Archivio | dicembre 4, 2010

RIFORMA, FINI BOCCIATO.. – Università, ancora occupazioni e cortei. Fini: “La protesta non risolve i problemi”

“Il ragazzo è intelligente, ma non si applica”

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“La protesta non risolve i problemi”. Vero, ma li porta in ‘piazza’. Non è col silenzio, sopratutto con ‘questo’ governo, che si risolvono i problemi. Anzi, semmai si complicano. Fini sono anni che ‘studia’ da premier, questo lo sappiamo, e in virtù di ciò merita una solenne bocciatura, in quanto, è chiaro,  “Il ragazzo è intelligente, ma non si applica”.

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RIFORMA

Università, ancora occupazioni e cortei
Fini: “La protesta non risolve i problemi”

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Proseguono a oltranza, dal Nord al Sud, le manifestazioni contro il disegno di legge Gelmini. Tetti e facoltà ancora occupati, mobilitazioni e funerali simbolici, sit-in e assemblee. Con non pochi problemi alla circolazione delle auto

Università, ancora occupazioni e cortei Fini: "La protesta non risolve i problemi"

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ROMA – Prosegue a oltranza, anche se in forma ridotta rispetto ai giorni scorsi, la protesta del popolo universitario contro il ddl Gelmini. Anche oggi, in molte città italiane, alcune facoltà e istituti scolastici sono rimasti occupati dai ragazzi, mentre in altre cortei e manifestazioni hanno nuovamente creato difficoltà al traffico cittadino. E della protesta alla riforma è tornato a parlare il presidente della Camera, Gianfranco Fini che, incontrando alcuni studenti dell’ università di Chieti, ha detto loro: “Avete tutte le ragioni del mondo, ma non è con la protesta che si risolvono i problemi”. Le parole di Fini, però, non hanno convinto i ragazzi, che hanno esposto striscioni e gridato slogan contro il governo, a desistere dal proseguire la mobilitazione.

SPECIALE Città per città 1

Bologna, presidio in centro. Alcune centinaia di studenti universitari si sono concentrati nel pomeriggio nei pressi di Porta Mascarella, a Bologna, bloccando per circa mezz’ora la circolazione stradale sui viali. Contemporanemente gli studenti delle scuole superiori hanno presidiato alcune porte della città, che delimitano l’ingresso al centro storico, provocando altri disagi alla circolazione. Successivamente, al corteo degli studenti medi e superiori, all’altezza di Porta S.Donato, si sono uniti i manifestanti dei comitati cittadini “Acqua bene comune E.Romagna” che poco prima si erano ritrovati di fronte alla sede di Hera chiudendo simbolicamente con dei nastri di plastica l’accesso alla multiutility.

Piombino, vestiti a lutto per leggere la riforma. Tutti vestiti di nero hanno girato per le classi, leggendo alcuni punti chiave della riforma Gelmini. Una manifestazione alternativa quella che ha visto coinvolti i ragazzi del liceo Carducci di Piombino.

Roma, in corteo dietro alla bara. Circa duecento studenti della facoltà di Architettura si sono radunati in Piazza del Popolo a Roma, improvvisando un funerale all’università pubblica. Alla testa del corteo funebre alcuni giovani hanno retto una bara nera con una croce bianca, simbolo proprio della morte dell’università.

Ancona, i ragazzi restano sul tetto
. Non hanno ancora lasciato il tetto della facoltà di Ingegneria gli studenti del Gulliver-Udu di Ancona, che preparano un week-end di mobilitazioni.

Cagliari, migliaia di palline per dire ‘no’ alla riforma. È stata invasa da migliaia di palline colorate, marchiate con lo slogan ‘No ddl Gelmini’ una delle principali vie dello shopping di Cagliari. È stata questa l’ennesima iniziativa di protesta degli studenti dell’Università della città sarda. Le sfere, correndo lungo la strada, hanno creato qualche difficoltà al passaggio, mentre gli studenti hanno distribuito volantini con le ragioni della protesta.

Portici (Napoli), invaso lo stadio. Circa 5mila studenti degli istituti superiori si sono riuniti nello stadio ‘San Ciro’ a Portici (Napoli) in una assemblea pubblica contro la riforma Gelmini. La struttura è stata messa a disposizione dal sindaco Vincenzo Cuomo che già ieri aveva incontrato alcuni studenti in protesta. Un corteo, stamani, ha creato molte difficoltà agli automobilisti.

Napoli, imbrigliata statua di Dante. Hanno imbrigliato con del nastro segnaletico bianco e rosso la statua di Dante a Napoli per “ribadire il proprio dissenso contro il processo di mortificazione che la cultura sta subendo in Italia”, e per protestare, anche così, contro la riforma Gelmini. La singolare iniziativa, in piazza Dante, ad opera degli studenti di architettura. Ai piedi della statua è stato collocato anche uno striscione. “Fatti non foste a viver come bruti”. E poi, ancora, slogan come ‘La cultura non è solo un monumento, impediamo il degrado del pensiero’. Non è la prima volta che le statue, a Napoli, diventano ‘protagoniste’ di singolari proteste: tempo fa la statua di Garibaldi fu incappucciata per fare in modo “che non guardasse il disastro sociale della città”. E poi, nel bel mezzo dell’emergenza rifiuti, cartelli di protesta ‘affidati’ alle mani delle statue di piazza del Plebiscito.

Reggio Calabria, ancora occupata Aula Magna. Resta occupata l’Aula magna della facoltà di Architettura a Reggio Calabria, ma lunedì e martedì non ci sarà la sospensione della didattica e nemmeno il blocco degli accessi alle strutture. Gli studenti dell’ateneo, infatti, hanno deciso che, per la prossima settimana, ci saranno iniziative di didattica alternativa, confronti pubblici su varie tematiche e assemblee plenarie.

Isernia, sit-in in stazione. Scatta la mobilitazione studentesca anche a Isernia. Gli studenti delle scuole superiori questo pomeriggio hanno cominciato un sit-in al terminal di Piazza della Stazione.

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04 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/scuola/2010/12/04/news/protesta_universit-9840487/?rss

CASO FIAT – Quanti danni produce il modello Pomigliano / Camusso: “Credo Fiat non disponibile ad applicare contratto”

Quanti danni produce il modello Pomigliano

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di Rinaldo Gianola

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Ora che tutti, ma proprio tutti, dal sindaco Sergio Chiamparino al ministro Maurizio Sacconi, invocano la ripresa del negoziato sul futuro di Mirafiori tra Fiat e sindacati, adesso che si sente implorare «responsabilità» e «un confronto senza pregiudizi», qualcuno dovrebbe anche riflettere, ad alta voce possibilmente, sulle cause della rottura, speriamo momentanea, e sui reali obiettivi di Sergio Marchionne. 

Questa volta non è stata la Fiom a bloccare la trattativa. È stata la Fiat a lasciare perché, dopo aver compreso che persino Fim e Uilm non avrebbero condiviso la sua strada spericolata che porta alla distruzione del contratto nazionale di lavoro, non avrebbe potuto presentarsi in pubblico con un documento sottoscritto solo dal sindacato aziendalista Fismic. A tutto c’è un limite. Ma lo strappo della Fiat al tavolo di Mirafiori è solo l’ultimo frutto avvelenato generato da una filosofia imprenditoriale che, purtroppo interpretata come un segno di modernità e di innovazione, non è riuscita a conquistare un livello di consenso tra i lavoratori e tra i sindacati adeguato agli obiettivi ambiziosi di Fabbrica Italia.

A Torino molti si erano illusi che nella trattativa per Mirafiori si potessero dimenticare tensioni e incomprensioni e, come aveva detto Marchionne, si potesse ripartire «da un foglio bianco» per condividere un progetto industriale di grande impatto sull’economia locale e dell’intero paese. Ma, arrivati al dunque, mentre i sindacati dei metalmeccanici hanno messo in campo la loro disponibilità a trattare su tutto, dagli orari ai turni, alla pausa mensa, pure l’assenteismo, ieri la Fiat si è alzata dal tavolo perché «non ci sono le condizioni» per realizzare il piano che prevede un miliardo di investimenti sulla storica fabbrica di Torino.

Il motivo che porta la Fiat alla rottura non è nuovo, come qualcuno travestito da Biancaneve ha immaginato ieri. La realtà è quella di Pomigliano d’Arco, anche se tutti si erano impegnati a spiegare che Mirafiori è diversa dallo stabilimento Giambattista Vico. Marchionne non vuole più il contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici, non ne vuole più sentir parlare. Lo ritiene un vincolo dannoso perché costringe l’azienda a rispettare leggi, regole, condizioni a garanzia dei dipendenti e anche delle comunità circostanti.

La Fiat, proprio come ha imposto a Pomigliano, vuole un contratto ad hoc per ogni stabilimento, una specie di fai-da-te che esula dalla contrattazione nazionale, dalle normali relazioni tra organizzazioni imprenditoriali e rappresentanti dei lavoratori. Dal 21 aprile scorso, quando venne annunciata Fabbrica Italia, ad oggi la Fiat ha perseguito una linea fatta di strappi e di imposizioni. Marchionne ha imposto il modello Pomigliano, che per gli stessi sindacalisti di Fim e Uilm che ieri stavano al tavolo di Torino doveva restare «un caso isolato», ha ottenuto la deroga del contratto dei metalmeccanici, ha riaffermato un malinteso senso del governo aziendale licenziando tre operai a Melfi (reintegrati dal giudice) e un impiegato a Mirafiori (anch’egli reintegrato).

Adesso per Torino è stato riproposto lo stesso canovaccio di Pomigliano che, però, non è piaciuto ai sindacati. Cosa succederà adesso? Si potrà riprendere il negoziato per condividere le condizioni che portino a un investimento così importante per Torino? C’è lo spazio per riannodare le fila del confronto? Oppure Marchionne farà un’altra virata a sorpresa e porterà alle estreme conseguenze le sue scelte fino a lasciare Federmeccanica e Confindustria? Se ci fosse un governo attivo e responsabile sarebbe forse più facile.

Ma non c’è. Il problema di Mirafiori è importantissimo, non solo per i 5500 lavoratori della Carrozzeria che attendono di sapere cosa dovranno fare domani. La modalità del possibile accordo, o la rottura, avrà conseguenze sull’intero assetto contrattuale dell’industria perché, di deroga in deroga, non si capisce perché altre imprese non dovrebbero seguire l’esempio della Fiat. Ma, in questo caso, le fabbriche diventerebbero una giungla ingovernabile, dove comanda il più forte e la stessa competizione tra imprese risulterebbe alterata tra aziende rispettose dei contratti o meno. Di questo passo non è da escludere che vedremo presto Marcegaglia e Bombassei sui tetti del Lingotto per difendere il contratto nazionale di lavoro.

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04 dicembre 2010
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Quando l’informazione è tendenziosa

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Adesso vediamo di capirci. Tantri nostri lettori, giustamente, cliccano il link alla pagina originale dei post, vuoi per approfondire, vuoi per confrontare eventuali inesattezze, o per svariati motivi. Oggi siamo noi ad invitarvi a farlo sul pezzo sotto riportato. Perché? Presto detto:

il titolo originale è questo

FIAT: CAMUSSO, NON DISPONIBILI AD APPLICARE CONTRATTO

grassettato e tutto maiuscolo. Come potete vedere, noi l’abbiamo cambiato per dare il giusto senso al contenuto dell’articolo.

E’ veramente squallido che un’agenzia di stampa tenda a manipolare l’informazione in questo modo. Loro sanno benissimo che molte persone in rete (come molti di coloro che comprano i giornali in forma cartacea) scorrono le pagine limitandosi a leggere i titoli di maggior rilievo. E in questo caso, molto abilmente, sono riusciti a fare intendere una cosa per un’altra.

Voi che ne dite?

Camusso: “Credo Fiat non disponibile ad applicare contratto”

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17:43 04 DIC 2010

(AGI) – Pompei – “Chiedetelo alla Fiat, sono loro ad averla interrotta”. Replica cosi’ il leader della Cgil, Susanna Camusso, a chi le domanda se sia possibile riprendere la trattativa tra l’azienda ed i sindacati sul futuro dello stabilimento di Mirafiori. Sulla questione del contratto nazionale il segretario generale della Cgil non nasconde la propria preoccupazione: “Credo che l’azienda non sia disponibile ad applicarlo. Questo e’ un grande interrogativo che riguarda anche la stessa Confindustria, che dovrebbe fare un passo in avanti per ribadirne l’importanza”.

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fonte:  http://www.agi.it/rubriche/ultime-notizie-page/201012041743-eco-rom0059-fiat_camusso_non_disponibili_ad_applicare_contratto

GAZA – Freedom Flotilla Italia: 13 dicembre, conferenza stampa all’Ordine dei Giornalisti

Freedom Flotilla Italia: 13 dicembre, conferenza stampa all’Ordine dei Giornalisti

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Comunicato stampa.

In preparazione della missione della Freedom Flotilla II che salperà a marzo del 2011,

la Freedom Flotilla Italia organizza una conferenza stampa che si svolgerà lunedì 13 dicembre, dalle ore 11 alle 13, presso l’Ordine nazionale dei Giornalisti, in via Parigi 11, a Roma.

 

Il programma.

Alle ore 11, verrà presentato il libro-testimonianza “Verso Gaza, in diretta dalla Freedom Flotilla” (Emi editrice, 2010), e analizzati, dal punto di vista dell’informazione, gli eventi che seguirono la partenza della prima flotilla diretta nella Striscia di Gaza, e l’attacco del commando israeliano, il 31 maggio.

Saranno presenti l’autrice del libro, Angela Lano, giornalista a bordo della Freedom Flotilla I; Enzo Jacopino, presidente dell’Ordine dei Giornalisti; Mohammad Hannoun, presidente Api e membro della European Campaign to end the siege on Gaza, e i rappresentanti della Freedom Flotilla.

Verrà proiettato anche il documentario “The Raid”, del regista romano Manolo Luppicchini.

 

Alle ore 12, sarà presentata la missione della seconda Freedom Flotilla, che partirà per Gaza a marzo del 2011.

Si parlerà in particolare della nave italiana, “Stefano Chiarini”, che farà parte della flotta internazionale e che porterà a bordo circa 40 connazionali, tra cui giornalisti, politici, medici, intellettuali, ingegneri, architetti e attivisti, e che partirà da un porto italiano.

 

Alla conferenza stampa saranno presenti rappresentanti della Freedom Flotilla Italia e delle sei organizzazioni internazionali (*) della Freedom Flotilla II, tra cui la European Campaign to end the siege on Gaza, il Free Gaza Movement e la IHH turca.

(*) Organizzazioni fondatrici della coalizione internazionale della Freedom Flotilla I e II: European Campaign to end the siege on Gaza, IHH, Greek Ship to Gaza Campaign, Swedish Ship to Gaza, Free Gaza movement, International Commitee to End the Siege on Gaza.

Della Freedom Flotilla II faranno parte navi di circa 20 Paesi.

………….

 

Si prega di confermare la presenza alla conferenza stampa

 

Contatti:

Ufficio stampa Freedom Flotilla – Italia: press@freedomflotilla.it.,

tel. 0039.3474262073; 0039.335.1239579; 0039.011.19838359

Info: www.freedomflotilla.it;

www.InfoPal.it; www.savegaza.euwww.freegaza.org; www.forumpalestina.org

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In allestimento 34 navi dirette a Gaza. Partiranno ad aprile

Scritto il 2010-12-04 in News

Gaza – Pal-Info. La Campagna internazionale di solidarietà con il popolo palestinese è al lavoro per allestire 34 navi umanitarie dirette a Gaza il prossimo mese di aprile. La notizia viene resa pubblica dal direttore generale…

In preparazione primo convoglio asiatico verso Gaza

Scritto il 2010-12-04 in News

Gaza – Imemc. Il primo convoglio umanitario asiatico è in piena fase operativa per il viaggio che lo condurrà verso la Striscia di Gaza nel tentativo di rompere l’assedio israeliano. “Lifeline India verso Gaza” è parte…

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Video
  1. Video sul Muro dell’Apartheid.
  2. Shooting back. I video di B’tselem sulle violenze dei coloni israeliani contro i palestinesi.
  3. Zona di morte. Video da Gaza.

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fonte:  http://www.infopal.it/

Tra i berluscones cresce il partito del regicidio

Tra i berluscones cresce il partito del regicidio

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I teorici del «passo indietro». Da Alfano a Gelmini, da Scajola ai sostenitori di Gianni Letta a Palazzo Chigi, nel Pdl sono sempre di più i compagni d’arme convinti che un ripensamento da parte del premier sarebbe la salvezza per tutti

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Fedeli fino alla morte (politica s’intende). Del Cavaliere. Poi, si vedrà, dopo il voto di sfiducia. Ora che la maggioranza si scopre senza numeri, che Fini lascia intendere di avere la carta del governo tecnico tra le mani, avanza, nel Pdl, la tentazione del regicidio. Di sostenere un esecutivo senza Berlusconi, magari guidato da Gianni Letta.
I dubbi già serpeggiano tra le truppe. Tra quei novanta – novanta, come la paura – parlamentari e senatori del Pdl a rischio di rielezione o di ricandidatura, se si andasse al voto.
Nordisti inermi di fronte all’avanzata leghista. Ex aennini preoccupati, sono una settantina in tutto, che non si sentono tutti garantiti di fronte all’avanzata futurista. Cortigiane illustri, timorose che le nuove favorite del Capo coltivino l’ambizione di passare dall’harem all’Aula. Tra loro è forte la tentazione di tradire il premier. Magari non il giorno della sfiducia. Ma il giorno dopo, è tutt’altra storia. Altro giorno, altro governo.

E dubbi ben più gravi serpeggiano tra i generali, che conoscono, eccome l’umore delle truppe, pronte a votare la propria sopravvivenza parlamentare. Proprio i più fedeli compagni d’arme del Cavaliere da giorni si dicono che un passo indietro di Berlusconi sarebbe la salvezza per tutti. Che dovrebbe essere proprio lui, Berlusconi, a indicare un successore. I ministri di Liberamente, i pretoriani appunto, hanno mandato messaggi a Fini, gli hanno detto che se fosse stato per loro avrebbero trattato su tutto. Però, hanno aggiunto, col premier non si ragiona. È chiuso nel suo bunker e non ascolta nessuno. E così è un disastro per tutti. Chissà se dopo la conta gli sfoghi privati diventeranno contestazioni pubbliche.

Mariastella Gelmini, ad esempio, pensa che un accordo con Fini andrebbe ancora tentato: «Io – è sbottata coi suoi – Berlusconi lo difendo, ma non può sempre provocare la rottura, lo scontro per lo scontro, non possiamo stare nelle mani di gente come la Santanchè». Più delle formule – Berlusconi bis, rimpasto, passo indietro – vale il principio. Per i pretoriani il Cavaliere ha delle responsabilità nello sfascio, su molti temi. Durante la travagliata approvazione della riforma dell’università, per dirne una, la ministra si sfogò con un taciturno Cicchitto: «Quello sta a palazzo Grazioli e non si rende conto che chiedere le dimissioni di Fini oggi rischia di far saltare tutto». Provvidenziale, allora, fu un intervento di Gianni Letta.

Già, Letta. È lui il terminale della trama dei possibili congiurati. Mezzo governo lo vorrebbe a palazzo Chigi al posto del premier. Sarebbe l’unico garante dell’equilibrio prima del baratro, l’unico in grado di ricomporre il mosaico: tregua con Fini, allargamento a Casini, gestione della crisi. Lo pensa la Gelmini, lo sostiene Franco Frattini, altro fautore di un nuovo governo con l’Udc, anche se passa per la testa del Capo.

E basta vedere l’attivismo di Alfano per capire che il partito del regicidio è guidato da quelli che nel Pdl contano di più. Il giovane guardasigilli – tigna sicula, scuola democristiana – è l’unico, in quattro lustri di berlusconismo, che non è rimasto bruciato dal dossier più incandescente, la giustizia. Ha ottimi rapporti con Fini, costruiti ai tempi delle trattative impossibili sulla giustizia, e coltivati, oggi, nei cordiali incontri con Bocchino, quando da giovani papà accompagnano i figlioletti alla stessa scuola: parole in libertà, molto veritiere, e molti punti di incontro. Gianni Letta lo considera il migliore della sua generazione, e pure Fini pensa che il ragazzo sta crescendo. E chissà se è un caso che sabato scorso il promettente Alfano ha partecipato all’incontro con Formigoni, Lupi, Fitto e Mario Mauro a Milano, per rinsaldare i legami con gli ultra cattolici del Pdl. Anche per lui, con Letta a palazzo Chigi, si spalancherebbe una prateria.

Avanza il partito del «passo indietro», perché ogni giorno che passa le urne sembrano una prospettiva remota. I segnali di smottamento al Senato, la paura dei peones, le picconate di Fini e Casini indicano che un governo tecnico è possibile. Il “partito di Letta”, cui fanno riferimento ministri, pezzi di establishment e poteri che contano, prima ancora di un nome esterno teme la soluzione Tremonti. E il pressing sul premier per passare lo scettro nelle mani sicure del fedele sottosegretario si è fatto pressante.
La pensa così pure Claudio Scajola, punto di riferimento di una cinquantina tra parlamentari e senatori, e attivissimo con la sua fondazione Cristoforo Colombo. Scajola ha avuto uno scambio di idee sia con Fini sia con Casini. A loro ha spiegato che sarà fedele al premier, e che un «governicchio Pisanu» non lo convince. Epperò, l’ex ministro teme che questa tenzone muscolare si traduca nella rovina delle parti in causa, o in un governo Tremonti, e sempre di rovina si tratta: «L’unica soluzione – questo il ragionamento confidato ai collaboratori – è un governo Letta, ma deve essere Berlusconi a indicarlo, altrimenti è complicato». Un auto-regicidio.

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03 dicembre 2010

fonte:  http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/307779_tra_i_berluscones_cresce_il_partito_del_regicidio/

Regali di Natale: la lista dei desideri di Save the Children

Regali di Natale: la lista dei desideri di Save the Children

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Cresce nel 2010 il disagio di chi soffre “l’obbligatorietà” del regalo natalizio e potrebbe optare per un dono alternativo. Raddoppiato nell’ultimo Natale il numero di chi ha scelto la Lista dei Desideri, il vaccino il regalo preferito da 1 donatore su 5. Secondo Confcommercio-Imprese e Format Ricerche, aumenta nel 2010 la percentuale dei consumatori che considera gli acquisti per il Natale una “spesa necessaria, ma della quale farebbe volentieri a meno” (30,7 %) e la percentuale dei consumatori che considera gli acquisti di Natale una “spesa del tutto inutile, ma che si è costretti ad affrontare” (22,9 %).

La Lista dei Desideri di Save the Children è più che mai una splendida occasione per dare un senso diverso ai nostri regali di Natale. Già nel 2009 è più che raddoppiato rispetto al Natale precedente il numero di persone che hanno scelto la Lista dei Desideri con un regalo virtuale e solidale a sostegno degli interventi di Save the Children, per offrire ad esempio i servizi igienico-sanitari, la nutrizione a 1.500 bambini e l’acqua potabile ad altrettanti in Etiopia; o garantire antibiotici, vaccini, zanzariere, sali per la reidratazione e la vitamina A al Mozambico, dove ogni anno muoiono 150.000 bambini sotto i cinque anni di vita.

Per fare un regalo basta andare sul sito www.savethechildren.it/desideri, scegliere uno tra i 23 regali messi a disposizione ed effettuare on-line la donazione corrispondente. La persona cui si dedica il regalo riceverà una cartolina (cartacea o elettronica) come simbolo di un gesto che migliora la vita di un bambino nel mondo. Concretamente si farà una donazione a beneficio dei bambini delle aree in cui Save the Children lavora.

Nella Lista ci sono regali per tutte le tasche, da 10 a oltre 1.000 euro. Il regalo favorito nel 2009 è stato il vaccino (15 euro) scelto da 1 donatore su 5, mentre gli alberi da frutto (20 euro) e il cesto di cibo (14 euro) ne hanno conquistato 1 su 10. Tra gli altri preferiti i giocattoli (12 euro), un posto a scuola (24 euro) ma anche il kit medico (29 euro) o quello per l’assistenza al parto (39 euro). Quest’anno si aggiunge un regalo nuovo, il pallone da calcio (15 euro), che può permettere ai piccoli di un intero villaggio di divertirsi e di esprimere se stessi attraverso lo sport.

Il diritto al gioco è spesso uno dei più dimenticati. Ma il regalo da sempre simbolo della Lista è lo Yak, il bue tibetano che Giobbe Covatta ha contribuito a rendere famoso e che anche quest’anno è protagonista dello spot virale che si sta moltiplicando in rete:

Novità assoluta invece Pietro Sermonti e Andrea Sartoretti (“i corrieri” di Save the Children) alle prese con la consegna di uno Yak in pieno centro a Roma:

Tra i testimonial in prima fila per la Lista dei Desideri ci sono anche Caterina Balivo, Nicolas Vaporidis, Christiane Filangieri e Marco Baldini. Oltre al periodo di Natale è sempre possibile creare la propria lista dei desideri segnalandola agli amici in occasione delle più diverse ricorrenze, evitando in partenza il rischio di regali inutili sia per chi li deve offrire che per chi li riceverà. Anche le aziende possono scegliere la Lista dei Desideri per donare virtualmente ai propri clienti, ai collaboratori o ai fornitori medicine, scorte di cibo o banchi da scuola per assicurare un futuro migliore a tanti bambini nei paesi in via di sviluppo.

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02 dicembre 2010

fonte:  http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2010/12/02/AMAExlJE-children_desideri_natale.shtml

Acqua pubblica, sabato in piazza per la moratoria

Si attende il pronunciamento della Corte di Cassazione

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Acqua pubblica, sabato in piazza per la moratoria

Intanto è ormai scoppiato lo scandalo dell’acqua all’arsenico

http://www.agenziami.it/thumb/360/310/9546/jpeg/7394/

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di Alessandro Fioroni

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1.400.000 firme che aspettano di essere dichiarate valide dalla Corte di Cassazione. I cittadini italiani si sono espressi così circa la richiesta di un referendum contro il decreto Ronchi, praticamente la privatizzazione dell’acqua. E mentre si attende il termine del lavoro della corte il Forum dei movimenti per l’acqua pubblica si sta battendo per una moratoria, una sospensione della legge. Ecco perchè il movimento ha indetto per la giornata di sabato 4 dicembre una giornata di mobilitazione. Il tutto mentre è ormai scoppiato lo scandalo dell’acqua all’arsenico. Lo speciale Ami Oro Blu

1.400.000 firme che aspettano di essere dichiarate valide dalla Corte di Cassazione. I cittadini italiani si sono espressi così circa la richiesta di un referendum contro il decreto Ronchi, praticamente la privatizzazione dell’acqua. E mentre si attende il termine del lavoro della corte il Forum dei movimenti per l’acqua pubblica si sta battendo per una moratoria, una sospensione della legge.

Ecco perchè il movimento ha indetto per la giornata di sabato 4 dicembre una giornata di mobilitazione. In tutte le regioni italiane verranno messe in piazza numerose iniziative che daranno vita a nodi pulsanti di una rete che, da nord a sud, difende dalla privatizzazione un bene primario come l’acqua in connessione con i movimenti che saranno a Cancùn per discutere di cambiamenti climatici.

Il tutto mentre è ormai scoppiato lo scandalo dell’acqua all’arsenico, una emergenza ambientale che coinvolge centinaia di comuni mentre il governo e le amministrazioni locali (regioni, provincie e comuni) insieme agli enti gestori alcuni dei quali già privati ignorano il pronunciamento inequivocabile della Ue sui limiti consentiti della sostanza nociva.

 

Il calendario delle iniziative

Abruzzo: Pescara – Manifestazione regionale: Inizio la mattina con attività nelle scuole, alle 15.00 in Piazza Italia street parade e critical mass, successivamente assemblea. Qui i volantini

Basilicata: Matera, 3 dicembre Iniziativa pubblica organizzata da: Coordinamento Regionale Acqua Pubblica di Basilicata, FP CGIL e CGIL (vedi manifesto). Matera, 4 dicembre – Banchetto informativo in Piazza Vittorio Veneto ore 18-21. Potenza – ore 18.00, banchetto informativo.

Calabria: Cosenza – Dalle 11.00 Biomercatino, alle 15.00 Manifestazione regionale per la moratoria sull’acqua, alle 21.30 concerti.

Campania: Caserta, 3 dicembre, incontro pubblico. Nola, 3 dicembre, assemblea pubblica ore 18.00. Napoli – corteo regionale. Ore 10.00 Piazza del Gesù, a seguire pomeriggio di controinformazione e musica.

Emilia Romagna: Reggio Emilia – giovedì 2, ore 21 c/o Laboratorio AQ16 in Via Fratelli Manfredi 14, proiezione del documentario “Water Makes Money”. Reggio Emilia – venerdì 3, ore 21 c/o Maki Pub, Via Boiardo 4/4 Bagnolo in Piano (RE) – “L’ACQUA DA MERCE DI CONSUMO A BENE DI RISPARMIO” incontro con il Comitato Provinciale Acqua Bene Comune e in Centro Studi Ambientali di Torino, promotore della campagna nazionale TVB – Ti Voglio Bere. Bologna – alle 15 corteo con partenza dalla sede di Hera che attraverserà il centro. Al termine musica ed interventi.

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Lazio: Roma – Manifestazione regionale. In mattinata passeggiate e pedalate lungo i luoghi dell’acqua pubblica della città. Presidio informativo con stand informativi e gastronomici. Animazione con giocolieri, artisti di strada, musica, teatro e video.

Liguria: Genova (Largo Pertini – 14.30/17.30) – Interventi, informazione, musica, comici con DANIELE RACO da Zelig spunti di comicità sull’acqua, NADIA SIMONETTA testo teatrale “Un bicchiere di acqua pubblica per favore” di Ivano Malcotti, LABORATORIO RI-PERCUSSIONI SOCIALI musica dal vivo, conclude EMILIO MOLINARI movimenti per l’acqua.

Lombardia: Iniziative provinciali. A Brescia, per tutto il giorno, il 4 dicembre, c’è la Festa dell’acqua. A Mantova dalle 10 alle 20 in Piazza Mantegna. A Como, giocoleria e magia in piazza Martinelli dalle ore 13.00. A Lecco in Pizza Diaz dalle 14.30. Sondrio – volantinaggio sincronizzato in vari comuni della provincia (Albosaggia, Piateda, Montagna in Valtellina, Tirano, Sernio, Bianzone…). Cremona, sensibiliazzazione per le strade della città e distribuzione materiale informativo. Bergamo, punto informativo tutto il pomeriggio in Largo Rezzara (zona Piazza Pontida).

Marche: Ancona – manifestazione, corteo, concerto

Molise: Campobasso – Ore 17:30 appuntamento in Piazza Pepe, sotto la prefettura, per consegnare al Prefetto l’appello per la moratoria. Il presidio continuerà nel pomeriggio con stand informativi e animazione, musica e creazione di graffiti e una scultura estemporanea il cui tema è l’acqua bene comune. Campobasso – Ore 21:00 appuntamento al Blue Note, Concerto di artisti locali e DJ set banchetti informativi e proezioni video.

Piemonte: A Vercelli, in Piazza Cavour, fin dalla mattina del 4 c’è NaturalVercelli. Torino – Ore 14.00 – Presidio alla Fontana Angelica  in Piazza Solferino in attesa del corteo degli studenti in partenza da Piazza Arbarello; Ore 15.00 – Corteo per via Pietro Micca fino a Piazza Castello – parteciperanno anche 4 somarelli con otri d’acqua, al seguito del Comitato Acqua Pubblica di Cuneo; Ore 16.00 – 18.00 – Manifestazione in Piazza Castello – musica – animazione – interventi dei Comitati Locali del Piemonte e chiusura del Prof. Ugo Mattei.

Puglia: Eventi provinciali. Foggia, 4 dicembre, ore 18, area pedonale, gazebo informativi

Sardegna: iniziativa a Cagliari e in altre province.

Toscana: iniziative provinciali durante la settimana precedente il 4 settembre (qui tutte le inziative), per conlcudere il 4 con manifestazione sotto alla sede della Regione Toscana a Firenze.

Trentino Alto Adige: Trento – Fiaccolata cittadina a partire dalle 17.00. Guarda la locandina. Bolzano, a partire dalle ore 9.30 catena umana, alle ore 15.30 iniziativa in piazza in Piazzetta Lionello

Sicilia: manifestazioni provinciali.

Umbria: 4 incontri dal 29 ottobre al 2 dicembre alle ore 21.00: Spina, 29 novembre; Cerqueto, martedì 30; Marsciano, mercoledì ; Schiavo, giovedì 2. A Marsciano, il 4 dicembre alle ore 21.00 la proiezione di “Acqua makes money”.

Veneto : Venezia – Manifestazione con inizio alle 14,00 dalla stazione ferroviaria e prevede due cortei: uno via terra e uno via acqua con barche fino al Rialto ed evento finale con concerti.

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Italiani oltre confine

Parigi – Degustazione dell’acqua pubblica contro la privatizzazione.

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(alessandro fioroni)2010-12-03

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fonte:  http://www.agenziami.it/articolo/7394/Acqua+pubblica+sabato+in+piazza+per+la+moratoria/


Il nuovo test di lingua italiana per stranieri? poco poco, e piano piano come barlare italiano fai da me

Il nuovo test di lingua italiana per stranieri? poco poco, e piano piano come barlare italiano fai da me

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fonte immagine

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Karima Moual

Zmagria di Karima Moual

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Come ti chiami? dove abiti? chi è il sindaco della tua città? chi è il presidente del consiglio? quanti figli hai? Ecco un esempio delle tante domande del più temuto test di lingua italiana che partirà dal 9 novembre  2010, per gli stranieri desiderosi della carta soggiorno. Di una banalità tale che non servirà a nulla. Se non alla politica degli slogan.

Se si vuole davvero favorire l’integrazione bisogna partire da un piano di lavoro per portare la conoscenza della lingua e della cultura italiana  agli stranieri. Serve un investimento a lungo termine, con lo Stato che coinvolge scuole e datori di lavoro. Altrimenti e’ tutta una finzione. Con un test facile facile , che serve a rassicurare gli italiani (mettiamo un limite all’accesso) e anche gli immigrati (tranquilli tanto passerete  tutti), e chissenefrega se dietro alla parola integrazione c’è ancora il vuoto.

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03 dicembre 2010

fonte: http://karimamoual.blog.ilsole24ore.com/zmagria/2010/12/il-nuovo-test-di-lingua-italiana-per-stranieri-poco-poco-e-piano-piano-come-barlare-italiano-fai-da-.html