Archivio | dicembre 4, 2010

STAMPA LIBERA, SALVATE IL SOLDATO ASSANGE

STAMPA LIBERA, SALVATE IL SOLDATO ASSANGE

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Per Scotland Yard il leader di Wikileaks ha le ore contate. Frattini dice: “Vuole distruggere il mondo” La Palin chiede che “sia abbattuto”, ma il giornalismo ha il dovere di difenderlo (di Barbara Spinelli)

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Guerra totale a Julian Assange, braccato in tutto il pianeta e nel cyberspazio. Mentre il sito di Wikileaks viene attaccato di continuo, la polizia inglese dice che Assange si trova nel Regno Unito e ne annuncia l’imminente cattura. Sulla sua testa pende un controverso mandato d’arresto per stupro molestie sessuali e coercizione da parte delle autorità svedesi. Lui risponde in una chat accusando gli Stati Uniti di stravolgere la realtà e affermando che “il mondo diventerà un posto migliore” (leggi l’articolo di Davide Ghilotti). E spiega che se venisse ucciso i file in suo possesso diventerebbero immediatamente pubblici. Non tutti gli osservatori però credono che Assange sia un paladino della libertà d’espressione. Nei giorni del cable gate sono numerose le domande che riguardano il caso Wikileaks: da dove vengono veramente i documenti che stanno finendo online? E chi c’è dietro Assange? E ancora: potrà resistere il sito alle contromosse informatiche di governi e hacker ostili? (leggi l’articolo di Galeazzi e Mello). Quel che è certo è che il caso Wikileaks rappresenta già oggi uno degli snodi cruciali della rivoluzione di Internet. Il libero accesso alle informazioni da parte di fette sempre più larghe della popolazione mondiale. Ed è colpa della politica, non dei media, se i segreti escono rivelando l’opacità delle sue trame (leggi l’articolo)

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Wikileaks, il giornalismo deve difendere Assange

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di Barbara Spinelli
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Io non so quale sia il reato di cui si sarebbe macchiato Julian Assange, e condivido i dubbi di molti che lo conoscono, sulle indagini riguardanti le sue peripezie sentimentali. Quello che so è che da giorni, e precisamente da quando sono cominciate le pubblicazioni di Wikileaks, mi si accampa davanti, ogni sera in Tv, la faccia di un signore che in Italia fa il ministro degli Esteri e che si agita e che dice che quell’uomo lì va catturato al più presto perché – mirabile a udirsi! – “vuol distruggere il mondo”. Non ricordo un’analoga frase usata per Bin Laden, dopo l’11 settembre 2001. Si disse che voleva distruggere l’America. Ma di abbattere il mondo, nientemeno, nessuno parlò. Quanto alla religione musulmana, i più ragionevoli seppero evitare contaminazioni, lasciando in cattiva compagnia chi sproloquiò su una civiltà inferiore (Berlusconi, 26-9-2001: “L’Occidente deve esser consapevole della superiorità della sua civiltà”). Non fosse altro perché c’è una sura del Corano (la 3: 97) che in proposito parla chiaro: Dio non si scompone davanti agli increduli, poiché “basta a se stesso e può fare a meno dei mondi”.

Nei file di Wikileaks non c’è un granché, per la verità, ma in fondo non è quello che conta e Frattini lo sa: quel che davvero conta, e che per i governanti italiani è la calamità satanica cruciale, è la rivoluzione dei media, che Wikileaks conferma e amplifica straordinariamente. È l’assalto ai Palazzi d’Inverno, che mette spavento ai falsi troni dove siedono, spesso, falsi re. Anche nell’informazione regnava, fino a ieri, l’ordine westphaliano: ogni Stato sovrano ha la sua informazione, chiusa in recinti nazionali accuratamente separati. Invece ecco che Wikileaks parla del mondo e al mondo, apre su di esso un grande occhio indagatore, sfata re che non sono re, diplomazie che sfangano senza uscire dal fango. I cabli sono spesso insipidi perché insipidi sono i regnanti cui sono riservati. E a poco servono gli sforzi in cui s’imbarca Leslie Gelb, presidente del Council of Foreign Relations, fulminato dalla scoperta, nei dispacci, di una diplomazia Usa zoppicante forse, ma che almeno sgobba per sciogliere nodi planetari; che almeno “si dà da fare”.

Anche questo ci si accampa davanti: un globale, trasversale partito del fare, che Assange non solo discredita ma insidia mortalmente. Deve essere il motivo per cui Hillary Clinton, senza accorgersi del ridicolo e fingendo un soccorso alla nostra stabilità finanziaria, ha deciso di prendere una sedia, di piazzarla a fianco di Berlusconi, e di proclamarlo “migliore amico dell’America”. Una difesa imbarazzante, d’altronde, perché il segretario di Stato esce assai malandata da questa storia, e averla accanto come intercessore è un vantaggio quantomeno relativo.

Wikileaks getta infatti sulla Clinton una luce sgradevole, oscura. Fu lei a indurre molti diplomatici, che pure fanno un mestiere nobile, a indossare una veste affatto diversa: quella della spia, che avvicina subdolamente gli interlocutori (compresi i vertici dell’Onu, compreso Ban Ki-moon) per carpire numeri di carte di credito, codici di carte Frequent Flyer, magari dettagli privati da usare un giorno come pressione o ricatto. Non è sotto accusa, qui, la classica ipocrisia del linguaggio e dell’agire diplomatico: ben venga questo vizio, che nelle ambasciate è una forma di cortesia, di pacificazione del litigio. Sotto accusa è l’attività non poco vergognosa di diplomatici degradati a sicofanti. Dicono che dappertutto si fanno cose simili: non consola.

Ma quel che i dispacci rivelano è più sostanziale: è la politica degli Stati – America in testa – e la loro frastornante impreparazione. Impreparazione all’emergere rivoluzionario della trasparenza online, iniziata molto prima che nascesse Wikileaks nel 2006: se davvero si tiene al segreto, non lo si mette in circolo come è avvenuto con i cabli, rendendoli disponibili a 3 milioni di funzionari Usa oltre che al sito del ministero della Difesa Siprnet. Si scrive top secret sui dispacci, e Wikileaks pare lo rispetti.

È colpa della politica e non dei media se i segreti escono, rovinando ragnatele diplomatiche laboriose e mettendo a rischio le fonti degli ambasciatori. Né è colpa dei dispacci se l’intera politica occidentale risulta colma di torbide contraddizioni. Contraddizioni che Wikileaks non scopre, ma conferma: a cominciare dalle complicità nella lotta anti-terrore con paesi poco raccomandabili, tra cui Arabia Saudita e Pakistan. L’Iran appare l’avversario assoluto, scrive Stephen Kinzer sul Guardian-online, “ma che ne è di Riad, di Islamabad”? Nello stesso momento in cui re Abdullah chiede all’ambasciatore Usa di “tagliare la testa al serpente” iraniano, un altro dispaccio constata: “I donatori sauditi restano i principali finanziatori di gruppi militanti sunniti come al Qaeda”. Sono scene che potrebbero figurare nel serial mozzafiato 24: ennesime sventure dell’agente Jack Bauer, alle prese con le sinistre caligini dell’Amministrazione. È questo paese della doppiezza, l’Arabia Saudita, che Washington rifornisce di armi, sempre più smisuratamente: l’ultima vendita risale al settembre scorso e ammonta a 60 miliardi di dollari, un record mai raggiunto. Lo stesso si dica del patto con Karzai, corrotto presidente afghano, e soprattutto con Islamabad, cui Washington ha donato, a partire dall’11 settembre, ben 18 miliardi di dollari. Da tempo i servizi pachistani (Isi) sostengono i talebani sottobanco.

Su tutte queste cose Assange getta una luce forte, strappa veli. Così come in Italia strappa veli sulle visite clandestine di Berlusconi in Russia: nessun giornalista lo segue, le Tv tanto prodighe di sue immagini non mostrano nulla o ce lo mostrano che s’aggira a Roma – boss attorniato da guardie del corpo: il filmato è un tormentone del Tg1 – mentre se ne sta nella dacia con Putin a fabbricare non si sa quale lucroso accordo energetico, indifferente alla solidarietà tra europei e al diritto degli italiani all’informazione. Il Tg1 ha perfino azzardato, giovedì, un paragone glorioso tra il premier ed Enrico Mattei. Frattini avrebbe detto, stando a Wikileaks: nulla so di questi connubi. Ma perché parla, se non sa?
Parla perché questa è la parola d’ordine, nell’America conservatrice e nel governo italiano: criminalizzare Assange. Sarah Palin, all’unisono con Roma, chiede che il fondatore di Wikileaks sia “abbattuto come un agente antiamericano con il sangue nelle mani”. L’ex candidato presidenziale Huckabee invoca l’esecuzione capitale per tradimento. Tutto questo perché Assange, l’informatore a valanga, è una folata di aria in stanze che mancano di ossigeno. È come Beppe Grillo, quando il 22-11-2005 elencò sull’Herald Tribune i politici condannati che sono in Parlamento. È sbagliato, forse, denudare ipocrisie e segreti delle diplomazie: la guerra all’ipocrisia ha sempre qualcosa di troppo puro. Ma di qui al terrorismo, ce ne vuole. L’immagine di Assange distruttore del pianeta è la più colossale banalizzazione del male.

Ancor peggio sarebbe infliggere 52 anni di galera a Bradley Manning, il ventitreenne analista militare accusato di aver dato a Wikileaks notizie e video sulle azioni Usa in Iraq o Afghanistan. Il bavaglio di cui si è parlato in Italia diverrebbe globale, e la condanna di Manning un crimine contro la libertà di coscienza e di parola. Sarebbe una pena non meno indecente del carcere inflitto decenni fa a Mordechai Vanunu, il tecnico nucleare israeliano che svelò al mondo, il 5 ottobre ‘86 sul Sunday Times, l’esistenza della centrale atomica di Dimona nel deserto del Negev (18 anni di carcere, di cui 11 in isolamento). Seumas Milne sul Guardian del 2 dicembre ricorda l’essenziale: mentre Manning era demonizzato, gli aviatori americani che nel 2007 uccisero quasi per gioco, in Iraq, una dozzina di civili inermi (tra cui due giornalisti della Reuters) venivano elogiati dal comando militare Usa per il loro “giudizio sensato” (sound judgement).

Manning è un whistleblower, come dicono gli americani: una persona che dall’interno di un’organizzazione ne smaschera i misfatti. Una figura da proteggere, che serve la democrazia prima delle gerarchie. Non a caso Daniel Ellsberg, il whistleblower che permise la pubblicazione nel 1971 dei Pentagon Papers sulla disastrosa guerra in Vietnam, considera Manning “un eroe”.

Può darsi che Assange sia un caotico; un torrente che la stampa scritta argina con intelligenza. La diplomazia riceve un colpo pericolosissimo: per migliorare dovrà imparare a tenere meglio i segreti, prima di prendersela con il direttore di Wikileaks. Ma di certo il mondo dell’informazione dovrebbe difenderlo con pubbliche iniziative, quali che siano i danni che ha procurato. Proprio perché è stata fatta questa equazione oscena fra il sangue e l’inchiostro, fra il terrore e l’informazione che sbugiarda i sovrani. Compresi i sovrani mondialmente deprezzati come Berlusconi.

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04 dicembre 2010

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/04/io-non-so-quale-sia-il-reato-di-cui-si-sarebbe/80169/

Sciopero aeroporti, Spagna nel caos Il governo dichiara lo stato d’allerta. FIUMICINO E CIAMPINO: Le compagnie cancellano tutti i voli / El espacio aéreo español, cerrado por una huelga encubierta de los controladores

RIPERCUSSIONI ANCHE A FIUMICINO E CIAMPINO – le compagnie cancellano tutti i voli

Sciopero aeroporti, Spagna nel caos
Il governo dichiara lo stato d’allerta

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Thousands of British travellers were caught up in travel chaos on Friday when Spanish air traffic controllers walked out in a co-ordinated wildcat strike.

Passengers wait for news about their flights at T4 terminal of Barajas airport in Madrid Photo: AP – The Telegraph: Spain declares State of Alert after wildcat strikes

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I controllori aerei, che venerdì sera hanno incrociato le braccia, rischiano di essere deferiti alla corte marziale

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MILANO – Spagna in stato «d’allerta», senza voli e con gli aeroporti sotto il controllo dei militari. A mettere in ginocchio il Paese è stato uno sciopero a sorpresa dei controllori di volo, che hanno incrociato le braccia venerdì sera, per protesta contro un decreto sui loro orari di lavoro adottato venerdì dal governo Zapatero. La protesta ha lasciato a terra finora almeno 330.000 persone. Situazione particolarmente critica all’aeroporto di Madrid Barajas, dove migliaia di viaggiatori hanno dovuto trascorrere la notte sdraiati per terra, al freddo, con famiglie e bambini, spesso senza assistenza. Il governo si è riunito alle 9 di sabato mattina e ha dichiarato lo stato d’allerta, per la prima volta in Spagna dall’inizio della democrazia. Questo significa che i controllori sono «mobilitati» (precettati): se non lavorano, dovranno comparire davanti alla Corte Marziale, per delitto di disobbedienza previsto dal codice militare. I controllori di volo sono stati avvertiti dai militari presenti negli aeroporti. «È la prima volta che si applica questa norma» in Spagna, ha precisato il vicepremier Alfredo Rubalcaba. Chi si rifiuterà di lavorare, ha aggiunto, «incorrerà nel reato di disobbedienza, previsto nel codice penale militare», che prevede pene anche di diversi anni di carcere.. Il controllo del traffico aereo, ha confermato il vicepremier, è passato sotto il controllo del ministero della Difesa. Rubalcaba ha «chiesto scusa» ai cittadini bloccati negli aeroporti dal «ricatto» dei controllori. «È un conflitto con una corporazione professionale che da una specie di monopolio lavorativo sottopone a ricatto i cittadini per conservare i suoi privilegi intollerabili». «È un ricatto che non possiamo accettare» ha avvertito il vicepremier, sottolineando che il governo «andrà fino in fondo».

LO SCIOPERO SELVAGGIO – I controllori di volo portano avanti da tempo una battaglia sulle loro condizioni di lavoro e contro il «pacchetto austerity» approvato dal premier Zapatero e dai suoi ministri, che va verso una parziale privatizzazione degli aeroporti. Venerdì l’ultima goccia, il decreto sugli orari di lavoro: da un momento all’altro i controllori di volo hanno incrociato le braccia in tutto il Paese, abbandonando il posto di lavoro o non presentandosi al momento del turno, senza alcun preavviso. Molti hanno detto di essere malati o impossibilitati a lavorare. La compagnia aerea spagnola Iberia ha dovuto cancellare tutti i voli previsti fino alle 6 di domenica mattina, mentre Ryanair ha annunciato la sospensione dei voli sul suo sito, precisando di essere stata informata sul fatto che «lo spazio aereo spagnolo non riaprirà prima di questa sera tardi». Comunicazioni analoghe da parte delle compagnie Alitalia, Air France, Klm, Easy Jet, Thaï Airways. La chiusura dello spazio aereo è arrivata, tra l’altro, proprio in concomitanza con l’inizio dei congedi di 5 giorni, visto che l’inizio della prossima settimana è festivo in Spagna per il cosiddetto «ponte della costituzione».

LA RABBIA DEI VIAGGIATORI – Molti viaggiatori denunciano la mancanza di informazione delle compagnie aeree e dei servizi aeroportuali e l’assenza di assistenza. In tanti non hanno potuto essere ospitati in albergo e non hanno ricevuto nulla da mangiare sabato mattina. La polizia è dovuta intervenire all’aeroporto di Valencia per fare uscire da una volo per Ibiza i viaggiatori inferociti, che avevano deciso di ribellarsi e di occupare l’aereo.

IL GOVERNO: «NO AL RICATTO» – Già venerdì sera, per far fronte all’emergenza, il governo aveva trasferito l’organizzazione, la pianificazione, la supervisione e il controllo dei voli sotto la responsabilità del ministero della Difesa. Il governo spagnolo non consentirà «il ricatto» dei controllori del traffico aereo, aveva annunciato il ministro dei Trasporti spagnolo, José Blanco, durante una conferenza stampa. «Il comportamento dei dispositivi di controllo aereo è intollerabile. Per questa ragione, il governo agirà con la massima determinazione e la massima fermezza utilizzando tutta la forza della legge per porre fine a questa situazione. Se i dispositivi di controllo non raggiungono immediatamente i loro posti di lavoro, il governo ricorrerà alle misure straordinarie necessarie», aveva infine affermato.

CANCELLAZIONI IN ITALIA – Sono decine, anche negli aeroporti italiani, i passeggeri in partenza per la Spagna rimasti sorpresi e penalizzati a causa dell’improvviso sciopero selvaggio dei controllori di volo. A Fiumicino e Ciampino cancellati o ritardati tutti i voli per Madrid, Barcellona, Siviglia e Santiago. Cancellazioni e disagi per i passeggeri anche all’aeroporto «Marco Polo» di Venezia. Alitalia ha cancellato tutti i voli della mattinata da e per la Spagna. La compagnia precisa tuttavia che, in attesa dell’evoluzione della situazione e delle iniziative del governo spagnolo, rimangono al momento previsti sei voli del pomeriggio e della serata.

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Redazione online
03 dicembre 2010(ultima modifica: 04 dicembre 2010)

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/10_dicembre_03/spagna-sciopero-aerei_cf1d3a7a-ff23-11df-b6f8-00144f02aabc.shtml?fr=box_primopiano

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El espacio aéreo español, cerrado por una huelga encubierta de los controladores

jamacor2 | 03 dicembre 2010 | 0 Mi piace, 0 Non mi piace

Alegando bajas por enfermedad, han logrado paralizar todo el espacio aéreo
El cierre se ha producido en pleno puente y ha afectado a 330.000 viajeros
El Gobierno aplica un nuevo decreto de urgencia y da el mando al Ejército
La situación se está desbloqueando poco a poco, salvo en Madrid y Baleares
03-12-2010

Una huelga encubierta de los controladores ha obligado a cerrar el espacio aéreo español y ha generado el caos en los aeropuertos en el inicio del puente de la Constitución.
04.12.2010 – 01:00h
Una huelga “espontánea” de los controladores aéreos, que han abandonado su puesto de trabajo a primera hora de la tarde alegando bajas médicas de forma concertada, ha frustrado el Puente de la Constitución y de la Inmaculada -el más largo del año- a 330.000 personas, obligando a cerrar todo el espacio aéreo español, excepto Andalucía, lo que ha empujado a que el Ministerio de Defensa asuma la gestión de las torres de control.

El Gobierno ha constituido un gabinete de crisis en el que participan el ministro de Fomento, José Blanco, la ministra de Defensa, Carme Chacón, y el vicepresidente primero, Alfredo Pérez Rubalcaba, que ha sido el encargado de anunciar la autorización dada por el propio presidente del Gobierno, José Luis Rodríguez Zapatero, para que los militares asuman el control del tráfico aéreo.

Así, mandos militares supervisan desde última hora del viernes las operaciones en los aeropuertos de Madrid, Barcelona, Sevilla y Canarias. Sólo entonces, bajo la amenaza de las sanciones que implica la desobediencia de una orden militar, los controladores se han ido incorporando progresivamente a sus puestos y la situación se ha desbloqueado en los principales aeropuertos, salvo en Madrid y Barajas; en cualquier caso, no se prevé que el cielo recupere la normalidad hasta bien entrada la mañana del sábado.

El recurso a la supervisión militar ha obligado al Gobierno a promulgar de urgencia el decreto de ley que este mismo viernes aprobaba el Consejo de Ministros con el nuevo paquete de medidas económicas, que incluye el nuevo modelo de gestión aeroportuaria en el que se contempla la privatización del 49% de AENA; en esa normativa, se prevé que el Ejército asuma esta labor para garantizar el servicio en caso de emergencia.

Conflicto en torno a la jornada laboral
Precisamente otro decreto, el que fija un máximo de 1.670 horas de tránsito anuales, así como el nuevo modelo de gestión aeroportuaria, ha provocado la respuesta de los controladores unas pocas horas después de que su sindicato USCA dijese que estas medidas no tendrían consecuencias con los pasajeros.

Según su presidente, Camilo Cela, los controladores han dado esta respuesta extrema porque están “muy nerviosos”, aunque desde el Ministerio de Trabajo se ha recordado que el máximo de horas establecido es de 100 horas inferior a la media española. El sindicato, en cualquier caso, ha asegurado durante toda la tarde que intentaba recuperar la normalidad, sin que haya podido convencer al colectivo para que desistiera de la protesta ilegal.

El cierre del espacio aéreo ha afectado en primer lugar al aeropuerto de Barajas y a los aeropuertos de Baleares, aunque posteriormente se ha contagiado al resto del espacio aéreo del país, bien porque otros controladores se han unido a la protesta, bien por la imposibilidad de operar al encontrarse cerrados otros aeropuertos, especialmente el de Madrid, que centraliza gran parte del tráfico.

Se da la circunstancia de que coincide con la operación salida del Puente de la Constitución, el más largo del año y uno de los períodos con mayor tránsito de viajeros. Desde AENA han detallado que, entre las 16.00 y las 24.00 horas de este viernes, los aeropuertos españoles tenían programados 2.040 vuelos, entre salidas y llegadas; aunque no todos ellos se han visto afectados, dado que los vuelos en tránsito aterrizaban, la mayoría han sido cancelados: en total,1.200 vuelos han sido suspendido.

El 90% se va a partir de las 17:00 horas
El paro se ha iniciado hacia las 17.00 horas del viernes, cuando, según AENA, en torno al 90% de los controladores han pedido “bajas masivas y concertadas” en todos los centros y torres de control aéreo, ausentandose de su puesto.

AENA ha recomendado a todos los pasajeros que no acudan a los aeropuertos hasta que no se confirme el retrono a la normalidad, así como que soliciten información a sus compañías aéreas o través de la página web de Aena. El gestor aeroportuario que ha puesto a disposición de los afectados el teléfono 902404704, ha advertido de que paralizar el tráfico aéreo de un país puede ser sancionado con el despido disciplinario y constituye un delito según el artículo 409 del Código Penal.

Ogm, scontro governo-Regioni Galan: “Non potete vietarli”

Ogm, scontro governo-Regioni
Galan: “Non potete vietarli”

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FRIULI V.G.: Gli OGM contrastano con le produzioni più tipiche, tradizionali, di nicchia, sane e genuine – articolo

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Il ministro dell’Agricoltura attacca l’Alto Adige che li ha messi al bando. Ma gli agricoltori minacciano di scendere in piazza: “Così si inquinano le altre colture”

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di ANTONIO CIANCIULLO

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Ogm, scontro governo-Regioni Galan: "Non potete vietarli"

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ORMAI tra governo e Regioni è scontro frontale. Accanto alla sempre più visibile frattura sul nucleare, si sta aprendo un’altra faglia: quella sugli Ogm. Anche in questo caso le Regioni, in maniera sostanzialmente bipartisan, fanno muro contro le decisioni di Palazzo Chigi e Roma aumenta il pressing. È una tensione che sta raggiungendo livelli molto alti. Come testimonia l’ultimo scambio di stoccate.

Ieri l’Alto Adige si è dichiarato Ogm free: con una norma provinciale l’utilizzo dei prodotti transgenici è stato messo al bando. Una decisione che l’assessore all’Agricoltura Hans Berger ha collegato a un quadro più generale: “Il parere negativo della gran parte dei consumatori e di un numero sempre maggiore di Regioni ha convinto la Commissione europea a cambiare la propria strategia, delegando ai singoli Stati la competenza sulle decisioni in materia di Ogm”.

Contro l’asse Regioni-Bruxelles è sceso subito in campo Giancarlo Galan, il primo ministro delle Politiche agricole italiane a decidere una vistosa apertura ai prodotti transgenici nei campi. Galan ha detto che le dichiarazioni di Berger “ricordano molto una campagna promozionale dal sapore turistico”. E ha aggiunto che la “la legislazione attuale consente di vietare la coltivazione solo se si ha motivo fondato di ritenere che un Ogm rappresenti un rischio per la salute umana e per l’ambiente”, cosa l’Italia non è “in grado di dimostrare in maniera inequivocabile”.

Ma gli Ogm possono convivere con i prodotti tradizionali o rischiano di far saltare il già precario equilibrio dell’agricoltura e del paesaggio? Le Regioni, che propendono per il no, hanno bloccato le linee guida sulla coesistenza. E su questo punto è ancora più esplicita la pressione di Galan in una lettera inviata al presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani: “Ove non si riuscisse ad adottare le linee guida sulla coesistenza, per interrompere uno stallo che dura ormai da anni, si porrebbe l’obbligo di valutare tutte le possibili ipotesi alternative per adempiere alla sentenza del Consiglio di Stato n. 183/2010”. Quella che, all’interno di un quadro giuridico molto articolato, spinge in favore degli Ogm.

Una sfida diretta alle Regioni e alle associazioni degli agricoltori. “La nostra è una posizione molto concreta”, spiega Stefano Masini, responsabile ambiente della Coldiretti. “Guardiamo come sono fatti la nostra agricoltura e il nostro territorio: ci sono più di 500 prodotti doc e igp; una rete molto estesa di siti protetti a vario titolo; proprietà estremamente frammentate, con una grandezza media di 5-6 ettari contro i 240 degli Stati Uniti. Imporre gli Ogm vorrebbe dire creare un sistema costosissimo e inutile: una doppia filiera che vada dai campi ai sistemi di trasporto nel tentativo, destinato a fallire, di evitare l’inquinamento dei prodotti tradizionali”.

Di fronte all’ipotesi di colture Ogm imposte dal governo, gli agricoltori hanno deciso di rispondere con ogni mezzo: dalla mobilitazione di piazza ai referendum locali fino alla battaglia legale in base agli articoli del codice civile che vietano “l’esercizio di attività pericolose”. Anche perché il rischio economico per il settore di punta del made in Italy alimentare è consistente. “Negli Stati Uniti il 15 per cento del territorio coltivabile ha problemi con una contaminazione da erbicidi legata all’uso degli Ogm”, conclude Masini.

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04 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2010/12/04/news/ogm_liberi-9825442/

SCANDALO P3 – Lombardi: “Così feci pressioni per il contenzioso Mondadori”

SCANDALO P3

Lombardi: “Così feci pressioni per il contenzioso Mondadori”

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Prime ammissioni dell’ex magistrato tributarista: “Me lo chiesero Verdini e Dell’Utri”. Carfagna ascoltata per un’ora a Napoli

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di DARIO DEL PORTO e MARIA ELENA VINCENZI

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Lombardi: "Così feci pressioni per il contenzioso Mondadori" Pasquale Lombardi

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ROMA – Furono Verdini e Dell’Utri a chiedere che Lombardi facesse pressioni per il contenzioso fiscale della Mondadori. Venerdì mattina, ieri, carcere di Opera, Milano. Pasquale Lombardi, ex magistrato tributarista in carcere da luglio con l’accusa di essere il braccio operativo della P3, viene interrogato dal procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo. Parla, “Pasqualì”, e fa le prime, timide, ammissioni. Sconnesse e difensive, certo, ma alcune indicazioni ci sono. Una su tutte quella relativa alla sua visita all’avvocato generale dello Stato, ora in pensione, Oscar Fiumara, per vagliare la sua disponibilità al rinvio alle Sezioni Unite del ricorso fiscale in Cassazione della Mondadori.

“Non ricordo esattamente se furono Dell’Utri e Verdini o se Martino e Carboni a incaricarmi del sondaggio presso l’Avvocatura dello Stato – ha detto Lombardi – Posso dire certamente che lo feci, senz’altro, perché la questione interessava Verdini e Dell’Utri”. Poi il Lodo Alfano, sul quale, però, il geometra ha detto di aver millantato. Con i politici e con i suoi “compagni di associazione”, Flavio Carboni e Arcangelo Martino. Ed è proprio sul “collega” che si è concentrato parte dell’interrogatorio: Lombardi ha smentito l’ex assessore di Napoli punto per punto. False le dichiarazioni fatte da Martino ai pm sulle frequentazioni tra il giudice tributarista e Gianni Letta. Con il sottosegretario, ha ammesso Lombardi, c’è un’amicizia di vecchia data, ma in tutto il 2009 “ci siamo visti appena due volte”. E, soprattutto, mai in presenza del co-indagato (che invece aveva sostenuto di averlo accompagnato). Inventata anche la visita a Berlusconi: Martino aveva raccontato che Lombardi era andato con l’onorevole Nunzia Di Girolamo. L’ex geometra ha spiegato di aver sempre desiderato un incontro con il premier (cercato anche tramite la deputata campana), ma invano. Infine le questioni regionali. “Pasqualino” ha detto di essersi dato da fare al solo fine di esplorare possibili candidati.

Nessuna pressione sulla Cassazione per ottenere parere favorevole al ricorso contro l’ordinanza di custodia cautelare per l’ex sottosegretario all’Economia Cosentino e nessun coinvolgimento nel “trappolone” a Caldoro. Questa la linea difensiva, ancora tutta da verificare, tanto che i magistrati non hanno espresso parere favorevole, come invece accadde per Martino, alla scarcerazione per cui martedì i legali di Lombardi presenteranno istanza.

La P3 al centro dell’interrogatorio del ministro Mara Carfagna, convocata come testimone in Procura a Napoli. Due inchieste, due uffici. L’esponente del governo è stata sentita da Giuseppe Narducci, pm che indaga su Cosentino e l’eolico-P3. Il ministro ha fornito la sua versione sulle presunte pressioni della loggia sulla Cassazione per il ricorso di Cosentino e sul falso dossier Caldoro. Mara Carfagna ha poi risposto alle domande di Henry John Woodcock e Francesco Curcio che stanno indagando a fari spenti su alcuni affari del centrodestra campano.

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04 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2010/12/04/news/p3_prime_ammissioni-9825436/?rss

Verdini, il Colle e il ‘me ne frego’: scoppia la bufera

Verdini, il Colle e il ‘me ne frego’: scoppia la bufera

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di Giuliana Palieri

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ROMA – ”Le prerogative del Colle che potrebbe mandare a casa chi ha vinto le elezioni? Ce ne freghiamo politicamente”, perche’ ”anche i partiti hanno le loro prerogative”. Apriti cielo. Le parole pronunciate in serata da Denis Verdini hanno generato una violenta bufera politica con il coordinatore preso d’assalto dalle opposizioni nel silenzio imbarazzato del suo partito. E non e’ bastata la puntualizzazione di Verdini che ha spiegato come il suo fosse un ‘me ne frego politico’, perche’ le minoranze hanno continuato a martellarlo sostenendo che la pezza era peggio del buco. Il fatto e’ che la sortita del coordinatore e’ stata rilanciata dalle agenzie poco dopo una nota del Quirinale che rimetteva in riga quanti tentano di oscurare le prerogative del Colle. E’ parso quindi quasi un botta e risposta negato invece da Verdini che ha escluso categoricamente qualsiasi volonta’ di mancare di rispetto a Napolitano.

Ed anche l’ufficio stampa del Pdl si e’ precipitato a spiegare che le affermazioni del coordinatore non erano affatto una replica alla nota del Colle, oltretutto fatte prima dell’intervento del Quirinale. Ma la frittata era fatta. E cosi’ e’ partita, e non si e’ mai arrestata, la contraerea delle opposizioni capitanata dal partito di Fini che ha messo in campo l’artiglieria pesante: Verdini ”volgare, irrispettoso, privo di senso delle istituzioni, disprezza le regole”, e avanti con toni sempre piu’ forti (‘metodo Boffo contro Napolitano’, ha tuonato Carmelo Briguglio) e con la richiesta di scuse per il capo dello Stato.

La dichiarazione di Verdini – ha attaccato Italo Bocchino – ”conferma l’assoluto disprezzo del Pdl per ogni regola, ed e’ ancor piu’ grave perche’ e’ relativa alle prerogative che la Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica”. Pollice verso anche da Farefuturo che in un editoriale al vetriolo parla di ”ennesimo segnale di una deriva che va fermata. Una deriva arrogante e strafottente, che non ha il minimo rispetto dei pesi e contrappesi che sono alla base del nostro sistema politico e istituzionale”.

Anche il Pd e’ andato giu’ duro. ”Le parole di Verdini – ha detto il segretario Pier Luigi Bersani – sono vergognose e di una gravita’ inaudita. La smentita e’ peggio delle affermazioni precedenti. La squadra di Berlusconi sta perdendo la testa. L’Italia deve uscire al piu’ presto da questa situazione”. ”Volgare e intollerabile” il coordinatore del Pdl anche per Dario Franceschini secondo cui quelli del Popolo della liberta”’hanno capito che la sfiducia e’ inesorabile e iniziano ad attaccate a testa bassa. Ma la democrazia italiana – ha ammonito – e’ piu’ forte della loro arroganza”.

”Le parole di Denis Verdini non sono eversive o pericolose, sono squallide”, si e’ inserito il partito di Di Pietro che con il capogruppo alla Camera Massimo Donadi gli ha mandato a dire: ”Al posto di minacciare Napolitano con un linguaggio fascista, racconti ai magistrati tutto quello che sa sulle cricche che hanno predato il Paese in questi anni. Si vergogni e faccia ammenda, si scusi con il Quirinale e con il Parlamento”.

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03 dicembre 2010

fonte:  http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2010/12/03/visualizza_new.html_1673580239.html