Archivio | ottobre 7, 2010

Cdm, via libera al Federalismo su fisco e sanità alle regioni

Cdm, via libera al Federalismo su fisco e sanità alle regioni

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Primo via libera del Consiglio dei ministri al decreto attuativo del federalismo fiscale riguardante i tributi delle regioni e i costi   standard della sanita’. Ora il testo andra’ all’esame della Conferenza Unificata e del Parlamento per poi tornare in Consiglio dei ministri per il via libera definitivo.

Le regioni potranno aumentare l’Irpef dell’1,4% nel 2013, dell’1,8% nel 2014 e del 3% nel 2015. Le regioni non potranno pero’ aumentare l’Irpef per i primi due scaglioni di reddito. Le regioni non potranno diminuire l’Irap in caso di aumento dell’addizionale Irpef. Le regioni potranno anche scegliere di modulare gli aumenti, a seconda degli scaglioni di reddito, salvaguardando pero’ i primi due scaglioni. Lo rende noto il ministro per la Semplificazione nmormativa, Roberto Calderoli, al termine del Consiglio dei Ministri, che ha approvato lo schema di decreto legislativo sul federalismo regionale e provinciale e sui costi standard per la sanita’. Il provvedimento dovra’ ora essere esaminato dalla Conferenza unificata e dalla commissioni parlamentari, per poi tornare in Consiglio dei Ministri.

I presidenti delle Regioni sono riuniti da questa mattina nella sede del Cinsedo; al centro dell’incontro la discussione sul federalismo: il governo intanto ha approvato il decreto unificato su fisco e sanita’ delle Regioni. Per quanto riguarda l’autonomia finanziaria delle Regioni, sono stati accolti alcuni punti che i governatori avevano richiesto mentre il governo ha impresso una
accelerazione forte al decreto sui costi standard in sanita’ che ha lasciato interdetti i governatori, che con il governo di questo punto non avevano ancora discusso. Dei costi standard in sanita’ le Regioni discuteranno martedi’ prossimo nel corso di una commissione congiunta Sanita’ e Bilancio della Conferenza delle Regioni. Il parere sull’intero dovrebbe avvenire in Conferenza Unificata il prossimo 21 ottobre. Ma i governatori sono preoccupati e le dichiarazioni rilasciate ieri sera dal presidente della Conferenza, Vasco Errani, non lasciano dubbi: ”non si possono cambiare le cose all’improvviso, senza alcun rapporto. Occorre evitare scelte unilaterali”. E stamane il vicepresidente della Conferenza, Michele Iorio, ha aggiunto: ”siamo abituati alle novita’ ma l’approvazione del Cdm rimane una sopresa”

“E` grave e difficilmente giustificabile la scelta del governo di accelerare il varo dei decreti di attuazione del federalismo fiscale riguardanti le Regioni senza completare la fase di approfondimento tecnico che non più di due giorni fa era stata concordata con le Regioni stesse”. Lo dichiara in una nota Marco Causi (Pd), vice presidente della bicamerale per l`attuazione del federalismo fiscale. “Il rischio è di attuare la legge delega – spiega Causi – tradendone lo spirito e la sostanza. Il Partito democratico vigilerà con tutta la sua forza in Parlamento affinché l`attuazione della legge sia chiara e trasparente”. “Nel caso delle Regioni – aggiunge Causi – ci sono almeno 4 temi su cui i decreti oggi all`esame del Consiglio dei ministri sembrano insoddisfacenti: i fabbisogni standard devono essere collegati a obiettivi di quantità e qualità dei servizi da erogare non solo nella sanità, ma anche nell`assistenza, nell`istruzione, nel trasporto pubblico locale e nelle funzioni fondamentali degli enti locali; i fondi perequativi devono avere una chiara natura ‘verticale’ attraverso il ruolo dello Stato verso l`insieme delle Regioni; le basi delle compartecipazioni devono essere riferite a un tributo che abbia caratteristiche di omogeneità sul territorio; le formule di riparto della spesa sanitaria non devono introdurre inutili complicazioni che nascondano la volontà di singole Regioni di
distorcere un`allocazione efficiente delle risorse”.  “Questo – conclude il deputato democratico – fermo restando che le Regioni dove la spesa sanitaria effettiva è superiore a quella teorica devono continuare il percorso già intrapreso con i piani di rientro, e fermo restando che su questi processi di convergenza si possono e si devono introdurre più forti elementi di ‘governance'”.

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07 ottobre 2010

fonte: http://www.unita.it/news/economia/104342/cdm_via_libera_al_federalismo_su_fisco_e_sanit_alle_regioni

Ottobre mese anti-spreco per un futuro “zero waste”

Helen Spiegelman composts all food waste scraps in the backyard of her Dunbar neighbourhood home in Vancouver. She produces the weekly equivalent of a couple of cups of mainly plastic garbage. Photo: Boaz Joseph / The Leader

Ottobre mese anti-spreco per un futuro “zero waste”

Incoming recyclables are sorted from a conveyor belt at a single-stream recycling facility in Surrey – source images

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di Federica Fantozzi

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«A zero waste future». Per un futuro senza sprechi c’è molto da fare: in Gran Bretagna si buttano ogni anno 6,7 milioni di tonnellate di cibo ancora consumabile, in Svezia ogni famiglia getta in media il 25% della spesa acquistata, negli Usa il 40% della produzione alimentare finisce nella spazzatura. E in Italia? Resta nell’orto o sull’albero il 3,25% dell’ortofrutta. Percentuale piccola, che però corrisponde a quasi 18 milioni di tonnellate di verdura e frutta. La grande distribuzione spreca ogni anno 200mila tonnellate. Un miliardo di euro di valore. Merce che garantirebbe tre pasti quotidiani a 600mila persone ed eviterebbe l’immissione nell’atmosfera di circa 300mila tonnellate di Co2. Numeri spaventosi. Per ridurli esiste un multiforme progetto europeo che corre lungo l’arco dell’anno: il 2010 è (quasi stato) l’anno Antispreco, ottobre è il mese Antispreco, il 16 ottobre sarà la giornata mondiale dell’alimentazione.

Il 28 è in calendario la giornata europea a Bruxelles con l’ex ministro prodiano Paolo De Castro, oggi presidente della Commissione Agricoltura dell’Europarlamento, lo scrittore inglese Tristam Stuart (autore del best seller “Sprechi. Il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare”) e Andrea Segrè, preside della facoltà di Agraria dell’università di Bologna e ideatore del sistema Last Minute Market che recupera cibi, prodotti farmaceutici, persino libri reimmettendoli nel circuito produttivo con uso a chilometro zero (vale a dire, senza costi e emissioni dovute a lunghi trasporti). Gran finale il 30 ottobre con pranzo Antispreco in piazza a Bologna sul modello di quello londinese: a Trafalgar Square nel dicembre 2009 5mila persone hanno mangiato carote storte, patate di dimensioni irregolari secondo gli standard europei, mele ammaccate, yogurt e latticini prossimi alla scadenza. La campagna, illustrata dal disegnatore Altan, comprende anche spettacoli, concerti, laboratori per bambini, la pubblicazione del Libro Nero dello Spreco e l’attribuzione di un premio per le buone pratiche (tra i giurati il fondatore di Sant’Egidio monsignor Vincenzo Paglia e il presidente dell’Istat Giovannini).

Ma al di là di ricorrenze e celebrazioni, il domani «a spreco zero» sarà possibile solo attraverso un mutamento di abitudini collettive. Sul campo Last Minute Market (LMM) ha avviato una quarantina di progetti in altrettante realtà locali che mettono in contatto imprese (ipermercati, ristoranti, case editrici farmacie, coltivatori diretti) con il terzo settore o le istituzioni (mense scolastiche o ospedaliere, case di riposo per anziani, biblioteche). Il vantaggio per i primi sta nella riduzione dell’invenduto, nell’eliminazione dei costi di smaltimento, nel ritorno positivo di immagine. Il beneficio per i secondi, ovviamente, risiede nel ricevere prodotti gratuiti in tempo utile. Tuttavia, è l’intera collettività ad avvantaggiarsi di un sistema che produce meno rifiuti e inquinamento, garantisce una rete di solidarietà sociale, educa le nuove generazioni ad un mondo più ecosostenibile.

LINK

www.unannocontrolospreco.org
www.lastminutemarket.it
www.andreasegre.it
www.nonsprecare.it

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07 ottobre 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=104360

VEGGENTI E PSICOSI – Taggia (Imperia), psicosi per «l’onda anomala»

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Taggia, psicosi per «l’onda anomala»

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07 ottobre 2010

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di Fabio Pin
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In città concordano: crederci è una stupidaggine, escluderlo potrebbe portare sfiga. E quindi si regolano di conseguenza. Ridacchiano e girato l’angolo fanno gli scongiuri. Non gli si può dare torto, del resto. Perchè la premonizione avuta da un’anziana donna di Taggia, che nel volgere di una settimana si è trasformata in qualcosa che assomiglia molto a una psicosi, annuncia niente meno che una gigantesca onda anomala in predicato di abbattersi sulla costa.

Sulla costa e più esattamente, sostiene la veggente, nel tratto compreso tra il Capo dell’Arma e la foce del torrente Argentina. E di tempo per correre ai ripari ne rimane poco. Il terrificante evento calamitoso è previsto per sabato: ora più, ora meno, intorno a mezzogiorno.

Che si tratti di una «stupidaggine», come detto, pare ovvio. E’ un fatto, però, che l’agghiacciante vaticinio ha dato vita a una commedia degli equivoci di rara grandezza, al punto da coinvolgere, nell’ordine e loro malgrado, il convento dei Cappuccini, il gruppo di preghiera che vi fa riferimento, una missione di aiuti umanitari a favore delle popolazioni dell’Africa, una parte consistente dei cittadini – verosimilmente quelli che abitano sul lungomare – e persino i carabinieri, come si diceva un tempo, della locale stazione. Che, preoccupati per l’allarme sociale che sta creando la notizia, per ben due volte hanno bussato alla porta del priore dei Cappuccini, padre Onorio Ghu, per avere chiarimenti.

La genesi della storia è piuttosto fumosa, ma tra i carrugi del centro storico di Taggia non hanno dubbi: «E’ tutta colpa di quella nonnina che da un po’ di tempo ha preso a girare scalza. E’ lei che afferma di avere avuto questa specie di visione mentre pregava dai Cappuccini». La nonnina esiste davvero e, effettivamente, frequenta il convento. Ma al convento corrono in sua difesa: «In paese avranno interpretato male le sue parole». Sarà. E’ anche vero che l’anziana ha, tra i suoi compiti solidaristici, quello di promuovere la raccolta di generi di prima necessità per il Terzo mondo. E proprio in queste settimane, insieme agli altri fedeli del gruppo di preghiera, sta intensificando l’attività in vista dell’invio del materiale in un angolo dell’Africa martoriato dalla fame e dalle epidemie. Negli ultimi giorni un furgoncino sta facendo la spola tra la città e il convento. E la circostanza ha finito per alimentare la vox populi. «I Cappuccini stanno allestendo un locale destinato agli sfollati, c’è un po’ di tutto, alimentari, coperte, medicinali». Le spoglie di Nostradamus riposano a Salon-de-Provence, meno di 300 chilometri. «Ancora una volta il suo influsso deve aver varcato il confine», scherzano in un bar di piazza Eroi Taggesi.

E dal confine l’influsso è approdato in caserma. Dieci, venti, trenta segnalazioni, e i carabinieri, pur mossi da incrollabile laicità, hanno deciso di far visita al convento. La credulità popolare può fare danni. Padre Onorio, che sapeva già dell’onda anomala, li ha accolti col sorriso: «Maresciallo, la gente ha frainteso. Qui non c’è alcun campo profughi, il materiale è destinato all’Africa». Il maresciallo ha fatto buon viso. Poi l’occhio è caduto all’interno di uno stanzone dove erano sistemati brandine da campo e decine di materassini gonfiabili. «E questi?». «Stia tranquillo, anche quella roba è per la missione umanitaria». Compreso un salvagente che faceva bella mostra ai piedi di uno scaffale. L’Arma, rassicurata, è tornata sui suoi passi. E ieri mattina, contattato al telefono, l’anziano Priore dei Cappuccini, ha chiuso la partita. «Mi creda, il convento non c’entra nulla in questa incredibile storia. Tanto meno il nostro gruppo di preghiera». E la nonnina scalza? «Un altro equivoco. E’ successo che qualche mese fa alcuni fedeli, tra i quali quella donna, hanno espresso il desiderio di fare la Comunione a piedi nudi. Un segno di testimonianza verso Gesù, ho acconsentito. Tutto qui». In città, però, continuano a guardare a sabato con malcelata apprensione. Non preparano i sacchi di sabbia, ma scrutano l’orizzonte incrociando le dita.

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fonte:  http://www.ilsecoloxix.it/p/imperia/2010/10/07/AMQ4XY7D-taggia_psicosi_anomala.shtml

SCUOLA, RITORNA L’ONDA – Studenti in corteo in 80 città: è la prima uscita dell’Onda due

PROTESTA

Gelmini e l’Onda

Studenti in corteo in 80 città
è la prima uscita dell’Onda due

Manifestazioni sono previste nelle metropoli, ma anche nei centri minori e in diversi paesi. Mobilitazione assieme a ricercatori e precari. La portata ricorda le imponenti dimostrazioni del 2008

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di CORRADO ZUNINO

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Studenti in corteo in 80 città è la prima uscita dell'Onda due Una recente manifestazione degli studenti

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ROMA –  Ha tutta l’aria dell’Onda due, la mobilitazione studentesca che domattina alle nove e mezzo farà partire cortei in ottanta città (e paesi) d’Italia. L’adesione di licei, istituti tecnici, linguistici è ampia, e la lista visibile sul portale dell’Unione degli studenti mostra ogni ora un nuovo teatro della protesta: “C’è un forte spontaneismo”, assicurano gli organizzatori.

Colpisce che oltre alle metropoli italiane, scenderanno in piazza le città di provincia. In Sicilia ci sono già quindici mobilitazioni annunciate: a Salemi, Canicattì, Modica, Milazzo, Termini Imerese. In Sardegna, oltre a Cagliari, si sono organizzate Oristano e Olbia. A Sorgono è prevista un’assemblea in un liceo scientifico. Brindisi attende quindici pullman dalla provincia. A Napoli e Bari il corteo si concluderà davanti ai palazzi della Regione. Altrove  –  Siena, Livorno, Viareggio, Savona, Piacenza, Ferrara, Cesena, Bergamo, Udine, Pordenone – finirà davanti ai provveditorati. A Roma, dove si attende la manifestazione più grande, il dibattito finale sarà gestito dal camion-guida, di fronte al ministero dell’Istruzione.

In tutta Italia la mobilitazione degli studenti – organizzata a partire dal campeggio estivo “Riot Village” e oggi abbracciata da tutte le sigle di centrosinistra – si fonderà con la protesta dei ricercatori e quella e dei precari. La Cgil annuncia la sua presenza in piazza e vara uno sciopero “a intermittenza”: un’ora di astensione ogni quindici giorni, domani la prima. “Sarà una giornata di mobilitazione dell’intera filiera della conoscenza”, dice Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil.

I numeri di scuole e studenti attesi rimandano alla consistenza dei cortei del 10 ottobre 2008, quando nacque il movimento studentesco dell'”Onda”. E domani al gruppo dei “medi superiori” si affiancheranno delegazioni di universitari. L’8 ottobre 2010 è la prima data, nella stagione in corso, di protesta nazionale del mondo della scuola. Protesta che segue il blocco di alcuni esami universitari avvenuto della tarda estate, le aule vuote in molte facoltà per lo sciopero dei ricercatori e le proteste nel giorno dell’apertura dell’anno scolastico, il 13 settembre. “Chi apre una scuola chiude una prigione”, citano Victor Hugo gli organizzatori. Annunciano studenti-carcerati in piazza e un libro di cento pagine, l'”Altrariforma”, che conterrà le controproposte per “una scuola libera”.

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07 ottobre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/scuola/2010/10/07/news/onda_ritorna-7830787/?rss

L SONDAGGIO – “Più risorse all’ambiente” per italiani è in cima alla lista. Bocciato il nucleare

IL SONDAGGIO

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“Più risorse all’ambiente”
per italiani è in cima alla lista

Secondo l’indagine di Ecobarometro, per il 71,9% la questione è prioritaria insieme al lavoro. Il 75% incolpa il governo per la mancanza di investimento. Bocciato il nucleare, grande maggioranza favorevole alle energie pulite e in molti hanno cambiato il proprio stile di vita

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di ANTONIO CIANCIULLO

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La novità è al secondo posto. Che al primo posto nelle preoccupazioni degli italiani ci fosse l’occupazione  –  o per meglio dire la disoccupazione  –  non era difficile da prevedere. Ma al secondo posto troviamo l’ambiente. Più di 7 italiani su 10 sono preoccupati per l’inquinamento e per lo spreco di risorse che derivano da scelte vecchie, dalla mancanza di coraggio e di innovazione. E quando dal generale si scende al particolare, al locale, la protesta si concentra sull’arretratezza del sistema di trasporti che in Italia penalizza il trasporto su ferro a vantaggio degli ingorghi su gomma.

E’ questa la fotografia che emerge dal sondaggio, curato da Lorien Consulting e dal mensile La Nuova ecologia,  reso noto al Forum QualEnergia organizzato a Firenze da Legambiente e Kyoto Club. Dopo il tema lavoro (88,1 per cento di risposte in un questionario in cui si potevano barrare fino a tre caselle) e il pacchetto dei problemi ambientali che si colloca a quota 71,9 per cento, nella classifica sulle preoccupazioni degli italiani troviamo la debolezza della classe politica (24,6 per cento), il terrorismo e la guerra (23 per cento), i conflitti istituzionali (14,5).

L’Ecobarometro segna dunque tempesta. E indica i responsabili. Il 75,7 degli intervistati ritiene che il governo centrale potrebbe fare di più per risolvere i problemi ambientali. Mentre il giudizio sulle amministrazioni locali, pur restando negativo, è meno severo: sono bocciate dal 61,5 per cento delle risposte.

Dal sondaggio emerge poi una grande speranza nei confronti delle fonti energetiche pulite. L’indice di gradimento vede al primo posto il solare, seguito da eolico e idroelettrico. Bocciato il nucleare: solo il 30 per cento delle risposte è a favore e si scende al 25 per cento se la prospettiva è quella di una centrale atomica nella regione in cui si vive. Non si tratta solo di aspettative e giudizi teorici. Molti degli intervistati hanno cominciato a fare quello che potevano. Il 98 per cento usa lampadine ad alta efficienza, il 96 per cento ha comprato un elettrodomestico che riduce i consumi, il 73 per cento ha adottato una misura di coibentazione (dall’isolamento delle pareti ai doppi vetri).

E di fronte all’ultima, provocatoria domanda del sondaggio (avendo un milione di euro meglio investirli in una grande azienda automobilistica come la Fiat o aiutare una nuova impresa nel settore delle rinnovabili?) il 77 per cento degli intervistati ha optato per le rinnovabili.

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07 ottobre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/ambiente/2010/10/07/news/ecobarometro-7821907/?rss

LE MONDE – Francia: elenco illegale con origini etniche di rom e nomadi / MENS, le fichier ethnique illégal sur les Roms

Francia: elenco illegale con origini etniche di rom e nomadi

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espulsioni dai campi rom – fonte immagine

Quattro associazioni hanno denunciato questo sistema di raccolta dati nel quale “figurano le origini razziali ed etniche”

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Parigi, 07-10-2010

La gendarmeria utilizza un database “illegale” e “clandestino” che colpisce i Rom e i nomadi: lo scrive oggi in prima pagina il quotidiano francese Le Monde, precisando che quattro associazioni hanno denunciato questo sistema di raccolta dati nel quale “figurano le origini razziali ed etniche”.

Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, si rechera’ domani  “in Vaticano per una visita presso la Santa sede”. Lo conferma l’Eliseo in un comunicato diffuso sul suo sito internet, senza fornire ulteriori dettagli sui contenuti della visita. Secondo molti osservatori, la visita del capo dello Stato francese da Papa Benedetto XVI ha l’obiettivo di ricucire con l’elettorato cattolico, dopo lo ‘strappo’ causato dal giro di vite di Parigi contro nomadi e Rom.

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fonte:  http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=146051

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MENS, le fichier ethnique illégal sur les Roms

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Un homme expulsé d'un camp de Roms près d'Anglet, le 13 août.
AFP/GAIZKA IROZ
Un homme expulsé d’un camp de Roms près d’Anglet, le 13 août.

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La gendarmerie a constitué un fichier sur les Roms, illégal et clandestin : un fichier ethnique, baptisé MENS – minorités ethniques non sédentarisés. Il a été constitué par l’Office central de lutte contre la délinquance itinérante (OCLDI), au fort de Montrouge, à Arcueil, dans le Val-de-Marne.

Mes Françoise Cotta et William Bourdon, avocats des quatre principales associations de Roms et de gens du voyage, ont porté plainte, mercredi 6 octobre, auprès du procureur de Paris, pour constitution de fichier non déclaré et conservation “de données à caractère personnel qui font apparaître les origines raciales et ethniques”, délits punis de cinq ans d’emprisonnement et 300 000 euros d’amende.

Les avocats entendent saisir également la Commission nationale informatique et libertés (CNIL), à qui ce fichier n’a pas été déclaré, et la Haute autorité de lutte contre les discriminations et pour l’égalité (Halde).

“RAPPELER DE TRÈS MAUVAIS SOUVENIRS”

Le ministère de l’intérieur admet que l’expression MENS “a été utilisée par la gendarmerie dans les années 1990”, mais la place Beauvau “n’a pas connaissance” d’un fichier de ce nom. “S’il apparaissait des éléments nouveaux, nous demanderions naturellement au groupe de contrôle des fichiers de se saisir de cette question”, assure le ministère. La gendarmerie dément l’existence de ce fichier.

“Ces fichiers ont des relents qui ne peuvent que rappeler de très mauvais souvenirs”, indique Me Bourdon. Pour Me Cotta, “nous ne sommes pas en 1940, nous attendons une réaction publique pour que ça s’arrête très vite. C’est au sein de ce gouvernement que se trouve le principal danger pour la paix sociale”.

Un autre fichier, le STIC-Canonge, dénoncé en 2009 dans le rapport parlementaire des députés Delphine Batho (PS) et Jacques-Alain Bénisti (UMP), comporte lui aussi des critères ethno-raciaux.

Franck Johannès

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Lire l’intégralité de l’article dans l’édition Abonnés et dans Le Monde daté du 8 octobre et disponible en kiosque à partir de ce jeudi à 14 heures

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fonte:  http://www.lemonde.fr/societe/article/2010/10/07/la-gendarmerie-detient-un-fichier-roms-illegal_1421548_3224.html#ens_id=1389596


PIANETA DONNA – Sesso e ansia da prestazione: ne soffre un’italiana su cinque / La pillola biologica: un metodo contraccettivo naturale ed efficace

Sesso e ansia da prestazione
ne soffre un’italiana su cinque

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Cresce fra le donne un disturbo in genere tipicamente maschile. Lo afferma una rilevazione fatta in tre grandi città e presentata a Firenze. Ai lavori del congresso su contraccezione e sessuologia riuniti mille esperti da tutta Italia

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di LUCIA ZAMBELLI

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FIRENZE – Sorpresa: l’ansia da prestazione, che classicamente tradisce il maschio, facendogli fare brutte figure sotto le lenzuola, affligge in realtà anche le donne e una su cinque ammette di averla provata. Lo rivela il sondaggio “Le italiane e il sesso”, commissionato a Intermedia dalla Società italiana della contraccezione, i cui risultati vengono presentati oggi al congresso congiunto della FISS (Federazione di sessuologia scientifica) e della stessa Sic, che fino a sabato riunisce a Firenze oltre mille esperti da tutta Italia.

L’indagine è stata condotta su 600 donne tra i 18 e i 50 anni, di Roma, Milano e Napoli (il 26% delle quali single). Il 20% delle intervistate riferisce, appunto, di essere stata vittima dell’ansia da prestazione. A minare una buona intesa sessuale sono, secondo il campione, la routine (65%), lo stress (51%), il timore di deludere il partner (48%). Mentre tra i fattori che possono favorire l’intesa della coppia vengono indicati la confidenza (86%), ironia e complicità (72%), la giusta atmosfera (65%).

Il sondaggio restituisce l’immagine di donne sessualmente abitudinarie, saggiamente prudenti e sostanzialmente fedeli: oltre la metà (59%) hanno mantenuto un numero di rapporti invariati rispetto all’anno precedente, e il 61% ha avuto un solo partner nell’ultimo anno. Il 47% si dichiara abbastanza soddisfatta della propria vita sessuale, il 24% molto, il 14% poco. Il 15% dice di non fare sesso, e l’11% non ha avuto alcun partner nell’ultimo anno. Quanto alla prospettiva di un’avventura, il 72% rinuncerebbe al rapporto con un partner occasionale, se non adeguatamente protetta, e solo il 28% si abbandonerebbe alla passione.

Il sondaggio viene presentato a un anno dal lancio di Klaira, definita dai produttori la prima pillola anticoncezionale naturale: “Le italiane  – informa Vincenzina Bruni, docente dell’Università di Firenze e presidente del Comitato scientifico del congresso – coprono da sole il 30% del consumo europeo”.

Dal Congresso vengono diffusi anche alcuni dati sul comportamento anticoncezionale delle italiane. Comportamento che le relega agli ultimi posti della classifica europea: più della metà (53%) non vogliono utilizzare metodi contraccettivi, oltre una su 3 (38%) li conosce poco, quasi una su 10 (9%) li usa male. Otto donne su 100 dichiarano inoltre di non aver mai fatto ricorso a metodi anticoncezionali. “Dai nostri dati – dice Gianfranco Scarselli, direttore del Dipartimento materno-infantile del policlinico di Careggi, Firenze, e co-presidente del Congresso – il 70% delle pazienti desidera più informazioni sulla contraccezione. Molte la interrompono alla prima difficoltà. Ma in cinquant’anni le pillole hanno cambiato volto, con una progressiva riduzione dei dosaggi e dell’impatto metabolico, oggi praticamente nullo”.

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07 ottobre 2010

fonte: http://www.repubblica.it/salute/benessere-donna/contraccezione/2010/10/07/news/sondaggio_le_italiane_e_il_sesso-7814260/?rss

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La pillola biologica: un metodo contraccettivo naturale ed efficace

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di Mariagabriella M. 03 set 2010

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Intepretando le esigenze ed i bisogni di molte donne, che nell’uso dei metodi contraccettivi, si dimostrano sempre più consapevoli ed attente nelle scelte, una soluzione che sta avendo, da un anno a questa parte, successo crescente riguarda l’utilizzo della pillola contraccettiva biologica.
Passi in avanti enormi sono stati compiuti nel campo della ricerca farmaceutica rispetto a 50 anni fa, anni dei primi utilizzi di forme contraccettive orali.

Da dosaggi ormonali elevati ed effetti indesiderati numerosi, che caratterizzavano le prime pillole immesse sul mercato, si è arrivati a dosaggi minimi e a vantaggi nel suo utilizzo, che superano di gran lunga i rari e per lo più transitori effetti indesiderati.
Per questo motivo sempre più donne e ragazze scelgono come forma di contraccezione, l’utilizzo della pillola, che oltre a mettere al riparo da eventuali gravidanze indesiderate, risulta efficace nel trattamento di diversi disturbi e patologie, come ad esempio, le forme di acne ed impurità della pelle, il ciclo irregolare ed accompagnato da dolori e fastidi, la cura delle cisti all’ovaio.

Le vecchie credenze, che ne sconsigliavano l’uso, additandola come responsabile dell’aumento del peso e comparsa della cellulite, di una maggior predisposizione ai tumori dell’utero e delle ovaie e di un aumento della sterilità femminile, sembrano ormai superate.
Oggi è possibile scegliere tra un numero assai vasto di prodotti, in base alle proprie esigenze specifiche, supportate dall’esperienza e dai consigli del proprio ginecologo.

E una scelta che sta riscuotendo grande approvazione da parte delle donne, riguarda l’utilizzo della pillola biologica. Messa sul mercato in Italia da meno di un anno, vede crescere la richiesta costante del pubblico femminile, desideroso da tempo di un prodotto “meno invasivo”, naturale ed affine ai ritmi biologici femminili.

Il nuovo anticoncezionale bio si chiama Klaira ed il suo punto di forza consiste nell’utilizzare un ormone femminile, l’estradiolo, contenuto anche nelle pillole convenzionali, ma che, a differenza di queste, è totalmente analogo all’ormone naturale rilasciato normalmente dall’organismo femminile e non è più, dunque, un derivato sintetico, qualcosa di “artificiale”, rispetto al nostro corpo.

Tutte quelle donne normalmente restie ad immettere qualcosa di chimico nel proprio corpo, ma anche coloro che vogliono un prodotto contraccetivo più naturale ed in linea con l’equilibrio del proprio corpo, rimarranno senz’altro soddisfatte dalla qualità e dalle proprietà benefiche offerte dalla nuova pillola.

Quali sono le sue dosi e somministrazioni? Ogni pillola contiene un dosaggio diverso, a seconda dei vari momenti del ciclo ovulatorio, di estradiolo valerato, l’ormone analogo a quello prodotto nel nostro organismo e di dienogest, un progestinico utilizzato per curare disturbi dell’endometrio, che consente di controllare il ciclo ed assicura l’efficacia contraccettiva.
Per ogni confezione troviamo 28 compresse, 26 contenenti i due ormoni e 2 pillole “bianche”, che servono semplicemente per mantenere invariata la regolarità dell’assunzione ed impedire dimenticanze.

Il suo utilizzo assicura, nelle donne che l’hanno sperimentata, una maggiore tollerabilità rispetto ad altri contraccettivi, anche quelli di ultima generazione ed, in particolare, una sensibile riduzione dei fastidi più tipici, come nausea, irritabilità, mal di testa, pesantezza nelle gambe. Gli effetti positivi si riscontrano, inoltre, anche a livello psicologico, poichè le donne avvertono il nuovo contraccettivo come qualcosa di affine alla propria natura e superano la diffidenza del dover introdurre qualcosa di “estraneo” al proprio corpo.

Ma sono molti i vantaggi fisiologici che tale pillola è in grado di regalarci: assicura una maggiore stabilità ormonale, senza sbalzi eccessivi, poichè prevede solo 2 giorni senza ormoni, anzichè i 7 delle altre pillole; garantisce flussi più leggeri e di minor durata ed elimina tutti i problemi di intolleranza e difficoltà di assimilazione, perchè l’ormone è del tutto affine a quello presente nel nostro corpo e, dunque, viene naturalmente riconosciuto ed accettato.

Alla luce di questi dati assai incoraggianti, chi fa uso di un contraccetivo ormonale, ma anche coloro che si accostano per la prima volta al suo utilizzo, potranno sperimentare personalmente le novità della pillola biologica, non dimenticando, però, di parlarne sempre con il proprio ginecologo, che valuterà al meglio la scelta che fa al caso nostro.

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fonte:  http://www.yourself.it/la-pillola-biologica-un-metodo-contraccettivo-naturale-ed-efficace/