Archivio | ottobre 10, 2010

Giornali online, con Lettera 43 salutiamo un nuovo concorrente

Agli auguri ci associamo anche noi di Solleviamoci

Giornali online, con Lettera 43 salutiamo un nuovo concorrente

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Sarà annunciato ufficialmente il 19 ottobre, ma è già navigabile

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di Anna Masera

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Da tre giorni è andato online in sordina il nuovo quotidiano digitale italiano Lettera 43. Il giorno di lancio ufficiale è il 19 ottobre, ma ho avuto il piacere di visitarne la redazione una decina di giorni fa, quando erano in fermento gli ultimi ritocchi ai numeri zero.

“Il nome è una crasi di due punti saldi nel panorama del giornalismo: la passione per il mestiere del grande giornalista italiano Indro Montanelli, che non si è mai staccato dalla sua macchina da scrivere “Lettera 22″ , e la previsione inesorabile del docente di giornalismo studioso dell’editoria americana Philip Mayer secondo cui l’ultima copia cartacea del «New York Times» sarà venduta nel 2043” ha spiegato il direttore, Paolo Madron (ex giornalista del  Sole24Ore che conosco da quando conosco Internet, con cui ho lavorato a Panorama).

Non ho la pretesa di recensire già questo nuovo giornale, ma vi invito a guardarlo: c’è da rallegrarsi per il suo arrivo e da congratularsi con Madron e la sua squadra perchè si tratta di un’iniziativa coraggiosa. Coraggiosa perchè stimola i giovani appassionati di giornalismo a trovare nuove strade per un professione in crisi: ne ha assunti più di venti, un lusso che in tempi di crisi nessun giornale tradizionale, alle prese con i pre-pensionamenti per ridurre i costi, può concedersi. Coraggiosa perchè – grazie a finanziatori che credono nel futuro del giornalismo online (oltre alla Sator di Matteo Arpe, Andrea Agnelli e Paolo Cantarella, l’ex ad di Fiat, hanno investito di tasca propria lo stesso direttore Madron, il direttore editoriale Tita Prestini e due ex direttori della concessionaria pubblicitaria ManzoniLeonardo Barbieri e Daniele Sesini che di Lettera 43 è l’amministratore delegato) e hanno messo 3,5 milioni di euro che dovrebbero garantirne i primi 3 anni di vita – punta su un modello di business che prevede di offrire il giornale gratis ai suoi lettori online:  in un momento in cui tutti gli editori tirano i remi in barca e – in tempi magri per la raccoltà di pubblicità – cercano di far pagare i loro contenuti su Internet. Infine coraggiosa perchè il suo direttore Madron scommette sul giornalismo – quello delle notizie – e non solo l’aggregazione e il commento di contenuti altrui – tra blog e giornali online – come invece per esempio fa il pur interessante “superblog” di Luca Sofri Il Post.

Peraltro, trovo piacevole la grafica con le notizie rapidamente reperibili e richiamate in più modi, bella l’idea di offrire gli articoli in una versione più breve e una più estesa, invita a cliccare la sezione Rumors dedicata alle indiscrezioni, ma soprattutto bello l’intento di un giornale al servizio del lettore e della notizia.

Sarà una bella sfida e ci siamo già dichiarati – fra colleghi – che ci monitoreremo da vicino. D’ora in poi sarà una bella gara, misurarci con questo nuovo “player” sulla Rete italiana, per cercare di dare le notizie per primi, e di darle bene. Perchè alla fine a giudicare il nostro lavoro siete voi lettori, che con un clic potete fare zapping online e scegliere le vostre fonti quotidiane di informazione.  Intanto, da utente e non solo da caporedattore de LaStampa.it, fra i miei bookmarks sotto la voce News ho aggiunto Lettera 43. A cui auguro buona fortuna.

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10 ottobre 2010

fonte:  http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/hrubrica.asp?ID_blog=2

NAPOLI – Terzigno, falò di tessere elettorali nella notte. Poi in corteo a Pompei: scavi bloccati

Terzigno, falò di tessere elettorali nella notte. Poi in corteo a Pompei: scavi bloccati

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NAPOLI (10 ottobre) – Da un lato la protesta anti-discarica di Terzigno che va avanti a colpi di blocchi stradali, oggi uno anche davanti all’ingresso degli scavi di Pompei, dall’altro la situazione dei comuni del Napoletano che a forza di stop e ritardi nella raccolta rischiano di sprofondare nell’emergenza più acuta. Al punto da far chiedere al sindaco di Quarto, Sauro Secone, il ritorno dell’esercito per gestire al meglio l’attuale fase.

È stata un’altra notte di falò e di blocchi stradali l’ultima a Terzigno (Napoli), dove prosegue la protesta degli abitanti contro la realizzazione di una seconda discarica nel parco nazionale del Vesuvio. Le iniziative di lotta hanno impedito fino all’alba il regolare conferimento dei rifiuti con i camion costretti ad aspettare all’uscita del casello di Palma Campania.

Solo intorno alle 6 i camion hanno potuto regolarmente sversare il loro carico di immondizia. Sempre sulla strada panoramica che conduce alla discarica ‘Sarì ieri sera i manifestanti avevano organizzato un falò di tessere elettorali. Circa tremila quelle andate in fumo considerando anche quelle bruciate in piazza Pace a Boscoreale. Ad attuare la singolare protesta sono state circa trecento persone, radunatesi in piazza Pace, nel comune vesuviano. Le tessere sono state prima strappate dai rispettivi proprietari e poi incendiate in un pentolone posto al centro della piazza. «Quello che abbiamo fatto e che ripeteremo appena giunti alla rotonda non vuole significare che non andremo più a votare ma solo che lo faremo con maggiore consapevolezza, tenendo in giusto conto la sordità delle forze politiche nei confronti delle nostre richieste», riferiscono i promotori della protesta.

E la mattinata ha riservato un’altra iniziativa clamorosa: in centinaia hanno dato vita ad un corteo silenzioso che si è diretto verso il santuario di Pompei dove era in corso la celebrazione del rito domenicale. Quindi il corteo si è diretto verso gli scavi di Pompei dove i manifestanti hanno bloccato per un’ora le porte di ingresso al sito archeologico con conseguenti disagi per i turisti. In questo contesto si inserisce l’appello del sindaco di Quarto (Napoli) Sauro Secone perchè torni l’esercito in Campania: «Lanciamo – spiega – un accorato appello al sottosegretario Guido Bertolaso, al governatore della Campania Stefano Caldoro, e a tutti coloro che hanno un ruolo nel ciclo dei rifiuti in Campania, affinchè la gestione della crisi nel prelievo della spazzatura torni ad essere coordinata dall’esercito. I militari hanno dimostrato grandi capacità organizzative che in questo momento stanno venendo meno».

A Quarto la situazione è ai limiti del collasso: «Ormai – dice il sindaco – ogni mattina all’alba i responsabili del settore comunale Ecologia mi mandano un bollettino dal fronte. I nostri operatori del servizio di raccolta dei rifiuti si trovano in trincea, in una guerra non dichiarata ma che ogni notte produce tensioni, blocchi stradali, sassaiole e agguati teppistici con olio versato sull’asfalto per mandare fuori strada i camion pieni di spazzatura. E per le strade di Quarto ci hanno fatto accumulare già oltre 1000 quintali di spazzatura. Tutto questo non è concepibile». Un altro sindaco intanto, quello di Boscoreale, Gennaro Langella, smentisce la sua disponibilità ad ampliare la discarica rifiuti ex Sari pur di non aprire la seconda in cava Vitiello. «Ogni decisione – fa sapere oggi – come promesso, sarà sottoposta a referendum popolare».

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fonte:  http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=122179&sez=NAPOLI

QUANDO GLI UOMINI SONO BESTIE – Milano, in coma tassista 45enne: pestato per aver investito un cane

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Milano, in coma tassista 45enne: pestato per aver investito un cane

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MILANO (10 ottobre) – Un tassista di 45 anni è in coma al Fatebenefratelli di Milano dopo essere stato pestato durante una lite avvenuta intorno alle 13 in largo Caccia Dominioni, zona Corvetto-Rogoredo. L’uomo è stato picchiato da un 31enne che lo colpito più volte e poi spintonato facendogli sbattere la testa contro il cordolo del marciapiede. Il tassista, Luca M., era stato portato in codice giallo al Fatebefratelli perché aveva perso i sensi, ma in ospedale gli sono state riscontrate lesioni a un polmone e alla milza e ora è ricoverato in coma.

La lite per l’investimento di un cane. La polizia è intervenuta dopo le chiamate di alcuni cittadini che avevano assistito ai fatti. Tutto sarebbe nato quando il tassista ha investito e ucciso il cane di una coppia a passeggio, un cocker, che non era tenuto al guinzaglio e improvvisamente ha attraversato la strada.

Dopo l’incidente, il tassista ha fermato la vettura ed è sceso per scusarsi, ma ne è nata una violenta lite, sfociata nel pestaggio. «Mi spiace, non ho potuto evitarlo, me lo sono trovato davanti all’improvviso», ha tentato di dire. Ma C.M., qualche precedente penale per reati minori, non ha voluto sentire ragioni. «È solo colpa tua..», ha urlato. Ed è iniziata l’aggressione.

Arrestato l’aggressore. In un primo tempo il 31 ha detto di aver solamente spintonato la vittima. Ma quando dall’ospedale sono arrivate le notizie delle lesioni e del coma, l’uomo ha confessato di aver anche picchiato il malcapitato. È stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio.

«L’ho visto, è conciato malissimo soprattutto il volto – ha detto il fratello del tassista – È in rianimazione, me lo hanno fatto vedere un momento e poi mi hanno detto che dobbiamo solo aspettare». Insieme al fratello sono arrivati al Fatebenefratelli la mamma del ferito, che non è sposato, mentre il padre è dovuto andare in questura a ritirare il taxi.

«Sarebbe potuto capitare a qualsiasi automobilista, ma è chiaro che chi lavora in strada rischia di più – dice Nereo Villa, segretario del Satam di Milano e provincia – È l’indice dello stato di tensione che aleggia nelle grandi città. C’è un clima di insofferenza verso tutto e tutti, soprattutto da parte di alcuni. Questa aggressione è sconcertante. I tassistiaffrontano di tutto, vivono la città di giorno e di notte, conoscono i problemi, i rischi, i tanti pericoli. Però non sanno mai chi hanno di fronte. E in giro ci sono tante persone che ragionano, ma non tutte».

«Si permetta ai tassisti di dotarsi di strumenti di autodifesa – dice l’eurodeputato della Lega Nord, Matteo Salvini – come spray urticanti e sfollagente fino al porto d’armi semplificato».

Le dichiarazioni di Salvini non sono piaciute al centrosinistra. Il candidato alle primarie per il sindaco di Milano Stefano Boeri le ha bollate come «irresponsabili e provocatorie», spiegando che il leghista «trasforma un terribile episodio di cronaca in occasione di campagna elettorale». Anche per l’altro candidato alle primarie, Giuliano Pisapia, «non è più accettabile che Salvini, e altri della Lega e del Pdl, dinanzi a fatti anche molto gravi li strumentalizzino e pensino di trasformare Milano in un saloon del Far West». Anzichè di armi, Pisapia ha proposto che «i taxi vengano dotati a spese del Comune di dispositivi automatici di allarme che permettano ai tassisti di avvisare, in piena sicurezza personale, le forze dell’ordine».

«Non lasciare soli i tassisti – dice il vicesindaco Riccardo De Corato – Abbiamo fatto un bando per estendere l’installazione delle telecamere sui taxi, ma ci vuole qualche strumento in più. Dobbiamo trovare, con le forze dell’ordine, normative che diano la possibilità di una maggior tutela alle categorie a rischio, come questa. Quello di oggi è un atto gravissimo». Non è entrata nella polemica Letizia Moratti, che in serata è andata all’ospedale Fatebenefratelli dove è ricoverato, in coma, Luca M.. «Voglio esprimere solidarietà e vicinanza alla famiglia – ha detto il sindaco – nello sgomento per quello che è successo».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=122252&sez=HOME_INITALIA

ROMA – Scuola, sponsor per banchi e sedie: Soldi da bar, supermarket e costruttori

Scuola, sponsor per banchi e sedie
Soldi da bar, supermarket e costruttori

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In arrivo in otto istituti arredi scolastici con targhetta del donatore. Da un centro anziani, fondi per le gite

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Banchi di scuola (dal web)
Banchi di scuola (dal web)

ROMA – Banchi e sedie con lo sponsor, donati alle scuole da imprenditori privati in cambio di una targhetta con la pubblicità del loro logo. L’idea per combattere le conseguenze dei tagli alla scuola, lanciata dalla provincia pugliese Barletta Andria Trani a Roma diventa realtà già dalla prossima settimana, quando è prevista la consegna dei primi arredi scolastici firmati in otto scuole della Capitale. L’iniziativa, passata da una delibera di giunta del I municipio, ovvero quello del centro storico, è stata da poco recepita dai consigli d’istituto in base al principio dell’autonomia scolastica e accolta da sette tra aziende private e cooperative capitoline. «All’inizio dell’anno – spiega il presidente del municipio Orlando Corsetti (Pd) – la situazione era disastrosa: in alcune scuole del territorio non c’erano banchi, i bambini non sapevano dove sedersi e i fondi comunali erano insufficienti per far fronte a questa urgenza. Così ci siamo autorganizzati».

LE SCUOLE – Tra le scuole che sfoggeranno le etichette pubblicitarie ci sono la media Giuseppe Mazzini, la Carlo Cattaneo, l’Istituto comprensivo Regina Margherita e la Di Donato, tutte nel centro di Roma. Banchi e sedie, acquistati dagli imprenditori con un totale di 40.000 euro, recheranno le targhette dello storico bar-ristorante romano Lo zio d’America, dei supermercati Sir, della ditta di costruzioni Parnasi, della Cam (un’azienda di parcheggi), del costruttore Antonelli, di una cooperativa sociale. Inoltre un centro anziani del municipio ha voluto fare un regalo particolare: ha devoluto alla causa dei «nipotini» 2.000 euro del suo fondo per viaggi di studio ed escursioni.

«UNICA SOLUZIONE CONCRETA» – Si tratta «di sponsor etici – precisa Corsetti – grazie ai quali il municipio coprirà il 40% delle sue esigenze di arredi scolastici fondamentali. La situazione all’inizio dell’anno scolastico – prosegue – era disastrosa: su 150 mila euro che avevamo richiesto al Comune di Roma per banchi e sedie ce ne hanno destinati, in bilancio, solo 20 mila – In molte classi i bambini, il primo giorno di scuola, non sapevano dove sedersi e nelle altre gli arredi erano vetusti. Così ho lanciato questa idea e sia la mia giunta, sia gli otto dirigenti scolastici del territorio, sia gli imprenditori mi hanno dato ragione». «È stata una proposta che è piaciuta a tutti – afferma il presidente della commissione municipale scuola Sergio Grazioli (Idv) – anche perchè, dopo aver speso tutti i fondi pubblici che avevamo a disposizione era l’unica soluzione concreta». Il municipio ha voluto lasciare agli imprenditori l’acquisto materiale degli accessori, molti dei quali verrano consegnati la prossima settimana. Libertà di acquisto e scelta ma con indicazioni precise. «Banchi e sedie dovranno essere regolabili, in modo da poter essere utilizzati sia dai bambini delle materne sia dagli studenti delle medie. E tra gli sponsor non ci dovranno essere multinazionali», conclude Corsetti. (Fonte: Ansa).

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10 ottobre 2010

fonte:  http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_ottobre_10/sponsor-scuole-roma-1703922326275.shtml

NAPOLI – Lascia Scampia il prete anticamorra: “Mi sono sentito emarginato”

Lascia Scampia il prete di frontiera
“Mi sono sentito emarginato”

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Più di mille persone all’ultima messa del sacerdote anticamorra trasferito a Roma. Lo scorso luglio oltre mille persone manifestarono contro la decisione delle autorità ecclesiastiche. Oggi il saluto alla comunità: “Sono stato accusato di esibizionismo, mi sono limitato a stare dalla parte dei più deboli”

Lascia Scampia il prete di frontiera "Mi sono sentito emarginato" don Aniello Manganiello

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Commozione e rabbia per l’ultima messa a Napoli di don Aniello Manganiello, il prete anticamorra che lascia il capoluogo partenopeo dopo sedici anni vissuti in trincea in un territorio ad altà densità camorristica. Don Aniello, oggetto di minacce di morte da parte della camorra, già la settimana prossima sarà a Roma dove è stato trasferito per ricoprire l’incarico di vicario parrocchiale nella chiesa di San Giuseppe, al quartiere Trionfale. Una scelta spiegata dall’Opera don Guanella con logiche di avvicendamento, e contro la quale si sono espressi nei mesi scorsi politici di destra e di sinistra.

Mille fiaccole per don Aniello

Stamane circa un migliaio di persone ha risposto all’appello riempiendo la chiesa di Santa Maria della Provvidenza al Rione don Guanella sia per la funzione delle 10 dedicata ai bimbi, sia per quella delle 11.30 riservata al resto della comunità.
Le lacrime l’hanno fatta da padrone e lo stesso Don Aniello si è commosso. La sua lettera aperta, distribuita ai parrocchiani e letta durante l’omelia, una sorta di testamento spirituale ma anche un duro j’accuse nei confronti delle istituzioni e della Chiesa che lo avrebbero spesso lasciato solo nelle sue battaglie, è stata più volte interrotta dagli applausi e dalle grida di chi gli diceva di non andarsene.

“Una grande commozione – commenta il prete – che stempera la mia sofferenza. Mi sento violentato psicologicamente per un trasferimento che mi impedisce di proseguire un percorso. Come ho già detto obbedisco con la ragione, ma non con il cuore”.
Durante l’omelia Don Aniello ha esortato la Chiesa ad essere più severa nei confronti della criminalità con prese di posizione più dure: “Specie nell’amministrazione dei sacramenti – ha detto – c’è una certa superficialità. I sacramenti non si buttano via. Gesù disse di non dare perle ai porci”. Quindi ha ricordato la figura del martire cileno Oscar Romero: “Anch’io come lui sono stato minacciato ed emarginato per essermi schierato dalla parte dei più poveri”.

“Avrei voluto la solidarietà delle altre parrocchie invece di sentirmi dire che ero scomodo o fuori dal coro. Tutto questo mi ha amareggiato. Così come l’accusa di aver strumentalizzato i mass media per crearmi l’immagine di prete anti-camorra. Ma io le minacce di morte le ho ricevute sul serio dopo l’intervista a ‘Le Iene’, non sono un’invenzione”.

Restano i ricordi e la conversione di alcuni camorristi di grido, come il boss Tonino Torre: “Saranno i tizzoni di fuoco che porterò con me per riscaldarmi quando sentirò freddo. Oggi – dice – mi commuovo quando lo vedo pregare in chiesa e arrangiarsi con lavori umili per pochi soldi. O la storia del pusher del clan di Lauro, Davide Cerullo o di Marco, un ex tossicodipendente che oggi allena i ragazzi del quartiere”.
Qualcuno adesso dirà che a Roma sarà al riparo dai rischi di Napoli, ma don Aniello non la pensa così: “Volevo restare, perché una vita spesa per gli altri è una vita spesa bene”

Tra i parrocchiani qualcuno ha esposto dei cartelloni critici nei confronti della Chiesa partenopea. ‘Signore perdona la Chiesa per quello che ha fatto’, c’era scritto su uno di questi. ‘No ai preti pedofili, sì ai preti anticamorrà lo striscione esposto invece dai Verdi. Un cartellone preparato dai bimbi dell’Opera Don Guanella recitava ‘Don Aniello santo subito’. E’ finita con cinque minuti di applausi e i fedeli che non volevano lasciare la chiesa. E con qualcuno che ha sparato fuochi d’artificio: “Sono stati i miei bambini – spiega don Aniello frenando su altre possibili interpretazioni – mi hanno voluto festeggiare così”

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10 ottobre 2010

fonte:  http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/10/10/news/lascia_scampia_il_prete_anti-camorra_mi_sono_sentito_emarginato-7921814/?rss

L’incredibile storia di Dante Nencioni, morto e dimenticato in casa per 7 anni

L’incredibile storia di Dante Nencioni, morto e dimenticato in casa per 7 anni

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Nessuno ha mai suonato alla porta del pensionato, stroncato da un malore e rimasto cadavere nella sua villa di Frascati

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dall’inviato de Il Messaggero Marida Lombardo Pijola

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FRASCATI (9 ottobre) – Questa è la storia di un uomo senza storia. Un uomo rimosso dalla memoria di ogni consimile incrociato negli otto decenni in cui ha vissuto. Un uomo che non ha lasciato traccia negli affetti e nei ricordi di nessuno. Che si è lasciato alle spalle solo morti, o abbandoni, o indifferenza, o rancori, o labilità della memoria, o sciatterie dell’attenzione degli esseri umani verso gli altri esseri umani.

Nessuno può dire può dire come sia andata davvero, la vita di Dante Nencioni, in questa storia che va oltre la solitudine e l’indifferenza, in un non-luogo dove una vita può evaporare in una bolla vuota, eludere la memoria e i sentimenti, precipitare nel buco del nulla. Infatti non era nulla per nessuno, quel pensionato fiorentino, vissuto a Frascati per vent’anni, morto da solo a ottant’anni -presumibilmente nel 2003, per cause ignote – e rimasto per i successivi sette a deperire, come una cosa oltraggiata dall’umidità dell’altrui smemoratezza, sul pavimento del bagno di una villa isolata nella zona più prestigiosa di Frascati, che il tempo ha trasformato in un ossario.

Nessun parente. Soltanto due nipoti acquisiti, di Firenze, che appena si ricordano di lui. Due decenni a Frascati, eppure nessuno sa niente di lui. Un fantasma. Solo un’immagine sfocata nella memoria lunga di un paio di anziani che abbiamo rintracciato. «Massì, ”l’ingegnere”, simpatico, la renna e il cashemirino, la station wagon, distinto, capelli tinti, denti rifatti con gli impianti, molti soldi, parlava di aprire un Bingo a Roma, di andare a vivere in un residence». «Diceva, mi pare, di una figlia lontana con cui aveva litigato, e di una moglie divorziata e poi morta. Scendeva in piazza ogni tanto a prendere il caffè».

Eppure nessuno lo ha cercato, nessuno ha chiesto o si è mai chiesto di lui. Nessuno ha mai bussato per avere sue notizie al cancello di via Enrico Fermi 34, alto, massiccio, dissuasivo, così da inibire ogni sbirciata. Quattrocento metri quadri immersi in un giardino tutto arruffato dalle erbacce. Il tempo ha consegnato quegli ambienti, un tempo eleganti e rifiniti, all’avidità di una muffa implacabile, che si è accanita come un predatore su quella casa, su quel corpo, su quella morte, come, in precedenza, doveva aver divorato quella vita.

Perciò questa è una storia che si svolge in una terra di mezzo, dove la vita di un anziano può consumarsi in un silenzio irreparabile e perfetto come la morte, e può sfibrarsi come gli asciugamani ridotti a fili penduli che hanno vigilato sul corpo di Dante Nencioni come sinistre sentinelle funerarie. E chi lo sa se ha misurato l’entità diabolica del vuoto, Dante, già impiegato all’Agenzia delle Entrate di Roma, divorziato dal ’95, per l’anagrafe senza figli, mentre si accasciava sul pavimento del suo bagno, forse già privo di vita, o forse soltanto intrappolato in un malore che non avrebbe avuto alcun soccorso e alcun conforto. Sarebbe rimasto lì per altri anni, se l’acqua sputata dai tubi sgangherati dei suoi impianti non avesse indotto qualcuno ad avvertire i vigili urbani.

Nessuno di coloro che sono entrati in quella casa potrà dimenticare mai quello che ha visto. L’impatto con qualcosa di ancora più sinistro della devastazione che il degrado aveva minuziosamente prodotto sui mobili antichi di valore, le boiseries, i dipinti, le porcellane preziose, il buddha dorato quasi a grandezza naturale, il laboratorio con gli attrezzi da bricolage per lavorare il ferro e il legno, disposti in meticolosa simmetria. C’era qualcosa, in quell’abitazione, di ancora più inquietante delle ossa abbandonate tra la doccia e il lavandino come un mucchietto di rifiuti. Quell’ordine irreale, quei documenti archiviati e conservati nei faldoni con la pignoleria di un notaio, quei libri, corsi d’inglese ed enciclopedie, disposti in fila perfetta sugli scaffali. E in giro nessuna foto. E nella posta nessuna lettera, nessuna cartolina, nulla che non fosse un rendiconto, una bolletta, una pubblicità. E quella penna a sfera, quegli occhiali, quell’orologio d’acciaio sistemati in fila perfetta sul tavolino davanti al caminetto, accanto ad una copia chiusa di ”Porta Portese”. E quelle armi, regolarmente detenute, custodite con cura in una cassapanca. E quell’Alfa, protetta con devozione dai teli nel garage. E quel vuoto. E quella sensazione di asfissia.

Visitando quella casa il capitano dei carabinieri Marcello Sermoneta si è lasciato rinfrancare dal sollievo ripensando ai suoi cento metri quadri caotici, affollati da figli e da cani; il suo capo Giuseppe Iacoviello, che ha 31 anni, ha riflettuto sul fatto che prima o poi sarà ora di farsi una famiglia; a Barbara Luciani, comandante dei vigili del fuoco, si è stretto il cuore pensando alla sua bimba di 3 anni, che non ha fratelli. La solitudine produce solitudine. E neanche il postino, mentre nella cassetta si ammucchiavano all’inverosimile carteggi sterili da parte di entità neutre e sconosciute, ha pensato di insistere. Suonare due volte. Il postino non lo fa mai, si sa. Gli altri nemmeno.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=122166&sez=HOME_ROMA

Addio Solomon Burke, leggenda soul

Aveva 70 anni

Addio Solomon Burke, leggenda soul


Divenne celebre con «Everybody needs somebody to love», poi cantata anche dai Blues Brothers

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AMSTERDAM – Solomon Burke, una delle leggende del soul, è morto all’età di 70 anni all’aeroporto Schiphol di Amsterdam. Lo si legge su diversi siti online, fra cui la Bbc. La star nera, padre di 21 figli che si faceva chiamare «The King of Rock’n’Soul», membro della Rock and Roll Home of Fame, era divenuto celebre nel 1966 con la hit «Everybody needs somebody to love», cantata anche dai Blues Brothers nell’omonimo film del 1980. È morto durante una tournee. Avrebbe dovuto suonare ad Amsterdam.

LEGGENDA – Il cantante statunitense, nato a Philadelphia il 21 marzo del 1940 (nel 1936 o nel 1938 secondo altre fonti), iniziò la sua carriera come cantante di Gospel in veste di predicatore. Iniziò anche a coltivare generi «profani» come il blues, il rythm’n’blues, per approdare come interprete soul all’Atlantic Records con un primo brano di successo, «Just Out Of Reach (Of My Two Open Arms)» del 1966. Rimase un po’ in seconda fila nell’empireo del Soul e R’n’B negli anni Sessanta rispetto a giganti come Aretha Franklin, Ray Charles, Bobby Womack, Curtis Mayfield, Stevie Wonder, Marvin Gaye, James Brown e Otis Redding. Quest’ultimo però contribuì al successo iniziale di Burke con una cover del 1965 della sua «Down in the Valley». È stato uno dei modelli più forti per i Rolling Stones e anche per un musicista «outsider» come Tom Waits, che lo definì «uno degli architetti della musica americana». Nonostante il successo, Solomon Burke non ha mai rinnegato le sue radici religiose, fonte d’ispirazione – era nato al piano di sopra di una chiesa gospel: «Molti artisti sostengono di trarre la loro ispirazione dalla chiesa, ma pochi sono si sono spinti così indietro e così in profondita», ha scritto sul suo sito. Oltre a 21 figli, Burke lascia anche 90 nipoti.

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10 ottobre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/spettacoli/10_ottobre_10/solomon-burke-soul_a1c63bd0-d449-11df-8222-00144f02aabc.shtml

Solomon Burke – Everybody Needs Somebody To Love (2003)