Fini da Mentana su La7: «Non ho mai pensato di lasciare. Berlusconi e Bossi al Quirinale? E’ roba da analfabeti del diritto»

7/9/2010 (20:36) – LO SCONTRO NELLA MAGGIORANZA

Fini: il voto subito è da irresponsabili ma io e i miei saremmo prontissimi

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Il presidente della Camera in tv: «Non ho mai pensato di lasciare. Berlusconi e Bossi al Quirinale? E’ roba da analfabeti del diritto». Bossi in pressing: adesso le urne
E il premier porta il Pdl in piazza

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ROMA
«Presidente ora e per tutta le legislatura».
Gianfranco Fini chiarisce che il presidente della Camera non si può licenziare e che la maggioranza non può disporre a suo piacimento delle istituzioni parlamentari. Se si potesse dare un titolo alla giornata politica, aggiunge, sarebbe «tanto rumore per nulla». La previsione di Fini è questa: Berlusconi e Bossi non chiederanno un incontro a Napolitano per porre la questione delle sue dimissioni perchè, se lo facessero, sarebbero due «analfabeti» della Costituzione.
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Il presidente della Camera derubrica come un’irricevibile pretesa, non contemplata dalla Costituzione, la richiesta del premier e del Senatur che ieri si erano rivolti al Quirinale chiedendo un colloquio per mettere il problema-Fini di fronte a Napolitano che, fanno invece sapere dal Colle in modo informale, non ha ricevuto alcuna richiesta ufficiale di incontro. Nel fixing della giornata politica restano alte le quotazioni delle elezioni anticipate (nuovamente evocate da Bossi e non escluse da La Russa) ma a tenere banco è l’intervista a La7 con cui il presidente della Camera ha ribadito che non ha alcuna intenzione di farsi da parte come vorrebbero invece Lega e Pdl.
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A dispetto delle convinzioni di Bossi che vorrebbe «spostarlo» dallo scranno più alto dell’assemblea di Montecitorio, Fini ricorda che «la Camera non è la dependance di palazzo Chigi» e che «sarebbe molto grave» se il presidente del Consiglio dicesse una cosa del genere perchè «sarebbe una concezione proprietaria delle istituzioni». Il rimpallo di dichiarazioni tra Bossi e Fini si estende poi alle elezioni anticipate. «Bisogna uscire dal pantano, è meglio votare», aveva sentenziato nel pomeriggio il leader della Lega secondo il quale è possibile andarci anche a novembre.
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«Andare a votare adesso -ribatte Fini- è da irresponsabili. Il governo non deve cercare il modo per andare a votare ma deve governare, occuparsi dei problemi dell’economia, dei problemi della sicurezza dei cittadini. Siamo in una condizione sociale estremamente preoccupante, i deputati di Futuro e libertà sono pronti a discutere con Forza Italia allargata, perchè il Pdl non c’è più e con la Lega, come tradurre in concreto i punti del programma, a partire dalla riduzione delle tasse». «Il mio auspicio -prosegue Fini- è che chi attualmente governa si renda conto che non deve cercare il consenso che ha, deve dimostrare di saper governare, che è una cosa profondamente diversa. Non è una campagna elettorale che risolve i problemi, anche perchè l’Italia ne ha fatte tante e i problemi sono ancora, non dico tutti ma molti, sul tappeto».
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Parere diametralmente opposto, invece, è quello del Senatur che insiste sul voto in autunno. «Tutto si può fare in questi giorni sapremo cosa fare dopo aver incontrato il presidente Napolitano» e rinviando quindi all’incontro con il capo dello Stato ogni decisione sul futuro della coalizione. «Stare nel pantano -spiega il leader della Lega- non serve a nessuno, più passa il tempo e peggio è. C’è una finestra per l’economia tranquilla, la situazione è ferma e si può andare alle elezioni». «Dipende se Berlusconi vuole andare a votare», taglia corto lasciando intendere che il Cavaliere continua a frenare sull’ipotesi di un voto anticipato.
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Resta fermo invece il proposito di salire al Quirinale. Sono già stati presi contatti? «Bisogna prima vedere quando siamo liberi, io e Berlusconi. C’è un giro di contatti», risponde il leader del Carroccio. Quando gli chiedono come si possono creare le condizioni per le urne, Bossi replica: «La strada va studiata con Napolitano». Come Bossi anche La Russa conferma che l’idea di conferire con Napolitano è un percorso che Pdl e Lega stanno costruendo insieme.
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«Credo che rimanere presidente della Camera -afferma il coordinatore pidiellino riferendosi in prima battuta alla posizione di Fini- sia obiettivamente una decisione che la nostra Costituzione riserva solo a lui». Il premier salirà al Quirinale «per rappresentare le nostre difficoltà -spiega La Russa- come del resto ha fatto tante volte la sinistra, anche per motivi meno importanti. Fini svolge un ruolo fortemente politico, incompatibile con la carica di presidente della Camera. È possibile che ci sia un presidente della Camera che dica che il “Pdl è morto”?», chiede il ministro.
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«Io non vedo le elezioni nè più vicine nè più lontane. Sta maturando nella maggioranza di governo la convinzione che non basti una maggioranza numerica ma che occorra una maggioranza politica e sincera che faccia rispettare gli impegni che abbiamo preso con gli elettori. Se avremo questo tipo di maggioranza non ci sarà bisogno di chiedere le elezioni al presidente della Repubblica e andremo avanti, altrimenti -conclude il coordinatore del Pdl- chiederemo con forza al presidente della Repubblica di ridare la parola agli elettori».
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Prima dell’intervista serale, l’opposizione si era già schierata a difesa del ruolo che la Costituzione riserva al presidente della Camera, stigmatizzando inoltre il movimentismo di Bossi tutto proiettato vero le elezioni anticipate. «Constatiamo con grande preoccupazione -dice il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa- che questo non è più il governo Berlusconi, ma il governo Bossi a cui aderisce Berlusconi». «Ormai -gli ha fatto eco Pier Ferdinando Casini- l’unico che conta, in Italia, è Bossi… allora siamo fritti. Speriamo che gli italiani si sveglino e capiscano cosa sta succedendo».
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«Bossi e Berlusconi -mette in chiaro il segretario del Pd, Pierluigi Bersani- non hanno a disposizione le istituzioni e questo devono metterselo in testa. Quando avremo la Costituzione di Arcore allora potranno chiedere le dimissioni del presidente della Camera».
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«L’ipotesi di far dimettere Fini -dichiara il vice presidente del Senato, Vannino Chiti- non sta in cielo nè in terra, nè nella Costituzione. Se Pdl e Lega hanno la maggioranza e i numeri per governare lo facciano. Altrimenti si facciano da parte e il presidente della Repubblica verificherà se ci sono le condizioni per un governo che affronti il problema della legge elettorale, restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere le maggioranze di governo e i loro rappresentanti in Parlamento» .
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«Noi dell’Italia dei valori -chiosa Antonio Di Pietro- vogliamo che Silvio Berlsuconi salga al Colle per rassegnare il proprio mandato e andare a votare al più presto perchè il Paese si deve liberare non del presidente della Camera, ma del presidente del Consiglio».
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