Archivio | dicembre 6, 2010

APPELLO URGENTE!! – Salvare i colibrì di Trieste per salvare l’Amazzonia

I colibrì di Trieste

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dal blog di Beppe Grillo

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“Caro Beppe, il destino dell’Amazzonia nelle mani di 80 “colibrì triestini” e del ministro Prestigiacomo. La comunità scientifica afferma che se i colibrì triestini moriranno o saranno trasferiti dal Centro colibrì di Trieste le foreste amazzoniche si trasformeranno a breve in un deserto. Il Governo della Colombia scrive alla Prestigiacomo e al G8 dell’Ambiente, e le Università di Bonn, Camerino, Udine, Boyaca e Guayaquil sottoscrivono: “Le biodiversità dell’Amazzonia rischiano di sparire non tanto per la deforestazione o il riscaldamento globale ma per la progressiva estinzione delle specie di colibrì da cui dipende la sopravvivenza delle nostre foreste”. I colibrì sono gli impollinatori dell’85% degli alberi del Sud America.

La Presidenza della Repubblica dell’Ecuador ha scritto al Quirinale per sostenere i colibrì triestini e si appella alla comunità internazionale e al signor Beppe Grillo (cittadino onorario dell’Ecuador in quanto “paladino dei colibrì honoris causa”) per salvare i colibrì. Il colibrì è un uccello incredibile: vola a 100km/h in retromarcia, pesa quanto una sigaretta, muove le ali più di 80 volte al secondo, il suo cuore batte 1.260 volte al minuto e mangia un “carburante” speciale: il nettare dei fiori!

L’istituzione scientifica “Centro colibrì di Trieste è l’unica istituzione del mondo ad ospitare le ultime coppie da riproduzione di colibrì ex-situ che sono state donate dal Sud America al Governo Italiano. Dagli studi su questi colibrì si riuscirà ad allevarli anche in natura, reintroducendoli e preservandoli dall’estinzione. Unico modo per salvare l’Amazzonia, legata alla loro attività impollinatrice. Il Centro sopravvive grazie a 10 scienziati che lavorano da anni senza paga e a tempo pieno e che stanno sacrificando persino il loro patrimonio personale pur di evitare una strage.

Pochi giorni fa il ministro Prestigiacomo ha dichiarato: “Basta, non daremo più un soldo per quegli uccelli!” condannando i colibrì a morte certa o ad un trasferimento che sarà comunque LETALE per questi delicatissimi animali! Ma il ministero dell’Ambiente, per mano del Corpo Forestale, ha trovato anche un modo per zittire scienziati, giornalisti e creditori impazienti: da pochi giorni ha messo sotto sequestro l’intera struttura sita nel Parco Demaniale del Castello di Miramare (con i ricercatori chiusi all’interno per mantenere in vita gli ecosistemi). Così se la Polizia Forestale tenterà uno spericolato trasferimento, con i colibrì che appena catturati gli moriranno nelle mani, non ci potrà essere nessun giornalista a testimoniarlo. Nemmeno Le Iene e la CNN potranno più entrare a documentare la loro cattura e la morte.

Oltre al danno la beffa: l’Istituzione scientifica Centro colibrì che da anni chiede una Convenzione per poter sopravvivere, viene ora messa sotto sequestro dalla Forestale proprio perché non ha questa Convenzione, ma “solo” documenti di Ministri della Repubblica e quindi è “abusiva” (nonostante un Decreto Ministeriale che la riconosce Istituzione Scientifica!). C’è un modo per salvare il Centro colibrì di Trieste, l’Amazzonia e gli 80 colibrì: chiedere al ministro Prestigiacomo di cambiare idea, di chiedere alle Direzioni Generali del suo ministero di ratificare una Convenzione con il Centro triestino o di proporre un Decreto Legge. Chiediamole di non permettere che la Polizia Forestale cerchi di trasferirli condannandoli così a morte lontano dagli occhi dell’opinione pubblica.”
Invia una mail al ministro Prestigiacomo per il “Centro colibrì“.

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DICEMBRE 2010 – EMERGENZA COLIBRI’
SALVIAMOLI DALLA MORTE ! ! !

( click here for the english version ) 

salva i colibri

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colibri Le sorti e il destino dell’Amazzonia
nelle mani di 80 colibrì triestini
e del Ministro Prestigiacomo che vuole ucciderli deportandoli altrove
colibri

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Ti prego clicca qui per mandare una mail a Stefania Prestigiacomo, ai Governi coinvolti e alle principali testate giornalistiche europee, insieme possiamo salvare i colibrì. E se vuoi potrai anche donare un euro.

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Alitalia punta a mille tagli del personale per il pareggio dei conti

700 in cigs, 250 in outsourcing

Alitalia punta a mille tagli per il pareggio dei conti

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Roma, 06-12-2010

A due anni dal decollo, la nuova Alitalia concentra gli sforzi sul pareggio operativo nel 2011 e punta a mandare in cigs 700 lavoratori di terra e a cederne altri 250 con le attivita’ di handling nelle basi periferiche. Un’operazione che non tocca il perimetro aziendale – assicura la compagnia – e che non trova pregiudiziali da parte del sindacato.

Che, anzi, sottolinea che obiettivo comune e’ la condivisione della partecipazione e del consenso. Preoccupata, pero’, la Filt Cgil che parla di “un’operazione di profilo contabile anziche’ di prospettiva aziendale”. In un incontro fra i rappresentanti delle risorse umane e delle relazioni industriali di Alitalia e quelli sindacali di Filt Cgil, Fit Cisl, Uil trasporti e Ugl trasporti l’azienda ha illustrato un piano che prevede il completamento della esternalizzazione delle attivita’ di terra e la cigs su base volontaria.

Secondo quanto riferito dai sindacati, su un totale di circa 8.900 lavoratori di terra l’azienda intende tagliare il 7-8%, pari a circa 700 unita’ che volontariamente dovrebbero andare in casa integrazione per sette anni. Se la compagnia non trovasse disponibilita’ potrebbe essere applicata la cassa integrazione a rotazione. Nei primi tre mesi del 2011 l’azienda punta a raccogliere la disponibilita’ dei lavoratori ed entro giugno a concludere sia questa operazione sia quella dell’esternalizzazione.

Quest’ultima riguarda circa 250 addetti alle attivita’ di handling, in particolare negli scali di Cagliari, Brindisi e Bari. Alitalia intende cederle con il personale come gia’ avvenuto a Catania, Palermo, Genova, Alghero, Napoli e Lamezia Terme dove sono state rilevate dalle societa’ di gestione aeroportuali. La compagnia continuerebbe poi ad avere rapporti di servizio con le societa’ che rileveranno le attivita’. Rispetto al piano Fenice, ovvero il progetto di acquisizione della vecchia Alitalia che prevedeva 13.000 assunzioni, a gennaio dell’anno scorso Cai (Compagnia Aerea Italiana) ha assunto 14.140 lavoratori aumentati a 14.270 al 31 ottobre scorso.

Il segretario nazionale della Fit Cisl, Claudio Genovesi, ha spiegato che sara’ avviato “un confronto su un progetto di efficientamento e di intervento riorganizzativo che ha come finalita’ posizionare al meglio Alitalia nella alleanza e renderla competitiva sui mercati. Non vi sono pregiudiziali – ha proseguito – su tempi, contenuti e modalita’. Il dirigente sindacale ha spiegato che la diminuzione di circa 1.000 unita’ sara’ “mitigata da alcune soluzioni come la riassegnazione del part-time.

In sostanza mentre alcuni assistenti di volo, su richiesta, otterranno il part-time, altro personale fara’ ingresso in azienda. Su questo punto e’ gia’ stato fissato un incontro per il 13 dicembre. Per il segretario nazionale della Filt Cgil, Mauro Rossi, “preoccupa il dato del 7-8% anche perche’ ricavato sotto un profilo meramente contabile e non da una prospettiva dell’azienda. Ora – ha concluso – si deve aprire un confronto vero, non con l’orologio sul tavolo”.

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fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=148085

fonte immagine di testa:  http://frapolitics.blog.kataweb.it/page/3/

La fine del diritto del lavoro costituzionalmente orientato si profila nel nostro presente e nel futuro immediato

Considerazioni a margine del lavoro contemporaneo

La fine del diritto del lavoro costituzionalmente orientato si profila nel nostro presente e nel futuro immediato

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di Mariagrazia Campari

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Non pare sufficiente l’obiettivo già raggiunto di un’estrema frammentazione del lavoro nell’impresa, conseguita attraverso una pluralità di trattamenti contrattuali applicabili a categorie di lavoratori spesso dotati dei medesimi requisiti professionali e addetti a lavori simili o persino identici, occorre livellare alla loro precarietà anche i lavoratori definiti “stabili”…

Il “Collegato lavoro è stato definitivamente approvato dal Parlamento il 22 ottobre 2010 e in stretta successione temporale, ai primi di novembre, il Ministro del Lavoro ha avanzato la proposta alle parti sociali di prestare collaborazione operosa a un disegno di legge delega, lo “Statuto dei Lavori”, destinato a sostituire lo “Statuto dei Diritti dei Lavoratori” del 1970, considerato obsoleto non diversamente dalla Costituzione repubblicana.
Torneremo su questa proposta, complessa e poco chiara, anche a causa della scelta di operare con legge delega da implementare con vari decreti delegati.
Premettiamo alcune considerazioni sul quadro d’insieme che si prospetta.

Il “Collegato lavoro”, riproposto e approvato dopo il rinvio alle Camere da parte del Presidente della Repubblica, contiene varie disposizioni relative a numerose tipologie di rapporti di lavoro (pubblico, privato, di apprendistato, femminile, usurante, certificato ecc), ma le più rilevanti sono senza dubbio quelle che comprimono il diritto di agire in giudizio da parte di lavoratrici e lavoratori, a tutela di diritti sostanziali lesi da disposizioni padronali illegittime.

Le modifiche apportate al precedente disegno di legge lasciano intatta la potenzialità distruttrice dei diritti del contraente debole nel rapporto di lavoro, se è vero (e lo è) che il godimento di quei diritti per essere effettivo richiede l’intervento del giudice in tutti i casi in cui esso è contrastato dalla controparte padronale, titolare, lei sì, della possibilità di rendere immediatamente operante, in autotutela, la propria volontà contrattuale, in quanto proprietaria dei mezzi di produzione e titolare della potestà organizzativa d’impresa.
Il processo del lavoro costituisce, quindi, l’indispensabile presidio del diritto del lavoro.

In seguito alla legge in esame, ogni aspetto di diritto sarà inevitabilmente affievolito, per la maggior gloria della flessibilità, grazie ad un reticolo di disposizioni dai connotati assai negativi.

Per i dipendenti della pubblica amministrazione, ad esempio, è prevista una parità fra sessi, razze, abili e disabili ecc. nelle opportunità di lavoro, qual mezzo al fine della maggiore produttività (!) che dovrebbe essere presidiata da un “Comitato unico di garanzia” a composizione paritetica fra organizzazioni sindacali e rappresentanti dell’amministrazione, organismo che, in realtà, potrà garantire assai poco per la vastità e genericità dei compiti assegnati, la pari presenza (ma non il pari peso) di controllori e controllati, l’assenza d’indipendenza nelle valutazioni, la mancata partecipazione degli interessati diretti, la mancanza di autonomia persino nella regolazione del funzionamento interno (delegato alle direttive di ben due dipartimenti), la previsione di disposizioni di merito della Presidenza del Consiglio dei Ministri, cui fa da contrappunto la totale mancanza di previsione di finanziamenti a sostegno.

Una parità, a ben vedere, di pura facciata, una enunciazione di problematiche dolenti, destinate a rimanere tali perché assai poco aggredite da interventi efficaci.

Nel settore privato un complesso di previsioni legislative tende a eliminare sia i diritti connessi alla prestazione, sia la possibilità di un loro accertamento giudiziale.

Solo qualche esempio: i contratti certificati hanno lo scopo di sottrarre all’indagine giudiziale il merito del rapporto attraverso esclusioni di valutazione di merito e presunzioni di legittimità o d’illegittimità di comportamenti, rimesse alla deliberazione preventiva delle parti, in evidente situazione di squilibrio di potere contrattuale e reale. Un possibile e auspicabile diverso avviso del magistrato giudicante richiederà quantomeno sforzi interpretativi, orientati ai principi cardine dell’ordinamento giuridico e ai valori costituzionali.

Sempre nell’ambito della certificazione contrattuale, è prevista la possibilità che le parti, trascorso il periodo di prova, concordemente adottino una clausola compromissoria che sostituisce al giudice del lavoro un arbitro privato, chiamato a decidere secondo equità qualsiasi controversia attinente il rapporto. Una negazione del diritto di agire nell’ambito di un giusto processo connotato da evidente incostituzionalità, anche per la già richiamata disparità di potere fra le parti sia nella stipulazione dell’accordo, sia nella gestione di questa non equa giustizia privata.

L’arbitrato, evidentemente, va escluso in linea di principio quando si tratti di diritti indisponibili, non passibili di affievolimento per via contrattuale, come quelli del contraente lavoratore.

Un altro deciso passo sulla via della cancellazione di diritti sta nella previsione di un doppio e breve termine di decadenza rispetto alla possibilità di agire in giudizio: tutti i lavoratori per quanto precari, a termine, interinali, a progetto, coordinati o estromessi con false cessioni aziendali devono contestare la legittimità del contratto e della sua cessazione nel termine di sessanta giorni, essendo, per di più, vincolati a introdurre la causa d’impugnativa nel termine di duecentosettanta giorni. Un’estinzione di diritti soggettivi attraverso una sanatoria d’illegittimità che non trova riscontro in alcun’altra disposizione di legge.

Inoltre, il diritto del lavoratore, anche se riconosciuto in sentenza, non gli da titolo a ricevere l’integrale risarcimento del danno effettivamente subito (tutte le retribuzioni perdute dalla cessazione del rapporto fino alla sua ricostituzione): esso viene forfetizzato in misura predeterminata fra le 2,5 e le 12 mensilità anche se la causa, permanendo lo stato di inoccupazione, dura parecchi anni.

In questa situazione da notte dei diritti, assai modestamente contrastata dall’opposizione parlamentare, il sollecito Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pensato bene di interpellare le organizzazioni sindacali dei lavoratori e delle imprese e chiederne il fattivo contributo per il varo di un disegno di legge delega che consenta l’accantonamento dello Statuto dei diritti dei lavoratori (legge 300/1970), in favore di un testo unico denominato “Statuto dei lavori” destinato a svecchiare la materia dei diritti, considerati obsoleti e inadeguati alla “competitività delle imprese”.
Trattasi proprio della competitività che ha prodotto milioni di disoccupati e di sospesi in cassa integrazione guadagni.

L’impostazione della relazione al disegno di legge è illuminante: si enuncia il medesimo intento “riformatore” che già aveva ispirato il pacchetto Treu, la successiva legge Biagi e il recente Collegato Lavoro. _ Infatti, l’impianto teorico presenta la cancellazione di diritti e garanzie certe, perché stabilite per legge inderogabile e universalmente valida, in favore di regole derivanti da contratti specifici per settori produttivi (anche territorialmente diversificati) e per aziende, avendosi particolare riguardo a eventuali crisi aziendali.

Evidente il richiamo a una impostazione tipica di un federalismo iniquo e a parametri di giudizio completamente al di fuori dalla portata, anche cognitiva, dei lavoratori e degli stessi sindacati, soprattutto in un periodo in cui la finanziarizzazione fa premio sui reinvestimenti produttivi degli utili.
L’aspetto secondo me più interessante nella relazione ministeriale è quello che riguarda la motivazione principe a sostegno dell’addotta obsolescenza dello Statuto dei Lavoratori del 1970: i vantati “enormi progressi compiuti a tutela della persona che lavora”, l’enorme “distanza che separa l’impianto di questa legge dai nuovi modelli di produzione e di organizzazione del lavoro e dalla recente evoluzione di un mercato del lavoro sempre più terziarizzato e plurale… con nuove istanze di conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro dettati dal massiccio ingresso delle donne nel mercato del lavoro”. (p. 1 della relazione ministeriale)

Sorge spontanea la considerazione: non pare sufficiente l’obiettivo già raggiunto di un’estrema frammentazione del lavoro nell’impresa, conseguita attraverso una pluralità di trattamenti contrattuali applicabili a categorie di lavoratori spesso dotati dei medesimi requisiti professionali e addetti a lavori simili o persino identici, occorre livellare alla loro precarietà anche i lavoratori definiti “stabili” perché tutelati da leggi promulgate nel breve periodo di adeguamento ai principi costituzionale della legislazione italiana, gli anni Sessanta e Settanta del Novecento (tale è lo Statuto del 1970).

Non cessa la deprecazione più o meno esplicita dei diritti dei cosiddetti “garantiti” opposti ad altri detti “flessibili”, i secondi presentati come vittime dei primi e dei loro privilegi, senza che mai i privilegi proprietari e persino le determinazioni antinazionali (delocalizzazioni) trovino analoghi severi censori: importante è conseguire un’eguaglianza al ribasso fra i lavoratori.

Nelle considerazioni sopra riferite si trova un altro aspetto che rappresenta la cifra del mercato capitalista non solo contemporaneo, ma risalente nel tempo alla prima crisi degli anni ottanta del secolo scorso, i cui doni malefici sono giunti ai giorni nostri, opportunamente aggiornati.

Il (modesto) ingresso delle donne nel mercato del lavoro offre lo spunto per giustificare la flexicurity, cioè il livellamento di tutti alla flessibilità precaria, in nome della conciliazione fra lavori formali e informali, produttivi e di cura famigliare.
Il problema della conciliazione è visto, nell’ottica patriarcale, come esclusivamente femminile, ma gli esiti perversi della precarietà si espandono a macchia d’olio sull’intero complesso della mano d’opera maschile e femminile variamente impiegata.
Indubbiamente un buon argomento per contrastare la conciliazione e i suoi cantori bipartisan.

L’impostazione del disegno di legge, teso a identificare e soddisfare le esigenze d’impresa anche ai loro livelli più minuti conformando su di esse le tutele (molto residuali) dei lavoratori, si pone apertamente l’obiettivo di tutelarne la concorrenza e porterà inevitabilmente, per arginare competizioni asseritamente fondate su forme di dumping sociale, anche alla obliterazione dell’articolo 18 dello Statuto del 1970, già ripetutamente aggredito da referendum abrogativi e proposte di modifica altrettanto radicali.

La fine del diritto del lavoro costituzionalmente orientato si profila nel nostro presente e nel futuro immediato.

A mio parere il rimedio è uno solo, quello dismesso dal mondo del lavoro almeno a far tempo dai primi anni Novanta del secolo scorso, auspice il famoso patto fra produttori: è la riattivazione del conflitto di classe, finalmente intrecciato e rivitalizzato dal conflitto di sesso, per dare voce, rappresentanza e dignità di soggetti autonomi alle persone in carne e ossa, guidate nel mondo dall’autenticità dei loro bisogni e desideri.

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01 dicembre 2010

fonte:  http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article7407

BORSELLINO – Il procuratore Grasso: ‘Spatuzza pentito attendibile’ / DOSSIER: Il memoriale di Spatuzza

Spatuzza pentito attendibile

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L’ex mafioso che ha accusato Berlusconi e Dell’Utri ha indicato il luogo esatto dove fu rubata l’auto usata per uccidere Borsellino. Con dettagli molto precisi. E il procuratore Grasso crede nella sua sincerità

L attentato al giudice Paolo Borsellino in via D Amelio nel 1992

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di Umberto Lucentini

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Le sue accuse sono servite, a Firenze, per far aprire pochi giorni fa il processo ad uno dei mandanti delle stragi del 1993 finora sfuggito alle accuse, il boss palermitano Francesco Tagliavia.

La sua recente autoaccusa («Sono stato tra i sequestratori di Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito Santino» poi ucciso nell’acido) è un macigno caduto giovedì scorso contro Giuseppe Graviano e Cristoforo Cannella, imputati a Palermo per il rapimento e l’uccisione del bambino.

E malgrado la Commissione ministeriale abbia negato l’ammissione al programma di protezione del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza (che ha fatto ricorso al Tar), grazie all’ex ‘picciotto’ di Brancaccio entro gennaio la procura antimafia di Caltanissetta guidata da Sergio Lari potrà chiedere la revisione del processo per la fase preparatoria della strage di via D’Amelio costata la vita a Paolo Borsellino e ai cinque poliziotti della sua scorta.

Tutto partendo dai primi riscontri alle dichiarazioni di Spatuzza ottenuti grazie ad una missione palermitana dell’allora neo-dichiarante, i cui dettagli stanno emergendo in questi giorni.

E’ una mattina di fine estate del 2008 quando Spatuzza viene fatto arrivare in gran segreto a Palermo su un elicottero. A bordo ci sono i piloti, un ristretto numero di investigatori, il procuratore Lari e Spatuzza. L’ex mafioso non sa il motivo della missione, almeno fino a quando non gli viene spiegato dove si è diretti: deve condurre gli inquirenti nel luogo esatto in cui nella notte tra il 9 e 10 luglio del ’92 è stata rubata la Fiat 126 color amaranto destinata a diventare l’auto-bomba che dovrà uccidere Borsellino.

Spatuzza sostiene infatti di essere stato l’autore del furto della Fiat 126 (su ordine del boss Giuseppe Graviano), la vettura che poi subì una modifica all’impianto delle ruote per sopportare il peso del tritolo. Il picciotto di Brancaccio è in cella dal 1997 e ha iniziato a collaborare con la giustizia dal 26 giugno 2008. È ovvio quindi che le procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta inizino a cercare le verifiche a ciò che dice. Così, a bordo dell’elicottero, Spatuzza dà al pilota un’indicazione precisa: puntare verso la zona di via Oreto, verso la circonvallazione che porta a Catania.

Spatuzza ha detto di conoscere il luogo esatto in cui era posteggiata la Fiat 126 da lui rubata a Pietrina Valenti, una donna palermitana che denunciò subito il furto della vettura. E Spatuzza supera l’esame: sceso dall’elicottero, porta gli inquirenti nella zona di via Oreto e indica la traversa in cui era posteggiata l’auto e il posto esatto in cui la vettura era stata lasciata dalla donna poche ore prima. Ma c’è un altro particolare che convince gli inquirenti che Spatuzza non stia menta. Dopo il ’92, in quella strada, sono stati fatti alcuni lavori. Ed è stata realizzata una piccola aiuola. Appena la vede, Spatuzza lo fa notare: «Qui nel ’92 questa pianta non c’era…».

È un riscontro importante alle parole dell’ex «picciotto» di Brancaccio. Credibile a Palermo quando parla del rapimento del figlio del collaboratore di giustizia, a Firenze quando ricostruisce le stragi del ’93, a Caltanissetta se rivela i segreti dell’attentato a Borsellino. Ma fermato dalla Commissione ministeriale che malgrado la richiesta di tre procure non gli ha concesso il programma di protezione.

Un anno fa, il 4 dicembre 2009 Gaspare Spatuzza aveva deposto al processo d’appello al senatore Marcello Dell’Utri adombrando una regia politica dietro le stragi dei primi anni ?€˜90 e sostenendo l’esistenza di legami anche economici fra i fratelli Graviano e Silvio Berlusconi.

Pochi giorni fa, su Spatuzza si è espresso senza riserve Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, dicendo di «non avere dubbi sul fatto che quello di Spatuzza sia un pentimento reale e, soprattutto, morale e religioso». Dello stesso avviso il pm Antonio Ingroia: «Credo nel pentimento sincero di Spatuzza che ho avuto modo di verificare personalmente in alcune circostanze».

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06 dicembre 2010

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/spatuzza-pentito-attendibile/2139806

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Spatuzza: ‘La mia verità’

Un memoriale dal carcere scritto dal pentito di mafia e inviato a ‘L’espresso’. Per raccontare cos’è Cosa nostra, come ci è entrato e perché ha deciso di uscirne

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a cura di Lirio Abbate

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L’ex boss palermitano Gaspare Spatuzza torna a parlare e lo fa questa volta in esclusiva con “L’espresso” seguendo una traccia indicata di argomenti. È un documento unico pieno di riferimenti alla società civile, ai giovani e alla religione. Un duro attacco ai boss e a chi fa affari con loro. Dalla cella in cui è detenuto scrive della voglia di ricerca della verità. Lo ha fatto per far comprendere come gli anni di carcere lo hanno cambiato, ma anche per manifestare solidarietà a chi è minacciato dalla mafia. Spatuzza dal 26 giugno 2008 collabora con la giustizia, accusandosi di oltre 40 omicidi e in particolare della strage di via D’Amelio e di aver partecipato alla stagione stragista del ’93. I pm di Caltanissetta e Firenze con le sue dichiarazioni hanno aperto nuovi scenari investigativi sugli attentati a Falcone e Borsellino e per le bombe del ’93. L’ex sicario racconta i contatti degli stragisti Graviano con Dell’Utri e Berlusconi, e della trattativa che ci sarebbe stata con lo Stato. Il procuratore di Caltanissetta Lari, l’aggiunto Gozzo e il pm Marino hanno aperto nuove inchieste: le indagini sulla fase esecutiva di via D’Amelio saranno chiuse entro l’anno. Per i pm Spatuzza è attendibile ma il sottosegretario Mantovano gli ha negato il programma di protezione

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Sono Gaspare Spatuzza (…) soltanto chi vive sotto questa spada di Damocle sa quanto costa un atto di libertà. La libertà di dire ciò che si pensa, con altre parole la verità, cosa che oggi in tanti non vogliono nemmeno sentirla pronunciare (…) Non posso sottrarmi a quelle poche domande che tra l’altro trattano temi sociali, cosa che mi sta molto a cuore. Primo perché amo la mia terra, secondo, credo che sia più che un dovere dare delle spiegazioni a chi appartiene a quella società civile di cui è parte offesa di tutta questa triste storia (…).

Il lungo silenzio in carcere che è poi esploso in una voglia di giustizia.
Nel gennaio del 2005, sono stato trasferito nel penitenziario di Ascoli. Da subito mi rendo conto che quel sistema non mi consentirà di portare avanti quel bellissimo percorso iniziato nell’anno 2000. Percorso di ravvedimento, vissuto in silenzio, meditazione e astinenza di cose superflue. Tanto che, inoltravo richiesta alla direzione di applicarmi la così detta aria riservata. Tanto per capirci si tratta di un circuito penitenziario molto ristretto, ancora più duro del così detto 41/bis. Ma non posso accedere, perché la mia condotta carceraria non necessita di un ulteriore inasprimento. Le voglio dire che in tredici anni di 41/bis non ho mai trasgredito il regolamento penitenziario. Qualcuno, malignamente potrà dire che questo comportamento così lineare è basato solo alla scopo di ottenere benefici. Rispondo che sino a oggi non ho chiesto un giorno di liberazione anticipata. Tanto è vero che, “per libera scelta” da circa due anni vivo in un regime penitenziario ancor più afflittivo del 41/bis. La mia posizione odierna – che sarebbe da collaboratore di giustizia – mi dà la possibilità di beneficiare di permessi premio, ma non ne ho fatta richiesta. (…) Mi ha molto colpito la filosofia. Imbattendomi con tutti questi grandi filosofi che inseguivano tutte quelle materie che il suo fine era di aprire la mente all’uomo. Esempio di quell’uomo che ha deciso di fare un salto nel buio, che poi buio non era, ma la conoscenza. Sto parlando della caverna di Platone. Sa un po’ in quell’uomo mi sono rivisto io. Diciamo che questo studio ha contribuito a dare lo stimolo finale a quel desiderio espresso tredici anni fa negli uffici della squadra mobile di Palermo.

La fede e la Chiesa, in che cosa crede?
Da dieci anni vivevo in un mondo tutto mio, avevo assimilato tutto quello che un buon cristiano deve per forza di fede, sapere. Ci sono aspetti importanti e molto personali che per adesso non posso dire. Devo dire che sono cresciuto con una formazione cristiana e cattolica. Però ci sono fatti che poco hanno a che vedere da quell’essere cristiano. Vorrei iniziare dal momento che dovevo fare la prima comunione: per incomprensione con il vecchio prete (non è don Puglisi) non l’ho fatta. Quando mi dovevo sposare, c’era questo problema, ma è stato superato, pochi giorni prima l’ho fatta, prima comunione, cresima e corso matrimoniale, cosa sbagliatissima, oggi dico un vero sacrilegio. Come è sacrilegio tutti quei riti fatti da tutta Cosa nostra. Esempio: quando si compie il rito di affiliazione, si giura davanti a un’immagine sacra. Altra cosa, le parole pronunciate prima di compiere una missione delittuosa: “Andiamo in nome di Dio”. Oppure parlando di soggetti appartenenti a Cosa nostra si fa riferimento: “I cristiani”. Tutte queste cose oltre a essere indegne, sono parole e riti impuri che rendono l’uomo schiavo del male e nemico di Dio. Soltanto in carcere inizio a leggere libri, in particolare la Sacra Bibbia dandomi modo di entrare in contatto con la parola di Dio. Allora ti accorgi che la vita è un’altra, da quello che ti hanno fatto sempre vedere, ti rendi conto che tutto quello che hai fatto è orribile privo di giustificazione – cosa che ho sempre fatto, dando una spiegazione a ogni azione cattiva – e chiede vendetta a cospetto di Dio. Un vero cristiano non può uccidere un altro uomo: il suo prossimo è poiché prossimo suo, anche suo fratello. Con parole esatte, parliamo di patricidio, matricidio, fratricidio. Quindi, al di là di vedere l’essenza della vita, scopri innamoramento che rappresenta l’essenza dell’amore. Questa realtà ti cambia la vita, te ne accorgi nel modo di pensare, di parlare, di rapportarti con il tuo prossimo. Non solo, ma scopri la libertà, perché un uomo che ragiona con la sua mente è un uomo libero. Non ci sono più vincoli associativi, non sei più un subalterno. Devi solo obbedire alla legge di Dio e a quella degli uomini. Devo dire che aspettavo questo momento di passare dalla parte del bene e una volta fatto il primo passo non ho esitato di mettermi in grazia di Dio, così grazie a brave persone che hanno fatto sì che questo mio desiderio si realizzasse c’è stato questo incontro, bellissimo, con la Chiesa di Dio, di cui oggi sono onorato di appartenere sotto tutti gli aspetti.

continua

INFORMATICA – SOS, aiutiamo Capitan Crunch

SOS, aiutiamo Capitan Crunch

Ha bisogno di soldi per un’operazione costosa e urgente. Prima che perda l’uso di quelle mani che hanno creato EasyWriter e BlueBox

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Claudio Tamburrino
lunedì 6 dicembre 2010

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Roma – Il sessantottenne John Thomas Draper,SOS, aiutiamo Capitan Crunch anche conosciuto come Capitan Crunch, è una figura molto ammirata nel mondo ICT: ora si trova nei guai, non avendo i soldi per un’operazione che potrebbe salvargli mani e braccia restituendogli la sensibilità recentemente persa.

Phreaker, portatore della cultura hacker originaria, sviluppatore di EasyWriter, il primo word processor per Apple II (in un’intervista ha raccontato di averlo scritto a mano nelle notti passate in prigione e solo successivamente inserito in un computer), creatore di Blue Box, secondo una delle leggende sarebbe riuscito a chiamare la Casa Bianca e a parlare con qualcuno con una voce simile a Richard Nixon per lamentarsi della mancanza di carta igienica a Los Angeles.

Dopo aver rappresentato una delle figure più conosciute tra i pionieri di Internet, al momento si occupava di sicurezza software. Poi essendo ancora legato a quel mondo ed esperto di sicurezza veniva spesso invitato a conferenze e dibattiti televisivi e presentava lui stesso un programma, Crunch TV, che poteva essere visto online. Ma ora rischia di perdere l’uso di mani e braccia.

Dopo aver rappresentato una delle figure più conosciute tra i pionieri di Internet, al momento si occupava di sicurezza software. Poi essendo ancora legato a quel mondo ed esperto di sicurezza veniva spesso invitato a conferenze e dibattiti televisivi e presentava lui stesso un programma, Crunch TV, che poteva essere visto online. Ma ora rischia di perdere l’uso di mani e braccia.Il paradosso è che proprio il caloroso abbraccio di un fan in un dei suoi eventi pubblici sembra aver causato il problema: alcuni nervi critici si sono bloccati e quello che all’inizio si è presentato come un dolore (una puntura) sulla spalla è diventata una situazione che non gli permette né di mettersi le scarpe né di digitare sulla tastiera.

I programmi di riabilitazione e gli antidolorifici non sono più sufficienti e secondo i dottori entro 3-6 mesi rischia di perdere permanentemente l’uso delle mani a causa della necrosi dei nervi bloccati.

Una soluzione c’è, un’operazione chirurgica che costa 6mila dollari, più 2mila di cure di convalescenza e altri per i farmaci: un totale che Draper non può permettersi e per cui è nato un sito per raccogliere donazioni a suo favore, savingcaptaincrunch.com.

Ora, dunque, è lui ad aver bisogno di aiuto. Ma, nonostante tutto, l’ultimo appello cinguettato su Twitter è una richiesta di aiuto a favore di Wikileaks.

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fonte:  http://punto-informatico.it/3051203/PI/News/sos-aiutiamo-capitan-crunch.aspx

Certificò tetraplegia a mafioso che ballava: Arrestato un professore a Bologna

Certificò tetraplegia a mafioso che ballava
Arrestato un professore a Bologna

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BOLOGNA (6 dicembre) – Per quasi 10 anni un primario avrebbe redatto falsi certificati medici in cui diagnosticava a un mafioso una grave forma di siringomielia, patologia irreversibile della spina dorsale che rende tetraplegici con una invalidità al 100%, incompatibile con la detenzione carceraria. Il finto malato – Silvio B., 42 anni, morto suicida nel gennaio scorso – in realtà camminava, partecipava a balli di gruppo, guidava l’auto e aveva una normale vita sessuale, attività impossibili per chi soffre di quella malattia.

Con queste ipotesi, la polizia di Bologna ha arrestato il dott. Mauro Menarini, 52 anni, bolognese, già direttore sanitario del Centro di riabilitazione di Montecatone (Imola), ora responsabile del Dipartimento medicina riabilitativa e Unità spinale della struttura. Per gli inquirenti, era in confidenza con il mafioso al punto da chiamarlo ‘Silviucciò e avrebbe dichiarato il falso in cambio di non meglio precisati favori. Il Procuratore aggiunto Valter Giovannini e il sostituto Lorenzo Gestri avevano chiesto il carcere, ma il Gip Mirko Margiocco ha deciso per gli arresti domiciliari, per il rischio di inquinamento delle prove. Le accuse sono di false attestazione in certificati medici destinati alla Sorveglianza, per far ottenere i domiciliari, e truffa a un ente pubblico, per avergli fatto avere una pensione Inps da invalido da un migliaio di euro al mese e costosissime attrezzature sanitarie inutilizzate o usate solo come copertura per simulare l’invalidità. «Le presunte responsabilità penali sono comunque solo a carico del medico: la struttura di Montecatone è del tutto estranea alle indagini, nè ci sono altri medici o paramedici indagati» ha sottolineato Giovannini.

Secondo quanto hanno ricostruito gli investigatori della squadra Mobile e Giovannini, Menarini aveva in cura dall’ottobre 2000 il mafioso (ritenuto affiliato al clan Ferone e condannato in Corte d’Assise a Catania per associazione a delinquere di stampo mafioso, fine pena nel 2023), quando fu indirizzato al centro di Montecatone dalla Sicilia, con una sospetta diagnosi di siringomielia dorsale. Da allora il medico avrebbe redatto diversi certificati che attestavano la patologia, facendogli ottenere il ricovero nella struttura e, nel 2006, i domiciliari. Le indagini partirono da un controllo stradale: a fine 2008, i vigili di Imola sorpresero Silvio B. alla guida di un’auto senza comandi per disabili, e partì una segnalazione. Il 14 gennaio 2010, in una perquisizione della sua casa di Imola, la polizia sequestrò centinaia di cateteri inutilizzati e video amatoriali, nei quali si vedeva il finto paraplegico alzarsi dalla carrozzella durante una cena e ballare la ‘macarenà in una festa privata. La sera dello stesso giorno l’uomo si tolse la vita, impiccandosi. Gli inquirenti non escludono si dovesse trattare di una messinscena, finita tragicamente, per cercare di spostare i suoi problemi di salute sulla sfera psichica. Il buon stato di salute dell’uomo è stato confermato dall’autopsia, che ha accertato che il midollo spinale era esente dalla patologia e le gambe erano toniche. Aanche alcuni infermieri avevano espresso dubbi sulla malattia, e un compagno di stanza ha raccontato di avere assistito a un rapporto sessuale fra il mafioso e una donna. Per l’accusa, la diagnosi errata non può essere frutto di un inganno: «Menarini è infatti un medico dotato di competenze e esperienza tali -si legge nell’ordinanza- che non può essere credibile che sia stato raggirato dal Silvio B.». «Abbiamo completa fiducia nell’operato della magistratura, alla quale naturalmente assicuriamo, piena e totale collaborazione» ha detto Carlo Lusenti, assessore regionale alle politiche per la salute.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=129669&sez=HOME_INITALIA

A Roma una mostra su Sandro Pertini trasformato in fumetto da “Paz”

A Roma una mostra su Sandro Pertini trasformato in fumetto da “Paz”

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«L’ultimo esemplare di una razza di uomini duri ma puri come bambini»: questo era Sandro Pertini per Andrea Pazienza. Il presidente e il fumettista, scomparsi rispettivamente nel 1990 e nel 1988, non si incontrarono mai in vita, ma per anni furono legati da un rapporto di stima che non in molti conoscono. Oggi una mostra a Roma li mette insieme per la prima volta, nelle sale del nuovo spazio “Fandango Incontro” appena inaugurato nella sede della Provincia di Roma, a Palazzo Valentini. “Paz e Pert”, aperta fino al 27 febbraio 2011, raccoglie 90 tavole che l’artista di San Benedetto del Tronto dedicò al “presidente partigiano”, disegnandolo dal 1978 al 1987.

C’è la celebre copertina della rivista “Il Male”, dove Pazienza aveva ritratto un Pertini preoccupato per il rapimento del «canzonettista De André», copertina che a Pertini piacque molto e che volle assolutamente avere e motivo del primo contatto fra i due. Ci sono poi, soprattutto, le tavole delle storie di “Pertini”, il libro che Pazienza dedicò al presidente, in cui il personaggio Paz faceva da spalla al temibile “Pert” in avventure pasticciate dal sapore resistenziale. Inoltre, opere originali di Pazienza, inediti, bozzetti, copertine, sagome e filmati, messi a disposizione dalla moglie Mariella, che con Vincenzo Mollica ha organizzato la mostra.

C’è poi una sezione che ricorda la vita del presidente Pertini, con materiale proveniente dall’Associazione Nazionale a lui intitolata, con lettere, discorsi, documenti ufficiali e soprattutto fotografie come quella, storica, che lo ritrae in aereo mentre gioca a carte con Enzo Bearzot, Dino Zoff e Franco Causio di ritorno dai Mondiali di calcio spagnoli, con la Coppa del Mondo in bella vista. E tramite l’esposizione di vignette dell’Espresso e di Repubblica, si coglie come Sandro Pertini ebbe sempre un rapporto divertito con la satira che lo prendeva di mira, tanto da avere una collezione di tutte le sue caricature e da invitare al Quirinale chi lo disegnava, da Tullio Pericoli alla redazione del “Canard enchainé”.

La mostra è anche l’occasione per presentare ai romani un nuovo spazio per la cultura, il Fandango Incontro, realizzato nella sede espositiva di Palazzo Incontro dalla Provincia di Roma in collaborazione con la casa di produzione Fandango, dove si trovano un caffè letterario con wi-fi libero e una libreria al piano terra e delle sale per esposizioni e laboratori (in programma quelli della compagnia Fattore K. di Giorgio Barberio Corsetti) al primo e secondo piano. (Ch. B.)

“Paz e Pert”
Palazzo Incontro, via dei Prefetti 22, Roma
Fino al 27 febbraio 2011. Chiuso il 25 dicembre 2010 e il 1° gennaio 2011. Biglietto: Intero 6 euro, ridotto 4 euro, Per informazioni e prenotazioni 06 32810

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WikiLeaks pubblica lista siti di interesse vitale per gli Usa / Wikileaks, Assange è sotto assedio: Swiss post gli chiude il conto

WikiLeaks pubblica lista siti di interesse vitale per gli Usa

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LONDRA (Reuters) – Il sito web WikiLeaks ha pubblicato i particolari di siti in tutto il mondo che gli Stati Uniti considerano vitali per i propri interessi, suscitando critiche per il fatto che ciò possa aiutare i militanti a individuare gli obbiettivi per i loro attentati.

I dettagli fanno parte dei 250.000 messaggi diplomatici resi pubblici dal sito.

L’elenco inizia con una miniera di cobalto a Kinshasa, in Congo, e fa riferimento a diverse località in Europa in cui aziende farmaceutiche producono insulina, cure per morsi di serpente e vaccini.

In Medio Oriente, WikiLeaks rileva che il Qatar diventerà la fonte principale per l’importazione di gas naturale liquido (Lng) entro il 2012 e fa anche riferimento agli impianti di Abqaiq in Arabia Saudita, più grande centro di raffinazione e stabilizzazione di greggio al mondo.

Al Qaeda aveva tentato un attacco ad Abqaiq nel 2006 e ci sono segnali d’allarme diffusi per il fatto che i dispacci diffusi da WikiLeaks su così tanti possibili obbiettivi possano aiutare i militanti.

L’ex segretario degli Esteri Malcolm Rifkind ha accusato WikiLeaks di essere “generalmente irresponsabile, ai limiti del criminoso”.

“Questo è il tipo di informazioni che i terroristi vogliono conoscere”, ha detto al quotidiano The Times.

Il professor Richard Aldrich della Warwick University nell’Inghilterra centrale ha affermato che questo ha il potenziale per aiutare i militanti a trovare obbiettivi vulnerabili.

“Essenzialmente quel che dice ai terroristi è: al momento state attaccando obbiettivi fortemente protetti di valore relativamente basso, quel che potreste fare è attaccare obbiettivi di alto valore che hanno difese relativamente deboli”.

“Così è il messaggio nel complesso che ha il potenziale di cambiare il modello di comportamento di gruppi terroristici nel mondo”, ha aggiunto.

— Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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06 dicembre 2010

fonte:  http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE6B50B720101206

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Wikileaks, Assange è sotto assedio: Swiss post gli chiude il conto

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di Franco Pennello

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È sempre più sotto assedio Juliane Assange, il fondatore di Wikyleaks. Braccato dall’Interpool e dai servizi segreti di tutto il mondo il cyber anarchico si è visto voltare le spalle anche dalla Svizzeta.
La Posta elvetica ha infatti annunciato la chiusura del conto postale del fondatore di Wikileaks affermando che aveva fornito informazioni false al momento dell’apertura.
“Post Finance chiuderà il suo rapporto d’affari con Julian Assange”, si legge in un comunicato di Swiss post, che fa riferimento ai propri servizi bancari. L’annuncio è un altro colpo finanziario contro Wikileaks, dopo che il sistema Paypal ha bloccato le donazioni a suo favore.

L’articolo del 3/12

Inarrestabile. In tutti i sensi. Come altro definire julian Assange, il fondatore di Wikileaks. Oggi, mentre tutti i servizi segreti del mondo cercano di arrestarlo, lui – tranquillamente seduto davanti al suo portatile  – ha rilasciato un’intervista via chat al Guardian. Dicendo che lui e i suoi colleghi sono a conoscenza delle minacce di morte ricevute a seguito della pubblicazione di migliaia di cablogramma diplomatici Usa sul loro sito web.

“Stiamo prendendo le giuste precauzioni”

“Le minacce contro le nostre vite sono un fatto pubblicamente accertato, stiamo prendendo le necessarie precauzioni per quello che possiamo, dato che abbiamo a che fare con delle superpotenze”, ha detto Assange durante la chat con i lettori del Guardian.
Il cyber.anarchico si spiega meglio: “Abbiamo consegnato tutti i documenti in nostro possesso a circa 100mila persone in tutto il mondo che li possiedono in forma criptata. Se ci dovesse accadere qualcosa e non fossimo più raggiungibili, una chiave elettronica verrebbe inviata via web rendendo i file leggibili. A questo punto queste 100mila persone avrebbero il compito di divulgarle”.

Oscurato Wikileaks

Intanto, oggi WikiLeaks è rimasto oscurato per diverse ore oggi perché il fornitore del suo nome di dominio ha deciso di non indirizzare più i navigatori verso il sito. La società EveryDNS.net, che forniva il nome di dominio wikileaks.org, ha affermato che il gruppo di Assange ha violato i termini del contratto, e alle 5 ora italiana di oggi ha sospeso i propri servizi.

Ma lui ha riaperto col dominio svizzero

Ma WikiLeaks ha a sua volta annunciato su Twitter che dispone di un nuovo indirizzo, wikileaks.ch, gestito da una rete universitaria svizzera. “È una decisione intelligente. La Svizzera ha una reputazione di paese che non cede alle pressioni internazionali”, ha commentato Michiel Leenaars, direttore della strategia di NLnet, un organismo di ricerca olandese che si occupa di Internet.

Anche la Francia gli fa la guerra

Nel frattempo anche le autorità di Parigi stanno cercando di impedire che WikiLeaks possa essere ospitato su server francesi, secondo una lettera scritta dal ministro dell’Industria Eric.

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Ultimo aggiornamento: 06/12/10

fonte:  http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Wikileaks%2C+Assange+%C3%A8+sotto+assedio%3A+Swiss+post+gli+chiude+il+conto&idSezione=8964

Cos’è il giornalismo? E cos’è il buon giornalismo? Contrappunti/ Verità, finzione, Wikileaks

Contrappunti/ Verità, finzione, Wikileaks

Cos’è il giornalismo? E cos’è il buon giornalismo? E cos’è ancora un servizio reso all’umanità garantendo trasparenza? Un reato, ecco cos’è: lesa maestà dello status quo

Washington Post Watergate Era Reporters Carl Bernstein and Bob Woodward 

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di M. Mantellini

massimo mantellini
lunedì 6 dicembre 2010

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Roma – Una quota non trascurabile delle informazioni che ci raggiungono tutti i giorni sono in violazione di un qualche patto o regolamento, nei casi più gravi sono il risultato di un reato. Appartengono a questo gruppo buona parte delle informazioni che, per esempio, in questo paese, raggiungono i giornali dalle stanze dei tribunali, dalle questure, dai consessi nei quali individui molto differenti sottoscrivono un patto di riservatezza che qualcuno di loro poi, invariabilmente, viola. Queste eccezioni a patti e regole non sono opera dei giornalisti, i quali si limitano a riferire i fatti di cui vengono a conoscenza, ma restano in genere nella responsabilità di soggetti terzi, ai quali, semplicemente, i giornalisti garantiscono in cambio un livello minimo di riservatezza previsto dalla legge.

Nel caso di Wikileaks, evidentemente, questo fondamentale distinguo ha perso gran parte della sua importanza. Così durante la settimana scorsa il sito web della associazione di Julian Assange è stato preso d’assalto dagli attacchi DDoS di un singolo hacker (solo e sperduto ma nonostante questo molto efficace), Amazon Web Services (fra mille polemiche) ha interrotto il servizio di hosting a Wikileaks, il fornitore del dominio .org (altra società americana, EveryDNS) ha improvvisamente cancellato il dominio, il governo svedese ha diramato una richiesta di arresto internazionale in 130 paesi per Julian Assange, accusato di aver, in due occasioni, iniziato rapporti sessuali dotato di preservativo con partner consenzienti (tanto consenzienti da aver poi vantato le proprie avventure su Twitter e via SMS) per poi terminarli senza. E questo, tecnicamente, per la legge svedese configura il reato di stupro.

Ultima in ordine di tempo fra le aziende americane corse in soccorso alla diplomazia USA in difficoltà, Paypal ha limitato il conto online di Wikileaks impedendo a migliaia di persone in tutto il mondo di utilizzare tale piattaforma per una donazione al progetto.Cosa abbia Wikileaks di diverso da New York Times o dal Guardian che pubblicano i dispacci delle ambasciate esattamente come il sito di Assange è piuttosto evidente. Pur rappresentando un esempio di buon giornalismo il New York Times ed il Guardian, El Pais e Le Monde, fanno parte del sistema, Wikileaks no: e da questo discendono buona parte delle sue disgrazie.

Le cronache giornalistiche a margine dei cablogrammi di Wikileaks di questa settimana sono incredibili, e avrebbero bisogno di Carlo Emilio Gadda per descriverle. Ieri per esempio il sito web del Corriere della Sera raccontava che Julian Assange, ormai da tutti eletto a stupratore seriale e ricercato internazionale, si nascondeva in Gran Bretagna, che le autorità sapevano dove fosse e che le teste di cuoio stavano per tentare un blitz per arrestarlo. Le teste di cuoio scatenate per un preservativo: mancano solo gli ostaggi in banca per completare la scena di un film d’azione di quart’ordine.

Così la Internet che viene fuori dalla vicenda dei cablogrammi di Wikileaks è una Internet più triste di quello che forse sarebbe stato lecito pensare: quando il gioco si fa duro, i duri spengono Internet, in occidente esattamente come in Cina. Stessi metodi, stesso cipiglio. A poco contano i volonterosi mirror del sito abbattuto, i DNS recuperati, gli annunciati boicottaggi di Amazon e Paypal: quello che conta è che informazioni vere che nessuno è in condizione di smentire raggiungono milioni di cittadini in tutto il mondo, fuori dal filtro solito dei media, e per una volta l’ambasciator, in spregio al famoso detto, rischia di portar pena.

Il giudice La Barbera del Tribunale di Agrigento qualche giorno fa ha assolto il giornalista Fabrizio Gatti, che rischiava un anno di reclusione per aver dichiarato false generalità allo scopo di accedere al Centro temporaneo di permanenza per gli immigrati a Lampedusa per poi scriverne un articolo su L’Espresso. Il magistrato ha sancito la predominanza dell’articolo 21 della Costituzione che tutela il diritto di cronaca e di espressione non solo della stampa ma anche dei singoli cittadini.

Si tratta di una buona notizia ma resta la curiosità di capire cosa sarebbe accaduto se al posto del giornalista professionista Gatti ci fosse stato un semplice cittadino, e se al posto de L’Espresso ci fosse stato un blog letto da 10 persone. La Rete oggi non chiede generalità, titoli o cartellini a chi decide di esprimere il proprio pensiero, e le discussioni USA di questi giorni sul fatto che Wikileaks debba o non debba essere considerato parte integrante del sistema dei media raccontano la grande ansia di controllo di un mondo invecchiato. Le notizie sono vere o sono false e discernere le une dalle altre (in Rete come sui media) spesso è la vera complicazione. Quelle di Wikileaks sono vere, e per noi lettori tanto basta. Tutto il resto è uno spiacevole contorno molto potente al quale oggi, per una volta, non è chiaro se la rete Internet sarà in grado di far fronte.

Massimo Mantellini
Manteblog

Tutti gli editoriali di M.M. sono disponibili a questo indirizzo

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fonte:  http://punto-informatico.it/3050856/PI/Commenti/contrappunti-verita-finzione-wikileaks.aspx


VIDEO, STORIA DI UN IMPIEGATO – Luigi Cipriani: sudori, lotte, impegno cristallino

LUIGI CIPRIANI

STORIA DI UN IMPIEGATO 1/6

gordiano1979 | 17 aprile 2009

Storia di un impiegato (thcinema@libero.it)

Il documentario ricostruisce l’azione politica di Luigi Cipriani, deputato di Democrazia Proletaria e membro della Commissione Parlamentare Stragi. Attraverso il racconto di quanti lo hanno conosciuto, la vicenda di Luigi si intreccia con gli sviluppi delle lotte operaie nella Milano degli anni Sessanta/Settanta, fino alla dissoluzione della Milano da bere e la fine del craxismo.
Luigi Cipriani, diplomato alla scuola professionale della Pirelli, entra come tempista della catena di montaggio degli stabilimenti Bicocca alla fine degli anni Cinquanta. Nel decennio successivo, seguendo un personale percorso di autoformazione, approfondendo la lettura di Marx, sarà tra i protagonisti dellincontro tra operai e studenti allindomani del 68. Mantenendo costante il suo impegno nello studio, attraversa gli anni Settanta diventato uno dei punti di riferimento del movimento milanese. Conquisterà un seggio in Parlamento candidandosi con Democrazia Proletaria, il partito nato dalla trasformazione di Avanguardia Operaia, che a sua volta affondava le radici nei Comitati Unitari Base Pirelli.

STORIA DI UN IMPIEGATO 2/6

STORIA DI UN IMPIEGATO 3/6

STORIA DI UN IMPIEGATO 4/6

STORIA DI UN IMPIEGATO 5/6

STORIA DI UN IMPIEGATO 6/6