Archivio | settembre 9, 2010

LA LIBERA INFORMAZIONE – L’Italia in presa diretta: Intervista a Riccardo Iacona

L’Italia in presa diretta: Intervista a Riccardo Iacona

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In Italia i giornalisti sono una specie in via di estinzione. Rari come porcini fuori stagione. Qualcuno però c’è ancora e scrive e parla e quando lo ascoltiamo sappiamo che dice la verità perché spiega quello che già intuiamo, ma rifiutiamo di accettare. Ignorare la realtà può aiutare a vivere, o meglio a sopravvivere, e molti italiani lo fanno. Iacona ci spiega cosa è veramente successo nel Canale di Sicilia, i suoi morti e i respingimenti verso l’inferno della Libia, la fine dello Stato di diritto, la distruzione del sistema scolastico. La testimonianza di Iacona provoca due reazioni, la prima è la bandiera bianca, il seppellirsi nella propria vita privata, rinunciare a ogni tipo di partecipazione sociale, la seconda, quella che preferisco, è una solenne incazzatura verso i predoni del nostro Paese trasformato in un saccheggio permanente e verso il furto più grave, imperdonabile, quello delle coscienze degli italiani.

Intervista a Riccardo Iacona

“Faccio un mestiere che è un bel privilegio perché mi porta fuori, tanto fuori, e ho passato gli ultimi due, tre anni della mia vita a sentire le storie degli italiani, a seguire le vicende più importanti di questo Paese, quelle che noi riteniamo più importanti, ecco perché ho scritto il libro… perché sentivo il bisogno di fermarmi un attimo dal flusso della comunicazione, giri, monti, mandi in onda… per cercare di vedere le vicende che avevamo trattato con l’occhio rivolto verso il futuro. Ho scoperto tante cose facendo i reportage di PRESADIRETTA, per esempio che questa democrazia si sta restringendo, che questo è un Paese meno libero, già lo è adesso, non è un pericolo per il futuro, già adesso è meno libero e ne ho le prove. Ho le prove.

Per esempio troverete dei capitoli dedicati alla politica sull’immigrazione, al contrasto alla cosiddetta clandestinità, chiaramente lì si è esercitata una censura, tutta la stagione dei respingimenti, i milioni di telespettatori, di italiani che si informano solo guardando uno o due canali generalisti della televisione italiana che sia Mediaset o RAI, non hanno avuto gli strumenti per capire cosa stava succedendo nel Canale di Sicilia e questa è una cosa grave, è grave perché falsa la democrazia. Se vi ricordate, era il 2009 quando ci sono stati i primi respingimenti nello spazio di un mese si è andati anche a votare, ci sono state votazioni importanti dove la Lega ha avuto un grosso successo, vi ricordate lo sfondamento oltre il Po? Se ne è parlato moltissimo, il 15% conquistato a Reggio Emilia dove la Lega è diventato il secondo partito della città, il quasi 14% in tutta la Provincia, dove la Lega è diventato il terzo partito della Provincia di Reggio Emilia, stiamo parlando a casa di Bersani, di Prodi, la Lega fa più che Sinistra e Libertà e dell’Italia dei Valori.

La Lega ha utilizzato la politica del respingimento in campagna elettorale e su quello ha costruito il consenso e l’ha potuto fare perché le bugie che troverete tutte elencate in maniera maniacale, virgolettate, del governo, nessuno le ha potute smantellate perché le trasmissioni non se se nono occupate, perché questo è un Paese dove l’informazione nella sua parte più importante va dietro all’agenda dei temi che decide la politica.

Un altro aspetto mi ha convinto a scrivere il libro, sui temi importanti, quelli dalla cui risoluzione si decide dove va l’Italia, immigrazione, perché sull’immigrazione si gioca il terreno della futura integrazione, non dobbiamo pensare ad adesso, dobbiamo pensare ai nostri figli, ai figli dei nostri figli, quindi dobbiamo costruire un percorso nel quale, con delle regole rispettate, sia possibile l’integrazione in Italia, sui temi della formazione, come quelli della scuola, sui temi della grande criminalità organizzata, sui temi della casa che significa riprogettare le città… sono tutti temi di media, lunga distanza, che richiedono, se li vuoi affrontare, delle politiche alte, che non possono giocarsi sulla propaganda, sul prodotto che ti vuoi vendere alla prossima elezione, la politica non le affronta.

Ho trovato un Paese abbandonato dalla politica, si parla sempre male della politica, ma la politica come la immaginiamo noi, come la immagino io, quella con la “P” maiuscola, che si pone il problema di indirizzare il paese da qualche parte, verso il futuro, che non lavora solo sul contingente, sul controllo dell’informazione, sulla bugia, sulla paura, questa politica in Italia manca e se ne sente l’assenza proprio quando attraversi i territori affrontando queste questioni, ecco perché ho scritto “L’Italia in presa diretta“, perché l’abbiamo chiamato “Viaggio del paese abbandonato dalla politica”. un terzo elemento mi ha spinto a essere così iperattivo quest’anno ed è che penso che siamo di fronte a un punto di passaggio importante per la vita politica del nostro Paese, l’Italia può veramente cambiare e cambiare malissimo e sento che tutti devono fare qualcosa, ognuno nel proprio ambito. Ognuno, cercando di fare onestamente il proprio lavoro, può spostare la trincea della libertà di solo un centimetro avanti. Non è il momento di tirarsi indietro e stare a coltivarsi il proprio orticello professionale. Grazie.”

Riccardo Iacona

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09 settembre 2010

fonte:  http://www.beppegrillo.it/2010/09/litalia_in_pres.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+beppegrillo%2Frss+%28Blog+di+Beppe+Grillo%29

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L’Italia in Presadiretta

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italiapresadirettaIn libreria dal 9 settembre 2010

L’Italia in Presadiretta
Viaggio nel paese abbandonato dalla politica
di Riccardo Iacona
Collana Reverse
Pagine 192 – euro 13,60
La scheda del libro

Mentre intorno all’informazione si fa terra bruciata, le inchieste di Riccardo Iacona rappresentano una delle poche finestre ancora aperte sull’Italia.
In questo libro Iacona racconta il Paese che ha visto. Tra la gente, registrando storie, rabbia e passioni. In presa diretta.

Con i magistrati e gli uomini delle forze dell’ordine che combattono una battaglia solitaria contro la ’ndrangheta. Negli uffici pubblici, documentando, telecamera nascosta, come si ottengono le autorizzazioni a costruire eludendo la legge. In provincia di Napoli, dove da anni il tribunale è in una sede provvisoria, senza vigilanza né metal detector: “Qui si può entrare anche con un bazooka”. Sul Canale di Sicilia, tra uomini, donne e bambini sdraiati nei barconi con i corpi ustionati dal carburante rovesciatosi.

E ancora la scuola al fallimento, il grande business dell’acqua ai privati, gli affitti pazzi e la politica inesistente sulla casa…
Questa è l’Italia che la televisione non vorrebbe più raccontarci.

Sommario
-La svolta autoritaria
-I fatti e la propaganda
La guerra dei migranti sul Canale di Sicilia. Le bugie di La Russa, Maroni e Berlusconi. La tv tace
-L’Aquila, la democrazia non c’è più
Una città abbandonata. Quanto ci costano le new town. Intanto 400 milioni di euro spesi per tenere le persone negli alberghi
-Attacco alla Giustizia
L’allarme delle Procure antimafia. L’Italia che ne approfitta. Le leggi che bloccano i processi. Le testimonianze di Giuseppe Creazzo, Procura di Palmi; Giuseppe Pignatone, Procura di Reggio Calabria; Salvatore De Luca, Procura di Barcellona Pozzo di Gotto; Armando Spataro e Alfredo Robledo, magistrati a Milano
-Cemento selvaggio
Il Rapporto Barberi del 2000 sui rischi sismici ignorato da tutti i Comuni. Il disastro della Calabria. Il progetto fai da te: come si costruisce un edificio eludendo la legge
-Politica, ’ndrangheta e la terra di nessuno
Un’azione di polizia in presa diretta. La testimonianza di Nicola Gratteri sul traffico di cocaina e gli affari internazionali della ’ndrangheta. La mattanza di Monasterace. L’omicidio di Gianluca Congiusta, uno di noi
-La scuola fallita
Le scuole di lusso a Milano e i finanziamenti pubblici che vanno ai più ricchi. I tagli e il degrado degli edifici. Le testimonianze di presidi e direttori scolastici: «Andiamo avanti grazie alle famiglie». I migliori docenti della città nel quartiere più povero di Stoccolma
-La rinuncia a governare
La politica sulla casa a Parigi e a Milano. A Roma, occupazioni e dismissioni forzate. Affitti folli e nuova povertà. La politica che si potrebbe fare. Le testimonianze di Antonello Sotgia e Rossella Marchini, architetti
-L’acqua ai privati
Un affare da 8 miliardi di euro all’anno. I casi di Agrigento e Arezzo. Le bollette triplicate. Una privatizzazione imposta per legge
-L’aria che tira
Gli uomini di Berlusconi e il controllo della tv. Verso il buio dell’informazione


Riccardo Iacona, giornalista Rai da più di vent’anni, è autore e conduttore di “Presadiretta“, su Rai Tre.

Presentazioni

Torino, 11 settembre, ore 15.30
Nell’ambito dell’iniziativa Thinking Pot, Riccardo Iacona presenta “L’Italia in Presadiretta”.
C/o piazza Carlo Alberto

Roma, 21 settembre, ore 18
Insieme all’autore, interviene Concita de Gregorio.
C/o libreria Feltrinelli, galleria Alberto Sordi, piazza Colonna.

Palermo, 25 settembre, ore 19
In occasione di Gocce di Memoria, la Festa Democratica su giustizia, sicurezza e legalità, Riccardo Iacona presenta il suo libro “L’Italia in Presadiretta”. C/o Giardino Inglese, via Libertà.

Rassegna stampa

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09 settembre 2010

fonte:  http://chiarelettere.ilcannocchiale.it/

Chi era, che cosa ha fatto e che cosa andava davvero cercando l’avvocato Giorgio Ambrosoli / Scene dal film ‘Un eroe borghese’

Chi era, che cosa ha fatto e che cosa andava davvero cercando l’avvocato Giorgio Ambrosoli

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di Andrea Franceschi

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«Io la volevo salvare ma da questo momento non la salvo più perché lei è degno solo di morire ammazzato come un cornuto, perché lei è un cornuto e bastardo».

Fa venire i brividi la registrazione dell’ultima telefonata tra Giorgio Ambrosoli e il suo killer William J. Aricò. È il 12 gennaio del 1979. Esattamente sei mesi dopo, alla mezzanotte dell’11 giugno 1979, i due si incontreranno per la prima e l’ultima volta. «È lei il signor Ambrosoli», chiede Aricò all’avvocato che sta rincasando. «Si risponde lui». «Mi scusi signor Ambrosoli», dice lui prima di eplodere tre colpi con la sua 357 magnum.

Per capire le ragioni di questo assassinio bisogna tornare indietro di cinque anni. Al settembre del 1974 quando il governatore della Banca d’Italia Guido Carli affida all’avvocato milanese l’incarico di commissario liquidatore della Banca privata italiana. L’istituto di credito che fa capo a Michele Sindona era nato appena due mesi prima, in un estremo tentativo di salvataggio, dalla fusione della Banca Unione e della Banca Privata Finanziaria. Il 27 settembre 1974 viene dichiarato insolvente. Il buco accertato è di 274 miliardi di lire, ma la bancarotta dell’ intero gruppo che a Sindona faceva capo aggira intorno ai mille miliardi.

Fare luce su questa vicenda è il compito dell’avvocato milanese, esperto in liquidazioni coatte amministrative. È chiaro fin da subito che non è una passeggiata. Non tanto per la difficoltà di orientarsi nel mare di carte e documenti contabili. Quanto perché bisogna resistere alle pressioni dei poteri forti che sono legati all’ex commercialista di Patti.

Sindona può vantare amicizie molto influenti in tutti gli ambienti che contano: dal Vaticano (uno tra tutti il controverso monsignor Paul Marcinkus che guida lo Ior) alla massoneria deviata (Licio Gelli e la P2). Dalla criminalità organizzata: in Italia e negli Stati Uniti alla politica. Soprattutto la Democrazia cristiana e il suo uomo forte: Giulio Andreotti. Durante un ricevimento al Saint Regis di New York quest’ultimo arriverà a definirlo «salvatore della lira».

Ambrosoli però non si piega. Scartabellando le carte arriva a ricostruire la ragnatela di affari che girano intorno a Michele Sindona. Scopre che dietro il crack l’impero del banchiere siciliano, per anni osannato in Italia e negli Stati Uniti (Time gli dedica persino una copertina ndr.), ci sono strani traffici e operazioni illegali.

In un’intervista rilasciata alla Rai, lo stesso avvocato spiega con chiarezza alcuni aspetti del funzionamento del sistema Sindona. «I soldi dei risparmiatori italiani vengono utilizzati al soprattutto allo scopo di finanziare l’attività del gruppo. Con il sistema delle cosiddette “operazioni fiduciarie” vengono girati su conti correnti di banche estere, a cui viene dato il compito di girarli a società “di comodo” riconducibili al gruppo Sindona». È il sistema delle scatole cinesi che farà scuola tra tanti capitalisti (o pseudo tali) del Belpaese.

Ci sono anche operazioni poco chiare a Piazza Affari. L’enorme liquidità a disposizione del banchiere viene usata per gonfiare artificialmente il valore delle azioni delle banche di Sindona, oltre che delle società da lui partecipate per ottenere illecite plusvalenze. Per non parlare delle spericolate speculazioni sulle valute e sulle commodities. L’ex commercialista è un precursore in quelle acrobazie finanziarie che oggi conosciamo bene (anche dalle vicende della banca privata italiana – ricorda il figlio di Ambrosoli Umberto in un intervista a Radio24 – è nata l’esigenza di approvare una legislzaione comune a livello internazionale su questi temi).

Più Ambrosoli va avanti con il suo lavoro, più si intensificano le pressioni su di lui. Sindona mette in campo tutte le sue conoscenze perché si arrivi a un salvataggio della sua banca (con i soldi dei contribuenti). Il suo referente numero uno è il presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, cui Sindona, attraverso intermediari, chiede di intercedere presso la Banca d’Italia. Il senatore a vita stesso non nega di aver ricevuto queste richieste, ma dice di aver sempre rifiutato di esaudirle.

Di diverso avviso l’ex maresciallo della Guardia di finanza Silvio Novembre. Al processo che vedeva imputato il senatore a vita come mandante dell’omicidio del giornalista Mino Pecorelli dichiarò: «All’avvocato Ambrosoli venne riferito che la persona più interessata a salvare la Banca privata era l’onorevole Andreotti: era lui che patrocinava i tentativi di salvataggio. Glielo dissero sia l’avvocato Guzzi, difensore di Sindona, sia l’ingegner Federici, amministratore anziano del Banco di Roma. E fra il ’78 e il ’79 anche il genero di Sindona, Piersandro Magnoni, gli disse che dietro i tentativi c’erano Andreotti e Fanfani».

Il nome di Andreotti salta fuori anche quando, a partire dal 1978, iniziano le telefonate con le minacce di morte. In una delle chiamate registrate il killer William J. Aricò dice ad Ambrosoli che il presidente del Consiglio lo ritiene colpevole del mancato salvataggio della banca. La risposta dell’avvocato è ironica: «Io cosa ci posso fare, telefono al presidente del Consiglio: “guardi che lei si sbaglia”». La successiva chiamata sarà quella in cui Aricò condanna definitivamente a morte l’avvocato milanese.

«Dopo la morte di Ambrosoli – ricorda a Radio 24 Gherardo Colombo che fu giudice istruttore nell’inchiesta per l’omicidio dell’avvocato – per la precisione venti giorni dopo, nell’agosto del 1979, Michele Sindona organizzò dagli Stati Uniti un finto sequestro organizzato da un gruppo di terroristi. In realtà, accompagnato da mafiosi e massoni, si nascose clandestinamente in Sicilia dove rimase per due mesi incontrando i personaggi più di spicco della mafia italiana e italoamericana».

Per Antonello Piroso, giornalista de La7, che alla storia di Ambrosoli ha dedicato un monologo che andrà in onda prima serata domenica prossima, «solo chi non conosce la storia dell’omicidio» può stupirsi della frase del senatore Andreotti («Ambrosoli se l’andava cercando»). «Quando l`avvocato Guzzi, legale di Sindona, disse ad Andreotti che Ambrosoli ed Enrico Cuccia erano stati minacciati di morte, annotò sul suo diario: “da Andreotti nessuna reazione”. Non solo – aggiunge – anche Andreotti teneva un diario: ebbene, lui che pure vi annotava particolari quali l’ordine di arrivo di una corsa ippica alle Capannelle, il giorno in cui si sparse la notizia dell’omicidio di Ambrosoli, scrisse una sola frase: “Oggi ho incontrato il presidente della Tanzania, Nyerere”. Solo quelle parole, e nient`altro. Ogni altro commento, a questo punto, sarebbe superfluo».

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09 settembre 2010

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-09-09/giorgio-ambrosoli-perche-parole-161705.shtml?uuid=AYFwNHOC

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Un eroe borghese

alwaysprogress | 22 dicembre 2009

Tratto dal film “Un eroe borghese” di Michele Placido, la storia dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, raro esempio di eticità nello svolgimento di un incarico importante al servizio del Paese.

UNA LUCE NEL BUIO – “Io, prof precaria stufa di aspettare così mi sono costruita una classe”

“Io, prof precaria stufa di aspettare
Così mi sono costruita una classe”

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Il caso di una ragazza modenese
“Finalmente posso insegnare”

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di LUIGI GRASSIA
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Immaginate (e per parecchie persone che leggono non sarà difficile immedesimarsi) di essere un laureato o una laureata con vocazione all’insegnamento e con alle spalle molti anni di supplenze e poche prospettive di lavoro stabile. Immaginate ancora (e purtroppo, per molti sarà di nuovo facile) che un’ennesima tornata di tagli di bilancio si abbatta sulla Pubblica istruzione e sembri congegnata apposta per togliervi le ultime illusioni di ottenere un incarico di ruolo. Che cosa fate, allora? Una giovane modenese, docente precaria di inglese e francese, ha trovato una risposta particolarmente fantasiosa e coraggiosa: si è creata da sé una sua associazione per continuare a fare ciò che ama, cioè insegnare, un’associazione con insegnanti e studenti dove si imparano le lingue straniere e si organizzano vacanze studio all’estero.

Per lanciarsi, Cristiana Papi aveva alle spalle alcune risorse. Per cominciare una preparazione solida: «Ho studiato e poi insegnato lingue all’estero per diversi anni. Oltre all’inglese e al francese ho imparato il tedesco e lo spagnolo, e me la cavo non male a cantare in portoghese brasiliano». Non basta: «Ho anche lavorato per una casa editrice che pubblica testi per l’insegnamento delle lingue», e anzi ha pure curato alcuni libri personalmente; ma nell’editoria, come a scuola, ha fatto un buco nell’acqua, perché quei libri sono stati fatti uscire senza nemmeno citarla in seconda di copertina.

Nella colonna degli attivi, Cristiana aveva a disposizione un locale di proprietà dei suoi genitori, momentaneamente libero e utilizzabile, e in banca un piccolo gruzzolo di 10 mila euro. Tirando le somme di competenza professionale + spazi disponibili + un capitale + un pizzico abbondante di frustrazione pregressa condita di spirito di rivalsa + tanta voglia di fare… «Mi sono detta: ma sì, questa cosa la faccio, quei 10 mila euro tanto vale spenderli per una cosa in cui credo anziché farmeli mangiare dalla banca e dagli speculatori». E così è partita l’avventura.

Il centro che ha fondato si chiama «Chez Miss Papi… cultura, lingue e viaggi!» e offre lingue straniere per bambini, ragazzi e adulti, italiano per stranieri, recupero e potenziamento scolastico, certificazioni esterne, laboratori Clil (qualunque cosa questa sigla significhi), consulenza linguistica e vacanze studio all’estero. Per selezionare gli insegnanti, Cristiana trasformata in datore di lavoro (una metamorfosi imprevedibile) ha cominciato a esporre un annuncio presso l’Informagiovani di Modena («cercansi docenti di tutte le lingue») e pensava che quello sarebbe stato solo il primo passo, e invece è bastato e avanzato, perché «in meno di una settimana ho ricevuto un’ottantina di curriculum di altissimo livello. Veramente pazzesco!».

Oltre alle lingue più consuete
qui si insegneranno arabo e russo e forse alcune altre. Ma la vera specificità di Chez Miss Papi sono certe tecniche d’insegnamento all’avanguardia, sperimentate in Gran Bretagna ma finora poco utilizzate in Italia. L’ambiente è davvero piacevole e per colori e arredi non fa proprio pensare a una scuola: «Chi arriva qui non troverà niente di costrittivo – dice Cristiana -. Verranno bambini magari poco motivati, adulti che arrivano alla sera stanchi, o che passano un po’ di fretta nella pausa pranzo… bisogna metterli a loro agio». Le luci sono soffuse, le pareti color verde acido, arancione o giallo, mentre la tinta unificante dei pavimenti è il violetto «per stimolare la creatività». Si vedono in giro delle lavagne, ma non banchi né sedie: ci si accomoda invece su «fitballs», grandi palle morbide come quelle che si usano nella ginnastica pilates. E se pensate a una variante della famosa poltrona di Fantozzi siete fuori strada: «È stato sperimentato da psicologi in Inghilterra – racconta Miss Papi – che i bambini con difficoltà di concentrazione ottengono dei benefici dal sedersi sulle fitballs, proprio grazie al lieve sforzo inconscio che si fa per starci seduti in equilibrio».

Una peculiarità è la materia definita come «Imparare a imparare» che mira ad aiutare gli allievi, giovani o adulti, a capire quali siano le strategie a loro più congeniali per apprendere più efficacemente e per individuare e risolvere gli eventuali problemi a cui vanno incontro nell’apprendimento: «Con queste tecniche li aiutiamo a diventare autonomi e a ottenere il massimo» dice Cristiana.

Propone lei stessa il titolo dell’articolo: «I “tagliati” della scuola si organizzano per sentirsi meno precari» (un po’ prolisso ma rende l’idea). Cristiana precisa che la sua nuova attività «non è un lavoro, perché «Chez Miss Papi è un’associazione e non un’azienda. Tant’è vero che io e gli altri insegnanti speriamo ancora di riuscire a ottenere qualche supplenza nelle scuole statali». Però, aggiunge, «proporre attività parascolastiche, che possono essere d’aiuto a tutti coloro che sono danneggiati dalla scure dello Stato (compresi gli studenti e le famiglie) ci fa sentire un po’ meno precari, inutili e disillusi». Sul piano strettamente economico i soci-studenti (ragazzi e adulti) pagano una piccola quota associativa, e se fra i soci insegnanti non si trova chi sappia una certa lingua, si cerca sul mercato un insegnante idoneo, e a seconda dei casi questi potrà operare a titolo gratuito oppure essere pagato con partita Iva, come collaboratore occasionale o come Co.co.pro. Per adesso, dal punto di vista di Cristiana non ci sono fini di lucro: pur essendoci un bilancio a cui dovrà stare attenta, staccando tutte le fatture e ricevute, «l’attività di Chez Miss Papi è di tipo più sociale che altro. Ma siccome offro una metodologia alternativa, difficile da attuare nelle scuole di Stato, non escludo che un giorno l’associazione possa crescere e diventare altro…». Magari una vera scuola riconosciuta, e chissà, anche capace di pagare veri stipendi a insegnanti con impiego stabile. Un sogno? Beh, le iscrizioni sono già aperte.

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09 settembre 2010

fonte:  http://www3.lastampa.it/scuola/sezioni/news/articolo/lstp/320542/

Incriminati 5 soldati Usa: uccidevano afgani “per sport” e collezionavano dita

Incriminati 5 soldati Usa: uccidevano afgani “per sport” e collezionavano dita

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ROMA (9 settembre) – Cinque soldati americani sono stati incriminati per aver ucciso civili in Afghanistan per sport. «Uccidevano a casaccio e collezionavano le dita dei morti come trofei», scrive oggi il Guardian citando investigatori e documenti legali.

Cinque dei militari del cosiddetto kill team rischiano la pena di morte per aver ucciso tre uomini afghani per puro divertimento in distinte «esecuzioni a casaccio» nel corso di quest’anno. Altri sette soldati avrebbero insabbiato gli omicidi e picchiato una recluta che avrebbe denunciato gli assassini. Secondo il Guardian, che riprende un servizio del quotidiano dell’esercito Usa Army Times, le accuse nei confronti del sergente Calvin Gibbs, 25 anni, e dei suoi complici, sono le più gravi di crimini di guerra emerse dal teatro di guerra afghano.

Secondo gli investigatori Gibbs e gli altri del kill team, membri di una unità di fanteria basata a Ramrod nella provincia meridionale di Kandahar, avevano cominciato a parlare di uccidere civili lo scorso novembre. Altri soldati hanno detto agli investigatori penali dell’esercito che Gibbs si era vantato di averla fatta franca in Iraq dove aveva fatto cose analoghe ed aveva detto che sarebbe stato molto facile «lanciare una bomba a mano contro qualcuno e ucciderlo».

Gibbs avrebbe formato il kill team con quattro altri soldati: Jeremy Morlock, Michael Wagon, Adam Winfield e Andrew Holmes. Tutti negano le accuse. Il primo obiettivo sarebbe stato Gul Mudin, ferito in gennaio con una granata e finito a fucilate in un campo di papaveri vicino al villaggio di La Mohammed Kalay. La seconda vittima, Marach Agha, fu ucciso il mese successivo. In maggio toccò a Mullah Adahdad. Secondo l’Army Times, almeno un soldato aveva collezionato dita dei morti come ricordino e alcuni di loro si fecero fotografare con i cadaveri.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=118158&sez=HOME_NELMONDO

Bertolaso su Panorama attacca gli aquilani: “Datevi una mossa”

Bertolaso su Panorama attacca gli aquilani: “Datevi una mossa”

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“La terra trema, io no”, dice il Commissario Straordinario della Protezione Civile, intervistato dal settimanale; e passa a criticare il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente: “Meno feste in città e più lavoro per il piano da presentare al Governo”

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di Tommaso Caldarelli

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Guido Bertolaso, intervistato da Panorama in edicola domani, non risparmia i toni forti: interrogato sullo stato della ricostruzione in Abruzzo, fa sapere che non è più affar suo. “Ora che l’emergenza e’ finita”, dice il commissario straordinario al settimanale, “e’ tempo di pensare alla ricostruzione a cominciare dal centro dell’Aquila: priorita’ assoluta. E basta con la demagogia. Dal 1° febbraio il cerino e’ passato al commissario di governo, il presidente della regione, Gianni Chiodi, e al sindaco dell’Aquila, Cialente”.

TOCCA AGLI ALTRISi muovano loro, adesso, dice dunque Bertolaso. E le critiche per il Sindaco dell’Aquila non sono da niente: “Invece di organizzare le notti bianche, dovrebbe passare le notti in bianco per preparare il piano da presentare al governo. Solo cosi’ potremmo lasciarci alle spalle quest’incubo”. Meno momenti ludici e più olio di gomito, dunque, sono richiesti alle istituzioni aquilane per incamminarsi compiutamente sulla lunga strada della ricostruzione, secondo Bertolaso; “ho sempre detto”, continua, “che per loro sarebbe stata ancora piu’ dura. Sono loro che hanno le responsabilita’ di fare i piani di intervento, i progetti, e indicare le modalita’ con cui si devono ricostruire palazzi e chiese”.

NON ME NE VADOInterrogato inoltre sulle vicende giudiziarie che lo vedono protagonista, a proposito dell’avviso di garanzia notificatogli, Bertolaso dichiara di aver subito “una grave ingiustizia, posso solo augurarmi che il tempo per ristabilire la verita’ dei fatti sia breve. Confido ancora molto nella magistratura e sono sereno per il futuro”. E non rinuncia ad insinuare un complotto: “Sicuramente sono un personaggio scomodo a destra e a sinistra. Dico sempre quello che penso. E lavoro giorno e notte, se serve. È evidente che vogliono colpire me per arrivare piu’ in alto”. Per quanto riguarda il suo futuro, poi, il commissario straordinario dichiara di voler “andare in pensione entro il 2010″, ma è pronto a restare oltre “se il Cavaliere dovesse” chiederglielo. In ogni caso, per ora, un Bertolaso molto deciso afferma: “La terra si muove. Io no”.

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09 settembre 2010

fonte:  http://www.giornalettismo.com/archives/80681/bertolaso-attacca-aquilani/

TRENTO – Troppo povera, le tolgono la neonata. Dopo due mesi la bimba è già adottabile

Il presidente dei matrimonialisti: «Provvedimento che suscita allarme e sconcerto»

Troppo povera, le tolgono la neonata
Dopo due mesi la bimba è già adottabile

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Fa discutere la sentenza del Tribunale dei minori di Trento. L’avvocato della donna: faremo ricorso

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TRENTO – Le avevano sottratto la neonata subito dopo il parto, avvenuto due mesi fa. E da allora non ha più potuto vederla né avere sue notizie. Secondo i giudici il provvedimento era necessario perché con un’entrata di soli 500 euro al mese la madre non sarebbe stata in grado di provvedere alle necessità di entrambe. Ora il Tribunale dei minori di Trento ha deciso che la bambina è adottabile: in base alla sentenza, nei confronti della bimba potrà essere avviato da subito un affidamento preadottivo, senza attendere il mese utile per l’impugnazione della sentenza.

«ATTO CONTRO NATURA»Il caso era stato sollevato due mesi fa dallo psicologo Giuseppe Raspadori, consulente di parte, che aveva parlato di «atto contro natura» da parte dei magistrati che «avevano messo in dubbio la capacità genitoriale contrapponendo l’interesse della madre a quello del minore». La madre, cui era stato proposto l’aborto, aveva deciso di partorire nonostante uno stipendio di 500 euro al mese. «La decisione attuale viene vissuta come profondamente ingiusta dalla mamma», dice il suo avvocato Maristella Paiar. «La signora è molto delusa e triste perchè non vede la sua bimba dal giorno in cui è nata e non ha potuto neppure avere notizie dirette dagli operatori che la curano per divieto imposto dal Servizio sociale. È però decisa a proseguire nei suoi sforzi per riavere la sua bambina che non vuole in nessun caso abbandonare. Stiamo, dunque, già predisponendo l’atto di appello».

«NON HANNO RISPETTATO I TEMPI»Secondo l’avvocato, la sentenza che ora sancisce l’adottabilità della piccola «riprende le inesatte informazioni del Servizio sociale che imputano alla mamma immaturità, povertà materiale ed emotiva e l’avvio della gravidanza come elemento di fragilità, colpa e incoscienza». Secondo il legale, «la sentenza fraintende la consulenza che aveva invece evidenziato come la mamma non ha estremi di irrecuperabilità tali da negarle di essere una mamma sufficientemente capace e ‘grazie alla adesione ai programmi di sostegno dei servizi sembrano dimostrare una evoluzione positiva che indica la possibilità di intraprendere una relazione assistita con la figlia». «La consulenza non era nemmeno incerta quanto a tempistiche perchè prevedeva una rivalutazione dopo un anno – aggiunge l’avvocato Paiar -. Un anno è sicuramente un tempo ragionevole per verificare le capacità ed il rapporto mamma-bambina». I giudici – conclude il legale – hanno disatteso, dunque, «sia la consulenza sia le conclusioni di tutti i difensori e del pm che proponevano di offrire una opportunità alla mamma e alla bambina conformemente alle numerose sentenze della Cassazione e della Corte Europea che dichiarano come prima di un simile distacco vadano indagate ed attivate tutte le possibilità di sussidi ed aiuti territoriali per rispettare il diritto del minore a crescere con i genitori naturali».

«ALLARME E SCONCERTO»Anche il presidente dell’Associazione degli avvocati matrimonialisti italiani, Gian Ettore Gassani, prende le distanze dalla sentenza: «La drammatica vicenda della giovane madre di Trento a cui, subito dopo il parto, è stata sottratta la figlia dal locale Tribunale per i Minorenni, non può non suscitare allarme e sconcerto tra gli addetti ai lavori e tra la gente». «La bambina è stata già dichiarata adottabile. Si tratta di un provvedimento grave che reciderà per sempre i rapporti tra la madre e la figlia. La legge sancisce che lo stato di adottabilità di un minore debba essere considerato come ‘l’ultima spiaggià di un lunghissimo e serissimo percorso, organizzato dal Tribunale al fine di recuperare ogni problematico rapporto tra i genitori ed i figli. Secondo le cronache, la donna avrebbe da subito espresso la ferma volontà di costruire un significativo e valido rapporto con la piccola. Non si comprende il motivo per cui non le sia stata offerta, come è previsto, la possibilità di essere madre». (Fonte: Ansa)

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09 settembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_settembre_09/trento-tribunale-minori-nenoata-sottratta-madre-troppo-povera_75ba5b18-bc14-11df-8260-00144f02aabe.shtml


LA SCOPERTA DALL’UNIVERSITA’ DI OXFORD – Una vitamina al giorno toglie l’Alzheimer di torno

09/09/2010 – La scoperta dall’ Universita’ di Oxford

Una vitamina al giorno toglie l’Alzheimer di torno

I test hanno dimostrato che l’apporto di vitamina B può rallentare sensibilmente l’insorgere di disturbi legati all’avanzare dell’età

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L’ex presidente Usa Donald Reagan era affetto da Alzheimer

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Svelata l’ultima arma nella battaglia contro l’Alzheimer: una semplice vitamina. I ricercatori dell’Università di Oxford hanno rivelato che l’assunzione quotidiana di pastiglie a base di vitamina B rallenta il processo di perdita delle facoltà mentali che si verifica con l’incedere dell’età, causando segni precoci di demenza, come la perdita di memoria.

In un esperimento durato due anni, è stato riscontrato che l’assunzione della vitamina riduceva fino al 50% l’atrofia del cervello in un gruppo di persone anziane.

Una pastiglia vitaminica che freni la regressione cognitiva associata all’aumento dell’età potrebbe avere implicazioni di portata colossale. Circa 1.5 milioni di persone in Inghilterra, 14 milioni in Europa e 5 milioni negli Stati Uniti hanno problemi legati alla perdita di memoria, difficoltà nell’uso del linguaggio e altre disfunzioni conosciute come Graduale Indebolimento Cognitivo (MCI), metà delle quali degenerano nello sviluppo dell’Alzheimer o altre forme di demenza senile nell’arco di cinque anni.

Anche un lieve rallentamento di questo processo rappresenterebbe una grande conquista dal punto di vista umano ed economico. In ogni caso gli scienziati sostengono che sia ancora prematuro prescrivere agli anziani che soffrono di lapsus di memoria l’assunzione di vitamina B,  almeno fino a che gli studi non consentiranno di mettere in luce tutti i rischi e i benefici.

La vitamina B si trova nella carne, nei cereali e nelle patate. Favorisce la crescita e il proliferare delle cellule, rafforza il sistema immunitario e aiuta a mantenere in buona salute la pelle e le ossa.

Il Professor David Smith del Dipartimento di Farmacologia della Oxford University, e co-leader dell’esperimento ha dichiarato «E’ una scoperta eccezionale. Speriamo davvero che questo trattamento così semplice e sicuro possa frenare lo sviluppo dell’Alzheimer in molte persone che soffrono di graduale indebolimento cognitivo». «Sono risultati estremamente promettenti, ma – precisa- prima di poter cantare vittoria sono necessari ulteriori test e verifiche».

Gli effetti di lungo periodo dell’assunzione di grandi dosi di vitamine non sono del tutto noti, ma alcuni studiosi ritengono che possa causare l’insorgere di alcune forme di cancro. «Io comunque proverei questa terapia senza esitazione», conclude il professore.

Chris Kennard, a capo del Consiglio di Neuroscienze sulla ricerca medica ha dichiarato: «Questo esperimento ci consente di compiere un grosso balzo in avanti nella scoperta del complesso quadro neurobiologico che sottende all’avanzare dell’età e al declino cognitivo»

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fonte:  http://www3.lastampa.it/scienza/sezioni/news/articolo/lstp/320302/