Archivio | ottobre 14, 2010

LOMBARDIA, DOVE RESPIRARE E’ AMMALARSI – La Regione vieta di accendere i camini fuori norma, ma non sa dove sono / Inquinamento – Ogni lombardo vivrà 18 mesi in meno…

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La Regione vieta di accendere i camini fuori norma, ma non sa dove sono

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«Fair is foul, and foul is fair: Hover through the fog and filthy air», minacciano le tre streghe in Macbeth. E già dal tono si capisce che ai tempi di Shakespeare il problema dell’aria inquinata dava parecchio da pensare ai londinesi. Non a caso il termine smog è stato coniato a Londra nel 1905, da una contrazione di smoke e fog.

Per i lombardi il problema è più recente, ma anche qui la famosa nebbia padana ha sempre avuto una componente rilevante di «fumo di Londra», in forma di particolato, emesso dalla combustione di biomasse e carbone senza filtri. Per non parlare delle caldaie a olio combustibile, oggi più diffuse e quindi più importanti nella formazione del mix micidiale che chiamano aria in Lombardia.

La Regione Lombardia cerca di risolvere il problema, vietando anche quest’anno, per la terza volta, l’accensione di stufe e camini senza filtri certificati e di caldaie a olio combustibile per scaldarsi d’inverno in tutti gli agglomerati urbani (definiti zona A1) e nei Comuni al di sotto dei 300 metri di altitudine. Il limite dei 300 metri è giustificato da un noto fenomeno termo-climatico: tutto ciò che viene immesso nell’atmosfera sotto i 300 metri non si disperde, come se ci fosse una sorta di tappo che non consente il ricambio d’aria.

Ma il divieto regionale, che scatta venerdì 15 ottobre e resta in vigore fino al 15 aprile, è del tutto teorico, dato che non esiste un censimento dei camini fuori norma. La Regione intende avviare a breve un censimento, per registrarli al catasto regionale degli impianti termici e arrivare, in futuro, a una certificazione di questo tipo di impianti come avviene oggi per le caldaie a gas. Ma sarà una battaglia lunga: nemmeno quella contro le caldaie a olio combustibile è stata ancora vinta.

Nel frattempo, i lombardi continuano allegramente ad accendere stufe e caminetti senza rendersi conto di quanto sia pericoloso quello che buttano fuori (e dentro casa). Il fuoco riscalda non solo l’ambiente: c’è chi dedica addirittura una mostra agli spazzacaminie anche il cinema in tanti capolavori ha inquadrato i camini. Tuttavia, la combustione di biomasse senza controllo, e quindi senza postcombustione, con bassa temperatura dei fumi e senza filtri al camino, emette quantità enormi di polveri, diossine e furani. Non a caso, è una delle principali cause di morte nei Paesi in via di sviluppo, dov’è usata comunemente anche per la cottura dei cibi. Tanto è vero che la legge italiana, così permissiva con i privati, è invece molto rigorosa con le imprese che bruciano biomasse e le obbliga a utilizzare sistemi sofisticatissimi di depurazione, simili a quelli dei termovalorizzatori.

Divieti simili a quello lombardo, ma presi molto più sul serio, esistono in tutto il Centro e Nord Europa, da almeno cinquant’anni e, in particolare, nel Regno Unito dal 1956, quattro anni dopo la terribile strage di Londra del dicembre 1952, quando ben 12mila morti furono attribuiti ai fumi delle stufe. In quei drammatici primi giorni di dicembre, che i londinesi ricordano come «The Great Smog», una forte inversione termica creò una cappa letale formata principalmente da particolato e biossido di zolfo sulla città: si stima che i valori di PM10 tra il 5 e il 10 dicembre si aggirasse sui 5000 microgrammi per metro cubo.

Per fare un confronto, i valori di punta raggiunti a Milano non vanno oltre i 400 microgrammi. Le cronache del tempo riportano che in alcune zone di Londra fosse impossibile vedersi i piedi, sia fuori che dentro casa. Una rappresentazione teatrale de «La Traviata» venne sospesa, per l’impossibilità di vedere il palco. Le autorità sconsigliarono in alcuni quartieri di far andare i figli a scuola da soli, per paura che si perdessero e gli autobus andavano letteralmente a passo d’uomo: il bigliettaio li precedeva a piedi per evitare gli incidenti e gli investimenti dei pedoni. La mattina del 6 dicembre l’aria era completamente irrespirabile e la gente accusava malori di ogni tipo. La mortalità salì in città a 900 decessi giornalieri, contro i normali 270 e continuò così fino ai primi giorni di gennaio.

Quella del 1952 non fu la prima strage da inquinamento e non sarà nemmeno l’ultima: è solo la meglio documentata. Episodi paragonabili a questo si ripetono dal lontano 1200: il primo editto contro la combustione del carbone a Londra fu emesso da Edoardo I nel 1272. Riccardo III (1377-1399) e Enrico V (1413-1422) fecero del loro meglio per limitare i danni. Invano. Roberto Formigoni sembra sulla buona strada per l’iscrizione allo stesso club.

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14 ottobre 2010

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2010-10-14/regione-vieta-accendere-camini-181620.shtml?uuid=AYEGH4ZC

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Il convegno di Rinenergy

Inquinamento – Ogni lombardo vivrà 18 mesi in meno…

…rispetto ai cittadini di altre regioni. Hans Jorg Schwander non ha esitato a definire «una situazione criminale» quella che viene disegnata dai dati dalla ricerca Jrc

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«Una situazione criminale»… questa la lapidaria affermazione di Hans Jorg Schwander a commento dei dati che emergono dal rapporto del Centro ricerche Jrc di Ispra sull’inquinamento in Lombardia. Il direttore della Innovation Academy di Friburgo non usa giri di parole davanti al dato secondo cui ogni lombardo vivrà 18 mesi in meno rispetto ai cittadini di altre regioni.

Tra gli spunti di discussione emersi nel corso del convegno «Prospettive sostenibili del territorio metropolitano», organizzato ieri dall’Associazione Rinenergy presso la Regione Lombardia, grande preoccupazione hanno suscitato tra i partecipanti i dati della ricerca di Jrc sulla qualità dell’aria in Lombardia, illustrati dalla moderatrice Sylvie Coyaud.

Dalla ricerca emerge che la stima degli effetti dell’inquinamento in Lombardia può dare come risultato una mortalità annua anticipata rispetto ad una situazione di «aria pulita» per 13.500/27.000 persone. In Lombardia si vive fino a 18 mesi in meno che nelle altre regioni e ci sono circa 30 ricoveri al giorno per patologie legate ad asma e problemi respiratori dovuti allo smog.

Il convegno ha visto la partecipazione di rappresentanti di enti e istituzioni i quali non si sono limitati a commentare la sconfortante situazione della Lombardia, evidenziata dalla ricerca, ma hanno coinvolto la platea con le iniziative in atto sui temi della mobilità e del risparmio energetico, e avanzato proposte concrete. Tra questi Edoardo Croci, ex assessore alla Mobilità, Trasporti e Ambiente del Comune di Milano, e il consigliere regionale della Lombardia Enrico Marcora.

Edoardo Croci, impegnato nelle note proposte referendarie sull’ambiente, ha così commentato i dati della ricerca del Jrc: «Potremmo vivere un anno e mezzo in più se ci fossero delle politiche più incisive per contrastare lo smog soprattutto sul fronte del traffico e sui sistemi di riscaldamento e in particolare si avrebbero minori patologie soprattutto sulle fasce deboli: bambini e anziani. Stiamo lavorando per attuare politiche concrete. Bisogna intervenire sui sistemi di mobilità, riducendo drasticamente l’uso dell’auto e passare a migliori servizi di trasporto pubblico anche con forme innovative come il bike sharing e il bus a chiamata. È poi necessario rinnovare i sistemi energetici e quindi usare meno gasolio, un combustibile che genera troppi elementi inquinanti, e guardare con maggiore attenzione alle fonti rinnovabili».

Enrico Marcora vede a sua volta nei dati di Jrc un ulteriore stimolo per la classe dirigente: «Le politiche ambientali devono essere lungimiranti perché i costi del non fare superano di gran lunga gli investimenti. Migliorare oggi l’ambiente in cui viviamo significa un risparmio futuro anche nelle cure per le malattie legate all’inquinamento». Il consigliere regionale della Lombardia ha annunciato entro la fine dell’anno la presentazione in Consiglio di un progetto di legge incentrato sull’erogazione a tasso zero di finanziamenti ai comuni, con un ritorno per investimenti per le energie rinnovabili. Uno scenario che aiuti i comuni ad aderire al cosiddetto Patto dei sindaci lanciato dalla Commissione europea.

Al convegno anche l’atteso intervento del direttore della Innovation Academy di Friburgo, Hans Jorg Schwander. La città tedesca è riconosciuta per avere applicato fin dagli anni Settanta i più efficaci interventi a favore dell’ecosostenibilità. Schwander non ha esitato a definire «una situazione criminale» quella che viene disegnata dai dati dalla ricerca.

Dice Nicoletta Cova, presidente dell’Associazione Rinenergy: «In questo convegno si sono discusse situazioni preoccupanti e si è vista la voglia di darsi da fare su azioni concrete. Certamente i dati Jrc che evidenziano danni per la salute di otto milioni di persone devono far pensare. Ma soprattutto fare agire. È uno degli obiettivi di questo convegno. Ora auspichiamo che dalle molte parole di buona volontà si passi ai fatti, con la costruzione di una rete di persone e organizzazioni sensibili che nella pratica affrontino in modo sistematico e coordinato i problemi».

(Fonte GreenCom)

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06 ottobre 2010

fonte:  http://www.vglobale.it/index.php?option=com_content&view=article&id=12292%3Ainquinamento-ogni-lombardo-vivra-18-mesi-in-meno&Itemid=124&lang=it

POLITICA E INFORMAZIONE – Annozero, Michele alla sfida finale: “Non ci sarà pareggio uno dei due via dalla Rai”

POLITICA E INFORMAZIONE

Annozero, Michele alla sfida finale
“Non ci sarà pareggio uno dei due via dalla Rai”

Andare alla 7? Al dg piacerebbe tenermi alla Rai, ma in un angolo a fare niente Questo non si può fare. L’inferno si scatena puntualmente alla vigilia della puntata. È un massacro, una via crucis. Ma vado avanti

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di GOFFREDO DE MARCHIS

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ROMA – La sfida finale nell’Italia del conflitto d’interessi passa anche da qui: Borgo Sant’Angelo 26, redazione di Annozero. “Siamo arrivati allo “show down”, dice Michele Santoro. Al momento in cui “una parte salta”. Non c’è pareggio. Vincitore o vinto. Viaggio senza ritorno. “O io o Masi”, annuncia ai suoi collaboratori. “La storia si avvia all’epilogo”. La terza via non esiste, il ritorno a un normale confronto tra il dipendente e la sua azienda impossibile . Perché la sfida è più grande sia di Santoro sia di Masi. Sull’informazione Silvio Berlusconi gioca una battaglia campale senza più freni. “È vero, una parte salta. Siete sicuri che sarò io?”. Il conduttore non getta la spugna. Osserva con un sospiro: “Sempre di mercoledì…”. Ovvero: “Alla vigilia della puntata si scatena regolarmente l’inferno. È un massacro, una via crucis. Ma vado avanti, rispetto gli impegni presi con il pubblico. E non dimentico che tanta gente sta peggio di me”.

Santoro sa che il direttore generale della Rai vive un momento di grande difficoltà. Lunedì scorso ha riunito i 5 consiglieri di maggioranza proponendo il licenziamento del giornalista. “Voi mi seguite in consiglio?”. Risposta negativa. Licenziamento rimangiato. Il premier si lamenta perché nessuno degli obiettivi (pubblici dopo le intercettazioni di Trani: Ruffini, Santoro…) è stato portato a casa. La sua delusione aumenta il livello dello scontro. I 10 giorni di sospensione ne sono la conseguenza più immediata. Ma c’è altro? Quando Santoro chiede “siete sicuri che salto io” allude a qualcosa o si limita provocare?

Il conduttore di Annozero affiderà all’editoriale di stasera i suoi pensieri, le prossime mosse. Che per il momento cercano di stare lontano dalla politica. Preferiscono piuttosto inchiodare i vertici della Rai alla pura gestione aziendale. “Ci mettono i bastoni tra le ruote tutte le settimane. Ora ci tagliano due puntate. Basta chiedere a Carlo Freccero, uno che di televisione ne sa più di tutti, cosa significa per un programma appena partito”.
Annozero fa ascolti record: milioni di spettatori, inserzionisti che si ingolosiscono e pagano profumatamente la pubblicità nel programma. La sua forza sta qui. La trasmissione cresce di 300 mila ascoltatori a puntata, dalla partenza di quest’anno. “E loro ci fermano – si sfoga Santoro – . Vuol dire ricominciare daccapo quando torneremo in onda”.

Ha passato il pomeriggio con gli avvocati. Per studiare l’ennesimo ricorso. Dice di non essere “né rassegnato né stanco”. E che sentenza che obbliga la Rai a dargli la prima serata si può aggirare se il Cda vuole. “Masi e il consiglio sono liberi di fare una scelta chiara – ripete nella sua stanza al primo piano di Borgo Sant’Angelo -. La sentenza non costringe la Rai a tenermi. Arriviamo a dicembre, facciamo le nostre 12-13 puntate e chiudiamo lì”. Così finirebbero i sabotaggi, i contratti non firmati, i provvedimenti disciplinari, “questo spararci nelle gambe ogni volta che ci muoviamo”. Si fa una trattativa, si scioglie il contratto e Santoro può guardarsi intorno, magari puntando l’occhio a La7. “A qualcuno sarebbe piaciuto che me ne andassi gratis dalla Rai, ma questo è impossibile. A Masi piacerebbe tenermi ma in un angolo a fare niente. E anche questo non si può fare”. I contratti si strappano, “non c’è bisogno del mobbing”.

Tornare alla normalità dei rapporti aziendali sarebbe “la soluzione migliore”, dice Santoro. Che ribalta l’accusa di Masi, difende l’editoriale. Era la base per un confronto civile, sostiene. “C’era stato un lungo braccio di ferro – racconta a Freccero che si affaccia nella sua stanza -, l’avvio difficile della nuova stagione. Ma il messaggio era chiaro: ok, adesso si ricomincia”. Invece è ricominciato il duello. Alle mosse del direttore generale risponde Santoro con il suo discorso settimanale al popolo di Annozero. La stessa storia, tutti i giovedì. Adesso siamo all’epilogo, secondo il conduttore. O io o lui non è solo uno scontro personale. È una diversa idea di tv, di informazione.

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14 ottobre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2010/10/14/news/annozero_michele_alla_sfida_finale_non_ci_sar_pareggio_uno_dei_due_via_dalla_rai-8031191/

L’AQUILA Albergatori: “Stop a servizi per terremotati”. Chiodi: “Firmati pagamenti per 2,6 milioni”. Federalberghi: “A oggi non risultano pagamenti”

L’AQUILA

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Albergatori: “Stop a servizi per terremotati”
Chiodi: “Firmati pagamenti per 2,6 milioni”

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Domani scade l’ultimatum di Federalberghi. La vicepresidente Quaianni: “Nonostante le rassicurazioni ricevute, a oggi non risultano pagamenti”. Il commissario straordinario per la ricostruzione garantisce che sono coperte le spettanze fino a febbraio.

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L’AQUILA – I soldi per i servizi erogati ai terremotati dopo il sisma del 6 aprile 2009 non sono arrivati e gli albergatori, esasperati da una situazione che ritengono sia divenuta insostenibile, sospendono “pulizia, cambio biancheria e ristorazione agli ospiti aquilani”. Con una nota, la vicepresidente di Federalberghi L’Aquila, Mara Quaianni, ha ribadito stamani l’ultimatum lanciato dagli albergatori che hanno minacciato di sospendere, da domani, l’erogazione dei servizi: “Preso atto che, nonostante le rassicurazioni ricevute dal commissario Chiodi, a oggi non risultano ancora pervenuti i pagamenti delle nostre spettanze, ci vediamo costretti, nostro malgrado, a sospendere dalla giornata di domani, come concordato in assemblea, i servizi agli ospiti aquilani”. A Federalberghi L’Aquila ha risposto subito dopo il commissario straordinario per la ricostruzione e presidente della Regione, Gianni Chiodi, annunciando che parte degli 80,5 milioni disponibili per le spese per l’emergenza-Abruzzo sarà utilizzata anche per igli hotel che hanno ospitato e che ospitano gli sfollati. E poi ha fatto sapere che già oggi sono stati firmati pagamenti per 2,6 milioni di euro, a copertura delle spettanze fino al mese di febbraio. “E’ inaccettabile e disumano – ha affermato il governatore – l’atteggiamento di certi imprenditori che, minacciando di interrompere i servizi agli sfollati, cercano di far leva sul disagio di persone, già così duramente colpite, per ottenere condizioni diverse da quelle concordate ed accettate da tutti gli operatori abruzzesi”. “Paradossalmente, chi si lamenta – ha aggiunto Chiodi – è chi ha ricevuto maggior vantaggi, rispetto ai colleghi non aquilani, avendo incassato due mensilità in più. Vorrei anche stigmatizzare come siano proprio gli albergatori del capoluogo di regione a mostrarsi meno solidali verso i concittadini aquilani”.

La protesta degli albergatori. Nella nota diramata stamani, Federalberghi L’Aquila ha sottolineato il fatto di trovarsi di fronte alla difficile condizione di mettere in ulteriore difficoltà cittadini già pesantemente provati dal sisma, ma di non avere altra possibilità per far valere le proprie ragioni: “Siamo dispiaciuti del fatto che a subire le conseguenze di tale incresciosa situazione saranno i nostri concittadini già come noi fortemente colpiti dal terremoto, ma non abbiamo purtroppo altri mezzi per sostenere le nostre ragioni che sono evidenti”. “Ovviamente – si legge ancora – appena riceveremo quanto dovuto, riattiveremo i servizi che abbiamo assicurato, con grandi sacrifici e difficoltà finanziarie, sin dall’inizio del post-sisma”.

Gli sfollati sostengono gli albergatori
. Al fianco degli albergatori, che protestano da tempo, si erano schierati alcuni giorni fa anche gli sfollati loro ospiti. “La ricostruzione della nostra amata città – aveva scritto un gruppo di sfollati in una lettera aperta – non passa solo attraverso la ristrutturazione delle case, ma anche attraverso l’economia locale. Oltre ad ospitarci, i gestori degli alberghi danno lavoro a numerose persone che trovano così un reddito”. “Anche i proprietari degli hotel della città dell’Aquila – si leggeva ancora – sono degli sfollati e che hanno le loro giuste esigenze”. Di qui l’appello alle istituzioni: “A nome dell’autentico impegno profuso dagli albergatori nei nostri confronti – scrivono gli sfollati – ci sentiamo in dovere di esprimere solidarietà e dare il nostro sincero appoggio alla loro protesta. Ci auguriamo  che chi di competenza onori gli impegni economici tanto propagandati a favore delle strutture ricettive”.

E domani scade l’ultimatum lanciato dalla Federalberghi L’Aquila.

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14 ottobre 2010

fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2010/10/14/news/gli_albergatori_niente_pagamenti_sospendiamo_i_servizi_per_gli_sfollati-8044293/?rss

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PEZZOPANE-CHIODI: GUERRA SUL NUMERO DEGLI SFOLLATI

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L’Aquila, 13 ott 2010 – DA CHIODI INACCETTABILE GIOCO NUMERI – ”Non e’ con l’illusionismo dei dati camuffati che cambia la situazione del grave disagio che continuano a vivere i 55.326 terremotati del cratere, di cui quasi 48.000 solo all’Aquila. La scandalosa rielaborazione dei dati dell’assistenza alla popolazione, censurata dall’opinione pubblica a tutti i livelli, lascia di stucco”.

E’ la premessa dell’assessore alle Politiche sociali e all’Assistenza della popolazione del Comune dell’Aquila, Stefania Pezzopane, per contestare: ”Se qualcuno lo facesse al di fuori dei territori colpiti dal devastante sisma di un anno fa sarebbe grave; se e’ il Commissario per la Ricostruzione, nonche’ Presidente della Regione Abruzzo, a comportarsi cosi’, questo modo di procedere e’ assolutamente inaccettabile”. Per la Pezzopane ”il tentativo di sminuire la portata della popolazione rimasta senza casa assomiglia a un gesto di crudelta”’. ”Ho letto attentamente gli ultimi due report della popolazione assistita, quello del 5 ottobre e quello di ieri aggiunge l’Assessore – Ci vuole una bella faccia tosta a cancellare con qualche tasto del computer e qualche risibile giro di parole la bellezza di 52 mila assistiti nell’intero cratere. A meno che, per sottostare o compiacere alle idee di qualcuno, il Commissario non abbia voluto procedere a dividere i terremotati di serie A da quelli di serie B. Chi vive nelle caserme e negli alberghi e’ un assistito, chi ha un alloggio del progetto Case (magari stretto fino all’inverosimile rispetto alle esigenze della famiglia o scomodo per i suoi bisogni), ha un contratto di affitto concordato o si trova in autonoma sistemazione (in molti casi in alloggi di fortuna, al limite del vivibile) e’ invece a posto. Per questi aquilani i problemi del terremoto sono terminati…”.
‘Se questo e’ uno scherzo, e’ di pessimo gusto. Non e’ corretto confondere la gente facendo dei giochi di prestigio con i dati” commenta ancora Stefania Pezzopane, che prosegue: ”Oltre a tale inqualificabile situazione ai danni dell’Aquila e del cratere, c’e’ anche un problema di coerenza. Se gli assistiti sono appena 3.000, che senso ha avuto nominare un vice Commissario per l’emergenza, che percepisce uno stipendio annuo pari al contributo per la ricostruzione di una casa indipendente di media proporzione’?”.

Per l’Assessore ”i problemi vanno affrontati e risolti; al contrario, sarebbe un po’ come mettere la polvere sotto il tappeto. Alle tante difficolta’ va posto un rimedio. Non e’ piu’ il tempo di proclami come quello odierno del Commissario Chiodi, che ha annunciato l’erogazione di oltre 80 milioni di euro ai Comuni per il contributo di autonoma sistemazione, per le imprese che operano nella messa in sicurezza degli edifici, per gli alberghi e quant’altro”. ”A chi vanno questi soldi’? – chiede la Pezzopane – Il solo Comune dell’Aquila, per il contributo di autonoma sistemazione, avanza 60 milioni di euro, per le mensilita’ da maggio a settembre e per le tre mensilita’ anticipate con propri fondi”. ”Ma gli interrogativi sono tanti – riflette – Quando avremo i soldi per i traslochi, per il completamento dei pagamenti degli indennizzi per le attivita’ produttive, per i beni dei privati danneggiati dal sisma’? Quando arriveranno i 122 appartamenti del Fondo immobiliare che tanta gente attende con ansia’? Piuttosto che fare i giochi delle tre carte – esorta in conclusione la Pezzopane – si risponda con serieta’ e argomenti concreti a tali domande”.

CHIODI: “LA CHIAREZZA SPAVENTA LA PEZZOPANE – “Ancor a polemiche strumentali costruite su basi non veritiere”. Replica così il Commissario delegato per la Ricostruzione, Gianni Chiodi, alle accuse dell’assessore comunale dell’Aquila, Stefania Pezzopane che, oggi, in una nota, aveva parlato di “dati camuffati”, riferendosi agli ultimi report della Sge “La Pezzopane parla a sproposito dei dati sulla popolazione assistita e nel momento meno adatto – aggiunge Chiodi – Stiamo infatti avviando un processo di ‘chiarezza’ e trasparenza per dar modo ai cittadini, agli operatori economici ed agli amministratori, di verificare l’attività della Struttura commissariale”. “Il consueto report diffuso dalla Sge – spiega meglio il Commissario – è stato volutamente ottimizzato nell’impostazione, suddividendo tre tipologie di soluzioni: una per indicare il numero delle persone alloggiate in soluzioni fornite dallo Stato (CASE, Map, affitto o Fondo immobiliare); l’altra per coloro che usufruiscono del contributo di autonoma sistemazione; la terza per persone assistite in strutture ricettive o in permanenza temporanea (alberghi e caserme). Più facile da consultare, il prospetto evidenzia, appunto, la realtà. Nessuna mistificazione, quindi, solo un quadro più schematico e trasparente a fronte del precedente più sommario ed aggregante”. Il Commissario ribadisce di non aver mai sottovalutato la portata del problema casa e tantomeno lo fa la rimodulazione dei dati, ma nessuno può negare che sono al momento le 3 mila persone alloggiate in caserme o in alberghi le più bisognose di interventi prioritari. Tra di esse, ancora di più, le 600 che hanno la propria casa classificata E e per le quali i tempi di un ritorno alla propria dimora si allungano notevolmente”. “Non ho mai inteso – è ancora Chiodi – discriminare la popolazione abruzzese, in terremotati di serie A o di serie B, credo sia importante lavorare per trovare una sistemazione a tutti, consentendo loro di far rientro nela propria casa prima possibile”. “Ma forse questo nostro desiderio di fare chiarezza – stigmatizza Chiodi – innervosisce qualcuno, visto che, a seguito della strada intrapresa, il livello del confronto politico si è fortemente inasprito”. Quanto agli 80 milioni che il Commissario ha oggi trasferito ai Comuni per spese legate all’emergenza (Cas, alberghi, imprese), Chiodi osserva che “ogni persona di buon senso dovrebbe capire l’importanza del fatto che risorse stanno affluendo con regolarità. Questi 80 milioni serviranno per pagare il 100 per cento di quanto rendicontato dai Comuni fino al 31 maggio; celermente provvederemo anche a sanare altri pagamenti sospesi”. Il Commissario, infine, rinnova l’invito ad affrontare questa difficile ricostruzione “con spirito collaborativo e voglia di fare, evitando polemiche inutili e faziose, irrispettose degli abruzzesi stessi”.

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fonte:  http://www.laquilanuova.org/2010/10/13/pezzopane-chiodi-guerra-sul-numero-degli-sfollati/

UGANDA – Sul giornale le foto di cento gay: “Condannateli all’impiccagione”

UGANDA

Sul giornale le foto di cento gay
“Condannateli all’impiccagione”

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“Rolling Stone” addita alla pubblica delazione nomi e indirizzi di un folto gruppo di leader omosessuali e di attivisti per i diritti civili. La protesta di alcune associazioni radicali europee: “La Ue intervenga”. Il governo di Kampala chiude la testata

Sul giornale le foto di cento gay "Condannateli all'impiccagione"

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ROMA – Cento leader gay con foto e indirizzi additati al pubblico ludibrio e con l’invito a denunciarli per una possibile condanna a morte. Accade in Uganda, dove il giornale “Rolling Stone” 1 nel suo numero di Ottobre pubblica un articolo intitolato “Divulgate 100 Foto Dei Leader Gay Ugandesi” sollecitando “l’impiccagione degli
omosessuali”. Le immagini di presunti omosessuali, lesbiche e attivisti di diritti umani sono correlate da nomi, posizione professionale, descrizione della vita privata, indirizzo di casa e del posto di lavorone dell’abitazione sia privata che lavorativa. Il governo ugandese è già intervenuto e ha fatto chiudere la testata.
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La denuncia viene da due associazioni radicali: “Non c’è pace senza giustizia” e “Certi diritti” che parlano di gesto “Incompatibile con il principio dello Stato di diritto. La libertà di stampa non può essere tradotta nella mancanza di limiti”. In particolare in un Paese in cui una proposta di legge propone di punire l’omosessualità con la pena capitale

La questione sta sollevando proteste dentro e fuori il Paese africano già duramente colpito dalle stragi dello scorso decennio. I gruppi radicali di cui sopra chiedono all’opinione pubblica mondiale e alle organizzazioni internazionali di prendere posizione contro “l’infame campagna orchestrata” da Rolling Stone e fanno pressione affinché Rolling Stone porga immediatamente scuse e che si impegni a non proseguire con la pubblicazione di questi articoli. Appello anche al Parlamento Europeo perché “intervenga contro questa vergognosa e criminale campagna mediatica”. Chiamato in causa, il governo di Kampala è intervenuto facendo chiudere la testata e scatenando la protesta dei giornalisti in nome di una malintesa “libertà di stampa”.

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14 ottobre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2010/10/14/news/sul_giornale_le_foto_di_cento_gay_condannateli_all_impiccagione-8059526/?rss

LE PALLE DI CRISTALLO DI MARONI: «Rischio infiltrazioni al corteo Fiom»

Qualcuno sta ‘lavorando’ affinché sabato 16 alla manifestazione Fiom nasca un clima di guerra.. ‘Palle’ di cristallo Maroni avverte che gruppetti di agitatori ‘stranieri’ si stanno apprestando ad infiltrarsi nel corteo con intenzioni poco pacifiche. Glielo ha detto il suo ‘uccellino’ dei Servizi Segreti.. Che tanto segreti non sono, a quanto pare. Certo, è giusto che Maroni ne sia informato in quanto ministro deputato, ma perché le ‘informative’ non le tiene per sè e si non si limita a fare il suo mestiere di sorvegliante affinché tutto si svolga in modo pacifico e del tutto democratico? Perché ‘allertare’ l’opinione pubblica, mettere le mani avanti, suggerire un postumo ‘io l’avevo detto’? Che significa quel confidare ‘nel sindacato’ affinché tutto si svolga senza turbative?

Tutto questo lamentarsi prima che scappino i buoi sembra solo orientato ad uno scopo ben preciso, e quale che sia potete immaginarlo da voi. Aspettiamoci sangue, un’altra Genova, perché le premesse ci sono tutte.

mauro

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La conferma dai servizi segreti. «Ma la nostra attenzione sarà massima»

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«Rischio infiltrazioni al corteo Fiom»

L’allarme del ministro Maroni: gruppetti stranieri potrebbero infilarsi tra i manifestanti pacifici

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Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni (Ansa)
Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni (Ansa)

MILANO – «Il rischio di infiltrazioni nel corteo della Fiom di sabato è elevato, come hanno detto anche le analisi dei nostri servizi, ma la nostra attenzione sarà massima». È quanto ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, intervenendo alla registrazione del programma Porta a Porta. «Il rischio è – ha aggiunto il ministro dell’Interno – che alcuni gruppetti, non certo le 20 o 40mila persone che sfileranno pacificamente (in diretta su Corriere Tv, ndr) staccandosi vadano a spaccare vetri. L’occasione è troppo ghiotta per l’infiltrazione nella manifestazione anche da parte di gruppetti stranieri».

Un corteo della Fiom (Lapresse)
Un corteo della Fiom (Lapresse)

«CONFIDO NEL SINDACATO»«Venerdìi incontrerò i responsabili della Fiom – ha tuttavia sottolineato il ministro – e sono certo che, essendo questo un grande sindacato, eviteranno con il loro servizio d’ordine che gruppetti di violenti possano fare danni».

NON SOLO «RAGAZZATE»Il ministro Maroni ha inoltre voluto invitare a non sottovalutare alcuni episodi avvenuti recentemente e paragonati a «ragazzate». «A Padova – ha detto il ministro Maroni – mercoledì alcuni esponenti di un centro sociale, tra l’altro invitati alla manifestazione di sabato, hanno occupato la sede di Confindustria padovana imbrattando i muri. Dobbiamo tutti prendere le distanze da episodi come questo».

VELTRONI: «ABBASSARE I TONI»Invita invece ad evitare un «clima mediatico che accresca la tensione» l’ex segretario del Pd, Walter Veltroni, a sua volta presente a Porta a Porta. «La Fiom è un grande sindacato – ha sottolineato l’ex sindaco di Roma -, svolgerà una grande manifestazione che sarà conclusa da un discorso del segretario generale della Cgil. Chiaro che gli episodi che si sono ripetuti (contro la Cisl, ndr) non possono avere se e ma. Ci siamo già passati in questo film. Quando ci sono episodi di intolleranza bisogna condannarli sempre e comunque». Ma, ha concluso , «stiamo anche attenti alla violenza del linguaggio, la politica italiana ha da anni un linguaggio assolutamente violento».

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Redazione online
14 ottobre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/economia/10_ottobre_14/corteo-fiom-infiltrazioni-gruppetti-stranieri-maroni_27a6c862-d7a3-11df-8fad-00144f02aabc.shtml

aggiornato al 15 ottobre 2010

SMS 45506: ADERISCI ANCHE TU ALLA CAMPAGNA DI SOSTEGNO DI EMERGENCY

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SOLLEVIAMOCI ADERISCE ALLA CAMPAGNA DI SOSTEGNO DI EMERGENCY

E TU?

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Fino a domenica 31 ottobre sarà attiva la nuova campagna SMS Solidale di Emergency: una raccolta fondi tramite SMS a favore dell ampliamento del complesso ospedaliero di Emergency a Goderich, in Sierra Leone.

Il Centro chirurgico a Goderich, un villaggio alla periferia di Freetown, è stato aperto da Emergency nel 2001, ora abbiamo bisogno di aiuto per il suo ampliamento.
L obiettivo della campagna è ampliare ulteriormente il Centro chirurgico per garantire ai bambini della Sierra Leone tutte le cure di cui hanno bisogno.
Aderire alla campagna SMS solidale e sostenere Emergency è molto semplice: basta inviare un SMS al numero 45506 da qualsiasi operatore per donare 2 euro.

ORA ABBIAMO I NUMERI PER FARLO..

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14 ottobre 2010

Da sabato 16 ottobre: Libera Informazione sul quotidiano ecologista Terra

Libera Informazione sul quotidiano ecologista Terra

Da sabato un quindicinale nelle edicole

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Da sabato 16 ottobre uscirà nelle edicole, all’interno del quotidiano ecologista Terra, un supplemento quindicinale curato da Libera Informazione. Cinque pagine di approfondimento sulle mafie e sul movimento antimafia del nostro Paese. Notizie dalle regioni che, erroneamente, sono considerate immuni alle infiltrazioni mafiose, ma anche notizie dal mondo che raccontano di una criminalità organizzata ormai fortemente globalizzata.

Nel primo numero, in edicola sabato, si parlerà di amministratori nel mirino, con un’analisi sulle difficoltà degli amministratori pubblici di compiere fino in fondo il proprio dovere. Parleremo di Pollica, la cittadina del Cilento dove si è consumato il barbaro omicidio del sindaco – pescatore Angelo Vassallo, ma anche di Isola Capo Rizzuto, nel crotonese, dove l’amministrazione guidata dal sindaco Carolina Girasole subisce da mesi l’intimidazione delle cosche locali. Parleremo di Niscemi, comune in provincia di Caltanissetta, dove al sindaco, Giovanni Di Martino è stata incendiata l’auto al culmine di una violenta stagione di fuochi criminali. Ma anche di Milano e della Lombardia, una delle regioni più colpite dalla presenza mafiosa, come dimostrano le numerose operazioni condotte dalle forze dell’ordine, prima fra tutte “il Crimine”, che ha portato all’arresto di oltre 300 persone.

Parleremo di Umbria, dove le mafie sono una realtà e dove Libera Informazione sta realizzando un percorso con la Regione per sensibilizzare la società civile e il mondo dell’informazione sulla minaccia delle infiltrazioni. Parleremo, infine, anche di Messico. Dove la guerra non dichiarata tra narcotrafficanti e forze militari, sommata alla corruzione dilagante, sta mietendo migliaia di vittime, troppo spesso innocenti.

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14 ottobre 2010

fonte:  http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=12682

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