Lo 007 e i furti di segreti online. Trema la Genova degli affari / Altana Pietro: lo 007 del SISMI che spiava i centri sociali (e non solo)

Trovate che l’immagine che ho aggiunto a corredo dell’articolo sia un tantino banale? Beh, prima di giudicare leggete tutto fino in fondo, e capirete..

mauro

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Ex agente del Sismi, si infiltrò fra i no global durante il G8

Lo 007 e i furti di segreti online
Trema la Genova degli affari

Indagato come hacker. Una lettera riservata al sindaco finisce in rete L’avvocato: «Diciamo che un po’ di cose le sa e le ha. Ma è anche bravissimo a bluffare»

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Il sindaco di Genova, Marta Vincenzi
Il sindaco di Genova, Marta Vincenzi

MILANO – Anni e anni di segreti raccolti di persona, di appunti, di documenti fotografati, fotocopiati, duplicati, di filmati, intercettazioni e registrazioni top-secret, di «curiosità» informatica e di accesso facile alle fonti delle informazioni…
Pietro Altana la sa lunga, come si conviene a qualunque 007 che si rispetti. Ex agente del Sismi e all’occasione collaboratore anche del Sisde, è una specie di memoria storica di mille «informazioni confidenziali» che appartengono a faccendieri, commercialisti, avvocati dell’alta finanza, banche, industrie, tributaristi, consulenti di politici e di società varie. Soprattutto a Genova, la città dei suoi genitori e la sua prediletta: quella che più teme i suoi scheletri nell’armadio. Perché se è vero che ormai da cinque anni Altana viveva nell’ombra, è anche vero che adesso è tornato in scena da quando la procura di Genova lo ha indagato per accesso abusivo al sistema informatico e diffamazione. Perquisizione a casa (Torino), sequestro di computer e dischetti con richiesta e concessione (pochi giorni fa) di altri sei mesi di indagine sul suo conto. Così eccolo di nuovo nel bel mezzo di un caso giudiziario. E siccome finora ogni volta che l’ex agente si è ripresentato al mondo ha tolto il sonno a decine di persone, c’è anche stavolta l’effetto spauracchio per chiunque abbia avuto a che fare con lui.

Ma sarà poi vero che ha uno scrigno pieno zeppo di segreti inconfessabili? «Diciamo che un sacco di cose le sa e le ha» sintetizza il suo avvocato, Riccardo Caramello. Diciamolo. Ma «un sacco di cose» non è tutto. «Vero. Ma non dimentichiamo che è sempre stato ed è molto abile a bluffare».
Certo non era un bluff il documento diffuso online nei giorni scorsi da Indymedia, il sito antagonista di informazione indipendente che sulla scia di Wikileaks – l’organizzazione internazionale che riceve e mette in rete sul suo sito documenti coperti da segreto – ha più volte ha pubblicato carte top-secret, quasi sempre legati alle spy-story nelle quali Altana ha avuto qualche ruolo. Viene spontaneo chiedersi: che sia lui a passare i carteggi a Indymedia? «Non so proprio perché tutti si siano messi in testa che sia così» nega l’avvocato Caramello. Quindi l’ex uomo Sismi e Sisde non avrebbe nulla a che fare con le carte riservate dell’altro giorno.

Si tratta di una lettera indirizzata al sindaco genovese Marta Vincenzi e scritta dall’avvocato Vincenzo Roppo, notissimo legale genovese che si occupa di finanza nonché ex consulente di Carlo De Benedetti e docente di Diritto Civile. L’argomento è la composizione del consiglio di amministrazione della Iren, l’azienda nata dalla fusione di Iride ed Enia (per la gestione di acqua e gas) e le parole dell’avvocato sono di delusione e amarezza per il comportamento del sindaco che non gli avrebbe comunicato un cambiamento nelle scelte di alcune persone. Lettera più che riservata. E però finita sulla piazza mondiale del Web. Quasi fosse una risposta alla denuncia (per le continue intrusioni nel suo sistema informatico) che proprio l’avvocato Roppo aveva presentato mesi fa. Il «filo d’Arianna» partì da quella denuncia e portò a lui, Altana.

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Dossier e lettere su Internet, quindi. Come i fascicoli che guidano i lettori in complicati intrighi internazionali, con chiamata in causa di armatori, governo iraniano, società tributarie, aziende internazionali. O come le lettere che lo stesso Altana ha spedito ai generali Nicolò Pollari (ex capo del Sismi) e Mario Mori (Sisde). Tutto in rete, accompagnato da tanti articoli sullo «spione» del Secolo XIX e dai commenti del pubblico di Indymedia che non si può dire sia dalla sua parte. Soprattutto da quando è diventato noto – durante un processo nel quale il Sismi confermò che fosse un suo agente – che lui fu un infiltrato fra i duri del G8 di Genova e nei centri sociali della città. I ragazzi dei centri sociali discussero di quello «strano tipo», Anonymus, Guglielmo, Franco, Ugo, Pietro o come diavolo diceva di chiamarsi. «Ecco perché non voleva mai che nessuno lo accompagnasse a casa» capirono finalmente. E dedussero: «Impossibile che sappia qualcosa di compagni perché è uno spione troppo smaccato».

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Giusi Fasano
05 settembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_settembre_05/lo-007-e-i-furti-di-segreti-online-trema-la-genova-degli-affari-giusi-fasano_e1ef7ec0-b8c8-11df-aec9-00144f02aabe.shtml

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Altana Pietro: lo 007 del SISMI che spiava i centri sociali (e non solo)

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Storia di uno straccetto, usato e buttato via

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In tanti ci siamo chiesti chi era quel personaggio oscuro che qualche anno fa scorrazzava imperturbato per i centri sociali di mezz’Italia raccogliendo diffidenza e/o simpatie. Da “El Paso” (To) al “Csa Zapata” (GE), dal “Leoncavallo” (Torino) al “TDN-Terra di Nessuno” (GE). Nessuno sospettava niente. Al Buridda addirittura l’enigmatico figuro si intrattenne amichevolmente a discorrere con Fausto Bertinotti su TAV e Terzo Valico. Allo Zapata, una sera venne notato alla chitarra ad improvvisare una jam session con Bambi Fossati dei Garibaldi. Ad una manifestazione di protesta aspettando la (vergognosa) sentenza per i fatti dell G8 davanti al Palazzo di Giustizia di Genova losco soggetto fu scorto a disquisire animatamente con Luca Casarini e con l’On.le Paolo Cento. Poi un giorno alcuni attivisti del “Csa Inmensa” e del “Borgorosso” s’accorsero che dietro le mentite spoglie del compagno attivista forse si nascondeva una spia. Lui diceva di chiamarsi Franco Ugo Davolio ed era (perlomeno sembrava) un antistatalista convinto. Al suo attivo più d’un anno di carcere a Forte Boccea ed in altre carceri militari per rifiuto della divisa (aveva dei documenti con questo nome ma si capì ben presto che poteva essere un nome di copertura). Viene seguito e pedinato (ma lui dribbla sistematicamente il tallonamento). Si scopre che le sue generalità non sono quelle date: si potrebbe chiamare Altana Pietro, ha un pass da giornalista, nel suo portafogli s’intravede un badge del “Ministero dell’Interno” e risulta avere una base logistica in Via Sardorella (proprio nella Carserma della Polizia di Stato di Bolzaneto). Il cerchio si chiude. I compagni di Inmensa fanno velocemente circolare la voce e denunciano subito lo sbirro su Indymedia (all’epoca non si sapeva ancora che era un agente del SISMI si credeva potesse essere una pedina del Ministero dell’Interno o della Digos).

Sull’allontanamento di un losco figuro dal Borgorosso.. .”

http://italy.indymedia.org/news/hidden.php?id=588723

Altana Pietro intuito lo sgamo sparisce letteralmente dalla circolazione. Non lo si vede più all’Inmensa, diserta le riunioni dello Zapata, assente totale anche da tutti gli appuntamenti in tutti gli altri centri sociali (e ben per lui se no sai quante mazzate …. ). Di lui non si sentirà più parlare sino al 2008, quando trapelano da Palazzo di Giustizia notizie riservate sull’infiltrato.

“ALTANA PIETRO – Giornalista/Agente del SISMI e SISDE – Missiva sconcertante ai vertici di SISMI e SISDE

http://piemonte.indymedia.org/../article/3566

Dal Palazzo di Giustizia di Genova torna alla luce un carteggio intrigante e sconcertante sul personaggio. L’Altana non ha spiato solo i centri sociali, ha spiato anche l’alta finanza, fiscalisti ed avvocati (Uckmar, Coeclerici, ENI, FIAT, Italcementi, FS, Finmare, CIR, Finmeccanica, ed un miliardo di altre società). Per non farsi mancare niente spia anche le società iraniane (Irasco, Iritec, Irisa, Ascotec, Iran Air, (se lo beccano gli iraniani lo fanno a fettine). Lo scoop è colossale. Le notizie apprese vengono pubblicate quì su Indymedia:

Genova – Spy story al pesto – ecco come Coeclerici Spa spiava

http://piemonte.indymedia.org/../article/1347

Mafioso è bello” (parola di COECLERICI)

http://piemonte.indymedia.org/../article/1700

ENI, “codice etico” e Servizi Segreti”

http://piemonte.indymedia.org/../article/5520

SISMI e IRANIANI – Prima si spiano poi gli si tende la mano.

http://piemonte.indymedia.org/../article/5025

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Altana Pietro (questo il vero nome della spia) è un agente in pianta stabile del SISMI (ed occasionale agente del SISDE). E’ un personaggio certamente scomodo (e sicuramente a rischio). Nel 2004 viene fatto arrestare dai Carabinieri di GE-Pontedecimo per ordine del PM Anna Canepa (DDA/Antiterrorismo). Da infiltrato del SISMI nei centri sociali potrebbe sapere un sacco di cose che interessano la Procura genovese. Forse potrebbe salvarsi in corner spifferando alla Canepa le cose che sa sui centri sociali di mezz’Italia (la Canepa infatti stava indagado proprio sui Centri Sociali e sui fatti del G8). Ma Altana è un tipo cazzuto. 15 mesi di galera a Castello Angioino (Gaeta) sono un background mica da ridere e lo 007 non è certo infastidito dal soggiorno obbligato nel Carcere di Marassi (pare che la Canepa l’abbia tenuto lì in ostaggio per quasi un annetto buono buono). Il SISMI di Pollari in questo frangente s’è mantenuto defilato ed equidistante. Benchè interpellato in proposito dalla Canepa evita oculatamente di interloquire con gli inquirenti genovesi. Gli inquirenti genovesi – contrariati dal contegno reticente di Pollari – evitano strategicamente di confrontarsi con i servizi segreti. Casualmente, proprio in quel periodo, per le Procure gira in sordina una nota di sdegno per aver scoperto che il SISMI ha spiato anche le procure e diversi magistrati (c’è di mezzo anche quì Altana? Non ci s arebbe da meravigliarsi). Nel caso Altana l’attesa non premia. Il SISMI aspetta le mosse della procura genovese e vicevesa. Ma niente si muove. Altana Pietro, in ostaggio, ce l’ha nel culo. E’ la fine della carriera di spia.

Morale della favola? Quando usi uno straccio dopo lo puoi anche buttare via. Per le istituzioni siamo tutti utili ma nessuno è indispensabile (beh da noi ste cose non succedono).

Su Milano Finanza del 15 agosto 2009 è uscito un articolo a firma Marco Gregoretti (che trovate di seguito allegato pdf e ritrascritto) che parla del nostro “straccetto” del SISMI:

http://www.milanofinanza.it/giornali/preview_giornali.asp?id=1618052&codiciTestate=14&sez=edicMF&testo=&titolo=Spy%20story%20sotto%20la%20Lanterna

L’articolo è visibile sulla Rassegna Stampa del Ministero della Difesa:

www.difesa.it/files/rassegnastampa/090815/13486355.pdf

(la pagina risulta rimossa, n.d.m.)

Titolo:

Grandi Intrighi. Alla Procura di Genova un archivio dei rapporti tra politica, finanza e servizi segreti. Da cui si scopre che per anni i fiscalisti furono tenuti d’occhio dal SISMI. Con l’aiuto di una potente società armatrice. Spy story sotto la lanterna”.

Ci vorrebbe Pepe Carvalho, il celebre e disincantato investigatore privato inventato dallo scrittore spagnolo Manuel Vasquez Montalban. Solo lui, abituato come è a districare trame dove si incontrano interessi inconfessabili di imprenditori con la faccia pulita, condite da soffiate di giornalisti prestati ai servizi segreti da poliziotti intraprendenti dei reparti speciali, da addetti alle pubbliche relazioni sempre a posto, da montagne di soldi e forse anche da un po’ di terrorismo, potrebbe capire la vera intrinseca natura della magica Genova. Sembra, infatti, che sotto la Lanterna da almeno 15 anni, in un parossistico inseguirsi di date, si stiano giocando partite romanzesche, spy story da leggere con gioia sotto l’ombrellone: servizi segreti militari che spiano commercialisti e avvocati d’affari, armatori che usano la propria società come fosse la Cia, tangenti, denunce, blog militanti-militari, querele e finte bombe. Pero, è tutto vero. Gli archivi della Procura della Repubblica di Genova fanno invidia a quelli cosiddetti coperti di Pio Pompa, il potente collaboratore di Nicolò Pollari a capo del Sismi, il vecchio Servizio Segreto Militare.

I fascicoli con documenti riservati, con fotografie, con filmati, con intercettazioni telefoniche e ambientali, con hard disk di computer che scottano, sulla morte in fraq di Fabrizio Quattrocchi e sulla strana storia del Dssa, quel centro studi sul terrorismo accusato di essere una sorta di polizia parallela collegata al Sismi, sono a Genova e costituiscono di fatto un archivio di intrighi tutti collegati. A cui si potrebbe aggiungere quello che sta venendo fuori dalla de-secretazione di pagine giacenti nel dimenticatoio genovese.

Accuse da verificare. Una grande e prestigiosa compagnia di navigazione, la Coeclerici spa, avrebbe funzionato come una centrale di spionaggio e controspionaggio stabilmente agganciata ai servizi segreti, ma anche capace di attivare una rete informativa riservata per battere slealmente la concorrenza negli appalti e nelle commesse internazionali. “Negli anni Ottanta e all’inizio degli anni Novanta”, rivela a MF/Milano Finanza «G-71», un agente proveniente dal Comsubin che aveva già operato all’estero per il cosiddetto Supersid di Vito Miceli e Francesco La Bruna, “usavamo le navi di Coeclerici come copertura per andare a fare operazioni nel Golfo di Guinea. Ricordo che era una donna il nostro riferimento all’interno della compagnia genovese. Non so se fosse la titolare o un alto dirigente”. Nel dicembre del 1994 Coecierici denunciò per spionaggio industriale e intercettazioni telefoniche abusive un giornalista torinese, residente a Genova, collaboratore di alcuni importanti studi di fiscalisti liguri e quindi a contatto con notizie sensiblli e riservate. Infatti, era anche un consulente fisso del Sismi: passava informazioni e a volte era anche mandato in missione, come quando, nel 2004, infiltrato con successo in alcuni centri sociali per cercare connessioni con società iraniane in odore di terrorismo islamico. Pietro Altana ha 49 anni, si professa pacifista al punto da aver fatto 15 mesi di carcere a Gaeta per obiezione di coscienza, abbozza un look militante con codino e in un documento che ha inviato alla Procura della Repubblica di Genova elenca perfino gli studi dei fiscalisti nel mirino dei controlli del Sismi: chissà perché, poi, visto che il servizio segreto militare dovrebbe occuparsi di terrorismo internazionale, finanziamenti off shore, mafia cinese… I casi sono due: o quegli studi sono sospettati di attività pericolosa internazionale o i controlli sono illegittimi.

Per infiltrarsi negli archivi e nei giornali Altana usava (e usa tuttora) diversi pseudonimi. Dal recente Anonymous Remaller a Guglielmo Dabove, quello con cui lo aveva inizialmente identificato la società armatrice genovese. La denuncia del 1994 contro di lui si è trasformata in un potenziale boomerang contro Coeclerici spa e le sue controllate, nonostante i pedinamenti, le perquisizioni a casa e in ufficio effettuate da un intraprendente poliziotto della Digos. Perché il 14 agosto 1998 è il giornalista-spione-investigatore a depositare dai Carabinieri di Bolzaneto, a Genova, una querela denuncia contro i vertici di Coeclerici spa, Coeclerici Logistics spa, Coeclerici Armatori spa, Coeclerici Carbometal spa, il direttore dello studio Banchero & Costa e altri tre personaggi stranieri. Altana accusa tutti di spionaggio industriale, turbativa d’asta, concorrenza sleale.

Anche se la Procura di Genova non ha agito nei loro confronti il documento descrivere la rete informativa e corruttiva che la società genovese sarebbe stata capace di mettere in piedi, dove figurano perfino personaggi di cui si conoscono l’indirizzo e il nome, Jasim, ma non il cognome. O faccendieri come una certo Berdy; con società di catering in India per copertura. La denuncia si riferisce a un contratto che “Coeclerici rincorre da tempo: il contratto denominato Hadeed Lighterage Project (prende il nome dalla omonima società Hadeed – Saudi Iron and Steel Company, che ha indetto la gara). L’ottimismo è palpabile…”.

In effetti c’era l’arma segreta, l’arma letale contro cui i concorrenti in gara per quell’appalto, i norvegesi di Oslo della Torvald Klaveness Konsern As, non potevano nulla: la società di Genova era in grado di avere in anticipo tutti i dettagli dell’offerta di Klaveness. Un mese prima della final commercial dicussion di fine luglio, Coeclerici aveva già in mano le rate offerte da Klaveness, presentate in busta chiusa e sigillata appunto un mese dopo, ad Hadeed. Ecco come cominciava la lettera fax “strettamente confidenziale” di Pino Silvestri, direttore di Banchero & Costa, datata 16 giugno 1998, a Coeclerici Logistics, stando alla denuncia di Altana: “Mi ha appena telefonato Berdy da casa. Mi ha confermato che Hadeed ha chiamato Klaveness il 29 giugno e non 30 giugno. Queste sono le rate che ha offerto Klaveness…”.

È un pezzetto di una grande vicenda, la classica punta dell’iceberg già denunciata due volte, nel 1995 e nel 1996, dal giornalista-agente. Ma ancora non sono del tutto chiari gli sviluppi e i ruoli dei personaggi. Per esempio perché il giornalista-agente si è trasformato in giustiziere finanziario e ora promette nuove rivelazioni su enti pubblici? E adesso che il Sismi non c’è più, Altana-Anonymous Remaller è ancora in servizio?”

Speriamo di no, ma se del caso postate una foto dello 007 così stiamo in campana.

spy_story_milanofinanza_pagina_2.jpg

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fonte:  http://piemonte.indymedia.org/article/5620

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La foto? Eccola qui. Vecchiotta e poco chiara, oltre che tremendamente somigliante a Pierce Brosnan.. Un caso? Naaahhhhh!!!

mauro

Franco Ugo Davolio, alias Pietro Altana

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9 risposte a “Lo 007 e i furti di segreti online. Trema la Genova degli affari / Altana Pietro: lo 007 del SISMI che spiava i centri sociali (e non solo)”

  1. giovanni7 dice :

    Dopo il discorso di fini ci si deve aspettare di tutto:ora si è scoperto che i centri sociali sono covi di terroristi.Per fortuna verrà nominato il ministro dello Sviluppo.Che roba è ?Roba aliena!

  2. INeuropa dice :

    la madonna ma chi è nembo kid?

  3. mako dice :

    visto che spia in comune di genova che ri raccontasse qualcosa di gustoso sulla marta e sulle porcate che fanno a tursi così i genovesi aprono un poco gli occhi

  4. ricky dice :

    ci voleva una spia del sismi per far cagare sotto un po di gentaglia con la coscienza sporca.

    wiwa la spia

  5. Chiarelettere dice :

    Letto che ha spiato i centri sociali, gli iraniani, avvocati d’affari, società dell’alta finanza, Comune di Genova, etc etc. Ho un’idea di business per la spia del sismi (casomai non c’avesse già pensato) perchè non scrive un bel libro e ci racconta un po di cose interessanti. Si fa un sacco di soldi e si toglie alcuni sassolini dalle scarpe. Io mi prenoto all’acquisto della prima copia (con dedica però)

  6. trasparency international dice :

    Dal portale Indymedia al link:
    http://piemonte.indymedia.org/article/10730

    SHELL & embargo: ecco come gli olandesi foraggiano l’IRAN.

    Centinaia di aziende USA hanno venduto tecnologie sensibili e know-how agli iraniani ma anche note multinazionali europee. Come Royal Duch Shell.

    Prodotti chimici, armi, tecnologie avanzate, software, spares per l’industria bellica, nucleare e petrolifera. Da sempre in Iran arriva di tutto. E da tutti. Specialmente dalla Shell. Che si diverte pure a prendere per il culo gli Stati Uniti.

    Per scomodare le autorità americane e chiedere una rogatoria internazionale contro la società Irasco (ottobre 2009) c’è voluto un’esposto ufficiale alle autorità governative italiane. Prima tutti dormivano sonni più o meno tranquilli.

    Un conto è la ricostruzione romanzata di tanti gialli e telefim americani un altro è mettere per iscritto – nero su bianco – gli affari loschi degli iraniani come ha fatto in un suo rapporto uno 007 del Sismi. Altana Pietro, ritenuto un agente dei servizi segreti lo scrive senza mezzi termini in una lettera riservata al generale Nicolò Pollari (Sismi), al generale Mario Mori (Sisde), alle autorità di governo italiane il 15 settembre 2004:
    “da anni lavoro per il Sismi (servizio segreto militare) a tempo pieno ed occasionalmente per il Sisde (servizio segreto civile) in qualità di consulente nei settori di mia competenza quali: … Società iraniane … sono stato fermato dai Carabinieri della Stazione di Genova Pontedecimo … ed è stato posto sotto sequestro copioso materiale afferente le società iraniane che son al centro delle nostre investigazioni … il materiale in questione concerne società di trading iraniane (tutte controllate direttamente dal Governo Iraniano) quali le società: IRASCO, NISCO, IRITEC, IRISA, IRITAL, IRAN AIR, TEEN TRANSPORT, e molte altre, tutte società che hanno rapporti con i servizi di intelligence iraniana e che dalle ns. indagini risulta che abbiano favorito l’export – da Genova per l’Iran – di alta tecnologia Made in USA (vietata dall’embargo) ed inoltre tecnologie militari e tecnologie nucleari. Moltissima di questa riservata documentazione era depositata in files nei miei computers (tutti posti sotto sequestro) … e sono ora al vaglio degli inquirenti… i miei legali di fiducia m’han anche paventato l’ipotesi che gli inquirenti (pm Anna Canepa e GIP Todella) possano interpellare le società iraniane per una verifica della documentazione trovata in mio possesso. A questo proposito Le segnalo – ill.mo sig. Presidente – il potenziale rischio (peraltro reale) che le società iraniane (e quindi induttivamente anche il Governo Iraniano) possano venire a conoscenza delle ns. indagini espletate in questi anni sul loro conto. Con tutte le gravi, irreparabili e conseguenti negative implicazioni di carattere diplomatico per il ns. Paese…”.

    Fai clic per accedere a rapporto_sismi_sisde.pdf


    Fai clic per accedere a articolo_stampa_altana_pietro_2.pdf


    Fai clic per accedere a altana_pietro_sismi_roppo_articoli_secolo_xix_corsera.pdf

    6 anni dopo quell’esposto pare sia rimasto tutto come prima. L’Iran continua a fare affari d’oro con l’occidente in ogni campo. William Hague, ministro degli Esteri britannico (che per fatale coincidenza porta lo stesso nome della città dove ha sede il quartier generale della Shell in Olanda) ha recentemente ribadito che il Regno Unito non incoraggia gli scambi e gli investimenti con l’Iran a causa di “gravi preoccupazioni circa la natura del programma nucleare iraniano”. Ecco il paradosso. Gli iraniani continuano a fare grandi business, in particolar modo con le multinazionali europee. Come il gigante petrolifero Shell.

    Sentite (o meglio leggete) ciò che scrive Michiel Brandjes, General Counsel Corporate di Royal Duch Shell Plc, all’ambasciatore Mark D. Wallace (United Against Nuclear Iran) quando quest’ultimo – visti gli stretti rapporti Shell-Iran – minacciò iniziative presso la SEC, FSA, il New York Stock Exchange, il London Stock Exchange: “we have not yet taken a decision as to whether to proceed with the persian NLG Project”.

    Dorma sonni tranquilli sig. ambasciatore che la Shell “… non ha ancora preso una decisione se procedere con il progetto iraniano NLG”. Rispondeva serafico il top manager di Shell il 14 gennaio 2010. Neanche tanto tempo fa (vedi documento pdf allegato a margine del presente articolo).

    Ovviamente s’è trattato d’una presa per il culo colossale. Brandjes era consapevole di mentire spudoratamente. Qualche anno prima, esattamente il 30 novembre 2006, a La Hague, in Olanda, presso il quartier generale della Shell International BV era presente anche lui e l’IP Counsel di Shell Int. BV Mr. Anouk Boon quando venne siglato un riservatissimo Agreement tra Shell Research Limited e l’amministratore Delegato di Irasco Srl Dr Kamyab Tehrani Soroosh (quest’ultima è una società di trading con base a Genova, controllata dal governo iraniano).

    L’accordo top secret porta il nome di “Secrecy and restricted use Agreement for Sulfinol process”. In questo negoziato sono coinvolte diverse società europee e canadesi: Shell Research Limited, Irasco Srl, Royal Duch Shell, Gas Liquids Engineerings Limited, IOOC-Iran Offshore Oil Company, Iritec, Siirtec Nigi, e Thermo Design Engineering Limited. Da almeno un paio di anni il progetto è pienamente avviato (Kharg Islands Gas Gathering and NLG Recovery Project – EPC contract for Onshore Reception Facilities, Pipelines, NLG Process, Storage and Export Facilities – Contract No. 3660-85-2FC).

    Il processo oggetto del Secrecy Agreement denominato “Sulfinol Process” è stato brevettato dalla Shell nel 1960 ed è un altissimo know-how tecnologico che ha una miriade di applicazioni specialmente nell’industria petrolifera, per la produzione di composti aromatici e per la purificazione di flussi di gas acidi.

    “Il processo Shell per la produzione di composti aromatici è di primaria importanza nell’estrazione di benzene, toluene e xilene, riuscendo ad ottenere prodotti con purezza fino al 99,9% con il recupero quasi totale. Da quando il sulfolano è utilizzato in questi processi di estrazione, i capitali investiti sono minimizzati, i costi sono diminuiti, è accresciuta la capacità degli impianti ed è stata aumentata la purezza dei composti sintetizzati. Il frazionamento delle benzine per l’arricchimento con composti aromatici, ha portato a miscele con un maggior numero di ottani e raffinati combustibili per motori a propulsione”.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Sulfolano

    Il “Sulfinol Process” è un business con i controfiocchi che ha generato a Shell una montagna di quattrini (in rials ed in dollari) e ha decuplicato gli utili degli iraniani a Kharg Islands.

    E’ anche grazie a questa tecnologia che a Kharg Island (Iran) si è potuto installare un immenso deposito di prodotti petroliferi. Grazie ai crescenti livelli di produzione Kharg Island è diventato anche il terminale di esportazione più importante nella zona del Golfo Persico. Secondo le stime del governo americano l’Iran è uno dei maggiori esportatori di petrolio al mondo, il quarto paese in ordine di grandezza, e il commercio di greggio rappresenta l’80% delle esportazioni. Nonostante le sanzioni e l’embargo in atto contro l’Iran il colosso petrolchimico Shell quest’anno, anziché ridurre le forniture di greggio dall’Iran, le ha addirittura aumentate del 30% beneficiando – tra l’altro – di forti sconti sul prezzo ufficiale di mercato.

    Certo le ultime sanzioni hanno reso più difficile fare affari con l’Iran. Per fortuna ci sono compagnie come la Shell che continuano a foraggiare il paese persiano, portando nelle casse degli Ayatollah miliardi di $ cash (solo nei 2-3 mesi estivi del 2010 Shell ha versato nelle casse della repubblica islamica oltre 2 miliardi di $ per forniture di greggio). E badate bene. Tutto sto business non è realizzato clandestinamente. E ‘ tutto alla luce del sole

    Uno schiaffo micidiale per gli USA.

    L’Iran incalzato dallo strettissimo isolamento economico e militare? L’Iran sotto rigido embargo economico (con tutta quella montagna di quattrini)? Ma non fateci ridere.

    Il fiume di soldi versati da Shell va alla compagnia petrolifera che è di proprietà statale, la quale lo gira al governo di Tehran. A sua volta il Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad dispone di queste immense risorse finanziarie per sovvenzionare la ricerca nucleare (dal civile al militare), l’acquisto di missili balistici di ultima generazione, armamenti hi tech, tutto il know how tecnologico e scientifico possibile ed immaginabile, nonchè tutti i giocattolini bellici che gli iraniani come bimbi capricciosi bramano possedere. E subito. Sennò frignano, battono i piedi per terra e fanno ueeee.

    Fortuna che c’è papà Shell che paga bene in contanti.

    Alla faccia dell’embargo, delle sanzioni, dell’US Securities Act of 1933,1934, di Barak Obama.

    Thank you Shell.

    Doc. pdf.: “Shell_Iran_&_embargo”

    Fai clic per accedere a shell_iran_and_embargo.pdf

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    Link più o meno correlati:

    – “Embargo & IRASCO: ecco le imprese USA che hanno esportato in IRAN”
    http://piemonte.indymedia.org/article/10640
    – “Altana Pietro: 007 del SISMI che spia centri sociali, IRANIANI, fiscalisti, alta finanza …”
    http://lombardia.indymedia.org/node/21719
    – “Altana Pietro e il SISMI han ciulato gli Iraniani?”
    http://piemonte.indymedia.org/article/6178

    – “IRASCO: ecco come gli iraniani hanno beffato gli USA”
    http://piemonte.indymedia.org/article/7505

    – “Altana Pietro: lo 007 del SISMI che spiava i centri sociali (e non solo)”
    http://piemonte.indymedia.org/article/5620
    – “Scoop: Ecco come il SISMI spia i centri sociali”
    http://piemonte.indymedia.org/article/6464
    “ALTANA PIETRO – Giornalista/Agente del SISMI e SISDE”
    http://piemonte.indymedia.org/article/3566
    – “Scoop: Ecco come il Sismi doveva rapire Carlos Remigio Cardoen”.
    http://piemonte.indymedia.org/article/6564
    – “Su pietro altana. se vogliamo chiamarlo così”
    http://liguria.indymedia.org/node/4065
    – “Ecco come il Sismi spiava Roppo & Canepa (nonché CARIGE e CIR)”
    http://piemonte.indymedia.org/article/8908
    – “Banca CARIGE: ecco come rubano i dipendenti infedeli”
    http://piemonte.indymedia.org/article/9167
    – “GENOVA – SPY STORY AL PESTO – ECCO COME COECLERICI SPA SPIAVA – Desecretati dopo altre 8 anni documenti TOP SECRET”
    http://piemonte.indymedia.org/article/1347

    – “Mafioso è bello” (parola di COECLERICI)”
    http://piemonte.indymedia.org/article/1700
    “La Repubblica (CIR Group): ecco come funziona la fabbrica del fango”.
    http://piemonte.indymedia.org/article/8579
    – “ENI, “codice etico” e Servizi Segreti”
    http://piemonte.indymedia.org/article/5520
    – “Altana Pietro (Sismi) colpisce ancora”
    http://piemonte.indymedia.org/article/9264
    – “Il SISMI spiava la Juventus FC?”
    http://piemonte.indymedia.org/article/9709
    – “I servizi segreti spiavano comunisti e missini”.
    http://piemonte.indymedia.org/article/10345
    – “I servizi segreti vanno a rubare in casa di Uckmar”
    http://piemonte.indymedia.org/article/10239
    – “ANA fa rima con ALTANA”
    http://piemonte.indymedia.org/article/10406
    – “Italia-Serbia: chi Vince(nzi)?“
    http://piemonte.indymedia.org/article/10267

  7. trasparency international dice :

    Dal portale Indymedia al link:
    http://piemonte.indymedia.org/article/10817

    Armi & ITALIMPIANTI: in IRAN una fabbrica di morte made in Italy.

    Quando il Made in Italy diventa criminale. Ecco che cosa c’era nei dossier dello 007 dei servizi segreti.

    Centinaia di aziende USA che vendono tecnologie sensibili e know-how agli iraniani. Multinazionali europee, come Royal Duch Shell, che mercanteggiano tecnologie avanzate, software, spares per l’industria bellica, nucleare e petrolifera. E una grande compagnia internazionale, come la genovese Italimpianti che addirittura vuole costruire in Iran una fabbrica di armi. Con l’aiuto dei servizi segreti iraniani.

    Forse si comincia a capire qualcosa di più sul giallo della misteriosa rogatoria internazionale che le autorità americane hanno richiesto, nell’ottobre 2009, contro la società Irasco (è una società di trading controllata dal Governo iraniano che ha sede presso il Grattacielo Matitone a Genova).

    Si dipanano in parte alcuni impenetrabili enigmi su un misterioso personaggio che lavorava per i servizi segreti italiani (o che lavora ancora chi lo sa). Per alcuni anni spiò, per conto del Sismi, le attività di Irasco a Genova. Pietro Altana, 49 anni con almeno due mestieri dichiarati (giornalista ed all’occorrenza titolare di un’impresa di pulizie industriali presso alcune grandi aziende) e altrettanti nomi d’arte è il protagonista principale di questa spy story dai contorni indecifrabili, e di un’inchiesta della Procura di Genova avviata e chiusa in gran segreto quasi del tutto inedita nonostante siano passati parecchi anni. Un’inchiesta condotta dal pm Anna Canepa e affidata ai Carabinieri del ROS – Raggruppamento Operazioni Speciali – che partì (almeno ufficialmente così si dice) quasi per caso. Altana fu fermato ad un psoto di blocco dai Carabinieri. Casualmente, nel corso delle perquisizioni presso il suo ufficio e sue pertinenze gli inquirenti inciamparono in un’immenso archivio riguardante diverse società iraniane, apparentemente frutto di investigazioni top secret: Irasco, Nisco, Iritec, l’Italimpianti e molte altre. La scoperta di quelle carte scatenò l’interesse degli investigatori al più alto livello. Al termine di lunghi accertamenti l’indagine su quell’archivio però finì nel nulla. La portata dei documenti riservati sequestrati fu talmente minimizzata che passò del tutto sotto silenzio. “Nulla di rilevante”. Affermarono le autorità inquirenti.

    Che non stassero esattamente così le cose lo rivelò pochi giorni dopo quella perquisizione lo stesso Altana Pietro, la spia dei servizi segreti, che dal carcere inviò una lettera riservata al Generale Nicolò Pollari (Sismi), Generale Mario Mori (Sisde) e alle autorità di Governo italiane, dicendo:
    “da anni lavoro per il Sismi (servizio segreto militare) a tempo pieno ed occasionalmente per il Sisde (servizio segreto civile) in qualità di consulente nei settori di mia competenza quali: … Società iraniane … sono stato fermato dai Carabinieri della Stazione di Genova Pontedecimo … ed è stato posto sotto sequestro copioso materiale afferente le società iraniane che son al centro delle nostre investigazioni … il materiale in questione concerne società di trading iraniane (tutte controllate direttamente dal Governo Iraniano) quali le società: IRASCO, NISCO, IRITEC, IRISA, IRITAL, IRAN AIR, TEEN TRANSPORT, e molte altre, tutte società che hanno rapporti con i servizi di intelligence iraniana e che dalle ns. indagini risulta che abbiano favorito l’export – da Genova per l’Iran – di alta tecnologia Made in USA (vietata dall’embargo) ed inoltre tecnologie militari e tecnologie nucleari. Moltissima di questa riservata documentazione era depositata in files nei miei computers (tutti posti sotto sequestro) … e sono ora al vaglio degli inquirenti… i miei legali di fiducia m’han anche paventato l’ipotesi che gli inquirenti (pm Anna Canepa e GIP Todella) possano interpellare le società iraniane per una verifica della documentazione trovata in mio possesso. A questo proposito Le segnalo – ill.mo sig. Presidente – il potenziale rischio (peraltro reale) che le società iraniane (e quindi induttivamente anche il Governo Iraniano) possano venire a conoscenza delle ns. indagini espletate in questi anni sul loro conto. Con tutte le gravi, irreparabili e conseguenti negative implicazioni di carattere diplomatico per il ns. Paese…”.

    Fai clic per accedere a rapporto_sismi_sisde.pdf


    Fai clic per accedere a articolo_stampa_altana_pietro_2.pdf


    Fai clic per accedere a altana_pietro_sismi_roppo_articoli_secolo_xix_corsera.pdf

    Oggi a distanza di qualche lustro rivede la luce uno di questi dossier “non particolarmente rilevante” sottratto allo 007 nel corso delle perquisizioni. Il carteggio rivela come il colosso italiano dell’impiantistica, la società Italimpianti Spa corteggiasse gli iraniani per costruire una fabbrica di armi in Iran. Con l’aiuto anche di esponenti dei servizi segreti iraniani.

    Ecco l’incredibile storia.

    Un agente dei servizi segreti iraniani è al libro paga dall’I.R.I. (il nostro glorioso Istituto per la Ricostruzione Industriale di prodiana memoria) con funzioni di trait-d’union tra Italia ed Iran, stipendiato – nel 1994 e seguenti – con 62 milioni di lire anno. Alireza Malekzad, agente dei servizi iraniani, assunto da Iritecna Tehran, diventa il referente ufficiale di Italimpianti, ma anche di altre società del Gruppo IRI a Tehran.

    Lo 007 iraniano il 25 gennaio 1989 manda una nota riservata all’amministratore delegato di Italimpianti Ing. Fulvio Tornich riferendogli un messaggio personale del Ministro delle Miniere e dei Metalli Iraniano Mr. Mohammad Taghi Banki:

    “Riservata. Oggetto: stabilimento acciai speciali in Iran. In data odierna il Dott. Banki, attualmente in Germania dove nei giorni scorsi ha partecipato a degli incontri con KORF ENGINEERING e EBE per verificare la possibilità di finanziamento per la realizzazione di uno stabilimento per acciai speciali, ha contattato telefonicamente l’Ing. ERFANIAN incaricandolo di portare a sua conoscenza tale progetto e chiederLe se Italimpianti sarebbe eventualmente interessata ad esservi coinvolta. Aspetti progettuali. Produzione: circa 120.000 tonnellate all’anno, prima fase. Località: vicino alla città di YAZD (sul deserto). Tipi di acciaio: inizialmente acciaio a carbone per poi passare in seguito alla produzione di una gamma più vasta. Prodotti finali: attualmente allo studio (si parla di laminati o fucinati). Basic Engineering: affidata dal Ministero ‘Plan and Budget’ a Korf Engineering. IRITEC non è al momento coinvolta in questo progetto. L’Ing. Erfanian suggerirebbe di fare uno studio di fattibilità per illustrare le capacità Italimpianti/GRUPPO IRI. Studiare e proporre un sistema di finanziamento a mezzo acquisto di petrolio o ‘buy-back’ per un ammontare di circa 300-400 milioni di dollari. Prendere in considerazione un approccio sulla base di una collaborazione con Iritec. Malekzad Alireza”.

    Il progetto è riservatissimo. La fabbrica, una cd. “Mini-Steel” (piccola acciaieria) nell’intendimento degli iraniani, dovrebbe diventare il fiore all’occhiello dell’industria bellica iraniana forgiando il miglior tipo di acciaio speciale corazzato nonché ampliarsi successivamente alla produzione di Graphite Electrode (componente usato nell’industria nucleare per il trattamento dell’uranio). Bisogna però stare molto attenti a non essere troppo espliciti nella descrizione del progetto (per non destare troppi sospetti nelle fasi del tender). Possibilmente cercare di mascherare la reale natura del complesso industriale.

    Il solito Malekzad, il 17 aprile 1989 invia un’altra nota riservata all’AD di Italimpianti Ing. Fulvio Tornich:

    “Promemoria. Progetto per impianto acciai speciali in Iran. Esiti del colloquio fra Mr. Kamyab (Nisco) e Nicora, Alcinesio, Rolla IT) tenuto presso gli uffici Nisco di Genova il 17 aprile 1989. Kamyab esordice dicendo di essere informato del progetto in quanto richiesto di specifiche consulenze al riguardo, anche se non sarà controparte ufficiale per il futuro. L’impianto che gli iraniani hanno in progetto è costituito da una Ministeel con c.c., treno di laminazione barre e colata in lingottiera, area di finimenti, post-trattamenti e servizi per un totale di 140.000 tonnellate/anno divise fra 120.000 t/a in barre 100/120 mm e 20.000 t/a in lingotti. Sono previsti molti tipi di acciai speciali, quali acciai per molle e per utensili, non si è parlato di acciai inox. Lo stabilimento sarà situato a Jazd, località del centro-Iran. L’acciaio dovrà essere prodotto da pellets (da Ahwaz o MSC) e da rottame secondo disponibilità… Alcuni mesi addietro il management di questa iniziativa … ha passato alla Deutsche Voest Alpine, consorziata per l’occasione con la Bohler austriaca (nella quale la Voest Alpine ha la partecipazione di capitale) un ordine per l’ingegneria basica e la cessione di know-how operativo …”.

    Il Kamyab Tehrani Soroosh di Nisco quì evocato, in seguito diventerà l’amministratore delegato della società iraniana Irasco (dimessosi dalla carica nel 2009 subito dopo la rogatoria internazionale degli USA contro la società Irasco).

    Ai vertici di Italimpianti si realizza all’istante la delicata situazione (con particolare riferimento alla riservatezza del business). Ai piani alti della holding si susseguono frenetici appunti e memo per i dirigenti direttamente coinvolti nell’affaire. L’Ing. Sergio Magenes (dirigente Italimpianti) scrive una nota riservata alquanto vaga e criptica per l’AD dell’azienda:

    “Note sulla riunione tenuta negli uffici della Kobe Steel in Tehran il 3 novembre 1991. Situazione offerta Yazd… Banki insiste nel dire che il progetto sarà pagato cash, ma anche Kobe Steel è ben conscia delle attuali difficoltà iraniane in termini di liquidità. Da parte di KS si ritiene che il progetto, così come è ora configurato, non sia finanziabile, in quanto è evidente la sua natura militare. Qualora si volesse arrivare ad un finanziamento, occorrerebbe rielaborare il tutto, non citando attrezzature tipiche per la fabbricazione di armi, quali ESR, forni di bonifica per lingotti pesanti, presse formatrici, martellatrici. Allora un tale progetto potrebbe essere autorizzato ad accedere ai finanziamenti da parte giapponese…”.

    Chissà se i servizi segreti italiani quando han letto tutti sti appunti si son smascellati dalle ghignate.

    Non ridono a crepapelle invece i big industriali del settore. Che delle commesse belliche iraniane fanno il loro core business. Il contratto di Yazd Steel Complex fa gola per davvero. Son in ballo cifre che sfiorano il miliardo di dollari. Il business delle “mini-acciaierie” per forgiare acciai speciali ha delle notevoli potenzialità, e potrebbe essere esteso nel futuro ad altri siti iraniani nonché ad altre produzioni (come gli acciai inox, temperati e al carbonio). La “Mini-steel” bellica iraniana, oltre all’italiana Italimpianti scatena gli appetiti di grandi competitors ed importanti gruppi internazionali come la giapponese Kobe Steel, l’austriaca Voest Alpine, la joint venture di Danieli e Mitsubishi. La Techint.

    L’Ing. Adriano Sacchini (manager di Italimpianti prima e di Iritecna Spa poi) in una comunicazione riservata inviata il 23 luglio 1999 all’ambasciatore Federico Di Roberto (Direttore Gen.le per gli Affari Economici del Ministero degli Affari Esteri) racimola un minimo di discrezione argomentando: “Sono stato informato da fonte iraniana del suo incontro mercoledì scorso con la delegazione guidata dal sig. Ansari, Direttore Generale del Ministero delle Miniere e dei Metalli … secondo la versione iraniana …gli incontri hanno riguardato prevalentemente la nota vicenda relativa all’attivazione in ambito dell’Unione Europea di azioni contro il dumping di acciaio iraniano … il potenziamento del centro siderurgico di Mobarakeh, unitamente all’avvio di altri progetti strategici per il committente iraniano…”.

    In questo frangente gli italiani potrebbero essere in pole-position. La dirigenza di Italimpianti non nasconde un velato ottimismo. Lo si deduce da una nota interna (a firma di Carlo Nicora) ad oggetto “attività commerciale in Iran” redatta per Ing. Conte e Dr. Di Roberto si dice: “a seguito della pace tra Iran e Iraq nella ipotesi che la situazione della nostra commessa iraniana non imponga una scelta strategica contraria ad una nostra maggiore penetrazione in iran … si ritiene opportuno intensificare la ns. azione promozionale e commerciale nel paese sfruttando l’immagine finanziariamente forte e contrattualmente affidabile che Italimpianti si è guadagnata mantenendo fede ai propri impegni nel periodo della guerra. Le molte relazioni e conoscenze che la ns. società ed in particolare che il ns. residente a Tehran, sig. Malekzad, ha potuto allacciare in questi anni per alcuni aspetti della gestione del contratto (petrolio, approvazioni ministeriali, organizzazione di diverse visite in Italia di parlamentari e membri del governo iraniani etc). Le azioni a medio termine sono… sviluppare progetti da 60-80 mil. $ nel campo delle miniacciaierie…”.

    Nell’ottobre 1991 la società Italimpianti formalizza alla società iraniana NISCO-National Iranian Steel Company (altra azienda controllata dal governo islamico) la “Commercial Proposal” for “Alloy Steel Complex – Yazd Iran”. Una cosetta da 600 milioni di dollari più qualche altro centinaio di milioni di $ in assistenza tecnica, fornitura di spare parts (pezzi di ricambio) per i successivi 20-30 anni, training di personale iraniano on-site ed in Italia (c/o AST-Acciai Speciali di Terni), cessione know-how tecnologico, un’incalcolabile indotto per altre aziend e italiane costituito da civil work, housing, infrastrutture telecomunicazioni etc etc (stiamo parlando di quattrini ai valori del 1990).

    Per il ripagamento del progetto rimangono in essere le solite vantaggiose condizioni (utilizzate tra l’altro anche per il ripagamento dello stabilimento siderurgico di Mobarakeh e del Porto di Bandar Abbas costruiti da Italimpianti). Con la modalità del BBCT (non è una malattia bensì il Buy-Back Transaction Contract). La formula del cd. “buy-back” o “barter” (letteralmente “baratto”). In cambio di petrolio Italimpianti costruisce e cede hnow-how agli iraniani. Le transazioni commerciali vengono condotte tramite una controllata di Italimpianti con sede in un paradiso fiscale (così si possono occultare bene tutti i fondi neri), la offshore company Italimpianti International Limited con base a Guernsey (Isole Cayman). Per monetizzare la materia prima poi Italimpianti rivende il greggio iraniano a Erg, Cameli, Eni ed altre società petrolifere e di trading internazionali. Come scrive in un telex Mr. Del Ponte da Italimpianti Tehran al numero uno della società, in Italia Ing. Tornich:

    “vi informo di essere stato assieme a Malekzad invitato al ministero dell’industria dai vice ministri Jamshidi e Youssefi i quali mi hanno fatto il seguente discorso: visto la penuria di valuta e le attuali condizioni del paese, il parlamento habet deciso che tutto il fabbisogno industriale del paese venga acquisito con operazione “barter” et che il ministero dell’industria est d’ora in poi l’acquirente ufficiale di tale fabbisogno est at sua volta venditore alle industrie pubbliche e private … il punto centrale e nevralgico per concludere tale affare est l’accetazione da parte del fornitore di trasferire all’acquirente un certo know how nonché un’altra condizione che vi comunicherò at viva voce”.

    Una condizione che vi comunicherò a viva voce? Quale? (ehm…). Sarebbe la mazzetta. (o detto più volgarmente “tangente”). Bisogna allungare un po’ di quattrini a questo e quel funzionario di governo iraniano per ungere le ruote della burocrazia di stato. In questo tutto il mondo è paese. Poi come dice il mitico Prof. Sapelli l’Italia in fatto di corruzione non è seconda a nessuno.

    L’odore dei soldi è intenso. Non si bada ai mezzi per conseguire profitti. Che la razza italica sia vincente Fulvio Tornich lo sottintende quando scrive, il 14 aprile 1989, all’Acting Deputy del Ministro delle Miniere e dei Metalli Iraniano Mr. Mohammad Taghi Banki:

    “Dear Mr. Banki, with reference to the brief talks we had on the special steel plant during your last visit to our office, I woul like to reconfirm our great interest in following this important project… A part of the basic carbon steeel technology Italimpianti has an eccellent know-how and can boast the necessary relations with producers also in the field of special steel. In Italy the public sector of special steel industry belonging to I.R.I. covers with the ILVA (former FINSIDER) plants of Terni, Aosta (Deltacogne) and Piombino a large part of the total national product. Stainless Steel, silicon steel and many other types of alloy steel are normally produced with a technology recognised as one of the top in the world…”.

    Ha ragione Tornich. Noi italiani siamo proprio i “the top in the world”.

    Specialmente nel made in Italy criminale.

    Doc. pdf: “Italimpianti_armi_Iran”

    http://piemonte.indymedia.org/attachments/nov2010/italimpianti_iran.pdf http://piemonte.indymedia.org/attachments/nov2010/italimpianti_iran_1.pdf

    Fai clic per accedere a italimpianti_iran2.pdf


    ——————————–

    Link più o meno correlati:
    – “SHELL & embargo: ecco come gli olandesi foraggiano l’IRAN”.
    http://piemonte.indymedia.org/article/10730
    – “Embargo & IRASCO: ecco le imprese USA che hanno esportato in IRAN”
    http://piemonte.indymedia.org/article/10640
    – “Altana Pietro: 007 del SISMI che spia centri sociali, IRANIANI, fiscalisti, alta finanza …”
    http://lombardia.indymedia.org/node/21719
    – “Altana Pietro e il SISMI han ciulato gli Iraniani?”
    http://piemonte.indymedia.org/article/6178

    – “IRASCO: ecco come gli iraniani hanno beffato gli USA”
    http://piemonte.indymedia.org/article/7505

    – “Altana Pietro: lo 007 del SISMI che spiava i centri sociali (e non solo)”
    http://piemonte.indymedia.org/article/5620
    – “Scoop: Ecco come il SISMI spia i centri sociali”
    http://piemonte.indymedia.org/article/6464
    “ALTANA PIETRO – Giornalista/Agente del SISMI e SISDE”
    http://piemonte.indymedia.org/article/3566
    – “Scoop: Ecco come il Sismi doveva rapire Carlos Remigio Cardoen”.
    http://piemonte.indymedia.org/article/6564
    – “Su pietro altana. se vogliamo chiamarlo così”
    http://liguria.indymedia.org/node/4065
    – “Ecco come il Sismi spiava Roppo & Canepa (nonché CARIGE e CIR)”
    http://piemonte.indymedia.org/article/8908
    – “Banca CARIGE: ecco come rubano i dipendenti infedeli”
    http://piemonte.indymedia.org/article/9167
    – “GENOVA – SPY STORY AL PESTO – ECCO COME COECLERICI SPA SPIAVA – Desecretati dopo altre 8 anni documenti TOP SECRET”
    http://piemonte.indymedia.org/article/1347

    – “Mafioso è bello” (parola di COECLERICI)”
    http://piemonte.indymedia.org/article/1700
    “La Repubblica (CIR Group): ecco come funziona la fabbrica del fango”.
    http://piemonte.indymedia.org/article/8579
    – “ENI, “codice etico” e Servizi Segreti”
    http://piemonte.indymedia.org/article/5520
    – “Altana Pietro (Sismi) colpisce ancora”
    http://piemonte.indymedia.org/article/9264
    – “Il SISMI spiava la Juventus FC?”
    http://piemonte.indymedia.org/article/9709
    – “I servizi segreti spiavano comunisti e missini”.
    http://piemonte.indymedia.org/article/10345
    – “I servizi segreti vanno a rubare in casa di Uckmar”
    http://piemonte.indymedia.org/article/10239
    – “ANA fa rima con ALTANA”
    http://piemonte.indymedia.org/article/10406
    – “Italia-Serbia: chi Vince(nzi)?“
    http://piemonte.indymedia.org/article/10267

  8. oreste dice :

    negli ambienti giusti genovesi si dice che parecchi signorotti dell’alta finanza siano già in fibrillazione per la paura di vedersi pubblicati documenti riservati che li riguardano.

    confesso che è dal dopoguerra che na Genova non s’assisteva a st’isterico moto d’apprensione collettiva.

    non vedo l’ora di leggere qualcosa d’intrigante

    vai col liscio 007 … e per una buona volta facci sognare

  9. gianni dice :

    mizzega ci si potrebbe fare un bel film

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