Archivio | ottobre 4, 2010

IRAN – Maryam Molka: una transessuale rivoluzionaria

Iran: una transessuale rivoluzionaria

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Iran, dove l’essere gay può portare alla pena di morte, è il secondo paese con il numero più grande di cambio sesso. Tutto questo grazie ad Molka Maryam, che ha convinto l’ayatollah Khomeini che essere trans non è peccato.

Maryam Molka, una transessuale che oggi ha 60 anni, ha ancora una battaglia in corso: lei vuole che la sua mamma, vittima di un ictus che le fece perdere la memoria, capisca che in realtà lei è il suo figlio che ha fatto un’operazione per cambiare sesso. “Lei pensa che io sia una donna è che sono stata adottata e che Ferydoon viva in America”, ha detto Maryam , sono cosciente che in Iran, gli eterosessuali hanno permesso il cambio di sesso solo dopo il superamento di un esame medico. Una cosa senza precedenti nel mondo musulmano, dove è comune per i transessuali e gli omosessuali essere perseguitati e puniti anche con la morte.

“Abbiamo inventato questa storia per non dire la verità, perché non era d’accordo che mi vestivo da donna, e tanto meno con il mio cambiamento di sesso”, dice seduta su un divano nella sua piccola casa a Karaj, una città ha 50 miglia da Teheran. Una volta completata la sua trasformazione, Maryam Mohammad Sadafi sposò un lontano cugino di 13 anni più giovane di lei, con quale vive tuttora.

Maryam ha subito un intervento chirurgico in Thailandia, paese in cui più interventi chirurgici vengono eseguiti per cambiamento di sesso. Il secondo è l’Iran, con una media di 1.000 interventi l’anno negli ultimi due decenni. La responsabile di questa cifra è questa donna grassoccia estroversa, di origini umile, rifiutata dal padre a causa del suo comportamento femminile.

Da molto giovane, ancora in tempi dello Scià di Persia Rezah Pavlavi (un imperatore filo-americano), Maryam ha cominciato a bussare alle porte per vedere se riusciva a essere riconosciuta come una donna. Approvata dal clero, i giudici è persino riuscita a soddisfare con la moglie dello Scià, l’imperatrice Farah Diba, che gli ha assicurato di trovare altre persone nella sua situazione. Ma questo era poco prima della rivoluzione islamica che lo rovesciò e lasciò il posto a un governo repressivo e fondamentalista, e la lotta di Maryam è ricominciata da zero.

Dopo la Rivoluzione, nel 1979, i transessuali e gli omosessuali sono stati perseguitati dalle autorità. Molti di loro sono stati addirittura uccisi. “non li ammazzavano per la loro sessualità, ma per le loro idee politiche”, sostiene, forse per evitare problemi. Maryam, che prima della rivoluzione poteva camminare per le strade e nei bar di Teheran, vestita come una donna, è stata licenziata dal suo lavoro alla televisione di stato e sbarcata in un ospedale psichiatrico, dove gli hanno dato alte dosi di antidepressivi e ormoni maschili.

“Sei un pervertito”, ha ripetuto vedendo che aveva i seni, erano anni trascorsi prendendo ormoni femminili. Disperata dopo aver visitato il centro medico ha deciso di tentare la più audace: raccontare la sua storia a Khomeini, leader supremo iraniano, che aveva cercato di contattare prima. Fu così che, un giorno nel 1986, Maryam è arrivata nella sua residenza.

Anche se indossava
vestiti da uomo, aveva fatto crescere la barba e teneva le braccia incrociate a coprire i seni, le guardie dell’ayatollah pensando che fosse una prostituta o di un attentatore suicida femminile, la picchiarono brutalmente. E ‘stata salvata perché in quel momento stava passando il fratello di Khomeini, Hassan Passandie, che già sapeva. Il sacerdote, allarmato dalla quantità di sangue che colava dal suo viso, la aiutò a entrare. Qualche istante dopo, Khomeini fu sentito urlare per il comportamento delle guardie. Poi si avvicinò le disse: ” Io sono una donna in un corpo maschile”

L’assistente dell’ayatollah gli diede una coperta per coprirsi dalla testa ai piedi e la portarono in una stanza dove c’erano solo donne. Per la prima volta era stata riconosciuta come una di loro. Minuti più tardi, Khomeini ascoltò e chiese al team medico le differenze tra ermafroditi, transessuali e omosessuali. “Sei nato nel corpo sbagliato. Non ha nulla a che fare con il peccato o essere degenere, hai il diritto che la mente coincida con corpo”, le disse Khomeini. Subito dopo, emise una fatwa (legge islamica) per riconoscere che i transessuali hanno diritto a un intervento chirurgico per ottenere una nuova identità.

Quando ha lasciato la casa di Khomeini, Maryam sentì che tutta la sua lotta era stata premiata. Non sarebbe più considerata come un omosessuale e la sua vita era al sicuro. Secondo i dati di alcune organizzazioni umanitarie, almeno 100 uomini gay sono stati giustiziati in Iran tra il 1979 e il 1990, e molti altri negli anni successivi. “Nella nostra religione, essere gay è peccato, una persona deve essere un uomo o una donna,” spiega.

Tuttavia, il percorso di Maryam e dei transessuali non è così facile come dettato dalla legge. Molte si operano perché hanno poca scelta: se non lo fanno, vengono accusati di omosessualità e si può pagare con la vita. Questo ha portato l’Iran ad effettuare molte operazioni di questo tipo che nei paesi occidentali, ma molti di questi pazienti hanno problemi psicologici.

“Nulla è facile per noi”, dice Maryam, che riconosce che la sua perseveranza ha portato più vantaggi che svantaggi per le persone come lei. Motivo sufficiente per essere orgogliosa. “La mia tristezza è che mia madre non sa chi sono io”.

Fonte:http://www.semana.com/noticias-gente/transexual-revolucionario/145389.aspx

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04 ottobre 2010

fonte:  http://www.vanessamazza.org/2010/10/iran-una-transessuale-rivoluzionaria.html

A SCUOLA DI.. – Fotografare la natura, consigli per esperti e amatori

(questo post è dovuto a te, Francy)

Fotografare la natura, consigli per esperti e amatori

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Per scattare delle belle foto non serve una costosa macchina fotografica reflex. In questo articolo vi diamo alcuni consigli, utili sia agli amatori che ai professionisti, per scattare delle belle foto della natura

Banale? Guardate l’ingrandimento a fondo articolo (cliccando sull’immagine piccola ne avrete una ancora più dettagliata)

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di William Van Winkle
Lunedì 27 settembre 2010

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Introduzione

Ormai al mondo ci sono milioni di macchine fotografiche digitali o, per dirlo con un termine più moderno, fotocamere. Che si tratti di compatte o reflex, ce n’è almeno una in ogni casa, per non parlare di quelle integrate nei telefoni cellulari. Tutti noi o quasi abbiamo quindi l’occasione di scattare fotografie negli ambienti più disparati.

L’avvento del digitale è un ulteriore invito a improvvisarsi fotografi. Se la foto viene male basta cancellarla, e nessuno ci piangerà sopra. In passato invece, per vedere un’anteprima bisogna stampare i “provini”. Una spesa aggiuntiva sufficiente a tenere lontano gran parte degli amatori.

Eppure la maggior parte di noi sa poco su come si scatta una buona fotografia. Vale soprattutto per chi usa le compatte, ma anche tra chi ha una reflex – complici i prezzi in calo – spesso si trova perso senza la modalità automatica. Le macchine moderne aiutano molto anche i meno esperti, e non è difficile ottenere buoni scatti anche se si è completamente a digiuno di tecniche fotografiche.

Le modalità automatiche però non fanno miracoli: grazie al software la fotocamera cerca di trovare le impostazioni migliori per ogni foto. In gran parte dei casi il risultato è valido, a volte eccellente. Ma se la luce o altri elementi non sono perfetti, l’immagine risultante sarà scadente.

Molti si accontentano, ed è un peccato. Durante un viaggio molti di noi si trovano davanti a paesaggi mozzafiato, opere d’arte che non vedranno mai più, eventi irrepetibili. Il ricordo di questi momenti non può essere un’immagine sfocata, sovraesposta o con altri difetti. E si finisce per mangiarsi le mani: “perché non ho fatto quel corso di fotografia l’inverno scorso, quando ho preso la macchina fotografica?”. Avrete quasi certamente centinaia o migliaia di fotografie nei vostri hard disk o CD. Quante di queste potevano essere migliori?

Tra i tanti tipi d’immagine che si possono scattare, i paesaggi sono molto comuni. La natura si offre ai nostri obiettivi, ma non è sempre facile immortalarne la bellezza. Immaginate che Canon v’inviti a una visita di tre giorni al parco nazionale dello Yosemite, e vi offra la possibilità di usare apparecchiature fotografiche con un valore di circa 13.000 euro, una buona scorta di schede di memoria professionali Lexmark e la guida di un fotografo professionista. È l’incredibile offerta che quest’azienda propone in cinque parchi nazionali negli Stati Uniti. In Italia ci sono stati eventi simili, dedicati però solo ai professionisti (programma CPS), ma non c’è ancora una routine. Speriamo che diventi presto un’abitudine estesa anche ai semplici appassionati.

Abbiamo raccolto in quest’articolo alcuni dei preziosi insegnamenti che ci ha dato il fotografo presente al parco, Lewis Kemper. Per scattare una bella foto non basta trovare il giusto tempo d’esposizione e la migliore apertura del diaframma. Questi aspetti sono fondamentali, ma nelle prossime pagine ci occuperemo di argomenti diversi, e cioè di come “vedere” gli elementi che contribuiscono a creare una grande fotografia. Sono principi relativamente semplici, che si possono seguire anche con una compatta. Speriamo che vi possano servire per creare immagini eccezionali la prossima volta che farete un viaggio immersi nella natura.

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Indice:

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fonte: http://www.tomshw.it/cont/articolo/fotografare-la-natura-consigli-per-esperti-e-amatori/27111/1.html

Maltempo, in Liguria frane e allagamenti, danni alle colture

Maltempo, in Liguria frane e allagamenti, danni alle colture

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(fonte immagine) – Varazze alcune auto trascinate dall’acqua

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MILANO (Reuters) – La Liguria è alle prese con una forte ondata di maltempo, con allagamenti e rischio di crolli, mentre la Protezione Civile della Regione è al lavoro, con i vigili del fuoco, i comuni e diverse squadre di volontari per far fronte all’emergenza verificatasi nelle prime ore della mattinata a Varazze, Arenzano, Cogoleto e nel Ponente genovese dove in poco tempo sono caduti complessivamente oltre 200 millimetri di pioggia.

Lo riferisce in una nota la Regione, mentre secondo le previsioni occorrerà aspettare fino a mercoledì per vedere un miglioramento delle condizioni meteo.

“La situazione è tenuta costantemente sotto controllo, ora si tratta di verificare nelle prossime ore l’impatto che le forti precipitazioni previste dall’allerta 2 lanciata dalla Regione Liguria potranno avere su un territorio già compromesso dai temporali della notte e della mattinata”, spiega nella nota l’assessore alla Protezione Civile Renata Briano, che si dice preoccupata anche per la situazione del fiume Magra, nello Spezzino, una delle zone più a rischio.

I danni più gravi sono segnalati a Varazze, dice ancora la Regione, dove le scuole sono chiuse, con rischi di crollo di strade, allagamenti di strade e sottopassi e con automobili e moto coperte da acqua e fango.

Allagamenti anche a Voltri, ad Arenzano e a Cogoleto dove sono in alcuni punti sono esondati i torrenti Lerone, Rumaro, Arrestra. Anche a Cogoleto — dove per domani è attesa la visita del capo della Protezione civile Guido Bertolaso — sono diverse le auto danneggiate e le strade interrotte.

Il maltempo, in particolare sulle province di Genova e Savona, ha provocato danni anche all’agricoltura, secondo quanto segnalato dalla Confederazione italiana agricoltori, che riferisce di pesanti conseguenze nel settore dell’olivicoltura e le coltivazioni orticole, crollo di muri di contenimento e danni a serre e strutture aziendali, allagamenti e smottamenti dei terreni, specie nei terrazzamenti dove vi sono colture di olivi.

10 KM DI CODA SULLA A7 PER SMOTTAMENTO

Per quanto riguarda la circolazione, in una nota la Società Autostrade segnala che sulla A10 e sulle autostrade liguri, in seguito alle forti piogge, si sono formate code tra il bivio per la A7 e Pegli verso Savona, e tra Arenzano ed il bivio per la A7 in direzione di Genova.

Sempre sulla A10, sono chiuse da entrambe le provenienze a causa di allagamenti sulla viabilità esterna, le uscite di Pegli e di Genova Aeroporto. Sulla A7, in conseguenza alle forti piogge, si sono formate code tra Genova Bolzaneto e Sampierdarena verso Genova, e tra Sampierdarena e il bivio per la A10, in direzione di Milano. Sempre sulla A7, per uno smottamento, si sono formati 10 km di codA tra il bivio per la A12 e Busalla verso Milano.

A chi proviene da Milano e Livorno diretto a Genova, si consiglia di utilizzare le uscite di Genova ovest, Genova est e Nervi. Per coloro che provengono da Savona e dalla A26 invece, di utilizzare la diramazione Predosa-Bettole, che collega la A26 alla A7, per poi percorrere la A7 ed uscire alle stazione precedentemente indicate.

Nelle previsioni della Protezione Civile Nazionale, a causare le avverse condizioni meteorologiche è una perturbazione atlantica che lascerà il nostro Paese solo mercoledì, mentre dalle prime ore di domani, martedì 5 ottobre, le precipitazioni si estenderanno anche al centro-sud. I fenomeni potranno essere accompagnati da attività elettrica e forti raffiche di vento.

Nella giornata di mercoledì, ancora tempo instabile, con fenomeni sparsi sulle regioni più meridionali, mentre al centro- nord l’alta pressione porterà un miglioramento delle condizioni meteo.

Infine, giovedì il tempo migliorerà anche al sud e tale dovrebbe rimanere anche per la giornata di venerdì.

— Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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04 ottobre 2010

Reuters IT

fonte:  http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE6930CY20101004

forte maltempo in liguria 4 ottobre 10 RaiUno

Cisgiordania, moschea a fuoco: risale la tensione, coloni sotto accusa

Cisgiordania, moschea a fuoco: risale la tensione, coloni sotto accusa

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di Alessandro Logroscino *
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TEL AVIV (4 ottobre) – Torna a divampare il fuoco dell’odio in Cisgiordania, dove un incendio appiccato nella notte in una moschea, nel villaggio di Beit Fajar, vicino a Betlemme, ha riacceso oggi la protesta dei palestinesi contro le violenze dei coloni israeliani ultrà. Il rogo, che rischia di contribuire a mandare in fumo anche ciò che resta delle speranze negoziali, è stato denunciato stamattina dall’agenzia palestinese Maan, che ne ha subito attribuito la responsabilità a un gruppo di coloni della zona. Mentre un portavoce militare israeliano ha riconosciuto la gravità dell’accaduto e annunciato un’inchiesta approfondita.

Secondo la gente del posto, il raid sarebbe stato compiuto da non meno di quattro persone, che hanno innescato le fiamme e tracciato scritte offensive sui muri dell’edificio prima di dileguarsi a forte velocita a bordo di una Peugeot. Un abitante del villaggio, Muhammad Taqatqa, ha riferito che gli aggressori hanno bruciato per sfregio almeno 15 copie del Corano. E che il fuoco ha distrutto l’impianto elettrico e danneggiato alcune colonne portanti del luogo di culto, rendendolo inagibile. Un leader dell’insediamento ebraico più vicino, Shaul Goldstein, ha cercato di minimizzare la portata dei fatti. Ma la polizia e l’esercito israeliano hanno promesso indagini accurate, mentre un portavoce militare ha ammesso che si è trattato di «un episodio molto grave».

La vicenda è tutt’altro che la prima del genere. Solo da dicembre sono almeno quattro le moschee profanate in Cisgiordania, senza contare gli incendi delle coltivazioni o altri attacchi e rappresaglie trasversali nei confronti di bersagli palestinesi. È inoltre di pochi giorni fa la minaccia sollevata da una frangia di coloni dell’insediamento di Yitzhar (una delle ‘tanè degli oltranzisti, verso Nablus) contro altre due moschee: additate come abusive e delle quali è stato intimato l’abbattimento.

Secondo il ministro palestinese per le Questioni religiose, Muhammed Ayish, l’incursione di Beit Fajar rientra in uno scenario consolidato e rappresenta una sorta di messaggio al governo israeliano. Governo che a suo dire gioca di sponda con la lobby degli insediamenti. «L’attacco di queste ore – ha accusato Ayish – fa parte d’una campagna contro tutto quanto è palestinese». «Israele – ha aggiunto – risponde nei fatti agli sforzi di pace con gli incendi, l’ebraicizzazione (dei territori occupati, ndr), la colonizzazione e la confisca di terre».

Parole dure che pesano come macigni sugli affannati tentativi della comunità internazionale – in primis dell’emissario Usa, George Mitchell – di ridare ossigeno ai colloqui diretti fra il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, e il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen, inceppati dopo meno di un mese in seguito alla mancata proroga del rallentamento edilizio nelle colonie in Cisgiordania.

E a cui fa eco dalla trincea opposta l’ennesima doccia fredda sulle prospettive negoziali del ministro degli Esteri d’Israele, l’ultranazionalista Avigdor Lieberman: fermo nel no a qualunque prolungamento della moratoria nelle colonie (anche di soli due mesi, secondo l’ultima sollecitazione della Casa Bianca); e altrettanto fermo nell’assicurare il veto della maggioranza dell’attuale coalizione a un ipotetico «accordo definitivo» con l’Anp fondato sui confini del ’67, con scambi di territori limitati al 3-4% del totale. Vale a dire alla soluzione che Washington promuove e che altri governi israeliani avevano accettato di mettere sul tavolo fino a pochi mesi fa.

* Ansa

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=121527&sez=HOME_NELMONDO

Detenuto si uccide a Poggioreale: è il 52esimo in Italia nel 2010. La Uil penitenziari: “Una mattanza”

Detenuto si uccide a Poggioreale
è il 52esimo in Italia nel 2010

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Un recluso di 35 anni si è impiccato in cella. L’accusa della Uil penitenziari: “Una mattanza”

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Un detenuto di 35 anni, Antonio Granata, si è impiccato nel carcere di Poggioreale. Ne dà notizia il segretario regionale della Uil Pa Penitenziari, sottolineando che si tratta del 52/mo caso di suicidio del 2010.

Appena entrato nel carcere Granata era stato assegnato al padiglione Firenze, nel reparto ‘nuovi giunti’. Dopo che gli era stata notificata una ordinanza di custodia cautelare per 416-bis era stato spostato nel padiglione Livorno-Alta Sicurezza.

I suicidi sono “una mattanza – secondo il sindacato – che il Dap e il Ministero della Giustizia non sembrano capaci di arginare”.

“Il loro colpevole immobilismo, coniugato a un incomprensibile silenzio ampliano responsabilità che appaiono ben delineate – continua il segretario della Uil Pa -. Con il ministro della Giustizia diversamente impegnato e il Capo del Dap a presiedere i cantieri edili il sistema penitenziario è condannato a una deriva senza controllo. Tra autosoppressioni, aggressioni, violenze, sovraffollamento e violazione del diritto le nostre galere hanno perso ogni residuo di civiltà, umanità e legalità”.

“Nonostante gli sforzi del personale, abbandonato a se stesso, nulla si può se non intervengono quelle soluzioni strutturali più volte richieste – conclude -. L’aumento degli organici della polizia penitenziaria e del personale addetto al trattamento; maggior ricorso alle pene alternative; modifica del sistema sanzionatorio e abbreviazione dei tempi processuali”.

“Queste sono alcune delle soluzioni indifferibili per recuperare civiltà, legalità e umanità all’interno degli istituti penitenziari. Purtroppo abbiamo ragionevoli certezze per sottolineare come non ci sia una volontà politica di questo Governo per risolvere il dramma penitenziario. Allora la lista dei morti e delle violenze è destinata, inevitabilmente, ad allungarsi. Salvo registrare il momentaneo – conclude il sindacato -, quanto inutile sdegno, di chi potrebbe cambiare le cose ma non lo fa”.

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04 ottobre 2010

fonte: http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/10/04/news/nuovo_suicidio_a_poggioreale_il_52esimo_in_italia_nel_2010-7715001/?rss

Nobel per la medicina al padre della fecondazione in vitro. Il Vaticano lo attacca

Nobel per la medicina al padre della fecondazione in vitro. Il Vaticano lo attacca

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«Essere la causa del «mercato degli ovociti», degli embrioni abbandonati che «finiranno per morire» ed anche dello «stato confusionale della procreazione assistita» con «figli nati da nonne o mamme in affitto»: sono le accuse che il presidente della Pontificia Accademia della Vita, mons. Ignacio Carrasco, ha mosso stasera al neo premio Nobel per la medicina, Robert Edwards, ‘padre’ della fecondazione in vitro.

L’85enne Edwards, assieme a Patrick Steptoe, che è morto nel 1988, ha sviluppato la tecnica IVF, con la quale è stata resa possibile la fecondazione degli ovuli in vitro, per poi essere reimplantati nell’utero.

Robert Edwards ha ricevuto
il prestigioso riconoscimento «per lo sviluppo del trattamento della fecondazione umana in vitro. Le sue scoperte hanno reso possibile il trattamento della sterilità che colpisce un’ampia porzione dell’umanità e più del 10% delle coppie nel mondo», ha precisato il comitato in un comunicato. Il ricercatore è all’origine della nascita del primo «bebè in provetta», Louise Joy Brown, nel 1978.

Louise Joy Brown

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04 ottobre 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=104213

PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO: TUTTA L’EUROPA ABOLISCA L’ERGASTOLO (come ha abolito la pena di morte)


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PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO:

TUTTA L’EUROPA ABOLISCA L’ERGASTOLO

come ha abolito la pena di morte

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Questa petizione vuol coinvolgere tutti i cittadini dei paesi che fanno parte dell’Unione Europea, essi chiedono che nel Parlamento Europeo venga discusso il tema dell’ergastolo e venga presa una posizione favorevole per l’abrogazione di questa pena disumana e incivile.
Già in alcune nazioni europee l’ergastolo non esiste più, quello che chiediamo è che scompaia questa pena eterna in tutta Europa, come è stata, giustamente, abolita la pena di morte, mostrando a tutto il mondo il nostro grado di civiltà e di umanità.

L’ergastolo per molti aspetti è una pena ancor più dura e incivile della pena di morte. I condannati all’ergastolo sono spesso come schiavi in attesa di essere liberati da un provvedimento legislativo (che può esserci e che può anche non esserci), hanno una pena senza fine, non possono fare progetti, non hanno un futuro. In Italia, nazione da cui parte questo appello, la situazione è ancora più drammatica, circa mille dei condannati all’ergastolo, hanno un ergastolo che impedisce per legge ogni tipo di accesso ad una forma alternativa alla detenzione e quindi sono condannati a morire in carcere, a meno che non inizino a collaborare con la giustizia.

Noi, cittadini europei, che firmiamo questa petizione ci dichiariamo contrari all’ergastolo e chiediamo a coloro che abbiamo eletto al Parlamento Europeo una presa di posizione chiara a favore dell’abrogazione di questa pena così violenta.

Nome …………………………………………..Cognome ……………………………………………………
Data di nascita ……………………………….Luogo di nascita ………………………………………
Nazionalità …………………………………………………………………………………………………………
Indirizzo postale ………………………………………………………………………………………
e-mail………………………………………………………………………………………….
Data ………………………………………………

Firma……………………………………………………………………………………………


Invia questo appello firmato a :
Associazione Liberarsi, casella postale 30 – 50012 Grassina (Firenze)- Italia o alla mail: assliberarsi@tiscali.it

L’Associazione Liberarsi raccoglierà tutte le firme di questa petizione e le presenterà al Parlamento Europeo.
Puoi chiedere a questi indirizzi ulteriori informazioni e materiale di documentazione. Può essere utile visitare il sito: http://www.informacarcere.it
Aiutaci a raccogliere firme tra amici, conoscenti, facendoci avere nomi ed indirizzi di persone che pensi potrebbero essere interessate.
Se vuoi essere informato su come procede la raccolta delle firme faccelo sapere.

Di Associazione Liberarsi (da Firenze)

Scrivi una lettera anche tu

compila la scheda di adesione
Ti preghiamo di inserire nella mail il tuo nome, un eventuale titolo della lettera e da dove scrivi.
Grazie

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fonte:  http://www.informacarcere.it/campagna_ergastolo.php?IDERG=327&goal=lettera

Allarme sostegno, le storie e le proteste. «Mancano 65mila insegnanti»

Secondo lA Flc Cgil a Milano mancano 1100 insegnanti

Allarme sostegno, le storie e le proteste
«Mancano 65mila insegnanti»

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Il Ministero: difetto di comunicazione. Filippo, Jacopo, Valeria le «risorse» dimenticate dalla scuola

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MILANO – La cattiva compagna di Filippo si chiama Prader Willi. Si tratta di una malattia genetica che colpisce un bambino ogni 2o.000. Occhi da cerbiatto, biondino, cinque anni, Filippo parla un linguaggio tutto suo. Per questo ha bisogno di un «mediatore della comunicazione», cioè un insegnante di sostegno. Lo scorso anno lo aveva. Da quest’anno lo deve dividere con un altro bambino che come lui frequenta la scuola materna Sant’ Elembardo (zona Gorla) a Milano. Risultato: 50% di sostegno in meno. «Nella maggior parte del tempo Filippo è seguito dalla maestra di ruolo. Ottiene le cure dell’insegnante di sostegno all’handicap solo tre ore al giorno su sette che ne trascorre a scuola». Fiorella, 36 anni, è la madre di Filippo. La sorte beffarda vuole che anche lei, a sua volta, sia un’insegnante di sostegno: «Sono di ruolo a Brugherio. L’insegnante che lo scorso anno si dedicava “esclusivamente” a Filippo, da quest’anno deve occuparsi anche di un altro bambino. Per di più in un’altra classe. Ho chiamato l’ufficio disabili di via Porpora e sa cosa mi hanno risposto? “Guardiamoci in faccia, gli handicappati sono aumentati a dismisura”». Stessa sorte per Jacopo, un altro bimbo di 4 anni con difficoltà psicomotorie che frequenta l’asilo di via Seprio (guarda il video).

LE CIFRE – Al di là della brutalità verbale della dirigente, i dati parlano chiaro. Nella scuole di Milano e Monza (al primo ottobre 2010) si registrano 920 studenti disabili in più (+8,1% su un totale di 12.180) a fronte di 230 insegnanti di sostegno in più (+4,9% su un totale di 4.850). Il rapporto alunni-insegnanti di sostegno dovrebbe essere di 1 a 2. A Milano è più alto: un professore ogni due alunni e mezzo (lo scorso anno era 1 ogni 2,44). Attilio Paparazzo, segretario Flc Cgil Milano, denuncia: «Nelle scuole milanesi ci sono 12mila alunni disabili ma mancano 1.100 insegnati per restare negli standard previsti dal ministero. La situazione è peggiorata, leggermente, ma peggiorata». «Come mai? Perché il direttore regionale Giuseppe Colosio non mostra di essere competente. È laureato in filosofia e assegna il sostegno senza guardare in faccia le persone. Servono dieci insegnanti? Lui ne manda sette. A prescindere dai casi. Ovviamente anche il sindaco Moratti non si occupa di questi problemi». Ma Giuseppe Colosio, il direttore scolastico della regione Lombardia, rassicura tutti affermando che sono «in arrivo posti aggiuntivi». Ad agosto prometteva: «I genitori stiano tranquilli, faremo un lavoro attento e responsabile, creeremo un tavolo di coordinamento con le istituzioni avviando un ragionamento sulle certificazioni: sono troppo squilibrate rispetto alle varie aree della Regione.

I GENITORI SU INTERNET – Al contrario la preoccupazione tra i genitori sta salendo. Rita Viotti, impiegata, è mamma di due figli: uno dei due, Francesco, 4 anni, è affetto da sindrome di down. Frequenta la scuola dell’Infanzia di via Stoppani a Milano. Fino allo scorso anno aveva una insegnante di sostegno per 15 ore settimanali. All’inizio dell’anno non c’era. La maestra di sostegno è arrivata soltanto lunedì. Troppo tardi, perché Rita, colta da un senso d’impotenza, si è rimboccata le maniche e insieme al marito ha messo online un formulario da compilare (tiny.cc/sostegnomi) per raccogliere le testimonianze di altri genitori che si trovano in difficoltà per il sostegno. «Sono convinta che l’unione, la forza dei genitori possa far emergere le situazioni critiche. Abbiamo la sensazione che non li si voglia vedere. Invece il modello d’integrazione nelle scuole, adottato quasi 40 anni fa, è un modello vincente. Non a caso Germania e Austria ci copiano».

IN ITALIA – Ma il sostegno arranca in tutta Italia. Secondo i calcoli del centro studi dell’associazione Tuttiascuola (che afferma di far riferimento a dati del sito del ministero della Pubblica Istruzione) mancano circa 65.000 insegnanti per coprire i bisogni degli studenti disabili. Questi ultimi sono 190.000, cioè 16.500 in più rispetto allo scorso anno, di questi, 165.000 sono disabili psichici, tra cui il 75% in condizioni «gravi»: quindi devono avere il rapporto un insegnante – un disabile. Invece i docenti di sostegno sono circa 90mila (93.700 secondo il ministero della Pubblica Istruzione), dunque insufficienti per soddisfare quel rapporto di uno a due previsto dalla legge, che nei casi gravi si dovrebbe trasformare in uno a uno. La Corte Costituzionale si è già espressa nel merito (nel febbraio 2010 la sentenza n. 80 ha riconosciuto l’impossibilità di imporre un tetto al numero degli insegnanti di sostegno, ndr) affermando che nei casi di gravità non ci può essere alcun limite di spesa per giustificare il mancato sostegno perché sancito dall’articolo 3 della Costituzione». Per il ministero quel dato del 75% va verificato presso le Asl e presso le scuole. L’assegnazione degli insegnanti per i casi gravi sono di responsabilità di Asl, famiglia e scuola. «Ci potrebbe essere stato un difetto di comunicazione tra loro», afferma un responsabile del ministero della Pubblica Istruzione.

LE CIFRE – Ma Tuttiascuola insiste con le cifre. In Campania mancano all’appello più di 7.500 insegnanti di sostegno. In Calabria ne servirebbero altri 5.800. In queste ore arriva da Trieste la notizia che un bambino disabile che frequenta la prima elementare è stato mandato a casa in anticipo perché mancano alcune ore di sostegno. È successo nella scuola elementare «Lovisato» alla quale – riferisce Il Piccolo – sono state assegnate solo 23 ore d’insegnamento di sostegno per il bambino che, disabile grave a causa di una malattia genetica, ha diritto anche all’accompagnamento socio assistenziale. In mancanza dell’insegnante di sostegno, nelle sette ore scoperte, in accordo con la direttrice scolastica dell’Istituto comprensivo Italo Svevo, in cui ricade la «Lovisato», la maestra rimanda il bambino a casa nonostante le proteste della famiglia. La risposta della direttrice dell’Istituto, Maria Calalagni, è arrivata con una comunicazione scritta alla famiglia, nella quale ha spiegato di aver ricevuto 50 ore di sostegno in meno di quanto strettamente necessario. L’Ufficio Scolastico Regionale ha assegnato 12 ore aggiuntive che, però, sono da distribuire su sei bambini con disabilità gravi che frequentano la scuola, dove insegna la stessa mamma del bambino in base al diritto di stare vicino al figlio.

LA DENUNCIA – Il presidente di Tutti a Scuola, Antonio Nocchetti, è critico con la Gelmini: «Si deve al ministro un vero e proprio colpo di mano con cui ha di fatto ha eliminato il tetto massimo di alunni disabili nelle classi». Ma questo tetto non è previsto da una legge?«Il ministro, con una norma di due anni fa, ha eliminato l’obbligo dei dirigenti scolastici di chiedere lo sdoppiamento della classe in presenza di alunni disabili». Ma per il ministero della Pubblica Istruzione quest’obbligo non c’era. I dirigenti scolastici hanno (sia prima che adesso) la possibilità di chiedere lo sdoppiamento di una classe in presenza di un disabile (quando gli alunni sono più di venti). Con il vecchio regolamento apparentemente lo sdoppiamento della classe era concesso automaticamente, in realtà (ai sensi di una successiva disposizione dello stesso regolamento) l’effettivo sdoppiamento era subordinato alla possibilità di rientrare nel budget di posti annualmente previsti dalle varie leggi finanziarie che regolano la formazione dell’organico. «Con la disposizione attuale la possibilità di sdoppiamento è rimasta immutata salvo che non ci siano le condizioni di contesto (finanziario e materiale: ad esempio ci sono le aule?) per poterlo effettuare», precisano dal ministero. «Il ministro sta violando la legge – rincara Nocchetti – ma non possiamo fare niente per impedirglielo, visto che non è prevista alcuna sanzione. Accade così che una ragazza con una grave malattia genetica si trovi in una classe di 32 studenti, tra cui un ragazzo cieco». Tutto questo accade in prima superiore al liceo Psicopedagocico «Mazzini» di Napoli. Valeria, 16 anni, dovrebbe avere 27 ore di sostegno, cioè tutto il tempo scuola (come ha sentenziato il Tar) e invece ne ha 18. In classe con lei c’è Pietro, ipovedente, anche lui con un sostegno limitato». E ora? «È partita la diffida» ci assicura uno dei tanti padri della «battaglia del sostegno».

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Nino Luca
aluca@corriere.it
04 ottobre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_ottobre_04/nino-luca-insegnanti-sostegno_f491f6fa-cf95-11df-8a5d-00144f02aabe.shtml

TECNOLOGIA – Televisori 3D senza occhialini: la rivoluzione è cominciata

Televisori 3D senza occhialini
la rivoluzione è cominciata

Toshiba lancia per prima sul mercato le prime tv – da 12 e 20 pollici, per ora – che offrono immagini a tre dimensioni senza necessità di inforcare alcunché. Anche gli altri colossi dell’hi-tech sono a buon punto. Per ora questi dispositivi costano dai 1000 ai 2000 euro. Ma siamo solo agli inizi

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di JAIME D’ALESSANDRO

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JOE LETTERI, mago degli effetti speciali della Weta Digital e tre volte premio Oscar, lo aveva detto: “La vera rivoluzione del 3D deve ancora arrivare. E inizierà solo quando usciranno televisori che non richiedono l’uso degli occhiali”. Ora quel momento sembra finalmente arrivato. Almeno secondo la Toshiba che al Ceatec, la fiera hi-tech più importante del Giappone, ha presentato oggi due schermi tridimensionali “glassless” (che non richiedono appunto l’uso di occhialini). Sono i primi ad arrivare sul mercato, saranno nei negozi di Tokyo e dintorni a dicembre, in due versioni da 12 e 20 pollici (12gl1 e 20gl1). Ma solo il più grande arriva a una risoluzione decente con immagini tridimensionali, 1280 per 800 pixel. Quello da 12 pollici invece si ferma ad appena 466 per 350. Poco, anzi pochissimo.

Già a settembre la Samsung, nel corso dell’Ifa di Berlino (altra fiera tecnologica), aveva mostrato  un prototipo di tv del genere. Mentre la Nintendo a giugno ha svelato il suo 3ds, console tascabile in arrivo a marzo, con la quale si potrà giocare con videogame tridimensionali sempre senza bisogno di inforcare alcunché. Tutti in pratica ci stanno lavorando, comprese Sony, Panasonic e Lg. Il problema, fino a oggi, sta nel fatto che è quasi impossibile costruire schermi di grandi dimensioni, con risoluzioni elevate e che per vedere bene l’effetto tridimensionale bisogna stare esattamente davanti al display. In pratica questa nuova generazione di display funziona discretamente su una console o un portatile, non a caso al Ceatec da domani si potranno vedere alcuni modelli di pc 3D glassless, molto meno su un televisore di grosse dimensioni.

Toshiba ha spiegato di aver sviluppato un sistema del tutto nuovo che per ogni immagine bidimensionale fornisce nove differenti prospettive di visione. Prospettive che il cervello umano poi compone in tre dimensioni. Ed è un effetto creato in parte dallo schermo, in parte dal software che lo gestisce. Come nel caso del 3ds, si tratta di un’evoluzione in chiave moderna della vecchia stampa lenticolare con la novità che l’angolo di visione è parecchio più ampio. “Ma serviranno ancora diversi anni prima di arrivare a televisori da 40 pollici in su”, ha puntualizzato Sascha Lange, a capo del reparto marketing di Toshiba Europe. E, aggiungiamo noi, altrettanto per arrivare a prezzi accettabili. I due modelli della Toshiba costeranno rispettivamente fra i 1000 e 2000 e fra i 2000 e i 3000 euro. Che sono davvero tanti. Insomma, Letteri ha ragione: il 3D per tutti è un 3D senza occhialini. Ma bisognerà ancora aspettare almeno cinque anni perché si diffonda davvero nelle case.

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04 ottobre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/10/04/news/3d_tecnologia_senza_occhialini-7705136/?rss

Associazione Nazionale Magistrati a Berlusconi: “Insulti rischiano di sovvertire equilibri”

L’Anm a Berlusconi: “Insulti rischiano di sovvertire equilibri”

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Luca Palamara replica all’ennesimo “stillicidio” del premier: “Non si può mettere in modo così violento in discussione un organo dello Stato”. E accusa: “Si vuole una magistratura docile, che non disturbi il manovratore di turno”

L'Anm a Berlusconi: "Insulti rischiano di sovvertire equilibri" Il presidente dell’Anm Luca Palamara

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ROMA – “Nell’ultimo periodo per scelta ci eravamo imposti di non replicare a quello che è diventato uno stillicidio. E’ difficile trovare termini per esprimere il nostro rimpianto e disappunto. Non si può mettere in modo così violento in discussione un organo dello Stato, non è più solo un problema dei magistrati, ma di tutte le istituzioni”. Lo ha detto Luca Palamara, presidente dell’Anm, ospite di Sky Tg24 Pomeriggio, replicando alle dichiarazioni del premier Silvio Berlusconi, che ieri ha proposto una commissione parlamentare di inchiesta contro “certa magistratura”.

“Assistiamo a invettive e insulti. – accusa ancora Palamara – Si vuole una magistratura docile che non disturbi il manovratore di turno”. Il che non significa però che la magistratura sia, come accusano tanti esponenti di governo,  “una corporazione che vuole assolvere tutto”: “Il 10% dei magistrati in servizio viene sottoposto a procedimento disciplinare e il 3% viene condannato a sanzioni disciplinari”, assicura Palamara.

“Mettere in maniera così violenta in discussione una funzione dello Stato rischia veramente di sovvertire quelli che sono gli equilibri. – avverte il presidente dell’Anm – Ogni inchiesta della magistratura viene strumentalizzata, si attribuisce un colore ad ogni inchiesta: non vorrei che si dimenticasse il ruolo fondamentale che la la funzione giudiziaria ha in uno stato democratico”.

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04 ottobre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2010/10/04/news/anm_palamara-7704870/?rss