Archivio | dicembre 7, 2010

I finiani: “Il traditore è Berlusconi”. Il Cavaliere riunisce i parlamentari

I finiani: “Il traditore è Berlusconi”
Il Cavaliere riunisce i parlamentari

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Duro affondo di Ffwebmagazine, periodico online della Fondazione Farefuturo, legata a Gianfranco Fini.”E’ lui che distrugge il buon nome della propria patria nel mondo”. Il premier vedrà senatori e deputati Pdl prima del voto di fiducia

I finiani: "Il traditore è Berlusconi" Il Cavaliere riunisce i parlamentari

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ROMA – Rimandano al mittente, ovvero a Berlusconi, l’accusa di aver tradito. Lo fanno dalle pagine web di Ffwebmagazine, periodico online della Fondazione Farefuturo, legata a Gianfranco Fini. Non ci stanno i finiani a far passare sotto silenzio un’accusa così pesante. Se di tradimento si deve parlare, scrive il direttore Filippo Rossi, l’unico responsabile è il premier. Ovvero colui che “distrugge il buon nome della propria patria nel mondo”, colui “che esalta la propaganda invece del buon senso”. “Vero traditore è chi fa del suo ruolo pubblico un affare privato. E chi non sa rappresentare un intero popolo. Chi non è in grado di fare un passo indietro. Chi si crede inamovibile. Vero traditore è chi calpesta le regole in nome del suo infinito narcisismo. Vero traditore è chi tratta i suoi alleati come se fossero dipendenti. E chi non ha il senso del limite. Se di tradimento ci costringete a parlare, l’unico vero traditore si chiama Silvio Berlusconi”, scrive Rossi.

“Vogliamo ancora giocare con la categoria del tradimento? È quello che sembra voler fare lo stato maggiore del Pdl insieme ai suoi mazzieri a mezzo stampa. Un articoletto apparso oggi sul quel foglio sporco di propaganda che corrisponde indecorosamente al nome di Libero racconta di quando il deputato finiano Enzo Raisi tradì per la prima volta all’età di quindici anni – continua Rossi – Quindici anni, avete letto bene. Sicuramente la puzza rancida di questo articolo non è la stessa delle foto sbattute in prima pagina, ma dimostra comunque quanto il berlusconismo ‘culturale’ sia arrivato a un punto di non ritorno, di quanto stia rimestando nelle fogne dell’animo umano, nella putrida melma di biechi sentimenti che si fingono idee”.

Volano gli stracci nel centrodestra, in attesa dello scontro sulla fiducia. Per preparare meglio la giornata del 14, il Cavaliere incontrerà i senatori domenica 12 dicembre. Il giorno dopo toccherà ai deputati.

Intanto, intervenendo a Matrix, Pierferdinando Casini sembra confermare l’esistenza di un “Piano B” del premier così come rivelato oggi da Repubblica. Non c’è nessuna volontà di veder sparire Berlusconi dal panorama politico, spiega il leader dell’Udc, ma solo quella di “aprire una fase nuova”. “D’altra parte – aggiunge aprendo alla possibilità di un Cavaliere “semplice” ministro – Berlusconi è in politica da tanto tempo, con ruoli diversi e non deve fare per forza il premier”.

Nel frattempo il Pd scalda i motori per la manifestazione nazionale dell’11. L’obiettivo è quello “mandare a casa” il governo. “E’ il momento giusto per provare a mandarlo a casa e dire la nostra – spiega Bersani – mi aspetto che ci sia tanta gente. Sento che la scelta della manifestazione è stata giusta, ci darà la forza per i giorni che vengono e che saranno impegnativi, così potremo condurre la nostra battaglia da una posizione avanzata”.

Sull’intricata situazione politica è intervenuta infine oggi anche la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. “Quello che succederà il 14 non lo sa nessuno – ha detto parlando a un convegno a Washington – un giorno sembra che siano lontani e vicini alla rottura, poi improvvisamente Fini si riavvicina, può esserci un accordo last minute, vedremo il 14 mattina… Non accetteremo comunque governi che non funzionano e che non si prendano le loro responsabilità”.

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07 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2010/12/07/news/tradimento_pdl-9922860/?rss

«Prima» della Scala, tensioni in piazza tra studenti e polizia / BARENBOIM DEFENDS CULTURE AT THE OPENING OF LA SCALA (DIE WALKÜRE 7-12-10)

«Prima» della Scala, tensioni in piazza tra gli studenti e la polizia

(Vaglia Nicola)

(Vaglia Nicola)

Il presidio dei «no Gelmini» e dei lavoratori. Carica di alleggerimento, contusi quindici agenti

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MILANO – Si è aperta con gli annunciati scontri tra manifestanti e polizia la tradizionale «prima» del 7 dicembre al Teatro alla Scala, con «Die Walküre» di Richard Wagner. In piazza i collettivi studenteschi «no Gelmini», oltre a lavoratori e artisti del mondo dello spettacolo, tra cui gli studenti dell’Accademia d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano, che protestavano contro i tagli alla cultura previsti dalla Finanziaria. Contestando il fatto di essere stati divisi in diverse zone della piazza, gli studenti hanno tentato di fare pressione contro un cordone di polizia all’angolo fra la galleria e piazza della Scala. Le forze dell’ordine hanno risposto con una carica di alleggerimento e l’ingresso in galleria Vittorio Emanuele è stato poi chiuso da agenti in assetto antisommossa. Intorno alle 16 si sono uditi due forti scoppi, e poco dopo un terzo: si trattava probabilmente di bombe carta. Contusioni, abrasioni e ferite leggere per una quindicina di agenti delle forze dell’ordine: sono stati trasportati in vari ospedali cittadini per le medicazioni. Tra di loro il vice questore, colpito alla testa.

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Le immagini Tafferugli in piazza Scala Tafferugli in piazza Scala Tafferugli in piazza Scala

Tafferugli in piazza Scala Tafferugli in piazza Scala Tafferugli in piazza Scala Tafferugli in piazza Scala

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LA CARICA La polizia ha immediatamente reagito con una carica e cercando di disperdere subito i contestatori. Un centinaio di giovani dei collettivi universitari e studenteschi sono stati spinti a colpi di manganello in fondo a piazza della Scala, lontano dall’ingresso del teatro, peraltro transennato dal lato di Palazzo Marino, sede del Comune. Le forze dell’ordine in assetto anti sommossa e i giovani, molti dei quali con un cappellino da Babbo Natale, si sono fronteggiati proprio sotto Palazzo Marino ma la situazione, pur essendo molto tesa, è al momento sotto controllo. Un altro robusto cordone di poliziotti blocca l’ingresso e l’uscita, anche dei molti turisti, dalla Galleria Vittorio Emanuele. Dopo l’inizio della «prima» alla Scala, gli studenti universitari, seguiti dal comitato immigrati, hanno lasciato la piazza per dirigersi in corteo verso piazza San Babila, dove sono stati bloccati dalle forze dell’ordine. Il corteo si è quindi sciolto.

IL SOVRINTENDENTE LISSNER «È così in tutta Europa, è triste», ha detto il sovrintendente della Scala Stephane Lissner, commentando gli incidenti in piazza Scala. «Avrà altro da fare», così il sovrintendente alla Scala Stephane Lissner ha commentato l’assenza del ministro della Cultura, Sandro Bondi. «Non commento, mi dispiace», si è limitato ad aggiungere. Bondi non ha voluto commentare le parole di Lissner; da ambienti vicini al ministro si fa notare però che ha passato tutta la giornata in Senato, impegnato nelle votazioni della legge finanziaria.

IL MESSAGGIO SUI TAGLI Applausi per il maestro Daniel Barenboim che, prima di iniziare a dirigere la «Valchiria» di Wagner, ha letto l’articolo 9 della Costituzione in segno di protesta per i tagli alla cultura. «Sono molto felice – ha esordito Barenboim, rivolto verso il Capo dello stato – di dirigere ancora una volta alla Scala. Sono onorato di essere stato dichiarato maestro scaligero, ma a nome dei miei colleghi sono molto preoccupato per il futuro della cultura in Italia e in Europa». Quindi ha letto l’articolo 9 della Costituzione nel quale viene affermato che la Repubblica promuove la cultura e la ricerca scientifica.

«GLI STUDENTI HANNO RAGIONE» – «Gli studenti sono pacifici, esprimono un bisogno reale molto forte», ha detto il capogruppo del Pd Pierfrancesco Majorino al Corriere, entrando a teatro. Anche Cesare Romiti, varcando la soglia, si è lasciato sfuggire una battuta: «Gli studenti hanno ragione». Il ministro allo sviluppo Paolo Romani, arrivato con la figlia 15enne Lucrezia, ha commentato: «La riforma Gelmini è un’ottima riforma. Invece, i tagli alla Cultura sono un problema», ha aggiunto. «Non ho paura di prendere fischi», ha detto Romani alludendo all’assenza di Bondi. Il vicesindaco Riccardo De Corato ha bollato i manifestanti in piazza: «E’ una replica che dura da trent’anni, dai tempi di Capanna. I soliti centri sociali, i soliti Cub, le solite facce».

BARBATO: «INSULTATO DALLA POLIZIA» – Nelle tensioni che sono scoppiate fuori dal Teatro alla Scala tra i manifestanti e le forze dell’ordine è rimasto coinvolto anche il deputato dell’Idv Franco Barbato, che sostiene di essere stato insultato dalla polizia. È quanto racconta ai giornalisti lo stesso parlamentare, arrivato nella piazza per prender parte alla protesta. «Mi sono messo lì davanti – ha detto – per cercare di evitare che i ragazzi arrivassero a contatto con i poliziotti e un funzionario ha detto “Levatemi di torno questo deputato”».

GLI IMMIGRATI CON LA «TORRE» – Davanti al Teatro della Scala anche una piccola torre di via Imbonati (la torre sopra la quale per un mese c’è stata la protesta degli immigrati): una struttura alta più di due metri, di legno e cartone, è stata allestita in segno di protesta da un gruppo di immigrati che si sono uniti alla protesta. Sulla simbolica torre per diversi minuti è salita anche una ragazza con il capo velato che cantava «Oh Bella ciao» a squarciagola in un megafono. «Siamo qui – dice Youness Erhouma, del comitato italiano degli immigrati, rappresentante del drappello di una ventina di extracomunitari presenti in piazza – per chiedere al presidente della Repubblica Napolitano una sanatoria per tutti». «Alcuni nostri fratelli – ha proseguito facendo riferimento alla protesta della torre di via Imbonati – sono stati mandati via, chiediamo anche che li si faccia tornare. Oggi abbiamo voluto fare questo gesto simbolico e la nostra protesta continuerà finché non ci sarà una sanatoria per tutti».

DE CORATO E GLI AGENTI CONTUSI – All’intervallo dell’opera il vicesindaco Riccardo De Corato ha lasciato temporaneamente la Scala, dove stava assistendo allo spettacolo, per recarsi in visita agli ospedali Policlinico, Fatebenefratelli e San Paolo dove sono stati ricoverati i dieci agenti delle forze dell’ordine rimasti contusi nei tafferugli. «A nome del sindaco e in rappresentanza della città – ha detto De Corato – ho voluto portare la solidarietà agli agenti. Per ringraziarli per quello che fanno per la sicurezza di Milano. E in particolare anche al vice questore, anche lui rimasto contuso, cui ho espresso anche la solidarietà personale».

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Redazione online
07 dicembre 2010

fonte:  http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_dicembre_7/prima-scala-studenti-polizia-tensioni-piazza-immigrati-18129343250.shtml

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BARENBOIM DEFENDS CULTURE AT THE OPENING OF LA SCALA (DIE WALKÜRE 7-12-10)

oneginrol | 07 dicembre 2010

BARENBOIM DEFENDS CULTURE AT THE OPENING OF LA SCALA (7-12-10)
Signor Presidente della Repubblica, Autorità, Signore e Signori: sono molto felice di dirigere anche questo anno il sette dicembre alla Scala, sono molto onorato di essere stato dichiarato Maestro Scaligero. Per tale titolo, ma anche in nome di tutti i miei colleghi che suonano, cantano, ballano, e lavorano non soltanto in questo magnifico teatro, ma in tutti i teatri di Italia per dirvi a qual punto siamo profondamente preoccupati per il futuro della cultura in nostro paese e in Europa, e si me permitete, vorrei che ricordiamo insieme il articolo 9 della Costituzione Italiana: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e Artistico della Nazione

SPECIALE JOHN LENNON, A 30 ANNI DALLA MORTE – Tutti a letto per dire no alla guerra / Il ricordo: “La vita è ciò che ti succede mentre fai altri progetti”

LE CELEBRAZIONI PER I 30 ANNI DALLA MORTE DI LENNON

fonte immagine

Tutti a letto per dire no alla guerra

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LONDRA — Davanti agli studios di Abbey Road di Londra ci sarà l’inevitabile pellegrinaggio di appassionati, ma è a Liverpool, città natale di John Lennon, che avranno luogo le manifestazioni più importanti per il 30° anniversario della morte dell’ex Beatles. Lennon verrà ricordato domani sera davanti al nuovo monumento europeo per la pace di Chavasse park con una veglia a lume di candela durante la quale i presenti saranno incoraggiati a cantare i maggiori successi dei Beatles. Nel vicino centro culturale Bluecoat, si concluderà giovedì, con una sessione aperta a tutti, il bed in che da ottobre attira le prestazioni più disparate. Seguendo l’esempio di Yoko e Lennon e della loro protesta contro la guerra in Vietnam, centinaia di persone hanno preso posto sul letto matrimoniale collocato all’interno del centro. Da un gruppo di donne dello Zimbabwe, a un soldato spagnolo: tutti con lo stesso messaggio, basta con la guerra. A chiudere ufficialmente due mesi di celebrazioni sarà il grande concerto della Echo Arena, Lennon Remembered. Sul palcoscenico i Quarrymen, il primo gruppo di Lennon, vecchi amici di scuola, collaboratori e confidenti, nonché Mark McGann, attore che ha interpretato Lennon al cinema e in teatro. I profitti saranno donati all’ospedale pediatrico di Liverpool, Alder Hey.

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Paola De carolis
07 dicembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/spettacoli/10_dicembre_07/lennon-celebrazioni_3df42598-0209-11e0-afab-00144f02aabc.shtml

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John Lennon Death: lennon visual

John Lennon Death

una ricca galleria di IMMAGINI, in memoria di John

GUARDA QUI

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IL RICORDO/ John Lennon: “La vita è ciò che ti succede mentre fai altri progetti”

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https://i0.wp.com/www.ilsussidiario.net/img/WEB-CINEMA_E_TV/John-Lennon_r400.jpg

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di Paolo Vites

martedì 7 dicembre 2010

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“È proprio come ricominciare” canta John Lennon nella traccia iniziale del suo ultimo disco, “Double Fantasy”, pubblicato il 17 novembre 1980. La canzone si intitola appunto Just like Starting Over, è un gioioso inno al desiderio di ricominciare daccapo, anche a 40 anni (età, ai tempi, considerata il non plus ultra per un musicista, degna della nomea di “dinosauro del rock”) e non a caso ricalca la formula musicale degli anni Cinquanta, quando Lennon ragazzo cominciava ad amare il rock’n’roll.

È un’amara ironia, col senno di poi, così come è amara e dolorosa l’ironia di un uomo che dichiarava “la vita comincia a 40 anni”: da vivere gli restavano invece solo una ventina di giorni. Quando pubblica “Double Fantasy”, John Lennon è un illustre desaparecido del rock. Non fa più dischi da cinque anni, l’ultimo dei quali, “Rock’n’Roll”, una raccolta di classici della musica rock, appunto. Ha avuto un figlio, nel frattempo, Sean, e a lui ha dedicato gli ultimi cinque anni, per non fare l’errore fatto con il primo figlio, Julian, avuto ai tempi della folle avventura dei Beatles e con cui praticamente non era stato mai.

Con Sean, avuto da Yoko Ono, vuole invece essere padre, padre vero. Sarà il destino a non permettergli di passare altro tempo con lui. Nei solchi di “Double Fantasy” una bruciante e inquietante profezia, segno altresì del formidabile realismo che sempre aveva contraddistinto la vita dell’ex Beatle. Nella canzone Beautiful Boy /Darling Boy) dedicata al piccolo Sean, ecco spuntare le parole: “Life is what happens to you while you’re busy making other plans”, “La vita è ciò che ti succede mentre sei impegnato a fare altri progetti”.

Già. Quello che sarebbe capitato l’8 dicembre 1980 renderà manifesto a tutto il mondo scioccato che davvero la vita non è quello che noi pensiamo di essa, ma è la vita che procede oltre noi e malgrado noi. John Lennon era stato un incredibile utopista ricco di fantasia basti pensare a brani come All You Need is Love o Imagine. Ma altrettanto, il suo realismo era implacabile: canzoni come Help! e Nowhere Man lo affermano.

“La vita infatti – lo aveva detto una volta lo stesso Lennon – è come una frizione fra due opposti: il desiderio di sfuggire la realtà e l’accettazione della realtà”. Quando un giornalista gli chiese quale fosse nella sua vita questa frizione, lui rispose: “La frizione è la vita stessa. È ciò che accade nella nostra vita. La frizione sta nel vivere: nello svegliarsi ogni singolo giorno e riuscire ad arrivare alla fine di quel giorno. Ed esprimerlo nell’arte è il lavoro di un artista. Ed è quello che faccio io”.

Che John Lennon sia stato uno dei massimi autori di canzoni del Novecento, importa relativamente poco. È infatti un dato di fatto incontestabile. Che John Lennon sia stato dopo la sua morte tirato in ogni senso possibile (fino ad apparire anche sulla pubblicità dei supermercati Esselunga) dimostra solo quanto John Lennon sarebbe stato importante in questi ultimi trent’anni per far piazza pulita di tanta ipocrisia, ignoranza, sfruttamento ideologico dell’uomo sull’uomo. Cominciando da Imagine, la sua cosiddetta canzone manifesto.

Il peggior relativismo buonista di questi ultimi decenni ne ha fatto un inno universale, buono per ogni causa e occasione, buono da essere cantato anche davanti a un Papa. In realtà, Imagine era quello che lo stesso Lennon spiegò essere: “Non è altro che il manifesto del partito comunista”.

“La vera musica” disse al settimanale Newsweek “mi arriva, la musica delle sfere, la musica che supera l’intelletto, che non ha nulla a che fare con me. Io sono solo il canale attraverso cui essa passa. Cosicché perché essa possa passare attraverso di me che è l’unica gioia che ho dalla musica, è per me riceverla e trascriverla, come se fossi un medium”.

continua a leggere dalla pag. n. 3

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fonte:  http://www.ilsussidiario.net/News/Musica-e-concerti/2010/12/7/IL-RICORDO-John-Lennon-La-vita-e-cio-che-ti-succede-mentre-fai-altri-progetti-/132228/

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di prossima uscita

‘Nowhere Boy’, un ragazzo di nome John Lennon

Il film diretto dall’artista inglese Sam Taylor-Wood racconta la critica adolescenza del mitico Beatle

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di Tiziana Puleio

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“Mother, you had me, I never had you”.
La fase dell’adolescenza segna il primo, vero passaggio da bambino ad adulto. L’acquisita coscienza di essere uomini prima ancora che figli apre un mondo sconfinato fatto di mille punti interrogativi. Cio’ che succede in quegli anni, a dispetto dell’apparente leggerezza che spesso quell’età trasmette, ha il grande potere di influenzare le scelte future e la propria mente, per sempre.

John ha 15 anni, vive a Liverpool con l’austera zia Mimi, che l’ha cresciuto da quando ne aveva 5. Da quando la sua custodia è stata tolta alla sorella Julia, giudicata una madre non abbastanza responsabile. Ma Julia riappare, si ripresenta nella vita del ragazzo. Vive con un uomo e ha due bambine, sue sorellastre. Un ragazzo sveglio John, innamorato di Elvis, non proprio tagliato per la scuola nonostante la spiccata intelligenza. Un ribelle dal cuore caldo, un po’ come Julia, che diventa un’amica prima che una mamma. E’ lei che mette per la prima volta una chitarrina nelle braccia di John, alimentando in lui la passione piu’ grande che cova da un po’ dentro di sé: il rock’n’roll. Lo fa purtroppo poco prima di morire tragicamente investita da un’auto, e soprattutto prima che il suo John diventi John Lennon.

Sam Taylor-Wood cura la regia di “Nowhere Boy”, un film che racconta l’adolescenza critica di Lennon, prima di diventare il Beatle per eccellenza. L’artista concettuale inglese ha reso in immagini la solida sceneggiatura di Matt Greenhalgh – già autore di “Control” – aiutata dalla poetica fotografia di Seamus McGarvey, con cui collabora da anni sui suoi lavori.

Risultato: una grigia Liverpool di fine anni ’50, con i suoi palazzi di mattoni, i suoi “angry young men”, il suo rigoroso perbenismo. John – interpretato dal giovane Aaron Johnson – vive in quelle strade, si rifugia in quei palazzi, per andare a nascondersi clandestinamente dalla madre invece di andare a scuola, per tornare a casa dalla severa zia/madre Mimi, o per suonare con il suo gruppo, i “The Quarrymen”. E’ proprio a uno dei primi concerti della piccola rock’n’roll band che John incontra un Paul McCartney boy, tanto mingherlino quanto energico con la sua chitarra.

Ma fulcro della storia è il triangolo John – Julia – Mimi. Legami complessi, in tutti i sensi, a cui Taylor-Wood è riuscita a dare una drammaticità elevata, pur mantenendo un senso di positività e fiducia nella casualità della vita e nel coraggio delle proprie azioni. Chi ha la colpa? Chi soffre piu’ di chi? Difficile dirlo.
La storia finisce al momento della partenza dei Quarrymen per Amburgo, per una data fuori da Liverpool che sarà per Lennon la prima di infinite altre.

I Beatles hanno fatto – fanno e faranno – ballare e cantare davvero chiunque. Un fenomeno straordinario che fa capo al grandioso talento dei suoi quattro protagonisti. John Lennon ne è stato un elemento chiave, e di lui sono state dette tante, tantissime cose. Della sua adolescenza John raccontava, ma soprattutto ne faceva ispirazione per le sue canzoni, destinate a rimanere per sempre.

“Nowhere Boy” scorre e fa riflettere sulle complicate dinamiche dei rapporti umani. Squisita l’interpretazione del promettente Aaron Johnson nel ruolo di Lennon. Kristin Scott-Thomas regala un’ulteriore lezione di recitazione.

La storia colpisce ed estranea dalla realtà per un paio d’ore. Non sprecate.

Tiziana Puleio

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02 dicembre 2010

fonte:  http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=61512

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Nowhere Boy – Trailer HD 2010

crtmn87 | 12 maggio 2010

In theaters: October 8th, 2010

Imagine John Lennon’s childhood. Liverpool 1955: a smart and troubled fifteen year—old is hungry for experience. In a family full of secrets, two incredible women clash over John: Mimi, the buttoned—up Aunt who raised him, and Julia, the prodigal mother. Yearning for a normal family, John escapes into the new and exciting world of rock n’ roll where his fledgling genius finds a kindred spirit in the teenage Paul McCartney. Just as John begins his new life, tragedy strikes. But a resilient young man finds his voice — and an icon explodes into the world.

# Genre:Drama
# Director:Sam Taylor Wood
# Cast:Aaron Johnson, Kristin Scott Thomas, Anne-Marie Duff, Thomas Sangster, David Threlfall

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A 30 anni dalla morte dell’artista

Esce ‘Power to the people’ di John Lennon

Pubblicati e remixati tutti gli album dell’artista
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In memoria di John Lennon, Yoko Ono ed EMI Music hanno pubblicato la raccolta “Power to the people” che contiene i boxset : “Gimme Some Truth” e “John Lennon Signature Box” in edizione limitata.

A 70 anni dalla nascita del cantante, vengono così pubblicati e nuovamente mixati tutti i suoi album, incluso quello vincitore del grammy award ”Double Fantasy”.

Gli album sono stati rimasterizzati in digitale dai mix originali di Lennon da Yoko Ono insieme ad un ‘team’ di ingegneri del suono guidato da Allan Rouse presso i londinesi Abbey Road di proprietà della EMI e da George Marino negli studi Avatar di New York.

Corre in questi giorni anche l’anniversario della morte prematura dell’artista che venne ucciso all’età di 40 anni e successivamente onorato con un Grammy Award e due speciali Brit Awards per l’eccezionale contributo alla musica;

Per maggiori informazioni: www.johnlennon.com.

Floriana Frigenti

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fonte http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=61671&titolo=Esce%20%27Power%20to%20the%20people%27%20di%20John%20Lennon


SE LO DICE LUI.. – Bersani: dopo Berlusconi disintossicheremo l’Italia

Bersani: dopo Berlusconi disintossicheremo l’Italia

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di Vladimiro Frulletti

tutti gli articoli dell’autore

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Primo passo mandare a casa Berlusconi, «il che già vorrebbe dire che siamo avanti di un bel pezzo», ma poi all’Italia servirà un periodo (chissà quanto lungo) di disintossicazione dalla droga del “berlusconismo”. Pierluigi Bersani da Fiesole, dal convegno su paesaggio e democrazia organizzato dall’associazione Viviani e dal Pd, spiega che sì mandare a casa Berlusconi va bene, ma che questo non basterà a ricostruireuna nuova Italia. Quella sostanza psicotropa è penetrata nelle vene del Paese e della politica producendo una eccessiva personalizzazione da cui poi bisognerà liberarsi. «Se toccassemai ame(fare il candidato a premier ndr), assicuro che non ci sarà il mio nome sul simbolo» è la cura che Bersani si dice pronto a fare.
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Questione che comunque riguarda il post 14 dicembre. Al momento le incertezze sono varie. Fini che non ribalta,macontinua gli affondi. Pezzi del Pdl che offrono trattative (Cicchitto sulla legge elettorale, offerta rispedita al mittente). Ma anche possibili aiuti inattesi al Premier come quello dei parlamentari radicali eletti nelle liste del Pd. Fra oggiodomani Bersani incontrerà Pannella, ma intanto spiega che coi radicali «non si fanno scambi o trattative» ma si parla di politica. Una situazione che, dice MassimoD’Alema, «si trascina tra polemiche, minacce, quotidiani passaggi di parlamentari da un fronte all’altro, in un quadro che sempre più è quello di un grave degrado della vita politica». E che invece avrebbe bisogno di un taglio netto: visto che il governo non ha più la maggioranza, ragiona il presidente del Copasir, deve dimettersi, «questa è la democrazia ». Poi la parola tornerà al Capo dello Stato. A cui, assicura Bersani che nomi non ne fa, il Pd porterà le proprie proposte e rispetterà le decisioni di Napolitano.
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Troverebbe però simile all’accanimento terapeutico un nuovo governo Berlusconi («sarebbe il quater, abbiamo già dato »), visto anche che il premier ha avuto gli strumenti per governare e non c’è riuscito e ora fa la «vittima», denuncia ribaltoni, mentre «si è ribaltato da solo e adesso il problema è che non si ribalti anche l’Italia». Ovviamente la soluzione che Bersani trova più conveniente per il Paese sarebbe quella diungoverno di transizione che riformi la legge elettorale e metta manoalla crisi economica rilanciando gli investimenti.E tuttavia anche un nuovo governo di centrodestra senza Berlusconi, vedrebbe sì il Pd all’opposizione, ma sarebbe una posizione più avanzata. L’obiettivo (strategico si sarebbe detto) è costruire una vera alternativa di governo da presentare agli italiani. Il bipolarismo a suo giudizio non è in discussione fra gli italiani e non lo potrà mettere in discussione la nascita del cosiddetto grande centro: «non credo a una nuova Balena Bianca». Per Bersani Fini infatti è di destra e a destra rimarrà: «vuol fare una destra non populista, liberale? Auguri», Casomai il centro potrà rendere «flessibile» il bipolarismo decidendo prima del voto,comei Liberali in Germania, con chi allearsi. Da qui il progetto di un centrosinistra che col centro costruisca un’alleanza di governo. Chenon sarà la riedizione dell’Unione, ma avrà paletti programmatici chiari. Tipo quelli che Bersani indica sul caso Fiat facendo sapere a Marchionne che il modello americano non fa per l’Italia (non c’è bisogno di cancellare il contratto nazionale per aumentare la produttività), mentre invita i sindacati a utilizzare strumenti democratici per far decidere i lavoratori.v
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07 dicembre 2010
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fonte:

TRASPORTI – Matteoli differisce sciopero: 9-10 Regolari treni, metro e bus

TRASPORTI

Matteoli differisce sciopero 9-10
Regolari treni, metro e bus

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La protesta era stata indetta da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporti, Orsa, Faisa e Fast-Confsal. Il provvedimento motivato dall’esigenza di evitare “un pregiudizio grave al diritto di circolazione”

Matteoli differisce sciopero 9-10 Regolari treni, metro e bus

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ROMA – Giovedì e venerdì non ci sarà lo sciopero dei trasporti. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli ha differito infatti ad altra data lo sciopero del personale addetto alle attività del trasporto ferroviario ed ai servizi accessori, programmato dalle 21 del 9 dicembre alle 21 del giorno successivo e del personale addetto al trasporto pubblico locale, programmato dalle 00.01 alle ore 23.59 del 10 dicembre 2010. La protesta era stata indetta dalle segreterie nazionali di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl trasporti, Orsa, Faisa e Fast-Confsal.

Il provvedimento, si legge in una nota del Dicastero, “si è reso necessario ed urgente allo scopo di evitare un pregiudizio grave e irreparabile al diritto di libera circolazione costituzionalmente garantito”.

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07 dicembre 2010

fonte: http://www.repubblica.it/economia/2010/12/07/news/trasporti_differito_sciopero_9-10_regolari_treni_metro_e_bus-9934406/?rss

EMERGENZA UMANITARIA – Profughi eritrei, un incontro al Senato “La vita di quelle persone è in pericolo”

Profughi eritrei, un incontro al Senato
“La vita di quelle persone è in pericolo”

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Promossa dall’Associazione “A buon diritto” diretta da Luigi Manconi, ha avuto luogo una conferenza stampa per ricordare come e quanto c’entra il nostro governo in questa brutta storia. Molti i parlamentari presenti di diversi schieramenti. L’impegno di tutti per un messaggio a più firme al ministro Frattini

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di CARLO CIAVONI

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Profughi eritrei, un incontro al Senato "La vita di quelle persone è in pericolo"

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ROMA – Le ultime notizie dal deserto del Sinai dicono che i profughi sequestrati da oltre un mese da trafficanti beduini si trovano sempre nelle stesse terribili condizioni di estrema costrizione, incatenati, in un ambiente igienicamente impossibile, sotto la minaccia continua di percosse brutali o di essere ammazzati da un momento all’altro.  A raccogliere le informazioni è sempre padre Moses Zerai, direttore dell’agenzia eritrea Habeshia, il primo a denunciare questa ennesima emergenza umanitaria, che tutti ormai considerano la diretta conseguenza della politica dei respingimenti del governo italiano. Al Senato c’è stato un incontro con la stampa per ricordare le responsabilità di Palazzo Chigi rispetto al dramma in atto nel Sinai, cui hanno partecipato molti parlamentari. Entro domani dovrebbe essere scritto un messaggio con le firme, possibilmente anche di deputati e senatori della maggioranza, che solleciti un cambio di politica, affinhcè almeno i richiedenti di asilo politico siano messi realmente in condizioni di chiederlo.

Gli affari dei trafficanti. “Invece di costruire un filtro, hanno scelto di fare un muro – ha detto Moses Zerai – e questo impedisce di poter selezionare nella massa di immigrati, chi arriva solo per cercare lavoro, da chi fugge da guerre o regimi liberticidi. Una situazione in netto contrasto con la Costituzione italiana”. Il vanto, ostentato in tv, di molti ministri della Repubblica è quello di aver drasticamente ridotto gli sbarchi in Italia. Il fatto – si è detto durante l’incontro al Senato – è che è drammaticamente diminuito il numero dei rifugiati politici e non certo perché siano cambiate le condizioni di vita di milioni di persone. Anzi. La realtà è un’altra: è che ormai la scelta dissennata di alzare questo “muro” ai confini con l’Europa, ha finito per arricchire trafficanti di esseri umani, senza volto e senza controllo, e di aver di fatto dirottato il flusso migratorio dall’Africa sub sahariana, lungo molteplici rotte che gli stessi trafficanti si prodigano a suggerire ad un numero crescente di persone, in fuga da orrori che non hanno neanche il tempo di raccontare, prima di chiedere asilo politico.

L’incontro al Senato. Organizzata dall’Associazione “A buon diritto 1“, presieduta da Luigi Manconi, c’è stata una conferenza stampa in Senato, cui hanno partecipato Laura Boldrini, portavoce dell’UNHCR 2 (l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), Christopher Hein, direttore del CIR 3(Consiglio Italiano per i Rifugiati) oltre a molti parlamentari di diversi schieramenti. Lo scopo dell’incontro, che s’è svolto sotto il titolo “Profughi sotto ricatto, cosa c’entra l’Italia?”,  è stato appunto quello di ricordare i drammatici nessi  fra le responsabilità del governo italiano e il dramma umanitario in atto nel Sinai.

Le pressioni sul governo.
Il risultato dell’iniziativa di Manconi è stato quello di mettere attorno ad un tavolo i parlamentari intervenuti all’incontro per scrivere un documento ufficiale che impegni il ministro Frattini affinchè attivi tutte le iniziative diplomatiche sul governo egiziano, indicato come uno dei maggiori responsabili di questa situazione. Tutti i parlamentari, da Savino Pezzotta, a Paola Binetti, da Livia Turco a Matteo Mecacci, da Rita Bernardini a Benedetto Dalla Vedova, a Jean Leonard Touadi, hanno ribadito l’intenzione di esercitare le pressioni necessarie per indurre il governo a farsi promotore di iniziative che, almeno, liberi e salvi la vita alle 80 persone sequestrate nel deserto.

Le colpe dell’Egitto.
Chi di sicuro non può sottrarsi da responsabilità di fronte al dramma dei profughi – è stato detto da più parti – è appunto il governo di Mubarak, che finora appena interpellato si è semplicemente trincerato dietro un laconico “Ci stiamo occupando del problema”, non lasciando spazio a repliche, nonostante l’ufficio del Cairo dell’UNHCR abbia non una, ma diverse volte, insistito perché fosse almeno individuato il luogo dove i predoni tengono segregati i profughi.

Non è difficile individuarli. Un luogo che – è stato anche sottolineato – non dovrebnbe essere difficile da individuare, essendo il confine tra Egitto e Israele lungo circa 220 chilometri e sapendo, dal racconto di uno degli eritrei incatenati, che dal luogo della loro detenzione si ascolta distintamente il richiamo di un muezzin e le voci di bambini, probabilmente vicini ad una scuola. “Non solo – ha insistito padre Moses Zerai – ma avendo fatto conoscere attraverso l’UNHCR il numero delle scheda telefonica di uno dei profughi, non è possibile che ancora non si sappia dove occorre andare con urgenza per salvare quelle vite umane”.

Il muro di Israele.
Lo sconcerto di tutti, dunque, per l’indifferenza generale e in particolare dell’Unione Europea (che comunque l’iniziativa dei parlamentari italiani tenterà di chiamare in causa) ma anche per l’assenza imbarazzante di azioni e pronunciamenti da parte dell’unica grande democrazia di quell’area, rappresentata dallo stato di Israele, che sta dando seguito all’annuncio della costruzione di un altro muro sul confine con l’Egitto, lungo 110 chilometri.

La voce dell’UNHCR. Da Ginevra, intanto, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati “esprime forte preoccupazione per il gruppo di 250 persone, inclusi circa 80 eritrei, in ostaggio nel Sinai. L’UNHCR ha subito preso contatto con il governo egiziano, in particolare – si legge nel comunicato – dal Ministero dell’Interno egiziano sono state date rassicurazioni sugli sforzi messi in atto per localizzare gli ostaggi e organizzare il loro rilascio”.

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07 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2010/12/07/news/profughi_eritrei_incontro_al_senato-9925243/?rss

Rai, Garimberti: «Sulle spese di Minzolini adesso aspetto risultati cristallini in cda» / Il metodo di Augusto Minzolini: Sgonfia le notizie, gonfia le note spese

Rai, Garimberti: «Sulle spese di Minzolini adesso aspetto risultati cristallini in cda»

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Giulietti: Masi chiarisca sulle trasferte del direttore del Tg1
Minzolini querela “Il Fatto Quotidiano”: campagna persecutoria

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ROMA (7 dicembre) – «Risultati cristallini»: è quanto attende il presidente della Rai, Paolo Garimberti, dagli approfondimenti sul tema delle spese del direttore del Tg1, Augusto Minzolini, ieri al centro di una polemica tra consiglieri. «Su questa vicenda – ha detto il presidente Garimberti – deve essere fatta chiarezza al di là di ogni ragionevole dubbio. Non è tollerabile nemmeno l’ombra del sospetto quando si parla di soldi del servizio pubblico. Mi aspetto che le strutture della direzione generale completino in fretta il loro lavoro e che risultati cristallini siano portati presto in Cda».

Giulietti: Masi chiarisca sulle trasferte di Minzolini. «Adesso basta, le chiacchiere stanno a zero – ha detto oggi il portavoce di Articolo 21, Giuseppe Giulietti – I giornali di oggi riportano con spaventosa dovizia di particolari le vicende relative alle trasferte e alle spese del direttore del Tg1, Minzolini. Si tratta di dati e cifre che non sarebbero state consentite dal peggiore dei direttori generali del cinquantennio. Il dg deve dire in modo inequivocabile se quei dati corrispondono al vero o se sono falsi. Se sono falsi deve difendere il direttore Tg1 in tutte le sedi, anzi dargli un pubblico riconoscimento per aver contribuito al risparmio aziendale e un “premio Stakanov” per aver trascorso tutti i weekend a lavorare. Diversamente dovrà assumere tutti i provvedimenti necessari. Non facciamo finta che si stia discutendo di questioni ideologiche: un dg che insieme ai suoi collaboratori ha appena mostrato la faccia feroce nei confronti di Mazzetti per avere espresso liberamente le sue opinioni e di Raitre per sforamento di 150 secondi non avrà esitazione alcuna a far sentire la sua voce e a comunicare in giornata le sue decisioni. Tutto ciò mentre ci si prepara ad un turn over e a mettere fuori centinaia di precari che con difficoltà arrivano a mille euro al mese».

Minzolini querela “Il Fatto Quotidiano”. Augusto Minzolini ha annunciato di aver dato mandato al suo legale «di sporgere denuncia-querela nei confronti del Fatto Quotidiano per la persecutoria campagna di stampa intentata nei miei confronti con la pubblicazione di notizie contrarie a verità e gravemente lesive del mio onore, della mia dignità e della mia professionalità».

Oggi il quotidiano titola in prima pagina “TruffeRai” e torna sulla questione delle spese e delle trasferte del direttore del Tg1, dedicando alle vicende di Viale Mazzini – comprese anche le ultime polemiche sulla sospensione del capostruttura di Raitre Loris Mazzetti – le pagine 2 e 3 del giornale.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=129741&sez=HOME_INITALIA

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Il metodo di Augusto Minzolini
Sgonfia le notizie, gonfia le note spese

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Beatrice Borromeo intervista Augusto Minzolini – fonte immagine

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In 14 mesi il direttorissimo è costato alla Rai più di 31 alti dirigenti di viale Mazzini messi insieme: 86.680 euro. Soldi che sono stati utilizzati esclusivamente per pagare ristoranti, in Italia e all’estero. L’indagine interna della Rai ordinata dal direttore generale Mauro Masi rivela le spese allegre del direttore preferito da B. Da quando è stato nominato al Tg1, Minzo è andato in trasferta per 129 giorni, quasi la metà di quelli considerati lavorativi. Ma non è tutto: su 56 trasferte effettuate, ben 40 si sono svolte nel weekend. Insomma, il direttore nel fine settimana è sempre “inviato”. Per quali servizi? Non si sa, perché Minzolini ha indicato lo scopo della sua missione solamente 11 volte. Lui parla di “campagna persecutoria” e querela il Fatto. Ma questo non gli eviterà di rendere conto delle sue spese ai vertici Rai di Beatrice Borromeo

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E Minzolini inventò la direzione a distanza

L’indagine interna della Rai: 129 giorni in trasferta. A carico nostro. Il direttore ha speso più soldi pubblici in 14 mesi che 31 suoi colleghi messi assieme

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di Beatrice Borromeo

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Altro che i 64mila euro di “spese di rappresentanza” con la carta di credito aziendale denunciati dal Fatto: in 14 mesi il direttore del Tg1 Augusto Minzolini ha speso ben 86.680 euro. Soldi che sono stati utilizzati esclusivamente per pagare ristoranti, in Italia e all’estero. Un conto che supera di gran lunga i 60 mila euro spesi per rappresentanza nel 2010 da tutti i direttori di primo riporto – cioè che dipendono dal Direttore generale della Rai Mauro Masi – messi insieme: Minzolini, da solo, in 14 mesi è costato all’azienda 26 mila euro in più dei suoi 31 colleghi.

Questa è solo una delle tante scoperte dell’internal audit – l’indagine interna ordinata da Masi – denunciate in una lettera da Nino Rizzo Nervo, membro del Cda Rai in quota Pd. Ieri il direttorissimo è stato costretto ad abbandonare il Festival del cinema marocchino di Marrakesh per tornare precipitosamente a Roma: ha dovuto dare spiegazioni a Masi, che lo aspettava con la lettera di Rizzo Nervo in mano, ed è uscito dall’incontro scuro in volto. Per Minzolini, che si è presentato al settimo piano di viale Mazzini abbronzato e sorridente dopo aver pranzato con il re del Marocco Mohammed VI, adesso si tratta di decidere se affrontare il giudizio disciplinare oppure dimettersi.

Rizzo Nervo non commenta la lettera, né conferma i contenuti che Il Fatto Quotidiano ha potuto leggere. È datata 3 dicembre (venerdì scorso) ed è indirizzata allo stesso Masi, al presidente della Rai Paolo Garimberti e a tutti i consiglieri di amministrazione. Si parla di anomalie nei comportamenti di Minzolini e di continue violazioni della normativa aziendale, per i quali l’ex direttore del Tg3, profondo conoscitore della materia, chiede l’immediata apertura di procedure disciplinari.
Da quando è stato nominato direttore di testata, Minzolini è andato in trasferta per 129 giorni. Considerando che i giorni lavorativi in 14 mesi sono circa 270, vuol dire che Minzolini ha lavorato quasi la metà del tempo in trasferta. Un ritmo giudicato dall’indagine abnorme e anomalo.

In trasferta tutti i weekend
Per avere un metro di paragone, basti pensare che molto raramente un inviato, pagato proprio per stare in trasferta, supera i 90 giorni annui fuori sede. Ma non è tutto: su 56 trasferte effettuate (per 129 giorni complessivi) Minzolini ha indicato lo scopo della sua missione solamente 11 volte. La Rai non è a conoscenza dei motivi per cui, per ben 45 volte, il direttore ha lasciato la redazione per decollare verso mete spesso esotiche. Come testimoniano le fotografie scattate lo scorso settembre in Kenya e pubblicate dal Fatto che ritraggono Minzolini assieme alla giovane deputata Pdl Gabriella Giammanco e a un pitone di due metri.

I più maliziosi potrebbero pensare che i veri motivi abbiano a che fare con la tempistica in cui il direttore viaggia fuori sede: 40 trasferte su 56 sono infatti avvenute durante i fine settimana. Ed essendoci in un anno 52 weekend, 40 passati in trasferta non sono pochi.
Ma chi autorizza Minzolini ad andare in giro per il mondo a spese dei contribuenti? Spesso nessuno: dall’indagine risulta che le trasferte a Istanbul, Londra, Amburgo, Cannes (due volte), Praga e Marrakesh (due volte, l’ultima lo scorso weekend per il Festival del cinema marocchino, da cui è tornato ieri) non sono state preventivamente autorizzate dalla direzione generale.
E anche quando la Rai dà il via libera rimangono dubbi, secondo l’indagine, sull’utilità dei viaggi: Minzolini ha ritenuto necessario partecipare per 9 giorni al Festival del cinema di Venezia, dal primo al 7 settembre e poi dal 10 all’11 settembre. Che cos’abbia fatto in Laguna di indispensabile per il suo telegiornale al momento è rimasto oscuro al suo collega Rizzo Nervo, che nella lettera giudica queste pratiche incredibili per un direttore di testata, oltre che delicate dal punto di vista contabile ed etico.
C’è un altro aspetto che potrebbe risultare molto costoso per le casse della Rai. Se Minzolini è andato in trasferta 40 fine settimana in un anno, significa che non ha goduto dei riposi settimanali che gli spettavano di diritto. E dunque la Rai è in debito con lui di tutti i sabati e le domeniche in cui ha lavorato in trasferta, a meno che il direttore non le abbia già recuperate. In questo caso vorrebbe dire che in redazione ci è andato abbastanza raramente. Se invece non ha recuperato i turni di riposo, significa che potrebbe aver accumulato anche un notevole numero di ferie arretrate. Che nella contabilità della Rai, come di ogni altra azienda, devono figurare come un debito verso il dipendente: 40 weekend fanno 80 giornate, che, misurate sullo stipendio annuo di 550 mila euro, sommano per Minzolini un credito verso la tv di Stato di oltre 100 mila euro.

Crollo d’ascolti e pubblicità occulta
La strategia del globe trotter, tra l’altro, non premia i risultati. A furia di viaggiare per il mondo, Minzolini ha perso ascolti: il suo Tg1 a settembre ha avuto quasi un milione di spettatori in meno rispetto all’anno precedente. Lo share si è stabilizzato sotto il 26 per cento, mentre raramente in passato scendeva sotto la soglia (anche psicologica) del 30 per cento.
E se non bastavano il crollo di share, i contestatissimi editoriali, la rivolta dei suoi giornalisti e la cacciata degli infedeli (come Maria Luisa Busi), a far traballare la poltrona di Minzolini c’è una questione ancora più delicata: il sospetto che i servizi del Tg1 sulla Royal Caribbean puzzino di pubblicità occulta. Per sei volte, nei mesi scorsi, il tg dell’ex squaletto ha ospitato i dirigenti della multinazionale americana per le crociere, mentre la Royal ha organizzato proprio con il Tg1 il concorso per famiglie “Reporter d’alto mare”. Proprio su questo aspetto Rizzo Nervo chiede una nuova indagine: se venisse accertato sarebbe ancora più grave delle folli spese, perché la pubblicità occulta non solo pone seri problemi deontologici ma può determinare mancati ricavi nella vendita degli spot.

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da il Fatto Quotidiano del 7 dicembre 2010

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/

La Fiat querela Santoro

La Fiat querela Santoro

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Il Lingotto se la prende con la Annozero. Che giovedì ha commentato una prova comparativa tra automobili

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di Donato De Sena

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Fiat Group Automobiles ha dato mandato ai propri legali “per intraprendere un’azione giudiziaria nei confronti dei responsabili della trasmissione televisiva Annozero per le affermazioni andate in onda nella puntata del 2 dicembre 2010 fortemente denigratorie e lesive dell’immagine e dell’onorabilita’ della societa’, dei suoi prodotti e dei suoi dipendenti fatte a commento di una pseudo-prova comparativa“.

LA PROVA COMPARATIVA – In particolare, la Fiat lamenta che “in modo del tutto strumentale Annozero abbia illustrato le prestazioni di tre autovetture, fra cui una Alfa Romeo MiTo, impegnate in un test apparentemente eseguito nella stagione autunnale, per concludere, sulla sola base dei dati relativi alla velocita’, che i risultati di questa ‘prova’ avrebbero dimostrato una asserita inferiorita’ tecnica complessiva dell’Alfa Romeo MiTo. Si trattava di una ripresa televisiva che e’ stata artificialmente collegata ad una prova comparativa condotta nella stagione primaverile, non con le stesse vetture, dal mensile Quattroruote e poi pubblicata nel numero dello scorso mese di giugno di questa rivista“.

DANNI ALL’IMMAGINE – “Quello che, incredibilmente, la trasmissione non ha raccontato – spiega ancora il Lingotto – e’ che la valutazione globale di Quattroruote, risultante dalla comparazione dei dati relativi alle prestazioni tecniche, alla sicurezza e al confort ha attribuito all’Alfa Romeo MiTo in versione Quadrifoglio (1.368 cc) una votazione superiore a quella della Citroen DS3 THP (1.598 cc) e della Mini Cooper S (1.598 cc). Fiat, anche a tutela delle migliaia di lavoratori che quotidianamente danno il loro contributo alla realizzazione di prodotti sicuri e tecnologicamente avanzati, intende pertanto intraprendere un’azione di risarcimento danni (il cui ricavato sara’ interamente devoluto in beneficenza) come forma di difesa a fronte di una condotta tanto ingiustificata quanto lesiva della verita’“.

NO COMMENT DI SANTORO – “Quando arrivera’ la richiesta di risarcimento danni la valuteremo e ci difenderemo nelle sedi opportune, come abbiamo sempre fatto“, ha fatto sapere il conduttore Michele Santoro, interpellato sull’iniziativa giudiziaria. “Al momento – si limita ad aggiungere il giornalista – non riteniamo opportuno commentare l’iniziativa della Fiat“.

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07 dicembre 2010

fonte:  http://www.giornalettismo.com/archives/101898/fiat-annozero-santoro/

Oh Dio… arriva il Natale!

Oh Dio… arriva il Natale!

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di Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio

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6 dicembre 2010

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Già da un mese ci stiamo sorbendo le pubblicità delle promozioni natalizie, anticipate di anno in anno. Di questo passo, in futuro inizieremo a vedere lucine e babbi natale subito dopo Ferragosto (ovviamente lasciando il dovuto spazio ad un’importante festa d’importazione ed ai suoi gadget: Halloween). Inoltre, con la famigerata crisi economica mondiale, i tentativi di farci comprare qualcosa arriveranno a sfiorare il ridicolo, anche se non sarebbe la prima volta.

Già nel mese di dicembre del 1993, infatti, i “giovani imprenditori” dell’Unione industriale di Torino rivolgevano questo appello natalizio ai consumatori: “Per Natale un gesto di solidarietà. Regalatevi qualcosa. Magari italiano. Può sembrare strano – premettevano – abbinare la solidarietà all’invito di ricominciare a consumare in occasione degli acquisti per i regali di Natale. Eppure… – aggiungevano – chiediamo di farsi, o di fare un regalo in più, meglio se Made in Italy; di compiere un investimento nei consumi a favore di se stessi o dei propri cari, con la consapevolezza di contribuire così anche agli altri. Gli altri che non conosciamo, ma che lavorano per produrre e per vendere ciò che abbiamo deciso di acquistare”. Come se bastasse comprare un sacco di merce-spazzatura per rilanciare un’economia da reinventare dalle sue basi…

Il Natale, che dovrebbe essere un importante momento di raccoglimento, è diventato da tempo la più grande di tutte le farse: è la festa dello spreco, del superfluo, dell’ipocrisia. Il Natale come messa in scena del capitalismo terminale mette ansia a molta gente. In pochi riescono a sfuggire a queste convenzioni sociali letteralmente preconfezionate. Ovviamente il problema non è il dono in sé (che anzi la Decrescita Felice si propone di promuovere), ma tutte le complicazioni che questa mentalità dello sperpero ci ha imposto. Che regalo fare, dove andare a prenderlo, quanti soldi spendere, quante ore di coda fare. Senza considerare l’imbarazzo che si crea quando se ne riceve uno di cui non si ha assolutamente bisogno, o che semplicemente non ci piace. O vogliamo parlare di quei bambini che, dopo aver ricevuto in un quarto d’ora i regali che si dovrebbero ricevere nell’arco dei primi diciotto anni di vita (non sono quindi loro quelli da biasimare), riempiono di allegria natalizia la casa con dei laceranti pianti isterici?

Nessuno sta dicendo di non scambiarsi regali il giorno di Natale, né, in fondo, di eliminare la possibilità o il piacere, ci mancherebbe, di addobbare alberi, porte e finestre. Fa parte dei nostri usi, delle nostre tradizioni. Lo si è sempre fatto, bene o male. Ciò di cui ci si dovrebbe rendere conto, però, è che ancora una volta abbiamo passato il limite, tappezzando intere città (e soprattutto interi centri commerciali) di fiocchi di plastica o peggio ancora di luci decorative già dall’inizio di novembre (e dovremmo in realtà ringraziare Halloween, perché sennò inizierebbero a metà ottobre)!

Chi ha stabilito questo limite? Il fatto che iniziare a parlare di Natale due mesi prima riduce notevolmente l’intensità della gioia che, almeno in teoria (e per i più fortunati), si dovrebbe provare durante le feste; i nostri stati d’animo quando pensiamo ai regali da fare, l’ambiente, che di consumismo non ne vuole più sapere, e soprattutto questa ormai arci-nota recessione, che imporrà un limite nel consumare anche a molti fra coloro che non si sono ancora accorti di averlo passato.

Nonostante gli sforzi di pubblicitari ed esperti di marketing, anche quest’anno le vendite non saranno ai livelli da loro auspicati. Ma va bene così. In questo modo riusciremo forse a ridare il giusto valore non solo ai beni materiali, ma al Natale stesso e a tutto ciò che rappresenta, sia a livello religioso che non. Ci aiuterà a capire che lo scambio del dono dovrebbe essere un piacere, un gesto spontaneo, non una forzatura che provoca ansie e imbarazzi. E ci ricorderà, forse, ciò che già il filosofo greco Aristippo diceva quattro secoli prima di Cristo: “La cosa migliore non è privarsi dei piaceri, ma possederli senza esserne schiavi”. Una massima che va ben oltre il Natale, perché può racchiudere ogni aspetto della nostra vita.

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fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/06/oh-dio%E2%80%A6-arriva-il-natale/80487/

protesta – Regione Lazio, precari ancora sul tetto: «Ci diano lavoro o non ci muoviamo»

Regione Lazio, precari ancora sul tetto
«Ci diano lavoro o non ci muoviamo»

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ROMA (7 dicembre) – Continua a oltranza la Roma la protesta dei precari alla Regione Lazio, che ieri ha provocato momenti di tensione e di scontro con le forze dell’ordine, con 17 denunce e 12 feriti, fra i due fronti. Ieri i manifestanti erano saliti sul tetto dell’edificio per poi spostarsi su un’impalcatura, dove sette di loro, cinque donne e due uomini, hanno passato la notte alternandosi in due sacchi a pelo, riparandosi dalla pioggia e dal freddo con un grosso telo e degli impermeabili. Sostengono di voler rimanere ad oltranza in quella postazione, fino a quando non incontreranno la presidente della giunta Renata Polverini. All’ingresso del palazzo c’è un presidio di alcune decine di persone. I manifestanti sull’impalcatura, due uomini e cinque donne, hanno mangiato panini e frutta calando una corda alla quale, dalla strada, sono state legate delle buste con dentro cibo e sigarette.

«La Polverini non ha fatto nessuna offerta, non ci ha mai incontrato – dice un precario sull’impalcatura – Stiamo chiedendo lavoro e l’uscita dalla precarietà. La nostra non è violenza e da qui non ci muoviamo».

Ieri i manifestanti avevano bloccato via Cristoforo Colombo, dove il traffico ha subitofortissimi rallentamenti in entrambi i sensi di marcia, e avevano occupato il cortile all’interno della sede della Regione Lazio, successivamente sgomberato dalle forze dell’ordine: durante l’operazione un manifestante è stato lievemente ferito ed è rimasto a terra. Alcuni manifestanti, in risposta, hanno lanciato oggetti e bottiglie di vetro. 17 i manifestanti denunciati dalla Digos per manifestazione non autorizzata e interruzione di pubblico servizio.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=129712&sez=HOME_ROMA