Archivio | settembre 10, 2010

DALLA RUSSIA SENZA PUDORE – Berlusconi contro magistratura e Fini. Bersani: parole premier schiaffo all’Italia / VIDEOCARTOON: come le TV russa e tedesca vedono Berlusconi (fatevi due ghignate)

Berlusconi contro magistratura e Fini
Bersani: parole premier schiaffo all’Italia

Schifani: il presidente della Camera non è sfiduciabile. Il leader di Fli: la durata della legislatura non è in discussione

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Medvedev e Berlusconi al Cremlino ROMA (10 settembre) – Dalla Russia il premier torna ad attaccare Gianfranco Fini, senza tuttavia nominarlo esplicitamente.

«Sono piccole questioni dei professionisti della politica, che vogliono avere la loro aziendina politica per poter contare nella politica, ma che non toccano la governabilità del Paese e quindi il mio Governo andrà avanti tranquillo nelle grandi riforme che ci attendono ancora per i tre anni della politica, spero di aver chiuso anche le preoccupazioni dei miei amici», è stata la «rassicurazione» che il presidente del Consiglio ha voluto dare, «agli amici che gli chiedevano cosa accade in Italia» dalla tribuna del Global Policy Forum 2010, in corso a Yaroslavl, alla presenza del presidente russo Dmitri Medvedev.

Molte «accuse» della magistratura sono «assolutamente inventate» e mettono «a rischio la governabilità del Paese – ha poi detto il premier – Nel mio Paese la magistratura ha raggiunto un potere che non ha limiti. La magistratura deve essere potere dello Stato e non ordine dello Stato»

Bersani: Berlusconi all’estero straparla dell’Italia. «Quando Berlusconi straparla all’estero – ha detto Bersani – dà un colpo all’Italia di cui qualcuno dovrebbe chiedergli di pagare, per esempio la Corte dei Conti». «Quando parla con questo linguaggio – ha proseguito – l’Italia riceve uno schiaffo nel mondo. Ed è singolare che un presidente del consiglio faccia schiaffeggiare il suo paese. Si trattenga – ha aggiunto Bersani alla Festa democratica di Genova – si sfoghi qui e lasci stare il nostro paese nel mondo».

Bersani: non prendiamo lezioni dalla Lega. «Lezioni di territorio dalla Lega non ne prendiamo, ne sappiamo mille volte più di loro perchè abbiamo inventato tutto noi». Così Pier Luigi Bersani, a Genova per la Festa Europea e Mediterranea, risponde a chi gli chiede un commento sul primato della territorialità reclamato dalla Lega. «Non siamo mai stati snobisti nei confronti della Lega. Ma è ora di parlare chiaro e di dire che da quando ci sono loro a Roma i Comuni stanno peggio, che hanno votato tutte le leggi ad personam, tutte le leggi che hanno favorito la cricca. Non possono dire Roma ladrona».

Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini dovrebbero assumersi le loro responsabilità per arrivare a una riforma della legge elettorale.
Lo ha chiesto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, che si è detto pronto a confrontarsi su questa riforma «già da domani». I giornalisti hanno chiesto un commento a Bersani sul sondaggio secondo il quale la maggioranza degli italiani vorrebbe una modifica all’attuale sistema elettorale: «io non so dei sondaggi – ha replicato – ma ho l’orecchio a terra per quanto riguarda l’opinione pubblica e capisco che bisogna fare di tutto per migliorare questa legge elettorale che squilibra le istituzioni». «Naturalmente – ha proseguito c’è modo e modo per arrivarci, ci sono molteplici tecniche. Però ci sono anche le forze e le idee per arrivarci». «A questo punto però – ha aggiunto – occorre prendersi le responsabilità. Io sono pronto da domani. Il Centro e la Destra non populista devono dire se fanno sul serio».

Il governo Berlusconi «è in fase di esaurimento» anche se oggi è difficile dire quanto si concretizzerà la crisi; per questo il Pd deve avere «tenuta» per affrontare questo periodo. Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, durante la festa Democratica a Genova partecipando ad un dibattito con il presidente del Pse, Poul Nyrup Rasmussen.

Schifani: avanti, cercando di evitare le elezioni. Dopo Berlusconi e il leader della Lega, Umberto Bossi, intanto anche il presidente del Senato, Renato Schifani, si allinea sul no al ritorno alle urne. «Gli italiani chiedono l’attuazione del programma e pretendono governabilità. Le elezioni anticipate sono sempre un trauma per la democrazia e vanno evitate a meno che non ci siano situazioni e circostanze tali e irreversibili che innescano una crisi irrisolubile. È chiaro che l’ultima parola spetta al capo dello Stato», ha affermato il presidente del Senato, Renato Schifani. E a chi gli chiede se ci sia più ottimismo rispetto alle scorse settimane Schifani risponde: «Me lo auguro e spero si trasformi in concretezza».

«Per regolamento e Costituzione il presidente Fini non è sfiduciabile
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Esercita il suo ruolo con autorevolezza e imparzialità che gli viene riconosciuta. Altre sono le valutazioni politiche su cui il presidente del Senato non interviene. Sotto il profilo costituzionale e regolamentare il presidente della Camera non può essere oggetto di sfiducia a meno che non si fosse macchiato di responsabilità delle quali non mi risulta essersi macchiato», ha poi affermato il presidente del Senato a chi gli chiede un commento sulle insistenti richieste del Pdl a Fini affinché lasci la presidenza di Montecitorio.

Anche Umberto Bossi fa retromarcia sulle elezioni e si schiera con Berlusconi. «Lui dice che per il bene del Paese bisogna andare avanti così? Se lo dice lui, che è il leader, va bene anche a noi». Da Saluzzo, nel cuneese, dove è iniziato il lungo week-end della “Festa dei popoli padani”, Bossi giura piena fedeltà a Berlusconi: «Noi siamo alleati e gli daremo il voto. Non ci dimentichiamo di chi ci ha aiutato e Berlusconi ci ha assicurato i voti per il federalismo. Non accoltelliamo alla schiena. Gli daremo il voto in aula».

Contrario al voto anticipato anche il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. «Sono nel governo Berlusconi convinto di continuare questa attività. E per me è ragione di orgoglio. Abbiamo l’idea di andare avanti. Se poi non si può…ma io sono nel Governo», ha sottolineato giovedì Tremonti, schierandosi con la linea di Berlusconi del no al ritorno alle urne.

Ieri Berlusconi si è poi detto convinto di riuscire ad allargare la maggioranza ad altri gruppi, in modo da non dipendere dai finiani. Il premier punta all’Mpa di Lombardo, a Noi Sud, ai liberaldemocratici e ai repubblicani.

Fini: durata legislatura non è in discussione. «Non c’è nulla che possa mettere seriamente in discussione la durata della legislatura e quindi il mantenimento da parte dell’Italia degli impegni assunti a livello internazionale»: lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini alla speaker del congresso Usa Nancy Pelosi, che ha incontrato in un faccia a faccia di 45 minuti a margine della riunione dei presidenti delle Camere del G8.

Fini ha spiegato durante la cena ufficiale ai presidenti dei Parlamenti del G8 la situazione politica italiana. «In particolare – spiega Fini – quelli con cui ho rapporti più frequenti come il tedesco Norbert Lammert, il francese Bernard Accoyer e, ovviamente, la presidente Pelosi, volevano sapere che sta succedendo riferendosi anche alle dinamiche interne. Ho spiegato che in Italia abbiano dinamiche politiche interne come quelle degli altri paesi europei o americani. In ogni caso, ho puntualizzato che l’Italia mantiene gli impegni, che la legislatura va avanti e che non c’è nessun motivo per pensare a qualsiasi altro trauma».

Gianfranco Fini si dice «soddisfatto» di quanto affermato dal presidente del Senato Renato Schifani
nel suo intervento a Gubbio. «È la riprova – spiega il presidente della Camera prima di partecipare alla riunione dei presidenti delle Camere del G8 – di quanto fosse bizzara una ipotesi diversa».

«Il tema delle dimissioni di Fini non fa parte della discussione che si sta svolgendo in relazione alla presenza del presidente del Consiglio al Parlamento, a fine mese». Lo ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, conversando con i giornalisti. L’intervento del premier riguarderà invece «il programma politico del Pdl».

«Le parole di Berlusconi sono gravi e inaccettabili. Fini è un leader politico, non un affarista. E la magistratura va rispettata». Lo afferma Fabio Granata, deputato di Fli. «Fini fa politica – aggiunge – ed è un leader politico, quindi non si occupa di aziende nè di affari, a differenza di molti nel Pdl, ad iniziare da Berlusconi». «Per quando riguarda la magistratura và difesa e sostenuta; sopratutto va rispettata, perchè rappresenta un baluardo contro le mafie, le cricche e i sistemi criminali».

I finiani intanto aprono sul processo breve. «Noi siamo favorevoli, la legge va bene ma c’è una norma transitoria per risolvere il problema di Berlusconi. Se è così noi non siamo disponibili», ha detto ieri Italo Bocchino, capogruppo di Fli alla Camera, parlando del processo breve al videoforum di Repubblica tv.

I lavori per il nuovo partito. Nessun parlamentare che si è iscritto a Fli farà passi indietro e, anzi, è in arrivo, dal Pdl, il deputato numero 36 che si aggiungerà al nuovo gruppo parlamentare, ha fatto sapere poi Bocchino, ribadendo la linea indicata da Fini a Mirabello: nel Pdl, partito che al momento non c’è, non si torna. Anzi. Tutti i dirigenti che fanno parte di Fli e che hanno incarichi nel Pdl a livello nazionale e locale ne frattempo daranno le dimissioni.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=118242&sez=HOME_INITALIA

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Silvio Berlusconi: tv russa lo prende in giro in un cartoon digitale. (con traduzione)

aieiesbrazorf | 03 gennaio 2010

###ATTIVATE I SOTTOTTITOLI IN BASSO A DESTRA####

Come hanno festeggiato il 2010 parte dei cittadini russi? Guardando la puntata di capodanno di uno show digitale, in cui venivano presi in giro Vladimir Putin e Dimitry Medvedev, nonché il nostro Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Nel cartone mandato in onda su 1tv, Berlusconi, intervistato durante una conferenza stampa rivive i festeggiamenti di Capodanno quando ha brindato, cantato e ballato con Angela Merkel, Hilary Clinton e Yulia Timoshenko. Seduti ad un tavolo Nicolas Sarkozy, Barack Obama e un terzo personaggio (che non ho riconosciuto) guardano la scena perplessi. Il presidente del consiglio, poi, si intrattiene con Angela Merkel, Hilary Clinton e Yulia Timoshenko in una limousine.

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La satira della TV tedesca su Berlusconi

Salentino1 | 22 aprile 2008

Guardate un po’ cosa ho trovato mentre guardavo la tv tedesca, è un servizio satirico su Berlusconi, è oggetto della satira anche in Germania!!! Ho pensato bene di tradurlo e sottotiolarlo…

SOTTOTITOLI DISPONIBILI: per attivarli clicca sul triangolino in basso a destra e seleziona “Attiva sottotitoli” (oppure “Turn on captions”).

IL SONDAGGIO – Gli italiani bocciano il Porcellum. Vincono proporzionale e preferenze

Gli italiani bocciano il Porcellum
Vincono proporzionale e preferenze

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Rilevazione di Ipr Marketing per Repubblica.it. Il 41% vuole il sistema tedesco con sbarramento, il 21% preferirebbe il modello francese. E la grande maggioranza dice no al Parlamento dei “nominati”

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di CARMINE SAVIANO

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Gli italiani bocciano il Porcellum Vincono proporzionale e preferenze

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Porcellum? No, grazie. Le legge Calderoli è all’ultimo posto tra le preferenze elettorali degli italiani. Non solo. La maggioranza vuole dire addio al sistema delle liste bloccate. E’ quanto emerge dal sondaggio Ipr Marketing per Repubblica.it. Una serie di interviste, realizzate il 9 settembre, che certificano l’allergia alle norme elettorali in vigore. Il modello preferito? Quello tedesco, il proporzionale con sbarramento, con il 41% dei consensi. Sulle preferenze, poi, lo scontento è bipartisan: tra gli elettori di Pdl e Lega solo il 19% accetta le liste bloccate.

Ipr ha chiesto a un campione statistico di indicare il sistema elettorale preferito. Quattro le opzioni: un sistema  proporzionale con sbarramento sul modello tedesco; un sistema maggioritario uninominale a doppio turno sul modello francese; il Mattarellum ovvero la legge in vigore in Italia fino al 2005; e infine la Legge Calderoli.

LE TABELLE
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L’esito è chiaro, e dice che il maggioritario non è poi così nel cuore degli italiani. In testa alle preferenze, infatti,  c’è il modello tedesco (41%), seguito da quello francese (22%), dal Mattarellum (18%). Solo il 12% degli italiani  dichiara di gradire l’attuale legge elettorale.

I dati che riguardano il gradimento del Porcellum parlano da soli. E se nel centrosinistra il gradimento è prossimo alla zero (1%), il dato che sorprende è quello che riguarda il centrodestra: tra gli elettori di Pdl e Lega solo il 31% dice di voler confermare l’attuale legge.

Più equilibrata la ripartizione del 41% in favore del modello tedesco. Lo sceglierebbero il 51% degli elettori Pd-Idv e il 27% dei cittadini che votano Pdl-Lega. Anche tra gli elettori degli altri partiti la quota è molto alta, il 46%. Il sistema tedesco è un modello proporzionale puro  –  a tanti voti corrispondono tanti seggi  –  con sbarramento al 5%.

Analogo equilibrio
sul modello francese. Nel centrosinistra il tasso di gradimento è del 21%, mentre nel centrodestra è del 19. Tra gli altri partiti: il 32%. In questo sistema, per essere eletti c’è bisogno della maggioranza assoluta dei voti espressi in un collegio. Il secondo turno scatta se nessuno dei candidati supera la metà più uno dei voti validi.

Per l’opzione Mattarellum, infine, si esprimono il 25% degli elettori di Pd-Idv e il 20% degli intervistati di centrodestra.

Stop alle liste bloccate. La bocciatura del Porcellum diventa plastica ed evidentissima sulla questione preferenze. Il 60% degli intervistati vuole tornare a scegliere i parlamentari. Basta con le liste bloccate e le Camere dei “nominati”, insomma. Solo il 20% preferisce votare come ora, senza avere voce in capitolo su chi andrà ad occupare i seggi parlamentari. La percentuale è più alta (il 70%) tra i simpatizzanti del centrosinistra, ma anche tra gli elettori del centrodestra le liste bloccate se la passano male: il 46% non le vuole più, e un altro 35% è senza opinione.

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10 settembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2010/09/10/news/gli_italiani_bocciano_il_porcellum_vincono_propozionale_e_preferenze-6930248/?ref=HREC1-2

Bambini col chip all’asilo: a Parigi è polemica. Dubbi degli psicologi: così si alimenta la paura

Piccola previsione: tempo dieci anni (o anche meno) e li avremo tutti, i microchip.. Così il controllo sulla società sarà totale. E’ già partito con le patenti che saranno anche una sorta di documento passe-partout, con tanti di quei nostri dati che manco ci sognamo.. Passeranno presto ai microchip inseriti sotto pelle in abito giudiziario e psichiatrico (e qualche innesto in questo ambito pare sia già stato fatto) per poi estenderlo a tutta la popolazione appena nata.. Fantascienza? Mica tanto. Rifletteteci su e capirete in quale direzione sta andando il mondo.

mauro

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Innesto di un microchip

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Grandezza dell’innesto in mm.

fonte:  http://www.menphis75.com/stop_microchip.htm

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Il debutto del sistema in California: il chip è inserito in una casacca da basket

Bambini col chip all’asilo: a Parigi è polemica

In caso di allontanamento dalla scuola, un sms avvisa i genitori. Dubbi degli psicologi: così si alimenta la paura

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dal corrispondente CorSera Stefano Montefiori

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 In una scuola materna di Richmond, in California, il sistema adottato per tenere sotto controllo i piccolo iscritti è un chip inserito in una casacca da allenamento di basket portata da ogni bambino
In una scuola materna di Richmond, in California, il sistema adottato per tenere sotto controllo i piccolo iscritti è un chip inserito in una casacca da allenamento di basket portata da ogni bambino

PARIGI – Dopo cani e gatti, cassonetti della spazzatura, libri, bestiame, vestiti e passaporti, i chip Rfid (identificazione a radio frequenza) equipaggeranno i bambini di un asilo parigino. «La sperimentazione punta a incrementare la sicurezza dei piccoli – dice Patrick Givanovitch, a capo dell’azienda Lyberta -; installeremo in tutti i locali dei rilevatori e, grazie al chip inserito in una maglia, gli uomini del controllo video sapranno in ogni istante dove si trova un bambino, e soprattutto se è entrato o uscito dall’asilo. In caso di uscita imprevista, un sms partirà automaticamente per avvisare i genitori e la direzione dell’istituto».

PRO E CONTROL’idea di dotare di chip elettronici dei bambini di tre anni sembra rispondere alle esigenze del momento: ridurre i costi del personale di sorveglianza, placare la fame di sicurezza di genitori e cittadini in generale, in Francia già cavalcata con alterne fortune dal presidente Sarkozy. Ma è una buona idea? «Chiudere i bambini in una gabbia virtuale alimenterà le paura e il senso di essere perennemente in pericolo, rischio peraltro inesistente», ha detto al Parisien Dominique Ratia-Armengol, presidente dell’associazione francese degli psicologi infantili -. L’uso dei chip punta a ridurre la presenza degli educatori, che invece sono fondamentali per la crescita dei bambini». Se, nonostante le polemiche, il progetto parigino sarà confermato, sarà la prima volta che questa tecnologia viene utilizzata in Europa.

DEBUTTO NEGLI STATI UNITINegli Stati Uniti il sistema ha fatto il suo debutto qualche settimana fa in una scuola materna di Richmond, California: il chip è inserito in una casacca da allenamento di basket portata da ogni bambino, il costo annuale è di 50 mila dollari ma si stima un risparmio di 3000 ore di lavoro dei dipendenti della scuola, che per adesso sono soddisfatti: «Non devo più passare il mio tempo a riempire il registro con gli orari di ingresso e di uscita di ogni bambino – ha commentato a fine agosto l’insegnante Simone Beauford -. Io sono favorevole, meno burocrazia e più insegnamento». I militanti che si battono per la tutela delle libertà civili sono invece molto preoccupati. «Non ci sono garanzie sulla reale sicurezza di questa tecnologia, i dati sui movimenti dei bambini possono essere letti dagli insegnanti ma anche da chiunque altro a distanza di centinaia di metri – ha dichiarato Nicole Ozer, docente alla Aclu della Northern California -. L’ossessione di risparmiare sui costi e di aumentare la sicurezza potrebbe invece ridurla».

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10 settembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/10_settembre_10/francia-chip-bimbi-asilo-montefiori_f71a2696-bcf2-11df-8683-00144f02aabe.shtml

Il latte del capezzolo di papà: anche gli uomini possono allattare al seno i propri figli

Il latte del capezzolo di papà: anche gli uomini possono allattare al seno i propri figli

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Allattare al seno i neonati ha un’infinità di benefici, dicono i medici: fa bene alla salute della madre e del figlio, rafforza il rapporto tra i due ed il latte materno è l’alimento più completo e adatto per il nutrimento del bimbo, almeno nei primi mesi di vita. L’esaltazione dell’allattamento materno, replica qualche studiosa femminista, in realtà è una trappola per imprigionare le donne nel loro ruolo di custodi del focolare, tutte prese a crescere i figli nel privato mentre gli uomini si occupano della vita pubblica, del lavoro, della politica…

Non è facile capire dove la scienza inizia ad essere inquinata dall’ideologia e dove l’ideologia inizia a diventare anti-scientifica. Fatto sta che, in un caso e nell’altro, tutti sembrano ignorare l’esistenza di un fenomeno che, per quanto strano e raro possa apparire, esiste: l’allattamento da parte dell’uomo.

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Il caso più conosciuto è quello di un padre di Walapore, nello Sri Lanka: i media di mezzo mondo raccontarono nel 2002 la storia di quest’uomo che, avendo perso la moglie durante il parto, da mesi ormai allattava al seno le due figliole. Un fatto strano per tutti, ma non per il padre, che raccontò con la massima naturalezza l’inizio della sua esperienza: “Mia figlia maggiore rifiutava di essere nutrita col latte in polvere dal biberon. Una sera ero così affranto che, pur di farla smettere di piangere, le offrii il mio capezzolo. Allora mi resi conto che ero in grado di allattarla al seno” [Iol].

Non si trattava del primo caso documentato di allattamento maschile: esempi si ritrovavano già nelle opere di Aristotele, nel Talmud e in scritti di ogni tipo da ogni angolo del mondo, comprese opere scientifiche come le “Anomalie e curiosità di medicina” del 1896, in cui George Gould e Walter Pyle documentano vari casi occorsi in America meridionale. Altri studi medici ed etnografici nel Novecento e negli anni Duemila confermano che “una mammella è una mammella. L’allattamento maschile è fisiologicamente possibile” (Patty Stuart Macadam, “Male Lactation”, in Compleat Mother n. 43, 1996).

E anche il gossip ci riporta qualcosa di interessante, come le parole di Dustin Hoffman dopo essere diventato nonno: “Ho sentito quasi la tendenza ad allattare. Non ce ne rendiamo conto, ma mentre ci formiamo nell’utero, abbiamo delle ghiandole per fare il latte, prima che ci differenziamo in maschi e femmine e che Dio sappia se farci maschi o femmine. Se ci pensate, perché gli uomini hanno i capezzoli? Lo produciamo anche noi. Non ci pensavo finché non ho iniziato a produrne qualche goccia!” [IMDb].

Secondo molti la produzione di latte da parte di maschi sarebbe provocata dall’uso di farmaci cardiaci o neurolettici o di ormoni femminili, utilizzati sia dalle transessuali MtF sia dai malati di cancro alla prostata, o dalla combinazione di forte stress, lavori faticosi e gravi carenze alimentari [Wikipedia]. “La combinazione di stimolazione manuale del capezzolo e iniezioni ormonali può sviluppare il potenziale latente di produrre latte nel padre in fiduciosa attesa” scrive ad esempio Jared Diamond (“Father’s Milk”, in Discover, febbraio 1995).

Ma forse basta molto meno… Laura Shanley, consulente per le maternità, sulla scia di Dana Raphael (The Tender Gift: Breastfeeding, 1978), ritiene che non sia necessario l’uso di alcun aiuto esterno, ma che sia sufficiente l’auto-suggestione. Shanley racconta la vicenda accaduta all’ex-marito David: “Iniziò a dire a se stesso che poteva allattare e nel giro di una settimana una delle sue mammelle si gonfiò ed iniziò a gocciolare latte” [Unassisted Childbirth].

Vicende sorprendenti che ad alcuni potranno apparire come innaturali. Eppure è del tutto normale che ad allattare i piccoli siano i maschi nel caso delle volpi volanti di Dayak, una specie di pipistrelli della Malaysia [Corriere]. E senza andare così lontano, basta ricordare che sono numerosi i casi documentati, a partire da Aristotele, di maschi di capra che allattano i figli. E a produrre il latte di gozzo con cui i colombi alimentano i propri neonati ci pensa tanto il papà quanto la mamma…

Ma la questione della presunta contro-naturalità dell’allattamento maschile sta forse altrove, come scrive provocatoriamente Laura Shanley: “Quant’è naturale la ricetta in scatola della Nestlè o i succhiotti realizzati da sottoprodotti del petrolio? Se la produzione di latte negli uomini fosse davvero innaturale non esisterebbe. Il fatto che esiste mi porta a credere che forse l’allattamento maschile è un sistema di back-up della natura. In ogni caso, è un fenomeno interessante“.

Cosa ci aspetta allora in futuro? Jared Diamond prospetta scenari incredibili: “Non sarei sorpreso se alcuni dei miei colleghi più giovani, e certamente gli uomini della generazione di mio figlio, sfruttassero la possibilità di allattare i propri figli. L’ostacolo che rimarrà non sarà più di carattere fisiologico, ma psicologico: ragazzi, siete tutti in grado di superare la vostra fissazione che l’allattamento al seno è un affare per le donne?“.

Chissà se sarà vero.
In ogni caso, l’allattamento maschile, possibile forse grazie all’iniezione di particolari sostanze o forse grazie al semplice superamento di blocchi psicologici e tabù culturali, rompe l’apparente naturalezza e ineluttabilità della distribuzione dei ruoli tra i sessi all’interno delle famiglie. Non è un caso, ad esempio, che laddove i compiti (familiari, lavorativi e sociali) siano equamente distribuiti tra i partner, come tra i pigmei Aka dell’Africa centrale, sia del tutto naturale che il padre offra al figlio il capezzolo da succhiare [Guardian].

Ecco allora che l’allattamento maschile, con tutti i suoi risvolti non ancora del tutto chiariti e con tutte le sue potenzialità non ancora esplorate, può offrire sin da ora importanti spunti. Esistono mille modi di essere uomo e di essere donna. Ed esistono mille modi di essere padre e nulla al mondo, tanto meno la natura, impedisce all’uomo di accudire i propri figli con l’amore, la dolcezza e la vicinanza fisica che siamo soliti richiedere solo alle madri. Perché anche nel petto di un padre, sotto quei capezzoli asciutti, può battere il cuore di una madre…

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Leggi anche:
* I pinguini gay adottano un pulcino: cosa c’è di più naturale di una famiglia fondata sull’affetto
* La mamma è sempre la mamma. Anche quando raddoppia – Inchiesta in 4 parti
* News of the Worlds intervista Thomas Beatie, l’uomo transessuale incinto

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18 gennaio 2010

fonte:  http://noirpink.blogspot.com/2010/01/il-latte-del-capezzolo-di-papa-anche.html

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CURIOSITA’

L’allattamento al seno per adulti in Arabia Saudita

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Sheikh Al Obeikan, consigliere alla corte reale e consulente del Ministero della Giustizia, ha proposto una soluzione islamica per evitare la segregazione dei sessi negli uffici. Egli ha suggerito che l’allattamento (o donne che potrebbero produrre latte, in un modo o nell’altro) delle donne in ufficio dei loro colleghi maschi porti questi ultimi a diventare il loro mahram. Questo significa che, avendo allattato al seno delle donne, questi uomini diventeranno ‘familiari’ alle donne che li hanno allattati e, quindi, a questi ultimi sarà permesso di visitare queste donne nella privacy delle loro stanze ufficio.

Per saperne di più ….

fonte:  http://bruessel.net/?p=239&gtlang=it

Vittorio Arrigoni, da Gaza City: Eid Mubarak, Gaza! Felice, Eid Gaza! Shana Tovah, Israele! Buon anno, Israele!

Eid Mubarak, Gaza! Felice, Eid Gaza! Shana Tovah, Israele! Buon anno, Israele!

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Vittorio Arrigoni, da Gaza City

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Quando un missile di una tonnellata si schianta a 200 metri da voi i timpani fanno parecchio male e la sensazione di intontimento è pari a quella che si prova dopo aver ricevuto un cazzotto non preventivato da Mike Tyson.

Ieri sera, verso le 22, Israele ha deciso di festeggiare il nuovo anno ebraico sparando i suoi botti su una di Striscia di Gaza che contemporaneamente si stava dedicando ai preparativi per l’Eid al-Fitr, la maggiore festività musulmana che segna la fine del digiuno del Ramadan.

Ho camminato come in preda ad una leggera commozione cerebrale sul luogo del bombardamento presidiato da forze di sicurezza di Hamas visibilmente agitate; con me c’erano giornalisti locali, pompieri e ambulanze.

C’è un enorme cratere ora nella rimessa dinnanzi al porto dove la polizia tiene le carcasse arrugginite dei veicoli distrutti durante Piombo Fuso, i bombardamenti israeliani del gennaio 2009.

Il missile ha colpito un antiquato carro armato dell’Autorità Palestinese, il blindato ha fatto un volo di cento metri e se ne sta riverso in rottami in mezzo alla strada, per darvi l’idea della portata della potenza dell’esplosione.

Fa ancora parecchio caldo a Gaza, per cui le mie finestre erano spalancate, al contrario di alcune dei miei vicini di casa che sono andate in frantumi.

Altri bombardamenti nello stesso momento hanno colpito i tunnel al confine di Rafah, fortunatamente non causando feriti gravi ma solo danni a edifici nei pressi, a differenza di ciò che è accaduto sabato, quando  i missili lanciati dagli f16 hanno provocato due morti e il ricovero in ospedale di due uomini con gravi ustioni.

Venerdì scorso il datore di lavoro di Ali Al Khodary, uno dei palestinesi feriti, aveva concesso ai suoi dipendenti un giorno di ferie salvo poi richiamarli all’improvviso al loro impiego sabato sera. Il tunnel dove Ali lavorava da tre settimane per mantenersi gli studi in sociologia all’università di Al Quds è stato bombardato appena pochi minuti dopo il suo arrivo:

“Mi ero appena levato la maglietta e mi stavo preparando a scendere sotto terra quando un’esplosione mi ha lanciato diversi metri lontano. Al mio risveglio il mio corpo era in preda alle fiamme e una donna si  è precitata verso di me gettandomi dell’acqua addosso”.

Il padre di Ali, che ho incontrato all’ospedale, era contrario alla scelta del figlio di un lavoro così pericoloso, ma il ragazzo determinato a continuare i  suoi studi non aveva altra scelta  in una Gaza che sotto assedio da 4 anni non ha da offrire altri impieghi.

Non sono solo ragazzi e adolescenti a lavorare sotto la superficie terrestre di Rafah per procacciare le merci necessarie alla quotidianità dei palestinesi della Striscia.

Hassan Abu Armana, quarantacinquenne, è disteso con ustioni di terzo grado su tutto il corpo in un letto poco distante da quello di Ali: con il suo lavoro di tassista non era più in grado di sfamare la numerosa famiglia.

Secondo i testimoni, sabato gli F16 israeliani hanno iniziato a sorvolare Rafah intorno alle 23,30, e, poco prima di mezzanotte, hanno sganciato due missili su due tunnel: uno utilizzato dai palestinesi per  approvvigionarsi di beni di prima necessità, l’altro per rifornire di benzina la Striscia altrimenti all’asciutto di carburante.

I missili sono scesi in profondità sottoterra prima di esplodere e uccidere due lavoratori: Salim Al Khatab, diciannovenne, del campo profughi di Bureij, che tragicamente aveva iniziato quel lavoro da pochi giorni stanco della sua situazione di totale indigenza, e Khalid Abed Al-Kareem Al-Khateeb, di 35 anni, sempre di Burej, sposato e padre di 4 figli.

I due sopravvissuti sono ricoverati in pessimo stato al Nasser di Khan Younis, un ventilatore  è il  palliativo per delle  bruciature che si fanno strada sotto l’epidermide divorandogli lentamente la carne.

Forse perché non coloni, più probabile perché non israeliani, la vita e la morte di queste ultime vittime civili non suscitano nessuna ondata di sdegno, ma il disinteresse generale, come capita di sovente nei confronti di chi parla l’arabo con l’accento gazawi.

Ancora di più per i lavoratori dei tunnel: sopravvivono nella terra celati dalla luce del sole e quando fuoriescono di notte la terra in combutta con il cielo di piombo se li riprende.

Ogni qualvolta cade uno stuzzicadenti nel deserto del Negev, le agenzie di stampa vomitano dispacci a ciclo continuo: ieri, poco dopo che circa 4 tonnellate di tritolo sono crollate da diecimila metri di altezza sulla Striscia di terra a più altra densità abitativa del mondo, ho scommesso con un amico palestinese che nessun media occidentale ne avrebbe fatto cenno.

Mentre i miei timpani ci metteranno ancora molte ore a rimettersi in sesto, riscuoto la mia scommessa.

Restiamo Umani.

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10 settembre 2010

fonte:  http://www.infopal.it/leggi.php?id=15824

GAZA: BOMBARDAMENTI NELLA NOTTE DELLA FESTA

GAZA: BOMBARDAMENTI NELLA NOTTE DELLA FESTA

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https://i2.wp.com/www.nena-news.com/wp-content/uploads/2010/07/Gaza_bombing_1-277x300.jpg

L’aviazione israeliana ha colpito la Striscia provocando cinque feriti nelle ore in cui la popolazione si preparava a celebrare l’Eid al Fitr, i tre giorni di festa che chiudono il Ramadan

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Gaza, 10 settembre 2010, Nena News – I musulmani in tutto il mondo oggi celebrano l’Eid al Fitr, i tre giorni di festa a chiusura del mese di Ramadan, in cui i fedeli digiunano dall’alba al tramonto. Per la Striscia di Gaza però questi giorni non sono diversi da quelli di guerra e privazione vissuti in questi ultimi anni. La scorsa notte, mentre la popolazione si prepavava alla ricorrenza, l’aviazione militare israeliana ha colpito in più punti Gaza, causando il ferimento di almeno cinque persone. Testimoni, tra i quali l’attivista italiano Vittorio Arrigoni, hanno riferito di un bombardamento massiccio che oltre a provocare danni e feriti ha gettato nel panico migliaia di persone.

I razzi sganciati dai cacciabombardieri israeliani hanno colpito quattro punti, anche a sud di Gaza, tra i quali, secondo quanto riferito dal sito online del quotidiano Haaretz, una presunta base di addestramento del movimento islamico Hamas che controlla la Striscia dal giugno 2007. Il portavoce militare israeliano ha definito i raid una «risposta» agli ultimi colpi di mortaio e ai lanci di razzi artigianali partiti da Gaza in direzione del territorio meridionale israeliano. Stamani in reazione al bombardamento aereo, militanti palestinesi hanno sparato da Gaza un razzo verso il Neghev.(red) Nena News

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10 settembre 2010

fonte:  http://www.nena-news.com/?p=3399

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altro da gaza

Bilin Weekly Demo 10-09-2010 By haithmkatib@gmail.com

haithmkatib | 10 settembre 2010

The people of the village of Bil’in begin the first day of Eid Al Fitr ( Muslim feast ) near the Apartheid Wall in the village the people from the village along with international and Israeli activists participated in the march called by Bil’in Popular Committee against the wall and the settlements.

Hisham Abu Raya member of the Political Bureau of the Palestinian Liberation Front, also participated in the march

the participants in the march, hold Palestinian flags, and pictures of prisoners of popular resistance, and slogans condemning the policy of occupation, settlement, and another condemning the attack on the houses of Jerusalem, and calls to halt the policy of deportation, and stop the arrests and the release of all detainees in general and detainees of popular resistance, in particular, raise the siege on the Gaza Strip.

The demonstrators chanting the national call for unity and rejection of differences, and confirmed the need to adhere to the Palestinian constants, and resistance to the occupation and the release of all prisoners, the Israeli military blocked the gate in the barrier in front of the demonstrators to prevent them from crossing into the territory behind the wall, and upon the arrival of the demonstrators near the gate in the barrier, the soldiers fired rubber bullets and stun grenades and tear gas, one person called Muhammad Ahmed Hamad (19 year) was injured by gas bomb the back, and dozens of cases of suffocation as a result of inhalation of tear fired by Israeli occupation forces( IOF)directly towards them .

in an other hand, the Popular Committee against the wall in Bil’in praised the statement, of Human Rights Oach for the condemnation of an unfair Israeli trial against Abdullah Abu Rahma, the leader of peaceful protests against the wall in Bil’in.

and also praised the attitude of the Spanish Parliament, who expressed deep concern about the prison expected to Abdullah Abu Rahma, which aims to prevent him and other Palestinians from their legitimate right to demonstrate peacefully against the wall.

APPELLO DI ULDERICO PESCE – IL 10 SETTEMBRE A VILLA D’AGRI (PZ) CORTEO CONTRO IL POZZO PETROLIFERO DA REALIZZARE DIETRO L’OSPEDALE

IL 10 SETTEMBRE A VILLA D’AGRI (PZ) CORTEO CONTRO IL POZZO PETROLIFERO DA REALIZZARE DIETRO L’OSPEDALE

https://solleviamoci.files.wordpress.com/2010/09/attentialcane.jpg?w=300

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Care amiche e cari amici,

non è più il tempo della festa, delle sagre e delle tarantelle. E’ arrivato il tempo di scendere in piazza, con disciplina e serietà per ottenere i nostri diritti. In Basilicata c’è il “giacimento petrolifero più importante dell’Europa continentale”. Ad oggi sono attivi 471 pozzi petroliferi, 22 concessioni di coltivazione petrolifera, 10 permessi di ricerche ed esistono 720 chilometri di oleodotti sotterranei.

Tutto ciò mentre in questi ultimi anni le malattie tumorali e respiratorie in Basilicata sono aumentate in maniera esponenziale. Come se non bastasse l’alto tributo già pagato dagli abitanti della Val d’Agri e dal suo ambiente, che rientra in larga parte nel Parco Naturalistico Val d’Agri-Lagonegrese, è stata autorizzata la creazione di un nuovo pozzo petrolifero a 500 metri dall’ospedale di Villa d’Agri.  Contro questo progetto “scellerato”, -sarebbe il primo pozzo di petrolio al mondo realizzato nei pressi di un ospedale-; per richiedere la nascita dell’Osservatorio ambientale e delle regole trasparenti sulle quantità di barili estratti quotidianamente; per la nascita di un Piano di Emergenza e di Evacuazione nel caso di incidenti e per la ricontrattazione delle royalties affinché “il popolo lucano da affittuario passivo diventi responsabile delle proprie risorse”, vi invito a partecipare alla manifestazione di protesta che si svolgerà il prossimo 10 settembre 2010 a Villa d’Agri.

E’ previsto un corteo che partirà alle ore 10.30 da Piazza Zecchettin e arriverà nel piazzale dell’ospedale dove stanno per agire le trivelle. Sono previsti interventi finali da parte di varie personalità del giornalismo italiano, di ambientalisti e di gente comune.

La manifestazione sarà seguita da Report (RAI 1), da Gianni Lannes (Italiaterranostra) e da varie altre testate giornalistiche nazionali e regionali.

Sul mio sito www.uldericopesce.it è attiva una petizione popolare dal titolo ATTENTI AL CANE contro la realizzazione del pozzo petrolifero dietro l’ospedale.

Vi aspetto e vi saluto con passione.

Ulderico Pesce

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fonte:  via e-mail

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Un pozzo che distruggerà la Val d’Agri

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Per il Csail la battaglia contro l’autorizzazione all’Agip-Eni di trivellare il pozzo Alli 2, in località Raia, a poca distanza dell’ospedale di zona di Villa d’Agri e nel pieno centro abitato, non è finita e per questo – annuncia il Presidente Filippo Massaro – abbiamo deciso di promuovere una petizione popolare per consentire ai cittadini di esercitare fino in fondo la partecipazione popolare, in attesa che il sindaco Cantiani accolga la nostra richiesta di indire un “Referendum Popolare” perché la decisione sia sottoposta alla valutazione dei cittadini residenti a Villa d’Agri e non sia ancora una volta subìta. Intanto – dice Massaro – abbiamo messo a disposizione il nostro sito internet www.csail.it al quale stanno pervenendo numerosissime adesioni a questa battaglia.

De Filippo non può lavarsene le mani: il ” caso ”  della perforazione  del  pozzo  è stato gestito malissimo  in primo luogo da parte del Governatore che non ha modificato  la legge sulle royalties  spettanti  ai comuni  dove  vengono perforati i pozzi  che continuano a guadagnare il famoso piatto di lenticchie.

Anche  l’amministrazione comunale di Marsicovetere, avendo avuto tanto tempo a disposizione, non ha manifestato idee chiare come poter rimediare facendo un accordo con il confinante Comune di Viggiano dove , lontano dall’ospedale e dai due centri abitati, si sarebbe  potuto  perforare il pozzo, dividendo le  ” famose royalties”.

Chiamiamo inoltre in causa De Filippo in merito all’Osservatorio Ambientale. Il caso Alli2 diventa il banco di prova: se l’Osservatorio sarà in grado di contrastare i dati dell’ENI sull’impatto salute-ambiente avremo ancora fiducia in questo organismo.

Infine, continuiamo a chiedere che la legge sulle royalties venga urgentemente rivista e corretta  sia per quantificare  i barili estratti – vergognosamente l’Eni-Agip è controllore e controllata – e sia per  la  compensazione  tra i comuni  che dovrebbero  assolutamente  consorziarsi  per “intrappolare” l’arroganza  e la rapina che  perpetra continuamente sul territorio lucano l’Eni-Agip.

La Val d’Agri e l’area meridionale della provincia di Potenza non sono in grado di sopportare il peso di nuove attività petrolifere e quindi di subire nuove conseguenze pesanti che condizionerebbero ulteriormente i progetti e i programmi di eco-sviluppo – afferma Massaro –  Bisogna prima chiudere con Eni e Total le concessioni tuttora aperte e ottenere vantaggi diretti per le popolazioni della Val d’Agri e del Sauro, oltre a più ampie garanzie rispetto all’impatto su ambiente e salute dei cittadini e poi – a parere di Massaro – imporre la moratoria sulla ricerca di petrolio».

Le multinazionali continuano a fare sondaggi petroliferi e la popolazione ormai è delusa; in molti non nascondono il proprio disagio, se si pensa che la Basilicata con immensi giacimenti di petrolio è tra le regioni italiane che gode del triste primato per : l’aumento di casi tumorali, disoccupazione, emigrazione e povertà. L’idea diffusa è che il petrolio in Lucania è solo un ennesimo “miraggio” , il solito “bluff” in quanto i vantaggi per le popolazioni sono nulle.

Il Petrolio in Basilicata verrà estratto fino all’ ultima goccia – conclude Filippo Massaro – nessuno sembra vigilare davvero sulla coltivazione degli idrocarburi, né su come ridurre i danni, su come utilizzare i fondi delle royalties, (che la Regione sperpera ed i comuni non riescono a spendere), su come bonificare l’area tra meno di 10 anni, e su come produrre benessere diffuso attraverso un processo di sviluppo sostenibile. Tutto ciò mentre dal Centro Oli di Viggiano il grosso oleodotto porta il greggio a Taranto, le autobotti continuano pericolosamente a percorrere ed uscire di strada con il loro carico inquinante lungo le strade tortuose dell’oro nero.

F. Massaro – CSAIL

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8 luglio 2010

fonte:  http://www.valdagri.net/2010/07/un-pozzo-che-distrugger-la-val-dagri/

BELGIO – Pedofilia, in Rete il dossier sui preti. Tante denunce, suicidi tra le vittime / Pédophilie et suicides: la part d’ombre de l’Eglise belge dévoilée

Pedofilia, in Rete il dossier sui preti
Tante denunce, suicidi tra le vittime

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L’ex presidente della commissione creata dalla Chiesa di Bruxelles per esaminare i casi di abusi sessuali mette online i documenti. Secondo il rapporto tra gennaio e giugno 2010 sono arrivati 465 racconti di abusi commessi tra il 1950 e il 1980 che coinvolgono 102 prelati

Pedofilia, in Rete il dossier sui preti Tante denunce, suicidi tra le vittime Il professor Peter Adriaenssens

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BRUXELLES – Dentro c’è il dolore di centinaia di persone abusate e tradite. Il rapporto della commissione creata dalla Chiesa per esaminare i casi di abusi sessuali sui minori in Belgio, con tutti i dossier che la procura di Bruxelles aveva sequestrato a fine giugno, da oggi è accessibile su Internet. Lo ha fatto sapere in una conferenza stampa a Lovanio, l’ex presidente della commissione e psichiatra infantile, Peter Adriaenssens, spiegando che la pubblicazione sul web contiene le testimonianze di 124 vittime, diffuse in maniera anonima e con il loro consenso. “Il lavoro non è terminato. E’ stato realizzato per rispetto dei testimoni che si sono rivolti alla commissione”, ha detto Adriaenssens.

Il 28 giugno la commissione si era dimessa nella sua totalità 1. Il professor Adriaenssens, docente dell’Università di Lovanio, aveva gettato la spugna dopo le investigazioni condotte dalla magistratura e, in particolare, dopo le perquisizioni all’arcivescovado di Mechelen 2, alla stessa Commissione Adriaenssens e all’abitazione privata dell’ex primate del Belgio, il cardinale Godfried Danneels, che avevano portato al sequestro di 475 dossier sulle denunce di abusi sessuali commessi da preti. “Siamo serviti da esca”, aveva denunciato Adriaenssens deluso e tutti i componenti della commissione avevano  seguito il suo gesto.

Complessivamente la commissione aveva raccolto 327 denunce di uomini e 161 di donne, più 19 non registrate perché contenevano dati ritenuti insufficienti. Almeno 13 delle vittime si sono poi suicidate. Dalle verifiche, sono risultati 102 i religiosi pedofili o comunque colpevoli di abusi. Secondo il rapporto di duecento pagine, tra gennaio e giugno 2010 sono arrivate 465 denunce di casi di pedofilia commessi tra l’inizio degli anni ’50 e la fine degli anni ’80 da esponenti ecclesiastici, ma anche da insegnanti di religione o da accompagnatori dei movimenti giovanili.

Gli uomini che hanno presentato denuncia, secondo i dati della commissione Adriaenssens, hanno corso rischi soprattutto in età dai 10 ai 14 anni, ma ci sono casi di vittime anche di 2, 4 e 5 anni. Le donne avevano invece un’età più alta. Circa il 70 per cento delle vittime che hanno presentato denuncia oggi hanno un’età compresa tra i 40 e i 70 anni. Gli episodi di violenza denunciati alla commissione si sarebbero svolti soprattutto negli anni ’60, mentre – ha osservato il professore – si è constatata una diminuzione dopo la metà degli anni ’80.

“Si può dire che nessuna congregazione è esente da casi di abuso sessuale su minori commessi dai suoi membri”, si legge nel rapporto. “Le vittime aspettano e meritano una chiesa coraggiosa, che non abbia paura di confrontarsi con la sua vulnerabilità, di riconoscerla, di collaborare per cercare risposte eque”, dichiara nel rapporto la commissione.

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10 settembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2010/09/10/news/pedofilia_dossier_inrete-6947624/?rss

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QUI IL REPORT ORIGINALE SCARICABILE IN PDF

EINDRAPPORT VAN DE COMMISSIE

Voor de integrale versie van het eindrapport van de commissie klik hier.

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TF1 NEWS

Pédophilie et suicides : la part d’ombre de l’Eglise belge dévoilée

L’Eglise catholique de Belgique, secouée par des scandales de pédophilie, publie une partie des 475 témoignages de victimes de prêtres recueillis par une commission ad hoc. Elle révèle que treize de ces victimes se sont suicidées – un geste directement lié au traumatisme subi

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Des centaines de témoignages de victimes de pédophilie, parmi lesquelles treize se sont suicidées : le rapport final de la “Commission pour le traitement des plaintes pour abus sexuels dans une relation pastorale“, mise sur pied par l’Eglise catholique de Belgique mais dirigée par un pédopsychiatre indépendant, Peter Adriaenssens, dresse un tableau accablant. Et face au scandale, dont l’ampleur est aggravée aujourd’hui par les années de silence, l’Eglise de Belgique a choisi de lever un coin du voile. Elle a publié ce vendredi une centaine de témoignages de victimes de prêtres, sur 475 recueillis par la commission.

Le signal de ce raz-de-marée de plaintes qui a déferlé sur la commission a été donné par la démission forcée, le 23 avril, de l’évêque de Bruges, Roger Vangheluwe, qui a reconnu avoir abusé sexuellement de son neveu mineur entre 1973 et 1986. “Les victimes attendent et méritent une Eglise courageuse qui ne craint pas d’être confrontée à sa vulnérabilité, de la reconnaître, de coopérer à la recherche de réponses équitables“, estime désormais le professeur Adriaenssens. D’où cette publication qui révèle les traumatismes subis par nombre de victimes d’actes pédophiles.

Cessez de le regarder, il vous laissera tranquille

La plupart des témoignages concernent des faits commis des années 50 à la fin des années 80 par des ecclésiastiques, mais aussi des professeurs de religion ou des accompagnateurs de mouvements de jeunesse. Deux tiers des témoignages proviennent d’hommes, pour un tiers de femmes, en moyenne âgés de 50 à 60 ans aujourd’hui. Certains d’entres eux ont attendu des dizaines d’années pour rendre public leur calvaire, qui a commencé pour beaucoup lorsqu’ils avaient en moyenne 12 ans. Pour certains, les faits ont débuté alors qu’ils n’étaient âgés que de 2 ou 5 ans. Ce texte disponible sur le site www.commissionabus.be contient les témoignages anonymes, en français ou en néerlandais, de 124 “survivants d’abus sexuels“, selon le terme utilisé par la commission. La commission a établi “qu’aucune congrégation n’échappe à l’abus sexuel de mineurs par un ou plusieurs de ses membres“, disent les auteurs. Parmi les témoignages, souvent dramatiques, une femme abusée à l’âge de 17 ans par un prêtre explique avoir tenté de se confier à un évêque en 1983. Il a répondu: “Cessez de le regarder, il vous laissera tranquille“, dit-elle.

Plus grave encore, le rapport explique que ces témoignages révèlent que 13 victimes se sont suicidées, un geste commis “en relation avec l’abus sexuel d’un prêtre“. Une personne, compagnon d’une victime d’abus, a également mis fin à ses jours, tandis que six victimes ont commis des tentatives de suicide, selon le texte. “On se rend compte qu’on était tout à fait mal informé et que l’on ne savait pas la gravité des choses et le fait que ces victimes étaient blessées à vie“, a réagi après la publication du rapport l’évêque de Tournai, Guy Harpigny. “Certaines ont posé des actes de suicide. C’est extrêmement grave. La mentalité est en train de changer et je crois que les autorités dans l’Eglise sont prêtes aussi à agir dans ce changement“, a ajouté l’évêque, chargé de la question de la pédophilie au sein de l’Eglise belge.

Mais l’Eglise belge a encore du chemin à faire en matière de transparence. L’ancien primat de Belgique, le cardinal Godfried Danneels, a été accusé d’avoir tenté d’étouffer plusieurs de ces affaires pour protéger l’image de son institution. Mais l’enquête judiciaire entamée pour vérifier s’il y a eu dissimulation a subi un coup d’arrêt jeudi avec l’invalidation de perquisitions spectaculaires effectuées le 24 juin au siège de l’Eglise belge, au domicile du cardinal Danneels et au sein de la commission Adriaenssens. L’Eglise doit présenter lundi prochain une nouvelle “initiative” pour continuer l’accompagnement des victimes de prêtres.

Par TF1 News (D’après agence) le 10 septembre 2010 à 15:57
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SAKINEH E LE ALTRE – L’appello diventa internazionale: “Fermiamo tutte le lapidazioni”

L’appello diventa internazionale
“Fermiamo tutte le lapidazioni”

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https://i0.wp.com/www.repubblica.it/images/2010/09/10/184949417-3e39dd8d-d2b4-41bc-9029-ae6cfda4e32f.jpg

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Continua la mobilitazione contro le pene stabilite dalla giustizia iraniana, per Sakineh e tutti gli altri condannati

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di ROSALBA CASTELLETTI

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ROMA Quasi 140 mila firmatari, tra cui sette Premi Nobel e due ministri della Cultura. Continua ad allungarsi l’appello di Repubblica per la scarcerazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la quarantatreenne iraniana condannata alla lapidazione per adulterio e concorso in omicidio. Alle firme di decine di intellettuali francesi e italiani, tra cui i Premi Nobel Rita Levi Montalcini e Luc Montagnier, si aggiunge oggi anche quella di Frédéric Mitterand, ministro francese della Cultura e della Comunicazione. E intanto l’appello acquista un respiro sempre più europeo e internazionale: già rilanciato dal settimanale francese Le Nouvel Observateur (il cui sito rimanda a Repubblica per le adesioni), verrà ripreso anche dal quotidiano belga Le Soir e dal quotidiano lussemburghese franco-tedesco Tageblatt.

“Ieri a Bruxelles ho incontrato il Nobel iraniano Shirin Ebadi e mi ha detto di ringraziare l’Italia e La Repubblica per tutto quello che stanno facendo per il suo Paese”, dice il filosofo Daniel Salvatore Schiffer, promotore della petizione, commentando il successo della mobilitazione. Ma, aggiunge, non bisogna desistere. Schiffer ricorda che, oltre a Sakineh, altri 24 iraniani  –  20 donne e quattro uomini  –  rischiano la morte sotto il colpo delle pietre e che nelle carceri iraniane vi sono oltre 800 prigionieri politici, decine dei quali sono stati condannati a morte.

“Per questo abbiamo deciso di allargare il nostro appello. Chiediamo a Teheran di annullare la condanna alla lapidazione che incombe non solo su Sakineh, ma su tutti gli altri iraniani che rischiano la stessa pena efferata, come la giornalista Shiva Nazar Ahari accusata di “cospirazione contro Dio” solo per le sue opinioni politiche o il diciottenne Ebrahim Hamidi accusato di “sodomia” perché omosessuale. Chiediamo insomma l’abolizione della lapidazione e di qualsiasi altra pena di morte ancora in vigore in Iran”, spiega Schiffer.

Secondo il filosofo, il rischio è che il regime Teheran risparmi la vita di Sakineh, ma continui nell’ombra a mettere a morte dissidenti e donne innocenti. Timore condiviso anche dalla stessa Ebadi e da Karim Lahidji, giurista iraniano in esilio da 27 anni, presidente della Lega iraniana per la difesa dei diritti umani e vicepresidente della Lega internazionale per i diritti umani: da quando è al potere Mahmud Ahmadinejad, ricordano, c’è almeno una messa a morte al giorno in Iran.

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10 settembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2010/09/10/news/l_appello_diventa_internazionale-6949888/?rss

Settembre 2010: domenica 19 batti un colpo per la pace in Sudan

Settembre 2010: domenica 19 batti un colpo per la pace in Sudan

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Cari amici,

il 19 settembre i delegati della coalizione internazionale per i diritti umani in Sudan, di cui Italians for Darfur è componente per l’Italia, consegneranno una video-petizione ai leaders seduti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. L’iniziativa fa parte della campagna SUDAN365, che abbiamo lanciato a gennaio e che porteremo avanti fino alla fine dell’anno, in vista delle storiche votazioni per l’indipendenza del Sud Sudan il prossimo gennaio.

TI ASPETTIAMO IL 19 SETTEMBRE, ORE 11.00 AL CIRCO MASSIMO A ROMA, CON TONY ESPOSITO E I TAMBURI DI CIRCLES.IT

: SUONA INSIEME A NOI IL RITMO

PER LA PACE!

Perchè SUDAN365?

A cinque mesi dal referendum sull’indipendenza del Sudan, il Sudan è drammaticamente impreparato all’evento e si corre il rischio di un ritorno alla guerra civile tra Nord e Sud del Paese, tra centro e periferie del Sudan.

E’ quanto emerge dal nuovo rapporto prodotto da una coalizione internazionale di 26 organizzazioni umanitarie e sui diritti umani, tra cui, per l’Italia, Italians for Darfur Onlus.

Il rapporto “Renewing the Pledge

<http://www.italianblogsfordarfur.it/adverts/RENEWING_THE_PLEDGE_ITA.pdf> ” è ora disponibile anche in Italiano grazie ai bloggers della rete di supporto alla campagna per i diritti umani dell’associazione.

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Disegno di Emilio Caccaman, (www.myspace.com/caccaman) siciliano, editore e disegnatore di fumetti, che accomapagna la pubblicazione del nuovo rapporto “Renewing the Pledge” in italiano.

Il rapporto chiede un’azione urgente dei capi di Stato africani che si sono riuniti in uno dei più importanti summit dell’Unione Africana in Uganda, dal 19 al 27 luglio scorso.

Nel nuovo rapporto unificato Renewing the Pledge: Re-Engaging the Guarantors to the Sudanese Comprehensive Peace Agreement, la coalizione internazionale avverte: “Le lancette battono velocemente verso quello che potrebbe essere il più importante appuntamento nella storia moderna del Sudan – due referendum in Sudan che potrebbero sfociare nella rottura del più grande stato africano.” In aggiunta al referendum sull’indipendenza del Sud, un altra votazione avrà luogo simultaneamente nell’area di Abyei, per determinare se unirsi o meno al Sud Sudan.

Il Comprehensive Peace Agreement (CPA) fu siglato il 9 gennaio 2005, ponendo fine a una guerra civile durata decenni e che uccise circa 2 milioni di civili. Ma poche delle problematiche escluse dal trattato, come l’accordo sul greggio e sui confini che erano stati negoziati dopo aver segnato il CPA, sono stati mai risolti. Il CPA scade in meno di un anno, e a quel punto tutti gli accordi presi nel frattempo non saranno più validi.

Una serie di organizzazioni, dette Garanti, si sono impegnate ad aiutare il Sudan affinché implementi gli accordi del CPA. Il rapporto avvisa che i Garanti hanno solo sei mesi per rispettare quella promessa.

“Il CPA ha tenuto insieme il Nord e il Sud Sudan e ha posto fine a uno dei piu terribili conflitti del ventesimo secolo. Il fallimento del referendum potrebbe spingere il Sudan nuovamente verso un’altra guerra. La comunità internazionale deve ora concentrarsi sulla opportunità fornita dal CPA e assicurare che un libero ed equo referendum abbia luogo” ha detto Osman Hummaida, Direttore Esecutivo dell’African Centre for Justice and Peace Studies, un membro della coalizione.

“Un accordo per distribuire i proventi del greggio era strumentale al raggiungimento della pace tra Nord e Sud del Sudan. Come le preparazioni per il referendum iniziano e si paventa la possibilità per l’indipendenza del Sud, sarà vitale che vengano risolte le problematiche sul petrolio al fine di prevenire un ritorno alla Guerra,“ ha detto Rosie Sharpe del Global Witness, altra organizzazione della coalizione.

Mentre il tempo va avanti inesorabile nel Sud, gli episodi di violenza si sono intensificati in Darfur e i diritti umani vengono violate nel Nord. Il rapporto denuncia che, negli anni passati,
“l’attenzione internazionale si è concentrata nel Sud Sudan, rinnegando la più importante lezione degli anni passati: che i conflitti multilaterali del Sudan vanno affrontati politicamente.

Il dossier chiede inoltre al Sudan di assicurare che tutti i cittadini sudanesi, siano essi nel Nord o nel Sud, siano protetti prima e dopo i referendum.

Scarica il rapporto 2010 “Renewing the Pledge” in italiano, all’indirizzo :
http://www.italianblogsfordarfur.it/adverts/RENEWING_THE_PLEDGE_ITA.pdf

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continua dal blog:

InvFactor dichiara guerra all’ignoranza

Una iniziativa di solidarietà unisce Italians for Darfur a “Inv Factor – anche tu genio!”, il progetto di valorizzazione del talento e delle intelligenze dei giovani italiani dai 15 ai 19 anni pensato da Leo Sorge e Rossella Palomba, che ha ricevuto la Medaglia di rappresentanza del Presidente della Repubblica.

Inv Factor si rivolge ai giovani studenti, mentre Italians for Darfur si occupa di solidarietà in Sudan: ecco la decisione di aiutare una scuola delle aree più depresse della grande nazione africana, sconvolta da guerre civili sconfinate nel genocidio. La scuola verrà finanziata direttamente, grazie anche all’aiuto di difensori dei diritti umani sudanesi e operatori umanitari in loco.

SPLM: Khartoum finanzia l’insediamento di nomadi arabi nel Sud Sudan in vista del referendum

Il portavoce del Sudan People Liberation Movement, Yasir Arman, ha riferito oggi ai microfoni di Reuters che il National Congress Party starebbe finanziando l’insediamento di popolazioni nomadi Arabe nel nord della regione di Abyei, nella zona più critica al confine tra Nord e Sud Sudan, per modificare il peso demografico del voto refrendario del 9 gennaio prossimo sull’indipendenza del Sud Sudan.

La regione di Abyei, per la sua ricchezza di greggio, è tra le regioni da sempre più contese tra Nord e Sud del Paese.

Anche l’International Crisis Group avrebbe osservato dislocazioni di forze militarizzate lungo i confini, auspicando l’aumento dei controlli del contingente delle Nazioni Unite, sempre più criticate per i costi e le lentezze burocratiche, a fronte di risultati poco confortanti sul piano della sicurezza nella regione.

Missioni: vile decisione Italia di lasciare Darfur

“Mentre il Consiglio di sicurezza dell’Onu rinnova all’unanimità la missione di pace in Darfur e la Comunità internazionale é sempre più impegnata aprevenire una nuova guerra civile in Sudan, l’Italia – conil voto finale oggi in Senato – sceglie di abbandonare laregione dove é in corso la più grande crisi umanitariadel mondo con la scusa di non aver ottenuto i visti per imilitari che dovevano dare supporto a Unmid”.

E’ quanto denuncia l’associazione ‘Italians for Darfur,promotrice della campagna per il Sudan in Italia.

“Venire meno agli impegni nei confronti del Darfur – silegge in una nota – non é solo una decisione politica sbagliata che causa un danno d’immagine al nostro Paese, chenega il suo contributo all’Onu – che tra l’altro si era proposta di sbloccare i problemi burocratici che bloccavano la missione italiana – per il mantenimento della pace in Sudan, ma é anche un’azione vile soprattutto perchèl’Italia é tra i garanti del rispetto dell’accordo di pacedel 2005 che sancì la fine dell’ultra ventennale guerracivile tra Nord e Sud”.

L’Unione Africana frena su Bashir: stop alla cooperazione con la Corte Penale Internazionale

A Kampala, i capi di Stato africani hanno deciso di muoversi contro la decisione presa dalla Corte Penale Internazionale di emettere un mandato di arresto contro il Presidente sudanese Bashir. Una decisione che allontana definitivamente la speranza di un cambiamento nello scenario politico dell’Africa e che scredita senza opportunità di ritorno il Tribunale Internazionale.

Ti aspettiamo il 19 settembre, ore 11.00 al Circo Massimo a Roma.

Cordiali saluti.

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fonte:  via e-mail