Parliamo un po’ di Vendola…

Don Verzé e i trucchi di Vendola

.

Don Verzé e i trucchi di Vendola

di Rossano Foschini

Bari, 19 agosto dell’era astrale berlusconian-vendoliana. Ore 9 e 40 del mattino: parte la caccia alla delibera numero 1154, datata 11 maggio 2010. Di che si tratta? Di un oggetto apparentemente scarno: lo statuto; in altri termini, soci, regole, finalità, proprietà, durata (a tempo indeterminato?). Torniamo alla missione del giorno. Recita il frontespizio del testo istituzionalmente smaterializzato: “Struttura ospedaliera nella città di Taranto. San Raffaele del Mediterraneo. Correzione e integrazione DGR 10/02/2010 n. 331”. Il terreno di  ricerca – prima di sondare il territorio raffaeliano all’ombra della “Madunina” – è delimitato dall’attuale regno pro tempore del governatore Vendola. Ecco la sede regionale sul lungomare. Si scomoda in sordina anche Gianni Lannes protetto dalla sua scorta della Polizia di Stato. L’ingresso del segretariato regionale è al terzo piano: in loco regna Romano Donno, ma il funzionario non è in servizio. Cortesia, buone maniere, ma niente timori reverenziali. “Buongiorno, vorrei visionare la delibera di giunta regionale” esordisce il vulcanico cronista. La segretaria di Nichi a domanda risponde: “Deve attendere il gabinetto, l’ufficio di gabinetto. E’ loro la competenza. Deve attendere il capo di gabinetto. L’avvocato Francesco Manna quando arriva non lo so. Lei deve venire a settembre”. Si, a Natale. Passo e chiudo. Lannes non si arrende, inforca l’ascensore personale di Nichi, azzanna l’olezzo di  violetta e scende al primo piano del mastodontico edificio. Qui fa irruzione negli uffici del bollettino regionale. Il quesito è scontato: come mai questo atto deliberativo non è stato pubblicato? “Non lo so … –  balbetta il funzionario incaricato – non c’è la richiesta specifica di pubblicazione”. Insomma, a conti fatti e in barba alla tanto sbandierata trasparenza amministrativa, una delibera emana i suoi effetti legali ma è ignota all’opinione pubblica. Cosa nasconde il governatore Vendola? Riassunto delle puntate precedenti. La partita è incentrata su un ospedale privato – a tutti gli effetti e prove alla mano – da realizzarsi a Taranto con denaro pubblico, non prima di aver cancellato ben due nosocomi pubblici ed aver consentito alla Fintecna srl (ministero delle Finanze) di costruire 250 appartamenti in una città dove gli alloggi disabitati aumentano a dismisura. In complesso non si tratta di speculazione, ed è tutto sotto controllo del pubblico, rassicura qualche esperto rigorosamente anonimo in libera uscita sulla realtà virtuale che, però, non ha mai messo piede in Puglia e meno che mai nell’area jonica, limitandosi al copia e incolla su internet.

Come già ampiamente anticipato da ITALIA TERRA NOSTRA, la giunta regionale il 6 agosto di quest’anno, prima di evadere alla “mamma li turchi”, ha scucito a don Luigi Maria Verzé (materialmente ai suoi fidati), ben 60 milioni di euro (la prima tranche); altri 60 saranno concessi a breve a chi lucra sulla salute umana. Infatti, la sentenza del Consiglio di Stato numero 3897 del 24 marzo 2009, attesta: “la finalità della Fondazione San Raffaele  prevede che essa possa svolgere in Italia e all’estero ogni attività utile al raggiungimento dello scopo sociale e quindi ogni attività economica”. Insomma, tutto tranne che filantropia. La sanità pubblica in terra levantina rischia di esalare l’ultimo respiro e i nostri dipendenti invece di rianimarla fanno i generosi con i soldi della collettività. Altro che cure gratis agli indigenti. Meglio non rivelarlo ai 4 milioni di cittadine e cittadini pugliesi: un milione di loro sopravvive al di sotto della soglia di povertà materiale e non potranno mai accedere a quelle cure ecclesiastiche a pagamento; in fondo si tratta di invisibili elettori. E poi vuoi mettere il danno d’immagine all’Obama bianco nello Stivale e i cori da stadio delle fabbriche? Spropositi a parte: Nixon è caduto grazie a due giornalisti del Washington Post. Ovviamente non osiamo tanto, anche se i debiti della sanità pubblica sono ormai un buco nero. Chi è il responsabile della voragine? Vuoi vedere che è colpa dell’arcangelo Michele? Restate di stucco è un vendolo trucco. Scherzi a parte, l’odissea continua. A presto.

fonte: http://www.italiaterranostra.it/?p=6314

«Sinistra (Ogm) in libertà»

.

di Michele Matassa

« Allora, ecco l’uomo nuovo. Pardon. Ora si comprende appieno perché stia montando una campagna a favore di Vendola come leader di una sinistra Ogm (geneticamente modificata). La Confindustria quando sceglie qualcuno non sbaglia mai. Esatto Emma? (…) Non è possibile fare sconti a nessuno se alla parola democrazia si vuole dare ancora un senso. Lei Vendola ha detto recentemente: “Quando governo io rispondo solo ai pugliesi”. Ebbene si faccia vivo: noi  attendiamo risposte concrete, confronti seri e non chiacchiere da bar su una fetta insignificante di rete internet.».

Al direttore di un giornale online italiano hanno fatto sapere senza mezzi termini: “ora basta, occupati di altro, altrimenti sono guai”. E giù fango e insulti da stadio. Perché alcuni giornalisti si ostinano ad affrontare problemi seri (ad esempio: un “ospedale pubblico” con lucro privato), nonostante questi ripetuti avvisi a non insistere su temi che nel gergo politico del belpaese vengono definiti fastidiosi?

L’idea che il direttore di quella testata ha del giornalismo libero e indipendente, nonostante attentati, intimidazioni e una vita blindata, non è allineata con il pensiero unico imperante. Insomma, non è alla moda destrorsa o sinistrorsa. Noi umili testimoni del tempo corrente sappiamo che, chi fa il giornalista, chi è giornalista purosangue, lo fa e lo è per capire e far capire come vanno realmente le cose di questo mondo. In altri termini: per il dovere della conoscenza e non per altri fini, non per essere la fedele voce del padrone.
Parentesi. A proposito di navi dei veleni e scorie pericolose a perdere nel Mediterraneo. Quel giornalista stamani 17 agosto – senza appuntarsi medaglie al merito ma con estrema umiltà e in silenzio – ha comunicato alla Procura della Repubblica di Salerno in merito al traffico illegale scoperto in porto e in Basilicata direttamente dalla Francia, ampiamente segnalato con prove schiaccianti da Italia Terra Nostra. Il procuratore capo Francesco Roberti ha aperto prontamente il procedimento giudiziario 2433/2010.
.
Torniamo all’eroe Nicola Vendola, allergico alle critiche costruttive. In sostanza al parolaio arancione non è consentito porre domande scomode, quesiti scivolosi. Il capo del governo Berlusconi Silvio (tessera P2 numero 1816) è in buona compagnia. I due politicanti, entrambi amici di don Luigi Verzé (chi l’avrebbe mai detto) preferiscono all’informazione l’evasione, cioé un bel materasso morbido. Allora la memoria non inganna: Nichi è proprio quello che l’anno scorso minacciava pubblicamente un magistrato serio (D. Digeronimo), una donna pubblico ministero titolare alla Procura della Repubblica di Bari di un’indagine probante sull’affare malasanitario in Puglia. All’epoca c’era un deputato Zazzera (medico) che si dibatteva doverosamente contro l’ex compagno; oggi più nessuno dopo il contentino assessorile. Misteri dell’Idv onorevole Di Pietro? Nichi, nomen omen, è lo stesso ex rifondarolo in cerca d’autore che aveva imbarcato l’assessore alla sanità Tedesco (conflitti di interesse a iosa dai tempi di Craxi) e il vice presidente Frisullo (prostitute d’alto bordo a pagamento con i soldi pubblici).
.

Il pensiero che da qualche tempo la stampa e la tv che “conta” ci rifilino lo smemorato da Terlizzi sdraiato su un comodo divano a dipingere uno scenario della Puglia inesistente, a noi pugliesi comincia un pò a solleticare i nervi. Ecco il mirabolante miracolo di cartapesta. Tanto per sgonfiare il cosiddetto fenomeno, dati ufficiali alla mano: Vendola alle elezioni regionali del 2005 ha raccolto come lista complessiva 1.165.536 consensi (Fitto 1.151.405); nel 2010 l’allievo di Bertinotti ha incassato esattamente 1.036.638 voti in totale, ma il suo partito (Sel) ha racimolato appena 192.604 adesioni. L’anonimo mazzetta e gli strepitanti svendolini saranno capaci di fare almeno un’aritmetica sottrazione, invece di strombazzare cavolate a vanvera?

La maggioranza astensionista
– compresi noi di Italia Terra Nostra, nati nella terra di Peppino Di Vittorio – se la legge elettorale non premiasse le lobby affaristiche dei partiti, avrebbe potuto eleggere qualcun altro, senza tante fanfare. Di più: se Fitto si fosse dato meritatamente al giardinaggio, all’ippica o finalmente al lavoro, la cosiddetta destra avrebbe candidato e fatto eleggere sicuramente la non entusiasmante Adriana Poli Bortone. Ergo: dov’è la straripante vittoria del poeta un tanto a spot? Sputa che indovini: per dirla con i nostri antenati briganti che hanno combattuto i piemontesi, i padroni e i fascisti. Allora, ecco l’uomo nuovo. Pardon. Ora si comprende appieno perché stia montando una campagna a favore di Vendola come leader di una sinistra Ogm (geneticamente modificata). La Confindustria quando sceglie qualcuno non sbaglia mai. Esatto Emma? E quando accade fa di tutto per darne risalto.

Scovato il soggetto ideale, buono per ogni stagione, parte l’opera di dissuasione di massa dell’elettorato. I ricchi sono gente seria, professionisti degli affari. Impossibile mantenere la bocca cucita. La Marcegaglia – ha tenuto in Puglia un convegno pro nucleare a cui ha partecipato anche Vendola – è stata beneficiata con gli inceneritori assolutamente illegali, foraggiati con quattrini pubblici. Vero Nichi? Non ci credete fate un salto a Modugno (Bari), Massafra (per questo impianto fuorilegge in provincia di Taranto l’Italia è stata sanzionata dall’Ue) e soprattutto in contrada “Paglia” ad un soffio da Borgo Tressanti, dove vivono e lavorano onestamente un migliaio di contadini. Ai confini tra Manfredonia e la mitica Cerignola, la Marcegaglia grazie a Vendola, a Losappio e al silenzio interessato della squallida destra locale, sta costruendo una fabbrica di diossine cancerogene che metterà a repentaglio la vita di 700 mila cittadini della Capitanata.

A questo punto i potenti di turno ci fanno così idioti? Pensate che consentiremo a Vendola e alla Marcegaglia o a chicchessia di portare a termine questo scempio all’esistenza umana, alla salubrità ambientale e all’economia agricola e naturalistica della provincia di Foggia? Un dato è certo: combatteremo nel solco della legalità. Gandhi docet. Il buon Nichi può già scaldare le sparute truppe cammellate: in loco avranno una degna accoglienza.

Torniamo al san Raffaele. Esistono patti parasociali (accordi sottobanco) tra Vendola e don Verzé? Allo stato dei fatti il pubblico deve portare i soldoni (120 milioni di euro solo per aprire le danze) e non fiatare.; altri 90 milioni di euro ce li mette Berlusconi e lo Stato (ovvero sempre noi fessi). Don Verzé non risulta agli atti un filantropo: lo attesta una sentenza del Consiglio di Stato (numero 3897 del 24/03/2009). La struttura che nascerà a Taranto – paradossalmente il Comune è fuori dalla Fondazione san Raffaele del Mediterraneo – sara a tutti gli effetti un nosocomio privato per una sanità commerciale finanziata con quattrini del contribuente. Governatore Vendola, come forse saprà, la difesa della sanità pubblica è un concetto non negoziabile, al pari della lotta contro guerre, privatizzazioni, precarizzazioni. La salute non è una mercé. Una lettura di Ivan Illich o magari soltanto del medico di Medicina Democratica  Maurizio Portaluri (Puglia, sanità malata) non guasterebbe per comprendere appieno i danni della iatrogenesi. Il privato è quello che fa merce della salute. Vendola perché non ha puntato su  un ospedale pubblico al cento per cento?

E’ vero o non è vero che il reverendo don Verzé ha debiti con le banche che ammontano a 380 milioni di euro? Se li ripianerà forse a Taranto sulla pelle dei pugliesi?  La fondazione di Luigi Maria Verzé ha distrutto un bosco nel veronese per il progetto “quo vadis”? Governatore Vendola le risulta forse che il san Raffaele di Milano abbia mai smaltito i suoi rifiuti (chimici e radioattivi) in Puglia? Perché la regione Puglia è riuscita a spendere solo il 40,6% dei fondi Fas (addirittura meno della metà della disastrata Campania)? Per quale ragione nel dicembre scorso (2009) la regione Puglia ha accumulato una perdita di esercizio nella sanità pari a 1 miliardo di euro, di cui solo 350 milioni  nell’anno 2009? Presidente Vendola lei è gravemente affetto dal populismo a buon mercato?

C’è bisogno di cittadini informati, consapevoli e protagonisti e non di fans idolatranti. La smetta di gridare al complotto appena viene chiamato a dare conto del suo operato pubblico. Se vogliamo costruire una democrazia matura auspichiamo che i paladini della libertà solo a parole, che i commercianti di ideali facciano autocritica e la smettano di frignare. Purtroppo l’ipocrisia e la falsità sono diventate in Italia uno sport nazionale che annovera tanti affiliati, tanti tifosi e tanti aspiranti velinari. Non è possibile fare sconti a nessuno se alla parola democrazia si vuole dare ancora un senso. Lei Vendola ha detto recentemente: “Quando governo io rispondo solo ai pugliesi”. Ebbene si faccia vivo: noi  attendiamo risposte concrete, confronti seri e non chiacchiere da bar su una fetta insignificante di rete internet.

fonte: http://sollevazione.blogspot.com/2010/08/nichi-vendola-e-gli-svendolini.html?spref=fb

Vendola, l’aedo del riformismo

.

.

di Eleonora Forenza

Una intervista doppia, a testate unificate, il manifesto e la Repubblica, in questa torrida estate da basso impero: il nostro versatile aedo lancia, a dire il vero con una tempistica un po’ surreale, la sfida salvifica delle primarie, per uscire dal pantano della seconda repubblica. Le due interviste di Nichi Vendola propongono con tonalità diverse (a ciascuno il suo, il marketing è una scienza seria) la stessa tesi: per il pubblico “adulto” del manifesto non mancano i riferimenti a Melfi e Pomigliano e una differenziazione dalla analisi propostaci dalla lettera di Veltroni sulla sconfitta del 2008. Ma il senso delle due interviste è identico: Vendola si propone di «incarnare in progettualità», la «spinta innovativa» che sente «in Veltroni». Si propone di tradurre in «narrazione», o meglio di essere il narratore, di un compiuto progetto riformista. Di realizzare, cioè, in salsa euromediterranea, il sogno americano di Walter. Certo, «ci sono diversi e divaricati riformismi», e Vendola ne interpreta una variante meno moderata.

Non è un caso che la sfida delle primarie sia rivolta al Pd, e circoscritta nell’ambito di un Pd per entrambi, Vendola e Veltroni, onnicomprensivo, cioè votato a cancellare a suon di sbarramenti, o a cancellare sussumendolo, tutto quello che si trova alla sua sinistra. Poco importa che l’aedo sia convinto di poter sussumere nelle affascinanti spire della sua poesia la prosa del fallimento riformista, mentre rischia di essere il cantore di una storia non sua, cioè sembri essere sussunto da una narrazione altrui. Tra Nichi e Walter non c’è conflitto di interessi. Anzi.

Vendola sembra in grado di poter realizzare compiutamente il progetto veltroniano di piena relizzazione dalla seconda repubblica, bipolare e bipartitica e con venature presidenzialiste, attraverso una più radicale americanizzazione del sistema politico: il superamento del contributo dei partiti nella formazione della decisione democratica, in una ottica saldamente postideologica, quando non retoricamente anti-ideologica; una definitiva stabilizzazione di un sistema dell’alternanza (e, dunque, la necessità di cancellare chi si propone di rappresentare l’alternativa al sistema economico e politico); una sublimazione carismatica del conflitto sociale come surrogato di una sua semplice espunzione dal sistema politico. Una dilatazione parossistica del “ma anche”: diritti civili, ma anche Family day; Pomigliano, ma anche Marcegaglia e De Benedetti; il Pride ma anche Padre Pio.

Vendola, dunque, come evidente nella risposta indiretta a De Magistris, non si pensa come possibile leader di una sinistra unita, né di governo né di alternativa, perché semplicemente non pensa ad uno spazio autonomo di sogettivazione e ricostruzione della sinistra. Il progetto di Vendola non è quello di costruire una sinistra per uscire dal capitalismo in crisi, ma appunto, quello di essere il narratore del riformismo più moderno. Perché Vendola è già oltre l’idea di sinistra: Vendola si propone di rappresentare una interclassista “Italia migliore”.

Ecco perché relega elegantemente nell’iperuranio il ritorno ad un sistema proporzionale (per cui invece la Federazione della sinistra si batte) e si propone di giocare la partita con una legge elettorale, che oltre ad aver regalato l’Italia a Berlusconi, ha cancellato il pluralismo e soprattutto ha definitivamente reso il sistema istituzionale italiano impermeabile al conflitto sociale. Ed ecco perché il nemico da cancellare, da confinare tra la mucillagine dei partiti, e nell’oltretomba del Novecento, sono quelli brutti, sporchi e cattivi, che sostengono che oggi sia ancora più maturo il bisogno di comunismo: essi vengono dipinti nel “discorso della luce” tenuto al meeting della “fabbriche di Nichi” come chi «ha introiettato l’etica e l’estetica della sconfitta». “Che palle”, queste bandiere rosse che avvolgono il corpo agonizzante della sinistra comunista, esclama Vendola, con un linguaggio che forse vorrebbe essere giovanilistico e invece è semplicemente inelegante. E quanta paura dovrebbe provocare in un orecchio di sinistra questa retorica del “vincere”, della sinistra che vince… Non importa che provi a vincere diventando altro, cioè muoia compiendo definitivamente quella metamorfosi degenerativa che in Italia è iniziata col suicidio del Pci. Questi vecchi prigionieri dell’idea della democrazia come conflitto e partecipazione non “romperanno” ancora con la storia della personalizzazione della politica? Con l’idea che le convention siano saldamente costruite in un ottica postideologica, interclassista? Votate appunto a un’idea della democrazia easy, senza faticose assemblee, senza lo stress dei gruppi dirigenti, tanto votiamo alle primarie?

Poco importa che questo formidabile strumento di Opa sul centrosinistra si collochi in un’idea della politica anch’essa votata al compimento della parabola della seconda repubblica attraverso una definitiva cancellazione della democrazia dei partiti e delle ideologie.
Dunque, l’“Italia Migliore scende in campo”, “mette a Vendola”. Si libera dei pregiudizi ideologici: Fini non può essere un alleato stabile, ma un alleato sì. Così come “l’io Sud” della Poli Bortone rappresentava per Vendola nella prima legislatura pugliese una possibile chance per allargare una giunta colpita dalla questione morale.

Dunque la sinistra può anche scomparire, sussunta in un progetto “oltre la sinistra”. No, non citerò quello che diceva D’Alema, commentando “l’oltre la sinistra” di Adornato. E non farò nemmeno riferimento alle analogie fra l’anello che unisce il popolo e l’unto del Signore. Quelle davvero mi fanno troppo male. Sono comunista, e ho molto rispetto per le speranze dei compagni. Ovunque esse siano riposte.

fonte: http://www.liberazione.it/rubrica-file/Vendola–l-aedo-del-riformismo—LIBERAZIONE-IT.htm

Vendola assomiglia a Berlusconi

.

Vendola assomiglia a Berlusconi

Don Circostanza ovvero il Messia delle Puglie

di Luigi Pulpito (Presidente dell’Associazione Stella Ciao)

Seriamente preoccupati per il futuro della nostra terra e per le sorti politiche del paese, dal nostro osservatorio tarantino diamo un giudizio negativo dell’azione amministrativa e politica del presidente della regione. Dobbiamo dire che in ciò siamo abbastanza isolati e, anzi ci viene spesso rimproverato un eccesso di attenzione, quasi che il nostro sia un partito preso, poco ci manca che ci diano del fascista nonostante una vita trascorsa a sinistra, il pubblico impegno e la militanza in organizzazioni chiaramente riconoscibili per il loro orientamento politico ed una storia personale limpida. Con la presente s’intende dare una valutazione che, naturalmente rappresenta un punto di vista che non ha pretese di verità assolute, semplicemente alcuni compagni – che alle ultime elezioni regionali non ha votato – la pensa così ed è abituato per cultura e storia personale e politica a rendere pubbliche le proprie valutazioni per chiarezza senza equilibrismi o opportunismi: chiaro e diretto.  A chi interessa.

In un forum su l’Unita’, Vendola sottolinea:

C’e’ un clima pazzesco, un’aria irrespirabile. Non solo a destra, anche a sinistra quando si manifestano posizioni forse discutibili, magari eccentriche rispetto alla realpolitik si scatena l’intolleranza. Da quando ho posto il tema della mia candidatura alle primarie, sono stato oggetto di attacchi con risvolti psicanalitici, psichiatrici, sociologici…

Come nella migliore delle tradizioni del populismo più becero, si dà del folle a chi ha l’ardire di esercitare il proprio diritto di critica. La pretesa che chi dissenta commetta un delitto di lesa maestà ben rappresenta l’involuzione di chi ha introiettato i modi, i contenuti e le frequentazioni proprie del berlusconismo che, a parole dice di voler combattere. Noi ingenuamente culliamo ancora le nostre certezze che rappresentano una bussola da seguire nell’agitato mare di melma in cui questa povera nazione si dibatte. Un leader che personalizza in modo esasperato tutto ciò che fa offrendosi al “suo” popolo come novello salvatore della patria non ci piace. Un leader che si rappresenta come il nuovo mentre è in campo politico-parlamentare e come amministratore locale da più di vent’anni non dice il vero. Un leader che si rappresenta come solo contro tutti mentre frequenta i salotti buoni di CONFINDUSTRIA e intrattiene rapporti cordialissimi con don Verzè al quale affida la gestione del nuovo costruendo ospedale di Taranto non può rappresentare la risposta giusta per ricostruire un minimo di dignità per lo schieramento che anche grazie alla sua azione non ha più alcuna rappresentanza in Parlamento. Un leader che di fronte alla bufera giudiziaria sulla sanità pugliese con arresti, avvisi di garanzia, dimissioni di assessori, fughe “parlamentari” non sente la necessità di assumersi le proprie responsabilità in quanto soggetto che ha personalmente scelto e difeso strenuamente quegli uomini e quelle donne che oggi sono chiamati a rispondere alla giustizia dei propri comportamenti e per di più è scandalizzato se un giudice ha la pretesa di indagare la sua persona che, si sa è luminosamente pura e inattaccabile e il dogma: nichi è al di sopra di tutto – santo subito – rappresenta il primo ed unico comandamento del partito che c’è e non c’è di cui è il leader non ci convince. La parte dell’elettorato pugliese che ha votato Vendola – meno che nelle precedenti elezioni e con più astensioni ottenendo quello che voleva anche grazie alla spaccatura dello schieramento avversario che se si fosse presentato unito avrebbe vinto facilmente – affinchè governi la regione sino alla scadenza del mandato viene moritificata dalla decisione, nemmeno tre mesi dopo il “trionfo”, di abbandonare il “suo” popolo per auto candidarsi alle primarie intendendo competere per coronare il suo sogno: la presidenza del consiglio battendo Berlusconi! Niente meno!

Il grande balzo, dalla Puglia all’Italia intera…!

La circostanza che non disponga di un vero, grande partito nazionale che sostenga una simile progettualità dando sostanza numerica alle sue ambizioni è un particolare secondario, d’altronde non c’è forse il “popolo di centrosinistra del quale i militanti del Pd sono la parte piu’ importante e generosa ?

La questione, poi che i ruffianamente blanditi militanti del Pd abbiano un segretario che a termini di statuto deve essere il candidato del partito ad eventuali primarie di coalizione (che, al momento, non esiste) non lo sfiora nemmeno…sono la parte più importante e generosa…non c’è male come schiaffo ai suoi stessi sostenitori di Sinistra Ecologia e Libertà che per la proprietà transitiva NON sono, dunque, la parte più importante e generosa… per non parlare degli altri partiti che dovrebbero comporre lo schieramento che dovrà contrapporsi all’armata berlusconiana alle prossime elezioni i cui militanti che dovrebbero votare compattamente il messia delle Puglie NON sono, neanche loro, i più importanti e generosi…

Tutto questo gran parlare di popolo, in modo ripetuto, continuo, quasi ossessivo fa venire i brividi, al grido: il popolo lo vuole! sono state perpetrate le peggiori porcherie. L’unica cosa vera e riscontrabile è che il “nostro”, l’unica volta che si è appellato al suo popolo, in campo nazionale, ha perso. Si era nel 2008, al congresso di Chianciano il popolo di rifondazione, il “suo” popolo non lo volle come segretario preferendogli Ferrero e lui molto coerentemente, mollò il partito uscendone per farsene uno tutto suo, come dire, sembra che quando non esca dalle urne un risultato che lo premia la narrazione del momento subisce un brusco stop per cominciarne una nuova e tanti saluti a tutti! Ci si può fidare di uno così? Del don Circostanza di turno?

Speriamo solo che le tantissime vittime, in buona fede, di un innamoramento che ottunde i sensi e lo spirito critico si risveglino e badino ai fatti, non alle “narrazioni” che si sa, partono dal presupposto in cui il narratore dice: “ammettete che questo mondo immaginario che io vi presento sia reale, ed accettate per buone le cose che vi racconto”.

No, grazie.

fonte: http://www.italiaterranostra.it/?p=6272

Vendola: TAV e Cie? Ottima amministrazione…

.

Anche per Nichi Vendola sarà un autunno caldo e difficile; nelle stesse ore, infatti, in cui ha lanciato un estremo appello per la convocazione immediata delle primarie, consapevole del fatto che la sua corsa finirebbe prima di cominciare se Napolitano sciogliesse le Camere già a settembre, anche dalla sua sinistra, da quei “movimenti” di cui si è sempre voluto ergere a portavoce e interprete istituzionale (come insegnatogli ai tempi di Rifondazione da Bertinotti), arrivano polemiche e pesanti critiche.

Sulle pagine di “Repubblica”, infatti, il governatore della Puglia ha lanciato importanti apprezzamenti al sindaco di Torino Sergio Chiamparino, possibile sfidante qualora venissero convocate le primarie, e disegnato dai giornali come candidato del centrosinistra, con Vendola come vice, auspicato dall’ala veltroniana del Partito Democratico in caso di elezioni anticipate già a dicembre.

Chiamparino è un grande amministratore, la sua candidatura è un fatto positivo. – ha spiegato il leader di SeL – Ma quando si attiva un processo democratico come questo, sai come si apre e non sai come si chiude. Vediamo cosa riusciamo a suscitare e cosa decide il popolo”.
Parole che hanno scatenato l’ira della “base” piemontese della sinistra che Vendola stesso vorrebbe rappresentare.

Sergio Chiamparino, sindaco di Torino dal 2001, si è distinto, negli ultimi mesi, come principale trascinatore del fronte del Partito Democratico fortemente favorevole alla costruzione in Val di Susa della Tav, la linea ad alta velocità “Torino Lione” contestata da decine di migliaia di valligiani e osteggiata, dati economici e ambientali alla mano, da economisti, movimenti e partiti e associazioni di sinistra.

La “grande amministrazione” targata Chiamparino, ricordano le realtà antirazziste del capoluogo piemontese, contempla poi anche il mantenimento, senza aver mai affrontato le problematiche inerenti, del Centro di Identificazione ed Espulsione aperto nel 1999 in corso Brunelleschi, protagonista negli ultimi mesi di ripetute rivolte e tentate fughe ad opera degli extracomunitari reclusi che i movimenti definiscono “deportati” e sottoposti a maltrattamenti disumani e stupri e curati con “medicinali scaduti”.

Una realtà che, non a caso, ha indotto i governatori di Marche e Toscana, in quota Partito Democratico con l’appoggio di uno schieramento di centrosinistra, a esternare la propria ferma contrarietà alla possibile costruzione di un Cie sul territorio da loro amministrato.

Chissà, dunque, cosa risponderebbe Vendola se Maroni chiedesse a lui di costruire un Cie in Puglia. Magari di fianco all’ospedale ionico affidato al San Raffaele di Don Verzè, il prete fedele a Berlusconi.

Mattia Nesti

fonte: http://www.newnotizie.it/2010/08/25/vendola-tav-e-cie-ottima-amministrazione/

Prodi con Bersani. E Vendola che fine fa?

.

.

Il momento è politico è incerto, difficile e, probabilmente, decisivo per il futuro del Paese nei prossimi anni; a testimoniare l’importanza dei giorni che le forze di maggioranza e opposizione si apprestano ad affrontare dopo la riapertura della Camere il prossimo 8 settembre è giunto, oggi, anche il ritorno sulla scena del Presidente Romano Prodi; per mesi, come annunciato già due anni fa, quando Dini e Mastella fecero cadere il suo ultimo Governo, il Professore non è intervenuto nel merito degli avvenimenti politici riguardanti il Paese e il Partito Democratico.

La scelta di “tornare in campo”, seppur con una semplice dichiarazione a mezzo stampa, è dettata dalla decisione del segretario Pierluigi Bersani di lanciare un “nuovo Ulivo”, creatura cara a Prodi, come fulcro fondante di una più ampia “alleanza democratica” in grado di spingere verso nuove elezioni, possibilmente con una diversa legge elettorale, con cui “cacciare Berlusconi” e ripristinare la difesa della Repubblica e della Costituzione.

“Bravo Pierluigi. Ci voleva proprio. – ha spiegato il Professore – Ma adesso bisogna passare subito ai fatti. Nei rapporti con la nostra gente, con le altre forze politiche e soprattutto nella capacità di contrastare il declino dell’Italia. Il confronto è su chi sul serio sa rivitalizzare il sistema Paese. Non è solo il problema Berlusconi. Il futuro è di chi sa dipingere e subito dopo costruire un futuro per l’Italia”.

Prodi, nel prosieguo dell’incontro con i cronisti, ha spiegato di aver apprezzato soprattutto il clima di unità e convinzione suscitato dalle parole di Bersani; nel corso della giornata di ieri, infatti, tutto il mondo del centrosinistra ha reagito positivamente, chi accogliendo con entusiasmo la possibilità di creare un nuovo contenitore dei progressisti in stile “Ulivo” e chi ribadendo la necessità di una grande coalizione costituzionale che chiuda davvero l’epoca berlusconiana.

La “svolta” di Bersani, tuttavia, ha di fatto inferto un colpo micidiale al protagonista dell’estate dell’opposizione; il governatore della Puglia Nichi Vendola, infatti, rimasto in ombra negli ultimi giorni, appare sempre più fuori dai giochi che decideranno leader e composizione della coalizione che sfiderà le destre alla prossima tornata elettorale.
Nonostante un disperato, e completamente inascoltato, appello a organizzare “primarie subito”, in caso di elezioni anticipate, probabili nel giro di pochi mesi se non già a dicembre, il Partito Democratico, e le altre realtà dell’opposizione, non hanno alcuna intenzione di aprire un percorso legato alle primarie che finirebbe solo per togliere tempo prezioso alla campagna elettorale e frammentare un fronte contro Berlusconi, una sorta di nuovo Comitato di Liberazione Nazionale, che sembra essersi costituito in questi ultimi tempi.

Sempre che, ovviamente, al PD non riesca la sortita parlamentare con cui, stando a indiscrezioni di “Repubblica”, il partito di Bersani vorrebbe varare una nuova legge elettorale, cancellando una volta per tutte il “porcellum”.

Mattia Nesti

fonte: http://www.newnotizie.it/2010/08/27/prodi-con-bersani-e-vendola-che-fine-fa/

Uno sguardo al suk dei partiti: perché Nichi Vendola diventa socio di Don Verzé?

.

La sua regione Puglia sborsa 120 milioni per l’ospedale di Taranto che verrà privatamente gestito da don Verzé. Il 24 per cento della società appartiene a Luigi Berlusconi, figlio del Presidente al quale don Verzé è devoto. La sinistra cambia così?

di don Paolo Farinella

La pazzia della delinquenza al potere e il malaffare tracimano dal governo e fanno saltare il tappo per tutti. La pantomima della scissione del Pdl in nome della legalità e la panna montata del centro che inneggia alle istituzioni fanno impazzire tutti, meno il Pd che fa finta di non esserci. Un parlamento che acclama come allo stadio Berlusconi è agghiacciante e disgustoso per gli onesti. La sfiducia di un viceministro è atto di gravità istituzionale somma e dovrebbe ispirare comportamenti compunti e non l’indecenza da curva sud.

Chi compra senatori e deputati, chi è definitivamente individuato come corruttore di giudici e testimoni, è osannato da chi ha l’obbligo di rappresentanza libera e cosciente dell’intera Nazione: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato» (, articolo 67 della Costituzione ). In quel giorno il parlamento ha dichiarato formalmente se stesso servo di un padrone senza rispetto. Molti mi chiedono una valutazione e altri cosa penso della scelta di Beppe Grillo di mettere in moto il «Movimento a cinque stelle» e dell’auto-candidatura di Niki Vendola. Provo a dare una risposta complessiva.

Una cosa è certa: lo scoppio della maggioranza, entro Natale, provocherà una deflagrazione nel Pd che si frantumerà: la parte ex Dc (quella destrorsa per vocazione), ritornerà a casetta Casini-Fini-Rutelli; mentre la parte ex Pci-Ds (soggiogata da D’Alema, navigherà a vista senza mèta. Al suo interno alcuni sperano in Vendola. Il Pd ha paura delle elezioni che lo dimezzerebbero: non ha linea e strategia, ma pensa, restando bloccato e immobile: qualunque decisione, se va bene agli ex Pci-Ds non va bene agli ex Dc-Margherita da Roma alla periferia. In Liguria deve allearsi con l’Udc di Casini che non è il massimo della legalità; nel comune di Genova senza politica, galleggia su un equilibrio instabile. Il Pd è morto nelle sabbie mobili dell’immobilismo dalemiano. Una prece.

Quali scenari si aprono? Se si va alle elezioni in autunno (evento improbabile), Berlusconi e Lega stravincono per la «legge porcata», la macchina da guerra mediatica del padrone e l’appoggio incondizionato dei miscredenti che abitano in Vaticano, Bertone capofila [sì, quello della cena carbonara!]. Di Pietro non va molto lontano perché ormai è dentro fino al collo nella fauna partitica di cui ha imparato presto tattiche e metodi da sottobosco immorale (basta vedere l’Idv all’opera in Liguria). Beppe Grillo presenta il Movimento, ma sento moltissimi che sono perplessi e temono un qualunquismo diffuso: Grillo può avere la maggioranza per prendere le redini della legalità e dell’economia alternativa? Avrà successo, ma più aspetta e più perde e di questo passo si va alle calende greche. In questo momento l’Italia si riforma solo in un modo: prendendo il governo e la maggioranza, abolendo tutte le leggi-Berlusconi e facendo leggi coerenti con la Costituzione con uomini e donne onesti. Punto.

Resta Vendola come ultima speme del Pd. Non mi entusiasma. La sua precedente presidenza pugliese ha mostrato il disastro in cui ha portato la sanità. E’ vero che lui come persona è rimasto fuori dalla maglie del malaffare, ma è anche vero che le persone inquisite e le loro politiche le ha scelte e approvate lui. L’ultima perla: il 28 maggio 2010 don Luigi Verzè (è lui, è lui) firma insieme a Nichi Vendola l’atto costitutivo della «Fondazione San Raffaele del Mediterrano» che gestirà a Taranto un complesso ospedaliero privato (convenzionato). Costo iniziale: 120 milioni di euro, tutti sborsati dalla Regione Puglia. Il Consiglio di Stato ha sentenziato che don Verzè e il suo San Raffaele svolgono «attività commerciale», cioè gli interessa «fare soldi», altro che la salute!.

Vendola non ha indetto una gara d’appalto, ma ha appaltato la sanità tarantina a don Verzè e a Luigi Berlusconi (sì, il figlio di Silvio e ciellino per sovrapprezzo) che per il 24% è nel consiglio di amministrazione della MolMed spa di Milano, da cui dipende la porcata che Vendola sta facendo in Puglia. La domanda semplice, semplice è la seguente: perché Vendola non ha speso i 120 milioni per un centro pubblico di sanità, ma li ha regalati al peggiore affarista in ambito sanitario, compagno di merenda di Berlusconi che così lucra anche sulla sanità pugliese? Se queste sono le prime luci dell’alba, figuratevi cosa sarà il mezzogiorno! Aveva ragione Nanni Moretti: «con questi qua non vinceremo mai». In attesa di un cataclisma, aspetto fiducioso che qualche santo provveda di suo, perché Dio è scappato inorridito dalla «serva Italia, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello» (Dante, Purg. VI, 76-78).

fonte: http://domani.arcoiris.tv/uno-sguardo-al-suk-dei-partiti-perche-nichi-vendola-diventa-socio-di-don-verze?sms_ss=facebook


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: