Archivio | dicembre 3, 2010

INAMOVIBILI? – Crisi, Quirinale rivendica prerogative capo dello Stato / Quirinale: si rispettino nostre prerogative. Verdini: ce ne freghiamo

Crisi, Quirinale rivendica prerogative capo dello Stato

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Giorgio Napolitano con Silvio Berlusconi. REUTERS

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MILANO (Reuters) – Nessuna presa di posizione politica di qualsiasi parte può oscurare il fatto che ci sono prerogative di esclusiva competenza del Presidente della Repubblica. E’ quanto ha precisato una nota diffusa stasera dalla presidenza della Repubblica ed attribuita ad ambienti del Quirinale.

La precisazione appare una replica implicita alla polemica provocata dalle dichiarazioni odierne del presidente della Camera Gianfranco Fini, il quale da Venezia ha dichiarato, secondo quanto riportato dai media: “Credo che il Parlamento tra qualche giorno testimonierà quello che tutti sanno, e cioè che il governo non c’è più o non è in grado di governare”. Aggiungendo che “è assurdo chiedere il voto”.

Un’affermazione quest’ultima contestata da esponenti del centrodestra, secondo i quali con questa dichiarazione il leader di Fli sarebbe andato oltre le proprie prerogative, visto che è al capo dello Stato che spetta verificare l’esistenza o meno di una maggioranza che assicura ad un governo di governare, o sciogliere le camere e andare al voto.

— Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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03 dicembre 2010

fonte:  http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE6B20K820101203

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Quirinale: si rispettino nostre prerogative
Verdini: ce ne freghiamo

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ROMA (3 dicembre) – Negli ambienti del Quirinale si ribadisce che nessuna presa di posizione politica di qualsiasi parte può oscurare il fatto che ci sono prerogative di esclusiva competenza del presidente della Repubblica. La nota del Quirinale è stata dettata dalla necessità di mettere al riparo le prerogative di esclusiva competenza del capo dello Stato dalla polemica politica di questi giorni che, in vista del voto del 14 dicembre, si esercita anche nel delineare scenari che sconfinano, appunto, nelle prerogative del capo dello Stato, come ad esempio lo scioglimento, o meno delle Camere e l’eventuale ricorso alle urne. Tra gli altri, oggi il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha chiamato in causa proprio il presidente della Repubblica quasi “interpretandolo”, ha detto il ministro Matteoli: «Se il governo il 14 dicembre non otterrà la fiducia l’Italia non andrà a votare» ha detto Fini, aggiungendo che «il capo dello Stato sa cosa fare. Non si andrà a votare, ma non si potrà continuare con la situazione che c’è oggi. Non dico di più».

Matteoli aveva a quel punto criticato non solo la presa di posizione di Fini, ma anche il fatto che il Quirinale non avesse diffuso «note di protesta» per questa invasione di campo. Poi, in serata, la puntualizzazione dagli ambienti del Colle.

Verdini: ce ne freghiamo. «Noi sappiamo che in caso di caduta del governo il Capo dello Stato ha le sue prerogative. Lo sappiamo benissimo che funziona così – ha detto il coordinatore del Pdl Denis Verdini – Ciò che non sappiamo e non vogliamo capire, e che non ci piace per niente, è che il capo dello Stato, nelle sue prerogative, possa pensare che per risolvere i problemi di questo Paese si mandi a casa chi ha vinto le elezioni, Berlusconi e Bossi, e si mandi al governo chi le ha perse, Casini e Bersani. E su questo si innesca una polemica perché noi andiamo a toccare le prerogative del capo dello Stato. Noi sappiamo che le ha ma ce ne freghiamo, cioè politicamente riteniamo che non possa accadere questo. Anche i partiti hanno le loro prerogative. Ricordate che dal 1994, da quando c’è questo sistema, nessun capo dello Stato si è mai sognato di affidare il governo a qualcuno di diverso da chi aveva vinto le elezioni, fosse questi Prodi o Berlusconi. L’incarico lo ha dato a chi le elezioni le ha vinte. Voglio vedere: come fa se cade il governo a dare l’incarico a chi le elezioni le ha perse?».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=129296&sez=HOME_INITALIA

Scrivi anche tu: Non desidero ricevere il libro “Due anni di governo”

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Scrivi anche tu

Non desidero ricevere il libro “Due anni di governo”

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Perché si spendono tutti questi soldi invece di finanziare la scuola pubblica, la ricerca?

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http://www.liberacittadinanza.it/archivio-immagini/due%20anni.jpg.jpeg/image_mini

Se non siete interessati a ricevere il libro “Due anni di governo”, che Berlusconi ha intenzione di mandare a tutte le famiglie, e desiderate che il costo relativo venga utilizzato per scopi più importanti, seguite le seguenti indicazioni: 

**Collegatevi al sito:**

http://www.governo.it/scrivia/scrivi_a_trasparenza.asp 

**Compilate il modulo con i vostri dati.**
Nome: Mario
Cognome: Rossi
Indirizzo Email: mario@rossi.it
Città  : Xxxx
Oggetto: Non voglio il libro “Due anni di governo”. 

Testo (da incollare e copiare):
Con riferimento all’annuncio del Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi di inviare ad ogni famiglia italiana il libro “Due anni di governo”, mi preme comunicarVi che non desidero riceverlo, essendo un mio diritto in base al Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, Codice in materia di protezione dei dati personali, nella fattispecie articolo 7 comma 4b.
Chiedo che la spesa relativa che si risparmierà , venga messa a disposizione del Ministero della Pubblica istruzione e/o del Ministero della Sanità .
Ringraziando per l’attenzione porgo distinti saluti. 

(Firma)
**Invia**
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ATTENZIONE: Liberacittadinaza al fine di avere una statistica sul numero di persone che rifiutano il libro “Due anni di Governo”, chiede il favore a coloro che aderiscono alla campagna “Non desidero ricevere il libro “Due anni di governo””, di inviare una mail anche all’indirizzo info@liberacittadinanza.it mettendo come oggetto “Rifiutato il libro due anni di governo”. Chiediamo inoltre, nel caso riceveste ugualmente il libro di rispedirlo al mittente.

E la monnezza campana va a Bucarest

E la monnezza va a Bucarest

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fonte immagine

La camorra porta di nascosto i rifiuti dalla Campania alla Romania. Via nave: Napoli, Dardanelli, fino al porto di Costanza sul Mar Nero. Ecco tutti gli uomini e le società coinvolte nel business dei veleni

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di Tommaso Cerno

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Il mostro s’è risvegliato. Ruggisce di nuovo “Ochiul Boului”, l’occhio di bue, la discarica più spaventosa della Romania. Ruggisce da quando Napoli s’è trovata coperta un’altra volta dai rifiuti. Qui a Glina temono possa tornare il pericolo italiano, i container di spazzatura campana gestita dalla camorra. Temono che al di là delle dichiarazioni del governo Berlusconi, che promette di smaltire quella montagna puzzolente distribuendola fra le altre regioni, partano i traffici di navi fantasma stracolme di monnezza. Perché i soldi in gioco sono tanti. E i contratti ufficiali con gli smaltitori del Nord non rendono certo alla malavita italiana quanto quelle crociere di veleni. Non sarebbe la prima volta che i cargo scaricano illegalmente qui immondizia destinata altrove. Né che dietro a un’operazione legale spunti la mano della mafia. Tanto, una volta che i rifiuti sbarcano in Romania nessuno li trova più. Finiscono sepolti sotto questi mostri che chiamano “groapa”, con il corpo che s’estende per decine di ettari, putrefatto da decenni di accumuli. Il lago a Glina è sparito. La campagna è contaminata. L’acqua è marrone.

L’immondizia di Bucarest, strato su strato, è diventata alta come le colline a sud-est della capitale fino a risucchiare il paesino. Gente che respira quel tanfo dal 1976, quando l’ex leader comunista Nicolae Ceausescu decise di stivare qui gli scarti di Bucarest. Come Glina ci sono una miriade di altre discariche disseminate nel Sud. Legali e illegali. E a gestirle, dietro le società romene di facciata, ci sono gli italiani.

L’ultimo fenomeno che allarma l’Interpol è il fiorire, sotto i Carpazi, di una miriade di aziende campane che si occupano proprio di rifiuti. Sono quelle che oggi fanno temere che si stia organizzando qui la discarica di Napoli. Il progetto che saltò tre anni fa, quando il business era gestito dai soci di don Vito Ciancimino, che s’erano aggiudicati l’ampliamento di Glina, l’inceneritore di Ploiesti e un paio di grosse discariche a Mures e Baicoi. All’epoca fu un’inchiesta della Procura di Palermo, a caccia dei tesori nascosti del boss, a passare i confini e bloccare le operazioni, costringendo i soci dell’ex sindaco condannato a 13 anni per associazione mafiosa a svuotare le società e sparire nel colabrodo del diritto romeno. Agenda 21, la capofila fondata da Sergio Pileri e fratelli, è diventata una scatola vuota. Mentre la Ecorec, società che gestisce la discarica di Glina, è stata acquisita dal gruppo molisano Valente, che operava nella ex Jugoslavia dagli anni Ottanta. Due anni fa si sono decisi a giocare la loro prima partita sui rifiuti attuando un piano di ammodernamento per trasformare Ochiul Boului nella più grande discarica certificata d’Europa. Chiudendo contratti con gran parte dei paesi dell’Unione europea.

Intanto molti dei tentacoli societari dei fratelli Pileri, che gestivano con Gianni Lapis e Romano Tronci il gruppo di imprese incastrate una sull’altra, operano ancora a Bucarest. Nei rifiuti. Nell’immobiliare. Nella moda. Lo sa la polizia. Sa che alcune sigle sono cambiate, altre sono passate in mani straniere, altre ancora di italiani. Immerse nel mare delle circa cento società che si occupano di smaltimento da queste parti. È un sistema dove tutti conoscono tutti: “Ufficialmente non ci sono indagini in questo momento sul traffico di rifiuti dall’Italia alla Romania. Se da voi tutti sospettano tutti, qui ci atteniamo ai fatti”, replicano gli investigatori. Eppure fuori microfono confermano che il campanello d’allarme è suonato. I container di immondizia arrivano via mare. E passano facilmente le frontiere colabrodo dal porto di Costanza. O addirittura da Odessa e Illichivs’k in Ucraina. Proprio in questi mesi caldi, sono aumentati i controlli sul confine meridionale e i giornali romeni parlano di “caracatita”, la piovra italiana, la rete di società che in un gioco di scatole cinesi si spartisce la nuova partita dei rifiuti, della green economy e dell’eolico. È facile giocarla qui, dove mafia e camorra si sono stabilite da tempo. Basti pensare che negli ultimi cinque anni sono stati arrestati almeno dieci superlatitanti italiani in quest’area: da Francesco Schiavone, cugino di Sandokan, al camorrista Mariano Pascale, acciuffato a Dubraveni, a Ignazio Nicodemo che operava tra Pitesti e Costanza e Vincenzo Spoto, uno dei boss della Sacra Corona Unita. Nel frattempo sono triplicate le aziende italiane che partecipano a gare d’appalto per le nuove discariche e che si presentano a Romenvirotec, la più grande fiera romena sui rifiuti.

Se nel sud del Paese impera la mafia cinese e i russi si sono organizzati sul confine con la Moldavia per gestire i traffici di rifiuti tossici attraverso le Repubbliche ex sovietiche, i più forti restano comunque gli italiani. Quelli che controllano il Nord-ovest, la zona di Bucarest e giù fino al Mar Nero. Per loro la monnezza non sporca, ma pulisce. Lava quattrini e succhia fondi pubblici. Ammalia l’Unione europea, prodiga di finanziamenti per ammodernare il sistema di smaltimento romeno e riempie i conti della malavita. E così l’emergenza Napoli è una gallina dalle uova d’oro. Paga il governo, paga Bruxelles, pagano tutti. Magari si firmano contratti con ditte italiane e, per guadagnarci due o tre volte, la stessa monnezza finisce sulle rotte della camorra. Mescolata a rifiuti che in Italia non si potrebbero nemmeno smaltire. Non è fantascienza. È la regola sul Mar Nero. Un business che rende più della droga dopo l’ingresso del Paese nell’Unione europea, quando anche la criminalità ha fatto un salto di qualità e s’è buttata sulle cosiddette imprese ecologiche: “Con il doppio vantaggio che gli investimenti sono a costo zero. E permettono di riciclare fiumi di soldi sporchi della criminalità organizzata in un paese della Ue. E rimetterli in circolo”, spiegano all’Interpol.

Qui non rischiano di spostarsi solo i rifiuti, dunque, ma la testa stessa del business. La base strategica del riciclaggio che guarda a Oriente. Basta fare un salto sabato notte al Bamboo. È la più grande discoteca dell’Est Europa, un paradiso fatto di musica e belle ragazze disseminato di oligarghi e uomini d’affari. I proprietari sono due italiani che hanno costruito nella capitale romena un piccolo impero: Giosuè e Ciro Castellano, i nipoti di Pupetta Maresca, compagna del boss Umberto Ammaturo e prima notabile donna della camorra. Un tavolo nella zona vip te lo devono dare loro di persona. Paghi anche mille euro per bere vodka commerciale. Fuori girano Ferrari, Audi e Bmw nuove di zecca. Perché a Bucarest sesso e affari sono una miscela inscindibile. Su quella pista psichedelica danzano loro e pure i miliardi che dall’Italia transitano nei Balcani. Ma dove possono stivare illegalmente i rifiuti? Lo spiega un ingegnere lombardo che, l’anno scorso, s’è sentito parte del gioco e ha cercato di entrare nel giro delle discariche. Con l’unico risultato di trovarsi in ospedale con le ossa rotte: “Qui funziona così: le società romene, dietro alle quali c’è la criminalità organizzata, ottengono dai Comuni le autorizzazioni per le discariche”, racconta a “L’espresso”. Ne è prevista una a Cumpana, alle foci del Danubio. Altre a Valul lui Traian in Dobrugia e verso Tulcea: “Dovrebbero servire per i rifiuti urbani e le aziende della zona. Invece nella realtà non succede così, perché il sistema è rudimentale e nella maggior parte dei casi non ci sono nemmeno i bidoni. Il Comune paga, ma il grosso della roba finisce nelle centinaia di discarche abusive che nascono dappertutto. Così alle imprese di smaltimento ufficiali restano milioni di metri cubi fantasma da riempire con quello che vogliono”.

Poche settimane fa la Guardia ambientale è tornata a Glina. Ha fermato alcuni camion che trasportavano da Iasi sostanze illegali. Più a sud hanno arrestato un autista con un carico di mercurio. È per questo che la spazzatura di Napoli per il popolo che vive arrampicato sull’immondizia è un incubo che ritorna. Proprio la monnezza a cui il presidente Traian Basescu oppose un fermo no nel 2007, fa sì che se oggi vai a Glina o nel piccolo paese Popesti Leordeni, e parli italiano, rischi la pelle come tre anni fa. Da un paio di mesi Radu e Mihai cacciano tutti via dalla discarica. E c’è pure Alin con loro, un giovane rom che ha lavorato a Napoli nel cantiere infinito della metropolitana. La stessa cosa se ti spingi a sud, verso Costanza, dove una miriade di discariche abusive rompono la campagna. Hanno picchiato un giornalista, un reporter straniero che s’avvicinava sfruttando il salvacondotto delle ambasciate. Lo confermano la polizia romena e gli uffici diplomatici. Tutti a Bucarest consigliano di girare al largo da quei disperati. E di lasciar perdere l’ecomafia dei Balcani. Perché non esiste. Quelle navi non attraccano davvero. E quei camion che loro sentono di notte scaricare putrescenza non sono reali. Occultati, come i rifiuti che portano, dietro nomi e società fittizie.

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02 dicembre 2010

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/e-la-monnezza-va-a-bucarest/2139621

I carabinieri formano un partito. Non è vietato, ma il ministro La Russa li punisce

I carabinieri formano un partito. Non è vietato, ma il ministro La Russa li punisce

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Il Psd nasce per colmare il vuoto lasciato dall’impossibilità di formare rappresentanze sindacali. Il ministero, in una nota, spiega: “L’iscrizione ai partiti politici, ancorché – in sé – non vietata, è da intendersi assorbita dal divieto di esercizio di attività politica”

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di David Perluigi

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Le sagome di cartone del poliziotto pugnalato alle spalle sono divenute il simbolo delle rivendicazioni degli agenti di polizia del sindacato Coisp. Hanno fatto il giro di mezza Italia in manifestazioni e presidi. Ora a quelle sagome si sono aggiunte quelle dei carabinieri. Un messaggio forte e uno smacco troppo grande per l‘Arma dei carabinieri, abituata da sempre a nascondere i disagi dei suoi appartenenti. Così ieri oltre un centinaio di persone tra poliziotti, carabinieri, militari, finanzieri ma anche semplici civili si sono presentati di fronte al ministero della Difesa di via XX settembre a Roma. Riuniti sotto la neonata sigla politica del Psd, un partito nato da appena un anno e che sta per ‘Partito degli operatori della sicurezza e della difesa’. E’ il primo formato da appartenenti delle forze dell’ordine.

Non accadeva dagli anni ’70 che i militari organizzassero una protesta di piazza per denunciare le loro condizioni di vita e di lavoro. Non accadeva, soprattutto, che i carabinieri si esponessero in questo modo. Arrivando fin sotto il Comando Generale dell’Arma con cartelli e striscioni. Una esposizione che alcuni di loro stanno pagando a caro prezzo: con la consegna di rigore. Tre parole che significano per un carabiniere la fine o la seria compromissione di una carriera. Anni di fedeltà all’Arma che vanno a farsi benedire in un colpo solo. Di fatto su tratta di una punizione che è l’equivalente degli arresti domiciliari da scontare nel proprio alloggio o in caserma. Confinato in un locale apposito. Una ‘macchia’ che viene riportata sullo stato di servizio.

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Dura da digerire poi se l’unica colpa è quella di essere iscritti ad un partito. “La contestazione è quella di essere iscritti in uno specifico partito: il nostro”. Giorgio Carta, avvocato ed ex ufficiale dei carabinieri, è il fondatore insieme a Giuseppe Paradiso, elicotterista della Marina militare, del Psd: il partito per gli operatori  della sicurezza e della difesa, duemila iscritti tra civili, appartenenti delle forze dell’ordine, militari e vigili del fuoco; 13 segreterie regionali in tutta Italia. Il partito è nato alla fine del 2009, da poco meno di un anno, ma da pochi mesi succede che i provvedimenti assunti nei confronti dei suoi appartenenti siano durissimi. “In un caso si è arrivati già alla definizione della sanzione: 5 giorni di consegna di rigore per un carabiniere dell’Umbria, Guido Lanzo. Carriera finita – dice Carta – e la minaccia seria di essere estromesso dall’Arma”. E i casi fioccano, sono già 5 i carabinieri sotto procedimento disciplinare perché iscritti al Psd. L’avvocato spiega che l’idea di formare un partito è il frutto di un’anomalia giuridica: “Militari e carabinieri non possono formare un sindacato ma possono formare un partito. Per questo è nato il movimento politico, anche per ovviare al divieto di costituirci in sindacato”. Ma nessuno ci aveva mai provato tra gli appartenenti delle forze dell’ordine.

“E’ evidente che chi è iscritto al Psd – continua Carta – stia subendo i procedimenti solo perché appartenente ad un movimento politico che per la prima volta si occupa in modo specifico di tutelare i diritti e gli interessi degli appartenenti alle forze dell’ordine”. Ma fa di più l’ex ufficiale, sostiene che per i carabinieri iscritti in altri partiti politici, come ad esempio quelli tesserati nel Pdl, dove carabinieri e militari ricoprono cariche politiche pubbliche significative: assessori, consiglieri comunali, a carico loro non sia mai stato aperto alcun procedimento disciplinare. Ma, soprattutto, agli iscritti di altri partiti non è stata mai riservata la procedura che è riservata a loro: e cioè che i generali dell’Arma dopo aver dimostrato di conoscere la legittimità dell’iscrizione dei carabinieri al partito si consultino poi con il Gabinetto del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che di colpo pone un veto. “Ecco i documenti che provano come sei generali dei Cc hanno aderito – afferma Carta – ad una direttiva superiore volta a vietare ad alcuni carabinieri l’iscrizione al nostro partito”.

Il legale mostra i documenti del Gabinetto del ministro della Difesa: “Non potendo vietare per legge il ministro usa un gioco di parole che ha dell’incredibile e dice che: “L’iscrizione ai partiti politici, ancorché – in sé – non vietata, è da intendersi assorbita dal divieto di esercizio di attività politica”. E da qui i comandi interregionali dei Carabinieri aggiungono: “La sola presenza di un certo numero di militari tra i tesserati di un partito potrebbe consentire di argomentare in ordine all’espressione di preferenza politica della Compagine militare; è, dunque, comportamento suscettibile di assumere – si legge ancora in un documento dei Carabinieri – rilievo sotto il profilo disciplinare”. I comandi non vietano perché non possono farlo per legge ma a pensarci c’è il Gabinetto del ministro. Una procedura che, però, viene riservata solo al Psd. Un partito che da mesi interagisce con l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. “Di Pietro è un ex poliziotto, capisce le nostre problematiche – osserva Carta – e il suo partito ha risposto sempre positivamente alle nostre richieste”.

L’avvocato in questi mesi ha spulciato le liste di carabinieri, poliziotti, finanzieri, iscritti ai vari partiti: “Questa corrispondenza tra ministero della Difesa e comandi interregionali dei Carabinieri avviene solo per i nostri iscritti”. Tira fuori le schede di diversi carabinieri che, in aspettativa e non, ricoprono cariche politiche pubbliche. Ilfattoquotidiano.it ha voluto, però, sentire alcuni di questi che fanno anche politica attiva. Remo Paniccia è da 10 anni nella politica, prima in Forza Italia e ora nel Pdl, è presidente del Consiglio comunale di Colleferro, in provincia di Roma: “Mai avuto problemi con il mio Comando” e, aggiunge, “mai chiesto nessun permesso al ministero della Difesa. E perché mai? C’è una legge che ci permette di fare attività politica fuori dall’orario di servizio”. Identica risposta da altri carabinieri iscritti nelle liste del Pdl.

“Ci saranno probabilmente anche carabinieri iscritti a partiti di centrosinistra“, dichiara Giuseppe Paradiso. “Ma quello che denunciamo è che il ministero della Difesa sta tappando la bocca solo a noi. Teme la costituzione di un sindacato di militari e carabinieri, figurarsi un partito organizzato”. E per di più che strizzi l’occhio alla sinistra. “Ad un nostro tesserato è stato intimato: ‘O ti cancelli da questo partito o ti buttiamo fuori dall’Arma’ e parliamo – dichiara ancora Carta – di un padre di famiglia che ha esercitato solo un suo diritto”. Ma non emerge solo il caso dei carabinieri, c’è anche quello di due poliziotti, anche loro sottoposti a procedimento disciplinare. “E qui c’è un’anomalia ancora più forte, perché il ministero è quello dell’Interno – osserva Carta – retto dal leghista Roberto Maroni, e non si era mai visto nella storia della polizia, che è soggetta ad ordinamento civile, infliggere procedimenti disciplinari solo perché si è iscritti a un partito”.

Paradiso e Carta hanno presentato 4 denunce, rispettivamente alle Procure della Repubblica di Roma e Padova e alle Procure militari sempre delle due città. Nelle denunce nei confronti di sei generali dell’Arma si chiede la persecuzione del reato di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati di minaccia (militare e semplice) e per attentato ai diritti politici dei cittadini. Il ministro La Russa, interpellato al telefono da ilfattoquotidiano.it sulla vicenda ha detto di non saperne nulla: “Non mi interesso di queste cose. Non mi interesso, soprattutto, di un partito che non conosco”. E ha riattaccato bruscamente.

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03 dicembre 2010

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/03/i-carabinieri-formano-un-partito-non-e-vietato-ma-il-ministro-la-russa-li-punisce/79708/

Rapporti Lega-‘Ndrangheta: Esplode il caso di “Gamma” Castelli

Libero attaccava Saviano dopo il monologo sui rischi-infiltrazioni nel Carroccio. Ora due suoi cronisti scrivono di relazioni politiche dei boss a Lecco. E Belpietro ammette: “I clan hanno legami con tutti”

Castelli di paglia: “Gamma? Sembro io”

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Un libro sul leghista “scelto” dalla ‘ndrangheta. Il viceministro che fu condannato a rimborsare 33.100 euro per una consulenza “irrazionale e illegittima”, dice: “Non c’entro”. Retromarcia di Libero: prima titola contro Saviano, poi due suoi giornalisti confermano le sue tesi

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Saviano ha rotto i Maroni”, titolava Libero appena tre settimane fa riportando le dichiarazioni dell’autore di Gomorra, colpevole di aver denunciato che “la ‘ndrangheta al nord interloquisce con la Lega”.

Adesso due giornalisti dello stesso quotidiano pubblicano un libro in cui, attraverso la testimonianza del pentito Giuseppe Di Bella, ricostruiscono l’ascesa al potere della criminalità organizzata in Lombardia. E raccontano come proprio la ‘ndrangheta nel 1990 abbia scelto i cavalli su cui scommettere tra gli emergenti politici del Carroccio, portandoli fino a “importanti incarichi di Governo”, scrivono gli autori di Metastasi Claudio Antonelli e Gianluigi Nuzzi. Quest’ultimo ieri ha anticipato le critiche: “Non è colpa mia né di Libero se al Nord c’è la malavita”. Spiegando che la differenza è che “Metastasi è un’indagine compiuta in un anno di lavoro” mentre “Saviano ha sigillato un assioma televisivo”.

Sempre di fango si tratta, secondo gli esponenti del Carroccio. In particolare per il viceministro alle Infrastrutture Roberto Castelli e Stefano Galli, capogruppo in regione Lombardia: “Tutte fandonie”.
I due si sono sentiti tirati in ballo: sono entrambi nati e politicamente cresciuti a Lecco. La città in cui, secondo quanto ricostruito nel libro, nel 1990 gli uomini del clan di Franco Coco Trovato scelsero un anonimo uomo dell’emergente e ancora sconosciuto Carroccio trasformandolo, negli anni e a sberle di voti, in un politico di rango governativo. “Coco Trovato – ricorda Di Bella – aveva scelto il suo cavallo: è Gamma. Lo dice a tutti. Votare Lega, votare Gamma”. Gli autori di Metastasi nascondono il nome del politico con questo pseudonimo: ‘Gamma’, “nome in codice di soggetto che potrebbe essere sottoposto a indagini – scrivono gli autori – Gamma è una figura che ha ricoperto importanti incarichi di governo”. Non a caso la prima copia del libro è stata consegnata al procuratore Giancarlo Capaldo, capo della Procura di Roma, che ieri ha annunciato l’apertura di un fascicolo.

Se il racconto troverà riscontri, la Lega celodurista della caccia al “terrone mafioso” ne uscirebbe con le ossa rotte. In particolare Castelli. Che da anni racconta la sua città come una zona sana. “Nel 1993 il Comune sconfisse la famiglia Trovato”, ha detto ieri e, intervistato da Enrico Mentana al tg La7, ha invitato Nuzzi “a fare il nome di questo politico”, riconoscendo che “l’identikit si adatta perfettamente a me”. E gli anni coincidono: nel 1990 alle regionali la Lega registra il primo boom (18,9%) e nel 1992 Castelli è eletto per la prima volta alla Camera. “Ma io con Coco Trovato non ho mai parlato”. Nel 2006 “ho ricevuto una lettera con 29 proiettili” ha ricordato, sottolineando che agli amici si inviano altri messaggi. E di amici, l’ingegnere di Lecco, ne sa qualcosa.

Le consulenze a tempo pieno
Da ministro della Giustizia nel secondo governo Berlusconi distribuì talmente tante consulenze, ritenute di dubbia utilità, da finire indagato da procura e Corte dei Conti accusato di un danno erariali di circa un milione di euro. Secondo il procuratore Guido Patti, il ministro Castelli avrebbe creato “la figura del consulente personale a tempo pieno”.
Il Senato e il Tribunale dei ministri negarono l’autorizzazione a procedere, la Corte dei Conti, nell’aprile 2009, lo ha condannato al rimborso di 33.100 euro a titolo di risarcimento erariale, definendo “irrazionale e illegittima” una delle consulenze: quella affidata alla società Global Brain. Società di Alberto Uva, lo stesso finito pochi giorni fa nel mirino della procura milanese per corruzione nella vicenda Teleospedale.

Mazzette in salsa lombarda
Una storia di mazzette lombarde in salsa leghista-ciellina, denunciata da Galli, capogruppo del Carroccio in regione. A lui, Uva ha offerto una tangente da 15mila euro in vista di una gara d’appalto per l’assegnazione della gestione del sistema tv da installare negli ospedali lombardi. Galli si è rivolto prima ai magistrati, poi al Corriere della Sera: “Io certe persone le denuncio, altri danno loro le consulenze”.
Anche Giuseppe Magni, amico e braccio destro di Castelli al ministero, è finito indagati dalla procura di Roma: è stato filmato di nascosto negli uffici dell’imprenditore romano Angelo Capriotti a parlare di appalti ed “esigenze” che, secondo i pm, altro non erano che tangenti.

È poi toccato ad un altro uomo di fiducia di Castelli: l’avvocato Antonello Martinez sorpreso, rivelò Marco Lillo su L’Espresso, a chiedere soldi agli imprenditori del settore carcerario in cambio di una spintarella per gli appalti. In ballo c’erano i 25 nuovi carceri che il Guardasigilli voleva costruire.  Tutte vicende legate al periodo in cui è stato ministro, venti anni dopo quel 1990 quando la ‘ndrangheta scelse di sostenere Gamma e portarlo fino al governo.

Da Il Fatto Quotidiano del 3 dicembre 2010

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fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/03/castelli-di-paglia%E2%80%9Cgamma-sembro-io%E2%80%9D/80063/

Corre il Pil tedesco (+3,6%). In rialzo anche l’indice Pmi (servizi) in Europa. Bene l’Italia. Giù la Spagna

Non lasciamoci incantare. La forte crescita economica della Germania non è dovuta, come qualche industriale e la maggioranza dei politici sostiene da noi, alla ‘maggiore resa lavorativa’ degli operai tedeschi ma, semplicemente alle commesse avute dalla Cina nel settore dei macchinari ad alta tecnologia. Quando la Cina sarà sufficientemente dotata dei mezzi di produzione più moderni invaderà i mercati con i suoi prodotti a prezzi competitivi e il boom economico tedesco si affloscierà come un soufflè venuto male. E allora saran dolori. Per tutti.

mauro

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Corre il Pil tedesco (+3,6%). In rialzo anche l’indice Pmi (servizi) in Europa. Bene l’Italia. Giù la Spagna

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L’economia tedesca crescerà del 3,6% quest’anno, per poi rallentare al 2% nel 2011 e all’1,5% nel 2012. La stima è della banca centrale tedesca che spiega che la crescita del Pil è spinta dall’export che rafforza la domanda interna. Secondo la Bundesbank la «ripresa dell’economia tedesca continuerà nei prossimi due anni grazie all’andamento dinamico di quest’anno». I dati evidenziano, quindi, che la Germania cresce a un ritmo più veloce rispetto alla zona euro che, secondo le stime aggiornate ieri dalla Banca centrale europea, dovrebbe segnare nel 2010 una progressione dell’1,7 per cento.

Dati in rialzo anche sull’attività del settore privato nell’Eurozona, aumentata nel mese di novembre. Rimangono però forti differenze tra le economie dei paesi più grandi al centro dell’area della moneta e le nazioni della periferia, oberate dal debito pubblico. Lo mostrano i dati sull’indice Pmi di Markit. L’espansione é forte in Germania, Francia e Italia, in contrasto con la debolezza della Spagna, che sta mostrando ulteriori segnali di una possibile ricaduta in recessione, spiega Markit.

L’indice Pmi
A novembre l’indice Pmi composito dell’Eurozona é salito a 55,5 da 53,8 di ottobre, mentre il Pmi servizi é cresciuto a 55,4 da 53,3 in ottobre, superando entrambi le stime rispettive di 53,8 per il composito e di 53,3 per i servizi. Una lettura superiore a 50 indica un’espansione dell’attività, mentre una lettura inferiore indica una contrazione.

Germania al top da agosto 2007
Il settore servizi tedesco ha accelerato la crescita a novembre al ritmo più veloce degli ultimi tre anni. La lettura finale dell’indice Pmi a cura di Markit ha evidenziato per il settore una salita a 59,2 da 56,0 del mese precedente, livello più alto da agosto 2007.

Spagna sotto la soglia di espansione
In Spagna l’indice è salito a 48,3 a novembre da 46,5 a ottobre, evidenziando così un rallentamento del ritmo di contrazione di un settore che rappresenta oltre il 70% dell’economia iberica. A sostenere l’indice sono state le componenti relative a occupazione e nuovi affari, che non sono state però sufficienti a spingere l’indice generale oltre la soglia di 50 che separa la contrazione dall’espansione.

Rallenta la Gran Bretagna
Il tasso di crescita del settore servizi in Gran Bretagna ha visto un leggero rallentamento a novembre, in linea con le attese. L’indice è sceso a 53, dal precedente 53,2. L’occupazione tuttavia è caduta più velocemente rispetto al mese precedente e le imprese hanno visto un rallentamento degli ordini inevasi, che nell’insieme puntano verso un aumento della capacità di riserva.

Segnali di crescita dalla Francia
Il dato che arriva dalla Francia è positivo. Il Pmi finale relativo alle attività delle imprese di servizi è salito lo scorso mese a 55,0 da 54,8 in ottobre. Il Pmi composito, che misura l’attività in entrambi i settori servizi e manifatturiero, è salito a 56,4, rimbalzando dal minimo di 13 mesi toccato in ottobre pari a 54,9.

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03 dicembre 2010

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-12-03/corre-tedesco-rialzo-anche-110440.shtml?uuid=AYWCHgoC

Alta tensione in Costa d’Avorio scontri, vittime e rischio guerra civile

DOPO LE ELEZIONI

Alta tensione in Costa d’Avorio
scontri, vittime e rischio guerra civile

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Alassane Ouattara

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Il Consiglio costituzionale del ricco paese africano ha ribaltato il risultato elettorale proclamando vincitore il cattolico Laurent Gbagbo sostenuto nel sud del paese al posto di Alassane Ouattara, legato Il nord musulmano  e accusato di brogli. Disordini nella capitale. Chiuse le frontiere

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di DANIELE MASTROGIACOMO

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Alta tensione in Costa d'Avorio scontri, vittime e rischio guerra civile

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La Costa D’Avorio è di nuovo sull’orlo di una guerra civile. Il Consiglio Costituzionale ha invalidato i risultati delle elezioni presidenziali che avevano assegnato la vittoria al candidato dell’opposizione, l’ex ribelle Alassane Ouattara, e ha proclamato presidente l’ex capo di Stato uscente Laurent Gbagbo. Si affievoliscono le speranze che il ricco paese dell’Africa occidentale, tra i massimi produttori di cacao, possa uscire da una crisi ormai stagnante. Possa soprattutto chiudersi alle spalle i ricordi di una sanguinosa rivolta che si concluse con tentato colpo di Stato, un paese spaccato in due, battaglie furibonde tra i soldati ivoriani e i militari del distaccamento francese ad Abidjan, la morte di 50 manifestanti e la fuga precipitosa di novemila espatriati francesi, tra inseguimenti, linciaggi, violenze e stupri.

La speranza. Dopo 8 anni di incertezza istituzionale, la popolazione si era recata alle urne domenica scorsa convinta di affrontare le prime elezioni democratiche e avviare una fase del tutto nuova in un paese da riunificare. L’affluenza è stata massiccia ma i risultati della consultazione, affidati alla Commissione elettorale indipendente (Cei), sono stati ritardati fino all’ultimo. Solo ieri pomeriggio, al termine di mille contestazioni e fortissime pressioni da parte degli esponenti del presidente uscente Laurent Gbagbo che denunciavano brogli nel nord della Costa d’Avorio, la Commissione ha ufficializzato i dati definitivi. Ouattara, già primo ministro, è risultato vincitore con il 54,1 dei suffragi, contro il 45,9 di  Gbagbo.

Scrutinio rovesciato. Il verdetto è stato subito impugnato dal Consiglio Costituzionale (ha l’ultima parola sull’esito delle consultazioni elettorali) che lo ha cassato. Secondo il Consiglio, la Commissione ha ritardato troppo nel comunicare i risultati superando la scadenza della mezzanotte di mercoledì. Al di là del cavillo, si tratta di un espediente sollevato dagli uomini di Gbagbo, consapevoli di aver perso le elezioni ma decisi a denunciare frodi massicce nelle regioni del nord della Costa d’Avorio, controllata da anni da Ouattara. Hanno impedito di fatto la pronuncia della Commissione elettorale nei tempi previsti, tra pressioni e minacce evidenti, e si sono poi affidati al giudizio del Consiglio Costituzionale, guidato da Paul Yao N’dré, fedelissimo del presidente uscente risultato sconfitto.

Scontri e vittime. La situazione è diventata subito tesa. In molti quartieri della capitale legati a Ouattara ci sono state manifestazioni di protesta e la gente si è scontrata con la polizia. Ci sono stati 8 morti e una ventina di feriti. L’esercito ha deciso di lasciare le caserme e ha sigillato tutte le frontiere: terrestri, marittime e aeree. Radio e televisioni straniere, soprattutto francesi, non possono più trasmettere i programmi. Alassane Ouattara si è appellato al rappresentante delle Nazioni Unite in Costa d’Avorio per una sua presa di posizione. Ma l’alto funzionario, pur riconoscendo la validità della consultazione per l’assenza di evidenti frodi, ha evitato di pronunciarsi. La Francia, memore della disastrosa esperienza del 2002, resta in silenzio.

Ma il paese resta spaccato in due. Il nord musulmano legato a Alassane Ouattara e il sud cattolico fedele a Laurent Gbagbo, adesso proclamato vincitore con uno scrutinio esattamente rovesciato: 54,1 dei voti a suo favore, 45,9 per Ouattara. Il Consiglio Costituzionale ha riconosciuto le frodi denunciate nel nord del paese annullando i voti in sette provincie. Non si sa come reagiranno gli uomini di Ouattara. Ma come spesso accade in Africa, e non solo, vince chi ha il controllo dell’esercito. E i soldati sono saldamente nelle mani del vecchio presidente dato per sconfitto e risorto con decreto costituzionale.

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03 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2010/12/03/news/costa_avorio_elezioni_tensione-9810998/?rss

Malasanità, sesso per avere ricette false: anche i medici nella truffa da 10 milioni

Malasanità, sesso per avere ricette false: anche i medici nella truffa da 10 milioni

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Rinviati a giudizio un imprenditore farmaceutico e a 52 presunti complici. La struttura operava a Grottaferrata

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di Giulio De Santis
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ROMA (3 dicembre) – Ricette false ottenute anche attraverso prestazione sessuali. Così 53 imputati tra imprenditori, medici di base, farmacisti e promotori scientifici avrebbero truffato il servizio sanitario nazionale per circa 10 milioni di euro. Adesso i presunti responsabili della “megatruffa” sono stati rinviati a giudizio dal giudice dell’udienza preliminare Simonetta D’Alessandro con l’accusa, a seconda delle diverse posizioni di associazione a delinquere, truffa ai danni dello Stato e corruzione.

Il cuore della truppa a Gottaferrata. A realizzare la presunta frode sarebbe stata fino al 2008 un organizzazione ramificata in tutto il territorio italiano. Anche se il cuore del sistema pulsava a Grottaferrata. Da lì un imprenditore napoletano, Tullio Raimondo Faiella, 48 anni, titolare di un’azienda di distribuzione di farmaci, avrebbe mosso il suo esercito di pedine, composto da informatori scientifici con il compito di correre lungo lo stivale alla ricerca di medici e farmacisti per ottenere false prescrizioni di medicinali di fascia A (che sono quelli interamente rimborsati dal servizio sanitario nazionale) distribuiti dalla sua azienda. Lo scopo sarebbe stato, secondo l’accusa, quello di incrementare il fatturato prodotto dall’azienda produttrice dei farmaci. Talvolta Faiella, pur di piazzare i medicinali, sarebbe ricorso anche all’aiuto di una maitresse, disposta a trovare escort che fornissero prestazioni sessuali ai più riottosi ad entrare nel gioco.

Nel 2008 i primi 43 arresti. Il sistema avrebbe funzionato fino al dicembre del 2008 quando la Procura di Roma fece scattare le manette ai polsi di 43 indagati. Il numero di persone coinvolte nel sistema però era di 75 persone sparse tra il Lazio, la Campania, l’Abruzzo, la Sicilia e la Sardegna. Per diciassette degli imputati è già cominciato a luglio scorso il processo con rito immediato. La struttura che avrebbe organizzato Faiella avrebbe avuto il suo perno nei promotori scientifici. Sarebbe stato loro il compito di individuare i medici di base da corrompere. Una volta trovati, i dottori dovevano, sempre secondo l’accusa, compilare ricette false intestandole ad ignari pazienti o in alcuni casi a persone non affette dalle patologie curabili con quelle medicine rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale. In cambio i medici avrebbero ricevuto tra il 5 e 10% sul prezzo del farmaco dell’azienda di Faiella. Talvolta il pagamento sarebbe avvenuto attraverso le prestazioni sessuali di alcune prostitute. Con in mano le ricette, i promotori andavano nelle farmacie che ritiravano le ricette e fornivano i medicinali. In questo modo l’azienda di Faiella avrebbe visto crescere i suoi guadagni a spese del servizio sanitario nazionale. «Dal dibattimento emergerà l’assoluta correttezza del comportamento del nostro assistito» commentano i difensori di Faiella, gli avvocato Simonetta Galantucci e Maurizio D’Agosto.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=129210&sez=HOME_ROMA

Assange : «Anche se muoio tutti i documenti saranno rivelati comunque»

Nuovo mandato di arresto per il fondatore del sito di rivelazioni scomode

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Assange : «Anche se muoio tutti i documenti saranno rivelati comunque»

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La chat sul sito del «Guardian» con il fondatore di Wikileaks. «Sono minacciato da una superpotenza»

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Julian Assange (Ap)
Julian Assange (Ap)

MILANO – «Siamo ancora indietro rispetto alla tabella di marcia»: Julian Assange, rispondendo on-line alle domande dei lettori del quotidiano britannico The Guardian, afferma di essersi sempre aspettato che WikiLeaks potesse avere un ruolo globale ma che gli potesse essere riconosciuto già nel 2007, quando «cambiò i risultati delle elezioni politiche in Kenya». Quanto alle minacce alla sua sicurezza, anche minacce di morte «sono sotto gli occhi di tutti. Stiamo adottando le precauzioni appropriate, nella misura in cui ciò sia possibile avendo a che fare con una superpotenza».

PRECAUZIONI – In caso di morte di Assange e di distruzione totale dell’organizzazione Wikileaks le informazioni in suo possesso sarebbero però comunque rivelate: «Abbiamo consegnato tutti i documenti in nostro possesso a circa 100mila persone in tutto il mondo che li possiedono in forma criptata. Se ci dovesse accadere qualcosa e non fossimo più raggiungibili, una chiave elettronica verrebbe inviata via web rendendo i file leggibili. A questo punto queste 100mila persone avrebbero il compito di divulgarle».

OMISSIS E INFORMATORI – Alle accuse di mettere a rischio la vita degli informatori dei governi, ad esempio in Afghanistan Assange risponde: «Nei nostri 4 anni di attività non c’è stato nessuna accusa credibile, nemmeno da organizzazioni come il Pentagono che possano dimostrare che le aggressioni a degli informatori possona essere correlate a informazioni rilasciate da noi». A chi gli chiede il perché degli omissis nei cable delle ambasciate Assange spiega: «I documenti sono affidati a dei giornalisti esperti della materia. Poi sono revisionati da altri giornalisti o editor e noi ne leggiamo dei campioni per essere sicuri che il processo funzioni».

RIVELAZIONI – «Se veramente, come dice il Pentagono, Bradely Manning è dietro alcune di queste recenti rivelazioni, – ha poi aggiunto Assange – allora senza dubbio è un eroe senza pari», ha affermato rispondendo ad una domanda riguardo alla riconoscenza da parte di Wikileaks nei confronti delle proprie fonti.«Negli ultimi quattro anni il nostro obiettivo è stato quello di magnificare le fonti che si prendono i rischi reali di ogni rivelazione giornalistica e senza le quali i giornalisti non sarebbero niente», ha detto.

UFO – I documenti di Wikileaks svelano molti misteri ma al momento mancano all’appello gli Ufo: un’assenza solo temporanea, assicura Assange. Una chat in differita dopo che l’accesso eccessivo di utenti aveva fatto crollare temporaneamente il sito del quotidiano britannico «Un mucchio di svitati ci inviano e-mail sugli Ufo o su come abbiano scoperto di essere l’Anticristo, ma per ora non hanno rispettato le nostre due regole fondamentali: che i documenti siano di fonte terza e che siano originali», spiega Assange, aggiungendo però che «va notato che in alcuni documenti ancora inediti vi sono in effetti dei riferimenti agli Ufo».

AMAZON – Poi Assange ha risposto a una domanda sul caso Amazon che ha deciso di non ospitare più il sito di Wikileaks: «Abbiamo messo apposta il nostro sito su vari server in vari Paesi tra cui in Paesi che hanno deficit di libertà di parola come gli Usa».

LA SCELTA DI DARE UN VOLTO A WIKILEAKS – «Qualcuno deve assumersi la responsabilità di fronte all’opinione pubblica e solo una dirigenza che sia disposta a dar prova di coraggio in pubblico può garantire che le fonti si prendono dei rischi per il bene comune»: così Assange spiega i motivi per i quali WikiLeaks non è rimasta un’organizzazione “senza volto” – con il rischio che danneggiando la credibilità personale del suo principale rappresentante ne risulti compromessa anche quella del gruppo. «Originariamente – spiega ancora Assange – l’intenzione era proprio quella di un gruppo anonimo «per non permettere agli ego di avere una parte nelle nostre attività», ma questo portò a «una incessante curiosità sull’identità dei componenti del sito e a situazioni in cui alcuni individui si spacciavano per dei nostri rappresentanti», di qui la decisione di apparire in prima persona. «Sono diventato il parafulmine, ricevo attacchi ingiustificati su ogni aspetto della mia vita, ma anche meriti ingiustificati il che bilancia un po’ le cose», conclude Assange.

LIBERTA’ DI PAROLA – «L’attacco contro di noi – ha aggiunto Assange – da parte degli Stati Uniti è un segnale di grande speranza per la libertà di parola in Occidente che ha fiscalizzato il suo potere attraverso una rete di contratti, prestiti, azioni obbligazioni e così via. Da noi la critica politica è libera perché non intacca il vero potere. In Cina invece non è così».

NUOVO MANDATO DI ARRESTO – Intanto è stato emesso in Svezia un nuovo mandato d’arresto internazionale per il fondatore di Wikileaks. Lo ha reso noto la procura svedese, spiegando che la nuova richiesta contiene elementi sollecitati dalla polizia britannica. Assange è ricercato per aggressione e violenza carnale.

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Redazione online
03 dicembre 2010

fonte: http://www.corriere.it/esteri/10_dicembre_03/assange-chat-guardian-wikileaks_94967f24-fee7-11df-b6f8-00144f02aabc.shtml

Usa, a novembre disoccupazione al 9,8%. Casa Bianca: “Tasso inaccettabilmente alto” / U.S. Unemployment Rate Forecast, November 21, 2010

Usa, a novembre disoccupazione al 9,8%
Casa Bianca: “Tasso inaccettabilmente alto”

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Gli occupati sono aumentati di sole 39.000 unità, 100.000 in meno rispetto all previsioni. Gli americani in cerca di lavoro sono 15 milioni, il 41,9% lo cerca da oltre sei mesi

Disoccupazione ai tempi della depressione – fonte immagine

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WASHINGTON – Il tasso di disoccupazione Usa è salito al 9,8% a novembre, ai massimi da aprile scorso quando fu 9,9% e dal 9,6% di ottobre. Gli analisti prevedevano che restasse stabile. Lo rende noto il Dipartimento del Lavoro. Nello stesso mese gli occupati sono aumentati di 39 mila unità ben al di sotto delle 140 mila previste, con il settore privato che ne ha creati 50.000 e quello pubblico che ne tagliati 11.000. Il settore manifatturiero ha registrato una contrazione dell’occupazione, con -13.000 posti di lavoro: si tratta del quarto calo consecutivo. Il tasso di disoccupazione, afferma la Casa Bianca è “inaccettabilmente alto”. Tale dato, secondo il presidente Obama, “dimostra come sia importante procedere a un taglio delle tasse alla classe media e all’estensione dell’assicurazione sulla disoccupazione”.

Le rilevazioni mettono in evidenza come gli americani in cerca di lavoro sono 15 milioni. Il 41,9% degli americani disoccupati è senza lavoro da oltre sei mesi. Il tasso di disoccupazione sale al 17% se nel calcolo vengono compresi coloro che ha smesso di cercare un’occupazione e coloro che hanno accettato un part-time, anche se cercavano un lavoro a tempo pieno.

Il tasso di disoccupazione americano è sopra al 9% dal maggior 2009, ovvero da 19 mesi: si tratta della serie più lunga con un tasso di disoccupazione così elevato dalla Seconda Guerra Mondiale. Nella recessione degli inizi degli anni ’80, il tasso di disoccupazione è salito al 9% nel marzo 1982 e vi è rimasto fino al settembre 1983.

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03 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2010/12/03/news/disoccupazione_usa_al_9_8_-9803954/?rss

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U.S. Unemployment Rate Forecast

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U.S. Civilian Unemployment Rate Forecast

Percent Unemployed Seasonally Adjusted.
Month Date Forecast
Value
50%
Correct +/-
80%
Correct +/-
0 Oct 2010 9.60 0.0 0.0
1 Nov 2010 9.6 0.2 0.3
2 Dec 2010 9.6 0.2 0.4
3 Jan 2011 9.5 0.2 0.5
4 Feb 2011 9.4 0.2 0.5
5 Mar 2011 9.3 0.3 0.6
6 Apr 2011 9.2 0.3 0.6
7 May 2011 9.1 0.3 0.6
8 Jun 2011 9.1 0.3 0.7

Updated Sunday, November 21, 2010

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U.S. Civilian Unemployment Rate

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Percent Unemployed Seasonally Adjusted.

Unemployment Rate

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Current Economic Indicators
December 02, 2010 (Close of Day)
Indicator Value
Inflation % 1.17
GDP Growth % 2.50
Unemployment % 9.60
London Gold $/oz 1,389.00
WTI Oil $/bbl 88.00
Prime % 3.25

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fonte:  http://www.forecasts.org/unemploy.htm