Archivio | dicembre 1, 2010

Gelmini, da che pulpito…

Gelmini, da che pulpito…

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“Si è laureata almeno tre anni fuori corso con un voto di 100 su 110. Aveva scelto una tesi con un titolo accattivante ‘Referendum di iniziativa regionale’. L’argomento era bello, ma lei lo ha trattato in maniera davvero sciatta. Per quella tesi non ho voluto dare neanche un punto in più della media voti. Non soltanto per come era stata scritta, a tirar via, ma sopratutto per come la Gelmini venne ad esporla in sede di discussione”.

Antonio D’Andrea, docente di diritto costituzionale all’Università di Brescia (relatore della tesi di laurea di Mariastella Gelmini)

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fonte:  http://temi.repubblica.it/micromega-online/


Governo, Udc presenterà una mozione di sfiducia

Governo, Udc presenterà una mozione di sfiducia

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mercoledì 1 dicembre 2010 20:54

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ROMA (Reuters) – Anche l’Udc presenterà una mozione di sfiducia al governo alla Camera, come ha deciso oggi il gruppo parlamentare che si è riunito a Montecitorio. Lo ha riferito l’ufficio stampa del partito.

“E’ una strada obbligata, in coerenza con gli impegni presi”, ha detto Pierferdinando Casini, il leader del partito di centro all’opposizione, come riferito dal suo ufficio stampa. “Il testo della mozione sarà pronto nelle prossime ore”.

“Se Berlusconi dovesse dimettersi prima, sarebbe un gesto di grande intelligenza”, ha aggiunto Casini, auspicando che dopo la sfiducia, che sarà messa ai voti il 14 dicembre, si possa formare “un governo di responsabilità più ampio”.

Il 12 novembre scorso erano stati il Pd e l’Idv ha presentare una mozione di sfiducia nei confronti del governo alla Camera, mentre il Pdl ne ha presentata una di sostegno all’esecutivo al Senato, che saranno votate entrambe il 14/12.

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fonte:  http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE6B00M420101201

CIAO MARIO – De te fabula narratur. Conversazione con Mario Monicelli di Curzio Maltese

De te fabula narratur. Conversazione con Mario Monicelli di Curzio Maltese

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Mezzo secolo di storia ‘italiota’ tra generosità collettiva e ‘soliti mostri’ L’Italia della ricostruzione e quella del boom, l’Italia dei perdenti e quella dei furbi, l’Italia solidale e quella che non si vergogna, l’Italia mostruosa, brancaleona, solita nota: un dialogo con il regista che ha scritto la storia della commedia all’italiana (e del cinema tout court)

Monicelli e Gassman (vero cognome) sul set de ‘L’armata Brancaleone’

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Conversazione con Mario Monicelli di Curzio Maltese, da MicroMega 7/2006

Curzio Maltese: Girare un film a novant’anni [Le rose del deserto] è un’impresa eroica. Dev’esserci stata una spinta, un’urgenza nel recuperare un pezzo della nostra storia. Perché ti è venuta voglia di raccontare la guerra degli italiani in Libia del ’40-’43?
Mario Monicelli:
Gli italiani andavano a piedi, non avevano carri armati, non avevano cibo, non avevano niente. Si dibattevano in mezzo alla sabbia e alle dune. Correvano avanti e indietro. La guerra era un continuo correre disperatamente in mezzo alla sabbia del deserto, come quei poveracci che stavano in Russia e che, anche loro, correvano avanti e indietro in mezzo alle paludi. Questa era la guerra per gli italiani. Io poi la guerra l’ho fatta e so com’erano le cose. Sono stato mobilitato nel ’40. Avevo 24 anni. Mi hanno mandato in Albania. La situazione era esattamente come quella del 1915-’18. Benché quella fosse una guerra di posizione in trincea, comunque stavi sempre nel freddo, nel caldo, non vestito, non armato, affamato. Eravamo senza una guida, in balia di rapporti politici trasversali, di sopraffazioni e conflitti fra i vari generali e i vari politici. La vita di ciascuno di noi era in mano a questi personaggi.
Maltese: È la tragedia finale del regime, prima del grande risveglio del dopoguerra, nel quale il cinema ha un ruolo centrale, unico. Voi protagonisti ne eravate consapevoli?
Monicelli:
Per nulla. È tutto sorprendente. L’Italia che aveva perso la guerra malamente è diventata all’improvviso la nazione principe del cinema, grazie al neorealismo che ha rovesciato la struttura e il linguaggio del cinema. Negli anni Trenta non si immaginava che il cinema fosse importante. Per fortuna, erano importanti la letteratura, la musica, la pittura. Il cinema era considerato un fenomeno popolare da baraccone. Ma nel dopoguerra, improvvisamente, il cinema fu considerato quasi come fosse l’unica fonte della cultura. Oggi tutti i ragazzi vogliono occuparsi solo di cinema. Credono di potersi divertire dedicandosi ad un’attività che non richiede molto studio e fatica. Ormai la cultura è identificata con il cinema. E questo è vergognoso.
Maltese:
Una volta hai detto che il cinema lo facevano quelli che non riuscivano a diventare romanzieri…
Monicelli: Perché io volevo essere un romanziere. Mi piaceva Flaubert, avrei voluto srivere come Dostoevskij. Mi sono accorto però abbastanza rapidamente – perché non sono del tutto stupido – che era meglio abbandonare questa ambizione. E ho ripiegato sul cinema, che comunque mi piaceva. Mi interessava entrare nel mondo che vedevo da ragazzino. Sono del ’15, e perciò vedevo il cinema muto, sono stato educato con quel cinema lì.
Maltese: Anche Fellini, quando gli chiedevano dei film che l’avevano più influenzato, citava Maciste. Nei fatti però il cinema diventa l’arte dominante e l’Italia gioca una parte straordinaria. A mettere in fila i titoli del cinema italiano dal ’46 alla fine degli anni Sessanta c’è da perdere la testa. Ogni anno una raffica di capolavori. Ci sono stati film, e tra questi i tuoi, che hanno addirittura inventato dei generi che prima non esistevano, e che poi sono stati copiati in tutto il mondo. Da I soliti ignoti all’Armata Brancaleone, chi aveva mai pensato di costruire un film su una banda di disgraziati in cerca di fortuna? Il road movie passa per un genere americano ma nasce da Il sorpasso di Dino Risi. I vitelloni di Fellini viene rifatto ogni dieci anni in Italia, da Moretti a Muccino, e non solo da noi. La dolce vita inaugura un genere di film senza plot, apre la strada a tutti gli Altman che verranno dopo. Come si spiega questa stagione di creatività e coraggio in un paese in genere tradizionalista, al traino di mode e culture straniere?
Monicelli:
Tutto nasce dal neorealismo. È una rivoluzione culturale vera. Con il neorealismo l’Italia si è trasformata nel paese faro della cultura, una specie di terra promessa. Pensa a Rossellini che va negli Stati Uniti e ne ritorna portandosi via la loro stella, Ingrid Bergman. Noi che lavoravamo nel cinema eravamo esaltati dal successo che aveva l’Italia. Eravamo un gruppo di trenta o forse quaranta fra autori, sceneggiatori e qualche attore. L’importanza che si dava al nostro cinema ci stupiva, ma eravamo anche divertiti, lusingati e ben contenti di questo fatto.
Maltese:
A parte il cinema, quello è stato un periodo straordinario anche nella pittura, nell’architettura, nel design. L’Italia si traforma da nazione museo, custode di bellezza antica, a fabbrica di bellezza contemporanea.
Monicelli:
Quello è stato anche al di fuori dell’arte un periodo fecondo. Però è durato appena cinque o sei anni. Credo sia stato il momento più straordinario della nostra storia recente. E vorrei aggiungere che è anche stato il momento più onesto che abbia vissuto l’Italia. Tutti erano felici di dover ricostruire, e di dover lavorare per questo. Si viveva male o modestamente, ma prevaleva l’allegria e la volontà di fare. La gran parte degli italiani abitavano in due o tre in modeste camere ammobiliate, cercando di arrangiarsi. Ma c’era un sentire collettivo: l’Italia si stava ricostruendo. Poi, non so come, questo spirito si è perso. Forse si è perso con l’industrializzazione, con il boom, quando è cominciata la maledizione della Fiat. Quella di allora era un’Italia rurale, fatta per un 70 per cento di contadini e per un 25 per cento di muratori. L’emigrazione in Piemonte e in Lombardia è stata una grande iattura. Sono comparsi i cartelli con sopra scritto: «Vietato affittare ai cani e ai terroni». Insomma, da quei quattro o cinque anni meravigliosi è scaturita di nuovo un’Italia di perdenti.
Maltese:
Sì, ma perdenti non poetici, cattivi, furbi. La tua equazione fra furbi e perdenti è illuminante. Negli anni del boom l’italiano è un eroe del fare, l’italiano furbo verrà inventato più tardi. Sono i truffatori di Il bidone di Fellini, il Gassman del Sorpasso che è un perdente mascherato da vincitore. Proprio nel Sorpasso si racconta la perdita dell’innocenza, la morte di Trintignant è la fine di una certa Italia onesta, perfino ingenua. Rimane soltanto il furbastro, che poi diventerà il protagonista di tutta la commedia all’italiana.
Monicelli:
Da un certo punto in poi ha avuto inizio la corruzione, la prevaricazione. Si è cominciato a barare su tutto. Abbiamo visto anche recentemente che cosa è successo nel calcio. Si trattano da eroi dei bari. Per paradosso, ad esaltarli sono quegli stessi tifosi che rinunciavano al pacchetto di sigarette per andare alla partita o per giocare al Totocalcio, mentre i loro eroi si giocavano le partite alterandole. Il furbo italiano è contento di essere un truffatore e si vanta di esserlo. In qualche modo riesce ad essere anche una figura simpatica, come può però essere simpatico Sordi. Ma accade soltanto in Italia, attenzione. L’italiano di Sordi ha un fondo repellente. Fa ridere rappresentando un italiano repellente. Non a caso all’estero non riescono a capire come Sordi possa essere un attore a cui gli italiani danno tanta importanza. A loro non fa ridere. Fa orrore.
Maltese: Sordi si è rivelato fino in fondo in Un borghese piccolo piccolo, o anche in Il Marchese del Grillo, ovvero in personaggi orrendi, autentici mostri. Ma anche quello di Il vedovo, che dice al fattore: «Mi raccomando, fammeli lavorà ’sti bambini», come fa a essere simpatico?
Monicelli:
Perché nel fondo l’italiano è un mostro. È un furbetto che può anche uccidere se qualcuno in un certo momento gli dà uno spintone.
Maltese: Dietro l’apparente bonarietà c’è la crudeltà. Vorrei tornare all’Italia onesta del dopoguerra, più felice e capace di progredire.
Monicelli: Quell’Italia era collaboratrice, solidale, sopravvissuta a una guerra persa, che era stata atroce e sbagliata. Gli italiani non sapevano in quale misura erano stati oppressi dal fascismo. Applaudivano se dovevano applaudire. Da quelle macerie è nata però la libertà, che gli italiani non conoscevano. La libertà all’inizio li ha resi euforici, li ha resi allegri e felici di essere vivi. Tutti eravamo contenti di appartenere alla gioventù che si era liberata dal fascismo e dalla guerra.
Maltese: Come hai vissuto il periodo delle inchieste di Tangentopoli? Te lo chiedo perché sei stato uno di quelli che avevano raccontato nei film la corruzione prima ancora che la rivelassero le inchieste dei giudici.
Monicelli: In molti abbiamo raccontato quell’Italia prima che emergesse dalle inchieste giudiziarie: l’ha raccontata Germi e l’hanno raccontata tanti altri. In quel periodo ero contentissimo. Del resto, ero e resto un fan del magistrato Borrelli. Anzi, vorrei che ce ne fossero cinquanta, di Borrelli. Speravo che Mani Pulite non finisse mai, che dilagasse e che alla fine si compisse veramente una pulizia spettacolare. E invece c’è stato quello che c’è stato.
Maltese:
C’è un tratto che, secondo me, rivela una difficoltà del cinema italiano contemporaneo. Gli italiani furbi dei film di allora erano più brillanti degli italiani furbi di oggi, che sono molto banali. In questo scarto c’è il passaggio dalla commedia all’italiana ai Vanzina – con tutta la simpatia per i Vanzina. Immagino che tu legga le intercettazioni. Avrai visto che parlano tutti con la stessa lingua, che sembra la lingua di Boldi e di De Sica. Parlano tutti in modo volgarissimo, sia che si tratti del mancato re o di Ricucci. È il quadro di una piccola borghesia televisiva, piccola in senso culturale più che economico, totalmente omologata e quindi anche poco interessante da raccontare. Non è un caso che le nuove commedie italiane siano incomprensibili oltre confine.
Monicelli:
Esibiscono una lingua volgare perché è il loro segno distintivo, che li rende tutti uguali e tutti colpevoli. È l’esibizione di un’appartenenza. Fa parte di quello stesso fondo morale che esibiva Craxi, quando diceva che rubavano tutti. Coinvolgere tutti è la cosa più bassa e più volgare, e anche più corrotta, che si dia.
Maltese:
Una figura costante dei tuoi film è l’italiota. Ora, secondo me, Luciano Moggi è un italiota fantastico, una fotografia impeccabile di questo tipo umano. Poteva essere il personaggio di una tua sceneggiatura. Tutti sapevano, tra l’altro, che faceva quel mestiere non capendo granché di calcio.
Monicelli:
Tutti erano d’accordo e speravano di entrare in quel pus, anche gli «eroi» di Berlino. Il problema è che questo pus esiste dappertutto. L’indignazione che abbiamo per il calcio, che in fondo è un settore poco importante, dovremmo averla nei riguardi di molte cose. Ti faccio un esempio personale. Io voto Rifondazione comunista. Ebbene, ti fanno credere che le cose si svolgono in una certa maniera; tu vai, segui, speri, e ti dici: va bene, aiutiamo, votiamo, applaudiamo, parliamo, sentiamo, testimoniamo. Ma poi Rifondazione comunista non rifonda un bel niente. Anche Rifondazione è un partito che vuole prevaricare sugli altri. Io però non faccio il politico; e forse per me è facile indignarsi.
Maltese: Sostanzialmente il mestiere del politico dovrebbe essere quello di migliorare la vita delle persone. Tra l’altro, è un potere euforizzante, perché può migliorare veramente la vita delle persone normali.
Monicelli: Che sono le persone oneste. E tuttavia bisogna stare attenti: anche queste stesse persone oneste sono potenzialmente corrotte. Basta che si presenti loro l’occasione di usare dei mezzi disonesti per migliorare la propria condizione, qualunque essa sia, dalla più miserabile alla più alta, e pochissimi si tireranno indietro. Questa è la verità. Io ho pietà di questi personaggi, mi fanno ridere. In I soliti ignoti, in Brancaleone trovi tutte storie nelle quali il miglioramento passa attraverso mezzi anomali. Brancaleone vuole addirittura conquistare un feudo! Ciò che accomuna tutti questi personaggi è che l’unica via che vedono è la prevaricazione, l’inganno, l’espediente.
Maltese: S’insiste molto oggi sulla retorica della patria. A me dà molto fastidio. Come dici mezza parola di critica, sei anti-italiano. Ma la categoria degli anti-italiani è una categoria meravigliosa: da Dante Alighieri in poi comprende tutti: Leopardi, Manzoni, d’Azeglio… La nostra grande letteratura fino a Flaiano e a Pasolini è costituita da anti-italiani. In realtà, l’anti-italiano dimostra un vero amore per il paese, un amore sofferto e critico. Ci sono degli anti-italiani nel cinema? Io non ne vedo.
Monicelli:
I Visconti, i De Sica erano talmente vincenti nel mondo che potevano permettersi di essere contro in Italia, di non piegarsi. Nel cinema italiano c’è stato un momento felicissimo quando i vari Germi, Antonioni e non solo loro erano sulla cresta dell’onda. Questi autori potevano anche ergersi a difensori dell’onestà. La loro libertà era possibile però solo perché erano estremamente vincenti, avevano un loro seguito di pubblico. Se questa condizione manca, subito nasce la necessità di concertare.
Maltese: Mentre prima c’era un’egemonia culturale del Partito comunista sul cinema, che però, a ben vedere, era più un’egemonia dei cineasti sul Partito comunista, oggi la situazione è del tutto cambiata. Oggi il rapporto è da raccomandato a padrone, mentre allora il rapporto era di influenza. Mi viene in mente il tuo film I compagni. Quello è un film che rappresenta una sinistra italiana che in realtà non c’era più.
Monicelli:
Io mi riferivo a Costa, a Treves, che non erano comunisti, ma socialisti. Io sono stato socialista, poi con Craxi, naturalmente, me ne sono andato. Ma alla fine dell’Ottocento l’Italia aveva dei socialisti seri, che erano espressione di un’Italia generosa. Sono loro che hanno introdotto gli scioperi. Questi socialisti erano spesso dei borghesi o anche dei piccolo-borghesi. Si sono sforzati di mettere insieme i proletari e i contadini, che allora erano degli sbandati, per far loro acquisire una coesione di gruppo, e renderli solidali tra loro. Volevano riscattare in qualche maniera la condizione in cui versavano, facendo loro capire che insieme avrebbero potuto ottenere dei risultati. Avevano le idee chiare e una morale solida: e se uno ha le idee chiare e una morale solida non può sbagliare.
Maltese: C’era allora la spinta a rendersi portatori dell’interesse di tutti e non solo del proprio esclusivo interesse. È il caso di uno spirito inedito per la storia politica italiana, che è per lo più dominata da un’attenzione al «particolare». La classe operaia aveva la generosità di pensare non solo alle proprie rivendicazioni, ma al miglioramento generale. Poi però la politica italiana è tornata a esprimere una rassegnazione al sistema generale. Rispetto al paradigma italiano, come collochi tu una figura come quella di Berlinguer?
Monicelli:
Berlinguer era, per così dire, un folle: ha creduto che si potesse invitare gli italiani ad essere onesti, a risparmiare, a non volere troppo, a pagare le tasse. E meno male che è morto, sennò l’avrebbero ammazzato! I suoi militanti, i suoi compagni, dicevano che sbagliava tutto perché quelle cose, secondo loro, non si potevano dire agli italiani, per giunta proprio nel momento in cui il Partito comunista poteva vincere la battaglia elettorale contro la Democrazia cristiana. Berlinguer era un personaggio politico anomalo.
Maltese:
Come spieghi il fatto che i tuoi film sono popolari?
Monicelli: Sono popolari, secondo me, perché raccontano la condizione umana dei perdenti. E l’Italia è fatta di perdenti. E allora, se uno racconta questi perdenti con un certo affetto, il risultato piace, diverte. Io poi cerco di far divertire. Nei miei film c’è sempre un gruppo di persone che cercano di migliorare la loro condizione: un gruppo di povera gente, siano essi contadini, proletari, donne o disperati dell’anno Mille. I miei personaggi vogliono migliorare la loro condizione cercando di sfondare una cassaforte o di conquistare un feudo o di lavorare un’ora di meno, come in I compagni. E in questo falliscono sistematicamente, perché sono inadeguati all’impresa. L’inadeguatezza diverte, però fa anche pena e induce alla pietà. La condizione umana degli italiani è solo quella di essere dei perdenti. Cercano di migliorare la loro condizione perché questa è, per la stragrande maggioranza, una condizione di povertà.
Maltese:
Gli italiani hanno anche la capacità di dividersi sempre. C’è una battuta di Brancaleone che, secondo me, raccoglie tutta la storia italiana: «Andate pur’anco voi senza meta, ma da un’altra parte». Ecco: questa è la realtà dell’alleanza elettorale, dell’Ulivo e non di meno della destra: tutto è un andare senza meta, ma ciascuno da un’altra parte.
Monicelli:
Ognuno si crea il suo feudo, il suo partito…
Maltese:
I film italiani che hanno avuto più successo, che hanno vinto degli Oscar, parlano di italiani che in realtà non esistono più. Tornatore, Salvatores, Benigni, tutti rappresentano gli italiani del dopoguerra o di prima della guerra. Sembra che gli italiani contemporanei non siano interessanti.
Monicelli:
Sarebbero anche interessanti, sono infatti degli italiani mostruosi. Il problema però è che se uno mette in scena Berlusconi, Bondi, Cicchitto, Adornato, Fini, arriva sempre in ritardo. Quando esce il film, la realtà ha superato la parodia. La realtà oggi supera la satira. L’indignazione che vuoi produrre non basta mai. Arranchiamo dietro i fatti. Una volta non era così, gli italiani erano più stabili. Oggi il cinema non riesce a star dietro alla cronaca.
Maltese: Però voi avete fatto una cronaca profonda. Io faccio il giornalista ma ho capito meglio la realtà andando a vedere un film che attraverso un’inchiesta. La commedia italiana ha raccontato la corruzione di Tangentopoli molto prima che il sistema fosse scoperchiato dai magistrati. Non dico che gli autori di cinema debbano fare i profeti, però l’intuizione di un artista è più profonda di quella di un giornalista. È un’intuizione che percepisce non solo che le cose accadono, ma anche dove vanno a finire.
Monicelli:
E che cosa può accadere adesso di peggio di quello che è già accaduto? Non so veramente cosa possiamo immaginare io e i miei amici sceneggiatori. Tu che fai il giornalista, cosa puoi immaginare di peggio di quello che sta accadendo o che è accaduto fino a poco tempo fa, facendo finta che oggi non accada più?
Maltese: Che effetto ti ha fatto avere come presidente del Consiglio un personaggio dei tuoi film? Anche se forse un po’ iperbolico, Berlusconi, in fondo, è un personaggio di alcuni tuoi film.
Monicelli:
Il cinema italiano ha sempre fatto delle metafore, anticipando forse delle cose, ma non ha mai rappresentato dei personaggi reali, pensando che fossero anche vedibili e divertenti. Da chi lo fai interpretare Berlusconi? Il cinema italiano non ha mai rappresentato le cose per cronaca, bensì per metafora: Sordi si vendeva un occhio per sopravvivere. Queste sono le mostruosità di questo paese.
Maltese:
In realtà Sordi si vende l’occhio come Berlusconi fonda il partito. È una scelta disperata. Solo che più tardi è diventato possibile fondare un partito.
Monicelli:
È la legge del mercato. La cosa più micidiale che esita.
Maltese:
Che cosa è veramente cambiato nella vita e nella testa degli italiani? Alcune cose sono rimaste, altre si sono trasformate. Forse i rapporti con le donne sono cambiati rispetto a prima. Ma c’è una specie di antropologia eterna che tra l’altro riproduce una specie di fascismo permanente. E poi c’è qualcosa che invece si muove, che muta. In che cosa, secondo te, gli italiani sono profondamente diversi da quelli raccontati nella commedia all’italiana?
Monicelli:
Credo che oggi manchi la pietà che c’era un tempo. Una volta, c’era pietà tra gli italiani, c’era solidarietà verso chi aveva bisogno. Lo si faceva senza spendersi troppo, intendiamoci, però c’era un momento di solidarietà. Comunque, la pietà era parte della nostra educazione. Adesso credo proprio che la pietà sia sparita. Sembra una stupidaggine, ma una volta le armi non si maneggiavano; chi maneggiava le armi era già considerato una persona poco raccomandabile. Adesso non è più così. Il fatto che uno maneggi delle armi va bene a tutti. Una volta uno che usciva dal carcere era effettivamente finito. Era meglio quando c’era il marchio…
Maltese: Perché?
Monicelli: Perché la comunità poteva difendersi. Il fatto che uno avesse meritato il carcere significava che non era una persona raccomandabile.
Maltese: Durante Tangentopoli i suicidi erano dovuti alla vergogna. Gli indagati di oggi – che sono indagati per fatti gravi, non inferiori a quelli – non pensano minimamente a vergognarsi. Come li beccano, anzi, cominciano a fare la morale al prossimo, diventano quasi dei guru. E i giornali, senza non dico la minima decenza ma almeno senso dell’ironia, titolano: «Previti all’attacco», «Moggi accusa il sistema», «Ricucci si ribella».
Monicelli:
Chiamano i fotografi per farsi fotografare quando escono dal carcere.
Maltese: La vergogna è sparita e la rivendicazione del proprio crimine neanche stupisce, è la norma.
Monicelli: L’avere ottenuto un vantaggio imbrogliando qualcuno è un titolo di merito conclamato. La filosofia degli italiani ormai è questa.
Maltese:
I registi italiani, anche quelli che hanno più talento degli altri, non hanno la stessa voglia di cercarsi un pubblico, di comunicare, che avevate voi. Al terzo film già citano se stessi. Hanno una loro nicchia di pubblico e continuano a rivolgersi solo a quella.
Monicelli:
Un autore vuol essere visto, capito, letto o ascoltato. Noi della commedia all’italiana eravamo molto popolari subito nel dopoguerra, ma i critici ci trattavano come spazzatura. Spesso non ci recensivano nemmeno. Era sempre a causa del rigore di Alicata, del rigore del vecchio Partito comunista. Se uno affrontava un tema sociale, si dedicava a una cosa molto seria, impegnata. Non si pensava minimamente che si potesse far sorridere occupandosi di temi sociali, perché far sorridere era già inquinare tutto. Chi faceva dei film divertenti, era in partenza da escludere. Significava che non faceva cose serie. E infatti era così, non facevamo cose serie. Noi volevamo catturare il pubblico. Se questa era l’accusa, era un’accusa vera. Noi eravamo contenti quando avevamo catturato il pubblico.
Maltese: Nella cultura italiana la sottovalutazione del comico è una costante. Swift in Italia sarebbe stato immediatamente confinato ad autore minore. Sergio Saviane, che è stato un grandissimo giornalista, è già dimenticato, e comunque non veniva mai considerato un grande giornalista, perché aveva un talento satirico formidabile.
Monicelli:
Questa diffidenza per il genere comico non è solo italiana.
Maltese:
Però in Francia Molière è Molière. E poi lo scandalo per il Nobel a Dario Fo c’è stato solo in Italia.
Monicelli:
Nelle rassegne, nei festival, persiste dovunque una forte preclusione per il comico. Il fatto di far ridere, o che un film possa essere popolare, ha evidentemente qualche cosa che non va.
Maltese:
Tornando agli italioti, uno degli aspetti più straordinari della commedia all’italiana è l’aver descritto quel tratto tipico del fascismo che è l’inventarsi una gloria che non esiste. L’Armata Brancaleone è analoga al revisionismo italiano: l’idea di riscrivere la storia inventandosi una gloria che non c’è. Così come Brancaleone si inventa una gloria che non esiste, Mussolini s’inventava l’impero, Berlusconi la sua irresistibile ascesa, Bossi la Padania dei celti, l’ampolla magica e il dio Po. Questa è tutta commedia all’italiana, il poveraccio che s’ammanta di un eroismo immaginario. Tra l’altro, ove vi fosse stata, la Padania sarebbe stata alleata di Roma ladrona, contro gli imperatori tedeschi.
Monicelli: Tutto discende dal fatto che in Italia non c’è stata una Riforma, ma c’è stata la Controriforma senza che ci sia stata la Riforma. È stata una cosa incredibile. Immagina la vittoria della Controriforma contro una Riforma che in Italia non c’è mai stata. È stata vinta una battaglia che nessuno ha combattuto.
Maltese:
A proposito di controriforme, che effetto vi hanno fatto questi anni in cui politici e giornalisti di sinistra hanno contribuito a criticare l’antifascismo come valore, a smontare la Resistenza come momento della storia italiana di cui andare orgogliosi?
Monicelli:
Non ci si è mai occupati in modo adeguato della Resistenza né nel teatro, né nel cinema, e neanche nella letteratura, a parte Fenoglio. Eppure è l’unica cosa che abbiamo di cui potremmo veramente vantarci. Non solo non è stata apprezzata la Resistenza, ma sono venuti subito quelli che hanno detto che quelli di Salò erano dei bravi ragazzi. E i morti sono tutti uguali. Non è vero: fascisti e combattenti per la libertà sono diversi anche da morti. Ma è andata a finire così. La Resistenza è stata messa in disparte, non è stata più celebrata. Anche perché sembrava che fosse una pagina della storia di questo paese troppo intelligente, e generosa.
Maltese: In fondo a un decennio di revisionismo dominante sui media, i cittadini però sono andati a votare in massa un «No» alla pretesa di cambiare la Costituzione antifascista.
Monicelli:
Ma è stato anche un modo per liberarsi di questa destra, di Berlusconi. Gli italiani l’hanno votato con un plebiscito. Ma poi in verità non è piaciuto. Ed è venuta fuori tutta la mediocrità di quell’avventura, se ne sono allontanati anche quelli che sono disposti a tutto pur di essere sul carro del vincitore.
Maltese: Un problema italiano è quello di diventare adulti. È un tema ricorrente del nostro cinema, dal Fellini dei Vitelloni a Germi e a te in Amici miei. Ora, la difficoltà a diventare adulti è profondamente legata alla struttura della famiglia italiana.
Monicelli:
Ho fatto un film, Parenti serpenti, che era una farsa. La farsa è un genere meraviglioso, molto difficile perché va molto a fondo. Pur non essendo realistica, nella farsa c’è sempre una verità che va a fondo, come nella farsa di Chaplin e di Buster Keaton. Ora, la verità di quella farsa era la famiglia. Ma la colpa è delle donne. Adesso le donne, le ragazze, le signore, si lamentano che non trovano uomini. Ma questi uomini che non trovano sono quelli che loro da mamme hanno tenuto in casa, e che non vogliono far uscire, e che hanno accudito e curato e tenuto fino a 30-35 anni, senza mai farli crescere. Gli uomini italiani sono dei bambini non cresciuti per colpa delle donne. Che poi si lamentano perché trovano degli uomini che non sono cresciuti. Al contrario, le figlie femmine si possono anche mandare via: e loro infatti maturano, affrontano la vita molto più degli uomini, con più coraggio e con più grinta.
Maltese:
L’idea che Berlusconi esibisca in continuazione la mamma, mamma Rosa, spiega molte cose di Berlusconi. Il suo narcisismo clinico deriva da quella mamma lì. È evidente che la mamma lo ha esaltato in ogni sua attività.
Monicelli:
Ma Berlusconi la esibisce anche perché è convinto che gli italiani sono contenti se il loro Presidente, la loro guida, è legato alla mamma e che si rivolga alla mamma per prendere da lei le cose giuste, gli affetti, il modo di comportarsi verso gli altri. Berlusconi era convinto che quello fosse il lato debole degli italiani.
Maltese:
Io non ricordo nessun altro leader politico al mondo che abbia parlato così tanto della mamma come Berlusconi. Mamma Rosetta è presente in un discorso politico su due. Ma alla fine, perché i personaggi pubblici italiani, tutti, sono soltanto delle variazioni dei personaggi di Alberto Sordi, insomma protagonisti da commedia?
Monicelli: La commendia è la nostra nascita. La lingua italiana nasce dalla Commedia di Dante, che poi si è chiamata Divina commedia. Ed è una pagliacciata di Boccaccio: perché «Divina», a che serve? L’opera di Dante si chiamava La Commedia. E nella Commedia avviene tutto, tutto. Noi veniamo dalla commedia e la nostra vera natura è «la Commedia». La commedia continua nella Mandragola. E anche qui cose turche. Nella commedia italiana ci sono sempre turpitudini. Poi c’è la commedia dell’arte, in cui i servitori cercano di difendersi dal padrone che li vuole sopraffare e che, a loro volta, rubacchiano. La commedia all’italiana non l’abbiamo mica inventata noi del dopoguerra. Magari! Viene da lontano. La commedia all’italiana viene dalla Commedia di nostro padre Dante.
Maltese: Forse bisognerebbe aggiungere anche zio Goldoni. Il cinema ruba in continuazione da Goldoni, senza dirlo. Però nella commedia nobile c’era un coraggio eccezionale. Dante è uno che prende il suo papa, Bonifacio VIII, e lo sbatte all’inferno, ne parla come di un dannato. Questo nel 1300. Ora vorrei capire se fra gli eroi della satira contemporanea, sempre pronti a vantare il proprio coraggio, ce n’è uno capace di tanto con Ratzinger.
Monicelli: Prima o poi arriverà, e forse torneremo a divertirci col cinema.

(a cura di Giovanni Perazzoli)

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fonte:  http://temi.repubblica.it/micromega-online/de-te-fabula-narratur-conversazione-con-mario-monicelli-di-curzio-maltese/

Terremoto dell’Aquila e appalti irregolari. La Iurato (prefetto) ascoltata a Napoli

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La Iurato (prefetto) ascoltata a Napoli

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NAPOLI (1 dicembre) – Il prefetto de L’Aquila, Giovanna Iurato, ed il marito, Giovanni Grazioli, sono stati convocati oggi in procura a Napoli rispettivamente in qualità di indagata e di persona informata dei fatti nell’ambito dell’inchiesta sui presunti appalti illegali per la cittadella della sicurezza. Entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. La Iurato, sino a pochi mesi fa alto dirigente del ministero dell’Interno, è accusata di concorso in turbativa d’asta: avrebbe fatto in modo che ad aggiudicarsi uno degli appalti fosse la società Elsag-Datamat del gruppo Finmeccanica di cui il marito è manager.

Il prefetto, che era accompagnata dal suo legale, avvocato Claudio Botti, nel corso del precedente interrogatorio, che era stato poi interrotto con la contestuale contestazione del reato, aveva spiegato che il comparto della Elsag-Datamat che si era aggiudicato l’appalto è diverso da quello in cui lavora il marito, che peraltro era manager della Datamat prima che avvenisse la fusione con la Elsag.

L’appalto contestato riguarda il trasferimento del centro elaborazione dati della polizia dal quartiere Vomero a quello di Capodimonte. Per la vicenda è indagato anche il vice capo della polizia Nicola Izzo.

La decisione di non rispondere alle domande del procuratore aggiunto Rosario Cantelmo e del pm Vincenzo D’Onofrio, Raffaello Falcone e Pierpaolo Filippelli è stata presa dal prefetto Iurato su suggerimento del difensore, che ritiene «estremamente generiche» le contestazioni contenute nell’invito a comparire, in particolare l’espressione «palesi violazioni di legge».

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fonte:  http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=128957&sez=ITALIA

RIFORMA Università, ancora proteste in tutta Italia. Gelmini: “Senza ddl stop a concorsi e fondi”

RIFORMA

Università, ancora proteste in tutta Italia
Gelmini: “Senza ddl stop a concorsi e fondi”

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Dopo l’approvazione alla Camera della Riforma ddl sulla riforma universitaria nuove occupazioni e cortei. Sacconi: “Ormai la riforma è fatta”

Università, ancora proteste in tutta Italia  Gelmini: "Senza ddl stop a concorsi e fondi"

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ROMA – Se il ddl non dovesse ricevere il via libera definitivo al Senato o non essere calendarizzato, potrebbero verificarsi “pensanti conseguenze per il sistema universitario”. Sembra un avvertimento quello lanciato dal ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, il giorno dopo l’approvazione alla Camera del disegno di legge sulla riforma dell’Università. “La riforma dell’università ormai è fatta”, rassicura il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che si dice convinto che la parte difficile dell’iter della riforma sia superata e che l’attuazione definitiva sia vicinissima. E questo nonostante la mobilitazione, che ieri ha visto coinvolte migliaia di studenti, gli scontri e le proteste che, per il ministro, hanno avuto come protagonisti solo “una minoranza di studenti”.

LO SPECIALE SULLA PROTESTA 1

Una “minoranza” che non si è ancora arresa e che, anche oggi, ha continuato a far sentire, seppure in forme e misura più lievi, il proprio dissenso per una riforma che ritiene sbagliata e nociva per il mondo dell’università. Ancora tante le scuole occupate dal Nord al Sud del Paese, cortei e proteste hanno bloccato alcune stazioni e non sono mancati neanche scontri. “Continueremo la protesta fino al 14 dicembre” (data in cui alla Camera sarà votata la mozione di sfiducia al governo, ndr) dicono gli studenti: “La maggioranza e il governo hanno deciso di non cogliere i segnali che venivano dalle università, portando il testo al voto con un atto di arroganza, nonostante il parere negativo della commissione Bilancio. Se il ministro Gelmini pensa di fermare la protesta degli studenti, avremo il piacere di smentirla – hanno detto Federico Nastasi, coordinatore nazionale della Rete Universitaria Nazionale (RUN), e Marco Grandinetti, portavoce della Federazione degli Studenti (FDS)-. La maggioranza degli studenti, anche quelli con la media del 30, continueranno a manifestare, fino al voto del ddl al Senato”. E, intanto, il ministro annuncia che il ddl sarà approvato entro il 13 dicembre.

Gelmini: “Se non passa, pesanti conseguenze”. Ci sarebbero gravi danni al sistema universitario se il ddl non ottenesse il via libera definitivo. L’avvertimento arriva dal ministro Gelmini che, in una nota, specifica che in particolare, non ci potrebbe essere alcun concorso per ordinari e associati: “il fondo per assumere 1.500 professori l’anno tra il 2011 e il 2013 sarebbe inutilizzabile pur a fronte di un massiccio esodo di docenti già in larga parte avvenuto nel 2009-2010. La legge del 2005 ha abrogato le vecchie regole concorsuali ma non ne sono mai stati varati i decreti attuativi. Quindi al momento non si possono bandire concorsi né da associato né da ordinario, mancando una normativa in materia”. Inoltre non ci sarebbe alcun concorso da ricercatore: “le norme sui concorsi da ricercatore, riviste con la legge 1/2009 scadono il 31 dicembre 2010. Dal 1 gennaio quindi, se non passa il ddl, non si potranno bandire posti da ricercatore”. Infine si verificherebbe il blocco delle risorse per reintegrare scatti: “Il ddl prevede un fondo premiale per il 2011-2013 che serve a reintegrare su base meritocratica parte degli scatti di stipendio: senza il ddl queste risorse non potranno essere utilizzate per lo scopo previsto”. Di tutt’altro avviso il capogruppo al Senato del Pd, Anna Finocchiaro: “Se pensano, infrangendo il regolamento del Senato, di mettere in calendario a Palazzo Madama la riforma universitaria prima del voto di fiducia del 14, noi facciamo saltare ogni accordo sul ddl stabilità”, ha dichiarato.

Continua la protesta. Non si placa la protesta di studenti e ricercatori che, anche oggi, hanno dato vita a manifestazioni contro il ddl.  A Roma, dove ieri c’è stata la protesta più consistente, con scontri e tafferugli intorno a piazza Montecitorio, blindata per l’occasione, è stato occupato il rettorato di Tor Vergata e il Dipartimento del Dams di Roma 3. A Milano nella notte è stata occupata l’Accademia delle Belle Arti di Brera da parte di una quindicina di giovani, mentre proseguono le occupazioni di scuole ‘simbolò della protesta come il liceo classico Manzoni, lo scientifico Severi, l’Hajek e il Pascal. E anche al liceo Parini gli studenti in autogestione hanno oggi proclamato occupazione dell’istituto. Sul piede di guerra anche gli studenti universitari: in Statale prosegue l’occupazione della sede distaccata di Lettere e Filosofia  così come quella nella facoltà di Scienze Politiche. E il Comune ha diffuso una prima stima dei danni legati alla protesta di ieri: circa 3 chilometri di strade imbrattate per 80 mila euro. Blitz nella sede del Comune degli studenti di Bologna, che hanno srotolato grandi  striscioni. E domani la protesta si sposta al Motor Show. Minacciano di proseguire con l’occupazione fino al 14 dicembre gli studenti di Palermo: gli studenti di Lettere, Scienze, Scienze politiche e il plesso di Giurisprudenza e Biologia di via Maqueda, continuano l’occupazione, mentre sono in stato di agitazione Ingegneria e Medicina. Anche il coordinamento degli istituti superiori occupati, finora circa 40, ha deciso di continuare la protesta fino a venerdì, quando le assemblee degli istituti saranno chiamate a decidere cosa fare. Lancio di uova contro la polizia e una troupe dell’emittente televisiva Telesud da parte di un gruppo di studenti che protestava davanti la Prefettura a Trapani. A Catania occupata l’aula magna del dipartimento di Scienze. Un’assemblea tutte le sere e un appello all’attore Paolo Rossi affinché sostenga la causa degli studenti sono le iniziative portate avanti dai ragazzi di Cagliari, mentre a Napoli un centinaio di studenti universitari ha occupato la stazione centrale, creando intralci alla circolazione dei treni. Resta occupato fino a data da destinarsi Palazzo Nuovo a Torino. A Viterbo, poi, i ragazzi si sono sdraiati sul selciato di piazza del Plebiscito, davanti ai palazzi della Prefettura e del Comune, e hanno osservato un minuto di silenzio “in memoria della cultura e della ricerca”.

Prossimo appuntamento il 9 dicembre. Le manifestazioni degli studenti medi e universitari riprenderanno il 9 dicembre in occasione di una giornata di mobilitazione indetta in molte città italiane dal movimento Uniti contro la crisi, nato dopo la manifestazione nazionale della Fiom a Roma.

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01 dicembre 2010

fonte: http://www.repubblica.it/scuola/2010/12/01/news/universit_ancora_proteste_in_tutta_italia_gelmini_agli_studenti_lavorate_insieme_a_me-9735594/?rss

Neve e gelo, Nord Europa in ginocchio: 8 senzatetto morti in Polonia

Neve e gelo, Nord Europa in ginocchio: 8 senzatetto morti in Polonia

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ROMA (1 dicembre) – Il nord Europa è in ginocchio, paralizzato da neve e gelo che continuano a causare disagi soprattutto nei trasporti, con migliaia di persone bloccate e costrette a rinviare viaggi e spostamenti. In Polonia sono otto i senzatetto morti a causa delle rigidissime temperature che hanno raggiunto oggi in alcune zone i -20 gradi.

Chiusi diversi aeroporti in Gran Bretagna, Francia e Svizzera. Disagi anche negli scali tedeschi. Moltissimi i viaggiatori che hanno subito ritardi, compreso il primo ministro spagnolo, Jose Luis Zapatero, diretto a Zurigo per partecipare alla votazione Fifa per assegnare i Mondiali 2018 e 2022, domani pomeriggio. A Londra, l’aeroporto di Gatwick resterà chiuso fino ad almeno domani mattina. Fino ad un’ora i ritardi sui collegamenti ferroviari Eurostar tra Londra, Parigi e Bruxelles. Numerosi inoltre i treni cancellati in Scozia, nel nord dell’Inghilterra e, ancora a Londra, dove sono stati colpiti soprattutto i collegamenti tra la capitale ed il sud-est del Paese. Mentre stamane oltre 400 tir sono rimasti bloccati sul grande raccordo anulare londinese, l’autostrada M25.

Intanto è allerta neve per tutte le regioni del nord, dell’est e del sud-est dell’Inghilterra e per il nord e l’est della Scozia: questa notte la colonnina di mercurio potrebbe scendere in alcune aree della Scozia fino a -30 gradi. Pericolo valanghe sui Cairngorms, vicino alla cittadina scozzese di Aviemore, dove già ieri centinaia di persone hanno inaugurato la stagione sciistica. In Francia, in ben 12 regioni paralizzate dal gelo è stato vietato il transito ai camion. In Germania, la stampa tedesca riferisce che potrebbe trattarsi dell’inizio di dicembre più rigido da secoli con temperature che potrebbero scendere fino ai -18 gradi.

Record si registrano anche in parti del sud del continente, ma di tutt’altra natura e di segno opposto: a Cipro si registrano oggi anomale temperature estive intorno ai 30 gradi.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=34620&sez=HOME_INITALIA&npl=&desc_sez=

Rino Gaetano – Aida – Storia dell’Italia

Rino Gaetano – Aida – Storia dell’Italia

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ziomarco85 | 11 luglio 2008

La storia dell’Italia raccontata da Rino Gaetano…

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Aida

Lei sfogliava i suoi ricordi
le sue istantanee
i suoi tabù
le sue madonne i suoi rosari
e mille mari
e alalà
i suoi vestiti di lino e seta
le calze a rete
Marlene e Charlot
e dopo giugno il gran conflitto
e poi l’Egitto
un’altra età
marce svastiche e federali
sotto i fanali
l’oscurità
e poi il ritorno in un paese diviso
nero nel viso
più rosso d’amore
Aida come sei bella
Aida le tue battaglie
i compromessi
la povertà
i salari bassi la fame bussa
il terrore russo
Cristo e Stalin
Aida la costituente
la democrazia
e chi ce l’ha
e poi trent’anni di safari
fra antilopi e giaguari
sciacalli e lapin
Aida come sei bella

A PROPOSITO DI B. – Rossella O’Hara e Via col Mento

Rossella O’Hara e Via col Mento

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‘Carlito’ con ‘Littorio’ e ‘Belpietrov’

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Faceva tenerezza, l’altra sera a Otto e mezzo, Carlito Rossella, presidente di Medusa, mentre tentava di sminuire i report di Elizabeth Dibble, numero due dell’ambasciata americana a Roma, sul nostro piccolo premier incapace, vanesio e rintronato dai bungabunga: “Opinioni personali di una vice che, com’è noto, leggeva Repubblica come primo giornale”.

Il pover’uomo ricordava l’immortale gag di Accadde al penitenziario, con Alberto Sordi che, arrestato per furto di tessuti e ubriachezza molesta e interrogato dal vicecommissario, pretende di parlare col titolare. “Lei è il vicecommissario?”. “Sì, perché?”. “Me n’ero accorto. Lei ha la tipica inesperienza di colui che fa le veci. Chiami il commissario”. “In questo momento il commissario di servizio sono io”. “No, lei è il vicecommissario di servizio, meglio essere precisi”. “Ma lei si rende conto della gravità della sua posizione?”. “No, è lei che non si rende conto. È qui che dimostra di essere vice. Se c’era il commissario, quello vero, avrebbe già afferrato, giudicato e assolto…”. Naturalmente lo portano via.

Rossella invece è sempre lì che spiega agli italiani, con l’aria del grande analista geopolitico, quanto è geniale il padrone che gli passa lo stipendio. L’altra sera mancava soltanto che ne magnificasse la chioma fluente, essendo anche il suo tricologo personale (anni fa, direttore di Panorama, fece coprire la pelata presidenziale, trapiantandogli col photoshop un ciuffettone che manco Little Tony).
A nessuno è venuto in mente di domandare a Rossella O’Hara che fine abbia fatto il suo filoamericanismo da Nando Meliconi, visto che pare tornato alla vita precedente, quand’era comunista cossuttiano. Ma questo è l’ordine di scuderia dei trombettieri di corte: attaccare gli americani pur di difendere il Nano Beta.

Anche Belpietro, su Libero, pare il corrispondente della Pravda. Dopo avere svelato ai suoi lettori di bocca buona che Mrs Dibble “copiava direttamente articoli di Travaglio o D’Avanzo” (come se ci fosse bisogno di Travaglio e D’Avanzo per scoprire che B. è un puttaniere incapace di governare), il popolare Via col Mento spiega che “la Casa Bianca e i suoi collaboratori non vedono di buon occhio le relazioni tra Putin e Berlusconi”. Hai detto niente: gli americani scoprono che il loro sedicente “più fedele alleato” tresca con il loro nemico storico, la Russia, divenuta nel frattempo uno “Stato mafia”, e con un vecchio arnese del terrorismo come Gheddafi, e non ci ringraziano neppure. Gli ingrati.

Anche Littorio Feltri, putiniano di complemento, dichiara guerra a Washington: “Gli statunitensi abbassino le arie e, se vogliono imparare a montare un pandemonio con pettegolezzi, vengano nella Penisola a prendere lezioni. O almeno leggano Repubblica… Ma lo sanno che qui le confessioni delle escort sono materia preziosa, molto ricercata e usata dai giornali per corroborare le tirature? Lo sanno che le stesse escort sono invitate nei talk-show superdemocratici e intervistate (circa le loro prestazioni) allo scopo di diffamare alcuni politici?”. Ma sì che lo sanno, gli statunitensi, e sanno anche chi sono gli “alcuni politici” che le invitano a casa propria e le pagano (uno, in particolare).

Il compagno Belpietrov intima alla signora Clinton di spedire “gli autori delle sferzanti critiche a farsi un giro in qualche Paese lontano, dove cercheranno di farsi dimenticare” ed esorta B. a “consegnare per via diplomatica una lettera di protesta” a Washington: in effetti è inqualificabile che gli americani pretendano un minimo di coerenza da un paese alleato della Nato “ma anche” dei nemici della Nato. Intendiamoci: volendo, si può pure decidere di uscire dalla Nato e addirittura di ricostituire il Patto di Varsavia con l’amico Putin. Ma il guaio – diceva Montanelli – non è che gli italiani tradiscono regolarmente gli alleati: è che pretendono pure di farsene rilasciare l’autorizzazione scritta”.

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01 dicembre 2010

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/01/faceva-tenerezza-l%E2%80%99altra-sera-a-otto-e-mezzo/79688/

GOODBYE BONDI – Goodbye mama, un milione dalla Rai alla Bonev: indaga la Corte dei Conti

Goodbye Bondi!

Goodbye mama, un milione dalla Rai alla Bonev: indaga la Corte dei Conti

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L’inchiesta de Il Fatto rivela le pressioni di Masi sui dirigenti della tv pubblica

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Non solo la gita a Venezia durante il festival del cinema a spese dello stato, non solo il premio farlocco inventato appositamente per compiacerla dal ministro alla Cultura, Sandro Bondi.
Dragomira-Michelle Bonev dall’Italia ha ottenuto anche un dono da 1 milione di euro. Tanto, infatti, è costato l’acquisto dei diritti del suo film “Goodby mama” alla Rai a novembre dell’anno scorso.
“Mentre l’acquisto del Divo di Paolo Sorrentino, trionfatore a Cannes, venne rifiutato da Rai Cinema”, raccontava ieri il Fatto quotidiano, “la stessa azienda siglò invece l’investimento di un milione di euro su espressa richiesta della direzione generale di Masi”. 

Indaga la Corte dei conti

Ma quanto avvenuto non è passato inosservato alla Corte dei conti. Che per ora indaga. Ma che presto potrebbe aprire un’inchiesta. Non sul finanziamento al film da parte di Rai Cinema per il momento. Ma per il viaggio della delegazione bulgara al Festival del Cinema di Venezia. Sono stati infatti disposti accertamenti per verificare se ci sia stato un esborso ingiustificato sulla vicenda.

La difesa di Bondi

Il film bulgaro al centro di tante polemiche ha anche costretto Bondi a difendersi pubblicamente dall’accusa di aver favorito la Bonev per ragioni private.
Il ministro della Cultura Sandro Bondi ieri ha smentito di aver pagato le spese per la folta delegazione bulgara alla Festa del cinema di Venezia.
Ma le sue parole sono state immediatamente sbugiardate da quelle del suo omonimo bulgaro. “Non ho speso un centesimo del contribuente bulgaro. Le spese sono state sostenute dalla parte italiana”, ha detto il ministro della Cultura di Sofia, Vezhdi Rashidov, all rete Btv. A poco è valsa, quindi la smentita di Bondi: “Nessun costo, diretto o indiretto, lo ribadisco, è stato sostenuto dal ministero per l’organizzazione di questo premio speciale”.

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L’articolo precedente

Non bastava aver assunto il figliastro, Fabrizio Indaco,  alla direzione generale del Cinema. Non bastava aver staccato un assegno da 25.000 euro, presi dal Fus 2009, per l’ex marito della compagna, Roberto Indaco.
Ora Sandro Bondi, ministro della Cultura, è finito sulle prime pagine dei giornali anche per un altro increscioso episodio, scoperto dal Fatto quotidiano, che conferma la sua gestione “familistica” delle risorse dello Stato dedicate alla cultura.
Nell’ultima edizione del Festival di Venezia, sembra che Bondi abbia ddirittura creato un premio ad personam per soddisfare le richieste di una regista bulgara cara al premier, Dragomira Bonev, in arte Michelle Bonev.
L’avvenente signora non aveva ancora finito di montare la sua opera, per sua stessa ammissione, che già sapeva di ricevere una targa per insignire il suo lungometraggio “Goodbye Mama”.

La premiazione

Racconta il quotidiano che ha tirato fuori la storiaccia nell’edizione di ieri: “Approfittando dell’evento “Action for women”, coccarda vera per cortometraggi con giuria di alto livello (tra gli altri Tornatore, Francesca Comencini, Roberta Torre) e della confusione tematica, il piano Bonev scatta nel tardo pomeriggio. Una location defilata, la Sala Pasinetti, ed ecco uscire fuori la targa incriminata, per il film prodotto dalla Bonev “Goodbye Mama”, e coprodotto da Rai Cinema con il patrocinio del Mibac. Storia di emarginazione piena di bellone da esportazione che si trasforma in opera “dall’alto valore sociale”. L’epigrafe, solenne, a dare una parvenza di credibilità: “Premio speciale della Biennale assegnato in occasione del 60° anniversario della Convenzione europea per la Salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle Libertà fondamentali, il Ministro per i Beni e le Attività culturali”. 

Fuori programma

La storia del premio “farlocco”, inventato all’ultimo minuto e assernte dai programmi del festival del Cinema potrebbe passare anche inosservata. Se non fosse che ha avuto un costo notevole.
La regista, attrice anche in fiction italiane e co-conduttrice dimenticata in un dopofestival di Sanremo accanto a Pippo Baudo, infatti, è venuta in trasferta a Venezia con altre 30 persone, tutte ospitate in alberghi a 5 stelle e in ristoranti di lusso per 3 giorni.

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Ultimo aggiornamento: 01/12/10
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Sale livello del Tevere, esondano i fiumi del Centro Italia. L’Aquila in emergenza

Sale livello del Tevere, esondano i fiumi del Centro Italia. L’Aquila in emergenza

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Straripano Aniene, Velino (Salaria chiusa ad Antrodoco), Liri, Sangro, Aterno, Esino e Tronto. Neve al Nord

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ROMA (1 dicembre) – Le piogge, abbondanti e incessanti da ieri sera su Roma, hanno fatto crescere il livello del Tevere, che stamani è arrivato attorno ai 10 metri. È previsto però che in giornata il livello si alzi ancora di più fino a superare la soglia di attenzione stimata all’idrometro di Ripetta a 11 metri e 30. La situazione secondo la protezione civile comunale è «sotto controllo» anche perchè il livello del Tevere si può gestire con la diga di Corbara. Sorvegliato speciale l’idroscalo di Ostia, ovvero la foce del Tevere dove si potrebbero verificare allagamenti. Preoccupa di più la condizione dell’Aniene arrivato a quattro metri, e che a sei potrebbe esondare. Sotto controllo tutta la zona di Pratolungo, Ponte Mammolo, e la Tiburtina Valley, la zona industriale attraversata dall’Aniene che durante la scorsa piena del fiume subì ingenti danni.

L’Aniene esonda in Ciociaria. La pioggia incessante della notte scorsa e di questa mattina ha fatto esondare il fiume Aniene in più punti a Trevi nel Lazio (Frosinone). L’acqua ha inondato i terreni circostanti trasformandoli in una palude. L’Aniene ha rotto gli argini a Ponte Alani, a Ponte delle Tartare, nella zona di Comunacque (dove era già straripato ne giorni scorsi) e in un altro punto nelle campagne di Trevi. La grande quantità d’acqua, secondo la Forestale, ha causato danni alle colture nelle aree vicine al fiume. Il maltempo continua a imperversare su tutto il comprensorio. I vigili del fuoco di Fiuggi sono stati impegnati per alcuni alberi caduti a Fumone e per verificare al stabilità di un muro a Trivigliano. Canali e torrenti in piena agli Altipiani di Arcinazzo, dove i prati assomigliano in diverse zone ad autentici laghi. L’acqua in diversi punti si è riversata sulla Sublacense. Un nubifragio si è abbattuto la notte scorsa anche sull’alta Valle Aniene, dove continua a piovere da diversi giorni.

Il fiume Liri, ingrossato dalle piogge di questi giorni, è uscito dagli argini a Sora e ha inondato la zona di Santa Maria. Squadre di vigili del fuoco di Frosinone e volontari della protezione civile, stanno lavorando per limitare i danni ad alcune abitazioni i cui piani bassi sono finiti sott’acqua. Fin dalla mattina, l’allerta era elevata a Isola Liri nei pressi della cascata dove gli argini sono stati rinforzati da sacchi di terra. Timori anche a Pontecorvo dove l’onda di piena dovrebbe arrivare nel pomeriggio e, per questo, ci si sta preparando a chiudere il ponte vecchio che unisce la parte alta della cittadina a quella bassa.

Salaria chiusa ad Antrodoco. La via Salaria tra le località di Posta e Antrodoco è stata chiusa in mattinata per un allagamento al km 110,00. A metà giornata è arrivata la riapertura. Resta, invece chiuso al traffico il tratto della statale tra il km 92,000 e il km 94,200, ad Antrodoco, per lo straripamento del fiume Velino. Anas, Polizia Stradale e Carabinieri hanno predisposto le seguenti deviazioni: il traffico proveniente da Ascoli Piceno e diretto a Rieti-Roma viene deviato verso Leonessa in corrispondenza del km 112,000, in località Posta; il traffico proveniente da Roma e diretto a L’Aquila-Ascoli Piceno viene invece deviato in corrispondenza di Rieti, al km 77,600, sulla ex strada statale 578 Salto Cicolana, per poi essere diretto sull’autostrada A24.

In Abruzzo straripano il Sangro e l’Aterno. Situazione critica a L’Aquila dove il fiume Aterno e il suo affluente Raio sono straripati in diversi punti tra Coppito e Pile. L’acqua ha invaso le campagne, provocando danni su aree coltivate e con allevamenti. In alcuni punti non sono più distinguibili i due corsi d’acqua.Chiuse via Pile, via San Gaspare Napolitano e la strada provinciale che dalla frazione di Genzano porta al centro commerciale L’Aquilone. I Vigili del Fuoco sono intervenuti per liberare un automobilista bloccato sotto al ponte di Pile, nel sottopasso allagato. La situazione potrebbe peggiorare nelle prossime ore, poichè il vento favorisce il deflusso dell’acqua a valle, mettendo a rischio la tenuta nei ponti viari sul tratto della Mausonia a ridosso della ferrovia.

«È drammatica». Così definiscono i vigili del fuoco la situazione in provincia dell’Aquila. Il corpo è in prima linea sul territorio per tamponare le emergenze che sembrano più stringenti nei comuni di Rocca di Mezzo e Montereale e soprattutto nel territorio del comune dell’Aquila, in particolare a Pile e Sant’Elia. Il traffico nel capoluogo, dove piove ininterrottamente da molte ore, è in tilt visto che molte arterie, diventate strategiche dopo il sisma del 6 aprile 2009, sono chiuse. Gravi disagi anche nei Map e negli alloggi del Progetto Case.

Nella zona di Castel di Sangro il Sangro è straripato in diversi punti, minacciando alcune abitazioni. In località Villa Scontrone è stata evacuata un’intera palazzina per lo straripamento del fiume in località Riaina nei pressi del campo sportivo. I Vigili del Fuoco hanno fatti uscire chi era in casa dalle finestre. A Castel di Sangro, invece, il fiume è straripato nei pressi di un complesso residenziale, tuttora sotto monitoraggio per timore di allagamenti in garage e scantinati, e l’acqua ha invaso gli alloggi in legno di un camping costringendo alla fuga il suo custode. Il problema sarebbe stato causato dallo sversamento della diga del lago di Barrea che si era pericolosamente gonfiata. Stanno intervenendo Vigili del Fuoco, carabinieri dei vari comuni interessati dal problema, Barrea e Scontrone, e la Polizia municipale, oltre a molti volontari tra gli stessi cittadini.

Nelle Marche esonda l’Esino. La strada statale 76 è chiusa da stamane a causa dello straripamento del fiume Esino all’altezza di Genga (Ancona). Il traffico è stato deviato con uscita obbligatoria a Serra San Quirico, per chi è diretto a Roma, e a Camponocecchio per chi viaggia verso Ancona. A Passo di Ripe, sempre in provincia di Ancona, è stato evacuato a scopo precauzionale l’asilo nido La tana del folletto, che si trova vicino al torrente Nevola, ingrossato dalla pioggia. I maggiori disagi per il maltempo sono concentrati tra Genga e la Gola della Rossa. I pompieri sono al lavoro anche nel Fabrianese per allagamenti di scantinati e locali al piano terra. La scorsa notte la linea ferroviaria Ancona-Roma è stata chiusa da mezzanotte alle 4, una fascia oraria in cui non c’erano treni in transito, per la rimozione di tronchi d’albero che avevano formato una diga all’altezza del ponte della ferrovia a Fabriano. Hanno lavorato i sommozzatori dei vigili del fuoco.

Oltre che per l’Esino c’è allarme anche per la piena del fiume Tronto, che è tracimato a Trisungo, nel comune di Arquata del Tronto (Ascoli Piceno), provocando piccoli allagamenti. In allerta in Comuni di Monteprandone, Spinetoli e Monsampolo del Tronto, anche se al momento la situazione sembra leggermente migliorata.

Per tutta la notte ha nevicato in Valle d’Aosta e altre precipitazioni sono attese in giornata. Al momento non sono segnalati problemi di viabilità, ad eccezione del traforo del Monte Bianco dove i mezzi pesanti diretti in Francia non possono transitare causa neve e pertanto alcune centinaia di tir sono bloccati all’area di regolazione di Quart, alle porte di Aosta. La nevicata è stata più intensa nel settore nord-occidentale. A 2.000 metri di quota sono caduti 30 centimetri nella zona del Monte Bianco, 15 nelle valli del Gran Paradiso, 20 nel settore sud-orientale. Nel fondo valle (Aosta compresa), infine, sono caduti circa 10 centimetri di neve.

Nevica da oltre dodici ore sul nordovest d’Italia, ma le autostrade restano, al momento, regolarmente agibili. Lo riferisce Autostrade per l’Italia. I circa 1500 chilometri di rete viaria interessati dalla precipitazione gestiti dal gruppo – si afferma in una nota – sono rimasti sempre percorribili. La neve è caduta con particolare intensità sulla A5 Aosta-Monte Bianco e sulla A6 Torino-Savona, dove nel tratto tra Ceva e Millesimo è attivo il dispositivo di blocco dinamico dei mezzi pesanti. Nevicate moderate hanno interessato la A7 Genova-Serravalle, la A26 Genova Voltri-Gravellona Toce, la A8 Milano-Varese, la A9 Lainate-Chiasso, la A4 Milano-Brescia, la A1 Milano-Napoli, nel tratto tra Milano e Parma, e la A23 Udine-Tarvisio. Autostrade per l’Italia consiglia comunque agli automobilisti di tenersi informati avvicinandosi all’area più colpita dal maltempo, sintonizzandosi su RTL 102.5 ed Isoradio al 103.3 e, prima di mettersi in viaggio, chiamando il Centro Multimediale, al numero 840 04 2121, oppure consultando il sito internet www.autostrade.it. Consigliate anche le catene a bordo o pneumatici invernali.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=128880&sez=HOME_INITALIA