Corte dei Conti, allarme corruzione: «Prestigio istituzioni messo a dura prova»

Corte dei Conti, allarme corruzione: «Prestigio istituzioni messo a dura prova»

Il nuovo presidente Giampaolino: non comprimibile il sostegno ai redditi bassi, difficile ridurre la pressione fiscale

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ROMA (19 ottobre) – «Gli episodi di corruzione e dissipazione delle risorse pubbliche, talvolta di provenienza comunitaria, persistono e preoccupano i cittadini ma anche le istituzioni il cui prestigio ed affidabilità sono messi a dura prova da condotte individuali riprovevoli». Così, nella cerimonia di insediamento, il nuovo presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, presenti il presidente Giorgio Napolitano, Gianfranco Fini, il sottosegretario Gianni Letta, i ministri Alfano, Matteoli, Prestigiacomo, Sacconi, il vicepresidente del Csm Michele Vietti e alcuni parlamentari.

Giampaolino evidenzia come cura «il retaggio di valori dei quali la Corte dei Conti è depositaria: l’onestà degli intenti e dei comportamenti, l’etica del servizio, il corretto agire delle P.A., il perseguimento del bene dell’uomo e della collettività». Valori che «hanno conosciuto e verosimilmente sempre conosceranno offese ed offuscamenti, ma hanno sempre finito e sempre finiranno per rifulgere di un loro proprio, nitido splendore».

Non comprimibile il sostegno ai redditi bassi. Nonostante la crisi renda «obbligata una linea di attenta gestione di finanza pubblica, occorre comunque sostenere i redditi più bassi – continua Giampaolino – Esiste un vincolo di nuova natura: la prolungata bassa crescita del Pil che rende difficile conservare obiettivi di spesa espressi in quota del prodotto, soprattutto in una condizione socio economica che alimenta istanze non comprimibili di sostegno dei redditi più bassi e di garanzia delle prestazioni essenziali alla collettività».

Difficile ridurre la pressione fiscale. La «prolungata bassa crescita del Pil renderà difficile la riduzione del carico fiscale – ha aggiunto Giampaolino – L’attuale situazione economica rende difficile conservare obiettivi di spesa espressi in quota del prodotto, così come fissare obiettivi di riduzione della pressione fiscale applicata». In questo contesto «è essenziale non solo controllare la spesa pubblica ma, altresì, operarne una corretta qualificazione».

Persi 70 miliardi di entrate e 130 di pil. La politica di bilancio, dopo gli effetti della crisi «deve misurarsi con una perdita permanente di entrate per circa 70 miliardi, di prodotto per circa 130 miliardi e con una spesa pubblica crescente nelle prestazioni essenziali», ribadisce Giampaolino, ricordando i dati già resi noti con il documento di coordinamento di finanza pubblica della scorsa primavera.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=123366&sez=HOME_ECONOMIA

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