Archivio | ottobre 28, 2010

La nuova “bomba”: Indagine a Milano su Berlusconi e una minorenne

Già, vediamo.. Una ragazza di origine marocchina viene denunciata e portata in caserma per una storia di ‘sottrazione’ di 3.000 euro. Parte, nel giro di poco tempo, una telefonata da PALAZZO CHIGI, per sollecitare il rilascio della minorenne. PERCHE’?, questa è la domanda chiave. Ha un bel dire B. che lui ha un grosso cuore e che voleva fare del bene.. Per una sconosciuta? Giustamente Bersani sottolinea come in questura finiscano centinaia, migliaia di casi praticamente tutti i giorni che richiederebbero tutto il  ‘buon cuore’ del Cavaliere, perché interessarsi solo di quella ragazzina?

La ragazzina in questione ha rilasciato ‘pacconate’ di verbali sui giri di prostituzione d’alto bordo da lei frequentati, e sono ben chiusi in cassaforte custoditi dalla magistratura; e vale ricordare che all’epoca dei fatti la fanciulla era pure minorenne.. Date retta a me, qualcosa sta bruciando, dalle parti di B. Ed anche molto in fretta.

mauro

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AGGIORNAMENTO

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Ruby – fonte immagine, Adnkronos/Ign

Feste ad Arcore, Ruby: verità manipolata. Il premier: spazzatura, aiuto chi ha bisogno

28 ottobre, ore 21:55 Roma – (Adnkronos/Ign) – Nella vicenda sarebbero indagati Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti. Il direttore del Tg4: “L’ho incrociata un paio di volte da Silvio”. La consigliera regionale: “Stupita”. Berlusconi ai giornalisti: “Non mi occupo di spazzatura mediatica” (VIDEO). Bersani: “Basta, a casa lui e le sue singolari abitudini”. Al vaglio della Procura di Milano la telefonata alla Questura.

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La nuova “bomba”: Indagine a Milano su Berlusconi e una minorenne

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di Claudia Fusani

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Un nuovo incubo attraversa la strada del premier e la sopravvivenza del governo. Nel giorno in cui la maggioranza all’improvviso rallenta la corsa sul Lodo Alfano, da Milano rimbalzano voci minacciose di una nuova inchiesta in cui sarebbero coinvolte fanciulle minorenni, Lele Mora l’ex parruchiere diventato manager di talenti da spettacolo e infine lui, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Una storia di sesso e notti brave nella movida milanese arricchita di modelle e starlette giovanissime disposte a tutto per una parte in tivù, diventare famose e possibilmente ricche. Quella di ieri è una giornata che va inquadrata in due scene. Diverse e lontane. La prima è al Senato. In Commissione Affari costituzionali doveva essere il giorno della conta. Invece alle quattro meno un quarto maggioranze ed opposizioni lasciano l’aula e rinviano tutto alla prossima settimana. Il presidente Carlo Vizzini (Pdl) fissa per domani (ore 16) il termine per gli emendamenti e aggiorna la seduta a martedì. Quando non è escluso che scattino nuovi rinvii per i subemendamenti. Eppure tra venerdì, il giorno della lettera del Colle con le «forti perplessità» sul testo del Lodo, e domenica quando Fini ha calato l’aut aut sulla reiterabilità, le due parti della maggioranza hanno avuto il tempo di calibrare i testi degli emendamenti. Ieri invece nessuno ha presentato nulla. Tutto di nuovo in alto mare.

E a parte Pd, Idv e Udc che fanno quanto previsto – ritiro del testo e rinvio sine die dello scudo – tra i banchi di Fli e del pdl è scena muta, compreso il sottosegretario Casellati. Anzi, Fli e Pdl votano insieme, compatti, nell’unica votazione della giornata, quella in cui Enzo Bianco e Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd, chiedono la cancellazione del lodo. Richiesta bocciata per un voto, quello del finiano Saia. «Dobbiamo mettere a punto con calma alcune questioni con il presidente Bongiorno» dice Saia lasciando l’aula e confermando che la linea prevede di cancellare la reiterabilità dello scudo. Silenzio sul fronte del Pdl che tiene i big Quagliariello e Gasparri, i veri papà del Lodo, lontani dall’aula della Commissione. Una frenata, quindi. Eppure il conto alla rovescia per il 14 dicembre, giorno in cui la Consulta si pronuncerà sul legittimo impedimento col rischio che il premier debba tornare in aula per il processo Mills, scorre implacabile. Ufficiosamente i berluscones veicolano il messaggio che non ci sono problemi, che il Lodo resta «la priorità» e che semmai «si prende tempo in cerca della più ampia sinergia con Fli». Lo dicono gli stessi che fino a 24 ore prima giudicavano l’intervento del Quirinale e lo stop di Fini la prova «di un asse e di un accanimento politico». Leoni che diventano agnelli. In politica succede spesso.

Sotto traccia, invece, si sta muovendo altro che rinvia alla seconda scena, a Milano, procura della Repubblica. Il Fatto Quotidiano ieri mattina ha dato conto di un’inchiesta della procura meneghina, una storia a luci rosse in cui sarebbero coinvolti anche Berlusconi, Lele Mora e una giovane ragazza marocchina all’epoca dei fatti minorenne. Il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati ha subito smentito anche un po’ infastidito. In serata invece la conferma ufficiosa: l’inchiesta c’è e sarebbe assai vasta e complessa. Il titolare è il pm Antonio Sangermano già responsabile di numerose inchieste sullo sfruttamento della prostituzione. Protagonista della storia una ragazza marocchina, all’epoca dei fatti minorenne, a cui gli investigatori sarebbero arrivati sulla base di alcune intercettazioni telefoniche. La ragazza è stata rintracciata, portata in procura e qui convinta a parlare e a raccontare. I suoi verbali sono rigorosamente in cassaforte. Notti brave a base di sesso e droga e senza scrupoli. Non si tratta della denuncia di una parte bensì di un atto di indagine autonomo in cui la giovane è teste chiave. La ragazza, adesso maggiorenne, vive da tempo sotto protezione per tutelare la sua incolumità. Nel pieno dell’estate la movida milanese finì già sui giornali per l’inchiesta in cui furono coinvolti l’Hollywood e The Club, locali esclusivi frequentati da calciatori, modelle e starlette. Ai tempi dello scandalo di Casoria e di Noemi (aprile 2009) Veronica Lario, oggi ex signora Berlusconi, già accennava a figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica». Poi arrivarono Patrizia d’Addario, le notti a palazzo Grazioli e le feste a villa Certosa con Berlusconi vestito di bianco, unico uomo a una tavolata di fanciulle, maschera tragica tra comparse ancora più tragiche.

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27 ottobre 2010

fonte:  http://www.unita.it/news/italia/105103/la_nuova_bomba_indagine_a_milano_su_berlusconi_e_una_minorenne

PENSIONI DA FAME – Le minipensioni dei parasubordinati: Avranno appena il 36% del reddito

Secondo la Cgil chi prende 1.240 euro al mese dopo 40 anni riceverà un assegno di 508 euro

Le minipensioni dei parasubordinati: avranno appena il 36% del reddito

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A rischio di non arrivare all’assegno sociale
chi ha iniziato nel ’96

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ROMA Lo spettro è quello dell’assegno sociale, oggi pari a poco più di 400 euro, che l’Inps eroga ai bisognosi. Molti giovani lavoratori atipici, se non escono dalla trappola della precarietà, rischiano di avere questo sussidio invece della pensione. La questione della previdenza dei parasubordinati è arrivata la scorsa settimana in Parlamento e finisce oggi in piazza. L’Italia dei Valori, primo firmatario il capogruppo Felice Belisario, ha presentato in Senato un’interrogazione urgente ai ministri del Lavoro e dell’Economia, Maurizio Sacconi e Giulio Tremonti. Nella richiesta di chiarimenti al governo il partito fa riferimento ad una frase attribuita al presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, che con una battuta avrebbe reso l’idea del problema: «Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale». Quale che sia la verità, questa mattina, invece, il Nidil-Cgil, sindacato dei lavoratori atipici, ha organizzato una iniziativa davanti all’Inps di Roma Centro, a piazza Augusto Imperatore, insieme al patronato Inca e al dipartimento giovani della stessa Cgil. A fare i conti saranno gli esperti del sindacato, spiega la confederazione guidata da Guglielmo Epifani.

È evidente che, soprattutto per i collaboratori (prima co.co.co. e poi co.co.pro.) che hanno cominciato nel 1996, quando fu istituita la speciale gestione presso l’Inps, e che non riescono a trovare un posto fisso il futuro riserva una pensione da fame. Nei primi anni della gestione, infatti, ai parasubordinati senza altra copertura previdenziale pubblica si applicava un’aliquota contributiva del 10-12%, poi salita gradualmente fino al 26,72% in vigore dal primo gennaio 2010. Essendo i redditi di questa categoria di lavoratori generalmente bassi e discontinui (tra un contratto e l’altro passano mesi) è chiaro che col metodo contributivo, integralmente applicato a tutti coloro che hanno cominciato a lavorare dopo la riforma Dini, sarà difficile maturare una pensione superiore all’assegno sociale (oggi 411 euro al mese). Nel frattempo, però, il paradosso è che con i contributi che i parasubordinati versano al loro fondo Inps, in attivo di oltre 8 miliardi (perché finora incassa solo ed eroga pochissime presta) si pagano le pensioni alle categorie che non ce la farebbero con i soli versamenti dei loro iscritti, dai dirigenti d’azienda ai lavoratori degli ex fondi speciali: telefonici, elettrici, trasporti.

Per fortuna le prospettive previdenziali migliorano per i parasubordinati che hanno cominciato a lavorare in questi ultimi anni (l’aliquota era per esempio salita già al 23,5% nel 2007), ma la possibilità di raggiungere una pensione dignitosa dipende fondamentalmente dal reddito percepito durante gli anni di lavoro e dalla sua continuità (e per questo le donne sono svantaggiate). In ogni caso, l’assegno sarà in proporzione sempre inferiore a quello di un lavoratore dipendente, che paga il 33% di contributi. Insomma le variabili sono troppe, spiega l’Inps, senza contare che di regola la condizione di parasubordinato non è a vita e quindi non avrebbe senso, continua l’istituto, stimare la pensione su pochi anni di contribuzione da parasubordinati.

Il problema è davvero serio per chi non riesce ad uscire dalla precarietà. La crisi aggrava il fenomeno. Il vicedirettore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in un recente intervento al convegno di Genova della Confindustria ha osservato che «solo un quarto circa dei giovani tra 25 e 34 anni occupati nel 2008 con un contratto a tempo determinato o di collaborazione aveva trovato dopo 12 mesi un lavoro a tempo indeterminato o era occupato come lavoratore autonomo, mentre oltre un quinto era transitato verso la disoccupazione o era uscito dalle forze di lavoro».

Se l’Inps non fornisce previsioni sulle pensioni dei parasubordinati, altri lo fanno. Filomena Trizio, segretaria generale del Nidil-Cgil, spiega che i suoi uffici hanno elaborato due esempi. Il primo riguarda un parasubordinato che ha cominciato nel ’96 e il secondo uno che comincia nel 2010. Per entrambi si ipotizza che tra un contratto e l’altro ci sia circa un mese di non lavoro all’anno, che restino in attività per 40 anni, che abbiano una retribuzione iniziale di 1.240 euro al mese e che vadano in pensione a 65 anni. Il primo, quello svantaggiato da contribuzioni iniziali più basse, avrebbe una pensione pari al 41% dell’ultimo reddito, cioè 508 euro al mese, il secondo al 48,5%, ovvero 601 euro. «Per arrivare a un tasso del 60% – dice Trizio – bisogna ipotizzare che questi collaboratori dopo i primi 5 anni diventino dipendenti». Infine, va considerato che questi lavoratori, dati i bassi compensi che mediamente ricevono, non hanno di solito le risorse per farsi una pensione complementare. Col patto sociale sottoscritto col governo Prodi, ricorda Trizio, «era stato sancito l’impegno di garantire alle carriere lavorative discontinue un tasso di sostituzione del 60%, ma con questo governo non se n’è fatto nulla». Anche secondo Maurizio Petriccioli, segretario confederale della Cisl, bisogna «rafforzare la contribuzione figurativa per i periodi non lavorati a fronte di disoccupazione, maternità e lavoro di cura familiare».

Stime più favorevoli provengono invece da Progetica e dal Cerp. La prima, società di consulenza specializzata nella finanza personale, ha fatto alcune elaborazioni per il supplemento Pensioni del CorrierEconomia del 29 marzo scorso. Si ipotizzano tre parasubordinati che abbiano cominciato a lavorare a 25 anni: il primo 10 anni fa, il secondo 5 e il terzo nel 2010. Tutti e tre si prevede che arrivino a fine carriera con un retribuzione lorda di 36 mila euro. La loro pensione, secondo Progetica, oscillerà da un minimo del 36% dell’ultimo stipendio, in caso di ritiro a 63 anni, a un massimo del 62% per il giovane che comincia adesso e va in pensione a 65 anni (il 55% invece per chi ha cominciato 10 anni fa). Per le donne, che in media guadagnano un po’ meno e hanno periodi di non lavoro maggiori (soprattutto in caso di maternità) le stime sono un po’ più basse: tra il 36 e il 57% dell’ultima retribuzione.

A conclusioni simili arriva anche uno studio del 2008 del Cerp, il centro di ricerche sulla previdenza diretto da Elsa Fornero. Il tasso di sostituzione oscillerebbe infatti il 49 e il 53% ritirandosi a 60 anni, rispettivamente dopo 35 e 40 anni di attività. Ma la ricerca del Cerp è interessante soprattutto perché giunge alla conclusione che, in media un parasubordinato perde, rispetto a un lavoratore dipendente che paga il 33% di contributi, tra l’uno e l’uno e mezzo per cento all’anno sull’importo della pensione.

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Enrico Marro
28 ottobre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/economia/10_ottobre_28/pensione-parasubordinati_ca2916fe-e251-11df-8440-00144f02aabc.shtml

Festival Internazionale del Cinema – Red Carpet invaso contro i tagli. Star solidali col cinema italiano

Red Carpet invaso contro i tagli
Star solidali col cinema italiano

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La manifestazione di maestranze e volti noti riuniti nel movimento “Tutti a casa” occupa e fa slatare la passerella inaugurale del Festival. La gente applaude. Keira Knightley ed Eva Mendes insieme alla regista del film “Last Night” offrono il loro appoggio. Bondi: “Faziosi”

Eva e Keira, Red carpet "militante"

Eva Mendes, Keira Knightley, Massy Tadjedin e Guillaume Canet – interpreti e regista del film “Last Night” che ha aperto il Festival del cinema di Roma – sulla passerella invasa dai lavoratori del cinema per protestare contro i tagli alla cultura. La regista Tadjedin ha letto un comunicato di solidarietà – qui le foto

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di CLAUDIA MORGOGLIONE

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ROMA – “Dico questo anche a nome del cast: siamo qui non per fare la passerella, a cui rinunciamo volentieri, ma per solidarizzare con le vostre ragioni. Siamo contro i tagli alla cultura”. Sono passate da poco le 20, e sul palco improvvisato sul red carpet inaugurale del Festival, occupato da quasi un’ora dai lavoratori del cinema italiano, parla Massy Tadjedin, la regista della pellicola d’apertura “Last Night”. Accanto a lei, oltre all’interprete maschile Guillame Canet, ci sono loro, le due star del film e dell’intera kermesse, Eva Mendes e Keira Knightley, in abito lungo (la prima in rosa pesca, la seconda in tortora). Non parlano, ma ascoltano con attenzione il messaggio. Tengono a far sentire la loro presenza, la loro attenzione.

Una scena sorprendente. Una sequenza da film. Perché questa doveva essere la solita sfilata a tutto glamour, col consueto rituale dei sorrisi a beneficio dei flash, con protagoniste le due dive del giorno. E invece, con una intensità che non ha precedenti, diventa un momento di lotta, di protesta: chiamato a raccolta dal movimento Centoautori e dalle altre associazioni di categoria, sotto lo slogan “Tutti a casa”, il popolo del nostro cinema prende possesso del tappeto rosso. Lo paralizza. Per far conoscere la propria battaglia contro la politica di indifferenza e di chiusura del governo verso il settore.

Risultato: la scaletta dell’inaugurazione viene completamente stravolta. Anzi, “salta”. Per una iniziativa clamorosa a cui partecipano tanti personaggi noti. mimetizzati tra la folla: Cristina e Francesca Comencini, Paolo Sorrentino, Ettore Scola, Kim Rossi Stuart, Isabella Ferrari, Monica Guerritore, Neri Marcorè (che parla anche dal palco), Paolo Virzì con Micaela Ramazzotti. C’è chi ha visto anche Nanni Moretti, ben mimetizzato dalla folla. In ogni caso, una rappresentazione davvero trasversale del settore: le celebrità abituate ai riflettori, e gli operai di Cinecittà. In tutto, secondo gli organizzatori, i partecipanti sono 2.800.

Guardati a vista da decine di agenti di polizia, i manifestanti (pacifici) si danno appuntamento alle 17,30, davanti al Palazzetto dello sport che sorge a poca distanza dell’Auditorium. Molto gli striscioni: fra i tanti “delocalizziamo Bondi”, “Tremonti chiedi a Berlusconi come si fanno i soldi col cinema”, “Nei titoli di coda c’è gente che lavora”. Dopo le 18 il corteo si  muove. Al ritmo di slogan come “non siamo il Grande fratello”, e “solo tagli alla cultura è la vostra dittatura”. Poche decine di metri, ed eccoli arrivare sul tappeto rosso: la gente che preme sulle transenne, venuta per verere le star (la maggior parte sono giovani), applaude.

E comincia così la lunga serata della passerella occupata. “Questa sera siamo noi un grande spettacolo”, dice dal palco Andrea Purgatori, uno degli animatori della protesta. E giù applausi. Poi prende la parola il direttore del Festival Piera Detassis: “Grazie per il senso di responsabilità”. Arriva il presidente della giuria, Sergio Castellitto: “E’ magnifico avervi qua”. Segue lettura del comunicato con le ragioni della protesta: “Non siamo parassiti, siamo parte decisiva di un’industria”. Dopo, testimonia la sua vicinanza anche la madrina Valeria Solarino; ma l’ovazione più grossa è per Marco Bellocchio.

A questo punto, tutti pensano che il cast del film “Last night” si tenga alla larga, visto che la passerella è saltata (non solo per loro ma per tutti gli ospiti vip, tra cui Fabrizio Cicchitto e Gianni Letta). E invece no: le due attrici tengono a farsi spiegare le ragioni della solidarietà, e ad esprimere  –  seppure per bocca della regista  –  la loro solidarietà. E così Hollywood, nel suo splendore, incontra il dramma dei lavoratori italiani. Sembra davvero un film. Con un tocco alla Bunuel, visto che ad accompagnarle tra i protestatari è Carlo Rossella…

Andate via le star, viene letto un cominicato del ministro Sandro Bondi, che definisce l’iniziativa “ingiustificata”, frutto di “faziosità e intolleranza”: il mondo dello spettacolo, sul red carpet occupato, replica con “vaff…” e grida di “buffone”. Intanto anche Gianni Letta, interpellato dalle agenzie, dice la sua contro gli animatori di questa strana serata romana: “Così si scoraggiano gli investitori internazionali, mi dispiace che questo divenga un’arma contro il cinema”. La battaglia continua, la passerella resta occupata fino a tarda serata.

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28 ottobre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/speciali/cinema/roma/2010/10/28/news/protesta_cinema-8526242/?rss

MONNEZZARO ITALIANO – Berlusconi meglio di San Gennaro: «Rifiuti via entro tre giorni»

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Berlusconi meglio di San Gennaro «Rifiuti via entro tre giorni»

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A volte si rischia di strafare: è quello che è successo a Silvio Berlusconi, che si è recato oggi al termovalorizzatore di Acerra e ha annunciato che «il problema rifiuti sarà risolto entro tre giorni». Non un mese, dunque; non i dieci giorni annunciati la settimana scorsa, e neanche i cinque che mancavano rispetto alla promessa di cinque giorni fa Ma tre. ”Fra tre giorni a Napoli non ci saranno piu’ rifiuti”, ha assicurato il premier in conferenza stampa ad Acerra.

Berlusconi ha ringraziato le forze dell’ordine per aver dovuto sopportare le ”provocazioni” durante le rivolte per l’emergenza rifiuti provocate ”non dalla popolazione ma da facinorosi che pare siano anche organizzati”. Abbiamo detto che in 10 giorni il fenomeno si sarebbe risolto. Siamo gia’ molto avanti, il fenomeno e’ stato risolto al 90%, l’odore” che arriva da Cava Sari ”e’ solo al 10% rispetto a quello di alcuni giorni fa e in tre o quattro giorni, entro il limite dei dieci giorni che ci eravamo dati, sparira’  completamente”. ‘Abbiamo ragione di pensare che un accordo possa essere accettato fra dieci giorni”, ha poi risposto a chi gli chiedeva conto della mancata firma di alcuni Comuni al documento per risolvere l’emergenza rifiuti.

Quindi, ha stroncato le aspettative dei cittadini di Terzigno: “La presenza di discariche nell’area di Terzigno ”non e’ una situazione che possa avere un’alternativa. Vorrei dire agli abitanti di questi Paesi che manteniamo il piano presentato ai 18 sindaci”, ha detto il Presidente del Consiglio. Il piano prevede, ricorda, ”Un fermo dei conferimenti a Cava Sari per consentire la copertura e i controlli sanitari e ambientali: sono avanzati e stanno dando buonissimi risultati. Sono fatti non solo da noi, ma dall’Istituto Superiore di sanita’, dall’Ispra e dai tecnici dei comuni interessati: nessun dato fuori norma viene ad ora segnalato”.

”La seconda discarica” di Terzigno ”viene congelata”. ”Relativamente a cava Vitiello ogni determinazione e’ sospesa a tempo indeterminato”, ha affermato il premier. ”La situazione si sarebbe evitata con la raccolta differenziata. A Napoli i dati dichiarati indicano che solo il 18 per cento fa la raccolta differenziata”, ha affermato Berlusconi.

In merito al quarto termovalorizzatore, ”si deve fare e deve essere destinato a smaltire le ecoballe”. E comunque ”Il piano organico per i rifiuti per la Campania” che ha portato ”danni” all’immagine della regione ”e’ valido e funziona tuttora e deve essere portato avanti secondo le direttrici stabilite”.

Intanto, cresce la mobilitazione a Giugliano contro la decisione di utilizzare una delle piazzole del sito di stoccaggio di Taverna del Re per depositare i rifiuti da rimuovere dalle strade della provincia di Napoli. I manifestanti fanno sapere che questa volta non cederanno dinanzi ad una decisione ritenuta assurda anche perche’ c’era il preciso impegno che il sito, che gia’ accoglie oltre 6 milioni di ecoballe di rifiuti, non avrebbe piu’ riaperto. Le maggiori critiche sono rivolte al presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, firmatario dell’ordinanza con il capo della Protezione civile Guido Bertolaso. Il sindaco, Giovanni Pianese, starebbe preparando una diffida per impedire l’accesso in zona agli autocompattatori. La piazzola individuata e’ la numero 12 e potrebbe contenere oltre 10mila tonnellate di rifiuti ”tal quale”. Ed e’ proprio il metodo di stoccaggio di rifiuti che suscita maggiori perplessita’. Fino a questo momento e’ stata depositata immondizia imbustata.

”E’ cambiata la parte politica ma non il metodo. Mi sento profondamente mortificato, mortificato anche dal mio partito”. A parlare e’ il presidente del Consiglio comunale di Giugliano, Luigi Guarino (Pdl). ”Hanno riaperto Taverna del Re e la cosa piu’ grave che noi non sappiamo ancora nulla. Se questo non significa essere mortificati ditemi che cosa e”’, prosegue Guarino. ”Attendiamo di conoscere notizie ma non e’ possibile pagare lo scotto dei ritardi del Comune e della Provincia di Napoli. Cosa ha fatto il presidente della Provincia Cesaro?”, aggiunge ancora Guarino.

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28 ottobre 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=105164

MONNEZZA ITALIA – Sanzioni europee per le discariche: ammenda di 195.840 euro al giorno

Le bonifiche gestite dalla «Tr Estate 2», società che faceva capo a Giuseppe Grossi

Sanzioni europee per le discariche: ammenda di 195.840 euro al giorno

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L’Italia rinviata davanti alla Corte di giustizia Ue per i rifiuti chimici nelle aree ex Sisas di Pioltello-Rodano

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Bonifiche nell'area ex Sisas (dal sito ilvelino.it)
Bonifiche nell’area ex Sisas (dal sito ilvelino.it)

MILANO – La Commissione europea ha deciso di rinviare l’Italia davanti alla Corte di giustizia europea per la mancata applicazione di una sentenza del 2004 riguardante tre discariche nei pressi di Milano, in cantieri già proprietà dell’azienda chimica Sisas (fallita nel frattempo), nei Comuni di Rodano e Pioltello, e contenenti rifiuti industriali. Bruxelles intende quindi chiedere «il pagamento di sanzioni pecuniarie». «Le suddette discariche – afferma l’esecutivo europeo – contengono rifiuti pericolosi e costituiscono una minaccia per l’aria e le acque locali». Su raccomandazione del commissario europeo all’Ambiente Janez Potocnik, «la Commissione sta rinviando a giudizio l’Italia e chiederà il pagamento di sanzioni pecuniarie».

MULTA MOLTO ELEVATA – Le sanzioni pecuniarie chiede dalla commissione alla Corte contro l’Italia consistono in un’ammenda giornaliera di 195.840 euro a decorrere dalla data della seconda sentenza della Corte fino all’avvenuta applicazione della decisione, più una somma forfettaria che è pari a 21.420 euro per ogni giorno trascorso dalla data della prima sentenza della Corte (2004) fino alla seconda. Se i giudici condannassero l’Italia, accogliendo le ragioni della Commissione, la multa totale risulterebbe molto elevata. Finora, a 6 anni dalla sentenza, soltanto una delle discariche è stata bonificata. «La maggior parte dei rifiuti nella seconda discarica non è ancora stata rimossa e la bonifica della terza discarica è appena cominciata», afferma ancora la Commissione Ue, motivando la scelta di deferire l’Italia alla Corte.

BONIFICHE ENTRO MARZO – Le autorità italiane prevedono che i lavori saranno ultimati entro marzo 2011. «Poiché risulta evidente che la sentenza della Corte non è stata applicata, la Commissione ha deciso di sottoporre di nuovo il caso alla Corte di giustizia europea», conclude la nota. La decisione della Commissione si basa sulla direttiva 2006/12 che «costituisce uno strumento fondamentale di tutela della salute umana e dell’ambiente contro gli effetti negativi della raccolta, del trasporto, dello stoccaggio, del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti». La direttiva obbliga infatti gli Stati membri ad eliminare i rifiuti senza mettere in pericolo la salute umana e l’ambiente.

PERICOLO PER L’AMBIENTE – L’infrazione alle norme Ue in materia di rifiuti, rilevata nel settembre 2004 dalla Corte di giustizia europea nel cosiddetto «Polo Chimico di Pioltello-Rodano» era un fatto noto fin dal 1986, come ricorda la Commissione Ue. La maggiore responsabile dell’inquinamento è la Sisas, Società Italiana Serie Acetica Sintetica, che dopo moltissimi contenziosi nel 1998 iniziò la bonifica di una delle sue tre discariche, la cosiddetta «C», la più pericolosa. Nel 2001 la Sisas fallì e tutto rimase fermo fino al 2007. Nel frattempo la sicurezza della falda è stata mantenuta utilizzando fondi a suo tempo messi a disposizione dal Governo: il Comune di Rodano nel 1999 ha introdotto misure di protezione urgenti per le acque sotterranee, al fine di mantenere artificialmente le falde ad un livello basso e quindi evitare la contaminazione delle acque. I rifiuti delle discariche rappresentano inoltre una minaccia per la qualità dell’aria.

LA BONIFICA GESTITA DA GROSSI L’area ex Sisas contiene attualmente circa 280 mila tonnellate di rifiuti industriali ancora da smaltire, presenti nelle vasche A e B. La bonifica della vasca C, quella ritenuta più pericolosa, è stata conclusa nel giugno 2009, con l’asportazione di circa 35 mila tonnellate di scorie. La bonifica, frutto di un accordo di programma sottoscritto nel 2007 da Ministero dell’Ambiente, Regione Lombardia e i Comuni di Rodano e Pioltello, è stata gestita fino a giugno di quest’anno dalla «Tr Estate 2», società che faceva capo a Giuseppe Grossi, l’imprenditore arrestato nell’ambito dell’inchiesta Montecity-Santa Giulia. Poi, dopo la richiesta della società stessa di uscire dall’accordo di programma, il commissario straordinario per la bonifica ex Sisas Luigi Pelaggi, nominato in aprile dal Governo, ha avviato una procedura per individuare un nuovo soggetto incaricato di concludere l’operazione. Gara che è stata aggiudicata alla società «Daneco», che da settembre ha avviato i lavori di bonifica.

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Redazione online
28 ottobre 2010

fonte: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_ottobre_28/discariche-sentenza-bruxelles-ue-1804046043767.shtml

Draghi lancia l’allarme disoccupati: e Tremonti ora è d’accordo con lui / Pubblico impiego, la scure di Brunetta: «In 5 anni taglio di 300.000 posti»

Ma per il ministro dell’economia ci sono 400.000 posti di lavoro liberi

Draghi lancia l’allarme disoccupati:
e Tremonti ora è d’accordo con lui

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Il governatore: «Tasso all’11%. Italia come Francia, peggio di Gb e Germania. Crescita 2010 attorno all’1%»

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Mario Draghi (Afp)
Mario Draghi (Afp)

ROMA – Per rilanciare i consumi e quindi la crescita «la condizione del mercato del lavoro è il tema centrale». A dirlo, nel suo intervento alla Giornata mondiale del risparmio, è il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, che torna sul tema del vero livello degli occupati: «si calcola per l’Italia un tasso di sottoutilizzo superiore all’11% delle persone potenzialmente occupabili – dice il governatore conteggiando anche la Cig e i lavoratori scoraggiati – come in Francia , più che nel Regno Unito e in Germania». E questa volta l’allarme del governatore di Bankitalia trova una sponda proprio in colui che finora aveva respinto le tesi di Draghi giudicate eccessivamente ansiogene, vale a dire il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. «Nella espressione che è stata fatta oggi» sul tasso di disoccupazione «c’è assoluta condivisione con il governatore Draghi, sono stati rimossi gli equivoci» ha spiegato Tremonti. Il titolare di via XX settembre, però, si chiede di che «tipo di lavoro» si parla. Citando una statistica di secondo cui in Italia «esistono 400.000 posti di lavoro che non vengono accettati» spiega che tanti rispondono «no, grazie» a lavori come «l’infermiere, il meccanico, il sarto, l’apprendista».

MERCATO DEL LAVORO – «La condizione del mercato del lavoro – ha sottolinea ancora Draghi – è il tema centrale, da analizzare guardando a tutti gli indicatori e a tutte le buone fonti informative disponibili. Tra il secondo trimestre del 2008 e il quarto del 2009 il numero di occupati – ha detto Draghi – si è ridotto in Italia di 560.000 persone, in gran parte appartenenti a quell’area che include i contratti di lavoro a tempo determinato e parziale e il lavoro autonomo con caratteristiche di lavoro dipendente occulto; nel primo semestre dell’anno in corso si è registrata una debole ripresa, con 40.000 occupati in più». «Come in altri paesi europei- prosegue il governatore di Bankitalia – le conseguenze della recessione sono state attenuate dall’ampio ricorso a strumenti di riduzione degli orari di lavoro. Da settembre 2008 ad agosto 2010 sono state complessivamente autorizzate oltre 1.800.000 ore di Cassa integrazione guadagni (Cig), che equivalgono al lavoro di circa mezzo milione di occupati dipendenti a tempo pieno ogni anno; sin dalle prime fasi della crisi il governo ha esteso la platea dei potenziali beneficiari. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto l’8,5 per cento delle forze di lavoro, fra le quali sono inclusi anche i lavoratori in nero».

BANCHE E POLITICA – Non sono accettabili ingerenze della politica nelle banche, perchè l’Italia non può tornare indietro di vent’anni ha spiegato successivamente Draghi, secondo cui «L’esperienza italiana delle banche pubbliche è viva nella nostra memoria. Certi rapporti fra gruppi economici locali, banche pubbliche e politica si sono dimostrati alla lunga esiziali per le banche, deleteri per il costume civile. La crescita del territorio – ha sottolineato Draghi – ne è stata in più casi frenata, anziché favorita. Da queste logiche – ha aggiunto il governatore alla giornata mondiale del risparmio – siamo usciti, con grande e consapevole sforzo, vent’anni fa; altri Paesi guardano ora all’esperienza italiana. Nessuno vuole tornare indietro».

COORDINARE POLITICHE ECONOMICHE EUROPEE – «L’Italia – ha sottolineato ancora Draghi – ha affrontato la crisi con un disavanzo pubblico ancora prossimo al 3% del pil e con un debito pubblico in lenta riduzione ma alto nel confronto internazionale. La reazione alla crisi è stata prudente, la ripercussione sui conti pubblici minore che negli altri Paesi avanzati anche per l’assenza di salvataggi bancari». «Alla crisi che nei mesi passati ha colpito l’area dell’euro i paesi hanno risposto individualmente, con politiche di bilancio volte a contenere il rischio sovrano, impedendo il contagio; collettivamente, con la creazione di nuove istituzioni e regole. Da questa manifestazione di cooperazione, di solidarietà, di fermezza, l’euro – ha spiegato Draghi – ha ricevuto solidità. Il processo, pur non concluso, dimostra che i paesi con le istituzioni più deboli non riescono da soli a risolvere i loro problemi di politica economica».

TREMONTI E LA DOPPIA ALIQUOTA – Al termine dell’intervento di Draghi Tremonti si è soffermato su una possibile novità di tipo fiscaleche potrebbe riguardare il sistema bancario. «Un’idea per le banche – ha detto Tremonti – è quella di avere due aliquote, una più bassa per la proprietà industriale e commerciale delle banche e una più alta per le attività finanziarie».

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Redazione online
28 ottobre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/economia/10_ottobre_28/draghi-disoccupati_71422eee-e27a-11df-8440-00144f02aabc.shtml

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Pubblico impiego, la scure di Brunetta: «In 5 anni taglio di 300.000 posti»

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Draghi: «In due anni in Italia persi 560.000 posti»
Tremonti: condivisibili i dati di Bankitalia

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ROMA (28 ottobre) – Tagli in vista per i dipendenti pubblici. Il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta stima che in cinque anni, dal 2008 al 2013, «si può prevedere una riduzione dell’occupazione nel pubblico impiego di oltre 300 mila unità pari a -8,4% per effetto delle misure in materia del blocco del turn over, contratti di lavoro flessibile e collocamento a riposo». È quanto si legge in un documento presentato oggi dal ministro in occasione del convegno Una riforma per la crescita che fa il punto sulla riforma della Pubblica amministrazione.

Nel testo viene spiegato che il personale pubblico si è già ridotto di circa 72 mila occupati negli anni 2008 e 2009, scendendo a circa 3,5 milioni di unità. Quanto alla riduzione prospettata dell’8,4% nel quinquennio, ciò implica un aumento medio di produttività annua del 2% circa.

«Tra il secondo trimestre del 2008 e il quarto del 2009 il numero di occupati si è ridotto in Italia di 560.000 persone»: è quanto ha detto oggi il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi. Secondo il numero uno di Bankitalia le persone che hanno perso il proprio posto di lavoro sono «in gran parte appartenenti a quell’area che include i contratti di lavoro a tempo determinato e parziale e il lavoro autonomo con caratteristiche di lavoro dipendente occulto». Tuttavia, secondo Draghi, «nel primo semestre dell’anno in corso si è registrata una debole ripresa, con 40.000 occupati in più».

La condizione del mercato del lavoro in Italia «è un tema centrale da analizzare guardando a tutti gli indicatori e a tutte le buone fonti informative disponibili», sottolinea poi il governatore della Banca d’Italia, tornando sul tema del tasso effettivo di disoccupazione che, aggiunge, «ha raggiunto l’8,5% delle forze di lavoro, fra le quali sono inclusi anche i lavoratori in nero». A giudizio di Draghi, però, per «valutare più compiutamente la situazione del mercato del lavoro numerosi organismi statistici, nazionali e internazionali, utilizzano anche altre misure di sottoutilizzo della forza lavoro. Vengono conteggiati, assieme ai disoccupati, i lavoratori assistiti da strumenti quali la cig, quelli che sarebbero disponibili a lavorare ma non cercano più attivamente un impiego perchè disperano di trovarne uno, quelli forzosamente occupati a tempo parziale, pur desiderando un lavoro a tempo pieno. Limitandosi alle prime due fasce – conclude Draghi, ribadendo quanto già sostenuto da Bankitalia nei giorni scorsi – si calcola per l’Italia un tasso di sottoutilizzo superiore all’11% delle persone potenzialmente occupabili, come in Francia, più che nel Regno Unito e in Germania».

I dati esposti dal governatore della Banca d’Italia, secondo cui l’Italia ha un tasso di «sottoutilizzo» del lavoro dell’11% tenendo conto di cassintegrati e lavoratori scoraggiati, meritano «assoluta condivisione», ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, sottolineando che «potremo condividere un altro punto di vista», e cioè quello evidenziato da una ricerca di Confartigianato secondo cui in Italia «esistono 400.000 posti di lavoro che non vengono accettati». «Se la tua prospettiva è il posto fisso in una fondazione bancaria – ha detto Tremonti nel suo intervento alla Giornata del risparmio dell’Acri – la chance di disoccupazione è molto alta», così come se si dice «no grazie» a posti di lavoro da «infermiere, meccanico, sarto, apprendista», categorie civili che «vanno presentate in modo un po’ diverso».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=124563&sez=HOME_ECONOMIA

LA DENUNCIA – Atenei, la rabbia degli studenti: “Tagli alle borse studio 2011” / Cercansi docenti a contratto Salario: 1 euro al mese. Lordo

Atenei, la rabbia degli studenti
“Tagli alle borse studio 2011”

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Secondo il coordinamento universitario Link, nell’ultima Finanziaria si stanziano poco più di 25 milioni di euro per l’anno 2011-2012. Nel 2009 erano 99 milioni. Il ministero smentisce

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di SALVO INTRAVAIA

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Atenei, la rabbia degli studenti "Tagli alle borse studio 2011"

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“IL GOVERNO ha deciso di cancellare definitivamente il diritto allo studio in Italia”. Dal prossimo anno le borse di studio in favore degli studenti universitari potrebbero subire un drastico taglio. La denuncia arriva dal coordinamento universitario Link. Ma dal ministero arriva una secca smentita: “I fondi saranno regolarmente garantiti”. Secondo gli studenti universitari “l’ultima manovra finanziaria, approvata in Consiglio dei ministri il 14 ottobre, stanzia infatti solo 25.731.000 euro per il diritto allo studio per l’anno 2011/2012”. In poche parole, “a seguito delle ultime manovre governative il fondo ministeriale per il diritto allo studio passa da 246 milioni di euro del 2009 a 99 milioni nel 2010 e i 70 milioni” già previsti per il 2011 negli anni precedenti adesso si riducono a poco meno di 26.

“Ma evidentemente a Tremonti non bastava”, commentano i ragazzi. “In due anni  –  proseguono  –  il taglio operato dal governo è quindi pari al’89,54 per cento e per il 2013 sono previste risorse per soli 12.939.000 euro”. Ma quanti sono in Italia gli studenti che fruiscono di agevolazioni economiche per proseguire gli studi? E quanto ricevono in media dallo stato? “In Italia  –  spiegano dal Link  –  gli idonei che avrebbero diritto alla borsa di studio sono 184.043. E se dovessimo dividere le risorse per il numero di studenti che per legge hanno diritto a una borsa di studio con cui pagare trasporti, alloggio, libri, potremmo affermare che il governo stanzia 70 euro a testa”.

“Si tratta  –  fanno notare –  di studenti meritevoli e con redditi bassi, che per proseguire i costosi studi non hanno altra speranza che la borsa di studio”. In effetti, da qualche anno a questa parte le tasse universitarie sono progressivamente aumentate e dall’ultimo bollettino del ministero del Miur, per il 2008/2009, siamo già a quota 871 euro. Gli studenti per “impedire lo smantellamento di un diritto fondamentale” scenderanno in piazza domani a fianco degli studenti delle scuole superiori e dopodomani a Napoli, per la manifestazione in difesa della scuola pubblica promossa dal Coordinamento scuole secondarie di Roma e promosso dai Coordinamenti dei precari.

E da quando il governo ha annunciato il varo dell’ennesima manovra finanziaria le voci su possibili tagli all’istruzione si rincorrono incessantemente. Ieri, si era diffusa la notizia su un ridimensionamento anche per i fondi che garantiscono i libri di testo gratuiti agli alunni delle elementari. Ma il ministero smentisce in maniera secca entrambe le cose. “Le dichiarazioni di alcuni esponenti del Pd sui tagli ai libri di testo gratuiti per la scuola elementare e sulla riduzione delle borse di studio universitarie sono prive di fondamento”, dicono da viale Trastevere. “Per entrambi i settori, i fondi saranno regolarmente garantiti”.

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28 ottobre 2010

fonte: http://www.repubblica.it/scuola/2010/10/28/news/borse_studio_2010-8522274/?rss

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UNIVERSITA’

Cercansi docenti a contratto
Salario: 1 euro al mese. Lordo

Le università d’Italia cercano professori con contratti a progetto. Con un particolare: i candidati devono essere professionisti esterni alle facoltà e riceveranno uno stipendio simbolico

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di GIULIA CERINO

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Cercansi docenti a contratto Salario: 1 euro al mese. Lordo

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“PER OVVIARE ai tagli e pagare le supplenze”. Non si tratta di uno scherzo. Anzi. Quella  contenuta nel decreto ministeriale del luglio 2008 “Criteri e modalità per il conferimento da parte degli Atenei di incarichi di insegnamento gratuiti e retribuiti” 1, è una disposizione seria. Pensata nel 2008, apposta per ovviare ai tagli già calendarizzati a due anni dopo, la legge prevede che le università, in totale autonomia, possano scegliere di coprire i “buchi” del sistema universitario italiano (posti vacanti, tagli ai corsi di laurea e al personale, sciopero dei ricercatori), assegnando per contratto “consulenze” a professionisti del lavoro, chiamati a tenere corsi “specializzati”. Così, ad insegnare in quei corsi di laurea che sono stati cancellati tra il 2009 e il 2010  dalla riforma Gelmini sull’università e per ovviare ai tagli all’istruzione, che non permettono di pagare i supplenti precari, le Facoltà d’Italia assumono con contratti simbolici di un euro.

Bandi aperti in tutte le facoltà. La quota massima di docenti esterni prevista dal decreto è pari al 23 per cento del totale dei professori ordinari di ogni facoltà. Così, nell’Ateneo di Pisa, 15 insegnamenti di Lettere e Filosofia sono stati nuovamente emanati il primo settembre solo grazie a delle assunzioni a costo zero. Lo stesso è avvenuto per Scienze del Turismo, il Polo dei sistemi logistici e l’Accademia Navale di Livorno. Per un totale di 170 professori esterni su 224 di ruolo all’università di Pisa. Ma alla lista si aggiungono molti altri Atenei d’Italia che, contro i tagli, hanno aperto nuovi bandi per i posti di docenti con incarico gratuito: La Sapienza, Tor Vergata, L’Università di Bologna, quella di Milano, quella di Torino e anche quella di Cagliari. Qui il bando chiuderà il 3 novembre. Ecco perché c’è già un gran fermento.

Precari vs professionisti. Nonostante il decreto preveda che “l’attività svolta non dà luogo a diritti in ordine all’accesso nei ruoli delle università”, le docenze fanno curriculum. E collezionarne a più non posso conviene, soprattutto ai precari. Che urlano allo scandalo ma che, pur di lavorare, ottenere titoli e ‘fare punteggio’, sono disposti a stringere i denti e insegnare gratis. In aperta competizione con i professionisti, che, rispetto ai docenti precari e ai ricercatori semplici hanno una marcia in più: “Per molti di loro  –  spiega Aldo Maria Morace, preside della facoltà di Lettere all’Università di Sassari e professore di Letteratura italiana – 300 euro in più o in meno non fanno la differenza. Così, si è scelto di dare 1 euro a titolo simbolico e per l’assicurazione”.

“E’ l’unico modo per tenere aperti alcuni corsi”. Gli studenti invece ringraziano, a modo loro. Perché “assumere docenti-professionisti che lavorano gratis  –  continua Morace – è l’unico modo per mantenere aperti quei corsi che non esistono più ma che centinaia di studenti vorrebbero seguire perché previsti dai loro piani di studio o per ovviare all’assenza di ricercatori, ora in sciopero. Questo perché, a causa dei tagli, qui in Sardegna come altrove, non siamo più in grado di pagare le supplenze”. A Cagliari infatti, l’anno scorso, ha chiuso un corso “metodi e tecniche per il servizio sociale” e per riaprirlo, l’Università di Sassari ha dovuto ‘assumerè a titolo gratuito degli assistenti sociali. La stessa cosa è avvenuta anche per altri corsi di laure. Il primo, datato 29 settembre 2010, riguarda gli insegnamenti vacanti di “Tecnologie per l’istruzione”, il secondo, del 7 ottobre, fa riferimento alle materie di “Informatica umanistica” e “Archeologia medievale”. Per tutti questi corsi, Cagliari ha aperto un bando di concorso. Lo stipendio dei vincitori: 1 euro lordo.

“Siamo come la Slovacchia”. Ma quella contenuta nel decreto del 2008 non è la soluzione giusta. “A lungo andare  –  conclude Morace  –  tutto questo peserà sulle spalle dei docenti e ricercatori precari d’Italia. Quello che sta succedendo in tutte le università della Penisola è un sintomo. Il vero problema è che siamo gli ultimi in Europa con la Slovacchia. Investiamo solo lo 0,82 del Pil in istruzione di contro a una media europea dell’1 e 80. Questo è quello di cui dovrebbero parlare i ministri”.

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28 ottobre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/scuola/2010/10/28/news/docenti_a_contratto-8519119/