Archivio | ottobre 26, 2010

UN ALTRO CASO BELPIETRO? – Capezzone aggredito a Roma: Preso a pugni per strada / Capezzone Story (visto dal web)

Capezzone aggredito a Roma Preso a pugni per strada

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‘Scioc’ post aggressione

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Daniele Capezzone aggredito in pieno centro a Roma. Un uomo l’ha colpito con un pugno in pieno volto e l’altro al petto, in serata, poi è scappato in mezzo ai turisti. L’aggressione è durata pochi istanti ed è avvenuta questa sera, a due passi dalla sede del Pdl di via dell’Umiltà.

«Ero appena uscito dal partito – racconta Gregorio Fontana, deputato Pdl, uno dei primi a soccorrere il portavoce del partito – e ho visto un gran trambusto in strada. C’era la polizia e diverse persone, che si erano fermate per curiosare». Il parlamentare si è accorto soltanto dopo di quello che era successo: «Quando ho visto Capezzone, mi sono avvicinato e mi ha detto che era stato picchiato. Subito dopo è arrivata l’ambulanza – racconta ancora il deputato – che lo ha portato al Santo Spirito».

Gli accertamenti non hanno riscontrato nulla di preoccupante e infatti, intorno alle 20.30, Capezzone è stato dimesso. Ma la paura è stata comprensibilmente forte. «Sto meglio, ma scusate: ora voglio solo risposare», dice al telefono dalla sua abitazione.

Indagano gli agenti della Digos e la questura di Roma, che stanno esaminando le immagini delle telecamere di sicurezza della zona per tentare di identificare l’aggressore. Già raccolta la testimonianza di Capezzone, i fotogrammi delle registrazioni serviranno anche a stabilire se l’uomo ha agito da solo o con l’aiuto di un complice.

Solidarietà dal mondo politico a Capezzone. Da Bersani a Bobo Craxi, dall’ufficio stampa del Pd ai Radicali e Alemanno. Ma nel Pdl lo si ritiene un frutto avvelenato di chi critica. «Esprimo la mia piena solidarietà a Daniele Capezzone, vittima di un’aggressione inqualificabile. La ricerca dello scontro permanente in politica e la continua demonizzazione dell’avversario stanno portando risultati preoccupanti su cui è bene che molti riflettano», ha commentato il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini.

«Erano le 18.45, ho visto sulla mia destra un uomo che scappava in direzione del Quirinale o della Fontana di Trevi: era alto circa 1 metro e 70, aveva una giacca grigia e un giornale in mano, ma era di spalle. Alla mia sinistra, a due metri, c’era l’onorevole Capezzone che veniva verso di me con la mano sulla guancia e un orecchio rosso dicendomi “mi ha colpito. Hai visto cosa mi ha fatto?”». È la testimonianza del cameriere del ristorante in via dell’ Umiltà sull’aggressione.

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26 ottobre 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=105096

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Capezzone Story (visto dal web)

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Capezzone?

Donne nonostante l’Italia (sette giorni di ordinaria misoginia)

Donne nonostante l’Italia

Sette giorni di ordinaria misoginia

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di Flavia Amabile

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Non va. Non funziona proprio. E non serve a nulla sapere che pure nel nord Europa avanza la destra xenofoba come in Italia, o che Francia e Inghilterra siano alle prese con lo stessa drastica ricetta di tagli al welfare per arginare gli effetti di una recessione che sta colpendo il mondo intero.

Non serve perchéfra quelle che vengono definite le grandi potenze – soltanto in Italia si vive in un’atmosfera così pervasa di misoginia. Crisi o non crisi. E quindi gli altri potranno anc avere i superconservatori alla riscossa o i conti da riaggiustare, ma si può essere certi che gli effetti si scaricheranno su uomini e donne senza troppe differenze.

Basta fermarsi a quello che è accaduto nell’ultima settimana. Due giorni fa, tanto per cambiare, la stampa straniera che ci definisce medievali’. Si riferiscono all’ordinanza presentata dal comune di Castellammare di Stabia, nel napoletano per bandire abiti succinti in giro per le strade della cittadina.  Ma gli episodi si sprecano da sud a nord.

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A Torino l’ultima moda è mangiare il sushi su donne nude usate come vassoi.  L’Udi, Unione donne in Italia, ha tempestato il locale di mail di protesta. E’ vero che avviene anche all’estero, ma almeno altrove le donne che non decidono di guadagnarsi da vivere facendosi sdraiare come portapiatti possono trovare senza eccessive difficoltà lavori anche piuttosto gratificanti.

A Como il titolare di un’azienda che produce vasche ha deciso di pubblicizzare uno dei suoi prodotti più recenti fotografando una bella donna immersa all’interno, nuda e anche in atteggiamento molto provocante. Quando è stato scoperto, l’autore di questa grande trovata ha risposto coprendo di insulti e sconcezze le donne che hanno provato a protestare anche in modo pacato. Quando riesco a caricarla, vi faccio ascoltare la registrazione della risposta che ha dato ad una mia telefonata. Quando gli ho scritto per email è stato anche più crudo. Misoginia allo stato puro.

Che altro si può dire? Che i dati più recenti pubblicati del Global gender gap report 2010 del World economic forum indicano ancora un peggioramento rispetto al passato nelle opportunità che le donne italiane hanno di lavorare o di inserirsi nella società in un ruolo diverso da quello di madri. «Il rapporto del 2010 – spiega Saadia Zahidi, direttore del World Economic Forum – tiene conto dei dati raccolti negli ultimi cinque anni. Il risultato emerso indica come dei 114 paesi in esame in questo arco di tempo l’86% abbia registrato un miglioramento delle differenze di genere, mentre solo il 14% ha visto un peggioramento». Indovinate l’Italia dove si colloca? Nella minoranza di Paesi dove le condizioni delle donne sono peggiorate: si è scesi al 74esimo posto della classifica dal 72esimo del 2009 e dal 67esimo del 2008.

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E secondo gli ultimi dati diffusi dall’Ocse nel 2009 le donne italiane con un lavoro erano meno di una su due (il 46,4%). Peggio di noi fa solo la Turchia, con il 24,2%. Nei Paesi scandinavi a lavorare sono oltre sette donne su dieci. E anche in questo caso è un dato in peggioramento rispetto al 2008 (47,2%).

E quindi? Quindi si va avanti, donne nonostante l’Italia.

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26 ottobre 2010

fonte:  http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&ID_articolo=1067&ID_sezione=274&sezione=

L’AQUILA FENICE – L’Aquila, «risorge» grazie ai festival di letteratura

L’Aquila, «risorge» grazie ai festival di letteratura

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Fino al 31 ottobre, con la manifestazione “L’Aquila Fenice”, il festival Minimondi di Parma, ideato e diretto da Silvia Barbagallo, prosegue il dialogo con i cittadini aquilani, iniziato nel luglio 2009 nelle tendopoli e proseguito nell’ottobre 2009 nelle scuole e in altri luoghi, attraverso la cultura del libro e della lettura, motivo di socializzazione e rinascita in un territorio così duramente colpito, che ancora continua a sanguinare.

Minimondi, dunque, di nuovo a L’Aquila, insieme a numerose organizzazioni nazionali e locali, per dar vita a laboratori, spettacoli, letture, incontri e dibattiti con scrittori e giornalisti, dedicati ad adulti e ragazzi.

L’Aquila Fenice partecipa anche il Salone Internazionale del Libro di Torino, che domenica 24 dalle 15,30 nel Teatro Ridotto del capoluogo ha proposto L’Italia dei Festival per L’Aquila: un pomeriggio in cui i quattro principali festival letterari italiani si sono incontrati per offrire in dono ai cittadini dell’Aquila ciascuno un mini-format, un saggio del proprio linguaggio e impegno culturale.

È la prima volta in assoluto che quattro manifestazioni fra le più amate dal pubblico del libro e della cultura nel nostro Paese si incontrano sullo stesso palcoscenico in un confronto diretto. Dopo l’introduzione di Rolando Picchioni, presidente della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, Pordenonelegge ha proposto un’intervista: lo scrittore Mauro Covacich in dialogo con Gian Mario Villalta, direttore artistico del festival friulano.

La Fondazione Premio Napoli ha offerto una proiezione video: un estratto di Bianco e nero alla ferrovia, il documentario di Antonio Capuano prodotto dal Premio nel 2006 che racconta le trasformazioni urbanistiche e sociali in atto in alcuni quartieri di Napoli, e in particolare il crocevia multietnico che gravita intorno a Piazza Garibaldi. Il tutto introdotto dal presidente del Premio Napoli, Silvio Perrella.

Il Festivaletteratura di Mantova ha proposto invece al pubblico aquilano l’ascolto di alcuni estratti significativi dall’archivio sonoro che, anno dopo anno, sta realizzando con le registrazioni dei convegni e dibattiti del Festival, compresi gli interventi di numerosi scrittori Premio Nobel. Sono intervenuti due degli organizzatori, Alessandro Della Casa e Manuela Soldi.

Il Salone Internazionale del Libro di Torino, infine, ha realizzato una conversazione-reading per ricordare Italo Calvino a venticinque anni dalla scomparsa, attraverso il racconto critico e aneddotico di uno studioso come Silvio Perrella e i brani letti da Alessandro Lombardo.

Tra le numerose proposte del programma, martedì 26 alle 18.00, la prima presentazione a L’Aquila del libro di Francesco Erbani, della Repubblica, “Il disastro. L’Aquila dopo il terremoto: le scelte e le colpe”, un saggio sul terremoto in Abruzzo e sui danni della politica, con la testimonianza di Raffaele Colapietra, 80 anni, storico, unico abitante della “zona rossa” del capoluogo abruzzese e testimone chiave.Conduce Marina Marinucci, giornalista del Centro, con interventi di Raffaele Colapietra, Antonio Perrotti, Giusi Pitari, Antonietta Centofanti. In collaborazione con Laterza ed.e il Comitato 3.32.

Giovedì 28 alle 18.00, a Casale di Murata Gigotti – Coppito, sempre Marina Marinucci presenta l’incontro con Emiliano Fittipaldi dell’Espresso, autore di “Così ci uccidono”, storie, affari e segreti dell’Italia dei veleni. (in collaborazione con Rizzoli ed.)e con Andrea Garibaldi del Corriere della Sera e Giuseppe Salvaggiulo della Stampa, tra gli autori di “La colata. Il partito del cemento che sta cancellando l’Italia e il suo futuro” (in collaborazione con Chiare lettere ed.).

Mercoledì 27, in anteprima, viene presentato a L’Aquila “Il GRANDE CANE NELLA CITTA’FANTASMA”, testo di Francesca Capelli e illustrazioni di Brunella Baldi (Prìncipi & Princìpi ed.). Un racconto che nasce dall’esperienza della Capelli scrittrice all’Aquila lo scorso anno, nell’ambito di Minimondi.
Dalla voglia di raccontare il terremoto con un linguaggio e un registro che non fosse quello della cronaca, ma quello – simbolico – della fiaba. Un evento drammatico narrato ai bambini con fantasia, realismo e un pizzico di poesia.

La giornata di venerdì 29 è dedicata, invece, a incontri e laboratori con autori della collana per ragazzi Feltrinelli Kids: Allegra Agliardi, Anna Cerasoli, Ilaria Faccioli, Giovanni Nucci, Paolo Sottocorona, Vanna Vannuccini, Stefano Zuffi.

Durante la manifestazione, a conclusione del progetto L’Albero, ideato da Antonella Abbatiello per Minimondi, che ha coinvolto bambini e scuole a L’Aquila, a Parma e a Palermo, l’illustratrice -in collaborazione con la Scuola Rodari di Sassa – conduce il laboratorio “L’albero tra gli alberi” e coinvolge oltre 100 bambini nella realizzazione di un grande Albero con la tecnica del collage che richiama l’omonima installazione creata un anno fa da 200 bambini aquilani, adesso nel centro storico della città, nei pressi di Piazza Duomo. Per tutta la durata del laboratorio, set fotografico aperto alla città a cura di Federico Tamburini

Tra gli autori presenti: Allegra Agliardi, Federico Appel, Brunella Baldi, Francesca Capelli, Carlo Carzan, Anna Cerasoli, Mauro Covacich, Arianna di Genova, Emiliano Di Marco, Francesco Erbani, Emiliano Fittipaldi, Andrea Garibaldi, Giovanni Nucci, Andrea Rivola, Barbara Vagnozzi, Umberto Mischi, Chiara Rapaccini,Claudio Saba, Ilaria Faccioli, Paolo Sottocorona, Vanna Vannuccini, Andrea Valente, Stefano Zuffi.

“L’Aquila fenice “si realizza grazie a: Fondazione Carispaq, Carispaq, Hotel Il Castello, Centro Commerciale L’Aquilone, Parmalat

Le altre Associazioni che organizzano la manifestazione: Arci, Bibliocasa, Arci Querencia, Ass.ne Genitori di Diventa, ABIO – Ass.ne Bambini in Ospedale, Pro Loco di Coppito, Comitato 3e32.
Gli appuntamenti- ospitati soprattutto negli istituti scolastici- si tengono nel capoluogo e in alcune frazioni: Arischia, Casale di Murata Gigotti, Coppito, Pianola, Pile, Roio, Sassa.

Collaborano con il Festival: Comune e Provincia de L’Aquila, Regione Abruzzo, Provincia di Roma, Centro per il Libro del MiBAC per “Ottobre piovono libri”, Regione Emilia Romagna.
La Provincia di Roma ha concesso il suo appoggio alla manifestazione, sostenendo la presenza degli editori romani per ragazzi: Bianco e Nero, Gallucci, Lapis, La Nuova Frontiera, Nuove Edizioni Romane, Orecchio Acerbo, Sinnos.

INGRESSO LIBERO
INFORMAZIONI: Silvia Barbagallo 3208112085 | web site: www.laquilafenice.com

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26 ottobre 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=105056

“Casa di Montecarlo, non c’è truffa”: La Procura chiede l’archiviazione

I ‘mercenari’ de il Giornale: ‘Casa An, colpo di spugna della procura: Fini era indagato, chiesta archiviazione’

Certi giornalisti, beceri e servi fino al midollo, non hanno evitato la solita brutta figura. Non paghi di aver sollevato un polverone su un fatto del tutto inesistente per fini strumentali, ora si ergono a giudici e, di fatto, accusano la Procura di aver dato ‘un colpo di spugna’ per schierarsi con Fini  (che, si sa, è comunista) e dare così dispiacere al ‘povero’ Silvio.. Io credo che la gente perbene, di qualsiasi orientamento politico e non, sia ormai nauseata di ciò che scrive il ‘fogliaccio’, come è diventato il Giornale, che usa le parole come fossero manganelli, atte a colpire ed a intimidire chiunque non la pensi come il Grande Capo. Tanto nauseata che non è un mistero che il suddetto giornale possa esistere e vivere esclusivamente per i soldi che profonde il Deus ex Machina (qualche buonanima spieghi a loro il significato, teatralmente parlando), tanto è abissale il suo deficit e il suo calo di vendite.. Che da volume è diventato ‘libercolo’.

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“Casa di Montecarlo, non c’è truffa”
La Procura chiede l’archiviazione

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Il presidente Fini e Pontone erano stati iscritti nel registro degli indagati: nei loro confronti ipotizzato il reato di truffa

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Elisabetta Tulliani e Gtanfranco Fini ROMA (26 ottobre) – Va archiviata l’inchiesta per truffa aggravata sulla vendita dell’appartamento a Montecarlo appartenuto ad An e ora in affitto a Giancarlo Tulliani, cognato del presidente della Camera, Gianfranco Fini. È la conclusione a cui sono arrivati il procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara, e l’aggiunto Pierfilippo Laviani, titolare dell’indagine, che hanno chiesto al Gip di archiviare il fascicolo di indagine. Per i magistrati non esistono i presupposti legali per configurare il reato di truffa che, si apprende solo ora, era stato ipotizzato a carica dello stesso Fini e dell’ex tesoriere di An, Francesco Pontone, vale a dire coloro che nel 2008 decisero e realizzarono la vendita a Monaco dell’immobile per 300mila euro.

Il Presidente della Camera Gianfranco Fini, in qualità di ex presidente di An e il senatore Francesco Pontone, ex tesoriere del partito, erano stati iscritti nel registro degli indagati della procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla vendita dell’immobile di Montecarlo. Nei loro confronti era stato ipotizzato il reato di truffa aggravata.

L’iscrizione di Fini e di Pontone nel registro degli indagati era stata decisa all’indomani dell’audizione dell’ex tesoriere di An e dopo l’acquisizione di una documentazione, nella sede di An, dalla quale emergeva che erano loro ad aver gestito la vendita dell’immobile. Nella denuncia di Marco Di Andrea e Roberto Buonasorte, atto che aveva causato l’apertura del procedimento penale, si chiedeva di accertare se l’immobile ereditato dalla contessa Annamaria Colleoni fosse stato oggetto di una svendita.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=124336&sez=HOME_INITALIA

RAPPORTO CARITAS – In Italia quasi 5 milioni di immigrati: “Contribuiscono al Pil per l’11%”

26/10/2010 (11:14) – IL RAPPORTO CARITAS

In Italia quasi 5 milioni di immigrati
“Contribuiscono al Pil per l’11%”

Sempre più attivi dal punto di vista imprenditoriale, riescono a creare nuove realtà aziendali anche in questa fase di crisi

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Sono poco meno di cinque milioni ma il loro numero viene percepito come nettamente superiore. Contribuiscono alla produzione del Prodotto interno lordo per l’11,1%, versano alle casse dello Stato quasi 11 miliardi di contributi previdenziali e fiscali l’anno, incidono per circa il 10% sul totale dei lavoratori dipendenti, ma sono sempre più attivi anche nel lavoro autonomo e imprenditoriale, dove riescono a creare nuove realtà aziendali anche in questa fase di crisi. A tracciare la fotografia della presenza degli immigrati nel nostro paese è il Dossier Statistico Caritas/ Migrantes, giunto alla sua ventesima edizione e presentato oggi a Roma, da cui risulta che il loro numero è triplicato nell’ultimo decennio ed è aumentato di quasi un milione nell’ultimo biennio, fino ad arrivare a un immigrato ogni 12 residenti.

Intanto, però – denuncia il Rapporto – complice la fase di recessione, sono cresciute anche le reazioni negative. Gli italiani sembrano lontani, nella loro percezione, da un adeguato inquadramento di questa realtà. Nella ricerca Transatlantic Trends (2009) mediamente gli intervistati hanno ritenuto che gli immigrati incidano per il 23% sulla popolazione residente (sarebbero quindi circa 15 milioni, tre volte di più rispetto alla loro effettiva consistenza) e che i «clandestini» siano più numerosi dei migranti regolari, mentre le stime accreditano un numero attorno al mezzo milione. Gli irregolari, ritengono i ricercatori, sono tendenzialmente in calo e ciò è dovuto agli effetti dell’ultima regolarizzazione che ha coivolto 300 mila di loro, oltre al fatto che la crisi economica ha attratto di meno gli immigrati.

Dai dati emerge anche che il reale problema all’origine dell’illegalità non sono gli sbarchi, ma l’entrata legale, ossia arrivi per turismo, affari, visita e altri motivi che una volta scaduti diventano clandestinità. Il rapporto ribadisce che il «rigore va unito al rispetto del diritto d’asilo e della protezione umanitaria, di cui continuano ad avere bisogno persone in fuga da situazioni disperate e in pericolo di vita». Rispetto ai «flussi imponenti, e non eliminabili, anche la punta massima di sbarchi raggiunta nel 2008 (quasi 37 mila persone) è ben poca cosa. Risulterà inefficace il controllo delle coste, come anche di quelle terrestri, se non si incentiveranno i percorsi regolari dell’immigrazione». Ciò – prosegue il testo – «induce a pensare in maniera innovativa la flessibilità delle quote, le procedure d’incontro tra datore di lavoro e lavoratore».

Riferendo un dato di Eurostat secondo il quale con l’«immigrazione zero» l’Italia in mezzo secolo perderebbe un sesto della sua popolazione, la Caritas sottolinea che «l’agenda politica è chiamata a riflettere sugli aspetti normativi più impegnativi, come quelli riguardanti la cittadinanza e le esigenze di partecipazione di questi nuovi cittadini, in particolare se nati in Italia».

Ogni anno le casse pubbliche ricevono dagli stranieri un regalo di circa un miliardo di euro per via del gettito fiscale, oltre alle entrate derivanti da tasse, contributi previdenziali e rinnovo dei permessi di soggiorno, per un totale di quasi 11 miliardi di euro a fronte di una spesa di neanche 10 miliardi per i servizi a loro destinati. La loro retribuzione media annuale è di circa 12.000 euro, le imposte ammontano quasi a 4.000 euro.

Il tasso di occupazione per gli stranieri è passato dal 67,1% del 2008 al 64,5% del 2009 (quello degli italiani è sceso al 56,9% dal 58,1%), mentre quello di disoccupazione è aumentato dall’8,5% (media 2008) all’11,2% (dal 6,6% al 7,5%). Si stima ancora che nel periodo 2011-2015 chiederanno la pensione circa 110 mila stranieri, il 3,1% di tutte le richieste. Dai 15 mila pensionamenti nel 2010 (2,2%) si passerà così a 61 mila nel 2025 (7%). Mentre ora, tra gli immigrati è pensionato 1 ogni 30 a differenza degli italiani dove il rapporto è 1 a 4, nel 2025, i dipendenti stranieri a riposo saranno circa 625 mila, l’8% del totale dei residenti.

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Corruzione, l’Italia scende ancora: in classifica stiamo peggio del Ruanda

Corruzione, l’Italia scende ancora: in classifica stiamo peggio del Ruanda

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Siamo al 67° posto nella graduatoria mondiale di Transparency International sulle malversazioni nel settore pubblico

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BERLINO (26 ottobre) – L’Italia scende ancora nella classifica di Transparency International (Ti) sulla percezione della corruzione nella pubblica amministrazione, che quest’anno la vede al 67° posto a livello mondiale con 3,9 punti, dopo il Ruanda (66° posto, 4 punti) e solo un gradino sopra la Georgia (68° posto, 3,8 punti).

Rispetto al 2009, quando era al 63° posto con 4,3 punti, l’Italia perde così quattro posizioni. In testa alla graduatoria, presentata oggi a Berlino, ci sono – a pari merito – Danimarca, Nuova Zelanda e Singapore, tutte con 9,3 punti, seguite da Finlandia e Svezia (9,2 punti ciascuna) e dal Canada (8,9 punti). L’indice di Ti misura la percezione della corruzione che manager, imprenditori, uomini d’affari e analisti politici si fanno di un determinato Paese soprattutto sulla base di notizie dei media. La Somalia, con 1,1 punti, è in coda alla classifica di 178 paesi esaminati, preceduta da Afghanistan e Myammar (1,4 punti).

Il punteggio dell’Italia «non sorprende più di tanto – ha commentato in un comunicato la sezione italiana di Transparency International -, in considerazione di dodici mesi passati caratterizzati dal riemergere di fatti corruttivi, o sospettati tali, a vari livelli di governo (locale, regionale, nazionale) e che ha visto coinvolti sia funzionari che esponenti politici di ogni schieramento».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=124260&sez=HOME_NELMONDO

Prima notte di quiete a Terzigno dopo una settimana di scontri / Vedi Napoli e poi puzzi: Razzismo televisivo su Telelombardia

Guerra rifiuti, vertice sindaci-Bertolaso
La Marcegaglia: «Ora rischio camorra, ma Napoli non è solo monnezza e clan»

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Prima notte di quiete a Terzigno dopo una settimana di scontri
Allarme degli albergatori vesuviani: il turismo è al collasso

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TERZIGNO (26 ottobre) – Dopo nove giorni di scontri, prima notte tranquilla alla rotonda di via Panoramica dopo gli scontri dei giorni scorsi per le proteste contro l’ipotesi di apertura della seconda discarica a Terzigno (Napoli) e i disagi provocati da primo sversatoio, già operativo, nella ex Cava Sari.

Al presidio sono rimasti, forse anche per la pioggia abbondante caduta nelle ultime ore, pochi manifestanti mentre hanno regolarmente sversato 13 camion di terreno vegetale per la copertura della discarica: un’operazione avviata per porre rimedio ai miasmi che hanno provocato le forti proteste della popolazione vesuviana, inasprendo le tensioni negli ultimi mesi.

Ma resta forte l’attenzione sulla vicenda della Direzione distrettuale antimafia che ha aperto un fascicolo su probabili infiltrazioni della camorra tra i responsabili degli scontri.

Sul pericolo delle infiltrazioni dei clan è intervenuta anche la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Infatti, secondo la leader degli industriali, con l’emergenza rifiuti in provincia di Napoli «c’è ancora una volta il rischio che ci siamo infiltrazioni della camorra, e questo è gravissimo», ha detto la Marcegaglia, a Napoli, dove chiede «interventi strutturali», e di porre fine ad un «immobilismo totale».

«Bisogna fare cose strutturali che non sono mai state fatte», dice Emma Marcegaglia. E per avere un esempio di cosa si può fare, aggiunge, «non bisogna andare in Danimarca o in Svezia, basta andare a Salerno che in due anni è passato dal 7 al 75% nella raccolta differenziata». Fatto che dimostra che «anche in Campania si può fare». «Serve la strumentazione che esiste dappertutto, discariche dove necessario, e termovalorizzatori dove necessario», dice la leader degli industriali, a Napoli per l’iniziativa «Orientagiovani» organizzata da Confindustria.

«Il problema è che c’è stato un immobilismo totale e dopo due anni siamo di nuovo in emergenza, con impatti drammatici sull’immagine di Napoli, il turismo e sulla popolazione» «Io chiedo che veramente – aggiunge -, al di là delle colpe del passato, bisogna che le amministrazioni provinciali, regionali, e anche il governo, agiscano per mettere in piedi subito questa strumentazione».

Ma bisogna «guardare oltre una immagine di Napoli capitale dei rifuti e della camorra». Per la leader degli industriali «Napoli purtroppo è anche questo, ma anche una città piena di vita, di giovani che hanno voglia di fare, una capitale tecnologica». Partecipando all’iniziativa «Orientagiovani», organizzata dagli industriali a Napoli, Emma Marcegaglia si è rivolta così ai numerosi ragazzi delle scuole presenti in sala al Teatro Mediterraneo.

Questo, mentre si lavora, in ogni caso, per trovare un’intesa e il premier, Silvio Berlusconi, dice: «Bisogna continuare a lavorare per raggiungere i risultati e gli obiettivi che ci si è posti con l’accordo». Il presidente del Consiglio lo ha detto nel corso di una telefonata fatta in Prefettura a Napoli dove si è svolto un vertice con Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, sull’emergenza rifiuti.

Nel frattempo I sindaci vesuviani – che oggi partecipano a un vertice con Bertolaso il quale a sua volta fa un appello «ad avere fiducia nello Stato» – hanno nominato propri tecnici di fiducia che collaboreranno per il monitoraggio ambientale della cava, anche al fine di accertare l’esistenza di fattori di inquinamento. I primi cittadini confermano il no irremovibile alla apertura di una seconda discarica sul territorio.

Gli albergatori della zona vesuviana hanno subito gravi danni per effetto della emergenza sul territorio provocata dalla discarica Sari e dalle proteste in atto. Se ne fa portavoce il sindaco di Boscoreale (Napoli), Gennaro Langella, arrivato al presidio della rotonda di via Panoramica.

«Oggi alle 12 – rende noto il primo cittadino – una loro delegazione sarà ricevuta in Prefettura durante la riunione del tavolo tecnico. Si tratta di un migliaio di persone coinvolte e occorre trovare una forma di ristoro per evitare conseguenze occupazionali».

Langella ha nominato propri tecnici di fiducia, insieme agli altri sindaci della zona vesuviana, che affiancheranno quelli della Protezione civile per l’analisi del terreno e delle acque ed appurare lo stato ambientale nella zona della discarica Sari. La scorsa notte sono arrivati altri camion di terreno vegetale per coprire lo sversatoio e cercare così di eliminare i miasmi provenienti dalla discarica. Inoltre sono state, riferisce il sindaco, installate altre centraline per il controllo ambientale. Sono annunciati in mattinata alcuni cortei pacifici diretti alla rotonda di via Panoramica dove sono giunti già gli studenti dell’istituto tecnico commerciale Vesevus di Boscoreale.

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fonte:  http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=124236&sez=NAPOLI

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Vedi Napoli e poi puzzi
Razzismo televisivo su Telelombardia

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Gentile redazione de Il Mattino,
scrivo per segnalare un vergognoso sondaggio lanciato stamattina nel corso della trasmissione “Orario Continuato” su Telelombardia. Il titolo del sondaggio era: “Vedi Napoli e poi puzzi. La crisi dei rifiuti sarà anche colpa loro?”. Ovviamente l’80% del pubblico ha risposto di si e la trasmissione era tutta impostata su questa interpretazione. Noi, che sappiamo quali sono le reali cause di questo disastro, che sappiamo chi c’è dietro, chi specula sul Cip 6, sugli appalti e sui rifiuti tossici abbiamo il dovere di reagire. Abbiamo il dovere di rovesciare con la corretta informazione questi stereotipi disgustosi. I cittadini della Campania non possono puntualmente veder aggiunta la beffa al danno

Cordiali saluti
Fabio Forlano

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fonte:  http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=124210&sez=NAPOLI