ricerca, riforma della P.a. «E il contrasto alle emergenze e, tra queste, l’emergenza della crisi economica». Risultati, ribadisce, di cui «abbiamo ragione di essere orgogliosi».
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Descrive un Governo che ora vuole andare avanti. È il momento «di riaprire il cantiere delle riforme e delle cose da fare». Di andare avanti, ma mantenendo ferma la barra del rigore. «La tenuta dei conti pubblici è il presupposto per una politica che guardi avanti». Un punto fermo (ribadito anche con una riferimento agli «scritti del 1977 di Enrico Berlinguer sull’austerity») che il ministro spiega di aver indicato ancora oggi anche al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Perchè «Lo sviluppo non si può fare con il deficit, e non si può fare per decreto, dobbiamo immaginare una politica che ci dia una prospettiva vincente».
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Nessun riferimento esplicito al caso Fiat. La platea lo coglie in un ragionamento generale, che calza a pennello con il nodo degli operai licenziati a Melfi e sulle condizioni che il Lingotto ritiene necessarie per investire ancora sul futuro degli stabilimenti italiani: se si vogliono «diritti perfetti nella fabbrica ideale», si rischia «di avere diritti perfetti ma di perdere la fabbrica che va da un’altra parte». Oggi «una certa qualità di diritti e regole non possiamo più permetterceli», in uno scenario globale «non possiamo pensare che sia il mondo ad adeguarsi all’Europa, è l’Europa che deve adeguarsi al mondo».
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Ancora su Fiat, e alla richiesta lanciata dal leader della Cisl Raffaele Bonanni per la partecipazione dei lavoratori sul modello tedesco, il ministro sembra far riferimento quando indica la sua ricetta: non serve una «partecipazione dei lavoratori alla gestione», ma «una remunerazione calcolata sugli utili delle imprese». Tema che è più generale, una sperimentazione può «partire dalle Poste». Intanto lo scenario dell’economia internazionale non è ancora rassicurante. La ripresa si presenta «con ampi margini di incertezza, discontinuità, disomogeneita» Ci sono ancora «incognite per i grandi e per i piccoli». Un accenno, tra l’altro, anche al Sud: «Questione grave». In prima fila lo ascolta anche la leader degli industriali Emma Marcegaglia.
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Melfi, i vescovi attaccano la Fiat: «Nega i diritti delle persone» – Intanto la Gelmini…

Melfi, i vescovi attaccano la Fiat: «Nega i diritti delle persone»

I reintegrati ai cancelli. La Confindustria: Marchionne in linea con la legge. A fine settembre nuova cassa integrazione

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I tre operai licenziati a Melfi (Tony Vece - Ansa) ROMA (25 agosto) – «Non entreremo neanche oggi in fabbrica ma saremo qui ogni giorno, al turno delle ore 14: ci aspettiamo novità positive per domani». Lo hanno detto Giovanni Barozzino e Antonio Lamorte, due dei tre operai licenziati dalla Fiat e reintegrato dal giudice del lavoro in vista del cambio turno allo stabilimento di Melfi (il terzo operaio licenziato e reintegrato è Marco Pignatelli, è l’unico dei tre ad essere solo tesserato Fiom, senza incarichi sindacali).

Ieri il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva definito un «grave episodio»quello dei tre operai dello stabilimento Fiat di Melfi e auspicato che «possa essere superato, nell’attesa di una conclusiva definizione del conflitto in sede giudiziaria, in modo da creare le condizioni per un confronto pacato e serio su questioni di grande rilievo come quelle del futuro della maggior azienda manufatturiera italiana».

I vescovi: la Fiat nega i diritti delle persone. «La Fiat sta compiendo un errore etico e nega i diritti della persona», ha detto oggi all’agenzia Adnkronos mons. Giancarlo Maria Bregantini, Arcivescovo di
Campobasso-Boiano e presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace. «Non si vede perché – ha detto l’arcivescovo – la Fiat non debba osservare la decisone del tribunale. E in effetti non la osserva se riduce tutto a una questione di carattere eocnomico-finanziario, negando allo stesso tempo i diritti della persona».

Il comportamento della Fiat «è in linea con la legge e la prassi seguita», ha commentato il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. «Tutti devono rispettare le decisioni del giudice, ma Fiat sta facendo una cosa non in disaccordo con i giudici: li paga e consente loro di fare anche attività sindacale».

I legali della Fiom-Cgil hanno intanto depositato al Tribunale di Melfi l’istanza per chiedere che il giudice «definisca le modalità di attuazione del decreto di reintegro emanato dal Giudice del lavoro del 9 agosto scorso» per i tre lavoratori. Lo ha reso noto l’avvocato della Fiom-Cgil Lina Grosso, specificando che «adesso attendiamo una risposta dalla magistratura».

L’intervento di Napolitano è «una grave ingerenza nel merito dell’operato dei magistrati che debbono giudicare il merito della questione», ha commentato invece il segretario generale della Fismic, Roberto Di Maulo.

«Quella di Marchionne è una scelta coraggiosa». Intervistata dal Corriere della Sera il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini difende le scelte dell’azienda e si schiera con l’amministratore deelgato della Fiat, Sergio Marchionne, dopo che invece ieri il titolare dei Trasporti, Altero Matteoli, aveva affermato che le sentenze si rispettano. «Le sentenze vanno sempre rispettate – ha invece sottolineato Gelmini – ma vanno rispettate anche le aziende».

«È davvero grave che un ministro della Repubblica, come Mariastella Gelmini, esalti una condotta, come quella della Fiat nei confronti dei tre operai di Melfi, che il presidente della Repubblica ha definito grave ed di cui ha auspicato il suo superamento», ha replicato Silvana Mura deputata di Idv, dicendosi convinta che il ministro «guardi di più al modello Cina che all’Europa».

Nuova cassa integrazione. I lavoratori dello stabilimento di Melfi – dove si produce la «Punto Evo» – saranno collocati in cassa integrazione dal 22 settembre all’1 ottobre prossimo. La notizia, che si è appresa da fonti sindacali a Melfi, è stata confermata da quelle aziendali. La cassa integrazione è stata decisa a causa della «discesa della richiesta di mercato».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=116112&sez=HOME_ECONOMIA

MELFI GLI OPERAI LICENZIATI ALL’INGRESSO DELLA FIAT 23-8-10

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intanto la Gelmini…

Gelmini horror Melfi show: “Giusto che Fiat non rispetti la sentenza”

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Il ministro della pubblica istruzione dice al Corriere che l’azienda fa bene a fregarsene delle disposizioni del giudice del lavoro. Napolitano e Matteoli ieri avevano invece dato torto al Lingotto. Mentre Sacconi è ancora in vacanza.

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“Quella di Marchionne è una scelta coraggiosa. Si devono rispettare le sentenze ma anche le aziende”. Maria Stella Gelmini perde l’ennesima occasione per stare zitta e al Corriere della Sera dice, con qualche giro di parole piuttosto incomprensibile, che la Fiat fa bene a non rispettare la sentenza del giudice del lavoro di Melfi che ha reintegrato i tre operai che l’azienda aveva licenziato in tronco nel luglio scorso.

“LA FIAT HA AVUTO CORAGGIO” – “La Fiat ha rispettato – sostiene la Gelmini al Corriere – tanto è vero che paga lo stipendio ai tre operai, li fa rientrare nello stabilimento, consente loro l’attività sindacale”. Ma il giudice ha detto che devono tornare alle linee produttive, fa notare l’intervistatore. E lei: “Non vanno tutelati solo i tre operai ma tutti i lavoratori. Soprattutto quelli che sono stati costretti a fermarsi quando i tre hanno bloccato quel macchinario paralizzando l’intera linea”. E questa, come si sa, è una bugia: fra i motivi del decreto di reintegro, il magistrato indica innanzitutto una contraddizione presente nelle due versioni della Fiat, quella della prima contestazione dei capireparto ai tre operai e quella successivamente fornita in tribunale. Nel primo caso, l’azienda aveva sostenuto che i tre operai si erano messi “davanti al carrello in maniera da impedirne deliberatamente il transito”, e per questo erano stati invitati a spostarsi. Nella seconda versione, invece, l’azienda è stata più cauta, sostenendo che il robot si era fermato “per un contatto nella parte anteriore (bumpers)”, tanto che “per riavviarlo è stato necessario premer un pulsante di reset posizionato sullo stesso”. A questo si sono aggiunte le testimonianze di operai presenti, i quali hanno detto che la linea era già bloccata quando i tre operai ci sono andati.

OBIEZIONE DI COSCIENZA – “Se ha agito così Marchionne avrà avuto le sue ragioni”, continua poi la Gelmini riguardo il caso Melfi, anche se riesce nell’acrobazia verbale di complimentarsi comunque con Giorgio Napolitano per l’intervento in cui chiede alla Fiat di reintegrare i lavoratori ottemperando pienamente alla sentenza. Insomma, la Gelmini va contro il presidente della Repubblica, applaude a chi non rispetta i provvedimenti dei giudici e contraddice Altero Matteoli, che invece aveva chiesto al Lingotto di recedere pubblicamente. Purtroppo sui fatti ancora non è pervenuto invece il pensiero del ministro del Welfare Maurizio Sacconi che, come da sue competenze, si guarda bene dal mettere bocca perché quelli della Fiat, si sa, sono vendicativi. Ci sarebbe pure da chiedere che ne pensa il ministro delle Attività produttive, quello che doveva essere nominato entro una settimana appena un mese fa. Ma almeno quello per non parlare ha una buona giustificazione.

fonte:  http://www.giornalettismo.com/archives/77746/gelmini-horror-melfi-show-giusto/

POVERA ITALIA – I ventenni nel limbo dell’eterna adolescenza – «Vivo con 14 euro al giorno: sto dai miei e ceno alle sagre» / Rai, alla Clerici 1,8 milioni l’anno. Protestano i consiglieri della tv pubblica

La storia | I ventenni nel limbo dell’eterna adolescenza

«Vivo con 14 euro al giorno: sto dai miei e ceno alle sagre»

Denis, ragazzo boomerang: «Studio, lavoro (poco) e combatto»

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MILANO – Per limitare gli sms ha creato un gruppo su Facebook. In vacanza sceglie il campeggio, «e a cena si va per sagre». All’università prende appunti su fogli bianchi A4, i quaderni sono stati aboliti. A casa, dove vive con i suoi, conserva gli scontrini e verifica tutte le spese. Ha fatto di necessità virtù, Denis Trivellato, studente risparmiatore, lavoratore part-time, aspirante psicologo. A 28 anni ha sperimentato che «si possono diminuire i bisogni, si può controllare la vis consumistica». Con qualche sacrificio e molta soddisfazione. «Faccio attenzione a quello che spendo per non pesare sulla mia famiglia». E per favore, «non chiamatemi bamboccione».

Denis Trivellato, 28 anni (
Denis Trivellato, 28 anni

Ora la chiamano generazione boomerang, quella dei ventenni che rimandano ogni decisione, che tornano a casa dei genitori dopo la laurea. Ma c’è anche una minoranza «etica» nell’universo dei ragazzi sospesi tra infanzia e maturità. C’è un gruppo di giovani poco indulgenti con se stessi, che si sentono colpevoli del loro status, che entrano nella loro stanza in punta di piedi, cercando di essere inquilini invisibili di mamma e papà. E lo fanno risparmiando, tenacemente, su tutto. Con una premessa: non è tirchieria, ma senso del dovere, rispetto per i familiari. Questo ragazzo che vive alle porte di Milano è così: con un diploma all’istituto alberghiero poteva fare il barman «strapagato» e invece si è rimesso sui libri, scommettendo su se stesso. Imparando a contabilizzare la sua vita: «Riesco a starci dentro – retta universitaria compresa – con cinquemila euro all’anno». Sono 13,6 euro al giorno.

A casa per necessità. «Appena dopo la maturità – racconta Denis – ho scelto Filosofia. Ho studiato, mi sono laureato. Ma, convinto che la mia strada fosse un’altra, mi sono iscritto di nuovo. Questa volta a Psicologia. Sto pagando questa scelta, ma ne vado fiero». Pagando come? Ecco i conti in tasca a Denis. «I miei, che sono entrambi artigiani, mi danno il necessario per l’abbonamento del treno (da Cormano a Milano, circa 15 chilometri) e il pasto di mezzogiorno. La sera mangio con loro, a casa». Tutto il resto, retta universitaria compresa, è frutto di lavori part-time. «Volantinaggi, serate nei bar come cameriere, collaborazioni con l’università. Adesso, per esempio, sto dando una mano a sistemare l’archivio della Bicocca. Sono 9 euro all’ora».

Un’attenzione quasi maniacale a tutte le spese: «Se non faccio così, sforo il budget in un attimo». E tanti piccoli trucchi salva tasche. Primo: in università solo libri usati. E per prendere appunti «trenta matite al prezzo di un euro in offerta al supermercato e una risma di fogli A4». Per mangiare, mensa universitaria o spesa, ancora una volta, al supermercato: «Tre euro per due panini al prosciutto, al bar te lo sogni». E il caffè alla macchinetta, 20 centesimi invece che 80 al bar. Fin qui il «diurno». Ma anche per il tempo libero e le uscite serali c’è un lungo ricettario del risparmio. «In macchina solo in quattro o cinque, e nei locali “fighetti” dove un cocktail costa 8 euro non ci mettiamo piede». Meglio comprarsi qualche birra, tenerla in frigo per un giorno e godersela con gli amici all’aperto. Stessa formula per le vacanze: «Sono stato con la mia ragazza a Castiglione della Pescaia con una tenda del ’98. Ho messo via dieci euro al mese e comprato un materassino decente. La sera andavamo in giro per sagre: un primo, un secondo diviso in due. Spesa per 12 giorni: 450 euro».

Incuriosisce questo giovane risparmiatore che risponde con un sorriso a tutte le domande. I vestiti? «Solo in offerta. La maglietta che indosso ora, per esempio, è costata 4 euro e 90». Il cellulare? «Massimo 10 euro al mese di ricarica, per il resto uso Internet». Il computer? «È quello di sette anni fa, non sento la pressione tecnologica». Film e musica? «Si possono prendere in prestito in biblioteca». L’auto? «Di terza mano». Confessione: «Se devo comprare qualcosa penso: quante ore di lavoro vale?». Certo, non è tutto così semplice: «Vivere con i miei a volte mi pesa, ma non posso fare altrimenti». Ha trovato un suo equilibrio, Denis. Superando esami e contenendo le spese. «Quando sento parlare di bambinoni, però, divento una belva».

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Annachiara Sacchi
25 agosto 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_agosto_25/sacchi-vivere-con-14-euro_967b2850-b01b-11df-817a-00144f02aabe.shtml

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Rai, alla Clerici 1,8 milioni l’anno

https://i1.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20100825_c1_clerici.jpg
Protestano i consiglieri della tv pubblica

L’azienda: rispettato pienamente il mandato affidato a Masi

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ROMA (25 agosto) «La Clerici è stata irriconoscente nei confronti della Rai». La stoccata arriva dal consigliere d’amministrazione della Rai Antonio Verro (area Pdl) che esprime il suo disappunto in merito alla vicenda del rinnovo del contratto della conduttrice, che sarà firmato nei prossimi giorni e legherà per due anni in esclusiva la conduttrice alla Rai. Ma anche Nino Rizzo Nervo, consigliere di area Pd, non ha apprezzato molto i soldi dati alla Clerici.

L’accordo – raggiunto a ridosso di Ferragosto dopo una lunga trattativa – prevede un compenso di 1,8 milioni di euro l’anno per la conduttrice. La Clerici aveva chiesto alla Rai 2 milioni di euro l’anno per riprendere in mano La Prova del Cuoco e per condurre lo show Ti lascio una canzone, richiesta frenata dal consiglio d’amministrazione che aveva dato mandato al direttore generale mauro Masi di chiudere il contratto biennale con la conduttrice a 1,8 milioni l’anno.

L’intesa – si fa notare da ambienti della direzione generale – ha rispettato così pienamente il mandato affidato a Masi dal consiglio di amministrazione ed è stata raggiunta con soddisfazione di entrambe le parti.

«Non ho molto gradito il tira e molla che c’è stato. L’azienda è stata molto aperta e ha spalancato le porte a La prova del cuoco. Da parte sua – ha detto ancora Verro riferendosi alla Clerici – mi sarei aspettato maggiore riconoscenza e senso di responsabilità, tenendo conto della difficile situazione economica che sta attraversando il servizio pubblico».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=116106&sez=HOME_INITALIA

L’APPELLO – Sakineh, oltre 40.000 le firme. In Francia firma anche Chirac

L’APPELLO

Sakineh, oltre 40.000 le firme
In Francia firma anche Chirac

La Farnesina si sta impegnando per vie diplomatiche con il governo iraniano.  La fotografia della donna iraniana condannata alla lapidazione è esposta da oggi sulla facciata di Palazzo Vecchio

Sakineh, oltre 40.000 le firme  In Francia firma anche Chirac  Sakineh Mohammadi Ashtiani

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ROMA – Sono oltre 40.000 le firme raccolte nel giro di tre giorni dai lettori di Repubblica per chiedere al governo iraniano di non eseguire la condanna a morte per lapidazione nei confronti di Sakineh Mohammadi-Ashtiani. E si moltiplicano soprattutto in Italia e in Francia le iniziative a favore della donna di 43 anni, madre di due figli.

L’APPELLO SU REPUBBLICA.IT 1

“Il nostro appello a favore di Sakineh, che sta per essere diffuso in tutto il mondo – dice Daniel Salvatore Schiffer, il filosofo che ha promosso con altri studiosi francesi l’iniziativa alla quale ha aderito anche Repubblica – è stato pubblicato integralmente anche sul sito del Nouvel Observateur (dopo la pubblicazione su Le Monde, Le Soir, La Libre Belgique e Tageblatt)”. Tra i firmatari in Belgio si è aggiunta anche la signora Fadila Laanan, ministro belga francofono della Cultura, dell’Audiovisuale, della Salute e dell’Eguaglianza”.

Mentre ai firmatari dell’altro appello promosso in Francia, quello presentato dal filosofo Bernard-Henri Levy, si è aggiunto l’ex presidente francese Jacques Chirac. Si tratta del secondo ex capo di Stato francese che sottoscrive la petizione, dopo Valery Giscard d’Estaing. Il testo, dichiarano ancora i promotori, riceve tra le 1.800 e le 2.000 adesioni al giorno. Tra quelle illustri registrate oggi c’è l’attrice Isabelle Adjani. La ‘premiere dame’ Carla Bruni ha d’altro canto assicurato che il presidente Nicolas Sarkozy si adopererà in ogni modo per la causa della donna iraniana.

Ma anche in Italia le iniziative non mancano. Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha annunciato in un post sul suo profilo Facebook che da oggi, sulla terrazza di Palazzo Vecchio, sede del Municipio di Firenze, sarà esposta un’immagine di Sakineh. “Penso a una donna di 43 anni che il regime iraniano vorrebbe vedere morta a colpi di pietre, perché colpevole di rapporti con uomini diversi dal marito – scrive Renzi -. Da domani (oggi per i lettori, perché il testo è stato pubblicato ieri, ndr) l’immagine di Sakineh sarà sul terrazzo di Palazzo Vecchio a ricordare a tutto il mondo che Firenze starà sempre dalla parte della libertà. E che la città dell’Elettrice Palatina starà sempre dalla parte della libertà delle donne”.

Il governo in prima persona si sta impegnando per la liberazione della donna iraniana condannata a morte. La Farnesina, secondo quanto si apprende da fonti diplomatiche, sta facendo dei passi verso le autorità iraniane nell’auspicio che non venga resa esecutiva la sentenza di morte.

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25 agosto 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2010/08/25/news/sakineh-6501036/

Wikileaks, Italia e Abu Omar nei documenti Cia: “Usa percepiti come esportatori di terrorismo”

Wikileaks, Italia e Abu Omar nei documenti Cia
“Usa percepiti come esportatori di terrorismo”

Il file parla anche delle incriminazioni degli agenti Cia nel nostro Paese per il rapimento dell’egiziano come esempio dei rischi della politica di rendition della Cia

Wikileaks, Italia e Abu Omar nei documenti Cia "Usa percepiti come esportatori di terrorismo" Abu Omar

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NEW YORK – Wikileaks ha pubblicato un documento della Cia in cui si esamina cosa potrebbe succedere se gli Stati Uniti venissero percepiti a livello internazionale come “esportatori di terrorismo”. Il documento è datato 2 febbraio 2010 ed è opera di quella che il sito di Julian Assange definisce la ‘cellula rossa’ della Cia.

IL DOCUMENTO (PDF) 1

Il file segreto della Cia,
preannunciato da Wikileaks, parla anche dell’Italia e delle extraordinary renditions. Si tratta di un memorandum, datato 5 febraio 2010, in cui si avverte della difficoltà a far cooperare Paesi in cui vi è la percezione diffusa che gli Stati Uniti “esportino” il terrorismo. La Cia indica come esempio l’Italia con “i mandati di cattura spiccati nel 2005 contro gli agenti statunitensi coinvolti nel rapimento di un religioso egiziano (Abu Omar) e la sua consegna all’Egitto”. “Il moltiplicarsi di casi simili – si legge nel file – è destinato non solo a danneggiare le relazioni bilaterali degli Stati Uniti con altre nazioni, ma anche a colpire la lotta globale contro il terrorismo”.

“Contrariamente a quanto si crede l’esportazione di terrorismo o di terroristi da parte dell’America non è un fenomeno recente, né è stato associato solo con i radicali islamici o con individui di etnia mediorientale, africana o dell’Asia meridionale – si legge ancora nel brano citato sul sito-. Questa dinamica sfida la convinzione americana che la nostra società libera, democratica e multuculturale diminuisce il fascino del radicalismo e del terrorismo per i cittadini degli Stati Uniti”. Il rapporto esamina quindi una serie di casi di terrorismo esportato dagli Usa e conclude che la percezione dell’America come esportatrice di terrorismo, associata ai doppi standard applicati in fatto di diritto internazionale, possono indurre altre nazioni a mancanza di cooperazione nelle renditions e alla decisione di non condividere informazioni di intelligence anti-terrorismo con Washington.

Wikileaks, che il mese scorso aveva pubblicato documenti segreti militari americani sulla guerra in Afghanistan 2, aveva annunciato che avrebbe pubblicato il documento della Cia 3 attraverso un messaggio su Twitter. “Wikileaks pubblicherà domani un documento Cia”, aveva informato il sito di Assange nel micromessaggio diffuso poco prima della mezzanotte di ieri ora italiana.

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25 agosto 2010

fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2010/08/25/news/wikileaks_pubblica_doumento_cia_su_usa_come_esportatori_di_terrorismo-6511531/?rss

Tre uomini cadono in una cisterna a San Ferdinando di Puglia: 1 morto e 2 feriti

I Vigili del Fuoco: «Incidente causato dall’asfissia»

Tre uomini cadono in una cisterna a San Ferdinando di Puglia: 1 morto e 2 feriti

I due operai e il proprietario del fondo agricolo stavano svolgendo lavori di impermeabilizzazione

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(Cautillo)
(Cautillo)

MILANO – Tre uomini sono caduti in una cisterna profonda sette metri nelle campagne di San Ferdinando di Puglia, tra le province di Bari e Foggia: uno di loro, Antonio Della Pietra, di 51 anni, originario di Cerignola (Foggia) è morto, gli due sono feriti e sono stati portati in ospedale, ma non sono gravi. Si tratta del carabiniere e proprietario del fondo agricolo in cui si trova la cisterna, Tommaso D’Assisti, e di suo cognato Sabino Mastrototaro, operaio di 43 anni. I due operai e il proprietario del fondo agricolo stavano svolgendo lavori di impermeabilizzazione della cisterna.

LA DINAMICA – La dinamica dell’incidente ricorda quello avvenuto il 3 marzo 2008 a Molfetta in cui persero la vita 5 persone. Secondo una prima ricostruzione dei fatti uno degli operai sarebbe caduto sul fondo della cisterna e gli altri due presenti non sarebbero riusciti a tirarlo su a causa della melma. Successivamente anche loro sarebbero finiti nella cisterna, avendo forse perso conoscenza a causa delle esalazioni. I vigili del fuoco di Foggia ritengono «quasi certo» che le tre persone che si trovano all’interno siano state colpite da asfissia. «Abbiamo ricevuto l’allarme – viene spiegato dai vigili del fuoco – da alcune persone che si erano preoccupate per l’assenza dei tre e si erano recate in campagna per svolgere le prime ricerche».

AL PRONTO SOCCORSO – I due feriti sono al Pronto soccorso dell’ospedale di Cerignola, e secondo i medici del pronto soccorso i «loro parametri vitali sono buoni, sono in fase di compenso, vigili e coscienti». I due, il proprietario del fondo e il cognato, erano stati rianimati dai soccorritori, dopo aver perso conoscenza forse a causa delle esalazioni, mentre stavano impermeabilizzando con il catrame la cisterna interrata.

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Redazione online
25 agosto 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_agosto_25/tre-morti-cisterna-puglia_d446e2fa-b06b-11df-817a-00144f02aabe.shtml

Sean Connery: la leggenda di un uomo straordinario

Sean Connery: la leggenda di un uomo straordinario

Il celebre attore compie 80 anni. I nostri migliori auguri!

Sean Connery: la leggenda di un uomo straordinario Sean Connery: la leggenda di un uomo straordinario Sean Connery: la leggenda di un uomo straordinario Sean Connery: la leggenda di un uomo straordinario Sean Connery: la leggenda di un uomo straordinario

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Un uomo, un attore, un re
Verrà sempre ricordato per come indossava l’abito e impugnava la pistola di Bond, James Bond, un ruolo che – come lui stesso ha ammesso – si porterà nella tomba. D’altronde nessuno come Sean Connery ha saputo dare alla celeberrima spia britannica quello sguardo affascinante, il passo felpato e il sorriso beffardo che l’ha contraddistinta nei film in cui era l’attore scozzese ad avere la licenza d’uccidere. Quella di 007 è stata una performance che, tra le altre cose, è valsa al Nostro la quinta posizione nella top 100 dei migliori personaggi cinematografici di tutti i tempi. E dire che inizialmente Ian Fleming non aveva visto in lui il physique du rôle. Secondo l’autore della famosa serie spionistica l’attore era troppo poco raffinato per quel ruolo che, invece, sarebbe stato perfetto per Cary Grant. Chissà quale sarebbe stata la sorte di Connery (e di James Bond) se gli avessero preferito il collega. Agenti segreti a parte, Sean Connery ha saputo indossare con autorità e magnificenza gli abiti di quattro sovrani per altrettanti registi che lo hanno reso re, almeno per il grande schermo. Oggi, che è il suo ottantesimo compleanno, lo celebriamo ricordando le parole che utilizzò Harrison Ford nel discorso di consegna del premio alla carriera da parte dell’American Film Institute nel 2006. “John Wayne ci ha dato il vecchio West. James Stewart la nostra città. Tu ci hai dato il mondo”.

L’uomo che volle farsi re
Qualcosa, nella postura di Sean Connery, deve aver colpito l’immaginario di Paul Newman che lo raccomandò a John Huston per il ruolo di Daniel Dravot. Nel film tratto da un racconto di Rudyard Kipling l’attore scozzese non interpreta un vero e proprio re, ma un uomo con un sogno di diventare re che finisce per essere incoronato. Curioso come la storia inizi a prendere una brutta piega nel momento in cui Daniel Dravot è creduto il discendente di Alessandro Magno. Quasi trent’anni più tardi, infatti, Oliver Stone avrebbe offerto a Connery il ruolo di Filippo II di Macedonia, padre del celebre conquistatore macedone, in Alexander.

I banditi del tempo
La leggenda vuole che Terry Gilliam, nel descrivere Agamennone, annotasse sulla sceneggiatura “Il guerriero si toglie l’elmetto mostrando il viso di qualcuno tale quale a Sean Connery, o un attore dalla stessa statura, ma più abbordabile”. Il copione finisce nelle mani di Connery che s’interessa alla parte e, ovviamente, la ottiene. Non sarà il più celebre film dell’attore, ma la storia di come è entrato a far parte del cast del film di Gilliam vale la pena essere raccontata.

Robin Hood principe dei ladri
Non c’è che dire, se si ha la pazienza di aspettare fino alla fine del film, Sean Connery regala uno straordinario cameo. Quando appare a cavallo, negli abiti di Riccardo Cuor di Leone, illumina la scena con il suo sorriso ironico e al tempo stesso saggio. All’epoca fece la felicità di tutto il pubblico femminile. Per soli due giorni di riprese Sir Connery ottiene una ricompensa di 250.000 dollari che viene puntualmente devoluta in beneficienza.

Il primo cavaliere
Nello stesso anno in cui Mel Gibson gli propone il ruolo di Re Edoardo I in Braveheart – Cuore impavido, Sean Connery è costretto a rifiutare per altri impegni ma ha l’occasione di vestire i panni di un altro re, Artù di Camelot, nel fantasy romantico di Jerry Zucker (già regista di Ghost – Fantasma. Nel film il leggendario sovrano di Connery conquista la giovane Ginevra, sua promessa sposa, con la saggezza e l’intelligenza. Se lei lo avesse visto in smoking bere un perfetto Vodka Martini (agitato, non mescolato), non gli avrebbe mai preferito il Lancillotto di Richard Gere.

(Fonte MYmovies.it)

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25 agosto 2010

fonte:  http://cinema-tv.corriere.it/articoli/sean-connery-la-leggenda-di-un-uomo-straordinario/c_04_33_97.shtml

BRILLANTE IL RAGAZZO! – Governo, Maroni: piano per far fuori Berlusconi

Governo, Maroni: piano per far fuori Berlusconi

mercoledì 25 agosto 2010 12:07
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RIMINI (Reuters) – Il ministro dell’Interno Roberto Maroni crede che sia in atto una manovra per eliminare politicamente il premier Silvio Berlusconi e si augura che dal vertice di oggi tra Berlusconi e il leader della Lega Umberto Bossi emerga una strategia chiara.

“Credo che ci sia un’operazione per fare fuori Berlusconi e dobbiamo capirte come muoverci”, ha detto Maroni a margine del Meeting dell’Amicizia a Rimini.

E sul vertice di oggi a Villa Campari tra i due leader del centro destra, il ministro leghista dice: “Mi aspetto che si decida una strategia chiara sulle mosse da fare nei prossimi giorni della settimana, che saranno decisivi”, ha detto, ribadendo che senza una maggioranza bisogna tornare alle urne.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano

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Reuters IT

fonte:  http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE67O06Q20100825

Gli scrittori, i libri e il conflitto d’interesse

Gli scrittori, i libri e il conflitto d’interesse

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di EUGENIO SCALFARI

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A leggere dichiarazioni, articoli, interviste degli autori interessati e dello stesso Vito Mancuso che ha sollevato il caso su Repubblica, sembrerebbe che tocchi a me chiudere (o riaprire) il discorso sulla compatibilità di avere come editore dei propri libri il gruppo Mondadori oppure andarsene cercando altre case editoriali eticamente e politicamente più pulite.

Non mi aspettavo questo privilegio.
Forse dipende dalla cosiddetta età veneranda o dall’essere stato a suo tempo anch’io editore (ma di giornali e non di libri che è cosa diversa). Comunque mi si chiede un giudizio e forse una decisione. Da tre anni sono un autore dell’Einaudi, società che dal 1994 è controllata dalla Mondadori. Resto o me ne vado?

Da quanto ho capito, questa risposta sta particolarmente a cuore a Mancuso il quale è sull’orlo di una decisione ma, ch’io sappia, ancora non l’ha presa. E da me che cosa ti aspetti, caro Vito? Che io t’incoraggi a cercare nuovi lidi editoriali dove magari seguirti o ti convinca a restare dove sei e dove dici di trovarti bene, se non fosse per un rovello etico che ti rode dentro da quando hai letto sul nostro giornale, cui tu collabori, lo scandalo della legge “ad aziendam” imposta dal premier-editore per consentire alla sua Mondadori di saldare un debito fiscale presuntivamente accertato in 350 milioni di euro pagandone in tutto 8,6?

Tu sei un mio amico ed ho molta stima per la tua cultura religiosa. Diciamo “martiniana” e tu sai con quanto affetto e rispetto io guardi al cardinal Martini sebbene non condivida la fede che lo anima. Perciò rispondo alle tue sollecitazioni e per maggior chiarezza lo farò esaminando i vari aspetti della questione.

1. Il governo, dopo averci provato varie volte senza riuscirvi, ha inserito surrettiziamente in un recente decreto convertito in legge una norma che autorizza le aziende che abbiano una vertenza tributaria in corso ed abbiano vinto nei due primi gradi di giurisdizione, a chiudere la vertenza pagando una sanzione irrisoria. La Mondadori  –  vedi caso  –  si trova esattamente in questa condizione ed ha utilizzato uno “scivolo” estremamente favorevole.

2. Non ci sarebbe molto da obiettare se non fosse che il presidente del Consiglio è proprietario di riferimento della stessa Mondadori. Il problema nasce dunque dal gigantesco conflitto di interessi incorporato nella figura di Silvio Berlusconi.

3. Il suddetto conflitto di interessi è un morbo che avvelena la vita politica italiana fin dal 1993 e la condizionò anche prima. Quando Berlusconi faceva ancora l’impresario televisivo i suoi politici di riferimento erano Bettino Craxi e in minor misura Forlani. Poi entrò in politica portandosi appresso quel conflitto che permane tuttora senza che la classe politica vi abbia posto alcun rimedio. Ricordo queste cose per dire che il problema non nasce oggi ma almeno 17 anni fa se non prima.

4. La mia esperienza di autore è stata abbastanza lunga e varia. Ho avuto come editori Laterza, Feltrinelli, Mondadori (dove pubblicai “La sera andavamo in Via Veneto” quando quella società era controllata dalla Cir e dal gruppo dell’Espresso), Rizzoli. Alla Rizzoli ero affezionato al direttore editoriale Rosaria Carpinelli che seguiva gli scrittori con rara competenza professionale. Quando la Carpinelli lasciò la Rizzoli me ne andai anch’io e scelsi Einaudi pur sapendo che la proprietà di quella casa editrice era della Mondadori. Fu dunque nel mio caso una scelta perfettamente consapevole.

5. Scelsi Einaudi perché il gruppo dirigente che ha al suo vertice editoriale Ernesto Franco è ancora quello formatosi con Giulio Einaudi. La Einaudi fu per tanti anni una delle case editrici che contribuì fortemente alla formazione culturale del nostro paese e che tuttora  –  non a caso  –  vanta un catalogo di scrittori di prima grandezza nella narrativa, nella saggistica, nella storia, con particolari presenze di scrittori civilmente e politicamente impegnati, da Ingrao alla Rossanda, da Asor Rosa a Zagrebelsky.

6. Se il gruppo editoriale che guida la Einaudi cambiasse o se i suoi dirigenti si piegassero a richieste politicamente scorrette e per me incompatibili, non esiterei un istante ad andarmene. Finché questo non avverrà, alla Einaudi mi trovo benissimo e ci resto.

7. Ho avuto anche un’altra esperienza che forse è utile raccontare perché riguarda pur sempre il settore della comunicazione. Due anni fa la casa cinematografica Medusa di proprietà della Fininvest mi informò che era interessata a fare un film utilizzando come soggetto un mio romanzo intitolato “La ruga sulla fronte”. In quello stesso giro di mesi la Medusa stava realizzando il film “Baarìa” con Giuseppe Tornatore. Accettai la proposta e si arrivò fino alla stesura del copione ma a quel punto accadde un fatto: il presidente della Medusa, Carlo Rossella, intervenendo alla trasmissione televisiva “Ballarò” e pochi giorni dopo a quella di “Porta a porta”, fece affermazioni molto gravi e a mio avviso faziose in favore di Berlusconi e si lasciò andare a veri e propri insulti contro i partiti di opposizione. Scrissi dunque alla Medusa rescindendo il rapporto che avevo con lei. In campo cinematografico questa società è il solo produttore e distributore esistente sul mercato italiano, a differenza del mercato dei libri. Perciò chi rifiuta di lavorare con Medusa rinuncia a veder realizzato il film che lo interessa.

8. Il conflitto di interessi di Berlusconi è un’anomalia che  –  in queste proporzioni  –  esiste soltanto in Italia. Si combatte eliminando l’anomalia, cioè si combatte politicamente. Lo sciopero degli autori, degli operatori televisivi e, perché no, quello dei lettori o dei telespettatori non sono armi facilmente realizzabili. Si possono determinare casi personali come quello di Roberto Saviano, insultato da Berlusconi e da sua figlia Marina con giudizi offensivi sul suo libro “Gomorra” ancorché pubblicato dalla Mondadori. Ma si tratta di casi personali che l’interessato risolve come ritiene più opportuno.

L’importante è che le idee
possano circolare liberamente senza condizionamenti o ricatti. Questa è la ragione della nostra battaglia contro la legge-bavaglio. Chi ci impone un bavaglio avrà da parte nostra pane per i suoi denti come si è visto nei mesi scorsi e come ancora si vedrà se quella legge dovesse essere nuovamente riproposta.

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25 agosto 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2010/08/25/news/gli_scrittori_i_libri_e_il_conflitto_d_interesse-6493004/

fonte immagine:  http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2009/05/

«Con Berlusconi l’Italia declina»: Anche il Wall Street Journal lo boccia / Early Vote Looms in Italy as Party Discord Deepens

Carro allegorico su Berlusconi al Carnevale di Dusseldorf

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«Con Berlusconi l’Italia declina»: Anche il Wall Street Journal lo boccia

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L’Italia sta declinando. E «immaginate che cosa potrebbero ottenere gli italiani se Berlusconi non tenesse le sue promesse di dinamismo ostaggio di una lotta politica senza esclusione di colpi». È la conclusione di un editoriale che il Wall Street Journal dedica oggi alla crisi politica italiana, intitolato «Circo Romano».

Il principale quotidiano finanziario statunitense formula un giudizio impietoso sulla situazione del Paese dopo una sintetica ricostruzione della crisi in seno al Popolo della Libertà, con i contrasti tra il premier e il presidente della Camera Gianfranco Fini, e con l’ultimatum di Berlusconi sui cinque punti programmatici per l’esecutivo.

«Intanto – si legge nell’editoriale – l’Italia declina. Gli elettori hanno eletto Berlusconi sulla promessa di ridurre lo Stato. E ciò che hanno ottenuto, invece, è una sfilata senza fine di voti di fiducia, scandali insignificanti, relativa stagnazione economica e burocrazia sclerotica. Per fare solo un esempio, la Banca Mondiale afferma che ci vogliono in media 1.210 giorni per far applicare un contratto in Italia, e che tale “servizio” pubblico costa a una media impresa italiana il 68,4% dei suoi utili».

«Dato questo caos – conclude l’editoriale del Wall Street Journal – è una prova dell’inventiva e della verve degli italiani, il fatto che ancora riescano a produrre alcuni dei brand più di successo del mondo e a mantenere un ragionevole livello di vita. Immaginate che cosa potrebbero ottenere gli italiani se Berlusconi non tenesse le sue promesse di dinamismo ostaggio di una lotta politica senza esclusione di colpi».

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25 agosto 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=102750

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  • EUROPE NEWS
  • AUGUST 25, 2010

Early Vote Looms in Italy as Party Discord Deepens

SILVIO

European Pressphoto AgencySilvio Berlusconi, center, leaves his residence in Rome on Friday on his way to a party summit. The prime minister has been grappling with a deepening divide within his center-right coalition.

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By CHRISTOPHER EMSDEN

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ROME—Early elections in Italy look increasingly likely as Prime Minister Silvio Berlusconi struggles with a worsening split in his center-right coalition.

Parliament should be dissolved and a vote called before the end of the year, said Umberto Bossi, leader of the Northern League, an ally of Mr. Berlusconi’s People of Freedom party. The League holds 59 of the 630 lower-house seats and fared well in regional elections this spring, indicating potential strength in a national vote. “Berlusconi is being too cautious,” Mr. Bossi told a rally north of Milan late Monday.

Italy’s summer political drama of invective and hasty quotes from politicians on vacation would typically be dismissed. But as the quarrels focus more on substantive policy disagreements and fundamental personal rivalries, analysts say, some kind of change is all but inevitable.

Even a key figure in Mr. Berlusconi’s party says the vote, currently scheduled for the spring of 2013, may need to be called sooner. “There’s a 50% chance the legislature will continue and a 50% chance we are heading for early elections,” said Maurizio Gasparri, Senate whip for People of Freedom, Mr. Berlusconi’s party. “The situation is still very open.”

While Italy’s political woes don’t center on economic issues, concerns about the economy could undermine the tight fiscal policy that has allowed the country to remain the only one in Europe’s periphery to avoid a credit-rating downgrade, though its public-debt load—at 118% of gross domestic product—is even higher than Greece’s. Standard & Poor’s said last month that it assumes there will be “full implementation” of a program aimed to halve Italy’s budget deficit to 2.6% of GDP by 2012.

The political crisis began when the ruling party censured Gianfranco Fini in July for public criticism of the prime minister. Mr. Fini, 58 years old, formerly head of the right-wing National Alliance movement, broke with the coalition and took 34 deputies with him, leaving Mr. Berlusconi with only 291 sure supporters in the 630-member lower house.

The dissent officially stems from Mr. Fini’s disagreement with Mr. Berlusconi’s insistence on judicial reforms that critics say are designed to protect the prime minister from corruption charges. It may also reflect Mr. Fini’s sense that his prospects of succeeding 73-year-old Mr. Berlusconi at the helm of Italy’s conservative moment have grown dim.

Mr. Berlusconi is being tried in connection with a corruption case involving bribes allegedly paid to U.K. lawyer David Mills. His party is currently promoting legislation that would require trials in Italy’s notoriously slow justice system to be completed within a “reasonable” amount of time—a move that would likely affect thousands of other continuing trials.

Hopes for a diplomatic solution to the disagreement between Messrs. Berlusconi and Fini were doused this week when FareFuturo, a think tank founded by Mr. Fini, published an editorial saying “nobody can convince us that Berlusconismo doesn’t feed on stupid propaganda, slogans, yes-men, blackmail and lies,” and that democracy and freedom itself were at risk.

The government didn’t officially comment on the editiorial. The publication prompted a slew of proposals from Italy’s scattered opposition, many calling for some form of alliance aimed simply at ousting Mr. Berlusconi rather than any new government agenda.

Opinion polls in July show confidence in Mr. Berlusconi is at a record low, amid rising unemployment—but confidence in the opposition has dropped just as much.

Renato Mannheimer, head of the ISPO polling institute, told a local website Tuesday that if an election were called soon, People of Freedom and the Northern League would win the lower house and probably the Senate. Mr. Fini’s group and the center-left Democratic Party would both fare badly, he added.

No polls have been conducted yet this month, but attention has shifted from the personal rivalry between Messrs. Berlusconi and Fini to arguments reflecting Italy’s perennial north-south divide. The regions are as different as Germany and Greece in terms of public budgets and the labor market.

Prominent in that sparring have been Mr. Bossi and Pierferdinando Casini, head of the centrist UDC party. The UDC, currently in opposition, has 36 lower-house deputies who could in theory replace Mr. Fini’s rebel troops in giving the government a parliamentary majority.

For Mr. Bossi, such a deal would be anathema: The UDC has consistently opposed a program to devolve some government powers to the regions that is his regionalist party’s main agenda.

Mr. Casini’s UDC, for its part, has claimed that Finance Minister Giulio Tremonti—chief architect of the fiscal federalism law—is conspiring with the Northern League to succeed Mr. Berlusconi as prime minister.

Mr. Tremonti has been widely credited with keeping control over the public coffers and steering Italy clear of the euro-zone sovereign debt crisis. Any maneuvering to oust him from his job would shake markets.

But he has kept quiet through the summer. “Tremonti is in the mountains on vacation and doesn’t want to talk about politics,” Mr. Tremonti said from the Dolomites, where he had been photographed over the weekend with Mr. Bossi.

Mr. Berlusconi is scheduled to meet with Mr. Bossi on Wednesday to discuss coalition tactics.

—Jennifer Clark in Milan contributed to this article.Write to Christopher Emsden at chris.emsden@dowjones.com

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fonte:  http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703447004575449561591816060.html