Archivio | settembre 12, 2010

Gli studenti timbreranno il cartellino: da quest’anno il badge alla porta dei licei

Gli studenti timbreranno il cartellino: da quest’anno il badge alla porta dei licei

Il ministro Gelmini: domani è una giornata storica. Una scuola superiore più moderna e con più inglese

rielaborazione di mauro; in origine il mattone (nella foto autentica) riporta la scritta ‘sindacati’.. vedetevela come vi pare, la sostanza non mi pare che cambi

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ROMA (12 settembre) – La carta dello studente, una sorta di tesserina magnetica con cui da due anni gli studenti delle scuole superiori hanno una serie di facilitazioni e sconti, da quest’anno diventa anche un badge che certifica l’entrata e l’uscita da scuola. È una delle novità introdotte quest’anno e annunciate dal Ministero dell’istruzione alla vigilia della prima campanella, domani, nella maggior parte delle scuole italiane.

La carta era stata distribuita nel settembre 2008, destinatari i quasi 2,5 milioni di studenti delle superiori. In vista del nuovo anno, rende noto il Miur, quasi metà degli istituti superiori «è stato dotato degli strumenti necessari» per aggiungere alle sue funzioni anche quella di registrare automaticamente l’entrata e l’uscita da scuola. Ogni istituto ha fatto i suoi adattamenti, in alcuni ad esempio le tesserine sono state corredate dalla foto dello studente.

Un’altra novità del nuovo anno riguarda le lingue straniere: è stato fissato il livello B2 di apprendimento, che – sottolinea il Miur – ci allinea agli altri Paesi europei. In una scala di sei livelli di competenza, il B2 corrisponde grosso modo a un livello intermedio: a questo livello lo studente può capire e parlare di cose complesse, è capace di argomentare con efficacia e la sua capacità dialettica è sicura e spontanea. L’apprendimento della lingua, sottolinea il Ministero, è favorito anche dal Clil, l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera (dal 2012/2013 nelle classi terze dei licei linguistici e dal 2014/2015 nelle classi quinte di tutti i licei), che è già in corso in molti istituti superiori.

«Domani è una giornata storica.
La scuola italiana cambia e parte la riforma che era attesa da decenni». Lo sottolinea il ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca Mariastella Gelmini. «Viene completamente ridisegnata – sostiene il ministro – la struttura della scuola superiore, all’insegna della chiarezza e della modernità. Maggiore il collegamento tra scuola e lavoro, più attenzione alle materie scientifiche, più inglese e rilancio dell’istruzione tecnica e professionale». Insomma «questa è una riforma che ha deciso di puntare sugli studenti e sul loro futuro».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=118565&sez=HOME_INITALIA#

Violenza a Gaza, morti tre palestinesi / VIDEO: Letter to Israel

Violenza a Gaza, morti tre palestinesi

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Una improvvisa escalation di violenza viene segnalata ai margini della striscia di Gaza, mentre le delegazioni di Israele e dell’Anp stanno completando i preparativi per un nuovo vertice a Sharm el-Sheikh (Egitto).

Il bilancio provvisorio della giornata di scontri è di tre palestinesi uccisi. Fra essi un nonno di 85 anni, Ibrahim Abu Assad, e il nipote quattordicenne, Hussam Abu Assad. L’episodio più cruento della giornata si è verificato alla estremità nord della Striscia di Gaza, non lontano dai campi del kibbutz israeliano di Erez.

Una pattuglia di confine – affermano fonti militari a Tel Aviv – ha notato miliziani palestinesi armati mentre si accingevano a superare i recinti di confini. Ne è seguito uno scontro a fuoco durante il quale – secondo le fonti militari – i palestinesi hanno anche sparato alcuni colpi di mortaio. Da parte loro fonti palestinesi riferiscono che nella vicina località palestinese di Beit Hanun il fuoco della artiglieria israeliana ha centrato una abitazione dove si trovavano Ibrahim e Hussam Abu Assad, entrambi agricoltori.

La identità della terza vittima non è stata per il momento accertata. Sul posto – aggiungono le fonti palestinesi – ci sono anche tre feriti. In mattinata miliziani palestinesi avevano sparato dalla striscia di Gaza due razzi in direzione di un villaggio ebraico nel Neghev occidentale. Si è trattato del quinto attacco del genere negli ultimi giorno. In questo episodio non si sono avute vittime. Da entrambi i versanti della linea di demarcazione fra Israele e Gaza si afferma che negli ultimi giorni la tensione è molto cresciuta e che nella popolazione civile serpeggia il nervosismo.

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12 settembre 2010

fonte:  http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2010/09/12/AMR9Gl2D-violenza_palestinesi_morti.shtml

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Letter to Israel

gazafriends | 12 settembre 2010

Journalist Lauren Booth was on the first Free Gaza voyage and stayed to work in Gaza after the boats left. Her heartfelt letter to the people of Israel should be read by everyone who hopes for peace in the Middle East. This stunning video tribute to her words was designed and produced by the Free Gaza movement.

RACHEL CORRIE – ‘Non ci sono civili in tempo di guerra’: i Corrie affrontano l’esercito israeliano in tribunale / Rachel Corrie: The Girl with DREAMS / DOCUMENTARIO: Rachel: An American Conscience

Rachel Corrie

‘Non ci sono civili in tempo di guerra’: i Corrie affrontano l’esercito israeliano in tribunale

Scritto il 2010-09-11 in News

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Di Max Blumenthal (*), 9 settembre 2010

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In una piccola aula del Tribunale distrettuale di Haifa, il colonnello Yossi del Genio militare israeliano, autore di un manuale destinato alle unità di bulldozer che rasero al suolo il campo profughi di Rafah nel 2003, ha fornito la sua opinione sull’uccisione dell’attivista americana Rachel Corrie, avvenuta nel corso di quell’operazione: “Non ci sono civili in tempo di guerra”, ha dichiarato Yossi sotto giuramento.

Quest’affermazione notevole è giunta durante un contraddittorio con Hussein Abu Hussein, avvocato della famiglia della Corrie, la ragazza investita e uccisa da un bulldozer israeliano a Rafah il 16 marzo 2003. In fondo all’aula vi erano i genitori di Rachel, Craig e Cindy, e la sorella Sarah, ritornati in Israele per il secondo giro di udienze della loro causa civile contro lo Stato israeliano. Insieme a loro erano giunti sostenitori, amici e alcuni reporter, me compreso (leggere il report di Nora Barrows-Friedman per saperne di più). Nessun rappresentante dei media israeliani era presente – il caso è stato praticamente ignorato a livello nazionale.

Subito dopo la morte di Rachel, il col. Lawrence Wilkerson, allora capo di Stato maggiore del segretario di Stato Colin Powell, suggerì ai genitori di Corrie di chiedere un’“indagine completa, giusta e trasparente” da parte del governo israeliano. Da allora, gli israeliani hanno fatto muro di gomma, rifiutando di fornire i dettagli chiave della loro indagine, corrotta fin dall’inizio dagli evidenti tentativi degli inquirenti di dimostrare che Rachel non era stata uccisa da un bulldozer.

Un decreto-legge del 2003, presentato all’interno della Commissione della Camera dei deputati Usa per le Relazioni internazionali, chiese lo svolgimento di un’inchiesta sull’accaduto e lo sforzo da parte degli Usa di prevenire che simili atrocità si verificassero di nuovo, e raccolse settantotto firme favorevoli (Rahm Emanuel fu l’unico ebreo a firmare). Il deputato repubblicano Ileana Ros-Lehtinen, una degli alleati più fedeli della lobby israeliana all’interno del Congresso, impedì però al decreto di essere proposto all’esterno della Commissione. Il presidente George W. Bush avrebbe potuto spingere per una votazione generale, ma non fece nulla. Di conseguenza, il decreto fu ritirato.

Ostruiti dalle scorrette indagini israeliane e traditi dal loro stesso governo (con eccezioni notevoli, come l’ex deputato Brian Baird), i Corrie sono stati costretti a impugnare personalmente la situazione. Così hanno citato in giudizio il governo israeliano per irresponsabilità criminosa. Che riesca o no ad ottenere la sentenza in cui spera, la famiglia di Rachel ha già fatto emergere una serie di rivelazioni schiaccianti sugli abusi di Gaza dell’esercito israeliano nel 2003, e sulle macchinazioni a cui è ricorso per oscurare le prove della sua condotta criminale.

“Penso che ci troviamo in una situazione simile a quella del Sudafrica. Quel che stiamo cercando di far capire è che la verità va ricercata in modo diligente, altrimenti non arriveremo al punto di riconciliazione”, mi ha spiegato Craig Corrie, riferendosi alla Commissione per la Verità e la riconciliazione che ha permesso in Sudafrica la transizione pacifica da un sistema di apartheid alla democrazia rappresentativa. “Prima di tutto, dobbiamo capire ed ammettere qual è la verità”.

Ma fin adesso, la verità non è stata facile da trovare. Ai Corrie è stato affibbiato un giudice che, pare, non si è mai pronunciato a favore di una parte lesa in una causa civile. E la difesa ha invocato certe preoccupazioni non meglio specificate dello Stato sulla sicurezza, riuscendo a non rivelare tutto ciò che è stato scoperto dall’indagine sull’uccisione di Rachel Corrie – agli avvocati della famiglia è stato solo concesso di vederne un sommario. Ma gli sforzi dei Corrie non sono stati vani.

Il primo giorno di udienze, i loro legali sono stati in grado di confermare tramite la testimonianza di Oded, uno degli inquirenti dell’investigazione israeliana, che il gen. mag. Doron Almog, allora capo del Comando meridionale dell’esercito, aveva tentato d’impedire agli investigatori militari d’interrogare i guidatori del bulldozer assassino. Quando gli è stato chiesto perché non si oppose all’intervento palesemente illegale di Almog, Oded ha risposto che all’epoca aveva solo 20 anni, e solo da pochi mesi veniva addestrato nello svolgimento d’indagini. Era così rimasto intimidito dall’alto ufficiale, che irruppe nella stanza e minacciò lui e i suoi colleghi (Almog ha cancellato una visita nel Regno Unito per essere stato minacciato di arresto al suo arrivo; l’accusa era quella di aver ordinato la distruzione di cinquantanove case nel campo profughi di Rafah nel 2002).

Tra gli aspetti più inquietanti del caso Corrie vi è l’abuso del suo corpo da parte delle autorità israeliane subito dopo il suo assassinio. A questo proposito, Craig Corrie mi ha ricordato un’agitatissima conversazione telefonica avvenuta tra lui e Will Hewitt, ex compagno di classe ed amico di Rachel, che l’aveva appena vista morire.

“Si sta facendo buio qui, e non ci sono refrigeratori per il suo corpo a Gaza!”, disse Will a Craig Corrie.

“Aspetta fino a domani – replicò Craig – Non vogliamo che tu o qualcun altro veniate uccisi!”

“Ma il suo corpo comincia a emanare un cattivo odore!”, ribattè Will.

In qualche modo, l’amico di Rachel e i suoi compagni attivisti dell’Ism – Movimento di solidarietà internazionale – riuscirono a portare la salma di Rachel Corrie fuori da Gaza. Ma prima di questo, le truppe israeliane ordinarono a Will di rimuovere il corpo dalla bara e di farlo passare dal checkpoint di frontiera. Solo a Will fu permesso di salire in ambulanza con il cadavere di Rachel; il resto degli attivisti che aveva assistito alla sua morte fu lasciato in mezzo al deserto e costretto a tornare a casa in autostop. Alla fine, il corpo fu trasportato fino all’Istituto di medicina legale Abu Kabir di Tel Aviv, dove il noto dottore Yehuda Hiss eseguì l’autopsia.

Chi è il dott. Hiss? Capo patologo d’Israele per un decennio e mezzo, Hiss venne coinvolto nel 2001 in un’indagine del ministero della Sanità israeliano sul furto di parti del corpo – gambe, testicoli, ovaie e altro – senza il permesso dei familiari, e sulla vendita della “refurtiva” a istituti di ricerca. I corpi “saccheggiati” da Hiss includevano sia quelli di palestinesi che di soldati israeliani. Venne finalmente licenziato nel 2004, quando si scoprì che il corpo di un adolescente ucciso in un incidente stradale era stato completamente rosicchiato da un ratto nel suo laboratorio.

In un’intervista con il ricercatore Nancy Schepper-Hughes, Hiss ammise che asportava gli organi quando era sicuro che i parenti delle vittime non si sarebbero accorti delle sparizioni, e che usava spesso la colla per tenere chiuse le palpebre ai cadaveri ai quali toglieva le cornee.

Quando Craig e Cindy Corrie vennero a sapere che Hiss avrebbe eseguito un’autopsia sulla loro figlia, decisero che gli avrebbero permesso di procedere solo se un funzionario del consolato Usa fosse stato presente durante l’intera procedura. Un report della polizia militare israeliana affermò che l’autopsia era stata effettivamente assistita da un funzionario Usa. Tuttavia, quando i Corrie chiesero ai funzionari diplomatici americani – tra cui l’ex ambasciatore Usa in Israele Daniel Kurtzner – se il report era stato sincero, fu riferito loro che alla procedura non era presente nessun loro connazionale. Gli israeliani avevano mentito alla famiglia Corrie, ed avevano evidentemente approntato un loro report per ingannare il governo americano.

Lo scorso 14 marzo, durante il primo giro di udienze, Hiss ammise sotto giuramento di aver mentito sulla presenza di un funzionario americano durante l’autopsia di Rachel, e di avere anche permesso di asportare dei “campioni” dalla salma per effettuare dei “test istologici” senza informarne la famiglia. Quali parti siano state asportate rimane poco chiaro; nonostante Hiss sostenga di aver “seppellito” i campioni, i familiari non ne hanno confermato l’ubicazione.

“È terribile sapere che il corpo di Rachel non venne rispettato – mi ha detto Sarah, la sorella di Rachel -, il dott. Hiss e il governo israeliano sapevano qual era il volere della nostra famiglia. Il fatto che questo sia stato ignorato e che un giudice non abbia fatto niente è assolutamente spaventoso”.

Il trattamento a cui fu sottoposto il corpo di Rachel è una questione secondaria della causa intentata dai Corrie, ma dimostra fino a che punto lei e coloro per le cui case ha perso la vita siano stati de-umanizzati – “non ci sono civili in tempo di guerra”, come ha dichiarato Yossi. La famiglia della ragazza ha soltanto chiesto un dollaro come risarcimento simbolico da parte del governo israeliano. Il loro vero obiettivo è costringere un paese in continuo stato di guerra a trattare le vittime innocenti come esseri umani, e in caso contrario ad essere chiamato a rispondere delle sue responsabilità.

“Per noi, portare avanti questa causa è incredibilmente dispendioso, sia emotivamente che finanziariamente – ha sottolineato Craig Corrie – È uno sforzo enorme per un cittadino comune. Ma come famiglia siamo ancora in grado di fare tanto, e dunque porteremo avanti questo processo per tutti quelli che non possono farlo”.

Questo post è apparso originariamente sul blog di Max Blumenthal, qui.

(http://mondoweiss.net/2010/09/“there-are-no-civilians-in-wartime-”-rachel-corrie’s-family-confronts-the-israeli-military-in-court.html)

(*) Max Blumenthal è un giornalista investigativo, vincitore di premi Award e autore di bestseller, e i cui articoli e video-documentari sono apparsi sul The New York Times, The Los Angeles Times, The Daily Beast, The Nation, The Huffington Post, Salon.com, Al Jazeera English.

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Agenzia Stampa InfoPal – Notizie, Cultura, Politica, Società dalla Palestina

fonte:  http://www.infopal.it/leggi.php?id=15833

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Rachel Corrie: The Girl with DREAMS

someonewhocansee | 30 novembre 2007

http://www.rachelcorrie.org/
She lived for her dreams and she died for them!

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Rachel: An American Conscience

1:33:32 – 3 anni fa

Rachel: An American Conscience by Yahya Barakat From the Washington Report on Middle East Affairs: Yahya Barakat, who teaches at Al-Quds University, told The Washington Report that he began work on the documentary the instant he learned that Corrie had been crushed to death by an Israeli-driven Caterpillar bulldozer. This documentary offers rare footage of Rachel talking to a camera and describing Israeli human rights violations against a Palestinian civilian population. The film opens with grim images of dinosaur-like Caterpillar bulldozers turning urban Rafah into a garbage pile of destroyed buildings. It continues with interviews of Rachel’s fellow International Solidarity Movement volunteers, and concludes with comments from her parents. ***** Learn more about Rachel Corrie life and activities http://www.rachelcorrie.org/ There is a play of her life, which has been censored in the ‘free world’. http://www.rachelswords.org

L’anatema di don Gallo: «Miss Italia è subcultura»

L’anatema di don Gallo: «Miss Italia è subcultura»

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Anatema di don Andrea Gallo sul concorso di bellezza Miss Italia. «Viviamo ormai in un clima di subcultura – afferma all’ADNKRONOS il sacerdote fondatore e animatore della comunità di San Benedetto al Porto, a Genova – Le belle gambe piacciono a tutti ma le donne vanno celebrate per la meritocrazia, per la loro emancipazione».

Secondo don Gallo, che da tanti anni aiuta le persone nel disagio sociale, «di fronte a programmi che mercificano la donna dovrebbe scattare un’indignazione collettiva, un’arrabbiatura. Ormai anche la donna è diventata oggetto di commercio e in questo modo si vanifica la vera bellezza dell’estetica».

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12 settembre 2010

fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2010/09/11/AM3N6Y2D-anatema_subcultura_italia.shtml

fonte immagine:  http://lucuf.altervista.org/node/481

MA CHE SI FACEVA IN QUEL SOTTOTETTO? – Potenza, il fratello di Elisa Claps contro il vescovo: «Custodisce segreti»

Gildo Claps in occasione del 17esimo anniversario della scomparsa della sorella

Potenza, il fratello di Elisa Claps contro il vescovo: «Custodisce segreti»

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«Il suo cadavere scoperto addirittura nel 1996, monsignor Agostino Superbo spieghi i silenzi»

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Uno dei manifesti affissi a Potenza in ricordo di Elisa Claps (Ansa)
Uno dei manifesti affissi a Potenza in ricordo di Elisa Claps (Ansa)

POTENZA – «Non faccio nessuna crociata contro la Chiesa di Dio, ma alcuni uomini di Chiesa devono spiegare il perché di tanti silenzi e tante mezze verità sul ritrovamento del cadavere di mia sorella». È duro Gildo Claps, fratello di Elisa, la ragazza scomparsa il 12 settembre del 1993, davanti alla chiesa della Trinità (dove il cadavere della giovane è stato ritrovato lo scorso 17 marzo), durante la manifestazione organizzata in occasione dell’anniversario dell’omicidio. Claps, in particolare, si è rivolto al vescovo di Potenza, monsignor Agostino Superbo, chiedendo di rivelare «qual è il segreto da custodire così gelosamente tanto da fornire agli investigatori versioni sul ritrovamento che contraddicono palesemente con i fatti e le certezze». Il fratello maggiore di Elisa ha fatto quindi riferimento ai lavori svolti nel 1996 nel sottotetto della chiesa della Trinità: «Abbiamo certezza che in quel periodo alcuni lavori sono stati effettuati proprio in corrispondenza del corpo di Elisa, è ridicolo pensare che nessuno abbia mai visto niente».

«LA VERITÀ È UN DOVERE CIVILE DI CORAGGIO» – Se dal punto di vista delle indagini sull’omicidio «i tasselli del mosaico sono a posto» in quanto tutto porterebbe ad individuare in Danilo Restivo l’assassino di Elisa, ci sono, secondo Gildo Claps, «responsabilità precise sul primo ritrovamento a cui bisogna dar conto». Il fratello maggiore di Elisa ha infine fatto un appello a chi «per viltà, ignavia o sudditanza al potere, non ha parlato pur sapendo. La verità – ha aggiunto – deve venire fuori, è un dovere civile di coraggio – ha concluso – verso una città intera che ha il diritto di sapere».

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12 settembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_settembre_12/claps-fratello-elisa-contro-vescovo_da5bb414-be66-11df-b1cc-00144f02aabe.shtml

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SUL CADAVERE TRE TEGOLE E NULL’ALTRO – Sul cadavere di Elisa Claps, al momento del ritrovamento, ”erano disposte, a parziale copertura, tre tegole; altre se ne trovavano appoggiate ed impilate in verticale alla struttura muraria, in tutta prossimita’ dei piedi della salma”. E’ quanto scrive il medico legale Francesco Introna, nella perizia – di cui l’ANSA e’ in possesso – eseguita su incarico dei magistrati di Salerno. ”Sulla salma – aggiunge il perito – non era presente altro materiale di risulta, ne’ erano presenti segni di apposizione di altre tegole eventualmente rimosse”. La prima tegola, non integra – spiega il perito – era tra il cranio e l’avambraccio destro della salma, a parziale copertura di una mano. La seconda tegola ”era prospiciente alle regioni toraco addominali di destra della salma e prendeva contatto inferiormente con l’arto inferiore di destra”. La terza tegola, infine, era sull’arto inferiore di sinistra, ”con concavita’ posta a copertura della curvatura propria della coscia”.

TAGLIO CIOCCHE CAPELLI MEZZ’ORA DOPO DECESSO – Il ”taglio netto” riscontrato su alcune ciocche di capelli di Elisa Claps, ”con ogni attendibilita’ ”, fu eseguito ”volontariamente mediante tagliente, dopo il posizionamento della salma nel luogo di rinvenimento” e dopo almeno 20-30 minuti dal decesso”. E’ quanto scrive il medico legale Francesco Introna, nell’ultima pagina della perizia – di cui l’ANSA e’ in possesso – sul cadavere di Elisa Claps. In base a deduzioni di carattere scientifico ”ed in considerazione dei tempi di essiccamento del sangue fresco – scrive Introna – riteniamo possibile prospettare che il lasso di tempo tra exitus e taglio della punta di alcune ciocche possa essere stato anche relativamente breve: 20-30 minuti; e’ questo – aggiunge il medico legale – il tempo minimo necessario per osservare un minimo, non completo, essiccamento del sangue fresco che avviluppa piccole ciocche di capelli”.

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QUELLE FOTO DI OROLOGIO, SANDALI E OCCHIALI – La perizia sul cadavere di Elisa Claps – redatta dal medico legale Francesco Introna e della quale l’ANSA e’ in possesso – propone in successione, alle pagine 29, 30 e 31, tre immagini della ragazza – visibili sul sito http://www.ansa.it – con dettagli che trovano riscontro sulla salma (pure fotografata). Nella prima foto (nella parte alta della pagina), si vede Elisa sorridente con al polso sinistro un orologio marca “Swatch”. L’orologio e’ visibile in un’altra foto (nella parte bassa della stessa pagina) che mostra un particolare della mano sinistra della salma. Nella seconda foto si vede Elisa in compagnia di altre due donne, seduta sulla recinzione di un’aiuola; la ragazza calza sandali blu “occhi di bue”, gli stessi che appaiono in un dettaglio degli arti inferiori del cadavere. Nella terza foto, vi e’ un primo piano di Elisa con la testa poggiata su un cuscino: indossa occhiali del tutto analoghi a quelli fotografati vicino al piede destro del cadavere

DELITTO IN DUE MOMENTI RAVVICINATI – Elisa Claps fu aggredita e mortalmente ferita, nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinita’ di Potenza, la mattina del 12 settembre 1993, in due momenti diversi ma in rapida successione fra loro, verosimilmente da una sola persona. Lo scrive il medico legale Francesco Introna in una delle ultime pagine della consulenza tecnica – della quale l’ANSA e’ i n possesso – sulla salma della studentessa potentina Piu’ elementi portano gli investigatori a ritenere che l’aggressore fosse Danilo Restivo, detenuto in Inghilterra e che ha ricevuto nei giorni scorsi la notifica di un mandato di arresto europeo per l’omicidio della studentessa potentina. L’assassino, forse durante un tentativo di violenza sessuale, colpi’ Elisa Claps prima avendola davanti e poi mentre la vittima si accasciava. Secondo il medico legale, l’assassino stringeva nella mano destra un’arma da taglio, forse un coltello, dotato di una lama lunga circa cinque centimetri. Con il coltello colpi’ Elisa – che era davanti a lui e gli dava le spalle – prima al collo, poi alla parte anteriore destra del torace. I colpi furono inferti con un andamento dall’avanti all’indietro e da destra a sinistra. Immediatamente dopo – emerge dalla relazione del professor Introna – vi fu il secondo momento dell’aggressione: mentre Elisa si accasciava in avanti, l’assassino infieri’ su di lei colpendola piu’ volte alle spalle, sia nella parte destra sia in quella sinistra. In tutto, nei due momenti dell’aggressione, non meno di 13 coltellate. “E’ questa – precisa il medico legale – una delle ricostruzioni dinamiche possibili. Altre possono ugualmente essere prospettate”.

NEL SOTTOTETTO DIVELTI ASSI DI LEGNO SOPRA SALMA – Nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinita’ di Potenza, al momento del ritrovamento della salma di Elisa Claps, risultavano mancanti alcuni assi in legno della copertura della struttura, proprio al di sopra del cadavere della studentessa potentina. Il particolare, reso noto lunedi’ scorso durante la trasmissione “Chi l’ha visto?”, trova conferma nella perizia – della quale l’ANSA e’ ora in possesso – del medico legale Francesco Introna. “Gli arcarecci, posti in corrispondenza ed al di sopra del sito di giacitura della salma, apparivano parzialmente divelti”, scrive Introna a pagina 8 della perizia, riferendo del sopralluogo effettuato nel sottotetto il 18 marzo scorso, giorno successivo a quello del ritrovamento del cadavere. Il dettaglio degli assi di legno mancanti nella copertura del sottotetto – che facevano vedere direttamente le tegole – e’ poi proposto in una fotografia a pagina 23 della stessa perizia. Il particolare delle travi di legno mancanti nella copertura del sottotetto (visibile in una foto sul sito http://www.ansa.it) e’ destinato a far discutere: Gildo Claps, fratello di Elisa, sempre durante la trasmissione “Chi l’ha visto?”, ha sostenuto che altre persone si sono recate nella struttura subito dopo, o alcune ore dopo, la morte della studentessa per occultare il cadavere. Quelle travi di legno mancanti proprio al di sopra della salma di Elisa – secondo la famiglia Claps (assistita dall’avvocatessa Giuliana Scarpetta) – sarebbero la prova e potrebbero essere state rimosse per attenuare i miasmi legati alla decomposizione cadaverica. L’assassino (del delitto e’ accusato Danilo Restivo, di 38 anni), stravolto per il delitto appena compiuto – sempre secondo Gildo Claps – non puo’ aver avuto la lucidita’ di pensare all’aerazione del locale per evitare che fosse scoperto il cadavere. “Chiediamo verita’ sui depistaggi e le coperture di questi lunghi 17 anni”, ha piu’ volte detto Gildo Claps dopo il ritrovamento del cadavere della sorella.

per leggere l’articolo integrale cliccare qui

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fonte:  http://notizie.it.msn.com/approfondimento/articolo.aspx?cp-documentid=153720316

STORIA & CULTURA – Il Cilindro di Ciro è tornato a Teheran

Il Cilindro di Ciro è tornato a Teheran

Il Cilindro di Ciro è tornato a Teheran

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Sembra definitivamente chiusa la disputa tra il British Museum e il Museo Nazionale dell’Iran. Il prestigioso museo londinese ha accordato al suo omologo di Teheran il prestito del Cilindro di Ciro, un manufatto d’argilla del VI secolo avanti Cristo, voluto dal re persiano dopo la conquista di Babilonia. Il Cilindro di Ciro, che gli storici considerano la prima dichiarazione al mondo dei diritti umani, sarà esposto per quattro mesi a Teheran, dove l’ultima volta era stato 40 anni fa. Secondo il direttore del British Museum, Neil MacGregor, il manufatto “racchiude tutta la storia del Medio Oriente”.

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12 settembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/09/12/foto/il_cilindro_di_ciro_tornato_a_teheran-7001739/1/?rss

L’OPINIONE DI SCALFARI – Fini, D’Alema e la nuova destra

Fini, D’Alema e la nuova destra

Liberali, riformisti, centristi, moderati, conservatori, progressisti: oggi tutti dovrebbero contribuire a eliminare quella suburra fatta governo chiamata berlusconismo. Per confrontarsi dopo sulla via migliore per ottenere il bene comune

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di Eugenio Scalfari

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Massimo D’Alema ha sempre sostenuto che la sinistra e perfino il centrosinistra sono sempre stati in minoranza in Italia. Il nostro è un Paese il cui cuore batte a destra, perciò bisogna praticare l’acrobazia per portare la sinistra al governo.

Ha torto o ha ragione? La questione, non nascondiamocelo, è piuttosto complicata ed è diventata più attuale che mai dopo il discorso di Gianfranco Fini, il 5 settembre a Mirabello. Quel discorso è stato molto importante sia dal punto di vista dei contenuti sia per il linguaggio. L’ho ascoltato in diretta televisiva e mi ha ricordato l’arringa di Cicerone, quella che comincia con la famosa frase dell'”usque tandem”. “Quousque tandem, Catilina, abutere patientia nostra?”, fino a quando abuserai della nostra pazienza? Perciò sono rimasto perplesso leggendo su un giornale che uno dei finiani più combattivi, mi pare fosse Granata, voleva regalare ai militanti convenuti a Mirabello il discorso tenuto da Catilina ai suoi seguaci la vigilia della battaglia di Fiesole, dove lo stesso leader ribelle trovò la morte e i suoi compagni furono massacrati dalle legioni romane. Non il discorso di Catilina doveva regalare, ma l'”usque tandem” di Cicerone. Ciò detto torniamo al tema.

Fini si propone di dar vita ad una destra nuova di zecca: un partito liberale di massa. Repubblicano. Nazionale. Costituzionale. Ma poi, continuando a specificare sempre meglio l’oggetto del suo sogno politico, ha aggiunto altri aggettivi. Esattamente questi: riformista, sociale, federalista ma fortemente unitario, liberista ma con interventi robusti dello Stato in politica industriale, europeista e favorevole all’Unione economica e politica dell’Europa. Infine: cattolico ma coraggiosamente laico.

Si può definire di destra un partito con queste caratteristiche? La questione è ardua. Per quanto mi riguarda ne dubito. Il primo dubbio mi sorge dalla definizione del nuovo movimento-partito: liberale di massa. L’Italia sarà pure, come dice D’Alema, strutturalmente di destra, ma liberale certamente no. Il grosso degli italiani non è mai stato liberale se per liberale si intende chi capisce la necessità di darsi delle regole che tutelino l’interesse generale e la necessità di rispettarle. La necessità che il fisco sia equo ma che le tasse siano pagate. La necessità che la legge sia veramente eguale per tutti. La necessità che vinca il merito e non la furbizia, che le raccomandazioni siano un demerito, che le clientele vengano sciolte e le corporazioni contenute, che i deboli siano messi in condizione di competere con i forti con pari opportunità.

C’è perfino un ministero di questo nome ma si è sempre occupato di questioni marginali mentre dovrebbe essere il ministero più importante di tutti. Perciò un partito liberale di massa non è mai esistito. Non solo in Italia ma in tutta Europa, in Gran Bretagna, in Germania, in Francia, in Spagna, in Scandinavia. Minoranze liberali sì, maggioranze mai, almeno da quando esiste il suffragio universale. // <![CDATA[//

Faccio queste riflessioni non già per criticare la sortita di Fini e neppure le opinioni in proposito di D’Alema, ma per inquadrarle in una cornice realistica. Una destra costituzionale, nazionale, democratica come quella tratteggiata da Fini sarebbe (sarà, io spero) un importante passo avanti per il nostro Paese e la fine dell’anomalia berlusconiana che ci blocca da quindici anni, ma non potrà certo aspirare alla conquista della maggioranza degli italiani.

Analogo discorso – e su questo D’Alema ha ragione – si può fare per la sinistra e per il centrosinistra. Il bipolarismo visto coerentemente come bipartitismo, è dunque impossibile? Credo di sì, credo che sia impossibile. Non è impossibile invece assumere il riformismo come elemento politico e culturale discriminante all’interno di un quadro che abbia la costituzione e le regole come valori condivisi. Esiste un riformismo con connotati di sinistra e un riformismo con connotati moderati. Il riformismo non è un partito ma un elemento dominante, un fatto culturale. Prendete i partiti americani. I democratici sono strutturalmente riformisti ma ospitano anche una minoranza di conservatori; i repubblicani sono conservatori ma ospitano una minoranza di riformisti. Il mondo globale è complesso e la geometria euclidea ha fatto il suo tempo.

Non si scoraggi D’Alema: il riformismo di sinistra può competere ed anche vincere la sfida. Ed anche la nuova destra costituzionale di Fini o il centrismo di Casini o una loro alleanza possono competere e vincere. L’importante è scrivere insieme le regole del gioco avendo di mira il bene comune. Al primo punto del bene comune c’è oggi l’eliminazione dell’anomalia berlusconiana. Dell’impunità fatta legge. Della suburra fatta governo. Tutto il resto viene dopo.

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10 settembre 2010

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/fini-dalema-e-la-nuova-destra/2133970

GRAVE ERRORE CON CONSEGUENZE SCONOSCIUTE – Padova, vaccino sbagliato a un neonato di 5 mesi

Padova, vaccino sbagliato a un neonato di 5 mesi

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di Adriana Ruggeri

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Al Distretto sanitario di Limena, in provincia di Padova, ad un bimbo di soli 5 mesi è stato somministrato per errore il vaccino sbagliato, a causa di uno scambio di siringhe da parte del personale sanitario. Invece del vaccino contro la poliomelite e la difterite, al piccolo è stato infatti somministrato il siero contro il papilloma virus, che invece era destinato alla sorella di 11 anni per prevenire il tumore all’utero.

Il bimbo sta bene, e non ha accusato per ora effetti a causa dello scambio, ma sarà monitorato per un mese per controllare l’eventuale comparsa di effetti collaterali, su cui ancora non ci sarebbero sufficienti conoscenze scientifiche, soprattutto nel caso di un maschietto così piccolo. A riportare la vicenda, accaduta mercoledì scorso, è il quotidiano locale il Mattino di Padova. I genitori hanno sporto denuncia ai carabinieri.

“In una sola giornata da Padova – sottolinea Ignazio Marino, senatore del Pd, intervenendo alla festa democratica di Genova – arriva notizia di ben due errori sanitari. Uno gravissimo, in cui una ragazza di soli 27 anni ha perso il suo bambino e ora è in coma farmacologico; poi, una meno grave, ma comunque allarmante. Lo scambio di vaccini avvenuto è infatti sintomo di una mancanza di rigore e di precisione. Per fortuna il bambino sta bene, ma cosa potrebbe accadere – chiede Marino – la prossima volta? Sono veramente allibito dalla quantità di casi critici che stanno emergendo nel nostro sistema sanitario nelle ultime settimane. E’, lo ripeto, un bollettino di guerra. Una situazione generale gravissima, da Nord a Sud, su cui bisogna intervenire al più presto“.

”Il Ministero della Salute deve farsi carico di questa emergenza – incalza Marino – non deve comportarsi come un centro studi che verifica e denuncia le criticità del sistema, senza studiare alcuna soluzione. Ora più che mai c’è bisogno di fatti concreti”.

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12 settembre 2010

fonte: http://www.newnotizie.it/2010/09/12/padova-vaccino-sbagliato-a-un-neonato-di-5-mesi/

Brunetta: senza il cancro Napoli-Caserta e la Calabria, l’Italia prima in Europa / Frasi-choc di Brunetta su Napoli; Monsignor Riboldi: “Sono spacconate”

Brunetta: senza il cancro Napoli-Caserta e la Calabria, l’Italia prima in Europa

Il Pd: il ministro si scusi. L’Idv: di Sud parli qualcuno più all’altezza

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ROMA (11 settembre) – «Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta, o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l’Italia sarebbe il primo Paese in Europa». Così Renato Brunetta oggi su Il Giornale.

Il ministro definisce la conurbazione Napoli-Caserta «un cancro sociale e culturale. Un cancro etico, dove lo Stato non c’è, non c’è la politica, non c’è la società». Per dare un’idea, racconta di quando si tenne il primo consiglio dei ministri a Napoli, Per l’emergenza rifiuti in Campania: «La città era vuota. Qualcuno agli angoli delle strade ci faceva il segno con il dito medio. Gli intellettuali napoletani disquisivano se il termovalorizzatore di Acerra fosse idoneo sì o no. E stavano con la merda sopra i capelli». Mi ricordo «il freddo morale psicologico ambientale di quella giornata. Me lo ricordo. Ed è il segno più tragico, forse più dei mucchi di spazzatura per le strade, di una società, di una cultura e di una classe dirigente se non morte, tramortite».

L’Idv: di Sud parli qualcuno più all’altezza. «Sul Mezzogiorno dovrebbe parlare qualcuno più all’altezza della materia piuttosto che il povero Brunetta. Le sue sono dichiarazioni che alimentano la cultura secessionista e rompono l’unità del Paese. Si chieda Brunetta cosa ha fatto il suo governo per sostenere regioni nelle quali i cittadini sono oppressi tra sottosviluppo, illegalità e i sindaci coraggiosi e onesti vengono uccisi – commenta il portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando – La Calabria e la Campania come altre regioni del Sud, non devono essere percepite come un problema del Paese che va eliminato con la secessione, ma come parti essenziali dell’unica Italia che hanno problemi e che non possono essere risolti soltanto dai governi locali, nè senza una seria rivoluzione etica dei governi locali».

Il Pd: Brunetta si scusi. «Gli italiani non ne possono più di un ministro della Repubblica come Brunetta che, invece di lavorare per il bene di tutto il Paese, sa solo insultare i cittadini del sud con un linguaggio da caserma. Le parole pronunciate contro la Calabria, Napoli e Caserta sono inaccettabili e il ministro deve a quei territori scuse immediate – dice il responsabile enti locali del Pd Davide Zoggia – Come abbiamo detto più volte l’adozione del federalismo non può e non deve penalizzare dei territori a vantaggio di altri, e confidiamo che ciò avverrà al termine di una aperta discussione con le forze politiche e sociali. Solo così si potrà aiutare il mezzogiorno e preservare l’unità del Paese. Non certo con l’intollerabile leghismo delle invettive al quale oggi partecipa anche il ministro Brunetta».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=118454&sez=HOME_INITALIA

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Frasi-choc di Brunetta su Napoli
Monsignor Riboldi: “Sono spacconate”

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Replica del vescovo di Acerra alle frasi sulla conurbazione Napoli-Caserta del ministro della Pubblica Amministrazione.  “Il ministro dovrebbe essere più equilibrato nei suoi giudizi. Bisogna conoscere le cose di cui si parla”

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A monsignor Riboldi, vecovo di emerito Acerra, le frasi-choc di Brunetta sulla conurbazione Napoli-Caserta non sono piaciute.  Brunetta dovrebbe dare “giudizi meno avventati – ha detto Riboldi -. Non servono spacconate, bisogna conoscere le cose di cui si parla”. Ha appena celebrato messa monsignor Antonio Riboldi, quando commenta le parole del rappresentante del governo sulla conurbazione Napoli-Caserta, definita  “cancro sociale e culturale”.

In un’intervista
al quotidiano “Il Giornale” il ministro per la Pubblica amministrazione aveva detto: “Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta, o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l’Italia sarebbe il primo Paese in Europa”.

“Il ministro dovrebbe essere più equilibrato nei suoi giudizi – ha detto monsignor Riboldi – . La povertà del Sud non è una colpa della gente del Sud ma dei mancati investimenti, del mancato arrivo del lavoro”. Lo dice lui che è “un lombardo che da 50 anni è in mezzo alla gente del Sud. La cosa che mi ha sempre colpito è che questa gente meravigliosa non ha mai alzato la voce. Mi meraviglia questa pazienza e mi chiedo e lo chiedo al ministro fino a quando durerà”. Monsignor Riboldi è nato a Triuggio, in provincia di Milano, ma da tempo ha svolto la sua azione pastorale al Sud.

Spiegando l’importanza del federalismo il ministro Brunetta aveva parlato di un sistema malato ben rappresentato dalla “conurbazione” Napoli-Caserta, definendola “un cancro sociale e culturale. Un cancro etico, dove lo Stato non c’è, non c’è la politica, non c’è la società”.

Questa mattina, replicando agli sms degli ascoltatori nella trasmissione ‘Il Brunetta della domenica’ su Rtl, Brunetta ha detto: “Napoli è una città bellissima, con gente straordinaria, ma vediamo come è ridotta. Perchè c’è tanta ipocrisia? Bisogna cambiare e questo è quello che cerco di fare con la mia attività di economista, ricercatore e ministro. Offende il sud chi si impegna o chi ha galleggiato in questa situazione insopportabile”.

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12 settembre 2010

fonte:  http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/09/12/news/il_caso_monsignor_riboldi_replica_a_brunetta-6997315/?rss

Casini: «Berlusconi si dimetta, basta col delirio di autosufficienza»

Casini: «Berlusconi si dimetta, basta col delirio di autosufficienza»

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Il leader Udc: non c’interessa “aggiungi un posto a tavola”, il premier frequenti di più il Sud invece che Putin e Gheddafi

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CHIANCIANO (12 settembre) – Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini ha chiuso oggi a Chianciano la festa dell’Udc chiedendo le dimissioni di Silvio Berlusconi, condizione necessaria per l’apertura di una nuova stagione politica, e tornando a rifiutare le offerte di ingresso nell’attuale maggioranza.

«Top secret – risponde Casini a Enrico Mentana che gli chiede se sia vero che Berlusconi gli abbia offerto il ministero dello Sviluppo economico. Mentana insiste se sia vero e Casini ammette: «Ma dai, è chiaro che ci hanno offerto di tutto e di più!». Ma, ribadisce Casini, «non ci interessa far parte di un governo di cui siamo appendici».

«Senza le dimissioni del governo la politica dell’aggiungi un posto a tavola non interessa a noi né al polo che stiamo costruendo. Non siamo disposti per la nostra vanità a sacrificare un percorso di essere stata l’unica forza politica credibile – ha detto Casini – Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si dimetta e dopo si può aprire nuova stagione politica. Poiché‚ riteniamo che i fatti ci abbiano dato ragione, Berlusconi ne prenda atto, passi dal delirio di autosufficienza al riconoscimento che non ha più una maggioranza e si dimetta. Il giorno dopo si apre un nuova stagione politica: noi sulle buone leggi convergiamo, le cattive le contrastiamo, come abbiamo fatto fino a oggi. Abbiamo proposto un governo di responsabilità nazionale ma non siamo ai saldi di fine stagione, non basta che Berlusconi in Parlamento faccia un bel discorso dicendo cose generiche per dire che c’è stata la svolta».

«Se Berlusconi pensa che comprando Ibrahimovic vince il campionato, non è così come dimostrano i risultati polemizza Casini, parlando della campagna acquisti del premier – Faccio una previsione, Berlusconi non riuscirà a mettere in piedi il gruppo di responsabilità di 20 deputati».

«Se le provocazioni di Berlusconi mirano a farmi andare a sinistra, mi dispiace non ci cado ha aggiunto Casini – Noi stiamo deve stiamo, noi andiamo dritti al centro perchè siamo convinti che l’Italia debba cambiare e queste sono solo buffonate. Noi siamo orientati a candidarci così come siamo». Quanto sta capitando a Gianfranco Fini o al Pd, dice, «non ci riguarda. Il problema di Fini riguarda lui. Noi continuiamo nella nostra linea che si è dimostrata giusta. Noi riteniamo di essere la forza determinante per la prossima legislatura. Siamo convinti che un’opposizione che faccia leva sul dipietrismo non sia credibile per noi. Noi dovevamo essere i capponi che dovevano essere spennati due anni fa noi, invece, siamo ancora vivi e vegeti dimostrando di essere l’unica forza politica credibile».

Berlusconi «frequenti di più il Sud invece che Putin e Gheddafi…»
, dice Casini attaccando il Cavaliere per gli apprezzamenti nei confronti del premier russo e per la visita di quello libico a Roma.

«I sondaggi ce li ho pure io e quelli di Berlusconi sono taroccati», afferma il leader Udc commentando le parole del premier che ad Atreju ha detto che il Pdl e la Lega insieme stanno sopra al 50 per cento. «Buon per loro…», ironizza Casini e aggiunge: «Sono tutte sciocchezze. Gli italiani cominciano a capire che si tratta soltanto di bolle mediatiche, che ogni giorno si amplificano di nuove sciocchezze, come quella di Gheddafi che arriva qui facendo uno show di cui c’è da vergognarsi».

Andare alle elezioni anticipate «riteniamo sia una fuga dalle responsabilità di chi due anni fa poteva contare su 100 deputati in più e oggi si ritrova nella condizione del governo Prodi, ma se qualcuno pensa che il cammino ci spaventi, diciamo che siamo pronti come non mai alle elezioni anticipate» dice Casini. Quanto alle alleanze e al rapporto con Fini, Casini sottolinea: «Noi continuiamo nella nostra strada. Ci presentiamo così come siamo, il problema di Fini è un problema di Fini».

Salve di fischi si levano all’indirizzo di Silvio Berlusconi quando Mentana legge le dichiarazioni del premier che ad Atreju afferma che molti centristi lo appoggeranno, anche contro la volontà di Casini. I militanti si sono scatenati con fischi e urla di protesta all’indirizzo del premier: «Buffone, buffone», hanno gridato. «Se non riesce a sposare me e non sono disponibile – taglia corto Casini ingaggiando una sorta di ping pong di battute a distanza con il premier – non so se riesce a sposare loro…».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=118521&sez=HOME_INITALIA