Archivio | settembre 13, 2010

ALE’, SI RICOMINCIA – Influenza, Fazio: ”Picco forse in anticipo, vaccino unico anche contro il virus H1N1”

E le vecchie dosi inutilizzate contro l’influenza A? ”Dipende dalle Regioni”

Influenza, Fazio: ”Picco forse in anticipo, vaccino unico anche contro il virus H1N1”

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Il ministro spiega che ci sarà solo un’iniezione contro quella stagionale e la A: ”Non sarà gestita separatamente come avviene in caso di pandemia”

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Milano, 13 set. (Adnkronos Salute) – “Alcuni dati indicano che probabilmente il picco dell’influenza stagionale in Italia potrebbe arrivare in anticipo”. E’ quanto afferma a Milano, a margine di un convegno sull’assistenza sanitaria integrativa, il ministro della Salute Ferruccio Fazio, ricordando che a breve arriverà il vaccino unico (in cui è compresa anche la copertura dal virus H1N1 dell’influenza A).

“Lo annunceremo nei prossimi giorni. Il vaccino che sarà messo a disposizione – ripete – comprende anche il virus della nuova influenza, oltre ai ceppi degli anni scorsi”. Unica sarà dunque anche la campagna di immunizzazione. “Il vaccino non sarà gestito separatamente come avviene in caso di pandemia”, spiega il ministro, riferendosi al fatto che quest’anno l’iniezione sarà una sola.

Quanto alle dosi di vaccino pandemico acquistate l’anno scorso, distribuite alle Regioni e mai utilizzate, il loro destino dipenderà “dalle scelte delle Regioni stesse”, ribadisce Fazio rispondendo alle domande dei giornalisti. Dal momento che il nuovo prodotto comprende anche il virus H1N1, le vecchie dosi sono candidate a restare nei magazzini. Le alternative erano “fare due vaccini (uno contro l’influenza stagionale e quello pandemico avanzato dalla campagna dello scorso anno) o fare una sola iniezione senza usare le vecchie dosi. L’indicazione del ministero – conferma l’assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Luciano Bresciani – è di fare un’iniezione unica”.

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fonte:  http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Influenza-Fazio-Picco-forse-in-anticipo-vaccino-unico-anche-contro-il-virus-H1N1_956201291.html

LEGALITA’ – A Erice distrutta la gigantografia dedicata ai giudici Falcone e Borsellino

A Erice distrutta la gigantografia dedicata ai giudici Falcone e Borsellino

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Divelta e poi distrutta. E’ stata trovata così la famosa immagine che ritrae i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, riprodotta in una gigantografia che si trova in un impianto sportivo pubblico nella frazione Casa Santa di Erice (Tp). L’impianto, che si chiama Campo Bianco, era stato intitolato lo scorso anno ai due magistrati uccisi dalla mafia negli attentati del 1992 per mani dei corleonesi

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13 settembre 2010

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/13/a-erice-distrutta-la-gigantografia-dedicata-ai-giudici-falcone-e-borsellino/60303/

TANTO VA LA GATTA ALL’ADRO.. – Gelmini contro Gelmini, il ministro va in confusione

Gelmini contro Gelmini, il ministro va in confusione

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Prima condanna, poi ci ripensa e approva, prendendosela anzi con i simboli della sinistra. Al centro, la vicenda della nuova scuola di Adro, dove il ’Sole delle Alpi’, simbolo utilizzato dalla Lega, e’ stato messo ovunque, sulle vetrate, sui banchi, sui cartelli. Ieri il ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini, aveva preso le distanze dall’iniziativa dal comune della Franciacorta, gia’ venuto alla ribalta nei mesi scorsi per le polemiche sulla mensa – non si volevano ammettere gli scolari le cui famiglie non pagavano – e per le prese di posizione del sindaco leghista Oscar Lancini: “Francamente – aveva detto il ministro – il sindaco di Adro ci ha abituato ad un centro folklore, ad un certo estremismo, che ovviamente io come Ministro dell’Istruzione non condivido”. E aggiungeva: “Forse nemmeno tutto il partito della Lega può condividere queste esasperazioni che non fanno bene neanche a quel movimento”.

Oggi, però, è arrivato il dietrofront: ’Sono sempre dell’idea – ha detto il ministro – di tenere la scuola al di fuori delle polemiche politiche. Prendo atto – ha osservato – che il sindaco di Adro ha specificato che il simbolo del Sole delle Alpi e’ stato scelto non perché simbolo della Lega Nord ma perché appartenente all’iconografia del Comune”. Sarà, ma non contenta il ministro  ha aggiunto che ‘comunque e’ sempre un fatto importante quando enti pubblici decidono di investire nella scuola e nell’edilizia scolastica. E poi aggiungo che mi piacerebbe che tutti coloro che hanno polemizzato in queste ore con il sindaco di Adro lo facessero per coerenza anche le molte volte in cui sono simboli della sinistra a entrare in classe. E vi assicuro – ha concluso – che e’ molto piu’ facile che accada questa situazione che non trovarsi simboli della lega’.

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13 settembre 2010

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/13/gelmini-contro-gelmini-il-ministro-va-in-confusione/60188/

Benzinai, tre giorni di sciopero. I consumatori: “Attenti alle speculazioni”

Benzinai, tre giorni di sciopero
I consumatori: “Attenti alle speculazioni”

Da domani alle 22 sulle autostrade e dalle 7,30 di mercoledì sulle strade ordinarie, per tre giorni, si rischia di restare a secco. Adusbef e Federconsumatori: “Gravissimo che non si sia riusciti a ricomporre la frattura”. Gestori convocati domani al ministero

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Benzinai, tre giorni di sciopero I consumatori: "Attenti alle speculazioni"
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ROMA – Lo sciopero dei benzinai, in programma a partire dalle 7,30 di mercoledì fino a sabato sulle strade ordinarie e dalle 22 di domani alla stessa ora di venerdì sulle autostrade, “non solo comporterà gravi disservizi per i cittadini, ma determinerà anche ricadute speculative, come sempre accade, in vista della chiusura degli impianti”. Lo denunciano Adusbef e Federconsumatori, secondo cui è “gravissimo che non si sia riusciti a ricomporre la frattura con i gestori della rete di distribuzione”.

Secondo i calcoli delle due associazioni le speculazioni si aggiungerebbero a quelle già denunciate “di 6-7 centesimi al litro”. Adusbef e Federconsumatori ribadiscono quindi “l’urgenza che da parte del Governo si dispongano le misure indispensabili definite nel protocollo tra Ministero e filiera petrolifera, con riferimento particolare all’istituzione di una commissione istituzionale di controllo sulla doppia velocità; al blocco settimanale degli aumenti (e, ovviamente, non dei ribassi); alla razionalizzazione e la liberalizzazione della rete di distribuzione, con l’apertura della vendita presso la grande distribuzione. Tutto ciò consentirebbe risparmi di 8-9 centesimi al litro come per le cosiddette pompe bianche”.

I gestori sono stati convocati per domani alle 15 al ministero dello Sviluppo Economico. Al tavolo, secondo quanto si apprende, parteciperanno il sottosegretario, Stefano Saglia, e Faib-Confesercenti, Fegica e Figisc-Confcommercio.

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13 settembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2010/09/13/news/benzinai_tre_giornoi_di_sciopero_i_consumatori_attenti_alle_speculazioni-7035014/?rss

Berlusconi a caccia di deputati. Il lavoro sporco di Nucara, (Pri) sconfessato da La Malfa

Berlusconi a caccia di deputati. Il lavoro sporco di Nucara, (Pri) sconfessato da La Malfa

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Di Carlo Sandri

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Fino al giorno 28 settembre dovremo sorbirci il tormentone. Berlusconi dirà che non ci sono problemi, tutti allineati, tutti concordi con lui, pace con i finiani che voteranno tutto, anche se  chiedessero loro di suicidarsi, Fini è bello e sistemato ci hanno pensato le nostra gazzette. Per tre anni sarà il bengodi, faremo riforme ovunque e per chiunque, prima di tutto però si dovrà mettere in sicurezza Berlusconi, lui come noto non parla quasi mai in prima persona, per pudore si dice. Certo c’è Bossi, ma basta potarlo a cena, fallo giocare con il federalismo, con l’acqua del Po e anche lui al voto anticipato non ci pensa più. Anche stasera una cena ad Arcore. Non più un testa a testa, ma allargata.

E’ giusto che anche i cortigiani godano. La cena sarà allietata dalle notizie fornite da un dirigente di calibroesante, un tal Francesco Nucara, segretario inventato di un inesistente partito repubblicano. Lo dice lui stesso che ricopre questo ruolo grazie a Berlusconi. La Malfa lo considera una vera e propria vergogna, non lo riconosce e si indigna per il lavoro sporco  che sta svolgendo per il cavaliere: comprare deputati per arrivare a quota 316, non uno di più, non uno meno che renderebbe superflui i voti dei finiani. Con questo gruppo “ di responsabilità nazionale”, infatti il capo del governo otterrebbe la fiducia quando porrà la questione alla Camera, a prscidente dal voto del Fli.. Poi si vedrà. Altro che governicchio sarebbe il governo dei comprati e dei venduti.

Nucara è certo che i “venti” ci sono. I nomi, certo che non li fa, ma le indiscrezioni circolano. Pare però che molti di questi, da cani sciolti, facciano già parte della maggioranza. L’acquisto berlusconiano sarebbe quello di unirli in un gruppo che bilancerebbe quello dei finiani. Per esempio proprio Nucara è uno de fedelissimi del Cavaliere Dice di non sapere” se nel gruppo ci saranno esponenti di Futuro e Libertà “e sostiene di non aver avuto alcuna promessa da parte del premier. “Che cosa mi ha promesso? Niente – afferma dopo  il colloquio con Berlusconi .Io  ho sempre votato la fiducia e credo, da buon calabrese, che la gratitudine sia un valore. Se non fosse stato per Berlusconi nel 2001, oggi non sarei segretario del Pri. Sono suo amico da 10 anni, non mi deve promettere nient’altro, perché gli devo già tutto”. Sui nomi fatti circolare c’è già che fa presente che pur votando la fiducia manterrà la propria autonomia, non farà partte di alcun gruppo. Così dicono i cinque deputati del Mpa che fa capo al governatore della Sicilia. Lo stesso Berlusconi partecipa al mercato, esercita forti pressioni, avanza promesse di candidature. Fa sapere che la legge elettorale “porcata” non sarà cambiata e ciò consentirà candidature garantite, decise appunto da Berlusconi e non dal voto degli elettori.

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13 settembre 2010

fonte:  http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=12126:berlusconi-a-caccia-di-deputati-il-lavoro-sporco-di-nucara-pri-sconfessato-da-la-malfa&catid=37:politica-interna&Itemid=150

Pedofilia, abusava dei suoi allievi: arrestato maestro di arti marziali a Milano

Pedofilia, abusava dei suoi allievi: arrestato maestro di arti marziali a Milano

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ROMA (13 settembre) – Riusciva a ottenere la fiducia di ragazzini di 12-13 anni e dopo gli allenamenti o nel fine settimana li portava nella sua casa, a volte anche dopo una cena al ristorante, e abusava di loro, costringendoli a un rapporto di assoggettamento che durava per mesi o anni. L’uomo, un maestro di arti marziali, titolare di una palestra a Milano, è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale aggravata perché avrebbe avuto, dal ’98 e fino a qualche settimana fa, rapporti sessuali con 8 adolescenti suoi allievi, che non avevano ancora 14 anni. Il 46enne prometteva alle sue vittime che fare sesso con lui li avrebbe fatti migliorare nelle arti marziali ed emarginava gli allievi che si rifiutavano di avere rapporti sessuali.

A far scattare l’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Pietro Forno e dal pubblico ministero Brunella Sardoni, è stata la decisione sofferta di alcune vittime che hanno voluto raccontare, a distanza di alcuni anni dai fatti (alcuni ragazzi sono ormai maggiorenni), cosa succedeva nella palestra, ma soprattutto fuori, in casa dell’uomo. L’insegnante di arti marziali è finito in carcere lo scorso luglio, su decisione del giudice delle indagini preliminari di Milano Simone Luerti. La notizia è trapelata solo ora, perché gli investigatori nelle scorse settimane hanno ascoltato altre presunte vittime per completare il quadro accusatorio, vista la delicatezza delle indagini.

L’uomo, 46 anni, stando alle indagini, riusciva a sedurre i ragazzi nel corso degli allenamenti e poi li portava fuori, raccogliendo anche le loro confidenze e i loro problemi in famiglia, e poi facendo apprezzamenti sul loro fisico. Nel capo di imputazione si parla di 7 vittime che negli anni, dal ’98 in avanti, avrebbero subito le violenze. Un altro ragazzo, invece, avrebbe raccontato gli abusi, poi riscontrati dalla polizia, dopo che l’uomo era già finito in carcere. Prima dell’esecuzione dell’ordinanza di custodia, l’uomo era stato anche pedinato dalla polizia che lo aveva trovato a cenare in un ristorante con un suo allievo.

L’uomo avrebbe anche organizzato incontri con più di un ragazzo per abusare di loro. Stando a quanto riportato nel provvedimento, il ‘maestro’ utilizzava una vera e propria tecnica seduttiva per assoggettare gli allievi, In particolare, l’uomo metteva l’uno contro l’altro, come rivali, gli allievi, emarginando quelli che non cedevano alle richieste sessuali. Per gli altri invece, alcuni dei quali dormivano anche a casa sua, si rendeva disponibile nel tempo libero, dopo aver lodato negli allenamenti le loro potenzialità fisiche e atletiche e la loro bravura nell’esercizio delle arti marziali.

È inoltre stato denunciato per produzione di materiale pedopornografico, perché alcuni dei giovani hanno riferito che riprendeva gli abusi con una telecamera. Per il momento il maestro, incensurato, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sono in corso accertamenti sul suo computer, che è stato sequestrato.

Il procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno, coordinatore dell’inchiesta che ha portato all’arresto del maestro di arti marziali per abusi su alcuni ragazzini, segnala «i pericoli insiti nell’affidare per tanto tempo e senza alcun controllo gli adolescenti a terze persone, che non si conoscono».

Dall’indagine, infatti, è emerso che alcuni ragazzi passavano le notti a casa dell’uomo, uscivano anche a cena con lui e, più in generale, trascorrevano molto tempo con il ‘maestro’ anche fuori dall’orario delle lezioni. Vicende come queste, secondo Forno, testimoniano i pericoli che si corrono nell’affidare i propri figli a persone «che hanno la possibilità di godere della fiducia completa della famiglia, che non controlla, e possono così entrare con meccanismi seduttivi nella fiducia dei ragazzi».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=118688&sez=HOME_INITALIA

fonte immagine:  http://www.santelli.it/pedofilo.htm

Incendia il suo ristorante e si impicca. L’ultimo sms alla banca: « Mi avete ammazzato con le vostre pretese»

Dà fuoco al ristorante e si toglie la vita

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Ha incendiato il suo locale, poi si è impiccato al gazebo. È morto così un ristoratore fiorentino di 57 anni, all’origine del gesto ci sarebbero motivi economici

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Ha incendiato il suo ristorante, poi si è tolto la vita impiccandosi nel gazebo, all’esterno del locale. È morto così un ristoratore fiorentino di 57 anni: all’origine del gesto ci sarebbero motivi economici. Secondo i riscontri dei carabinieri, l’uomo aveva uno scoperto in banca di circa 18.000 euro, e doveva alcuni stipendi arretrati ai suoi dipendenti.

LA DINAMICA – Prima di suicidarsi, il cinquantasettenne ha inviato alcuni sms: uno alla direttrice della banca, in cui le chiedeva scusa; altri, più duri, ad alcuni suoi collaboratori: « Mi avete ammazzato con le vostre pretese, non riceverete più una lira, arrangiatevi, addio». Il suicidio sarebbe avvenuto intorno alle tre. Secondo quanto ricostruito, il ristoratore prima avrebbe incendiato il ristorante, posto al primo piano di un palazzo di via Piccinni, alla periferia nord di Firenze, poi, in maglietta e mutande, sarebbe entrato nel gazebo esterno, non interessato dalle fiamme, e si è lasciato andare con una corda intorno al collo dalla sommità di una scala. Durante le operazioni di spegnimento del rogo, i vigili del fuoco hanno dovuto sgomberare i residenti del palazzo: nessuno ha riportato ferite e il fuoco non ha danneggiato la struttura dell’immobile.

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13 settembre 2010

fonte:  http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2010/13-settembre-2010/da-fuoco-ristorante-poi-si-toglie-vita–1703750501347.shtml

fonte immagine di testa:  http://www.indebitati.it/debiti/prestiti-sovraindebitamento-usura/usura-novita-e-consigli-da-radio-anchio-per-chi-e-vittima-degli-strozzini/

Peschereccio mitragliato: Con i libici anche un ufficiale italiano / Il capitano: «Un inferno di fuoco»

I colpi partiti da una ex unità della Guardia di Finanza consegnata a Tripoli

Peschereccio mitragliato
Con i libici anche un ufficiale italiano

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I segni lasciati dai proiettili  (Ansa)

I segni dei proiettili

La sparatoria non ha avuto conseguenze. L’equipaggio ha evitato l’abbordaggio. La Farnesina: rapide verifiche

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Il capitano del peschereccio, Gaspare Marrone (Ansa)
Il capitano del peschereccio, Gaspare Marrone (Ansa)

LAMPEDUSA – A bordo della motovedetta libica che domenica sera ha sparato contro un peschereccio di Mazara del Vallo c’era anche un ufficiale della Guardia di Finanza. La notizia, anticipata dall’Ansa, è stata poi confermata dal Comando generale del Corpo e dal ministro degli Esteri Franco Frattini. Il finanziere, è stato precisato, si trovava a bordo della motovedetta in qualità di osservatore. «Certamente vi era un militare della Guardia di Finanza e del personale tecnico delle Fiamme Gialle – ha spiegato il titolare della Farnesina – come è stabilito dall’accordo originario italo-libico firmato nel 2007 dal governo Prodi e integrato da Maroni nel 2009. Ma il comando è degli ufficiali libici, i nostri uomini non hanno ovviamente preso parte all’operazione. Il comandante libico – ha aggiunto Frattini – ha ordinato di sparare in aria, poi invece è stata colpita l’imbarcazione. Oggi a seguito dell’azione della nostra ambasciata il comandante generale della guardia costiera libica ha espresso le sue scuse alle autorità italiane per l’accaduto».

APERTA UN’INCHIESTAL’imbarcazione dalla quale sono partiti i colpi è una delle sei, appartenenti alle Fiamme Gialle, che il governo italiano ha consegnato alla Libia (lo scorso anno le prime tre e le altre quest’anno) nell’ambito dell’accordo per contrastare l’immigrazione clandestina. Tutte e sei le motovedette battono bandiera libica e sono ora a tutti gli effetti mezzi navali del Paese nordafricano. L’accordo prevede che per un periodo i nostri militari svolgano sulle motovedette la funzione di osservatori e consulenti tecnici. Sulla vicenda del peschereccio mitragliato il ministro dell’Interno Maroni ha disposto l’apertura di un’inchiesta per accertare se emerga un’utilizzazione dei mezzi donati dall’Italia alla Libia non coerente con le previsioni del Trattato firmato nel 2007.

LA SPARATORIADomenica sera, a largo delle coste libiche, l’Ariete, un peschereccio di Mazara del Vallo, è stato raggiunto da alcuni colpi di mitraglia sparati da una motovedetta libica che gli aveva intimato di fermarsi. La sparatoria non ha avuto conseguenze sull’equipaggio dell’Ariete, che è riuscito a evitare l’abbordaggio e ad allontanarsi. Il peschereccio ha proseguito la navigazione verso Lampedusa, dove è giunto alle 7,30. La guardia costiera ha avviato un’inchiesta per verificare le modalità del tentato abbordaggio e dell’attacco, se ci siano stati preavvisi da parte libica e il comportamento delle parti.

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Libia, i colpi sul peschereccio italiano Libia, i colpi sul peschereccio italiano Libia, i colpi sul peschereccio italiano

Libia, i colpi sul peschereccio italiano Libia, i colpi sul peschereccio italiano Libia, i colpi sul peschereccio italiano Libia, i colpi sul peschereccio italiano Libia, i colpi sul peschereccio italiano

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«PARLAVANO ITALIANO» – L’«Ariete», iscritto al compartimento marittimo di Mazara del Vallo, è un peschereccio d’altura di 32 metri con dieci uomini d’equipaggio, al comando del capitano Gaspare Marrone. Secondo quanto ha riferito quest’ultimo via radio alla Guardia costiera italiana, l’assalto sarebbe avvenuto a 31 miglia da Al Zawara, centro libico al confine con la Tunisia, all’interno del golfo della Sirte. Una zona che le autorità di Tripoli, nonostante le norme del diritto marittimo internazionale, continuano a considerare di propria esclusiva competenza. Marrone ha raccontato che l’intimazione a fermarsi è giunta da un uomo che parlava con un accento italiano impeccabile: «Ho il dubbio che vi potesse essere un italiano a bordo di quella motovedetta. Ci ha urlato “fermatevi o questi vi sparano”. Che motivo aveva di dire “questi”? Avrebbe detto piuttosto “fermi o vi spariamo”. E poi con quell’accento più italiano del mio», ha proseguito il capitano. I colpi di mitraglia hanno sforacchiato la fiancata dell’imbarcazione e un gommone utilizzato come tender. Secondo il comandante Vittorio Alessandro, del comando generale della Guardia costiera, ««l’equipaggio è stato molto fortunato».

REAZIONI POLITICHE – «Dopo la barbarie dei respingimenti nei confronti degli immigrati, adesso i libici sparano anche contro i pescatori italiani. Il governo venga in Parlamento a riferire sull’accaduto», dice il senatore del Pd Giuseppe Lumia. Anche l’Idv ha chiesto che il ministro degli Esteri Frattini intervenga in Parlamento.

PRECEDENTI – Il 10 giugno scorso le motovedette libiche avevano sequestrato tre pescherecci mazaresi, che erano stati rilasciati dopo tre giorni grazie all’intervento personale di Berlusconi.

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Redazione online
13 settembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_settembre_13/peschereccio-mitragliato-libici_4a713790-bf18-11df-8975-00144f02aabe.shtml

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Peschereccio mitragliato dai libici
Il capitano: «Un inferno di fuoco»

Parla l’equipaggio dell’Ariete, l’imbarcazione colpita: «Sparavano all’altezza della cabina di comando»

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(Ansa)
(Ansa)

LAMPEDUSA (Agrigento) – «Un inferno di fuoco». Gasparre Marrone, il capitano del peschereccio di Mazara del Vallo mitragliato dai libici, descrive così quanto accaduto domenica sera nel Golfo della Sirte. «I proiettili rimbalzavano dal ponte fino alla sala macchine – racconta – . Ci siamo distesi tutti a terra pregando che nessuno di noi venisse colpito». Marrone va in mare da oltre trent’anni, con la sua barca ha affrontato molte volte la burrasca e ha salvato la vita a decine e decine di migranti nel Canale di Sicilia. Ma, spiega, i momenti terribili vissuti domenica, insieme con i suoi dieci uomini d’equipaggio, difficilmente potrà dimenticarli. «Ha ragione il comandante, siamo vivi per miracolo», continuano a ripetere i marinai dell’Ariete, il peschereccio della flotta di Mazara del Vallo mitragliato da una motovedetta libica perché non si era fermato all’alt.

IL TENTATIVO DI ABBORDAGGIOIl tentativo di abbordaggio è avvenuto intorno alle 22, quando il motopesca si trovava a circa 30 miglia dalle coste libiche, in acque internazionali: «Ci hanno intimato di fermarci – racconta il comandante – ma io, sapendo quello che ci aspettava, ho preferito proseguire spingendo i motori al massimo. A questo punto hanno aperto il fuoco, continuando a sparare a intervalli di circa un quarto d’ora-venti minuti». Il capitano racconta ancora che i libici li hanno inseguiti «fin quasi dentro le nostre acque territoriali. Solo all’alba – spiega -, quando eravamo in vista di Lampedusa, ci siamo sentiti in salvo».

IL GOLFO DELLA SIRTEDa anni le autorità libiche rivendicano la loro giurisdizione sul Golfo della Sirte, sequestrando le imbarcazioni mazaresi sorprese a pescare in quel tratto di mare. Ma il capitano assicura che l’ Ariete, al momento del tentativo di abbordaggio, stava navigando e non era impegnato in una battuta: «Non avevano nessun diritto di fermarci». E invece i militari libici hanno usato le maniere «forti» per convincere i marinai a desistere dalla fuga, come testimoniano la fiancata sinistra e la cabina del motopesca sforacchiati dai proiettili: «Hanno sparato all’impazzata. Solo per un caso non hanno provocato l’esplosione di alcune bombole di gas che erano in coperta», sottolinea Alessandro Novara, uno componenti dell’equipaggio. Gli fa eco Tameur Chaabane, un altro marittimo tunisino imbarcato sull’Ariete: «I libici sono degli incoscienti, perché sparare all’altezza della cabina di comando significa volere uccidere». (Fonte Ansa)

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13 settembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_settembre_13/peschereccio-racconto-equipaggio_d63e2cb0-bf5e-11df-8975-00144f02aabe.shtml?fr=correlati

E’ SUCCESSO ANCHE A NOI – Protesta Libertà e Giustizia: “Facebook sta censurando”

Protesta Libertà e Giustizia
“Facebook sta censurando”

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Gli amministratori che stanno raccogliendo le firme contro l’attuale legge elettorale non possono più intervenire. Bloccata anche “Valigia Blu”

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di CARMINE SAVIANO

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ROMA – Facebook “censura la democrazia” e non “spiega il perché”.
Parole dure quelle usate dall’associazione Libertà e Giustizia 1 e dal Gruppo Valigia Blu. 2 Che accusano il “comportamento censorio” del popolare social network. All’origine della querelle “Ridateci la nostra democrazia”, la pagina aperta su Facebook 3 per raccogliere adesioni contro l’attuale legge elettorale, il Porcellum. Una pagina ancora esistente ma sulla quale gli amministratori non possono intervenire in alcun modo. LeG e Valigia Blu dichiarano di voler denunciare questa situazione con ogni mezzo. E, tra le iniziative, annunciano l’apertura su Facebook della pagina “Ridateci ridateci la nostra Democrazia”.

FIRMA per una nuova legge 4/Sito LeG 5/Facebook 6/ Valigia Blu 7

Le firme contro il Porcellum. La raccolta di firme contro l’attuale legge elettorale è partita lo scorso 6 settembre. A oggi, sono state raccolte 100mila adesioni. Il problema riguarda la pagina Facebook dedicata all’iniziativa. LeG e Valigia Blu dichiarano che “risulta ancora esistente e che continua a raccogliere iscrizioni e messaggi da parte degli iscritti, che sono al momento più di 21.500”, ma gli amministratori “non possono intervenire in alcun modo per pubblicare aggiornamenti o moderare eventuali contenuti non opportuni scritti dagli altri partecipanti”.

Le accuse a Facebook. La pagina “Ridateci la nostra democrazia” è inaccessibile dalla mattina dell’8 settembre. Da subito, LeG e Valigia Blu cercano di ottenere spiegazioni, attraverso ogni possibile canale. “Ma Facebook finora non ha ritenuto di dover dare risposte, nemmeno se si tratta di un malfunzionamento o di un’azione deliberata, legata a una improbabile violazione del regolamento o, peggio ancora, alla segnalazione non giustificata da parte di chi non gradisce l’iniziativa”. E oggi, dopo cinque giorni di attesa, “hanno deciso di denunciare il comportamento censorio di Facebook con ogni mezzo finché non otterranno risposte convincenti e il pieno ripristino delle funzionalità”.

La risposta di Facebook. E proprio quando parte la denuncia di LeG e Valigia Blu, arriva una parziale risposta dalla direzione del social network, che in una mail fa sapere che starebbe “valutando la situazione”. Intanto, già sono state attivate delle pagine parallele. 8 Su Facebook è attiva “Ridateci ridateci la nostra democrazia”. E su Twitter la mobilitazione è all’indirizzo twitter. com/noporcellum.
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13 settembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2010/09/13/news/facebook-7039605/?rss

FUORI DAL VASO – Berlusconi: Non la magistratura ma un “organo del Pdl” giudicherà se i candidati sono corrotti

Non la magistratura ma un “organo del Pdl” giudicherà se i candidati sono corrotti

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Berlusconi si dice favorevole all’introduzione di una norma che preveda l’incandidabilità per chi ha avuto problemi con la giustizia ma a una condizione: decide il partito

‘Organo’ Pdl al lavoro

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Silvio Berlusconi si dice d’accordo all’introduzione di una norma che preveda l’incandidabilità per chi ha avuto problemi con la giustizia ma a una condizione: “Che il giudizio non sia dato da una certa magistratura, ma da un organo interno al nostro partito” (guarda il video). Purtroppo il premier non ha specificato chi sarà investito della responsabilità, sarà forse questa carenza d’informazione ad aver suggerito a Il Giornale di omettere integralmente il passaggio e a Libero di riferirlo alla “selezione del personale nel Pdl”.

Quale sarà “l’organo interno al nostro partito?”. A guardare la struttura del Pdl oggi i “giudici” potrebbero essere i coordinatori Denis Verdini, Ignazio La Russa e Sandro Bondi. O gli ormai notissimi probiviri. Chi sono? Il Fatto Quotidiano riuscì a individuarli quando, a fine luglio, tutti ne parlavano e nessuno sapeva chi fossero. “La commissione è un rebus: un organo che non si è mai riunito, composto da membri messi lì chissà da chi. Probiviri spesso sconosciuti. Ma soprattutto frequentatori, dieci anni fa come oggi, di persone accusate di voler ricostruire una P2″.

Tra i probiviri c’è Vittorio Mathieu, filosofo, tra i fondatori di Forza Italia, membro dell’Opus Dei e della massoneria, già nel collegio dei probiviri di Forza Italia. Poi Guido Possa, ex venditore di scope elettriche porta a porta con Silvio Berlusconi, poi dirigente in Fininvest ed uomo di fiducia della prima ora di Forza Italia, deputato dal 1996. Altro “giudice” è Maria Teresa Armosino, presidente della provincia di Asti e deputato che non ha ritenuto necessario scegliere tra uno o l’altro incarico, conservandoli tranquillamente entrambi. Altro nome di spicco delle toghe di Arcore è Francesco Tofoni, ex Alleanza Nazionale, ex amministratore dellegato di Atm Servizi (azienda di trasporto pubblico milanese), molto amico di Ignazio La Russa e critico nei confronti di Fabio Granata. Tra i probiviri anche l’ex ministro Giuliano Urbani, tra i fondatori di Forza Italia e consigliere d’amministrazione della Rai. Questi sono solo cinque dei nove probiviri che potrebbero giudicare la legittimità o meno di un candidato sfiorato da reati come la corruzione.

Per il Cavaliere, comunque,
non esiste una nuova tangentopoli. Lo ha detto sempre ieri alla festa dei giovani del Pdl ad Atreju. “I giornali della sinistra hanno messo in giro questa idea, ma non c’è nessuna Tangentopoli, nel nostro partito abbiamo individuato i mascalzoni e li abbiamo cacciati”. Nel Pdl non ci sono dunque corrotti né corruttori, secondo il presidente del Consiglio dei ministri. Che per questo non vede perché debbano esserci le intercettazioni. “Tutte le volte che allungo la mano sul telefono – ha detto – non mi sento di vivere in un paese civile in cui è garantita l’inviolabilità delle conversazioni”. Purtroppo il premier ha lasciato incompleto anche questo passaggio e non ha spiegato quali telefonate ha timore gli vengano intercettate.

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13 settembre 2010

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/13/non-la-magistratura-ma-un-organo-del-pdl-giudichera-se-i-candidati-sono-corrotti/60137/

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