Archivio | settembre 29, 2010

Addio ad Arthur Penn

Addio ad Arthur Penn

.

Il regista di ‘Piccolo grande uomo’ e del film su Bonnie e Clyde si è spento a 88 anni. Tre volte nominato agli Oscar non ha mai vinto

Il film: Piccolo grande uomo (1970) di Arthur Penn
Il personaggio: Jack Crabb (Dustin Hoffman)

Gallery: foto del film

fonte

.

Arthur Penn
Arthur Penn

.

Il regista americano Arthur Penn, autore tra l’altro di film come Gangster story sui due rapinatori Bonnie and Clyde, Anna dei Miracoli e Piccolo grande uomo con Dustin Hoffman, è morto nella notte tra martedì e mercoledì a New York, un giorno dopo aver compiuto 88 anni.

La sua morte e’ stata confermata al New York Times online da Evan Bell, un suo amico personale, che però non ha fornito ulteriori dettagli.

Nato a Filadelfia il 27 settembre 1922, anche se poco più che ventenne recita nella compagnia di Joshua Logan, negli anni ’50 si perfeziona come regista lavorando a lungo per importanti reti televisive. Nel 1958 realizza la sua prima regia teatrale, Two For The Seesaw (1958) di William Gibson, con Anne Bancroft e Henry Fonda. Successivamente mette in scena un altro lavoro di Gibson, Anna dei miracoli, una commedia a lui particolarmente cara, visto che ne ha già curato l’adattamento televisivo (con Teresa Wright) e che porterà sullo schermo nel 1962, imponendo la Bancroft ai produttori che avrebbero voluto invece Audrey Hepburn.
L’attrice si aggiudica l’Oscar per il ruolo dell’istitutrice Annie Sullivan che riesce a far “conoscere” il mondo ad una bambina cieca e sordomuta. Il successo del film lo ripaga di un debutto registico passato quasi inosservato nonostante la presenza di Paul Newman (Furia selvaggiaBilly The Kid, 1958), già reduce dalla popolarità di Lassù qualcuno mi ama (Robert Wise, 1956). Grande estimatore di Jean Luc Godard e di François Truffaut per il suo terzo film, Mickey One (1965), si cimenta nel tentativo di realizzare negli Stati Uniti un cinema europeo e stringe amicizia con il protagonista, Warren Beatty, che di lì a due anni gli proporrà di girare Gangster Story (1967). Malgrado le scene di violenza e la sparatoria finale in cui vengono uccisi Bonnie e Clyde, il film è denso di passione e sentimento. Ingredienti a cui non vuole mai rinunciare, nonostante carichi le sue storie di tensione, denuncia e sangue. Gli stessi ingredienti impressi sulla faccia tumefatta dello sceriffo Calder- Marlon Brando (La caccia, 1966) che non riesce a salvare l’evaso Robert Redford dal suo tragico destino.

Negli anni in cui l’America viene percorsa dalle grandi marce contro le discriminazioni razziali e la guerra in Vietnam, progetta un film sulla conquista del West, rileggendo la Storia attraverso gli eccidi del generale Custer. Dustin Hoffman è il Piccolo grande uomo (1970), l’ultracentenario che ricorda come si è salvato dalla battaglia di Little Big Horn e il suo vagabondare tra i visi pallidi (a cui appartiene per nascita) e la tribù Comanche (a cui appartiene per formazione e cultura). Anche se per Alice’s Restaurant (1969) utilizza quasi esclusivamente attori non professionisti, gli anni passati a studiare presso l’Actors’ Studio di Lee Strasberg gli fanno riconoscere, scegliere ed amare un attore soprattutto per la sua recitazione. Nel corso della sua carriera ne dirige di grandissimi e contemporaneamente. Come Marlon Brando e Jack Nicholson in Missouri(1976). In seguito si allontana dal cinema per dedicarsi ancora al teatro, ma negli anni ’80 torna dietro la macchina da presa per raccontare la vita di alcuni immigrati in un’America dei primi anni ’60 (Gli amici di Georgia, 1981). Diventato direttore dell’Actor’s Studio, nel 1996 gira in Sudafrica Inside, una storia sull’apartheid, mentre continua sempre più a prendere le distanze dall’industria cinematografica hollywoodiana. Tre volte nominato agli Oscar non ha mai vinto.

.

29 settembre 2010

fonte:  http://trovacinema.repubblica.it/news/dettaglio/addio-ad-arthur-penn/395322

Di Pietro: Berlusconi stupra democrazia. Bagarre alla Camera, Pdl lascia l’Aula

Di Pietro: Berlusconi stupra democrazia
Bagarre alla Camera, Pdl lascia l’Aula

Bersani: è la fiducia del cerino, andatevene. Casini: Berlusconi come Alice nel paese delle meraviglie

Antonio Di Pietro (foto Claudio Onorati - Ansa) ROMA (29 settembre) – «È incommentabile, l’avete sentito anche voi. Non so in che Italia viva». È tranchant il commento del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, dopo il primo intervento in aula di Silvio Berlusconi. Nelle dichiarazioni di voto finali, bagarre in aula quando ha preso la parola Antonio Di Pietro, che tra l’altro ha definito Berlusconi «stupratore della democrazia». I deputati del Pdl hanno protestato vivacemente, abbandonando poi l’Aula, mentre lo stesso Berlusconi chiedeva a Fini di intervenire, unico scambio diretto fra i due.

Fini ha richiamato all’ordine due volte Di Pietro. «Lei – ha detto Di Pietro in dichiarazione di voto – non è un presidente del Consiglio, ma uno stupratore della democrazia». Una frase subito ripresa da Fini che ha chiesto di utilizzare «un linguaggio consono a quest’Aula». Il presidente della Camera ha precisato che non è in discussione la libertà di parola ma che «non sono accette ingiurie».

All’attacco di Di Pietro Berlusconi è rimasto dapprima imperturbabile, continuando a scribacchiare sul foglio di carta che ha sul banco. Ma quando il leader dell’Idv lo equipara «al suo predecessore Nerone», Berlusconi scoppia a ridere, poi si tocca tre volte la testa con il dito, come a indicare che Di Pietro è matto. Infine ha alza le braccia. Dai banchi del Pdl si inizia a rumoreggiare, e i deputati abbandonano l’aula. Di Pietro va avanti, in un crescendo rossiniano. Quando definisce Berlusconi «stupratore della democrazia» Fini, che aveva più volte scampanellato, interviene invitando Di Pietro a usare «un linguaggio consono a quest’aula». Parole al vento, con Di Pietro che incalza. Berlusconi si alza dal banco del governo, si gira verso Fini e gli chiede di intervenire: è l’unico momento in cui gli sguardi dei due si sfiorano dall’inizio della seduta. Fini ricorda «che siamo in collegamento televisivo diretto», ed invita tutti «a cominciare dall’onorevole Di Pietro, a tenere un atteggiamento consono, a mantenere la calma». Nel frattempo nei banchi dell’opposizione i deputati restano fermi e zitti e godono della scena. Fini torna ad intervenire. «Non è uno spettacolo che il Parlamento può offrire al Paese. L’onorevole Di Pietro si assume la responsabilità di quello che dice davanti all’Aula e davanti al Paese». E lo richiama all’ordine per la seconda volta.

«Non ho detto una parola che non sia vera», ha poi detto Di Pietro, uscito dall’aula visibilmente soddisfatto, ai cronisti. «Stupratore», hanno chiesto i giornalisti, non è una parola a rischio-querela? «Forse è una parola forte – ha replicato – ma è inattaccabile. Io ho detto “stupratore della democrazia”. Berlusconi ha posto la fiducia su di sè, quindi è di lui che si parla. Io ho fatto solo la fotografia della sua situazione».

Bocchino: sì a fiducia e asse con Mpa.
Italo Bocchino, capogruppo Fli alla Camera, annuncia il sì del gruppo finiano sulla fiducia al governo e sottolinea l’asse con i «colleghi dell’Mpa, che – dice – come noi si sentono vincolati al mandato degli elettori e alla realizzazione del programma di governo. C’è il nostro apprezzamento per il passaggio parlamentare che fa chiarezza rispetto al problema che esiste tra governo e la sua maggioranza che oggi con la fiducia avrà il sostegno di tre gruppi e non più due, di quattro soggetti e non più di tre, quattro anime di una stessa maggioranza che lei ha gli strumenti di gestire in un’armonia assennata», rimarca Bocchino, sottolinenando che Fli ed Mpa si muovono di concerto. Un pacchetto di 40 voti che oggi va a sostenere il governo, domani servirà di volta in volta sui diversi capitoli che dovranno essere scritti sotto i titoli programmatici indicati oggi dal governo. «È stato un errore – dice ancora Bocchino – tentare la strada dell’autosufficienza, che rischiava di dare vita ad una maggioranza più ristretta e nuova, non coincidente con la volontà popolare che deve essere la nostra stella polare. Perchè non è corretto fare entrare in maggiorana parlamentari eletti con le opposizioni. Noi ribadiamo ancora il nostro ancoraggio al centrodestra, vogliamo portare avanti la legislatura fino all’ultimo giorno. c’è il nostro sì al programma e la disponibilità a discutere senza diktat e senza prendere o lasciare, senza preclusioni preconcette». Bocchino è polemico quando dice: «Dubito che i cittadini del Sud, da qui alla fine della legislatura trarranno vantaggio dai tre annunci manifesto su banca del sud, ponte sullo stretto, Salerno-Reggio Calabria». Infine la giustizia. «Tema delicato – dice Bocchino – che per noi fa coppia con legalità. Sulla riforma lei ha elencato titoli condivisibili: decliniamoli ora in provvedimenti. Se saremo chiamati a contribuire, lavoriamo per non fare danni a cittadini, siamo favorevoli allo scudo per le alte cariche e allo smaltimento delle cause civili pendenti, ma non saremo mai d’accordo nel togliere la possibilità a un solo cittadino o azienda di non vedere riconosciuta la giustizia che attendono. E non saremo mai favorevoli ad una riforma punitiva della magistratura, per noi baluardo per garantire la giustizia».

Casini: il premier come Alice, tirerà a campare. Silvio Berlusconi come «Alice nel Paese delle meraviglie, ha seguito la scorciatoia del pallottoliere ed ha fatto un discorso di buone intenzioni. Ma sa già di non poterle realizzare con questa maggioranza. Si prepara a tirare a campare nel teatrino della politica come tutti gli altri prima». Casini ha preannunciato con chiarezza il no dell’Udc alla fiducia al governo. «I 316 voti non ci saranno, siete distanti. Noi prendiamo atto di questa realtà, siamo soddisfatti? No. Siamo tristi. Se il Paese non cambia strada andremo nel baratro. Cambiamo strada, facciamolo assieme e subito». Casini ha premesso: «Questa giornata è l’epilogo di una stagione caratterizzata da odio, ricatti, dossier, troppi rancori verso le istituzioni e verso uomini colpiti anche nei loro affetti più intimi. Una stagione triste, che speriamo si chiuda oggi perchè ha disgustato gli italiani, alle prese con problemi più seri». Casini ha proseguito: «Noi continuiamo per la nostra strada, l’opposizione repubblicana, che coincide con la responsabilità e nulla ha a che fare con il trasformismo, cancro della vita democratica. Noi rispettiamo lei, speriamo lei rispetti noi». Casini ha accusato Berlusconi di aver «presentato un elenco di buone intenzioni: realizzi questi punti, noi li voteremo questi provvedimenti». Ma «questo non è il primo giorno di scuola, sono gli stessi buoni propositi dal ’94, se non li ha realzizati la colpa non può essere sempre e solo degli altri. È lei che ne deve rispondere».

Ha fatto ricorso anche all’ironia, Casini, nella sua dichiarazione di voto: «Io le voglio bene, presidente. È il mio punto debole, sono buono come lei – ha detto il leader Udc – Ci ha spiegato che c’è stata una scissione nell’Udc. Io pensavo fossimo qui perchè c’era stata la scissione nel Pdl di 35 deputati e 10 senatori. Allora non non avevo capito, sono uno sprovveduto».

«Con la lealtà sempre certa al voto popolare, la Lega Nord voterà la fiducia la nostro governo. dice Marco Reguzzoni, presidente dei deputati della Lega Nord – Abbiamo giudicato bene discorso del presidente del Consiglio, ha delineato le linee per il futuro ponendo le basi per le riforme che il Paese ci chiede e partendo da quella del federalismo fiscale». Il capogruppo leghista ha rimarcato l’attenzione del Carroccio «alle cose concrete e non alle chiacchiere della politica». Per questo Reguzzoni a nome del gruppo ha ringraziato Umberto Bossi , sottolineando che «dai banchi della Lega non è mai mancato il supporto al governo, quando doveva essere verde era verde e quando doveva essere rosso era rosso (riferimento al colore dello schermo che registra i voti dei parlamentari alla Camera, ndr) sempre compatti e precisi». Riferendosi ai finiani Reguzzoni ha detto che «certo fa notizia un parlamentare della maggioranza che parla contro il governo e non il contrario o un parlamentare che lavora nelle commissioni» ma ha sottolineato anche la convergenza su temi concreti come «la legge sulla etichettatura dei prodotti tessile» citando non a caso la collaborazione del deputato di Fli Enzo Raisi. Reguzzoni ha citati i «successi del governo»: il federalismo fiscale, il federalismo demaniale, il progetto di legge sulla incandidabilità per corruzione. Un capitolo a parte è stato poi dedicato al «problema dei problemi: il mancato sviluppo del Sud» in quanto «cento anni di politiche sbagliate gravano su noi, sulle nostre famiglie e aziende. La prima condizione per lo sviluppo del Sud è la lotta alla mafia e alla criminalità organizzata e bene ha fatto questo governo».

Bersani: è la fiducia del cerino, andatevene. «Un discorso molto debole, pieno di promesse risapute, promesse che non arrivano mai. In questi due anni abbiamo vissuto l’epoca gloriosa del ‘ghe pensi mi’ con risultati che sono sotto gli occhi di tutti – attacca il segretario del Pd – È la seconda volta che la vediamo qui, la prima fu per l’insediamento del governo, poi più niente, 26 voti di fiducia e 54 decreti. Quella volta disse per venti volte la parola crescita ed invece abbiamo avuto il calo più grande della storia del dopoguerra. Ci stiamo staccando dal gruppo di testa dei paesi europei. Il punto di fondo è che non c’è comprensione del Paese, dell’Italia vera; gli italiani sono arrabbiati, c’è sbandamento, incertezza. Le tensioni sociali si acuiscono e abbiamo governo che spesso accende i fuochi. Il punto è che non c’e abbastanza lavorol’economia è troppo bassa. E non terrete a posto i conti con l’economia così bassa. Come dobbiamo dirvelo?. Ascoltate le piccole imprese. Vi diranno che ci sono più chiacchiere e più burocrazia. Avete nozione di cosa succede a scuola e nelle università? Lo sapete che i costi mense sono già raddoppiati?. Non raccontiamoci più queste cose. E non veniteci a dire ‘i soldi non ci sono’. I conti voi li avete solo fatti ballare». «Questa è una fiducia messa per debolezza, nessuno vuole il cerino in mano, è la fiducia del cerino. Ma ci vuole un passaggio elettorale, con più civili regole elettorali, perchè il paese non può più aspettare. Le elezioni ve le siete rimesse in tasca voi oggi non si apre una pagina nuova, si chiude una pagina vecchia».

«Chieda il Nobel per la pace, siamo a un passo da questa richiesta… ha proseguito Bersani – Come si fa a prendere sul serio quanto ha detto? Oggi ha fatto un discorso debole, un discorso pieno di promese risapute. Non c’è un fatto nuovo, ma solo promesse che non si realizzano mai: sulla Salerno-Reggio Calabria, sull’abbassiamo le tasse, sul federalismo che risolverà tutto, sul piano per il Sud con tanto di banca e poi qualche minaccia alla magistratura… ma chieda il Nobel per la pace! Ormai siamo un passo da questa richiesta».

I deputati democratici, alla fine dell’intervento di Bersani, si sono alzati tutti in piedi per battere le mani. Particolarmente graditi i passaggi del discorso nel quale ha definito l’attuale fiducia «la fiducia del cerino». Bersani è stato applaudito anche quando ha invitato Berlusconi ad andare a Napoli con lui per vedere quale era ormai la situazione dei rifiuti nella città. Anche i finiani, in primis il capogruppo Italo Bocchino, hanno acclamato il segretario del Pd quando ha preso le difese del presidente della Camera, Gianfranco Fini. Dalla maggioranza è arrivata qualche protesta soprattutto quando ha definito Berlusconi «l’impresario di questo teatrino» della politica. Ma sono stati i leghisti i più accaniti: hanno gridato più volte all’indirizzo di Bersani sostenendo che stava dicendo solo bugie. Immediata la replica del segretario: «Quando avrete finito di osannare i vostri ministri sarebbe bello sapere come mai avete votato tutte le leggi della cricca…».

Cicchitto: «Mi auguro che il senso politico delle dichiarazioni dei finiani Silvano Moffa e Italo Bocchino sia il seguente: la fine di ogni guerriglia
politica, di ogni tentativo di logoramento – ha detto il capogruppo del Pdl – Su questo terreno si misura l’intelligenza e la maturiità politica del centrodestra». A proposito dell’intervento del premier, Cicchitto ha detto che il «senso» delle sue parole è di «reagire a ogni deriva distruttiva». E a Bersani Cicchitto dice: «Le elezioni dopo quelle del 2006 sono state rifatte nel 2008 perchè voi del centrosinistra sieti implosi ed esplosi e ci avete lasciato in eredità l’emergenza rifiuti a Napoli. Non potete farci nessuna lezione. Il centrosinistra non è un’alternativa, ma spera solo di approfittare delle divisioni interne a noi. Bersani è come lo smemorato di Collegno», aggiunge Cicchitto spiegando che il segretario del Pd si è dimenticato che quando cadde Prodi nel ’96 il governo D’Alema fu reso possibile grazie al «passaggio di 30 deputati e senatori dal centrodestra al centrosinistra». Quei parlamentari, sottolinea Cicchitto, «furono ricompensati con ministeri e sottosegretariati e a suo tempo fu una manovra esaltata come una grande operazione politica. È la solita storia dei due pesi e due misure, che è anche uno degli ostacoli al dialogo».

Dopo le dichiarazioni di voto dei gruppi, sono iniziate quelle individuali. Bruno Cesario, che ieri ha lasciato l’Api per il gruppo misto, ha annunciato il suo sì nell’interesse del paese: «Voto la fiducia – ha spiegato – per dare all’Italia e soprattutto al Mezzogiorno, su cui il presidente del Consiglio in quest’Aula ha assunto impegni importanti e specifici, una necessaria opportunità di crescita e di sviluppo. È una scelta difficile e sofferta fatta in libertà e senza condizionamenti, nell’esclusivo interesse del Paese». Paolo Guzzanti annuncia di non voterà la fiducia al governo Berlusconi. Accusa il presidente del Consiglio di ritenere come «liberale da mettere in cattedra il satrapo Putin». Poi definisce quella del governo «una politica illiberale». «Voterò no alla fiducia, voterò no a un sogno che è svanito». Così Giorgio La Malfa, deputato del Pri, si rivolge al premier Silvio Berlusconi, annunciando il suo voto contrario. «Io voto la fiducia al governo, e non lo faccio a titolo personale ma in rappresentanza del Partito repubblicano italiano, la cui direzione nazionale ha deciso in questo senso con 17 voti a favore e tre contrari», ha replicato Francesco Nucara, in polemica con La Malfa. «Non è utile andare ore alle elezioni. Noi abbiamo fatto una scelta, non abbiamo fatto calcoli. Non saremo nè sostitutivi, nè aggiuntivi, saremo liberi da giochi di palazzo», ha detto Saverio Romano, leader dei parlamentari siciliani centristi, entrando in polemica diretta con Casini: «Chi ci accusa di trasformismo lo fa con la bocca, mentre con le mani in Sicilia fa il più grande ribaltone di sempre». Dalla maggioranza arrivano applausi, ma Casini salta su e rivolgendosi al ministro della Giustizia Alfano gli grida: «Bene, questa è l’operazione che hai fatto tu! Sarebbe meglio che tornassi ad occuparti di giustizia». Il Guardasigilli, infatti, è considerato dai centristi «il vero regista dell’operazione che ha portato i quattro deputati siciliani: Calogero Mannino, Saverio Romano, Giuseppe Gravo, Giuseppe Ruvolo a lasciare il partito per costituire la nuova componente Popolari per l’Italia di domani. «Queste cose – ha aggiunto Casini agitando il dito verso Alfano – vanno dette!». Il ministro non ha risposto ed è rimasto serio e un po’ turbato ai banchi del governo.

.

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=120741&sez=HOME_INITALIA

fonte immagine di testa:  http://luciferocomics.blogspot.com/2010_03_01_archive.html

CRISI – MIT: niente (più) lezioni gratis su internet

MIT: niente (più) lezioni gratis su internet

Al vaglio l’ipotesi di rimuovere la possibilità di scaricare gratuitamente i podcast e gli appunti delle lezioni. Un paywall all’orizzonte da innalzare in tempo di crisi?

.https://i0.wp.com/c.punto-informatico.it/l/community/avatar/1a1d76e34ee33c977d46527fba9c21ea/Avatar.jpg

di Claudio Tamburrino

.

Roma – Il Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha annunciato di star prendendo in considerazione l’ipotesi di passare a pagamento le lezioni online (offerti via podcast) e gli appunti delle lezioni finora messi a disposizione gratuitamente sulle sue pagine Web.

Nel discorso tenuto presso l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) Lori Breslow, direttore del MIT, ha dichiarato che il libero accesso “potrebbe non esser più il modello economico migliore e per questo stiamo guardando a diverse forme di e-learning”. A far cambiar rotta a Breslow, anche la crisi che ha significato anche per l’istituto una contrazione economica.

In ogni caso si tratta di un duro colpo per il movimento open course: il MIT aveva infatti fatto scuola e nel corso degli anni altre università avevano ritenuto utile alla diffusione della conoscenza lo strumento delle lezioni registrate e divulgate, per esempio nel caso di Oxford e Cambridge, via iTunes. Canale che, in ogni caso, appariva una via percorribile di e-learning.

.

29 settembre 2010

fonte:  http://punto-informatico.it/2999540/PI/News/mit-niente-piu-lezioni-gratis-internet.aspx

La Camera dà la fiducia a Berlusconi: 342 sì, ma Fli e Mpa sono determinanti / Bossi: «La strada del governo è stretta. Sarebbe stato meglio andare a elezioni»

La Camera dà la fiducia a Berlusconi: 342 sì, ma Fli e Mpa sono determinanti

https://i2.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20100929_camera-voto1.jpg

Senza i finiani e gli autonomisti niente maggioranza assoluta. Bossi: la strada è stretta, vedremo. Briguglio esulta

.

ROMA, 29 SET – L’Aula della Camera ha confermato con 342 sì la fiducia al Governo Berlusconi, dopo le sue comunicazioni sulla situazione politica e il programma di governo. I no sono stati 275 e tre gli astenuti. A comunicare i risultati è stata la vicepresidente della Camera, Rosy Bindi informando che i presenti erano 620 e i votanti sono stati 617. La maggioranza richiesta era di 309. L’esito mostra che il Governo, senza Fli (34 deputati) e Mpa (5, uno dei quali, Misiti, non ha partecipato al voto), non può contare sui 316 voti necessari per avere la maggioranza assoluta alla Camera.

Briguglio: Fli determinante. «Il presidente del Consiglio ha dovuto prendere atto in aula che il gruppo di Futuro e Libertà c’è, si è conquistato il suo spazio e ha creato un’intesa politica e programmatica con l’Mpa di Raffaele Lombardo, essenziale per l’esistenza stessa della maggioranza di governo. Il risultato del voto ha detto agli italiani che senza Futuro e Libertà non ci sarebbe più questo governo – commenta il deputato di Futuro e Libertà per l’Italia – La politica ha battuto lo shopping di parlamentari e il tentativo di cambio della maggioranza. Berlusconi ne tenga conto e si impegni davvero ad assicurare coerenza tra le parole che ha pronunciato oggi e i fatti che dovranno seguire nei prossimi giorni».

«I numeri sono limitati. La strada è stretta. Vedremo – dice Umberto Bossi, leader della Lega – Nella vita è sempre meglio pigliare la strada maestra, e la strada maestra è il voto. Berlusconi non l’ha voluto e siamo a questo punto». Il governo va a casa se passa la mozione di sfiducia per la frase su S.P.Q.R.? «No – ha risposto il ministro delle Riforme – Vado a casa io, e si inc… il nord e la gente». Non ha risposto, invece, Bossi, alla domanda sulle sue eventuali scuse ai romani.

.

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=120857&sez=HOME_INITALIA

___________________________________________________________________________

Bossi: «La strada del governo è stretta. Sarebbe stato meglio andare a elezioni»

.

«I numeri sono limitati. La strada è stretta»: così Umberto Bossi, leader della Lega, ha commentato nel cortile di Montecitorio il voto di fiducia al governo Berlusconi. «Nella vita è meglio prendere la strada maestra e la strada maestra è il voto. Berlusconi non l’ha voluto e ora siamo a questo punto», ha sottolineato. E ai cronisti che gli chiedevano se avrebbe spinto ancora per il voto, Bossi ha risposto «vedremo».

Da Parigi, dove si trova in visita ufficiale, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non ha voluto commentare il voto di fiducia. Ai giornalisti che lo attendevano all’uscita dall’Ecole Normale Superieure, dove il capo dello Stato ha tenuto oggi pomeriggio un discorso sull’Unità d’Italia e il ruolo di Cavour, il presidente non ha risposto, preferendo dribblare la domanda: «Presidente ha visto il voto di fiducia al Governo…», e il presidente ha risposto: «La fiducia a Cavour? Io per stasera rimango a Cavour».

Da parte sua, il presidente della Lombardia Roberto Formigoni ha sottolineato che «oggi la maggioranza che ha Berlusconi è più ampia di due anni fa. È una giornata positiva. Per il paese sarebbe stato deleterio andare ad elezioni anticipate». In sintonia anche Fabrizio Cicchitto, presidente del deputati del Pdl: «Nel 2008 per la fiducia al governo Berlusconi ci furono 335 voti, stasera ne abbiamo ottenuti 342. Si può dunque dire che oggi il governo ha una maggioranza più ampia rispetto al 2008».

«Senza Futuro e Libertà il governo non ci sarebbe, i finiani sono quindi determinanti», ribatte Carmelo Briguglio, deputato di Fli. «Il presidente del Consiglio – ha affermato – ha dovuto prendere atto in aula che il Gruppo di Futuro e Libertà c’è, si è conquistato il suo spazio e ha creato un’intesa politica e programmatica con l’Mpa di Raffaele Lombardo, essenziale per l’esistenza stessa della maggioranza di governo. Il risultato del voto ha detto agli italiani che senza Futuro e Libertà non ci sarebbe più questo governo».

Dalle file del Pd Arturo Parisi commenta che «anche se, purtroppo per gli italiani, la commedia è destinata a durare ancora a lungo, chiarezza è fatta. Grazie al voto di fiducia ora conosciamo l’esatto peso delle parole di Fini a Mirabello: chi ha detto sì, chi ha detto no, e chi si è astenuto dal voto. Così pure abbiamo la conferma che, al di là dei dettagli, Futuro e libertà sostiene Berlusconi. Meno male che non è stato il Pd a chiedere la fiducia. Li avremmo compattati!»

.

29 settembre 2010

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-09-29/bossi-strada-governo-stretta-190016.shtml?uuid=AYTjGyUC

Parco delle Cinque Terre, Bonanini si è dimesso: “Mai un centesimo in tasca”

Bonanini si è dimesso
“Mai un centesimo in tasca”

.

Dopo l’arresto, lascia la carica di presidente del Parco delle Cinque Terre . Franco Bonanini era al vertice dell’ente dal 1999. E’ accusato, insieme ad altri amministratori pubblici, impiegati, professionisti ed imprenditori locali, di aver falsificato dei documenti per intascare quasi un milione di euro di fondi europei. La procura: “Intercettazioni sconcertanti”

.

dall’inviato di Repubblica MASSIMO CALANDRI

.

Bonanini si è dimesso "Mai un centesimo in tasca" Franco Bonanini

.

LA SPEZIA – Franco Bonanini si è dimesso dalla carica di presidente del Parco delle Cinque Terre. Lo ha confermato il suo avvocato, Marco Valerio Corini, lasciando l’infermeria del carcere di Pisa dove il manager spezzino è detenuto dall’alba di martedì.

L’ordinanza

Bonanini, che dal 1999 era al vertice dell’ente ligure e che aveva fatto scoprire al mondo uno degli ultimi paradisi italiani, è accusato insieme ad altri amministratori pubblici, impiegati, professionisti ed imprenditori locali di aver falsificato dei documenti del Parco e del Comune di Riomaggiore per intascare quasi un milione di euro di fondi europei.

Secondo la procura di La Spezia era al vertice di una “gestione faraonica” del Parco. Truffa aggravata ai danni dello Stato, associazione a delinquere, falso materiale e ideologico, tentata concussione, violenza privata e calunnia: queste le imputazioni nei confronti del cinquantottenne ex presidente e dei suoi complici.

Che si difende: “Non mi sono mai messo un centesimo in tasca, tutti lo sanno che del denaro non mi è mai fregato nulla. Ho dedicato tutta la mia vita alle Cinque Terre, e dedicherò quel poco che mi resta a dimostrare la mia innocenza”. Circa un anno fa ha subìto un trapianto di fegato, è immuno depresso. Per questi motivi il suo legale ha chiesto che gli siano concessi gli arresti domiciliari. Domattina dovrebbe essere sottoposto ad una perizia medica ordinata dal gip Diana Brusacà, e se saranno confermate le delicatissime condizioni di salute verrà immediatamente trasferito nella sua abitazione di Riomaggiore.

.

29 settembre 2010

fonte:  http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/09/29/news/dimissioni_dal_nostro_inviato_massimo_calandri-7557019/?rss

SE LA SCUOLA COLLASSA CE LA FACCIAMO NOI – Scuole libertarie

Scuole libertarie

.

Luciano Lanza https://i0.wp.com/www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/themes/ilfatto/img/autori/LLanza-thumb.jpg
BLOG | BIO

.

Oggi pubblico un articolo sulle scuole libertarie in Italia e nel mondo di Francesco Codello, dirigente scolastico di Treviso, animatore dell’Iden (International Democratic Education Network) e dell’Eudec (European Democratic Education Community) in Italia. Codello ha scritto diversi saggi e libri sull’educazione libertaria, è autore, tra l’altro, di Né obbedire, né comandare (Elèuthera, Milano, 2009) e redattore della rivista Libertaria.
..

Una realtà poco conosciuta: le scuole libertarie

.

Pasadena, independent school

.
Ne nascono continuamente in molti paesi del mondo, dalla Nuova Zelanda a Israele, dalle americhe alla Corea e al Giappone, in tutta Europa e nei paesi dell’Est, in India e in Australia. Esistono scuole, comunità, esperienze educative e di istruzione per adulti, che da anni stanno vivendo relazioni egualitarie e processi educativi improntati a molteplici metodologie didattiche, democrazia diretta e paritaria tra adulti e bambini nella formulazione delle decisioni, scelta partecipata e condivisa per la definizione dei propri curricoli di apprendimento, immersione ampia e costante nell’ambiente educativo circostante, attivismo pedagogico, integrazione fra lavoro manuale e intellettuale, condivisione intorno alla scelta dei docenti e così via. La prima e più famosa, tuttora piena di vitalità, è stata la scuola fondata da Alexander Neill nel 1921, Summerhill, in Inghilterra.

Che la scuola, come istituzione, sia in crisi irreversibile, è un fatto così ormai scontato tanto che, anche solo affermarlo, si rischia di dire una banalità. Questa opinione è così diffusa e condivisa che appaiono sempre più sterili anche le varie iniziative e proposte di riforma.

Sono soprattutto i giovani (sempre più omologati) e i bambini (sempre più oggetto del consumismo) che stanno pagando maggiormente queste politiche autoritarie.

Anche in Italia questa tendenza sta diffondendosi e sono ormai sorti gruppi di genitori e insegnanti in diverse città e paesi, a Modena, Parma, Bologna, Udine, Bassano del Grappa, Milano, Roma, Trento, Pavia, in Umbria, nelle Marche e in Puglia.., che sono partiti con pochi mezzi ma tanta convinzione e stanno già sperimentando concretamente contesti educativi e scolastici improntati a queste idee libertarie. C’è già una scuola con alcuni anni di consolidata esistenza che è indirizzata verso queste modalità a Verona, il Kiskanu, È un “fai da te” che piano piano si sta configurando come una possibile e fattibile alternativa al collasso della scuola statale e che si regge su valori e principi di assoluta “a-confessionalità”, prende dalle varie metodologie montessoriane, steineriane, dell’attivismo pedagogico, tutto ciò che serve a permettere a ogni bambino e a ogni bambina di crescere liberamente esprimendo il proprio talento e la propria specificità.

Queste motivazioni, unite al desiderio di sperimentare nuove forme organizzative di stampo libertario in ambito educativo, stanno alla base dell’idea di dar vita anche in Italia a una rete per l’educazione libertaria. La rete vuole offrire uno spazio e un tempo di discussione, sperimentazione e formazione a persone che provengono da esperienze culturali (e politiche) diverse. Coloro che si stanno impegnando nella rete condividono un percorso di ricerca intorno a un’idea di educazione non autoritaria che metta in primo piano i bambini/e e i ragazzi/e. E si riconoscono in questa dichiarazione frutto dell’incontro mondiale (Idec) di Berlino del 2005: “In qualsiasi contesto educativo i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, hanno il diritto di decidere individualmente, come, quando, che cosa, dove e con chi imparare e hanno il diritto di condividere, in modo paritario, le scelte che riguardano i loro ambiti organizzativi, in modo particolare le scuole, stabilendo, se ritenuto necessario, regole e sanzioni”.

.

29 settembre 2010

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/29/scuole-libertarie/65779/

UNA BORGHESE IN PARADISO – L’Expo in crisi, la principessa Alessandra no

L’Expo in crisi, la Borghese no

La principessa (nipote del ‘golpista’ Junio Valerio Borghese) ai tempi della massoneria

La principessa Alessandra prende 150 mila euro l’anno per tenere i rapporti della fiera lombarda con il Vaticano. Una consulenza dorata che ora imbarazza i vertici cittadini

File:Manifesto 2.jpg

Alessandra Borghese crede nei valori  – il manifesto ‘taroccato’ cita la dichiarazione dei redditi, questa si reale, del 2005 della principessa (fonte immagine)

.

di Enrico Arosio

.

Cifre principesche, davvero. Gli oltre 150 mila euro all’anno assegnati da Lucio Stanca, l’ex grande capo della Expo 2015 spa, ad Alessandra Borghese per le iniziative culturali e i rapporti istituzionali con il Vaticano a qualcuno sembrano troppi, alla luce degli inevitabili tagli di spesa. Il contratto è in atto da novembre 2009 e copre la dorata consulenza della giornalista e pi-erre romana almeno fino al 2012. La delicata questione è arrivata anche in consiglio, dove il nuovo amministratore delegato Giuseppe Sala si trova in vivo imbarazzo; il contratto è difficile da impugnare, e farlo può essere controproducente.

Alessandra Borghese, che di Francesco Rutelli sindaco di Roma fu consigliera per la cultura e il turismo, anche in vista del Giubileo del 2000, gode non da oggi di relazioni di alto livello Oltretevere. È in rapporti di conoscenza personale con papa Ratzinger grazie alla cara amica Gloria von Thurn und Taxis (nata von Schönburg-Glauchau), vecchia nobiltà di Ratisbona, città dov’è prefetto della Congregazione femminile e gestisce il castello Sankt Emmeram oltre a un notevole patrimonio; e dove vive padre Georg Ratzinger, fratello del papa.

.

28 settembre 2010

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/lexpo-in-crisi-la-borghese-no/2134993

Sciopero in Spagna, scontri e arresti

29/9/2010 (17:10) – LA GRANDE CRISI

Sciopero in Spagna, scontri e arresti


Scontri a Santiago de Compostela

Prima grande protesta dell’era Zapatero: centinaia di cortei in tutto il Paese contro l’austerità

.
MADRID
Il quinto sciopero generale
nella storia della democrazia spagnola, il primo da quando il leader socialista José Luis Rodriguez Zapatero è arrivato alla Moncloa, è scattato nella notte a Madrid con una grande mobilitazione dei sindacati. Secondo il sindacato UGT l’adesione allo sciopero tra i lavoratori del turno notturno è stata «massiccia». Zone di alta tensione sono i principali mercati delle grandi città come Madrid, Barcellona, Siviglia e Valencia, dove i picchetti degli scioperanti hanno bloccato le uscite e le entrate. Ci sono stati scontri con la polizia. Il bilancio fornito dalla polizia è di 38 arresti, la maggior parte dei quali effettuati nella capitale Madrid e a Barcellona, dove gli agenti si sono scontrati con alcuni picchetti
.
Ripercussioni anche all’aeroporto di Fiumicino nei collegamenti aerei con la Spagna. Al momento risultano cancellati 7 voli per Madrid, 3 per Barcellona ed uno per Valencia. Molti passeggeri sono in fila dinanzi ai banchi delle compagnie Iberia, Vueling ed Alitalia per avere informazioni e per essere riprotetti su primi voli disponibili o destinazioni alternative. A Ciampino 9 le cancellazioni per la Spagna tra arrivi e partenze. Proseguono anche oggi, inoltre, i problemi nei collegamenti con il Belgio, per via dello sciopero dei controllori di volo belgi che proseguirà fino alle 14: in mattinata a Fiumicino due le cancellazioni per Bruxelles, mentre a Ciampino due sono le soppressioni per Charleroi, una in partenza ed una in arrivo.
.
Lo sciopero generale è stato proclamato nel momento in cui il Paese arranca per uscire dalla crisi economica e un quinto della forza lavorativa è disoccupata. Per ridurre il deficit pubblico, Zapatero si è visto costretto a tagliare gli stipendi dei funzionari pubblici, a congelare le pensioni e a cancellare alcune prestazioni sociali. I sindacati protestano contro la riforma del mercato del lavoro che diminuisce le garanzie ai licenziamenti e facilita quelli di impronta economica. I sindacati temono una mobilitazione debole, tanto più che la riforma è già entrata in vigore. Un sondaggio del quotidiano Publico rivela che il 54,6% degli spagnoli giudica lo sciopero giustificato, ma solo il 18% prevede di scendere in strada.
.

FIRMA LA PETIZIONE – Iran, blogger condannato a 19 anni. Il Web si mobilita: “Liberatelo”

Iran, blogger condannato a 19 anni

Stretta del regime di Teheran: “Collabora con gli Stati Uniti e fa propaganda anti-islamica”. Il Web si mobilita: “Liberatelo”

.

Il blogger Hossein Derakhshan
.
TEHERAN
Uno dei più conosciuti blogger
dell’Iran, Hossein Derakhshan, noto come il “padre del blog”, è stato condannato a più 19 anni di reclusione. Lo riporta il sito conservatore Mashreghnews che cita una fonte giudiziaria.
.
L’irano-canadese, 35 anni, che ha iniziato la rivoluzione dei blog in Iran, è stato riconosciuto colpevole di aver collaborato con «gli Stati Uniti», e di «propaganda contro il sistema islamico», si legge sul sito. Il tribunale lo ha anche riconosciuto colpevole di «promuovere cellule contro-rivoluzionarie e di insultare personalità religiose». Derakhshan dovrà scontare più di 19 anni di reclusione e per cinque anni non potrà esercitare attività legate ai media.
.
L’agenzia di stampa semi-ufficiale Fars, che cita una fonte giudiziaria, riferisce che la sentenza nei confronti di Derakhshan non è definitiva e che il giovane potrà ricorrere in appello. Le autorità giudiziarie non hanno voluto rilasciare commenti. Nel 2006 e nel 2007, Derakhshan si era recato, con passaporto canadese, in Israele, nemico giurato della Repubblica islamica che non ne riconosce l’esistenza. Aveva poi descritto il viaggio “postando” racconti in inglese e in farsi sul suo blog, spiegando che stava cercando di mostrare agli israeliani e agli iraniani una immagine diversa di ciascun Paese. Venne poi arrestato nel novembre del 2008, al suo ritorno da Israele, e rinchiuso nel carcere di Evin, a Teheran dove altri giornalisti irano-canadesi sono stati detenuti in questi ultimi anni.
.
La biografia del blogger è piuttosto contraddittoria. Derakhshan, noto in rete con il nome di “Hoder”, è stato un aspro contestatore del governo, tanto da realizzare nel 2004 un sito web contro la censura in Iran chiamato “Stop censoring us”. Dopo avere vissuto per alcuni anni in Canada, nel 2006 decise di recarsi in Israele «per mostrare ai suoi lettori iraniani la realtà dello Stato ebraico e della sua popolazione», come scrisse nel blog del suo viaggio, in contrapposizione con l’immagine di «piccolo Satana» con cui le autorità di Teheran spesso fanno riferimento a Israele. Nel 2008, poche settimane dopo il suo ritorno in Iran, Derakhshan fu arrestato a Teheran insieme ai suoi familiari. Ma da alcuni mesi chi seguiva in rete il blogger aveva assistito a una sua vera e propria metamorfosi. Nei suoi ultimi messaggi scritti prima dell’arresto, riportati dal sito web del quotidiano britannico “The Times”, Derakhshan lodava l’operato di Ahmadinejad e si era schierato anche a favore del diritto dell’Iran a dotarsi di armi nucleari per scopi difensivi. Il blogger aveva anche criticato le organizzazioni internazionali che contestavano a Teheran il mancato rispetto dei diritti umani.
.
Dopo la notizia della condanna di Hossein la mobilitazione della Rete è stata immediata. Su Facebook è stato creato un gruppo che ne chiede subito la liberazione. I blogger di tutto il mondo hanno espresso la loro indignazione e lanciato un appello alla comunità internazionale affinchè intervenga a favore del giovane come è stato fatto per Sakineh.
Per chi volesse dare il proprio aiuto c’è anche una petizione online.
.
29 settembre 2010
.

G8, omicidio Giuliani: Strasburgo chiede all’Italia nuova documentazione

G8, omicidio Giuliani: Strasburgo chiede all’Italia nuova documentazione

.

I giudici della Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo hanno chiesto al governo italiano di fornire nuova documentazione sul caso della morte di Carlo Giuliani.

I giudici della massima istanza della Corte di Strasburgo, dopo aver ascoltato le parti oggi durante un’udienza pubblica, devono infatti riesaminare il ricorso presentato dalla famiglia del ragazzo ucciso dal carabiniere Mario Placanica, dopo che nè i familiari nè il governo italiano sono rimasti soddisfatti dalla sentenza emessa da una delle Camere della stessa Corte lo scorso 25 agosto.

Alla autorità italiane la Corte ha domandato di fornire i dati relativi alla percentuale dei rappresentanti delle forze dell’ordine presenti a Genova durante il G8 del 2001 che avevano ricevuto uno specifico addestramento per il mantenimento dell’ordine pubblico in occasione di simili eventi. Inoltre, il governo dovrà fornire la documentazione sull’inchiesta amministrativa condotta dal ministero dell’Interno sulla morte di Giuliani e quella inerente l’inchiesta fatta dalla commissione conoscitiva del Senato.

Le richieste al governo sono state formulate dai giudici dopo aver ascoltato le parti esporre nuovamente le loro tesi sulle circostanze che portarono alla morte di Giuliani. Tesi che rimangono quanto mai distanti. Per la difesa dei familiari, la morte di Carlo Giuliani è stata infatti causata dalla cattiva organizzazione delle forze dell’ordine chiamate a intervenire per mantenere l’ordine pubblico durante il G8 di Genova. Mentre per il governo, rappresentato dal giudice Nicola Lettieri, Placanica «non ha sparato per una disfunzione dell’organizzazione ma in risposta a un attacco» e i ricorrenti sembra che vogliano «a tutti i costi trovare una responsabilità dello Stato che non esiste».

.

29 settembre 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=104068