EMERGENZA UMANITARIA – Profughi eritrei, un incontro al Senato “La vita di quelle persone è in pericolo”

Profughi eritrei, un incontro al Senato
“La vita di quelle persone è in pericolo”

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Promossa dall’Associazione “A buon diritto” diretta da Luigi Manconi, ha avuto luogo una conferenza stampa per ricordare come e quanto c’entra il nostro governo in questa brutta storia. Molti i parlamentari presenti di diversi schieramenti. L’impegno di tutti per un messaggio a più firme al ministro Frattini

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di CARLO CIAVONI

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Profughi eritrei, un incontro al Senato "La vita di quelle persone è in pericolo"

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ROMA – Le ultime notizie dal deserto del Sinai dicono che i profughi sequestrati da oltre un mese da trafficanti beduini si trovano sempre nelle stesse terribili condizioni di estrema costrizione, incatenati, in un ambiente igienicamente impossibile, sotto la minaccia continua di percosse brutali o di essere ammazzati da un momento all’altro.  A raccogliere le informazioni è sempre padre Moses Zerai, direttore dell’agenzia eritrea Habeshia, il primo a denunciare questa ennesima emergenza umanitaria, che tutti ormai considerano la diretta conseguenza della politica dei respingimenti del governo italiano. Al Senato c’è stato un incontro con la stampa per ricordare le responsabilità di Palazzo Chigi rispetto al dramma in atto nel Sinai, cui hanno partecipato molti parlamentari. Entro domani dovrebbe essere scritto un messaggio con le firme, possibilmente anche di deputati e senatori della maggioranza, che solleciti un cambio di politica, affinhcè almeno i richiedenti di asilo politico siano messi realmente in condizioni di chiederlo.

Gli affari dei trafficanti. “Invece di costruire un filtro, hanno scelto di fare un muro – ha detto Moses Zerai – e questo impedisce di poter selezionare nella massa di immigrati, chi arriva solo per cercare lavoro, da chi fugge da guerre o regimi liberticidi. Una situazione in netto contrasto con la Costituzione italiana”. Il vanto, ostentato in tv, di molti ministri della Repubblica è quello di aver drasticamente ridotto gli sbarchi in Italia. Il fatto – si è detto durante l’incontro al Senato – è che è drammaticamente diminuito il numero dei rifugiati politici e non certo perché siano cambiate le condizioni di vita di milioni di persone. Anzi. La realtà è un’altra: è che ormai la scelta dissennata di alzare questo “muro” ai confini con l’Europa, ha finito per arricchire trafficanti di esseri umani, senza volto e senza controllo, e di aver di fatto dirottato il flusso migratorio dall’Africa sub sahariana, lungo molteplici rotte che gli stessi trafficanti si prodigano a suggerire ad un numero crescente di persone, in fuga da orrori che non hanno neanche il tempo di raccontare, prima di chiedere asilo politico.

L’incontro al Senato. Organizzata dall’Associazione “A buon diritto 1“, presieduta da Luigi Manconi, c’è stata una conferenza stampa in Senato, cui hanno partecipato Laura Boldrini, portavoce dell’UNHCR 2 (l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), Christopher Hein, direttore del CIR 3(Consiglio Italiano per i Rifugiati) oltre a molti parlamentari di diversi schieramenti. Lo scopo dell’incontro, che s’è svolto sotto il titolo “Profughi sotto ricatto, cosa c’entra l’Italia?”,  è stato appunto quello di ricordare i drammatici nessi  fra le responsabilità del governo italiano e il dramma umanitario in atto nel Sinai.

Le pressioni sul governo.
Il risultato dell’iniziativa di Manconi è stato quello di mettere attorno ad un tavolo i parlamentari intervenuti all’incontro per scrivere un documento ufficiale che impegni il ministro Frattini affinchè attivi tutte le iniziative diplomatiche sul governo egiziano, indicato come uno dei maggiori responsabili di questa situazione. Tutti i parlamentari, da Savino Pezzotta, a Paola Binetti, da Livia Turco a Matteo Mecacci, da Rita Bernardini a Benedetto Dalla Vedova, a Jean Leonard Touadi, hanno ribadito l’intenzione di esercitare le pressioni necessarie per indurre il governo a farsi promotore di iniziative che, almeno, liberi e salvi la vita alle 80 persone sequestrate nel deserto.

Le colpe dell’Egitto.
Chi di sicuro non può sottrarsi da responsabilità di fronte al dramma dei profughi – è stato detto da più parti – è appunto il governo di Mubarak, che finora appena interpellato si è semplicemente trincerato dietro un laconico “Ci stiamo occupando del problema”, non lasciando spazio a repliche, nonostante l’ufficio del Cairo dell’UNHCR abbia non una, ma diverse volte, insistito perché fosse almeno individuato il luogo dove i predoni tengono segregati i profughi.

Non è difficile individuarli. Un luogo che – è stato anche sottolineato – non dovrebnbe essere difficile da individuare, essendo il confine tra Egitto e Israele lungo circa 220 chilometri e sapendo, dal racconto di uno degli eritrei incatenati, che dal luogo della loro detenzione si ascolta distintamente il richiamo di un muezzin e le voci di bambini, probabilmente vicini ad una scuola. “Non solo – ha insistito padre Moses Zerai – ma avendo fatto conoscere attraverso l’UNHCR il numero delle scheda telefonica di uno dei profughi, non è possibile che ancora non si sappia dove occorre andare con urgenza per salvare quelle vite umane”.

Il muro di Israele.
Lo sconcerto di tutti, dunque, per l’indifferenza generale e in particolare dell’Unione Europea (che comunque l’iniziativa dei parlamentari italiani tenterà di chiamare in causa) ma anche per l’assenza imbarazzante di azioni e pronunciamenti da parte dell’unica grande democrazia di quell’area, rappresentata dallo stato di Israele, che sta dando seguito all’annuncio della costruzione di un altro muro sul confine con l’Egitto, lungo 110 chilometri.

La voce dell’UNHCR. Da Ginevra, intanto, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati “esprime forte preoccupazione per il gruppo di 250 persone, inclusi circa 80 eritrei, in ostaggio nel Sinai. L’UNHCR ha subito preso contatto con il governo egiziano, in particolare – si legge nel comunicato – dal Ministero dell’Interno egiziano sono state date rassicurazioni sugli sforzi messi in atto per localizzare gli ostaggi e organizzare il loro rilascio”.

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07 dicembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2010/12/07/news/profughi_eritrei_incontro_al_senato-9925243/?rss

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