Archivio | ottobre 4, 2010

IRAN – Maryam Molka: una transessuale rivoluzionaria

Iran: una transessuale rivoluzionaria

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Iran, dove l’essere gay può portare alla pena di morte, è il secondo paese con il numero più grande di cambio sesso. Tutto questo grazie ad Molka Maryam, che ha convinto l’ayatollah Khomeini che essere trans non è peccato.

Maryam Molka, una transessuale che oggi ha 60 anni, ha ancora una battaglia in corso: lei vuole che la sua mamma, vittima di un ictus che le fece perdere la memoria, capisca che in realtà lei è il suo figlio che ha fatto un’operazione per cambiare sesso. “Lei pensa che io sia una donna è che sono stata adottata e che Ferydoon viva in America”, ha detto Maryam , sono cosciente che in Iran, gli eterosessuali hanno permesso il cambio di sesso solo dopo il superamento di un esame medico. Una cosa senza precedenti nel mondo musulmano, dove è comune per i transessuali e gli omosessuali essere perseguitati e puniti anche con la morte.

“Abbiamo inventato questa storia per non dire la verità, perché non era d’accordo che mi vestivo da donna, e tanto meno con il mio cambiamento di sesso”, dice seduta su un divano nella sua piccola casa a Karaj, una città ha 50 miglia da Teheran. Una volta completata la sua trasformazione, Maryam Mohammad Sadafi sposò un lontano cugino di 13 anni più giovane di lei, con quale vive tuttora.

Maryam ha subito un intervento chirurgico in Thailandia, paese in cui più interventi chirurgici vengono eseguiti per cambiamento di sesso. Il secondo è l’Iran, con una media di 1.000 interventi l’anno negli ultimi due decenni. La responsabile di questa cifra è questa donna grassoccia estroversa, di origini umile, rifiutata dal padre a causa del suo comportamento femminile.

Da molto giovane, ancora in tempi dello Scià di Persia Rezah Pavlavi (un imperatore filo-americano), Maryam ha cominciato a bussare alle porte per vedere se riusciva a essere riconosciuta come una donna. Approvata dal clero, i giudici è persino riuscita a soddisfare con la moglie dello Scià, l’imperatrice Farah Diba, che gli ha assicurato di trovare altre persone nella sua situazione. Ma questo era poco prima della rivoluzione islamica che lo rovesciò e lasciò il posto a un governo repressivo e fondamentalista, e la lotta di Maryam è ricominciata da zero.

Dopo la Rivoluzione, nel 1979, i transessuali e gli omosessuali sono stati perseguitati dalle autorità. Molti di loro sono stati addirittura uccisi. “non li ammazzavano per la loro sessualità, ma per le loro idee politiche”, sostiene, forse per evitare problemi. Maryam, che prima della rivoluzione poteva camminare per le strade e nei bar di Teheran, vestita come una donna, è stata licenziata dal suo lavoro alla televisione di stato e sbarcata in un ospedale psichiatrico, dove gli hanno dato alte dosi di antidepressivi e ormoni maschili.

“Sei un pervertito”, ha ripetuto vedendo che aveva i seni, erano anni trascorsi prendendo ormoni femminili. Disperata dopo aver visitato il centro medico ha deciso di tentare la più audace: raccontare la sua storia a Khomeini, leader supremo iraniano, che aveva cercato di contattare prima. Fu così che, un giorno nel 1986, Maryam è arrivata nella sua residenza.

Anche se indossava
vestiti da uomo, aveva fatto crescere la barba e teneva le braccia incrociate a coprire i seni, le guardie dell’ayatollah pensando che fosse una prostituta o di un attentatore suicida femminile, la picchiarono brutalmente. E ‘stata salvata perché in quel momento stava passando il fratello di Khomeini, Hassan Passandie, che già sapeva. Il sacerdote, allarmato dalla quantità di sangue che colava dal suo viso, la aiutò a entrare. Qualche istante dopo, Khomeini fu sentito urlare per il comportamento delle guardie. Poi si avvicinò le disse: ” Io sono una donna in un corpo maschile”

L’assistente dell’ayatollah gli diede una coperta per coprirsi dalla testa ai piedi e la portarono in una stanza dove c’erano solo donne. Per la prima volta era stata riconosciuta come una di loro. Minuti più tardi, Khomeini ascoltò e chiese al team medico le differenze tra ermafroditi, transessuali e omosessuali. “Sei nato nel corpo sbagliato. Non ha nulla a che fare con il peccato o essere degenere, hai il diritto che la mente coincida con corpo”, le disse Khomeini. Subito dopo, emise una fatwa (legge islamica) per riconoscere che i transessuali hanno diritto a un intervento chirurgico per ottenere una nuova identità.

Quando ha lasciato la casa di Khomeini, Maryam sentì che tutta la sua lotta era stata premiata. Non sarebbe più considerata come un omosessuale e la sua vita era al sicuro. Secondo i dati di alcune organizzazioni umanitarie, almeno 100 uomini gay sono stati giustiziati in Iran tra il 1979 e il 1990, e molti altri negli anni successivi. “Nella nostra religione, essere gay è peccato, una persona deve essere un uomo o una donna,” spiega.

Tuttavia, il percorso di Maryam e dei transessuali non è così facile come dettato dalla legge. Molte si operano perché hanno poca scelta: se non lo fanno, vengono accusati di omosessualità e si può pagare con la vita. Questo ha portato l’Iran ad effettuare molte operazioni di questo tipo che nei paesi occidentali, ma molti di questi pazienti hanno problemi psicologici.

“Nulla è facile per noi”, dice Maryam, che riconosce che la sua perseveranza ha portato più vantaggi che svantaggi per le persone come lei. Motivo sufficiente per essere orgogliosa. “La mia tristezza è che mia madre non sa chi sono io”.

Fonte:http://www.semana.com/noticias-gente/transexual-revolucionario/145389.aspx

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04 ottobre 2010

fonte:  http://www.vanessamazza.org/2010/10/iran-una-transessuale-rivoluzionaria.html

A SCUOLA DI.. – Fotografare la natura, consigli per esperti e amatori

(questo post è dovuto a te, Francy)

Fotografare la natura, consigli per esperti e amatori

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Per scattare delle belle foto non serve una costosa macchina fotografica reflex. In questo articolo vi diamo alcuni consigli, utili sia agli amatori che ai professionisti, per scattare delle belle foto della natura

Banale? Guardate l’ingrandimento a fondo articolo (cliccando sull’immagine piccola ne avrete una ancora più dettagliata)

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di William Van Winkle
Lunedì 27 settembre 2010

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Introduzione

Ormai al mondo ci sono milioni di macchine fotografiche digitali o, per dirlo con un termine più moderno, fotocamere. Che si tratti di compatte o reflex, ce n’è almeno una in ogni casa, per non parlare di quelle integrate nei telefoni cellulari. Tutti noi o quasi abbiamo quindi l’occasione di scattare fotografie negli ambienti più disparati.

L’avvento del digitale è un ulteriore invito a improvvisarsi fotografi. Se la foto viene male basta cancellarla, e nessuno ci piangerà sopra. In passato invece, per vedere un’anteprima bisogna stampare i “provini”. Una spesa aggiuntiva sufficiente a tenere lontano gran parte degli amatori.

Eppure la maggior parte di noi sa poco su come si scatta una buona fotografia. Vale soprattutto per chi usa le compatte, ma anche tra chi ha una reflex – complici i prezzi in calo – spesso si trova perso senza la modalità automatica. Le macchine moderne aiutano molto anche i meno esperti, e non è difficile ottenere buoni scatti anche se si è completamente a digiuno di tecniche fotografiche.

Le modalità automatiche però non fanno miracoli: grazie al software la fotocamera cerca di trovare le impostazioni migliori per ogni foto. In gran parte dei casi il risultato è valido, a volte eccellente. Ma se la luce o altri elementi non sono perfetti, l’immagine risultante sarà scadente.

Molti si accontentano, ed è un peccato. Durante un viaggio molti di noi si trovano davanti a paesaggi mozzafiato, opere d’arte che non vedranno mai più, eventi irrepetibili. Il ricordo di questi momenti non può essere un’immagine sfocata, sovraesposta o con altri difetti. E si finisce per mangiarsi le mani: “perché non ho fatto quel corso di fotografia l’inverno scorso, quando ho preso la macchina fotografica?”. Avrete quasi certamente centinaia o migliaia di fotografie nei vostri hard disk o CD. Quante di queste potevano essere migliori?

Tra i tanti tipi d’immagine che si possono scattare, i paesaggi sono molto comuni. La natura si offre ai nostri obiettivi, ma non è sempre facile immortalarne la bellezza. Immaginate che Canon v’inviti a una visita di tre giorni al parco nazionale dello Yosemite, e vi offra la possibilità di usare apparecchiature fotografiche con un valore di circa 13.000 euro, una buona scorta di schede di memoria professionali Lexmark e la guida di un fotografo professionista. È l’incredibile offerta che quest’azienda propone in cinque parchi nazionali negli Stati Uniti. In Italia ci sono stati eventi simili, dedicati però solo ai professionisti (programma CPS), ma non c’è ancora una routine. Speriamo che diventi presto un’abitudine estesa anche ai semplici appassionati.

Abbiamo raccolto in quest’articolo alcuni dei preziosi insegnamenti che ci ha dato il fotografo presente al parco, Lewis Kemper. Per scattare una bella foto non basta trovare il giusto tempo d’esposizione e la migliore apertura del diaframma. Questi aspetti sono fondamentali, ma nelle prossime pagine ci occuperemo di argomenti diversi, e cioè di come “vedere” gli elementi che contribuiscono a creare una grande fotografia. Sono principi relativamente semplici, che si possono seguire anche con una compatta. Speriamo che vi possano servire per creare immagini eccezionali la prossima volta che farete un viaggio immersi nella natura.

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Indice:

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fonte: http://www.tomshw.it/cont/articolo/fotografare-la-natura-consigli-per-esperti-e-amatori/27111/1.html

Maltempo, in Liguria frane e allagamenti, danni alle colture

Maltempo, in Liguria frane e allagamenti, danni alle colture

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(fonte immagine) – Varazze alcune auto trascinate dall’acqua

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MILANO (Reuters) – La Liguria è alle prese con una forte ondata di maltempo, con allagamenti e rischio di crolli, mentre la Protezione Civile della Regione è al lavoro, con i vigili del fuoco, i comuni e diverse squadre di volontari per far fronte all’emergenza verificatasi nelle prime ore della mattinata a Varazze, Arenzano, Cogoleto e nel Ponente genovese dove in poco tempo sono caduti complessivamente oltre 200 millimetri di pioggia.

Lo riferisce in una nota la Regione, mentre secondo le previsioni occorrerà aspettare fino a mercoledì per vedere un miglioramento delle condizioni meteo.

“La situazione è tenuta costantemente sotto controllo, ora si tratta di verificare nelle prossime ore l’impatto che le forti precipitazioni previste dall’allerta 2 lanciata dalla Regione Liguria potranno avere su un territorio già compromesso dai temporali della notte e della mattinata”, spiega nella nota l’assessore alla Protezione Civile Renata Briano, che si dice preoccupata anche per la situazione del fiume Magra, nello Spezzino, una delle zone più a rischio.

I danni più gravi sono segnalati a Varazze, dice ancora la Regione, dove le scuole sono chiuse, con rischi di crollo di strade, allagamenti di strade e sottopassi e con automobili e moto coperte da acqua e fango.

Allagamenti anche a Voltri, ad Arenzano e a Cogoleto dove sono in alcuni punti sono esondati i torrenti Lerone, Rumaro, Arrestra. Anche a Cogoleto — dove per domani è attesa la visita del capo della Protezione civile Guido Bertolaso — sono diverse le auto danneggiate e le strade interrotte.

Il maltempo, in particolare sulle province di Genova e Savona, ha provocato danni anche all’agricoltura, secondo quanto segnalato dalla Confederazione italiana agricoltori, che riferisce di pesanti conseguenze nel settore dell’olivicoltura e le coltivazioni orticole, crollo di muri di contenimento e danni a serre e strutture aziendali, allagamenti e smottamenti dei terreni, specie nei terrazzamenti dove vi sono colture di olivi.

10 KM DI CODA SULLA A7 PER SMOTTAMENTO

Per quanto riguarda la circolazione, in una nota la Società Autostrade segnala che sulla A10 e sulle autostrade liguri, in seguito alle forti piogge, si sono formate code tra il bivio per la A7 e Pegli verso Savona, e tra Arenzano ed il bivio per la A7 in direzione di Genova.

Sempre sulla A10, sono chiuse da entrambe le provenienze a causa di allagamenti sulla viabilità esterna, le uscite di Pegli e di Genova Aeroporto. Sulla A7, in conseguenza alle forti piogge, si sono formate code tra Genova Bolzaneto e Sampierdarena verso Genova, e tra Sampierdarena e il bivio per la A10, in direzione di Milano. Sempre sulla A7, per uno smottamento, si sono formati 10 km di codA tra il bivio per la A12 e Busalla verso Milano.

A chi proviene da Milano e Livorno diretto a Genova, si consiglia di utilizzare le uscite di Genova ovest, Genova est e Nervi. Per coloro che provengono da Savona e dalla A26 invece, di utilizzare la diramazione Predosa-Bettole, che collega la A26 alla A7, per poi percorrere la A7 ed uscire alle stazione precedentemente indicate.

Nelle previsioni della Protezione Civile Nazionale, a causare le avverse condizioni meteorologiche è una perturbazione atlantica che lascerà il nostro Paese solo mercoledì, mentre dalle prime ore di domani, martedì 5 ottobre, le precipitazioni si estenderanno anche al centro-sud. I fenomeni potranno essere accompagnati da attività elettrica e forti raffiche di vento.

Nella giornata di mercoledì, ancora tempo instabile, con fenomeni sparsi sulle regioni più meridionali, mentre al centro- nord l’alta pressione porterà un miglioramento delle condizioni meteo.

Infine, giovedì il tempo migliorerà anche al sud e tale dovrebbe rimanere anche per la giornata di venerdì.

— Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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04 ottobre 2010

Reuters IT

fonte:  http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE6930CY20101004

forte maltempo in liguria 4 ottobre 10 RaiUno

Cisgiordania, moschea a fuoco: risale la tensione, coloni sotto accusa

Cisgiordania, moschea a fuoco: risale la tensione, coloni sotto accusa

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di Alessandro Logroscino *
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TEL AVIV (4 ottobre) – Torna a divampare il fuoco dell’odio in Cisgiordania, dove un incendio appiccato nella notte in una moschea, nel villaggio di Beit Fajar, vicino a Betlemme, ha riacceso oggi la protesta dei palestinesi contro le violenze dei coloni israeliani ultrà. Il rogo, che rischia di contribuire a mandare in fumo anche ciò che resta delle speranze negoziali, è stato denunciato stamattina dall’agenzia palestinese Maan, che ne ha subito attribuito la responsabilità a un gruppo di coloni della zona. Mentre un portavoce militare israeliano ha riconosciuto la gravità dell’accaduto e annunciato un’inchiesta approfondita.

Secondo la gente del posto, il raid sarebbe stato compiuto da non meno di quattro persone, che hanno innescato le fiamme e tracciato scritte offensive sui muri dell’edificio prima di dileguarsi a forte velocita a bordo di una Peugeot. Un abitante del villaggio, Muhammad Taqatqa, ha riferito che gli aggressori hanno bruciato per sfregio almeno 15 copie del Corano. E che il fuoco ha distrutto l’impianto elettrico e danneggiato alcune colonne portanti del luogo di culto, rendendolo inagibile. Un leader dell’insediamento ebraico più vicino, Shaul Goldstein, ha cercato di minimizzare la portata dei fatti. Ma la polizia e l’esercito israeliano hanno promesso indagini accurate, mentre un portavoce militare ha ammesso che si è trattato di «un episodio molto grave».

La vicenda è tutt’altro che la prima del genere. Solo da dicembre sono almeno quattro le moschee profanate in Cisgiordania, senza contare gli incendi delle coltivazioni o altri attacchi e rappresaglie trasversali nei confronti di bersagli palestinesi. È inoltre di pochi giorni fa la minaccia sollevata da una frangia di coloni dell’insediamento di Yitzhar (una delle ‘tanè degli oltranzisti, verso Nablus) contro altre due moschee: additate come abusive e delle quali è stato intimato l’abbattimento.

Secondo il ministro palestinese per le Questioni religiose, Muhammed Ayish, l’incursione di Beit Fajar rientra in uno scenario consolidato e rappresenta una sorta di messaggio al governo israeliano. Governo che a suo dire gioca di sponda con la lobby degli insediamenti. «L’attacco di queste ore – ha accusato Ayish – fa parte d’una campagna contro tutto quanto è palestinese». «Israele – ha aggiunto – risponde nei fatti agli sforzi di pace con gli incendi, l’ebraicizzazione (dei territori occupati, ndr), la colonizzazione e la confisca di terre».

Parole dure che pesano come macigni sugli affannati tentativi della comunità internazionale – in primis dell’emissario Usa, George Mitchell – di ridare ossigeno ai colloqui diretti fra il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, e il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen, inceppati dopo meno di un mese in seguito alla mancata proroga del rallentamento edilizio nelle colonie in Cisgiordania.

E a cui fa eco dalla trincea opposta l’ennesima doccia fredda sulle prospettive negoziali del ministro degli Esteri d’Israele, l’ultranazionalista Avigdor Lieberman: fermo nel no a qualunque prolungamento della moratoria nelle colonie (anche di soli due mesi, secondo l’ultima sollecitazione della Casa Bianca); e altrettanto fermo nell’assicurare il veto della maggioranza dell’attuale coalizione a un ipotetico «accordo definitivo» con l’Anp fondato sui confini del ’67, con scambi di territori limitati al 3-4% del totale. Vale a dire alla soluzione che Washington promuove e che altri governi israeliani avevano accettato di mettere sul tavolo fino a pochi mesi fa.

* Ansa

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=121527&sez=HOME_NELMONDO

Detenuto si uccide a Poggioreale: è il 52esimo in Italia nel 2010. La Uil penitenziari: “Una mattanza”

Detenuto si uccide a Poggioreale
è il 52esimo in Italia nel 2010

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Un recluso di 35 anni si è impiccato in cella. L’accusa della Uil penitenziari: “Una mattanza”

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Un detenuto di 35 anni, Antonio Granata, si è impiccato nel carcere di Poggioreale. Ne dà notizia il segretario regionale della Uil Pa Penitenziari, sottolineando che si tratta del 52/mo caso di suicidio del 2010.

Appena entrato nel carcere Granata era stato assegnato al padiglione Firenze, nel reparto ‘nuovi giunti’. Dopo che gli era stata notificata una ordinanza di custodia cautelare per 416-bis era stato spostato nel padiglione Livorno-Alta Sicurezza.

I suicidi sono “una mattanza – secondo il sindacato – che il Dap e il Ministero della Giustizia non sembrano capaci di arginare”.

“Il loro colpevole immobilismo, coniugato a un incomprensibile silenzio ampliano responsabilità che appaiono ben delineate – continua il segretario della Uil Pa -. Con il ministro della Giustizia diversamente impegnato e il Capo del Dap a presiedere i cantieri edili il sistema penitenziario è condannato a una deriva senza controllo. Tra autosoppressioni, aggressioni, violenze, sovraffollamento e violazione del diritto le nostre galere hanno perso ogni residuo di civiltà, umanità e legalità”.

“Nonostante gli sforzi del personale, abbandonato a se stesso, nulla si può se non intervengono quelle soluzioni strutturali più volte richieste – conclude -. L’aumento degli organici della polizia penitenziaria e del personale addetto al trattamento; maggior ricorso alle pene alternative; modifica del sistema sanzionatorio e abbreviazione dei tempi processuali”.

“Queste sono alcune delle soluzioni indifferibili per recuperare civiltà, legalità e umanità all’interno degli istituti penitenziari. Purtroppo abbiamo ragionevoli certezze per sottolineare come non ci sia una volontà politica di questo Governo per risolvere il dramma penitenziario. Allora la lista dei morti e delle violenze è destinata, inevitabilmente, ad allungarsi. Salvo registrare il momentaneo – conclude il sindacato -, quanto inutile sdegno, di chi potrebbe cambiare le cose ma non lo fa”.

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04 ottobre 2010

fonte: http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/10/04/news/nuovo_suicidio_a_poggioreale_il_52esimo_in_italia_nel_2010-7715001/?rss

Nobel per la medicina al padre della fecondazione in vitro. Il Vaticano lo attacca

Nobel per la medicina al padre della fecondazione in vitro. Il Vaticano lo attacca

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«Essere la causa del «mercato degli ovociti», degli embrioni abbandonati che «finiranno per morire» ed anche dello «stato confusionale della procreazione assistita» con «figli nati da nonne o mamme in affitto»: sono le accuse che il presidente della Pontificia Accademia della Vita, mons. Ignacio Carrasco, ha mosso stasera al neo premio Nobel per la medicina, Robert Edwards, ‘padre’ della fecondazione in vitro.

L’85enne Edwards, assieme a Patrick Steptoe, che è morto nel 1988, ha sviluppato la tecnica IVF, con la quale è stata resa possibile la fecondazione degli ovuli in vitro, per poi essere reimplantati nell’utero.

Robert Edwards ha ricevuto
il prestigioso riconoscimento «per lo sviluppo del trattamento della fecondazione umana in vitro. Le sue scoperte hanno reso possibile il trattamento della sterilità che colpisce un’ampia porzione dell’umanità e più del 10% delle coppie nel mondo», ha precisato il comitato in un comunicato. Il ricercatore è all’origine della nascita del primo «bebè in provetta», Louise Joy Brown, nel 1978.

Louise Joy Brown

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04 ottobre 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=104213

PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO: TUTTA L’EUROPA ABOLISCA L’ERGASTOLO (come ha abolito la pena di morte)


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PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO:

TUTTA L’EUROPA ABOLISCA L’ERGASTOLO

come ha abolito la pena di morte

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Questa petizione vuol coinvolgere tutti i cittadini dei paesi che fanno parte dell’Unione Europea, essi chiedono che nel Parlamento Europeo venga discusso il tema dell’ergastolo e venga presa una posizione favorevole per l’abrogazione di questa pena disumana e incivile.
Già in alcune nazioni europee l’ergastolo non esiste più, quello che chiediamo è che scompaia questa pena eterna in tutta Europa, come è stata, giustamente, abolita la pena di morte, mostrando a tutto il mondo il nostro grado di civiltà e di umanità.

L’ergastolo per molti aspetti è una pena ancor più dura e incivile della pena di morte. I condannati all’ergastolo sono spesso come schiavi in attesa di essere liberati da un provvedimento legislativo (che può esserci e che può anche non esserci), hanno una pena senza fine, non possono fare progetti, non hanno un futuro. In Italia, nazione da cui parte questo appello, la situazione è ancora più drammatica, circa mille dei condannati all’ergastolo, hanno un ergastolo che impedisce per legge ogni tipo di accesso ad una forma alternativa alla detenzione e quindi sono condannati a morire in carcere, a meno che non inizino a collaborare con la giustizia.

Noi, cittadini europei, che firmiamo questa petizione ci dichiariamo contrari all’ergastolo e chiediamo a coloro che abbiamo eletto al Parlamento Europeo una presa di posizione chiara a favore dell’abrogazione di questa pena così violenta.

Nome …………………………………………..Cognome ……………………………………………………
Data di nascita ……………………………….Luogo di nascita ………………………………………
Nazionalità …………………………………………………………………………………………………………
Indirizzo postale ………………………………………………………………………………………
e-mail………………………………………………………………………………………….
Data ………………………………………………

Firma……………………………………………………………………………………………


Invia questo appello firmato a :
Associazione Liberarsi, casella postale 30 – 50012 Grassina (Firenze)- Italia o alla mail: assliberarsi@tiscali.it

L’Associazione Liberarsi raccoglierà tutte le firme di questa petizione e le presenterà al Parlamento Europeo.
Puoi chiedere a questi indirizzi ulteriori informazioni e materiale di documentazione. Può essere utile visitare il sito: http://www.informacarcere.it
Aiutaci a raccogliere firme tra amici, conoscenti, facendoci avere nomi ed indirizzi di persone che pensi potrebbero essere interessate.
Se vuoi essere informato su come procede la raccolta delle firme faccelo sapere.

Di Associazione Liberarsi (da Firenze)

Scrivi una lettera anche tu

compila la scheda di adesione
Ti preghiamo di inserire nella mail il tuo nome, un eventuale titolo della lettera e da dove scrivi.
Grazie

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fonte:  http://www.informacarcere.it/campagna_ergastolo.php?IDERG=327&goal=lettera