Archivio | ottobre 17, 2010

Vita e dolori del giovane B. (Pier Silvio, il figlio off shore)

Pier Silvio, il figlio off shore

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Vita e dolori del giovane B. “beneficiario economico” del padre. I giudici di Milano lo tirano in ballo con la sorella Marina nell’inchiesta Mediatrade. Adesso la convocazione a Roma per frode fiscale assieme al presidente del Consiglio

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Pier Silvio è così. Lo scorso aprile, la sua compagna Silvia Toffanin era all’ultima puntata nella conduzione di Verissimo, prima del congedo per maternità. E lui è piombato a sorpresa negli studi di Canale 5 e le ha consegnato, in diretta, tre rose, due rosse e una bianca. “La prima rosa è per la conduttrice di Verissimo che anche quest’anno con la sua squadra ha fatto un lavoro fantastico. La seconda è per la futura mamma che per me è la più bella del mondo. La terza è per qualcuno che ancora non conosco ma che non vedo l’ora di conoscere e al quale voglio già un mondo di bene”. Seguono lacrime di lei e bacio davanti alle telecamere. Un momento sublime di televisione nazional-popolare, ma anche berlusconian-casalinga: tutto in pubblico, tutto in famiglia.

Lorenzo Mattia è poi nato il 10 giugno 2010. Pier Silvio voleva un maschio ed è stato accontentato. La sua prima figlia, Lucrezia Vittoria, ormai ventenne, è nata nel 1990, quando il padre aveva 21 anni e aveva una relazione con la modella Emanuela Mussida. Poi Berlusconi jr è stato risucchiato dalle responsabilità manageriali: ha un impero a cui pensare, mentre papà è impegnato in politica. “Mio padre non mi ha mai chiesto di occuparmi dell’azienda. Non mi ha neanche spinto a farlo”, racconta nel 2008 a Vanity Fair. “Le dirò di più: purtroppo per me, fino al 2000 non è stato consapevole di quello che facevo in Mediaset. Dico purtroppo, perché sono stato travolto da un vortice, mi davano sempre più responsabilità, a fronte di grossi problemi organizzativi. Ho vissuto anni molto duri, serate in cui tornavo a casa quasi con le lacrime agli occhi, tanta era la pressione. Ma non ne parlavo con papà, non volevo preoccuparlo con le mie insicurezze”.

Non è facile essere figli di Silvio Berlusconi. “Quanti anni hai figliuolo?”. “Cinque, papà”. “Io alla tua età ne avevo sei”. Questa è una delle mille battute che il padre racconta in giro con compiacimento (tra le proteste di Daniele Luttazzi: “L’ha rubata a me!”). Ma non è più una questione psicologica di rapporti tra un figlio e un padre ingombrante. Ormai i problemi sono giudiziari.

Piccoli B. crescono

L’ultimo viene da Roma, dove i pm Pierfilippo Laviani e Barbara Sargenti hanno convocato anche PierSilvio, insieme al padre e ad altre sette persone, per rispondere alle accuse di frode fiscale e false fatturazioni. E Berlusconi jr è indagato da tempo anche a Milano, nell’ambito dell’inchiesta Mediatrade. Superata la soglia dei 40 anni, Pier Silvio può finalmente dire di essere a tutti gli effetti un protagonista del sistema Berlusconi. Il primo segnale gli arrivò nel 2004, quando fu coinvolto nell’indagine su Universal One e Century One: due società delle Isole Vergini britanniche che facevano capo a due trust intestati l’uno a Pier Silvio e l’altro a Marina Berlusconi. Secondo il pm di Milano, Fabio De Pasquale, servivano a comprare diritti televisivi dagli Stati Uniti, con una catena di passaggi fittizi in cui i costi aumentavano, a tutto vantaggio di misteriosi intermediari. Alla fine della catena, le società in Italia di Silvio Berlusconi risparmiavano un mucchio di soldi in tasse. E contemporaneamente mettevano al sicuro consistenti fondi neri: perché gli intermediari erano parte del gioco,erano d’accordo con Silvio. Il meccanismo ha un inventore, un architetto abile ed esperto: l’avvocato londinese David Mills,che costruisce per Berlusconi la catena di società offshore della Fininvest riservata, detta “Group B-very discreet”.

Tra il 1992 e il 1994 la catena avrebbe prelevato, secondo l’accusa, circa 63 milioni di dollari, 12 di franchi svizzeri e 2 di franchi francesi: denaro sottratto all’azienda e accumulato sui conti di Century One e Universal One, i cui “beneficiari economici” erano “rispettivamente Marina e Pier Silvio Berlusconi”. Sì, perché De Pasquale trovò i documenti dell’atto di nascita dei due trust e vide che in calce c’erano le firme dei due figli del capo. Ma Pier Silvio e Marina erano sì “beneficiari economici”, ma erano ancora ragazzi e comunque ogni operazione aveva bisogno del consenso del padre. Così in quell’inchiesta il pm non chiese neppure il loro rinvio a giudizio. Era, evidentemente, il duro apprendistato nel campo delle operazioni offshore.

Le inchieste dei padri…

Al giro successivo, Pier Silvio è consapevole del suo ruolo: almeno secondo le ipotesi d’accusa. Così i pm di Milano lo tirano in ballo nell’inchiesta Mediatrade. E ora fanno altrettanto quelli di Roma. Questa volta il meccanismo dei passaggi tra diversi intermediari esteri avrebbe provocato un’evasione fiscale da 16 milioni di euro. Nel solo periodo 2003-2004, quando la società alla fine della catena, la Rti,controllata da Fininvest,aveva sede legale a Roma. Il gioco è lo stesso architettato da Mills e per anni messo in pratica – sempre secondo le ipotesi d’accusa – da Fininvest prima e da Mediaset poi: i diritti tv erano comprati a un certo prezzo a Hollywood, poi piroettavano tra gli States e Hong Kong, per giungere infine a Cologno Monzese. Nel tragitto dalla Mecca del cinema e della tv fino alla capitale di Mediaset, i prezzi si gonfiavano (anche del 45 per cento in più). Sparivano dunque delle belle somme, inghiottite dagli intermediari: fondi neri, secondo i pm. E, all’arrivo, ecco un bel risparmio fiscale. A Hollywood operava anche il principe degli intermediari, quel Frank Agrama grande amico di Silvio e in af fari con lui fin dal 1976.Compra  va e poi rivendeva alle società di Berlusconi: facendoci però la “cresta”. Ma era davvero una “cresta”, o un gioco concordato? Le toghe (“rosse”, naturalmente) milanesi si sono convinte che fosse un gioco delle parti. Adesso ci si mettono anche quelle romane: non ci sono più i porti delle nebbie di una volta…

Anzi: i milanesi avevano mandato a Roma, per competenza territoriale,carte su indagini a“modello 44”, cioè a carico di ignoti. Sono stati i romani a svelare il facile gioco: gli “ignoti” si chiamano Silvio e Pier Silvio.Berlusconi jr è pienamente coinvolto, questa volta, dicono i pm. In effetti è vicepresidente di Mediaset e negli anni interessati dall’indagine era vicepresidente di Mediatrade spa, la società che operava sui diritti, e poi presidente e consigliere delegato di Rti spa, la società controllata da Mediaset a cui i diritti arrivavano. Ed è intervenuto, scrivono i magistrati, “in funzione decisoria”. Piccoli Berlusconi crescono.

Da Il Fatto Quotidiano del 17 ottobre 2010

Il Fatto Quotidiano

MALTEMPO – Cadono i primi fiocchi di neve. Pioggia e freddo dalla Groenlandia

Cadono i primi fiocchi di neve
Pioggia e freddo dalla Groenlandia

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Le temperature in diminuzione su tutta la penisola. Il primo assaggio d’inverno porta anche piogge, vento e mareggiate. La Bora su Trieste, ininterrotta da 13 giorni, oggi ha raggiunto i 104 chilometri all’ora. Lunedì e martedì lieve ma temporaneo miglioramento

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ROMA – La neve ha cominciato a cadere. I primi fiocchi sulle Alpi, in alta quota, tra 1.200 e 1.400 metri. E la temperatura si è abbassata di colpo in tutto il settentrione. Se non nevica piove, e la Protezione civile continua a lanciare l’allerta meteo, come aveva fatto per questo fine settimana, per l’arrivo di perturbazioni dalla Scandinavia e dalla Groenlandia. Un lieve miglioramento è previsto per domani e martedì. Ma sarà temporaneo: da giovedì arriverà una nuova perturbazione e ci sarà un altro abbassamento delle temperature.

PREVISIONI METEO
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Dalla notte nevica anche sulle alture del Levante ligure. In Val d’Aveto, i fiocchi sono caduti a partire dai 1.400 metri di altitudine. Il Prato della Cipolla, a quota 1.600, è imbiancato e la minima in paese, a Santo Stefano d’Aveto, questa notte è stata di 4 gradi. Inverno. Come anche in Valtellina e in Valchiavenna dove i principali passi sono transitabili solo con le catene. A Genova la Protezione civile ha convocato un comitato straordinario per fronteggiare l’emergenza maltempo, soprattutto nella zona di Sestri Ponente, già colpita dall’alluvione di qualche giorno fa 2.

Neve anche sulle montagne vicentine, perfino ad altezze più basse rispetto alle previsioni dei meteorologi. Sull’Altopiano dei Sette Comuni una coltre ha imbiancato pascoli e boschi sopra i 1.300 metri fin dalla parte più alta della collina del Kaberlaba, che sovrasta il capoluogo Asiago. Nei versanti superiori, sopra i 1.800, il manto nevoso ha superato i 20-25 centimetri. La neve è caduta anche sulle altre montagne della provincia di Vicenza, dalla cima più alta del Grappa al Pasubio, fino al Monte Falcone sopra Recoaro Mille.

Dopo 13 giorni di Bora, oggi le raffiche a Trieste hanno raggiunto 102-104 chilometri all’ora. Per il primo “assaggio” d’inverno, in Friuli Venezia Giulia è arrivata anche la neve oltre i 1.200 metri d’altitudine. Il freddo era atteso e annunciato dall’Osmer Arpa regionale che ha previsto anche le pioggie in pianura.

Oggi piove anche in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Ma brutto tempo e nuvoloni coprono anche il cielo della Toscana, Liguria, delle Marche centro-settentrionali e dell’Umbria. Molto nuvoloso in Sicilia, Calabria, Campania, Basilicata e Puglia meridionale. In Sardegna invece c’è vento forte che causa mareggiate vicino alle coste.

Per il centro-sud l’Aeronautica militare prevede tempo instabile. Ancora autunno e temperatura in lieve aumento solo sulle coste ioniche.

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17 ottobre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2010/10/17/news/maltempo_prima-neve-8151454/?rss

Tensione a Terzigno, camion incendiati. Bloccato l’accesso alla discarica

Tensione a Terzigno, camion incendiati
Bloccato l’accesso alla discarica

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Distrutti dalle fiamme 2 mezzi: altri 10 danneggiati nella notte. Sul posto decine di agenti di polizia in assetto antisommossa

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TERZIGNO (17 ottobre) – Ancora tensione ed episodi di vandalismo a Terzigno, dove la popolazione locale si oppone alle realizzazione di una seconda discarica nel Parco nazionale del Vesuvio. Ammonta a una decina di compattatori danneggiati in vario modo il bilancio dell’ultima notte di guerriglia nel comune del Napoletano.

Due mezzi sono stati dato alle fiamme, gli altri danneggiati in varie forme soprattutto attraverso la foratura delle gomme. Gli altri camion hanno potuto regolarmente sversare il loro carico nella discarica “Sari” situata nel comune alle falde del Vesuvio. Operazione che si è conclusa intorno alle 6.

Animi accesi anche stamane a Terzigno. Un centinaio di manifestanti ha bloccato via Zabatta, la strada che collega Boscoreale con Ottaviano, impedendo il transito di una quindicina di camion di ritorno dalla discarica Sari di Terzigno dove hanno sversato il loro contenuto di rifiuti.

Secondo i manifestanti si tratterebbe degli stessi mezzi posti sotto sequestro ieri perchè perdevano percolato. Inoltre, secondo gli stessi manifestanti, che si sono rivolti alla polizia municipale, i camion sarebbero privi del tagliando assicurativo e dunque non potrebbero circolare. Una decina di agenti in assetto antisommossa sta dialogando con loro perchè rimuovano il blocco.

Il comando di polizia municipale di Terzigno
sta procedendo alle verifiche richieste dai manifestanti, nel frattempo cresciuti nel numero, per accertare se tra i camion dell’Asia fermati con un blocco stradale, vi siano anche quelli sottoposti ieri a sequestro amministrativo per la perdita di percolato.

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fonte:  http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=123120&sez=NAPOLI

Ispezione del ministero a Livorno, “Bandiere comuniste su una scuola” / Che solerzia, signor ministro

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Quelli del Giornale, a quanto sembra, non sanno più a che santo votarsi.. Il giornale affonda in un mare di conti in ‘rosso’ (e già questo potrebbe far perdere la testa a più di un berlusconiano) e non si trova niente di meglio che andare a rispolverare una vecchia targa e due bandiere su di un teatro a Livorno che, piaccia o meno, fa parte della Storia d’Italia. E si finge di ignorare che l’asilo ricavato dallo stabile in questione sia ‘arrivato’ molto ma molto tempo dopo, in un lato cieco che le bandiere manco vedono, peraltro.  Da veri servi del padrone (e per compiacere i ‘padani’, che italiani non sono a sentir loro) gonfiano una polemica atta a riploclamare, se mai ce ne fosse bisogno, che ‘così fan tutti’. Che la ‘sinistra’ intellighenzia italiana prima se la prende con quei ‘cornuti’ di seguaci del Bossi (cfr. bossiomani: tossicodipendenti, intossicati dal Bossi) in quel di Adro e poi vilipende la scuola con le sue bandiere rosse.. Roba da far perdere il lume della ragione alla Gelmini. Cosa che in effetti fa.

mauro

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Ispezione del ministero a Livorno
“Bandiere comuniste su una scuola”

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A sollevare il caso un articolo del quotidiano “Il Giornale”.  I due drappi con il simbolo di Rifondazione comunista vicino ad una targa che ricorda la fondazione del Pci nel 1921 sul lato opposto all’ingresso della materna San Marco

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Il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha mandato i suoi ispettori a Livorno, per verificare se, come scrive ‘Il Giornale’, sulla facciata della scuola materna San Marco sventola una bandiera rossa comunista: “il provvedimento si è reso indispensabile per verificare la notizia”, spiega il ministero, ricordando che la scuola deve garantire a tutti “un’educazione imparziale ed autonoma rispetto a qualsiasi orientamento politico”.

Dopo la vicenda della scuola di Adro targata leghista col sole delle Alpi, arrivano così le due bandiere rosse – come precisa il giornale – che sventolano su via Venezia, dimenticate dallo scorso gennaio dopo la celebrazione della fondazione del Pci, nato a Livorno nel 1921.

Il Miur, infatti, “rende noto che è stata ordinata un’ispezione nella scuola dell’infanzia San Marco di Livorno. Il provvedimento si è reso indispensabile per verificare la notizia secondo cui sarebbe presente nell’istituto una bandiera del Partito dei comunisti italiani”. “La scuola – conclude la nota – è un’istituzione pubblica che deve garantire a tutti un’educazione imparziale ed autonoma rispetto a qualsiasi orientamento politico”.

Nell’articolo la giornalista specifica che il le due bandiere si trovano sul lato opposto all’ingresso dell’asilo, ricavato dall’ex teatro San Marco dove 89 anni fa era nato il Partito comunista italiano dopo la scissione con i socialisti. La stessa giornalista cita anche una dichiarazione del capogruppo Pd in Consiglio comunale Gabriele Cantù, secondo il quale i “bambini non vedono neanche le bandiere visto che l’ingresso è dall’altro lato e poi quel muro è un pezzo di storia della città di Livorno”

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17 ottobre 2010

fonte:  http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/10/17/news/ispezione_del_ministero_a_livorno_bandiere_comuniste_su_una_scuola-8149481/?rss

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Che solerzia, signor ministro

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Il ministro Gelmini vuole vederci chiaro. Subito. Vuole sapere se in quella scuola materna, a Livorno, si fa propaganda politica. Peggio che politica: comunista. Non importa se la bandiera falce e martello sia sul lato opposto a quello usato dai bimbi per entrare all’asilo. E nemmeno importa che in quell’edificio, 89 anni fa, si consumò una scissione che ha fatto la storia d’Italia. Bisogna mandare ispettori. Di corsa. Deciderlo di domenica. Farlo immediatamente sapere in giro.

La solerzia del ministro è encomiabile. Se c’è anche il minimo dubbio, va verificato senza indugiare. Perché la propaganda politica a scuola va stroncata sul nascere.

La sola cosa che la Gelmini dovrebbe spiegare al Paese è perché ci mette sei ore – sei ore – a mandare ispettori a Livorno e invece impiega sei giorni – sei giorni – a far mandare una letterina al sindaco di Adro, dove i simboli politici non stanno dall’altro lato dell’ingresso, ma sono stampati su banchi, lavagne e refettori.

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17 ottobre 2010

fonte:  http://bracconi.blogautore.repubblica.it/2010/10/17/che-solerzia-signor-ministro/

Berlusconi, “Operazione Antigua”: Le ville e quegli affari off-shore / Ghedini avverte la Rai: “Fermate Report: Diffama Berlusconi senza contraddittorio”

L’INCHIESTA

Berlusconi, “Operazione Antigua”
Le ville e quegli affari off-shore

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Milano, Lugano, Caraibi: triangolo da 20 milioni, passati attraverso la Banca Arner. Ignorate le norme antiriciclaggio: L’istituto di credito svizzero è al centro di un’inchiesta delle procure di MIlano e Palermo

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dall’inviato di Repubblica WALTER GALBIATI

Berlusconi, "Operazione Antigua" Le ville e quegli affari off-shore La villa di Berlusconi ad Antigua, detta “Il Castello”

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ANTIGUA – È il 20 settembre 2007 quando al Land register di Saint John, la capitale di Antigua, si presenta il signor Silvio Berlusconi. Con una riga il funzionario di turno cancella dal registro la società Flat Point e trasferisce la proprietà di un terreno di poco più di quattro acri all’illustre cittadino italiano. L’appezzamento si trova dalla parte opposta dell’isola. È una porzione di collina che scende fino al mare dove si apre una spiaggia di sabbia bianca, finissima. Gli abitanti di Willikies, un paesino che sorge lì vicino, la chiamano Pastrum, perché lì portavano a pascolare i loro animali. Non ne mancano nemmeno di selvatici, soprattutto scimmie. Da almeno quindici anni quei posti sono recintati. “È da molto tempo che questa costa è al centro di un progetto immobiliare, ma i lavori sono iniziati solo negli ultimi anni” spiega Hugenes, un pescatore del luogo. La baia si chiama Nonsuch Bay e va da un lembo di terra che quasi tocca la vicina Green Island, un paradiso meta delle gite dei turisti, a Flat Point, una punta piatta coperta da vegetazione caraibica. E Flat Point Devolopment Limited si chiama la società che si è presa in carico i terreni con l’obiettivo di sviluppare un imponente progetto turistico. Qui sorgerà, e in parte è già nato, l’Emerald Cove, un resort che nel nome riecheggia la nostra Costa Smeralda, il tratto di Sardegna, patria dei vip, e disegnata in gran parte dall’architetto Gianni Gamondi, l’architetto di Villa Certosa, la residenza sarda di Silvio Berlusconi, lo stesso architetto che curerà lo sviluppo per Flat Point.

Qualche tempo fa, era stato il gruppo Maltauro, una famiglia di costruttori vicentini a mettere gli occhi su Nonsuch Bay, ma non se ne fece mai nulla. Poi improvvisamente è arrivata la Flat Point, nel 2005 la macchina si è messa in moto, le pratiche si sono sbloccate e le case sono iniziate a crescere come funghi, una dietro l’altra, l’obiettivo è arrivare ad averne un centinaio. I reali beneficiari economici, tuttavia, si celano dietro una ragnatela di società schermate, una cortina offshore, che forse qui nel paradiso fiscale di Antigua non appare certo tanto esotica, ma che diventa tale in Italia, dove la società raccoglie la maggior parte dei suoi capitali. La sede della Flat Point è al 26 di Cross Street a St. John, il capitale è interamente controllato dalla Emerald Cove Engineering Nv, una società di Curacao (nelle Antille Olandesi, poste poco più a Nord di Antigua), a sua volta controllata dalla Kappomar sempre di Curacao. L’amministratore della Flat Point è Giuseppe Cappanera, mentre i fiduciari delle holding sono Carlo Postizzi, Giuseppe Poggioli e Flavio De Paulis. I primi sono rispettivamente un avvocato e un fiduciario che si muovono tra la Svizzera e l’Italia, mentre il terzo è un dipendente di Banca Arner. Di chi facciano gli interessi è un mistero, ma il coinvolgimento della banca elvetica, già commissariata e al centro di un inchiesta per riciclaggio delle procure di Milano e Palermo, getta qualche spiraglio di luce almeno su chi abbia convogliato del gran denaro verso la Flat Point.

Dal bilancio 2005 della società, emerge che Banca Arner ha finanziato per 6 milioni di dollari caraibici (circa 1,6 milioni di euro al cambio attuale) l’operazione sulla costa di Nonsuch Bay, ma il principale sponsor della scatola offshore sembra essere, come ricostruito da Banca d’Italia, il premier Silvio Berlusconi, da sempre legato a Banca Arner, non solo attraverso uno dei suoi storici fondatori Paolo Del Bue, ma anche per i suoi depositi nella sede di Corso Venezia a Milano: il conto numero uno è suo, mentre altri fanno capo alle holding della sua famiglia (per un totale di 50 milioni di euro) o a uomini del suo entourage.
Dai conti personali di Berlusconi accesi presso Banca Intesa e Monte dei Paschi di Siena sono partiti ingenti bonifici verso un conto di Flat Point aperto proprio presso la sede milanese di Banca Arner, la quale a sua volta ha girato gli stessi corrispettivi alla sede di Lugano. Oltre 1,7 milioni nel 2005, altri 300mila nel 2006, ma è nel 2007, l’anno in cui avviene il passaggio di proprietà del terreno di Nonsuch Bay che i movimenti di denaro salgono alle stelle. In tutto oltre 13 milioni di euro: a ridosso del 20 settembre, la data dell’atto del Land register, esattamente il 10 di quel mese, passano da Milano a Lugano 1,7 milioni di euro e un mese dopo altri 3,6 milioni. Nel 2008 ancora più di 6 milioni prendono il volo per la Svizzera. Un mare di soldi che si muovono, però, senza una corrispondenza tra le somme scritte nei contratti ufficiali depositati dalla Flat Point in banca e i bonifici. Gli importi appaiono molto elevati rispetto a quanto vi è di ufficiale. Nel bilancio della Flat Point i 29 acri di terreno su cui sorge lo sviluppo immobiliare sono stati iscritti per un valore di 2,7 milioni di dollari caraibici (poco più di 700mila euro), così come attestato dalla perizia del 2004 di Oliver F. G. Davis, un esperto immobiliare. Molto meno di quanto versato dai conti del premier. Berlusconi da solo muove oltre 20 milioni di euro e dai registri risulta aver acquistato solo 4 acri di terreno.

Rimane ambiguo anche il motivo per cui l’istituto elvetico abbia fatto passare quei soldi da Milano a Lugano senza bollare come sospetto il traffico di valuta. La normativa antiriciclaggio di Banca di Italia impone di segnalare i movimenti di denaro verso l’estero, soprattutto verso i Paesi offshore come la Svizzera, ma Banca Arner non se ne è mai curata. Di certo, però, ad Antigua i soldi in qualche modo devono essere arrivati, visto che le ville ci sono. Quella di Silvio Berlusconi spunta in cima alla collina, i pescatori la chiamano “il Castello” per la sua imponenza e per come domina dall’alto la zona. A fianco si trova quella di Andrij Shevchenko, l’ex calciatore del Milan e pupillo del premier. Poco più in là sorge quella di Lester Bird, l’ex primo ministro di Antigua, in carica fino al 2004, citato l’anno successivo in una causa legale per aver svenduto dei terreni dello Stato a dei gruppi privati. Al suo successore, Baldwin Spencer, Berlusconi aveva promesso di impegnarsi personalmente per aiutare la piccola isola caraibica a ridurre il debito internazionale.

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17 ottobre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2010/10/17/news/antigua_report-8144528/?rss

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Ghedini avverte la Rai: “Fermate Report
Diffama Berlusconi senza contraddittorio”

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Il deputato Pdl e legale del premier definisce “insussistenti e diffamatorie” le notizie su cui è costruita la puntata in programma stasera, sull’acquisto di immobili ad Antigua da parte del presidente del Consiglio. “Regolarmente intestati a Berlusconi, nessuna indagine in merito. Evidente strumentalità delle ricostruzioni”

Ghedini avverte la Rai: "Fermate Report  Diffama Berlusconi senza contraddittorio" Niccolò Ghedini

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ROMA – Sulla Rai torna ad allungarsi l’ombra della censura preventiva, con “Report” che finisce nel mirino di Niccolò Ghedini. Il deputato Pdl e legale di Berlusconi avverte la Rai: sarebbe davvero “grave” se andasse in onda la puntata del programma di Milena Gabanelli in palinsesto stasera, in cui si ricostruisce l’acquisto da parte del premier di una serie di immobili nell’isola caraibica di Antigua 1.

Nella sua nota, il legale di Berlusconi attacca “un programma con notizie insussistenti e diffamatorie e senza alcun contraddittorio”, da cui hanno preso spunto alcuni articoli apparsi oggi sui quotidiani. “Articoli totalmente fuorvianti e palesemente diffamatori – ribatte Ghedini – poiché si basano su assunti già dimostratisi insussistenti. La vicenda è già stata ampiamente trattata dai giornali alcuni mesi or sono e tutte le delucidazioni e i documenti pertinenti erano stati ampiamente offerti ma negli articoli non se ne tiene minimamente conto”.

“Come risulta dagli atti – spiega ancora Ghedini- il presidente Berlusconi ha regolarmente acquistato un terreno in Antigua pagandolo con regolare bonifico e indicandolo nella denuncia dei redditi. Negli anni successivi, con regolari fatture, assistite da stati di avanzamento lavori, bolle di accompagnamento e consegne nonchè perizie, sono stati pagati i lavori di costruzioni e arredo con altrettanto regolari bonifici da banca italiana a banca italiana. Tale denaro è stato quindi versato in Italia alla società costruttrice dell’immobile”.

“Come già detto in un precedente comunicato, tutta la documentazione è a disposizione per qualsiasi controllo in assoluta trasparenza. L’immobile – prosegue il legale – è attualmente e regolarmente intestato al presidente Berlusconi e non già a fantomatiche società offshore e non vi è nessuna indagine nè in merito ai trasferimenti di denaro e nè in merito all’immobile. E’ evidente quindi la strumentalità delle ricostruzioni offerte che saranno perseguite nelle sedi opportune. Sarebbe davvero grave se la Rai mandasse in onda un programma con notizie così insussistenti e diffamatorie e senza alcun contraddittorio”.

Vita-Giulietti: “Inchieste solo su Fini?”. La prima reazione alla nota di Ghedini è una dichiarazione congiunta firmata da Vincenzo Vita , del Pd, e Giuseppe Giulietti, del gruppo misto. “A che titolo l’avvocato Ghedini chiede la censura preventiva contro Report? Ci auguriamo che a nessuno venga in mente di tappare la bocca ad una giornalista seria autorevole e libera come Milena Gabanelli anche perché sarebbe singolare che le  inchieste si possano fare solo sul presidente Fini”.

Beltrandi: “Garantire replica”. Marco Beltrandi, radicale, componente della commissione di vigilanza sulla Rai si dichiara “contrario da sempre a ogni forma di censura preventiva” ma, afferma in una nota, “deve essere garantita sia la messa in onda” di Report “che un adeguato diritto di replica, fatto salvo ovviamente, nei casi peggiori, il diritto alla tutela giurisprudenziale dell’immagine ove ve ne fosse ragione. Con la censura si uccide qualsiasi giornalismo di inchiesta”.

Pardi (Idv): “Vogliono far sparire voci dissonanti”. “Dopo Santoro la Gabanelli – lamenta Pancho Pardi, capogruppo dell’Italia dei Valori in commissione di vigilanza -. Poi toccherà a Floris e alla Dandini. Tutto questo mentre la rimozione di Corradino Mineo dalla direzione di Rainews pende sempre come una spada”. “Ghedini – sottolinea il dipietrista – prima solidarizza con Santoro, poi chiede di censurare Report. L’avvocato del premier segue la stessa strada del suo padrone: cancellare le voci scomode. Siamo contrarissimi a ogni tipo di censura, figurarsi a quella preventiva”.

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17 ottobre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2010/10/17/news/ghedini_contro_report-8146764/?rss

Morto a 85 anni Benoit Mandelbrot, il padre della geometria dei frattali / VIDEO: I frattali – La geometria della Natura

Morto a 85 anni Benoit Mandelbrot, il padre della geometria dei frattali

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ROMA (16 ottobre) – Benoit Mandelbrot, il matematico polacco naturalizzato francese, fondatore della geometria frattale, è morto in un ospedale di Cambridge, nel Massachusetts, all’età di 85 anni. La notizia è stata annunciata dalla moglie Aliette. Mandelbrot soffriva di un tumore al pancreas.

La sua teoria, applicata alla biologia, alla fisica e all’economia, è incentrata sullo studio delle figure con dimensione fratta, superfici come il fiocco di neve, una linea costiera o le forme delle nuvole la cui descrizione può essere effettuata con un algoritmo in cui un’operazione viene ripetuta all’infinito. “La geometria frattale della natura”, l’opera principale di Mandelbrot, fu pubblicata nel 1982.

«Le matematiche applicate si sono concentrate per un secolo su fenomeni continui, ma molte cose non lo sono, più le metti a fuoco con un microscopio, più scopri complessità. È stato uno dei primi a realizzare che erano legittimi oggetto di studio», ha spiegato David Mumford, geometra alla Brown University, in una intervista al New York Times.

Mandelbrot era nato il 20 novembre 1924 a Varsavia: fuggì a causa delle persecuzioni naziste a Parigi e poi nel sud della Francia. Dopo la guerra, venne ammesso all’ecole Polytechnique. Dopo un master a Caltech, è tornato a Parigi, dove ha conseguito un dottorato, ed è poi subito stato ammesso all’Institute for Advanced Studies di Princeton, dove lavorò con John von Neumann. Lavorò poi per l’Ibm, al celebre centro di ricerca di Yorktown Heights, alle porte di New York, e nella seconda metà degli anni ottanta tornò a insegnare, a Yale.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=123066&sez=HOME_SPETTACOLO

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I frattali – 1/6 – La geometria della Natura

Sorayaluna72 | 28 giugno 2008

Nel 1958 il matematico francese Benoit Mandelbrot fu assunto presso il centro ricerche Tomas J. Watson di Ibm per lavorare su un progetto che studiava i sistemi per l’eliminazione del rumore che disturbava le trasmissioni digitali. Quando esaminò questo rumore, Mandelbrot scoprì che possedeva una struttura intricata per mezzo della quale la tecnologia in corso di sviluppo non sarebbe riuscita a tenere sotto controllo il problema. Si rese conto che era semplicemente impossibile controllarlo o prevederlo. Si trattava infatti di caos. La rapidità con cui Mandelbrot diede una risposta al problema del rumore non derivò però da una sua profonda conoscenza della tecnologia delle telecomiuncazioni, che lui tra l’altro non conosceva. Egli riuscì perché questo problema presentava notevoli analogie con il prezzo del cotone. Dai primi anni Cinquanta, Mandelbrot si era dedicato allo studio dei prezzi dei beni di consumo, in particolare quello del cotone, sul quale erano disponibili dati affidabili riferiti a secoli di commercio. Nei suoi studi osservò che il costo del cotone si comporta con uno strano tipo di ricorsività: le sue variazioni infatti sono molto simili sia che siano riferite ad anni sia che siano riferite a mesi o a decenni.

In pratica se si ingrandisce un grafico relativo all’andamento del prezzo del cotone nel tempo ogni parte ha all’incirca il medesimo andamento dell’intero. Mandelbrot chiamò questa somiglianza invarianza di scala. Molti altri fenomeni imprevedibili come le piene dei fiumi o l’andamento del mercato azionario presentano la stessa struttura ciclica. La parola ciclica va però intesa in una accezione differente, non nel senso classico del termine. Nella definizione di Mandelbrot sono costituite da cicli che contengono altri cicli che contengono altri e così via all’infinito, anche se nessuno dei cicli si ripete in modo esatto. Dopo aver rilevato tale comportamento, Mandelbrot iniziò a comprenderlo anche da un punto di vista matematico, ma non riusciva a convincere nessuno della validità delle sue teorie. Le sue equazioni erano troppo astratte e le sue conclusioni troppo scomode. Negli ottimisti anni Cinquanta chi poteva desiderare una teoria che sosteneva che le cose erano complesse, incontrollabili e caotiche? Fu così che per oltre un decennio le bizzarre idee di Mandelbrot rimasero solo una sua personale ossessione.

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Silvio e la mafia: “I documenti di Ciancimino jr? Tutti autentici”

Silvio e la mafia: “I documenti di Ciancimino jr? Tutti autentici”

Le carte che proverebbero il coinvolgimento del Cavaliere nella presunta trattativa fra Stato e Cosa Nostra, protagonisti l’ex sindaco di Palermo Vito, Bernardo Provenzano e i vertici dei Ros, non sono affatto contraffatte

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di Dipocheparole

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ciancimino Silvio e la mafia: I documenti di Ciancimino jr? Tutti autentici

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L’Italia della fine degli anni ‘80-inizio degli anni ‘90 era un posto pericoloso. Qualcosa si muoveva nel quadro politico della penisola, qualcosa che ha un nome: stragi. Cosa Nostra, la mafia siciliana, era scesa sul piede di guerra: “Fare la guerra allo Stato per poi trattare con lo Stato“, era la parola d’ordine dell’ala radicale della mafia siciliana, guidata da Salvatore Riina. Salta per aria Giovanni Falcone, salta per aria Paolo Borsellino: la loro colpa, il maxiprocesso di Palermo con cui erano finiti con le mani in manette molti boss. Saltano per aria i referenti politici, iniziano le stragi nel continente. Ma c’è un’ala della mafia che contesta un tale andazzo, che preferiva il lavoro sotterraneo, che non apprezza le bombe: questa “seconda” mafia è guidata da Bernardo Provenzano. E’ l’ala “moderata”, si fa sempre per dire, della Cosa Nostra siciliana: al centro dei gangli e dei punti di snodo, un uomo, l’ex sindaco di Palermo: Vito Ciancimino. Così, almeno, si apprende dal suo racconto.

LA TRATTATIVAE’ stato infatti lui, attraverso i suoi documenti, raccolti dal figlio Massimo, a far emergere nel dibattito italiano la parola “trattativa”. Lo Stato avrebbe trattato con la mafia. Il paese, le sue massime istituzioni, avrebbero cercato di negoziare con dei criminali per interrompere la scia di sangue di fatto legittimando la loro esistenza. E la mafia avrebbe presentato una serie di richieste allo stato: il famoso “papello” di Salvatore Riina, le sue condizioni per interrompere le bombe. Cessazione del carcere duro, spostamento di molti detenuti dai carceri di massima sicurezza, revisione del maxiprocesso: lo Stato doveva mollare la presa. Solo così le bombe sarebbero cessate. Terminale di questa connessione fra potere pubblico e criminalità organizzata era, appunto, Bernardo Provenzano, l’ingegner lo Verde di cui Vito Ciancimino raccontava al figlio, suo autista e sua ombra fedele. Bernardo Provenzano, ai tempi in cui Riina non era ancora in galera, ne condivideva la direzione della mafia siciliana, per poi subentrargli. E Vito Ciancimino era la porta d’ingresso del terminale: la persona presso la quale il colonnello Mario Mori e il suo vice Mauro Obinu , Reparto Operativo Speciale dei Carabinieri, si recarono perchè invitati, appunto, a prendere parte alla trattativa. Sempre secondo Ciancimino, s’intende.

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IL PROCESSO MORIDi questo si parla nel processo ai due incardinato presso la procura di Palermo: ipotesi di reato, favoreggiamento aggravato. Nei riguardi, appunto, di Bernardo Provenzano, di cui, è il teorema accusatorio, i due impedirono l’arresto. “Provenzano godeva di una zona franca durante la sua latitanza”, racconta Massimo Ciancimino. E il motivo è presto detto: siccome Provenzano serviva, in quanto terminale di contatto per la supposta trattativa che Mori stava portando avanti a nome dello stato, non poteva essere messo dietro le sbarre. Luogo che in effetti gli competeva, visto che era ricercato fin dal 1963: ma, appunto, secondo la storia che raccontano i Ciancimino, a partire del 1992, a Provenzano sarebbe stato concesso di aggirarsi liberamente per l’isola. Appunto, favoreggiamento; il motivo, la trattativa. Il generale Mori ha sempre negato che una tale vicenda sia mai avvenuta: “Incontrai più volte Vito Ciancimino – ha detto Mori – e cercai più volte contatti con la commissione Antimafia senza che avessi obbligo di farlo. Proprio gli incontri con Ciancimino furono la prova che una trattativa con Cosa Nostra non ci fu”. E poi: “Ogni trattativa del genere e questa in particolare che implicava una resa vergognosa dello stato a una banda di criminali assassini – ha aggiunto – sarebbe stata impensabile”, scriveva la Repubblica, edizione di Palermo.

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L’ARCHIVIO CIANCIMINOPer confortare la sua versione, Ciancimino jr. dispone di una gran serie di documenti. L’immenso archivio di suo padre, da lui conservato e ordinato – ne voleva fare un libro, “le verità di Vito” il titolo. Parte di questo materiale è stato consegnato l’8 marzo scorso alla scientifica di Palermo. Il figlio dell’ex sindaco mafioso del capoluogo siciliano riteneva in questo modo di poter rinforzare la sua storia: la scientifica aveva il mandato di verificare che i documenti consegnati da Ciancimino fossero effettivamente riconducibili al padre. Il che avrebbe rinforzato di molto la loro attendibilità. “Prima della strage Borsellino”, è la storia di Ciancimino, “il colonnello incontrò più volte mio padre, nella nostra casa romana di via San Sebastianello. Almeno due volte prima del 29 giugno, quando il dottore Antonino Cinà” (il medico di Riina – ndr) “mi consegnò a Palermo il cosiddetto papello, che io portai subito a Roma. Dopo il 29 giugno, ci fu un altro incontro fra Mori e mio padre”. Ciancimino non usa mezzi termini. “La richiesta dei carabinieri era chiara, così mi spiegò mio padre dopo quegli incontri: volevano stabilire un canale privilegiato per interloquire con i vertici dell’organizzazione mafiosa. Mio padre riteneva quella strategia uno sbaglio da parte delle istituzioni, era come accreditare la linea folle di Riina”.

LE RICHIESTEQuali le richieste dello Stato? “La resa incondizionata dei capimafia, in cambio di un trattamento di favore per i familiari dei boss”. Su tutta l’operazione, dice Ciancimino, avrebbe vigilato Bernardo Provenzano, che autorizzò la trattativa. “ Mio padre seppe poi dal signor Franco, suo referente nei servizi segreti, che di quella trattativa erano informati gli onorevoli Mancino e Rognoni. Mio padre ne parlò con i carabinieri. E dagli stessi ebbe conforto in tal senso”, scriveva in proposito la Repubblica di Palermo, riportando la deposizione del figlio di Vito Ciancimino al processo per cui i due militari sono imputati per favoreggiamento aggravato alla mafia. E, dicevamo, a fondamento di questa storia i documenti da lui consegnati, perchè la scientifica ne verificasse l’attendibilità. Tempo dopo, i risultati: “Sono originali. Alcuni dei documenti scritti e redatti da Vito Ciancimino, consegnati dal figlio Vito, sono “con certezza” da attribuire al sindaco di Palermo. A dirlo, il capo della polizia scientifica Pietro Angeloni, al processo contro il generale dei Ros dei Carabinieri Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, per la mancata cattura di Bernardo Provenzano. Sui manoscritti e dattiloscritti attribuiti a Vito Ciancimino sono stati effettuati due tipi di analisi, una merceologica e una grafologica. La prima perizia, effettuata con il carbonio 14, è servita a stabilire che la carta è databile nel periodo in cui Massimo Ciancimino, figlio di Vito, ha fatto risalire la loro redazione.Secondo i periti del pubblico ministero Nino Di Matteo, i documenti non sono quindi frutto di manipolazioni o interpolazioni”: ecco il verdetto della scientifica, emerso giusto la settimana scorsa. Dunque, ha torto Mori e ha ragione Ciancimino? Caso chiuso?

riina provenzano Silvio e la mafia: I documenti di Ciancimino jr? Tutti autentici
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IL DOCUMENTO INCERTOAl tempo. Su un documento, la scientifica non ha le idee chiare: e, come da copione, è il più importante. Si tratta del cinquantacinquesimo documento consegnato da Massimo Ciancimino, quello in cui “sarebbero stati sovrapposti alcuni spezzoni di un altro foglio, in particolare le parole “Berlusconi- Ciancimino- Milano- truffa bancarotta”, ricavate da un foglio che il figlio dell’ex sindaco mafioso aveva consegnato ai magistrati di Caltanissetta. La grafia è in una parte di don Vito, nell’altra (in cui si parla di Berlusconi) è dello stesso Massimo Ciancimino. I due fogli sarebbero stati unificati e fotocopiati insieme. All’udienza scorsa dello stesso processo, il generale Mori aveva fatto emergere una “perfetta sovrapponibilità” tra due documenti che Ciancimino jr aveva sostenuto essere differenti l’uno dall’altro, e che invece erano stati ricavati da un solo foglio manoscritto, “sdoppiato” come se si trattasse di due diverse lettere indirizzate sempre al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi”. Si, perchè attraverso i documenti delll’ex sindaco di Palermo verrebbe tirato in ballo nientemeno che il presidente del Consiglio, quando era ancora imprenditore delle Tv. Massimo Ciancimino ha infatti raccontato che in un bar di Roma, primi anni ‘90, si erano incontrati l’ingegner Lo Verde, appunto Provenzano, e Vito Ciancimino – il racconto, al solito, era stato trasmesso dal figlio al padre. Il primo avrebbe raccontato di appoggi politici importanti e nuovi, e di un imprenditore del nord pronto a mettere in campo le sue televisioni per supportare gli amici di Marcello Dell’Utri. Chi? Appunto, Berlusconi. Sul foglio incriminato, “parole come “Berlusconi-Ciancimino”, “Milano truffa assicurazioni”, “Milano-Gelli-Bono-Calvi”. Parole di una certa pesantezza.

AUTENTICO?Solo che, lo abbiamo visto, la scientifica non sarebbe per niente convinta dell’autenticità di quest’ultimo documento. Una metà è sicuramente riconducibile a Vito Ciancimino, l’altra metà, quella in cui c’è la roba succosa, non corrisponderebbe grafologicamente e scientificamente al profilo dell’ex sindaco del Sacco di Palermo. Quindi, anche qui, caso chiuso e Berlusconi non c’entra niente? Un momento: oggi è Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano a ricordare un dettaglio importante. Era stato lo stesso Massimo Ciancimino, in tempi non sospetti, a dichiarare in sede giudiziale che quel documento era stato manipolato. “Evviva”, scrive l’editorialista di punta del quotidiano di Antonio Padellaro, “Ciancimino fabbrica carte false per provare accuse false, dunque B. con la mafia non c’entra. La posta in gioco è altissima: se fosse vero quel che dicono Massimo Ciancimino e ultimamente anche la madre, vedova di don Vito, sugli investimenti del padre e di altri mafiosi nel gruppo B., dovrebbe riaprirsi l’indagine per mafia e riciclaggio sei volte archiviata a Palermo a carico del Cavaliere per insufficienza di elementi per sopportare un giudizio. Dunque è fondamentale sapere se Ciancimino porta merce avariata o genuina. La risposta è in un verbale del 1° dicembre 2009 reso da Massimo ai pm Sergio Lari e Nino Di Matteo. Quel giorno consegna un foglio fotocopiato e avverte: “Guardando il foglio alla mia sinistra è la mia grafia, alla mia destra è la grafia di mio padre. Gli appunti più chiari sono scritti a matita da mio padre, infatti li ho fotocopiati per evidenziarli meglio. Quelli più scuri… è la mia grafia. Erano argomenti che mi ripromettevo di approfondire con mio padre (in vista del libro di memorie che avrebbero dovuto scrivere insieme nel 2001-2002 e che poi non si fece perché don Vito morì nel novembre 2002, ndr)”. Domanda dei pm: “Quindi è un foglio misto?”. Risposta: ”Sì, è un foglio misto”. Pm: “Quindi è un collage?”. MC: “Esatto”. Pm: “Ridotto in fotocopia?”. MC: “Sì”. Quindi fu lo stesso Ciancimino a informare immediatamente i pm che dieci anni fa, quando mai avrebbe immaginato che sarebbe stato chiamato a risponderne, fotocopiò su un foglio A4 due appunti, uno suo l’altro del padre. Appunti assolutamente autentici. Possibile che diventino “un falso” solo perché sono riprodotti nella stessa fotocopia? Sì, se lui avesse detto che erano entrambi del padre. No, visto che ha detto subito chi aveva scritto cosa, ben prima che lo scoprisse la Scientifica”. Insomma, dice oggi Travaglio: la partita “Ciancimino-Berlusconi” non è affatto chiusa come i giornali che gridavano, dando dell’imbrattacarte falsario a Massimo Ciancimino – La Stampa e il Giornale su tutti – volevano far credere

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16 ottobre 2010

fonte:  http://www.giornalettismo.com/archives/88703/silvio-mafia-documenti-ciancimino/