Liberarsi dagli psicofarmaci. Riuscire con pieno successo a liberarsi da neurolettici, antidepressivi, litio, carbamazepina e tranquillanti

Peter Lehmann (Ed.)
Liberarsi dagli psicofarmaci. Riuscire con pieno successo a liberarsi da neurolettici, antidepressivi, litio, carbamazepina e tranquillanti

Cover

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Con le prefazioni di Judi Chamberlin, Pirkko Lahti e Loren R. Mosher; e la postfazione di Karl Bach Jensen. Testimonianze di Regina Bellion, Carola Bock, Wilma Boevink, Michael Chmela, Bert Gölden, Ilse Gold, Gábor Gombos, Katalin Gombos, Maths Jesperson, Leo P. Koehne, Jan Kuypers, Peter Lehmann, Ulrich Lindner, Iris Marmotte, Harald Müller, Eiko Nagano, Mary Nettle, Una M. Parker, Nada Rath, Erwin Redig, Hannelore Reetz, Jasna Russo, Lynne Setter, Wolfgang Voelzke, David Webb, Gerda Wozart e Katherine Zurcher. Interventi professionali: Klaus John, Manuela Kälin, Kerstin Kempker, Elke Laskowski, Constanze Meyer, Roland A. Richter, Marc Rufer, Martin Urban e Josef Zehentbauer.Cercasi editore per pubblicazione in lingua italiana!  

1 ottobre 2004

Il primo libro al mondo sul tema ›Riuscire definitivamente a liberarsi dagli psicofarmaci‹. Contiene le esperienze vissute di 28 pazienti psichiatrici di tutto il mondo e gli interventi di psicoterapeuti, medici, psichiatri, terapeuti della medicina naturale e alternativa nonché di altri professionisti in grado di aiutare coloro che desiderano smettere di assumere gli psicofarmaci.
Gentili Signore, Egregi Signori,

è con piacere che vi presentiamo il nostro ultimo libro “Liberarsi dagli psicofarmaci” che sarà pubblicato tra breve in lingua italiana.

Il libro si rivolge a coloro che sono soggetti a trattamento psichiatrico e che, di propria volontà, desiderano smettere di assumere gli psicofarmaci loro prescritti. Contemporaneamente si rivolge ai loro familiari e terapeuti. Milioni di persone assumono psicofarmaci (p. es. Imap, Haldol, Serenase, Saroten, Tavor, Valium e Zyprexa). Per loro le testimonianze dettagliate, di come sia stato possibile smettere di assumere queste sostanze, senza per questo venir ricapultati nello studio dello psichiatra o nel reparto psichiatrico, sono di vitale importanza. Gli ex-psichiatrizzati psichiatrici che hanno contribuito al libro con le loro testimonianze provengono da tutto il mondo (Australia, Belgio, Danimarca, Germania, Inghilterra, Giappone, Nuova Zelanda, Austria, Svezia, Ungheria, Serbia & Montenegro, Svizzera, Olanda e USA). Attualmente tutti vivono liberi dagli psicofarmaci. Ad integrazione otto professionisti, tra cui psichiatri, medici, psicoterapeuti, assistenti sociali, terapeuti della medicina naturale e alternativa, spiegano come aiutano i loro clienti a smettere di assumere gli psicofarmaci.

8 professionisti fra cui psichiatri, medici, psicoterapeuti, assistenti sociali e terapisti della medicina naturale e alternativa spiegano come aiutano i loro clienti a cessare l’uso degli psicofarmaci.

“Leggere questo libro é un obbligo per tutti coloro che sono sfiorati dall’intenzione di assumere o di non più assumere queste medicine che, legalmente, modificano la personalità e, forse, é ancor di più un obbligo per coloro che hanno il potere di prescriverle”. (Dott. Loren R. Mosher †, Soteria Associates)

“Il libro é provocatorio: le esperienze della vita divergono talvolta dalle conclusioni a cui arriva la scienza. Si basa infatti sulle esperienze personali di pazienti psichiatrici e di professionisti in grado di aiutarli a smettere di assumere psicofarmaci, costituendo in questo modo una buona base di partenza per intavolare una discussione. Questo libro dovrebbe essere presente in tutti gli studi professionali, in tutti i reparti ospedalieri nonché nella biblioteca di tutti i pazienti psichiatrici.” (Pirkko Lathi, direttrice dell’Associazione Finlandese per la Salute Mentale e presidentessa del World Federation for Mental Health)

Il libro é articolato nei seguenti capitoli: La decisione di smettere · Smettere senza problemi di astinenza · Smettere gradualmente · Smettere non senza problemi · Smettere controbilanciandosi · Smettere con assistenza professionale · Psicofarmaci: meglio assumerli qualche volta che sempre · Assistenza professionale · Dopo aver smesso

L’editore: Peter Lehmann é l’autore di “Der chemische Knebel” (“Il bavaglio chimico”, 1986, 2. ed. 1990, 3. ed. 1993) e “Schöne neue Psychiatrie” (“Bella nuona psichiatria”), Volume 1: “Wie Chemie und Strom auf Geist und Psyche wirken” (“Come la chimica e le scosse elettriche agiscono sullo spirito e sulla psiche”), Volume 2: “Wie Psychopharmaka den Körper verändern” (“Come gli psicofarmaci modificano l’organismo umano”) (1996). Dal 1997 fino al 1999 membro del comitato esecutivo di Mental Health Europe. Dal 1997 al 1999 presidente della Rete europea degli (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria (ENUSP), dal 1999 membro della presidenza, dal 2002 segretario dell’ ENUSP nonché rappresentante di MindFreedom Support Coalition International presso le Nazioni Unite. Maggiori informazioni nella biografia dell’editore

Cordiali saluti
Peter Lehmann

Prefazione di Pirkko Lahti

Questo libro, il primo sul tema “Riuscire con pieno successo a liberarsi dagli psicofarmaci”, pubblicato per la prima volta in Germania nel 1998, si rivolge soprattutto a coloro che, di propria iniziativa, desiderano smettere di assumere gli psicofarmaci. Ma si rivolge anche ai loro familiari e ai loro terapeuti.

Milioni di persone assumono psicofarmaci prescritti da psichiatri, per esempio Haldol (Neurolettico, principio attivo aloperidolo, in commercio anche come Serenase, P.L.), Fluctin (Antidepressivo, principio attivo fluoxetina, in commercio anche come Deprexen, Diesan, Flotina, Fluoxeren, Fluoxin, Grinflux, Ibixetin, Prozac, Xeredien, P.L.) oppure Zyprexa (Neurolettico, principio attivo olanzapina, P.L.). Per loro le testimonianze dettagliate di come sia possibile smettere l’assunzione di queste sostanze, senza per questo essere ricapultati nello studio dello psichiatra o nella clinica psichiatrica, è di vitale importanza. Molti miei colleghi che operano nel settore psicosociale trascorrono gran parte del loro tempo ricercando criteri per la somministrazione di psicofarmaci. Diagnosi come comportamento coatto, depressioni, dermatiti, iperattività, nausea e vomito in gravidanza, insonnia, enuresi notturna, psicosi, balbuzie o chinetosi (mal di mare e mal d’auto) possono portare alla prescrizione di neurolettici, litio (Stabilizzante dell’umore, in commercio come Carbolithium, Litio Carbonato, P.L.), tranquillanti e altri psicofarmaci. La definizione di indicazioni è un compito di alta responsabilità che può avere anche gravi conseguenze.

Diagnosi e indicazioni sfociano spesso nel trattamento con psicofarmaci, trattamento che può risultare annoso e difficile. Chi può predire se gli psicofarmaci – quando sarà il momento – potranno essere dismessi senza problemi? Conosciamo già l’effetto dipendenza provocato dai tranquillanti ed in particolare dalle benzodiazepine. La sospensione senza aiuto terapeutico e senza conoscenza dei rischi può assumere risvolti drammatici. Quali sono i rischi della sospensione di neurolettici, antidepressivi e litio?

Quali condizioni possono portare ad una rapida ricaduta dopo aver smesso l’assunzione degli psicofarmaci? Non abbiamo forse già sentito parlare di problemi causati dalla sospensione di psicofarmaci, di modificazione dei recettori, di supersensibilità e di psicosi da sospensione? Chi è in grado di distinguere tra ricaduta e ingannevoli problemi di astinenza?

Quali condizioni possono coadiuvare il successo della dismissione dei farmaci – successo nel senso che i pazienti non saranno subito ricapultati nello studio dello psichiatra o nel reparto psichiatrico, bensì vivranno sani e liberi, così come tutti noi li vogliamo?

Non abbandoniamo i nostri pazienti ai loro problemi e alle loro preoccupazioni, qualora dovessero decidersi – non importa per quale ragione – a cessare gli psicofarmaci. Dove potranno trovare assistenza, comprensione e modelli da seguire se ci volgeranno le spalle per delusione (e noi le volgeremo a loro)?

Peter Lehmann, membro della presidenza dell’Rete europea degli ex-utenti e sopravvissuti della psichiatria e già membro della presidenza di Mental Health Europe nonché della sezione europea della World Federation for Mental Health, ha ricevuto riconoscimenti per il suo difficile compito nel reperire testimonianze di pazienti psichiatrici, che sono definitivamente riusciti a liberarsi dagli psicofarmaci, e dei terapeuti che li hanno assistiti. Questo libro raccoglie le testimonianze scritte di ex-pazienti psichiatrici dell’Australia, del Belgio, della Danimarca, della Germania, dell’Inghilterra, della Serbia & Montenegro, della Nuova Zelanda, dell’Olanda, dell’Austria, della Svezia, della Svizzera, dell’Ungheria e degli USA. Ad integrazione esperti in medicina, psichiatria, assistenza sociale, psicoterapia e medicina naturale intervengono per spiegare come aiutano i loro clienti a liberarsi dagli psicofarmaci. Attraverso le diverse nazionalità degli autori il libro offre un ampio quadro di esperienze e conoscenze.

Il libro è provocatorio: le esperienze della vita divergono talvolta dalle conclusioni a cui arriva la scienza. Si basa infatti sulle esperienze personali di pazienti psichiatrici e di professionisti in grado di aiutarli a smettere di assumere psicofarmaci, costituendo in questo modo una buona base di partenza per intavolare una discussione. Questo libro dovrebbe essere presente in tutti gli studi professionali, in tutti i reparti ospedalieri nonché nella biblioteca di tutti i pazienti psichiatrici.

Photo of Pirkko Lahti Pirkko Lahti
Direttrice dell’Associazione finlandese per la Salute Mentale e presidentessa del World Federation for Mental Health (2001-2003)
Helsinki, 19 agosto 2002

Prefazione di Loren R. Mosher

“Non c’è nessuna tirannia più grande di quella che viene praticata nell’interesse della vittima.” – C.S. Lewis (Clive Staples Lewis [1898 – 1963] è stato professore di letteratura inglese ad Oxford ed uno dei più importanti autori cristiani del 20. secolo, P.L.)

Questo libro è dedicato ad un tema per il quale sussiste attualmente un gran numero di idee fuorvianti. Viviamo in un’epoca in cui c’è “una pillola per ogni dolorino”. Purtroppo però l’uomo presta troppa poca attenzione alle pillole, specialmente a quelle che agiscono sulla nostra psiche. Che significato ha curare l’anima, il sé e l’intelletto coi farmaci? Il nostro dizionario ufficiale “Webster” definisce la psiche in tutti questi tre modi. Siamo sicuri che queste sostanze chimiche (così dette “psicofarmaci”) non vadano ad influire sulla natura più intima dell’uomo? Non dovremmo considerare questa pratica con molta attenzione e prudenza? Una volta che si è iniziato non si dovrebbero operare costanti controlli? Se queste tre cose – anima, sé e intelletto – costituiscono l’essenza stessa dell’uomo, non dovrebbero essere i pazienti stessi a decidere, sulla base delle loro esperienze con gli psicofarmaci, se assumerli oppure no? La risposta è naturalmente un forte e chiaro sì.

Cerchiamo di essere realisti. Siccome disponiamo di pochi indicatori obiettivi in merito all’efficacia di questi farmaci, le testimonianze dei pazienti hanno un’importanza decisiva. I medici e gli psichiatri che prescrivono questi farmaci tengono sufficientemente in considerazione le esperienze dei pazienti in relazione ai singoli farmaci? A questa domanda si può rispondere in svariati modi, ma per chi parla un’altra lingua, appartiene ad una minoranza, è povero, viene considerato “molto malato” oppure viene assoggettato ad un trattamento psichiatrico obbligatorio, la probabilità di essere veramente ascoltato diminuisce drammaticamente – e comunque nemmeno prima era molto alta.

Per questo il contenuto intrinseco di questo libro è molto importante: si tratta delle storie di persone, che non sono state ascoltate quando la loro anima, il loro sé e il loro intelletto venivano martoriati a causa degli psicofarmaci – spesso somministrati con la forza. Fra queste ci sono storie di decisioni coraggiose, prese contro l’opinione di influenti specialisti (e anche contro la famiglia e gli amici) – storie di dolore, dolore che qualche volta non ha mancato di seguire. Dopo la sospensione dei farmaci il cervello inizia a ripristinare il normale funzionamento. La maggior parte dei pazienti non è stata avvertita del fatto che i farmaci possono modificare il cervello (o che, ancor peggio, possono sopprimere alcuni centri nervosi), e che quindi l’insorgenza di problemi di astinenza è praticamente inevitabile. E tanto meno sanno che questi possono durare a lungo e possono essere interpretati come una “ricaduta”. Ci sono storie terribili di quello che può (tuttavia non necessariamente) accadere, quando si cerca di far ritornare il cervello al suo naturale funzionamento, dopo che è stato completamente sottoposto all’influenza di sostanze chimiche “terapeutiche”. Di norma questa sofferenza è stata necessaria per riprendere possesso della propria anima, del proprio sé e del proprio intelletto – ovvero dell’essenza della natura umana.

Siccome i farmaci sono stati somministrati con leggerezza, con modi paternalistici e spesso quando non necessari, al fine di curare una non ben precisata “malattia”, il libro costituisce anche un’accusa contro i medici. Il giuramento di Ippocrate – di non procurare innanzitutto del male – non viene, di solito, nella fretta “di fare qualcosa”, tenuto in considerazione. Come è possibile arrivare a stabilire se c’é stata morte dell’anima, se non si vogliono ascoltare gli effetti che i pazienti raccontano in merito ai farmaci, farmaci che agiscono direttamente sull’essenza intrinseca dell’uomo? Anche se vogliono darsi ad intendere in altro modo: i medici sono solo dottori in medicina, non semidei della medicina. Al contrario dei veri dei i medici devono accettare di dover rendere conto delle loro azioni.

Leggere questo libro è un obbligo per tutti coloro che sono sfiorati dall’intenzione di assumere o di non più assumere queste medicine che, legalmente, modificano la personalità e, forse, è ancor più un obbligo per coloro che hanno il potere di prescriverle.

Photo of Loren Mosher
Dott. Loren R. Mosher
Direttore, Soteria Associates, Professore clinico di psichiatria, University of California, San Diego, Facoltà di Medicina 

26 agosto 2002

Prefazione di Peter Lehmann

“Cercasi autori/trici sul tema ›Liberarsi dagli psicofarmaci‹”. Ecco l’appello che nel 1995 ho lanciato in ambienti del settore di tutto il mondo. Nel dettaglio scrissi:

“Liberarsi dagli psicofarmaci. Testimonianze scritte di esperienze con tranquillanti, antidepressivi, neurolettici, carbamazepina (stabilizzante dell’umore, in commercio anche come Tegretol, P.L.) e litio”. Questo è il titolo del libro che sarà pubblicato nel 1997/98. Per la maggioranza di coloro a cui viene prescritto o somministrato uno o più degli psicofarmaci citati, il sapere che altri sono riusciti a liberarsi da queste sostanze, senza per questo essere ricapultati nello studio dello psichiatra e nel reparto psichiatrico, è di vitale importanza. Per questo motivo cerco autori/autrici desiderosi di rendere conto delle loro esperienze personali in merito al cammino che porta alla sospensione e che adesso vivono liberi dagli psicofarmaci. Tuttavia sono anche alla ricerca di persone che per professione o convinzioni personali aiutano i pazienti psichiatrici a smettere gli psicofarmaci”.

A questo appello hanno risposto numerosi ex-pazienti psichiatrici intenzionati a contribuire con la loro storia. Hanno risposto anche alcuni esperti i cui interventi sono stati pubblicati nel libro. Una psichiatra di Berlino ha ritirato il contributo, precedentemente offerto, che verteva sulla possibilità di smettere gradualmente i farmaci col suo aiuto e con quello dei gruppi di auto-aiuto psicoterapeutico, presumibilmente per la paura (non del tutto ingiustificata) che il suo studio venisse letteralmente invaso da pazienti desiderosi di liberarsi dagli psicofarmaci. Siccome non ho ricevuto nulla da parte dei familiari ho inviato il mio appello anche all’associazione tedesca dei familiari dei “malati mentali”. Reazione: silenzio. La ragione di questo silenzio è da ricercare nel fatto che da anni i familiari organizzati in associazione ricevono gratuitamente informazioni e relazioni dalle case farmaceutiche?

Sarebbe tuttavia un errore fatale ridurre la problematica dell’assunzione permanente degli psicofarmaci, e delle possibili difficoltà nella sospensione, a familiari insensibili o inconsapevoli, a medici irresponsabili e a case farmaceutiche avide di guadagni. Due autrici, che avevano risposto all’appello desiderando raccontare la loro storia, hanno successivamente ritirato la loro offerta. Sono state vittima di una “ricaduta”. Una di loro mi informò che il momento che aveva scelto per smettere era risultato molto infelice: si era lasciata col suo ragazzo. L’altra mi comunicò, senza altre precisazioni, di essere stata di nuovo ricoverata in clinica a causa del ripresentarsi della psicosi: stava vivendo quella che gli esperti chiamano la “psicosi della sospensione” oppure era stata di nuovo travolta dai suoi vecchi e mai risolti problemi?

Saggiamente mi sono astenuto dall’incitare a sospendere i farmaci. Mi sono rivolto solo a quelli che avevano già smesso i farmaci prima del mio appello. Tuttavia mi sono posto il quesito se, solo a causa della mia attività editoriale sul tema “liberarsi dagli psicofarmaci”, potessi colposamente indurre qualcuno ad abbandonare con leggerezza i farmaci.

Da quando esistono gli psicofarmaci sono molti i pazienti che li smettono di propria iniziativa. Sarebbe interessante sapere quanti di essi hanno avuto, solo per questa ragione, una “ricaduta”, eventualmente seguita dalla ripresa della somministrazione dei farmaci. Di una cosa sono sicuro e cioè che un grande numero di tentativi di sospensione andrebbe a buona fine se i pazienti, e coloro che li assistono, disponessero di sufficienti conoscenze sui problemi che possono eventualmente insorgere e avessero un’idea di quello che si deve veramente fare affinché la tanto profetizzata ricaduta non si presenti. Anche a livello professionale ci si dà poco pensiero – eccezion fatta per una manciata di casi – su come assistere i propri clienti, una volta che questi hanno deciso di sospendere i farmaci. Volgere le spalle al paziente e lasciarlo solo coi suoi problemi dimostra poco senso di responsabilità.

I tanti e diversi modi di sospendere gli psicofarmaci non possono in nessun caso essere tutti presentati nello spazio limitato di un libro. In qualità di editore ho dato molta importanza al fatto che i “miei” autori – a prescindere dai professionisti coinvolti – potessero esprimere al meglio i loro desideri, le loro paure e i loro modi di procedere. C’era solo una cosa che non potevano fare: dare consigli ad altri su quello che dovrebbero fare e distribuire ricette patentate. Ciascuna lettrice e ciascun lettore deve trovare le proprie risorse e le proprie vie in base ai propri problemi e proprie possibilità, ai propri personali punti di forza e di debolezza nonché ai propri limiti e desideri individuali. Le testimonianze di coloro che sono riusciti a liberarsi dagli psicofarmaci dimostrano che è possibile raggiungere, senza danni, questo obiettivo e conseguentemente vivere liberi dagli impedimenti prodotti dalla terapia psicofarmacologica.

Appendice alla 2. edizione

Due degli autori non sono più tra noi: Ilse Gold è deceduta il 7 settembre 1998 per una neoplasia al seno, sviluppatasi successivamente al trattamento psichiatrico.

Dopo ripetute somministrazioni di psicofarmaci, contro la sua volontà, Erwin Redig ha cessato di vivere il 14 giugno 1999. Entrambi avrebbero meritato di vivere cent’anni.

Peter Lehmann 16 settembre 2002

Recensione

E’ con grande piacere che ho accolto alcuni mesi fa l’invito di Peter Lehmann a cercare un editore italiano per il suo libro “Coming off Psychiatric drugs”.

Ho pensato che la cosa migliore fosse fare un’iniziativa pubblica come questa di oggi facendo conoscere, per adesso, l’edizione inglese uscita quest’anno. Spero che in breve possiamo offrire ad un vasto pubblico anche l’edizione Italiana.

Peter Lehmann partecipa da molti anni alle iniziative per l’auto aiuto psichiatrico di Firenze e Prato condividendo un percorso finalizzato a dar voce a chi è oppresso da problemi di salute menatale e da sistemi curativi unilaterali troppo improntati al modello terapeutico. Ci siamo incontrati molte volte in diverse parti del mondo in occasioni importanti finalizzate a sviluppare nuovi rapporti fra utenti, servizi e la comunità.

Peter Lehmann è segretario dell’Rete europea degli (ex-) utenti e sopravvissuti alla psichiatria (European Network of Users and Survivors of Psychiatry – ENUSP), egli stesso si definisce un survivor del sistema della salute mentale.

Dr Pino Pini, Direttore del Dipartimento di Salute mentale ASL 4 di Prato (Italy), board member of Mental Health Europe

Indice

  • Avvertenze legali
  • Prefazioni
    • Judi Chamberlin
    • Pirkko Lahti
    • † Loren R. Mosher
    • Prefazione dell’editore
  • Introduzione
  • La decisone di smettere
    • Ilse Gold (RFT): Dopo la dimissione
    • Peter Lehmann (RFT): Ricaduta nella vita
  • Smettere senza problemi di astinenza
    • Gábor Gombos (Ungheria): Confutare di avere una tara psichiatrica
    • Jasna Russo (Serbia & Montenegro / RFT): Che cosa importa, se non riesco più a dormire?
    • Carola Bock (RFT): E finalmente vuotai il sacco
    • Jan Kuypers (Belgio): “Don Chisciotte e la zona franca da psicofarmaci” oppure “Cosa succede, piccola marionetta?”
    • Maths Jesperson (Svezia): Tra lobotomia e antidepressivi
  • Smettere gradualmente
    • Wilma Boevink (Olanda): Fantasmi dal passato
    • Katharine Zurcher (USA / Svizzera): La seconda paura
    • Michael Chmela (Austria): Scamparla
    • Bert Gölden (RFT): Con pazienza
  • Smettere controbilanciandosi
    • Una M. Parker (Inghilterra): Parlare, piangere, ridere
    • Nada Rath (RFT): Il convento invece della clinica
    • Katalin Gombos (Ungheria): Dall’elettroshock alla voce dell’anima
    • Iris Marmotte (RFT): Il “carrozzone blu”, in viaggio…
    • Harald Müller (RFT): Venti anni dopo
    • Gerda Wozart (RFT): Avversità
    • Ulrich Lindner (RFT): Lotta per la mia vita. Come sono riuscito a guarire dalle mie depressioni
  • Smettere con assistenza professionale
    • Eiko Nagano (Giappone): La terapia Nishi – Un metodo giapponese
    • Manuela Kälin (Svizzera): Visita a domicilio dell’omeopata
    • David Webb (Australia): “La prego, non si faccia del male”
    • Hannelore Reetz (RFT): Mania o ricerca del sé
  • Psicofarmaci: meglio qualche volta che sempre
    • Mary Nettle (Inghilterra): Riprendere il controllo
    • Wolfgang Voelzke (RFT): Insieme alla mia psichiatra
    • Lynne Setter (Nuova Zelanda): Ritorno in me stessa
  • Interventi dei professionisti
    • Marc Rufer (medico e terapista, Svizzera): Fare paura – Prendere paura. Per chi desidera smettere, l’opinione dei medici può essere controproducente
    • Josef Zehentbauer (medico e terapista, RFT): Chi ha paura di smettere? Assistenza medica e consulenza psicoterapeutica per smettere tranquillanti e sedativi
    • Martin Urban (laureato in psicologia, RFT):”Sto veramente ancora soffrendo di un disagio psichico?” Assistenza psicoterapeutica per smettere gli psicofarmaci – un caso particolare
    • Roland A. Richter (laureato in pedagogia, RFT): Smettere con la medicina ortomolecolare
    • Constanze Meyer (laureata in psicologia, RFT): “Sottrarsi alla dipendenza dei farmaci…” Riflessioni sull’astinenza da benzodiazepine e analgesici nelle donne
    • Klaus John (naturopata, RFT): Liberarsi e disintossicarsi dagli psicofarmaci dal punto di vista naturopatico
    • Kerstin Kempker (Runaway-House, Berlino): Smettere nella Runaway-House di Berlino
    • Elke Laskowski (naturopata, RFT): Biodinamica e Aura con fiori di Bach, pietre e colori
  • Dopo aver smesso
    • Regina Bellion (RFT): Dopo aver smesso cominciarono le difficoltà
    • Erwin Redig (Belgio): Una battaglia mentale. Come sono riuscito a smettere di assumere psicofarmaci
    • Leo P. Koehne (RFT): “Adesso le dò l’Imap, che serve per socializzare”
  • Conclusioni
    • Karl Bach Jensen (Danimarca): Disintossicarsi: in grande e in piccolo. Verso una cultura del rispetto
    • Conclusioni dell’editore
  • Appendice
    • Principi attivi e nomi commerciali degli psicofarmaci
    • Letteratura
    • Biografie degli autori
    • Indice analitico

.

fonte:  http://www.antipsychiatrieverlag.de/foreign/withdraw/italian.htm

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4 responses to “Liberarsi dagli psicofarmaci. Riuscire con pieno successo a liberarsi da neurolettici, antidepressivi, litio, carbamazepina e tranquillanti”

  1. gianni tirelli says :

    SARAH SCAZZI: UN’ALTRA VITTIMA DEL SISTEMA

    Media, psicologi, psichiatri, psicanalisti, filosofi, sociologi e criminologi, tutti insieme, impegnati a vivisezionare i motivi e le ragioni dell’efferatezza relativa alla soppressione di Sarah Scazzi.
    Belve assetate di sangue, commedianti della commozione, moderni vampiri di un secolo nefasto, che si avventano sui resti di un tenero corpo innocente in decomposizione, vittima sacrificale delle aberrazioni, pulsioni e frustrazioni, indotte da un mondo perduto e alla fine. Un Sistema che ha mercificato, etica, buon senso e valori, per mero profitto, vanità e protagonismo, e ha trasformato il privato dell’individuo, in macelleria sociale.
    Lo spaccato di una realtà immonda e perversa, alla mercé dell’indice di ascolto, dove gli sponsor speculano su dolore e tragedie, contendendosi, al rialzo, gli spazi pubblicitari, mescolando il sangue innocente di una giovane vita, con gli interessi particolari. Un chiacchiericcio scomposto e volgare, anteposto in maniera irriverente e blasfema, a un dovuto e religioso silenzio.
    Strumenti di informazione che agiscono sui lati peggiori degli individui, sdoganandoli per libertà e diritti, bisogni e necessità.
    L’assassinio di Sarah Scazzi, è l’ultimo di una lunga e concertante serie di crimini a sfondo sessuale le cui cause e responsabilità, non vanno ricercate all’interno di un nucleo famigliare o singolo individuo (sarebbe troppo stupido!!), ma addebitate all’operazione di plagio, condizionamento e lavaggio mentale, perpetrato sistematicamente dai mezzi di informazione. I nostri silenzi, la rassegnazione, apatia, immobilità e qualunquismo, ci rendono complici inconsapevoli, delle aberrazioni che, quotidianamente, si consumano nella nostra società civile.

    Gianni Tirelli

  2. filippo grottanelli de santi says :

    ho avuto problemi connessi ed anche causati da psicofarmaci, in diversi anni di ricerche a riguardo non sono riuscito ad arrivare a niente sto ancora cercando aiuto
    legale e non per protestare ed ottenere il riconoscimento dei miei dioritti di cittadino
    alla sanità ed al diritto al lavoro ed alla famiglia, sono molto scosso e confuso da QUANTI SI SONO APPROFITTATI VIGLIACCAMENTE DELLA SITUAZZIONE IN CUI MI SONO TROVATO E, A QUANTO VEDO, CI SONO SPESSO BRUTTE NOTIZIE MA NESSUNO SEMBRA VOLER DARSI DA FARE PER AFFRONTARE UNA SITUAZIONE DA SECONDA GUERRA MONDIALE CUI TUTTI COME PECORONI SI SOTTOMETTONO

  3. FERNANDO says :

    DOVE POSSO TROVARE IL LIBRO DI LEHMANN LIBERARSI DAGLI PSICOFARMACI, TRADOTTO I ITALIANO?

  4. Alberto imbonì says :

    Non dormo nulla dal1985 mi hanno dato 58000 psicofarmaci euro cani di psichiatri organicisti sono tavor dipendente da lorazepam che mi ha tolto la memoria abito a Bergamo ho perso 28 anni di vita aiutatemi sto morendo cell +393400501575 cerco un medico che mi aiuti

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