Rai, Garimberti: «Sulle spese di Minzolini adesso aspetto risultati cristallini in cda» / Il metodo di Augusto Minzolini: Sgonfia le notizie, gonfia le note spese

Rai, Garimberti: «Sulle spese di Minzolini adesso aspetto risultati cristallini in cda»

fonte immagine

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Giulietti: Masi chiarisca sulle trasferte del direttore del Tg1
Minzolini querela “Il Fatto Quotidiano”: campagna persecutoria

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ROMA (7 dicembre) – «Risultati cristallini»: è quanto attende il presidente della Rai, Paolo Garimberti, dagli approfondimenti sul tema delle spese del direttore del Tg1, Augusto Minzolini, ieri al centro di una polemica tra consiglieri. «Su questa vicenda – ha detto il presidente Garimberti – deve essere fatta chiarezza al di là di ogni ragionevole dubbio. Non è tollerabile nemmeno l’ombra del sospetto quando si parla di soldi del servizio pubblico. Mi aspetto che le strutture della direzione generale completino in fretta il loro lavoro e che risultati cristallini siano portati presto in Cda».

Giulietti: Masi chiarisca sulle trasferte di Minzolini. «Adesso basta, le chiacchiere stanno a zero – ha detto oggi il portavoce di Articolo 21, Giuseppe Giulietti – I giornali di oggi riportano con spaventosa dovizia di particolari le vicende relative alle trasferte e alle spese del direttore del Tg1, Minzolini. Si tratta di dati e cifre che non sarebbero state consentite dal peggiore dei direttori generali del cinquantennio. Il dg deve dire in modo inequivocabile se quei dati corrispondono al vero o se sono falsi. Se sono falsi deve difendere il direttore Tg1 in tutte le sedi, anzi dargli un pubblico riconoscimento per aver contribuito al risparmio aziendale e un “premio Stakanov” per aver trascorso tutti i weekend a lavorare. Diversamente dovrà assumere tutti i provvedimenti necessari. Non facciamo finta che si stia discutendo di questioni ideologiche: un dg che insieme ai suoi collaboratori ha appena mostrato la faccia feroce nei confronti di Mazzetti per avere espresso liberamente le sue opinioni e di Raitre per sforamento di 150 secondi non avrà esitazione alcuna a far sentire la sua voce e a comunicare in giornata le sue decisioni. Tutto ciò mentre ci si prepara ad un turn over e a mettere fuori centinaia di precari che con difficoltà arrivano a mille euro al mese».

Minzolini querela “Il Fatto Quotidiano”. Augusto Minzolini ha annunciato di aver dato mandato al suo legale «di sporgere denuncia-querela nei confronti del Fatto Quotidiano per la persecutoria campagna di stampa intentata nei miei confronti con la pubblicazione di notizie contrarie a verità e gravemente lesive del mio onore, della mia dignità e della mia professionalità».

Oggi il quotidiano titola in prima pagina “TruffeRai” e torna sulla questione delle spese e delle trasferte del direttore del Tg1, dedicando alle vicende di Viale Mazzini – comprese anche le ultime polemiche sulla sospensione del capostruttura di Raitre Loris Mazzetti – le pagine 2 e 3 del giornale.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=129741&sez=HOME_INITALIA

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Il metodo di Augusto Minzolini
Sgonfia le notizie, gonfia le note spese

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Beatrice Borromeo intervista Augusto Minzolini – fonte immagine

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In 14 mesi il direttorissimo è costato alla Rai più di 31 alti dirigenti di viale Mazzini messi insieme: 86.680 euro. Soldi che sono stati utilizzati esclusivamente per pagare ristoranti, in Italia e all’estero. L’indagine interna della Rai ordinata dal direttore generale Mauro Masi rivela le spese allegre del direttore preferito da B. Da quando è stato nominato al Tg1, Minzo è andato in trasferta per 129 giorni, quasi la metà di quelli considerati lavorativi. Ma non è tutto: su 56 trasferte effettuate, ben 40 si sono svolte nel weekend. Insomma, il direttore nel fine settimana è sempre “inviato”. Per quali servizi? Non si sa, perché Minzolini ha indicato lo scopo della sua missione solamente 11 volte. Lui parla di “campagna persecutoria” e querela il Fatto. Ma questo non gli eviterà di rendere conto delle sue spese ai vertici Rai di Beatrice Borromeo

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E Minzolini inventò la direzione a distanza

L’indagine interna della Rai: 129 giorni in trasferta. A carico nostro. Il direttore ha speso più soldi pubblici in 14 mesi che 31 suoi colleghi messi assieme

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di Beatrice Borromeo

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Altro che i 64mila euro di “spese di rappresentanza” con la carta di credito aziendale denunciati dal Fatto: in 14 mesi il direttore del Tg1 Augusto Minzolini ha speso ben 86.680 euro. Soldi che sono stati utilizzati esclusivamente per pagare ristoranti, in Italia e all’estero. Un conto che supera di gran lunga i 60 mila euro spesi per rappresentanza nel 2010 da tutti i direttori di primo riporto – cioè che dipendono dal Direttore generale della Rai Mauro Masi – messi insieme: Minzolini, da solo, in 14 mesi è costato all’azienda 26 mila euro in più dei suoi 31 colleghi.

Questa è solo una delle tante scoperte dell’internal audit – l’indagine interna ordinata da Masi – denunciate in una lettera da Nino Rizzo Nervo, membro del Cda Rai in quota Pd. Ieri il direttorissimo è stato costretto ad abbandonare il Festival del cinema marocchino di Marrakesh per tornare precipitosamente a Roma: ha dovuto dare spiegazioni a Masi, che lo aspettava con la lettera di Rizzo Nervo in mano, ed è uscito dall’incontro scuro in volto. Per Minzolini, che si è presentato al settimo piano di viale Mazzini abbronzato e sorridente dopo aver pranzato con il re del Marocco Mohammed VI, adesso si tratta di decidere se affrontare il giudizio disciplinare oppure dimettersi.

Rizzo Nervo non commenta la lettera, né conferma i contenuti che Il Fatto Quotidiano ha potuto leggere. È datata 3 dicembre (venerdì scorso) ed è indirizzata allo stesso Masi, al presidente della Rai Paolo Garimberti e a tutti i consiglieri di amministrazione. Si parla di anomalie nei comportamenti di Minzolini e di continue violazioni della normativa aziendale, per i quali l’ex direttore del Tg3, profondo conoscitore della materia, chiede l’immediata apertura di procedure disciplinari.
Da quando è stato nominato direttore di testata, Minzolini è andato in trasferta per 129 giorni. Considerando che i giorni lavorativi in 14 mesi sono circa 270, vuol dire che Minzolini ha lavorato quasi la metà del tempo in trasferta. Un ritmo giudicato dall’indagine abnorme e anomalo.

In trasferta tutti i weekend
Per avere un metro di paragone, basti pensare che molto raramente un inviato, pagato proprio per stare in trasferta, supera i 90 giorni annui fuori sede. Ma non è tutto: su 56 trasferte effettuate (per 129 giorni complessivi) Minzolini ha indicato lo scopo della sua missione solamente 11 volte. La Rai non è a conoscenza dei motivi per cui, per ben 45 volte, il direttore ha lasciato la redazione per decollare verso mete spesso esotiche. Come testimoniano le fotografie scattate lo scorso settembre in Kenya e pubblicate dal Fatto che ritraggono Minzolini assieme alla giovane deputata Pdl Gabriella Giammanco e a un pitone di due metri.

I più maliziosi potrebbero pensare che i veri motivi abbiano a che fare con la tempistica in cui il direttore viaggia fuori sede: 40 trasferte su 56 sono infatti avvenute durante i fine settimana. Ed essendoci in un anno 52 weekend, 40 passati in trasferta non sono pochi.
Ma chi autorizza Minzolini ad andare in giro per il mondo a spese dei contribuenti? Spesso nessuno: dall’indagine risulta che le trasferte a Istanbul, Londra, Amburgo, Cannes (due volte), Praga e Marrakesh (due volte, l’ultima lo scorso weekend per il Festival del cinema marocchino, da cui è tornato ieri) non sono state preventivamente autorizzate dalla direzione generale.
E anche quando la Rai dà il via libera rimangono dubbi, secondo l’indagine, sull’utilità dei viaggi: Minzolini ha ritenuto necessario partecipare per 9 giorni al Festival del cinema di Venezia, dal primo al 7 settembre e poi dal 10 all’11 settembre. Che cos’abbia fatto in Laguna di indispensabile per il suo telegiornale al momento è rimasto oscuro al suo collega Rizzo Nervo, che nella lettera giudica queste pratiche incredibili per un direttore di testata, oltre che delicate dal punto di vista contabile ed etico.
C’è un altro aspetto che potrebbe risultare molto costoso per le casse della Rai. Se Minzolini è andato in trasferta 40 fine settimana in un anno, significa che non ha goduto dei riposi settimanali che gli spettavano di diritto. E dunque la Rai è in debito con lui di tutti i sabati e le domeniche in cui ha lavorato in trasferta, a meno che il direttore non le abbia già recuperate. In questo caso vorrebbe dire che in redazione ci è andato abbastanza raramente. Se invece non ha recuperato i turni di riposo, significa che potrebbe aver accumulato anche un notevole numero di ferie arretrate. Che nella contabilità della Rai, come di ogni altra azienda, devono figurare come un debito verso il dipendente: 40 weekend fanno 80 giornate, che, misurate sullo stipendio annuo di 550 mila euro, sommano per Minzolini un credito verso la tv di Stato di oltre 100 mila euro.

Crollo d’ascolti e pubblicità occulta
La strategia del globe trotter, tra l’altro, non premia i risultati. A furia di viaggiare per il mondo, Minzolini ha perso ascolti: il suo Tg1 a settembre ha avuto quasi un milione di spettatori in meno rispetto all’anno precedente. Lo share si è stabilizzato sotto il 26 per cento, mentre raramente in passato scendeva sotto la soglia (anche psicologica) del 30 per cento.
E se non bastavano il crollo di share, i contestatissimi editoriali, la rivolta dei suoi giornalisti e la cacciata degli infedeli (come Maria Luisa Busi), a far traballare la poltrona di Minzolini c’è una questione ancora più delicata: il sospetto che i servizi del Tg1 sulla Royal Caribbean puzzino di pubblicità occulta. Per sei volte, nei mesi scorsi, il tg dell’ex squaletto ha ospitato i dirigenti della multinazionale americana per le crociere, mentre la Royal ha organizzato proprio con il Tg1 il concorso per famiglie “Reporter d’alto mare”. Proprio su questo aspetto Rizzo Nervo chiede una nuova indagine: se venisse accertato sarebbe ancora più grave delle folli spese, perché la pubblicità occulta non solo pone seri problemi deontologici ma può determinare mancati ricavi nella vendita degli spot.

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da il Fatto Quotidiano del 7 dicembre 2010

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/

Una risposta a “Rai, Garimberti: «Sulle spese di Minzolini adesso aspetto risultati cristallini in cda» / Il metodo di Augusto Minzolini: Sgonfia le notizie, gonfia le note spese”

  1. gianni tirelli dice :

    BERLUSCONI: UN BUON PAGATORE

    Puoi essere l’uomo più ricco e potente del mondo, ma se oltre alla ricchezza e al potere, non hai null’altro da dare, allora, se vuoi avere, devi pagare.
    In questa condizione riversano gli uomini poveri di spirito e incapaci di veri e autentici sentimenti. Individui monchi, irrisolti, figli di un egoismo atavico, e di un inquietante retaggio infantile che, all’essere, hanno anteposto, l’avere e l’apparire. Sono i “berluscones di quest’epoca insensata, corrotti nel più profondo della loro anima, che hanno adottato la menzogna a regola relazionale e della dignità, hanno fatto mercimonio. Sono gli schiavi volontari, delle loro debolezze e dipendenze, che chiamano, libertà, la licenza e, verità, la mistificazione – per progresso, definiscono la catastrofe ambientale e, fedeltà, il servilismo. La contraffazione trasfigura in realtà, e la barbarie etica e morale, in cultura e modernità.
    Violazione e profanazione sono sinonimi di scienza e conoscenza, e l’accanimento terapeutico, di diritto alla vita. Sono i cattolici divorziati, estremi sostenitori e paladini della famiglia, amici di merende del Clero secolare. Rappresentano il più spregevole agglomerato umano di questo paese che, in Silvio Berlusconi, raggiunge il suo culmine. Il professor Mancia, autorevole psicanalista, traccia di lui, in maniera sintetica, un profilo disarmante: “Un uomo piccolo con poco charme, che veste come un manichino di provincia. Ha un linguaggio banale e nega tutto ciò che è evidente. Per lui la bugia costituisce una pratica relazionale e la sua introiezione proiettiva lo porta ad attribuire agli avversari tutti i suoi difetti, a cominciare dalla menzogna. C’è da augurarsi che senta il bisogno di farsi curare”. Una vera sentenza!!

    Un Primo Ministro che paga i giudici per manipolare le sentenze, le donne per soddisfare i suoi irrefrenabili e morbosi impulsi sessuali, i senatori per ottenere la fiducia al suo governo, i giornali per delegittimare i suoi avversari e ogni cosa che, nella sua mente bacata, immagina possa delegittimare la sua persona e compromettere il suo potere, è l’esempio più degradante, vergognoso e destabilizzante che, una società civile e democratica possa immaginare di meritarsi.
    Oggi, colui, che più di ogni altro, si è macchiato indelebilmente la coscienza, per essere venuto meno agli impegni solennemente assunti e le sbandierate promesse, violando la fede data e mortificando la fiducia dei cittadini, grida al tradimento. Lui, il traditore della patria, traditore fra i traditori sigilla, con l’ennesimo atto di infamia, la sua sconfitta politica, morale e umana.

    Gianni Tirelli

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