Archivio | ottobre 2, 2010

Si costituisce il bancario “benefattore”: non dirò mai a quali famiglie bisognose ho dato i soldi “rubati”

Si costituisce il bancario “benefattore”: non dirò mai a chi ho dato i soldi “rubati”

Il funzionario del credito cooperativo e consigliere Pd a Este rientra e confessa. Ora è nascosto in una località segreta

.

di Ferdinando Garavello
.

PADOVA (2 ottobre) – Stefano Berton è tornato a Este (Padova). Con una settimana e mezza d’anticipo sulla data prevista. Non ce l’ha fatta ad aspettare lo scadere dei quindici giorni, periodo che si era posto per pensare a quel che aveva fatto prima di affrontare le conseguenze della sua condotta.

Il funzionario della banca di credito cooperativo di Sant’Elena, anche se ormai sarebbe più giusto definirlo ex funzionario, si è presentato di sua spontanea volontà nel comando dei carabinieri di Este. Alle 17 di ieri il cinquantasettenne ha suonato il campanello della caserma, chiedendo di poter essere ascoltato ufficialmente. Con lui c’era l’avvocato Stefano Fratucello, il legale che lo assisterà nei prossimi mesi. Forse anni, vista la portata della faccenda e i tempi della giustizia italiana.

Berton è stato ascoltato dal comandante della stazione
, Severino Permunian, al quale avrebbe confermato tutto quello che era riportato nella lettera di dimissioni inoltrata lunedì all’istituto bancario. Dopo la deposizione si è allontanato dal comando di via San Martino ed ora non è più reperibile. Non si sa infatti dove si sia recato e dove abbia deciso di trascorrere le sue prime ore dopo il rientro. È comunque disponibile, in qualsiasi momento, solamente per l’autorità giudiziaria e per i rappresentanti dell’Arma. Di certo c’è solo che non è barricato, come molti supponevano, nella sua abitazione. La casa nel quartiere della Salute è ancora chiusa e l’unico che sa dove si trova ora l’ex consigliere comunale – oltre ai familiari – è l’avvocato Fratucello. Nessuno dei collaboratori o degli amici l’ha ancora visto e non è neppure chiaro se abbia già riabbracciato la moglie e l’anziano padre.

A suo carico, per ora, non c’è nulla. Le indagini sono in corso e la sua posizione è quella di una persona sottoposta ad indagini. L’unica conseguenza legale dell’affaire è la denuncia presentata l’altro ieri, sempre ai carabinieri, dal legale rappresentante della banca. Per il momento non sono state emanate ordinanze restrittive della libertà personale di Berton.

Questi ha consegnato al Gazzettino, tramite il suo legale, una nota in cui ribadisce tutte le informazioni fornite nella lettera consegnata lunedì mattina in banca. Nel documento conferma di essere l’unico artefice del giro messo in piedi negli anni scorsi e sottolinea la sua ferma volontà di non divulgare, mai ed in nessun caso, i nominativi delle famiglie beneficiarie delle sue “donazioni”. Nella nota si dice anche pronto a firmare qualsiasi attestazione di colpevolezza.

L’arrivo del bancario all’ombra della porta Vecchia è passato inosservato, nonostante la questione sia sulla bocca di tutti da tre giorni: solo nella tarda serata la voce della sua ricomparsa si è diffusa in città.

.

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=121298&sez=HOME_INITALIA

DA SCHIFOLO A BOSSOLO – No B-Day 2 a Roma, il popolo viola: «Siamo 500mila». La Questura: 10mila / No B-Day 2 – Il video

No B-Day 2 a Roma, il popolo viola: «Siamo 500mila». La Questura: 10mila

.

https://i2.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20101002_no_b-day_corteo_2.jpg

Corteo per chiedere le dimissioni di Berlusconi. Di Pietro: qui anche gente del Pd. Vendola: da Palazzo Chigi vento di odio

.

ROMA (2 ottobre) – Il popolo viola è tornato in piazza oggi a Roma per il No B-Day 2 “Sì alla Costituzione”, per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi. Il corteo è partito da piazza della Repubblica, ed è arrivato a San Giovanni. Presenti esponenti di Sinistra e Libertà, Verdi, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Idv, con il leader Antonio Di Pietro che attacca il Pd e rivela che il Parlamento avvierà un procedimento disciplinare «per valutare se posso stare o meno in Parlamento». Diversi i cori che i partecipanti hanno intonato durante il corteo: alcuni incitano il governo alle dimissioni, altri cantano: “Sono casertano, non sono Cosentino”, oppure “Lega ladrona”, “il viola non perdona”, ma anche “Berlusconi al 41 bis”.

Un altro gruppo, sfilando con cappelli da strega di color viola
, espone cartello con la scritta “Berluscones tremate, le streghe son tornate”. Non mancano cartelli e cori all’indirizzo della Lega Nord, mentre un pupazzo con la forma di premier Silvio Berlusconi, mostra il Cavaliere con un randello in mano e la scritta “Il partito dell’amore”. Un cartello raffigura il segretario del Pd Pierluigi Bersani mentre dorme e con sotto la scritta “Non facciamo rumore il Pd si può svegliare”.

Il gruppo di “Maremma violata” presenta i sette nani: “Schifolo” riferito al presidente del Senato Renato Schifani; “Bondolo” con la foto del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi; “Verdinolo” con foto e riferimento al coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini; “Brunettolo” riferito al ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta; “Mafiolo” riferito al senatore Pdl Marcello Dell’Utri; “Finimolo” a indicare il presidente della Camera Gianfranco Fini e “Bossolo”, con chiaro riferimento al ministro per le Riforme Umberto Bossi. Al centro i cartelloni con il volto del premier Silvio Berlusconi e la scritta “Licenziamolo”.

In piazza della Repubblica, tra tante bandiere e palloncini viola, persone con tuta interamente viola e la scritta “Antisilvio”.
Ma c’è spazio anche per l’ironia, con un letto coloro oro e la scritta “Questo è il letto di Putin”. Mentre un gruppo di Anzio mostra un dono che vorrebbe recapitare al presidente del Consiglio: un Berlusconi viola, realizzato in resina dall’artista Paolo Garau, di cui sono già pronti 20 pezzi.

Di Pietro: in questa piazza anche gente del Pd, Casini o Fioroni? Due persone in meno con quale fare allenaze. «In questa piazza e nelle tante piazze cui ho partecipato, c’è molto popolo democratico. Se qualche volta venissero anche i dirigenti democratici se ne accorgerebbero – ha detto il leader dell’Italia dei Valori, rispondendo poi a Casini e Fioroni – Sono due persone in meno per quella grande alleanza che vogliamo costruire con i cittadini. L’Idv è vicina al Popolo Viola ai movimenti che non si rassegnano all’idea che per non disturbare il manovratore non bisogna fare opposizione. A chi dice di non alzare troppo la voce diciamo che la colpa non è dell’agnello che strilla, ma del lupo che se lo vuole mangiare».

Anche il senatore Ignazio Marino, presente con sciarpa viola al collo
, ha detto che è stato un errore non aver sostenuto ufficialmente la manifestazione: «Ho un po’ di dolore perché non vedo bandiere del Pd».

Vendola: da Palazzo Chigi si è alzato vento di odio. «Non è da questa piazza, è da palazzo Chigi che da tempo si è alzato un vento di odio». Così il portavoce di Sel, Nichi Vendola, ai cronisti a piazza della Repubblica che gli chiedono se dalla piazza del No B-day 2 si alza un messaggio di odio. «È dai giornali del presidente del Consiglio – rimarca il presidente della Regione Puglia- che spesso si è verificata una strana vicenda: la trasformazione della vita pubblica in poligono di tiro con il cecchinaggio nei confronti di tutte le persone scomode. Non sono io ad aver “fucilato” Boffo».

«Stop a un governo delle volgarità e delle bestemmie». Angelo Bonelli, leader dei Verdi, spiega così ai cronisti la posizione della costituente ecologista che ha aderito al No B-Day: «Bisogna anteporre a questo il paese della civiltà, siamo qui per ricordare che un’altra Italia è possibile. L’alleanza forte deve essere con i movimenti e con la piazza. Chi non c’è oggi sbaglia».

«Per noi la piazza è più piena della manifestazione di Berlusconi, anche se per la questura, a quanto mi hanno detto, siamo 50 mila persone ha detto Gianfranco Mascia del Popolo Viola – Se loro erano un milione noi pensiamo di essere pure tanti. Non sto se stiamo esagerando ma sicuramente siamo più di 500 mila». La Questura di Roma parla invece di una partecipazione di circa 10mila persone.

Invito ad abbassare le bandiere di partito. «Questa è una manifestazione solo viola. Per permettere di vedere il corteo che arriva in piazza vi preghiamo di abbassare le bandiere. Abbassate le bandiere dell’Idv», hanno chiesto .gli organizzatori in piazza San Giovanni. Un appello in particolare viene rivolto ai militanti dell’Italia dei Valori, i cui colori sono rappresentati da decine di vessilli con il logo Idv.

Il Popolo Viola è sceso in piazza anche a Londra, dove un centinaio di persone hanno manifestato davanti a Downing Street. La capitale britannica è infatti tra le undici città mondiali che manifestano in contemporanea con l’Italia. I dimostranti si sono riuniti nonostante la pioggia al grido di «l’Italia è nostra, riprendiamocela». «La parola opposizione ha di nuovo acquisito il suo valore originario dal momento in cui i cittadini sono scesi in piazza lo scorso 5 dicembre per il primo No B-Day», hanno sottolineato gli organizzatori all’apertura della manifestazione. Quasi tutti giovanissimi, i manifestanti di Londra come quelli di Roma, hanno pacificamente chiesto le dimissioni del governo e una nuova legge elettorale, prima di tutto, ma anche una sul conflitto di interesse, problema non solo italiano ma anche europeo, dicono.

.

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=121238&sez=HOME_INITALIA

___________________________________

No B-Day 2 – Il video

ErmesAntonucci | 02 ottobre 2010

2 ottobre 2010: No B-Day 2.
Da Schifolo a Bossolo. Da Bondolo a Finimolo. I cori, gli slogan, gli striscioni e le maschere del secondo appuntamento del No B-Day.
http://ilpopolosovrano.splinder.com/

2010-10-02 No B Day 2/ Popolo Viola in piazza, ‘Italia svegliati, vinceremo’ TG3

MANNUCCI1950 | 02 ottobre 2010

Il corteo del No B-Day ha raggiunto piazza San Giovanni, dove la manifestazione proseguirà fino a sera. Sulla piazza è stato montato un palco dove si alterneranno interventi e musica. «L’Italia è nostra e non di Cosa nostra», hanno gridato i manifestanti. Tra i presenti alla manifestazione, il leader dell’Italia del Valori, Antonio Di Pietro, rappresentanti del Pd, dei Verdi, di Rifondazione comunista, dei partigiani. «I video di Berlusconi – ha detto Beppe Giulietti, portavoce di Articolo 21 – dimostrano che il Paese rischia di morire. Berlusconi non è più in sé. Proporremo alle forze politiche una manifestazione in difesa della Costituzione. Mi piacerebbe che si svolgesse ad Adro, dove porteremo simbolicamente il tricolore».

NO B. DAY 2 – NOI RESISTIAMO E VOI?

PARTIGIANIDTM | 20 agosto 2010

Video realizzato in collaborazione fra IL POPOLO VIOLA e PARTIGIANI DEL TERZO MILLENNIO per promuovere l’evento NO BERLUSCONI DAY – 2 ottobre 2010 – Roma partenzo corteo ore 14.00 da piazza della Repubblica.
Invitano tutto il popolo libero a ribellarsi al regime della cricca! Contro la dittatura della merda, contro le menzogne, contro la corruzione, noi manifestiamo la nostra voglia di legalità e di giustizia, NOI RESISTIAMO!
LA LIBERTA’ E’ PARTECIPAZIONE!

BUFALE – “Attentato” a Maurizio Belpietro: ecco a voi tutte le stranezze del caso

“Attentato” a Maurizio Belpietro: ecco a voi tutte le stranezze del caso

.

.
Gli investigatori parlano di un vero e proprio “rompicapo”: dell’uomo che avrebbe tentato di uccidere il Direttore di Libero Maurizio Belpietro si sa poco e nulla. Nonostante questo, la legione papale si è mossa immediatamente, quel killer è stato armato da Gianfranco Fini, da Antonio Di Pietro, anzi da Facebook, dai Blogger, no, dai grillini, e pure dal Popolo Viola, Travaglio e Lisa Simpson. Quella roba lì insomma. Dinamiche che vanno sfruttate nel brevissimo periodo, a prescindere da verità, falsità e riscontri esaustivi. Via subito ai mandanti morali, ai generatori d’odio, è il ritorno agli anni di piombo. Vabbè, vedremo. Intanto mi sono permesso di raccogliere tutte le curiosità del caso, sapete, quando si ha a che fare con una certa parte politica e giornalistica è sempre meglio andarci piano. Tra cimicioni-farsa, auto-minacce, allarmi-falsi e pseudo-bombe, nel luogo dove si continua a mischiare verità e menzogna, nel luogo dell’esasperazione informativa e della “Betulla” recidiva, beh, è d’obbligo usare la prudenza. Dicevo, ecco tutte le stranezze dell'”attentato” alla vita di Maurizio Belpietro:
  1. Il capo scorta, dopo anni di routine, decide di non prendere l’ascensore, ma scendere per le scale. Per potersi fumare una sigaretta, dice. Sarà proprio questa provvidenziale casualità a farlo imbattere nel malintenzionato, prima che questi possa dirigersi dal Direttore di Libero.
  2. L’attentatore tenta immediatamente di uccidere il capo scorta, sparandogli in faccia da una distanza ravvicinata. Questo racconta il poliziotto. La pistola però s’inceppa, fa “click”, poi il killer scappa. Un’altra provvidenziale casualità.
  3. La pistola viene descritta dal capo scorta come una Beretta, quindi una semiautomatica. Pistola affidabilissima, scelta come arma ufficiale da molti eserciti del mondo, compreso quello italiano. Io non è che me ne intenda molto, ma da quello che ho capito non è possibile che questo tipo di arma s’inceppi così facilmente, e non nel modo descritto dal capo scorta.
  4. Spunta persino l’ipotesi pistola-giocattolo, ma i media vicini al Presidente del Consiglio non la prendono assolutamente in considerazione, e non ne fanno cenno.
  5. La reazione dell’attentatore alla vista del capo scorta è particolarmente violenta. Il poliziotto era vestito in borghese, perché ucciderlo? E se fosse stato un normale condomino? Perché non provare a far finta di niente, e risalire tranquillamente le scale?
  6. La reazione del capo scorta: dopo aver visto la morte in faccia (una Beretta puntata sul proprio volto) si getta a terra, o dietro un angolo, poi fa fuoco mirando al killer. Due colpi, poi si alza, insegue giù per le scale l’attentatore – un paio di rampe – e spara una terza volta. Poi risale da Belpietro, per vedere che sia tutto apposto. Nessun colpo giunge a segno, ed in questo momento la sezione balistica della Questura di Milano sta indagando sulla traiettoria dei proiettili esplosi. Inizialmente si è parlato anche di “3 spari in aria”, con il semplice obiettivo di dissuadere il malintenzionato. Aspettiamo ulteriori dati.
  7. Sono attimi concitati, fuori è notte, la luce delle scale, a rischio la vita, il criminale in fuga. Tutto in un lampo, ma il capo scorta riesce a descrivere il tipo di pistola, il volto, l’età, la carnagione, la corporatura, i capelli ingellati e l’abbigliamento del fuggitivo: prima si parla di un uomo vestito da finanziere, poi le ore passano e si scopre che quell’uomo aveva i pantaloni di una tuta adidas, bianchi con righe nere, ed una camicia “grigio-verde con mostrine” che potrebbe ricordare quella della Gdf. Da killer professionista sapientemente travestito si è passati in poche ore a sgherro di periferia, conciato alla meno peggio.
  8. Gli agenti di scorta sono figure particolarmente preparate, che devono saper fronteggiare qualsiasi situazione di pericolo. In questo caso il poliziotto ha sì messo in fuga l’attentatore, ma non è riuscito a colpirlo da una distanza ravvicinata, dopo aver subito un’aggressione gravissima. Inoltre se l’è lasciato scappare, desistendo dall’inseguirlo.
  9. Il racconto di Maurizio Belpietro: a Repubblica afferma di essere entrato in casa (6°piano) e di aver lasciato la porta socchiusa, di aver sentito gli spari, di essersi girato ed aver visto l’agente proteggersi dietro ad un angolo, per poi rispondere al fuoco. Ma l’agente ha incontrato l’attentatore solo al piano inferiore (tra il 4° ed il 5°), e quindi sarebbe stato impossibile vederlo. Difatti Belpietro alla maggior parte dei media dichiara qualcosa di diverso, e cioè di aver chiuso la porta di casa alle proprie spalle, una volta entrato, e di aver sentito solo in un secondo momento gli spari.
  10. Una volta sentito il trambusto Belpietro afferma di essere andato istintivamente verso la porta – per poterla aprire e capire cos’era successo – ma di essere stato subito avvertito dagli agenti di scorta di rimanere in casa, che c’era un uomo armato nel palazzo. Ma il poliziotto che aspettava in macchina non si è accorto di nulla, e l’altro era occupato con il malintenzionato. Chi ha avvertito Belpietro con tanta rapidità, immediatamente dopo l’ultimo sparo? Un punto da chiarire.
  11. Il fallito attentato non è stato ancora rivendicato. Il capo della polizia Manganelli ordina di vagliare ogni ipotesi, ma già parla di un “fanatico singolo”, spezzando il clamore mediatico: “Magari poi si scoprirà che la pistola era finta, e che l’attentatore voleva solo spaventare”, scrive La Stampa. I punti di domanda si moltiplicano
  12. La scientifica ha analizzato scale e garage: non ci sono indizi, nessuna traccia. E pure le possibili vie di fuga, tra cespugli, mura e siepi da scavalcare, appaiono immacolate.
  13. Per ora la quasi totalità della ricostruzione si basa sulle parole dell’agente di scorta coinvolto nel fattaccio, tale A.M., promosso agente scelto dopo aver sventato un altro possibile attentato. Era il 1995, e la vittima designata il procuratore D’Ambrosio. La dinamica ricorda molto quella avvenuta nel palazzo di Belpietro: anche allora A.M. mise in fuga l’attentatore, ma non riuscì a catturarlo o a colpirlo, ed i responsabili del possibile omicidio non sono mai stati individuati.
  14. L’attentatore è probabilmente fuggito dall’uscita secondaria, che dà su Corso Borgonovo. D’obbligo quindi imbattersi nella relativa telecamera, o nel custode, che abita proprio lì. Ma nessuno ha notato niente, né l’occhio umano, né quello elettronico. Da dove sia fuggito l’attentatore, rimane un mistero. E pure da dove sia entrato: nessun condomino ha notato niente di strano.
  15. Infine casa-Belpietro è situata in pieno centro a Milano – vicino allo show room di Armani – ed è quindi circondata da telecamere. Se qualcuno è entrato o uscito da quel palazzo, impossibile non venga ripreso, soprattutto a quell’ora di sera, quando la zona è particolarmente calma. Ma gli investigatori hanno già controllato tutte le registrazioni, fino a 4 isolati di distanza: per ora niente, ogni esito è risultato negativo. L’attentatore è un fantasma.

_________________________________________
[P.s.: questo post si basa unicamente sui riscontri emersi dall’inchiesta, sulle parole di Maurizio Belpietro – tante le interviste che ha rilasciato nelle ultime ore – e sugli articoli dei più importanti quotidiani italiani, ed in particolare La Repubblica, La Stampa, Il Giornale e Libero]

.

02 ottobre 2010

fonte:  http://nonleggerlo.blogspot.com/

Schifani accusato dai pentiti: “A disposizione dei boss”. La Procura di Palermo smentisce che sia indagato ma l’Espresso conferma

Schifani accusato dai pentiti: “A disposizione dei boss”

Il Fatto Quotidano pubblica a puntate il memoriale di Francesco Campanella, grande accusatore del presidente del Senato per i suoi rapporti con i boss di Villabate. “Una frequentazione di lunga data”, spiega il collaboratore di giustizia

berlusconi02G Schifani accusato dai pentiti: A disposizione dei boss

.

L’Espresso: “Schifani indagato per concorso esterno in associazione mafiosa”. La procura ha poi smentito tutto: nessuna iscrizione a carico del presidente del Senato. La situazione penale di Renato Schifani, dunque, attende ancora di essere precisata: quello che è pubblico e verificabile è il fascicolo in cui è citato. Ampi stralci della deposizione di Francesco Campanella sono oggi pubblicati dal Fatto Quotidiano, che si ripromette di continuare la loro pubblicazione. Nel memoriale in cui il pentito racconta i legami di Schifani con i boss, c’è la storia di un paese della Sicilia: Villabate.

CONTROLLO MAFIOSOFrancesco Campanella è un piccolo politico del centro siciliano: poi affiliato all’Udeur, diventa nel 1994 consigliere comunale del suo paese. E non fa mistero dei reali motivi per cui sedeva in consiglio comunale: era da considerarsi un agente del boss Nino Mandalà. “Nel 1994″, racconta Campanella, “la famiglia Mandalà controllava pertanto il mandamento mafioso di Villabate, così come l’amministrazione comunale attraverso il sindaco Navetta Giuseppe ed altri soggetti vicini tra cui l’assessore Lucio Geranio e, appunto, Campanella Francesco”. Punto nevralgico degli affari mafiosi, il municipio: è da li che partono infatti le direttive per la gestione e la modifica del piano regolatore comunale, indispensabile per offrire maglie larghe ai boss per accaparrarsi appalti e commesse pubbliche: “Mandalà Antonino”, racconta ancora il pentito, “iniziò a confidare al Campanella i suoi interessi mafiosi sul territorio e dell’importanza della gestione del Prg, che all’epoca era in itinere poiché, approvato nel 1993. I Mandalà, per loro stesso dire, miravano alla gestione del territorio attraverso l’utilizzo del Prg per gestire le zone edificabili e gli appalti pubblici e privati sul territorio di Villabate”.

L’UOMO GIUSTOServiva una persona fidata per occuparsi di tali affari: secondo Campanella, Mandalà dice di averne ben due. Renato Schifani ed Enrico la Loggia, entrambi poi parlamentari con il PdL, uno dei due presidente del Senato, l’altro già ministro. “Per ottenere il proprio risultato Mandalà”, riporta il memoriale, “riferì a Campanella di voler interessare delle questioni urbanistiche il sen. Enrico La Loggia e l’avv. Renato Schifani, che affermò essere persone a lui molto vicine: a riprova di ciò affermò che erano conoscenti di lunga data, tanto da essere stati soci in affari e che entrambi avevano partecipato al proprio matrimonio”. Conoscenti di lunga data, soci in affari, invitati al matrimonio: questo sono Schifani e La Loggia per il boss mafioso. Questa situazione, a Campanella, sembra “realistica”: e il pentito si spinge oltre, nel dichiarare che Schifani ottenne effettivamente l’incarico di sovintendente comunale agli appalti per interessamento di Mandalà. “In una riunione intercorsa fra La Loggia, Mandalà e Schifani antecedente al novembre 1994 (nota al Campanella per essere stata riferita da Mandalà, e confermata dal sen. Schifani nella propria deposizione laddove riferisce che la proposta di incarico gli pervenne non dal sindaco Navetta ma da Mandalà Antonino su invito di La Loggia) fu concordato l’incarico di quest’ultimo, nella qualità di esperto, di controllo e coordinamento giuridico-amministrativo, urbanistico ed edilizio: il che avvenne con determina del 14 novembre 1994″, è il racconto della vicenda, e da quel momento in poi Schifani è operativo: secondo Campanella, a disposizione del boss per tutta una serie di favori e di varianti al PRG: “Le riunioni avvenivano nello studio legale dell’avv.Schifani”, continua il pentito.

.

02 ottobre 2010

fonte:  http://www.giornalettismo.com/archives/85540/schifani-accusato-pentiti-a/

___________________________________________________________________________

___________________________________________________________________________

Caso Schifani, L’espresso conferma

.

(30 settembre 2010)

«ll nome del presidente del senato Renato Schifani non è iscritto nel registro degli indagati di questa procura». Lo ha detto il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, smentendo che Schifani sia indagato dalla Dda di Palermo per concorso in associazione mafiosa, come anticipato oggi dal settimanale “L’espresso”. (ANSA)

La direzione de “L’espresso” in merito all’indagine sul presidente del Senato, Renato Schifani, conferma l’esistenza di una inchiesta iscritta quest’anno nel registro generale notizie di reato della Procura della Repubblica di Palermo.

.
_______________________________________________
.

Giustizia, Fini: la riforma non sia punitiva. Casini: dal premier attacco demenziale

fonte immagine

Giustizia, Fini: la riforma non sia punitiva
Casini: dal premier attacco demenziale

Csm: da Berlusconi frasi lesive, potremmo intervenire. Anm: Maroni e Alfano prendono i successi, ma non ci difendono

.

ROMA (2 ottobre) – La Prima Commissione del Csm discuterà lunedì prossimo delle dichiarazioni del presidente del Consiglio secondo cui ci sarebbe un’associazione per delinquere nella magistratura per valutare un intervento a tutela dei giudici. Lo annuncia il presidente Guido Calvi, il quale non ha dubbi sul fatto che ci siano gli estremi per un intervento del Csm. Intanto il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, definisce demenziale l’attacco sferrato ieri da Berlusconi ai magistrati, mentre il presidente della Camera, Gianfranco Fini, auspica che la riforma della giustizia non si traduca in una penalizzazione dei magistrati. Il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, dal canto suo dice: «Da quando è tornata la democrazia in Italia di commissioni d’inchiesta ce ne sono state centinaia: non vedo perché se lo propone Berlusconi debba diventare un motivo di scandalo».

Csm: lunedì discuteremo delle dichiarazioni lesive del premier. «Il nostro regolamento consente, a fronte di dichiarazioni particolarmente gravi, di aprire una pratica a tutela quando sia in discussione il controllo della giurisdizione. Quelle del premier sono solo dichiarazioni volgari o qualcos’altro? A me pare che il presidente del Consiglio abbia rivolto alla magistratura un’accusa molto forte, addirittura parlando di un reato, l’associazione per delinquere, e paventando l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta. Tutto questo consente di affermare che queste dichiarazioni siano lesive per la magistratura. Credo perciò che la Prima Commissione dovrà discuterne. E lunedì mattina lo faremo sicuramente».

Casini: demenziale l’attacco di Berlusconi ai magistrati.
«L’attacco alla magistratura di Berlusconi è demenziale – dice il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini – Perché, se vuole fare una riforma seria della giustizia, non può partire insultando i magistrati. Perché questo affossa tutto. Allora, ancora una volta Berlusconi rischia di andare fuori strada, mentre il tema della riforma della giustizia è importante, forse ineludibile. Dovremmo discutere con pacatezza, anche sulla separazione delle carriere. Ma se la base sono gli insulti, si va nel burrone. Come al solito, poi, Berlusconi andrà alla rincorsa dei singoli provvedimenti che lo possono aiutare per questi singoli processi. Altro modo sbagliato di affrontare il tema della riforma della giustizia. Berlusconi ripropone il tema della giustizia come al solito male, perché partire nel chiedere una riforma della giustizia inveendo contro i magistrati e insultando il mondo, non credo sia la premessa per una seria riforma. Se Berlusconi vuole fare finalmente le cose serie, vuole andare verso una riforma della giustizia condivisa, anche con la separazione delle carriere, noi ci siederemo al quel tavolo. Ma se la premessa sono gli insulti ai magistrati non andremo da nessuna parte. E Berlusconi, come al solito, andrà fuori strada. Noi continuiamo a dire queste cose, se le vuole sentire le senta, però se vuole continuare così finirà come coi 316 voti».

Fini: riforma giustizia non penalizzi i magistrati. «Armiamoci di buona volontà, teniamo alte le nostre idee rispettando il programma. Nei prossimi mesi gli italiani verificheranno se la politica è fatta di personalismi, polemiche, dossier che avvelenano il vivere civile o risponderà alle esigenze degli elettori»: lo ha detto oggi il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in una telefonata in collegamento con il convegno di Generazione Italia a Salerno. «La riforma della giustizia non deve penalizzare la magistratura – dice Fini – Ciò non vuol dire che tutti i magistrati siano eccellenti servitori dello Stato. Alcuni, come in altre categorie, hanno dei difetti. Ma non si può e non si deve in alcun modo pensare di dar vita a una riforma della giustizia che parta dal principio che si deve punire o penalizzare la magistratura italiana. In materia di riforma della giustizia, nelle prossime settimane il dibattito alla Camera vedrà il gruppo di Fli non solo protagonista determinante in termini numerici: questo presuppone una garanzia per il rispetto del programma sottoscritto con gli elettori. Abbiamo una grande voglia di rinnovare la politica e dopo gli ultimi vent’anni bisogna resistere alle difficoltà e affermare le nostre idee. Siamo fedeli al patto sottoscritto con gli elettori quando abbiamo vinto le elezioni con il Pdl, a condizione che il programma venga scritto e declinato in tutte le sue parti e non venga, invece, dimenticato o tradito in alcune di esse».

«Non si possono lesinare risorse a forze di polizia». «Il governo ha fatto molto soprattutto per il grande impegno delle forze di polizia contro la criminalità organizzata, la camorra e la mafia – ha detto Fini – La mia non è polemica ma se vogliamo garantire sicurezza è indubbio che non si possono lesinare le risorse per chi opera in prima linea visto che i tagli dell’ultima Finanziaria hanno riguardato anche gli operatori della sicurezza».

Consigliere Csm: certe parole delegittimano la magistratura. «Delegittimano la magistratura e fanno perdere credibilità ai giudici» le dichiarazioni fatte ieri dal presidente del Consiglio sull’esistenza di un’associazione a delinquere tra le toghe. «Di fronte a parole così forti, e considerata anche la fonte da cui provengono, potrebbe intervenire il Csm». A dirlo è il consigliere del Csm Paolo Corder, vice presidente della prima commissione di Palazzo dei marescialli, quella che si occupa delle pratiche a tutela delle toghe. «Si tratta di accuse destituite di ogni fondamento – dice Corder – che mettono in difficoltà i giudici che lavorano quotidianamente con grande impegno. La gente considera poco credibili i magistrati proprio perché sente queste dichiarazioni del presidente del Consiglio». A chi gli chiede se potrebbe essere proprio lui a chiedere l’apertura di una pratica a tutela dei magistrati, Corder risponde: «Rifletterò. Devo sentire i miei colleghi». E la prima occasione per fare il punto ci sarà lunedì prossimo, quando la prima commissione tornerà a riunirsi.

«Il presidente del Consiglio ha rivolto un’accusa destabilizzante per la magistratura, che secondo la giurisprudenza del Csm meriterebbe un intervento a tutela» sostiene a sua volta l’ex consigliere del Csm Fabio Roia, giudice al tribunale di Milano. «Se si fosse trattato di una conversazione privata, cioè fatta in presenza di poche persone, si tratterebbe di una questione di taglio diverso. Ma visto che queste dichiarazioni sono state fatte davanti a una pluralità di persone e che c’è stata una diffusione mediatica, si pone il problema della tutela dell’esercizio della giurisdizione. Anche perché questa ipotetica associazione per delinquere sarebbe diffusa a tutti i gradi di giudizio e funzioni».

Anm: Alfano e Maroni si appropriano dei successi, ma non ci difendono. «Parlare di un’associazione a delinquerè dei giudici è francamente inaccettabile perché oltre a riproporre il tema della delegittimazione dell’intera istituzione è offensiva della memoria, del sacrificio e dell’impegno di tanti magistrati che per lo Stato hanno dato la vita» dice Luca Palamara, presidente dell’Anm. Il rischio che si corre, secondo Palamara, è quello di «creare un clima di tensione» che distoglie l’attenzione dalle reali emergenze del settore giustizia: tribunali fatiscenti, croniche carenze di mezzi, risorse e organico, sovraffollamento delle carceri, riorganizzazione giudiziaria e informatizzazione degli uffici. Quanto alla possibilità di creare una commissione di inchiesta sulla magistratura come ipotizzato da Berlusconi, Palamara boccia l’ipotesi: «E’ assurdo – dice – Sono affermazioni che tuttavia non ci intimidiranno nello svolgimento del nostro lavoro». Infine, il presidente dell’Anm sostiene che ci sono esponenti del governo «che amano auto-attribuirsi i meriti degli ottimi risultati nella lotta alla mafia raggiunti dalle forze dell’ordine coordinate dalla magistratura e che però non difendono la categoria». Palamara si riferisce ai ministri della Giustizia e dell’Interno. «Quando Berlusconi ci attacca – conclude – ci aspetteremmo di essere difesi proprio da quei due ministri, Maroni e Alfano, che invece tacciono».

.

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=121211&sez=HOME_INITALIA

B COME BUFFONE – Vescovi: bestemmia insopportabile. Pd: l’Italia non può avere un premier così / Giornalista della Cnn licenziato per una battuta sugli ebrei

Vescovi: bestemmia insopportabile
Pd: l’Italia non può avere un premier così

https://i2.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20101002_berlusconi_9.jpg

Pdl: Berlusconi si è scusato, niente strumentalizzazioni
Monsignor Fisichella: bisogna saper contestualizzare le cose

.

ROMA (2 ottobre) – «Ci mancava solo la bestemmia dentro la barzelletta del presidente»: comincia così l’editoriale di Avvenire firmato M. T., le iniziali del direttore Marco Tarquinio, all’indomani del video pubblicato dal sito de L’Espresso, in cui Berlusconi racconta una barzelletta contro Rosy Bindi che si conclude con una bestemmia. «C’è una cultura della battuta a ogni costo che ha preso piede e fa brutta la nostra politica. E su questo tanti dovrebbero tornare a riflettere – esorta il quotidiano dei vescovi – Ma su ogni uomo delle istituzioni, su ogni ministro e a maggior ragione sul capo del governo grava, inseorabile, un più alto dovere di sobrietà e di rispetto. Per ciò che si rappresenta, per i sentimenti dei cittadini e per Colui che non va nominato invano».

«Insopportabile bestemmia». Per il giornale dei vescovi è una «insopportabile bestemmia» quella pronunciata da Berlusconi: «Si potrebbe ragionare – scrive Avvenire – all’infinito sullo strano timer che governa il “rilascio” mediatico – come se si trattasse di mangime per pesci o polli – di battute e gaffe “private” (o semi-pubbliche) del premier. E non sarebbe un ragionare strano o inutile. Ma il problema principale stavolta non è il timer. Il problema è il deposito di battute e gaffe (vere o presunte). Il problema è che dal deposito sia affiorata anche un’insopportabile bestemmia (anche se vecchia di mesi e mesi non è, purtroppo, meno tale)».

Enrico Letta: l’Italia non può tollerare un premier così. «Credo che l’Italia non possa permettersi un primo ministro così – dice il vicesegretario del Pd, Enrico Letta – Se la bestemmia fosse scappata ad un altro presidente del Consiglio sarebbe venuto giù il mondo, l’ha detta Berlusconi e noto reazioni troppo timide e questo mi preoccupa, perché significa che da lui si tollera tutto. Penso che tutte queste esternazioni di ieri, dall’invettiva contro la magistratura alla solita, insopportabile battuta sessista nei confronti della Bindi, denotino un presidente del Consiglio che è, come dire? fuori…».

Lupi: il premier si è scusato, niente strumentalizzazioni. «Berlusconi ha sbagliato, mi sembra che il presidente abbia chiesto scusa – replica il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi (Pdl) – Quando accadono questi fatti ci sono solo poche cose da fare: dare un giudizio, e lui ha sbagliato, chiedere scusa, e lui lo ha fatto, e, per un cattolico, andarsi a confessare. E’ inutile continuare ad alimentare polemiche e strumentalizzare. Mi piacerebbe che per il bene comune del Paese la politica si concentrasse sul contenuto del discorso di Berlusconi in Parlamento. Il futuro? Sono convinto che si deve avere fiducia nella fiducia e penso che la legislatura andrà avanti fino al 2013».

Monsignor Fisichella: la bestemmia va contestualizzata. «Bisogna sempre in questi momenti saper contestualizzare le cose – dice monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione – Certamente non bisogna da un lato diminuire la nostra attenzione, quando siamo persone pubbliche, a non venir meno a quello che è il nostro linguaggio e la nostra condizione. D’altra parte credo che in Italia dobbiamo essere capaci di non creare delle burrasche ogni giorno per strumentalizzare situazioni politiche che hanno già un loro valore piuttosto delicato. Ritengo anche che si debba fare di tutto per evitare il conflitto e dobbiamo quindi guardare a cose più importanti e sono convinto che anche i mezzi di comunicazione faranno la loro parte».

.

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=121219&sez=HOME_INITALIA

___________________________________________________________________________

Giornalista della Cnn licenziato per una battuta sugli ebrei

.

Rick Sanchez WASHINGTON (2 ottobre) – Il conduttore della CNN Rick Sanchez ha perso il posto di lavoro per avere fatto, in una intervista radiofonica, commenti controversi sul potere degli ebrei nei media americani. Sanchez, che è di origine cubana, ha accusato il comico ebreo Jon Stewart, che più volte l’ha preso in giro, di essere un bigotto. «Chi comanda alla CNN assomiglia molto a Stewart e molte altre persone che comandano le altre reti televisive sono come Stewart – ha detto Sanchez nell’intervista -: sono tutti ebrei e amano affermare di essere una minoranza oppressa».

Sanchez era il conduttore del programma del pomeriggio della CNN “Rick’s List”.

.

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=121201&sez=HOME_NELMONDO

SALUTE – Cuore artificale su un ragazzo di 15 anni: A Roma il primo intervento al mondo

Cuore artificale su un ragazzo di 15 anni
A Roma il primo intervento al mondo

.

L’operazione effettuata giovedì scorso al Bambino Gesù, dove l’equipe di cardiochirurgia ha impiantato nel petto del ragazzo un organo meccanico come soluzione permanente e non come “ponte” in attesa di un donatore compatibile

Cuore artificale su un ragazzo di 15 anni A Roma il primo intervento al mondo

.

ROMA – Un cuore artificiale permanente è stato innestato per la prima volta al mondo nel petto di un ragazzo di 15 anni. L’intervento è stato effettuato giovedì scorso dall’equipe di cardiochirurgia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, coordinata dal cardiochirurgo Antonio Amodeo.

La vera novità dell’operazione sta nel fatto che il cuore meccanico impiantato nel petto del ragazzo non è una  “soluzione ponte”, come avviene solitamente, in attesa di essere sostituito con un organo compatibile proveniente da un donatore, ma è permanente. Ed è il primo caso al mondo di cuore artificiale permanente pediatrico. Nel caso del ragazzo del Bambino Gesù, i medici hanno optato per la scelta radicale di impiantare un dispositivo artificiale permanente, dettata dal quadro clinico del paziente. Il ragazzo operato a Roma, infatti, era colpito da una malattia che ne impediva l’iscrizione in lista d’attesa per il trapianto di cuore. Di qui la decisione di offrire al giovane paziente l’unica alternativa terapeutica al processo generativo che lo avrebbe portato brevemente alla morte.

Spiegano i medici che la prognosi è ancora strettamente riservata, in considerazione delle condizioni generali del paziente e del carattere innovativo dell’intervento, durato dieci ore e in cui è stato impiantato un cuore artificiale di quattro centimetri inserito all’interno del ventricolo sinistro. La particolarità della soluzione tecnologica e chirurgica adottata al Bambino Gesù sta nella ridotta invasività dell’apparecchio e nelle modalità di alimentazione che riducono i rischi infettivi, che rappresentano la prima causa nel fallimento di queste soluzioni alternative fino ad oggi sperimentate. L’apparecchio, una pompa idraulica attivata elettricamente, è collocato interamente all’interno del torace in modo da ridurre i rischi di infezione. L’alimentazione elettrica avviene tramite uno spinotto collocato dietro il padiglione auricolare sinistro. al quale è collegata la batteria che il paziente porta alla cintura.

Secondo i medici del Bambino Gesù, l’impianto di un cuore meccanico come soluzione permanente apre nuove prospettive terapeutiche e speranze di vita per tutti quei pazienti con patologie cardiache per le quali fino ad oggi resta essenziale un trapianto e per quei pazienti non candidabili a ricevere un cuore da un donatore per problemi clinici, come nel caso del quindicenne operato a Roma.

.

02 ottobre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/salute/2010/10/02/news/cuore_artificale_su_ragazzo_di_15_anni_a_roma_il_primo_intervento_al_mondo-7642590/?rss

GENOVA – Protesta Amt davanti al Salone. Sciopero selvaggio dei bus

Protesta Amt davanti al Salone
Sciopero selvaggio dei bus

.

Bloccata l’uscita della Sopraelevata e via Marconi. Traffico nel caos. Centinaia di autisti hanno manifestato davanti al Salone. Incontro tra i sindacalisti e il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli a Genova per inaugurare la cinquantesima edizione della fiera. I dipendenti dell’azienda di trasporto contestano il taglio dei finanziamenti all’azienda: “A rischio 400 posti”. Il Prefetto ha precettato gli autisti ma il servizio è ripreso solo nel primo pomeriggio. Uniti alla protesta anche i taxisti: “Le auto navetta gratuite ai visitatori ci uccidono”

Protesta Amt davanti al Salone Sciopero selvaggio dei bus

.

Gli autisti delll’Amt hanno protestato davanti al Salone Nautico nella giornata di inaugurazione della fiera. Fumogeni rossi, tamburi e fischietti contro la riduzione dei finanziamenti all’azienda dei trasporti. Lo sciopero generale dell’azienda è stato proclamato nella notte dall’assemblea dei lavoratori. “Vogliono aumentare il prezzo del biglietto e tagliare le linee”, denunciano i sindacati. “Quattrocento operai sono a rischio. Dobbiamo fare qualcosa per salvare l’azienda”.

Fermi fino al primo pomeriggio bus, metropolitana, ascensori e trenino di Casella. Centinaia di autisti hanno bloccato l’uscita della Sopraelevata alla Foce e hanno invaso corso Marconi. Per l’intera mattina e fino alle prime ore del pomeriggio, il traffico cittadino è rimasto paralizzato. Su uno striscione è scritto: “Il trasporto pubblico fa vivere la città. Non uccidetelo”.

Una delegazione di lavoratori ha incontrato il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli a Genova per la cerimonia di inaugurazione del Salone. Insieme al ministro, il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, il sindaco Marta Vincenzi ed il presidente della Provincia, Alessandro Repetto.

Al termine dell’incontro, il sindacalisti si sono detti soddisfatti degli impegni presi dal manistro. Hanno sciolto la manifestazione e ripreso il servizio. “Matteoli – hanno spiegato i rappresentanti dei dipendenti Amt – ci ha assicurato che lunedì parlerà con il collega alle Finanze Tremonti e con quello al Welfare Sacconi per trovare alternative alla stretta dei finanziamenti e all’esclusione dagli ammortizzatori sociali. L’esito del colloquio governativo ci sarà riferito dal Prefetto e matedì incontreremo i vertici di Regione, Provincia e Comune per dibattere dei problemi del trasporto pubblico”.

Lo sciopero Amt è stato deciso dall’assemblea dei lavoratori con 7 voti contrari, tre astenuti e circa 700 favorevoli. Il prefetto di Genova, Francesco Musolino, ha precettato in mattinata il personale Amt di turno oggi, ma la protesta è continuata fino a conclusione dell’incontro con il ministro Matteoli. E’ convinzione dei sindacati che la precettazione sia stata irregolare: “Avrebbe dovuto mandare una lettera con i nomi dei dipendenti precettati, anzichè un fax generico”.

Alcuni taxisti si sono uniti alla protesta davanti ai cancelli del Salone. Accolti dall’applauso degli autisti Amt, le auto bianche si sono fermate di traverso sulla rotonda all’uscita della Sopraelevata. “Siamo artigiani, paghiamo le tasse alla Camera di Commercio ma la Camera di Commercio ci tradisce mettendo auto navetta gratutite per i visitatori del Salone”, spiega Giulio Campofiorito, un taxista. “Poi ci sono le case automobilistiche che propongono altre vetture gratis per i visitiatori che scendono all’aeroporto. Così si uccide il lavoro dei taxisti”.

Presenti alla manifestazione anche gli orchestrali del Carlo Felice in agitazione dopo la decisione del consiglio d’amminstrazione del teatro di chiedere la cassa integrazione in deroga per i 400 dipendenti.

.

02 ottobre 2010

fonte:  http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/10/02/news/protesta_amt_davanti_al_salone_sciopero_selvaggiodei_bus-7638788/?rss

Le ragioni di De Bortoli e la gerontocrazia nel Corriere

“Cari colleghi, questa lettera vi complicherà la vita..”

Le ragioni di De Bortoli e la gerontocrazia nel Corriere

.

Pubblicato da Joshua Evangelista

.

Cari colleghi, questa lettera vi complicherà la vita. Inizia così la lettera aperta che il direttore del Corriere della Sera ha indirizzato alla sua redazione, scatenando l’ira funesta del cdr (due giorni di sciopero, oggi e domani).

In un periodo di crisi gravissima dell’editoria italiana (di idee prima che di ricavi) alla quale non si è sottratto il quotidiano milanese, De Bortoli mette su carta, senza fronzoli e senza riverenze, la conditio sine qua non affinché il giornalismo di qualità sopravviva, affinché anche nei prossimi anni si possa campare, magari dignitosamente, di questo mestiere: i giornalisti che scrivono sul cartaceo devono “iniziare a colloquiare” con il web (e aggiungo: anche con i colleghi più giovani, che non stanno lì solo per fare il caffè o duplicare i dispacci con la fotocopiatrice).

A molti può sembrare un concetto ormai logoro, da primi anni ’90, ma credetemi non è così. Purtroppo non si tratta di una polemica anacronistica. Tanti giornalisti nelle principali redazioni italiane continuano a battere a macchina.

Scrive De Bortoli:

Non è più accettabile che parte della redazione non lavori per il web o che si pretenda per questo una speciale remunerazione. Non è più accettabile che perduri la norma che prevede il consenso dell’interessato a ogni spostamento, a parità di mansione. Prima vengono le esigenze del giornale poi le pur legittime aspirazioni dei giornalisti. Non è più accettabile che i colleghi delle testate locali non possano scrivere per l’edizione nazionale, mentre lo possono tranquillamente fare professionisti con contratti magari per giornali concorrenti. Non è più accettabile l’atteggiamento, di sufficienza e sospetto, con cui parte della redazione ha accolto l’affermazione e il successo della web tv. Non è più accettabile, e nemmeno possibile, che l’edizione Ipad non preveda il contributo di alcun giornalista professionista dell’edizione cartacea del Corriere della Sera. Non è più accettabile la riluttanza con la quale si accolgono programmi di formazione alle nuove tecnologie. Non è più accettabile, anzi è preoccupante, il muro che è stato eretto nei confronti del coinvolgimento di giovani colleghi. Non è più accettabile una visione così gretta e corporativa di una professione che ogni giorno fa le pulci, e giustamente, alle inefficienze e alle inadeguatezze di tutto il resto del mondo dell’impresa e del lavoro.

Dove ha sbagliato il direttore? Penso che dovremmo fare tutti un esame di coscienza, provando magari a capire quali vie siano percorribili per continuare a stare sul mercato con un prodotto di qualità rimanendo indipendenti. E questo ha un prezzo.

Segui Reporters su Facebook!
.

01 ottobre 2010

fonte:  http://reporters.blogosfere.it/

RIFIUTI: 2 ottobre giornata del riciclo / Raccolta differenziata, 10 regole d’oro

Sapevate che una città di 100.000 abitanti col riciclo può arrivare a guadagnare fino a un milione di euro?

Rifiuti:occhio alla spazzatura, parte differenziata doc

.

Rifiuti, parte la raccolta differenziata doc

Prestigiacomo,e’ la chiave del sistema; 2 ottobre giornata riciclo in 20 citta’

.

ROMA – I cartoni della pizza con residui di cibo, i fazzoletti usati o gli scontrini mai nel cassonetto della carta; l’ involucro di plastica delle merendine sempre separato dalla vaschetta di cartone o i barattoli di vetro dal tappo di metallo. Regole base della raccolta differenziata. Ma in quanti lo sanno o lo fanno? In Italia lo smaltimento dei rifiuti urbani per tipo di materiale, con qualche ombra ma anche con eccellenze, si fa ma spesso si fa male mentre piccoli gesti di ‘qualita” possono dare una svolta importante per il buon riciclo. Ne sono convinti il ministero dell’Ambiente e il Consorzio nazionale imballaggi (Conai) che a Milano hanno lanciato la 1/aGiornata nazionale del riciclo e della raccolta differenziata di qualità, sabato 2 ottobre in 20 città italiane. Per loro anche le dieci regole d’oro per una differenziata di qualità e sei panchine di design per ciascuna città realizzate utilizzando esclusivamente materiali di imballaggio provenienti da riciclo.

“La raccolta differenziata – afferma il ministrodell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo – è il punto di partenza essenziale di un corretto ciclo di smaltimento dei rifiuti che,nella loro quasi totalità, non sono uno scarto ma una risorsa che può essere utilizzata come materia prima per realizzare nuovi oggetti o come fonte di energia”. “Grazie a un piccolo impegno quotidiano per fare bene la raccolta, è possibile migliorare ancora il riciclo”, ha detto Piero Perron, Presidente di Conai. “Il decalogo – ha riferito Antonio Giuliani, dirigente dell’ufficio di gabinetto del ministero dell’Ambiente – è valido per tutto il Paese. Si parte con questa campagna ma l’obiettivo è tendere a uniformare la qualità per tutto il territorio”.

E differenziare bene è anche una questione di colore. Per quanto riguarda la plastica, infatti, lo smaltimento costa di più con le bottigliette di colore azzurro, secondo il Consorzio per la plastica, Corepla, 150 euro a tonnellata. Tanto che in Giappone si sta procedendo al divieto di adottare la colorazione azzurra. Infine l’impegno Conai con i comuni. Il Consorzio, ha sottolineato il direttore generale, Walter Facciotto,”sostiene, nell’ambito dell’accordo quadro con l’Associazione nazionale dei comuni italiani, Anci, le amministrazioni locali nel perseguire obiettivi di qualità attraverso il versamento dei corrispettivi economici, nel 2009 oltre 400 milioni di euro”

Ecco la fotografia dell’Italia che ricicla:

GIORNATA NAZIONALE RICICLO: Il 2 ottobre in 20 città (Ancona,Aosta, Arezzo, Bari, Bologna, Caserta, L’Aquila, La Spezia,Matera, Milano, Oristano, Perugia, Reggio Calabria, Roma,Siracusa, Termoli, Trento, Treviso, Trieste, Vercelli). Nelle 20piazze ci saranno punti informativi dove verrà distribuito IlDecalogo della raccolta differenziata di qualità;

QUANTO VALE UNA DIFFERENZIATA DI QUALITA’: Il miglioramentodella qualità della raccolta differenziata – classificata per fasce di qualità che misurano omogeneità, presenza di materiali estranei non riciclabili – si traduce, per un comunedi 100.000 abitanti (con una raccolta differenziata complessiva intorno al 45%) in corrispettivi economici che vanno dai 232.000euro all’anno per materiale classificato in 3/a fascia di qualità per arrivare a circa un milione di euro l’anno per materiale classificato in 1/a fascia di qualità, quadruplicando quindi i corrispettivi. Un meccanismo, che per una città di 1.000.000 di abitanti (con una differenziata intorno al 45%),prevede finanziamenti che possono arrivare a 9,5 milioni di euro l’anno per una raccolta differenziata di 1/a fascia;

I NUMERI DEL RICICLO: i risultati nazionali di recupero deirifiuti di imballaggio di acciaio, alluminio, carta, legno,plastica e vetro raggiungono il 73,9%, equivalente a 8.024.000tonnellate recuperate su 10.863.000 tonnellate immesse al consumo. Il sistema ha registrato una crescita del recupero complessivo del 5,25% rispetto all’anno precedente (da 68,6% a73,9%) e una riduzione delle quantità di rifiuti di imballaggio destinate a discarica (nel 2009 sono scese al 26% del totale deirifiuti da imballaggio);

DAL CASSONETTO ALLO SCAFFALE: servono 19.000 barattoli per conserve per produrre un’auto; occorrono 37 lattine per fare una caffettiera da tre tazze; quasi il 90% delle scatole per pasta,calzature e altri prodotti di uso comune sono realizzati in cartoncino riciclato; con il riciclo di una cassetta di legno si ottiene un attaccapanni; con 27 bottiglie di plastica si fa una felpa in pile; il 66% delle bottiglie di vetro oggi immesse al consumo nel Paese è fatto con vetro riciclato proveniente dalla raccolta differenziata nazionale.

.

30 settembre 2010

fonte:  http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/rifiuti/2010/09/30/visualizza_new.html_1757585064.html

___________________________________________________________________________

Ai cittadini i consigli di chi ricicla per mestiere

Raccolta differenziata, 10 regole d’oro

.

Chi la fa lo sa, la raccolta differenziata della spazzatura è un vero e proprio lavoro, un impegno di tutti i giorni. Ma non c’è altro da fare per risolvere un doppio problema: chiuidere la porta alle ecomafie che speculano sulla spazzatura e dare una possibilità al nostro futuro ambientale

Una bicicletta di alluminio realizzata con 800 lattine

Una bicicletta di alluminio realizzata con 800 lattine

.

Chi la fa lo sa, la raccolta differenziata della spazzatura è un vero e proprio lavoro, un impegno di tutti i giorni.
Sacchetti per la carta, sacchetti per la plastica, altri per il vetro e poi quelli per l’umido: girare per la cucina è spesso e volentieri uno slalom tra i contenitori.
E poi quel dubbio atroce, che nessuno si prende mai l’impegno di dissolvere, smentendo pubblicamente tutte le insinuazioni, le chiacchiere e anche le inchieste giornalistiche a proposito del vero destino dei nostri sforzi: che tutto finissca nello stesso calderone e che la nostra separazione dei materiali sia una inutile fatica.
Sarà vero? E allora chi me lo fa fare?
L’ambiente, il futuro, la qualità della nostra vita, l’impegno dei consorzi che riciclano e che buon per loro guadagnano dalla spazzatura.
Sì, non c’è altro da fare per riciclare: qualcuno deve lecitamente guadagnarci perchè i buoni samaritani non esistono e perchè l’impegno di tutti, il rispetto dell’ambiente e in nostro senso civico sono gli unici modi per sbattere fuori dalla porta le ecomafie che speculano sulla nostra salute e sul nostro futuro.

Ecco le 10 regole d’oro per una raccolta differenziata di qualita’ (Fonte: Consorzio nazionale imballaggi-Conai):

1) Separa correttamente gli imballaggi in base al materiale di cui sono fatti e mettili nell’apposito contenitore per la raccolta differenziata. Grazie a te che separi gli imballaggi e al Comune che li raccoglie, Conai fa rinascere l’acciaio, l’ alluminio, la carta, il legno, la plastica e il vetro.
2) Schiaccia lattine e bottiglie di plastica richiudendole poi con il tappo. Comprimi carta e cartone.
3) Dividi, quando e’ possibile, gli imballaggi composti da piu’ materiali, ad esempio i contenitori di plastica delle merendine dalla vaschetta di cartone oppure i barattoli di vetro dal tappo di metallo. Se fai questo, limiterai le impurita’.
4) Togli gli scarti e i residui di cibo dagli imballaggi prima di metterli nei contenitori per la raccolta differenziata. Se fai questo, ridurrai le quantita’ scartate.
5) Sappi che la carta sporca (di cibo come i cartoni della pizza, di terra, di sostanze velenose come solventi o vernici), i fazzoletti usati e gli scontrini non vanno nel contenitore della carta; e che il loro conferimento peggiora la qualita’ della raccolta differenziata di carta e cartone.
6) Fai attenzione a non mettere nel contenitore del vetro oggetti in ceramica, porcellana, specchi e lampadine. Inserire tali materiali puo’ vanificare i tuoi sforzi perche’ rovina la raccolta del vetro.
7) Riconosci e conferisci correttamente gli imballaggi in alluminio. Oltre alle piu’ note lattine per bevande, separa anche vaschette e scatolette per il cibo, tubetti, bombolette spray e il foglio sottile per alimenti.
8) Riconosci e conferisci correttamente gli imballaggi in acciaio, solitamente riportano le sigle FE o ACC. Le trovi su barattoli per conserve, scatolette del tonno, lattine e bombolette, fustini e secchielli, tappi corona e chiusure di vario tipo per bottiglie e vasetti.
9) Introduci nel contenitore per la raccolta differenziata della plastica tutte le tipologie di imballaggi. Fai attenzione a non introdurre altri oggetti, anche se di plastica, come giocattoli, vasi, piccoli elettrodomestici, articoli di cancelleria e da ufficio.
10) Ricorda che se hai imballaggi in legno li puoi portare alle isole ecologiche comunali attrezzate. Cassette per la frutta e per il vino, piccole cassette per i formaggi, sono tutti imballaggi che possono essere riciclati.

.

30 settembre 2010

fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=145811

.

30 settembre 2010

fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=145811