Archivio | settembre 14, 2010

GENOVA 2001 – GENOVA2011

Genova 2001 – Genova 2011

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Appello luglio 2011

La crisi o la speranza

Dieci anni fa centinaia di migliaia di persone, giovani e adulti, donne ed uomini, di tutto il mondo si diedero appuntamento a Genova per denunciare i pericoli della globalizzazione neoliberista e per contestare i potenti del G8, intenti a convincere il mondo che trasformare tutto in merce avrebbe prodotto benessere per tutti.

Le persone che manifestavano a Genova erano parte di un grande movimento “per un mondo diverso possibile” diffuso in tutto il pianeta. Era nato a Seattle nel 1999 con una grande alleanza fra sindacati e movimenti sociali, e ancor prima nelle selve del Chiapas messicano. Nel gennaio 2001 si era incontrato nel grande Forum Sociale Mondiale a Porto Alegre in Brasile che aveva riunito la società civile, i movimenti, le organizzazioni democratiche di tutto il mondo.

Quel movimento diceva – e ancora oggi dice – che la religione del mercato senza regole avrebbe portato al mondo più ingiustizie, più sfruttamento, più guerre, più violenza. Che avrebbe distrutto la natura, messo a rischio la possibilità di convivenza e persino la vita nel pianeta. Che non ci sarebbe stata più ricchezza per tutti ma, piuttosto, nuovi muri, fisici e culturali, tra i nord ed i sud del mondo. Non la pacificazione, conseguenza della “fine della storia”, ma lo “scontro di civiltà”.

Avevamo ragione, e i fatti lo hanno ampiamente confermato. Ora lo sanno tutti. Ma dieci anni fa, per aver detto solo la verità, venimmo repressi in maniera brutale e spietata.

La città di Genova fu violentata fisicamente e moralmente. Le regole di una democrazia, che sempre prevede la possibilità del dissenso e della protesta, vennero sospese e calpestate. Un ragazzo fu ucciso. Migliaia vennero percossi, feriti, arrestati, torturati. Eravamo le vittime, ma per anni hanno tentato di farci passare per i colpevoli.

Oggi, le ragioni di allora sono ancora più evidenti.

Una minoranza di avidi privilegiati pare aver dichiarato una guerra totale al resto dell’umanità e all’intera madre Terra. Dopo aver creato una crisi mondiale mai vista cercano ancora di approfittarne, rapinando a più non posso le ultime risorse naturali disponibili e distruggendo i diritti e le garanzie sociali messe a protezione del resto dell’umanità in due secoli di lotte.

E’ un progetto distruttivo: ha prodotto la guerra globale permanente, l’attacco totale ai diritti (al lavoro e del lavoro, alla salute, all’istruzione, alla libertà di movimento, alle differenze culturali e di genere nonché alle scelte sessuali), la rapina dei beni comuni, la distruzione dell’ambiente, il cambiamento climatico e il saccheggio dei territori.

Ormai è chiaro a tanti e tante, a molti più di quanti erano a Genova dieci anni fa, che solo cambiando radicalmente direzione si può dare all’umanità una speranza di futuro, impedendo la catastrofe che i poteri dominanti, sia pure in crisi, stanno continuando a preparare.

Proponiamo a tutte/i coloro che da quei giorni non hanno mai smesso di portare avanti le ragioni di allora e a tutte/i coloro che, pur non avendo avuto la possibilità di partecipare a quelle elaborazioni, ogni giorno costruiscono elementi di un mondo diverso con le loro lotte, le loro rivendicazioni, le loro pratiche, di costruire insieme da oggi le condizioni per incontrarsi a Genova nel luglio del 2011, per tessere reti più forti di resistenza, di solidarietà, di costruzione di alternativa alla barbarie e di speranza.

Viviamo in un mondo che continua a non piacerci, un mondo che continua ad avere tutte le caratteristiche che abbiamo fortemente denunciato 10 anni fa, se possibile ancora più accentuate, attraversato da profonde crisi etiche, morali, democratiche che aggravano e rendono più pericolosa la crisi economica e finanziaria. Ma, allo stesso tempo, viviamo anche in un mondo che, a partire dal nuovo protagonismo dei popoli dell’America Latina, esprime un forte sentimento di cambiamento.

Ripensare, recuperare, allargare ed aggiornare lo “spirito di Genova” che ha segnato una generazione può aiutare. Non a guardare indietro, a quella che ormai è storia, ma a guardare avanti, al futuro che abbiamo tutti e tutte la responsabilità di costruire.

LORO LA CRISI. NOI LA SPERANZA.

Invitiamo pertanto tutte/i coloro che sono interessate/i a condividere questo percorso ad un primo incontro che si terrà il 9 ottobre prossimo a Genova alle ore 15 presso il Circolo Autorità Portuale e Società del Porto di Genova in via Albertazzi 3r (zona Terminal Traghetti/Caserma Vigili del Fuoco).

le adesioni sono raccolte attraverso il sito GENOVA 2001 – GENOVA2011

alla pagina  come aderire


Primi firmatari

Vittorio Agnoletto, Andrea Bagni, Monica Baracchini, Enrica Bartesaghi, Ugo Beiso, Norma Bertullacelli, Graziella Bevilacqua, Angela Brancati, Antonio Bruno, Laura Brusasco, Anna Bucca, Giacomo Casarino, Giovanna Caviglione, Angelo Chiaramonte, Paola Cirio, Giuseppe Coscione, Riccardo Cosmelli, Matteo Cresti, Massimo Dalla Giovanna, Maria De Barbieri, Lucia Deleo, Andrea De Lotto, Giuseppe De Marzo, Manlio Di Lorenzo, Miriam Formisano, Graziella Gaggero, Haidi Gaggio Giuliani, Maurizio Galeazzo, don Andrea Gallo, Angelo Gandolfi, Davide Ghiglione, Roberto Giannini, Giuliano Giuliani, Giuseppe Gonella, Santo Grammatico, Angelo Guarnieri, Carlo Gubitosa, Simohamed Kaabour, Fernanda La Camera, Mirella La Magna, Rita Lavaggi, Marcella Lelli, Philippe Lemoussu, Elena Lozzi, Aurelio Macciò, Edoardo Magnone, Roberto Mapelli, Annalisa Marinelli, Emanuela Massa, Walter Massa, Aleksandra Matikj, Roberta Mongiardini, Gianni Morando, Mariangela Mozzone, Giorgio Pagano, Bice Parodi, Paolo Palazzo, Martina Pignataro, Gianluca Reali, Cristiana Ricci, Stefania Ricci, Giorgio Riolo, Caterina Roseo, Dario Rossi, Gianni Russotto, Raffaele K. Salinari, Sonia Sander, Stefano Scagni, Rosanna Sirtori, Gabriele Taddeo, Sergio Tedeschi, Gianluca Trovati, Roberta Trucco, Nicola Vallinoto, Loris Viari, Matteo Viviano, Alberto Zoratti, Franco Zunino

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Nota dell’amministratore del Blog:
A tutti gli amici e compagni Blogger chiedo di diffondere il più possibile questo appello al fine di raccogliere il maggior numero di adesioni di singoli e di associazioni raccomandandomi di lasciare ovviamente inalterati i link al sito ufficiale. Loris

Rispondiamo all’appello di Loris, che facciamo nostro, e invitiamo tutti gli amici blogger a fare altrettanto, possibilmente un po’ scaglionati nel tempo (se riuscite a mettervi d’accordo) in modo che, in ogni caso, l’iniziativa sia sempre in primo piano da qualche parte. Grazie. Solleviamoci!

COMUNICATO – Il blog sospende le pubblicazioni fino a domenica 19

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Cari amici,

dobbiamo purtroppo assentarci ancora una volta e, come già detto altrimenti, non per vacanza..

Torneremo a postare domenica 19 (salvo contrarietà), per cui abbiate pazienza e, se volete, rispolveratevi un pò di notizie per eventuali approfondimenti.

Attraverso il motore di ricerca interno potete pescare ogni genere di notizia tra i 10.393 articoli finora pubblicati.

A presto

Hasta Siempre!

elena e mauro

ps: elena farà ancora un post, dopo questo comunicato, perché è molto, molto importante..

LA VICE PRESIDENTE UE REDING – Rom, “Il comportamento della Francia è una disgrazia per l’Unione Europea”

LA VICE PRESIDENTE UE REDING

Rom, “Il comportamento della Francia è una disgrazia per l’Unione Europea

Avviata una procedura di infrazione contro il governo dell’Eliseo

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BRUXELLES – Il comportamento dei ministri francesi verso la Commissione europea è “una disgrazia” per l’Unione Europea. Lo ha detto la vice presidente della Commissione Viviane Reding, a proposito di quanto affermato dai ministri sulla questione delle espulsioni di rom.

La commissaria Ue ha anche annunciato l’avvio di “una procedura di infrazione contro la Francia” per applicazione discriminatoria della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini e per la mancata trasposizione di tali norme europee nella legislazione francese.

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14 settembre 2010

fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2010/09/14/news/rom_il_comportamento_della_francia_una_disgrazia_per_l_unione_europea-7062528/?rss

ALIMENTAZIONE & SALUTE – Verona, sequestrate 10 milioni di uova conservate tra topi ed escrementi

Riscontrate «diffuse situazioni di sporcizia»

Verona, sequestrate 10 milioni di uova conservate tra topi ed escrementi

Operazione dei Nas nei magazzini di una ditta
che riforniva note industrie dolciarie nazionali

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MILANO – Dieci milioni e 300 mila uova, per un valore commerciale di due milioni di euro, «conservate a temperature non idonee, con percolati di uova rotte, tra insetti, roditori e relativi escrementi», sono state sequestrate dal Nas dei carabinieri in un magazzino di una ditta di Verona specializzata nella fornitura di ovoprodotti destinati a note industrie dolciarie nazionali.

LE ISPEZIONI – Oltre al magazzino, i militari di Padova hanno ispezionato anche «l’area di sgusciatura e lavorazione della ditta dove sono state riscontrate diffuse situazioni di sporcizia, risalenti alla precedente lavorazione» e hanno quindi richiesto all’Autorità sanitaria «l’inibizione all’uso dell’intera linea di lavorazione dell’azienda stessa fino all’adeguamento ai regolari criteri igienici». Il sequestro ha permesso di impedire l’eventuale utilizzo delle uova nella preparazione di sottoprodotti destinati quali ingredienti in prodotti dolciari da forno, come ad esempio i panettoni, i pandori, ma anche merendine di produzione industriale (fonte: Apcom).

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14 settembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_settembre_14/uova-sequestrate-verona-topi-escrementi_11118022-bfcc-11df-8975-00144f02aabe.shtml

CENTRODESTRA – Il “gruppo di responsabilità” perde i pezzi. Romano: “Non mi interessa”. Stop da Svp e Mpa

Il “gruppo di responsabilità” perde i pezzi
Romano: “Non mi interessa”. Stop da Svp e Mpa

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L’esponente centrista: “Non conosco Nucara e non so cosa stia facendo”. Nicco, deputato della Valle d’Aosta iscritto al Gruppo misto – minoranze linguistiche: “Le porte per una possibile intesa con il governo sono ermeticamente chiuse”. Napolitano: “Governo va avanti? Evoluzione positiva”

Il "gruppo di responsabilità" perde i pezzi Romano: "Non mi interessa". Stop da Svp e Mpa Saverio Romano

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ROMA – Si fa tortuoso il cammino del cosidetto “gruppo di responsabilità nazionale” 1 . Mostra la corda, infatti, quella che dovrebbe essere una sorta di lista “salva governo” alla Camera che dovrebbe mettere al riparo il premier dopo i contrasti con i finiani e la formazione del gruppo Futuro e Libertà. Dei venti nomi ventilati, molti si smarcano. A partire dall’ Udc Saverio Romano, indicato tra i papabili 2: “Non conosco l’onorevole Nucara e non so cosa stia facendo”. Porta chiusa anche dall’Mpa di Raffaele Lombardo: “Non faremo parte di nessun ‘gruppo di responsabilita’ nazionale e voteremo la fiducia ai 5 punti programmatici del Pdl solo a patto che ci sia un cambio di rotta sul Sud e la sicurezza” annuncia Aurelio Misiti.

E uno stop ad aiuti al governo arriva anche dalla Svp: “Non entreremo in maggioranza, restiamo fuori dai blocchi, non ci prestiamo a scelte di schieramento, nè ci interessa la costituzione di nuovi gruppi” dicono Siegfried Brugger e Helga Thaler a nome dei deputati e dei senatori della SVP. Categorico anche Roberto Nicco, deputato della Valle d’Aosta iscritto al Gruppo misto – minoranze linguistiche: “Le porte per una possibile intesa con il governo sono ermeticamente chiuse”. Mentre i Liberal Democratici prendono tempo: “Berlusconi non  ci ha ancora chiesto nulla”.

Polemica l’opposizione. ‘Siamo al calciomercato, questa e’ la dimostrazione che Berlusconi ha paura” commenta il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. “Stiamo assistendo a un disfacimento vergognoso di una maggioranza e al tentativo di tenerla in piedi con ogni mezzo” rincara la dose Alessandro Maran, vicepresidente dei deputati del Pd.

E fa sentire la sua voce anche Giorgio Napolitano. “Il fatto che negli ultimi giorni si sia manifestata crescente fiducia nella possibile prosecuzione dell’attività governativa e parlamentare segna per me, sia chiaro, un’evoluzione auspicabile e costruttiva – dice il capo dello Stato – La stabilità politica è un valore”.

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14 settembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2010/09/14/news/gruppo_responsabilita-7062053/?rss

COMPRATA DA UN FOTOREPORTER – Mozzarella: ora e’ anche giallo-rosa

Mozzarella: ora e’ anche giallo-rosa

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Comprata da un fotoreporter della provincia di Fermo

14 settembre, 11:07
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(ANSA) – FERMO, 14 SET – La mozzarella per la pizza e’ di colore giallo, con venature rosa all’interno. E’ capitato a un fotoreporter della provincia di Fermo. Cristiano Chiodi ha subito fotografato l’esemplare di mozzarella anomala che ha consegnato al Servizio igiene perche’ lo faccia analizzare dalla locale sezione dell’Istituto zooprofilattico Marche-Umbria.
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La mozzarella, di marca tedesca
ma prodotta in Italia, era stata acquistata la settimana scorsa in un supermercato a Porto San Giorgio.
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Raffiche contro motopesca, erano 6 i militari italiani a bordo della motovedetta. Maroni giustifica Gheddafi: «Si è scusato»

Raffiche contro motopesca, Maroni giustifica Gheddafi: «Si è scusato»

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«La Libia si è scusata per quello che è successo». Il ministro dell’Interno Roberto Maroni va addirittura in tv per smorzare le polemiche sul peschereccio di Mazara del Vallo mitragliato da una motovedetta libica con a bordo anche militari italiani. «Evidentemente – cerca di giustificarsi Maroni – c’è stato un errore di interpretazione, posso immaginare che abbiano scambiato il peschereccio, come avviene ogni tanto, per una barca che non fermandosi all’alt immaginavano potesse avere a bordo dei clandestini o cose del genere. Posso solo immaginarlo perché non abbiamo ancora tutte le informazioni: ho aperto un’inchiesta per accertare quello che è avvenuto, appena avrò le informazioni saremo in grado di valutare e ovviamente di evitare che in futuro si ripetano episodi del genere».

«La motovedetta – ricorda baldanzoso il ministro leghista – fa parte del gruppo di 6 consegnate alle autorità libiche sulla base di un accordo contro l’immigrazione clandestina stipulato dal mio predecessore, il ministro Amato, che ovviamente devono essere utilizzate per contrastare l’immigrazione clandestina: a bordo ci sono dei militari italiani che per un certo periodo di tempo limitato servono per dare assistenza tecnica e manovrare le motovedette, ma non hanno funzioni di equipaggio». Si tratta di un «dispositivo in atto da un anno e mezzo circa», un dispositivo che «funziona e bene visto che gli sbarchi a Lampedusa sono cessati» ma «ovviamente quello che è successo ieri non è un fatto che doveva accadere».

Il rapporto dei militari italiani a bordo della motovedetta? «L’abbiamo ricevuto ieri – balbetta il ministro – loro non sono stati coinvolti nelle operazioni ovviamente perché sono, come detto, tecnici che si occupano della manutenzione, sono lì per addestrare i libici e non sono parte dell’equipaggio: oggi faremo una riunione al ministero per verificare esattamente quello che è avvenuto, siamo in contatto con le autorità libiche con cui c’è un’ottima collaborazione da tutti i punti di vista». «La mia opinione – taglia corto Maroni – è che si sia trattato di un incidente, grave ma appunto un incidente, studieremo le misure perché in futuro ciò non accada più».

In realtà, dopo le raffiche di mitra di domenica sera, la procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta e da Tripoli si è espresso solo un «rammarico», nominando anche un comitato d’inchiesta. Furioso il ministro Frattini che ha affermato senza mezzi termini che le «regole d’ingaggio» sui pattugliamenti congiunti «vanno chiarite e integrate». Le opposizioni hanno chiesto al governo di riferire in Aula.

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14 settembre 2010

fonte:  http://www.unita.it/news/italia/103512/raffiche_contro_motopesca_maroni_giustifica_gheddafi_si_scusato

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leggi anche:

Peschereccio mitragliato dai libici
Con loro anche sei militari italiani

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SCUOLA – I precari sono oltre mezzo milione: Per assumerli tutti servono 30 anni

I precari sono oltre mezzo milione
Per assumerli tutti servono 30 anni

Quasi 230 mila gli iscritti in graduatoria. In Sicilia sono la metà dei docenti di ruolo

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Precari in piazza
Precari in piazza

Precario a 68 anni: se Giancarlo Montemarani non è ancora entrato nel Guinness dei primati, è soltanto per mancanza di una specifica classifica. Insegnante di francese in una scuola media di Macerata, ha passato tutta la vita senza poter diventare di ruolo finché nel 2007 l’hanno spedito in pensione. Soltanto facendo ricorso al Tar è poi entrato nelle graduatorie per uscire dal precariato. Ma il calvario, allarga le braccia chiamando in causa «i tempi biblici della giustizia amministrativa» il suo legale Narciso Ricotta, non è ancora finito. Montemarani è ancora lì, in attesa di poter andare finalmente in pensione, prima dei fatidici settant’anni, da «professore» non più precario. Buona fortuna. A lui e agli altri. Perché il punto è: quanti sono destinati a seguire il suo destino? Con l’aria che tira non sono pochi coloro che corrono il rischio di vedersi pensionare prima ancora di poter uscire da quella condizione. «Impossibile dire con esattezza quanto tempo servirà per assorbire tutti i precari. In alcuni casi, secondo i nostri calcoli, anche trent’anni e più», spiega Francesco Scrima, il segretario generale della Cisl scuola. Il quale prende a esempio il precariato nelle materne. Gli iscritti alle cosiddette graduatorie ad esaurimento per questo settore dell’istruzione sono 74.744. Una volta colmati i vuoti degli organici (circa 4 mila unità) e tenendo conto che d’ora in poi sarà possibile occupare al massimo soltanto i posti lasciati liberi dai pensionati, circa 2 mila l’anno, ciò significa che il serbatoio dei precari non si svuoterà completamente prima di trentacinque anni. Nel 2045. Non resta che augurare lunga vita agli ultimi della lista.

Ma che cosa sono queste «graduatorie a esaurimento»? Si tratta di elenchi predisposti in seguito alla sanatoria approvata dal governo Prodi nel tentativo di regolarizzare una situazione assurda che si era determinata negli anni precedenti. Una situazione per la quale alla permanente lamentela di esuberi si rispondeva allargando a dismisura la zona grigia del precariato. Da tali elenchi, compilati rigorosamente sulla base di criteri oggettivi (l’anzianità, non il merito) si dovrà attingere per coprire il 50 per cento dei posti che di volta in volta risulteranno vacanti. Le «graduatorie» sono un numero enorme. Ben 8.433. E di queste più della metà, 4.456, sono considerate «molto affollate». E se il numero degli elenchi è enorme, figuratevi quello degli iscritti. Sapete quanti sono, secondo un dossier appena sfornato dalla Cisl? Sono 229.721. Con un rapporto di uno a tre rispetto all’organico del personale docente della scuola italiana, dalla materna al licei. Ai ritmi con cui procede lo smaltimento di questo arretrato umano (quest’anno sono stati regolarizzati in diecimila, fra il personale docente), va da sé che sarebbero necessari almeno 23 anni. Senza considerare poi che i precari non sono nemmeno tutti qui. Perché bisognerebbe aggiungerne ancora 20 mila circa, il numero di quanti sono iscritti a quelle «graduatorie» con riserva, perché in attesa di conseguire l’abilitazione. Volendo poi essere proprio pignoli non si potrebbero nemmeno escludere del tutto quelli che non sono nelle «graduatorie» perché non abilitati, ma che comunque fanno parte dell’area del precariato scolastico. Altri 300 mila, senza però al momento attuale alcuna speranza di avere un posto fisso. Almeno per i prossimi trenta o quarant’anni, visto che gli accessi alle «graduatorie» sono per legge bloccati.

Tenendo in ogni caso conto anche di loro, il numero dei «docenti» della scuola precari raggiungerebbe le 550 mila unità, per superare di slancio le 600 mila mettendo nel calcolo anche il personale precario non docente: ben 64.770 persone. Un universo mostruoso, che rappresenta un problema mostruoso, soprattutto in alcune realtà locali. La Sicilia, per esempio. Restando ai 229.721 precari ufficiali, per intendersi quelli delle «graduatorie», i siciliani sono 33.474. È il numero più alto d’Italia. Superiore anche a quello di Regioni più popolose, come la Campania, che ne ha 32.597, il Lazio (21.664) e perfino la Lombardia (28.507), dove gli abitanti sono quasi il doppio. Ebbene, in Sicilia i precari ufficiali sono una quantità pari al 51,1% dell’organico di diritto della Regione. Per non parlare della guerra fra poveri che è scoppiata per il personale non docente, a causa di alcune decisioni politiche scellerate prese in passato e di una serie di sentenze giudiziarie. Tanto per dirne una, a Palermo è successo nel 2000 che con il trasferimento del personale scolastico allo Stato sono passate negli organici statali anche legioni di lavoratori socialmente utili, inquadrati con mansioni per le quali non hanno alcuna competenza. Ma negli organici ci sono e ci restano, e così bloccano la strada ai precari che potrebbero essere assorbiti. La regolarizzazione del personale non docente, tuttavia, è un problema che si può considerare trascurabile rispetto a quello di insegnanti e professori.

Esclusa la possibilità che vengano incrementati gli organici, ipotesi che lo stesso sindacato definisce «irrealistica» considerando che la fredda legge delle cifre (il rapporto alunni-docenti) non concede margini di manovra, non restano cose come la rimodulazione dei tagli o qualche misura per allargare un po’ le maglie della rete. Per esempio, propone la Cisl, attivando la mobilità verso altri settori (ma quanti accetterebbero?) o politiche «meno restrittive per la cessazione dal servizio» (i soliti prepensionamenti?). Vero, come sostiene il sindacato, che ci sarebbe una disponibilità teorica per 30 mila assunzioni: docenze attualmente non coperte da personale di ruolo. Ma i numeri sono pur sempre quelli che sono. Dall’arrivo del nuovo governo Berlusconi il personale docente della scuola ha perso quasi 50 mila posti di lavoro, riducendosi da 843.040 a 795.342 unità. Metà di questa emorragia ha riguardato proprio i precari, che sono passati da 141.735 a 116.976. Sono supplenti: chi è iscritto alle graduatorie a esaurimento, oltre a poter aspirare a un posto di ruolo, può accedere alle supplenze su posti liberi per tutta la durata dell’anno scolastico. Siccome però il numero dei supplenti è decisamente inferiore a quello degli iscritti nelle graduatorie, significa che circa 113 mila persone nell’area del precariato scolastico (cioè la differenza) sono senza lavoro.

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Sergio Rizzo
14 settembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/economia/10_settembre_14/rizzo_precari_oltre_mezzo_milione_9b85cad6-bfbf-11df-8975-00144f02aabe.shtml

POLITICA & MAFIA – L’assegno di Berlusconi a don Vito

14/9/2010 (7:38) – LA MATRICE CONSEGNATA DALLA VEDOVA E DAL FIGLIO DELL’EX SINDACO DI PALERMO AI PM

L’assegno di Berlusconi a don Vito

Il finanziamento poteva servire a sostenere il gruppo politico di Andreotti

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di RICCARDO ARENA
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Don Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo

PALERMO
Sei anni dopo il colloquio
in cui Massimo Ciancimino e la sorella Luciana ne parlavano al telefono, spunta l’«assegno del presidente» destinato a Vito Ciancimino. Il «presidente», in realtà, quando avrebbe firmato quel titolo di credito (all’inizio degli anni ’80), non era ancora in politica, ma l’imprenditore Silvio Berlusconi era pur sempre il numero uno delle tv commerciali in Italia. La fotocopia dell’assegno da 35 milioni di lire, risalente al periodo compreso tra il 1979 e il 1983, è venuta fuori dal quanto mai capiente archivio di don Vito: sfuggita a perquisizioni e sequestri («Nemmeno io sapevo dove fosse», chiosa Massimo Ciancimino), è stata ritrovata dalla vedova dell’ex sindaco di Palermo, condannato per mafia e corruzione e morto nel 2002.

Epifania Silvia Scardino, accompagnata dallo stesso figlio Massimo, alla fine di luglio l’aveva consegnata ai pm Nino Di Matteo e Paolo Guido, assieme ad annotazioni del marito, che parlano pure di altri 25 milioni in contanti di identica provenienza: Silvio Berlusconi. Altro denaro, sempre in contanti e in assegni, sarebbe stato incassato da Ciancimino senior pure da altri due imprenditori-editori, Giuseppe Ciarrapico e Gaetano Caltagirone. Sempre allo stesso scopo: «Acquisto tessere periodo ’79-’83», scriveva don Vito, che all’epoca era molto discusso, ma non era ancora finito in cella. La corrente dc dell’ex sindaco allora aderiva a quella andreottiana, dalla quale fu poi estromessa: il finanziamento poteva essere indirizzato allora a sostenere il gruppo politico di Giulio Andreotti, cui Ciarrapico, in particolare, era molto legato.

Berlusconi era accreditato invece di simpatie e di intensi legami con il Psi. Perché, dunque, questa trasversalità? Fra le carte consegnate ai magistrati dell’indagine sulla trattativa fra mafia e Stato, ce ne sono anche altre – tutte da approfondire e sviscerare – che potrebbero fare pensare a presunti legami, interessi comuni, collegamenti fra l’attuale premier o esponenti del suo entourage, come Marcello Dell’Utri, con don Vito. «Io, Dell’Utri e Berlusconi siamo figli della stessa lupa», si legge infatti in una pagina scritta a macchina e la cui paternità è attribuita, ma non con certezza, da Massimo Ciancimino al padre: nella facciata retrostante, che si apre con il consueto sfogo («Sono un perseguitato»), l’ex assessore ai Lavori pubblici del Sacco di Palermo scrive di pugno, con la sua inconfondibile grafia.

I pm del pool coordinato da Antonio Ingroia si muovono comunque con cautela: «Io – si legge nel dattiloscritto – sono stato condannato e loro, Berlusconi e Dell’Utri, assolti per questioni geografiche», perché a Palermo e a Milano la giustizia sarebbe stata amministrata in modo diverso.

C’è pure altro materiale, su cui la Procura sta lavorando: innanzitutto un presunto pizzino di Ciancimino a Bernardo Provenzano, a proposito di finanziamenti (cento milioni di lire) che ancora Berlusconi, o esponenti di Forza Italia, avrebbero versato ai boss in occasione delle elezioni del 2001. Protagonista di queste nuove puntate delle indagini è la madre di Massimo Ciancimino, anziana e malata, che ha pure ricordato presunti incontri tra il marito e il Cavaliere, a Milano, negli anni ’70.

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fonte:  http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201009articoli/58525girata.asp

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ECCO LA TRASCRIZIONE DELLA TELEFONATA TRA LUCIANA E MASSIMO CIANCIMINO

<<…L’unico accenno a Berlusconi che si trova in quei vecchi verbali riguarda infatti una domanda sulla copia di un assegno da 35 milioni di lire forse versato negli anni ’70-’80 dall’allora giovane Cavaliere al leader della corrente degli andreottiani siciliani. Dell’assegno si parla a lungo in una telefonata intercettata tra Massimo e sua sorella Luciana il 6 marzo del 2004.
Venti giorni dopo si sarebbe tenuta a Palermo la manifestazione per celebrare i dieci anni di Forza Italia. Luciana dice al fratello di essere stata chiamata da Gianfranco (probabilmente Micciché, in quel periodo assiduo frequentatore dei Ciancimino) che l’aveva invitata alla riunione perché voleva presentarle Berlusconi.

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Luciana: “Minchia, mi telefonò Gianfranco.. ah, ti conto questa? all’una meno venti mi arriva un messaggio?”
Massimo: “L’altra volta l’ho incontrato in aereo”
Luciana: “Eh… il 27 marzo, a Palermo… per i dieci anni di vittoria di Forza Italia, viene Silvio Berlusconi. È stata scelta Palermo perché è la sede più sicura… eh… previsione… In previsione saremo 15 mila…”
Massimo: “Ah”
Luciana “…eh allora io dissi minchia sbaglia, e ci scrivo stu messaggio: “rincoglionito, a chi lo dovevi mandare questo messaggio, sucunnu mia sbagliasti” …in dialetto, eh… eh (ride) e mi risponde: “suca” …eh (ride) …mezz’ora fa mi chiama e mi fa: “Minchia ma sei una merda” e allora ci dissi “perché sono una merda”.
Dice, hai potuto pensare che io ho sbagliato a mandare? io l’ho mandato a te siccome so che tu lo vuoi conoscere [Berlusconi, nda]? io ti sto dicendo che il 27 marzo ”
Massimo: “E digli che c’abbiamo un assegno suo, se lo vuole indietro…”
Luciana “(ride) Chi, il Berlusconi?
Massimo: “Si, ce l’abbiamo ancora nella vecchia carpetta di papà?”
Luciana: “Ma che cazzo dici”
Massimo : “Certo”
Luciana: “Del Berlusca?”
Massimo: “Si, di 35 milioni, se si può glielo diamo…”

…>>

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potete leggere il resto dell’articolo qui

SCUOLA – Cattedre vacanti e presidi part-time: “Siamo diventati un vuoto a perdere”

Cattedre vacanti e presidi part-time
“Siamo diventati un vuoto a perdere”

Tagli a personale, edifici e strumenti. Caos generale per il risiko dei supplenti. E c’è il dirigente recordman che a Pilotello deve guidare da solo sette plessi

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di SALVO INTRAVAIA e CORRADO ZUNINO

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Cattedre vacanti e presidi part-time "Siamo diventati un vuoto a perdere" Scuola, avvio fra le proteste

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ROMA – Nessun alleggerimento dei tagli, la strada maestra resta quella più dura: otto miliardi di euro da togliere alla scuola italiana in tre anni. L’ordine impartito dal governo al ministro Mariastella Gelmini non si discute: si devono ridurre non solo bidelli e addetti alle fotocopie, ma anche il numero degli edifici sul territorio e quello dei preziosi insegnanti: oggi sono 780 mila. Il risultato a metà del guado – siamo alla seconda stagione della riforma Tremonti-Gelmini, la seconda spallata – è una scuola svuotata, un settore a perdere. Prima delle mille opinioni – plebiscitarie nella contestazione: protesta la maggioranza dei docenti non ancora certi della classe assegnata, dei presidi costretti a gestire due scuole contemporaneamente, dei genitori inconsapevoli di quante volte il figlio mangerà in mensa e quante dovrà tornare a casa, degli studenti costretti a studiare in classi da 34 unità – lo certificano i numeri.

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Le lezioni sono partite in gran parte del paese, ieri mattina 2, e ventimila sono le cattedre ancora vuote, dalle elementari ai licei. La nomina dei 110 mila supplenti necessari al sistema prosegue affannata: la disponibilità dei posti è stata comunicata agli uffici solo a ferragosto e così a Roma, oggi, 8 mila supplenze su 12 mila sono da assegnare. I provveditorati di Milano e Pordenone annunciano una partenza a pieno regime mentre il Sud arranca. A Napoli, dove le lezioni partono domani, mancheranno 3.800 insegnanti e 2.500 tra bidelli, segreteria e assistenti di laboratorio. In provincia di Messina fin qui non c’è stata una nomina e a Palermo l’organizzazione delle classi si dovrà protrarre fino al 22 settembre.

Il risiko dei supplenti ha collassato gli uffici, a loro volta svuotati, degli ex provveditorati. A Firenze il provveditore Claudio Bacaloni ha scritto al ministro una lettera di due pagine: “In queste condizioni la sistemazione dei docenti entro settembre risulta impossibile”. A Bari Giovanni La Coppola ha fatto appendere il cartello “si riceve solo per appuntamento”. Per mandare i supplenti in cattedra in molti hanno sospeso il ricevimento del pubblico. Grazie alla “riforma epocale” sono quasi 1.500 le scuole italiane – una su sette – guidate da un preside part-time: quattro giorni lavora nella scuola d’origine e il venerdì corre a mettere firme sotto questioni sconosciute nel secondo istituto. Sono i “reggenti”, spremuti per 400 euro lordi in più. Il loro recordman è Francesco La Teana, preside dell’Istituto Schiaparelli Gramsci di Milano, ragioneria con 120 anni di storia e 1.500 iscritti. La sua scuola prevalente ha già due succursali lontane e da quest’anno, grazie alla riforma, Francesco La Teana dovrà guidare un istituto a Pioltello, nell’hinterland, composto da materna, elementare e due medie. Dirigerà sette plessi e racconta: “Il telefono squilla in continuazione, praticamente non dormo più. Lavoro in ufficio, in auto, a casa. Sempre”.

Il quindici per cento delle scuole italiane sono vuote, chiuse. Il doppio, invece, sono gli edifici da ristrutturare: 12.723. Solo in Calabria più della metà degli esistenti. Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi, ricorda: “Nel 2009 la Protezione civile aveva calcolato 20 miliardi di euro per la messa in sicurezza di tutti gli edifici, oggi il ministero non ha speso nulla”. Il Codacons ha diffuso la lista dei plessi a rischio crollo, il monitoraggio del ministero resta invece secretato.

L’Ocse ha appena fotografato per grandi numeri l’interesse del nostro paese verso l’istruzione: siamo penultimi davanti alla Slovacchia per spesa scolastica (il 4,5% del Pil), ultimi per la quota di spesa pubblica destinata alla scuola (il 9%). Significa, scendendo nel dettaglio del caos di queste ore, 10 mila insegnanti in soprannumero (sono di ruolo, ma hanno perso la titolarità del posto) e 600 mila studenti che al primo anno avranno meno ore di lezione. Il Coordinamento associazioni disabili di Bologna segnala che, a fronte di una norma che chiede un portatore di handicap ogni venti studenti, ci sono classi con due disabili su 25 alunni. E i tagli, poi, non sono solo centrali. Nel Lazio la Giunta Polverini ha tolto 5 mila borse di studio e azzerato il fondo di 3 milioni di euro per i libri in comodato d’uso. Nella provincia dell’Aquila si annunciano 1.033 iscrizioni in meno e 700 studenti costretti a emigrare.

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14 settembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/scuola/2010/09/14/news/inchiesta_scuola-7050155/?rss