Archivio | settembre 3, 2010

CINEMA – In manicomio con Celestini / VIDEO – [Underdog] Ascanio Celestini “La pecora nera”

In manicomio con Celestini. Bene la sua prima (al cinema)

.

.

di Alberto Crespi

tutti gli articoli dell’autore

.

Nel contesto di questi primi giorni di Mostra, “La pecora nera” è una benedizione: finalmente un bel film, dopo incredibili schifezze come il film d’apertura (“Black Swan” di Aronofsky) o ambigui monumenti alla correttezza politica (“Miral” di Schnabel, ne parliamo in altra pagina). Ma non ci sembra il modo giusto di parlarne: Ascanio Celestini, grande teatrante/affabulatore al primo film, non ha il compito di salvare Venezia da se stessa. Il suo film ha una lunga storia che prescinde dal Lido. Che sia in competizione è un incidente di percorso.

Prima di diventare un film, “La pecora nera” è stato uno spettacolo teatrale in forma di monologo ed un romanzo (editi in cofanetto da Einaudi). Apparentemente è la storia di un caso clinico. Un ragazzino nato «nei favolosi anni 60» (la frase è un tormentone che in teatro ricorreva spesso, nel film meno) cresce in una condizione di disagio, con una nonna affettuosa e ingombrante, un padre e dei fratelli violenti, una madre rinchiusa in manicomio. Dopo aver assistito all’omicidio di una prostituta, uccisa dai fratelli, il piccolo Nicola viene anch’egli ricoverato e sottoposto a elettroshock. Come suol dirsi, chi entra in manicomio sano diventa matto per forza. Anni dopo – nel 2005, nei giorni della morte di Papa Wojtyla – Nicola ha sviluppato una forma di schizofrenia che lo spinge a sdoppiare il sé «normale» con un alter ego folle. La trama non prevede scioglimenti: il manicomio è diventato un habitat, uno stile di vita. Non a caso il film si apre con la famosa barzelletta, che la voce di Celestini racconta fuori campo, dei due matti che tentano di fuggire dal manicomio dai 100 cancelli, i due matti ne scavalcano 99 e, all’ultimo, si stufano e tornano indietro.

Abbiamo «sciolto» in una trama temi e situazioni che Celestini a teatro snoda in un monologo avvincente e inquietante, e che al cinema – con l’aiuto degli sceneggiatori Ugo Chiti e Wilma Labate – si evolve in una serie di tableaux vivants, di bozzetti autosufficienti. C’è molto Brecht nello stile volutamente non naturalistico, e c’è molto Pasolini nell’occhio cinematografico che Celestini si inventa per questo suo primo film (non casuale, anzi, decisivo l’apporto del direttore della fotografia Daniele Ciprì, già partner di Franco Maresco in Cinico Tv). Ma l’apparente limpidezza del film” “nasconde una complessità che darà vita a polemiche e fraintendimenti. È facilissimo leggerlo come un film sulla pazzia, sulla 180, su Basaglia, e trovarlo poco realistico, poco «di denuncia».

La verità è che Celestini usa il manicomio per parlare d’altro, e nessuno è in grado di spiegarlo meglio di lui: «Non volevo fare un film, né uno spettacolo, di denuncia. Per questo non è ambientato nel ’78, all’epoca della legge 180, e non parla di Basaglia anche se parte da Basaglia. Anni prima della legge, egli scrisse del manicomio paragonandolo ad altre istituzioni come la scuola, il carcere, la famiglia, la caserma. Ecco, io non credo che il manicomio o il carcere siano istituzioni criminali perché vi avvengono abusi o violenze: credo che sia criminale l’idea stessa di istituire simili istituzioni, perché è criminale che qualcuno decida della libertà di un altro. Se ci si limita al manicomio, allora ogni dibattito viene chiuso dalla risposta che diede una paziente di Perugia intervistata sulla legge 180. Disse: ma perché ci avete chiuso i manicomi, stavamo così bene, mangiavamo cacavamo e pisciavamo come matti. Il manicomio riduce un adulto alla dimensione di un bambino col pannolino. Ed è ovvio che qualcuno ci stia bene, e non voglia crescere». “La pecora nera” è la storia di un’Italia non cresciuta, rinchiusa nel mito dei «favolosi anni Sessanta». È un film su di noi, anche se crediamo di non essere matti.

.

03 settembre 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=103082

[Underdog] Ascanio Celestini “La pecora nera”

AltipianiTV | 14 aprile 2010

Servizio in onda su RepubblicaTv sul film di Ascanio Celestini “La pecora nera”, in sottofondo il brano “Spectra” estratto dall’album “Keine Psychotherapie” (Altipiani/Audioglobe 2009)

Il Rio delle Amazzoni verso la secca. Meteorologi: conferma cambio climatico

Il Rio delle Amazzoni verso la secca
Meteorologi: conferma cambio climatico

Imbarcazioni in secca sul Rio delle Amazzoni

In Perù diversi tratti del fiume non sono già più navigabili
A Manaus il livello è già sette metri sotto il livello normale

.

ROMA (3 settembre) – Il Rio delle Amazzoni rischia di rimanere a secco. Il fiume più lungo del mondo dà segnali di riduzione costante del flusso d’acqua a causa della gravissima siccità che sta castigando tutto il Sudamerica.

In Perù vari tratti del Rio Amazonas non sono già più navigabili, e il porto di Pucallpa è ormai quasi a secco. Il flusso d’acqua si sta riducendo anche nel tratto brasiliano. Tutto il bacino amazzonico è in stato di allarme, perchè la sopravvivenza della regione dipende dalla navigazione e dai trasporti fluviali, gli unici che possono raggiungere le comunità più remote della foresta amazzonica.

A Manaus il livello è già sette metri sotto il livello normale, e si teme che tra alcune settimane possa scendere sotto il livello record di siccità, – 18 metri, registrato nel 2005, quando dopo tre mesi di secca era possibile attraversare certi tratti del fiume a piedi. In quell’occasione morirono centinaia di persone a causa dei disagi (impossibilità di raggiungere gli ospedali, mancanza di rifornimenti e addirittura carestia per le comunità meno autonome, come gli accampamenti di cercatori d’oro e di pietre preziose).

Secondo i meteorologi dell’Inpe (Istituto statale di ricerche amazzoniche)
, la siccità di quest’anno conferma il profondo cambiamento della situazione climatica nel bacino amazzonico, che fino a dieci anni fa non aveva mai fatto registrare una vera e propria siccità.

.

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=117326&sez=HOME_NELMONDO

Sabato 4 settembre: Giornata mondiale della salute sessuale; “Per l’Italia è un faro nella notte”

Giornata mondiale della salute sessuale
“Per l’Italia è un faro nella notte”

.

Chiara Simonelli, psicosessuologa dell’università La Sapienza di Roma, presenta l’iniziativa del 4 settembre: “Troppo spesso il diritto alla felicità sessuale è considerato secondario”

.

Sabato 4 settembre si terrà la prima Giornata mondiale della Salute sessuale, ideata dalla World Association for Sexual Health (Was). Oltre l’Italia, il primo appuntamento di questa iniziativa internazionale prevede la partecipazione di 27 Paesi di tutti e cinque i continenti: dal Canada al Messico, dalla Spagna alla Russia, dalla Nigeria al Pakistan, all’Australia. Chiara Simonelli, psicosessuologa dell’Università “La Sapienza” di Roma e presidente della European Federation of Sexology, è la principale animatrice della manifestazione per l’Italia.

Dottoressa, ci può descrivere questa iniziativa così particolare?

Per la prima volta 27 paesi di tutto il mondo si “riuniscono” in una manifestazione comune che non è il solito convegno, ma una sorta di “flash crowd”, cioè una mobilitazione intorno alle tematiche della salute sessuale. Sotto la guida di personale esperto, vari gruppi di persone avranno la possibilità di discutere di diritti sessuali, e di tematiche legate alla sessualità più in generale. Alla fine della giornata tutti i dati verranno raccolti (è infatti prevista una trascrizione delle tematiche discusse nei gruppi) e inviati alla società mondiale. Qui verranno ulteriormente elaborati per ottenere una fotografia che descriva la situazione attuale, ma anche per suscitare nuove riflessioni. Si tratta di una prima tappa di un progetto più ampio.

Cosa è stato organizzato in Italia?

Ci sarà un’iniziativa a Roma, alla Sapienza, nel cortile della facoltà di Psicologia dove si terrà un incontro che metterà al centro i protagonisti delle varie generazioni e delle diverse minoranze sessuali senza discriminazioni o pregiudizi. Il tutto in un clima di gioia e gemellaggio tra i tanti e diversi Paesi e realtà socio-culturali.

Cosa si intende per “salute sessuale”?

La definizione, ripresa dall’Organizzazione mondiale della sanità in collaborazione con la Was, afferma sostanzialmente che c’è salute sessuale dove c’è la possibilità di esprimersi – sempre nel rispetto degli altri – secondo il proprio orientamento, le proprie scelte. C’è un diritto alla felicità anche nella dimensione sessuale che purtroppo viene troppo spesso considerata secondaria. Se ad esempio hai un diabete raramente il clinico ti chiederà se ci sono problemi nella sfera sessuale. L’evidenza scientifica però dimostra che in questa patologia un maschio su due sperimenta impotenza, mentre nella donna si ha difficoltà nella risposta sessuale.

Quali sono gli strumenti più utili per raggiungere questi obiettivi?

E’ fondamentale che si abbia accesso a un’informazione corretta e che se ne possa parlare. Ma ancora più essenziale è la prevenzione che deve avere luogo nelle principali agenzie formative: la famiglia per i bambini e la scuola per gli adolescenti. Troppo spesso, invece, si riesce a mettere in campo solo interventi spot, senza risorse dedicate. Si può fare molto per cambiare il comportamento delle persone ma si fatica a mettere insieme delle politiche specifiche sull’educazione sessuale. Quando va bene si fanno interventi molto brevi – mentre le ultime linee guida elaborate insieme all’Istituto Superiore della Sanità richiederebbero interventi più organici, dove insieme alle informazioni si offre anche “peer education”, coinvolgendo i ragazzi con giochi di ruolo.

Quali sono i benefici di una “sana e consapevole libidine” (citando Zucchero)?

Un’educazione sessuale che parte dall’identità di genere, che è poi il vero problema, può avere effetti benefici sul modo in cui si vive il rapporto amoroso di coppia e sulla consapevolezza del proprio corpo e delle proprie emozioni. L’educazione sessuale può rendere più equipaggiate le persone, abbassando così la quota di sofferenza che si trova nella “normalità” di tutti i giorni.

Cosa possono fare le associazioni deputate alla promozione della salute sessuale?

La Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica, di cui sono socio fondatore e il cui presidente è Salvo Caruso dell’Università di Catania, sta cercando ad esempio di fare “pressione” sulle istituzioni perché passi una legge sull’educazione sessuale, di cui siamo totalmente sprovvisti in Italia.

Come rispondono le istituzioni a questo tipo di “pressioni”?

Semplicemente non c’è reazione. Consideri che la prima proposta di legge per tentare di disciplinare questo ambito risale al 1902… Mi viene da dire che c’è un gran peso del Vaticano in tutto ciò. Tant’è che non c’è nessuna differenza tra governi di centrosinistra e centrodestra: si ha paura di perdere i voti dei “cattolici”, ma non si pensa che anche i cattolici si confrontano tutti i giorni con questi problemi nella vita reale.

Negli Stati Uniti esiste una materia obbligatoria nelle scuole denominata “Health” dove si affrontano anche le tematiche legate allo sviluppo sessuale. Potrebbe essere questa una soluzione?

Non credo. Purtroppo non basta l’organizzazione. Bisogna anche accertarsi che passino le politiche corrette. Ad esempio durante l’amministrazione Bush abbiamo assistito a una regressione poiché il presidente finanziava una “campagna pro verginità”. Temo che le classi di “Health” siano state in questo caso strumento per la diffusione di campagne governative che vanno contro qualsiasi tipo di evidenza scientifica. I ragazzi ancora oggi continuano a non usare il preservativo. Sarebbe molto importante invece esporre le giovani generazioni a messaggi positivi legati all’uso del preservativo, utilizzando adolescenti in cui potersi identificare.

Insomma la rivoluzione sessuale degli anni ’60 non è servita a niente?

Sono passati quarant’anni e abbiamo visto profondi cambiamenti di costume. Nonostante ciò oggi assistiamo ancora agli stupri che non calano, alle donne svantaggiate sul lavoro, a fenomeni prettamente sessuali come la prostituzione, le escort, la ‘sex addiction’ su Internet, i divorzi in aumento. Mi sembra che tutto ciò stia a testimoniare ancora un grandissimo malessere. Il nocciolo duro della questione è la sessualità come la si dà per scontata oggi, così accessibile. Sono cadute le ipocrisie, si sbatte il sesso in prima pagina. Ma quale sesso, però? C’è un successo della pornografia senza precedenti. Senza essere moralisti, uno si domanda il perché. A quale bisogno risponde tutto questo?

L’università si propone come attore capace di innescare il cambiamento?

Noi ce la mettiamo tutta ma in questo momento l’università è in ginocchio. Si sta dimostrando un disinteresse per il futuro di un Paese intero. Trovo ottusa questa miopia che non prevede alcuna empatia per le generazioni che verranno… In questo quadro fosco però, trovo che l’iniziativa del 4 settembre sia come un faro nella notte, a dimostrazione del fatto che ci sono ancora persone che, condividendo problemi e speranze, lottano per una qualità della vita sessuale e affettiva migliore.

Per saperne di più:

www.worldsexology.org/

www.sessuologiaclinicaroma.it

www.fissonline.it

.

03 settembre 2010

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/03/giornata-mondiale-della-salute-sessualeper-litalia-e-un-faro-nella-notte/56279/

Nuova Zelanda, sisma di magnitudo 7,2. A Christchurch crolli e danni ai ponti / VIDEO

Nuova Zelanda, sisma di magnitudo 7,2
A Christchurch crolli e danni ai ponti

https://i1.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20100903_christchurch-terremoto.jpg

Panico nel cuore della notte. Crollata una chiesa, black-out

.

ROMA (3 settembre) – Un terremoto di magnitudo 7,2 ha colpito la Nuova Zelanda alle 4,35 del mattino ora locale. L’epicentro è stato localizzato nell’isola meridionale, a una profondità di 16 km, a 30 km da Christchurch, la seconda città del paese con i suoi 350mila abitanti. Ampie zone della città sono rimaste al buio, mentre sono saltate le linee telefoniche. Non è stato diramato alcun allarme tsunami.

Ponti ed edifici danneggiati. Le autorità hanno ordinato l’evacuazione delle zone collinari intorno alla città, dove la scossa si è sentita con più intensità. Gli abitanti di Christchurch, svegliati alle prime luci dell’alba, si sono riversati nelle strade. «C’è una fila di negozi davanti a me completamente distrutta», racconta Colleen Simpson a The Press. La polizia riferisce di ponti danneggiati. In città sono state avvertite almeno sette scosse di assestamento. Il sisma è stato avvertito anche a Wellington.

Una chiesa è crollata nel centro della città, racconta un testimone all’Ansa. «Una chiesa è caduta a Latimer square, in pieno centro, e ci sono molti edifici lesionati – ha detto Fiorenzo Peloso, originario di Aosta – Siamo stati svegliati in piena notte. Una scossa terribile. In casa è caduto tutto, ma la struttura è di legno ed è rimasta in piedi. Sono scattati immediatamente i soccorsi. Il sindaco alla radio sta dando le direttive, e ognuno cerca di aiutare chi è in difficoltà, davvero un grande esempio di efficienza». Al momento, non risultano vittime. Danni si registrano anche in altri centri a sud di Christchurch.

.

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=117348&sez=HOME_NELMONDO&ssez=

_______________________________

7.0 Magnitude Earthquake In New Zealand

DATI INPS – Vola la cassa integrazione: +60 per cento rispetto al 2009

DATI INPS

Vola la cassa integrazione: +60 per cento rispetto al 2009

Nei primi otto mesi del 2010 l’Inps ha autorizzato 826,4 milioni di ore. Boom per quella in deroga ad agosto

.

ROMA – Nei primi otto mesi del 2010 l’Inps ha autorizzato alle aziende italiane l’utilizzo di 826,4 milioni di ore di cassa integrazione con un aumento del 60,5% rispetto allo stesso periodo del 2009. Lo fa sapere lo stesso Istituto di previdenza ricordando che quasi il 25% del totale delle ore richieste dalle imprese è rappresentato dalla cassa integrazione in deroga, strumento che nei primi otto mesi dell’anno scorso pesava per meno del 10% sul dato complessivo.

//

I DATI DI AGOSTO – Le ore di cassa integrazione autorizzate ad agosto alle aziende italiane diminuiscono del 32,7% rispetto a luglio ma aumentano del 40,1% rispetto ad agosto 2009. Lo rileva l’Inps precisando che nel mese appena trascorso le aziende hanno chiesto 76,5 milioni di ore a fronte dei 54,6 milioni chiesti nello stesso mese del 2009. Quasi la metà delle ore di cassa integrazione chieste sono state di cassa in deroga (35,5 milioni) mentre quelle di cassa integrazione ordinaria e straordinaria con 41 milioni di ore nel complesso sono risultate in lieve diminuzione rispetto al 2009 (42,4 milioni le ore autorizzate nell’agosto 2009). La cassa in deroga nel mese è quasi triplicata passando da 12,1 milioni a 35,5 milioni. (fonte Ansa)

.

03 settembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/economia/10_settembre_03/cassa-integrazione_af3a99dc-b77a-11df-b2c1-00144f02aabe.shtml

Alfano, i soldi e la ‘ndrangheta (ovvero: come ti contrasto la mafia)

Alfano, i soldi e la ‘ndrangheta

A.A., cercasi..

.

di Jacopo Fo

.

Ieri sera ho fatto un salto sulla sedia ascoltando il Tg di Rai News24 (e diciamolo che quello di Corradino Mineo è di gran lunga il miglior Tg oggi in Italia!!!). Ho pensato che la giornalista avesse sbagliato a leggere affermando che il ministro della Giustizia Angelino Alfano, dopo l’attentato e le lettere minatorie contro i giudici di Reggio Calabria ha deciso uno stanziamento straordinario di 45.000 euro lordi (quarantacinquemila). Oggi ho verificato sulle agenzie di stampa e ho appurato che la giornalista non si era sbagliata. Sono proprio 45.000 euro. LORDI!

La procura di Reggio Calabria sta conducendo una battaglia dura contro la ‘ndrangheta, i risultati si vedono. Tanto che questa organizzazione criminale, che ha un fatturato stimato intorno ai 45 miliardi euro, è evidentemente in difficoltà e intenzionata a mettere in atto ritorsioni contro giudici e forze dell’ordine. E non è che Alfano non lo capisca, infatti dice: “…In considerazione dell’innalzamento dell’esposizione a rischio dell’incolumità dei magistrati che operano negli uffici giudiziari reggini“, ci si impegna a “fronteggiare, in tempi brevissimi, le richieste per il potenziamento dei mezzi, delle risorse e del personale di questi uffici“… “Si provvederà a uno stanziamento aggiuntivo di fondi per il personale, che ammonta a circa 30.000 euro lordi; mentre per il potenziamento dei mezzi sarà prevista una rimodulazione delle risorse di quasi 15.000 euro“.

Direi un intervento a dir poco risibile. Quel QUASI 15.000 euro fa tenerezza. A 15.000 non ci arrivavano proprio.

Ma questo nuovo, lauto finanziamento non può certo scalfire la situazione drammatica dei tribunali calabresi che sono a corto di tutto. Alfano nel gennaio 2010 ha deciso di mandare 6 rinforzi. La delibera approvata all’unanimità dal Consiglio Superiore della Magistratura, il 3 febbraio 2010, ci dice che a quella data i posti vacanti erano ancora 81.

Qualcuno dirà: “Ha fatto quel che poteva.”

Ma non è così. Maroni, ha fatto qualche cosina di più sostanzioso, mandando 121 agenti a gennaio. Alfano solo 6.

E non è proprio una questione di denaro.

Infatti la sopracitata delibera
del Consiglio Superiore della Magistratura, ci informa anche che grazie al lavoro dei giudici calabresi nel 2009 “sono stati sequestrati beni per un valore complessivo di circa 300-400 milioni di euro (collocando la sezione al secondo posto in Italia, dopo Palermo e prima di Napoli) e appaiono in crescita esponenziale.” E credo che si sia d’accordo nel valutare che i costi complessivi del sistema giudiziario calabrese sono ampiamente ripagati dagli utili per lo Stato derivanti dai sequestri di beni dei gruppi criminali. Quindi investire nel buon funzionamento della giustizia calabrese sarebbe oltretutto economicamente conveniente.

Peraltro è da notare che non si possono descrivere i giudici calabresi come i soliti fannulloni. Sempre la delibera del Consiglio Superiore della Magistratura, ci informa infatti che: “nel solo primo semestre del 2009 sono state iscritti 236 nuovi procedimenti di prevenzione (a fronte di una sopravvenienza media negli anni precedenti di 30 procedimenti)” e che tutta l’attività giudiziaria ha avuto un notevole incremento.

L’unica obiezione a questa mia critica ad Alfano può essere che attualmente il sistema di sequestro dei beni criminali è complesso e lento. Allora perché il governo “del fare” non semplifica la legge? Non sarebbe più urgente questo dei problemi sessuali e giudiziari di B.?

Certo se la legge sugli espropri dei beni criminali e sul loro utilizzo cambiasse potremmo rendere rapidamente disponibili le risorse sequestrate per finanziare l’attività dei tribunali. La giustizia italiana diventerebbe addirittura un’attività economicamente in attivo…

In effetti alcuni disegni di legge che risolverebbero questo problema giacciono nei cassetti del parlamento dal 2007. Avevano come primo firmatario il senatore D’AMBROSIO, insieme a CASSON, FINOCCHIARO, VIOLANTE, Massimo BRUTTI,  PECORARO SCANIO, Furio COLOMBO, MACCANICO, FORMISANO, Franca RAME e parecchi altri (vedi: Dieci leggi per salvare l’italia).

E per inciso credo
che se riusciremo a costruire una coalizione elettorale l’approvazione di queste proposte di legge dovrebbe essere in cima al nostro programma politico.

Ma che il ministro Alfano in realtà remi contro il buon funzionamento della giustizia lo dimostra anche un altro fatto increscioso che denunciamo da tempo: la Legge Bavaglio non è passata ma comunque stanno togliendo alla magistratura gran parte delle possibilità di intercettare realmente. Ci sono riusciti in un modo semplice. Non pagano 450 MILIONI DI EURO alle aziende che forniscono attrezzature e servizi necessari per effettuare in pratica queste intercettazioni. Queste aziende si sono unite in associazione (Iliia) e da anni protestano e annunciano ora il tracollo di tutto il settore, alcune aziende hanno già chiuso…

Che dire di un governo che non vuole incassare le risorse sequestrate dalla magistratura per essere sicuro di non avere i soldi per gestire efficientemente la repressione della criminalità e far funzionare i tribunali?

Che dire di un governo che non rispetta la legge rifiutandosi di pagare i debiti dello Stato?

E vorrei anche notare che in Italia sta succedendo un notevole miracolo, grazie all’impegno eroico di forze dell’ordine e giudici si sta colpendo duramente la criminalità organizzata. E questo non a causa del lavoro del ministro Alfano ma nonostante il ministro Alfano acerrimo nemico dei giudici comunisti e delle intercettazioni telefoniche.

.

03 settembre 2010

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/03/alfano-i-soldi-e-la-ndrangheta/56277/

UMILIARSI A VICENZA – Vuoi fare la cameriera? Basta sfilare in bikini: la più bella avrà il posto di lavoro al bar

Vuoi fare la cameriera? Basta sfilare in bikini: la più bella avrà il posto di lavoro al bar

.

Il concorso di bellezza scatta domani ed è riservato alle aspiranti cameriere di un locale di Tezze sul Brenta. Le ragazze verranno giudicate dai titolari e dai sei clienti più affezionati

.

VICENZA, 3 settembre 2010 – E’ pur vero che un bell’aspetto aiuta, nella vita, ma nella società dell’immagine non era ancora successo, a nostra memoria, che per avere un posto di lavoro le aspiranti debbano salire su una passerella. E invece è proprio quello che succederà a Tezze sul Brenta, in provincia di Vicenza, dove il premio di un concorso di bellezza sarà il posto da cameriera in un bar.

L’ideona è venuta ai titolari, padre e figlio, del “Tnt”, convinti che una bella cameriera  può far guadagnare clienti all’esercizio. Le aspiranti si presenteranno domani sulla passerella di “Miss Tnt Pub”, riporta il Corriere del Veneto, e verranno giudicate da una giuria composta dai sei clienti più affezionati del bar e dal proprietario.

Finora si conta una decina di aspiranti miss-cameriera, tutte tra i 18 e i 30 anni – come da regolamento – e tutte  residenti nel bassanese. Sono previste sfilate in abito elegante, in tenuta da lavoro e dulcis in fundo in costume da bagno. In più devono cercare di superare alcune prove pratiche.
“L’idea e’ stata apprezzata – spiega Aurelio Zarpellon 49 anni, uno dei titolari – e non e’ detto che possiamo riproprorla tra sei mesi”.

.

fonte:  http://qn.quotidiano.net/cronaca/2010/09/03/379197-vuoi_fare_cameriera_basta_sfilare_bikini_bella_avra_posto.shtml