MIRAL, CHE BRUTTO FILM – La pace israelo-palestinese «minacciata» da Schnabel & Rula

La pace israelo-palestinese «minacciata» da Schnabel & Rula

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di Alberto Crespi

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Nei titoli di testa di Miral , utopia su una possibile fratellanza ebreo-palestinese, campeggiano nomi inaspettati: i fratelli Weinstein, ebrei-americani già padroni della Miramax, noti squali della New Hollywood; e il tunisino Tarak Ben Ammar, compagno di avventure di Silvio Berlusconi dai tempi di All Iberian. Il film, come è noto, si ispira a un romanzo autobiografico della giornalista palestinese Rula Jebreal (pubblicato da Rizzoli) che è compagna di vita dell’artista ebreo-americano Julian Schnabel, negli anni divenuto – saltuariamente – anche regista cinematografico. Con indubbia sagacia, Schnabel e Jebreal hanno trasformato la propria convivenza in un’operazione di marketing: sarà brutto dirlo ma questa è la sensazione, vedendo il film e leggendo sullo schermo i nomi suddetti. Sensazione confermata in conferenza stampa, dove Schnabel – artista che ama farsi fotografare nei lussuosissimi scenari della sua villa – si è lanciato in affermazioni del tipo: «In Medio Oriente le donne vengono lapidate mentre noi siamo qui a bere acqua Perrier». Tutto vero, e tutto lievemente fastidioso, come sempre accade quando i miliardari fanno la morale al prossimo.

Tutto questo sarebbe secondario se Miral non fosse di rara bruttezza. Siamo quindi di fronte a un percorso ad ostacoli, giornalisticamente parlando: un film prodotto da personaggi discutibili, che propugna valori assolutamente indiscutibili (la tolleranza, il rispetto per le donne, il sogno di un Medio Oriente pacifico dove ebrei e palestinesi possano coesistere) in modo, però, artisticamente risibile. Atteniamoci a quest’ultimo punto, che ci compete. Schnabel ha iniziato la propria storia di regista con Basquiat , film biografico (non eccezionale) su un collega pittore meno fortunato di lui. Poi ha girato un film bruttissimo (Before Night Falls ) e uno quasi bello (Lo scafandro e la farfalla ), diversissimi l’uno dall’altro. In Miral , l’urgenza politica e personale hanno preso il sopravvento. Facendo l’andirivieni nel tempo, il film racconta la storia dei palestinesi oppressi da Israele dal 1947 al 1994, l’anno in cui muore Hind Husseini. Era costei una donna straordinaria, che fin dalla nascita di Israele cominciò a salvare dalla guerra e dalla strada gli orfani palestinesi. Negli anni, il suo istituto ha regalato istruzione e speranza a migliaia di ragazzi e ragazze, e Rula Jebreal è stata una di loro. Hind Husseini è interpretata da Hiam Abbass, la stupenda attrice del Giardino dei limoni : ammirarla in azione è l’unico motivo per vedere il film, mentre la prova dell’indiana Freida Pinto (quella di The Millionaire ) nei panni della giovane Miral/Rula è veramente imbarazzante. Ma è difficile biasimarla: come tutti gli attori, deve pronunciare dialoghi impossibili che tentano di riassumere in modo meccanico e didascalico la storia di Israele e della Palestina. Scritto malissimo, il film è girato forse peggio, con stile inutilmente «poetico» e sfondoni clamorosi. Hiam Abbass e Willem Dafoe si incontrano nel 1947 e si rivedono nel 1967, assolutamente identici: nessuno dei due è invecchiato di un giorno. I palestinesi, anche i più poveri, parlano tutti inglese: Miral è un film in cui la correttezza politica e la predicazione ideologica, per quanto nobile, si traducono in colonialismo hollwyoodiano della peggior specie.

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03 settembre 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=103063

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One response to “MIRAL, CHE BRUTTO FILM – La pace israelo-palestinese «minacciata» da Schnabel & Rula”

  1. Luca says :

    ho parecchi dubbi sul fatto che il sig. Crespi abbia visto il film…non capisco tanto odio per una pellicola che anche se non è un capolavoro, almeno tenta di comunicare un messaggio di pace e soprattutto prova a far conoscere ai più giovani un problema senza fine quale è il conflitto israelo- palestinese… ah ho capito…il sig. Crespi forse fa parte di quella fazione che considera il film pro palestina…beh se così è il sig. Crespi dimostra di non aver catturato il vero messaggio del film e probabilmente è un filoisraeliano convinto, seguace di una vecchia mentalità, che non si rende conto che questa guerra, per qualunque dei due Stati si “faccia il tifo” (sono ironico), deve obbligatoriamente cessare.

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