UNA LUCE NEL BUIO – “Io, prof precaria stufa di aspettare così mi sono costruita una classe”

“Io, prof precaria stufa di aspettare
Così mi sono costruita una classe”

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Il caso di una ragazza modenese
“Finalmente posso insegnare”

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di LUIGI GRASSIA
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Immaginate (e per parecchie persone che leggono non sarà difficile immedesimarsi) di essere un laureato o una laureata con vocazione all’insegnamento e con alle spalle molti anni di supplenze e poche prospettive di lavoro stabile. Immaginate ancora (e purtroppo, per molti sarà di nuovo facile) che un’ennesima tornata di tagli di bilancio si abbatta sulla Pubblica istruzione e sembri congegnata apposta per togliervi le ultime illusioni di ottenere un incarico di ruolo. Che cosa fate, allora? Una giovane modenese, docente precaria di inglese e francese, ha trovato una risposta particolarmente fantasiosa e coraggiosa: si è creata da sé una sua associazione per continuare a fare ciò che ama, cioè insegnare, un’associazione con insegnanti e studenti dove si imparano le lingue straniere e si organizzano vacanze studio all’estero.

Per lanciarsi, Cristiana Papi aveva alle spalle alcune risorse. Per cominciare una preparazione solida: «Ho studiato e poi insegnato lingue all’estero per diversi anni. Oltre all’inglese e al francese ho imparato il tedesco e lo spagnolo, e me la cavo non male a cantare in portoghese brasiliano». Non basta: «Ho anche lavorato per una casa editrice che pubblica testi per l’insegnamento delle lingue», e anzi ha pure curato alcuni libri personalmente; ma nell’editoria, come a scuola, ha fatto un buco nell’acqua, perché quei libri sono stati fatti uscire senza nemmeno citarla in seconda di copertina.

Nella colonna degli attivi, Cristiana aveva a disposizione un locale di proprietà dei suoi genitori, momentaneamente libero e utilizzabile, e in banca un piccolo gruzzolo di 10 mila euro. Tirando le somme di competenza professionale + spazi disponibili + un capitale + un pizzico abbondante di frustrazione pregressa condita di spirito di rivalsa + tanta voglia di fare… «Mi sono detta: ma sì, questa cosa la faccio, quei 10 mila euro tanto vale spenderli per una cosa in cui credo anziché farmeli mangiare dalla banca e dagli speculatori». E così è partita l’avventura.

Il centro che ha fondato si chiama «Chez Miss Papi… cultura, lingue e viaggi!» e offre lingue straniere per bambini, ragazzi e adulti, italiano per stranieri, recupero e potenziamento scolastico, certificazioni esterne, laboratori Clil (qualunque cosa questa sigla significhi), consulenza linguistica e vacanze studio all’estero. Per selezionare gli insegnanti, Cristiana trasformata in datore di lavoro (una metamorfosi imprevedibile) ha cominciato a esporre un annuncio presso l’Informagiovani di Modena («cercansi docenti di tutte le lingue») e pensava che quello sarebbe stato solo il primo passo, e invece è bastato e avanzato, perché «in meno di una settimana ho ricevuto un’ottantina di curriculum di altissimo livello. Veramente pazzesco!».

Oltre alle lingue più consuete
qui si insegneranno arabo e russo e forse alcune altre. Ma la vera specificità di Chez Miss Papi sono certe tecniche d’insegnamento all’avanguardia, sperimentate in Gran Bretagna ma finora poco utilizzate in Italia. L’ambiente è davvero piacevole e per colori e arredi non fa proprio pensare a una scuola: «Chi arriva qui non troverà niente di costrittivo – dice Cristiana -. Verranno bambini magari poco motivati, adulti che arrivano alla sera stanchi, o che passano un po’ di fretta nella pausa pranzo… bisogna metterli a loro agio». Le luci sono soffuse, le pareti color verde acido, arancione o giallo, mentre la tinta unificante dei pavimenti è il violetto «per stimolare la creatività». Si vedono in giro delle lavagne, ma non banchi né sedie: ci si accomoda invece su «fitballs», grandi palle morbide come quelle che si usano nella ginnastica pilates. E se pensate a una variante della famosa poltrona di Fantozzi siete fuori strada: «È stato sperimentato da psicologi in Inghilterra – racconta Miss Papi – che i bambini con difficoltà di concentrazione ottengono dei benefici dal sedersi sulle fitballs, proprio grazie al lieve sforzo inconscio che si fa per starci seduti in equilibrio».

Una peculiarità è la materia definita come «Imparare a imparare» che mira ad aiutare gli allievi, giovani o adulti, a capire quali siano le strategie a loro più congeniali per apprendere più efficacemente e per individuare e risolvere gli eventuali problemi a cui vanno incontro nell’apprendimento: «Con queste tecniche li aiutiamo a diventare autonomi e a ottenere il massimo» dice Cristiana.

Propone lei stessa il titolo dell’articolo: «I “tagliati” della scuola si organizzano per sentirsi meno precari» (un po’ prolisso ma rende l’idea). Cristiana precisa che la sua nuova attività «non è un lavoro, perché «Chez Miss Papi è un’associazione e non un’azienda. Tant’è vero che io e gli altri insegnanti speriamo ancora di riuscire a ottenere qualche supplenza nelle scuole statali». Però, aggiunge, «proporre attività parascolastiche, che possono essere d’aiuto a tutti coloro che sono danneggiati dalla scure dello Stato (compresi gli studenti e le famiglie) ci fa sentire un po’ meno precari, inutili e disillusi». Sul piano strettamente economico i soci-studenti (ragazzi e adulti) pagano una piccola quota associativa, e se fra i soci insegnanti non si trova chi sappia una certa lingua, si cerca sul mercato un insegnante idoneo, e a seconda dei casi questi potrà operare a titolo gratuito oppure essere pagato con partita Iva, come collaboratore occasionale o come Co.co.pro. Per adesso, dal punto di vista di Cristiana non ci sono fini di lucro: pur essendoci un bilancio a cui dovrà stare attenta, staccando tutte le fatture e ricevute, «l’attività di Chez Miss Papi è di tipo più sociale che altro. Ma siccome offro una metodologia alternativa, difficile da attuare nelle scuole di Stato, non escludo che un giorno l’associazione possa crescere e diventare altro…». Magari una vera scuola riconosciuta, e chissà, anche capace di pagare veri stipendi a insegnanti con impiego stabile. Un sogno? Beh, le iscrizioni sono già aperte.

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09 settembre 2010

fonte:  http://www3.lastampa.it/scuola/sezioni/news/articolo/lstp/320542/

Una risposta a “UNA LUCE NEL BUIO – “Io, prof precaria stufa di aspettare così mi sono costruita una classe””

  1. gianni tirelli dice :

    COME IL VINO COSI’ L’AMORE

    La stragrande maggioranza degli individui delle società moderne, nell’arduo esercizio di acquistare una bottiglia di vino, fra le mille esposte in bella vista sugli scaffali dei supermercati, non è in possesso di alcun reale parametro di riferimento al fine di addivenire ad una scelta oggettiva. Possiamo, inoltre, tranquillamente affermare che oltre il 90% di questi vini è il risultato di una contraffazione sistematica, divenuta pratica quotidiana e che negli ultimi due decenni si é attestata a carattere dominante di un’illegalità assurta a diritto e quindi, di impunità.
    E’ in base al prezzo e alle fantasie indotte dalle particolari caratteristiche dell’etichetta appiccicata sulla bottiglia che ognuno, poi, deciderà quale vino acquistare. E non per altro!
    Oggi, questo atteggiamento di stampo relativista, lo possiamo applicare a qualsiasi cosa, che siano beni materiali, emozioni o sentimenti.
    Cosi, con la stessa alchimia, la gente si fidanza, convive e si sposa – e poi si lascia, si separa e divorzia. In verità, nessuno conosce veramente le motivazioni che hanno concorso all’unione, ne tanto meno i motivi del distacco.
    Questo per fare capire che l’uomo moderno, generato del liberismo consumista, è totalmente privo degli inossidabili punti di riferimento del passato, dei valori e dei principi etici, indispensabili per comprendere e definire la qualità di un vino e la profondità di un sentimento.

    Gianni tirelli

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