Archivio | settembre 27, 2010

UN ANNO DI CARCERE PER 4 MELE RUBATE

Un anno di carcere per 4 mele rubate

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Mentre il governo sprofonda nel suo verminaio e precipita il Paese in una crisi politica e morale senza precedenti; mentre i palazzi del potere trasudano malversazione, corruzione e ruberie; mentre lì si pratica la guerra per bande nel più totale, cinico disinteresse per la vita grama in cui si dibatte gran parte del popolo italiano; mentre i ricchi possono impunemente confiscare risorse che appartengono a tutti i cittadini, accade che il tribunale di Bergamo condanni ad un anno di carcere un marocchino di 52 anni colpevole di avere asportato, senza pagare, quattro mele dal banco di un supermercato.
C’è, in questo allucinante affresco dell’Italia contemporanea, tutta l’abnormità dell’ingiustizia, della protervia classista, dell’ottusa cattiveria che prorompe dalle implacabili sanzioni comminate ai poveri diavoli e, per converso, dell’indulgenza generosamente riservata ai prepotenti.

Viviamo da tempo, con colpevole assuefazione, rapporti umani e sociali avvelenati dall’individualismo, dalla chiusura nel proprio particulare, dalla rottura dei legami solidaristici e di prossimità. Si tende così a chiudere gli occhi di fronte a comportamenti che umiliano l’altrui dignità, quando non è in gioco la propria. Senza capire che la campana suona per tutti.
Non ci sono né artifizi, né imbrogli, né cortine fumogene che possano nascondere questa tristissima realtà. Di fronte alla quale non basta indignarsi. Ma che occorre voler rovesciare. Come un guanto. Prima di affogarci dentro.

fonte: http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=8549&catid=43&Itemid=68

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http://www.nuovaresistenza.org/2010/09/26/un-anno-di-carcere-per-4-mele-rubate-controlacrisi-org/

http://www.facebook.com/note.php?note_id=440610514755&comments

MAPOLI – Tenta il suicidio la madre del presunto killer della mamma-coraggio: ferita

La donna era provata per l’accusa mossa al figlio

Tenta il suicidio la madre del presunto killer della mamma-coraggio: ferita

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La madre di Avolio, accusato di essere il sicario di Teresa Buonocore, si è lanciata dal secondo piano: tibia rotta

Giuseppe Avolio Giuseppe Avolio

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NAPOLI – La madre di Giuseppe Avolio, uno dei due giovani arrestati nei giorni scorsi con l’accusa di aver assassinato Teresa Buonocore, ha tentato il suicidio domenica mattina lanciandosi nel vuoto dal balcone della sua abitazione, a Portici. Flora Scognamiglio, di 44 anni, è ora ricoverata in condizioni non gravi nell’ospedale «Loreto Mare» di Napoli. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri, la donna, provata dall’arresto del figlio con una accusa gravissima, si è lanciata nel vuoto dal secondo piano dell’edificio in cui abita, in via Guglielmo Marconi. Una tettoia metallica ha attutito l’impatto, poi si è rialzata e ha tentato nuovamente di lanciarsi nel vuoto: fortunatamente, ha solo la frattura di una tibia.

Soccorsa da una ambulanza del 118. I carabinieri hanno accertato che il tentativo di suicidio è legato all’arresto del figlio. Avolio è indiziato di essere uno dei due killer di Teresa Buonocore (l’altro è il tatuatore Alberto Amendola), la mamma coraggio che aveva testimoniato nel processo contro l’uomo – Enrico Perillo – accusato di abusi su una delle sue bambine.

Intanto si cerca di definire i rapporti tra i due killer e i mandanti, a partire proprio da Enrico Perillo. Si scandaglia nella corrispondenza del pedofilo – detenuto nel carcere di Modena – per capire se avesse spedito lettere dal carcere al tatuatore che già conosceva (era stato anche suo testimone a difesa durante il processo). Ad accusare il pedofilo e la sua famiglia – il fratello Lorenzo e la moglie Patrizia Nicolino – sono proprio i due killer, sebbene con racconti confusi e non univoci. Per questo motivo i due familiari sono indagati per omicidio.

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Redazione online
26 settembre 2010
(ultima modifica: 27 settembre 2010)

fonte:  http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/26-settembre-2010/tenta-suicidio-madre-presunto-killer-mamma-coraggio-ferita-1703836469458.shtml

Bossi contro Roma e i romani: “Sono porci. F1? corrano con le bighe”

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Bossi contro Roma e i romani
“Sono porci. F1? corrano con le bighe”

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ROMA – Il gran premio di formula 1 i romani se lo possono dimenticare, almeno secondo Umberto Bossi, che, parlando ieri in tarda sera a Lazzate, dell’ipotesi di spostare il Gran Premio d’Italia da Monza a Roma ha detto: “Monza non si tocca e a Roma possono correre con le bighe”.

Ma non è stato l’unico riferimento ‘storico’ del leader leghista. “Basta con la sigla Spqr”, senatus populusque romanorum, io dico “sono porci questi romani” ha detto il senatùr tra gli applausi del pubblico.

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27 settembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2010/09/27/news/bossi_romani-7470883/?rss

Cucchi, Aldovrandi, Giuliani (e non solo): le famiglie chiedono giustizia allo Stato

Federico Aldrovandi

Cucchi, Aldovrandi, Giuliani

Le famiglie chiedono giustizia allo Stato

“I nostri figli sono stati massacrati proprio da quelle persone che avrebbero dovuto difenderli”

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Patrizia, Ilaria, Heidi, Giorgio, Lucia, Elia: donne e uomini di caratteri diversi, provenienze diverse, storie diverse. Tutti, però, accumunati dallo stesso sguardo, quello di chi si è visto uccidere dallo Stato un proprio caro e ora chiede giustizia. Nel quinto anniversario della morte di Federico Aldrovandi, Ferrara ha ospitato un’intera giornata dedicata alle vittime delle forze dell’ordine. “Morti per mano dello Stato che avrebbe dovuto difenderli”, sottolinea Patrizia, la mamma del ragazzo di 18 anni ucciso dai poliziotti, che adesso si deve difendere dalle querele che quegli stessi poliziotti le hanno sporto. L’idea che riunisce tutti è quella di costituire un’associazione che metta insieme le famiglie, gli avvocati “onesti”, i giornalisti “coraggiosi”, perché quello che è accaduto a Federico, Stefano Cucchi, Carlo Giuliani, Gabriele Sandri, Giuseppe Uva, Aldo Bianzino e ai tanti che ancora non hanno voce, non accada mai più. “E’ stato il coraggio di Patrizia a dare a me la forza di dire che la morte di mio fratello non era naturale – racconta Ilaria Cucchi -. Non si tratta solo di avere giustizia, se e quando arriverà, ma di far passare un messaggio: i cittadini devono essere tutelati”.

Proprio ieri la famiglia di Stefano ha detto di non essere sicura di volersi costituire parte civile nel processo, che riprenderà il 5 ottobre in fase di udienza preliminare: “Respingiamo l’impianto accusatorio, che parla di negligenze. A ucciderlo sono state le percosse”. Ognuno ha la sua storia da raccontare di fronte ad una platea commossa e silenziosa. C’è Elia, figlio 24enne di Aldo Bianzino, morto nel carcere di Perugia due giorni dopo l’arresto: “Una vicenda oscurata dall’omicidio di Meredith Kercher. Anche nel caso di mio padre si è parlato subito di morte naturale, e l’indagine è stata affidata alla stessa polizia penitenziaria. Un paradosso”. Lucia Uva è invece la sorella di Giuseppe, un uomo arrestato a Varese per ubriachezza nel 2008, trattenuto per tre ore in caserma, alla presenza di due carabinieri e sei poliziotti, e morto massacrato in un letto d’ospedale. Lucia ce l’ha, senza timori, con il pm: “Chiedo che venga sostituito perché non sta facendo il suo dovere. Pare che la colpa sia solo dei medici”.

Giorgio Sandri è il padre di Gabriele, il ragazzo ucciso, sull’A1, da una pallottola sparata dal poliziotto della stradale Luigi Spaccarotella: “La sentenza di primo grado ha condannato questo ‘individuo’ a sei anni, derubricando il reato da omicidio volontario a colposo. Quando guardo negli occhi un poliziotto ‘buono’ mi chiedo perché nessuno, tanto meno i sindacati di polizia, riescano a smarcarsi dal corporativismo”. E’ un po’ lo stesso discorso che fa Heidi Giuliani, mamma di Carlo, ucciso nel 2001 durante il G8 di Genova: “Le forze dell’ordine hanno sempre goduto di impunità. Non tutti i carabinieri sono assassini, non tutti i finanzieri picchiatori, non tutta la penitenziaria ha un istinto criminale. Ma quanti, tra gli onesti, hanno il coraggio di denunciare i colleghi? Quanti si sono indignati per le promozioni ricevute dai responsabili della Diaz? Io continuerò a considerarli complici”.

C’è, poi, il problema della stampa: non tutti i giornalisti, denunciano i familiari, hanno la forza di raccontare come stanno le cose, “molti si limitano a pubblicare le veline delle Questure”. A Ferrara è venuto anche Stefano Gugliotta, il ragazzo picchiato nei pressi dello stadio Olimpico di Roma da alcuni poliziotti che lo avevano scambiato per qualcun altro. Si sente fortunato, perché ha portato a casa la pelle: “Però sono ancora accusato di resistenza a pubblico ufficiale. Ho perso il lavoro, la mia vita non è più la stessa. Eppure i responsabili del mio pestaggio non sono ancora stati identificati”.

Ieri sera, nello stesso cinema, è stato proiettato il film-documentario di Filippo Vendemmiati “E’ stato morto un ragazzo”, che ricorda la storia di Federico Aldrovandi; poi la città si è stretta ancora una volta attorno a Patrizia e Lino, i suoi genitori, in una fiaccolata che ha raggiunto via Ippodromo, il luogo in cui “Aldro” è stato ucciso dallo Stato.

Da il Fatto Quotidiano del 26 settembre 2010

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fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/26/cucchi-aldovrandi-giuliani-le-famiglie-unite-contro-lo-stato/64755/

Trailer “E’ stato morto un ragazzo” di Filippo Vendemmiati – 2010

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“Speravano di farla fanca”: il complotto contro gli Aldrovandi LA7 1/6

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“Speravano di farla fanca”: il complotto contro…di CORRADINIMAURO

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“Speravano di farla fanca”: il complotto contro…di CORRADINIMAURO

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“Speravano di farla franca”. il complotto contr…di CORRADINIMAURO

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“Speravano di farla franca”: il complotto contr…di CORRADINIMAURO

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“Speravano di farla franca”: il complotto contr…di CORRADINIMAURO

Colonie, appello di Netanyahu all’Anp. Abu Mazen: «Stop a nuovi insediamenti»

Colonie, appello di Netanyahu all’Anp. Abu Mazen: «Stop a nuovi insediamenti»

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Il premier israeliano Benyamin Netanyahu si ha chiesto al presidente palestinese Abu Mazen di portare avanti negoziati «sinceri e positivi» nonostante sia scaduta senza proroghe la moratoria di 10 mesi sulla costruzione di insediamenti nei Territori palestinesi. Il congelamento delle colonie doveva terminare alla mezzanotte e così è stato: a nulla sono valse le nonostante gli appelli venuti da più parti. Appena giunto a Parigi dove oggi vedrà Nicolas Sarkozy, Abu Mazen ieri sera aveva ribadito che senza una ulteriore blocco «il processo di pace sar… una perdita di tempo». Nel suo appello, secondo quanto reso noto in un comunicato, Netanyahu ha però chiesto al presidente palestinese di non abbandonare i colloqui di pace in modo da poter giungere «ad un accordo storico» nel giro di un anno. In Israele e nei Territori palestinesi l’attesa per la scadenza ieri è stata vissuta in un clima di grande nervosismo.

Lo dimostra quanto avvenuto in serata in Cisgiordania quando due auto di coloni israeliani sono state colpite dal fuoco di armi automatiche partito, a quanto pare, da un commando palestinese nei pressi di Hebron. Una donna al nono mese di gravidanza è stata leggermente ferita a una gamba e due ore dopo, in ospedale, ha dato alla luce un figlio. Ieri da Netanyahu era venuto un primo appello rivolto ai coloni – col dito già sulla chiavetta di accensione dei motori dei bulldozer – e ai partiti alleati perchè diano prova «di moderazione e senso di responsabilità». Sono continuati anche gli sforzi della diplomazia, soprattutto degli Usa, per trovare un compromesso tale da permettere ai leader israeliani e palestinesi di scendere dalla sommità degli alberi su cui si sono assisi. Il portavoce del Dipartimento di Stato P.J. Crawley ha detto che Hillary Clinton ieri per due volte ha parlato per telefono con Netanyahu.

Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak – non si sa su quali basi – ha detto dal canto suo di ritenere che vi sia il 50% di probabilità che alla fine si trovi una soluzione che permetta la continuazione delle trattative. Sottoposto alle pressioni di coloni, di partiti della coalizione e di forze all’interno dello stesso Likud (il suo partito) Netanyahu non ha annunciato il proseguimento della moratoria per evitare una spaccatura nella coalizione e una probabile crisi di governo. Abu Mazen (Mahmud Abbas), prigioniero delle sue ripetute dichiarazioni che i negoziati di pace con Israele ripresi da appena un mese dopo due anni di interruzione, non continueranno «se comincerà anche la costruzione di una sola casa», sembra dal canto suo avere trovato una possibile via di uscita scegliendo di rinviare il problema al comitato di guida della Lega Araba. Questo, su richiesta di Abu Mazen, si riunirà all’inizio di ottobre (probabilmente il 4) al Cairo per concordare una posizione. Nel frattempo pressochè l’intera galassia politica palestinese, oltre all’opposizione scontata dei movimenti islamici, si è sollevata contro i negoziati senza la proroga. Perfino uno degli esponenti politici più moderati di Al Fatah, come Sufian Abu Zaida, si è espresso in modo apertamente ostile al proseguimento dei colloqui, accusando Israele di malafede. Dicono i palestinesi: condurre negoziati con Israele mentre lo Stato ebraico nel contempo continua a costruire e a ingrandire gli insediamenti è come negoziare sulla spartizione di una pizza mentre una delle parti continua a mangiarla.

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp), seconda tra le organizzazioni che aderiscono all’Olp, ha annunciato di aver sospeso la sua partecipazione al comitato esecutivo dell’organismo per protestare sia contro i negoziati diretti con Israele sia per il modo in cui le decisioni vengono prese nei fori dell’Olp. In Israele accanto alle voci di chi, come il presidente Shimon Peres, esorta a fare di tutto per evitare una crisi che potrebbe essere molto pericolosa, si sono sentite anche le grida dei rappresentanti dei coloni e della destra militante: per loro la moratoria è finita e non sarà mai più ripetuta. «Abbiamo atteso – hanno detto ieri – dieci mesi e da domani mattina riprenderemo a costruire dappertutto». Già nel pomeriggio di ieri in alcuni insediamenti si sono svolte cerimonie di posa della prima pietra di nuove case sotto i riflettori di reti Tv di tutto il mondo. Oggi potrebbero seguire altre iniziative.

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27 settembre 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=103957

L’Italia di provincia che resta senza dottori

Trousse di ferri chirurgici del vecchio medico condotto

L’Italia di provincia che resta senza dottori

Tra il 2015 e il 2025 quasi 25mila medici di famiglia andranno in pensione e non verranno sostituiti: 11 milioni di cittadini non avranno assistenza, in particolare quelli che abitano in zone isolate

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di JENNER MELETTI

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L'Italia di provincia che resta senza dottori

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ACCEGLIO (Cuneo) – Dice che, in fondo, non di solo pane vive l’uomo. “Qui l’aria è buona e le donne e gli uomini non sono solo “pazienti” ma persone. A volte si diventa anche amici. Visito G., gli faccio la ricetta, e poi magari andiamo a prendere un caffè insieme. Sono il medico di base negli otto Comuni della valle Maira ormai da 25 anni e posso dire di essere entrato nelle case di tutti”. Carlo Ponte, 53 anni, è un mmg – medico di medicina generale – con 850 assistiti sparsi nella valle e sulle montagne cuneesi. “Fossi a Torino, mi basterebbero gli abitanti di tre palazzoni. E invece vado su e giù per la valle ad aprire i miei tre ambulatori e poi comincio con le visite a domicilio. La mia Golf ha 300 mila chilometri, tutti fatti a mie spese. Ci sono tanti colleghi che lavorano meno e guadagnano di più, ma non sono invidioso. Tornassi indietro, sceglierei ancora questo lavoro”.

C’era una volta il medico condotto, scomparso (sulla carta) nei primi mesi del 1980, con la realizzazione del Sistema sanitario nazionale deciso nel 1978. “Ma i medici di campagna e delle zone emarginate della montagna – dice Salvio Sigismondi, presidente dell’Ordine dei medici di Cuneo – somigliano molto a quelli che avevano la condotta. E continuano a lavorare in condizioni pesantissime. Orari che non finiscono mai, spese continue. Se stacchi il cellulare, ti chiamano a casa. Ma senza di loro, una fetta d’Italia sarebbe abbandonata”. Anche il presidente dell’Ordine è un mmg, con tre ambulatori a Fossano e in due frazioni. “Che tu lavori in centro a Milano o sotto il Monviso, lo “stipendio” è uguale per tutti: 38,62 euro all’anno per ogni assistito, che presto diventeranno 40,05. Ma per avere 850 pazienti in montagna devi “occupare” un’intera valle. Non mi piace usare paroloni, ma credo che quelli che continuano a lavorare in certi territori siano eroi, o quanto meno missionari. Certo, non si potrà resistere a lungo.

Come Federazione nazionale ordini medici chirurghi e odontoiatri abbiamo studiato la curva anagrafica dei medici di medicina generale. Abbiamo scoperto che fra il 2015 ed il 2025 – per chi si occupa di programmazione sanitaria è già domani – circa 25 mila mmg andranno in pensione e non saranno rimpiazzati perché mancheranno i laureati. Circa 11 milioni di italiani resteranno dunque senza medico di base, e saranno quelli che abitano in campagna o in montagna, dove già i servizi sono al minimo. Se hai la broncopolmonite a Torino, puoi andare direttamente al pronto soccorso. In montagna l’ospedalizzazione è più difficile, bisogna fare arrivare l’ambulanza su strade quasi impossibili o fare atterrare, quando ci si riesce, l’elicottero. Se non cambiano molte cose, presto avremo solo medici di città”.

Fino al 2006 il dottor Carlo Ponte aveva otto ambulatori. Ora ne ha tre, ad Acceglio, Prazzo e Stroppo. “Non ce la facevo più a essere presente ovunque. Anche perché il lavoro è cambiato con l’informatizzazione. Mi spiego. Già prima, negli otto ambulatori, tenevo le cartelle cliniche di tutti i pazienti, con tutti i referti, gli esami, le diagnosi… Migliaia e migliaia di pezzi di carta che, con la nuova normativa, io devo inserire al computer per conoscere il passato di ogni paziente. Ma questo porta via un sacco di tempo e ho dovuto chiudere i cinque ambulatori, anche per non dovere comprare, oltre al pc, anche otto stampanti. Chi decide in alto, forse non è mai stato nelle nostre vallate. Computer e stampanti, con il gelo a meno 15, si bloccano, e tanti nostri ambulatori vengono riscaldati solo quando sono aperti. Presto, secondo il ministro Brunetta, dovremo mandare i certificati di malattia Inps via computer, ma qui internet non funziona. Per mandare un certificato dovrei correre a casa mia a Prazzo dove, ovviamente a mie spese, ho il collegamento alla rete. Ma resisto. In servizio dal lunedì al venerdì dalle 8 del mattino alle 8 di sera, quando scatta la guardia medica che era in valle ed ora, per risparmiare, è stata portata a Dronero. Al sabato sono reperibile fino alle 10. Ma conosco tutte le famiglie e tutte le persone, qualcuno mi cerca sempre”. Uno degli ambulatori chiusi era a Elva, dentro al municipio. Dieci chilometri su una strada a strapiombo, per arrivare in un paese bellissimo e ormai abbandonato. “Ci sono stato anche di notte – dice il dottor Ponte – e ho dovuto cercare la casa di chi mi aveva chiamato con la pila”. Oggi i residenti sono 100, ma gli abitanti sono appena 24, divisi in 29 borgate, 13 delle quali completamente abbandonate. “Quando è stato chiuso l’ambulatorio – racconta Edo Loria, arrivato anni fa da Cuneo per aprire il ristorante San Pancrazio – il paese si è sentito orfano, come quando hanno chiuso la posta, la parrocchia, la scuola. Se nasce un bambino, qui non trova nemmeno un’altalena per giocare. Non siamo ancora riusciti a costruire una pista di atterraggio per l’elicottero di soccorso”.

Anche gli ultimi medici condotti, che hanno ricevuto l’incarico alla fine degli anni ’70, sono ormai andati in pensione. “Arte più misera, arte più rotta – ha scritto il poeta Arnando Fusinato nel 1845 – non c’è del medico che va in condotta”. L’uomo con lo stetoscopio era l’ultima ruota del carro. “Lo stipendio annuo di un medico agli inizi del ‘900 – ha scritto Maurizio Benato, vice presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici – che esercita in una condotta per soli poveri è di lire 1.719, mentre il sanitario che esercita in una condotta piena (con anche pazienti abbienti, ndr) percepisce lire 2.337. Il paragone con altre professioni è impietoso: un pretore guadagna 8.000 lire, una maresciallo dei carabinieri 4.500 con in più l’alloggio”.

I versi di Arnaldo Fusinato sono ben noti a Silvio Ricca, classe 1932, prima medico ospedaliero a Mondovì poi, dal 1963, medico condotto a Caraglio e val Grana, su fino a Castelmagno. “Ho avuto – racconta – fino a 3.900 mutuati. Ho lavorato tanto ma ho avuto tante soddisfazioni. Per tutti ero il dutur, sapevano di potermi chiamare a ogni ora”. Ventiquattro ore di servizio al giorno, dieci giorni di ferie solo se pagavi il sostituto. Gli ambulatori erano forniti dai Comuni. “D’inverno, a Pradleves e Castelmagno e in tutte le frazioni, non veniva spalata la neve. Per arrivare da un malato, a piedi sui sentieri, fra andata e ritorno ci mettevi un giorno – ricorda Ricca-. Il dutur era stimato perché cercava di dare una risposta a ogni problema. Ho fatto nascere bambini con il forcipe, con una grande paura addosso perché, se sbagli, il bimbo resterà disgraziato per sempre. Ho ricucito tendini, ho saturato ferite. Ero anche ufficiale sanitario, e non ho mai firmato un certificato di morte senza vedere e controllare il defunto. Ho dovuto mandare gente in manicomio. Certo, i tempi erano diversi”.

Tutto è cambiato, anche la morte. “Si moriva in casa, un tempo. I vecchi erano assistiti fino all’ultimo. Poi la Fiat e la Michelin hanno spopolato le montagne e gli anziani sono rimasti soli. La morte è cambiata perché è cambiata la famiglia. Si lavora tutti come matti, non puoi perdere tempo nell’assistenza. A piedi, in auto, in elicottero: ho conosciuto ogni angolo della mia montagna. Se salvi una vita, o almeno porti un aiuto, sei contento. E tanti hanno fatto capire di volermi bene. Mi regalavano le uova, per ringraziamento. E chi poteva anche un coniglio, una gallina, un pane di burro”. Qualcuno arriva anche adesso, nella casa del dutur. “Ogni tanto, qualche visita la faccio ancora. Così, per un consulto. Una certa esperienza me la sono fatta. Senza farmi pagare, naturalmente. Resto sempre un medico condotto”.

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27 settembre 20110

fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2010/09/27/news/medico_condotto-7464244/?rss