Archivio | settembre 19, 2010

Il cardinal Sepe: «Napoli senza più pane né speranza» / Emergenza rifiuti a Napoli: si pensa a discarica nel Parco del Vesuvio

L’arcivescovo: «Serve un serio esame di coscienza collettiva»

«Napoli senza più pane né speranza»

L’amara constatazione del cardinale Sepe nell’omelia che ha accompagnato il nuovo «miracolo» di San Gennaro

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Il cardinale Crescenzio Sepe (Eidon)
Il cardinale Crescenzio Sepe (Eidon)

ROMA – «Napoli ha sempre vissuto di pane e di speranza. Ora sembra che siamo arrivati ad un punto di svolta: niente è scontato, nè il pane nè la speranza. Come è potuto accadere?». Lo ha detto il cardinale Crescenzio Sepe nel corso dell’omelia per il prodigio del miracolo di San Gennaro, che si è ripetuto anche quest’anno.

«ESAME DI COSCIENZA COLLETTIVA»L’arcivescovo di Napoli ha richiamato tutti a fare «un serio esame di coscienza collettiva nel quale tutti, per la parte di propria competenza, sono chiamati in causa». Parlando poi del clima di violenza che si registra in Campania, l’arcivescovo ha ricordato la tragedia di Castel Volturno, l’uccisione del sindaco Vassallo e infine un pensiero è andato alle vittime degli incidenti sul lavoro.

IL MIRACOLOIl «miracolo» di San Gennaro si è ripetuto alle 9.22 di oggi. Il sangue del santo patrono di Napoli si è liquefatto all’interno delle ampolle che sono conservate nella cattedrale della città. Il prodigio si è rinnovato dopo poche ore di preghiera dei fedeli che, fin dalle prime ore del mattino, hanno affollato l’interno del Duomo. Secondo la tradizione l’immediato scioglimento del sangue è di buon auspicio per i napoletani e la città. Il prodigio, che si verifica tre volte l’anno, è stato accolto dai fedeli con un lungo applauso e sventolio di fazzoletti bianchi.

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Redazione online
19 settembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_settembre_19/cardinale-sepe-napoli-senza-pane-e-speranza_e908f7da-c3c8-11df-80e3-00144f02aabe.shtml

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Emergenza rifiuti a Napoli: si pensa a discarica nel Parco del Vesuvio

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Il Parco Nazionale del Vesuvio, un patrimonio naturale che va assolutamente tutelato

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NAPOLI (19 settembre) – L’incubo dei rifiuti torna ad aleggiare a Napoli e in ampie aree della Campania, e torna in campo l’ipotesi di aprire una nuova discarica a Cava Vitiello ai piedi del Vesuvio. Stavolta le ragioni della nuova emergenza sono che il termovalorizzatore di Acerra è in tilt, e che i centri di raccolta sono saturi.

La decisione di puntare su Terzigno contraddice l’indicazione data dagli eurodeputati la scorsa primavera, che bocciavano la discarica in piena area naturalistica. Ma la Regione fa dietrofront e chiede al governo lo sblocco dei fondi per i comuni. Si ritiene che la discarica bis possa alleggerire la situazione: in gennaio si prevede che i siti saranno saturi e nelle strade si accumuleranno mille tonnellate al giorno.

Lunedì vertice tra la Protezione civile e i rappresentanti delle amministrazioni locali al quale è atteso anche Guido Bertolaso.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=119428&sez=HOME_INITALIA

Oggi riapre la caccia. Il manifesto per abolirla raccoglie 100 mila firme

Le polemiche – Per 900 mila doppiette stagione al via fino a gennaio

Oggi riapre la caccia. Il manifesto per abolirla raccoglie 100 mila firme

Animalisti in corteo: «È stupida e crudele»

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Michela Vittoria Brambilla, ministro del Turismo
Michela Vittoria Brambilla, ministro del Turismo

ROMAOltre centomila firme contro la caccia. Nella domenica di apertura delle attività venatorie – che si chiude il 31 gennaio – esprimono la condanna di «un atto stupido, crudele e nocivo al sentimento morale» (parole mutuate da Tolstoj) sottoscrivendo il «Manifesto per la coscienza degli animali».

L’iniziativa è del ministro del Turismo Michela Brambilla, dell’oncologo Umberto Veronesi e di diversi personaggi dei mondi di cultura e spettacolo. L’avvio della stagione è stato contestato da un corteo organizzato a Venezia. Il messaggio dei due ispiratori del «Manifesto» a quanti sfilavano sotto la pioggia (Lav, Enpa, Lac, Lipu, Oipa) suona come una dura condanna: «La coscienza animalista è una grande ricchezza di cui andare orgogliosi. Al centro c’è il rifiuto deciso della barbara pratica della caccia da parte di una schiacciante maggioranza dell’opinione pubblica che non deve più essere ignorata. Chi si dedica a questa attività non solo nuoce agli animali del Pianeta, ma provoca anche grave danno all’ambiente». Parole condivise tra gli altri dalla cantante Giorgia, da Marisa Laurito, Licia Colò, Daniela Poggi.

Tema del corteo la richiesta di abolire la caccia e favorire la tutela della biodiversità. C’è anche il problema sicurezza. Secondo i conti delle associazioni, dal 2 settembre 2009 al 31 gennaio 2010 i morti sono stati ventitré oltre a 53 feriti tra i cacciatori. Un morto e diciotto feriti tra i cittadini. L’ultima vittima è stata a Melfi pochi giorni fa.

Settecentomila praticanti iscritti alle associazioni e duecentomila privati possono da oggi riprendere in mano la doppietta, attesi da importanti novità contenute nella legge 157. Tra le modifiche previste a livello comunitario, la possibilità per le Regioni di estendere il calendario ai primi dieci giorni di febbraio e ridurlo a gennaio. È stato anche introdotto il divieto di sparare ad alcune specie in certi periodi dell’anno. Nessuna limitazione per quaglie, tortore, merli, allodole, pernici rosse, lepri comuni, conigli selvatici, tordi, fagiani, germani reali, folaghe, pernici bianche, coturnici, camosci alpini, caprioli, cervi, daini, lepri bianche e mufloni (tranne che in Sardegna). Suddivisa in due periodi, invece la stagione dei cinghiali.

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Margherita De Bac
19 settembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_settembre_19/caccia-brambilla_264658a4-c3ba-11df-80e3-00144f02aabe.shtml

fonte immagine di testa:  http://valledellanava.wordpress.com/2009/01/08/lac-chiede-la-sospensione-della-caccia-nei-periodi-di-gelo/

GAZA – Vittorio Arrigoni: Il vero volto dei negoziati di pace

GAZA – Il vero volto dei negoziati di pace

Il mio pezzo di ieri per Peacereporter:

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terrorismo israeliano

Ieri nell’obitorio di Beit Hanoun, dinnanzi a me mutilato, stava disteso il vero volto dei negoziati di pace.

Nelle celle frigoriferi spalancate i veri frutti dei colloqui voluti da Benjamin Netanyahu, la pratica della pace israeliana che mentre in gessato scuro con una mano ingessata dà pacche sulle spalle ai pupazzi di Ramallah, con l’altra armeggia il tritacarne di una occupazione mai disinnescata.

I volti delle ultime vittime civili palestinesi presentano le scarificazioni del rituale dello Shalom come è inteso da Netanyahu, e prima di lui da Olmert, da Sharon, da Perez, da Rabin, da Golda Meir fino a Ben Gurion, e ancora prima negli spregevoli piani prospettati a fine ottocento da Theodor Herzl.

Un vivere in pace che nella visione sionista è sinonimo di pulizia etnica della popolazione autoctona, che se a Gerusalemme e in West Bank si concretizza coi bulldozer  e gli ettari di terra divorati ogni giorno radendo al suolo case e abbattendo ulivi millenari, qui a Gaza continua incessantemente a sradicare vite umane.

Ieri pomeriggio a Beit Hanoun,verso le ore 17, il pastore beduino Ibrahim Abu Sayed di 91 anni si trovava col suo nipote diciassettenne Hossam e un suo amico, Ismail Abu Oda, di anni 16  a Nord di Sharab Street, a badare al bestiame nella loro terra posta a circa 700 metri dal confine, quando durante una improvvisa incursioni di blindati israeliani un carro armato ha sparato un colpo di cannone direttamente su di loro, riducendo i corpi in brandelli.

All’ospedale di Beit Hanoun abbiamo incontrato le famiglie di queste nuove vittime del terrorismo israeliano, la moglie di Ibrahim, devastata dal dolore, sfogava gridando a squarciagola tutto l’orrore a cui aveva appena assistito.

Ero con loro mezz’ora prima  dell’attacco”, ci ha avvicinato Mohammed Abu Oda, un parente, “li ho visti prendersi cura delle loro pecore. Poi quando mi sono allontanato ho sentito i colpi sparati dai carri armati israeliani, i colpi che hanno ucciso i nostri familiari”.

terrorismo israeliano

Sono morti all’istante, secondo quanto ci ha riferito un dottore che preferisce rimanere anonimo. Ibrahim presentava sul petto e sullo stomaco numerose ferite causate da frammenti di esplosivo, mentre Hossam è arrivato all’ospedale con la parte posteriore del cranio mancante, come abbiamo potuto constatare all’obitorio.  Anche Ibrahim, l’amico di Hossam,  è arrivato cadavere dinnanzi ai dottori e anch’esso con gran parte della testa mutilata.

Israele dichiara che la nostra terra si trova nella buffer zone, ma siamo almeno 700 metri lontano dal confine”, ci ha raccontato lo zio di Ismail, Majdi Abu Oda. “Siamo tutti contadini e pastori che viviamo lì da moltissimi anni. Non siamo nemici di Israele, non rappresentiamo un pericolo per loro. Hanno telecamere piazzate ovunque lungo la linea di confine e ci hanno visto centinaia di volte. Hanno le nostre foto, ci conoscono bene, come sapevano benissimo che i tre uomini  ammazzati oggi erano civili e non combattenti.”

made in israel

Lo stesso sdegno suscitato nel mondo per l’omicidio dei coloni israeliani non si è fatto vedere neanche questa volta a Gaza per il massacro di questi 3 pastori, che a differenza dei coloni erano secondo le leggi internazionali si trovavano a tutti gli effetti sulla loro terra e non rappresentavano una minaccia per Israele.

Per commemorare la macabra fine di un anziano nonno, di suo nipote e di un secondo adolescente, domani a Beit Hanoun è prevista una manifestazione al confine, che si presume sarà molto partecipata.

made in israel

Saber Zaneen, coordinatore dell’associazione di volontari  “Local Initiative” e organizzatore della manifestazione ha dichiarato:

Oggi l’occupazione israeliana ha commesso un nuovo crimine da aggiungere alla sua infinita lista nera. 3 martiri ora riposano in cielo cono onore e dignità in cielo. Chiediamo con forza alla comunità internazionale e alla società civile tutta di mobilitarsi affinchè cessino questi crimini contro l’umanità contro civili palestinesi e di impegnarsi per proteggere la popolazione  all’interno della Striscia di Gaza”.

Restiamo Umani

Vittorio Arrigoni dalla Striscia di Gaza

Ps. Come attivisti per i diritti umani dell’ISM Gaza ci autofinanziamo con il sostegno di chi ritiene utile la nostra presenza in queste lande oppresse, se potete, sostenete. Via  Paypal o scrivendo a guerrillaingaza@gmail.com

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14 settembre 2010

fonte:  http://guerrillaradio.iobloggo.com/

Alitalia, piano da 2mila lavoratori in meno. Polverini avverte: no ad altri sacrifici

Alitalia, piano da 2mila lavoratori in meno
Polverini avverte: no ad altri sacrifici

https://i1.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20100919_alitalia_toiati.jpg

Ipotesi di tagli in scali periferici. La compagnia non conferma le indiscrezioni. Il Pd: fallimento del governo

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ROMA (19 settembre) – Alitalia starebbe preparando un piano di ridimensionamento del personale da attuare entro dicembre, che potrebbe coinvolgere circa 1.200-1.400 dipendenti, ai quali andrebbero aggiunti i contratti di 600 precari da non rinnovare. Il numero dei dipendenti scenderebbe così dai 14.000 attuali ai 12.600 «ai livelli previsti dal Piano Fenice». A riportare l’ipotesi con grande evidenza è oggi il Corriere della Sera secondo il quale, pur senza parlare di esuberi, il tema sarebbe stato trattato in una convention con 400 dipendenti tenuta ad inizio settembre, della quale sarebbe stato anche riportato un resoconto, poi cancellato («era un refuso» dicono in Alitalia, secondo il quotidiano), sul sito intranet della società.

Del ridimensionamento – secondo l’articolo – c’è traccia anche in alcune slide della convention che illustrava azioni finalizzate ad un risparmio finale di 108 milioni nel secondo semestre dell’anno, sotto la voce «vendita servizi manutenzione e materiali». Su questo l’azienda, è scritto, ammette che «alcune esternalizzazioni verranno effettuate negli scali periferici».

«Alitalia fa sapere che non conferma i contenuti dell’articolo». Così la compagnia aerea italiana risponde alle indiscrezioni, senza tuttavia smentire esplicitamente i tagli.

«Se le notizia sugli esuberi venissero confermate andrebbe aperto immediatamente un confronto», ha affermato il segretario nazionale Filt-Cgil Mauro Rossi che esprime «preoccupazione». Rossi ha spiegato come «noi non siamo stati avvisati o informati in alcun modo» sul possibile piano da parte di Alitalia e «aspettiamo quindi una qualche comunicazione». Il segretario nazionale ha comunque rilevato come «da alcune settimane i vertici della compagnia ci descrivono un’azienda florida con dati edulcorati anche se noi sappiamo che non è così».

«Mi auguro si tratti di una notizia priva di fondamento», afferma in una nota il presidente della Regione Lazio Renata Polverini. «I lavoratori di Alitalia – spiega Polverini – rappresentano un bacino occupazionale importante per la nostra regione che va salvaguardato. Proprio di recente la Regione Lazio ha concluso un accordo a esuberi zero
per la tutela dei lavoratori di Alitalia Manteinance System assicurando fondi destinati al settore aerospaziale e, per la prima volta, misure di welfare a favore dei figli dei lavoratori». «L’operazione di acquisizione da parte di Cai, una vertenza lunga e difficile che mi ha vista personalmente impegnata due anni fa, ci ha consentito – aggiunge – di mantenere il brand Alitalia nel nostro Paese, di contenere gli esuberi e anche di porre le basi per un rilancio della compagnia. È questa la strada che ci aspettiamo venga seguita. Ai lavoratori – conclude Polverini – non si possono chiedere altrisacrifici».

«Se fosse confermata la notizia del piano di esuberi cui starebbe lavorando Alitalia, sarebbero fondate le nostre preoccupazioni su una privatizzazione gestita malissimo dal Governo che, senza garantire benefici al trasporto aereo italiano, ha semplicemente scaricato 3 miliardi di euro di debiti sulle spalle dei contribuenti abbandonando i lavoratori al loro destino», ha affermato il capogruppo del Pd in commissione Trasporti alla Camera, Michele Meta.

«L’operazione elettorale di Berlusconi, di salvataggio di Alitalia-Toto, è costata la bellezza di 3,5 miliardi di euro. E il conto è ancora aperto», ha aggiunto il responsabile Infrastrutture del Pd, Matteo Mauri, secondo cui del piano Fenice «rimangono solo le ceneri. Tutte le peggiori previsioni si stanno purtroppo realizzando. La facciata di ottimismo lascia il posto alla realtà, fatta di conti in rosso e di tagli al personale».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=119416&sez=HOME_ECONOMIA

Adro, il sindaco: «Rimuovo i simboli soltanto se me lo chiede Bossi»

Dopo la richiesta del ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini

 I simboli politici all'interno della scuola (S. Cavicchi)

Adro, il sindaco: «Rimuovo i simboli soltanto se me lo chiede Bossi»

Il leader della Lega: «Forse ne ha messi troppi». Maroni: era sufficiente intitolare la scuola a Miglio

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MILANO – «Se me lo dice Bossi, rimuovo i simboli non domani, ma ieri». Così il sindaco di Adro, Oscar Lancini, ha risposto ad una domanda su cosa intenda fare dopo che il ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini lo ha invitato a rimuovere il simbolo del Sole delle Alpi dal polo scolastico del suo Comune. Lancini ha però aggiunto: «Se lo tolgo dalla scuola, allora faccio lo stesso con gli edifici pubblici su cui è presente da secoli. Altrimenti niente». Sabato sera, alla festa della Lega Nord Romagna, a Forlì, Bossi ha risposto a una domanda sulla scuola di Adro e sui simboli disseminati ovunque: «Il sindaco forse ne ha messi troppi. Avrebbe potuto farne uno bello, che bastava. Questi simboli la Lega li ha fatti diventare politici, ma sono graffiti delle Alpi. E a Brescia ce ne sono tantissimi». Il sindaco Lancini c’è rimasto male: «Sono sorpreso di quello che ho letto sui giornali. Io comunque ho ricevuto i complimenti dei vertici leghisti». Domenica ad Adro è arrivato il vicesindaco leghista di una comune della provincia di Bergamo, appunto per complimentarsi con Lancini.

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Scuola di Adro, simboli e contestazione Scuola di Adro, simboli e contestazione Scuola di Adro, simboli e contestazione

Scuola di Adro, simboli e contestazione Scuola di Adro, simboli e contestazione Scuola di Adro, simboli e contestazione Scuola di Adro, simboli e contestazione Scuola di Adro, simboli e contestazione

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Il ministro dell’ Interno, Roberto Maroni, «condivide» le parole del leader della Lega: «Intitolare la scuola a Miglio è stata una grande idea ma io mi sarei fermato lì», ha detto il ministro durante l’inaugurazione di un asilo nido in una villa confiscata alla criminalità organizzata a Lonate Ceppino (Varese). «Miglio vuol dire tutto – ha aggiunto Maroni – è stato l’inventore delle tre macroregioni e quindi anche della padania».

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Redazione online
19 settembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/politica/10_settembre_19/simboli-leghisti-scuola-adro-sindaco-bossi-gelmini_51cd5abc-c3e3-11df-80e3-00144f02aabe.shtml

Razzo fa strage di bambini in Afghanistan

Sette sono morti sul colpo, l’ottavo è deceduto durante il trasporto in ospedale

Razzo fa strage di bambini in Afghanistan

Gli otto ragazzini stavano giocando con un proiettile inesploso lanciato contro un seggio elettorale

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Bambini giocano con un aquilone a Kabul (Ap)
Bambini giocano con un aquilone a Kabul (Ap

MILANO – Otto bambini sono rimasti uccisi domenica nella provincia settentrionale afghana di Kunduz mentre giocavano per la strada con un razzo inesploso. L’incidente è avvenuto nel distretto di Aliabad, dove sabato i talebani hanno lanciato diversi razzi nel tentativo di boicottare lo svolgimento delle elezioni. Secondo la ricostruzione del capo distretto, Habibullah Mohtashim, «sette dei bambini sono morti sul colpo e un altro è è deceduto mentre lo stavano portando in ospedale». Mohtashim ha detto che il razzo che ha ucciso i bambini potrebbe essere stato uno di quelli lanciati da i talebani e rimasto inesploso, oppure potrebbe essere stato piazzato lì per un attentato mai avvenuto. (fonte Ansa/Reuters)

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19 settembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/10_settembre_19/afghanistan-bambini-morti-razzo-talebani_6628e2ec-c3f7-11df-80e3-00144f02aabe.shtml

MAREA NERA – Chiuso definitivamente il pozzo Macondo Fine di una catastrofe durata cinque mesi

MAREA NERA

Chiuso definitivamente il pozzo Macondo
Fine di una catastrofe durata cinque mesi

E’ stato inserito un tappo di cemento, per evitare future fuoriuscite di greggio. La piattaforma petrolifera della Bp è esplosa il 20 aprile, provocando la morte di 11 persone. In mare si sono rovesciati quattro milioni di barili

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Chiuso definitivamente il pozzo Macondo Fine di una catastrofe durata cinque mesi L’immagine, tratta da un video della Bp, mostra la fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico

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NEW YORK –  E’ stato chiuso definitivamente con un tappo di cemento il pozzo Macondo della Bp che ha provocato una marea nera senza precedenti nel Golfo di Messico. Lo ha reso noto fonti ufficiali USA. La British Petroleoum ha chiuso in via definitiva la falla nella propria piattaforma nel Golfo del Messico, responsabile della più grande marea nera della storia americana.

La marea nera è durata complessivamente 87 giorni 1: dal 20 aprile 2. data dell’esplosione della piattaforma petrolifera della Bp con 11 morti, al 15 luglio 3, quando il Macondo, grazie ad un tappo speciale e dopo ripetuti vani tentativi, ha smesso di vomitare petrolio nelle acque del Golfo del Messico, non lontano da New Orleans.

Complessivamente,
la fuoriuscita di petrolio, forse la maggiore della storia, è stimata in quattro milioni di barili di greggio, circa 16 volte la catastrofe dell’Exxon Valdez, in Alaska nel 1989.

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19 settembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2010/09/19/news/chiuso_definitivamente_il_pozzo_macondo_si_chiude_una_catastrofe_durata_cinque_mesi-7231329/?rss