Archivio | ottobre 11, 2010

DA DOMANI – In vigore le nuove norme per i ciclisti. Scatta l’obbligo del giubbino rifrangente

In vigore le nuove norme per i ciclisti. Scatta l’obbligo del giubbino rifrangente

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di Maurizio Caprino

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Da domani il giubbino rifrangente diventa obbligatorio anche per i ciclisti. La riforma del codice della strada (legge 120/10), che lo ha introdotto, stabilisce che l’obbligo vale solo in particolari circostanze: in tutte le gallerie e, se è buio, sulle strade extraurbane. Ma l’utilità di questo indumento lo rende consigliabile sempre, tanto più che i rischi cui i ciclisti sono esposti sono statisticamente elevatissimi. Per questo stesso motivo, è bene indossare anche il caschetto (leggete il servizio), che era stato previsto in uno dei tanti passaggi parlamentari della riforma e poi è stato eliminato dal testo definitivo: non è stato mantenuto nemmeno per i minori di 14 anni, come a un certo punto sembrava.

Il depennamento totale è stato dovuto prevalentemente alle inevitabili difficoltà che si presentano quando c’è da punire il conducente di una bici: non essendo richiesta alcuna licenza di guida, è possibile che il trasgressore non abbia alcun documento di riconoscimento, il che rende possibile dichiarare generalità false. Lo stesso problema si pone per il giubbino, tanto più che la sanzione è lieve e non giustifica certo l’espletamento di indagini: appena 23 euro, che salgono a 38 sulle bici a ruote simmetriche che consentono il trasporto di più persone (in pratica, i cosiddetti risciò a pedali, che si noleggiano in molte località turistiche).

Dunque, il vero motivo che deve spingere a indossare il giubbino è il rischio. L’Etsc (l’organismo europeo per la sicurezza stradale, che funge da supporto alla commissione Ue) ha calcolato che – a parità di chilometri percorsi – chi va in bici rischia di morire in un incidente ben sette volte di più rispetto a chi viaggia in auto e che il totale dei ciclisti morti in bici si nota poco solo perché in realtà questi utenti della strada percorrono distanze molto inferiori a chi usa un mezzo a motore. Inoltre, in bici si resta feriti più gravemente.

In ogni caso, la versione dell’articolo 182 del codice della strada introdotta dalla riforma obbliga a indossare il giubbino esclusivamente in due casi: in galleria; quando si circola fuori dai centri abitati da mezz’ora dopo il tramonto a mezz’ora prima dell’alba.

Un obbligo più blando rispetto a quello di montare le luci, che vale in tutti i casi di oscurità e pure di giorno se le condizioni atmosferiche sono sfavorevoli (articolo 377 del regolamento di esecuzione del codice): chi non le ha può solo portare la bici a mano. Eppure il giubbino è molto più efficace per farsi vedere: secondo studi della 3M (multinazionale specializzata in materiali rifrangenti), la migliore delle lampade per bici (quella a led) ha una luminosità di 50 lux per metro quadro, mentre la fascia grigia di un buon giubbino arriva a 330. Senza contare che la superficie visibile è ben superiore. Il risultato è che viene riflesso il 60-70% della luce del faro di un’auto, il che equivale a poter essere avvistati a 200-250 metri di distanza (contro gli 80 scarsi del “lumino” obbligatorio), sufficienti perché il conducente di un veicolo a motore possa frenare o scartare.

Quale giubbino scegliere? L’articolo 182 rinvia alle norme in vigore dal 1° aprile 2004 per chi scende dal veicolo in una sosta di emergenza. Dunque, sono ammessi solo indumenti con marchio «CE», che perlopiù devono essere conformi alla norma tecnica armonizzata EN 471. Tale norma va citata sull’etichetta, che è obbligatoria assieme alla nota informativa del produttore (di solito, un cartoncino). Altre indicazioni da riportare sono: nome e indirizzo del fabbricante o del suo rappresentante autorizzato; descrizione del tipo di prodotto e del suo nome o codice commerciale; taglia; prestazioni (sono due numerini posti accanto al pittogramma che raffigura un giubbino, il più importante è quello in basso e deve essere un 2); istruzioni per l’uso e il lavaggio (analoghe a quelle dei capi di abbigliamento), compreso il numero di volte in cui è possibile lavare senza che le prestazioni decadano. Un dato fondamentale per i ciclisti, che lo indosseranno ben più degli automobilisti e in situazioni più esposte allo sporco. In alternativa sono ammesse bretelle riflettenti, che per chi pedala hanno il pregio di far sudare meno. Ma sono meno visibili, per la ridotta superficie.

I prezzi possono variare molto, secondo qualità e canale di distribuzione: si può andare da due a 15 euro. C’è il rischio-contraffazione, visto che le etichette sono falsificabili e non c’è obbligo di inserire un marchio nelle bande riflettenti (cosa possibile solo ai produttori seri).

http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/

Rischio carrozzelle
Il problema
Per anni, le carrozzelle elettriche per invalidi sono state di fatto fuorilegge: nessun modello in commercio aveva velocità massima inferiore o uguale a 6 km/h come imponeva l’articolo 196 del regolamento di esecuzione del codice della strada
Di conseguenza, in caso di incidenti, sorgevano problemi assicurativi
La soluzione
Con la riforma del codice, ci si è allineati alle norme Ue, che inquadrano questi mezzi non tra i veicoli ma tra gli ausili medici. Quindi, non sono più applicabili i limiti regolamentari
Il nodo irrisolto
Resta il problema della pericolosità di questi mezzi se procedono in mezzo a ciclisti e pedoni a velocità prossime ai 20 km/h, come talvolta accade
La riforma riserva a ciascun ente proprietario di strada la possibilità di imporre norme di comportamento, che però sono difficilmente segnalabili. E i controlli sono quasi impossibili
Le cinque misure di sicurezza
Dal giubbino per i ciclisti alla scatola nera, alcune disposizioni legate alla legge 120/2010 di riforma del codice della strada che possono interessare chi circola in bicicletta o in moto

PIU’ VISIBILITA’
Da mezz’ora dopo il tramonto a mezz’ora prima dell’alba e sempre, anche di giorno, quando si deve attraversare una galleria: da domani, 12 ottobre, per i ciclisti diventa obbligatorio indossare il giubbino rifrangente analogo a quello che si usa per scendere dall’auto in sosta di emergenza (ammesse anche le bretelle).
Le caratteristiche: presenza del marchio Ce e conformità alla norma tecnica armonizzata EN471.
Sanzione da 23 euro per chi è sorpreso a violare il nuovo obbligo

MENO RISCHI
Il caschetto per i ciclisti, almeno per gli under 14, era previsto in uno dei tanti passaggi parlamentari della riforma del codice della strada.
Invece, nella versione finale della legge 120/2010 è stato completamente depennato.
Ciò nonostante, il caschetto per chi circola sui velocipedi resta caldamente consigliabile: a fronte di un costo limitato a una trentina di euro, serve a proteggere bene la testa negli impatti fino a 25 km/h.
Si consigliano i modelli omologati, quelli con la sigla EN 1078 sull’etichetta del cinturino

SOLO INTEGRALI
Da domani chi va in moto potrà indossare solo caschi integrali o jet (cioè con adeguate protezioni laterali, come quello raffigurato qui sopra), omologati secondo le norme internazionali Ece-Onu. Scatterà infatti il bando per i vecchi caschi “a scodella”, omologati secondo le obsolete norme nazionali Dgm, già fuori commercio dal 1° settembre 2004 e non più omologabili dal 1° settembre 2003.

CHECK COME PER LE AUTO
Anche i motocicli (come i ciclomotori, i quadricicli e le motocarrozzette) sono soggetti all’obbligo di revisione ogni quattro anni dall’immatricolazione (la prima) e ogni due (le successive). Qualche dubbio è sorto però con la riforma per quanto riguarda la circolazione del soggetto fermato per revisione scaduta

STRUMENTI ELETTRONICI
Sempre a proposito di caschi, la riforma del codice della strada prevede la sperimentazione di quello elettronico (collegato alla moto via bluetooth), che impedirebbe di avviare una moto se non allacciato e chiamerebbe in automatico i soccorsi in caso d’incidente. La sua affidabilità è tutta da dimostrare e non si conoscono i costi. Più collaudata la scatola nera (illustrata qui sopra), su cui pure la riforma prevede test.

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fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2010-10-11/bici-notte-lobbligo-giubbino-080241.shtml?uuid=AY435pYC

Nobel per la Pace, moglie di Liu Xiaobo agli arresti domiciliari: aiuto, sono isolata

Nobel per la Pace, moglie di Liu Xiaobo agli arresti domiciliari: aiuto, sono isolata

https://i1.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20101011_liu_xia.jpg

Fuori uso il telefono di Liu Xia: ha lanciato appello su Twitter
Polizia cinese nega a diplomatici Ue visita a Liu Xia

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ROMA (11 ottobre) – La moglie del dissidente cinese e premio Nobel per la Pace Liu Xiaobo, Liu Xia, ha confermato su Twitter di essere agli arresti domiciliari a Pechino e di non poter usare il telefono. «Amici miei – ha scritto la Liu sul sito web di microblogging – sono tornata a casa. L’8 ottobre sono stata messa agli arresti domiciliari. Non so quando potrò vedere qualcuno. Il mio cellulare è fuori uso e non posso effettuare nè ricevere chiamate». La donna ha confermato anche di aver fatto visita in carcere al marito: «Ho visto Xiaobo e gli ho detto che ha vinto il premio. Vi dirò altro più tardi. Per favore, aiutatemi tutti voi a comunicare tramite Twitter. Grazie».

La donna non ha contatti col mondo esterno ed è guardata a vista dalla polizia politica cinese. Poliziotti in borghese e guardie private controllano tutte le persone che entrano ed escono dal centro residenziale nel quale abita la Liu. Sul cancello è stato sistemato un cartello che avverte: «Nessuno dei residenti di questo centro accetta interviste». Fuori ci sono decine di giornalisti stranieri, in gran parte di Hong Kong e di Taiwan, dove la notizia del premio al dissidente ha avuto una forte risonanza. In Cina i mezzi d’informazione continuano a tacere la notizia, mentre su internet non è possibile effettuare ricerche usando le parole “Nobel” e “Liuxiaobo”. Il premio Nobel è stato condannato a 11 anni di prigione per aver partecipato alla stesura di Carta08, un documento favorevole alla democrazia sottoscritto da migliaia di cittadini cinesi.

Polizia nega a diplomatici Ue visita a Liu Xia. Fonti Ue riferiscono che la polizia cinese ha impedito oggi ad un gruppo di diplomatici dell’Unione europea di visitare Liu Xia: i diplomatici sono stati bloccati al cancello del centro residenziale nel quale abita la donna.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=122323&sez=HOME_NELMONDO

LA POLITICA DEL FARE. FINTA – Legambiente: «Abruzzo libero dalle macerie solo nel 2079»

L’allarme dell’associazione ambientalista

Legambiente: «Abruzzo libero dalle macerie solo nel 2079»

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Confrontato il ritmo attuale di smaltimento e la stima fatta nel mese di luglio da Vigili del fuoco e Cnr

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L’Abruzzo rischia di essere libero dalle macerie del terremoto solo nel 2079. L’allarme arriva da Legambiente che ha messo a confronto il ritmo attuale di smaltimento e la stima fatta a luglio da Vigili del fuoco e Cnr, che parla di 2.650.000 metri cubi di calcinacci in tutta l’area del terremoto. Una stima che non è nemmeno certa, visto che gli stessi soggetti hanno dato stime diverse nelle stesse aree, negli stessi Comuni.

LENTEZZA – Una lentezza che, secondo l’associazione ambientalista, è dovuta a ritardi, indecisioni e rimpalli di responsabilità e che, certamente, rallenta anche la ricostruzione. Rincara la dose il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente: «Da quando se ne occupa lo Stato, si procede a un ritmo di smaltimento di 150 tonnellate al giorno, contro le 600 di quando se ne occupavano i sindaci abruzzesi». Una montagna di macerie che potrebbe far muovere l’economia post-terremoto tra smaltimento e riciclo. Il governo, per la prima volta in Italia, ha deciso di classificare il materiale edile crollato come rifiuto solido urbano e non rifiuto speciale. Ma la qualifica vale solo per le macerie crollate, non quelle dei ruderi ancora in piedi. Una differenza che lascia perplessi aquilani e associazioni ambientaliste: a terra o in aria che siano, gli operatori del settore spingono perché i calcinacci siano analizzati, differenziati e riciclati.

NORMATIVA – Secondo l’Anpar, l’Associazione nazionale produttori di aggregati riciclati, si potrebbe recuperare oltre il 90% delle macerie per riutilizzarle in altre opere edili. Le macerie triturate, infatti, possono essere usate per sottofondi stradali, calcestruzzo a bassa e media resistenza, piste ciclabili e riempimenti. Ci sarebbe anche un obbligo di legge. Il decreto ministeriale 203 del 2003, infatti, obbligherebbe tutti gli enti pubblici a impiegare almeno il 30% di materiale riciclato nelle opere progettate. Quello che succede in realtà, e non solo in Abruzzo, è che nei capitolati di appalto non viene nemmeno previsto l’utilizzo del materiale riciclato. Un problema di norme allora ma anche di appositi impianti che in Abruzzo non ci sono. E per ora non c’ è una parola definitiva nemmeno sui siti dove realizzarli, visto che una prima lista realizzata un anno fa è rimasta lettera morta. Non hanno dubbi i tecnici tedeschi che, per il governo di Berlino, lavorano alla ricostruzione di Onna. «Nessun piano generale – spiega Wittfrida Mitterer, coordinatrice del progetto – può partire senza lo sgombero delle macerie».

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Domenico Affinito
11 ottobre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_ottobre_11/abruzzo-macerie-assetta_4b177238-d53c-11df-a471-00144f02aabc.shtml

Arrestati in Iran il figlio di Sakineh, l’avvocato e due reporter tedeschi

Arrestati in Iran il figlio di Sakineh, l’avvocato e due reporter tedeschi

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Blitz delle forze di sicurezza durante un’intervista
Teheran: «Fermati finti giornalisti stranieri»

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ROMA – Il figlio di Sakineh, il suo avvocato e due reporter tedeschi sono stati arrestati nello studio del legale, Javid Hutan Kian, a Tabriz. La notizia, lanciata dal sito dell’International committee against execution, è stata confermata da più fonti. A quanto pare, le forze di sicurezza iraniane avrebbero fatto irruzione nello studio del legale dove era in corso un’intervista con due reporter tedeschi, che sarebbero stati a loro volta fermati. Gli arresti sono solo l’ultimo sviluppo della vicenda della donna iraniana condannata in un primo momento alla lapidazione, perché colpevole di adulterio e concorso nell’omicidio del marito, e che adesso rischia la morte per impiccagione.

AL TELEFONO – La portavoce dell’International Committee Against Execution, Mina Ahadi, era al telefono con uno dei due giornalisti tedeschi. «Davo una mano con la traduzione, perché i reporter non avevano trovato un interprete affidabile sul luogo e mi avevano chiesto di aiutarli», ha affermato la Ahadi all’Ansa. In quel momento, ha proseguito, hanno fatto irruzione nello studio le forze di sicurezza iraniane. «Ho sentito tutto quello che è successo – ha raccontato -. All’improvviso, ho sentito il giornalista che ha detto ‘cosa succede?’, e poi mi ha detto ‘devo riattaccare’». La Ahadi non ha voluto rivelare l’identità dei giornalisti, né per quali testate scrivono. Secondo il Guardian, i reporter lavorano per la Bild am Sonntag, l’edizione domenicale del tabloid tedesco. L’agenzia locale Isna, citando fonti della giustizia, afferma invece che sono stati arrestati due “finti” giornalisti stranieri.

LA FARNESINA – «È una notizia che occorre innanzitutto verificare, cosa che ovviamente faremo» afferma il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari. «Continuiamo, naturalmente, a seguire il caso della donna iraniana condannata a morte e della sua famiglia con la massima attenzione e in raccordo con i nostri partner europei», ha aggiunto. Anche il ministero degli Esteri tedesco sta verificando la notizia. «Abbiamo ricevuto questa informazione – dice un funzionario che non vuol essere citato – e la stiamo verificando, la nostra ambasciata sul posto è impegnata al massimo». Tuttavia, ha aggiunto, «non abbiamo ancora alcuna conferma».

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Redazione online
11 ottobre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/10_ottobre_11/iran-sakineh-arrestati-figlio-reporter_829d3f20-d51f-11df-a471-00144f02aabc.shtml

Immigrati in rivolta al Cpa di Cagliari. Blitz della polizia, caos all’aeroporto

Immigrati in rivolta al Cpa di Cagliari
Blitz della polizia, caos all’aeroporto

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Un centinaio di clandestini fa irruzione nello scalo, 10 arresti
Gli agenti sparano lacrimogeni. Cancellati una decina di voli

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L'aeroporto di Cagliari (foto Giuseppe Ungari - Ansa) CAGLIARI (11 ottobre) – L’aeroporto di Cagliari è stato chiuso al traffico per circa tre ore una rivolta scoppiata poco dopo le 15 nel Centro di prima accoglienza realizzato nell’area militare dello scalo sardo.

Gli immigrati clandestini, un centinaio, hanno preso il controllo della palazzina e alcune decine di loro hanno raggiunto la pista. L’area aeroportuale è stata poi rastrellata e tutti i fuggitivi sono stati riportati nel Cpa. Una dozzina di voli sono stati cancellati. Dieci immigrati sono stati arrestati con l’accusa di danneggiamento aggravato e resistenza a pubblico ufficiale.

Tensione tra i passeggeri in attesa di partire. Quattro manifestanti dell’associazione «No border Sardegna» che manifestavano all’interno dell’area partenze dell’aeroporto civile, sono stati aggrediti da una ventina di passeggeri infuriati. I quattro, reggendo uno striscione con la scritta «libertà ai migranti, liberi tutti», scandivano slogan a favore dell’azione di protesta degli immigrati e distribuivano volantini. Solo l’intervento di agenti di polizia, che hanno portato via i quattro manifestanti, ha evitato loro conseguenze più gravi.

I manifestanti erano riusciti a sfondare il cordone di sicurezza e una ventina di persone ha raggiunto di corsa la pista. Dalla torre di controllo è scattato l’allarme col blocco immediato per tutti i decolli e gli arrivi. Agenti della Polaria, supportati da altro personale mandato dalla Questura di Cagliari, hanno effettuato un rastrellamento della pista dell’aeroporto e di tutta l’area adiacente all’aerostazione civile dove è scattato lo stato di massima allerta per impedire che immigrati provenienti dal Cpa potessero raggiungere gli aerei in sosta e la zona partenze e arrivi dello scalo cagliaritano.

Le forze di polizia, dopo un lancio di lacrimogeni, hanno poi fatto irruzione nel Centro. La palazzina occupata dagli immigrati si trova sul lato occidentale della base, dal lato opposto rispetto all’aerostazione civile, a circa 150 metri di distanza dalla torre di controllo.

La rivolta è la terza in 11 giorni. Il primo ottobre scorso alcune decine di ospiti extracomunitari avevano appiccato un incendio a materassi, cuscini e arredi al secondo piano dell’edificio, dove si trovavano circa 40 persone, dopo aver manomesso le telecamere di videosorveglianza. Quattro giorni dopo la scena si era ripetuta al primo piano, reso inagibile dall’opera devastatrice dei rivoltosi.

All’origine delle due rivolte, il tentativo di impedire il trasferimento ad altro centro di alcuni ospiti. Nei giorni scorsi, dopo nuovi sbarchi dal nord Africa, il numero delle presenze nel Cpa di Elmas è salito a un centinaio di unità.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=122392&sez=HOME_INITALIA

 

Minatori cileni, il ministro annuncia: l’operazione di recupero inizia mercoledì / Dalla «Bbc» a «Discovery Channel», il circo mediatico attorno ai minatori

Minatori cileni, il ministro annuncia: l’operazione di recupero inizia mercoledì

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La capsola di salvataggio entrerà in azione alle 5 di mattina di mercoledì ora italiana. Il capoturno uscirà per ultimo

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La miniera di San José MINIERA SAN JOSÈ (11 ottobre) – L’operazione di salvataggio dei 33 minatori intrappolati comincerà alla mezzanotte di domani in Cile, le cinque del mattino di mercoledì in Italia. Lo ha detto il ministro delle Risorse minerarie cileno, Laurence Golborne. La messa in sicurezza del tunnel per il salvataggio dei minatori cileni è terminata prima del previsto e si avvicina il momento della risalita per i los 33 della miniera San Josè, intrappolati dal 5 agosto a 700 metri sottoterra, nel deserto di Atacama. Dopo la fine dei lavori di rivestimento con tubi di acciaio dei primi 90 metri di tunnel, l’operazione San Lorenzo è entrata in dirittura finale, ed è iniziata l’istallazione della piattaforma che permetterà la discesa e la risalita della capsula metallica nella quale ritorneranno in superficie, uno per volta, i 32 minatori cileni e il loro collega boliviano. Nel cielo della minera, gli elicotteri della Fuerza aerea cilena continuano a simulare i voli che realizzeranno per trasportare i lavoratori verso l’ospedale di Copiapò.

Luis Urzua, capoturno del gruppo di minatori intrappolati a San Josè sarà l’ultimo dei trentatre a uscire dal giacimento al termine dell’operazione salvataggio. Lo affermano fonti della miniera riferendosi a quello che è uno dei punti più importanti in queste ore e cioè la definizione dell’ordine con il quale i 33 uomini bloccati nel giacimento usciranno uno ad uno, nella capsula che stanno allestendo i soccorritori cileni. Tra gli ultimi ad uscire, probabilmente con il numero 31 e 32, saranno inoltre Pedro Cortez e Ariel Ticona, ritenuti dai tecnici tra i migliori per poter mantenere lungo tutta l’operazione i contatti con ‘la basè in superficie.

Ad uscire invece nel secondo gruppo dei minatori, quelli definiti cioè «labili» dai responsabili dell’operazione (quelli che vanno dal numero 6 al 16) ci saranno Josè Oyeda, malato di diabete, Yorge Galleguillos, iperteso, e Mario Gomez, malato il più anziano del gruppo. Tra i primi invece della lista, quelli definiti i più forti dagli esperti, ci dovrebbe essere Carlos Mamani, l’unico straniero (boliviano) del gruppo e che, secondo i programmi, assisterà al salvataggio insieme al capo dello Stato cileno Sebastian Pinera.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=122401&sez=HOME_NELMONDO

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Dalla «Bbc» a «Discovery Channel», il circo mediatico attorno ai minatori

Tv e giornali lanciano l’operazione «Saranno famosi»
Interviste esclusive appena i lavoratori rivedranno la luce

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MINIERA DI SAN JOSE’ (Cile) – Ormai è certo, i 33 minatori cileni usciranno dai cunicoli che li imprigionano da mesi nelle prossime ore, probabilmente tra domani e mercoledì. Uno ad uno, riportati alla superficie da una capsula-gabbia chiamata Fenix, costruita per l’occasione. A differenza dei reality sarà una uscita controllata, niente telecamere, con molta attenzione per le condizioni di salute e quelle psicologiche. Tutta la priorità per le famiglie e la privacy dei sopravissuti, garantiscono nella squadra di salvataggio.

CIRCO MEDIATICO – Ma il gigantesco circo mediatico sorto attorno alla miniera vuole di più, voci, racconti, interviste esclusive. Possibile che i grandi network internazionali, che hanno speso cifre considerevoli, si accontenteranno delle immagini «ufficiali» promesse dal governo cileno? In queste ore circolano voci di interviste esclusive ai personaggi, con offerte di migliaia di dollari. La britannica Bbc, per esempio, ha qui una cinquantina di persone e l’abbondanza di mezzi ha già suscitato polemiche in patria. Altri canali lavorano a storie per la programmazione futura, come Discovery Channel. Nell’accampamento Esperanza i familiari si dividono in due schieramenti: quelli che tacciono sull’argomento, e quelli che giurano che mai e poi mai cederanno alle sirene del denaro facile.

I FAMILIARI – «Mio padre non ha alcuna intenzione di vendere la sua storia, anzi vogliamo scappare via di qui al più presto», dice Carolina Lobo, la figlia di Franklin, noto perché prima di diventare minatore ha giocato a calcio nella serie A cilena. «Abbiamo avuto molte richieste, vedremo», si limita a riferire la figlia di Mario Sepulveda, detto il giornalista, il minatore che presentava i video dal sottosuolo che hanno fatto il giro del mondo. «I network tv giapponesi stanno spaccando il mercato», è la voce che circolava ieri, starebbero promettendo cifre astronomiche. Insomma l’operazione «saranno famosi» promette, anche se gli psicologi fanno di tutto per invitare alla cautela: non tutti i 33 minatori sono pronti ad affrontare la luce del sole. E gli speciali occhiali per proteggere la vista dopo 70 giorni di oscurità potrebbero non bastare.

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Rocco Cotroneo
11 ottobre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/10_ottobre_11/cile_minatori_cotroneo_1a9603f8-d510-11df-a471-00144f02aabc.shtml

 

Il Rocky Horror Picture Show compie 35 anni

Il Rocky Horror Picture Show compie 35 anni

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È uscito nel 1975 diventando subito un cult: compie 35 anni il musical più irriverente della storia del cinema, il “Rocky Horror Picture Show”. Il film vanta un’enorme schiera di fan di diverse generazioni, avendo continuato ad ottenere lo stesso successo in questi 35 anni.

Complice del successo, l’esplicita trattazione di tematiche sessuali, cosa che lo rese rivoluzionario per l’epoca in cui fu prodotto e che ancora oggi gli fa conservare elementi di trasgressività non comuni. I ruoli eterosessuali, bisessuali ed il travestitismo vengono esibiti in un’allegoria per irridere o dimostrare quanto siano effimeri i ruoli imposti dalla “normalità”.

Considerato “l’anti-Grease”, altro musical dell’epoca impostato sul politically correct, il “Rocky Horror” arriva ad aggiungere fan su fan grazie agli spettacoli teatrali che continuano ad attirare spettatori appassionati delle avventure dello strambo scienziato Frank-N-Furter e dei castissimi fidanzatini Brad e Janet (ruolo interpretato da una giovanissima e spregiudicata Susan Sarandon).

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08 ottobre 2010

fonte:  http://www.ilsecoloxix.it/p/cultura/2010/10/08/AM54Yw7D-picture_compie_horror.shtml