Archivio | settembre 28, 2010

SVIZZERA – Manifesti contro gli Italiani: “Fuori quei ratti dalle nostre strade!”

28/9/2010 – Dopo la sparata elettorale del Senatur sui romani “porci”. C’è sempre qualcuno più a nord di noi

Il contrappasso dei leghisti

Manifesti in Ticino: gli svizzeri disegnano comaschi, milanesi e varesini come “ratti mangiaformaggi”. E invitano alla “derattizzazione”

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di Jacopo Iacoboni

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A proposito di battute deprimenti, ma che seminano conseguenze. Adesso c’è qualcuno che in Svizzera ci disegna (noi italiani) come ratti o come porci. Su Internet – ma oggi anche a Lugano e Locarno in manifesti affissi per le strade – è spuntata una campagna (partita da questo sito) che ci raffigura appunto come mangiaformaggi, scrocconi, roditori e parassiti. Gli svizzeri ce l’hanno con quegli italiani lavoratori transfrontalieri – di Como, Milano, Varese… leghisti? – che la mattina passano il confine per lavorare nella Confederazione elvetica. L’iniziativa era stata inizialmente attribuita a certi leghisti ticinesi, non meno urlatori di Bossi, raccontano da quelle parti. Ma il loro capo, Giuseppe Bignasca, ha detto che la Lega ticinese non c’entra nulla. In ogni caso se per Bossi i romani sono “porci”, per alcuni ticinesi i comaschi e i milanesi sono “ratti”, e la loro terra andrebbe “derattizzata” (testuale, sui manifesti). Aveva ragione Goethe, c’è sempre qualcuno più a nord di noi, e noi siamo sempre il sud di qualcun altro.

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fonte:  http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=14&ID_articolo=592&ID_sezione=6&sezione=

Rifiuti, ancora guerriglia a Napoli: molotov contro due autocompattatori

Rifiuti, ancora guerriglia a Napoli: molotov contro due autocompattatori

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NAPOLI (28 settembre) – Ancora scontri a Napoli per i rifiuti. Un autocompattatore della ditta Enerambiente è stato dato a fuoco a Napoli da una banda di una decina di persone con il volto coperto da caschi. E’ successo la scorsa notte in via Pasquale Scura, nel quartiere di Montesanto, nei vicoli di Spaccanapoli.

L’addetto alla raccolta è sceso dal mezzo per effettuare il prelievo dei rifiuti
quando ha avvertito un botto e visto il successivo incendio che ha progressivamente distrutto la cabina di guida del veicolo.

Una decina di persone, con il capo coperto da caschi, si sono allontanate velocemente subito dopo aver dato fuoco al mezzo. Nell’incendio sono state danneggiate due auto parcheggiate nella zona e annerite le pareti di un edificio vicino a dove era stato parcheggiato l’autocompattatore. Danneggiati anche i cavi dell’elettricità poi riparati. I resti della molotov si sono confusi tra i detriti dei vetri del parabrezza della cabina di guida del mezzo.

L’esplosione ha provocato grande paura tra i residenti della zona che si sono affacciati ai balconi per capire da dove provenisse il boato. Proprio la settimana scorsa in un raid erano stati danneggiati una cinquantina di mezzi, sempre della Enerambiente, una delle società che si occupa della raccolta a Napoli.

Un gruppo di facinorosi armati di pistola e con addosso caschi e passamontagna, hanno assaltato nella notte, a San Giuseppe Vesuviano (Napoli), due automezzi per la raccolta dei rifiuti solidi urbani della Quarto Multiservizi che dopo la raccolta si stavano dirigendo alla discarica di Terzigno per depositare i rifiuti. Nel corso del raid uno dei mezzi, privo di conducente, è finito contro un’abitazione. Lo rende noto una nota del Comune di Quarto nella quale si evidenzia che i mezzi della società municipalizzata del comune flegreo erano incolonnati verso la discarica di Terzigno quando sono stati bloccati dai malviventi che hanno minacciato con una pistola uno dei due autisti, scaraventandolo al di fuori della cabina di guida.

L’autista, malmenato e costretto alle cure ospedaliere,
ha riportato ferite al braccio e alla gamba destra. L’altro automezzo è stato invece manomesso e reso inutilizzabile tranciando i cavi elettrici del quadro del motorino di avviamento. L’autocompattatore, privo del conducente, poco prima scaraventato a terra dai malviventi, è scivolato su una chiazza di olio ed è finito finito contro un’abitazione poco distante. Sull’accaduto stanno indagando le forze dell’ordine. Il sindaco di Quarto Sauro Secone ha convocato una conferenza stampa per illustrare nel dettaglio i fatti.

Prefetto: dietro violenze di Terzigno ci potrebbero essere i centri sociali. I Carabinieri, nelle loro informative, ritengono «possibile» una saldatura tra centri dell’associazionismo ambientalista e centri sociali napoletani per la responsabilità delle violenze a Terzigno. Lo ha detto il prefetto di Napoli, Andrea De Martino, nel corso della sua audizione davanti alla Commissione rifiuti a a Palazzo San Macuto, ricordando come una situazione simile si sia già verificata a Chiaiano, nel 2008. Al momento, ha detto De Martino, «pur non potendo escludere» la mano della camorra dietro le violenze, le indagini si concentrano «sull’effervescenza davvero violenta di comitati e centri sociali».

Il prefetto ha auspicato che «l’attività investigativa porti a provvedimenti di rigore verso i facinorosi». Quanto al rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata nelle attiivtà connesse al ciclo dei rifiuti, , De Martino ha ricordato che «il settore è concretamente esposto alle mire delle organizzazioni camorristiche, che tentano di aggirare fraudolentemente le normative antimafia». Il prefetto ha spiegato che dall’inizio dell’anno cinque aziende, operanti a Napoli, Arzano, Ercolano e Procida sono state interdette dalle attività legate ai rifiuti e come siano state avviate «attività di monitoraggio su ditte operanti a Napoli, ma con sede legale a Milano, Roma e Venezia».

Il presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro definisce «irresponsabile» la decisione dei sindaci di occupare l’ ente ed annulla l’ incontro fissato per domani mattina con Regione e Comune. «Avevo aperto con la riunione di stasera la strada del dialogo – afferma Cesaro in una dichiarazione – avevo proposto iniziative concrete che portano alla realizzazione di cinque siti di compostaggio e misure per assicurare la biostabilizzazione dei rifiuti per una loro migliore qualità, raggiungendo risultati che portano ad una riduzione del 30% della quantità da sversare nelle discariche. Mi ero fatto promotore di un tavolo permanente allargato anche alle altre istituzioni responsabili della gestione dei rifiuti, quali Regione, Comune e Protezione civile, sin dalla giornata di domani». «La risposta dei quattro sindaci è stata l’occupazione: una risposta irresponsabile per dei rappresentanti delle istituzioni, che rischia di esasperare gli animi e che non va nella direzione del dialogo e della ricerca delle soluzioni concrete. Mi rifiuto di dialogare da oggi in poi con chi agisce con questi metodi» – conclude Cesaro – ho deciso anche di annullare il previsto incontro di domani mattina con Regione e Comune, visto che in questo clima è impossibile trattare alcun problema».

Sindaci vesuviani: occupazione andrà avanti.
«Siamo indignati dalle dichiarazioni del presidente della Provincia, Luigi Cesaro, che ci definisce irresponsabili. È un maldestro, inaccettabile tentativo che offende la nostra dignità e la nostra storia e di scaricare su di noi responsabilità che non abbiamo». È quanto sottolineano i sindaci di Boscoreale, Gennaro Langella, Boscotrecase, Agnese Borrelli, Trecase, Gennaro Cirillo, Terzigno, Domenico Auricchio che da ieri sera occupano la sala giunta della Provincia di Napoli. «La nostra è una posizione chiara, no netto alla seconda discarica. Chiariamo – aggiungono – che la riunione di ieri sera ha avuto questo epilogo quando abbiamo chiesto al presidente di assumere una posizione netta e chiara contro l’apertura della cava Vitiello. Se c’è qualche irresponsabile è solo a chi distanza di quattro mesi dal voto del Consiglio provinciale di Napoli nulla ha fatto per attivare il concordato tavolo tecnico che, guarda caso, era stato convocato per quest’oggi senza la presenza dei sindaci solo a seguito delle proteste che ormai durano da una settimana e a distanza di ben sei giorni dalla nostra richiesta di incontro». «Resteremo a occupare la sala giunta dell’Amministrazione provinciale – concludono – sino a quando Cesaro non riaprirà il tavolo partendo in ogni caso dal no netto alla seconda discarica».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=120596&sez=HOME_INITALIA

Parco Cinque Terre, arrestati presidente e un sindaco Pd: truffa e concussione

Parco Cinque Terre, arrestati presidente e un sindaco Pd: truffa e concussione

Complessivamente 8 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 4 agli arresti domiciliari

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Gianluca Pasini (sinistra) e Franco Bonanini (destra) ROMA (28 settembre) – Il sindaco di Riomaggiore, Gianluca Pasini, e il presidente del Parco delle Cinque Terre, Franco Bonanini, sono stati arrestati nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla squadra mobile di La Spezia e coordinata dalla procura spezzina per una serie di reati contro la pubblica amministrazione. Le accuse vanno dall’associazione a delinquere alla truffa ai danni dello Stato, dal falso all’abuso d’ufficio e ad alcuni episodi di concussione. Oltre a Pasini e Bonanini, sono stati arrestati anche il comandante della polizia locale di Riomaggiore e il capo dell’ufficio tecnico. Complessivamente sono state emesse otto ordinanze di custodia cautelare in carcere e 4 agli arresti domiciliari.

L’indagine della squadra mobile della Spezia, coordinata dal procuratore capo Monteverde e dal pm Lottini, ha preso il via nei primi mesi del 2010. Già a primavera, in base ad alcune denunce e lettere anonime, erano state effettuate le prime perquisizioni negli uffici comunali, in quelli del Parco e negli studi di alcuni professionisti privati collegati a pratiche edilizie. Le indagini poi sono proseguite senza altri apparenti atti fino agli arresti che sono stati effettuati stamani poco dopo l’alba.

«Stupore e sconcerto» sono stati espressi dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. «Bonanini, considerato da tutti persona di grande correttezza è stato l’artefice di un eccezionale sviluppo delle Cinque Terre, un territorio che ha saputo valorizzare al meglio la risorsa ambientale e costruire attorno ad essa crescita e benessere. Spero che Franco Bonanini possa dimostrarsi in tempi brevi estraneo alle gravi accuse che gli vengono rivolte».

Roberto Della Seta e Francesco Ferrante (Pd): non capiamo il provvedimento di limitazione della libertà della Procura, Bonanini persona per bene. I due senatori hanno detto «di non riuscire proprio a immaginare alcun motivo che possa giustificare il gravissimo provvedimento di limitazione della libertà emesso dalla magistratura spezzina. Rispettiamo il lavoro della magistratura ma l’arresto di Bonanini ci pare francamente assurdo. Conosciamo Bonanini come una persona per bene, che con passione e intelligenza ha fatto del suo territorio un modello di sostenibilità e una meta turistica d’importanza mondiale. Siamo certi che Bonanini chiarirà immediatamente la sua posizione, e speriamo che i veleni che hanno lambito la polizia giudiziaria spezzina negli ultimi tempi non abbiano avuto nessun ruolo in questa vicenda».

Ermete Realacci responsabile green economy del Pd: sconcertato, faccio fatica a credere alla magistratura. «Sull’onestà e sul rigore morale di Franco Bonanini, al quale sono legato da amicizia fraterna, sento di mettere la mano sul fuoco. Il Parco delle Cinqueterre sotto la guida di Franco Bonanini è stato un esempio e un punto di riferimento nelle politiche di sviluppo legate all’ambiente, alla difesa delle regole, alla valorizzazione del territorio. Anche per questo ha avuto successo ed è uno dei luoghi da cui l’Italia parla positivamente al mondo. All’azione della magistratura è dovuto sempre rispetto, anche se in questo caso facciamo veramente fatica a credere alle ipotesi avanzate. Mi auguro venga fatta presto chiarezza su una vicenda che lascia l’amaro in bocca.

Assessore regionale ligure al turismo, Angelo Berlangieri: Bonanini ha lavorato gratis per tre anni «per amore e passione della sua terra». Berlangieri, che ha lavorato come direttore dell’agenzia regionale di promozione turistica “In Liguria” per tre anni quando Bonanini ne era il presidente, ha commentato stupito la notizia: «Sono sconcertato l’arresto è un fulmine a ciel sereno. Premetto che la magistratura deve fare le sue indagini e non spetta a me commentarle. Riguardo a Bonanini, devo però dire che abbiamo lavorato splendidamente per tre anni. L’ho conosciuto come una persona straordinaria, mi ha anche insegnato molte cose e i risultati ottenuti dall’agenzia sono anche merito suo, come merito suo sono i risultati turistici eccezionali raggiunti dalle Cinque Terre».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=120606&sez=HOME_INITALIA

«Sakineh sarà impiccata per omicidio»: L’annuncio del procuratore iraniano

«Sakineh sarà impiccata per omicidio»
L’annuncio del procuratore iraniano

https://i0.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20100928_sakineh.jpg

Protesta contro la lapidazione di Sakineh

Il figlio: «Condanna a morte ufficiale fra due settimane»
Ministero degli Esteri Iran: il processo non è finito

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TEHERAN (28 settembre) – Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la donna iraniana già condannata a morte tramite lapidazione per adulterio con sentenza poi sospesa, è stata ora condannata all’impiccagione per l’omicidio del marito. A dirlo è stato il procuratore generale iraniano, Gholamhossein Mohseni-Ejei, citato oggi dal Teheran Times: «Secondo la decisione della Corte, l’imputata è stata riconosciuta colpevole di omicidio e la sua condanna a morte (tramite impiccagione) ha la precedenza sulla punizione per l’adulterio (la lapidazione)».

«Le procedure legali non sono concluse, un verdetto sarà deciso quando saranno terminate», ha però precisato oggi il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ramin Mehman-Parast.

«Le autorità intendono annunciare ufficialmente la condanna a morte di mia madre fra due settimane» ha detto oggi il figlio di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, dopo l’annuncio del procuratore generale. «Chiediamo alle autorità italiane di intervenire per aiutarci» ha aggiunto.

Il figlio di Sakineh, Sajjad Ghaderzadeh, ha detto che l’avvocato della madre, Javid Hutan Kian, si recherà sabato da Tabriz a Teheran per colloqui con le autorità giudiziarie centrali, nel tentativo di fare fermare o modificare il verdetto. Il legale non ha voluto fare per ora alcun commento sul caso.

Nelle scorse settimane, dopo una mobilitazione di governi e
organizzazioni per i diritti umani occidentali, le autorità iraniane avevano annunciato la sospensione della condanna alla lapidazione di Sakineh. Il 19 settembre, parlando a New York con la catena televisiva americana Abc, il presidente Mahmud Ahmadinejad ha addirittura smentito che vi fosse mai stata una sentenza di lapidazione.

Il procuratore generale iraniano ha però affermato che quel verdetto esiste, ma la donna è stata anche condannata all’impiccagione per l’uccisione del marito, e questa sentenza «ha la precedenza» su quella per adulterio. Sakineh, quindi, dovrebbe essere impiccata e non uccisa a colpi di pietra. Tuttavia, a una domanda di un giornalista straniero durante la sua conferenza stampa settimanale, il portavoce del ministero degli Esteri ha detto solo che Sakineh è ora processata per omicidio, ma ha sottolineato che il procedimento non è ancora concluso.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=120590&sez=HOME_NELMONDO

Scuola di Adro, si muove il Quirinale: «Quei simboli vanno rimossi» / Lo Stato tra quei banchi

DOPO L’APPELLO DI ALCUNI GENITORI

Scuola di Adro, si muove il Quirinale «Quei simboli vanno rimossi»

La Presidenza della Repubblica: «Nazione e Stato non possono essere oggetto di provocazione e sfide»

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ROMA – «Il capo dello Stato ha apprezzato il passo compiuto dal ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, invitando il sindaco di Adro a rimuovere quelle esibizioni»: così scrive il segretario generale della presidenza della Repubblica ai genitori di Adro che in una lettera avevano espresso la loro preoccupazione per la presenza del simbolo del «Sole delle alpi» nel polo scolastico. Napolitano – si legge ancora nella missiva – «ha ribadito la sua convinzione che nessun simbolo identificabile con una parte politica possa sostituire in sede pubblica, quelli della nazione e dello Stato, né questi possono essere oggetto di provocazione e sfide».

L’APPELLO – Per rassicurare i genitori firmatari dell’appello, il segretario generale della presidenza della Repubblica sottolinea anche che «il presidente della Repubblica ha seguito – assumendo i necessari elementi di informazione – e segue con attenzione la vicenda della clamorosa esibizione del simbolo del ‘Sole delle alpi’ nel nuovo polo scolastico di Adro». (fonte Ansa)

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28 settembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/politica/10_settembre_28/adro-napolitano_b8a6b458-cb32-11df-8d0c-00144f02aabe.shtml

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Adro, la scuola a marchio Lega Nord (11/09/2010)

exNicoloChannel | 11 settembre 2010

http://nicolomingozzi.blogspot.com/20… Nel comune di Adro, in provincia di Brescia, è stato inaugurato un nuovo polo scolastico che ospiterà 700 alunni. Il sindaco leghista, già noto per aver lasciato a pane e acqua i bambini i cui genitori non potevano permettersi di pagare la mensa, ci ha di nuovo messo lo zampino, riempiendo ogni angolo dell’istituto con il cosiddetto “sole delle Alpi”, ovvero il più celebre simbolo distintivo della Lega Nord. Il marchio è stato piazzato ovunque, nei posti più inimmaginabili: posacenere, zerbini, cartelli, banchi, vetrate, pare pure sul tetto. Un ragazzo si è recato sul posto per filmare come stanno le cose. Qui la sua testimonianza: http://www.giornalettismo.com/archive…
In chiusura del video un breve riassunto della smisurata furbizia di questo singolo, in particolare nell’ultimo frammento tratto da Annozero, in cui cerca (senza successo) di fare una battuta su Travaglio, che lo sfotte divertito.

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IL COMMENTO

Lo Stato tra quei banchi

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di MICHELE SERRA

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Lo Stato tra quei banchi L’ingresso della scuola “Gianfranco Miglio” di Adro

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MIRACOLO a Roma. Il ministro Gelmini ha chiesto alla direzione scolastica di Adro di far rimuovere i simboli “padani” dalla locale scuola pubblica (ci vorrà tempo, perché ci vorranno gli scalpelli…). Meglio tardi che mai: ci sono voluti dieci giorni perché una lesione così smaccata della convivenza repubblicana ricevesse un “alt” doveroso, ma non scontato in questo clima politico e con questo assetto di potere.

Dieci giorni nel corso dei quali, per fortuna, l’opposizione a quella prepotenza si è auto-organizzata in cento rivoli, affollando i blog di protesta, scrivendo ai giornali, organizzando un presidio (ieri), facendo pressione sui partiti di opposizione, facendo breccia in quei settori del centrodestra che ancora conoscono le regole comuni, in esse si riconoscono, ad esse vogliono attenersi: prima tra tutte, la neutralità almeno “fisica” di un edificio scolastico, per la prima volta nella storia democratica trasformato nel tempio di una fazione.

Ma il merito principale di questo dietro-front (e probabilmente l’input che ha riacceso il motore della razionalità al ministero dell’Istruzione, dopo un black-out di parecchi giorni) è di quei genitori di Adro, circa un quarto del totale, che hanno protestato, e in qualche caso ritirato i figli da scuola. Non sono intellettuali di sinistra, non sono politicanti, non sono agitatori di piazza, non sono “stranieri”: sono cittadini lombardi, non importa di quali opinioni politiche, che hanno considerato inaccettabile mandare i figli a studiare in una scuola di fatto privatizzata dalla giunta leghista.

Non dev’essere facile, a Adro, mettersi di traverso. L’abitudine di identificare la Lega con il “popolo”, con i suoi interessi e la sua volontà, non facilita il dialogo con chi, pur essendo “popolo” con pieno diritto, non si sente rappresentato dal Sole delle Alpi, dalla “padanità”, dal pendolo continuo tra promesse di federalismo e minacce di secessione (i due termini, tra l’altro, a furia di essere le due facce dello stesso randello, rischiano di diventare indistinguibili).

Chissà se il sindaco di Adro, di fronte al putiferio scatenato dalla sua scuola minutamente istoriata di simboli “padani” e intitolata a Gianfranco Miglio (ideologo dell’etnos), avrà qualche dubbio sul proprio operato. Chissà se il “no” di una parte minoritaria ma non piccola della sua cittadinanza gli parrà un atto di odioso boicottaggio contro il radioso futuro leghista, o il ragionevole richiamo alla realtà da parte di chi vuole fargli sapere che esiste anche un Nord non leghista. Sarebbe importante saperlo, che cosa pensa in cuor suo il sindaco Lancini, e che cosa pensano i suoi tantissimi elettori che hanno avuto la capacità di autofinanziarsi per arredare quella scuola, ma non la generosità di pensarla, quella scuola, per tutti quanti, non solo per i bambini “padani”. Sarebbe importante saperlo per capire fino a che punto la mentalità leghista profonda, così invaghita di fole etniche, così devota alla chiusura del “noi” contro “gli altri”, è tentata dal totalitarismo (e certo avere concepito quella scuola è tipicamente totalitario); oppure se è ancora permeabile alla ragione, ancora riconducibile alle regole e alle leggi della Repubblica italiana.

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19 settembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2010/09/19/news/lo_stato_tra_quei_banchi-7216071/index.html?ref=search

Messico, villaggio sepolto dal fango. La frana all’alba. Si teme un’ecatombe / Mexico Landslide Up To 1,000 Feared Dead In Oaxaca State

Messico, villaggio sepolto dal fango
La frana all’alba. Si teme un’ecatombe

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Travolte oltre 300 abitazioni di Santa Maria di Tlahuitoltepec, nell’ovest del paese: 400 i dispersi accertati, ma i soccorsi sono difficili per la situazione sul terreno. Lo smottamento è stato causato dalle forti piogge dovute alla tempesta tropicale Matthew

Messico, villaggio sepolto dal fango La frana all'alba. Si teme un'ecatombe Il passaggio della tempesta tropicale Matthew su
Cardel Town (24 settembre)

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CITTA’ DEL MESSICO – Alle prime luci dell’alba, la frana di una collina ha quasi completamente sepolto il villaggio messicano di Santa Maria Tlahuitoltepec, sito archeologico nello stato di Oaxaca. In pochi minuti circa 300 case sono state sommerse da un’ondata di fango mentre gli abitanti ancora dormivano. I dispersi sono circa 400 ma il numero potrebbe salire nelle prossime ore. L’area in cui sorge la cittadina, cuore della cultura indigena mixe, è considerata una delle più povere del Messico.

Lo smottamento della collina della Sierra Juarez, causato dalle forti piogge di questi ultimi giorni per via del passaggio della tempesta tropicale Matthew, si è registrato intorno alle 4 di mattina e il governatore di Oaxaca, Ulises Ruiz, si è immediatamente messo in viaggio verso la cittadina. Ruiz, riferiscono i media locali, vuole coordinare personalmente le operazioni di soccorso per le quali sono stati subito allertati anche i militari, oltre agli uomini della protezione civile.

VIDEO: Santa Maria Tlahuitoltepec prima della frana 1

Al momento sono impiegate tutte le forze dell’esercito, della Marina e della polizia, al lavoro per cercare i sopravvissuti. L’area è stata isolata ma resta molto difficile da raggiungere. “C’è stata tantissima pioggia, i fiumi sono straripati e stiamo faticando a raggiungere la zona del disastro perché ci sono delle frane lungo le strade”, ha detto Ruiz all’emittente Messicana televisa. Anche le linee telefoniche sono interrotte.

Il municipio dove si è verificata la frana ha una popolazione di 9 mila persone, distribuite tra 35 località, delle quali 25 in aree rurali e con abitazioni molto precarie, precisano i media locali. Dalla Marina messicana è partito un convoglio di marines. Mentre la protezione civile ha inviato una squadra di poliziotti con cani che aiuta nella ricerca delle persone sepolte.

Ruiz ha spiegato che è stato avvertito della tragedia dalle autorità municipali con un satellitare. “Speriamo di arrivare in tempo per salvare le persone sepolte”, ha aggiunto. Donato vargas, un responsabile di Santa Maria Tlahuitoltepec, ha raccontato che la città è sprofondata nel caos. “Stavamo tutti dormendo quando ho sentito un forte rumore. Una volta uscito di casa ho visto che un pezzo della collina era franato”, ha detto citato dalla Bbc.

Il presidente Felipe Calderon ha lasciato tutti i suoi impegni a Città del Messico per recarsi sul posto. Nello stato di Oaxaca le piogge di questo periodo hanno fatto straripare quattro fiumi. Circa 5mila case sono state seriamente danneggiate in tutta la regione. Gli sfollati sono 20mila. L’Unità di crisi della Farnesina e l’Ambasciata d’Italia in Messico stanno verificando l’eventuale presenza di italiani coinvolti nella frana.

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28 settembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2010/09/28/news/messico_frana-7514966/?rss

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Mexico Landslide Up To 1,000 Feared Dead In Oaxaca State

PROTECTOR1973REBORN | 28 settembre 2010

As many as 1,000 people are feared dead in a landslide in a remote area of southern Mexico.

Locals said a hillside collapsed in the town of Santa Maria Tlahuitoltepec in Oaxaca state, burying up to 300 homes.

The state’s governor Ulises Ruiz said “between 500 and 600 people – they’re talking about up to 1,000” may have died.
Rescue teams have not yet reached the area, which was recently hit by the heaviest rains on record.
Oaxaca’s Civil Protection Operations co-ordinator Luis Marin said seven people have been confirmed dead, but he stressed the death toll is likely to increase dramatically.
Santa Maria Tlahuitoltepec – a town of about 9,000 people who largely speak an indigenous language – is a four-hour drive from the state capital of Oaxaca.
Mr Ruiz said bad weather has blocked roads and will delay rescue teams getting to the disaster.
Mexico’s President Felipe Calderon said soldiers and marines were being sent to help the operation.
“There has been an unfortunate landslide in Oaxaca,” he said in a Twitter message.
“Dozens of people have disappeared. Federal and state help is on its way, but it is difficult to get there.”
Emergency services told Sky News the landslide happened between 1am and 2am local time, while people were sleeping in their houses.
They said they warned people to leave their homes before the mudslide happened, but many decided to stay.
Local journalist James Blears told Sky that heavy rains have fallen on Central America and parts of Mexico for days as two storm systems moved across the Western Caribbean.
“There is a hill overlooking this town, and people in Mexico – often because they are very poor – will build on every square inch of available land,” he said.
“And what seems to have happened is overnight the hill, which was absolutely saturated…crumpled on to the town and buried these houses.”
He added: “This particular region suffers a great deal with heavy rains at this time of the year and flooding – many rivers are very large and they overflow their banks, and hillsides become saturated.
“This is an annual problem, but in the last few years the situation seems to have got considerably worse. People are talking in these areas about radical climate change.”

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fonte:  http://www.youtube.com/watch?v=KFmTJD393IM

SCUOLA – “Riforma Gelmini non emendabile”: ecco la contro-proposta degli studenti

“Riforma Gelmini non emendabile”

Ecco la contro-proposta degli studenti

Link, il coordinamento degli studenti universitari nato dall’Onda, ha presentato “Altra riforma”, la sua idea di scuola discussa oggi in commissione Cultura alla Camera dei deputati. Elaborata dopo mobilitazioni, dibattiti e assemblee

https://i1.wp.com/www.repubblica.it/images/2010/09/28/190614262-bc998d81-a5ec-4162-8c5d-12ca4b279b5e.jpg

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di GIULIA CERINO

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ROMA – “La riforma Gelmini non è emendabile”. Ne serve una diversa, completamente nuova. Insomma, un'”AltraRiforma 1″ costruita dal basso, costruita sulla base dei suggerimenti e delle proposte raccolte lungo il percorso di iniziative, mobilitazioni, dibattiti e assemblee inaugurato a settembre dell’anno. Come quella presentata da Link, il coordinamento degli studenti universitari 2 nato dall’Onda, e discussa oggi in commissione Cultura alla Camera dei deputati.

A esporre il contenuto della contro-proposta è stato Claudio Ricci, ex studente dell’università di Bari ora fuori sede a Roma e portavoce del coordinamento. Ad ascoltarlo i rappresentati della maggioranza e dell’opposizione: da Valentina Aprea (Pdl) a Giovanni Bachelet (Pd), da Ferdinando Latteri (Mpa) a Renzo Lusetti (Udc). “Hanno tentato di rassicurarci – spiega Ricci – Ma la verità è che la legge Gelmini è prossima all’approvazione. Ecco perché abbiamo chiesto di essere ricevuti ora. Perché non possano dire di ‘non aver avuto alternative all’approvazione'”. L’alternativa per Link c’è. Ed è tutta contenuta nelle tre pagine dell’Altrariforma, suddivise per temi: “Diritto allo studio”, “Governance, rappresentanza e partecipazione”, “Finanziamenti e contribuzione studentesca”. Per ogni argomento, gli studenti hanno individuato i punti corrispondenti contenuti nella legge Gelmini e li hanno “emendati”. Uno ad uno. Riga per riga.

“Merito e non onore”. Partendo dalle borse di studio che “stando alla legge Gelmini – spiega Ricci – dovrebbero tramutarsi in ‘prestiti d’onore’. In altre parole, invece di usufruire del denaro pubblico – che tra l’altro viene dalle tasse che pagano le nostre famiglie – gli studenti sono chiamati a chiedere un ‘prestitò in denaro da restituire dopo sei anni dalla laurea. Una previsione, questa, da fermare prima che il denaro messo a disposizione per le borse di studio venga prosciugato”.

Nel 2009 i fondi per le borse erano di 246 milioni di euro. Oggi sono di 99 milioni. “Nel 2011 – continua Ricci – si prevede che scendano a 76 milioni”. Per questo, Link, alla voce “diritto allo studio”, ha avanzato una proposta: la copertura delle borse mediante un incremento dei trasferimenti statali alle regioni. Per raggiungere l’obiettivo, l’università non dovrebbe fare altro che investire la cifra stimata – pari a 100 milioni di euro – e coprire gli oltre 30 mila studenti che per legge avrebbero diritto ad accedere ad una borsa ma che in pratica non la ricevono. E non è finita. Raggiunto questo obiettivo, gli studenti puntano all’ampliamento degli idonei a ricevere borse e premi, alla completa abolizione del prestito d’onore “in ogni forma che preveda l’indebitamento perché l’incentivazione al merito va perseguita con opportunità di formazione di qualità e non con mance monetarie”.

Erasmus. Per facilitare l’accesso, il diritto allo studio e alla conoscenza Link ha previsto che agli studenti venga fornita una carta di cittadinanza studentesca per l’accesso gratuito ai contenuti culturali. Perché teatro, arte, e musica sono elementi formativi. Come lo è anche l’Erasmus. “Per i progetti di mobilità europea, l’integrazione ministeriale va aumentata”. La quota versata ai vincitori di borsa varia infatti tra i 120 e i 230 euro al mese. Una cifra irrisoria confrontata con il costo della vita in occidente, tanto più se si considera che “la concessione del denaro è sempre a posteriori. Quindi noi chiediamo che almeno una parte venga versata al momento della partenza, prevedendo una differenziazione a seconda del costo della vita del paese di destinazione”. Il tutto corollato, al punto 13, da una dichiarazione di guerra da parte di Link all’evasione fiscale nella contribuzione universitaria. “Un obiettivo raggiungibile – dicono – solo se accompagnato da un sistema di tasse equo”.

Quoziente e rispetto delle soglie. Rispetto della soglia del 20 per cento come quota di bilancio, restituzione agli studenti dei fondi prelevati in eccesso dagli atenei che negli ultimi anni hanno superato il limite di tassazione massima consentita per legge, dure sanzioni per quegli atenei che nei prossimi anni lo supereranno, aumento dei controlli sulle dichiarazioni dei redditi e firma di una convenzione tra università e Guardia di Finanza perché “chi evade le tasse ruba la borsa di studio a un altro studente”.

Il piano sulla contribuzione studentesca preparato da Link è rigoroso. In tema, si propone una vera e propria rivoluzione da compiere “tramite la creazione di sistemi di tassazione a fasce più ampie delle attuali o con l’utilizzo di coefficenti specifici che incidano in maniera sempre minore sui redditi più bassi”. A questo, va accostata la proposta di ridurre i contributi studenteschi per quelle famiglie con più di un figlio iscritto all’università, stabilendo di fatto un quoziente familiare universitario. Link ha pensato a tutto. Anche a quelle famiglie che vedono modificarsi la propria condizione economica rispetto all’anno precedente: “Richiediamo l’istituzione di un fondo specifico integrativo chre copra le tasse di chi che non può pagarle ma vuole andare studiare”.

“Siamo d’accordo ma…”. Per Ricci, la legge ‘epocale’ in esame al Parlamento non è tutta da buttare. “Ci sono tre punti condivisibili – spiega – Peccato che siano positivi ma ininfluenti”. Secondo la Gelmini, bisogna porre un limite al mandato dei rettori. “Bene, ma mi dispiace dirlo, questa regola c’è già. Anzi. A Bari il rettore può solo essere eletto due volte per massimo tre anni. Nella legge Gelmini, invece, si prevede che il mandato sia di massimo quattro anni per massimo due elezioni. In altre parole, oltre a non cambiare la sostanza, invece di accorciarsi la carica si allunga”.

Poi c’è il codice etico, punto di riferimento per regolare le corrette relazioni sia interne che esterne all’Università. Per la Gelmini ci vogliono delle sanzioni tali da evitare che qualcuno lo violi. “Noi siamo d’accordo – spiegano da Link. Ma il problema è che nella legge non si spiega quali e in cosa consistano le sanzioni”. E non è finita. Con l’approvazione della riforma dell’università voluta dal ministro, gli organi decisionali degli atenei saranno composti da un importante numero di rappresentanti degli studenti. “Anche su questo punto siamo ovviamente d’accordo. Ma ci dispiace dirlo, nelle università italiane questo già avviene. Tant’è vero che si vota per i rappresentanti alle elezioni”.

Governance. Piuttosto – spiega Ricci – si tratta di abolire il Consiglio nazionale degli studenti universitari, sostituendolo con una conferenza nazionale studenti-Miur (ministero dell’Istruzione e dell’Università) da finanziare con il budget attualmente destinato ai gettoni di presenza del Cnsu. Infine, per Link la presenza degli studenti nei nuclei di valutazione deve diventare “obbligatoria, nel senso che per legge dobbiamo essere presenti al momento di prendere decisioni sui temi che ci competono”. Senza che qualcuno – magari esterno all’istituto – possa scavalcarli.

“Dico questo – puntualizza Ricci – perché presto, accanto a noi nei consigli, ci saranno i privati, che di solito decidono in pochi”. Quindi, per evitare che gli atenei italiani diventino “esamifici”, Link fa tre ultime proposte: dare spazio agli strumenti di democrazia diretta, come il referendum studentesco, adottare uno statuto dei diritti degli studenti e istituire delle assemblee di facoltà periodiche ed ufficiali. Non per protestare contro tutto e andare sempre contro tutti, “come credono in molti”, ma per rafforzare le relazioni tra studenti e rappresentanti.
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28 settembre 2010
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fonte: http://www.repubblica.it/scuola/2010/09/28/news/altra_riforma_gelmini-7522082/?rss